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a nozze”? Non abbiamo forse a cuore le relazioni con tutte le persone che incontriamo? Il nostro dono alla Chiesa e al mondo non è quello di una laicità con le porte aperte? Non è forse ricco di familiarità anche il messaggio che viene dal Sinodo sulla famiglia appena concluso? Sono domande che si rafforzano nel tempo dell’adesione che siamo chiamati a testimoniare come tempo della preghiera, del pensiero e della scelta e non certo come ripetizione stanca di un rito anacronistico e burocratico. In questo numero di Insieme ci sono alcune piste per approfondirne il significato ma l’adesione è soprattutto un atto di amore. È un atto che compie chi si sente amato per primo da Dio e desidera condividere con altri questo dono. È un atto di amore che ha il sapore di quel “sì” che sta all’origine di una vita familiare, di una vita sacerdotale, di una vita consacrata, di una vita buona. Non si riuscirà mai a spiegare con le sole parole un atto d’amore. Un atto d’amore lo si spiega soprattutto con il linguaggio della vita. Come accade in una famiglia. È importante allora attualizzare il significato dell’essere associazione ecclesiale di laici traducendo in iniziative pensate per l’oggi l’invito ad abitare la Chiesa e il mondo con lo stile della familiarità. Occorrerà il coraggio di chi, ribelle alla mediocrità, guarda più in alto e più lontano. E questo non è forse, anche per l’Ac, un atto di amore? Paolo Bustaffa

“Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla, in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e sacerdote che la assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra, benedirla. Anche perché non la lascio, non esco da lei, ma più e meglio con essa mi unisco e mi confondo: la morte è un progresso nella comunione dei Santi”. È un brano tratto da “Pensiero alla morte” di Paolo VI alla cui testimonianza anche l’Ac diocesana ha voluto dedicare alcuni incontri in occasione della beatificazione. L’amore infinito di papa Montini alla Chiesa non può che suscitare pensieri e gesti grandi. Sono parole che, in questi giorni densi di memoria orante, richiamano la tenerezza di volti che si sono incontrati nel tempo. Volti che ora sono nella luce di un Volto paterno e materno, un Volto familiare. Alla familiarità che si irradia da questo incontrarsi il vescovo Diego richiama la diocesi, quindi anche la nostra associazione, indicando le tappe dell’itinerario pastorale per l’anno 2015. “Familiarità – scrive il vescovo – è una parola impegnativa e densa di significato. Richiama la confidenza all’interno dei legami familiari, nella relazione con gli amici, ma anche in tutte le esperienze di relazione”. E aggiunge: “L’invito alla familiarità è rivolto a tutti! In tutto! Va ritrovata dove è perduta, costruita dove è assente. Ricomposta dove si è sfaldata: familiarità nelle intenzioni, nello stile ministeriale, nell’accoglienza delle persone, nella missione, nella collaborazione, dentro la vita della Chiesa per dare volto alla comunione, nei rapporti Chiesa-mondo per costruire dialogo e simpatia”. Per l’Azione Cattolica non è questo, per così dire, “un invito

Libico Maraja, Comunità. 1982

INIZIATIVE, ESPERIENZE E TESTIMONIANZE AC POSSONO ESSERE INVIATE A: INFO@AZIONECATTOLICACOMO.IT

LO STILE DELLA FAMILIARITÀ

È SOPRATTUTTO UN ATTO DI AMORE

ADESIONE

MANDELLO DEL LARIO

IMPEGNO PER LA CITTÀ

La scelta di associarsi e l’impegno per la formazione personale e comunitaria Pagina 2 e 6

Cento anni di vita e ottantasei anni di Azione Cattolica Pagina 5

Si apre su Insieme uno spazio per l’approfondimento, il confronto e la proposta Pagina 8

UN NUOVO SLANCIO, UNA NUOVA FIDUCIA, UN NUOVO PROGETTO

LO SPLENDIDO SORRISO DI PINA

NON A CASO... ALLA VEGLIA DELLA CROCE


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RIFLESSIONE

UN NUOVO SLANCIO, UNA NUOVA FIDUCIA, UN NUOVO PROGETTO

Chi si confronta seriamente con la proposta di Gesù, s’accorge che non si può prenderla sotto gamba: essere cristiani implica l’adesione ad una parola non facile, “dura”. Allora “chi può ascoltarla”? Siamo tutti battezzati, ma chi di noi ha realmente il coraggio di ascoltare la proposta e seguire il Signore? La risposta di Gesù nel Vangelo ci porta sul piano della fede: “tra voi ci sono alcuni che non credono”. Ciò che rende “dura” la proposta di Gesù è in realtà la durezza del cuore di chi dovrebbe accoglierla: la mancanza di fede ci impedisce di ascoltare la Parola! Ma come sta la fede delle nostre comunità? Siamo cristiani per tradizione e abitudine e troppo poco ci poniamo il problema di scegliere con decisione la nostra fede. La scelta di associarsi comporta invece una decisa presa in carico della propria fede e dovrebbe diventare esempio e testimonianza per tutti. Ma è realmente così? O anche l’appartenenza all’Associazione è solo abitudine? Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. (Gv 6,66) Purtroppo non qualcuno, ma molti dei discepoli tornarono indietro. La fatica della fede diventa scelta di un altro comportamento di vita: smetto di seguire Gesù. Sin dall’inizio il passo indietro è stato più facile di quello avanti. Come è ancora oggi comune questo nelle nostre comunità, quanta incoerenza tra fede professata e modo di vivere. Non stupisce, ad esempio, che

molti giovani arrivino al matrimonio dopo una convivenza, ma che in questo i giovani dei nostri oratori non si distinguano per nulla dagli altri. E lo stesso potremmo dire se andassimo a guardare i loro ideali a livello economico, lavorativo, politico… La scelta di associarsi comporta una chiara volontà di discernimento sul significato dei propri comportamenti e di impegno concreto nella testimonianza dei valori. Ma le nostre Associazioni sanno essere vere “chiese domestiche” capaci di testimonianza? Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». (Gv 6,67) La fede mette in gioco la libertà personale. Anche i Dodici sono chiamati a decidere nuovamente se continuare a seguire Gesù e d’ora in poi dovranno interrogarsi di continuo e di continuo rinnovare la propria adesione. Non si resta vicini a Cristo per abitudine, né ci si allontana da Lui perché “fanno tutti così”. Sarebbe comunque una rinuncia al dono più grande che l’Amore di Dio ci ha fatto: la libertà della nostra coscienza. In un mondo che abusa della parola libertà, c’è da chiedersi se le nostre comunità sanno educare all’esercizio di una vera libertà. La scelta di associarsi è appunto una scelta e come tale comporta l’esercizio della libertà e l’assunzione della responsabilità. Non si può ridurre l’adesione al solo rinnovo della tessera!

