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maggio 2014

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informa

Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale

bollettino semestrale

anno 02 [n° 03]

Poste Italiane SpA_Spedizione in Abbonamento Postale_DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) articolo 1, comma 2 NE/TN In caso di mancato recapito inviare al Trento CPO per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

globalizzazione: sfera o poliedro? Il suggerimento di Papa Francesco: dalla globalizzazione economica alla globalizzazione a cui mira la Chiesa

“La globalizzazione ha salvato dalla povertà molte persone, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame, perché con questo sistema economico diventa selettiva. L’attuale globalizzazione sferica economica, e soprattutto finanziaria, produce un pensiero unico, un pensiero debole. Al centro non vi è più la persona umana, solo il denaro [...] La globalizzazione a cui pensa la Chiesa assomiglia non a una sfera, nella quale ogni punto è equidistante dal centro e in cui quindi si perde la peculiarità dei popoli, ma a un poliedro, con le sue diverse facce, per cui ogni popolo conserva la propria cultura, lingua, religione, identità”. Papa Francesco In una recente intervista, rilasciata al Corriere della Sera in occasione del primo anniversario della sua elezione alla Cattedrale di Pietro o, come Egli ama dire a vescovo di Roma, Papa Francesco si è soffermato, tra gli altri argomenti, sulla globalizzazione, dando una definizione incisiva ed efficace della situazione attuale: “La globalizzazione ha salvato dalla povertà molte persone, ma ne ha condannato altre a morire di fame, perché con questo sistema economico diventa selettiva. L’attuale globalizzazione economica, e soprattutto finanziaria, al centro della quale non vi è più la [foto di Fabio Rubino]

persona umana, ma solo il denaro”. Un tema, questo, già affrontato da una angolazione culturale nel libro Il cielo e la terra, scritto in dialogo con Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico di Buenos Aires. Dice Francesco (p. 143 op. cit.): “Se concepiamo la globalizzazione come una palla di biliardo, le peculiarità positive di ciascuna cultura, vengono annullate. La vera globalizzazione che dobbiamo difendere ha la forma di un poliedro, dove le diverse facce si integrano senza perdere la propria particolarità e ognuna arricchisce le altre”. Conviene Skorka: “Se un popolo

crede fermamente in se stesso può instaurare un dialogo profondo con l’altro [...] Tuttavia, quando i paesi non hanno fiducia in sé, [...] ed esercitano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, succede la baraonda di movimenti di capitale alla quale abbiamo assistito in questi anni”. Conclude Bergoglio: “La globalizzazione che crea uniformazione è essenzialmente imperialista e strumentalmente liberale, ma non è umana. In estrema sintesi, è un modo di rendere schiavi i popoli”. Sentiamo che vi è una profonda assonanza tra queste considerazioni ed il nostro impegno quotidiano. Cerchiamo infatti di lavorare per un mondo inclusivo, per una società aperta allo scambio ed al dialogo con le culture diverse, camminando con i nostri volontari al fianco delle comunità impoverite, di cui vogliamo riconoscere valori e risorse. Attraverso la nostra presenza concreta nelle periferie del mondo desideriamo restituire dignità agli ultimi. Solo così la sfera del pensiero unico sarà sostituita dal poliedro dove le diverse facce si integrano ed ogni popolo conserva la propria identità. la redazione

Abbiamo aperto con la riflessione di Papa Francesco, vi raccontiamo in queste pagine il nostro impegno e, con un abbraccio, diciamo a tutti: Cristo è risorto, Pasqua è sempre un nuovo inizio!


KENYA

lo SPECIALE di

informa padre Gigi Sion

questo speciale raccoglie le testimonianze di tre momenti del nostro cammino con le comunità locali in Kenya: da padre Gigi, missionario a Iriamurai fino al 2010, agli attuali volontari, Flavia e Marco, sino al recente incontro con Peter e Raphael di Korogocho.

Il passato...

Bambini con licenza di vivere Una lettera da Iriamurai di un testimone dell’epoca Iriamurai, marzo 1992

Carissimi amici, se il buon Dio non mi farà fare le valige spirituali prima del tempo (quelle materiali non sono ammesse sui voli all’al di là) quest’anno potrò festeggiare il mio trentacinquesimo anniversario di vita missionaria. Dico festeggiare perché mi ritengo fortunato per aver potuto dedicare, anche se indegnamente, questo sacco di tempo al servizio di Dio e del prossimo. Dio lo si trova dappertutto, con la sua grazia e un po’ di buona volontà da parte nostra, e ci si può arrivare anche senza prendere l’aereo (o con certi aerei se ci si vuol arrivare più presto); ma è il prossimo quello che è stato la causa dei miei viaggi. Faccio notare che in vita mia non ho mai ricevuto onorificenze né medaglie al merito, anche se, detto tra noi, ne avrei potuto benissimo

ricevere qualcuna alla memoria; in compenso sono stato amico di molti bambini, anzi moltissimi, che ho visto crescere fino a diventare adulti molto più titolati di me. Chissà quanti professori, dottori, ingegneri, monsignori. Quand’erano ancora piccoli piccoli avranno avuto il sederino ridotto a colabrodo dalle mie iniezioni mentre le loro mamme mi avranno guardato con occhi supplichevoli come dicendo: “Se la caverà?”, “Se la caverà!” avrò pensato io “e diventerà grande e grosso e forse più asino di quello che credi... ”. Ma queste sono storie del passato, a me piace il presente, quello che vedo oggi. Ed anche oggi vedo tanti bambini (quelli che per esempio questa mattina sono andati a suonare la campana invece di starsene al loro posto e che avrei preso volentieri a sberle). Nemmeno il colore della pelle riesce a fare differenti i bambini. Sono tutti bellissimi questi bambini d’Africa soprattutto quando cantano e ballano accom-

padre Gigi Sion [missionario degli Oblati di Maria Immacolata, in servizio alla missione di Iriamurai dal 1990 al 2010]

