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       PROVITALY  NEWS   IL NOTIZIARIO DELLA PROVINCIA D’ITALIA ANNO 5—NUMERO 6 LUGLIO- AGOSTO 2009

“Che onnipotenza quella di Dio! Che felicità avere un Dio tanto grande. E questo Dio così immenso, potremo possederlo nella sua pienezza, per tutta una eternità. E già lo possediamo ora, nel SS.mo Sacramento e scende ogni giorno nel nostro cuore. Questo sì che è un mare senza fondo!”

(Santa Raffaella – Lettera del nov. 1890 a Maria de la Paz)


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Anno 5 Numero 6

EDITORIALE

E Gesù si fermò al Tiburtino di

Grazia Cioffi

E Gesù si fermò al Tiburtino, questo il titolo del libro che una mia consorella, sr. Lidia Abbate, ha scritto per raccontare la storia della fondazione di una nostra casa di Roma, sorta circa 20 anni fa, nella zona di Colli Aniene, non lontano dalla via Tiburtina, e ben conosciuta come Centro Sacro Cuore. La lettura delle pagine del libro, che sarà presentato il 24 settembre 2009, nell’ambito di una manifestazione culturale promossa dalla Sogester, mi hanno spinto a contemplare le meraviglie che il Signore usa compiere per farsi conoscere e amare da tutti gli uomini. E Gesù si fermò al Tiburtino: sì Gesù ha voluto fermarsi al Tiburtino, nel quartiere “Colli Aniene”, per farsi presente attraverso una comunità religiosa che si è messa a disposizione delle necessità del territorio; a ben guardare, però, le vicende narrate nel libro ci rimandano ad una delle verità più profonde della nostra fede: Cristo Risorto è vivo e operante in mezzo a noi ed in ogni momento si ferma accanto a ciascuno di noi per aprirci gli occhi e svelarci il senso della Vita, come un giorno fece con i due di Emmaus (cfr. Lc 24) . In questo senso anche la copertina del libro risulta particolarmente eloquente: nella fotografia, che ritrae la nostra casa, troneggia la statua del Sacro Cuore e sullo sfondo si staglia, maestosa, una croce con il simbolo dell’Eucaristia a significare che, riconosciuto o no, il Signore veglia da vero protagonista sulle innumerevoli attività culturali, sportive e spirituali che si svolgono presso la nostra casa: è Lui che ci attende con le braccia aperte per tessere la sua storia, mostrarci il suo Cuore pieno di amore e di sollecitudine, ricordarci che ci attende in un dialogo diretto, nel mistero dell’Eucaristia, per riempirci della sua Vita. Be’ allora non resta che invitarvi a venire al Centro Sacro Cuore e a leggerne la storia.

Indice

Pag. Editoriale - Grazia Cioffi ……………………………….……2 È bello essere prete!- Don Donato Le Pera- ………… .… .3 Venite in disparte…Tiziana Petripaoli ………………….…...5 8°Meeting Europeo - Tiziana Petripaoli………….…….……6 So in chi ho dato la mia fiducia - Tommaso Nitti………...…7 Settimana della Famiglia- Dominique Bernardini………….8 . Grazie !- Dominique Bernardini………………………….…….9 Corso Estivo al Tiburtino – M. Teresa Taormina…….……10 Preghiera per l’Anno Sacerdotale- Benedetto XVI….……12 La nostra Terza Prova con lo Spirito del magisda Cuadernos aci- Il Gruppo delle terzerone traduzione di sr. Gabriella Giacopelli……………………..…...13 Prime scintille del novello sacerdote-Caterina Rocchi…...14 Recensioni- di Giuditta Federici……………………………….17 Una massima…da una storia- Lorenzo Daniele……..…18

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DAI NOSTRI CORRISPONDENTI Don Donato Le Pera_________Roma Il 3 maggio 2009, in occasione della Prima Messa di Don Andrea Cola, giovane della nostra parrocchia di Santa Bernadetta, iI Parroco, Don Donato, ci ha regalato una predica tutta da meditare… Quanto ci dice in questo anno sacerdotale !

È BELLO ESSERE PRETE! Sentirsi chiamare ogni mattina, ogni ora, ogni momento: "Vieni, seguimi". Sentirsi chiamare sempre con una sola parola: "Amico", ed avere la certezza di potersi fidare di Lui perché ci racconta tutto quello che ha saputo dal Padre. Sentirsi ripetere: "Fai questo in memoria di me", annuncia la mia Parola in tutto il mondo e fallo in memoria di me. A chi perdonerai i peccati saranno perdonati: "Fallo in memoria di me". Prendi il pane, prendi il vino e ripeti "Prendete e mangiate, prendete e bevete questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". Fallo "in memoria di me". È bello essere come Gesù. Essere la Sua Parola. "Chi ascolta voi ascolta me". Essere profeti di salvezza. Essere con Lui luce del mondo, sale della terra. Essere il Suo cuore. Per questo ti ha chiamato alla verginità del cuore. Perché attraverso di te potesse continuare ad amare ogni uomo. E il tuo amore sarà un amore fecondo. Il Signore ti ha chiesto di rinunciare ad una famiglia umana per darti una famiglia più grande. Avrai figli quanti sono le stelle del cielo e i granelli della sabbia del mare e tanti ti chiameranno padre, fratello, amico perché sei amico di Cristo. Signore Gesù, come vuoi che sia don Andrea? Essere la Sua persona. Cristo Gesù si rende presente e agisce attraverso di te. Non esiste al mondo dignità più grande di questa: essere "in persona Christi". S. Tommaso ci dice che quando il prete celebra "persona humana quasi evanescit". La persona quasi sparisce. È il miracolo che attendiamo da te quando, fra pochi minuti, consacrando il pane e il vino per la prima volta, ci lascerai intravedere Colui che ti ha mandato. Mai, cari amici, comprenderemo a pieno ciò che sta avvenendo. Papa Wojtyla lo ha chiamato "dono e mistero" e una volta disse, con forza, la fede nel Sacerdozio quando riferendosi al suo ministero di Pontefice disse che essere "in persona Christi" è molto più di essere "Vicarius Christi". Quanto è grande il sacerdozio! Cristo si serve di una povera creatura per continuare ad agire in mezzo a noi. Aveva ragione Agostino quando, dopo l’ordinazione sacerdotale, si presentò ai fedeli e disse: "Frates admiramini: Christus factus sum". Fratelli guardate: sono diventato Gesù. E quando la sera, dopo una giornata piena di ministero,stanco morto, il S. Curato d’Ars rientrava nella sua casa si guardava le mani, le riempiva di lacrime e gridava: Io sono Gesù.