Si apre davanti a noi il tempo dell’Adesione. Il Documento Assembleare dello scorso febbraio ci richiamava all’impegno concreto per il “ripopolamento” associativo: «Occorre ripopolare l’associazione nel territorio, in quante più possibili parrocchie della Diocesi, per incrociare la vita di tante persone allo scopo di promuovere la formazione di coscienze laicali per l’oggi della storia, aspetto irrinunciabile per la missione della Chiesa nel tempo della post-modernità». Per poter rispondere a questa richiesta, occorre aver ben chiaro che cosa significhi aderire all’Associazione. Prendo in proposito qualche spunto dal Vangelo di Giovanni (Gv 6, 59-71). Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». (GV 6,59-64)

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Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». (Gv 6, 68-69)

LA SCELTA DI ASSOCIARSI PORTA CON SÉ L’IMPEGNO AD UNA CONTINUA E FEDELE FORMAZIONE PERSONALE E COMUNITARIA CHE RIDONI OGNI GIORNO FRESCHEZZA ALLA FEDE

Pietro ha intuito che solo attingendo alla fonte potrà saziare il suo bisogno che umanamente appare sempre irrisolto. Non c’è altra fonte: “Da chi andremo?”. Chi sceglie di aprire la propria vita all’orizzonte eterno della risurrezione, sa di dover cercare in tutti i modi di restare accanto a Cristo per potersi continuamente abbeverare alle sue parole. È il nostro stesso Battesimo a chiederci la ricerca costante della comunione con Cristo, dell’alimento della Parola di Dio e dei sacramenti perché il dono ricevuto fiorisca sempre di nuovo. La scelta di associarsi porta con sé l’impegno ad una continua e fedele formazione personale e comunitaria che ridoni ogni giorno freschezza alla fede. Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». (Gv 6, 70) Accanto alla forte professione di fede di Pietro sta il richiamo alla fragilità della risposta umana alla chiamata di Dio. Non in virtù della nostra perfezione spirituale e morale si compie il progetto di Dio, ma per il dono della grazia che ci sceglie malgrado i nostri limiti. La debolezza dell’uomo è la breccia attraverso cui il maligno può mettere a dura prova la fede dell’uomo, ma anche il passaggio privilegiato perché la grazia di Dio possa mostrare tutta la sua efficacia. Questo ci deve dare uno sguardo ottimista sulla nostra Chiesa, anche di fronte alle sue fatiche e insieme ci deve rendere meno scettici che la nostra Associazione, così ridotta nei numeri e talvolta “rallentata”, possa ritrovare il vigore e l’effervescenza del passato. Il tempo dell’Adesione è tempo di ricerca di un nuovo slancio, di una nuova fiducia, di una nuova progettualità. Non possiamo lasciare che sia connotato dalla mestizia che prova chi si sente senza futuro! Buon cammino a tutti! Don Roberto Bartesaghi Assistente diocesano Settore Adulti


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SINODO FAMIGLIA

UNA SCUOLA DI UMANITÀ Nasce e cresce nella “Chiesa domestica” la gioia di annunciare il Vangelo

EQUIPE FAMIGLIA

UNA BOCCATA D’ARIA FRESCA

A Colico l’inizio del cammino 2014-2015 A Sant’Agata in Como il 23 novembre la seconda tappa Domenica 19 ottobre, in quel di Colico, è iniziato il cammino dell’Equipe famiglia di Ac dal tema: “Famiglia, Chiesa domestica”, con il consueto stile familiare, dove genitori e figli vivono la messa, con gioia, nella parrocchia di S. Giorgio. Subito dopo, don Roberto Bartesaghi, assistente del Settore Adulti di Ac, ha condiviso con noi che “… Quali pietre vive siete costruiti come edificio spirituale” (Lettera di Pietro, cap. 2): siamo noi la casa di Dio, Chiesa come casa, come famiglia: quando la domenica ci si riunisce insieme ci si sente famiglia. La Chiesa deve esse-

LUMEN GENTIUM Lunedì 3 novembre alle ore 21 al Centro Pastorale Cardinal Ferrari - Como per il ciclo sulla Lumen Gentium si terrà l’incontro “Il popolo di Dio”. Relatore sarà il professor don Roberto Repole, presidente dell’Associazione Teologi Italiani. Il tema verrà ripreso (nella seconda parte) il 17 novembre alle ore 21 dallo stesso relatore. Gli incontri sono aperti a tutti. Per informazioni www.azionecattolicacomo.it

re casa per ogni persona, nessuno escluso: nasce domestica perché, ai tempi, non c’erano edifici adibiti a chiesa. I genitori sono i primi testimoni della fede in famiglia. “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt. 18,20): occorre avere occhi di fede nella quotidianità, nelle fatiche di ogni giorno, uno sguardo “singolare” sul mondo. (Alla prima parte della giornata ha partecipato anche il presidente diocesano che con la sua presenza discreta ha voluto significare l’attenzione dell’intera associazione a questo cammino. ndr). Nel pomeriggio c’è stata la testimonianza dei coniugi Ciaponi di Talamona, che hanno riportato la loro esperienza di preghiera in famiglia, ispirata da don Renzo Bonetti di “Mistero Grande”; uno schema definito, un clima domestico, spiritualità differenti e condivise: un gruppo di circa 10-12 persone si ritrovava in casa per la condivisione del Vangelo della domenica successiva e il relativo commento; successivamente c’era la condivisione di risonanza e il canto finale. Il fatto di arrivare preparati alla messa dava la possibilità di essere attenti, più coinvolti. Questa esperienza ha dato modo di avere una conoscenza più approfondita della Parola di Dio, di realizzare un nuovo ascolto dell’altro e di condividere i propri pensieri…. Una convivialità spirituale!

Successivamente c’è stato il momento di coppia in cui sono state lette quattro brevi storie dove si respirava il tema appena ascoltato, con domande utili a favorire un dialogo di coppia. Siamo stati suddivisi in quattro gruppi e abbiamo cercato di dare un suggerimento reale e fattibile nelle parrocchie e nelle comunità di come vivere questa Chiesa domestica, anche con gesti semplici, ma efficaci: il tutto con uno slogan finale da presentare al resto del gruppo. Questa domenica è stata una “boccata d’aria fresca”, un modo più attento di vivere la fede in famiglia, di avere uno sguardo “allargato” su chi e cosa ci circonda, un prendere coscienza che la famiglia ha un ruolo importante nella Chiesa e che nessuno è escluso dall’immenso amore di Dio. Grazie all’Equipe che, come sempre, riesce a farci sentire a casa, con gesti, parole e momenti vissuti insieme. Grazie a don Roberto che ci ha riportati alle origini della condivisione della fede. Grazie a don Mauro che ci ha aperto le porte della parrocchia e dell’oratorio. Grazie ai coniugi Ciaponi che hanno condiviso con noi la testimonianza particolare che hanno vissuto. Grazie alle famiglie che sono state soggetto di questa giornata, con il loro esserci e il loro mettersi in gioco. Sandra Bolognini