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pagnati dal ritmo dei tamburi e sotto un sole che farebbe diventare nero un cavallo bianco. Verso le dieci del mattino decine e decine di minuscole gambette nere a piedini scalzi attraversano il cortile della missione a velocità supersonica dirette a recuperare quel cartoncino di latte che papà Governo e mamma Politica elargiscono con premurosa magnificenza. Poi vedo una fila di mamme con i loro marmocchi che si dirigono verso il dispensario dove le suore, da un secolo, pesano, curano, danno supplementi vitaminici, latte in polvere, e che raccontano con dovizia di particolari la storiella della Salmonella che si sposa con un Enterococco, e poi a braccetto vanno cercando casa nelle budella dei bambini piccoli, e quando trovano un posticino, vi si stabiliscono provocando diarrea, febbre, disidratazione ed altre cose ancora più brutte. Anche qui, seguendo la regola generale, i bambini vengono confezionati ed etichettati in vista di produrre il cittadino modello. Ogni scuola veste i bambini di colori uniformemente strazianti (verde bandiera, rosso, giallo, blu). Ore sette e trenta, dai sentierini che portano alla scuola sbucano i bambini nelle loro divise sgargianti (al principio dell’anno scolastico si capisce). Ognuno porta con sé il bidoncino dell’acqua da bere, e giurerei che non è potabile, qualche banana, un pezzo di legno che andrà a finire come legna da ardere sotto il pentolone contenente una polentina piuttosto leggera di farina di granturco e di miglio, e sarà tutto quello che i bambini riceveranno di caldo nello stomaco. Colazione? Fatemi ridere! Naturalmente i bambini portano con sé anche qualche quaderno e qualche mozzicone di matita. Giunti che sono a quello che dovrebbe chiamarsi edificio scolastico (per favore risparmiatemi la descrizione del


SPECIALE KENYA medesimo) dovranno pulire i locali ed i cortili, sempre mettendosi fuori tiro dai maestri che non si lasciano mai scappare l’opportunità di una dimostrazione di autorità. Ho notato che i bambini non ti si avvicinano mai troppo, se non quando hanno una certa sicurezza di non correre alcun pericolo e quando lo fanno si tengono sempre in posizione di fuga superveloce e precipitosa. Da lontano si dà il caso che anche ti piglino in giro, ma vicini acquisteranno una sorprendente serietà. Sarà paura? Sarà rispetto? Il fatto è che non dimostrano d’aver ricevuto molto affetto né a casa né altrove, e questo mettersi in difesa

dinnanzi all’adulto è un elemento in più che si aggiunge alle tante deficienze materiali che sono essenziali allo sviluppo del bambino. Perché? Perché la malvagità che sempre va in coppia con la stupidità, il moltiplicarsi di dittatori che si fanno adorare mentre massacrano il popolo sia economicamente sia materialmente, le guerre fra tribù, fra razze diverse, fra seguaci di religioni diverse, tutto questo è la causa per cui milioni di bambini vengono lasciati morire di fame, vengono sfruttati, venduti, utilizzati per cose infami ed esperimenti, uccisi, così come si va a fare il tiro al piccione. Si grida per le balene, per le fo-

...il presente...

Flavia Brescancin/Marco Ceccarelli

I care: work in progress Dalla relazione mensile dei volontari Iriamurai, aprile 2014

La prima iniziativa che abbiamo avviato sotto la spinta della comunità di Iriamurai è il corso di computer per i giovani della zona denominato I care. Questo progetto ha l’obiettivo di incrementare le conoscenze informatiche dei giovani tra i 16 e i 24 anni, ma anche di favorire un processo di self-reliance degli stessi. Il nome del progetto rispecchia l’indirizzo formativo che abbiamo scelto. Dopo i primi mesi passati a osservare e conoscere la realtà circostante, con l’aiuto della Parrocchia di Iriamurai, ci siamo resi conto che una delle più grosse sfide di questa comunità è quella di sviluppare l’attenzione verso gli altri e il bene comune. È proprio da qui che scaturisce il significato di I care che, oltre ad essere acronimo di Iriamurai Computer Activity for Responsible Empowerment, è anche il messaggio che vogliamo comunicare ai partecipanti al corso: “ho a cuore”, “mi prendo cura”. Ogni corso ha durata trimestrale e prevede circa 52 ore di formazio-

ne per 18 ragazzi/e. Ad oggi stiamo concludendo il terzo ciclo e possiamo già fare un primo positivo bilancio di questa iniziativa: in totale sono stati coinvolti 54 partecipanti con un’età media di circa 20 anni, con una leggera maggioranza femminile, e tra questi il 70% ha concluso il corso ricevendo un attestato di frequenza. Nel tempo abbiamo già provato ad affrontare in classe argomenti anche diversi dalle mere tematiche

che, per gli elefanti, per gli ippopotami, ma non si grida abbastanza per i bambini. Fortunatamente esistono ancora molti genitori con licenza di amare, e bambini con licenza di crescere normalmente. Non si può giocare con la vita dei bambini, anche perché lo stesso Dio si è fatto bambino e da adulto ha detto: “lasciate che i bambini vengano a me”, e li accarezzava e li benediceva nonostante gli apostoli buttassero giù un metro di muso, perché li amava. Bambini di tutto il mondo unitevi! Fate vedere all’egoismo assassino degli adulti che cos’è l’amore. padre Gigi

informatiche ma, tuttavia, come immaginerete, non è facile abbinare a queste, altre di carattere più socioeducativo. Per questo motivo, è sorta l’esigenza di identificare, insieme alla comunità, un secondo obiettivo che potrebbe accompagnare la formazione dei ragazzi. Dopo esserci inizialmente consultati con gli esponenti delle più importanti istituzioni dell’area di Iriamurai, abbiamo deciso con don Piero di costituire un comitato di consultazione che ci aiuti e ci supporti nell’individuazione di attività parallele all’educazione informatica. Lo scorso 5 aprile si è tenuto il primo incontro di questo supporting committee nel quale abbiamo riunito i rappresentanti dell’amministrazione locale, degli istituti circostanti, della Parrocchia di Iriamurai,

i partecipanti del corso I care con Flavia, Marco e don Piero

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la struttura dove i volontari tengono il corso I care

dei gruppi parrocchiali di giovani nonché alcuni ex partecipanti che si erano distinti per l’impegno e i progressi compiuti.

