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Bimestrale delleAncelle del S.Cuore di Gesù - Provincia d’Italia. Via XX Settembre 65/b-00187 ROMA - www.acjitalia.org; Tel. 06.4073889; e-mail: provincialeitalia@tiscali.it

mAGGIO 2013


M

aggio, mese di piena Un carisma che non è di immediata primavera, quasi estate, comprensione, ma che apre agli tutta la natura invita orizzonti sconfinati di Dio e ci offre una spiritualità forte, capace di fare alla lode. del tempo della nostra vita un kairòs, Mese di Prime Comunioni, di primi un tempo di grazia.

incontri forti, profondi, con il Signore e, a volte, occasione di ritorno per le Un carisma che mi aiuta a famiglie. Tanti doni di cui ringraziare spogliarmi di me per lasciarmi il Signore. riempire da Dio.

Mese dedicato a Maria e in cui la Chiesa celebra Santa Raffaella, che Un carisma che mi chiama a ha voluto imitarla nell’essere tutta di mettere tutto il mio impegno non Dio, ancella del suo Cuore. tanto nel fare, quanto nel lasciarmi fare… così controcorrente da poter E per lei eleviamo al Signore il nostro davvero cambiare le cose, prima di Te Deum, perché ha saputo incarnare tutto me stesso. un carisma fecondo, aprendoci un cammino. Con questo numero di “Frammenti”, vogliamo condividere qualcosa del Un carisma: grande dono che abbiamo ricevuto e iniziamo con “Fiat”, un bel canto di • d’amore, in risposta a Chi ci ha Maite López, che, come una ouverture, amato per primo dà un anticipo di quello che troveremo • di riparazione dell’immagine nel resto della rivista. sfigurata dell’uomo e di quella travisata di Dio Auguro a tutti un buon “rifornimento” • di riconciliazione dell’uomo con per continuare il viaggio della nostra se stesso, con l’altro, con Dio e con il vita. creato.

Sr Tiziana Petripaoli a.c.j.

pag. 2 I Frammenti I 05. 2013


Fiat

Lasciar che il tuo torrente di grazia giunga fin nel profondo, fin nel più intimo del nostro cuor. E che da parte nostra solo resti togliere ostacoli, non dobbiam fare noi, ma lasciar fare a te. Questo è riparare, questo è adorare, questo è accogliere e dire fiat, fiat, fiat mio Signor (bis). Contemplare il cuore di Cristo aperto e pieno di misericordia, di misericordia. E attraverso Lui guardare tutto, guardare il mondo e riuscire a capire la fragilità. Questo è riparare, questo è adorare, questo è accogliere e dire fiat, fiat, fiat mio Signor (bis). Che può fare una creatura che si sente tanto impotente per corrispondere a tutto il tuo amor? Può amar, sempre più amar, perché l’amore vince tutto e chiedere a te che le doni il tuo amor. Questo è riparare, questo è adorare, questo è accogliere e dire fiat, fiat, fiat mio Signor (bis).

Maite Lopez Martinez

05. 2013 I Frammenti I pag. 3


SCOPRIRE IL SENSO 5 • IL CARISMA. La missione di Raffaella.

Frammenti

2 • EDITORIALE

Bimestrale delleAncelle del S.Cuore di Gesù - Provincia d’Italia. Via XX Settembre 65/b-00187 ROMA - www.acjitalia.org; Tel. 06.4073889; e-mail: provincialeitalia@tiscali.it

mAGGIO 2013

Frammenti INDICE 10 • SANTA RAFFAELLA. Nelle profondità della gioia. STORIE E RACCONTI

24 • PERCHE’ LA FAMIGLIA ACJ? Racconto di un giovane laico. FORSE NON TUTTI SANNO CHE... 28 • NOTIZIE DA CASSANO 29 • NOTIZIE DA ROMA 30 • NOTIZIE DA CARIATI

16 • PREGHIERA: LACONTEMPLAZIONE NELL’AZIONE. Intervento di Sr. Inmaculada Fukasawa. 18 • MAGIS. RISPOSTE NUOVE Una novizia racconta la sua esperienza di servizio a Madrid. 20 • TERZA PROVA. E’ PER SEMPRE Il racconto di chi si prepara a prendere i voti perpetui.

DAVANTI A LUI 3 • FIAT. Canto sulle parole di S. Raffaella. 15 • IL MONDO E’ UN TEMPIO. Preghiera di S. Raffaella. 31 • IL MIO Sì. Preghiera a Maria.

22 • GIOVANI. EMERGENZA EDUCATIVA. Riflessioni sulle esigenze formative dei ragazzi nel nuovo millennio.

Per contattarci: SITO DELL’ISTITUTO: www.congregacion-aci.org SITO DELLA PROVINCIA: www. acjitalia.org SITO DELLA FAMIGLIA ACJ: www. familiaaci.com E-MAIL DEL (ong a scopo umanitario): proacis@planalfa.es pag. 4 I Frammenti I 05. 2013


Il Carisma. La missione di

R

RAFFAELLA

Ma quindi cos’è? iparazione: questo è il cariSe il peccato è disobbedienza, sma che la Chiesa ha affidato a Santa Raffaella. Ma di che si sfiducia nei confronti di Dio, la ripatratta? Che cosa bisogna ripa- razione è obbedienza amorosa, fiduciosa, “come un bimbo in braccio a rare? sua madre” (Sal 130). Riparare il sogno di Dio, l’immaRiparare anche l’immagine di Dio gine dell’uomo. Riparare quello che il che ha l’uomo. peccato ha guastato. Immagine di Dio… immagine È Cristo che ripara, anzi, redime, dell’uomo…: su questo lavorano gli rifà nuovo. Noi possiamo solo colla- esercizi spirituali di S. Ignazio. borare alla realizzazione del progetCuore di Cristo: Il significato proto. Solo riparati, ripariamo, per soli- fondo della devozione al Sacro Cuore darietà, per condivisione. è l’amore di Dio, che dall’eternità ama

05. 2013 I Frammenti I pag. 5


il mondo e ha dato per esso il suo Figlio (Gv 3, 16; cfr. Rm 8, 32, ecc.). È una devozione verso l’intimo della persona di Gesù, verso la sua coscienza profonda, la sua scelta di

dedizione totale a noi e al Padre. In questo senso il cuore viene considerato biblicamente come il centro della persona e il luogo delle sue decisioni. È così che questa devozione ci aiuta ancora oggi a contemplare ciò che è essenziale nella vita cristiana, la carità. È anche in stretta relazione con gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio, che sono un invito a contemplare a lungo Gesù nei misteri della sua vita, morte e resurrezione, per poterlo conoscere, amare e seguire. La seconda settimana degli Esercizi non è altro pag. 6 I Frammenti I 05. 2013

