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NUMERO 7

LUGLIO

2011 -

ANNO

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Vita all’aperto. Una palestra per lo scautismo. GIOVANNI MORELLO PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO

SPEDIZIONE IN A.P. 45% ART. 2 COMMA 20/B LEGGE 662/96 DAL C.M.P. PADOVA

EURO 2,00 LA COPIA

EDITORE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITA’: Strade Aperte Soc. coop. a.R.L., Via Picardi, 6 – 00197 Roma, www.masci.it SOMMARIO IN ULTIMA PAGINA

Estate tempo di vacanze, ma prima ancora tempo di campi, di vacanze di branco, di route, di vita all’aperto per molti adulti scout impegnati in attività di supporto al movimento giovanile, o in altre attività di servizio o, meglio, in numerose attività all’aria aperta organizzate da regioni o singole comunità. Lo scautismo non è concepibile senza la vita all’aria aperta. Ecco perché abbiamo voluto dedicare il dossier di questo numero proprio alla vita all’aperto, con un panorama diversificato di articoli, che prendono il via con un meditato intervento di Sergio Valzania, centrato alla spiritualità della strada. Sergio ha vissuto l’esperienza scout, da cui ha ricavato questo suo non dimenticato interesse per la strada, che spesso diviene pellegrinaggio. Ha percorso varie volte il Cammino di Santiago, anche mentre era Direttore di RadioRai, realizzandovi anche delle trasmissioni memorabili. Ha pubblicato diversi libri su questo argomento, che vale la pena di leggere. Il nostro Presidente, nel suo articolo di fondo, ci ricorda che la vita all’aperto è metafora della vita, e come tale viene proposta ai ragazzi, come palestra per superare le difficoltà. Ma non deve restare una prerogativa dello scautismo giovanile. Deve essere anche esperienza vissuta nella vita degli Adulti scout, che spesso indu-

giano nelle nostre comunità in attività sedentarie. Purtroppo la vita moderna, tra computers, tv, e mille tecnologie, ci porta sempre più a dimenticarci della natura e della sua meravigliosa bellezza, ma anche della tragicità della sua collera. Così come il sempre più regolato uso dell’ambiente rende oltremodo necessaria la creazione di sempre più luoghi da campo attrezzati e riservati alla vita delle unità scout. Un luogo che è diventato ormai il simbolo della vita all’aperto per tanti scouts e guide, ma anche lupetti e coccinelle, rovers e scolte, è il B-P. Park, una magnifica estensione di oltre 35 ettari di boschi e pascoli, in provincia di Viterbo, attorno a cui è stata creata la rete dei Centri scout italiani, che raggruppa 11 luoghi da campo, presenti in nove regioni d’Italia, compresi alcuni del Masci. Un interessante articolo è invece dedicato alla base di Sala, base nazionale del Masci. Anzi alla natura di Sala, che permette innumerevoli scoperte ad occhi aperti. Lo studio della natura, la vita all’aperto, lo stesso scautismo non hanno senso se non indirizzati ad un fine preciso: quello della felicità. E’ quello che con il suo solito stile, pungente e talvolta provocatorio, Romano Forleo sostiene nel suo “Controcorrente”, con cui però credo, questa volta, possiamo tutti concordare.


Vita dell’Associazione

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La vita all’aperto è metafora della vita, è scuola, è esperienza La vita all’aperto è punto irrinunciabile dello scautismo. La vita a contatto con la natura richiede competenze. RICCARDO DELLA ROCCA Presidente Nazionale

Questo numero di Strade Aperte è dedicato ad uno dei cardini dello scautismo: la vita all’aperto. Chiunque pensa allo scout pensa ad un ragazzo che vive l’esperienza del bosco e della strada nei monti. Dovrebbe essere anche un pilastro nella vita delle Comunità e degli Adulti Scout, molto spesso è solo un tema enunciato ma poco vissuto, rifugiandoci dietro l’alibi dell’età che avanza. Certamente anche io quando penso alla vita all’aperto ricordo quando giovane Capo Squadriglia fui chia-

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mato dal Capo Riparto che mi consegnò la missione del mio primo hyke di squadriglia sui monti Simbruini, allora selvaggi ed incontaminati. Un’esperienza da raccontare la sera intorno al fuoco da campo. Ricordo anche le Routes con il mio Clan attraverso il gruppo del Sella o attraverso il Parco Nazionale fino a giungere sulla cima del Gran Paradiso. Quando ci ritroviamo, torniamo ancora all’esperienza di quei momenti vissuti insieme. Ricordi ai quali si associa la bel-

lezza indimenticabile dei luoghi e l’amicizia che nasce dal condividere il cammino ma anche la pioggia, la fatica, la sete, il peso dello zaino. Queste esperienze sono oggi sicuramente irripetibili, ma esiste un modo altrettanto bello ed esigente per vivere la natura anche nelle stagioni più adulte della vita; l’ho sperimentato non solamente nelle uscite della mia Comunità ma anche nelle due Isole della Responsabilità alle quali ho partecipato, dove l’esperienza di strada e di contatto con la natura è stato un


Vita dell’Associazione momento forse più importante di tante parole. C’è una caratteristica che rende unica l’esperienza di vita all’aperto nello scautismo: la natura non è solo una palestra, non ci si può limitare ad osservarla come allo zoo. Nello scautismo la natura si vive. Per questo la vita all’aperto non è solo un momento emotivo ed estetico, non è solo l’ammirazione del bosco e del cielo stellato. La vita all’aperto è metafora della vita, è scuola, è esperienza. È attraverso la vita all’aperto che scopriamo che è possibile un nuovo stile di vita che non è rinuncia e sacrificio ma occasione di felicità. Scopriamo che per poter camminare a lungo il nostro zaino deve essere leggero, e quindi scopriamo e sperimentiamo il valore dell’essenzialità e della sobrietà: scopriamo che in ogni momento abbiamo bisogno dell’altro anche del più debole; abbiamo bisogno dei talenti di ognuno ed allora riconosciamo il valore dell’uguaglianza; scopriamo il valore del tempo ritmato dai passi contro la frenesia della vita moderna; scopriamo , seduti su una pietra e condividendo il pane e l’acqua della borraccia, il “valore politico” della fraternità e della solidarietà; scopriamo che si può vivere bene al-

l’aperto ma questo richiede tecniche, attrezzatura e competenze Per questo sappiamo che l’esperienza della vita all’aperto non può mai essere ridotta alla “scampagnata”. Soprattutto scopriamo che la natura va rispettata, che il rapporto tra l’uomo e l’ambiente deve essere un rapporto di solidarietà e non di sfruttamento. Tutto questo in età adulta diventa anche impegno politico per la difesa dei Beni Comuni. Come MASCI abbiamo chiesto ed ottenuto che il tema della Conferenza Mondiale, che ci apprestiamo ad ospitare a Como, fosse “I Beni Comuni: acqua, aria, terra”. Per questo abbiamo aderito al Forum Italiano dei movimenti per l’acqua. Per questo abbiamo scritto in “Entra nella Storia”: “Una strada per rendere l’idea del Bene Comune più comprensibile, più concreta e forse più realizzabile consiste nel considerare il bene comune come l’insieme dei Beni comuni universali: quelli che appartengono a tutti e perciò debbono essere considerati indivisibili, beni che debbono essere, senza riserve e privilegi, a disposizione di tutte le donne e gli uomini del mondo e sui quali nessuno può vantare un diritto di prelazione o proprietà. Dovremmo sforzarci di

