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RIVISTA MENSILE DI EDUCAZIONE PERMANENTE M.A.S.C.I

NUMERO 5 - Maggio 2014 - ANNO 56

L’ educazione non è mai neutra GIOVANNI MORELLO

PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO

SPEDIZIONE IN A.P. 45% ART. 2 COMMA 20/B LEGGE 662/96 DAL C.M.P. PADOVA EURO 2,00 LA COPIA EDITORE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITA’:

Strade Aperte Soc. coop. a.R.L., Via Picardi, 6 - 00197 Roma, www.masci.it

SOMMARIO IN ULTIMA PAGINA

Quante torte celebreranno i sessant’anni del MASCI ?. C e r t a m e nt e tante, prima di ammirare quella monumentale che verrà allestita e simbolicamente adornata con le sessanta candeline regionali a Sacrofano. La prima che mostriamo ai nostri lettori ci viene dall’Abruzzo e con “le candeline dell’Abruzzo” apriamo appunto questo numero. Un numero con ampio spazio dedicato al nostro sessantesimo, con alcuni interventi che forse faranno discutere i nostri lettori. Ci riferiamo in particolare ad un documento inviato dal Consiglio Regionale del Lazio e alla risposta della nostra Presidente Sonia Mondin. Sullo stesso tema, ma con una visuale più ampia, è l’intervento del Segretario Nazionale Luigi Cioffi, che ci ricorda come la scelta educativa, fatta propria dal Movimento, è di per se stessa impegno politico, per non dire rivoluzionario, perché l’educazione non è mai neutra, ma presuppone un insieme di valori di riferimento, che per noi sono quelli della Legge scout, che ci siamo impegnati a praticare e testimoniare con la nostra Promessa. Ancora al sessantesimo fanno riferimento due interessanti articoli, il primo di Paolo Linati che inquadra i primi anni di vita del MASCI nella cronaca e nell’attualità di quegli anni ricchi di fermenti ed azioni che condizioneranno lo svolgersi degli avvenimenti futuri; ed il secondo di Nando Paracchini che continua la sua rivisitazione del tema del lavoro. Anche se non direttamente legato al sessantesimo, ma certamente ascrivibile ad

essere collocato sotto il suo slogan, “con lo sguardo al futuro”, è l’articolo di Riccardo Della Rocca, legato al tema dello sviluppo associativo. Siamo veramente lieti di poter ospitare questo nuovo contributo di Riccardo, una firma a cui i nostri lettori sono certamente affezionati, perché siamo certi che le sue considerazioni, non tutte condivisibili – almeno a nostro giudizio - , contribuiranno ad innescare un dibattito costruttivo, anche in vista della redazione delle proposte di modifica dello statuto. Nel suo articolo, che invitiamo vivamente i nostri lettori a leggere con attenzione, viene ipotizzata una nuova e più articolata vita del movimento, inteso come “pascolo e non recinto”. Al di là delle formule e delle norme che sanciranno eventualmente nuove e meno strutturate forme di vita delle nostre comunità, una cosa resta a nostro modesto avviso prioritaria e necessaria: quella cioè dell’indispensabile collaborazione ed integrazione, proprio in vista dello sviluppo del MASCI, con i fratelli dell’AGESCI, e non solo. Quest’anno mentre noi celebriamo i sessant’anni di nascita del MASCI, l’AGESCI celebra i quaranta anni della fusione tra ASCI e AGI che ha dato vita alla nuova grande associazione di scautismo giovanile. Ambedue sono inoltre impegnati in due importanti avvenimenti: il nostro incontro celebrativo del novembre prossimo e la Route Nazionale R/S che vedrà oltre trentamila ragazze e ragazzi confrontarsi sul tema del “coraggio”. Un tema che sarà anche al centro delle testimonianze di numerosi Adulti e Adulte scout che saranno presenti a San Rossore, in mezzo ai rover e alle scolte, per comunicare loro la ricchezza e la vivacità del nostro vissuto quotidiano.


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le candeline dell’Abruzzo buon compleanno MASCI


Durante il  San  Giorgio  regionale  dell’Abruzzo,  svoltosi  a  Bucchianico,  paese  natale  di  san  Camillo   de  Lellis  (fondatore  dei  camilliani)  e  dalle  antiche  e  caratteristiche  tradizioni  locali,  gli  adulti  scout   abruzzesi  hanno  festeggiato  il  compleanno  del  Masci.     Il  taglio  della  bellissima  e  buonissima  torta  è  stato  preceduto  dall’invio  al  Movimento  di   tanti  biglietti  augurali  che  andranno  a  formare  le  tre  candele  dell’Abruzzo  sulla  torta  di   compleanno  che  sarà  predisposta  per  l’incontro  nazionale  del  7-­‐9  novembre  prossimo.

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Farsi prossimo SONIA MONDIN Presidente Nazionale Pubblichiamo intervento della nostra noi e per gli altri, ai quali abbiamo Presidente all’incontro delle Comuni- rubato la vita. tà abruzzesi per celebrare il Sessantesimo del MASCI Ho voluto partire dalla parabola cinese, per non cadere in un discorso Nasciamo per volontà di altri, non chiuso, moralistico, in cui le cose abbiamo deciso di noi nulla; altri sono già dette nel titolo, secondo ha preparato il corpo che siamo, la un processo razionale che chiude la sorte in cui ci troviamo, la mente e possibilità di uscire all’aperto. Infatti i suoi limiti, tutto ci è dato da altri. sono diverse le modalità con cui si Altri si prende cura di noi. Altri ci entra in rapporto con gli altri. danno il nome, il riconoscimento sociale, altri nel riconoscimento ci Ne scelgo due, per aprire un conrendono “persona”. fronto e uscire dalle strettoie della necessità. “Amore del prossimo” la Mi piace però iniziare questa rifles- prima modalità, la seconda è “Farsi sione riportando una parabola cine- prossimo”. se: “Un giorno un mandarino fece un Amare il prossimo vuol dire amare viaggio nell’aldilà. Prima passò all’in- le persone che ci stanno accanto, gli ferno. amici, i parenti, i soci in affari (alC’erano là molti uomini/donne seduti meno finché gli affari vanno bene!), davanti a piatti pieni di riso, ma tut- gli amici di partito, i soci del grupti morivano di fame perché avevano po che appartengo ecc. questo è un bastoncini lunghi due metri, e non amore normale, naturale, segue gli potevano servirsene per nutrirsi. Poi istinti dell’uomo, li rispetta, resta andò in cielo. all’interno dell’interesse di chi lo Anche là c’erano molti uomini/donne pratica. seduti davanti a piatti pieni di riso, ma tutti erano felici ed in buona sa- Le cose che uno ha ricevuto, rimanlute; anche loro avevano dei baston- gono all’interno del “GRUPPO RIcini lunghi due metri, ma ciascuno se STRETTO”. È un amore che non rine serviva per nutrire il fratello che chiede molta fatica, rispetta l’ordine aveva di fronte a sé”. delle cose. Non crea grossi problemi a chi lo pratica. Il bene dell’altro è il In questa favola si raccontano le re- suo bene. Resta all’interno della cerlazioni della vita; e sono il rapporto chia familiare, del parentado, degli con se stessi, il rapporto con gli al- amici, della comunità MASCI, della tri e il rapporto con le cose. Da soli nazione, ecc.. non ce la facciamo a vivere; abbiamo bisogno degli altri e con gli altri Questo “amore del prossimo” condobbiamo spartire le cose che la vita ferma l’identità della persona, l’apci ha dato e ci dà, per essere felici. partenenza al gruppo; consolida Altrimenti per noi è l’inferno, per l’Associazione; ma rischia di esse-

re un’attività autoreferenziale; non esce dal cerchio largo o stretto che sia della persona al suo interno. Le risorse, le capacità del singolo non sono disperse e restano nel cerchio degli interessi del gruppo e/o dell’individuo. La seconda modalità dell’amore o della relazione è questa: “farsi prossimo” questa modalità non esclude la prima, la comprende, ma a volte può entrare in dinamiche sulle conseguenze della prima modalità. Farsi prossimo vuol dire entrare in relazione con l’altro nella sua diversità; vuol dire incontrare l’altro, entrare in rapporto con l’altro non tanto per me, o non solo per me, ma per l’altro, senza ristorno alcuno. Qualcuno scrive che, se esiste amore, quell’amore è solo là dove tu ami uno con tutto quello che è, con pregi e difetti. Farsi prossimo richiede una scelta libera, che va oltre l’ordine delle cose e della razionalità. Farsi prossimo allarga il cerchio delle relazioni; va oltre il cerchio del movimento stesso. Farsi prossimo vuol dire avere cura e attenzione per l’emarginato, il povero, il bambino di strada, il barbone, lo straniero; il vangelo arriva a dire: il nemico. Questo “farsi prossimo” è un atto libero e gratuito; libero perché non si muove secondo l’istinto, la natura delle cose; non si muove secondo la propensione degli affetti; secondo i principi della proprietà, che resta un diritto, ma non può essere a danno degli altri; chi si fa prossimo, lo fa

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per decisione, per scelta, magari in contrasto con la linea dell’ordine ed è gratuito, non aspetta compenso. Farsi prossimo mette in evidenza una cosa importante: che la carità cresce con la giustizia; la carità è giustizia. E la misura è la cura dell’emarginato. Quando la carità è giustizia? La carità diventa giustizia quando si muove affinché i beni della terra, il diritto alla vita e alla dignità siano patrimonio di tutti, accessibili a tutti. Non si tratta di generosità, ma di un atto dovuto. Per questo oggi papa Francesco può dire che dobbiamo riportare dentro nella società gli emarginati. Questi infatti non solo sono sfruttati, ma sono messi in silenzio, sono fuori.

Privi di ogni diritto, anche del diritto della visibilità.

gli uomini niente di nuovo, nulla di positivo, niente di vitale.

“Farsi prossimo” dunque risponde e conferma che noi nasciamo nudi; infatti noi nasciamo per decisione di altri, altri ci danno un nome, altri si prende cura di noi, altri ci dà un corpo e ci riconosce come persona. Niente dipende da noi alla nascita: il colore dei capelli, il sesso, il tenore di vita, la terra che calpestiamo. Ci resta solo una scelta nella vita, questo sì, e possiamo spenderla; tra le tante cose che ci stringono una ci apre le mani ed il cuore ed è quella di “farsi prossimo” dell’altro.

Potremo avere tante cose a disposizione ma non crescerà il nostro spirito, se la forza delle nostre braccia e della nostra mente si ostinano a cercare il modo di servirci da soli delle nostre cose senza avere cura degli altri.

Ecco che il servizio per gli altri, vissuto all’interno della dimensione dello scautismo per gli adulti, è un “farsi prossimo” che esce dalla logica della generosità, per entrare nel circuito della VITA PIENA, nella consapevolezza che nulla di ciò Altrimenti la nostra vita entra nel che abbiamo ci è dovuto, tutto può ciclo delle cose fatte secondo neces- e deve essere donato, e questa sia sità e non apportiamo alla storia, ma la vera “ANIMA” del nostro FARE soprattutto al dolore ed alla vita de- SERVZIO.

