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Bimestrale delleAncelle del S.Cuore di Gesù - Provincia d’Italia. Via XX Settembre 65/b-00187 ROMA - www.acjitalia.org; Tel. 06.4073889; e-mail: provincialeitalia@tiscali.it

nOVEMBRE 2013

Aspettando

LA “LUCE

VERA”

Palestina: Un viaggio che cambia la Vita

Avvento: Tempo dell’attesa


N

ovembre, mese che la Chiesa dedica alla memoria riconoscente e affettuosa delle persone che hanno affollato la nostra vita e che ora godono dell’abbraccio benedicente del Padre. Mese che invita a pensare alla morte come traguardo inevitabile della vita, da cui riceve la sua propria tonalità. “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”, dice il libro della Sapienza. I giusti si addormentano nel Signore e continuano a vivere nel cuore di chi li ha conosciuti e nelle realtà sgorgate dalla loro vita. Così il pensiero dei defunti rimanda a un modo di vivere e prepara così ad accogliere l’Autore della vita, come se preparassimo la casa a ricevere chi riempirà la nostra vita. Il tempo di Avvento è proprio questa attesa dolce, è tempo di gestazione dell’umanità che attende, sempre attende, una migliore qualità di vita. E il fatto che a Natale siamo tutti più buoni non è un atteggiamento ipocrita, ma la stella fugace che esprime un desiderio profondo che abita il

pag. 2 I Frammenti I 11. 2013

cuore dell’uomo ed esprime la nostalgia di Dio, il sommo bene, da cui proviene. È vero, Natale è una festa dolce, un po’ romantica, festa della famiglia, ma accogliamo con gioia e gratitudine questa sensazione di benessere interiore, questa voglia di famiglia, segno della nostalgia della familiarità con Dio, di vivere come suoi veri figli. Solo così ci riconosceremo fratelli e il nostro stile di vita cambierà da egoista a solidale, da individualista a comunitario, da pessimista a pieno di speranza. Allora davvero sarà Natale.

Sr. Tiziana Petripaoli acj


Davanti a Vieni di notte, ma nel nostro cuore è sempre notte: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni, Figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni a liberarci, noi siamo sempre più schiavi: e dunque vieni sempre, Signore.

Lui

Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti,: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni, tu che ci ami: nessuno è in comunione col fratello se prima non è con te, o Signore. Noi siamo tutti lontani, smarriti, né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo. Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.

David Maria Turoldo

11. 2013 I Frammenti I pag. 3


SCOPRIRE IL SENSO 5 • ALLE RADICI (1) S.Ignazio: Sulla Desolazione

Aspettando

LA “LUCE

VERA”

Palestina: Un viaggio che cambia la Vita

Avvento: Tempo dell’attesa

Frammenti

2 • EDITORIALE

Bimestrale delleAncelle del S.Cuore di Gesù - Provincia d’Italia. Via XX Settembre 65/b-00187 ROMA - www.acjitalia.org; Tel. 06.4073889; e-mail: provincialeitalia@tiscali.it

nOVEMBRE 2013

Frammenti INDICE 9 • ALLE RADICI (2) S. Raffaella: Sui Carismi nella Chiesa.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE... 24 • 25 ANNI DI TIBURTINO 26 • SITO DELLA PROVINCIA: INSIEME PER MIGLIORARE

20 • AVVENTO: L’ATTESA DI UNA DONNA Di Sr Gabriella Giacopelli acj

DAVANTI A LUI 3 • VIENI Di NOTTE di David Maria Turoldo

22 • MARIA: L’ACCOGLIENZA DI UN dIO Riflessione di Don Tonino Bello sulla figura della Madre di Dio. STORIE E RACCONTI 12 • PALESTINA: DOVE TUTTO è COMINCIATO Il pellegrinaggio della Famiglia ACJ inTerrasanta. 17 • CAMERUN. UN CAMMINO PER LA GUARIGIONE La lotta di due missionarie in una terra senza medicine.

8 • PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO di Giacomo di Sarug 16 • CANTO DEL PELLEGRINO di Sergio Carrarini 21 • SANTA MARIA, DONNA GESTANTE di Don Tonino Bello 27 • VIENI TARDI SIGNORE 28 • GESù E LA SUA ANCELLA di Sr Virgina Alesi acj

Per contattarci: SITO DELL’ISTITUTO: www.congregacion-aci.org SITO DELLA PROVINCIA: www. acjitalia.org SITO DELLA FAMIGLIA ACJ: www. familiaaci.com E-MAIL DEL (ong a scopo umanitario): proacis@planalfa.es pag. 4 I Frammenti I 11. 2013


Alle Radici...

Sant’Ignazio e La Compagnia

Sulla DESOLAZIONE

S

a cura di Renato Colizzi s.j.

crivendo questo articolo sulla

nostro cammino? Come affrontarla e fare

desolazione vorrei cominciare

di necessità virtù? Sì perchè per Ignazio

col sottolineare che per Igna-

la desolazione è un’esperienza inelimina-

zio la vita interiore deve aiuta-

bile della nostra vita, imparare a vivere ed

re l’apostolo a crescere nel servizio verso

attraversare la desolazione diventa quin-

gli altri in uno spirito di profonda pace,

di essenziale per il cristiano che vuole

gioia e luce. La luminosità delle azioni e

crescere nello Spirito.

delle parole che rivolgiamo ai nostri vi-

La desolazione, come la consolazio-

cini, il clima di pace, serenità ed entusia-

ne, dice una relazione a Dio, innanzitutto.

smo che riusciamo a creare attorno a noi

Prima ancora di essere uno stato psico-

sono di fondamentale importanza per la

logico è una specie di “sensore” che ci fa

venuta del Regno. Il come sorridiamo e

percepire la nostra vicinanza o lontanan-

ci mettiamo a dispozione di chi ci chiede

za dal Signore: «l’anima è senza speranza

l’uno o l’altro favore, la gestione serena e

e senza amore,e si ritrova pigra, tiepida e

generosa del nostro tempo (il bene più

triste e come separata dal suo Creatore e

prezioso che abbiamo), tutte queste cose

Signore» (317 EESS).

sono autentici luoghi di testimonianza.