Il Sinodo straordinario sulla famiglia, appena concluso, porta già nel nome uno degli aspetti che lo ha caratterizzato: il termine significa infatti “camminare insieme” (dal greco syn odò). Un cammino, come ha sottolineato Papa Francesco, che – in quanto umano – è stato anche naturalmente caratterizzato da diverse tentazioni, ma che è comunque stato schietto, libero, condiviso. La Chiesa, attraverso il lavoro dei Padri sinodali, ha dato prova della capacità di osservare la realtà sociale contemporanea, cogliendone le peculiarità e i cambiamenti rispetto al passato, con l’intento di farsi compagna e presenza vera nella vita degli uomini in un clima di libero confronto. Il Papa ha efficacemente sottolineato che la Chiesa non è un’istituzione arroccata in un palazzo di vetro che tutto vede e giudica; al contrario, la sua vocazione è farsi prossimo, ascoltare e soccorrere. Risulta allora emblematico il fatto che l’assemblea sinodale abbia ampiamente diffuso sui principali media i contenuti del proprio lavoro, dando prova di una Chiesa viva, trasparente, pronta a mostrare anche la diversità delle posizioni al suo interno, ma che sempre mira al fine di conciliarle e di essere compagna che sostiene. Cosa dice dunque alle famiglie il lavoro maturato dal Sinodo? Lo desumiamo in particolare da alcuni punti della Relatio Synodi; quando Gesù viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio e con loro rimane (Gaud. et Spes, 48), la famiglia diviene “Chiesa domestica” e rende manifesto il mistero della Chiesa (Instr. laboris, 4). Dunque la famiglia è soggetto dell’evangelizzazione perché è “scuola di umanità” (Gaud. et Spes, 52). Ecco allora l’importanza della testimonianza attraente di autentiche famiglie cristiane nella capacità di sapersi togliere i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (Es. 3,5), di dare al proprio cammino il ritmo salutare della prossimità (verso i poveri, i deboli, altre famiglie in difficoltà), rendendo così concreta la carità evangelica. Tuttavia molte famiglie oggi sperimentano il fallimento del divorzio, dell’individualismo, della fragilità affettiva, dello sradicamento, delle difficoltà economiche, delle persecuzioni… La Chiesa allora, messaggera di verità e speranza, è chiamata all’importante sfida di saper dare aiuto alle coppie nella maturazione della dimensione affettiva. Lo ribadisce il Messaggio del Sinodo che sottolinea come l’amore, custodito nel fidanzamento e attuato in pienezza nel sacramento del matrimonio, sia unico, indissolubile, fedele e persista nonostante le tante difficoltà del limite umano. Dio, in questo cammino, c’è sempre e l’ascolto in famiglia della Parola - così come la preghiera quotidiana e comune e la partecipazione all’Eucaristia domenicale – aiutano a ricordare la Sua presenza vera. Cos’è tutto questo per la famiglia? Un dono che si fa responsabilità; essa poggia sicura sulla certezza che Dio è con noi e ci sprona ad essere testimoni autentici e credibili del Suo amore inesauribile. Giovanna Della Fonte

CON UMILTÀ E FRATERNITÀ … la mia Ac …La posso chiamare così avendo a lungo vissuto questa esperienza con tanta intensità di Amore e Volontà gioiosa. Anche questo nuovo anno l’Ac inizia con la Cerimonia dell’Adesione domandando la nostra volontà e disponibilità al servizio della Chiesa. Le difficoltà anche sociali sono tante e assorbono coi loro impegni e anche con i loro inviti a soluzioni facili che lasciano poco spazio a meditazioni e preghiera. La Chiesa con i diversi passi del Vangelo che sottolineano l’Anno liturgico ci aiuta molto e la nostra risposta di partecipazione forte e continua sarà di esempio e incoraggiamento – ecco il perché della richiesta annuale che ci chiede di non rimandare e soprattutto di non tralasciare questo impegno ma svolgerlo con gioia e volontà. Questa risposta ci deve trovare sempre in prima linea con molta generosità, con tanta serenità e soprattutto con grande umiltà e fraternità. Forza Ac anche questo anno i problemi sono tanti ma il nostro cammino sempre sostenuto dal passo di Gesù sarà fecondo e gioioso. Tude Rapella, Morbegno


4 EDUCATORI ACR

TUTTO DA SCOPRIRE Un’eco da Grosio dove, con Morbegno e Cavallasca, ha preso avvio il corso di formazione Un riscontro positivo dell’assemblea diocesana svoltasi a Morbegno il 7 settembre scorso sono state le riflessioni condivise nei vari gruppi di lavoro; pensieri e proposte dalle quali sono emerse diverse indicazioni utili per il consiglio diocesano e sulle quali si è posta un’attenzione particolare. Una richiesta a cui si è data subito concreta risposta riguarda la formazione degli educatori Acr, in particolare educatori giovani senza alcuna esperienza e in difficoltà nell’utilizzo dei sussidi nazionali. A tal proposito l’Equipe Acr si è attivata per organizzare un corso di formazione su tre punti della diocesi (Grosio, Morbegno e Cavallasca) divisa in quattro tappe. In ogni incontro si tratterà ciascuna fase dell’Acr utilizzando la guida e proponendo laboratori e attività; contemporaneamente si rifletterà sull’essere educatori.… È proprio sabato 4 ottobre che all’oratorio di Grosio è iniziato questo percorso dal titolo “Tutto da scoprire”, corso di formazione per educatori Acr al quale hanno partecipato circa 25 persone tra aspiranti educatori Acr e catechisti dei primi anni di iniziazione cristiana. I contenuti dell’ incontro hanno riguardato la prima parte della guida nazionale Acr preceduti da un’introduzione generale su ciò che è un educatore/catechista e le caratteristiche che deve avere. Vorrei riprendere alcune parole scritte in una delle pagine iniziali del sussidio. «La Guida che hai tra le mani vuole allora costituire una sorta di bussola per aiutare a non perdere la rotta. Ti invitiamo a leggere tra le sue righe la vita dei bambini e dei ragazzi al di là dei soli momenti concreti da costruire e degli incontri da organizzare, a riconoscere nell’itinerario formativo un’opportunità che sa parlare al quotidiano, a credere in questa proposta per raccontare e far scoprire ai piccoli la bellezza dell’amicizia con Gesù”. Da questo si capisce come il percorso iniziato sia impegnativo…. Un viaggio sicuro se si ha con sé “la bussola” e soprattutto “se la si sa usare». C’è tanto da scoprire, quindi, e c’è ancora di più, perché un educatore riceve tra le mani la vita di bambini e di ragazzi per i quali diventa testimone da seguire per scoprire l’amicizia con Gesù. Il pomeriggio di circa due ore e mezzo è stato riempito di teoria ma anche di qualche attività educativa nello stile Acr. I nostri ragazzi dai 15 anni in su hanno superato alla grande la prima prova. Li aspettiamo per il secondo incontro, a dicembre, dove verrà analizzata la seconda fase della Guida. Educatori si nasce? Nooo, educatori si diventa! Buon cammino a tutti! Elena Padellini Agostina Franzini

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L’OKTOBERFEST DEL MSAC

STUDENTI DI OGGI, UOMINI DI DOMANI Un contributo critico propositivo al documento governativo “La Buona Scuola”

