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vicariati

da livigno a cittiglio

famiglia

Appuntamento diocesano con i rappresentanti Ac il 13 dicembre Pagina 3

Gli incontri con i presidenti e i responsabili parrocchiali Pagina 5

Due genitori scrivono agli educatori dell’Acr Pagina 4

ridisegnare la presenza della Chiesa

Undici finestre aperte

La inventiamo insieme questa formula?

santo natale 2014

L’attesa l’incontro, l’abbraccio “Tutto ciò che è umano ci riguarda. (…) Dovunque è l’uomo in cerca di comprendere se stesso e il mondo noi possiamo comunicare con lui”. Abbiamo letto queste parole di Paolo VI nelle Veglie di preghiera per l’Adesione vissute nelle nostre comunità parrocchiali. Sono parole che ci riportano alla nascita di Colui che si è fatto uno di noi perché tutto ciò che è umano lo ha riguardato e lo riguarda per primo. Perché Egli ha sempre amato e ancora ama essere accanto all’uomo

che è in ricerca del significato più alto e più bello della vita. Una ricerca che, con passi diversi, attraversa i paesaggi umani del nostro tempo e del nostro territorio per condividere gioie e fatiche, angosce e speranze. “Tutto ciò che è umano ci riguarda”: questo è sempre stato per la nostra associazione il punto di partenza di un servizio educativo fatto soprattutto di comunicazione tra volti. Al centro di questo servizio è la persona, è l’uomo con la sua fragilità, con la sua forza, con il suo disorientamento, con la sua sete di Infinito. Le ragioni di questo nostro servizio sono tutte in Colui che attendiamo e che per primo attende ognuno di noi. Natale è il compimento

dell’attesa, è l’occasione grande per ripensare al mistero di Dio, al mistero dell’uomo e al loro incontrarsi sulle strade del mondo, nelle periferie e nelle terre di nessuno. Quest’anno c’è un motivo particolare per vivere il Natale con maggior intensità. Ci viene offerto dai nostri vescovi che invitano a riflettere sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” . Un tema che declineremo nella concretezza della nostra esperienza fino al convegno ecclesiale nazionale del novembre 2015. i racconti di iniziative, esperienze e testimonianze AC possono essere inviati a: info@azionecattolicacomo.it

Toccherà anche a noi sostanziarlo con la vita e il pensiero della nostra Chiesa, della nostra associazione della nostra gente, del nostro territorio. È infatti sul terreno dell’umano che viene gettato il seme del Vangelo e da questo terreno reso fertile dalle relazioni tra le persone nasce l’albero robusto di una fede che si pone in dialogo con la ragione nella ricerca della verità e della felicità. Altrimenti che senso avrebbero l’Incarnazione, il Natale, un Bambino che nasce in una periferia che non è solo quella ai margini della città visibile? È entusiasmante l’avventura che i nostri vescovi invitano a vivere pensando a quel nuovo umanesimo che trova la sua pienezza in Gesù Cristo. E così

Gaetano Previati Maternità

abbiamo voluto subito fissare una tappa di questo cammino con l’assemblea diocesana che vivremo tra qualche mese. Avremo modo di prepararci con cura all’appuntamento fissato per il 14 e il 15 marzo. A partire dalla grotta di Betlemme si apre quindi un percorso che attraversa l’attualità e porta verso un orizzonte nel quale il desiderio di Dio di incontrare l’uomo si fonde con il desiderio dell’uomo di incontrare Dio. In quell’abbraccio nasce il nuovo umanesimo. Paolo Bustaffa


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riflessione

il mistero della nostra umanità

L’attesa come tempo di un nuovo incontro con Cristo

In Gesù Cristo il nuovo umanesimo A un anno dalla sua celebrazione, è stata diffusa la Traccia di preparazione al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015) che ha come tema: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Si tratta di un testo che intende promuoverne il cammino a partire dalle esperienze già in atto nelle Chiese locali e da una riflessione in prospettiva culturale e missionaria sul tema dell’incontro. La Traccia colloca l’evento nell’attuale contesto storico, culturale e sociale; individua i fondamentali su cui si innestano messaggi e stili di vita di umanesimi non cristiani; presenta le ragioni della speranza cristiana e, quindi, del nuovo umanesimo, nonché l’opera della Chiesa per un nuovo modo di essere uomini e donne dentro la complessità dell’epoca presente. Nel sito www.chiesacattolica.it, dove è disponibile il testo integrale, la nota sarà accompagnata con strumenti di approfondimento, usando i diversi linguaggi della Rete e un bagaglio di riferimenti artistici e culturali relativi alla proposta del nuovo umanesimo in Gesù Cristo.

assemblea diocesana Sul tema del Convegno ecclesiale nazionale (Firenze 9-13 nov 2015 In Gesù Cristo il nuovo umanesimo si terrà l’Assemblea diocesana del 14-15 marzo 2015. Informazioni e programma sul prossimo numero di Insieme.

Avvento. Tempo per prepararsi a un incontro. Non a un incontro qualsiasi, bensì a un incontro atteso, importante, addirittura decisivo. Tutta la nostra vita è segnata da incontri che l’hanno modellata, cambiata. E ogni incontro ha portato con sé un dono di grazia, di gratuità ricevuta. Ma c’è un incontro che porta con sé un valore di gratuità infinitamente più grande di ogni altro incontro ed è l’incontro con Cristo. Se un qualsiasi incontro mi dona la bellezza di accogliere il dono originale e irripetibile dell’altro che mi si avvicina, nell’incontro con Cristo mi è data la possibilità di accogliere addirittura me stesso, il segreto del mistero che accompagna la

mia vita, il senso di ciò che vivo. Così si esprimeva Romano Guardini nella predica della prima domenica di Avvento del 1959: “Molte cose, importanti, decisive poggiano su combinazioni e incontri, che non ho disposti io stesso, che non ho potuto far emergere con l’energia mia propria. Sono venuti, mi si sono offerti. Anche la nostra salvezza poggia su una venuta. Gli uomini non hanno potuto escogitare né produrre da sé Colui che la opera; Egli è venuto presso di loro dal mistero della libertà divina. […] Questo ci dice l’Avvento. Ogni giorno ci esorta a meditare sul miracolo di questa venuta. Ma ci ricorda pure che essa adempie il suo senso quando il Re-

dentore non viene solo presso l’umanità nella sua totalità, ma anche presso ciascun uomo in particolare: nelle sue gioie e angosce, nelle sue conoscenze chiare, nelle sue perplessità e tentazioni, in tutto ciò che costituisce la sua natura e la sua vita, a lui solo proprie. Egli deve farsi consapevole: Cristo è il mio redentore; Colui che mi conosce fino in fondo in quanto mi è più gelosamente proprio, assume il mio destino nel suo amore, mi illumina lo spirito, mi tocca il cuore, mi volge la volontà a ciò che è giusto, retto” (Romano Guardini, La santa notte. Dall’Avvento all’Epifania, Brescia 1994, pp. 13-15). Lo sguardo che si posa sull’immagine del presepio non può fermarsi solo all’emozione di