Questa separazione è dunque la cau-

Detto questo allora perchè siamo de-

sa dello stato pietoso in cui versa l’anima.

solati? Che posto ha la desolazione nel

Così come l’unione con Dio è la causa del 11. 2013 I Frammenti I pag. 5


Alle Radici... grande amore che c’infiamma nella con-

azioni ecco che posso ritrovare la “via ver-

solazione. Da qui urge riuscire a capire

so casa” senza troppo perdermi in analisi

perchè l’anima si ritrovi così lontana dal

sopraffini e psicanalitiche della mia vita

suo Signore.

interiore. Chiederò quindi più generosi-

Nella nona regola Ignazio propone tre

tà al mio servizio o darò più tempo alla

principali ragioni. La prima è perchè sia-

preghiera. Se invece io constato che sono

mo negligenti o pigri nel nostro servizio o

rimasto fedele al mio dovere, allora que-

nelle pratiche della nostra vita di preghie-

sta desolazione è semplicemente un ap-

ra. La seconda ragione è perchè il Signore

pello ad una prova d’amore più grande,

«vuole provare quanto valiamo e quanto

l’amato vuole vede se cerchiamo «il Dio

andiamo avanti senza un’abbondante

delle consolazioni e non le consolazioni

elargizione di consolazioni e di grandi

di Dio» come dice Santa Teresa. La secon-

grazie»(322 EESS). La terza è perchè «non

da ragione quindi è una grande occasio-

facciamo il nido in casa altrui, cioè perchè

ne di testimoniare al Signore la libertà e la

non ci eleviamo a superbia o vanagloria

responsabiblità con cui viviamo la nostra

con l’attribuire a noi stessi la consolazio-

relazione con Lui; e questa, spero siate

ne». Scopriamo così che ogni desolazio-

d’accordo, è una grande opportunità per

ne ha un suo perchè. Anzi se riusciamo a

dimostrare la profondità del nostro amo-

capire quale è la causa che mi fa vivere

re per Lui, un’opportunità più preziosa di

la desolazione che sto attraversando ora,

quando siamo in piena letizia spirituale e

posso fare un buon uso della desolazio-

quando sentiamo che non ci manca pro-

ne stessa per continuare il mio cammino.

prio nulla. La terza ragione invece è un

Per esempio, se, facendo un rapido esa-

invito a ritrovare il nostro posto davanti

me di coscienza, scopro

a Dio, consapevoli che tutto riceviamo da

un atto di pigrizia o di

Lui, è quindi un tempo in cui siamo chia-

egoismo nelle mie

mati a riscopire la gratuità dei suoi doni:

pag. 6 I Frammenti I 11. 2013


Alle Radici... siamo “luce nel Signore” (Ef 5,8), non in noi

Quando siamo senza speranza e sen-

stessi. Anche questa desolazione quindi

za amore è facile dimenticarci che «pre-

è una vera opportunità per rivivere sot-

sto, dice Ignazio con tanta insistenza, il Si-

to una nuova prospettiva tutto il nostro

gnore verrà» (321 EESS). In altre parole la

cammino, ritrovarlo e rileggerlo sotto la

lezione della desolazione è amara e dura

luce della riconoscenza e della lode.

ma non ci esaspererà mai, nè ci farà del

Insomma, se abbiamo capito la nona

male: «l’aiuto di Dio gli rimane sempre

regola del discernimento degli spiriti, la

anche se non lo percepisce chiaramante»

desolazione non

(320 EESS) Presto

è più un evento

il Signore verrà:

oscuro che apre a

«l’inverno è pas-

sensi di colpa che

sato, e già di ode

rischiano di bloc-

il canto della tor-

care il mio cam-

tora nella nostra

mino con mille

campagna»

domande incon-

2,11.12).

cludenti (sono un

La

(Ct

consola-

fallito? Mi sono

zione è invece la

perso? Il Signore

mozione che per

non mi vuole più

la maggior parte

bene?), ma sono appelli alla conversione

del tempo accompagnerà il ritmo dei no-

e alla riscoperta di un Dio che, certo con

stri passi, se sappiamo crescere ogni gior-

una lezione amara e difficile da portare,

no nella gratuità e nella generosità di un

ci vuole far ritrovare il gusto e l’autentici-

vita dedicata a Dio, fin nelle più piccole

tà del nostro cammino verso di Lui. Uno

cose. In quelle cose che, dicevo all’inizio

sguardo nuovo su tutta la nostra esisten-

dell’articolo, sono luoghi di testimonian-

za è il frutto di una desolazione vissuta in

za di ogni giorno: un gesto fraterno, una

fedeltà e in generosità.

parola di conforto, una condivisione sem-

Vorrei concludere con un’altra carat-

plice ma profonda di ciò che motiva il no-

teristica importante della desolazione:

stro entusiamo e riempie di coraggio le

essa è breve.

nostre vite. 11. 2013 I Frammenti I pag. 7


Davanti a

Lui

Figlio di Dio, nel tuo amore

Donami di cantare a piena voce

sei venuto tra noi

la Tua gloria tra le genti di questa terra

a fare tutte le cose nuove. Perchè io parli del tuo amore a chi mi ascolta, donami il tuo amore. Dio Altissimo Tu sei disceso dal cielo per abitare con noi peccatori. Perchè io racconti la bellezza del Tuo amore, donami di salire dove Tu abiti. Nel Tuo amore per noi Tu hai accettato con pazienza di essere inchiodato sulla croce. Perchè io parli della Tua bontà, fa’ scorrere nelle mie vene sangue Tuo che dona la vita. Nel Tuo amore bruciante permetti che la mia bocca annunci con forza la Tua buona notizia.

pag. 8 I Frammenti I 11. 2013

Giacomo di Sarug


Alle Radici...