Lo scorso 3 settembre il governo ha pubblicato un documento dal titolo “La Buona Scuola”, un rapporto che fotografa la situazione attuale della scuola italiana e che contiene alcune proposte per una futura riforma. Il governo ha inoltre dato la possibilità agli studenti (come anche ai professori, ai genitori e agli altri protagonisti della scuola) di discutere e confrontarsi con questo documento e di inviare entro il 15 novembre proposte e suggerimenti per rendere “La Buona Scuola” effettivamente a misura di chi la abita. Questa iniziativa ha suscitato opinioni discordanti e non sono mancati scioperi e manifestazioni “contro”. Il Movimento Studenti di Azione Cattolica, che vede nell’iniziativa del governo un’occasione per sensibilizzare gli studenti a una partecipazione attiva, ha invece aderito alla discussione con un punto di vista critico e ha coin-

volto i singoli circoli diocesani con proposte di dibattito. È in questo contesto che si è inserita, sabato 18 ottobre, l’Oktoberfest del Msac di Como: è stata l’occasione per affrontare alcuni spunti tratti dal documento, discutendo e cercando di trovare un riscontro di queste idee nella loro esperienza concreta all’interno degli istituti, e di indicare proposte per una futura riforma della scuola. Uno dei punti del dibattito è stato il Diritto allo studio e quanto esso sia garantito dallo Stato: tra le altre cose è emerso quante alte siano le spese per i libri di testo e che spesso essi contengono molti più argomenti di quelli affrontabili nel programma scolastico. Ci aspettiamo che nei prossimi anni possano essere presi dei provvedimenti in questo senso, per diminuire le spese scolastiche che per le famiglie più numerose possono incidere notevol-

mente sull’economia domestica. Un’altra considerazione è stata fatta a proposito di quello che il documento chiama “Scuole Aperte”: secondo “La Buona Scuola” gli istituti dovrebbero diventare sempre più simili a dei centri civici. Ma in che modo? Proponendo attività extra-curricolari e corsi pomeridiani facoltativi, organizzando tornei sportivi e eventi culturali, rendendo la biblioteca accessibile anche al di fuori delle lezioni… Tra le altre proposte accolte favorevolmente dagli studenti c’è l’inserimento di lezioni curricolari di cittadinanza (magari unita ad altre materie come economia e diritto) anche nei licei, in modo da formare i cittadini di domani e coltivare dei buoni italiani. Perché gli studenti di oggi saranno i politici, gli economisti, gli imprenditori, gli Uomini di domani. Equipe diocesana Msac

PASTORALE GIOVANILE E AC

CRESCERE NELLA CONTINUITÀ L’eco della “Due giorni” diocesana al convegno “Datti una regola...ta” del Settore Giovani

C’è una Due Giorni Giovani: un appuntamento formativo annuale, della durata di due giorni, dedicato a tutti i giovani della diocesi. E poi c’è un Convegno Giovani: un appuntamento formativo annuale, della durata di due giorni, dedicato a tutti i giovani della diocesi. Cadono entrambi nello stesso periodo: non lontano dall’inizio dell’anno pastorale. Il discrimine, com’è noto, primariamente resta il soggetto che propone, coordina e promuove l’appuntamento: nel primo caso, la Pastorale Giovanile (Pg); nel secondo, il Settore Giovani di Ac. Il Settore Giovani s’è interrogato più volte, nel tempo, sul senso e l’opportunità di accostare una proposta dal carattere prettamente associativo ad una già presente in diocesi qual è la Due Giorni Giovani. Abbiamo notato, oltretutto, che i giovani trovano di norma più facile riconoscersi come destinatari della proposta di Pg rispetto a quella di Ac: ciò è spiegabi-

le considerando che, per quanto un Convegno Giovani sia davvero per tutti, un giovane che non ha mai partecipato alla vita associativa può avere difficoltà a comprendere i motivi per cui dovrebbe aderire ad una proposta come il Convegno Ac, proprio perché questo si mostra come un tassello di quella stessa vita associativa che lui non ha mai sperimentato. Spesso questo giovane si ritrova più timoroso di essere coinvolto in una realtà che non sa comprendere. Pur desideroso di assaggiare un pezzetto di una esperienza radicata in Ac questo stesso giovane vuole sentirsi libero di non aderire ad altre proposte Ac o, tutt’al contrario, di lasciarsi coinvolgere da una nuova e bella dimensione, e fare in futuro l’esperienza di Ac. I rischi dunque sono tanti: dal trasformare il Convegno Giovani in un meeting d’una élite di Ac, che non ha senso d’essere per definizione, al presentare un appuntamen-

to semplicemente ridondante. I motivi che hanno comunque spinto il Settore Giovani a insistere sul Convegno negli anni sono diversi, ma ritrovabili principalmente nel senso stesso della proposta formativa di Ac che «non chiude, ma rilancia» (Sentieri di speranza, p. 7). Il carattere estroverso ed al contempo dotato di specifici carismi di questa formazione non solo ci permette, ma ci invita a farne un’eco del messaggio educativo della Pastorale Giovanile; allo scopo di partecipare nella corresponsabilità come giovani e, in futuro, come adulti, alla vita della Chiesa e della Città. Inoltre, un giovane che invece facesse esperienza di vita associativa a tutti i livelli, durante l’anno, non potrebbe non ritrovare nella proposta del Convegno una tappa importantissima del suo cammino di Ac, per sperimentare ancora una volta la fraternità, la condivisone, il dialogo; caratteri propri del-

lo stile associativo. Quest’anno la Due Giorni giovani si è tenuta a Cermenate (CO) il 25-26 ottobre, mentre il Convegno Giovani si terrà a Tirano (SO) il 22-23 novembre. Il Convegno è dunque, anche quest’anno, pensato in continuità con la Due Giorni Giovani: l’intento, questa volta, è quello di approfondire il tema della libertà, proposto alla Due Giorni della PG, coniugandolo nell’ambito dell’interiorità. Il titolo “Datti una regola…ta!” richiama uno strumento molto caro all’Ac: la regola di vita spirituale. Vivremo momenti di confronto, alternati all’ascolto di alcune testimonianze. Sono invitati tutti i giovani dai 18 ai 30 anni. Vi aspettiamo! Fabio Marfia Cecilia Rainolter


DA QUESTO NUMERO DEDICHIAMO UNA PAGINA ALLA VITA DELLE ASSOCIAZIONI PARROCCHIALI. INVITIAMO TUTTI COLORO CHE DESIDERASSERO SEGNALARE INIZIATIVE, ESPERIENZE E TESTIMONIANZE DELLE AC PARROCCHIALI DI INVIARLE ESCLUSIVAMENTE ALL’INDIRIZZO: INFO@AZIONECATTOLICACOMO.IT

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ASSOCIAZIONI PARROCCHIALI I N S I E M E P E R N O V E M B R E 2 0 1 4

MANDELLO DEL LARIO

SPLENDIDA PINA! Cento anni di vita e ottantasei anni di Azione Cattolica Mandello 15 ottobre 2014: oggi è un giorno bellissimo, speciale, perché la nostra nonna Pina Ratti Fasoli compie 100 anni. Ci siamo trovati in tanti nella chiesetta di San Rocco a Molina, frazione di Mandello. Presenti amici e conoscenti, e noi associati di Azione Cattolica per condividere la gioia dei suoi cento anni. Abbiamo avuto la bella sorpresa di avere con noi il nostro presidente diocesano Paolo Bustaffa, che nonna Pina non finiva di ringraziare. La storia di Pina è iniziata il 15 ottobre 1914 con il suo primo vagito. A 14 anni entra nell’Azione Cattolica come “Aspirante” perché – come ricorda – fu colpita dalle parole della