che una lunga contemplazione dei sentimenti del cuore di Cristo. La devozione al Sacro Cuore ci ricorda anche come Gesù abbia donato sé stesso “con tutto il cuore”, cioè volentieri e con entusiasmo. Ci viene dunque detto che il bene va fatto con gioia, perché «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35) e «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7). Ciò tuttavia non deriva da un semplice proposito umano, ma richiede un’accoglienza piena della presenza di Dio nella nostra vita. Solo Lui può dare la gioia. Ce lo dice bene l’autore della “Sapienza di un povero”, Eloi Leclerc: “La santità non consiste in un compimento del proprio essere, né in uno stato di pienezza. La santità consiste, innanzi tutto, in un vuoto che si scopre in noi e si accetta, e che Dio ricolma di sé nella misura in cui noi ci apriamo alla sua pienezza. La nostra miseria, allorché viene accettata, diventa lo spazio libero dove Dio può ancora creare. Bisogna semplice-


mente spogliarci di tutto, accettare la nostra povertà. Non vedere altro che la gloria del Signore e lasciarcene irradiare. Ci basta che Dio esista”. Sulla stessa linea troviamo Raffaella che, in uno dei suoi appunti spirituali, scrive: “Vedevo uscire da Gesù come un torrente d’amore che sembrava precipitare verso la mia anima, ma potevano raggiungerla solo alcuni spruzzi perché lo impedivano piccoli ostacoli che si frapponevano nel cammino. L’uomo esperto toglie gli ostacoli più grandi al ruscello così che scorra facilmente e non si disperda in rigagnoli, perché sa che la forza dell’acqua trascinerà via gli ostacoli più piccoli; così avrebbe fatto Dio nella mia anima; dovevo lasciarlo scorrere e la forza del torrente avrebbe trascinato via le imperfezioni. Gli dissi di sì e l’amore venne con una forza tale da trascinare via tutto e, al raggiungere il cuore, solo la sua forza permise che non diventasse cenere”. (1887) La riparazione al Cuore di Cristo è accogliere il suo amore, dando una risposta d’amore: è la REDAMATIO. È opporre alla dinamica del peccato la dinamica dell’amore che diventa ri-

paratore. Come Pietro: alla triplice negazione segue la triplice affermazione, che nasce dall’esperienza della misericordia di Cristo dopo il peccato. Dopo l’arresto di Gesù, Pietro lo segue da lontano nel cortile della casa del sommo sacerdote. Ci dice Luca che: «Accesero un fuoco in mezzo al cortile, sedendovi intorno. Pietro si sedette in mezzo a loro. Una serva, vedendo Pietro seduto presso il fuoco, lo guar-

dò fisso e disse: «Anche costui era con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Donna, non lo conosco». E poco dopo, un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di quelli». Ma Pietro rispose: «No, uomo, non lo sono». Trascorsa circa un’ora, un altro insisteva, dicendo: «Certo, anche questi 05. 2013 I Frammenti I pag. 7


era con lui, poiché è Galileo». Ma Pietro disse: «Uomo, io non so quello che dici». E subito, mentre parlava ancora, il gallo cantò. E il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: «Oggi, prima che il gallo canti, tu mi

d’amore e di fedeltà che saprà rendere al Cristo risorto sulle rive del lago, quando: «Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene» (Gv 21,15-17).

È l’amore umile del peccatore che, avendo scoperto la propria miseria e fragilità apre il cuore all’amore che salva, libera, perdona. È il momento della vera conversione, della trasformazione del cuore. L’amore porterà Pietro a dare la vita per Cristo. È lo stesso percorso che fa anche santa Raffaella e che la porta a comporre quella magnifica professione di fede nella misericordia di Dio che rinnegherai tre volte». E, andato fuori, è l’atto di abbandono: pianse amaramente» (Lc 22,54-62). Dio e Signore mio, ho paura di Pietro si sente amato nonostan- offrirmi alla vostra divina volontà te la sua infedeltà, sente su di sé lo come se foste un giudice rigoroso e sguardo d’amore e di comprensione non un padre amoroso, e in questo di Gesù e questo lo ripara e gli per- offendo la vostra divina misericordia, metterà quella triplice professione della quale ho ricevuto tante prove pag. 8 I Frammenti I 05. 2013


durante tutta la mia vita. Questo è già finito, e in questo momento mi offro irrevocabilmente ai vostri divini disegni, siano dolci o amari, perché disponiate di me secondo ciò che voi, Gesù mio, volete; sono vostra per tanti titoli e ne avete grande diritto. Io spero, con la vostra grazia, di uccidere d’un colpo i miei desideri, di essere contenta di tutto e dire sì a tutto, e alimentare costantemente una fiducia tanto grande verso di voi, da ricevere tutti gli avvenimenti, anche il più umiliante e doloroso, come un dono preziosissimo dell’amore di cui arde per me il vostro Divino Cuore. Maria del Sacro Cuore di Gesù. Vittima d’amore.

Non si tratta di compiere “atti” isolati d riparazione o di espiazione dei peccati, ma di vivere in un costante atteggiamento di conversione, aprendo il cuore all’amore umano del Figlio di Dio fatto uomo, il Gesù storico. La riparazione al Cuore di Cristo autenticamente vissuta diventa amore operante, attivo, e include l’attenzione e il servizio al povero, all’oppresso, all’emarginato, la promozione della giustizia nell’amore, l’affermazione dei valori evangelici. “L’amore ci spinge – dice san Paolo – guai a me se non predicassi il Vangelo”. Santa Raffaella: Sto in questo mondo come in un tempio e io, come Riparazione ed eucaristia. suo sacerdote, voglio offrire una conNel contesto della cena pasquale tinua lode e un continuo sacrificio in cui viene istituita l’Eucaristia, Gio- per la salvezza del mondo. vanni riporta “il testamento d’amore” di Cristo. Sia nel Mistero del Cuore di Riparare è fare il possibile, almeno Cristo, sia nel Mistero Eucaristico, il con preghiere, perché gli uomini cocontenuto essenziale è l’amore per- noscano e amino Dio. sonale di Gesù che richiede una riRealizzare una nuova fondazione sposta d’amore. per Raffaella è aprire “una casa di riProvate a posare la testa sul Cuore parazione”. di Cristo e ascoltare cosa dice di voi, Una casa di riparazione è una codelle persone che avete intorno, del- munità che prega, adora, ama, evanle persone con cui avete difficoltà… gelizza, ponendo al centro della sua L’Eucaristia celebra la riconcilia- vita e della sua missione l’Eucaristia. zione tra gli uomini e Dio, operata da Cristo, ed esige la riconciliazione. Crea comunione ed esige comuFrammenti da diverse Ancelle nione. È dono d’amore e richiede amore. 05. 2013 I Frammenti I pag. 9


SANTA RAFFAELLA: I

Nelle profondità della santi non li guardiamo per dire come sono bravi, ma perché ci aiutino a migliorare nella nostra vita cristiana e a

Raffaella chiediamo di parlarci della gioia, che dovrebbe essere l’identificativo di ogni cristiano.