Santa Raffaella e Las Esclavas a cura di sr Grazia Cioffi acj

Sui CARISMI NELLA CHIESA

P

rima di parlarvi del carisma

fatto non c’è, perché se è vero che l’atti-

delle Ancelle del Sacro Cuore

vità apostolica fa parte del carisma, è al-

di Gesù, sento necessario de-

trettanto vero che questo indica molto di

dicare queste pagine ad alcu-

più: il carisma tocca il cuore stesso di un

ne considerazioni introduttive riguardan-

Istituto Religioso, ne rivela l’identità pro-

ti il significato della parola carisma: spes-

fonda e la sua ragion d’essere.

so infatti si dà a tale termine un’accezione riduttiva.

Cosa si intende allora per carisma di un Istituto Religioso? Anche se da tempo

Non di rado ne facciamo esperienza:

il termine è diventato di uso comune, nel

quando incontriamo persone che non ci

linguaggio ecclesiale, in realtà esso trae le

conoscono, scorgiamo, nella domanda

sue nobili origini dall’apostolo Paolo. Per

che fanno sul nostro carisma, il più sem-

lui il carisma è un dono dello Spirito fatto

plice desiderio di conoscere le “opere” ad una persona, per l’edificazione della apostoliche di cui ci occupiamo; di fat-

comunità. Dono gratuito, mai meritato,

to, senza volere, si tende a stabilire, tra

mai programmato.

opera apostolica e carisma, un rapporto

Su questa linea il Concilio Vaticano II

di semplice e stretta equivalenza che di

ha parlato di carisma della Vita Religiosa 11. 2013 I Frammenti I pag. 9


Alle Radici... come di un dono di Dio alla Chiesa, che

ge facilmente a comodi appiattimenti o

si incarna in un fondatore e passa alla

a pericolose interpretazioni soggettive),

sua famiglia religiosa. Da questa

può garantire la fedeltà creativa al

enunciazione possiamo cogliere

carisma così tanto sollecitata dal

tutto il “dinamismo” di un cari-

Papa Giovanni Paolo II e ben descritta nell’esortazione apo-

sma in quanto dono offer-

stolica “Vita Consecrata”

to, tramite il fondatore,

(n. 37).

a tutta la Chiesa e

L

custo-

a

da

storia, a

quanti

volte tra-

sentono

vagliata,

la

di molti

dito

chia-

Istituti Religiosi mostra

mata a seguirne le

nei fatti quali esiti concre-

orme. Un dono dunque che si “inoltra” al di là dei confini

ti possa assumere la dinami-

dello spazio e del tempo, nella

ca di tale tensione. La fedeltà al

linea tracciata dallo stesso fon-

fondatore è essenziale perché

datore, e che per ciò stesso vive

egli è stato fedele interprete del-

la delicata tensione tra fedeltà

la Volontà di Dio che ha fatto di

alle origini e capacità di incar-

lui un’incarnazione del Vangelo.

nazione nei contesti storici e

La vita stessa del fondatore è il

geografici in cui è chiamato ad

suo primo messaggio, il carisma

esprimersi.

che riceve e che a sua volta dona,

In questo senso solo un at-

non è solo una spiritualità ma la

teggiamento costante di pro-

totalità di un modo di essere e di

fondo discernimento, che è

agire nella fede. Egli apre un cam-

essenzialmente ascolto onesto

mino di Vangelo. Questo cammi-

ed obbediente della voce dello

no è originale e interpella sia la

Spirito e esodo continuo dal-

Chiesa che la società. I discepoli

le sollecitazioni dell’ego (che pag. 10 I Frammenti I 11. 2013

spin-

del fondatore lo seguono. La storia di una


Alle Radici... Congregazione Religiosa è lo sviluppo

ro della Chiesa; apre il cuore alla speranza

del suo carisma nella durata del tempo;

perché ricorda che Dio non ci lascia soli

lungo la storia si sperimentano la verità e

nel nostro cammino ma ci guida e ci ac-

la ricchezza del carisma perché lo Spirito

compagna nei sentieri del tempo con la

accompagna il suo dono nello scorrere

ricchezza dei suoi doni; infine ci spinge

degli anni.

ad uscire da qualsiasi genere di torpore

Il carisma di “ieri” è anche il carisma

per entrare in una dinamica di ascolto di

di “oggi”, in una fedeltà alle origini che se

Dio e di discernimento, per riconoscere

esclude ogni sterile irrigidimento, richie-

e mettere a frutto i carismi di cui siamo

de l’impegno attivo di lasciare spazio al

depositari (evitando il rischio di ignorarli,

soffio creatore dello Spirito che lo rende

soffocarli o sotterrarli) secondo quanto ci

vivo ed efficace – sempre nuovo- nello

insegna Gesù nel Vangelo (cfr. Mt 25, 14-

scorrere delle generazioni.

30) o san Paolo nelle sue lettere (cfr. 1 Cor

Occorre infine considerare che il ca-

12,1-14,40).

risma non è vissuto in maniera autore-

Se faremo ciò allora potremo vive-

ferenziale per il “benessere” dei membri

re davvero da pietre vive nella Chiesa e

dell’Istituto ma va anche a beneficio dei

da promotori di una società più gusta e

tanti laici che entrano nella sua sfera di

umana fatta a misura d’uomo. Come di-

azione, di quanti ne sono beneficiari, della Chiesa tutta e della società nel suo complesso. La parziale

brevissima

ceva il beato padre Pino Puglisi “Se ognuno di noi fa qualcosa allora si può fare molto”.

e

riflessio-

ne sul carisma di un Istituto Religioso e della Vita Consacrata in genere, non vuole essere fine a se stessa. Essa rimanda ad una comprensione sempre più profonda e piena -oggi davvero urgente- del Miste11. 2013 I Frammenti I pag. 11


“Dite ai miei discepoli LÀ MI vedranno...”