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Cari amici. Il mondo vuol vedere perché possa credere. "E videro e credettero". E’ sempre vero. Il mondo dei rinvii, dei ritardi e delle burocrazie vuol vedere in te un uomo pronto, vivace, che dona "tutto e subito" e che dà novità a tutte le cose, risvegliando dalla pigrizia e dalla stanchezza chi è ancora sotto il dominio della morte. Sii il testimone del Dio vivo e vero, di colui che disse e fece, di colui che fa nuove tutte le cose. Alla forza della tua giovinezza si aggiunga quella dello Spirito che non invecchia mai. Al mondo delle apparenze, dell’immagine, offri la tua vita come una pagina aperta di Vangelo. Una pagina scritta con i colori della vita. In te tutto richiami Nazareth, Betlemme, le Beatitudini, il Calvario e la mattina di Pasqua. Tocca a te essere una proposta per tanti giovani che cercano l’Assoluto. Al mondo delle paure, delle incertezze, delle minacce, di quel terrorismo spicciolo che potrebbe chiamarsi emarginazione se non ti lasci omologare dal modo di pensare comune, a quel mondo, che potresti trovare infiltrato anche nella Chiesa, risponderai con la sicurezza dell’amore: "Mi hai sedotto Signore, e mi sono lasciato sedurre", "So a chi ho creduto e sono sicuro". Vedendoti, ciascuno capisca cos’è la povertà, la purezza, l’obbedienza, l’accoglienza, il perdono. In una parola cos’è il Vangelo. Hai desiderato diventare prete perché Lui ti ha chiamato. Dono grande e gratuito. Così è piaciuto a Lui. Non essere un fuoco di paglia. Ardi con vigore, intensamente, come le stelle, come il sole. Continua ad ardere fino a consumarti. Vicino a te, nessuno deve sentirsi al freddo. A DIO, O SI DA TUTTO O NON SI DA NULLA. Sii un santo. La chiesa lo vuole, non puoi farla aspettare! Non basta essere un onesto funzionario del sacro che non faccia mancare nulla ai suoi clienti. In questi ragazzi diventati preti stamattina, noi sacerdoti ci rivediamo tutti nel giorno stupendo della nostra ordinazione sacerdotale. Con loro rinnoviamo le nostre promesse. Qualsiasi sia la nostra situazione possiamo dire: "ora ricomincio". E colui che fa nuove tutte le cose ci farà sentire preti novelli, con tutta quella ricchezza di grazia e di esperienza di cui con gli anni il Signore ha arricchito la nostra vita. Cari amici qui presenti. Non rassegnatevi mai a non avere dei preti santi. Con la preghiera, il consiglio, la comunione e l’amicizia, fateci arrivare il messaggio di questo vostro desiderio perché è il desiderio di Dio. Carissimo don Andrea, Dio ha bisogno di te, per questo ti prende per se’ e ti consacra col Suo Spirito. Non stiamo giocando. C’è di mezzo il sangue di Cristo. Cosa puoi dire oggi al Signore? “Sono tutto tuo”. Cosa dirai alla comunità parrocchiale a cui sarai mandato? “Io sono di Cristo” (1 Cor.1,12). Cosa dirai ad ogni persona che ricorrerà a te? “Tu sei importante per me, tu mi importi, tu mi interessi”. Come ha fatto Dio con te, fin da bambino, e tu gli hai risposto, in questa comunità, con le persone che sono tutte qui, oggi. La Chiesa, la nostra Santa Chiesa di Roma, ha bisogno di te, per questo ti offriamo al Signore, perché ti ridoni a noi completamente cristificato. Non sarai più di te stesso, non ti appartieni più. Da oggi in poi ripeterai ogni giorno, come il buon pastore: io offro la mia vita. Ciò che farà bella la tua vita sarà solo una cosa: il dono di te. E sa Dio che noi, contiamo, anzi davvero scommettiamo, sulla tua fedeltà e sulla tua totale disponibilità alla Sua grazia. E siamo sicuri che sarai un Prete Santo.

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DAI NOSTRI CORRISPONDENTI Sr. Tiziana Petripaoli ________Cariati   VENITE  IN  DISPARTE...    E  RIPOSATEVI  UN  PO’ Dal 18 al 19 giugno, in preparazione alla festa del S. Cuore di Gesù, al Centro Eucaristico “Sacro Cuore” di Cariati, si sono tenute 24 ore di adorazione ininterrotta. Si è aperto l’evento con la celebrazione eucaristica delle 7.30 presieduta dal parroco, don Angelo Pisani, e si è concluso con la celebrazione eucaristica del giorno dopo, alla stessa ora, presieduta da P. Alessandro Manaresi, un gesuita ospite della comunità delle Ancelle. La partecipazione dei laici è stata continua e numerosa, compreso nelle ore notturne. Davvero in molti hanno accolto l’invito a “stare con Gesù”, con l’animo riconoscente di chi sa di ricevere un dono immenso. La presenza del Signore Risorto, esposto sull’altare per permettere l’incontro faccia a faccia, è vissuta da molti come una sorgente inesauribile di grazie. Si è tanto consapevoli di questo che, quando la comunità delle Ancelle si è assentata per gli esercizi spirituali, la comunità parrocchiale si è assunta l’impegno di sostenere l’adorazione mattutina. Hanno organizzato turni con più presenze e hanno fatto l’esperienza bella di rendere possibile l’incontro anche ad altri. Molte persone infatti sono venute ad adorare Gesù ed è stato possibile proprio grazie al loro impegno.

La preghiera di adorazione è un’esperienza ineguagliabile che tocca profondamente il cuore dell’uomo, è un lasciarsi invadere dalla grazia, è lasciare che Dio compia in noi la sua azione trasformante, è fare l’esperienza – che piaceva tanto a S. Raffaella Maria del S. Cuore – di sentirsi come argilla tra le mani del vasaio, e lasciarlo fare, sapendo che Lui farà certamente un’opera meravigliosa. Nella nostra diocesi sono già due i Centri Eucaristici, voluti fortemente dal padre arcivescovo che, già nella sua prima lettera pastorale, invitava i fedeli a scoprire questa forma di preghiera: «C’è una strada – diceva – che ci è di grande aiuto per imparare ad amarlo di più e a penetrarne maggiormente il Mistero: è l’adorazione eucaristica», facendo quasi eco alla parole di Papa Paolo VI che, nel giorno della canonizzazione di S. Raffaella, diceva: “L’adorazione eucaristica è una lezione dalla voce penetrante, stimolante, che rende felici. Provate!”. Forse questo tempo d’estate che ci concede un po’ più di respiro, potrebbe essere il tempo favorevole per gustare un modo diverso di stare con il Signore che ci invita: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’” (Mc 6,31).