L’incontro ha avuto un esito positivo non solo nella partecipazione numerica, ma soprattutto per l’interesse dimostrato verso il progetto I care.

Raphael Obonyo/Peter Mwashi Litonde

...il futuro!

Guardare lontano agire vicino Pamoja tunaweza [Insieme si puo’] Trieste, 26 marzo 2014

Raphael Obonyo e Peter Mwashi Litonde sono due ragazzi nati e cresciuti a Korogocho, una delle maggiori baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya. Peter ha iniziato un’esperienza di scambio, attraverso l’accoglienza di visitatori all’interno della baraccopoli, per far conoscere Korogocho attraverso gli occhi dei suoi abitanti. nella discarica di Korogocho [foto di Giovanni Mocchi]

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Il progetto si chiama Smiles Africa e fa crescere la fiducia delle persone nella realtà in cui Peter vive (www. smilesafrica.com). Raphael, dopo un master negli Usa, è stato eletto membro del Consiglio dei giovani delle Nazioni Unite. È stato voluto ed eletto da altri giovani - le elezioni si effettuano online - per portare dei cambiamenti nelle politiche giovanili in Kenya e nel mondo. Quando i volontari dell’Accri, insieme al padre comboniano Alex Zanotelli, sono arrivati a Korogocho nel 1996 per operare nel progetto Bega kwa bega, loro due erano poco più che bambini ma quella presenza li ha segnati profondamente. Durante l’incontro tenutosi presso il ricreatorio comunale E. Toti di Trieste, il 26 marzo scorso, Raphael e Peter hanno condiviso alcune riflessioni sul cammino fino ad ora percorso. “L’Accri per noi è come una grande mamma, padre Alex è come il nostro papà. Senza di loro per molti ragazzi non ci sarebbe stata speranza” afferma Peter, ponendo l’accento in maniera decisa sul fatto che “non sono i soldi a cambiare la comunità, ma il condividere, il

Durante la riunione abbiamo ricevuto il primo vero riconoscimento ufficiale da parte della comunità riguardante la buona qualità del corso oltre che suggerimenti utilissimi per migliorare e sviluppare il percorso formativo. Inoltre, l’esito positivo di questo confronto ha permesso di raggiungere un nostro obiettivo secondario che ci eravamo previamente prefissi, ossia quello di facilitare la creazione di una rete tra i diversi attori della zona. Ciò riassume al meglio il nostro ruolo di facilitatori, in quanto veicoli che facilitino le interazioni nella comunità, protagonista nello sviluppo di quest’area. Flavia e Marco

camminare insieme, il conoscere le persone del luogo. Il cambiamento è possibile anche dove apparentemente non ci sono possibilità, come a Korogocho. Nessuno avrebbe scelto di nascerci ma è il posto in cui siamo nati, per questo abbiamo incominciato a promuovere iniziative per migliorare la nostra condizione sociale. Abbiamo aperto una radio indipendente - la prima radio nata in uno slum e la prima comunitaria del Kenya - abbiamo organizzato un doposcuola, pubblichiamo un giornale locale per condividere idee con i giovani e cerchiamo di attuare i loro progetti artistici e di aggregazione”. “Tutta la comunità di Korogocho è grata della collaborazione dell’Accri” puntualizza Raphael “e del suo modo di costruire percorsi di solidarietà con il camminare insieme e non con doni a pioggia che presuppongono la passività di chi riceve e la superiorità del donatore”. Raphael e Peter hanno più volte sottolineato che “i volontari dell’Accri sono stati per noi fonte di ispirazione. Hanno lasciato comodità e posti di lavoro per venire a Korogocho, una realtà completamene estranea e molto dura, senza le sicurezze a cui erano abituati, per perseguire un ideale di cooperazione tra popoli e avendo come sogno l’incontro e lo scambio reciproco”. Raphael cita lo scrittore nigeriano Chinua Achebe, pietra miliare della


SPECIALE KENYA letteratura africana, scomparso nel 2013: “Se non ti piace la storia scritta da un altro… scrivi la tua!”. Incredibile e indescrivibile la forza che sprigionano questi ragazzi, parlano un linguaggio che forse la nostra società ha dimenticato o tende a mettere in secondo piano; è il linguaggio del corpo e dei sentimenti, infinitamente più potente di qualsiasi azione di marketing. “Per anni non ci è piaciuto come veniva descritta Korogocho e adesso siamo noi a cambiare le cose grazie anche agli stimoli ricevuti. Adesso siamo capaci di raccontare la storia come noi la vogliamo” aggiunge Peter. Raphael ha presentato anche la ricetta per la realizzazione degli obbiettivi di vita e l’ha introdotta citando Ghandi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. “È la persona che fa la differenza ma solo insieme agli altri si possono costruire grandi progetti” ha affermato. “Ognuno di noi ha dei sogni. Il nostro è un viaggio di speranza; abbiamo fondato una radio locale, formato dei giovani, cerchiamo di sostenere l’accesso all’istruzione giovanile per i ragazzi senza risorse economiche. Per arrivare alla Korogocho dei nostri sogni molto altro resta da fare”. Come? Le regole basilari secondo Raphael sono: 1. Scegli bene gli amici 2. Non continuare a lamentarti, fa qualcosa 3. Fai rete, collegati con altre realtà che ti daranno la forza di continuare nel tuo percorso producendo anche un arricchimento generalizzato 4. Fai buon uso di tutte le opportunità, perché ce ne sono 5. Non considerarti una persona debole ma forte e capacissima 6. Leggi e impara, solo chi legge può essere una guida perché si informa (ad esempio, la casa di Alex Zanotelli a Napoli è piccola ma piena zeppa di libri). 7. Non aspettare un aiuto da fuori ma incomincia ad agire e le persone, se il progetto è valido, verranno in tuo sostegno 8. Evita la pressione della società, della moda, non fare qualcosa perché lo fanno tutti ma perché ci credi. Anche se sei l’unico a farlo… fallo!