LUGLIO 2011 individuare questi Beni comuni con chiarezza, siano essi di natura materiale che immateriale, ma non per questo meno concreta. Tra i Beni comuni e indivisibili di tipo materiale i più importanti sono l’acqua, il cielo, la terra…. Nella stagione della globalizzazione occorre riaffermare la caratteristica comune, indivisibile e quindi non disponibile per il privato di questi beni: acqua, cielo, terra. Ciò deve avvenire sia su scala nazionale che globale e per questo occorrono regole e autorità che vincolino tutti.” Per questo riconosciamo l’importanza crescente delle Basi Scout, non solo come luoghi dove è possibile campeggiare, ma luoghi dove si “fa esperienza della vita all’aperto”. Così il servizio degli Adulti Scout nelle diverse Basi da Alghero a B-P Park, alla nostra Sala, e a tante altre sparse per l’Italia, diventa servizio ai ragazzi ed alle ragazze dello scautismo giovanile per vivere esperienze particolari di scouting e di vita all’aperto. Mentre stiamo lavorando tutti a rendere più chiara la sfida educativa dello scautismo degli adulti, sulla base di tutti questi motivi, il tema della “vita all’aperto” nei suoi diversi aspetti dovrà avere uno spazio privilegiato.

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“…oltre la siepe va…” Annotazioni sui campi della Scoperta a Villa Buri, a Verona, e a Cese in Abruzzo. ALBERTO ALBERTINI E ERNESTO ALBANELLO A volte ci si scoraggia, ci si fa prendere dal panico, si pensa che non sia più possibile fare nulla, insomma ci si sente giù perchè si vorrebbe già vedere tutte le cose realizzate!. Questo attegiamento diventa ancora più intenso se hai l’incarico di portare a compimento il mandato dell’Assemblea e del Consiglio Nazionale. Ma poi oltre la siepe...... Si è concluso il Campo della Scoperta tenutosi a Villa Buri dal 24 al 26 giugno 2001. Quello che vogliamo qui riportarvi sono alcune riflessioni su un evento che è stato diverso dagli altri, non solo perché finalmente vi hanno partecipato persone che non conoscevano lo scautismo, che erano nel Masci da pochissimo tempo, qualcuno neanche ancora censito, altri senza aver ancora pronunciato la Promessa, ma perché si è sperimentato un modo nuovo, più attivo e più relazionale per tutti, di fare un campo. Non possiamo descrivere tutto, anzi vorremmo incuriosirvi proprio per stimolare la partecipazione ai nuovi campi che si terranno nei prossimi mesi. L’Isola della Scoperta ruota attorno ad un evento forte, come una ruote, che si svolge al sabato per tutta la giornata, con rientro a notte fonda. Camminare insieme, discutendo, confrontandoci, senza conferenze seduti, ma condividendo la strada, ha contribuito a creare un clima emotivo tra noi tutti (staff e partecipanti) che pochi eventi riescono

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ad eguagliare. Concludere con una veglia, organizzata dai partecipanti e una S. Messa in una chiesetta solitaria tra i boschi, ha chiuso la giornata cambiando radicalmente in molti la visione di un Masci fatto di vecchi nostalgici, un po’ seduto e troppo parolaio. E’ lì che qualcuno ha maturato la decisione di prendere la Promessa, di censirsi… Ricordiamo come le emozioni siano il canale privilegiato per trasmettere e fissare una nozione. Sono la via maestra per l’apprendimento. Creare un rapporto di fiducia e stima reciproca tra tutti noi, e in primis in una staff affiatata dove nessuno voleva fare la primadonna, ma tutti erano a servizio nella semplicità, mettendo in gioco i propri talenti, le proprie peculiarità del carattere, è stato vincente. Quando la domenica prima di pranzare abbiamo cantato assieme, sventolando i fazzolettoni, qualcuno aveva le lacrime agli occhi. Era un impegno che si prendeva as-

sieme: l’impegno non solo a rendere il Masci più grande, ma ad uscire allo scoperto, per essere “pronti a servire”, cittadini attivi e vivi, attenti e partecipi della società così da renderla migliore! E la perla finale è stata quando nessuno si alzava più da tavola, affascinati dalle foto di Alberto e dei suoi campi scout da ragazzino scapestrato, nessuno voleva andarsene, partire. Sono rimasti tutti ad aspettare che finissimo la riunione di verifica di staff, per salutarci. Ci siamo commossi… grazie dunque a Anna, Danila, Raffaele, Raffaello, Guido, le 4 Paole, Francesca, Flavio, Giuliano, Marialuisa, Chiara, Umberto, Nicoletta, Paolo, Sergio, eccetera. La Staff era composta da Lorena Accolettati, Alberto Albertini, Rosanna Benassi, Ambra Cusin, Valeria Minardi, Claudio Miotto. Un grazie infine a Pino Agostini, e a Bruno Rossi anche per la sua casa sui monti Lessini senza la quale


Vita dell’Associazione tutto questo non sarebbe stato possibile! A Cese, invece, l’Isola della responsabilità si è conclusa ad Alba Fucens. Un’Isola che sembrava non doversi volgere per carenza di iscritti e che invece ha avuto il commiato da Mario Rocca, capo campo, con la voce rotta dall’emozione per quanto l’evento lo ha coinvolto. A coadiuvarlo come formatori Gianni Gebbia e Carlo Speca, Magister e vice magister di Teramo. Esprimo la mia più grande soddisfazione per la riuscita a cui il MASCI Abruzzo ha davvero dato quanto poteva dare senza risparmio

alcuno. Si è materializzato il convincimento che si trattava di un appuntamento da non perdere e questo ha finito per persuadere molti a dare l’adesione, oltre che alla mia opera di convincimento. Gli aderenti rappresentavano le comunità di Pescara 2, Teramo 1 e Teramo 2, Avezzano 1, Vasto 1, Bari 2, 1 Rutigliano 1, Foligno 2. Un particolare ringraziamento va rivolto alla Comunità di Avezzano ed alla sua Magistra, Franca Pirolo, che hanno favorito in ogni modo l’accoglienza degli ospiti alla Base Scout “l’Orsetto” di Cese di Avezzano.