Mt 28,10 Mt

Dal 12 al 19 ottobre, un gruppo di 35 persone della Famiglia ACJ si è recata in

pellegrinaggio in Terra Santa. Un’esperienza intensa, alle radici della nostra fede. Là dove tutto è cominciato.

D

are voce ai sentimenti pro-

vero in Terra Santa, si scontra con una

vati durante questa espe-

realtà completamente diversa. Spesso i

rienza non è cosa semplice,

luoghi non sono proprio come li abbia-

perché è stato tutto un sus-

mo costruiti nella nostra immaginazione

seguirsi di emozioni, incon-

e la vita quotidiana è scandita da ritmi a

tri e momenti forti, concentrati in una

noi sconosciuti. Alzarsi alle 5 di mattina

settimana. I luoghi visitati sono stati tan-

per andare a messa alla Ba-

ti: Betlemme, il Giordano, il Monte Tabor,

silica della Nativi-

Nazareth, il lago di Galilea, il Monte delle

tà,

Beatitudini e infine Gerusalemme. Arrivati lì, il senso di meraviglia, a tratti incredulità, per essere davpag. 12 I Frammenti I 11. 2013

cam-


di recarsi

in Galilea.

minando con altri pellegrini che sono lì

bambini e pensando che “non esistono”,

come te per incontrarLo; alternarsi nella

perché non avendo documenti di iden-

preghiera in quegli stessi luoghi con ar-

tità, risulta molto difficile trovargli una

meni e greco-ortodossi; intanto sentire il

nuova famiglia e dopo i sei anni dovran-

muezzin che chiama alla preghiera tutti i

no comunque andare via dall’ospedale.

musulmani. Ritmi e tempi tanto diversi, il

Eppure Dio non scarta nulla e si fa Amore

cui mistero però non può che travolgerti.

attraverso le suore, le educatrici, le bam-

Un momento molto forte per tutti,

binaie, che qui testimoniano e incarnano

è stata la visita dell’Ospedale La Créche.

la carità del Padre, il vero Amore che dona

Le Figlie della Carità di San Vincenzo de

con libertà.

Paoli accolgono bambini abbandonati,

La visita di chiese e basiliche, è alterna-

spesso figli di donne musulmane che li

ta da momenti in pullman per raggiunge-

hanno avuti a causa di rapporti incestuo-

re luoghi dominati dalla natura. Abbiamo

si. Come ci è stato detto dalla suora che ci

bagnato i piedi nel fiume Giordano rin-

ha accolto, “qui è sempre Natale”… È im-

novando le nostre promesse battesimali,

possibile non provare tristezza

abbiamo navigato su un battello il lago

guardando questi

di Tiberiade, abbiamo pregato sul monte delle Beatitudini. Ci si sente accolti dal creato. E pensi che quelle località, adesso raggiunte rapidamente in

11. 2013 I Frammenti I pag. 13


do alla mia piccola realtà. Quanti muri costruiamo nelle nostre relazioni, di fronte a ciò che non conosciamo o che non capiamo a prima vista? Forse dovremmo imparare ad essere umili, a guardare noi stessi e l’altro con altri occhi. Il nostro pellegrinaggio ci ha portati infine a Gerusalemme, dove arrivare è stata una grande gioia! Vedere le sue mura, pullman, erano un tempo i posti dove Lui

attraversare le sue porte, camminare per i

camminava, chiamava gli apostoli, pre-

suoi suq caratteristici. Qui abbiamo potu-

dicava alle folle e guariva. È stato come

to pregare al Muro Ha Kothel con i nostri

vivere la Parola e sentirsi chiamati perso-

fratelli ebrei; visitare il Cenacolo, il Calva-

nalmente a renderla concreta, tangibile,

rio e il Santo Sepolcro; fare la via Crucis in

viva.

preghiera per la via Dolorosa. Non sem-

Nel muoversi tra Palestina e Israele,

pre era possibile tenere un atteggiamen-

per andare da Betlemme a Nazareth, sono

to di silenzio interiore e quindi di ascolto;

tanti i muri visibili e invisibili che abbia-

a volte non ci si riusciva neanche a rita-

mo attraversato. Non solo perché ci sono

gliare un momento per pregare. Ma forse

effettivamente i check-point di control-

allora non era tanto diverso. Gesù parla-

lo, ma perché tra la gente che vi abita c’è

va, ma la vita scorreva senza che la gente

diffidenza, indifferenza, dolore e rancore.

si preoccupasse di Lui, del Suo annuncio.