Raphael e Peter stanno anche scrivendo un libro sul significato che padre Alex Zanotelli ha avuto per la comunità di Korogocho, Il significato di Alex. Il Vangelo dell’incontro in cui saranno raccolte molte testimonianze su come sia stata vissuta la presenza di Alex e dell’Accri nella baraccopoli e quali semi ha lasciato all’interno della comunità. Dopo il loro intervento sono fioccate le domande. Come avete fatto a emergere da Korogocho? “La povertà può alimentare la disperazione ed il senso di sfiducia, oppure la voglia di cambiare, di dire: No! Questa non è la mia storia. Voglio cambiare. Voglio uscire di qua”. Risponde Raphael, e racconta un episodio significativo di come il contributo di tante persone gli ha procurato quelle opportunità che poi ha saputo cogliere: “Durante questo soggiorno italiano, a Rovereto, ho incontrato e riconosciuto una ragazza che anni fa mi ha permesso di proseguire gli studi: la mia famiglia aveva pagato la retta scolastica, ma non poteva acquistare i libri di testo. Non mi sarebbe stato possibile andare a scuola senza i libri. Fu questa ragazza a comprarmeli. Anche questo singolo gesto mi ha permesso di proseguire il percorso scolastico e di essere oggi qui a raccontarlo”. Continua Peter: “Al primo posto metto la grazia di Dio. Poi la mia famiglia, che mi ha trasmesso quei valori cristiani che mi hanno portato ad essere l’uomo di fede che oggi sono. Ed in ultima analisi la consapevolezza di essere nato nella povertà ma anche che da questa situazione è possibile uscirne. Questi tre elementi, insieme, hanno fatto in modo che il mio cammino andasse avanti. Molte sono le difficoltà pratiche e oggettive che abbiamo affrontato e molte ancora quelle che dovremmo affrontare.

spettacoli a Korogocho [foto di Giovanni Mocchi]

Quella più grossa però, è stata senz’altro la paura. Paura di non farcela, di non poter uscire da questa realtà. Quando sono riuscito a guardarla in faccia, a darle un nome, ho imparato a gestirla ed affrontarla. È stata questa la difficoltà più grande: la paura”. “Uno dei problemi più grandi connessi alla povertà” ha ripreso Raphael “è come trovare gli strumenti per uscirne. Uno di questi strumenti è l’istruzione, trovare la possibilità di andare a scuola, di ricevere un’educazione. La mia lotta è stata quella di cercare il modo di ricevere un’educazione. Da Korogocho adesso non provengono solo storie di povertà, di miseria, di discarica… ma anche una storia diversa: di come dalla povertà siamo usciti, di come ce l’abbiamo fatta. La mia gioia, il mio orgoglio è raccontare questa storia diversa. Cammino intrapreso non solo per migliorare la mia condizione, ma quella dell’intera comunità”. Alla fine il pubblico ha voluto sapere quale è il loro pensiero sulla nostra società.

Peter Mwashi Litonde

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SPECIALE KENYA

Raphael Obonyo

“In Kenya” ha risposto Peter “ho sentito molto parlare della crisi che affligge l’Europa. Quando sono arrivato in Italia mi sono meravigliato della realtà che ho trovato. Se qualcuno pensa di essere in crisi... venga in Kenya, a Korogocho. Siete fortunati, avete molte ricchezze

L’assemblea dei soci 2014 Il 27 aprile a Padova si è tenuta l’annuale Assemblea Accri Domenica 27 aprile, presso la Basilica del Santo a Padova si è tenuta l’assemblea annuale dell’Accri, presieduta da Laura Ursella, coadiuvata da Dario Santin nel ruolo di segretario. Hanno partecipato una trentina di soci e quattro volontari prossimi alla partenza: Alice ed Andrea che partiranno per la Bolivia e Sara e Matteo per il Kenya. L’uomo planetario di padre Balducci è il testo scelto da don Mario per introdurre il momento di spiritualità che ha condotto la riflessione sul tema della “fede nell’uomo, della possibilità di sintesi tra libertà e natura, che è la prospettiva dell’uomo planetario, di un uomo fratello

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di ogni altro, per quanto diverso”. Il secondo testo scelto è stato invece Nessuna paura della gioia di Papa Francesco che muove da un passo di Luca sull’incontro dei discepoli col Risorto. Entrando nel merito, Laura ha sottolineato il carattere profetico dell’insegnamento di Balducci sulla necessità di abbattere le barriere culturali, religiose e le differenze che ci separano, per una comune assunzione di corresponsabilità. Nella sua relazione la Presidente dell’Accri, Nives Degrassi, ha ricordato che l’assemblea si è svolta a pochi giorni dal 27° anniversario dalla nascita dell’Associazione (4 maggio 1987). “Molte cose sono cambiate da allora, il mondo è diverso, più

naturali, architettoniche e... molte opportunità. Il Kenya vorrebbe essere come l’Italia”. Chiude Raphael: “Ogni volta che sono venuto in Italia, mi sono sempre sentito a casa, in Italia sono sempre stato accolto bene. Credo che la sfida contemporanea per la nostre società, sia legata alla corretta gestione delle risorse. Problematiche che andrebbero affrontate a livello globale, per le ripercussioni che hanno i singoli gesti. Il mondo non ha più frontiere”. Anche questa può essere un’opportunità.