“60anni…..con lo sguardo al futuro” Proposta di programma per un TOUR pre o post evento SOLUZIONE PRE-EVENTO Mercoledì, 5 novembre 2014 Arrivo a Roma e sistemazione in Istituto Religioso. Nel pomeriggio visita alla “Roma Classica”: Colosseo, Palatino, Fori Imperiali e Piazza Venezia. Rientro in Istituto. Cena e pernottamento. Giovedì, 6 novembre 2014 Prima colazione. Al mattino visita ai Musei Vaticani, Cappella Sistina e Basilica San Pietro. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio visita guidata di “Piazze e Palazzi del Potere”: Piazza Navona, Palazzo Madama, Pantheon, Piazza Montecitorio, Palazzo Colonna e piazza di Spagna. Cena e pernottamento. Venerdì, 7 novembre 2014 Prima colazione. Al mattino partenza in pullman per Tivoli. Visita guidata a Villa Adriana e Villa d’Este. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio incontro con i partecipanti al Convegno MASCI. SOLUZIONE POST-EVENTO Domenica , 9 novembre 2014 Nel pomeriggio, dopo la chiusura della festa del 60° visita alla “Roma Classica”: Colosseo, Palatino, Fori Imperiali e Piazza Venezia. Rientro in Istituto. Cena e pernottamento. Lunedì, 10 novembre 2014 Prima colazione. Al mattino visita ai Musei Vaticani, Cappella Sistina e Basilica San Pietro. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio visita guidata di “Piazze e Palazzi del Potere”: Piazza Navona, Palazzo Madama, Pantheon, Piazza Montecitorio, Palazzo Colonna e piazza di Spagna. Cena e pernottamento. Martedì, 11 novembre 2014 Prima colazione. Al mattino partenza in pullman per Tivoli. Visita guidata a Villa Adriana e Villa d’Este. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per le proprie destinazioni. Quota di Partecipazione Euro 250,00 a persona. La quota comprende: quota di iscrizione; sistemazione in camera doppia presso un Istituto Religioso; contributo di soggiorno; trattamento di pensione completa dalla cena del 5 Novembre al pranzo in ristorante del 7 Novembre 2014; servizio guida: ingresso senza fila riservato ai Musei Vaticani e Cappella Sistina; ingresso a Villa Adriana e Villa d’Este; auricolari dove previsti; assicurazione medico – bagaglio. La quota non comprende: mance, bevande, extra e quanto non specificato ne “la quota comprende”. Supplemento camera singola: Euro 50,00 per intero tour. Per informazioni: Mimmo Cotroneo, CE organizzazione MASCI, cell: 3383019440; email: cotroneo62@gmail.com.

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A Sacrofano ci saremo! Pubblichiamo il documento approvato dal Consiglio Regionale del Lazio relativo alla festa del Sessantesimo e la lettera di risposta inviata dalla Nostra Presidente Nazionale, Sonia Mondin, al Segretario regionale laziale. Il Consiglio Nazionale ha deciso che l’evento nazionale per i 60 anni del MASCI sia realizzato tutti insieme nelle vicinanze di Sacrofano, nel nostro Lazio. Noi a Sacrofano ci saremo! Noi faremo la nostra parte e svolgeremo tutti i servizi che ci sono richiesti. Ma non è l’evento dei 60 anni che avremmo sognato. Questo evento doveva essere una festa e le feste si fanno in piazza o sui prati, con canti e balli, vino e pane; non in un luogo più adatto per gli esercizi spirituali di monaci di clausura, lontano da ogni luogo dove le persone si incontrano e dialogano. Eravamo abituati a realizzare i nostri eventi tra la gente, tra le case, nelle strade e nelle piazze, nella città dell’uomo; ricordiamo, nell’anno del centenario, gli incontri a Genova, ad Assisi e soprattutto a Locri, e più di recente gli incontri ad Alghero, Como, Salerno,… Oggi per celebrare i nostri 60. anni ci ritiriamo fuori dal mondo. Certamente sono stati gesti simbolici ma abbiamo imparato dallo scautismo l’importanza della “pedagogia dei segni”. Il nostro vivere ed abitare la città

dell’uomo ha sempre reso le nostre riflessioni più approfondite e più consapevoli. Sappiamo da sempre che nello scautismo l’educazione non si realizza sotto una campana di vetro ma nella concretezza dell’esperienza e che la strada degli adulti scout si snoda soprattutto tra le vie della città dell’uomo.

stri 60 anni non solo “tra noi” ma in Sardegna nella zona di Iglesias dove l’“idolo del denaro”, la logica del mercato e del profitto hanno cancellato ogni attività economica e distrutto la dignità del lavoro.

Ci sarebbe piaciuto celebrare i nostri 60 anni in uno dei mille luoghi dove scorre la vita di donne e uomini che Il rischio di ogni celebrazione “tra soffrono, lottano, sperano, costrunoi” è di essere un richiamo alla iscono un futuro migliore, guidati nostalgia che è solo l’anticamera dalle idee di solidarietà e fraternità. dell’approssimarsi della fine; e per questo diventa auto celebrativa, au- Certo il nostro evento non avrebbe toreferenziale ed intimistica. risolto nessuno di quei drammatici problemi, ma una mano tesa all’abCi sarebbe piaciuto celebrare i no- braccio ed un sorriso di amicizia stri 60 anni non solo “tra noi” ma spesso aiutano a ricostruire la spesulle frontiere dell’umanità colpita e ranza, e quella mano e quel sorriso sofferente. avrebbero dato senso ai nostri 60 Ci sarebbe piaciuto celebrare i no- anni di storia più di mille parole. stri 60 anni non solo “tra noi” ma a Casal di Principe, nella “terra dei Capiamo ed anche apprezziamo che fuochi”non solo per ricordare don la scelta di una località relativamente Peppino Diana, ma per incontrare vicina a Roma sia stata dettata dalla chi vive in una terra in cui, per qual- condivisa speranza di un incontro cuno, la vita umana ha meno valore più ravvicinato con Papa Francesco. di una bustina di droga o di un sac- Ma le parole che abbiamo udito e chetto di rifiuti. letto nel primo anno di questo straordinario pontificato ci dicono che i Ci sarebbe piaciuto celebrare i no- segni di condivisione con gli ultimi stri 60 anni non solo “tra noi” ma a sono graditi a Francesco più di ogni Lampedusa insieme ai disperati che altra cosa, di ogni manifestazione di giungono dal mare ma anche insie- affetto e di devozione. me agli abitanti disorientati e affaticati di quell’isola. È lui che fin dall’inizio del suo pontificato ci ha rivolto un accorato Ci sarebbe piaciuto celebrare i no- invito ad andare verso“le periferie stri 60 anni non solo “tra noi” ma geografiche, sociali ed esistenziali” in Calabria con le cooperative dei dell’umanità. giovani di “Libera” che, sfidando l’o- È lui che recentemente, con la mimertà, rendono produttive le terre rabile Esortazione apostolica Evansequestrate alla ‘ndrangheta e alla gelii Gaudium, ci dice che occorre violenza mafiosa. combattere e testimoniare contro “la logica dello scarto” che, in modo Ci sarebbe piaciuto celebrare i no- ancora più crudele, ha sostituito la

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già iniqua “logica dello sfruttamento”. Dice Papa Francesco nella Evangelii Gaudium “…preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per le chiusure e le comodità di aggrapparsi alle pro-

prie sicurezze …”. In questo senso delle periferie. forse avremmo dovuto avere più co- Sappiamo che è tardi per modificaraggio a celebrare i nostri 60 anni. re il progetto, ma vogliamo lasciare questa riflessione per il futuro. Sappiamo, infatti da sempre, che l’educazione degli adulti scout si rea- Comunque a Sacrofano noi ci sarelizza solo se i nostri scarponi sono mo e siamo certi che ci abbracceresporchi della polvere e del fango mo e faremo festa insieme.

Caro Federico, inutile nascondere “l’amarezza” che ho avuto nel leggere la lettera allegata alla tua mail, avente per oggetto a “Sacrofano ci saremo..” non mi sarei mai aspettata che la regione Lazio, chiamata in prima persona a dare una mano al Consiglio Nazionale ed al Comitato Esecutivo nell’organizzare questa FESTA, si dissoci “idealmente” da quanto proposto, dibattuto e votato dal Consiglio Nazionale. Il mio stile di servizio alla Presidenza è quello del coinvolgimento dei consiglieri nazionali, del dibattito aperto. In Consiglio Nazionale si è deciso che il nostro 60° non sia il “solito evento nazionale”, ma abbiamo tutti insieme pensato e voluto una festa, ed una Pattuglia appositamente votata e costituita (la pattuglia del sessantesimo) ha lavorato e sta lavorando unitamente ad un Comitato Esecutivo sotto l’attenta regia del Segretario Nazionale Luigi, per realizzarla nel migliore dei modi possibile! Una festa nostra, non autoreferenziale, ma mirata alle relazioni tra le nostre Comunità, tutte diverse tra loro ma unite dall’adesione al Patto comunitario, alla volontà di sentirci scout; ed il Consiglio Nazionale ha espresso questa volontà quasi all’unanimità. Quotidianamente le nostre Comunità e noi singoli Adulti scout, siamo sulle strade a rimuovere le barriere culturali, a lottare per una cittadinanza attiva, ad aiutare chi è nel bisogno, a fare mille altre cose d’importante valore sociale, ed è proprio per questo che alla festa del nostro compleanno vogliamo trovarci a “banchettare insieme”, creando uno spazio in cui raccontarci cosa facciamo, chi siamo, dove andiamo, per sentirci legati da affetti e valori, riconoscendoci parte di una famiglia, la grande famiglia scout. A questa nostra Festa inviteremo tanti altri soggetti per farli partecipi di cosa stiamo facendo, raccontare loro di ciò che abbiamo fatto nel passato e come ci stiamo preparando al futuro. Se a tutto questo aggiungi la possibilità per centinaia di nostri fratelli e sorelle, che poche occasioni hanno di venire a Roma, di poter ascoltare di persona le parole del Santo Padre, credo che questo sia un motivo in più per festeggiare in un luogo vicino Roma, tutti insieme. Gli eventi a cui il Consiglio Regionale Lazio ci richiama fanno parte del quotidiano impegno e servizio dell’AS. Non tutti viviamo in grandi città; siamo sparsi nel territorio nazionale, spesso in paesi piccoli, dove il contatto con chi è nel bisogno, sia esso straniero o concittadino, è sistematico. In queste realtà le Comunità Masci vivono e operano, al servizio dei più deboli. Da ultimo mi chiedo e ti chiedo: ma pensi davvero che a Lampedusa si possa organizzare un evento nazionale del Masci? E lo sai che a Casal di Principe siamo stati presenti, così come è giusto, con le nostre Comunità? È davvero così importante renderci, in qualche modo, “visibili” o è meglio rinsaldare – nel confronto tra di noi – gli impegni ai quali ci rimanda il nostro Patto comunitario? Grazie se pure questa la fai avere al Consiglio Regionale Lazio. Ricambio l’amicizia e l’affetto. Sonia Mondin

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L’impegno educativo è scelta coraggiosa e profetica LUIGI CIOFFI Segretario Nazionale Il “rivoluzionario” apparire di papa Francesco nella nostra Chiesa, non può non essere anche per noi un importantissimo elemento di novità nel nostro impegno di laici adulti impegnati nella Chiesa. Per questo, nel celebrare i nostri 60 anni, abbiamo pensato di trovare ad incontrare questo Papa, non il papa al momento regnante, ma Francesco, il papa che vive in santa Marta, che fa distribuire aiuti concreti a barboni della capitale dal suo elemosiniere, che telefona a chi ha bisogno di conforto, che riforma lo IOR, che trascura la dotta teologia per incontrare gli uomini e le donne disorientati e fragili al pozzo di Giacobbe con la Samaritana, ci è sembrato il segno, il simbolo di una educazione che guarda, con coraggio e profezia, ai grandi temi dell’oggi: giustizia, povertà, pace, essenzialità, ambiente. Piuttosto che festeggiare i nostri 60 anni sulle frontiere dell’umanità, abbiamo preferito centrare la nostra riflessione sulla periferia dell’individuo oggi sempre più individualista, indifferente alle contraddizioni di questi nostri tempi, rassegnato alle ingiustizie e alle violenze, nel convincimento che tutto questo può cambiare se cambia l’uomo e non solo le strutture Per rendere possibile l’incontro privato con Papa Francesco, l’evento nazionale doveva necessariamente essere organizzato a Roma, per poter essere noi ad andare da lui. Sarebbe stato velleitario (e forse demagogico e scorretto) invitarlo a raggiungerci a Casal di Principe o a Lampedusa o