LUGLIO 2011 A migliorare ulteriormente l’intrattenimento nei momenti di pausa dalla formazione, hanno contribuito Avezzano con l’accompagnamento alla route, Pescara 2 che ha fatto l’improvvisata di far venire il Coro della Comunità e il Teramo 2 che è stato presente con una nutrita rappresentanza al fuoco di sabato 25 giugno. Anche la parte spirituale è stata ben curata con la presenza di Don Antonio, padre spirituale di Avezzano e con la partecipazione del neo nominato, Assistente Ecclesiatico Regionale dell’Abruzzo Don Mario Maffezzoni.

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In Burundi nel marzo 2011 Breve resoconto di un viaggio tra le iniziative di “Eccomi” per i bambini batwa CRISTINA MACCONE Referente per Eccomi del progetto Garderies Ancora una volta in marzo ho fatto parte della piccola delegazione dell’Associazione Eccomi che si è recata in Burundi: un viaggio sempre ricco di incontri e di emozioni. Mi meraviglia ogni volta la bellezza della natura, la ricchezza di colori e l’allegria della gente. Nella capitale Bujumbura abbiamo incontrato i nostri amici scout e con loro abbiamo fatto un po’ il punto sulla situazione del progetto ‘garderies-scuole per l’infanzia’: L’introduzione presso le 9 garderies della mensa scolastica ha avuto un enorme successo: i bambini sono aumentati di

numero e non si assentano più né hanno malattie legate alla sottoalimentazione. I comitati dei genitori si sono attivati sia per aiutare e controllare la mensa, sia per garantire lo stoccaggio dei viveri mediante il pagamento di un guardiano. In una garderie hanno addirittura costruito delle latrine per i bambini. Per le famiglie le garderies sono diventate non solo un luogo di educazione e formazione dei bambini ma anche un mezzo per cui le mamme che possono liberamente occuparsi dei lavori domestici e nei campi. Le garderies sono anche un luogo sicuro, facilmente accessibile soprattutto per le campagne di vaccinazione e per la formazione all’igiene, un ambiente stimolante che fa si che i bambini che hanno frequentato le garderies risultino tra i primi 10 della classe nei corsi successivi. Nei pressi della capitale siamo andati a visitare la garderie di Mpanda. I bambini mangiavano seduti

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ai tavolinetti con un piatto di riso e fagioli per ogni due piccoli: questo per abituarli alla condivisione! (o perché non hanno piatti a sufficienza?) Una grande festa: i bimbi erano felici. Qualche piccolo piangeva disperatamente alla vista dei ‘muzungu’ (i bianchi). Si sono lavati le mani prima di mangiare in una grande bacinella e poi, dopo mangiato hanno lavato il loro piatto! Qualche mamma sorvegliava lo svolgimento del pranzo. Dei piccoli ci hanno offerto un po’ di riso! Dalla capitale ci siamo spostati al nord attraversando bananeti verdeggianti, coltivazioni di tè di un bellissimo color verde smeraldo, risaie. Lungo i bordi della strada camminava in continuazione una fiumana di persone: donne con le loro sgargianti tuniche con in testa enormi ceste e bambini legati alla loro schiena, bambini di tutte le età, uomini che trasportavano incredibili carichi con le loro biciclette. Nei villaggi che attraversavamo frotte di giovani tentavano di venderci la loro mercanzia: ananas, banane, piselli, cavolfiori, pomodori. A Muyinga incontriamo altri amici. Con i nostri partners della Caritas Diocesana facciamo il punto sulla situazione dei progetti per i batwa: visitiamo i villaggi dove abbiamo collaborato alla costruzione di case dignitose, incontriamo le donne batwa che si sono costituite in cooperative per svolgere attività produttrici di reddito (allevamento di piccoli animali e coltivazioni di semenzai), incontriamo i ragazzi batwa che sosteniamo alle scuole superiori.

Siamo andati a visitare i tre altri asili della provincia di Muyinga: la mensa ci è sembrata rispondere a un vero bisogno di questi bambini e gli scout sono molto impegnati a portare avanti questo progetto. Per la classe dei più grandicelli abbiamo portato matite colorate, pennarelli e quaderni consegnando poi agli scout lo stesso materiale per gli altri asili. Abbiamo incontrato ancora i nostri partner della Lega Iteka per il sostegno scolastico a distanza. I ragazzi sono tanti e le energie ed il tempo per seguirli sono pochi. Dovremo essere più vicini ai nostri amici e spronarli ad essere più solerti nel seguire i ragazzi. Siamo tornati stanchi ma felici per aver vissuto così intensamente una realtà che ha tanto bisogno di essere capita ed amata ancor prima che essere aiutata e consapevoli sempre che ‘quello che facciamo è una goccia in un oceano ma se non lo facessimo all’oceano mancherebbe quella goccia’ (Madre Teresa di Calcutta). Chi volesse contattarmi, per notizie, suggerimenti, aiuti può scrivermi a: www.eccomi.org


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REMAR: Progetto familias acolhedoras L’ impegno di ECCOMI per aiutare i bambini brasiliani a Joao Pessoa. Una legge per l’affidamento familiare CRISTIANA ALBERTINI

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SANDRO DELAINI

Il progetto Famílias acolhedoras o “Famiglie affidatarie” è un progetto pilota che si sta sperimentando nella città di João Pessoa Nasce in ottemperanza all’art. 227 della Costituzione Federale Brasiliana, fondata sui principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che stabilisce fra gli altri il “dovere della famiglia, della società e dello Stato di assicurare al fanciullo con assoluta priorità il diritto alla salute, all´istruzione….alla convivenza familiare e comunitaria” e su tale articolo si fonda la “Carta del Fanciullo e dell’Adolescente” e “Il Piano Nazionale dei Diritti dei Minori ad una Convivenza Famigliare e Comunitaria”. Il progetto Famílias acolhedoras è promosso della REMAR (Rede Margheridas) che, in collaborazione con l´Associazione Papa Giovanni XXIII, promuove una rete di entitá pubbliche e della societá civile con l´obiettivo di favorire la Convivenza Famigliare e Comunitaria di bambini e adolescenti. Il 58,2% dei giovani brasiliani vive all’interno di famiglie il cui reddito pro-capite non supera la metá di un salario minimo (circa 168 Euro al mese); per la famiglia di origine l´unica possibilità di sopavvivenza è l’inserimento in orfanatrofi o l’abbandono dei loro figli,

privandoli di fatto al diritto di una convivenza famigliare e comunitaria e pregiudicandone la crescita positiva. Per restituire ai bambini e agli adolescenti il diritto di vivere in un contesto famigliare, e quindi ad avere una famiglia che si prenda cura di loro, la REMAR in collaborazione con la Comunitá Papa Giovanni XXIII ha lanciato il progetto Famílias acolhedoras a salvaguardia dei minori e degli adolescenti suggerendo come nuovo strumento di tutela la famiglia affidataria, non diffusa in