Questo mi ha spinto a riflettere, pensan-

L’ultimo momento che voglio condi-

pag. 14 I Frammenti I 11. 2013


videre, è il tempo di preghiera serale nel

lo di cose eclatanti, ma di gesti con i quali

Getsemani. I francescani ci hanno accolto

sappiamo rispondere al male con il bene,

sul Monte degli Ulivi, dandoci la possibili-

che diffondono gioia e pace, perché det-

tà di fare un momento di raccoglimento.

tati dall’amore, dalla comprensione, dalla

Il Getsemani è il luogo dove Gesù invita

fiducia, dall’abbandono alla Provvidenza.

gli apostoli a vegliare e pregare per non

Essere il cambiamento che vogliamo nel

cadere in tentazione, dove nonostante

mondo attorno a noi! Chiamati ad essere,

l’angoscia e la paura Lui decide di dona-

lì come nelle nostre case, uomini e donne

re se stesso fino alla fine, perché sia fatta

di pace. Sapendo che la vera pace ha un

la volontà del Padre. E noi a cosa siamo

volto, quello di Gesù!

chiamati? Mentre mi trovavo a pregare, guardando la città di Gerusalemme addormentata, mi sono chiesta se ci sarà mai

Giovanna Vallone, Giovane acj

pace in questa terra. Gli uomini separano, non uniscono. Proprio l’ulivo è il simbolo della pace, dell’armonia, della concordia. Se solo potessimo far germogliare un piccolo ulivo nel cuore di ciascuno di noi. Perché la consapevolezza di essere amati, anche e soprattutto per la nostra parte imperfetta, difettosa, di cui ci vergogniamo, dovrebbe metterci nel cuore il desiderio di fare cose grandi. E non par-

11. 2013 I Frammenti I pag. 15


Davanti a

Lui

Canto del Pellegrino di Ieri e di Oggi Quale gioia quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! (Sal 121, 1-2) Terra promessa e contesa, terra di sogno e conquista, terra ancora bagnata di sangue ti cammino con trepido passo. A te vengono da ogni parte del mondo, da ogni popolo e confessione religiosa uomini a invocare il Signore, l’unico Dio dai nomi diversi. Dalle tue colline è partita la luce che rischiara le tenebre della storia, dalle tue piazze il grido di giustizia per i poveri e gli umili della terra. Ci inginocchiamo e supplichiamo il Potente per questa terra e questi popoli antichi: «Sia pace al Medio Oriente martoriato, perdono, rispetto e riconciliazione». Per amore del Figlio dell’uomo, per amore dei figli di Dio imploriamo supplicanti la pace, l’unità fra le Chiese divise. Per i miei fratelli ed i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. (Sal 121, 8-9). pag. 16 I Frammenti I 11. 2013

Sergio Carrarini


CAMERUN:

La lunga strada

verso la GUARIGIONE

La storia di due suore che combattono cancro e AIDS lì dove nessuno ha interesse a portare un aiuto efficace. Uniche armi: le cure palliative, il coraggio, e la speranza in quel Dio che mai abbandona.

N

on se ne trova notizia nei co-

vocazione religiosa le ha portate ad ab-

muni giornali, ma ogni gior-

bandonare tutto per dedicare la vita al

no aprono le mani, il cuore e

servizio dei più poveri.

offrono le loro competenza

Rosi è in Camerun da 17 anni ed Anna

mediche a moltissimi malati del Centro

da 6. L’inquietudine di porre la medicina

Ospedaliero di Bikop, in Camerun.

al servizio dei più poveri le ha portate a

Sono due Ancelle, Rosi Garcìa e Anna

formarsi nei più diversi settori: medicina

Gutierrez, entrambe di Santander, al nord

tropicale, radiologia, ginecologia, chirur-

della Spagna, che hanno studiato medi-

gia minore, AIDS.

cina all’Università della Cantabria e poi la

Da tempo hanno cominciato a formar-

11. 2013 I Frammenti I pag. 17


si nelle cure palliative, dal momento che i

sero di dare risposta a questa carenza

casi di cancro sono in continuo aumento

fondamentale e, con l’aiuto della ONG

in Africa, così come i malati terminali di

spagnola “Palliativi senza Frontiere“ orga-

AIDS.

nizzarono nel 2007 una formazione per

In Camerun non c’è radioterapia e la

personale sanitario in Camerun. Ci fu una

chemio è riservata a un gruppo molto

seconda tappa di formazione nel 2012 e a

esclusivo: si deve pagare e solo pochi pri-

fine aprile 2013 si è conclusa la terza tap-

vilegiati possono permetterselo. Questo

pa formativa.

fa sì che, per molti malati, l’unico rimedio

Frutto di questa formazione è stato

siano le cure palliative, che qui non sono

rendersi conto della necessità di crea-

affatto conosciute. Bisognava porre ri-

re una guida di “cure palliative” adattata

medio a questa mancanza e Rosi e Anna

all’ambiente e alla cultura camerunense,

hanno messo mano all’opera.

poiché le differenze culturali con l’Europa

Mosse dal desiderio di alleviare la sof-

sono evidenti e, se si vogliono sviluppare

ferenza - che non è poco! – di tanta gente

le cure palliative, questo deve tenere con-

che vive con malattie terminali in un am-

to dell’ambiente e dei costumi del luogo

biente in cui le case non hanno condizio-

dove ci si trova.

ni minime perché possano viverci degli

È appena stata pubblicata questa gui-

ammalati, dove non c’è acqua corrente

da di 134 pagine, che vuole essere uno

e pochissima gente ricorre al medico per

strumento alla portata di medici e infer-

alleviare il dolore poiché le priorità sono

mieri camerunensi per alleviare il dolo-

altre, data la grande povertà, esse deci-

re e aiutare a morire con dignità, diritto

pag. 18 I Frammenti I 11. 2013


umano fondamentale. Nella sua elabora-

Che cosa muove queste donne a fare

zione sono intervenuti anche altri medici

quello che fanno? La risposta è ovvia: la

e degli psicologi camerunensi.

fede cristiana e, come conseguenza, il forte anelito a prendersi cura dei più poveri e a collaborare alla riparazione integrale di queste moltitudini di uomini, donne e bambini che soffrono quotidianamente e che hanno bisogno di una mano amica che li risollevi dalla loro prostrazione fisica, spirituale e psicologica. Rosario, Anna e la loro equipe vogliono ringraziare “Palliativi senza Frontiere” per l’aiuto ricevuto e anche altre persone che silenziosamen-