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TIZIANA PETRIPAOLI______CARIATI Il Meeting Euromed è giunto alla sua 8ª edizione, per noi alla seconda. Quasi 60 ragazzi, provenienti da moltissimi paesi europei, arabi, e di tanta parte del mondo, hanno alloggiato nella nostra struttura. Molti di loro conoscevano l’italiano, molti altri lo spagnolo, e quasi tutti l’inglese, così abbiamo avuto la possibilità di comunicare facilmente con loro e questo ha permesso di allacciare relazioni molto interessanti e affettuose. Uno di loro, di Betlemme (era il nostro preferito) ci ha invitato nella sua città per ricambiare la visita, promettendo di occuparsi di noi come noi abbiamo fatto con lui. Eravamo per tutti un punto di riferimento, per chi aveva nostalgia, per chi si sentiva male, per chi voleva parlare della sua terra, per chi aveva bisogno di qualcosa. Alla fine, tutti volevano farsi foto con le suore, per portarne il ricordo. L’ultima sera, siamo state invitate alla cena di

conclusione, ma la stanchezza si è fatta sentire e così siamo andate solo suor Domenica e io, accolte con grande gioia dai ragazzi e dallo staff. La serata era animata da un professore che ha declamato Dante e Pascoli e da un cantautore del folklore calabrese, che ha coinvolto anche me in un duetto su “Sapore di mare”, complimentandosi per lo stile della nostra Congregazione. Alla comunità è stato poi consegnato un Attestato di Stima e Simpatia.

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DAI NOSTRI CORRRISPONDENTI SO IN CHI HO POSTO LA MIA FIDUCIA

TOMMASO NITTI________CASSANO MURGE “So in chi ho posto la mia Fiducia!”. Un tema carico di aspettative e che suscita non poche domande,quel lo degli esercizi spirituali proposti quest’anno a noi giovani e predicati da suor Annamaria Gambino e Monsignor Francesco Colucci all’Oasi Santa Maria di Cassano, centro di spiritualità situato nella pace e nel Silenzio della Murgia barese. Non a caso ho utilizzato la maiuscola parlando di questo “status” dell’anima che difficilmente riusciamo a sentire in noi nel caos, nel trambusto della quotidianità. Partecipare agli esercizi di matrice ignaziana comporta necessariamente vivere alcuni giorni in Silenzio. Questa disposizione del cuore aiuta noi giovani a creare un rapporto “esclusivo” con Dio, ad allontanare per alcune ore dalla nostra mente tutte quelle preoccupazioni e quelle faccende che ci spingono a relegare l’Amore a pochi momenti al giorno mentre Lui, l’Assoluto, si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi e a morire per noi. Con una forza maggiore alla nostra stessa volontà, ci disponiamo a mettere ordine dentro il nostro “io” procedendo ad una vera e propria scala di valori, persone, situazioni, interessi in cima alla quale abbiamo cercato di collocare Lui, il Maestro. Mi ha colpito molto visitare l’Oasi ad un anno dall’incendio che in occasione della solennità dell’Assunzione della Vergine Maria ha rischiato di cancellare questo luogo: guardare il Crocifisso completamente bruciato, esposto alla venerazione della comunità e di noi pellegrini nella cappella dell’Oasi, dà all’anima un senso di protezione e di amore come quello che sicuramente provano i bambini ogni volta che si ritrovano tra le braccia forti, protettive delle loro tenere madri. E per Lui, con Lui ed in Lui essa, la nostra anima, ritrova quella Fede che le fa scoprire l’amicizia di Dio, quella Carità che ci fa cristiani veri, quella Speranza che rende ora, in questa vita, “sale e luce della Terra” tutti coloro che cercano la Via, la Verità e la Vita. Ciò che noi giovani dovremmo comunicare agli altri e al mondo in cui viviamo è la pienezza della Carità. Se pensassimo davvero a quanto amore Dio ha riversato e riservato a noi e ai nostri cuori attraverso il dono di Se Stesso, tramite la Passione di Suo Figlio, dovremmo accostarci a Lui con una gratitudine immensa, dovremmo

presentarci al nostro “Signore e Dio” considerandoci davvero beati, beati qui sulla Terra perché “pur non avendo visto, crediamo!”. Un piccolo riflesso di tutto questo l’abbiamo ritrovato nella condivisione serale: mi fa sempre un certo effetto pensare che ragazzi, praticamente sconosciuti gli uni agli altri, si mettano a nudo, scoprendo quelli che sono i timori, le preghiere di ringraziamento, i sentimenti più intimi che ciascuno di loro riesce a comunicare soltanto attraverso l’Orazione. Ed è in questo momento che si comprende quanto incisiva sia l’azione dello Spirito, quel dono così grande che Gesù ci ha promesso e ci ha donato: è in virtù dello Spirito che ci ritroviamo a “dialogare” fra noi, a “condividere” la nostra speranza, a testimoniare che il Battesimo ci rende davvero parte della Chiesa e fratelli fra di noi. E come in un gioco di luce, l’amicizia di Dio si manifesta pienamente in questi legami così solidi che vengono a crearsi qui e che riescono ad abbattere i muri della distanza e della lontananza. A pochi giorni dalla conclusione degli esercizi, catapultati

nel mondo di ogni giorno e nella frenesia delle nostre azioni, resta in me, in noi non il ricordo di giorni passati ma la forza, l’energia, quella linfa vitale che ci spinge ad amare ed essere amati, ad allargare il nostro cuore, pronto ad accogliere coloro che alle sue porte busseranno o che stanno già bussando perché bisognosi della nostra testimonianza e del nostro amore.

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DOMINIQUE BERNARDINI CASSANO MURGE Il pomeriggio del 6 agosto, giornata afosa e luminosa arrivo puntuale all’Oasi Santa Maria per la “Settimana della Famiglia”. Il piacere di rivedere tante persone con cui sono stata insieme lo scorso anno è veramente indescrivibile. Sorrisi, abbracci, complimenti si susseguono. Qualcuno però manca; per altra strada è andato, ma nel cuore ti ha portato, Oasi, ne sono certa. E ora, via al bagno di spiritualità ristoratrice anche del corpo. Ogni mattina subito in Cappella per le Lodi. Vibranti sono i messaggi che provengono dalle Letture. A mezzodì la celebrazione della S.Messa con l’Omelia di Monsignor Colucci, incisiva testimonianza evangelica nel mondo odierno, che riesce a rafforzare l’impegno di rinnovamento interiore in chi l’ascolta.