GIOIA Elisabetta e Maria esplode in quel meraviglioso inno di gioia che è il Magnificat. Fondamento ultimo di questa gioia è il

La gioia è categoria biblica: la troviamo

sentirsi amati da Dio, che ci si dona senza

ripetuta moltissime volte nei Salmi (“Servi-

condizioni e ci ama come figli e fratelli, di

te il Signore nella gioia”, “II Signore è la mia

quell’amore gratuito che è pura grazia.

gioia”...); i Profeti cantano la gioia della cre-

Gioia e comunione sono due parole

azione (“Le stelle brillano di gioia per Colui

che vanno insieme. Comunione con Dio

che le ha create” Bar 3,34-35) e annunciano

e con i fratelli: è la festa di famiglia, il so-

con gioia la venuta del Signore (“Rallegra-

gno di Dio, la gioia dell’amore vissuto nel-

ti, esulta di gioia Sion” Sof 3,14).

la libertà dei figli. “Facciamo festa” è l’invito

II Nuovo Testamento è un’esplosione di

del Signore a tutti quelli che accolgono la

gioia perché il Signore è in mezzo a noi. Il

sua presenza e desiderano vivere in comu-

Vangelo - lo dice il nome - è Buona Notizia,

nione con Lui.

lieto annunzio, fonte di gioia; il programma di Gesù è “Beati”, felici... La prima paro-

Raffaella la si conosce come una donna

la, che apre al mondo la porta della salvez-

che si è fatta santa accogliendo con fede e

za è “Rallegrati!”. La gioia rivela la presenza

generosità le grandi sofferenze della sua

del Signore: Giovanni esulta nel seno di

vita, e forse abbiamo fatto meno attenzio-

pag. 10 I Frammenti I 05. 2013


ne a quella gioia profonda che le ha per-

re tre fonti:

messo di vivere con lo sguardo volto più

1 Un animo sensibile e contemplati-

in là, dove contemplava il motivo della sua

vo: Raffaella aveva un animo sensibile, con-

gioia.

templativo, capace di cogliere la bellezza e

Non dimentichiamo che Raffaella è

di lasciarsene colpire, stupire, capace di la-

andalusa e riflette in sé lo spirito della sua

sciarsi portare più in là, verso la fonte della

terra, aperto, allegro, otti-

bellezza.

mista, che le permette di cogliere il positivo, di relativizzare le situazioni più difficili e di comunicare gioia. Quando il Cardinal Mazzella, protettore dell’istituto, va a farle visita, lei stessa dice che lo fa ridere fino a vederglisi l’ultimo dente (cf. lettera del 15-6-1890) e, nei primi giorni della fondazione di Cadice, scrive: “Ci sono molte piccole pene, ma siccome

tut-

to si prende con allegria, neanche lo sembrano” (Lettera del 8-3-1890). Ma dove questa

da viene gioia?

Possiamo suppor05. 2013 I Frammenti I pag. 11


Dopo una festa, scrive ad un’amica: “Quando stavamo tutti seduti tanto contenti, pensavo che se era così in una cosa tanto meschina, che sarà quando staremo nell’eterno convito?” (Lettera del 26-81873). E a una suora che aveva

attraver-

sato il mare par andare a Buenos Aires: “Mi rallegro che non abbia sofferto il mal di mare, così avrà potuto continuamente lodare Dio per la grandezza che aveva davanti, perché l’immensità del mare eleva l’anima e si benedice, senza rendersene conto, la grandezza di chi l’ha creato” (Lettera a sr. Rosa, Buenos Aires, da Roma nel 1911).

2 L’esperienza di sentirsi amata: Raffaella è cresciuta in un ambiente familiare pieno di affetto. Ha sempre sperimentato il grande amore della sua famiglia e di tutti quelli che la circondavano. Questo l’ha aiutata a crescere in sicurezza e positività. Anche nella sua relazione con Dio ha sempre avuto la certezza che pag. 12 I Frammenti I 05. 2013


Lui l’amava come la pupilla dei suoi occhi.

sto nostro Signore nella via Larga. Quando

Nei suoi appunti leggiamo: “L’amore

i luoghi sono peggiori, mi da ancora più

del Cuore di Gesù avvolgeva la mia anima

gioia, perché nostro Signore deve ostenta-

e il mio corpo” (ES 1888). “Mi si rappresen-

re ancor più la sua misericordia con i pove-

tò la mia anima sotto la figura di una bim-

ri peccatori che, anche se non lo visitano,

ba, come sempre, ma bellissima e piena di

devono sentire la sua influenza” (Lettera

vita [...]. La vedevo amatissima da Gesù. [...]

del gennaio 1889).

La pace, la luce e la gioia dolcissima in cui

Invita le suore ad amare molto l’incarico

si inabissò la mia anima la conosce chi me

che viene loro affidato perché, “facendolo

l’ha data. [...] Capii che ero amatissima da

per amore del Cuore di Gesù, Lui suppli-

Dio, di un amore di predilezione. Mi si fece

rà meglio di noi per rimediare alle grandi

capire che ero per Gesù dell’ordine delle

necessità che ovunque ci circondano” (cf.

anime più amate” (3-4-1892).

Lettera del 30-9-1887).

3 Una grande capacità di amare: A tanto amore ricevuto, Raffaella seppe ri-

Abbiamo visto l’origine della Gioia di Raffaella: ora vediamo a cosa essa porta.

spondere con grande generosità. Nel suo cuore aveva sempre un fuoco ardente

A vivere il mistero pasquale con lo

d’amore che la spingeva e dava dinami-

sguardo volto alla risurrezione, cioè a vive-

smo ed entusiasmo alla sua vita, facendole

re il dolore come cammino verso la gioia.

sognare un’umanità riconciliata con Dio.

Negli scritti di Raffaella troviamo mol-

Nel suo primo viaggio verso Roma,

te espressioni tipiche della spiritualità del

scrive: “Oggi abbiamo incrociato un treno

suo tempo, che esalta la sofferenza come

di pellegrini stranieri, lunghissimo. Che

strumento di salvezza e come massima

abbigliamenti! Quanti figli ha Dio! Prega-

identificazione con Gesù Cristo. Questa è

te per loro; vedendo il mondo, si ravviva lo

l’espressione culturale del suo tempo.

zelo” (Lettera del 8-5-1890).

Tuttavia, nella sua esperienza spiritua-

E, parlando di una fondazione a Cuba:

le, interiore, mistica, si nota una dimen-

“Sono molto felice di vedere lì una casa di

sione totalmente diversa, libera, gioiosa:

riparazione, come lo fui quando vidi espo-

l’esperienza di un Dio che è puro dono, 05. 2013 I Frammenti I pag. 13


In altri appunti leggiamo: “Dio mi accoglie sempre con misericordia e moltissime volte con un’unione tanto intima, che mi fa uscire da me: perché sembra trasformarmi in Sé, e vive, entra ed esce, nella mia anima come a casa sua, senza il più piccolo ostacolo” (1890). “Tacevo e mi lasciavo condurre, piena di gratitudine fino a versare lacrime, da quella mano affettuosa che neanche per un momento si allontanava da me e dilatava le profondità della mia anima” (Es. Sp. 1891). E’ una donna che soffre, ma che non si lascia vincere dalla sofferenza perché la gioia profonda della sua vita nessuno che si regala con sovrabbondanza, che

gliela può togliere, come disse Gesù: “Voi

non chiede sacrifici né penitenze per esse-

ora siete tristi, ma tornerò a voi e il vostro

re conquistato, ma si abbassa verso la cre-

cuore si rallegrerà e nessuno potrà toglier-

atura sollevandola a sé con un abbraccio,

vi la vostra gioia” (Gv 16,22). Raffaella visse

come il Dio Padre che ci viene descritto da

sempre con questa certezza.