nei mille luoghi dove scorre la vita. Fatta questa scelta, quella cioè di incontrare Francesco, (scelta opinabile come lo sono tutte le scelte -se si è chiamati a scegliere vuol dire che c’è almeno un’altra alternativa) la Fraterna Domus di Sacrofano ne è stata logica conseguenza. E’ nostro desiderio favorire la più ampia partecipazione possibile alla “Festa di compleanno”. In una struttura nella città di Roma avremmo speso più del doppio di quanto spenderemo a Sacrofano (e nessun’altra struttura ci ha praticato condizioni contrattuali -tempi di conferma, penali, caparra, minimo garantito- pari a quelle della Fraterna Domus). Tutto qui, molto semplicemente. Sull’altro livello, quello del merito, vorremmo sottolineare che il Masci è sempre stato presente in piazza quando si manifesta per la legalità, la giustizia, la democrazia, e lo sarà ancora nel futuro. E’ sempre stato impegnato, con la concretezza del servizio, nei luoghi dove gli uomini e le donne soffrono e lottano per sopravvivere, per vedersi riconosciuti nella dignità che deve essere riconosciuto all’umanità intera. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo con la profonda convinzione di fare una cosa giusta e doverosa. E qualche volta, per queste nostre attività, abbiamo subìto anche atti di intimidazione. E mai ci siamo tirati indietro. Ma dobbiamo essere profondamente convinti, e dobbiamo affermarlo con chiarezza, che manifestare per gli alti valori in cui crediamo, offrire gioiosamente il nostro servizio,

non è il nostro scopo, non è il nostro obiettivo. Il nostro scopo, il nostro obiettivo è evitare che ci siano situazioni per le quali manifestare o impegnarsi nella concretezza di un servizio. Ci spieghiamo meglio: lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato, dovrebbe essere impegno civile di tutti i cittadini di questo nostro piccolo mondo. Alcuni perseguono questo obiettivo praticando la politica, altri il sindacato, altri, attraverso l’impegno in una miriade di coraggiose e fattive associazioni che operano nei più svariati ambiti (ambiente, patrimonio artistico, salute, usura, ecc. ecc.). Altri ancora scegliendo un impegno più concreto di volontariato, di servizio alla persona (povertà, immigrati, strada, ecc. ecc.). Noi abbiamo scelto un altro percorso: l’educazione, perché, a nostro parere, non è sufficiente promuovere e sostenere il cambiamento delle strutture economiche, sociali e politiche, sempre incerte e precarie, sempre suscettibili di cambiamenti, bisogna impegnarsi, invece, a modificare i convincimenti e i comportamenti umani, perché solo questi hanno la caratteristica di essere stabili nel tempo. Certo fare educazione fa meno clamore di una vivace azione dimostrativa di Green Pace, è meno invitante delle bellissime giornate organizzate dal FAI, sembra meno utile di una giornata dedicata alla pulizia delle spiagge, ma l’educazione potrebbe davvero cambiare in meglio il mon-

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do e in maniera permanente, perché i cambiamenti culturali e comportamentali sono permanenti, una volta acquisiti. Ci rendiamo conto che nel confronto fra i diversi possibili impegni per migliorare il nostro stupendo e contraddittorio mondo, quello educativo può apparire poco efficace se non addirittura inutile e per nulla appagante, ma lo specifico dello scautismo è proprio l’impegno e la passione educativa: senza questa consapevolezza, non c’è scautismo. Vorremmo esprimere un ultimo pensiero: l’educazione non è neutra e neutrale perché presuppone una visione del mondo costruita su valori di riferimento (per noi raccolti nella Legge scout). E non fosse altro che per questo motivo l’impegno educativo è una scelta coraggiosa, è una scelta profetica, è la nostra scelta e impegno politico. E’ il nostro principale, ma non esclusivo, servizio alla società. Ma questa è un’altra storia e su tutto

questo rifletteremo a Sacrofano. Infine, sul rischio di autoreferenzialità, ci piace ricordare che già nel 1996 si pose una questione simile: l’obiettivo centrale del triennio era la riscoperta delle radici scout, allo scopo ...”non di ribadire in modo astratto i valori ... ma per viverli quotidianamente ... invitando spesso Baden Powell nelle nostre comunità, rileggendo tutti insieme i sui libri, riscoprendo l’attualità del suo metodo”. Così scriveva Pierangelo Re, segretario nazionale, su Strade Aperte. E per evitare che si potesse pensare gli orizzonti che il Movimento si stava dando fossero interpretati come prossimi al proprio ombelico concludeva: “queste linee programmatiche sembrano rivolte soprattutto all’interno del Movimento … mentre l’obiettivo primario deve restare l’apertura verso l’esterno e la presenza operosa nella Società e nella Chiesa. Ma perché questo obiettivo possa essere realizzato, è necessario rinforzare l’identi-

tà, le motivazioni e la carica interna del Movimento.” Il MASCI sarà sempre presente nelle piazze a manifestare i propri valori, continuerà ad essere presente nei luoghi che richiedono un servizio competente e gratuito, sarà sempre a fianco alle persone bisognose di aiuto materiale e spirituale, ma dovrà sempre caratterizzarsi, con fierezza e semplicità, per essere un movimento impegnato a migliorare il mondo attraverso la scelta, faticosa e coraggiosa, dell’educazione. Se ne può, anzi se ne deve parlare. Il Sessantesimo ci è sembrata la migliore occasione per farlo: rileggere il nostro passato, per costruire il nostro futuro. Ridurre il 60esimo a mera occasione di festeggiamenti o superarlo in nome di alte riflessioni e progettazioni sono le due facce di una stessa medaglia: per questo motivo abbiamo deciso di dedicare uno spazio significativo nelle attività del 60° a riflettere su identità, educazione e metodo.

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FESTEGGIA CON NOI IL 60° DEL MASCI SACROFANO (ROMA) 7 - 9 NOVEMBRE 2014

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La compilazione online del modulo è molto semplice, tutti i campi con l’asterisco sono obbligatori. Si sottolinea che comunque, chi avesse difficoltà o non avesse disposizione un collegamento Internet, potrà compilare il modulo presente nell’ultimo numero di Strade Aperte.

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60 anni, un popolo senza memoria? PAOLO LINATI “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”: così inizia l’articolo di Sonia Mondin, Presidente Nazionale, nel numero di marzo 2014 di “Strade Aperte”. Nelle due pagine dell’articolo, Sonia si riferisce alla memoria del popolo del MASCI e dello scautismo adulto italiano. Ma per capire veramente che cosa è accaduto in questi sessanta anni, forse è necessario allargare il nostro “amarcord” a ciò che in questo periodo è accaduto nel nostro Paese. E chiederci se gli eventi politici, sociali e religiosi di questo pezzo della nostra storia hanno influito in qualche modo sullo scoutismo italiano. La risposta non è facile: esistono numerosi studi e libri che trattano la storia del nostro Paese negli ultimi sessanta anni. Ma pochi, dopo la vicenda delle Aquile Randagie e dopo la caduta del fascismo, hanno affrontato i rapporti fra eventi sociopolitici e vicende dello scautismo in Italia. E quasi nessuno si è chiesto se lo scautismo, giovanile e adulto, ha influito in qualche modo sulla storia del nostro Paese: non sulla politica, piuttosto sul comportamento e sulle scelte degli uomini, delle donne, della famiglia, della società e della Chiesa italiana. In questo articolo, e se necessario in articoli successivi, vorremmo fare un hike, una esplorazione attraverso questi sessanta anni.

Ma c’era guerra fredda anche in Italia, fra partiti della sinistra da una parte, movimenti cattolici e Democrazia Cristiana dall’altra. In alcune località, guerra fredda anche fra scautismo cattolico e “pionieri”, l’organizzazione giovanile collegata ai partiti della sinistra. In agosto 1954 moriva Alcide De Gasperi, che era stato Presidente del Consiglio dal 1946. Due anni prima De Gasperi si era recato in visita al primo Campo Nazionale Rover ASCI, tenutosi in Valle Campo di Dentro, seguito da una route alle Cime di Lavaredo e a Misurina. In quegli anni, gli anni del miracolo economico per molti italiani, nasceva una nuova tendenza: l’associativismo giovanile e adulto. La gente si interessava alle vicende politicoeconomiche locali e nazionali; le parole chiave che correvano, soprattutto nel mondo giovanile, erano partecipazione, solidarietà, servizio volontario e, più tardi, “sussidiarietà”. Forse il diffondersi dello scautismo nelle scuole superiori, nelle università, nelle parrocchie contribuì poco alla volta a diffondere fra gli italiani una nuova e diversa visioni del mondo. Nell’autunno dello stesso anno don Luigi Giussani, sacerdote milanese, fonda “Gioventù Studentesca”, poi divenuta “Comunione e Liberazione”. In quegli anni ero capo-riparto nell’ASCI, e negli anni successivi 1954 - 1964. Le fonti a cui mi riferi- capo clan. Ricordo di molti scout sco sono: a) i miei ricordi personali. e rovers che lasciavano i reparti e i b) Alcuni testi citati a fine articolo. clan per aderire a Comunione e LiA nove anni dalla fine della “secon- berazione: forse nella prospettiva di da guerra mondiale” (1939-1945), qualcosa di più “moderno” (le coeravamo in piena “guerra fredda” munità di C.L. già da allora erano fra Stati Uniti ed Unione Sovietica. miste), alla ricerca di qualcosa che si

adeguasse più da vicino alla società italiana di quegli anni; una società che si affacciava al “consumismo”, ed anche ad un certo trionfalismo ecclesiastico. Vi erano almeno tre ambiti che si occupavano di educazione giovanile: gli scout, i “pionieri” e Comunione e Liberazione. Le parrocchie di molte città per i ragazzi e le ragazze in età adolescenziale organizzavano campi estivi, un po’ sul modello dei campi scout, ma senza fare proprio quello che noi chiamiamo lo”spirito scout”. Spesso gli adulti scout di quegli anni, prima “Cavalieri di san Giorgio”, poi MASCI, esercitavano il loro servizio dando una mano al funzionamento di questi campi. Fu comunque un contributo che lo scautismo diede alla Chiesa, in particolare alla vita delle parrocchie. Il 1954 fu anche l’anno in cui la RAI diede avvio alle trasmissioni televisive. Chi non aveva a casa propria un televisore, seguiva le partite di calcio, i film o il telegiornale davanti al televisore del bar, dell’oratorio, o delle sedi di partito. Furono momenti di forte socializzazione ed anche di maturazione politica, per i giovani come per gli adulti; momenti che oggi sono solo un ricordo. Nel 1953 era morto Stalin, il dittatore che aveva guidato l’Unione Sovietica dopo la morte di Lenin. Tre anni dopo, nel marzo 1956, Kruscev in un suo rapporto denunciava i crimini compiuti da Stalin, dando avvio alla messa in discussione del comunismo in molti Paesi. Nell’ottobre dello steso anno, l’insurrezione di Budapest contro il regime comunista e il conseguente intervento

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repressivo delle truppe sovietiche: eventi che fecero esplodere le contraddizioni del comunismo mondiale, e che in Italia provocarono una crisi acuta nel Partito Comunista Italiano e in tutta la sinistra. All’inizio degli anni Cinquanta in Italia c’era l’8 % di disoccupati; solo all’avvicinarsi degli anni Sessanta si delineò il “miracolo economico”, la cosiddetta “società opulenta”, legata ad un miglioramento esteso del livello di vita e del benessere quotidiano della gente. Dopo il 1960 il tasso medio di disoccupazione in Europa scendeva all’1,5 %. Si iniziò a parlare di “Terzo Mondo”, per caratterizzare quei Paesi che non godevano della crescita dell’economia mondiale. E si iniziò anche a parlare, un po’ timidamente, di “servizio volontario”, divenuto più tardi “volontariato”. Nello stesso tempo maturava la coscienza che la crescita economica, concentrata solo in una parte del pianeta, produceva dovunque un diffondersi dell’inquinamento e della degradazione ambientale. Sorsero un po’ dappertutto istituzioni mirate alla tutela dell’ambiente. Nel mondo scout, una buona parte di ciò che chiamiamo “vita all’aperto” in quegli anni era dedicata alla difesa del territorio, alla pulizia dei fiumi, dei boschi e dei sentieri. Forse in quegli anni una occasione sprecata dal MASCI nato da poco, e da altre realtà di scautismo adulto, fu il non avere fatto fronte comune con realtà associative non scout, sulla questione ambientalista e sulla tutela del territorio. Nel 1960 J.F. Kennedy divenne presidente degli USA. Il clima di new frontiers che si diffuse in quegli anni non riguardò solo l’economia o lo sviluppo sociale: coinvolse il mondo della cultura, il mondo giovanile, dapprima negli Stati Uniti, successivamente nei Paesi europei fra cui l’Italia.