“propagandista” . Tornata a casa chiese i soldi alla sua mamma per pagare la tessera. È cosi diventa associata e per 86 anni rimane fedele alla sua scelta. Ha seguito e segue sempre gli incontri formativi, e anche lo scorso anno vi ha partecipato ogni volta che si sentiva in forza. I suoi interventi sono stati sempre di incoraggiamento per il gruppo, la sua presenza ha trasmesso tanta serenità. Pina nella sua vita, tanto tribolata, ha sempre mantenuto una grande fede. La messa quotidiana l’ha sostenuta nel portare avanti le sue croci con grande dignità. La perdita del marito quando aveva 50 anni, la famiglia ancora da crescere, otto figli, l’ultimo aveva 8 anni,

non l’hanno scoraggiata, grazie anche al suo carattere positivo. Tra i tanti ricordi che conserva ha ancora la preghiera o canto del fanciullo imparato nell’Ac Aspiranti che dice così: “ :…la mia fanciullezza ha bisogno di gioia, di abbandono in te o Signore, fa che io trovi in Te la vera letizia.” L’Azione Cattolica con la sua formazione e lo stile di vita familiare ha fatto crescere in lei la chiamata all’apostolato che ha esercitato nella famiglia, nell’attenzione ai vicini del rio-

ne e in modo particolare verso le persone provate dalle intemperie della vita. La bellezza e la grandezza di nonna Pina stanno nel vivere con semplicità le piccole cose di ogni giorno. Anche don Pietro Mitta, parroco del Sacro Cuore a Mandello del Lario ha sottolineato la semplicità di chi, come Pina, si sente nelle mani di Dio e della Madonna. A sua volta il presidente diocesano ha voluto ringraziare Pina a nome di tutta l’associazione. «Il suo sorri-

CAVALLASCA

SI RIPARTE CON I GIOVANI La Festa del Ciao e due novità per l’anno appena iniziato

Domenica 12 ottobre l’Azione Cattolica della parrocchia di Cavallasca ha vissuto l’edizione 2014 della Festa del Ciao dell’Acr. Anche il presidente diocesano, Paolo Bustaffa, è stato ospite nel pomeriggio e ha incontrato i ragazzi, gli educatori e i loro genitori. Immancabile una “chiacchierata associativa” con Marco Arighi, presidente parrocchiale Ac. La chiacchierata si è trasformata, per Insieme, in una piccola intervista del presidente diocesano con il presidente parrocchiale. Caro presidente, vediamo se riesci a dirmi, con un tweet, un tuo commento a questa Festa del Ciao … «Bellissimo clima. Più di trenta ragazzi, tutti effervescenti, come gli educatori e i genitori. Come il parroco don Teresio». Adesso, con un po’ più di respiro,

mi racconti come avete pensato e realizzato questa festa dei ragazzi e con i ragazzi? «Da anni proponiamo l’incontro di domenica consentendo di vivere insieme – con i tempi necessari – la liturgia, partecipando insieme alla S. Messa; la condivisione pranzando insieme; la carità, accogliendo e valorizzando tutti nel tempo del gioco; la formazione, divisa per quattro fasce di età: la preghiera, anche con i genitori; la fase finale con tanta allegria e la merenda per tutti. Punto di forza di questa festa è l’impegno comune e condiviso da tutti gli associati e non solo dagli educatori: questo mostra il volto di una comunità di persone che si vogliono bene e che si prendono cura della vita e della fede dei fratelli più piccoli. Non è un bel volto di Chiesa?».

Ho visto anche dei piccolini della scuola materna: una simpatica sorpresa… «Questi bimbi esprimono la nostra risposta al comandamento evangelico “lasciate che i fanciulli vengano a me”. E poi i piccoli sono protagonisti, hanno una grande dignità nella Chiesa e nella società». Come continuerà la Festa del Ciao, cioè quali iniziative ha in programma l’Acr di Cavallasca? «Oltre agli incontri domenicali mensili, riproporremo la preghiera durante la prima settimana d’Avvento (ritrovo alle 7, preghiera, colazione e tutti a scuola), la visita agli anziani e ai malati del paese la Vigilia di Natale, la partecipazione ai momenti vicariali e diocesani, inclusi i campi estivi». Ci sono delle novità? «Certo, sono almeno due: l’incontro adulti contemporaneo

a quello dell’Acr per facilitare la partecipazione dei genitori dei ragazzi. Questa scelta si configura anche come proposta di catechesi parrocchiale. E poi c’è la nascita del gruppo giovani di Ac parrocchiale». Quindi la buona notizia è che l’Ac di Cavallasca è diventata un’associazione completa… «Sì, perché da cinque anni esiste anche il gruppo giovanissimi. La completezza dell’associazione è un valore molto importante che abbiamo perseguito fin da lontano. Quando proponiamo l’Acr ai ragazzi e ai loro genitori, abbiamo in mente di offrire la formazione dell’Azione Cattolica tutta intera e non solo un assaggio iniziale che poi finisce. Il gruppo giovanissimi e il gruppo giovani sono essenziali per dare compiutezza alla proposta dell’Acr».

so – ha tra l’altro affermato – è il riflesso del sorriso di Dio. Questo è il dono più bello di Pina e nel suo splendido sorriso c’è un insegnamento grande per tutta l’associazione che con tenerezza infinita la abbraccia». A nome dell’Ac diocesana è stata consegnata alla tenerissima centenaria una pergamena dove, tra l’altro, è scritto che Pina continua a “fare bella la nostra Azione Cattolica per fare bella la nostra Chiesa”.

PRESTINO

(Como) Sta muovendo i primissimi passi l’Ac parrocchiale di Prestino annunciata il 30 settembre nel corso della Veglia della Croce. La nuova e piccolissima associazione, formata da adulti, ha pensato di offrire alla comunità parrocchiale e a chi ne fosse interessato un incontro sul Sinodo sulla famiglia appena concluso. E così il 30 ottobre alle ore 21 è stato affidato a Enrica Lattanzi, giornalista, sposa e mamma, il compito di tenere una conversazione sul tema “Verità e misericordia: due parole dal Sinodo sulla famiglia”.

CITTIGLIO

(Valli Varesine) Anziani e arzilli. La riunione del 24 ottobre inizia con la recita del Rosario che viene dedicato in particolare alla crescita dell’associazione. Si conclude con due impegni: rinnovare l’adesione e condividere la proposta di don Daniele, il parroco, di tenere ogni giorno aperta la chiesa con una presenza orante. Il presidente diocesano, così commenta “questo piccolo gruppo di adulti e anziani è un tronco robusto dal quale certamente spunteranno nuovi germogli Ac”.