Brasile e non riconosciuta dalle polítiche pubbliche. L’obiettivo è di proporre alle istituzioni pubbliche e private ed alle organizzazioni che si occupano di minori, una nuova figura giuridica, intermedia tra abbandono e adozione al fine di garantire il diritto del minore ad una convivenza familiare: l’affidamento cioè l’accoglienza di bimbi ed adolescenti all’interno di famiglie diverse da quelle di origine e preparate a riceverli. L’obiettivo generale del progetto è di garantire il diritto di vivere in un contesto

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Vita dell’Associazione familiare e comunitario per minori che si trovano in condizioni di rischio e di disagio, inserendoli all’interno di famiglie affidatarie per poi preparare la famiglia di origine a ricevere il loro figlio. Per incoraggiare questa nuova figura dell’affidamento famigliare, e far sì che diventi un istituto giuridico accettato e praticato è necessario lavorare in rete con organi pubblici e privati, dirigenti, organizzazioni governative e non, Consigli dei Diritti Tutelari, aprendo un dibattito e tavolo di discussione sulla creazione di alternative volte a garantire il diritto effettivo del bambino ad una convivenza familiare serena. Dopo una fase di sensibilizzazione, nel 2010 l’attività si é indirizzata prioritariamente alla elaborazione della legge sull’affidamento familiare (realizzata dalla Remar, dall’Associazione Papa Giovanni XXIII e da una equipe tecnica, coordinata dal giudice dell’ infanzia e gioventù di Joao Pessoa), che é stata presentata al Consiglio Comunale di Joao Pessoa e approvata il 22/11/2010. Ora stiamo in una delicata fase di transizione, perché dal progetto promosso e coordinato da organizzazioni non governative (in primis Associazione Papa Giovanni XXIII e Remar), si è passati ad una politica pubblica del Comune di João Pessoa: non é stato facile, ma certamente é una conquista molto importante! L´aiuto degli adulti scout italiani ci ha permesso di continuare le attività del progetto, dialogando contemporaneamente col Comune e con l’ufficio del Giudice minorile per avviare l´iniziativa in forma corretta e valorizzare la nuova legge.

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ECCOMI PER LA RETE MARGARIDA (REMAR) DEL BRASILE

L’Associazione di volontariato onlus ECCOMI ha scelto di sostenere in Brasile il progetto REMAR per la promozione dei Diritti dei bambini e degli adolescenti. La REMAR è una entità sorta nel 2003 per coordinare ed integrare le Organizzazioni Governative e non Governative, cioè i diversi attori pubblici, privati e della società civile che operano per la Garanzia dei Diritti del bambino e degli adolescenti nell’area Metropolitana della città di Joao Pessoa. La REMAR attraverso il metodo di lavoro “a rete”, vuole rendere attive le varie realtà del territorio per realizzare in forma democratica e partecipativa le politiche di protezione integrale previste dalla legge Brasiliana nello Statuto del Bambino e dell’Adolescente (ECA). L´obiettivo generale del progetto é: “Favorire la partecipazione, l´organizzazione e lê azioni in rete , integrate e intercomunali, di adolescenti e giovani, daí 12 ai 18 anni, dei 5 comuni della Regione Metropolitana di João Pessoa, nella prospettiva di un coinvolgimento socio-politico e nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni di vita superando lê sfide della realtá di impoverimento e esclusione , nelle quali vivono”. La metodologia usata (basata nell’educazione popolare) é di una azione educativa inclusiva che aiuti gli adolescenti ad essere coscienti dei loro diritti e doveri di cittadini attivi nel processso di riflessione, elaborazione e controllo di politiche pubbliche che realizzino miglori condizioni de vita. L’Associazione ECCOMI intende sostenere in particolare l’equpe Operativa della REMAR ed lavoro di Coordinamento che sta svolgendo a favore della promozione dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti, poichè non è finanziata da altri soggetti e risulta strategica per lo sviluppo delle realtà locali che operano a livello educativo ciascuna con proprie attività e risorse. Tale progetto ha come promotore Lorenzo Delaini (“Renzo” per gli scout di Verona), che da molti anni opera in campo educativo e pastorale a Joao Pessoa in Paraiba. Un gruppo di Verona, amici e fratelli di Lorenzo Delaini, hanno chiesto di aderire come soci ad ECCOMI e di partecipare al suo compito di solidarietà di formazione e di sensibilizzazione, attraverso il progetto REMAR. Attraverso il rapporto con tale progetto crediamo sia possibile avviare uno scambio tra la nostra realtà italiana ed alcune realtà che operano in America Latina ed in particolare in Brasile. Ci piacerebbe promuovere non soltanto un sostegno economico, ma anche un rapporto fatto di scambi, viaggi e occasioni educative realizzate in Italia e in Brasile per noi e per molti amici e ragazzi che vivono lo scautismo.

Il progetto REMAR per la promozione dei Diritti dei bambini e degli adolescenti è sostenuto in Italia dall’Associazione di Volontariato ECCOMI Onlus, Via G.A. Pasquale, 11 00156 Roma C/C 78044310 (Referenti di Verona per il Progetto REMAR: Guido Benati e Sandro Delaini - delaini.sandro@alice.it)


Dossier: Vita all’aperto

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Spiritualità della strada Nell’andare a piedi si esperimenta l’identità di corpo e mente. La spiritualità della strada non è una esperienza astratta SERGIO VALZANIA Il modo più semplice che ho per raccontare dal punto di vista della spiritualità la mia esperienza di cammino è dire che si è trattato di una lunga, ininterrotta esperienza di contemplazione del mistero dell’Incarnazione. Nell’andare a piedi, nel viaggiare percorrendo centinaia di chilometri sulle proprie gambe si esperimenta l’identità di corpo e mente, anima e fisico, spirito e materia. Siamo abituati a vivere il nostro corpo come un impiccio, un problema logistico, qualcuno da accudire, un ostacolo ai nostri spostamenti. E’ lui che ingrassa perché vuole sempre mangiare, che ha sonno e deve dormire, che ha bisogno di essere tenuto in esercizio. La mattina deve essere lavato e vestito, poi portato in

ufficio e lì depositato su di una sedia, mentre un noi che gli è estraneo lavora. Quando c’è una commissione da sbrigare o anche un’occasione piacevole da trascorrere sorge la questione di come portare il nostro corpo lì dove dobbiamo o ci fa piacere trovarci, e questo comporta una fastidiosa perdita di tempo. Nei viaggi fatti camminando non capita niente di questo, la prospettiva è del tutto diversa, ribaltata. Il corpo smette di esserci estraneo, d’ingombro, una presenza imbarazzante da gestire, e torna a vivere la sua dimensione di protagonista e a vivere in pieno accordo con quello che percepiamo come il nostro essere. E’ il corpo che viaggia e lo fa a suo modo, è lui che sente il sole, il vento e la