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Nei clan ASCI, nei “fuoco” dell’AGI, si parlava di servizio, inteso come “qualcosa da fare”, all’interno del clan o del fuoco. La concezione della “vita come servizio” in quegli anni venne proposta dalla rivista “R.S. Servire – Rivista scout per educatori”, pubblicata a Milano e diffusasi non solo nel mondo scout, ma in ogni ambito educativo. Certamente la rivista “R.S. Servire” diede un contributo, non tanto alla diffusione numerica dello scautismo, quanto ad una visione scout (fedeltà, lealtà, servizio, creato …) nel modo di vivere degli italiani. Fra il 1950 e il 1960 il reddito nazionale italiano era aumentato del 47 %. Solo nel 1960 ben 135.000 persone emigrarono dal Sud al Nord: fra questi molti giovani capi di scouts, alla ricerca di una sistemazione professionale. Un po’ in tutta Europa si ridusse drasticamente il numero di Paesi e di territori la cui economia dipendeva esclusivamente o in larga parte dell’agricoltura. Fra il 1954 e il 1964 in Italia presero avvio trasformazioni colossali nel modo di lavorare e di vivere, di produrre e di consumare, di pensare e di sognare degli italiani. Il fenomeno forse più significativo di quegli anni fu probabilmente il mutamento delle condizioni di lavoro e di vita delle classi lavoratrici, in termini economici, culturali, nell’uso del tempo libero. Anche lo scautismo seguì questa tendenza di trasformazione, soprat-

tutto nell’aumento numerico delle unità scout che nascevano nei piccoli centri. Con il 1964 ebbe inizio la fine del miracolo economico, e l’inizio della stagione delle contestazioni sindacali, a volte ispirate da una forte attrazione verso il superfluo. Nasceva in quegli anni un universo giovanile che si definiva come mondo a sé, che metteva in seconda linea le tradizionali distinzioni culturali e di ceto. Un universo giovanile caratterizzato dalla svalutazione, a volte dal rifiuto, dei modelli adottati nei decenni precedenti. E questo, fin da principio, creò una incomprensione diffusa verso le nuove comunità MASCI da parte di capi e Rovers che avevano preso la Partenza. Gli uni motivando il loro disinteresse con lo stereotipo “B.-P. ha inventato lo scautismo per gli adolescenti e per i giovani, non per adulti e anziani”; gli altri con la prevenzione che tutto ciò che apparteneva alla generazione precedente fosse da ignorare, anzi da irridere. Si stava preparando il “cambiamento antropologico” degli anni settanta e ottanta: le associazioni scout giovanili, poco alla volta, si resero conto di ciò che stava accadendo nel mondo giovanile. Forse non altrettanto poteva dirsi dello scautismo degli adulti, in quegli anni impegnato a trovare nuovi cammini di educazione, a volte orientati su modelli.

Per chi vuole approfondire: • COVATTA L., Diario della repubblica, Diabasis, 2006. • CRAINZ G. , Il Paese mancato, Donzelli, 2003. • HOBSBAWM E.H., Il secolo breve, BUR, 1997.


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Tre periodi, tre valori dati alla forza lavoro NANDO PARACCHINI Come l’articolo precedente, uscito sul numero di marzo, anche questo adotta il modo di festeggiare l’avvenimento del sessantesimo prendendo in considerazione, nei tre periodi considerati, fatti e situazioni che sono avvenuti mentre si svolgevano i 60 anni della vita del MASCI. Assistiamo oggi a una situazione alquante allarmante. Il lavoro con le sue caratteristiche attuali, ha l’aspetto particolare: che l’Azienda per sopravvivere e procedere deve giungere a svalutare gli addetti, li utilizza finché vanno bene poi li scarta. A questo riguardo conviene esaminare come avvenivano queste cose nelle generazioni passate. Il fatto che, noi che scriviamo, siamo oramai e da tempo in pensione, ci mette in condizioni valide per usufruire di una buona visuale per descrivere alcune caratteristiche dell’attività lavorativa, e questo i riguardo a tre periodi facilmente individuabili. Come avvenivano queste cose del lavoro nella generazione precedente alla nostra, come sono state nella nostra, come sono ora nell’attuale tempo. Non sarebbe necessario indicare le date di questi periodi ma, per il caso servissero, e anche per il caso che queste righe venissero lette tra un po’ di tempo. Ebbene, pur con un certo grado di imprecisione – espressa dai “circa” – possiamo dire che: la generazio-

ne precedente alla nostra, quella dei nostri padri, si situa circa tra gli ultimi decenni dell’800 e gli anni ’50 del ‘900; il periodo considerato detto della nostra generazione sta circa nella seconda metà del ‘900; quello attuale, ebbene ovviamente è attuale e inizia, circa al momento del cambio secolo.

nuto fino ad un’età avanzata, finché ce la faceva a reggere alla fatica e all’impegno, se lui stesso voleva, poteva continuare. Non c’erano delle regole fisse per lasciare l’attività e la risorsa lavoro non si svalutava. Se però l’interessato era in cattiva salute, non solo non era coperto dalla mutua ma, anche veniva allonOvviamente, sappiamo che ci sono tanato dal lavoro, pur se era in granon solo delle sfumature a quanto do ugualmente di lavorare, perché rilevato, ma anche tante situazioni si temeva che se un peggioramento del tutto diverse di quelle conside- avveniva nel luogo di lavoro vi rirate. manesse anche la relativa responsabilità. Tentiamo infatti un discorso generale nel considerare le situazioni Nell’insieme il lavoro era consideprevalenti nei periodi considerati, rato uno dei valori importanti della senza la pretesa che quanto indicato vita, anche se non sempre in modo sia valido per tutte le situazioni. consapevole e palese. Era piuttosto E’ anche opportuno fare presente ritenuto e dichiarato un obbligo delche il lavoro viene considerato sotto la persona normale. tutti i suoi aspetti come se fosse una E comprendeva anche una certa fasola attività. tica, in quanto in ogni tipo di attiviCiò risulta necessario per fare una tà, tutte le operazioni erano ancora serie di considerazioni sintetiche. manuali. Non veniva dato al lavoro un valoIl lavoro nel periodo re di influenza sulla società ma era dei nostri padri piuttosto il contrario,che era la società a pesare sul lavoro. Se, da quella attuale, torniamo indietro di due generazioni possia- Il periodo precedente all’attuale mo arrivare a notare quanto segue. Che due generazioni fa, quella dei Nella generazione di ieri, quella che nostri padri, il lavoro non era pro- abbiamo vissuto noi che scriviamo, tetto e organizzato come ora e, per le cose del lavoro si sono organizzaesempio tra le varie normative, po- te progressivamente, il lavoro era già chi settori assicuravano la pensione. diventato protetto e, in particolare si In compenso però chi aveva anni assicurava, per legge, la pensione a di anzianità in una certa attività, tutte le professioni. era ritenuto di maggiore esperienza Ma in compenso venivano introdote pertanto, in molti casi, era tratte- te delle regole fisse.

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Ciò voleva dire che, alla giusta età definita dalle norme, si doveva cessare l’attività, anche se si era giunto al punto di maggiore esperienza e di massimo livello di competenza. e anche se si era in buone condizioni fisiche. Molti dovevano necessariamente ritirarsi dal lavoro in un momento in cui erano ancora capaci di piena attività e con un bagaglio di “saperi“ al livello individualmente più alto, Non avveniva una svalutazione della forza lavoro ma vi erano delle regole imperative che andavano rispettate. Il lavoro era ancora ritenuto un valore importante della vita con anche una certa tendenza a considerarlo un modo di essere definiti nella società. Era ritenuto non tanto un obbligo quanto un atto volontario per un contributo al miglioramento sia della propria vita famigliare che della società. Il progresso era costante, si può dire che si vedeva il risultato del proprio operare e per lo più gli stessi operatori erano sicuri di avere contribuito al miglioramento generale. Il lavoro nei tempi attuali Nella situazione attuale le norme si sono ulteriormente articolate e il lavoro dipendente è maggiormente protetto e regolato, mentre vengono a costituirsi varie forme di lavori non protetti. Ma assistiamo invece ad una perdita di valore della competenza professionale. Non appena le situazioni cambiano, se sono introdotte nuove tecnologie, se è in corso una riorganizzazione, se cambiano le condizioni di produzione o di vendita, le capacità individuale non sono più ritenute adeguate e la risorsa lavoro viene messa

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da parte. Se di conseguenza le forze lavoro risultano esuberanti, si preferisce far cessare le forze lavoro più anziane, anche se sono ancora lontane dalla data della pensione, e avviene una svalutazione dell’esperienza.

Per la diminuzione della richiesta di manufatti e la relativa carenza di fatturato, alcune Aziende devono necessariamente cessare l’attività e altre chiudere completamente.

Quelle che sopravvivono è perché hanno prodotti che sono ancora riAnzi ci sono dei casi, per fortuna chiesti ma la mancanza di circolante non ancora generalizzati ma vi ab- resta pesante anche in questo caso. biamo assistito, in cui l’adozione di Per tutti è necessario diminuire il nuove tecnologie possono provoca- costo lavoro e perciò vi è esuberanza re una diversa impostazione dell’at- di organico. tività lavorativa. Si deve ricorrere ai prepensionaPuò avvenire una svalutazione della menti dei dipendenti più vicini alla risorsa lavoro ancora più accentua- pensione. ta, portando a rendere inadeguato il Di conseguenza il valore della forza personale, anche tra quelli che ave- lavoro cala fortemente e non c’è più vano fatto una brillante carriera ed sicurezza per la competenza profeserano giunti a livelli alti di respon- sionale. sabilità. Ciò che è una caratteristica del lavoVengono ritenuti obsoleti, incapaci ro di questo periodo. di adeguarsi, di ridiventare competenti. Una panoramica conclusiva E sono nella maggioranza dei casi, messi in prepensionamento. Quanto si ricava da questa excursus di poco più di un secolo? Vero è che tra le caratteristiche della natura umana c’è quella di sapere Di certo, che la progressiva riqualifiimparare ed è sempre possibile crea- cazione del lavoro in quanto valore, re delle occasioni di apprendimento. insieme ad una più equa legislazioMa perché perdere tanto tempo e ne anche tramite successivi adeguarisorse per fare acquisire le nuove menti suggeriti dall‘esperienza di competenze richieste per questa norme dimostratesi inopportune o riqualificazione, quando ci sono inadeguate, tutto ciò avvenuto con disponibili tanti giovani più svelti un timido inizio nel primo dei pead imparare oltre che già orientati riodi considerati e in corso di affiperché nati e cresciuti nel clima di namento nel secondo, con la crisi queste novità, che non sono defor- economica del terzo periodo si è almati dalle precedenti esperienze ed quanto fermato. inoltre sono anche meno costosi. Esprimiamo perciò la speranza, Abbiamo così visto dei cinquan- una volta chiusa la crisi, che possa tenni o poco di più ritrovarsi tra i riprendersi questo progressivo micosiddetti “esodati”, anche se i casi glioramento delle norme relative al osservati non avevano la tragica ca- lavoro, insieme al ritorno a consiratteristica di essere senza risorse. derarlo come, non solo un dequaliTale situazione di degrado della for- ficante contributo al PIL ma ritorni za lavoro si è accentuata in occasio- sia nella mente dei commentatori ne della crisi economica che stiamo che nella percezione dei singoli citancora vivendo. tadini, un vero valore della vita.