Sia Rosy che Anna lavorano al Centro sanitario di Bikop, proprietà delle Ancelle del Sacro cuore di Gesù che arrivarono a questo angolo della selva africana 46 anni fa. Fin dal principio videro la grande necessità di prendersi cura della salute della popolazione, necessità primaria fondamentale. Prima fu la creazione di un piccolo dispensario, oggi diventato un grande centro sanitario con 20 letti per l’ospedalizzazione, centro riconosciuto dal governo per il trattamento dell’HIV e della tubercolosi. In questo momento seguono circa 400 ammalati di AIDS, con trattamento antiretrovirale, e ricevono una media di 90

te e nell’anonimato, li aiutano economicamente e anche professionalmente non sono pochi i medici e gli infermieri dell’ospedale di Valdecilla (Cantabria) che passano le loro vacanze aiutando, curando, condividendo… e imparando in Camerun. Senza questa buona gente non potrebbero continuare la loro missione che risponde alle parole di Gesù: “non sono i sani quelli che hanno bisogno del medico, ma i malati”. Grazie a tutti coloro, quelli di là e quelli di qua, che muovono le nostre coscienze e fanno in modo che non perdiamo la sensibilità davanti a tanto dolore.

persone al giorno in consulta. È zona endemica di malaria e filaria.

Cfr. Sr Ana Gutierrez acj 11. 2013 I Frammenti I pag. 19


Avvento, l’attesa di una DONNA

D

ice uno scrittore un po’ fuori degli schemi comuni: “arrivò senza essere aspettato, venne senza essere stato concepito come tutti i figli. Solo la MADRE sapeva che era Figlio di un annuncio che stava nella voce di un angelo”. Il genere maschile in natura non ha né costanza né corpo per ospitar le “attese”. Solo le donne, le madri, sanno cos’è il verbo ASPETTARE. In Is 30,18 si legge: “Beati quelli che aspettano Lui”. Questa notizia di lieta attesa “però” è subito corretta dal peccato d’Israele: “perciò Dio aspetterà di farvi misericordia”, perché quel popolo peccatore e impaziente non ha saputo attendere. C’è una prima attesa che spetta a Dio; quando questo attendere passa alla condizione umana il SUO tempo “infinito” si contrae nell’attesa “finita” di una madre. C. M. Martini diceva che “tutto in Dio si contrae” si fa piccolo, a misura umana perché noi potessimo capire l’infinito di Dio che entra e abita la nostra storia. “Il Figlio si è fatto povero, da ricco che era, per farci ricchi della sua povertà” (Fil. 2). Il mistero s’illumina nell’attesa di una madre che non sa neppure spiegare al suo sposo umano ciò che è avvenuto: “L’angelo ha detto…”. Dio aspettò secoli e millenni “per farvi misericordia” e venne nel tempo stabilito. La nostra debole e malata fragilità umana è di solito impaziente, non sa aspettare. Solo l’attesa di una maternità “ci insegna il tempo stabilito” e l’attesa diventa dolce, tollerabile e amata. Il tempo di AVVENTO sta

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di fronte all’eternità di un Dio che accetta per noi di farsi “tempo”, “ora stabilita”, irrompendo nel mondo con mesi e giorni precisi, con nascita, morte e risurrezione. Chi sa aspettare con amore e fedeltà il tempo della venuta del Dio infinito, chi sa vivere le attese, conosce così anche la corrispondente attesa di Dio, il Suo immenso eterno desiderio di venire ad abitare piccolo in mezzo a noi. L’attesa dell’AVVENTO è il tempo di Maria, la nostra sorella e Madre della fede, ma è anche il NOSTRO tempo in cui rimuovere ostacoli (“Anche il più piccolo” diceva Santa Raffaella) per attendere la salvezza, cioè la letizia che riempie cielo e terra, per fare delle montagne delle nostre difficoltà una strada per giungere dove dobbiamo arrivare: essere conformi al Figlio diletto, incarnazione dell’infinito amore del Padre.

sr Gabriella Giacopelli acj


Davanti a

S

anta Maria, donna gestante, creatura dolcissima che nel tuo corpo di vergine hai offerto all’Eterno la pista d’atterraggio nel tempo, scrigno di tenerezza entro cui è venuto a rinchiudersi Colui che i cieli non riescono a contenere, noi non potremo mai sapere con quali parole gli rispondevi, mentre te lo sentivi balzare sotto il cuore, quasi volesse intrecciare anzitempo colloqui d’amore con te. Forse in quei momenti ti sarai posta la domanda se fossi tu a donargli i battiti, o fosse lui a prestarti i suoi. Vigilie trepide di sogni, le tue. Mentre al telaio, risonante di spole, gli preparavi con mani veloci pannolini di lana, gli tessevi lentamente, nel

Lui

(con Lei...)

silenzio del grembo, una tunica di carne. Chissà quante volte avrai avuto il presentimento che quella tunica, un giorno, gliela avrebbero lacerata. Ti sfiorava allora un fremito di mestizia, ma poi riprendevi a sorridere pensando che tra non molto le donne di Nazaret, venendoti a trovare dopo il parto, avrebbero detto: «Rassomiglia tutto a sua madre». Santa Maria, donna gestante, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere come dono ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che germoglia. Santa Maria, donna gestante, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito. Perché, quando giungerà per noi il dies natalis, se le porte del Cielo ci si spalancheranno dinanzi senza fatica, sarà solo per questa nostra, sia pur pallida, somiglianza con te. Don Tonino Bello

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Maria: l’accoglienza di un DIO

Don Tonino Bello nella sua opera “Maria, donna dei nostri giorni” riflette sulla figura della Madonna, come immagine e possibilità per ogni essere umano di accogliere nel proprio corpo il frutto di Dio.