pioggia sulla pelle, i profumi della campagna e gli odori della città nelle narici. Fornisce la misura dell’andare, determina la velocità con la quale scorriamo nel paesaggio. La sua fatica è condivisa, ci appartiene, ci attraversa e ci provoca soddisfazione. Dato che siamo in sintonia con il corpo anche il nostro modo di pensare si modifica, si flette al ritmo costante dei passi, alla continuità dello sforzo fisico, si compiace per le endorfine che entrano in circolazione. L’attenzione non si concentra più su quello che dobbiamo fare adesso e su quello che sarà necessario fare subito dopo, in una serie di pressanti impegni successivi dai quali siamo dominati e nei quali ci è difficile districarci. La riflessione

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Dossier: Vita all’aperto si distende e si libera, i pensieri si formano, persistono e quindi si sciolgono, con modalità simili a quelle descritte nella meditazione buddista, che è una tecnica di ricerca della serenità. Si percepisce in senso fisico il liquefarsi delle preoccupazioni: da solide che erano si fanno liquide, ci scivolano addosso e poi si perdono, rimangono sul sentiero, come tracce umide dei nostri passi. Il tempo si curva per abbracciarci. Non è più né frammentato, né ostile. La fretta non esiste, la nostra vita non è più una sequenza di attività diverse e scollegate, compresse una sull’altra e tutte prepotenti nel chiedere un’attenzione che non siamo in grado di offrire se non in modo quasi doloroso. C’è una sola cosa da fare, camminare, ripetere all’infinito il gesto di spostare un piedi in avanti mentre affondiamo nella consapevolezza di essere presenti a noi stessi, del fatto che siamo lì e siamo l’identità di muovere il passo, di renderci conto che lo stiamo muovendo e di ringraziare il Signore che ci ha creati anche perché potessimo muovere questo determinato passo in questo preciso momento. Senza pensiero per il domani, come i gigli dei campi e gli uccelli del cielo. La spiritualità della strada, del camminare, non è astratta. Al contrario è concreta, fisica, materiale e proprio per questo ci rimanda al mistero originale della creazione, quello con il quale si apre il Vangelo di Giovanni “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. Se il mondo esiste per il tramite di Colui che si è incarnato, questo evento accaduto prima del tempo e

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insieme incastonato nella storia è la cifra dominante della nostra esperienza, che segna ogni luogo e momento del nostro vivere. Viaggiando sui cammini d’Europa si riconosce la profondità di questo legame fra corpo e spirito, reso manifesto nell’uomo. Lo si vede nel sorriso di quelli che si incontrano e con i quali si condividono i pochi minuti di una sosta o magari il tempo ben più lungo necessario a percorrere qualche decina di chilometri. L’origine profondamente umana dell’esperienza che caratterizza il viaggiare a piedi rende questa forma di devozione, se così la possiamo chiamare, fruibile in modo immediato e completo da tutti, indipendentemente dalla prospettiva di fede o di dubbio da cui ciascuno prende le mosse. Anche in questo c’è un’indicazione forte di natura religiosa. Se la vita di ognuno di noi è la storia personale di un incontro con Dio, i momenti intensi, profondi, di riflessione e riconsiderazione delle scelte non possono che essere del tutto personali, unici, vissuti ciascuno in modo originale, come unica è la chiamata rivolta a ogni uomo e a ogni donna. Ma la spiritualità fisica della strada non è un estraniarsi dal mondo, una parentesi felice ritagliata nella continuità della vita che procede nella sua direzione. Viaggiare a piedi impone riflessioni importanti sulle nostre abitudini, da quelle di rilievo maggiore a quelle più minute. Portarsi sulle spalle quello che serve è una scuola di sobrietà individuale che spinge a considerare il modello di società nel quale viviamo e la tipologia di consumi nella quale siamo calati.

LUGLIO 2011 La soddisfazione dell’andare, il piacere che ricaviamo e che vediamo quanti ci circondano ricavare come noi da un’esperienza di fatica e di povertà spinge a pensare ai modi e agli strumenti che vengono generalmente ritenuti utili per il conseguimento del piacere, anche nelle sue forme più semplici e lecite. Anche qui l’altro e il basso si toccano e si incontrano. La struttura sociale, l’organizzazione della produzione e del consumo finalizzata a un’accelerazione degli scambi, e quindi costretta allo spreco, si confonde con la quotidianità dei gesti più semplici, con la consapevolezza del poco che serve rispetto al molto che riempie, e ingombra, la nostra casa, e la nostra vita. Non per questo occorre essere radicali. Fare un viaggio a piedi non significa trasformarsi in dei nemici del nostro sistema di produzione, rifiutare le comodità offerte dalla società avanzata nella quale viviamo, dimenticare che il denaro che pure abbiamo usato mentre camminavamo è stato guadagnato recandoci ogni giorno in ufficio per cinque volte la settimana. Né sarebbe coerente con l’andatura del cammino fare scelte improvvise e decisive, il dono che si riceve da San Giacomo quando lo si raggiunge e lo si abbraccia nella Cattedrale di Santiago è anche quello della consapevolezza che il modo migliore di andare prevede lentezza e consapevolezza, bisogna muovere un piede alla volta, però nella direzione giusta. Se una cosa ci hanno insegnato le rivoluzioni dei secoli passati, è che per cambiare il mondo risulta più utile la ferma costanza nel tempo che la fretta rabbiosa.


Dossier: Vita all’aperto

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La Fraternità Alpe Adria Scout Un’esperienza di fraternità internazionale ormai decennale. PAOLO MODOTTI

Tutto ha avuto inizio il 30 marzo 2001. Il Masci del Friuli-Venezia Giulia allaccia i primi contatti con gli adulti scout sloveni in occasione dell’assemblea costituente dello SBOKSS (quasi impronunciabile acronimo del movimento sloveno degli adulti scout cattolici). Nel maggio dello stesso anno il Masci Veneto si incontra con il segretario della Gilde austriaca nel corso del

Plenum Internazionale a Verona. La sinergia tra i Segretari di Veneto, FVG e Trentino-A.A., Emilia Romagna e Umbria intravede in questi contatti una possibile iniziativa di fraternizzazione nell’ambito delle Regioni e dei Land già inseriti nella Comunità di lavoro civile “Alpe Adria”. Nel gennaio del 2002 il Progetto “Alpe Adria Scout” viene presentato al Consi-

glio Nazionale. La scelta di utilizzare il nome Alpe Adria , è la sua storia: “Alpe Adria affonda le sue radici nella diffusione del Cristianesimo che si propagò dalla romana Aquileia verso le regioni vicine e le province transalpine di Raetia (parte dell’attuale Svizzera ed il Tirolo), Norico Savia (Austria e parte nord della Slovenia) e Pannonia (Slovenia) fin dal