Osea nel cap. 11.

Nel 1907 scriveva “Voglio essere

Nella sua preghiera, a Raffaella “sem-

quest’anno la gioia del Signore”: è l’invito

brava che l’Autore di tanto bene la co-

che fa anche a noi, che abbiamo ricevuto

gliesse nel suo seno e la sostenesse con le

la fiaccola e siamo chiamati ad accende-

braccia della sua tenerezza e la stringesse

re la gioia nel mondo, a ripetere ad ogni

contro il suo volto divino, riempiendola di

uomo, dopo 2000 anni, lo stesso invito

dolcezze che non sono di questa vita né ci

con cui iniziò la redenzione “Rallegrati! Il

sono espressioni con cui manifestarle” (Es.

Signore è con te”.

Sp. 1890).

pag. 14 I Frammenti I 05. 2013

Sr Tiziana Petripaoli a.c.j.


Davanti a Il mondo è un tempio per me e tutta la mia vita loda il Signore. Ti lodo, Signore, e ti ringrazio per le meraviglie della natura: per la grandezza e la profondità del mare, immagine della profondità insondabile del tuo amore. Per le stelle che incantano gli occhi nelle notti scure. Per il sole e le nubi, presagi di pioggia e di neve, che distribuisci senza distinzione sui buoni e sui cattivi.

Lui Ti lodo e ti ringrazio, Signore, perché ci ami come le pupille dei tuoi occhi, per il tuo amore che supera ogni comprensione, per la tua presenza vicina nell’Eucaristia - mare senza fondo in cui ci possiamo sempre tuffare -. Nel meraviglioso tempio di questo mondo Prostrato a terra rendendo grazie, ti offro, Signore, la mia vita in una continua e gioiosa lode.

Il mondo è un tempio per me e tutta la mia vita loda il Signore. Ti lodo, Signore, e ti ringrazio Per la tua immagine divina impressa come un sigillo sulla fronte di tutti i tuoi figli, di tutti gli uomini.

St. Raffaella Maria a.c.j.

Ti lodo, Signore, e ti ringrazio Per l’allegria dei bambini, per i sogni dei giovani, per la gioia delle famiglie unite, per la fede e la speranza di quelli che continuano a scoprirti nonostante le contraddizioni della vita. Il mondo è un tempio per me e tutta la mia vita loda il Signore. 05. 2013 I Frammenti I pag. 15


PREGHIERA:

la Contemplazione

nell’Azione.

Frammenti da un intervento di sr Inmaculada Fukasawa, superiora Generale delle Ancelle del S. Cuore di Gesù, alla quarantaduesima Settimana Nazionale per la Vita Consacrata, il 5 aprile 2013 a Madrid.

D

a quando ho conosciuto il cristianesimo, c’è qualcosa che mi attira sempre l’attenzione: il Dio cristiano è un Dio personale e vicino, che non si è limitato a inviare profeti che parlassero di Lui, a chiederci di agire eticamente, bensì ha rivelato se stesso, non solo con la parola, ma si è fatto storia di uomo, “la Parola si è fatta carne” (Gv 1,14). È questa la grande novità portata dal cristianesimo, ma la cultura europea, occidentale, di radici cristiane non ci fa più caso proprio per quanto è evidente. Il nostro Dio non è un Dio astratto, è il Padre di Gesù Cristo… Il nostro Dio ha un volto umano, ci chiama amici, è morto per noi, vuole che celebriamo l’Eucaristia in sua memoria e in essa ci invita a vivere la co-

pag. 16 I Frammenti I 05. 2013

munione con Lui. Ci cerca, ci chiama a collaborare al suo progetto di salvezza, ci rende necessari e liberi nella costruzione del Regno. È un Dio che ci dà la grazia di rimanere in Lui (Gv 15). Il Papa emerito Benedetto XVI, nella sua enciclica “Deus caritas est”, scrive: «… non si comincia ad essere cristiani per una decisione etica o per una grande idea, ma per l’incontro con un evento, con una Persona, che dà un nuovo orizzonte alla vita e, insieme, un orientamento decisivo… e dal momento che è Lui che ci ha amati per primo (cfr 1Gv 4,10), adesso l’amore non è solo un “comandamento”, ma la risposta al dono dell’amore con cui Dio ci viene incontro» (DCE 1).


Pregare è confessare che Dio è qui. Preghiamo perché speriamo in Dio che agisce. È espressione della nostra capacità di trascendere, siamo condotti verso “dove non sappiamo”. Nella preghiera rinunciamo all’efficacia, non c’è protagonismo. È solo Lui il Signore, la preghiera è lasciarsi trasformare. È l’ascolto della Parola che ci forma e ci trasforma. Preghiamo Dio come sue creature, piccole davanti a Lui, consapevoli che senza di Lui non possiamo fare nulla. La preghiera è confessione di fede. Pregare implica scegliere a chi o cosa dedicare il mio tempo, che è il bene più scarso in questo momento. Familiarmente diciamo che “abbiamo tempo per quello che vogliamo”. Dedichiamo tempo a chi amiamo, perciò l’impegno nella preghiera dice chi amiamo e dove abbiamo il cuore. Dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore. Preghiamo perché speriamo in Lui, perché abbiamo la certezza che Lui viene a noi, che Lui compie la sua promessa di stare con noi. Nel recente Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, a cui sono stata invitata a partecipare, l’allora primate della Chiesa Anglicana, Rowan Williams, disse: «La contemplazione è la chiave per l’essenza di un’umanità rinnovata, capace di vedere il mondo con libertà… è un momento intrinseco del processo di trasformazione». È vero che, nel momento in cui contempliamo Gesù in preghiera, ci lasciamo trasformare da Lui. Gesù ci rinnova e ci rende liberi dai nostri egoismi e pregiudizi per poter vedere il mondo con gli occhi di Dio. Una domanda dell’arcivescovo ci prospetta due modi di collocarci di fronte alla realtà: uno che parte da noi ed è uno sguardo ansioso sulla realtà, sopraffatti dalla sua durezza. L’altro è uno sguardo contemplativo che vede Gesù come immagine del Padre e, con la sua luce, ci porta a riconoscere