Nel pomeriggio la recita dei Vespri è un altro momento di notevole arricchimento. A sera, dopo che il tramonto è sfumato nell’azzurro cielo, recita del S. Rosario davanti alla Madonna dell’Accoglienza. Sentirsi ascoltati dalla Madre del Signore è un’altra sensazione struggente. Poi volenterosi giovani rallegrano le serate con divertenti sKech e stacchi musicali. I giorni così ricchi d’impegno volano via senz’ombra di noia. La sera della vigilia della Festa dell’Assunzione, un piccolo pellegrinaggio si snoda, alla luce delle torce, lungo i sentieri che circondano l’Oasi e lungo i quali troneggiano, silenziose, le immagini della Vergine. Ci abbandoniamo fiduciosi a Colei che fa da tramite tra terra e Cielo e riceviamo tante lezioni: credere alla Parola del Signore;essergli fedeli; costruire sulla roccia la nostra vita; affondare le nostre radici nel mistero di Dio; contemplare lo Spirito Santo che effonde la sua luce. 15 agosto: S. messa pomeridiana all’aperto sull’ampia e soleggiata terrazza ai piedi della Madonna della roccia. Visi estatici, canti, suoni, invocazioni silenziose. Torno al “lavoro usato” piena di tanta energia.

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GRAZIE!

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Agosto 2009

Son all’Oasi per la terza volta da sorrisi e simpatia accolta. Gli alberi muti e maestosi salutano ondeggiando silenziosi e quando tutto tace, ogni sera, chinano la chioma in segno di preghiera. Crocifisso dal fuoco risparmiato che ci aspetti in Cappella, mutilato, continua su noi tutti a vegliare e consola chi stenta ad accettare! Recitare i vespri in Cappella, ritrovare nel cielo qualche stella gradir un’ omelia illuminante e qualche sorriso accattivante, consumare i pasti in compagnia, ricambiare gentilezze e cortesia, respirar la buona aria di collina sgranchirsi con qualche passeggiatina, reprimere la volontà di pianto pensando a chi non c’è più accanto ed altra suggestiva sensazione questo posto offre a profusione. Perciò un grazie sale dal mio cuore per il nostro saggio Monsignore, la vigile Superiora e i tanti che hanno contribuito, esuberanti, alla serena e felice riuscita di questa decade così gradita. DOMINIQUE

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DAI NOSTRI CORRISPONDENTI

MARIA TERESA TAORMINA ________________PALERMO

Dal 22 giugno al 31 luglio, presso il ”Centro Sacro Cuore” in Colli Aniene (Roma-Tiburtino), si è svolto il Corso Estivo per bambini e ragazzi dai 3 fino ai13 anni. Questi, fin dalla prima settimana, si sono catapultati in un mondo di giochi e divertimenti, di gare sportive di basket, pallavolo, tennis e calcetto. Il tutto, inserito In un percorso di tanti tornei a premi in cui, ogni settimana, si è proclamato un vincitore. Alle 8,30 c’era il momento dell’accoglienza e poi iniziavano le attività di animazione sportiva. Le squadre erano composte da piccoli e grandi : dai “Bianchi”, il gruppo di scuola materna,ai “Blu”, il gruppo esuberante e fin troppo vivace dei ragazzi di scuola media. Tutti i gruppi, tranne i “Bianchi”, che quasi sempre percorso a parte, si incontravano e …si scontravano sul campo vivendo in spirito agonistico ogni partita. Una breve interruzione per la merenda e poi ancora gare fino alle 12.00. Alle 12.00 si cambiava registro…Iniziava infatti un’ora di animazione in cui le suore, aiutate da un gruppo di volontarie, erano impegnate a diffondere la Parola nei modi più vari. Attraverso canti, momenti di riflessione, l’uso di narrazioni educative, si introducevano i ragazzi in diverse avventure. La prima, quella di due amici in crociera, faceva vivere per qualche settimana la “suspense” di una storia in cui veniva messa in risalto la fedeltà nella amicizia . Nella seconda narrazione, invece, attraverso le vicissitudini di una famiglia circense e di un sabotatore di circo, imparavano come in una famiglia ci si aggrega per far fronte alle difficoltà, anche quando tutto è perduto, e come ci si perdona per le cose passate. A conclusione di questo programma,l’ultima settimana è stata dedicata a S.Paolo e alla storia dei suoi tre viaggi che ha affascinato tanto i ragazzi che si sono donati in una recita finale su di lui. Ogni venerdì c’era un momento di preghiera a cui si veniva preparati e che metteva il punto alle varie riflessioni di tutta una settimana.

Durante le attività pomeridiane, i momenti di svago erano dedicati alla pittura, ai giochi da tavolo e ai giochi in palestra fino alle 16,30, orario di rientro a casa . Non sono mancate occasioni più straordinarie, quella per es. in cui è venuto un mago che ha mostrato i suoi giochi di prestigio ai bambini più piccoli o l’altra in cui i ragazzi più grandi hanno loro stessi organizzato uno spettacolo di intrattenimento per i più piccoli, inventando delle favole messe in scena su un teatrino di marionette . Infine come non dimenticare la grande attesa dell’ultimo tradizionale gioco a cui i ragazzi non sarebbero mancati per niente al mondo? Il “grande gavettone ” ha visto tutti i partecipanti, di qualsiasi età pronti sul campo per una guerra acquatica in cui ciascuno si caricava di tante più bottiglie d’acqua quante ne poteva portare. Niente, però, si poteva paragonare alla improvvisa apertura del sistema di irrigazione dei giardini che poteva accendere solo una persona al Centro Sacro Cuore, la direttrice stessa . E così tra le grida di gioia e l’euforia di grandi e piccoli si concludevano sei settimane di Corso Estivo. Non possiamo dimenticare tutte le persone che hanno lavorato tanto per la sua organizzazione e realizzazione: le Ancelle del Sacro Cuore con tutti gli allenatori che insieme a giovani volontari, a contatto diretto con i ragazzi, hanno messo, ciascuno, in ballo la propria esperienza, ma soprattutto il proprio coinvolgimento personale per ciascuno dei piccoli partecipanti. Poi, i carissimi Sandra e Fabrizio, insostituibili nel loro affiancamento e sostegno… Non sono, certo, mancate difficoltà e imprevisti da risolvere tempestivamente; non sono mancate le fatiche personali ma nemmeno il farsi coraggio reciprocamente. Il corso ha rappresentato una opportunità di crescita per le giovani che sono venute a dare una mano e che si sono susseguite nelle diverse settimane,dove il centro di ogni attività era, comunque Gesù nella Eucaristia. In Lui e con Lui abbiamo lavorato per questi ragazzi; da Lui abbiamo ricevuto il sostegno, la forza e la luce per ciascuna delle nostre attività. Un grazie a tutti e… al prossimo anno!