un evento dal carattere dolce e commovente. Nel Bambino che contempleremo si cela il mistero della nostra stessa umanità, che in Cristo ci viene pienamente svelata. È il Concilio a ricordarcelo: “Nel mistero del Verbo incarnato viene chiarito il mistero dell’uomo. […] Cristo, che è l’Adamo definitivo e pienamente riuscito, mentre rivela il mistero del Padre e del suo amore, pure manifesta compiutamente l’uomo all’uomo e gli rende nota la sua altissima vocazione” (Gaudium et spes, 22). Non possiamo e non dobbiamo perdere l’occasione che ogni anno la liturgia ci offre nel tempo di Avvento per avvicinarci ancora nuovamente a Cristo: il tempo dell’attesa del Verbo, che si incarna per noi, deve segnare un passo in più nella conoscenza della nostra identità di figli, permettendoci di essere di volta in volta un po’ più pienamente uomini. Non si tratta di un impegno riservato solo a pochi eletti, ma di una necessità che dobbiamo aiutare tutti a riscoprire. La nostra epoca è segnata profondamente dallo smarrimento di un orizzonte di senso per la vita dell’uomo e dalla perdita di punti di riferimento chiari. Occorre aiutare l’umanità a riscoprirsi tale, a ritrovare la bellezza del mistero che Dio ha nascosto nella natura stessa dell’uomo e della donna. È questo il nuovo umanesimo che ci viene chiesto di riscoprire all’interno del percorso che la Chiesa italiana ha appena intrapreso in vista del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, dal 9 al 13 novembre 2015, intitolato “In Cristo Gesù il nuovo umanesimo”. È il quinto appuntamento decennale che la Chiesa italiana si dà per offrire un orientamento al cammino ecclesiale postconciliare. In questa occasione si è scelto di entrare in dialogo con l’uomo, le sue risorse e le sue fatiche, riproponendo la fede in Cristo come opportunità di una nuova e più piena comprensione. “Prepararsi al Convegno di Firenze può rappresentare per le Chiese che sono in Italia l’occasione propizia di ripensare lo stile peculiare con cui interpretare e vivere l’umanesimo nell’epoca della scienza, della tecnica e della comunicazione. La speranza è di rintracciare strade che conducano tutti a convergere in Gesù Cristo, che è il fulcro del «nuovo umanesimo»; della sua «nascita» dentro la storia comune degli uomini...” (Cei, Invito al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, ottobre 2013). Il tempo di Avvento sia per noi l’occasione del primo passo in questa direzione che riprenderemo ampiamente a marzo in occasione della nostra Assemblea associativa. don Roberto Bartesaghi Assistente diocesano Settore Adulti


insieme

La Parrocchia, riferimento imprescindibile e per alcuni versi realtà straordinaria nell’esperienza del cattolicesimo italiano, richiede oggi il ripensamento del rapporto tra Chiesa e territorio, alla luce dello sconquasso esistenziale prodotto dal nostro tempo con i suoi tratti di globalizzazione, di mobilità e di abnormi mutamenti valoriali messi in gioco. La Parrocchia ha incarnato un valore essenziale dell’annuncio evangelico: la sua apertura a tutti, vale a dire la sua universalità. Ha garantito per secoli l’accoglienza del Vangelo in un tempo e in un luogo, dentro la vita e la storia quotidiana delle persone, e quindi all’interno di una comunità concreta, visibile e sperimentabile. Oggi, di fronte alle sfide ciclopiche del mondo, appare in affanno nella sua funzione evangelizzatrice e rimanda a una comunità cristiana più articolata sul territorio perché il Vangelo possa realmente innervare la vita della gente. Una comunità cristiana che dovrebbe prestare attenzione alle tante persone in ricerca che stanno sulla soglia e chiedono un incontro, ma non attraverso le vie della pastorale ordinaria. Si tratta di una richiesta frequente, la cui soddisfazione esige la presenza di nuove figure ministeriali e un deciso rinnovamento nella loro formazione. I Vicariati potrebbero ridisegnare il volto della Chiesa e della sua presenza sul territorio, promuovendo un lavoro comune, una Pastorale d’insieme attenta ai segni dei tempi e capace di un discernimento aperto alle dinamiche di una società complessa, sempre più frammentata e priva di riferimenti fondativi. È esattamente in questa nuova situazione, seppure sommariamente delineata, che può inserirsi il costruttivo apporto dell’Azione Cattolica. I tempi sono certamente maturi e il contesto favorevole per realizzare la definitiva transizione da “collaboratori dell’apostolato gerarchico” a “scopritori dell’autentica soggettività battesimale”, da esercitare non solo in ministeri all’interno della vita della Chiesa ma anche nella testimonianza civile e sociale, consapevoli dell’importanza e dell’urgenza di una

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Oggi l’Azione Cattolica dovrebbe tenere presenti due orientamenti: continuare a coltivare la dimensione ecclesiale della vita cristiana e promuovere un servizio pastorale attraverso una ministerialità diffusa che trova il suo terreno di crescita nei Vicariati

vicariati

ridisegnare la presenza della

Chiesa sul territorio

qualità testimoniale della fede cristiana, oggi irrinunciabile per la missione della Chiesa. È subito ovvia l’obiezione che la riscoperta di una vera soggettività battesimale non è solo dell’Azione Cattolica. L’obiezione è ineccepibile ma è altrettanto evidente che la formazione alla fede dei laici cristiani, gratuita e non pensata in funzione dell’impegno quale è la formazione di operatori pastorali che abilita a un servizio, è una formazione intellettuale e spirituale che deve portare a un forte senso ecclesiale. Un percorso formativo di questa natura richiede caratteristiche, progettualità e un contesto particolare. Tra le caratteristiche si potrebbero evidenziare la continuità di una formazione che deve essere permanente, l’imparare a farsi carico della fede altrui sin dall’età giovanile, lo scambio intergenerazionale, l’educazione a un corretto rapporto con il ministero ordinato, la sperimentazione concreta di un’esperienza di Chiesa diocesana, il riferimento al Vesco-

vo. La progettualità, che deve avere a cuore la coscienza cristiana nella sua integralità, è opera delicata che non si improvvisa ma richiede tempo e pazienza, la fatica della condivisione, il confronto di molte esperienze, la verifica. E il contesto è la vita della Chiesa e il servizio alla Chiesa, alla sua missione apostolica, nella sua interezza e non nella specificità di un servizio a uno specifi-

l’ac nei vicariati

Incontro Rappresentanti Ac e Moderatori (appartenenti all’Ac) nei Consigli pastorali vicariali Opera Don Guanella Nuova Olonio, 13 dicembre 2014 Ore 15 Preghiera Relazione introduttiva don Giuliano Zanotta Ore 16 Dialogo tra i presenti Ore 17 Orientamenti per il futuro Ore 18 Conclusione

co carisma. L’Azione Cattolica è stata, e quando non lo è stata ha tentato di esserlo, il bacino di formazione alla fede cristiana con queste caratteristiche, aprendo a una dimensione più vasta della Parrocchia, alla società, alla cultura, alla politica.