la sua immagine in noi stessi e anche nelle persone con cui viviamo e lavoriamo. Solo centrando il nostro cuore in Gesù, potremo godere di noi stessi e degli altri. È la stessa esperienza che la spiritualità ignaziana chiama “contemplazione nell’azione”, che ci porta a riconoscere Dio in tutte le cose. Nella preghiera troviamo la luce per scoprire Dio negli uomini e negli eventi, e anche la forza di rispondere alle chiamate che ci fa attraverso i fratelli. In continua unione con Cristo, la preghiera si fa apostolica e il nostro servizio apostolico, un incontro con Dio. L’intervento dell’arcivescovo inglese ebbe molta risonanza tra i partecipanti al Sinodo, tanto che, nel Documento finale, troviamo: “Solo a partire da uno sguardo adorante del mistero di Dio, solo dalla profondità di un silenzio che si fa seno che accoglie l’unica Parola che salva, può svilupparsi una testimonianza credibile per il mondo”. Impressiona che, pensando alla nuova evangelizzazione, si sottolinei tanto l’importanza della contemplazione. Forse ci aiuta a capirlo un testo di Pedro Arrupe. Niente è più pratico che incontrare Dio; che amarlo in modo assoluto e fino alla fine. Quello di cui sei innamorato e infiamma la tua immaginazione lo ritroverai in tutto. Determinerà ciò che ti fa alzare la mattina e quello che fai con le tue sere; come passi i fine settimana, quello che leggi e chi conosci; quello che ti spezza il cuore e quello che ti riempie di stupore con gioia e gratitudine. Innamorati, resta innamorato e questo deciderà tutto. 05. 2013 I Frammenti I pag. 17


MAGIS

Un dono ANTICO che spinge a cercare

RISPOSTE NUOVE

Il carisma oggi: una novizia italiana racconta la sua esperienza in un quartiere difficile di Madrid.

C

osa vuol dire essere Ancelle in questo tempo? Quali sono i nuovi volti da Riparare? Dove ci invia il Signore ad annunciare la sua pre-

senza? Tutte queste domande sorgono dalla contemplazione di una realtà quotidiana che a volte spinge a cercare risposte diverse, nuove, inattese. Il quartiere di Entrevías è situato tra due stazioni ferroviarie. Una zona di periferia, lontana dal mormorio cittadino, dal commercio spagnolo. La sua posizione geografica non lo rende il posto migliore per vivere. Eppure, non molti anni fa, questo isolato iniziò ad essere abitato da persone immigrate dal sud della Spagna: Andalusia, Estremadura, ecc. Qui i contadini trovarono la terra promessa ricca di prosperità, sogni,

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opportunità, orizzonti nuovi. Nonostante tutto, il Governo madrileno decise di spegnere queste fievoli speranze e riportare alla dura realtà i nuovi inquilini. Il terreno era abusivo e non poteva essere edificato. Così si stabilì di far radere al suolo tutte le case che erano state costruite senza tetto. Tutte le notti la Polizia faceva ispezione accompagnata da una gru e, quando se ne presentava l’occasione, buttava giù la abitazioni illegali come fossero giocattoli. Però i contadini non si arresero, capirono che bisognava fare in fretta e lavorare di notte per riuscire a completare le chobolas (case con una sola abitazione) prima che arrivasse la polizia. Tutti aiutavano, tutti collaboravano perché tutti conoscevano il dolore di vedersi senza un tetto, senza un posto dove sentirsi al sicuro. Il lavoro notturno, realizzato alla luce della luna, permi-


se la nascita di questo quartiere. Questa esperienza creò una forte complicità tra gli abitanti che non persero mai questa solidarietà, questa capacità di condividere il poco che possiedono, di aprire il cuore alle necessità dell’altro. Le Ancelle sono arrivate in questa zona verso gli anni sessanta. La loro opera è stata di continuare una scuola che già esisteva per poter rispondere alla situazione di povertà attraverso l’educazione. La scuola si chiama Santa Raffaella Maria e, ancora oggi, accoglie bambini e ragazzi di tutto il quartiere. Un problema che si cerca di combattere e che si vorrebbe sradicare è l’abbandono scolastico degli studenti, che cercano lavoro o cercano di occupare il tempo con altre attività, non sempre molto dignitose. Allora, in questo tempo e in questo posto speciale, cosa vuol dire essere Ancella, cosa vuol dire far presente il carisma, cosa significa essere reparatrici? Essere Ancelle in Entrevías significa riconoscere che «il Padre mio opera sempre» (Gv 5.17) nella vita di ciascuna, che la ripara con costanza e pazienza e, a partire di lì, la invia a una duplice missione: riparare l’umanità e lasciarsi riparare dalla stessa umanità. Ognuna nella comunità ha una missione precisa: alcune sono volontarie della Caritas parrocchiale, altre sono catechiste, altre lavorano in un’associazione dei gesuiti di prevenzione per minori, altre sono inserite nella scuola. La nostra missione, quindi, ci mette in contatto con le storie dei nostri vicini e ci consente di conoscere la sofferenza di chi ci sta intorno.

Di fronte alla fame di alcune famiglie, di fronte ai casi di ragazzi che sprecano la loro vita senza una direzione, di fronte ai bambini provenienti da famiglie inesistenti, il nostro essere riparatrici ci spinge a lasciarci muovere a compassione, ad accompagnare questo dolore, a stare vicino psicologicamente ed economicamente, a cercare soluzioni per uscire dalle spirali vertiginose della povertà. Come comunità, essere riparatrici significa adattare il nostro stile di vita a quello dei nostri vicini affinché sia semplice, austero, accogliente. Significa lottare accanto a chi ha perso la speranza, riconoscere in ciascuno l’immagine distorta di Dio, restituire la dignità perduta. D’altra parte, lasciarsi riparare significa inginocchiarsi con riverenza davanti alle testimonianze di fede delle anziane, significa rispettare la vita delle catechiste che si sentono continuamente sostenute e accompagnate da Dio, significa contemplare i gesti di condivisione che nascono spontanei dalla generosità di un cuore umile e semplice, significa rallegrarsi per i traguardi raggiunti da alcuni ragazzi della scuola, significa imparare ad ascoltare e a lasciarsi evangelizzare. Finalmente, per noi, essere comunità di Ancelle in Entrevías significa lasciarsi trasformare dalla Grazia di Dio e sentirsi inviate a partecipare alla missione riparatrice di Gesù che venne perché «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10.10).