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  LA  VOCE  DELLA  CHIESA   Preghiera per l’Anno sacerdotale di Benedetto XVI Signore Gesù, Tu hai voluto donare alla Chiesa, attraverso San Giovanni Maria Vianney, un’immagine viva di Te, ed una personificazione della Tua carità pastorale. Aiutaci, in sua compagnia ed assistiti dal suo esempio, a vivere bene quest’Anno Sacerdotale. Fa’ che possiamo imparare dal Santo Curato d’Ars il modo di trovare la nostra gioia restando a lungo in adorazione davanti al Santissimo Sacramento; come la Tua Parola che ci guida sia semplice e quotidiana; con quale tenerezza il Tuo Amore accolga i peccatori pentiti; quanto sia consolante l’abbandono fiducioso alla Tua Santissima Madre Immacolata; quanto sia necessario lottare con vigilanza contro il Maligno. Fa’, o Signore Gesù, che i nostri giovani possano apprendere dall’esempio del Santo Curato d’Ars, quanto sia necessario, umile e glorioso il ministero sacerdotale che Tu vuoi affidare a quelli che si aprono alla Tua chiamata. Fa’ che nelle nostre comunità – come ad Ars a quel tempo – ugualmente si realizzino quelle meraviglie di grazia che Tu compi quando un sacerdote sa “mettere l’amore nella sua parrocchia”. Fa’ che le nostre famiglie cristiane si sentano parte della Chiesa – dove possono sempre ritrovare i Tuoi ministri – e sappiano rendere le loro

case belle come una chiesa. Fa’ che la carità dei nostri Pastori nutra ed infiammi la carità di tutti i fedeli, affinché tutte le vocazioni e tutti i carismi donati dal Tuo Santo Spirito possano essere accolti e valorizzati. Ma soprattutto, o Signore Gesù, concedici l’ardore e la verità del cuore perché noi possiamo rivolgerci al Tuo Padre Celeste, facendo nostre le stesse parole che San Giovanni Maria Vianney utilizzava quando si rivolgeva a Lui: “Vi amo mio Dio, e il mio unico desiderio è di amarVi fino all’ultimo respiro della mia vita. Vi amo, o Dio infinitamente amabile, e desidero ardentemente di morire amandovi, piuttosto che vivere un solo istante senza amarVi. Vi amo Signore, e la sola grazia che Vi chiedo è di amarVi in eterno. Mio Dio, se la mia lingua non può ripetere sempre che io Vi amo, desidero che il mio cuore Ve lo ripeta ad ogni mio respiro. Vi amo, o mio Divin Salvatore, perché siete stato crocifisso per me; e perché Voi mi tenete crocifisso quaggiù per Voi. Mio Dio, fatemi la grazia di morire amandoVi e sentendo che io Vi amo Amen”

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LA NOSTRA TERZA PROVA CON LO SPIRITO DEL “MAGIS” IL GRUPPO DELLE TERZERONE____________ROMA

Tradotto da “Cuadernos ACI”, n° 215 da sr. Gabriella Giacopelli Abbiamo cominciato ufficialmente la nostra Terza Prova ( l’ultima tappa di formazione prima della Professione Perpetua) il giorno 6 gennaio 2009.Siamo un gruppo di dodici sorelle di otto nazionalità diverse / Camerun, Filippine, Perù, Argentina, Spagna, India, Congo e Giappone) che danno ricchezza e universalità a tutto ciò che stiamo vivendo. Insieme abbiamo intrapreso il cammino che si è aperto all’inizio della nostra Terza Prova e tutte abbiamo il desiderio di aprire il nostro cuore a questo tempo di grazia e di incontro con Dio e con le nostre radici. Vogliamo condividere con voi l’esperienza che abbiamo vissuto da quando ci siamo riunite a Madrid il 27 dicembre sulle orme di Santa Raffaella Maria e della M. Pilar. Senza dubbio è stato un punto di partenza importante che ha orientato e motivato questo tempo e che ci ha aiutato a conoscere sperimentare la gioia di saperci Sorelle pellegrine alla ricerca della stessa sorgente. Cominciammo il nostro pellegrinaggio a Pedro Abad, terra natale delle nostre Fondatrici, luogo di connessione con le nostre radici e spazio di incontro con il pozzo profondo che è la vita di Santa Raffaella. Continuammo il nostro viaggio verso Cordova, conoscemmo il convento delle Clarisse, la Moschea, la nostra Comunità, il Noviziato insieme con la Chiesa e la casa di S. Rocco. Tutte sentivamo che Sta Raffaella Mª e le

prime Ancelle ci accompagnavano nel nostro cammino e come loro, anche noi desideriamo bere alla sorgente che è Gesù Cristo e imparare a donare la nostra vita agli altri. Visitammo anche Andujar. Lì potemmo rivivere la « fuga » delle prime Ancelle, fedeli alla loro vocazione e cercando « solo e solo la volontà di Dio.» Nel nostro pellegrinaggio non potevamo tralasciare di visitare la Madre Pilar a Valladolid. Lì ci meravigliammo di quanto la sua presenza continui oggi a convocare tante persone intorno a Gesù Eucaristia. Di nuovo a Madrid avemmo l’opportunità di conoscere il convento dell’Incarnazione, di passare per via della Bola e di vistare le nostre comunità di Martinez Campos , Pirineos e Entrevias (Giuniorato). Naturalmente la nostra “sede” fu San Agustin che accolse le nostre uscite e i nostri rientri e dove potemmo anche celebrare l’inizio dell’anno nuovo 2009! Quanto abbiamo ricevuto negli incontri con le Sorelle che sono state testimoni per noi di una vita donata e felice! Abbiamo potuto toccare il senso profondo della comunione e della fraternità. Ci ricevettero l’Equipe Generale e la Comunità, ci aspettavano con tanto affetto espresso con tante e tante piccole cose. L’incontro con Santa Raffaella Maria fu un’esperienza molto intensa e profonda per noi. Stare accanto a lei, mettere i piedi sul