complesso, e noi per essere coerenti con la nostra missione abbiamo adeguato e dobbiamo continuare ad adeguare le nostre strategie: non può bastare la cooperazione fra Stati, serve quella tra cittadini! Gli obiettivi del millennio, stabiliti dalle Nazioni Unite (e in scadenza nel 2015), non sono stati raggiunti; ora, con il piano Beyond 2015, l’ONU e l’UE si propongono di operare in modo più incisivo, mirando non più solo sugli effetti dell’impoverimento, ma sulle sue cause”. La crisi, insomma, è strutturale e culturale, ha affermato, e ne è esempio emblematico quella ambientale che esige un cambiamento tempestivo dei modelli di comportamento. Si è poi soffermata sull’importanza di continuare ad attivare “laboratori di fraternità” per costruire una nuova cittadinanza, ripensando il paradigma dello sviluppo. A questo riguardo, Il Cisde, la federazione delle organizzazioni europee di ispirazione cristiana, nella sua riflessione indica quali nuove linee-guida le seguenti: •  una nuova narrazione profetica; •  la trasformazione del pensiero dominante basato sul Pil; •  l’opposizione a questo modello e l’alleanza con chi non ce la fa; •  l’audacia nella sperimentazione, anche a rischio di sbagliare. Per gli organismi della Focsiv, della quale Nives è vicepresidente, la risorsa chiave per il cambiamento è il volontariato nelle periferie del mondo, perché, come dice Papa Francesco, l’asse del mondo non è più Nord-Sud, ma centro-periferia, e


ACCRinforma “andare nelle periferie è una necessità, altrimenti ci si ammala”. La sua relazione è entrata quindi sui temi più specifici dell’Accri: “La situazione finanziaria dell’Associazione soffre” ha chiarito “del mancato riconoscimento da parte di molti finanziatori pubblici del valore del volontariato e della crisi economica generale. Ma vi sono anche difficoltà legate alla mancanza di figure per alcuni ruoli di responsabilità al nostro interno. Di confortante c’è invece il forte impegno dei membri del Consiglio, la cui partecipazione alle sedute supera il 90% e l’impegno di tanti volontari sul territorio e nel Sud del mondo. Siamo ancora in tanti a crederci”. Le relazioni di Area, infatti, hanno reso il quadro di una associazione che è molto attiva anche se con risorse esigue. Sara Masotti per l’Area Progetti ha dato indicazioni di sintesi sui progetti in corso e annunciato l’avvio di un nuovo progetto in Ecuador, a Guayaquil, in partenariato con i padri Comboniani. Francesca Boldrin e Gianluca Lemma hanno presentato le molteplici attività dell’Area EaS a Trento e a Trieste, alcune delle quali vengono realizzate in collaborazione tra le due sedi. Laura Ursella per l’Area Formazione si è soffermata sul significato della proposta formativa su cui l’Accri ha investito sempre molto. “Fare formazione significa interrogarsi sulle esigenze delle persone che ci avvicinano sottolineando l’importanza di costruire relazioni nuove e partenariati, indicando alcune delle strade scelte: spiritualità antropologica, nuova cooperazione, empowerment di comunità”. Per la sede di Trieste Isabella Turchetto ha evidenziato le risposte positive di diversi soci che si sono ritagliati spazi di servizio e la presenza di molti giovani, volontari in formazione, stagisti, adolescenti in servizio civile. Per la sede di Trento Maddalena Zorzi ha voluto sottolineare che la parola chiave è “relazione”. La sede è il centro di gravità per soci e simpatizzanti che rispondano a chiamata per impegni limitati nel tempo; una risorsa importante ma anche un limite del quale essere coscienti. Ha ricordato infine che l’Associazione cura la formazione solo per servizi di lunga durata e invita

i volontari in partenza: Matteo, Sara, Andrea e Alice

a contribuire anche alla formazione dei giovani interessati a esperienze brevi. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione della Santa Messa e la condivisione del pranzo sono ripresi i lavori. La discussione in assemblea sulle relazioni, è stata vivace in quanto arricchita da numerosi interventi. Sono stati poi presentati il bilancio consuntivo e preventivo, che sono stati approvati all’unanimità, e le candidature per il nuovo Consiglio Direttivo e per il Collegio dei revisori. Le votazioni hanno dato i seguenti risultati •  per il Consiglio Direttivo sono stati eletti: Adelmo Calliari, Nives Degrassi, Mario Del Ben, Sara Masotti, Claudio Marchesini, Isabella Turchetto e Laura Ursella; •  per il collegio dei revisori sono stati eletti: Franca Janesch e Dario Santin. Infine Gianluca Lemma ha presentato il nuovo sito, illustrando il percorso effettuato e le collaborazioni che hanno indirizzato alla scelta del modello. Dopo alcune brevi valutazioni, è stato fissato il termine del 31 maggio per l’invio di ulteriori valutazioni o proposte. L’assemblea si è conclusa con un’“intervista” ai volontari in partenza nella quale hanno espresso motivazioni, attese e trepidazione per il loro futuro impegno. Il tempo, come sempre, è stato tiranno ma l’opportunità di constatare la vitalità dell’Associazione è stato un importante stimolo per affrontare l’anno che verrà.