Vita Associativa

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Il punto sullo sviluppo PINO ROMEO Pubblichiamo il resoconto dell’incontro programmatico “Botteghe 2014” relativo al tema dello sviluppo associativo L’anno 2014 non è l’anno zero per lo “Sviluppo”. Nella prima parte della giornata, abbiamo percorso brevemente il buon lavoro svolto dalla precedente pattuglia nazionale che aveva posto in essere delle linee guide per passare da uno “sviluppo occasionale” a uno “sviluppo programmato” delineando in tal senso una “Pianificazione strategica e organizzativa”. Mario Rocca, nella relazione del lavoro svolto dalla Pattuglia Nazionale dello Sviluppo da lui coordinata, conclude: “...il lavoro è appena iniziato ed è assolutamente importante proseguirlo con costanza, attenzione e spirito innovativo. La speranza è che allo sviluppo spontaneo e occasionale che fin qui c’è stato, si affianchi uno sviluppo pianificato e pensato, che nel tempo porti frutto per la crescita del Movimento”. Facciamo nostre queste parole e aggiungiamo: “chi vuole interessarsi di “sviluppo” lo deve fare con passione, entusiasmo e gioia .... deve essere innamorato dello scautismo. Solo così potrà arrivare al cuore delle persone”. Ci faceva riflettere il nostro S.N., Luigi Cioffi, all’apertura delle “Botteghe 2014” .... noi proponiamo la “scomodità della strada” alla “comodità del divano”; la “scomodità del servizio” alla “comodità del non far niente” .... dobbiamo essere credibili se vogliamo che la nostra proposta venga accolta. “Missionari” e “Piloti” sono figure strategiche per lo sviluppo che necessitano, non solo di essere ben individuati (non tutti possono parlare a tutti) ma devono anche essere preparati e formati. A tal proposito, nell’incontro pomeridiano fra il gruppo sviluppo e quello dei formatori, si è rafforzato, anche con il loro convincimento, la necessità di

formare i “Missionari e i Piloti”. La pattuglia dello sviluppo e della formazione lavoreranno insieme per formulare un metodo per armonizzarne l’efficacia. Durante la condivisione di quanto posto in essere da parte delle Regioni per lo “sviluppo”, è emerso che: • non tutte le comunità sono aperte a fare sviluppo per timore di un cambiamento in seno alla propria comunità: così come stiamo ci troviamo bene; • in alcune Regioni, pur proponendo la proposta del M.A.S.C.I. a genitori e a vecchi scout, promuovendolo in ogni modo con incontri, attività, ... non si è avuto un riscontro positivo all’impegno profuso; • la figura del “parroco” in alcuni casi è stata positivamente determinante ma talvolta anche negativa; • le nuove comunità quando si formano hanno un inizio positivo, poi man mano che si addentrano nello scautismo degli adulti sorgono le difficoltà dovute a impegni di lavoro, famigliari, e così via; • in genere le Regioni, indipendentemente da come sono organizzate, per lo sviluppo hanno suddiviso il proprio territorio in zone per meglio operare e attuare una operatività più efficace; • una Regione ha sperimentato positivamente il Consiglio Regionale allargato suddividendo la giornata in due momenti: al mattino, mentre il C.R. si riunisce, gli altri A.S. con amici, parenti, simpatizzanti, ... guidati dalla comunità del luogo visitano la città o siti di particolare interesse. Con il pranzo ci si riunisce tutti insieme proseguendo nel pomeriggio con l’approfondimento di tematiche di interesse generale o realizzando una attività;

• un’altra Regione, A.S. inseriti, su richiesta del parroco, nei corsi prematrimoniali, nello svolgere il proprio servizio di preparazione delle giovani coppie al matrimonio, animano con il nostro stile gli incontri suscitando curiosità e interesse verso il nostro movimento tant’è che, finito il corso, continuano a vedersi. Dal racconto dei partecipanti, è emerso che laddove si è avviato un’analisi del territorio, riportando anche visivamente su una mappa della Regione la dislocazione delle comunità esistenti e il loro status; laddove si sono individuati potenziali obiettivi: gruppi scout giovanili; diocesi; parrocchie ecc; si sono ottenuti e si stanno ottenendo risultati positivi. Si ritiene, per essere più incisivi nel territorio, di continuare a lavorare per macroaree. Pur senza tralasciare alcun ambiente quali Parrocchie, gruppi di amici, associazioni. .... un indotto principale resta l’associazionismo giovanile scout con particolare riferimento ai genitori e ai vecchi capi non più in servizio. Nell’avvicinarci a loro non dobbiamo fare grandi discorsi ma piuttosto dire: VIENI E VEDI. Invitarli a qualche attività: un anniversario di comunità, un campo, una festa, un’attività organizzata ad hoc per l’occasione. Le esperienze su riportate confortano questa strategia che sicuramente non è, e non può essere, la sola stante la diversità degli interlocutori. Per concludere questa sintesi rivolgiamo un invito caloroso a tutti i Segretari e referenti regionali dello Sviluppo: è importante che la pagina dello “Sviluppo”, presente sul portale www.masci. it, venga utilizzata per condividere le strategie, i successi e gli insuccessi, venga utilizzata per fare memoria, servire da stimolo e diventare così patrimonio del Movimento.

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Dibattiti

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Pascolo e non recinto RICCARDO DELLA ROCCA Pubblichiamo molto volentieri questo articolo che siamo certi aprirà un ampio dibattito riguardo a quale visione di sviluppo deve orientarsi il MASCI. Mi vado sempre più convincendo che il nostro MASCI stia vivendo una profonda fase di transizione; non c’eravamo sbagliati quando, in parte inconsapevolmente avevamo dato alla nostra Assemblea Nazionale il tema “..oltre il ponte..”.

tuosa espansione degli anni 80-90 e, nonostante in quel caso i dati siano “riservati”, presentano oggi un certo riflusso. Questo fenomeno di decrescita riguarda in particolar modo le realtà associate adulte. Da questo punto di vista, il MASCI, fatte le debite proporzioni, è una tra le pochissime realtà adulte al livello nazionale che presenta un andamento in crescita, anche se lieve, ma potrebbe non essere per molto. Nuove e preoccupanti forme di incontro stanno oggi prendendo piede; mi ha colpito sulle reti televisive nazionali l’insistente pubblicità per i “siti di incontri”.

Tante cose nuove stanno avvenendo intorno a noi: nel mondo, nella chiesa, nella società italiana; fermenti nuovi si stanno manifestando al nostro interno: opportunità e rischi da affrontare con molta serenità, con Questo è il mondo in cui viviamo, molta responsabilità, con molta sag- possiamo accettarlo o combatterlo, gezza. sicuramente non lo possiamo ignorare: Per questo ritengo che la revisione l’individualismo esasperato , ma dello Statuto possa essere un’oc- forse la solitudine, è oggi dominancasione eccezionale di un “nuovo te; talvolta penetra in modo insiinizio”, se si affronterà con pensiero nuante e diventa individualismo di alto e strategico e non limitandosi piccolo gruppo anche nelle nostre ad una pura azione di “ingegneria comunità. istituzionale”, se non ci si limiterà a Noi che continuiamo a ritenere cenfare la media ponderata delle picco- trale la dimensione comunitaria, il le richieste di bottega. rapporto faccia a faccia, il dialogo Vorrei limitarmi in questo articolo a parlato dobbiamo confrontarci con riflettere insieme sulla situazione di una nuova e diversa realtà. difficoltà dello sviluppo. Lo sviluppo è oggi soprattutto una A me sembra che occorra riflettere sfida culturale. sulle seguenti ragioni strutturali. 2 - Situazione demografica : Il mag1 - Situazione culturale della società gior incremento quantitativo il MAcaratterizzata dal poco fascino e dal- SCI lo ha avuto nella seconda metà la decrescita dell’associazionismo. degli anni ’80 con la nascita di tante Da alcuni anni tutto l’associazioni- comunità di persone tra i 35 e i 50 smo tradizionale, i partiti politici, i anni; la gran parte di quelle comusindacato sono in profonda crisi di nità esistono ancora ed insieme a adesioni, anche i “nuovi movimenti” molte comunità preesistenti (quelle sembrano aver terminato la tumul- nate tra il 1954 ed il 1985) rappre-

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sentano la stragrande maggioranza del movimento. Sono passati circa 30 anni e quelle comunità sono invecchiate, il loro “ciclo di vita” tende naturalmente ad esaurirsi. Servirà uno sforzo eccezionale solamente per garantire una stabilità “di rimpiazzo”. Qualunque modello demografico noi applichiamo alla nostra “popolazione” ci dice che dobbiamo prepararci ad affrontare una decrescita più o meno veloce a seconda della capacità di rimpiazzo che avremo. L’unica possibilità di una ripresa significativa della crescita è data da nuove politiche e nuove strategie complessive del movimento: un “nuovo inizio”. 3 - Scarso impegno operativo ed organizzativo, molte parole e poco coinvolgimento reale delle comunità e della maggioranza delle regioni. Molto si è parlato di sviluppo negli anni recenti (Incontri, Botteghe, Incaricati, Pattuglie) ma poco si è fatto se non l’azione individuale, non coordinata di pochi entusiasti e di pochissime e generose regioni. E’ mancato al livello generale un vero piano operativo, si è parlato quasi esclusivamente di strumenti e di azioni, che in assenza di un piano e di una strategia complessiva sono assolutamente insufficienti e inadeguati. Avremo qualche speranza di successo quando tutte le comunità si impegneranno ad essere “agenti di sviluppo” e non solo pochi impallinati che contano sulle loro amicizie e le loro relazioni. 4 – Situazione politico economica.


Dibattiti Abbiamo affrontato con poca consapevolezza la gravissima crisi economica che il paese ha vissuto e sta ancora attraversando e che ha colpito tante famiglie. Non è solo la questione dei 50 Euro del censimento annuale, che pure in alcune situazioni ha rappresentato una difficoltà reale; ma quando in una famiglia ci sono ancora giovani più che trentenni che non trovano lavoro, quando adulti di 50-55 anni perdono il lavoro e sanno bene che quasi certamente non ne troveranno più un altro , quando ogni giorno è sempre più difficile l’accesso a servizi fondamentali come la scuola, la sanità, l’assistenza alle donne che lavorano, agli anziani, ai disabili, ai non autosufficienti, allora la partecipazione ad una comunità del MASCI, se non c’è una motivazione molto forte, viene considerata un bene superfluo se non un lusso. Contemporaneamente alla crisi economica si è accompagnata una crisi di fiducia nelle istituzioni che è il collante di ogni comunità civile. Dobbiamo interrogarci quanto abbiamo saputo intercettare ed interpretare queste difficoltà, quanto abbiamo saputo condividere, al di là di gesti assistenziali, queste drammatiche difficoltà, o non ci siamo piuttosto ritirati nei nostri riti, nelle nostre devozioni, nella relazione privata, nei piccoli servizi spesso solo rassicuranti, in una dimensione comunitaria fondata sul “volemose bene” quando sappiamo che il “volemose bene” non è in grado di affrontare i conflitti che nascono in ogni realtà umana, che il “volemose bene” non è in grado di generare appartenenza ed impegno. Ci sarà nuovo sviluppo solo se sapremo interpretare la realtà e condividere le situazioni di maggiore difficoltà.

Maggio 2014 Questo richiede a tutti noi un grande sforzo culturale; di fronte alla difficoltà della crisi economica e sociale lo scautismo, come ci diceva Enver Bardulla ad Alghero, ha senso solo se è “sovversivo”, occorre elaborare un pensiero capace di misurarsi con la devastazione sociale e culturale prodotta da un sistema che ha inondato il mondo di debiti e di scandalose ricchezze impoverendo il lavoro e quei legami capaci di produrre sviluppo giusto e solidale. Ma esiste un motivo che ci interpella molto più direttamente, che richiede a tutti noi una grande onestà intellettuale.

Sappiamo bene che non è cosi. La nostra realtà è molto più articolata, convivono nelle nostre comunità e nelle nostre esperienze un “integralismo ideale” con un “relativismo praticato”. Dovremmo superare questa contraddizione, dovremmo essere molto più aperti e molto più liberi. Dovremmo tornare all’idea aperta ed essenziale che B-P aveva del movimento mondiale dello scautismo, ma molto più semplicemente dovremmo tornare all’ “incipit” del nostro Patto Comunitario, che da solo potrebbe costituire tutto il Patto Comunitario:

Negli ultimi anni c’è stata una grande attenzione nei nostri confronti, siamo stati fatti oggetto di un grande apprezzamento da parte del mondo associativo, civile ed ecclesiale: siamo finalmente considerati non più gli ex, non più i nostalgici, non più i “…cretini vestiti da bambini”, ma siamo stati riconosciuti come qualificato “movimento di educazione degli adulti”; anche se sul territorio questi vizi antichi spesso vengono ancora rilevati, e se c’è ancora chi gioca a fare il bambino Perché questo apprezzamento e questo riconoscimento non si è trasformato in sviluppo significativo? A mio avviso perché siamo considerati, aldilà della nostra volontà, come un movimento “fortemente identitario” una sorta di “ordine chiuso”: con un sistema di valori molto totalizzante e molto rigido, con modelli di vita unici e immodificabili.