Oggi l’Azione Cattolica dovrebbe tenere presenti due orientamenti: continuare a coltivare la dimensione ecclesiale della vita cristiana e promuovere un servizio pastorale attraverso una ministerialità diffusa che trova il suo terreno di crescita nei Vicariati. Questi aspetti possono modificare il vissuto delle nostre comunità cristiane portando a una testimonianza della fede capace di entrare nella vita quotidiana. Questa fede testimoniale, alimentata da un forte senso di appartenenza ecclesiale si esprimerà poi in forme diverse, in una varietà di carismi e di ministeri, convergendo nella costruzione della comunità e dando l’importante testimonianza della praticabilità concreta della vita cristiana. Ma

tutto questo richiede un preciso impegno di formazione ecclesiale e spirituale, fondamento dell’unità della persona, senza il quale si rischia di scadere in forme di attivismo e di non costruire una comunità autentica. Ritorna di grande attualità la pagina di Vangelo nella quale Gesù, rivolto a Pietro e ai discepoli che hanno pescato senza successo per tutta la notte, invita a gettare nuovamente le reti. Questo invito di Gesù a prendere il largo nel grande mare dell’azione pastorale, rivolto a ciascuno, dovrebbe essere raccolto coralmente dall’Azione Cattolica. La navigazione verso l’orizzonte di un Vicariato capace di esprimere una rinnovata sensibilità di Chiesa incontrerà venti contrari e tempeste impreviste ma la fiducia nel Signore Gesù, che è alla guida della barca della Chiesa, saprà orientarci lungo le rotte più sicure, ancora sconosciute alla nostra capacità di comprensione. Luciano Galfetti


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Due genitori scrivono

La inventiamo insieme questa formula? Lettera aperta agli educatori dell’Acr

Buongiorno a tutti, siamo una coppia di sposi, genitori di tre figli. In questo meraviglioso cammino di vita ci accompagna un’esperienza unica e speciale... proprio come loro!... l’ Azione Cattolica dei Ragazzi. Ci hanno chiesto di parlarvene raccontando in particolare di ciò che caratterizza questo nostro camminare insieme e noi abbiamo pensato di farlo con una lettera aperta agli educatori: vero strumento nelle mani di Dio! Cari amici, insieme, noi famiglie e voi educatori, apparteniamo alla Chiesa in cammino che chiama anche loro, anche tutti gli accierrini a farne parte, con la carica di entusiasmo e simpatia che li caratterizza. Sappiamo da statuto che l’Acr “condivide con le famiglie e con la comunità ecclesiale l’impegno alla formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi”, ma un conto è leggerlo... un conto è viverlo. Voi ci date l’occasione di vedere i nostri figli arricchirsi nell’incontro con Dio, con gli amici del gruppo, con la comunità. Con voi i nostri ragazzi imparano a incontrare l’Altro è

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di Carità di gennaio, la Via Crucis dei ragazzi del martedì o la partenza per un campo. Tutte esperienze in cui i nostri figli possono crescere nell’amicizia con Gesù, in cui ciò che cerchiamo di vivere a casa ha una conferma e un senso ancor più profondo perché condiviso con amici grandi e piccini. Noi crediamo che la preghiera reciproca, l’esserci con semplicità e quotidianità, il tessere relazioni sia ciò che caratterizza il rapporto tra Acr e famiglia. Ci accorgiamo dello sforzo con cui cercate di trovare ciò che serve a tutti e a ciascuno, ciò che può rendere speciale un incontro o una preghiera, l’amore con cui cercate sempre una strada nuova. E allora sapete cosa vi diciamo?: ”la inventiamo insieme questa formula perché, testimoniando la Parola, rendendola ogni volta nuova, con l’Acr ci riesco anch’io”. Grazie Ac, grazie cari educatori, dicendo il vostro Sì a Dio accompagnate i nostri ragazzi all’incontro con Gesù. Un abbraccio, Una mamma e un papà (Ac Gironico)

Così abbiamo accolto l’invito

A Como il secondo incontro sulle parole di papa Francesco se non è gratis non è a lungo termine. La matematica del matrimonio è 1 + 1 = 3. Io, tu e l’altro ... Gesù (chi avevate capito?!).

Identità e fede, coppie che insieme fanno squadra, si accolgono: questo incontro ci invita a proseguire il tragitto insieme che rimanda all’immagine dei discepoli di Emmaus “…Gesù in persona si accostò e camminava con loro” (Luca 24,15). Buon cammino! Sandra Bolognini per l’équipe famiglia

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Ac lombardia

È permesso? Imparare a chiedere

Al termine della mattinata, alle coppie sono state consegnate le domande per il confronto e il dialogo prima di pranzo. Come succede di solito, la parrocchia ha offerto un primo caldo e il secondo è stato portato dai partecipanti e condiviso … Altre parole hanno saputo creare relazioni e convivialità tra i tavoli allestiti per l’occasione! Dopo il caffè, i bambini sono tornati con gli animatori e i genitori si sono ritrovati per proseguire il discorso presentato in mattinata: i figli sono una palestra per essere accoglienti; a volte è difficile accettare alcune scelte che fanno, di vita, di professione, di vocazione; questo è stato contrapposto alla scelta di Gesù che ha scelto la condizione di uomo, di servo, di prossimo. Quando si dice “tu sei la mia croce” s’asserisce la motivazione stessa che ci fa andare avanti per l’altro: l’amore che Gesù ha mostrato sulla croce. È ciò che rende più uomo, il perdere se stessi per ritrovarsi. “L’Amore di Dio che raggiunge ogni uomo nelle braccia di Gesù spalancate sulla croce” (don Tonino Bello).