,il concerto

domenica 18 maggio - ore 20.30 Teatro Silvio Pellico [via Ananian 5/2, Trieste] ingresso libero

"We are the world, we are the children..." ricordate la canzone di Usa for Africa? Da Trieste gli americani se ne sono andati nel '54, così domenica 18 maggio avremo Sardoni for Africa il concerto di solidarietà del simpatico gruppo musicale dilettale Sardoni Barcolani Vivi (il nome è una tipica iscrizione delle pescherie locali che propongono alici freschissime della riviera triestina). Il concerto raccoglierà il sostegno al progetto di Iriamurai in Kenya. 7


ACCRinforma

Crescere consapevolmente fra diritti e doveri Nicoletta Costa e la mostra Io, io, io… e gli altri? Da poco più di un anno l’Accri cura la diffusione, nelle biblioteche e scuole del Trentino, della mostra sui diritti dell’infanzia, ideata dall’illustratrice Nicoletta Costa Io, io, io... e gli altri? Oggi più che mai, in un mondo in cui pubblicità e consumismo sem-

brano prendere inevitabilmente il sopravvento, diventa fondamentale alimentare la presa di coscienza di diritti e doveri fin dall’infanzia. I bambini infatti sentono quotidianamente parlare di diritti, ma non altrettanto spesso vengono aiutati nel delicato passaggio dalla cono-

scenza del diritto alla consapevolezza del dovere che ne deriva. Un esempio su tutti? Gli sprechi e il degrado ambientale. I bambini sanno di avere il diritto a mangiare, bere e giocare al parco, ma spesso non sono consapevoli che sprecare il cibo o buttare le carte in terra sono azioni ingiuste e dannose per la comunità, che si ritorcono anche contro di loro. Il laboratorio didattico associato alla mostra aiuta a riflettere su diritti e doveri nel contesto globale. Sotto la guida dei formatori dell’Accri, i bambini prendono consapevolezza che non tutti nel mondo hanno gli stessi privilegi ma, soprattutto, che l’avere materiale non corrisponde a maggior benessere. L’amore e la gioia di una mamma africana in salute non sono inferiori a quelli di una mamma italiana. Giocare in gruppo all’aperto con giocattoli autoprodotti da materiali di fortuna è più divertente che stare da soli su un divano davanti ai videogames. È bellissimo vedere come i bambini ascoltano attenti e con occhi sgranati storie di solidarietà e amicizia del Sud del mondo, si indignano per le ingiustizie e chiedono perché e come porvi rimedio. Un piccolo seme per far germogliare cittadini migliori del futuro. Prossima tappa del tour della mostra sarà la Biblioteca di Levico dall’1 al 12 aprile.

I giovani non sono il futuro... Almeno, non solo il futuro. Sono anche il presente!

Non dovremmo dimenticarlo mai altrimenti, siccome il futuro è sempre un passo avanti a noi, ai giovani non daremo mai lo spazio che meritano e che spetta loro. Il coinvolgimento dei giovani deve trovare spazio anche nelle attività associative, non solo pensando ai giovani come utenti di servizi, ma anche come elementi costitutivi del tessuto sociale. L’empowerment, è dare potere! È far emergere potenzialità e rafforzarle e per l’Accri questo è pane quotidiano. 8

L’intuizione che soggiace a questo concetto è nel patrimonio genetico dell’associazione e, negli ultimi anni, ha trovato pieno compimento nella definizione dell’approccio alla cooperazione internazionale. Formiamo i giovani all’empowerment, li facciamo passare per le forche caudine della messa in discussione profonda, per farne dei facilitatori che possano essere, nei progetti nel Sud del mondo, volontari che fanno crescere le persone, non volontari che fanno cose.

Da questo numero di ACCRInforma daremo uno spazio ai progetti, alle attività, alle iniziative della nostra associazione nelle quali i giovani sono protagonisti. Cominciamo?

Un sor-riso nuovo Abbiamo Riso torna nelle piazze e nelle parrocchie il 17 e 18 maggio, per sensibilizzare sul diritto al cibo e raccogliere fondi per sostenere il progetto agricolo di Gagal Keunì, in


ACCRinforma Ciad. Il progetto ha già beneficiato lo scorso anno, di quanto raccolto con la distribuzione di 7.460 scatole di riso! Almeno 200 volontari per 82 banchetti, vi danno appuntamento con questa operazione di solidarietà. Ma con una novità! Come ogni anno coinvolgiamo per i banchetti gli studenti delle scuole superiori: quest’anno, la loro formazione è stata messa nelle mani di cinque loro coetanei che condurranno due incontri formativi. Saranno trasmesse loro, non solo le cose da sapere per interfacciarsi con la gente, ma verranno coinvolti emotivamente, facendogli capire che il loro servizio, se svolto con impegno, può fare la differenza! E si sa, quando i giovani sono motivati, le aspettative non possono che crescere. Noi dei giovani ci fidiamo!

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da leggere/da vedere

Durante la profonda crisi dell’economia argentina degli inizi del decennio scorso molte imprese fallirono o furono abbandonate dai proprietari che spesso tentarono di trasferire altrove o vendere gli impianti. Gli stabilimenti vennero occupati dagli operai che, senza aspettare soluzioni dal governo o dai gruppi imprenditoriali, ravviarono la produzione con l’aiuto delle comunità locali, organizzazioni di quartiere, professionisti, docenti e studenti delle università. Veniva avviata così l’esperienza delle Empresas recuperadas por sus trabajadores che a più di dieci anni di distanza non solo non è declinata, ma continua a svilupparsi. Si tratta del più ampio e duraturo esperimento di autogestione che