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LIBERI E RESPONSABILI

QUEL “SÌ” CHE METTE LE ALI A UNA TESSERA “Ciò che vi chiedo è di riflettere con un’attenzione particolare all’impegno che l’adesione comporta di servire la Chiesa anzitutto dentro di voi, di servirla con i vostri fratelli più vicini nel vostro ambiente di vita, di servirla nella vita parrocchiale nella vostra realtà diocesana, e di servirla nella sua realtà “cattolica”, dove vive a confronto con i grandi problemi dell’umanità intera. (Bachelet, Lettera ai soci di Azione Cattolica, in Segno nel mondo, n. 35, 1971) L’adesione innanzitutto è… L’adesione all’Ac è innanzitutto una scelta di responsabilità e libertà. È questo un contributo da portare alla vita della Chiesa, in spirito di amicizia con le altre aggregazioni, con cui si vuole camminare insieme, nella gratitudine per il dono che ciascuna di esse rappresenta. L’adesione all’Ac è quindi la possibilità di custodire e ga-

rantire per il futuro una presenza ecclesiale significativa. Non è un gesto di separatezza, ma significa uscire dall’anonimato, mostrare come dalla fede nasca una scelta convinta. Per questo, ogni aderente e ogni responsabile è chiamato costantemente a curare con passione la proposta associativa, che va presentata come scelta significativa per la vita delle persone. L’adesione e il suo rinnovo sono affidati alla cura di ogni responsabile e in particolare del presidente e del Consiglio parrocchiale. Inoltre ogni associazione è chiamata a fare una lettura ragionata dei dati dell’adesione per comprenderne le dinamiche e le motivazioni, soprattutto nei momenti di passaggio. Una proposta associativa seria e bella non può che prendere le mosse, da una parte, dalla costruzione di legami personali da promuovere e custodire, dall’altra, dalla cura di una vita associativa ricca, significativa, capace di essere segno di

speranza per la comunità cristiana e il territorio in cui l’Associazione vive. Una proposta così è sempre aperta alla novità della vita, capace di interpellare persone nuove, di provocare le loro scelte, di favorire una piena partecipazione alla vita della comunità civile e della comunità ecclesiale, tale da mostrare quel senso vivo della passione per gli altri che proviene dall’incontro con il Signore Gesù. L’Ac, se da un lato sceglie di radicarsi in un territorio, dall’altro fa proprio il respiro universale della Chiesa. Il Forum Internazionale dell’Azione Cattolica Italiana si inserisce in questa prospettiva. Declinare tre verbi Papa Francesco rivolgendosi il 3 maggio 2014 ai partecipanti all’assemblea nazionale Ac e in particolare ai Presidenti parrocchiali ha proposto tre verbi come “indicazioni stradali” per una Chiesa in uscita,

quindi per un’Ac in uscita anzi “en salida”. L’adesione è dire “sì” all’invito del papa che presentandoci i tre verbi (rimanere, andare, gioire) mette le ali alla nostra scelta, quindi anche alla tessera. Tre parole da non confondere e da non separare Adesione: indica la scelta libera, responsabile e personale di far parte dell’Azione cattolica. Appartenenza: esprime lo stile con cui vivere la propria vocazione laicale all’interno della comunità ecclesiale e della società. Tesseramento: la parola rimanda agli aspetti pratici della

La sensibilità e l’impegno dell’Ac per la “missio ad gentes” crescono anche con questo racconto di don Roberto Bartesaghi, assistente diocesano del Settore Adulti, che con una delegazione della Chiesa di Como è andato in Perù per incontrare i nostri missionari “fidei donum”. Viaggiare per un’intera giornata e arrivare al di là del mondo. Perù. Aeroporto di Lima. La prima sensazione nel vedere i volti familiari di don Ivan e don Roberto che ci attendono è di non essere poi così stranieri in quel mondo diverso e polveroso che è quella parte del Perù che circonda Lima. Poi il viaggio nel traffico incomprensibile e caotico della grande città in espansione, lo sguardo che si posa sugli immensi quartieri in costruzione per accogliere le decine di migliaia di persone che dalle Ande si trasferiscono a Lima, le baracche dei più poveri che sembrano arrampicarsi sulle colline di terra arida attorno alla città. Il cielo è sempre triste, velato di umidità tutto il giorno, fatta eccezione per poche ore del pomeriggio. Sembra che debba sempre piovere e invece non piove da quarant’anni. Tantissima gente per la strada. Gente che compra, che vende, che mangia, che aspetta… La casa dei nostri preti è accanto all’antica chiesa di San Pedro de Carabayllo. È accogliente. Ci saluta Modesta, la si-

MISSIONE IN PERÙ

È COSÌ STRANIERO QUESTO PAESE? Una domanda per noi da San Pedro de Carabayllo

gnora che si occupa di sistemare la loro casa. Un sorriso dolce, un modo umile. È il primo sguardo locale che non ci appare più straniero. A breve si aggiunge anche lo sguardo furbetto di Mila, l’operatrice che ci accompagna in giro per le case dei più poveri, ci presenta la signora a cui insegna a leggere e scrivere, i ragazzi dei compiti. I volti aumentano, sorridono. Sono tutti volti familiari: siamo gli amici dei loro preti! E poi compaiono i volti dei giovani,

delle suore, della segretaria della parrocchia, dei preti del luogo, del Vescovo, della gente con cui condividiamo la cena dopo aver celebrato la Messa. E il deserto su cui si sviluppa Lima si riempie di colore e di vita: pochi giorni e ci accorgiamo di essere di casa, di esserlo stati ancora prima di arrivare. C’è un sottile legame che ci rende già fratelli. È il legame di un dono: il dono di due sacerdoti che possano arricchire il clero di Carabayllo in un momento così difficile di cambiamento. Un dono

scelta di aderire all’Ac (contributo per sostenere economicamente l’indispensabile organizzazione nazionale (e per quanto possibile quella diocesana) e le iniziative di un’associazione che vuole essere libera nella sua povertà. È compito nostro far comprendere che la tessera non è un retaggio cartaceo del passato ma è un segno concreto e moderno di corresponsabilità che ha un valore educativo. On-line oppure off-line? Certamente oggi, anche per quanto riguarda l’adesione occorre fare i conti con le nuove forme di aggregazione inaugurate dalle tecnologia informatiche. Dobbiamo quindi pensare alle alleanze possibili tra antichi e moderni percorsi di formazione del consenso. Insomma, è possibile e come, che il “Sì” all’Ac sia anche on-line? Risposte attendonsi.

che ciascuno di noi ha fatto: non ci sarebbero forse serviti qui quei due bravissimi sacerdoti che abbiamo mandato “fidei donum” in Perù? Eppure a vederli dopo poco più di un anno di permanenza a Carabayllo, sembra quasi che siano sempre stati lì: parlano come la gente del luogo, conoscono tutte le usanze, la cultura locale è ormai la loro. Anche l’Italiano è già diventato per loro un po’ straniero: qualche parola spagnola inizia a farsi largo e a cancellare la corrispondente italiana. È poi realmente così lontano questo paese? È poi così straniero? Non si direbbe da tutto quello che in pochi giorni la gente del luogo ci ha donato. E non si tratta solo del cibo o di qualche bellissimo oggetto artigianale. Ci ha ridonato il senso del tempo che lì scorre a velocità alterne a seconda del bisogno dell’uomo: più lento quando c’è da condividere la bellezza dell’umano. Ci ha regalato la semplicità della vita: i ragazzini che ci mostrano le biglie di vetro come quelle con cui giocavamo anche noi quarant’anni fa. Ci ha regalato la bellezza di una Chiesa in cammino, con i suoi progetti, i suoi metodi, le sue originalità: quanto potremmo imparare da loro a livello pastorale. L’aereo riparte verso l’Italia. Il viaggio non è poi così lungo come sembrava: Carabayllo è la parrocchia accanto. don Roberto Bartesaghi