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a uscirne trasformati. Da un paio di anni nella nostra parrocchia state sperimentando un tempo di incontro particolare. Vi trovate una domenica al mese per celebrare l’Eucaristia, per giocare e fare l’incontro e per mangiare insieme. Avete dato ai ritmi dell’Acr una dimensione familiare, in cui anche noi genitori troviamo il nostro spazio: la Santa Messa e il pranzo, la preghiera e il riordino, un saluto e l’arrivederci alla prossima occasione. Tutto ciò ci permette di vivere il tempo dell’Acr in continuità con quello della nostra famiglia. In particolar modo con il pranzo condiviso abbiamo l’occasione non solo di imparare l’inno da cantare anche a casa o di comprendere una nuova iniziativa di cui parlare con i nostri figli, ma anche di scambiare con voi opinioni e progetti, speranze e preoccupazioni. Così... in modo semplice l’incontro diventa esperienze e l’esperienza si fa quotidianità. Oramai sono diventati appuntamenti fissi della nostra famiglia l’invito di un amico per la Festa del Ciao, gli auguri che portate agli anziani la vigilia di Natale e a Pasqua, l’impegno

equipe famiglia

Ed eccoci qui a Como dopo il primo incontro a Colico! Per la seconda tappa del nostro cammino siamo stati accolti il 23 novembre nella parrocchia di S. Agata. Abbiamo vissuto assieme la Celebrazione Eucaristica con la comunità in occasione della festa di Cristo Re, messa molto partecipata e concelebrata dal “nostro” don Roberto Bartesaghi. Al termine della funzione ci siamo trasferiti presso l’oratorio dove i figli sono stati accolti da esperti animatori e dove i genitori si sono ritrovati in un’aula davanti a quattro membri dell’équipe famiglia di Azione Cattolica: Antonella e Stefano Mogavero, Paola e Luca Moltrasio hanno introdotto il tema “Permesso”, che significa accoglienza, rispetto, testimonianza. Come si entra nel rispetto dell’altro e, allo stesso tempo, lo si accoglie? Nel rito del Sacramento del matrimonio si dice “io accolgo te”, che si traduce nel prestare attenzione e lasciarsi interrogare. “Vivere insieme è un’arte, un cammino appassionante …” (discorso di papa Francesco del 14/02/2014). Bisogna imparare a chiedere, sapere entrare con cortesia nella vita dell’altro: la cortesia conserva l’amore; occorre avere parole nuove, parole che cambiano, che sanno creare una nuova realtà e relazioni, parole che anche Gesù ha saputo dire. Ognuno di noi ha il proprio nome, con originalità, con la propria vocazione: il nome indica appartenenza e il nome cristiano appartiene a Cristo: quali sono le originalità celate nell’altro? Aprirsi al dono che c’è in ognuno per poter accogliere veramente l’altro. Serve “spazio” per amare “per niente”, gratis, al di là di ogni motivo:

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La coppia che rappresenterà l’Associazione nella Consulta regionale

Quando il nostro presidente diocesano Paolo Bustaffa ci ha chiesto la disponibilità a entrare a far parte della Consulta regionale pastorale per la Famiglia, come rappresentanti dell’Ac, non siamo riusciti a nascondere la nostra sorpresa e la nostra preoccupazione: perché questo invito rivolto a noi? Abbiamo le competenze e le capacità richieste dal compito che dovremo affrontare? Abbiamo la disponibilità di tempo necessaria? I nostri dubbi, le nostre perplessità, i nostri timori sono svaniti quando abbiamo ripensato allo statuto dell’Azione Cattolica: “I laici che aderiscono all’Ac ...collaborano alla missione della Chiesa secondo il modo loro proprio portando la loro esperienza ed assumendo la loro responsabilità nella vita dell’Associazione per contribuire all’elaborazione e all’esecuzione dell’azione pastorale della Chiesa” (art. 3). Come sarebbe stato possibile tirarci indietro? E così abbiamo accolto l’invito, non tanto per la fiducia nelle nostre forze, ma per la convinzione che possiamo contare sull’aiuto di molti amici e soprattutto su quello di Gesù Cristo risorto che ha assicurato alla Chiesa sua sposa il sostegno dei doni dello Spirito. Ci piacerebbe che nella Chiesa si diffondesse sempre più una teologia della famiglia che, come ci ricorda Giovanni Paolo II, è “chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa, in modo proprio e originale”(FC 50). La Grazia ricevuta nel matrimonio rende gli sposi missionari nella nostra società; pertanto “bisogna fare uno sforzo perché la pastorale della famiglia si affermi e si sviluppi, dedicandosi a un settore veramente prioritario, con la certezza che l’evangelizzazione, in futuro, dipende in gran parte dalla Chiesa domestica” (FC 65). Vorremmo chiudere questo breve pensiero ricordando le parole del fondatore dell’ Opera Madonnina del Grappa Padre Enrico Mauri, profeta fresco e originale della spiritualità coniugale: il matrimonio è «“ Una chiesa nella carne”: “nella” non “della” perché il matrimonio sacramento è sempre chiesa “dello” Spirito, ma “nella” carne. Le chiese sono “case di Dio “ piantate nello Spirito, il matrimonio è casa dello Spirito, cioè di Dio, piantata nella carne». Piergiuseppe (Pedro) e Tiziana Forni


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ainsieme s s o c i a zper i o n- i pa rr o c c h2i 0a1l4i dicembre semogo meditazione del vangelo con coffee break

da livigno a cittiglio

Undici finestre aperte Ecco undici finestre attraverso le quali il presidente diocesano ha visto gli incontri con i Presidenti, le Presidenti e i Responsabili parrocchiali che si sono tenuti tra ottobre e novembre 2014 a Cittiglio, Grosio, Lanzada, Nuova Olonio, Como. 1 - Incontri con persone impegnate con passione e intelligenza nel servizio alla parrocchia e ai vicariati attraverso il servizio all’associazione. 2 - Un racconto di “piccoli” fatti che diventano “grandi” per chi osserva il mondo con lo sguardo di Dio, uno sguardo a cui l’associazione si educa ed educa. 3 - L’Ac diocesana grazie alle associazioni parrocchiali è un poliedro dalle mille sfaccettature e non una sfera dalla superficie uniforme: la bellezza delle sfaccettature si ravviva alla luce della unitarietà e della diocesanità. 4 - Fragilità, difficoltà, incomprensioni non mancano ma neppure manca la consapevolezza che i problemi devono essere affrontati con lo stile di chi sceglie la via del dialogo e della comunione. 5 - È importante che cresca la consapevolezza che il rapporto tra Consiglio diocesano e associazioni par-