Anna Rita Bozzetti e Guniorato a.cj. 05. 2013 I Frammenti I pag. 19


TerzaProva: Da tutto il

Q

uante volte dall’ingresso nella Famiglia ho sentito parlare di “terza prova”, quante volte avevo visto le “terzerone” (le suore ancora in formazione che si preparano ad un impegno definitivo con Dio, nella Congregazione). Sembrava così lontano. Tanti anni di pura formazione integrale (ben sette anni e mezzo: durante il postulantato ho potuto vedere da vicino lo stile di vita della Congregazione, nel noviziato sono entrata in contatto con le “fondamenta dell’Istituto”, le due fondatrici – Santa Raffaella e la Madre Pilar – e ho conosciuto meglio il carisma, durante il giuniorato ho fatto gli studi teologici), tre anni e mezzo di vita apostolica e la terza prova è arrivata anche per me. Adesso mi ritrovo a rivedere

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MONDO

tutto, ad entrare in un “secondo noviziato” alla luce di questo tempo trascorso. Quanto peso si dà alla formazione nella nostra Congregazione. E meno male! Sì, sono trascorsi undici anni dal 19 marzo 2002, quando sono entrata nell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù. Ricordo con speciale affetto questo momento in cui sapevo di non comprendere pienamente l’intensità di ciò che facevo però sapevo che era ciò che desideravo, ciò che mi rendeva felice. Dopo tanti anni la Congregazione mi offre una nuova opportunità: rivedere la vita nell’Istituto, la relazione con Dio e con me stessa alla luce di anni di vita che mi hanno permesso di passare dalla Congregazione ideale alla Congregazione reale, una Congregazione che mi ha sostenuto, incoraggiato,


per dire

per SEMPRE animato, ma soprattutto mi ha trasmesso un modo personale di relazione con Dio, che mi ha insegnato a cercarlo e incontrarlo nell’orazione personale, nell’adorazione eucaristica, nella quotidianità. Dal mese di gennaio mi trovo a Roma, presso la Curia Generalizia insieme ad altre suore di diverse nazionalità (Italia, Germania, Spagna, Congo, Vietnam, Argentina, Ecuador, Bolivia, Perù) per vivere la grande avventura della Terza Prova fino al 29 giugno. Tutte diamo tanto valore alla possibilità di vivere con un gruppo internazionale. Già avevo vissuto sei anni in Spagna, con suore europee e un’americana, però adesso è diverso: nel gruppo ci sono persone provenienti da paesi in cui non si può vivere liberamente la propria fede perché si può rischiare il carcere. Tutto ciò mi porta inevitabilmente a riflettere alle volte in cui noi occidentali non andiamo a messa perché abbiamo altro da fare o non ci fermiamo un po’ davanti a Gesù Eucaristia semplicemente perché “non ne abbiamo voglia”. Il momento più importante di questa tappa di formazione sicuramente è dato dal mese di esercizi spirituali, un mese di incontro personale con Cristo con cui ho potuto rivedere gli anni di vita religiosa, ma anche tutta la mia vita per quello che è: un “dono”, un regalo speciale di Dio. Non era la prima volta che li facevo, già durante il primo anno di noviziato li avevo

fatti però, mentre all’inizio della formazione mi hanno

dato delle linee guida, adesso direi che si è trattato di “fissare bene i pilastri portanti” della vita. Adesso stiamo entrando più direttamente nella vita dell’Istituto. Con suor Inmaculada Yáñez, esperta su Santa Raffaella e la Madre Pilar, ho potuto apprezzare ancor di più il valore di queste due sorelle “complementari” e fondamenta dell’Istituto e così poter “attingere” ancora una volta alle fonti. Sr. Ana Maria Hernáez, ex generale della Congregazione, ci ha parlato delle origini e dello sviluppo dell’Istituto. È stato veramente interessante constatare come le prime suore fossero delle vere e proprie avventuriere che avevano un unico obiettivo: “portare Cristo all’adorazione dei popoli”. Portavano dentro lo spirito missionario, lo stesso spirito che oggi mi dà la gioia di condividere la “passione per Cristo e per l’umanità” con altre donne di ogni parte del mondo e che oggi a Roma sono rappresentate da Teresa, Susanne, Brigitte, Loan, Isa, Pia, Mady, Irma, Lili e da Inés, la nostra formatrice.

Sr. Elina Graceffa a.cj. 05. 2013 I Frammenti I pag. 21


I Giovani e

L’EMERGENZA

S

i parla ormai ovunque di emer-

tempo. Sono come la frutta di serra che si

genza educativa, facendo rife-

trova fuori stagione: bellissima, ma senza

rimento all’attuale condizione

sapore. Un sapore che è dato dalla cresci-

dei nostri giovani. Uno dei pri-

ta lenta e dall’esposizione al sole.Crescono

mi a parlarne è stato il card Caffarra, arci-

bersagliati da stimoli, senza però avere il

vescovo di Bologna, e proprio lui, durante

tempo della comprensione, dell’interio-

una visita alle universitarie della nostra

rizzazione, della maturazione. Non hanno

residenza di Bologna, ebbe a dire: “Pove-

contatto con i propri sentimenti, che non

ri giovani, che brutto mondo gli abbiamo

sanno più leggere e interpretare. E si ritrovano in una grande confusio-

fatto trovare!”. Oggi la vita è segnata da una grandissima frammentazione ed è caratterizzata

ne senza sapere che farne. Vagano senza punti di riferimento, né interni né esterni.

anche da una forte pressione ad essere

Tutto questo rallenta la strutturazione

sempre competitivi e vincenti. I ritmi di

della propria identità e genera una pro-

crescita a cui sottoponiamo i

fonda insicurezza.

nostri ragazzi sono frenetici,

Per questo i nostri giovani sono così

rapidissimi e pieni di stimo-

ansiosi e non sono infrequenti gli attac-

li: computer, lingue, sport,

chi di panico, perché il futuro li spaventa

musica, danza…. in

e la necessità di operare delle scelte pesa

dosi massicce e fin dal-

come un macigno sulla loro fragile perso-

la prima infanzia.

nalità. L’alternativa è evadere il problema

corrono,

omologandosi a tutti quegli atteggiamen-

sono stanchi, non hanno

ti superficiali e spavaldi che li fanno rico-

Corrono,

pag. 22 I Frammenti I 05. 2013


noscere almeno parte di un gruppo.

verso gli strumenti che ci vengono dalla

Questo purtroppo è un quadro gene-

tradizione ignaziana, di cui condividiamo

ralizzato che tuttavia conosce delle ecce-

la spiritualità: il discernimento, l’accom-

zioni.

pagnamento spirituale, l’incontro con il

I ragazzi che hanno alle spalle una famiglia capace di prendersi cura, in cui

Signore che si fa conoscere e si fa trovare nella meditazione della sua Parola.

c’è dialogo e magari anche una visione

Il nostro obiettivo non è fare affiliati alla

trascendente, certamente si trovano più

Chiesa, ma ricostruire persone che possa-

attrezzati ad affrontare il duro cammino

no operare scelte libere e responsabili, che

della crescita umana, che comunque è

siano attente al proprio mondo interiore,

sempre affascinante.

come anche al mondo in cui vivono, po-

E questo fascino, se se ne offre l’opportunità, viene riconosciuto dai giovani.

polato di tanti altri che, come loro, aspettano che qualcuno tenda loro la mano.