L

a frase si trova in un testo del Concilio Vaticano II, ed è splendida per dottrina e concisione. Dice che, all’annuncio dell’Angelo, Maria «accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio». Nel cuore e nel corpo. Fu, cioè, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Forse per capire fino in fondo la bellezza di questa verità, il vocabolario non basta. Bisogna ricorrere alle espressioni visive. E allora non c’è di meglio che rifarsi ad una celebre icona orientale, che raffigura Maria con il divin Figlio Gesù inscritto sul petto. È indicata come “la Madonna del segno”, ma potrebbe essere chiamata “la Madonna dell’accoglienza”, perché, con gli avambracci levati in alto, in atteggiamento di offertorio o di resa, essa appare il simbolo della più gratuita ospitalità. Accolse nel cuore. Fece largo, cioè, nei suoi pensieri ai pensieri di Dio, ma non si sentì, per questo, ridotta al silenzio. Offrì volentieri il terreno vergine della sua intimità alla germinazione del Ver-

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bo, ma non si considerò espropriata di nulla. Gli cedette con gioia il suolo più inviolabile della sua vita, ma senza dover ridurre gli spazi della sua libertà. Diede alloggio al Signore nella sua casa, ma non ne sentì, la presenza come violazione di domicilio. Gli aprì le porte delle stanze più segrete, ma senza subirne lo sfratto. Accolse nel corpo. Sentì, cioè, il peso fisico di un altro essere che prendeva dimora nel suo grembo di madre. Adattò, quindi, i suoi ritmi a quelli dell’ospite. Modificò le sue abitudini in funzione di un compito che non le alleggeriva certo la vita. Consacrò i suoi giorni alla gestazione di una creatura che non le avrebbe risparmiato preoccupazioni e fastidi. E poiché il frutto benedetto del seno suo era il Verbo di Dio che s’incarnava per la salvezza dell’umanità, capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime. Quell’ospitalità fondamentale la dice lunga sullo stile di Maria e delle sue mille altre accoglienze di cui il vangelo non parla, ma che non ci è difficile intuire. Nessuno fu mai respinto da lei. Tutti trovarono riparo sotto la sua ombra. Dalle vicine di casa, alle antiche compagne di Nazareth. Dai paren-


ti di Giuseppe, agli amici di gioventù di suo figlio. Dai poveri della contrada, ai pellegrini di passaggio. Da Pietro, in lacrime dopo il tradimento, a Giuda che, forse, quella notte non riuscì a trovarla in casa. Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell’intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà. Lo sappiamo: è la paura del nuovo a renderci spesso inospitali nei confronti del Signore che viene. I cambiamenti ci danno fastidio. E siccome lui scombina sempre i nostri pensieri, mette in discussione i nostri programmi e manda in crisi le nostre certezze, ci nascondiamo come Adamo nell’Eden, ogni volta che sentiamo i suoi passi. Facci comprendere che Dio, se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace. E una volta che l’avremo accolto nel cuore, anche il nostro corpo brillerà della sua luce. Santa Maria, donna accogliente, rendici capaci di gesti ospitali verso i fratelli. Sperimentiamo tempi difficili, in cui il pericolo di essere defraudati dalla cattiveria della gente ci fa vivere dietro porte blindate e sistemi di sicurezza. Non ci fidiamo più l’uno dell’altro. Vediamo agguati dappertutto. Il sospetto è diventato organico nei rapporti con il prossimo. Il terrore di essere ingannati ha preso il sopravvento sugli istinti di solidarietà che pure ci portiamo dentro. E il cuore se ne va a pezzi, dietro i cancelli dei nostri recinti. Disperdi, ti preghiamo, le nostre diffidenze. Facci uscire dalla trincea degli egoismi corporativi. Sfascia le cinture delle leghe. Allenta le nostre ermetiche chiusure nei confronti di chi è diverso da noi. Abbatti le nostre frontiere. Quelle culturali, prima di quel-

le geografiche. Queste ultime cedono ormai sotto l’urto dei popoli “altri”, ma le prime restano tenacemente impermeabili. Visto allora che siamo costretti ad accogliere stranieri nel corpo della nostra terra, aiutaci ad accoglierli anche nel cuore della nostra civiltà. Santa Maria, donna accogliente, ostensorio del corpo di Gesù deposto dalla croce, accoglici sulle tue ginocchio, quando avremo reso lo spirito anche noi. Dona alla nostra morte la quiete fiduciosa di chi poggia il capo sulla spalla della madre e si addormenta sereno. Tienici per un poco sul tuo grembo, così come ci hai tenuti nel cuore per tutta la vita. Compi su di noi i rituali delle ultime purificazioni. E portaci, finalmente, sulle tue braccia davanti all’Eterno. Perché solo se saremo presentati da te, sacramento della tenerezza, potremo trovare pietà.

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o n n a s i t t Forse non tu che... Notizie dalla Famiglia

E RO CUOR C A S O R IL CENT 25ANNI COMPIE fondatrice. a 3 u 1 s 0 , -2 te a 8 b 8 19 ia Ab o Suor Lid no! Ricordand o i ragazzi ma Tiburti n o o R S . a i , n e r io o z cro Cu nifesta nte l Centro Sa io delle ma a iz ta in s l’ fe truttori e ta le ’ s e a I z 3 li z 1 g ia 0 p i, 2 r l o e u r ro genit ttende s Il 27 ottob uesto tro con i lo nde folla a n a e r C g l ealizzato q e a r d n e u li a to 0 r a u tt .3 lt e 9 u g c ver pro rtive e Alle ore idia, per a ttivita’ spo L a r o le u o S n to ta a n apprezz che freque nel nosciuto e o c o ta celebrata n re. ta e n s ti a r ’ h e a e u ’, h q c a il it , e e er tutto person rse attiv molto belle i delle dive erimento p e v z if r ie n i ll ia d a n i o to d n m i u ti che grupp a, tes Centro, p sfilata dei luglio u.s., della Mess la 5 e 2 n o fi p il o a e d r ll d 0 A a ,0 del P i segni. Alle ore 10 alla Casa ente adatto sa, ricca d ta s m a e r n r la M o to e c , n ti r te n a a sole rovo p ia Abb salone una luogo di rit to Suor Lid a n d u r e o r ic a r e r o c e hann ere per significativ stro quarti o n l e n a r sta struttu fondo’ que pag. 24 I Frammenti I 11. 2013