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pavimento della sua camera, pregare insieme con lei…ci fece respirare la sua vita e provocò in noi il desiderio di prendere la torcia e conservare bene la fiamma che lei accese. Il 6 gennaio cominciammo la nostra Terza Prova celebrandolo con un‘ Eucaristia. Quale modo migliore di iniziare questo cammino, riscaldando il nostro cuore alla luce dello Spirito, e sostenute dall’amore fino alla fine di Gesù e dalla fiducia che l’Istituto ripone in noi! Da quando fummo convocate per questa “avventura” abbiamo poco a poco sperimentato che facciamo parte di un Corpo, l’Istituto, e che è questo Corpo che ci sostiene, ci anima e ci spinge ad andare avanti. Sappiamo che in questo cammino potremo trovarci con difficoltà, però crediamo che queste siano impulso e possibilità di radicarci ogni volta di più nel cuore e nella vita di Gesù, come Ancelle. Sentiamo fortemente la chiamata a non avere paura, a lasciar fare a Dio in noi stesse, e che le nostre fragilità e limiti siano “evangelizzati” da lui e trasformati in vita per altri. Nel 1º incontro con l’Equipe Generale la Madre Generale, Inmaculada Fukasawa ci ha regalato queste parole: « Che entriate nella Terza Prova con coraggio e generosità. Con grande fiducia nel Signore. Senza di Lui non possiamo fare nulla. Nello stesso tempo, possiate cercare sin dal primo momento ciò che è importante. Che viviate sempre nello spirito del “magis”. Che viviate questi mesi nella fedeltà a Dio. Lui è fedele. Vi risponderà con fedeltà.» Queste parole ci animano a voler vivere questo tempo con la verità del cuore e in profondità, lasciando che tutto ci impregni e penetri in noi, aperte a ricevere tutto ciò che Dio ci vorrà regalare e cercando quello che Lui vuole per ciascuno di noi.

Desideriamo che la terza Prova sia tempo di formazione e di rinnovamento spirituale che ci conformi pienamente a liberamente nella donazione di tutta la nostra persona a Gesù Cristo e alla sua missione riparatrice (cfr. Cost. 104). Sappiamo che non camminiamo da sole, lo facciamo in gruppo e contando sulla preghiera di tutto l’Istituto.Non possiamo tralasciare di ringraziare tutte le comunità che ci hanno accolto nel nostro pellegrinaggio, anche la Comunità che ora ci accoglie, e tutte le Sorelle che durante questo tempo ci accompagneranno con la loro preghiera quotidiana

BRICIOLE DI STORIA RITORNARE ALLE NOSTRE RADICI DA ‘ORA ET LABORA’ – PP:138-143

GIUGNO 1929

Il bollettino “Ora et labora” del giugno 1929 fu un’edizione straordinaria dedicata dalle nostre Ancelle alla commemorazione del 50° di sacerdozio del loro Cardinale Protettore Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte. Nei vari articoli della rivista ricostruivano un po’ la figura del cardinale. Di lui dicevano che era il più giovane dei figli dei Principi di Belmonte, inserivano varie fotografie della nobile Famiglia, descrivevano le origini della sua chiamata e altri eventi della sua vita. Nell’articolo che più giù pubblichiamo, l’indimenticabile sr. Caterina Rocchi ci parla dell’ estrema generosità e del coraggio del Cardinale quando, ancora novello sacerdote, si prodigò a favore dei terremotati nella bellissima isola di Ischia colpita da un terribile terremoto nel luglio del 1883. Pagine attuali per noi perché ci richiamano alla mente quel terribile 6 aprile in Aquila!

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Anno 5 Numero 6

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PRIME SCINTILLE DI CARITÀ DEL NOVELLO SACERDOTE Di Sr. Caterina Rocchi Dominata da colli ridenti dove i fiori sbocciano ricchi di colori e di fragranze, dove l’aria è pura ed odorosa dove il sole vi sfavilla da un cielo terso e azzurro, l’isola d’Ischia è ora, come lo fu per il passato, ameno ritrovo di turisti e di studiosi, non meno che di rudi e solerti pescatori. Di fronte ad essa sovra un isolotto s’erge ancora maestoso il castello di Alfonso I di Aragona, coi parchi ombrosi e i giardini pieni di fiori e di aranci, coi castagni dal tronco poderoso ed i parchi ubertosi. Il mare esercita, sempre un fascino misterioso; ma quel mare bello e tranquillo dove l’isola sembra adagiata con i suoi pittoreschi paesetti è, nell’ora suggestiva del tramonto, qualche cosa d’incantevole. Era appunto una di queste serre, il 28 luglio 1883 quando un tremendo terremoto portò la desolazione ed il pianto in tutta l’isola. « Il disastro fu, come suole accadere in tutti i cataclismi della natura, preceduto da qualche segno,il quale non fu avvertito da tutti e da quelli che lo avvertirono fu disprezzato. La mattina di martedì 24 alle ore otto e mezzo fu udito un tuono nelle viscere della terra, ed il rombo fu accompagnato da leggera scossa del suolo. Ma gli indigeni, credendo che quello non fosse il triste annunzio di grave danno, ed ispirati dal sentimento di non danneggiare i propri interessi con l’intimorire i molti forestieri che chiedevano salire a quelle acque termali, o non parlarono di questa lieve scossa, o a chi loro ne parlò risposero essere scoppiato un tubo delle terme Belliazzi. Il tempo mantenutosi fresco fino alla notte di venerdì, diventò, il sabato, 28 luglio, variabile, gravido di vapori e di elettricità, con elevata temperatura. Ma gli animali, che pure sogliono preavvisare tali catastrofi, questa volta non la presentivano: né latrati di cani, né nitriti di cavalli, né miagolare di gatti, né grugniti di maiali confermavano quei leggieri indizi che pochi avevano notati. Solo un vecchio che aveva varcato i sessant’anni e che sopravvisse ai molti suoi concittadini, presentatosi al Vescovo, disse che quelli erano certi segni di imminente catastrofe : ma fu creduto sciocco. La sera di sabato alle 9 e 30 minuti la popolazione di Casamicciola che abita verso la parte d’Ischia, era già quasi tutta a dormire; i villeggianti erano parte riuniti nei saloni degli alberghi, parte nei saloni degli stabilimenti balneari... Parecchi erano in piazza; il caffè era affollato e davanti ad esso molte venditrici di paglie cercavano vendere la loro piccola mercanzia. I pacifici abitanti dell’incantevole