guida giovanissimi

Una bella scuola di corresponsabilità

Gli incontri con i presidenti e i responsabili parrocchiali

rocchiali è uno scambio di doni che aiuta l’uno e le altre a dire le ragioni dell’attualità dell’Azione cattolica. 6 - Le associazioni parrocchiali sono luoghi un cui i laici possono prendere la parola per comunicare le loro esperienze di vita e i loro pensieri sull’essere cristiani nel mondo. Luoghi in cui fraternamente si promuove e incoraggia la crescita intellettuale, spirituale, pastorale e sociale delle persone. 7 - Il Consiglio diocesano è un luogo di pensiero e servizio irrinunciabile per il cammino di un’associazione parrocchiale soprattutto per quanto riguarda i temi ecclesiali, pastorali e culturali più attuali. 8 - La proposta del “Consigliere vicino” è ben accolta, ne va valutata la realizzazione alla luce di situazioni che richiedono un sostegno umile

e discreto in momenti particolari e d’intesa con il parroco. 9 - Una buona e tempestiva comunicazione associativa è fondamentale per la crescita dell’unitarietà e della diocesanità: “Insieme” è un passo importante ma deve diventare anche il passo delle associazioni parrocchiali consapevoli dell’importanza di raccontare se stesse. Anche il sito associativo va reso più fruibile. 10 - I Presidenti parrocchiali vanno incoraggiati e stimolati a partecipare a momenti formativi che già esistono (scuola di pastorale, corresponsabilità ecclesiale, percorso del Concilio…). Servirà anche una formazione specifica sull’esercizio della responsabilità e della corresponsabilità in Ac. 11 - Valorizzare l’assemblea diocesana di marzo 2015 in preparazione al convegno ecclesiale nazionale “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” del novembre 2015. Anche sulla dimensione sociale della evangelizzazione è importante – nelle associazioni parrocchiali - dare continuità a “Impegno per la città”. In questo contesto si potrà riprendere il tema del laicato apparso più volte tra le righe degli interventi.

Nell’ampia gamma delle esperienze e dei servizi che può capitare di fare all’interno del percorso in Ac quest’estate mi è stata chiesta disponibilità per la commissione testi per le guide del cammino giovanissimi. Non nego qualche perplessità sulla mia utilità per un compito di questo genere e anche sulla sostenibilità dell’impegno, poi però la provvidenza ha messo il suo zampino provvedendo per la non sovrapposizione delle date, quindi ho valutato seriamente la proposta, l’ho condivisa con i membri del settore giovani e ho risposto di sì... Da metà settembre è partita così una nuova avventura in compagnia di una dozzina di altri giovani provenienti dalle équipe diocesane di tutta Italia; insieme, coordinati da alcuni consiglieri giovani nazionali, stiamo costruendo passo passo la nuova guida giovanissimi... Una parte del lavoro è personale e da condividere con le rispettive équipe diocesane, la parte poi più difficile, ma anche più bella è il lavoro di revisione e rimaneggiamento che vien fatto insieme durante lunghe sessioni di lavoro nei weekend romani. Una bella scuola di corresponsabilità, comunione e discernimento comunitario... insomma certamente un’occasione di crescita personale e di riflesso per tutta l’équipe diocesana del settore giovani. Grazie Ac! Anna Franzini

Ore 10. Al centro del tavolo una candela accesa e la Bibbia aperta, intorno un gruppetto di seisette persone: giovani adulti di Ac, insieme ad alcuni “simpatizzanti” dell’Associazione. Durante i periodi di Avvento e Quaresima, una mattina a settimana ci davamo appuntamento nelle nostre case, per leggere e meditare il Vangelo della domenica successiva. L’incontro iniziava con un buon caffè della padrona di casa di turno e un dolcetto preparato da chi si era offerto di cucinarlo (da qui la scelta di chiamare informalmente gli incontri “Coffee Break”). A seguire l’invocazione allo Spirito Santo e la lettura del brano di Vangelo. Utilizzavamo il sussidio personale di Ac per una prima meditazione, dopodiché cercavamo di dare voce alla nostra esperienza interpellata dalla Parola di Gesù. Passaggio questo che non sempre ci è stato facile perché consapevoli del rischio di dare interpretazioni personalizzate o di “adattare” il Vangelo al proprio vissuto. Perciò poi ci si affidava alla voce competente di qualche sacerdote attraverso alcuni videocommenti. A volte si restava in silenzio… e nella mente risuonavano le parole di Gesù: “… dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Si spegneva la candela, ci si salutava dandosi appuntamento alla Messa domenicale e al successivo “Coffee Break”. In bocca un buon aroma di caffè e nel cuore il desiderio di tenere aperta quella Bibbia, di sfogliarla, leggerla e vivere da essa nutriti. I giovani adulti Ac di Semogo


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Formazione

Regola di vita

Un’eco dall’incontro nazionale dei vicepresidenti diocesani

A Tirano il convegno diocesano dedicato alla formazione

Mamma che vice!

Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia. [Rabindranath Tagore] Quella della responsabilità associativa è una gran bella partita da giocare. Certo, non può essere giocata da soli, né se si è fuori allenamento! Per questo, tutta la squadra dell’Ac nazionale ha proposto il modulo formativo, rivolto in particolar modo a nuovi vicepresidenti giovani diocesani (Roma 8-9 novembre 2014). La responsabilità associativa è vocazione, ministero, scelta consapevole, adesione al progetto dell’Ac. È passione, prima ancora che un ruolo di servizio. Il responsabile sa che fede e vita sono inseparabili. Conosce e gli stanno a cuore le storie delle persone che ha accanto. Egli sa che responsabilità vuol dire anche curare i propri tempi e luoghi dello spirito, entro cui affidare al Signore il proprio mandato. “La nostra vita è un continuo ricevere doni e la gratitudine non può che generare gratuità, elemento centrale del nostro servire - ha detto il presidente nazionale Matteo Truffelli ai più di duecento vice giovani presenti – Scoprirsi destinatari di doni fa scaturire il desiderio di farsi dono”. Nel servire riscopriamo capacità che non possono non rendere migliore la nostra vita, una vita buona, fatta di legami forti e autentici. L’invito è di fare spazio alla vita degli altri nella propria, e lasciarsi interrogare sulle attese e sui desideri profondi di vita bella, di vita buona degli altri. Responsabilità è far vincere sempre il “noi”, ognuno si arricchisce nel dare qualcosa agli altri. In Ac si impara lo stile delle relazioni e dei legami che durano nel tempo: legami con il territorio, con le associazioni, con le istituzioni... Compito dei responsabili è quello di accompagnare il settore ad acquisire una consapevolezza nuova, l’attenzione al bene comune, al territorio, alla politica, mantenendo il dialogo aperto e promuovendo la collaborazione. La meta è la Santità: annunciare il Vangelo non è un dovere, ma diventa necessità di comunicare e condividere una gioia, di proporre un orizzonte di vita bella. Chi è allora il vice giovani? Uno che non si sente mai arrivato, ma è consapevole che in tutte le variabili della vita c’è il soffio dello Spirito. Il vice ascolta, discerne, ha il coraggio di agire; si affida agli altri e a Dio. Ha uno sguardo ampio, ragiona dentro un orizzonte lungo. È umile e coraggioso; sa cogliere il contributo di tutti. “Rompe le scatole” e bussa alle porte. È capace di fare scelte che si sleghino dall’abitudine. La partita della responsabilità è davvero una bella partita. Spesso faticosa, quasi mai facile. Ma con la consapevolezza di esserci, insieme, e con l’allenamento giusto, domani forse anche di noi potranno dire: «Mamma, che vice!». Cecilia Rainolter e Michele Spandrio

angela o Paola?