e discipline, ri a v i d ri o tt e Istru di educatori o di lealta’ e it to ir iu p s a l’ n o n c o , c e insiem formare, olo, ioia di stare g riuscendo a i, la n a re v e o, e Don Pa io id in g iv g i d I a n . o S c i d o n o osso Parroc con il in cui tutti p on Matteo, D a s s e elle Ancelle una realta’ d M . le S ra e la n e to G periora ne anno celebra tante perso ipanti, la Su c e e ’, rt fraternita’.H a a it p n i u ra m a. T altre co o S. Bernadett to, anche di eguito hann s tu ti s in e ’I i ll v Parroco di e d ie ll come a se Suore o frequentato o, numero li o n ig s n n a o h C , tesso percors 8 s o 8 u o s 9 ll 1 e l n e ì s n o , c izio uendo , che dall’in figli, proseg ri p ro p i del quartiere à it rse attiv . ato alle dive la mattinata o accompagn s iu h c o n o zzi han chi dei raga nza ed affett e io c g s i o n e o formativo. c ti n ri a partecip a la mia gi, a o per tutti i sprimere tutt e i e rr o bambina: og v a a d Un rinfresc c a n n fi ro o c tr e v vani uo” Cen di questa bre ettere ai gio llieva nel “S m a s a e tr m l o In chiusura e c n o , lt a acco ua opera ia, che mi h tinuare la S n o c a re a v per Suor Lid atleti. ore di pro e persone e nni, ho l’on m a o i c d a a it z c n s re ta dis la loro c orzetti e morali per i v ti a c u d e Francesca B valori i Pallavolo Istruttrice d

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e dalla Famiglia

SITO DELLA PR

OVINCIA: INSIE

ME PER MIGLIO

RARE. Dall’8 al 10 novem bre, a Cassano, si e’ tenuto un corso di ag del sito della Provinc giornamento per la ia, www.acjitalia.org gestione . Hanno partecipato, oltre alla Provincia le , sr Tiziana Petripao varie comunita’, ch li, rappresentanti de e vanno a costituire lle la Redazione Web: sr Carmela Galati da sr Grazia Cioffi da Pal Cariati, sr Pina Agr er mo, esti dal Tiburtino e Settembre. sr Elina Graceffa da XX Grazie alla pazienza e alla grande compe tenza dei web maste e Vincenzo Lapenta, r, Fortunato Ammen il gruppo e’ passato dolia da un livello zero a un verificare voi stessi, livello che potrete visitando il sito, che cosi’ potra’ essere da evangelizzazione. vvero uno strumento di

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Davanti a Come vorrei che tu venissi tardi, per avere ancora tempo di annunciare e di portare la tua carità agli altri. Come vorrei che tu venissi presto, per conoscere subito, alla fonte, il calore della carità. Come vorrei che tu venissi tardi, per poter costruire nell’attesa, un regno di solidarietà, di attenzione ai poveri.

Lui

Come vorrei che tu venissi presto, per essere nella gioia piena. Signore, non so quello che voglio, ma di una cosa sono certo: il meglio è la tua volontà. Aiutami ad essere pronto a compiere in qualsiasi tempo e situazione la tua volontà d’amore per noi, adesso e al tempo della mia morte. Amen. di autore ignoto

Come vorrei che tu venissi presto, per essere subito in comunione piena e definitiva con te. Come vorrei che tu venissi tardi, per poter purificare nell’ascesi, nella penitenza, nella vita cristiana la mia povera esistenza. Come vorrei che tu venissi presto, per essere accolto, peccatore, nella tua infinita misericordia. Come vorrei che tu venissi tardi, perchè è bello vivere sapendo che tu ci affidi un compito di responsabilità. 11. 2013 I Frammenti I pag. 27


Gesù Bambino e la sua Ancella Presso la culla del Divino Infante, Sovrano Redentore, l’Ancella si fissa in quel sembiante come rapita in estasi d’amore. Gesù le dice sorridente e buono: “Fedele Ancella, che mi porti in dono?”. “Le mie fervide preghiere depongo ai piedi tuoi, le parole d’amore più sincere io ti offro, Bambinello, se tu vuoi”.

“I miei peccati? E come mai, Signore? Sono i miei peccati un dono? E che farne desidera il tuo cuore?”. “Vuole accordare ad essi il suo perdono!” Grida l’Ancella ad un accento sì divino: “Com’è grande il tuo Cuor, Gesù Bambino!”.

“Non basta – risponde il Pargoletto Re – qualche altra cosa io voglio da te”. “Tutto quel che possiedo, Infante mio, e tutto quel che io sono solo a te spetta e mai non sarà mio, lo lascio qui dalla tua culla al trono”. “Non basta – dice il dolce Redentor – io da te bramo qualche cosa ancor”. “Che posso offrirti, amato Bambinello? Per te non ho più nulla di generoso, sublime e bello”. Gesù fissa gli occhi della sua Ancella, innamorati. “E dammi – dice – tutti i tuoi peccati”. Progetto Grafico: Giorgio Ponte; e-mail: giorgio_ponte@yahoo.it

sr Virginia Alesi acj (94 anni)

FRAMMENTI - anno 1 numero 5  
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