Potersi dire, dare nome al confuso

E lo facciamo cercando di ricostruire

mondo interiore, confrontarsi con altri,

quel clima buono per la crescita umana

ricevere punti di riferimento chiari e saldi

che è dato dal sentirsi amati e amabili, li-

in base ai quali potersi orientare, sentirsi

beri e felici di essere quel che si è, perché

riconosciuti come realtà positiva… sono il

ci si riconosce dono di Dio. È la pedagogia

terreno fertile in cui il giovane può ritro-

del cuore, che ci viene dalla dimensione

vare se stesso e appassionarsi alla meravi-

eucaristica del nostro carisma. Siamo an-

gliosa avventura che è la vita, che così di-

celle del Cuore di Gesù, non possiamo non

venta ricca di senso e si apre allo stupore.

partecipare alla sua stessa passione per

Ed è quello che il nostro carisma di ri-

questi suoi figli più piccoli e che saranno

parazione è in grado di offrire.

gli adulti di domani.

Riconsegnare il giovane a se stesso e alla vita, aprendo-

Sr Tiziana Petripaoli a.c.j.

lo alla vita di grazia che è vita piena, umana proprio perché aperta al trascendente, che dà profondità e apertura al futuro, attra05. 2013 I Frammenti I pag. 23


Perchè

la FAMIGLIA

Il carisma per i laici: un ragazzo racconta la sua esperienza all’interno della Famiglia Acj. Il dono di Raffaella come risposta alla chiamata della Chiesa Universale.

“Q

uando mi hanno

Venne una suora nuova a insegnarci

chiesto di parlare

religione, un’ancella ovviamente, con un

del carisma della

modo di porsi che non avevamo mai visto.

Ancelle e della Fa-

Ci parlò dei gruppi ACJ, una realtà per gio-

miglia ACJ, che di questo carisma si fa por-

vani che crescono insieme davanti a Gesù.

tatrice nel mondo insieme a loro, ho capito

Il tema di quell’anno era “Facciamo fe-

che per farlo sarei dovuto partire da cosa è significato prima di tutto per me, essere Famiglia ACJ, nella realtà dei gruppi.

sta”. Sinceramente a quei tempi non avevo idea di che cosa fosse il carisma delle an-

La prima volta che ne sentii parlare

celle, né avevo ben chiaro cosa fosse la spi-

avevo quattordici anni ed ero un ragazzino

ritualità ignaziana, tuttavia intuii subito

molto solo.

che quella proposta era per me, perché ri-

pag. 24 I Frammenti I 05. 2013


? spondeva al desiderio più profondo del mio

Ho chiesto un amico: Dio mi ha dona-

cuore: io volevo che la mia vita diventasse

to una famiglia. Ho chiesto che la mia vita

una festa.

non fosse più un pianto: Dio mi ha dato un

I miei all’inizio non mi sostennero minimamente in questa scelta, seppure nem-

senso, una missione per cui gioire, da scoprire un passo alla volta.

meno la ostacolarono, e così il giorno del

Certo non posso dire di non aver più

primo incontro dovetti affrontare da solo

vissuto momenti di dolore o smarrimento

la strada verso la scuola,

da allora, sarei un folle

in una specie di tempe-

o uno sciocco a pensar-

sta come mai ne avevo

lo, ma posso dire che da

viste in città, armato solo

quel momento ho avuto

di un ombrellino. Ricor-

qualcosa per cui, anche

do perfettamente di aver

piangere, potesse valere

pensato che qualcuno stava cercando

la pena.

di impedirmi di partecipare, e questo mi in-

Da quel giorno sono passati quindici

coraggiò di più nel non desistere: se il male

anni: più della metà della mia vita trascor-

metteva in atto tutti quei mezzi per scorag-

sa all’ombra di quel Sacramento misterio-

giarmi, doveva attendermi qualcosa di ve-

so, che mostrandoci Dio, in parte ce lo na-

ramente buono lì.

sconde, seguendo quell’invito di cui allora

Ad oggi credo ancora che quella sia stata la scelta migliore della mia vita.

non potevo capire la portata: “porre Cristo all’adorazione dei popoli”. 05. 2013 I Frammenti I pag. 25


così apparentemente crudele a volte, ma mai vuota, mai morta, mai priva di senso, anche quando il senso ci resta celato e la croce sembra l’ultima parola. Anni fa, visitando la casa di Pedro Abad in cui Raffaella era vissuta, ricordo di aver avuto un senso di vertigine trovandomi nelOggi mi rendo conto che la mia vita e quella dei miei fratelli che come me hanno avuto il dono di credere e restare, è diventata questo: un adorazione costante. Questo è il carisma per noi laici: mostrare al mondo il volto di Dio, portare tutti a Lui, ponendoci prima di tutto noi, in adorazione. In ogni momento, con chiunque, comunque, riconoscendo Dio intessuto nelle maglie di questa esistenza, così complessa e difficile,

la stanza in cui era nata, e in cui ora è stata fatta una cappella. Guardavo i miei amici pregare, le persone con cui ancora oggi mi sento regolarmente, nonostante i chilometri che ci separano per i sentieri che le nostre vite hanno preso, ed ebbi la sensazione di trovarmi di fronte a una specie di punto zero: il luogo da cui tutto era partito. In quella stanza era nata una donna che, più di cento anni prima, con il suo sì aveva permesso alla vita di migliaia di persone in tutto il mondo di cambiare, a una nuova azione di grazie di passare attraverso lei, per la salvezza di molti. Anche per la mia, di ragazzo vissuto in un altro millennio e di cui lei non avrebbe mai potuto immaginare l’esistenza. È stato allora che

pag. 26 I Frammenti I 05. 2013


ho capito quanto la nostra vita, ogni singola vita, sia importante per il progetto di Dio. Ogni scelta che compiamo può segnare l’umanità intera, persino la Storia, in modi di cui non saremo mai del tutto consapevoli: di questo dono, Dio ci ha resi responsabili. E con me lo ha fatto tramite la Famiglia ACJ. Qualcuno

lo. Non importa quante vocazioni ci siano: finche ci sarà uno solo di noi capace di dire

dire:

al mondo “Cristo ti ama!”, allora l’invito di

in cosa allora la

Raffaella, e con il suo quello della Chiesa

famiglia

diffe-

intera, non sarà andato perduto e il seme

risce da ciò che

di quel “sì” continuerà a portare frutto per

la Chiesa tutta

tanti”.

potrebbe

deve fare? In nulla infatti. La Famiglia,

Giorgio Ponte, Giovane a.c.j.