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Dossier: Vita all’aperto IV secolo. Attorno ad Aquileia si raccolsero più di una ventina di diocesi, situate sia nella Cisalpina che al di là delle Alpi orientali, dando vita alla più estesa provincia ecclesiastica della cristianità occidentale. Va qui ricordato che in quel momento storico, caratterizzato da una dinamica evoluzione e modificazione delle strutture politiche e amministrative del mondo romano, uno dei principali elementi di continuità e stabilità tra l’età antica ed il medioevo fu senza dubbio l’organizzazione ecclesiastica. La comunione tra popolazioni così diverse venne favorita dalla venerazione per un comune patrimonio di Santi. Nell’ VIII secolo il Patriarcato di Aquileia comprendeva una circoscrizione, estesa dall’entroterra veneto e istriano sino a tutta l’area infradanubiana, dalla Carinzia alla Baviera e dalla Slovenia all’Ungheria. Questa giurisdizione fu la più vasta dell’Europa medievale, raggruppando popolazioni di stirpe latina, slava e germanica.” Se Alpe Adria ha ritrovato queste radici comuni orientandosi verso un condiviso cammino di lavoro politico amministrativo, a maggior ragione anche lo scautismo adulto ha voluto a sua volta innestarsi su questa grande tradizione ecclesiale e, memore dell’unica grande comunione di fedeli costituita dal Patriarcato di Aquileia, proiettarsi verso un futuro europeo di condivisione della proposta scout tra gli adulti. Il 2 marzo 2002 a Cesclans, presso la base scout “Cuel del Nibli” (per i non friulani è il Colle del Nibbio), è avvenuto l’incontro tra il Masci di FVG e Veneto, con gli AS di Sti-

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ria, Carinzia e Slovenia. Durante il primo “Meeting Alpe Adria Scout” ,nel maggio 2002, a Monte Sommano (VI), si è tenuta la prima riunione organizzativa tra i delegati di FVG, Veneto, Trentino A.A., Umbria, Slovenia (presente il Presidente Nazionale), Stiria , presente il Segretario Generale delle Gilde austriache responsabile per i gemellaggi, è stato siglato il primo protocollo di intenti. Da quell’incontro è cominciata una continua, anche se lenta, scoperta delle varie realtà scout di questa vasta area europea, a quel tempo ancora dilaniata dall’ultima “cortina di ferro” esistente a Gorizia. Questi i passi salienti della nascita della Fraternità Alpe Adria Scout. Nel 2004 a S.Peter in Holtz (Austria) è avvenuta la storica firma dello Statuto. Ci si chiederà: qual’è lo scopo che questa Fraternità si prefigge ? Lo scopo della Fraternità Alpe Adria Scout è ben definita nell’art 1 dello Statuto che gli adulti scout delle varie Associazioni, attraverso i loro rappresentanti, hanno firmato nel 2004: “L’Alpe Adria è costituita

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da tutti gli scout che vogliono testimoniare la valenza dell’esperienza scout come fonte inesauribile per suscitare la fraternità tra i popoli, allo scopo di coltivare la Pace....Ogni aderente persegue.... i comuni fini della solidarietà e promozione della dignità umana”. La Fraternità è dunque costituita da singoli Adulti Scout che desiderano perseguire lo scopo statutario sopracitato. In questi nove anni di vita della Fraternità le iniziative ed i momenti di incontro sono stati numerosissimi al punto che farne il resoconto può diventare noioso. L’Alpe Adria Scout rappresenta un comune “cammino di crescita” che, per ora, è stato intrapreso con i fratelli austriaci, sloveni e alcuni croati: è forte la speranza di veder aderire a questa proposta altri fratelli dell’area di Alpe Adria ma non solo;contatti sono già avviati con lo Scautismo ufficiale croato e con gli Adulti Scout romeni. Questo è lo spirito che anima chi partecipa ai momenti della Fraternità, proiettati verso questo “nuovo mondo” forti della loro comune storia e delle tradizioni cristiane.


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B.- P. Park e la rete dei parchi scout ELIO CARUSO

B.-P. Park è nato – il 29 luglio 1991 – per l’esigenza di vari GruppiAGESCI di Roma e Provincia di poter disporre di un terreno da campeggio, vicino a Roma, ove poter effettuare le proprie attività in mezzo alla natura (preservandolo così dalla cementificazione), tenuto anche conto della sempre minore disponibilità di aree libere. Si è preferito peraltro disporre di un vasto terreno da campeggio, anziché acquisire un casale con poco spazio intorno. L’iniziativa è stata subito supportata dall’AGESCI Lazio, dal MASCI Nazionale e dal MASCI Lazio. E’stato pertanto acquistato un terreno di 35,600 ettari (a bosco ed a prato) nel Comune di Bassano Romano – VT (a 380 metri s.l.m.), a circa 60 km da Roma, con la stazione ferroviaria distante 2 km dall’ingresso di B.-P. Park. Successivamente si è ottenuta anche la possibilità di utilizzare gratuitamente un terreno – confinante – di circa 40 ettari, di proprietà dell’Università Agraria di Vejano. Nel corso degli anni ci si è impegnati per renderlo più accogliente, pur mantenendo il tipico stile scout che permette a capi e ragazzi di essere protagonisti, di costruire un campo a propria misura, di essere a contatto con la natura. Oggi è – secondo noi – sufficientemente attrezzato: in particolare, oltre al portale (alto 14 metri) ed all’alza bandiera, c’è una “tana” con 30 posti letto a castello, 4 complessi di servizi igienici (per un totale di 39 gabinetti + 4 per persone diversamente abili +

12 docce all’aperto), 9 gruppi di lavandini (per un totale di 108 rubinetti + 18 docce all’aperto), un pozzo con impianto di potabilizzazione ed un de-

puratore, 3 angoli dello spirito, ecc. E’ gestito da circa 50 volontari “puri” che assicurano turni di presenza tutti i fine settimana dell’anno nonchè du-