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Padre V Zaprevicinco Sudar, parr “Insiem (Zagabria) sfo oco di e” con P aola Ma glia rello

onsignor Jovan Incontro con m re ortodosso di Vladica, ausilia scovo ortodosso Belgrado, ora ve della Slavonia

islav Hocevar, Monsignor Stan lico arcivescovo catto di Belgrado

L’AC NEI BALCANI

IN UNA TERRA FERITA DOVE ABITA LA SPERANZA

La straordinaria esperienza degli Adulti diventa stimolo per tutta l’associazione

La costruzione di un comune e condiviso sentimento di appartenenza europea si realizza anche attraverso il dialogo religioso. A partire dalle confessioni cristiane, le cui divisioni – Papa Francesco lo denuncia con frequenza – sono uno «scandalo che indebolisce la credibilità e l’efficacia dell’impegno di evangelizzazione», per superare il quale il primo passo da compiere, suggerisce il Pontefice, «è quello dell’incontro». L’Azione cattolica della diocesi di Como da anni crede nel valore di questo “incontro” per un cammino ecumenico vero, nel quale investire tempo, idee, risorse, iniziative. Come l’organizzazione di momenti di riflessione (per esempio l’annuale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani in gennaio) o di approfondimento. Vanno sicuramente in questa direzione i viaggi ecumenici proposti dall’Ac comense nel periodo estivo. Dopo Romania, Ucraina, Svizzera, Germania, lo scorso agosto la meta sono stati i Balcani: in particolare Belgrado e Zagabria. Perché queste due città? Sono state scelte per il loro alto valore simbolico. Belgrado è la capitale della Serbia – Stato a maggioranza ortodossa –, città di quasi due milioni di abitanti situata a 250 chilometri da Niš, luogo natale dell’imperatore Costantino, firmatario, nel 313 d.C., dell’Editto di Milano. Lo scorso anno il cardinale ambrosiano Angelo Scola fu a Niš, su mandato del Santo Padre, per concludere la serie di iniziative che hanno celebrato, per tutto il 2013, i 700 anni dalla promulgazione dell’Editto. Interpreti, studiosi e analisti proseguono il dibattito sull’esistenza stessa e sui contenuti di quel documento. Per l’Ac di Como, però, era importante andare nella terra dove nacque colui che, universalmente, è riconosciuto come il “padre della tolleranza religiosa e della libertà di culto”, visto che fu sotto Costantino che ai cristiani venne accordato il permesso di

professare il proprio credo. Zagabria, invece, prima città della Croazia (dove il 90% della popolazione è cattolica), ha visto svilupparsi l’opera e la testimonianza di Ivan Merz, esponente di Azione cattolica di origini bosniache, proclamato beato nel 2003 da san Giovanni Paolo II, il quale lo definì «un giovane che può essere patrono e modello dei cittadini di un’Europa unita dalle comuni radici cristiane». A questo si aggiunga l’interesse per realtà che stanno compiendo un impegnativo percorso di ricostruzione dopo una guerra terribile, cattiva, di cui in Europa ben poco si è voluto capire, con una società vivace e giovane che sta ripartendo da ferite dolorosissime. I Balcani hanno il volto di un mondo che è «l’Oriente dell’Occidente e l’Occidente dell’Oriente», osservava con arguzia già nel XIII secolo il vescovo San Sava. Monsignor Stanislav Hocevar, arcivescovo cattolico di Belgrado, incontrato nell’Episcopio un tempo sede dell’ambasciata austro-ungarica, ci ha

La chiesa di San Sava a Belgrado

offerto la testimonianza di una “Chiesa di periferia”, decimata da una diaspora che la Seconda Guerra Mondiale prima, il comunismo e le guerre di vent’anni fa poi hanno alimentato. Da oltre 100mila cattolici si è passati, in 50 anni, a 7mila. «Siamo sparsi su un territorio di 55mila kmq con 16 parrocchie – ha ricordato il Vescovo Stanislav –. Lottiamo per sopravvivere, ma ci siamo, senza nascondere fatiche e preoccupazioni». Monsignor Hocevar condivide con il vescovo ortodosso Jovan Vladica – fino allo scorso agosto ausiliare di Belgrado, poi, dal 3 settembre, presule di Slavonia – il timore di un certo radicalismo islamico. Tanto che il Vescovo Jovan, come esempio di “ecumenicità”, ha portato il lavoro dei militari italiani in Kosovo, che, dal 2004, sono impegnati in una missione che prevede anche la custodia dei monasteri ortodossi. «Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere in un contesto assai complesso». Ecco l’espressione ripetuta con maggiore frequenza dalle

persone incontrate durante il viaggio. Queste regioni hanno un passato “ingombrante”, nel quale si mescolano fede e nazionalismi, errori e crudeltà, ma anche grandi opportunità. «La nostra è una storia molto densa - ha sottolineato monsignor Hocevar -, dove i conflitti e le contrapposizioni hanno radici lontane, formatesi nel corso dei secoli, “annacquate” durante la dittatura di Tito e drammaticamente esasperate nella guerra degli Anni Novanta, dove le identità religiose sono state un alibi per interessi locali e internazionali, primo fra tutti il commercio delle armi. Le differenze non si sono mai risolte in un processo di dialogo - è la lettura dell’arcivescovo belgradese -. Ora è tempo di fare un passo alla volta. Ci sono ancora incomprensioni profonde, provocate da una memoria storica che deve purificarsi e trovare una sua oggettività. Cominciare, però, si deve: per contrastare liberismo e relativismo, valorizzando i comuni valori del cristianesimo, della fraternità, dell’umanità. È un esempio importante per l’intera Europa, dove mi sembra di cogliere una certa immaturità e dove manca la consapevolezza che è indispensabile costruire un’unità non solo economica. Un’unità che è frutto dell’armonizzazione delle diversità». «Incontrarvi è stata una benedizione ha detto il vescovo Jovan -. Abbiamo molto da imparare gli uni dagli altri. Cristo ci sta chiamando e mandando come apostoli, in mezzo alla gente, per una nuova evangelizzazione». «Un’evangelizzazione - conclude padre Vinco Sudar, giovane parroco della comunità di Zaprevic, alle porte di Zagabria - che deve restituire ai credenti il senso della responsabilità. Troppe persone, qui come nel resto d’Europa, sono stanche di cercare e di pensare. Abbiamo una libertà grande, che chiede di essere animata dalla verità del Vangelo». Enrica Lattanzi