Questa è la domanda che qualcuno si è posto leggendo, sullo scorso numero, la didascalia a una foto sull’esperienza ecumenica dell’Ac nei Balcani. La risposta giusta è: Angela, mamma di Paola.

di tappa in tappa verso l’alto “Una Regola per la vita spirituale? Ma come: non è qualcosa di fuori dal mondo parlare di una Regola, oggi, per i giovani?”… ecco come inizia Verso l’alto, appunti per una Regola di vita dei giovani di Ac, libretto che è stato donato a tutti i partecipanti al Convegno Diocesano che si è tenuto a Tirano il 22-23 novembre 2014. Ma cos’è la Regola di vita? Si tratta “semplicemente” di una bussola per poter affrontare al meglio il proprio cammino di fede; non una serie di belle idee che ci viene in mente in momenti di riflessione personale, che rischia di non essere messa in pratica, ma qualcosa di scritto con cui confrontarci e scontrarci, da riguardare e modificare seguendo il nostro percorso di crescita. Questo prezioso insegnamento ci è stato confermato dalle testimonianze che abbiamo ascoltato durante il Convegno, in particolare quella dei Carisma, pop-rock band di

Giornata di spiritualità (14 dicembre) all’eremo di San Salvatore

Como che, come si definiscono i loro componenti, “non suonano qualcosa, cantano Qualcuno che ha cambiato le loro vite: Gesù di Nazareth”. Grazie alla stesura della loro regola, intuizione e consiglio del nostro Vescovo Diego, sono arrivati a definire quale fosse la strada da seguire per raccontare e trasmettere il loro carisma. Può sembrare un’impresa impossibile scrivere e rispettare una regola di vita, ma non è così. È necessario riordinare le proprie idee e fissare un percorso da seguire; questo non significa limitare la nostra libertà, ma è come mettere dei cartelli su una strada in cui ci sono molte deviazioni per ricordarci il cammino che avevamo prefissato. Scriverla da soli, però, non è così facile… si rischia, infatti, di perdersi tra i propri egoismi e diventa difficile guardarsi con Verità. È quindi necessario qualcuno che ci aiuti a discer-

nere, a comprendere e che a volte ci faccia anche scomodare, per sperimentare poi la misericordia di Dio. Ma chi può accompagnarci? Deve essere qualcuno che ci veda dall’esterno; non un amico che ci dà dei consigli, ma qualcuno che frequenta e che sa trasmettere il gusto della Parola di Dio, una persona che conosce le tappe della vita, non necessariamente consacrata, ma che ci sappia toccare il Cuore. L’importanza di essere accompagnati è emersa anche dalle parole dei testimoni Chiara, Daniele, Fra Laura e Fra Alessandro, oltre che nella presenza di alcuni adulti, che ci hanno seguito durante il convegno e ci hanno dimostrato come la necessità di una regola di vita e quindi di un accompagnamento spirituale non sia limitato agli anni della giovinezza, ma sia un cammino che ha bisogno di continua verifica. Marco Arrigoni Carmen Ghilotti

Trenta-quarantenni

Sulle orme di Lazzati “Nel tempo, rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è un frammento della frase scritta sulla tomba di Giuseppe Lazzati ed è anche il titolo della giornata di spiritualità per 30/40enni ed oltre, in programma all’eremo di San Salvatore di Erba il 14 dicembre. La giornata si pone come conclusione del percorso annuale degli adulti di questa fascia di età, iniziato con due incontri di taglio sociale, educativo e politico, riflettendo su due testimoni di una certa rilevanza del nostro territorio, continuato poi con il campo estivo a Trieste e Slovenia e, come parte finale, faremo una giornata di spiritualità, riflettendo su un testimone che ha tracciato un pezzo di storia dell’Azione cattolica come Giuseppe Lazzati. Laico, fedele ed esemplare, Lazzati ha saputo vivere una fede radicata in Cristo in tutti gli ambiti della sua vita, dalla politica ai vari incarichi ecclesiali, come educatore dei giovani e in Azione cattolica ecc, tanto da lasciare, attraverso i suoi scritti e il suo esempio, molti spunti attuali ed utili per la nostra vita. Inoltre la giornata assumerà una certa rilevanza in quanto, oltre ad alimentare la nostra vita spirituale, avremo modo di ascoltare Piergiorgio Confalonieri, postulatore della causa di beatificazione di Lazzati, che ci parlerà della sua figura e del suo carisma, dando un tocco personale, avendolo conosciuto personalmente. Fulvia Digoncelli


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Scuola perché ci sta a cuore Ancora una volta l’Azione Cattolica Italiana ha confermato il suo impegno civile ed educativo all’interno della società, partecipando alla consultazione pubblica sul documento “La Buona Scuola” che ha coinvolto studenti, professori e genitori di tutto il Paese. La presidenza nazionale di Ac ha infatti consegnato al Governo un contributo dal titolo “La scuola ci sta a cuore”, su cui hanno lavorato i vari Settori Diocesani, il Movimento Studenti (Msac), il Movimento Lavoratori (Mlac) e il Movimento di Impegno Educativo (Mieac).