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Dossier: Vita all’aperto rante le vacanze di Natale, di Pasqua e nei mesi estivi, per accogliere le Unità scout che vogliano farvi attività. Vi vengono inoltre proposte gratuitamente attività di scouting (cucina, natura, osservazione delle stelle, pionieristica, primo soccorso, espressione, ecc.), in particolare in occasione dei campeggi estivi. Favorisce gli scout in hike, nonché le squadriglie che vogliano effettuare proprie “uscite” o realizzare delle “imprese”. E’ uno dei terreni da campeggio più economici di tutta Europa, grazie proprio alla collaborazione dei nostri 50 volontari “puri”. E’ mediamente frequentato da circa 3.500 scout nel corso dei fine settimana nonché da un migliaio di scout – di 10 Nazioni – nei mesi estivi. In occasione del Convegno Capi AGESCI del 1997, i Capi di B.-P. Park presenti realizzarono un inchiesta sulle difficoltà che le Unità incontravano in occasione di campeggi estivi; dalla “tavola rotonda” successiva nacque l’idea di propugnare la nascita di “un B.-P. Park in ogni Regione italiana”! In un incontro con altri Capi che gestivano terreni da campeggio nacque (nel 2008) l’idea di realizzare la RETE dei CENTRI SCOUT ITALIANI, per offrire – interagendo con leAssociazioni scout di riferimento, alle Unità che li frequentassero – degli spazi educativi, senza fini di lucro. Oggi 11 Centri Scout (che fanno capo a 5 Associazioni Scout italiane - AGESCI, AMIS, ASSORAIDER, CNGEI e MASCI - e sono presenti in 9 Regioni) ne fanno parte. Per maggiori informazioni: www.centriscout.org . B.-P. Park fa parte del Goose Network, che riunisce 15 Centri Scout di 9 Nazioni Europee. Il nostro sito è www.bppark.it .

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L’insegna del B.-P. Park

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Alla ricerca di tesori nascosti A piedi tra i boschi di Sala. Fauna e flora FABRIZIO SILLI Sparsi qua e là nel “Bel Paese” esistono ancora (per nostra fortuna !) “scampoli di Natura” incredibilmente ben conservati dei quali, però, la maggior parte delle persone ignora perfino l’esistenza. Una di queste “oasi verdi” è proprio a due passi da Rieti, e nasconde gelosamente al suo interno cento e più “tesori”, in fiduciosa attesa che qualche “scarpinatore” di buona volontà vada a “dissotterrarli” . Quest’oasi ha un nome ed un cognome: è la Tenuta Regionale di Sala, quasi al confine fra Lazio, Umbria ed Abruzzo e a soli 90 chilometri da Roma. Boschi, pascoli, antichi casali: questa, in sintesi, la “carta d’identità” della Tenuta Regionale di Sala: un comprensorio di circa 1500 ettari distribuiti lungo una dorsale dal profilo piuttosto uniforme che si interpone fra due profonde valli fluviali della provincia reatina: quella del Salto e quella del Turano. Percorrendo la provinciale n. 30 - che per un bel tratto corre lungo il crinale - ci si offrono due differenti prospettive: sul lato

nord-orientale, in un arco di 180 gradi, si ha modo cogliere, in un unico colpo d’occhio, sia il gruppo montuoso dei Reatini, con al centro il Terminillo, sia i Monti del Cicolano. Sull’opposto versante, in direzione del Tirreno, l’orizzonte è segnato dall’ondulata successione dei Monti della Sabina. Dal febbraio del 1980 la Tenuta fa parte del Demanio regionale del Lazio, dopo che per una ventina d’anni circa l‘Azienda di Stato per le Foreste Demaniali - subentrata ai precedenti proprietari - ne aveva curato la gestione. In un secondo tempo alla fine degli anni ’90, per l’esattezza l’Amministrazione regionale ha ritenuto opportuno concedere “in uso” la Tenuta, per un periodo di oltre 40 anni, ad un Consorzio di 7 soci (Consorzio del quale fa parte il MASCI attraverso la Cooperativa Strade Aperte) allo scopo di promuovere la valorizzazione del patrimonio naturale di questo vasto territorio, garantendone nello stesso tempo l’integrità. Alla Cooperativa Strade Aperte, in particolare, sono

stati assegnati parecchi ettari di boschi e pascoli ed un casale (Casale S. Anna, con relative pertinenze): risorse preziose da destinare ad attività di gruppi scout. Vediamo ora di conoscere più da vicino i “connotati ambientali” della Tenuta, per molti versi simili a quelli di altre località dell’Alta Sabina, ma che presentano nello stesso tempo alcune particolarità. Innanzitutto sotto il profilo geologico, per la prevalenza di depositi lacustri (conglomerati, sabbie, argille) nella composizione dei terreni, sovrapposti al calcare massiccio che costituisce il basamento della dorsale. Per questo motivo e per la relativamente elevata piovosità la copertura forestale della Tenuta di Sala si presenta molto ricca e varia. L’ampio crinale, culminante negli 854 metri del Monte Moro, ed i fianchi della dorsale sono rivestiti per la massima parte da estesi boschi di latifoglie - oltre a qualche zona rimboschita a conifere - e da una macchia impenetrabile (lecci, eriche ed altre essenze tipiche di ambienti caldi ed asciutti) nei settori marginali della Tenuta. Qua e là ondulate zone a pascolo interrompono il folto, compatto mantello verde. La ricchezza di boschi della Tenuta (soprattutto sul versante della Valle del Salto, esposto a nord-est) è anche da mettere in relazione con il venir meno, a partire dagli anni ‘50 del ‘900, del loro sfruttamento, tradizionalmente praticato attraverso il taglio periodico (la ceduazione) di parte delle piante per ricavarne legna da ardere. Una forma di utilizzo della “risorsabosco” che implica un rapporto diretto e costante fra l’uomo e il territorio e che in molte zone è caduta in disuso per lo spopolamento delle aree meno favorite dalla natura e per la gravosità del mestiere di boscaiolo. Storicamente la presenza umana nel territorio di Sala (un toponimo che deriva dal vocabolo longobardo “sala” e che indica la residenza del proprietario o dell’amministratore di un’azienda agraria) è docu-

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mentata a partire dalla fine del XIV secolo. In modo particolare il nome di Sala si riferisce al piccolo borgo (tuttora abitato da una famiglia di poche persone) al quale si accede dalla strada provinciale per una stradina asfaltata di un chilometro circa. Assai pittoresco, con i suoi torrioni semicircolari, è anche l’antico borgo di Guardiola, risalente alla seconda metà del ‘300, affacciato sulla Valle del Turano, “a guardia” di una delle principali vie di accesso alla città di Rieti. Quest’angolo pressoché intatto del Lazio merita dunque maggiore attenzione da parte di chi persevera, anche da adulto, nella pratica della “vita all’aperto”, convinto che proprio tale esercizio contribuisce in maniera efficace a mantenere salde le proprie radici nel “terreno” di un sano scautismo. Superati i primi tornanti della provinciale chi proviene da Rieti ci si rende subito conto che il “dato paesaggistico” più caratteristico di questo settore del “Lazio più verde” è rappresentato proprio dai folti boschi di latifoglie che ci circondano da ogni lato. Un elemento distintivo che, a sua volta, rappresenta l’espressione visibile di quell’insieme di condizioni ambientali favorevoli che in altri settori del Preappennino “calcareo” riscontriamo di rado. La natura particolare del terreno, in grado di trattenere una certa quota di umidità anche in piena estate, gioca infatti un ruolo importante nella conservazione di quel connotato paesaggistico al quale ho accennato. Procedendo sulla provinciale facciamo