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IMPEGNO PER LA CITTÀ

NON A CASO…. Si apre su Insieme uno spazio per l’approfondimento, il confronto e la proposta

AC INTERNAZIONALE

TERRITORIO ED EUROPA: UN PONTE PER IL FUTURO È ai primi passi un osservatorio nato anche con la collaborazione della nostra associazione Nel progetto e nell’impegno dell’Ac nazionale per il triennio appena iniziato viene richiamata la necessità di rafforzare la dimensione internazionale dell’associazione. Per questo viene proposta la Fiac, la Federazione Internazionale dell’Azione Cattolica. Nella nostra esperienza associativa questa proposta viene concretizzata da tempo, almeno in parte, con l’attenzione al dialogo tra confessioni cristiane in Europa. Lo attesta anche il campo estivo degli adulti che la scorsa estate, come si racconta in questo numero di Insieme, si è svolto nei Balcani. Anche il campo giovani, tenuto in agosto in Svizzera (numero scorso di Insieme), è stato un’esperienza internazionale per i contatti avuti con persone che, lasciati con sofferenza i Paesi di origine, hanno trovato accoglienza in una casa delle Suore Scalabriniane. C’è ora da aggiungere un’altra esperienza in cui alcuni giovani e adulti dell’associazione si sono già coinvolti. Si tratta dell’ Osservatorio Territorio Europa che ha sede al “Centro socio-pastorale Card. Ferrari” di Como.

Sul sito www.territorioeuropa. org si troveranno articoli di due giovani Erasmus, una nota di Francesco Mazza sul sapore europeo dello Statuto montano Valtellina e Valchiavenna e un report sul campo ecumenico nei Balcani. E ci sono anche interventi delle Acli, del Forum delle associazioni familiari, della Cooperativa sociale Biosfera… L’esperienza è appena all’inizio e l’associazione potrebbe trovarvi un’occasione di crescita culturale europea. Nel sito citato si troveranno tutte le informazioni utili; nel frattempo è bene precisare che L’Osservatorio Territorio Europa si à aperto per la convinzione dei promotori che l’Europa rappresenta per il nostro territorio un orizzonte non secondario. Territorio e Europa sono due identità che hanno confini amicali, due territori che hanno incrociato i loro percorsi nella storia e nella fede cristiana e li incrociano nel presente. C’è un patrimonio da riscoprire e da far conoscere. L’Osservatorio Territorio Europa (Ote) intende valorizzare quelle tracce e quei segni che hanno espresso ed esprimono

la “vocazione europea” della nostra terra. Ote intende raccontare alcune piccole ma significative esperienze come i gemellaggi di molti Comuni con quelli di altri Paesi europei, l’ Erasmus dei giovani, le sonorità europee nel dialetto, collegamenti storici, personaggi … Per finire: Adenauer, De Gasperi e Schuman: i tre padri fondatori della casa comune europea, tutti e tre di fede cattolica, erano “uomini di frontiera” . Anche il nostro territorio è “un territorio di frontiera”. In questa comune e singolare appartenenza l’Ote – che rilancia anche un sito di giornalisti cristiani europei e una sito Europa/Africa – trova una delle ragioni del suo impegno. Non potrebbe essere Ote una risposta alla domanda rivolta anche alla nostra Ac di essere sempre più aperta alla dimensione internazionale?

Non a caso alla Veglia della Croce del 30 settembre scorso tra gli interventi riportati nel nostro sito ce n’era uno, un po’ particolare, con il titolo “Impegno per la città”. Non a caso “Impegno per la città” inizia con un pensiero di don Primo Mazzolari che apre al coraggio, alla fiducia e alla speranza. Non a caso il nostro Vescovo, presente alla Veglia ha detto che “Impegno per la città” deve fondarsi sulla consapevolezza che “il Signore Gesù per primo si è impegnato per ognuno di noi”. Non a caso il nostro Vescovo ha aggiunto che “Impegno per la città” deve motivare una più feconda testimonianza cristiana dei laici sul territorio. Non a caso un padre e un figlio, a voci alterne, hanno letto “Impegno per la città” comunicando così la bellezza e la forza del dialogo tra generazioni anche sulle questioni sociali e politiche. Non a caso ora è rivolto a tutti l’invito ad aprire un confronto su Insieme perché “Impegno per la città” diventi uno stimolo a educarsi e a educare alla cittadinanza. Non a caso ognuno di noi è chiamato da “Impegno per la città” a interrogarsi sullo stato di salute di una laicità cristiana da spendere per la crescita della Città. Non a caso “Impegno per la città” vorrebbe segnare la ripresa convinta di una formazione all’impegno sociale e politico che il Concilio definisce una forma alta ed esigente di carità. Non a caso Insieme avrà uno spazio dedicato al dialogo e all’approfondimento su questo tema. Non a caso l’invito a intervenire è rivolto ai giovani, agli adulti, ai ragazzi con i loro educatori, alle famiglie, al Msac e al Meic… Non a caso in “Impegno per la città” non c’è alcun nome di città e paese. Ognuno metterà quello della città e paese in cui vive... Non a caso alla luce di “Impegno per la città” si sta pensando, accompagnati dai nostri giovani, a un incontro nel 2015 con gli amministratori locali “di radice Ac”… Ora Insieme attende che il confronto si apra…non a caso. Per i testi della Veglia della Croce: www.azionecattolicacomo.it

www.territorioeuropa.org Per segnalare “tracce di Europa” a Ote: info@territorioeuropa.org Promotrice di Ote è l’Associazione culturale Progetti&Percorsi www.proeper.org

AZIONE CATTOLICA - COMO

ESSERE LIEVITO Aderire all’Ac significa scegliere di vivere da laici la propria chiamata alla santità, partecipando attivamente alla vita dell’associazione quale piena esperienza di Chiesa. Aderire all’ Ac è per noi una scelta di vita. In tutti questi anni abbiamo conosciuto persone significative ed importanti per la nostra crescita. La nostra esperienza, il nostro cammino con l’Ac ci ha resi sempre più capaci di testimoniare la nostra fede nella quotidianità, nell’esempio di nostro Signore. Attraverso l’adesione, ogni anno confermiamo il nostro Sì, ci impegniamo per il nuovo anno associativo ad essere quel lievito attivo non solo all’interno dell’associazione, ma mettendoci al servizio della nostra parrocchia e della nostra diocesi. Aderire all’ Ac è una scelta libera e responsabile, qualsiasi ruolo si occupi all’interno dell’associazione. Fulvia Digoncelli e Stefano Caspani

VIA C. BATTISTI, 8 - 22100 COMO TEL. 031265181 - ACCOMO@TIN.IT WWW.AZIONECATTOLICACOMO.IT ORARI SEGRETERIA LUNEDÌ 15:00 18:30 - MARTEDÌ 9:30 13:00 MERCOLEDÌ 15:00 18:30 GIOVEDÌ 9:30 13:00 - VENERDÌ 15:00 18:30

SABATO 9:30 13:00 PER

SUPPLEMENTO A IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO DIRETTORE RESPONSABILE: ALBERTO CAMPOLEONI DIRETTORE EDITORIALE: ANGELO RIVA

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Insieme novembre 2014  

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