Fabbriche autogestite in Argentina l’esempio di una comunità che dalla crisi ha trovato spunto per nuove strade coinvolge complessi industriali, imprese di servizio, alberghi, ambulatori, organi d’informazione. Ciò di cui si parla è una vicenda umana di coraggio, intraprendenza e solidarietà di rara intensità nella storia recente del movimento operaio, e allo stesso tempo un modo creativo e autonomo per uscire dalla tenaglia della crisi. Il volume L’ e s p e r i e n z a delle imprese recuperate dai lavoratori in Argentina di Aldo Marchetti (Il Mulino) esamina l’esperienza a partire dalle teorie dell’autogestione e ne ricostruisce la storia, esponendo i problemi concreti che ha dovuto affrontare e i termini del dibattito che ha suscitato e che è ancora vivo in Argentina e in molti

altri paesi, a cominciare da quelli dell’America Latina. [Estratto dalla quarta di copertina del libro] Da Naomi Klein, l’autrice di No logo, e da Avi Lewis ci arriva invece The take (Fandango) un film che racconta una di queste storie. Siamo in Argentina nel 2001, il Paese dei gauchos è stato travolto da una crisi finanziaria che ha messo in ginocchio tutta la società. Di fronte a questo scenario che cosa si può fare? Trenta operai disoccupati entrano nella fabbrica dove hanno lavorato prima del licenziamento con un obiettivo: rimettere in moto la produzione!

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in diretta dai progetti al Sud America Latina/Bolivia/San Isidro Progetto Acqua potabile un diritto accessibile

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Dalla relazione dei partner locali del primo trimestre 2014

[Santa Cruz, 2 aprile 2014]

La costruzione del sistema idrico di San Isidro prevede di portare l’acqua potabile a 15 comunità: Chañara, Anamal, Las Juntas, La Tranca, Witron, San Jose de la Capilla, Pulquina Abajo, Palizada, San Isidro, El Tambo, Vado Hondo, Pulquina Arriba A-B, Moco Moco, El Tunal. A quelle già previste si sono aggiunte le comunità di Villa Hermosa e Las Taperas. La prima tratta della rete comprende 9 comunità della parte centrale e della parte bassa del bacino, che attualmente sono servite da una vecchia presa (Toma antigua) che è stata ripristinata e sarà completata con il sistema di filtraggio e la potabilizzazione. Al momento gli scavi e la posa delle tubature sono state

Caro socio/sostenitore/amico, l'Accri è ormai prossima a raggiungere il traguardo dei trent'anni di vita! Trent'anni di fedeltà alla propria missione associativa, di faticoso, caparbio e lungimirante lavoro a fianco dei più deboli in Africa e America Latina. Trent'anni di formazione e invio di volontari, trent'anni di sensibilizzazione nelle scuole e sul territorio. Nulla di ciò che abbiamo fatto, che facciamo e che faremo, sarebbe possibile senza il tuo sostegno. Per il semplice motivo che tu sei noi. L'Accri è una rete di relazioni, l'Accri è un “NOI”. Con un piccolissimo sforzo comune possiamo dare respiro alle attività e ai progetti che realizziamo tanto nel Sud del mondo quanto sui nostri territori. Come? Impegnandoci a donare il nostro 5xmille all'Accri e suggerendolo ad almeno altre 5 persone. Amici, parenti, colleghi. Parliamo loro dell'Accri e chiediamogli questo sostegno gratuito. Gli esperti ci dicono che in media ogni

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ultimate, alcune opere civili della presa di captazione sono in fase ultimativa e si è stabilito di inaugurare questa tratta del sistema per la fine di aprile, se le condizioni climatiche lo permetteranno. Per le Comunità di Chañara (Anamal), Las Juntas e La Tranca si è scelto di collegare la rete per la fornitura dell’acqua al Municipio di Moro Moro confinante con Comarapa. Per i lavori di scavo di queste comunità il cantiere è stato affidato all’impresa Caminos Srl; le Autorità Governative hanno sostenuto costi per 600.000 Bs (corrispondenti a 63.572 €). La seconda tratta è relativa al cantiere della nuova opera di captazione e comprende le comunità: El Tunal, Moco Moco, Pulquina Arriba A e

Pulquina Arriba B. Questa tratta comporta un lavoro più complesso data la conformazione del terreno; l’inizio dei lavori è programmato per il prossimo mese così come la costruzione della cisterna di Pulquina Arriba: il Municipio di Comarapa ha già realizzato il disegno tecnico della cisterna. La Cooperativa di San Isidro ha svolto lavori di manutenzione nella Toma Antigua dove non si è ancora potuto attivare il sistema di filtraggio a motivo della crescita del fiume che ostacola i lavori. Le tubature della seconda tratta da 6 e 8 pollici saranno consegnate in settimana. Il Tavolo Tecnico si è riunito il 20 marzo ed ha fissato la riunione mensile per il 27-28 di ogni mese al fine di informare sull’avanzamento del cantiere e preparare la documentazione mensile da inviare in Italia. Nel periodo ci sono stati problemi ed emergenze a causa delle piogge e alla crescita dei fiumi che hanno messo il Paese in una brutta situazione. Alcune comunità, a causa delle inondazioni, sono rimaste isolate per settimane.

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in queste pagine tre progetti al Sud: in America Latina [Bolivia] e Africa [Ciad]

Africa/Ciad/N’Djamena Progetto Arc en ciel [Arcobaleno]

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Una lettera dal responsabile del progetto

[N’Djamena, 19 marzo 2014]

Carissima Nives e company, eccomi, ci sono ancora, anzi si lavora alacremente. È cominciato (fortunatamente un po’ in ritardo) il caldo torrido. Domenica, tornando dalla messa, ho comperato un po’ di carne di capra. Ho lasciato la macchina sotto un albero e poco dopo c’erano già 45°, per poco la carne non si cucinava da sola. Da mesi ormai la radio funziona regolarmente dalle 7.30 alle 11.00. I lavori continuano, ma ho sempre delle sorprese... . Nel periodo della morte del tecnico alcune apparecchiature sono sparite. Tra corse all’ospedale, a casa sua, alla radio, in comunità ecc, mi affidavo al responsabile dei lavoratori, ma sembra che ne abbiano approfittato e quindi l’apparecchio più costoso e semi nuovo, un registratore digitale Sony mini Dv e DvCam, non c’è più. Quando ho chiesto il parere al responsabile delle piccola ditta, è andato in escandescenze. Il fatto è che l’apparecchio non c’è più. [fonte Vita trentina]