“Siamo uomini e donne provenienti da strade ed esperienze diverse, ma uniti dalla convinzione che lo scautismo è una strada di libertà per tutte le stagioni della vita e che la felicità è servire gli altri a partire dai più piccoli, deboli ed indifesi. Apparteniamo alla grande famiglia dello scautismo e ci riconosciamo nei valori espressi dalla Promessa e dalla Legge scout. Siamo convinti che la nostra proposta sia valida per ogni persona che non consideri l’età adulta un punto di arrivo, ma voglia continuare a crescere per dare senso alla vita ed operare per un mondo di pace, più libero e più giusto. Per questo motivo ci rivolgiamo a chi vuole continuare a fare educazione permanente con il metodo scout e a testimoniarne i valori e a chi si avvicina per la prima volta allo scautismo da adulto.”

Le persone più serie, proprio perché serie, non se la sentono di aderire ad un esperienza che a parole appare così condizionante sul piano operativo ma soprattutto sul piano della condivisione ideale fin nel particolare.

Partendo di quì, dovremmo essere capaci di rivolgerci seriamente a tante persone che condividono queste parole, guardano a noi con interesse ma che, aldilà delle affermazioni di principio, noi respingiamo, non siamo realmente in grado di accogliere.

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Dibattiti Penso a tante persone a tante coppie, soprattutto giovani, che vorrebbero condividere con noi almeno una parte delle nostre esperienze, della nostra strada; ma i problemi di un lavoro agli inizi, di una famiglia ai primi passi, la prosecuzione di un servizio impegnativo (penso ai tanti ancora in servizio di capo nello scautismo giovanile),.. li portano a ritenere di non avere il tempo e le energie per partecipare all’esperienza dello scautismo degli adulti. Dovremmo individuare delle forme nuove per facilitare la loro adesione, forme che consentano loro comunque “sentirsi parte”. Penso a chi è affascinato dalla nostra proposta di educazione degli adulti, ma leggendo attentamente il nostro Patto Comunitario ed il nostro Statuto ritiene che non sia il posto per lui. Pensiamo a chi ritiene, per convinzione, per storia, per motivi religiosi e culturali di non poter aderire integralmente alle indicazioni dello Statuto e del Patto Comunitario. Dovremmo individuare delle forme perché con tutti costoro, e sono tanti, possiamo fare, senza confusione e ipocrita superficialità,tanti tratti di strada insieme, all’interno di una stessa esperienza. Non si tratta solo di accoglienza ma di offrire una grande ricchezza alle nostre comunità.

Maggio 2014 prio “ciclo di vita”, non hanno più i numeri e la forza di continuare; restano pochi che vorrebbero continuare la nostra strada, vorrebbero mantenere un collegamento con il movimento, ma presto si ritrovano soli e abbandonano anche loro; un patrimonio di storia, di esperienze, di competenze che si perde. Anche in questo caso le Comunità Regionali potrebbero essere una efficace risposta. Penso ai tanti gruppi, comunità, associazioni,..sparsi in tutta Italia che vivono i nostri valori percorrono con modalità diverse la nostra stessa strada, che vorrebbero aderire al MASCI, ma allo stesso tempo vorrebbero conservare la propria identità, le proprie tradizioni, i propri impegni, il proprio stile di vita. Anche nel recente passato ho avuto lunghe conversazioni con alcune di queste realtà, ma il nostro Statuto non offriva possibilità. Rifiutando ogni idea di “federazione”, che abbiamo sempre respinto, non è giunto il tempo di pensare a forme di adesione collettiva?

Penso a tante altre realtà, che ho avuto modo di incontrare nei miei sei anni di servizio girando l’Italia in lungo e largo, che noi senza volerlo respingiamo; penso a tante persone del mondo della cultura, della scienza, delle realtà sociali ed economiche, sia che abbiano avuto Penso a chi vive anche geografica- esperienze di scautismo giovanile mente lontano da una comunità o meno, che guardano con grande attiva e non può partecipare alla interesse alla nostra proposta. Savita di una comunità tradizionale. rebbero un importante apporto alla Lo Statuto attuale prevede l’esisten- vita del nostro movimento, eppure za delle Comunità Regionali, pur- non trovano comunità adatte e catroppo guardate con sufficienza da paci di accoglierli, di rispondere ai molti integralisti nostrani, eppure loro bisogni, alle loro attese di cretutte queste presenze possono rap- scita personale. presentare nel tempo nuovi “nuclei di aggregazione”. Forse dovremmo pensare a forme di Assistiamo spesso alla chiusura di vita comunitaria meno tradizionali. comunità che, per l’esaurirsi del pro- Penso ai tanti giovani che con la

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Partenza lasciano lo scautismo giovanile, o ai capi che dopo anni di servizio entusiasmante ma che assorbe tutte le energie, interrompono il loro servizio. Tutte persone che sicuramente hanno maturato l’idea dell’ “educazione per tutta la vita”, che sono convinti della necessità di vivere una dimensione comunitaria; eppure quello che cercano non deve somigliare minimamente ad una Comunità di Clan o a una Comunità Capi (come spesso accade per le Comunità del MASCI) perché quella esperienza che è stata così affascinante e rimane tra i ricordi più belli, è ormai considerata esaurita. Anche qui si tratta di pensare ed inventare forme diverse di vita comunitaria adeguate a queste esigenze, a questi bisogni. C’è un mondo quindi al quale guardare per un “nuovo inizio”, ma occorre coraggio e fantasia, occorre aprire il nostro Statuto a nuove e diverse opportunità. Lo dobbiamo fare non perché ci interessa il proselitismo, lo dobbiamo fare perché siamo convinti che in un mondo segnato dall’individualismo e dalla solitudine ci sia da parte di tante donne e di tanti uomini un grande desiderio di incontrare luoghi e ambienti dove crescere in autonomia, in consapevolezza, in responsabilità: luoghi dove “crescere insieme”. Il MASCI può offrire questi luoghi e questi ambienti, luoghi segnati dalla capacità vera di accogliere e di condividere. Occorre generare pensiero, cambiamento, ricerca faticosa del vero e del bello, rifiuto della banalità e della superficialità, combattere le ragioni dell’individualismo e della solitudine. Occorre proporre il MASCI “come pascolo e non come recinto”.


Testimonianze

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“Ero malato e siete venuti a curarmi” (Mt. 25, 36) LEONARDO LUCARINI • Una giovane donna viene portata in ospedale per perdite sanguinopurulente dalla vagina, è in apparente stato confusionale per febbre elevata da sepsi. I parenti sostengono che sia affetta da “malocchio”. La operiamo d’urgenza: ha una grave peritonite purulenta diffusa per una perforazione da corpo estraneo dello sfondato uterovaginale, conseguenza di una pratica abortiva “artigianale”. • Una bambina di sette anni arriva, accompagnata dal nonno, in gravissime condizioni di sepsi: è caduta 15 giorni prima da un albero, ha una piccola ferita, alla base del costato sinistro, da cui fuoriesce abbondante pus. La mamma aveva pensato, come racconta il nonno, che si fosse “solo” rotta una costola. È talmente debole che, mentre la medico, quasi non si lamenta: sondo la ferita e qualche centimetro sotto

la cute estraggo una scheggia di legno lunga 25 cm. penetrata in profondità con un tragitto obliquo. In sala operatoria riscontriamo che la ferita, estesamente infetta, ha raggiunto la cavità addominale e, pur avendo fortunosamente risparmiato gli organi interni, ha determinato una gravissima peritonite diffusa. L’operazione, indispensabile e ben riuscita, non sarebbe bastata a salvarla, se, nei giorni successivi all’intervento, non avessimo potuto instaurare una nutrizione parenterale totale utilizzando le poche costosissime sacche che eravamo riusciti a portare con noi. • Una sera, terminata la cena, mentre stiamo lavando i piatti, arriva, trafelato, un infermiere che ci chiede di correre in ospedale. Sotto il portico, appena scaricato da un furgoncino, giace su di una barella, in un lago di sangue, un uomo giovane: da un’amplissima fe-

rita da taglio trasversale, alla base del collo, emerge la trachea, tagliata di netto per i quattro/quinti della sua circonferenza. Lo portiamo di corsa in sala operatoria sporco com’è, nello sporco in cui si trova. L’anestesista intuba, a mani nude, il moncone tracheale, io, con pochi gesti sicuri, riesco a fermare l’emorragia che proviene abbondante da entrambe le giugulari recise, poi, predisposto alla meglio il campo operatorio, porto avanti un delicato intervento ricostruttivo che concludo con una tracheostomia. Solo alcuni casi, tra quelli che mi tornano alla mente sul momento, pensandovi in questo tempo di Quaresima, nell’imminenza di tornare all’ospedale “Henintsoa” (Vohipeno, Madagascar). “Ero malato e siete venuti a curarmi”. Ecco perché, nonostante tutto, è importante continuare ad essere lì.

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Buone notizie

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Una Agenzia di buone notizie “Good News Agency” - l’ agenzia delle buone notizie - riporta notizie positive e costruttive da tutto il mondo del volontariato, delle Nazioni Unite, delle organizzazioni non-governative e delle istituzioni impegnate nel miglioramento della qualità della vita, notizie che non si “bruciano” nell’arco di un giorno.

l’Esercito Nazionale Chin (CNA) hanno firmato l’Atto di Impegno di Ginevra per la protezione dei bambini nei conflitti armati e l’Atto di Impegno sul divieto di ricorrere alla violenza sessuale nei conflitti armati e contro le discriminazioni di genere. Il CNF/CNA, che ha firmato un cessate il fuoco con il governo nel 2012, si batte da più di tre decenni per una maggiore autonomia per il popolo Chin, un gruppo etnico che vive nel nord-ovest del Paese. http://www.genevacall.org/burmese-armed-group-commits-childprotection-prohibition-sexual-violence/

Good News Agency è inclusa tra le tre ONG che svolgono un ruolo importante nel campo della informazione per la promozione di una cultura di pace tramite Internet. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: Good News Agency.it. In queste pagine pubblichiamo le sintesi di alcune delle notizie apparse sul * Mentre le ratifiche vanno a rilennumero di Aprile to, gli esperti delle Nazioni Unite rinnovano l’invito agli Stati a fir* La Danimarca distrugge la sua mare il trattato sui diritti dei lavoriserva di munizioni a grappolo ratori migranti rafforzando il bando mondiale I membri esperti del gruppo di lavoLa Danimarca ha segnato l’ini- ro delle Nazioni Unite che si occupa zio del 2014 annunciando di aver dei diritti dei lavoratori migranti e completato la distruzione delle sue delle loro famiglie hanno rinnovato scorte di munizioni a grappolo, in oggi il loro appello a tutti i Paesi a linea con i suoi obblighi derivanti firmare il trattato internazionale sui dalla Convenzione sulle munizioni diritti di tali lavoratori, che entrò a grappolo. La Danimarca si unisce in vigore quasi 11 anni fa. Il Comiagli altri 18 Stati, tra cui altri ex Pa- tato stima che più di 200 milioni esi con grandi scorte come i Paesi di persone in tutto il mondo sono Bassi, il Belgio e il Regno Unito, che migranti internazionali, 30 milioni hanno già terminato la distruzione dei quali si stima essere migranti irdelle loro munizioni a grappolo. regolari. Secondo l’Organizzazione http://www.stopclustermunitions. Internazionale del Lavoro delle Naorg/news/?id=4695 zioni Unite (ILO), quasi 21 milioni di persone sono sottoposte a lavori * Gruppo armato birmano si im- forzati. http://www.un.org/apps/ pegna nella tutela dei minori e sul news/story.asp?NewsID=47521&C divieto di violenza sessuale r=migrants&Cr1=#.U0OvF_l_uSo I rappresentanti del Fronte Nazionale Chin (CNF), partito non rico- * Venezuela - Il Vaticano entra nel nosciuto dallo Stato della Birmania/ dialogo fra le parti Myanmar, e il suo braccio armato, “Sono profondamente convinto che