Il contributo del Msac alla nota dell’Ac nazionale inviata al Governo

valtellina e valchiavenna

Un’occasione da non perdere Tra gli impegni che lo scorso 30 settembre abbiamo pubblicamente assunto in occasione dell’80° anniversario della posa della Croce sul monte di Sant’Eutichio da parte degli Uomini di Ac, vi è anche quello di “promuovere occasioni in cui le diverse esperienze associative del nostro territorio possano dialogare e crescere insieme perché, stimandosi a vicenda, rendano più fecondo il comune impegno educativo”. In questa prospettiva si colloca il “Laboratorio di politica per il territorio” promosso e organizzato dalle varie realtà ecclesiali, culturali, imprenditoriali e sindacali (Acli, Azione Cattolica, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcooperative, Fondazione Anna e Michele Melazzini, Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Como, Società Economica Valtellinese e Ucid) che dalla primavera del 2013 hanno dato vita a diverse iniziative di riflessione e proposte su alcune grandi questioni di carattere politico e istituzionale che riguardano il nostro Paese e il nostro territorio. Per l’Ac, che da sempre considera l’impegno consapevole e corresponsabile nella costruzione della città dell’uomo come uno degli obiettivi più alti dei suoi progetti e dei suoi percorsi educativi e formativi, il “Laboratorio” segna la ripresa convinta di una formazione al pensare e all’agire politico intesi e vissuti, secondo l’insegnamento del Concilio, come forma alta ed esigente di carità. “Con-Senso” – questo il titolo

Anche l’Ac in un percorso di formazione su “La democrazia al tempo di internet” del Laboratorio – evoca sia la dimensione della democrazia formale, che si alimenta del dialogo aperto e del confronto franco e leale tra posizioni diverse, sia l’orizzonte di significato – una visione dell’uomo e del mondo – in assenza del quale la democrazia perde la propria vitalità e si riduce a mero processo tecnico strumentale di produzione di decisioni secondo la regola della maggioranza. La proposta del Laboratorio nasce dalla consapevolezza che la capacità di fronteggiare le sfide del nostro tempo, anche in ambito locale, può svilupparsi solo con l’attivazione di processi formativi di largo respiro e di lungo termine. Il Laboratorio non è però una scuola né un ciclo di conferenze, ma rappresenta una “piattaforma di apprendimento”, al cui centro è posta l’interazione tra i partecipanti, attivata e stimolata dalla presenza di un esperto che fornisce una mappa di riferimenti concettuali e orienta nell’esplorazione dei filoni tematici che si collegano agli argomenti trattati. L’iniziativa è rivolta a giovani e adulti, indicativamente tra i 25 e i 40 anni, che desiderano riflettere e confrontarsi sulle

questioni cruciali del nostro tempo e poter offrire un contributo critico e propositivo alla vita della società. Non vi è alcun intento di aggregare persone in iniziative politiche, elettorali o di partito. In relazione alla scelta metodologica del laboratorio e del confronto, il numero dei partecipanti è compreso tra 20 e 30; a essi è richiesto l’impegno a una presenza attiva e regolare, la disponibilità al dialogo, il rispetto delle diverse posizioni personali, culturali e politiche degli altri partecipanti. L’iniziativa si avvale della partecipazione di relatori, esperti e persone attive nelle istituzioni per la presentazione dei temi e la discussione; sussidi e testi di approfondimento verranno forniti ai partecipanti, che sono i veri protagonisti del laboratorio. L’iniziativa si articola in 2 sessioni di 4 incontri ciascuna. La prima sessione, che assume la prospettiva della complessità e della interdipendenza, mira a proporre alcuni temi di particolare rilevanza che hanno implicazioni di carattere politico generale; la seconda sessione è dedicata a più specifici temi di carattere politicoistituzionale, che verranno declinati anche con riferimento al nostro territorio. È un’occasione da non perdere per i nostri giovani e adulti che desiderano formarsi per partecipare insieme agli altri alla costruzione della città di tutti. Programma e info: www.con-senso.it Francesco Mazza

Naturalmente anche il Movimento Studenti Ac di Como ha contribuito, inviando le proposte e i suggerimenti che sono stati raccolti durante specifici incontri sul documento “La Buona Scuola”. Questo impegno del Msac presente con quattro circoli (Chiavenna, Como, Alta Valtellina e Morbegno) nella nostra diocesi ha il respiro di “Impegno per la città” (www.azionecattolicacomo.it) che è stato reso noto il 30 settembre nel corso della Veglia della Croce e sta ispirando diverse riflessioni e iniziative nel campo dell’educazione alla cittadinanza e della dimensione sociale dell’evangelizzazione. Al centro della riflessione della presidenza nazionale c’è la scuola - vista in primis come comunità educante - che deve cooperare con la famiglia e il territorio per accompagnare i ragazzi e i giovani nel processo di crescita e formazione. Per questo motivo la scuola dovrebbe affiancare all’insegnamento frontale altre forme di apprendimento come la «didattica laboratoriale» , lavori di gruppo e dibattiti. Il secondo punto su cui si focalizza il contributo è il diritto allo studio: la proposta concreta è quella di stabilire le agevolazioni ai «privi di mezzi» a livello nazionale anziché regionale, per far fronte alla grande disparità che oggi è presente sul territorio italiano. Sempre in questo ambito, “La scuola ci sta a cuore” chiede di limitare il tetto massimo di alunni per classe, per garantire una proposta formativa adeguata e aumentare la possibilità di dialogo tra studente e professore. Altre proposte riguardano la revisione dei cicli, atta a uniformare la scuola italiana a quella degli altri Stati europei: il progetto prevederebbe una riorganizzazione del percorso scolastico in 12 anni (al posto degli attuali 13) con l’estensione dell’obbligo formativo fino alla maggiore età. Da ultimo, la presidenza nazionale Ac ha proposto alcune riflessioni a proposito della valutazione degli insegnanti e della loro retribuzione in base ai punteggi ottenuti. Se da un certo punto di vista questa scelta può stimolare i docenti a migliorare il loro livello di insegnamento, d’altro canto contribuirebbe a creare una competizione tra coloro che dovrebbero essere esempi per gli studenti. Il contributo proposto è stato presentato al Governo e si è quindi aggiunto a tutti i commenti che in questi primi mesi di scuola sono stati raccolti sul sito internet labuonascuola. gov.it: la speranza è che queste idee e questi suggerimenti possano contribuire a concepire una riforma che renda la scuola sempre più a misura di studente. Paolo Arighi

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La sveglia suona alle quattro

Annamaria Bongio racconta i suoi primi mesi di “romanità”

unità dei cristiani

molte voci Un unico ritmo L’impegno dell’Ac per la Settimana di preghiera (18-25 gennaio) Ecumenismo. Un dialogo quanto mai urgente, ma ancora così lontano dalla nostra esperienza e purtroppo difficoltoso nel suo realizzarsi. Ecco perché anche quest’anno l’Azione Cattolica della nostra Diocesi si impegna nel promuovere e sostenere la realizzazione della Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani, dal 18 al 25 gennaio. Si tratta di una proposta annuale che si rinnova ininterrottamente dal 1968 e che offre, a tutte le Chiese che vi aderiscono, un tema comune di meditazione e preghiera, approfondito attraverso un sussidio predisposto da un gruppo di chiese locali di una nazione diversa ogni anno. La proposta di quest’anno arriva dal Brasile e “ci porta a sederci tutti attorno al pozzo di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna di Samaria”. Saremo infatti chiamati a meditare il capitolo 4 del Vangelo di Giovanni con l’episodio della samaritana al pozzo. “Dammi un po’ d’acqua da bere” è il titolo guida della Settimana: “a chiedere dell’acqua è il Signore stesso; è il Figlio di Dio fatto Uomo; è Colui che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere, Colui per mezzo del quale tutte le cose sono state create, Colui che non ha né inizio né fine. Egli chiede da bere alla donna di Samaria, a me, a te, a ciascuno di noi! È Dio che si fa Uomo fino in fondo, al punto da far sua la nostra sete, al punto da condividere quella sete di certezze che è tipica dell’esistenza di ognuno di noi. Cosa significa questo? Significa che sul cammino dell’unità, non siamo soli; significa che il desiderio di intravvedere il traguardo di una comunione sempre più piena non è un desiderio solo nostro o di chi si spende per l’ecumenismo e il dialogo tra i discepoli del Maestro; no, è il Maestro stesso che condivide questo cammino, è Egli stesso che lavora, spinge, incoraggia, prega affinché questo traguardo si avvicini”.