i gruppi, gli adoratori, le Ancelle, fanno ciò (o almeno ci provano) che è compito di tutti i cristiani, di tutta la Chiesa: portare Gesù a chi non lo conosce, attraverso questo specifico carisma, centrato sull’adorazione. Questo è la Famiglia ACJ: perpetuare il sogno di Raffaella a fianco delle sue sorelle, laddove loro non possono arrivare, in quel mondo che è nostro, dei laici, e che soffre una fame di senso senza nemmeno saper05. 2013 I Frammenti I pag. 27


o n n a s i Forse non tutt che... Notizie dalla Famiglia ! ma si diventa , e c s a n i s n o Cristiani n zione alla partecipa d to a rm fo s “Tra , il cristiano to s ri C i d ro te al mis me principio o c ’ a tà ri a c la assume la sua vita: a tt tu a a rm che da’ fo la ento ci fa fare m ra c a s to s e u “Q i tti i nostri ben tu i d e n io n u com irituali”. temporali e sp Magno (Sant’Alberto . vangelo di Gv Commento al 6,64) cosi’ grande Dinanzi a un non stupirsi! mistero, come nore che mi ig S l a ie z ra g Rendo in i partecipare, d o s s e c n o c a h a, ista e madrin h c te a c i d tà li a qu so. to meraviglio n ta to n e v e n au lli sco, due frate e c n ra F e la e ita Ang siderato la “v e d to n ta o n n che ha n grande gioia o c e ” to s ri C rinuova in no accolto di n a h a z z le o v e e consap oter vivere in p r e p , o lt ’a ll nascere da Gesu’. amicizia con gresti acj Giuseppina A

pag. 28 I Frammenti I 05. 2013


Si, OK, ho dic iassette anni e mi sono appen No, anzi! non a battezzata… finirò mai di co è troppo tardi? mprendere la È successo il 31 ! mia nuova vit /03/2013, un a da cristiana giorno importa che ricorda la . ntissimo e mo morte e resurr lto speciale, gio ezione di Gesù, sono stata lav rno quel giorno so ata, purificata no nata, anzi dai miei pecca Ho imparato rinata, ti. a credere in u n solo Dio, ch Santo . e e’ Trinita’: P adre ,Figlio e Il mio Creatore Spirito ! Ho seguito qu ella Luce e son o stata salvata Ho ricevuto lo . Spirito Santo ch e mi da vita. Credo nella ch iesa e con tutt a me stessa a Gesù fu crocifis merò e servirò. so per tutti no i sotto Ponzio risuscitato, sa Pilato, morì p lito al cielo e a er noi e fu sep desso siede all Solo il mio Sig olto, è a destra del P nore ha compre a d re . so il mio desid la sua parola erio di abband come sua nuo ono e seguirò s v a figlia. Ho avuto l’op empre portunità di acc oglierlo nella come Lui ci am realtà di ogni g a. Grazie a Lu iorno, e di am i! Come dice il s arlo almista:

Non temerai i terrori della no tte, né la freccia ch e vola di giorn o, la peste che va ga nelle tenebre . Lo sterminatore che devasta a mezzogiorno, mille cadrann o al tuo fianco , diecimila alla tua destra, ma nulla ti po trà colpire. E io, Signore,

con te accanto

Angela

non avrò paura

.

invitato or Lupara, ha T i d ” o tr es a ùM e occhia di “Ges are l’adorazion rr a im P n a la d el a d a , o ri n a elli rim al 13 aprile. La Don Vito Gom tori di Roma P 6 l ra o a d d A a i/ m ic ti a tr F ra i Ado na d l’Associazione a della Madon it is v la el d e n . ccasio di Riparazione” ne dei fedeli a io eucaristica in o ti z s a ri ip ca ec u rt E a “ p a e grand per tem che tiva sia per la a giornata aveva ic if n E. Mandara, ig o s v e co la es el V b l a a z d n ie rata È stata un’esper e dono di sé per ucaristica celeb m E co e n e n io z io z ra ra eb a el p C ella ri sia anche per la avere gli stessi l’importanza d d a ci li re p a rt em o s p le e ro pa doci ci dev tte noi ricordan ha ribadito con a adorata che ti tu s a ri ca to u a E in l’ ic el v v d si è a ndo e to Istituto. sa, il Vescovo es la pace nel mo u es q m a la e o er p o en rt D a app i Gesù. a e la gioia di m s atteggiamenti d ri ca o tr s o n fondità il di vivere in pro icca acj

Sr. Filomena R

05. 2013 I Frammenti I pag. 29


Esperie a Cariati nza molto positiv : doveva a la Per e’ termin e l i m i a t a t a r s l’otto dic i al mese grinatio Mariae comunita e mbre. A ’ e si e’ c ridurla ll’inizio h di ottobre e invec ercato di a u n e a a parteci dare mo dopo un semplice p l a t b o d t r o e e s v v t p u o e aiuto d azio alla t La sua s a parte d zione. A poco a Parola p ta la emplicita p i o er non ’ e la sua s c un’esper ienza pa flessibilit r Albertina, l’ha o, a causa degli r impegni, a’ h port tico venivano invitate a lare. L’arrivo de anno permesso a ata avanti sr D lla “Mad omenica l sacrame . onna” cr tante persone di nto della tre persone anch fare e lontane eava mo Riconcili ecc. Tutt vimen , chie azio iig “per la M iorni alle 15.00 ne, ponevano qu devano e veniva to a tutti i livelli: esiti circa , qualche no facilit adonna” v i l e laborat o q c l t u o a m i n anche pr portamen ate per il di il temp orio di in i ma. Dom o del pra to cristia izi l’assagg nzo dive enica do n io dei va ative e di rispost n v tava per eva gia’ o, e alle do ri dolci c Madonn tutte usci mande p he ogni f a”. iù varie. N piena partecipa re amiglia preparav zione on va di a a conc m e n t i c a lusione d to ella “vis ita della

pag. 30 I Frammenti I 05. 2013


Davanti a

Lui

(con Lei...)

Vorrei che il mio «sì» fosse semplice come il tuo, che non avesse astuzie mentali. Vorrei che il mio «sì», come il tuo, non mi mettesse al centro, ma a servizio. Vorrei che il mio «sì» al disegno di un altro, come il tuo, volesse dire soffrire in silenzio. Vorrei che il mio «sì», come il tuo, volesse dire tirarsi indietro per fare posto alla vita. Vorrei che il mio «sì», come il tuo, racchiudesse una storia di salvezza. Ma il mio peccato, il mio orgoglio, la mia autosufficienza, dicono un «sì» ben diverso. Il tuo sguardo su di me, Maria, mi aiuti ad essere un semplice, uno che si dimentica, uno che vuol perdersi nella disponibilità di chi sa di esistere da sempre soltanto come un pensiero d’amore.

05. 2013 I Frammenti I pag. 31


La vita è un dono, accoglila e sii riconoscente. La vita è cammino, che a volte va lungo dirupi, percorrila alla luce del Vangelo. La vita o è un assurdo o è un mistero, guardala con il cuore di Cristo. La vita è un seme che cresce, un albero che dà frutto, fa’ che affondi le radici nel cuore di Gesù. La vita ha periodi di croce, guarda Gesù che sta sulla croce con te. La vita è un’opportunità di ricevere amore e sapienza, apri il tuo cuore perché possa riempirsi. La vita è pienezza, lascia che Dio faccia di te ciò che vuole perché così si realizzi. La vita è fatta per essere donata, contagiala, regalala, sprecala. La vita si vive giorno per giorno, tessila con fede e generosità. La vita è un torrente di grazia che sgorga con abbondanza da Dio, non tagliare il filo della sua misericordia.

Santa Raffaella Maria pag. 32 I Frammenti I 05. 2013

Progetto Grafico: Giorgio Ponte; e-mail: giorgio_ponte@yahoo.it

FRAMMENTI MAGGIO 2013  
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