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la violenza non potrà mai portare pace e benessere ad un paese, poiché essa genera sempre e solo violenza. Al contrario, attraverso il dialogo potete riscoprire la base comune e condivisa che conduce a superare il momento attuale di conflitto e di polarizzazione, che ferisce così profondamente il Venezuela, per trovare forme di collaborazione”: è un passaggio della nota di Papa Francesco indirizzata al governo, all’opposizione e ai ministri degli Esteri dell’Unasur – l’Unione delle nazioni sudamericane. “Nel rispetto e nel riconoscimento delle differenze che esistono tra le parti – ha proseguito il Pontefice – si favorirà il bene comune. Tutti Voi, infatti, condividete l’amore per il Vostro Paese e per il Vostro popolo, come pure le gravi preoccupazioni legate alla crisi economica, alla violenza e alla criminalità. Tutti avete a cuore il futuro dei Vostri figli e il desiderio di pace che contraddistingue i venezuelani. Tutti avete in comune la fede in Dio e la volontà di difendere la dignità della persona umana. Proprio ciò vi accomuna e vi spinge ad intraprendere il dialogo che oggi comincia, alla cui base deve esserci un’autentica cultura dell’incontro, che sia consapevole che l’unità prevale sempre sul conflitto”. http://www.misna.org/copertina/ilvaticano-entra-nel-dialogo-fra-leparti-11-04-2014-813.html * Verso il Sarajevo Peace Event 2014 – Tavola rotonda: La via della pace L’iniziativa punta a preparare e pubblicizzare il “Sarajevo Peace Event 2014” che si terrà a Sarajevo dal 6 al


Buone notizie 9 giugno, con la partecipazione nelle cerimonie di apertura e di chiusura dei Premi Nobel per la Pace Mairead Maguire e Adolfo Perez Esquivel. Sono previsti tavole rotonde, oltre cento gruppi di lavoro e numerose attività culturali (aggiornamenti nel sito http://www.peaceeventsarajevo2014.eu/).

Maggio 2014 * Colombia - Nascono le “Scuole di riconciliazione”: iniziativa della Chiesa per i giovani Un contributo alla riconciliazione e alla pace del paese è l’iniziativa della Chiesa cattolica nei quartieri interessati dal fenomeno delle bande criminali: circa 70 giovani coinvolti nella “guerra fra bande” o a rischio di entrare in gruppi armati illegali, ora hanno una diversa opzione per la loro vita. Sono infatti aperte le prime due “Scuole di Perdono e Riconciliazione”, create nel comune di Medellin e nella città di Bello. Le scuole sono parte di una strategia definita “Paz para Todos” (Pace per tutti) proposta dall’Arcivescovo di Medellin, monsignor Antonio Ricardo Tobon Restrepo, perché la Chiesa riesca a generare, intorno a ogni parrocchia, eventi e iniziative per richiamare il rispetto della vita e, allo stesso tempo, aiutare a ottenere la pace nel paese. Iniziative all’interno del percorso “Paz para Todos” sono in corso da ottobre del 2013. www.fides.org

* Il Consiglio Internazionale delle Infermiere e la Società Internazionale di Telemedicina e e-Sanità uniscono le forze per far avanzare le conoscenze di e-Sanità Il Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN) e la Società Internazionale di Telemedicina e e-Sanità (ISfTeH) hanno oggi annunciato un Memorandum di Intesa (MOU) che formalizza la relazione tra le due organizzazioni. ICN e ISfTeH che hanno collaborato per più di cinque anni per far procedere le conoscenze e la comprensione di e-Sanità e di telemedicina nelle rispettive, ma complementari, sfere di influenza. Aree di collaborazione continua comprenderanno la comunicazione, conferenze e risor- * Pakistan – Gli studenti religiosi se. www.icn.ch adottano la Carta della Pace Esponenti dell’Islam, del Cristia* Sud-Est Asiatico dichiarato libe- nesimo, dell’Induismo, dei Sik e ro dalla polio Baha’is hanno adottato la Carta Il 27 marzo l’Organizzazione Mon- della Pace durante una conferenza diale della Sanità ha certificato 11 interreligiosa consultiva organizzaPaesi del su-est asiatico come liberi ta dalla Peace & Harmony Network dalla polio, una dichiarazione lun- pakistana (PHNP), durante la quagamente attesa, anche perché cin- le è stato chiesto agli ecclesiastici di que anni fa in India si contava circa tutte le fedi d’includere messaggi di la metà dei casi di polio di tutto il pace e armonia sociale, fratellanza, mondo. L’ultimo caso di polio della accettazione e coesistenza durante regione è stato riportato a est Ben- le rispettive preghiere (la preghiegala, India, il 13 gennaio 2011. ra del venerdì e la messa della doLa sfida della GPEI è adesso è eli- menica). Attraverso la Carta della minare la polio nei tre Paesi polio- Pace, gli studenti religiosi hanno endemici rimanenti: Afghanistan, chiesto alle proprie genti di riporPakistan e Nigeria, dove il poliovi- tare la compassione, il rispetto e la rus non è mai stato interrotto. tolleranza al centro della moralità e https://www.rotary.org/it/southe- della religione, così da insegnare a ast-asia-declared-polio-free tutti che qualunque interpretazione

delle scritture che porti violenza od odio è illegittima, che i giovani siano debitamente informati e abbiano rispetto per le altre religioni, tradizioni e culture e anche per promuovere un giusto apprezzamento della diversità religiosa e culturale, nonché dell’armonia interreligiosa e culturale. http://www.pakistantoday. com.pk/2014/03/13/city/lahore/religious-scholars-adopt-charter-ofpeace/?mc_cid=c6441c1774&mc_ eid=j3yJS7TAR6 * Giornata della carità – Presentato il rapporto “Caritas in cifre 2013” “Ogni cristiano è chiamato a impegnarsi nel servizio dei fratelli più svantaggiati, a generare con la propria vita la carità, perché senza di essa la fede non è autentica. Compito della Caritas, in ogni comunità parrocchiale, è quello di favorire percorsi formativi, momenti di educazione alla carità e occasioni per testimoniarla concretamente”. Così il direttore della Caritas di Roma, mons. Enrico Feroci, ha presentato la Giornata della Carità che si è svolta in aprile in tutte le chiese di Roma. La colletta raccolta durante la Giornata va a sostenere le attività dei 36 centri diocesani che operano a supporto delle comunità parrocchiali coordinandosi con i centri di ascolto. Nel 2013 sono stati ascoltati oltre 55.000 persone, dato un tetto a 2.500 persone, distribuiti 350.000 pasti, assistiti e curati 6.000 malati, offerta la possibilità a 1.300 famiuglie di fare gratuitamente la spesa nei due Empori della solidarietà: sono alcune delle cifre contenute nel rapporto £” “Caritas in cifre 2013”. http://www.caritasroma.it/wpcontent/uploads/2014/01/Caritas-in-cifre-2013.pdf

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Testimonianze

Maggio 2014

Inaugurata a Cesclan la via “Aldo Braida” COMUNITÁ CORMÒNS L’ Amministrazione Comunale di Cavazzo Carnico ha voluto intitolare la strada che porta al Villaggio Scout di Cesclans ad Aldo Braida, per riconoscere il suo impegno nella realizzazione del villaggio che porta il suo nome. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’arcivescovo di Gorizia, Carlo Redaelli, delle rappresentanze delle Amministrazioni comunali di Cormons (GO) e di Cavazzo Carnico (UD), dei parroci, dei familiari, delle comunità MASCI di Cormons e di Monfalcone e della Swegretaria Regionale MASSCI Friuli-Venezia Giulia. Sono piuttosto rare le Amministrazioni locali che dedicano una via delle loro città ad una persona non originaria del luogo. Cavazzo Carnico ha voluto, in questo modo, fare perenne memoria ad un uomo di fede, impegnato nel sociale e uomo politico. Aldo, impregnato dei scautismo, l’ha testimoniato in tutta la sua vita e questa è stata l’ennesima occasione per ricordarlo. Egli è riuscito a vivere concretamente le tre scelte che sono alla base dell’uomo e della donna scout inseriti nella società: in altre parole essere buoni cittadini. Aldo ha testimoniato sempre la propria fede in ogni cosa che faceva, sentendosi parte della comunità dei discepoli di Gesù che vive a Cormòns: infatti, era sempre a disposizione per le attività pastorali della parrocchia; si è posto a servizio dell’educazione dei ragazzi e dei giovani prima come capo scout e poi

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progettando e gestendo il Villaggio scout a Cesclans che ora porta il suo nome. Da buon cittadino, fin da giovane, si è messo a servizio della cosa pubblica come amministratore locale: prima come consigliere comunale e assessore, e poi come presidente del Consorzio Zona Industriale cormonese. Per lui la politica sui scriveva con la p maiuscola,m perché significava mettersi a servizi del bene comune. Il sindaco di Cormòns, Luciano Patat, ha detto che è un onore per lui essere presente a questa cerimonia di intitolazione di una via ad cormonese in un altro paese, perché significa che un cormonese si è distinto per il suo impegno. Il sindaco di Cavazzo Carnico, Dario Iuri, ha ripercorso i primi incontri con Aldo sin da quando come dipendente comunale era incaricato

di sovrintendere alla ricostruzione post terremoto e da cui nacque la collaborazione per la trasformazione del villaggio dei terremotati “Cuel del Nibli” in villaggio scout. L’arcivescovo di Gorizia ha sottolineato come nella Bibbia ricordare e fare memoria di una persona che ci ha preceduto nella Casa del Padre ha tre significati: il primo ringraziare il Signore, perché ci ha fatto dono di una persona che ha messo a frutto i suoi talenti; il secondo che la storia di vita di una persona ci aiuta a leggere il presente, anche con le sue contraddizioni; il terzo che il suo esempio ci dà fiducia per guardare con speranza al futuro. Certamente Aldo Braida è stato un concreto utilizzatore del suggerimento di B.-P.: “lasciate il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”.


Maggio 2014

Commento alle Scritture

É tempo di “solennità” d. LUCIO GRIDELLI La liturgia domenicale del giugno 2014, come era accaduto nel maggio 2013, è tutta occupata da feste, da quelle che, con termine tecnico, si chiamano “Solennità”. Ascensione e Pentecoste, Trinità e “Corpus Domini”. Quest’anno si aggiungono anche i santi Pietro e Paolo. Altre due “solennità”, non domenicali e non feste di precetto, sono la Natività di san Giovanni Battista e, il venerdì della seconda settimana dopo Pentecoste, il Sacro Cuore di Gesù. Ascensione e Pentecoste sono la conclusione di quanto vi ho scritto nel numero di aprile sul tempo pasquale. Pasqua, il momento della resurrezione di Gesù, contiene un sé tutta la ricchezza della novità cristiana. In quel momento Gesù uomo è asceso al cielo per “sedere alla destra del Padre”. In quel momento il Signore ha effuso lo Spirito Santo ed è iniziato il nuovo tipo di presenza di Dio nel mondo, non la voce umana di Gesù, ma l’ispirazione dal di dentro. In quel momento c’è stata la nuova creazione: è nata la nuova umanità, la famiglia dei “figli di Dio”. Di fatto Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Conoscendo la “durezza di cuore” dei suoi discepoli e, perché no, anche la nostra, Gesù ha diluito la rivelazione della sua radicale novità nel corso di quaranta giorni. L’Ascensione rappresenta l’ultima e la più solenne di queste apparizioni. Nell’ascensione appare una parola chiave del nuovo testamento, la te-

stimonianza. Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra. Testimoniare: vivere in modo che chi ci vede possa capire che crediamo in Gesù, che ci fidiamo di lui, che lo seguiamo. Non è piccola cosa, ma il Signore non ci lascia soli. Avremo la forza dallo Spirito Santo. Pentecoste, a cinquanta giorni dalla Pasqua, è il terzo e ultimo atto della trilogia. Una eccezionale effusione dello Spirito produce effetti eccezionali: da un lato il coraggio degli apostoli, dall’altro la conversione degli ascoltatori. Celebrata la risurrezione di Gesù, si tratta di imparare a “vivere da risorti”, avevo scritto. Siamo cresciuti nel nostro cammino cristiano? Siamo testimoni? La domanda ci può anche spaventare, ma forse dobbiamo farcene un’altra prima: Siamo in ascolto dello Spirito? Scout e non scout, laici e anche preti, viviamo sempre in mezzo a tanta confusione. Dobbiamo trovare degli spazi di silenzio intorno a noi, ma soprattutto dentro di noi, nei quali lo Spirito possa farsi sentire. E se facciamo questo, andiamo avanti con fiducia. In uno di questi giorni la liturgia del mattino concludeva la preghiera con queste invocazioni rivolte a Dio Padre che ha dato il suo Figlio come principio di risurrezione e di vita nuova. - fa’ che il Cristo sia per noi luce di vita - fa’ che il Cristo risorto sia per noi oggi parola di vita