E nel Vangelo Gesù aggiunge, rivolto alla donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. È invito a essere continuamente in atteggiamento di supplica per chiedere il dono di quell’acqua viva. Proprio questo è il valore di una Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “unire le voci per chiedere insieme il “dono di Dio”. Ed è quanto mai significativo e bello, appunto, il farlo insieme. Lo sappiamo e lo crediamo la forza di una preghiera fatta insieme è analoga a quella delle molte pietre che costituiscono un unico muro: si tengono insieme l’una con l’altra, si consolidano, non lasciano spazio a fratture e mantengono salda tutta la costruzione. Così è la preghiera che unisce tradizioni, abitudini, lingue diverse: molte “pietre” che costruiscono un unico “muro”, molte voci che condividono un unico ritmo di preghiera”. Pregare insieme ci permetterà ancora una volta di anticipare quella stessa unità che insieme chiediamo e cerchiamo. don Roberto Bartesaghi Informazioni e appuntamenti sul prossimo numero di Insieme e sul sito www.azionecattolicacomo.it Azione cattolica - COMO via C. Battisti, 8 - 22100 Como tel. 031265181 - accomo@tin.it www.azionecattolicacomo.it ORARI SEGRETERIA lunedì 15:00 18:30 - martedì 9:30 13:00 mercoledì 15:00 18:30 giovedì 9:30 13:00 - venerdì 15:00 18:30

sabato 9:30 13:00 PER

supplemento a il settimanale della diocesi di como direttore responsabile: alberto campoleoni direttore editoriale: angelo riva

Morbegno-Roma: 686,9 km e “sentirli” tutti. È la sera del 2 maggio, l’indomani la XV assemblea nazionale si concluderà con l’udienza da papa Francesco a cui prederanno parte anche i presidenti parrocchiali; l’udienza che passerà alla storia come quella del “Rimanere, Andare e Gioire”. Io partecipo all’assemblea nazionale come uditore perché il consiglio diocesano di Ac della nostra diocesi, Como, ha indicato la mia candidatura al consiglio nazionale per l’Acr, candidatura poi raccolta dal consiglio regionale di Lombardia: passaggi formali, ma non scontati e non vuoti, voluti per regolamento perché anche la scelta dei responsabili passi attraverso un discernimento condiviso oltre a quello personale o familiare. E mentre quella sera il presidente uscente Franco Miano proclama gli eletti e, nel farlo, pronuncia il mio nome, prima penso alla mia famiglia, a Marco, Caterina e Samuele che ho lì davanti, e che si dovranno sorbire (sia che restino a casa o che mi accompagnino) in lungo e in largo i 686, 9 Km che separano Morbegno da Roma, e poi penso con tanta gratitudine alla nostra Chiesa diocesana, dentro la quale l’Ac mi ha cresciuta…ai 13 anni di consiglio diocesano e di delegazione regionale che sono stati per me luoghi non solo di servizio, ma soprattutto di crescita umana e cristiana in cui ho vissuto e imparato a sognare una Chiesa davvero per l’uomo. Questo è quello che porto in consiglio nazionale ogni volta in cui entro nella sala Barelli e prendo posto, porto tutti, custodisco una fitta trama di volti e di storie di santità laicale che sono espressione di una vicenda tanto antica ed eccezionalmente bella. E sento che gli altri, accanto a me, fanno lo stesso. È il sentirsi parte di una storia che ci precede, patrimonio vivo e vitale che ci invita a guardare avanti. Su esortazione del Papa e del suo magistero, il consiglio nazionale, guidato dalla presidenza, ha scelto di guardare al domani: l’icona che accompagna il cammino del triennio è quella del seminatore a cui non è dato di scegliere la stagione, il campo, i tempi, ma solo la scelta di uscire e gettare il seme in modo abbondante…è una icona che dice il modo in cui vogliamo essere associazione. Un’Ac in uscita per una Chiesa in uscita, una Ac che abita le periferie dell’umano, che cerca un dialogo intelligente e libero con le inedite antropologie e nuovi valori. Per questo è importante continuare ad animare, là dove siamo in modo capillare e radicato ma non solo, la vita delle comunità locali, delle parrocchie anch’esse periferie dove le persone possono contare di essere accolte nelle loro povertà e difficoltà. Ciò che possiamo offrire al nostro tempo è poi l’esercizio della corresponsabilità che ha il suo cuore in un rapporto di stima, riconoscenza e fiducia con i nostri pastori e l’essere semplicemente associazione che Matteo Truffelli definisce sempre come una presenza profetica in un tempo in cui prevale la logica del “per sé”. È l’essere associazione di per sé e in sé che ha valore e va rilanciato come contributo significativo che diamo alla nostra Chiesa e al nostro Paese. Come dice Matteo «l’essere associazione è un contributo che offriamo e che passa attraverso la costruzione di un tessuto fatto di relazioni autentiche tra le persone e l’educazione al valore e alla bellezza di una vita intessuta di relazioni fondate sulla solidarietà». Siamo espressione di una dimensione sociale dell’evangelizzazione, a cui papa Francesco tanto ci richiama, in una società dove il comunitario è in crisi… Di questo abbiamo discusso in consiglio nazionale e nei prossimi mesi verrà il tempo delle scelte: la sfida è quella di smetterla di accontentarci di lanciare le reti sempre dalla stessa parte della barca. Io domando: «Caterina, sei contenta che la mamma è stata eletta in consiglio nazionale?» Lei risponde: «Si, perché siamo stati scelti tutti, il papà mi ha spiegato che abbiamo vinto tutti, anche io e il Samu!». Ribatto: «Conserva l’entusiasmo, domani si va a Roma e la sveglia suona alle 4…, ma consolati: il 18 dicembre andiamo a fare gli auguri di Natale al Papa!». Annamaria Bongio

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Insieme dicembre 2014  

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