Laccoameno, erano tutti già rincasati ed in letto... Fu udito come lo scoppio di una mina, come un colpo di cannone da cento tonnellate, al quale seguì per pochi minuti un frastuono spezzato di case che ruinavano; quasi contemporaneamente la terra fu scossa per circa quindici secondi, dapprima sussultoriamente e poi in senso ondulatorio. Il centro del terremoto fu alle falde del monte Epomeo e si irradiò così in alto come in basso, danneggiando in giù le case della marina di Casamicciola, ed in su i comuni di Barano e Serra-Fontana che sono sulla vetta del monte. Al primo scoppio ed al fracasso che lo seguì come di un enorme carro di pietre che si rovesciasse, tenne dietro un lungo momento di silenzio sepolcrale, il quale per più ore non fu rotto nelle contrade di campagna, dove la gente fu nel sonno sorpresa dalla morte. Ma nel centro di Casamicciola, dove la gente era desta, dopo pochi momenti si udirono migliaia di lamenti e di strida straziante fu fatta la tenebra, perché i pochi fanali rimasti accesi furono eclissati da un nugolo immenso di polvere bianca che si sollevava, dalle rovine. In quei quindici secondi, quasi tutta Casamicciola fu distrutta, tre o quattro case soltanto rimasero illese : fu distrutto l’intero comune di Laccoameno, fu distrutta tutta la parte alta di Forio d’ Ischia: la strada provinciale tra Casamicciola e Forio fu rotta e resa impraticabile e dal monte Epomeo precipitarono due frane che resero sterile una contrada ricca d’alberi e di vigneti seppellendo, senza lasciarne memoria alcuna, parecchie case. Il disastro fu incalcolabile: intere famiglie spente, altre, quasi... Orribile era lo spettacolo della marina di Casamicciola, il solo punto della città non ingombro di macerie e pieno di tanta desolazione che non sapremmo descriverlo. La prima casa dove era un caffè, non aveva in piedi che il solo muro esterno.., nella piazzetta non folla, non gente che chiedesse aiuto, non grida, non lamenti, ma un silenzio di tomba... e fioche grida che venivano da gente sepolta viva, e qua e là macchie di sangue. La stupefazione attutiva ogni sentimento ed ogni sensazione. Molti feriti si lasciavano amputare un braccio o una gamba, o cucire la faccia senza emettere alcun gemito. Verso le ore sette del mattino i pochi superstiti illesi che cominciavano a mostrarsi nella piazzetta, parevano idioti. Un sorbettiere che aveva

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sotto gli occhi il suo negozio rovinato e che aveva egli stesso fatto largo tra le macerie, fino a che aveva rinvenuto i cadaveri di due figlie e di un figlio, assicuratosi di questa immensa sventura, non piangeva, ma offriva a tutti le limonate gassose e le arance che aveva salvate, senza volerne compenso. Una donna che si faceva operare ad un braccio con viso tranquillo, appena fasciata la ferita, disse con molta calma:« Avevo cinque figli e sono tutti morti, anche quello di diciotto mesi che era tanto bello! » Nessuno piangeva; nessuno gridava…Il dolore stupidiva… Poco dopo il mezzogiorno giunsero a Casamicciola un duecento uomini, inefficaci ancora al bisogno. L’arcivescovo appena seppe la tremenda sciagura piombata su tanti diocesani accorse subito sul luogo del disastro…Alcune baracche pescherecce portano i primi soccorsi e una tra le altre mi è caro ricordare. Approda alla riva e scendono da essa cinque persone: sono poveri pescatori e con loro è un giovane sacerdote: Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte. Delicatamente caritatevole, di animo generoso, di cuore sensibilissimo, il sacerdote non può rimanere fra gli agi e le comodità della sua dimora e, pieno il cuore di santo zelo per le anime, subito accorre là ove troverà modo di appagare le sue ardenti brame di apostolato. Non aspetta di poter trovare un mezzo di trasporto più confacente alla sua nobiltà, ma lì da quella rozza barchetta, accompagnato da non meno rozzi pescatori, scende a portare l’aiuto e il conforto a chi soffre, il sollievo a chi piange.. nell’immensità di tanto disastro, egli fa miracoli di coraggio, d’operosità, d’instancabilità e di forza fisica, per trarre dalle macerie quanti più vivi che può, esponendo a rischio la propria vita per salvare l’altrui. Non può non passare vicino a nessuna miseria senza sollevare con il conforto della sua dolce parola e con l’appoggio efficace del suo soccorso…

CASAMICCIOLA- Le rovine della Chiesa dell’Annunziata

Il giovane sacerdote insieme ai pescatori

L’anno seguente noi lo troviamo in Napoli nelle corsie degli ospedali accanto al letto dei poveri colerosi. …Consolare, animare, incoraggiare quei poveri ammalati, amministrare loro il conforto dei santi sacramenti, era l’occupazione, la delizia della sua vita sacerdotale. Rigettò energicamente ogni consiglio di allontanarsi e rimase intrepido nel campo del sacrificio e del dolore: degno emulo del suo grande predecessore: san Carlo Borromeo. La sua carità sembrava moltiplicarlo e farlo soffrire in ognuno dei colpiti; correva notte e giorno senza far distinzione di malati, portando dovunque parole di pace, di speranza, di amore, quando non poteva soccorrere materialmente. Dimentico di se stesso completamente sapeva darsi tutto a tutti per guadagnare tutte quelle anime a Cristo…