- fa’ che il Cristo risorto sia per noi oggi pane di vita - fa’ che il Cristo risorto doni a noi oggi colui che è Spirito di vita. Concludiamo anche noi così questa prima parte dell’articolo. Nel numero di aprile 2013 ho illustrato a lungo l’origine della festa della santissima Trinità e della festa del santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Avevo notato all’inizio che, dopo questa serie di “solennità”, la XIII domenica ordinaria è occupata dalla celebrazione dei santi Pietro e Paolo. Questa festa, come poche altre feste molto antiche, ha la caratteristica di avere una liturgia propria anche per la messa vespertina della vigilia. Ci offre quindi una particolare ricchezza di testi biblici. Pentecoste è sì il momento del dono pubblico e collettivo dello Spirito, ma è anche la festa della Chiesa. È il momento in cui l’“assemblea” della quale Gesù aveva parlato prende forma visibile. Pietro e gli apostoli annunciano Gesù risorto e i primi cristiani ricevono il battesimo. Al centro di questa assemblea c’è Pietro. Ce lo presenta Matteo nel capitolo 16. Io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. Io ti dico: Tu sei Kefà e su questo kefà (maschile in aramaico) costruirò la mia assemblea e nemmeno la potenza della morte potrà distruggerla. Poi però viene quella terribile notte

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Commento alle Scritture

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nella quale per tre volte Pietro giura di non aver mai visto e conosciuto Gesù. In Giovanni 21 leggiamo l’occasione che Gesù offre a Pietro di riabilitarsi con una triplice dichiarazione d’amore. Dopo di che: Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle! E, ultimo atto, Gesù annuncia a Pietro che sarebbe morto di morte violenta. Tutto diverso, ma inseparabile dalla figura di Pietro, l’altra delle “colonne della Chiesa di Roma”, Paolo. La seconda lettura della vigilia, dai Galati capitolo 1, ci racconta l’inizio; quella della messa del giorno (2 Tim, 4) ci annuncia la conclusione. Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Ecco perché la ricchezza della dottrina delle lettere di Paolo va al di là di quanto rivelato dai quattro vangeli canonici. E poi la conclusione. Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. La vecchia traduzione era più poetica, ma non arbitraria: o kalos tes avaluseos il momento di sciogliere le vele ... Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione. Sugli ultimi anni di Paolo a Roma non abbiamo notizie precise. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compi-

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mento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Di solito si interpretano queste frasi come la conclusione di quel processo iniziato a Cesarea Marittima, durante il quale Paolo si era appellato a Cesare. Paolo ne sarebbe uscito assolto. Poi ci sarebbe stato un successivo processo concluso con la decapitazione. Era cittadino romano e non poteva venir giustiziato diver-

samente! Paolo nota il risvolto positivo degli avvenimenti. Grazie al primo processo aveva potuto portare il messaggio cristiano fin all’interno della corte imperiale. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.


Contributi

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Lo scautismo a...“Tutto tondo” MAURIZIO NOCERA Spesso sentiamo parlare di ‘escatologia’. Questa parola ci fa prefigurare le …‘cose ultime’. Ma per pervenire degnamente a queste è necessario fare prima bene quelle …‘penultime’! Infatti, il vocabolario a proposito di questa parola ci dice: “L’escatologia in quanto legata alle aspettative ultime dell’uomo (vita oltre la morte) può influenzare in modo significativo la visione del mondo e il comportamento quotidiano.” Ed ancora, in 1 Cor 15,49 leggiamo: «Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste». Esistono perciò vari modi (o se preferite…“metodi”) nel cercare di condurre, nel miglior modo possibile, le suddette cose/azioni … ‘penultime’, in prospettiva - come già detto - di quelle ‘ultime’. Esiste un ‘metodo’ che si prefigge di formare: “… dei ‘gentiluomini’ [si prega di declinare il presente testo anche al femminile!]) non nel senso che dovessero possedere ingenti fortune o quarti di nobiltà, ma in quanto uomini degni di essere creduti sul proprio onore di rispettare gli impegni presi; uomini guidati dal senso del dovere, piuttosto che dal proprio tornaconto; gentili e servizievoli, specie con i più deboli. Uomini che attraverso il rispetto di sé stessi ed evitando comportamenti riprovevoli acquistano una dignità scevra da ipocrisie.” [cfr. da ‘Storia dello Scautismo nel mondo’ di Domenico Sorrentino, Ed. Nuova Fiordaliso, Apr. 1997, pag. 64]. Questo è ciò che scriveva R. Baden-Powell, nel luglio del 1902, in una circolare inviata agli 11.000 uomini del ‘South African Constabulari’ (il Corpo speciale di polizia a cavallo sudafricano, che B.-P. era stato incaricato di creare per il mantenimento della pace in quei ter-

ritori), dove raccomandava, appunto, ai suoi poliziotti sudafricani: “… di essere …ecc. ecc….” Questo fa vedere quale visione antropologica avesse B.-P. per esprimere questi concetti. Per cui, si può verosimilmente pensare che se, per esempio, lo avessero incaricato di organizzare (concedetemi l’affiancamento) …una Associazione di “Amministratori di Condominio”, avrebbe proposto certamente gli stessi aspetti etici. Storicamente, quindi, B.-P. si interessò - nel senso che ebbe a che fare - prima che con i ragazzi - con gli adulti come noi: prima con le sue reclute, che addestrava al “Reconnaissance and Scouting” per scopi militari e poi con i suoi poliziotti del ‘South African Constabulari’. Questo succedeva quando il metodo pedagogico ‘Scouting for boys’ non era ancora minimamente ipotizzato da B.P. Ed allora, che questi uomini addetti al ‘mantenimento della pace’ possano essere considerati gli ‘antesignani’ degli antesignani degli Adulti Scout? Che sono stati: prima gli Adulti della IV Branca, i Cercatori di Sentieri ed infine i Cavalieri di S. Giorgio sfociati poi nel MASCI dell’ISGF, ma anche del Clan Senior del CNGEI, dell’Associazione “Tracce”, della “Compagnia di S. Giorgio”, ecc. Infatti, B.-P. pensò di fare qualcosa per i ragazzi solo molti anni dopo quando, passeggiando per i sobborghi di Londra, s’imbatte in un gruppo di adolescenti ‘sfaccendati’. Egli rifletté dentro di sé: “Bisognerebbe fare qualcosa per questi ragazzi senza carattere prima che prendano …una ‘brutta strada’! Ricordò, infatti, che le reclute che addestrava con l’ausilio del suo libro ‘Reconnaissance and Scouting’ oltre che ac-

quisire le capacità delle tecniche scout, miglioravano anche il carattere; che i ‘Cadetti di Mafeking’ (ragazzi dai 9 ai 16 anni) opportunamente motivati e responsabilizzati avevano dato una mirabile prova di se stessi e che avrebbe voluto infondere a questi ragazzi londinesi, adattandoli a loro, quei valori cavallereschi che proponeva ai suoi poliziotti sudafricani. Va detto, a questo punto, che i 4/5 della popolazione di tutta la Terra conosce lo Scautismo e il pensiero va subito a quello giovanile. Molti, ma molti meno, sanno che ne esiste anche uno per l’età adulta. Esso consiste, quindi, nel fare “del proprio meglio” nel vivere in ottica adulta quei valori universali che il fondatore del Movimento scout, Robert Baden-Powell, ha individuato per architettare il suo magnifico metodo pedagogico per i ragazzi di tutte le latitudini. Infatti, B.-P., nell’ideare lo Scouting for boys, si è avvalso, per l’appunto, di aspetti che ha mutuato dal mondo degli adulti come: il senso dell’onore, della responsabilità, della laboriosità, dell’avventura, il sapersela cavare in certe situazioni, il saper gestire una leadership (per poi essere capaci di tramutarla in partnership), il mantenere fede alla parola data, il senso del gioco (cioè il sapersi mettere in …gioco), il senso religioso nella vita, ecc., per poi genialmente adattarli alle sottostanti fasce d’età. Ciò vuol dire che lo Scautismo per adulti ‘ridecodifica’ il metodo inizialmente ideato da B.-P., riportandolo, come già detto, nella sua pregressa visione adulta. Ed ecco che allora il cerchio si chiude, congiungendosi con quei dettati di quel Luglio del 1902. Uno dei tanti metodi per “far bene le cose …penultime”!

STRADE APERTE

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Controcorrente

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LE RADICI DELLO SCAUTISMO DEGLI ADULTI?

STRADE APERTE N° 5. Anno 56. Maggio 2014

C’è una lontana origine: Nella cerimonia della Promessa, come è stata definita da BP, avviene un colloquio tra il Novizio e il Capo che “riceve la Promessa”:

ISCRITTO AL TRIBUNALE DI ROMA Al n°. 6920/59 del 30/05/1959 PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO PRESIDENTE NAZIONALE: Sonia Mondin

- Che cosa desideri? - Diventare Scout. - Per quanto tempo? - Se piace a Dio, per sempre !

SEGRETARIO NAZIONALE: Luigi Cioffi DIRETTORE RESPONSABILE: Pio Cerocchi DIRETTORE: Giovanni Morello (giovanni.morello@artifexarte.it)

Per altro, lo stesso BP disse che «Lo Scautismo è valido dagli 8 agli 80 anni» Che poi, quando compì gli 80 anni, cambiò in 85.

REDAZIONE ROMANA Giorgio Aresti Carlo Bertucci Paola Busato Bertagnolio Matteo Caporale Gaetano Cecere Manlio Cianca Dora Giampaolo Franco Nerbi Anna Volpe

Tesser

COLLABORATORI Lorena Accollettati Carla Collicelli Paola Dal Toso Maurizio De Stefano Romano Forleo d. Lucio Gridelli Paolo Linati Mario Maffucci Nando Paracchini Mario Sica

Sommario L’ educazione non è mai neutra Giovanni Morello Le candeline dell’Abbruzzo Farsi prossimo Sonia Mondin A Sacrofano ci saremo CR Lazio Lettera di Sonia Mondin a Federico Calcagnini L’ impegno educativo è scelta coraggiosa e profetica Luigi Cioffi 60 anni, un popolo senza memoria? Paolo Linati Tre periodi, tre valori dati alla forza lavoro Nando Paracchini Il punto sullo sviluppo Pino Romeo Pascolo e non recinto ……………Riccardo Della Rocca “Ero malato e siete venuti a curarmi” Leonardo Lucarini Una agenzia di buone notizie Inaugurata a Cesclan la via “Aldo Braida” Comunità Cormòns È tempo di “solennità” d. Lucio Gridelli Scautismo … a tutto tondo Maurizio Nocera Controcorrente: Le radici dello scautismo degli adulti Tesser

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REDAZIONE Via Picardi, 6 - 00197 Roma sede@masci.it STAMPA Tipografia ADLE Edizioni SAS Padova info@adle.it EDITORE, AMMINISTRATORE E PUBBLICITÀ: Strade Aperte Soc. coop. a.r.l. Via Picardi, 6 - 00197 Roma Tel. 06. 8077377 - Fax 06.8077047 Iscritta al registro degli operatori di comunicazione al n.° 4363 ABBONAMENTO ORDINARIO A 11 NUMERI: Euro 20,00 da versare sul ccp. n. 75364000 INTESTATO: Strade Aperte Soc. coop. a.r.l. Via Picardi, 6 - 00197 Roma ASSOCIATO ALL’USPI TIRATURA: 5.000 copie Chiuso in redazione il 6 Maggio 2014 QUESTO NUMERO È STATO SPEDITO DALL’ UFFICIO POSTALE DI PADOVA CENTRALE IN DATA

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STRADE APERTE

Strade aperte maggio 2014  
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