Il grosso dei lavori dello stabile (muri, pavimenti, porte, finestre, vetri, serrature, elettricità, pittura interna ed esterna, ... ) è finito. La spesa complessiva dev’essere un po’ superiore ai 4 milioni di Fcfa. Con la settimana prossima cominceremo a diffondere - sempre in via sperimentale - anche al pomeriggio, dalle 15.30 alle 18.30 con programmi prodotti direttamente qui. Da tempo, ogni settimana preparo il commento alle letture della domenica sia in francese che in lingua locale. Questi due programmi passano sulle antenne della radio nazionale, molto seguita. Domenica prossima comincio qui nella sala della radio, che sto arredando, anche in vista di altri gruppi, una nuova serie di lezioni di formazione sulla musica e la liturgia, dalle 11.30 in poi, dopo le messe nelle parrocchie e le varie catechesi. Sarà pesante, anche per il caldo, ma lo faccio volentieri perché la richiesta è grande. Con alcuni collaboratori (nessun assunto finora) riesco a tenera la radio aperta, ma presto bisognerà fare dei contratti a tempo determinato. Anche lo studio video è in funzione ed abbiamo cominciato a riversare delle cassette VHS in digitale, mentre le vecchie apparecchiature video sono ancora da verificare una ad una. La macchina, dopo quattro ritardi, mi assicurano che arriverà questa settimana a N’Djamena. E per oggi basta così, e spedisco in fretta. Ogni bene. Buona quaresima e alla prossima. padre Luigi

+ Arc en ciel in breve Progetto triennale volto a promuovere e diffondere il pluralismo e la convivenza interreligiosa mediante l’uso dei mass media e il potenziamento della radio Arc en ciel e del Centro RTV Présence, della diocesi di N’Djamena. Partner L’Arcidiocesi di N’Djamena e la Provincia dei missionari Comboniani in Ciad Attività progettuali Curare la formazione del personale addetto al Centro RTV Présence e della radio. Realizzare due programmi TV settimanali da diffondere sul canale nazionale. Coordinare i palinsesti delle 5 radio cattoliche esistenti e la produzione di programmi comuni su temi di attualità. La Formazione dei direttori dei cori, di orchestrine e dei compositori (teoria della musica, lettura e interpretazione della partitura, direzione del coro, accompagnamento, primi principi di composizione, ecc). La formazione musicale dei giovani (corso di due anni) con diploma. Sensibilizzare le Diocesi al sostegno del progetto ai fini della sostenibilità. In Italia, sensibilizzare al tema del pluralismo culturale attraverso la stampa, le radio e TV locali e interventi sul territorio e nelle scuole. 11


in diretta dai progetti al Sud

Africa/Ciad/Mayo-Kebbi Progetto Gagal Keunì

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Dalla Scheda Progetto per la Campagna Riso 2014

La sede del progetto si trova nella regione di Mayo-Kebbi, un territorio molto vasto e per la maggior parte dell’anno arido, confinante con il Camerun. Sono coinvolte attivamente nel progetto le famiglie di agricoltori residenti in 12 villaggi, nei quali vivono principalmente due etnie, i N’Gambay e i M’Bororo. A Gagal-Keuni si vive prevalentemente di agricoltura di sussistenza e le maggiori fonti di reddito per la popolazione sono l’allevamento del bestiame e la coltivazione del cotone e dell’arachide, retaggio delle produzioni coloniali, che impoveriscono progressivamente i terreni e arricchiscono soprattutto gli intermediari che rivendono il prodotto. Anche a causa del processo di desertificazione, il 54% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Il Ciad si trova al 184 posto (su 187 Stati) nell’Indice di Sviluppo Umano nel Rapporto 2013 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Il periodo più critico dell’anno, che può durare anche varie

settimane, è chiamato soudure ed è il momento in cui le scorte alimentari si esauriscono mentre i nuovi raccolti non sono ancora maturi. Per garantire l’autosufficienza alimentare ed il miglioramento della condizione socio-economica delle popolazioni, le potenzialità locali necessitano di essere appoggiate e valorizzate. L’Accri dal 2005 opera, in partenariato con la Diocesi di Pala attraverso il Bureau d’Etude et da Liaison d’Actiones Caritatives et de Developpement (BELACD). Le attività che si svolgono, con l’intervento di animatori locali e la promozione di gruppi associati, riguardano il miglioramento della produzione agricola e della sua conservazione attraverso il miglioramento della cura dei suoli, l’acquisto di sementi e di attrezzature, la diffusione di conoscenze tecniche, l’organizzazione del sistema di stoccaggio dei raccolti. Il progetto conta sulla collaborazione dell’Arcidiocesi di Trento e sul sostegno della Provincia Autonoma di Trento.

Editore ACCRI Redazione ACCRIinforma Direttore responsabile Liana Nardone Sede di redazione via Cavana, 16/a 34124 Trieste Stampa a cura della Litografia Amorth [Trento] Autorizzazione del Tribunale di Trieste (n. 1267 del 04.09.2013) sede di Trieste via Cavana, 16/a 34124 Trieste T (+39) 040 307899 F (+39) 040 310123 email trieste@accri.it sede di Trento via San Giovanni Bosco, 7 38122 Trento T (+39) 0461 891279 F (+39) 0461 891280 email trento@accri.it sul web sito www.accri.it scoop.it Land Grabbing Observer facebook Accri Ong twitter @ongaccri

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