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Recensioni

di Sr.Giuditta Federici,aci

ANTONIO CAPRARICA

Gli Italiani la sanno lunga …o no !? Sperling & Kupfer

Ra i-Eri

Antonio Caprarica è laureato in Filosofia; è giornalista in Europa e nel mondo; vincitore di premi e Direttore di Giornali Radio. Ci vuole presentare in questo libro un’immagine dell’Italia veritiera e dalle più diverse prospettive. Certo, non siamo mondi da colpe! Governanti e governati compaiono a pari titolo e con pari evidenza. E ognuno ha meriti e colpe da attribuirsi. Vari i problemi di questo nostro strano paese: spendiamo fortune per salvare i monumenti, non troviamo i soldi per migliorare le strade. Impieghiamo quasi centocinquant’anni per doppiare un binario singolo! Forse, ancora oggi possiamo ripetere la frase di massimo D’Azeglio: « L’Italia è fatta. Ora bisogna fare gli Italiani!» A unirci non abbiamo che le feste religiose! E inoltre sempre meno coinvolgenti a mano a mano che la secolarizzazione avanza. In questi ultimi anni notiamo una formazione lenta, sotterranea di una vera e propria identità “nordista”. E poi, dovunque gli Italiani guardino, non vedono,sembra, che segni di marcio: Napoli puzza, Venezia affonda. E altre crisi. Le cronache di violenza domestica, le immagini degradanti di Napoli, la microcriminalità, sembra oggi capace di raccattare solo fallimenti pubblici e privati. Il clima, insomma, è decisamente preoccupante. Ma, in cambio c’è un sovraccarico di storia, di monumenti, di perfezione. Sopraffatti da emozioni, gli intellettuali che hanno visitato l’Italia, hanno contribuito a rappresentarla come l’Eden dell’arte.. Accumulo di storia e di bellezza. La raffinatezza visiva del paese è sempre evidente: tutto è semplicemente bello. Dove i legami familiari sono una straordinaria risorsa. Gli affetti familiari affondano nella vita pubblica anche quando la commedia italiana si trasforma in tragedia, come negli anni di piombo. In definitiva, la dimensione familiare emerge prepotente nella difficile vita

politica italiana. Un tempo voleva dire intrigare per assicurare ai membri del proprio clan prebende e i posti migliori. Eppure: pazienti e muti di fronte alle angherie, questi italiani! Persino Garibaldi è stato il primo deluso dell’Italia che aveva sognato! All’alba del novecento, il Vortice della tangente sembra inghiottire l’intero sistema dei partiti. Da Lorenzo il Magnifico, i politici della penisola non hanno mai smesso di affondare le mani per una ragione o per l’altra, nelle casse dello Stato. A tavola l’Italia è spontaneamente federalista. Ci sono tante cucine quanti sono i dialetti! La cucina italiana è uno stile segnato dal prevalere di alcuni elementi base. Ma, anche qui, il rischio maggiore per la cucina italiana non sembra venire dalle contaminazioni straniere, ma da quelle prodotte in casa. In più, occorre proprio dire che buon sangue industriale non mente. E una secolare lungimiranza premia gli eredi che sembrano destinati a perire e invece quieti, quieti, continuano a macinare affari ( Agnelli, Marcegaglia, Merloni, Gancia, Barilla ecc…ecc…). E ancora appare nel Bel Paese, la convinzione che il servizio per il quale si è pagati sia in realtà un gesto di cortesia. E fior di persone non hanno dubbio sulla loro mentalità a timbrare il cartellino e a uscire dall’ufficio.. E c’è chi vive di protezione, di sussidi, di mance governative, di furti, di favoritismi, di privilegi. L’autonomia delle Università consente anche la trasformazione della carica in una sorta di monarchia elettiva. Nello sforzo continuo di una sopraffazione reciproca sembra essersi consumato anche quel nostro tratto di buon carattere che tanto affascinava gli stranieri; aperti, disponibili, pronti ad aiutare. Inoltre, come italiani, abbiamo una discreta esperienza di fatto di ondate migratorie: dai Galli, Vandali, Unni, Longobardi, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi!!…. L’elenco degli invasori sarebbe troppo lungo. Gli arrivati di oggi sanno bene che, senza di loro, l’economia del Bel Paese rischierebbe di fermarsi! E poi la scuola! Ragazzi maleducati; insegnanti stanche e poco autorevoli! I genitori hanno poco tempo e scelgono la via facile dell’educazione non autoritaria. Se la cronaca dello sfascio occupa le prime pagine, è un peccato che ci arrivi raramente l’Italia che funziona. Ma, niente paura! Anche all’equatore restiamo italiani! Il libro di Caprarica è pieno di notizie, vicende, storie, critiche salate. Ma richiede una preparazione culturale e storica per ben seguirlo e apprezzarlo.

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Lorenzo Daniele__________ Roma Molto tempo fa, quando ero giovane prima di addormentarmi, mi piaceva leggere qualche libro, possibilmente di brevi episodi umoristici. In un libro, di cui - per la mia attuale vecchiaia non ricordo più il nome dell’ autore ( e me ne scuso ), si accennava ad uno Strano personaggio, bassotto e abbastanza mal ridotto, che un bel giorno si presenta alla reception di un grande albergo, chiedendo di parlare subito con il direttore. Per farsi conoscere, trae da una delle sue tasche un biglietto da visita e lo porge all’addetto alberghiero, il quale dopo averlo letto non può fare a meno di inchinarsi più volte in segno di riverenza, sebbene il vestito e le scarpe dell’omino siano abbastanza malconci. Sì, perché sul biglietto è ben leggibile una scritta così concepita: “S.E. prof. ing. avv comm. Troviero” E ovvio che anche il Direttore, appena saputo della presenza di un personaggio così titolato, si scapicolla a riceverlo. Con il biglietto in mano, passatogli dal suo dipendente, chiede all’omino in che cosa poteva essergli utile, chiamandolo “Eccellenza”, atteso che sul biglietto è ben stampigliato S.E. L’omino, senza scomporsi, precisa che S.E. non è per “Sua Eccellenza” ma iniziali del suo nome e cognome: Salvatore Ermini! Il Direttore rimane sconcertato e, per capire meglio la situazione, si rivolge all’omino con i successivi titoli stampati sul biglietto da visita: “Professore, ingegnere, avvocato, commendatore”. E l’omino con apparente modestia, precisa che tali titoli sono le iniziali di “profugo, ingegnoso avventizio ( in quanto non ho mai avuto un posto stabile ), commensale (cioè di buon appetito ) e,infine, Troviero ( perché anche giuIIare ) e che era lì solo per chiedere un posto da inserviente. Di fronte a queste spiegazioni, il Direttore, che fino a pochi istanti aveva assunto atteggiamenti ossequiosi con colui che credeva davvero titolato, diventa cianotico e si accasciò svenuto

sulla sua poltrona, mentre l’omino se ne va alla ricerca di un posto adeguato alle sue vere capacità lavorative. Cari lettori, perché ho voluto raccontarvi questa vecchia storia, riesumandola a modo mio? Ecco: per ribadire che non è l’abito che fa il monaco, ma il contrario! Chi ha orecchie da intendere, intenda

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Un libro di____________________ Sr Lidia Abbate

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ANCELLE DEL SACRO CUORE DI GESÙ VIA XX SETTEMBRE, 65/B 00187 Roma

TEL. 06.48.84.843 – 06.40.73.889 e-mail: provincialeitalia@tiscali.it

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