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perciò attenzione a cogliere altri interessanti particolari. Alla sempre maggiore naturalità del paesaggio vegetale si associano infatti, soprattutto in alcuni tratti, i segni di un intervento umano che, anche in questa zona dell’Alta Sabina, si è protratto per secoli, fin quasi ai giorni nostri. Se sui versanti esposti a mezzogiorno e a ponente prevale ancora la macchia di tipo mediterraneo governata a ceduo (lecci, filliree, corbezzoli ma anche eriche e lentischi: un muro compatto di vegetazione sempreverde sottoposto al taglio periodico per ricavarne legna da ardere) non mancano, nella stessa esposizione, più o meno ampie radure. Nella Tenuta di Sala l’allevamento del bestiame, oggi come in passato, non è mai venuto meno, anche se praticato in misura più ridotta rispetto ad altre zone dell’Italia

LUGLIO 2011 Centrale. E’ a questo criterio di utilizzo delle risorse naturali che va fatta risalire la formazione di aree a pascolo. Ma nelle aree dove tale pratica è stata abbandonata nel corso degli ultimi decenni una grama vegetazione arbustiva a ginepro comune e rosso, rosa canina, prugnolo, rovo (cui si accompagna costantemente la ginestra odorosa, dalle splendide fioriture giallooro) va sempre più diffondendosi, a conferma della tendenza naturale delle specie autoctone a ricolonizzare gradualmente gli spazi aperti ed a preparare il ritorno del bosco originario. Sul versante nord-orientale della dorsale, procedendo verso il Borgo di Sala, prevale invece un differente “paesaggio verde”: il bosco misto di latifoglie decidue. Un genere di paesaggio caratterizzato da associazioni vegetali che includono specie con esigenze molto diverse. Se nei tratti più asciutti e soleggiati si incontreranno con maggior frequenza, accanto a cerri e roverelle, altre piante che rifuggono istintivamente dall’umidità, come il carpino nero o l’orniello, altrove - soprattutto sui pendii più ripidi, nelle vallette più fresche ed ombrose, lungo i fossi che scendono in direzione del Gruppo del Terminillo - potremo osservare formazioni miste di carpino bianco, acero italico, nocciolo, ed, in gruppi isolati, esemplari di castagno e di faggio. I festoni dell’edera che avvolgono i tronchi ed i fusti lianosi della “madreselva” (il ben noto caprifoglio) pendenti dai rami creano, con la loro presenza, immagini di rara suggestione che il disfacimento delle piante morte sul terreno rende ancora più viva.


Dossier: Vita all’aperto Sporadiche apparizioni di pioppi tremoli completano il panorama vegetazionale della Tenuta. Man mano che si sale di quota il “paesaggio verde” del Sala muta però in maniera sensibile. Mentre sulle pendici più assolate un bosco misto sempre più rado (dove prevalgono la roverella, l’acero e l’orniello, dalle mille sfumature di colore nelle terse giornate autunnali) introduce elementi di novità nella zona a pascolo, sul versante “fresco” della dorsale (quello, per intenderci, che si affaccia sui Reatini) domina ormai fin quasi a fondo valle, incontrastata e compatta, la querceta d’alto fusto. Per lo più si tratta di cerrete già governate a ceduo ed attualmente in fase di riconversione. Una ragnatela di mulattiere le attraversa districandosi in un ricco sottobosco a ginepro comune e pungitopo, le cui bacche, di un vivo color corallo, contrastano d’inverno - con il verde-cupo della pianta. A questo genere di arbusti si associa spesso l’elleboro fetido, una ranuncolacea velenosa che deve il suo nome scientifico al penetrante, sgradevole odore delle foglie, mentre è più difficile imbattersi nella dafne, dalle precoci fioriture, e nel sempre più raro agrifoglio (specie, quest’ultima, protetta dalla legislazione regionale). Durante quasi tutto l’arco dell’anno, ma soprattutto in primavera, sia nel sottobosco che nelle radure, il nostro sguardo è catturato dai mille colori della flora spontanea tipica del preappennino laziale (crochi, primule, scille, violette, anemoni, ciclamini, colchici) e, fra aprile e giugno, dalla presenza di tante varietà di orchidee selvatiche - anch’esse specie protette. Da segnalare infine, per gli appassionati di micologia, numerose specie di funghi: boleti, russole, ovoli si incontrano con una certa frequenza in simbiosi con piante di quercia e di castagno, spesso a pochi passi dalla mortale “amanita phalloides”. La tranquillità che regna da decenni in questi boschi rende tuttora possibile l’incontro con animali selvatici (anche se, considerate le abitudini crepuscolari o notturne di molti di loro, le prove della presenza nella zona di questa o quella specie saranno fornite con maggiore probabilità dalla scoperta delle impronte lasciate sul terreno o fra la vegetazione da qualche esemplare di passaggio). Ulteriori, forse più intensi, motivi di sug-

gestione possono nascere dall’ascolto del canto degli uccelli: già alla fine di aprile, con il sopraggiungere della bella stagione, il silenzio del bosco è rotto dal caratteristico verso del cuculo o dal “pu-pu-pu” dell’upupa, dal vistoso, elegante piumaggio. Fra aprile e maggio, poi, la cerreta risuona dello “skaak” caratteristico della ghiandaia o della “risata” del picchio verde, intento a martellare col robusto becco a scalpello un tronco morto, alla ricerca delle larve che si annidano sotto la corteccia. In tutto l’arco dell’anno non è comunque raro scorgere, ai margini di una radura, la sagoma fulva di una volpe che ha appena “marcato il territorio” depositando su una pietra i propri inconfondibili escrementi. Né è difficile imbattersi nelle impronte lasciate dai cinghiali in prossimità delle pozze fangose dove questi animali amano rotolarsi, o sui camminamenti tracciati dai branchi durante i vagabondaggi notturni alla ricerca del cibo. Ma è forse proprio la scoperta occasionale, fra le foglie secche, degli aculei bianconeri dell’istrice, o l’individuazione - sotto la corteccia di un ceppo marcio o accanto ad una pozza d’acqua - di un “protagonista” apparentemente “di secondo piano” della miracolosa vicenda della Vita: un insetto dall’aspetto trascurabile, o un piccolo anfibio in “tuta mimetica”, la cui presenza ai margini del sentiero che stiamo percorrendo ci porta a riflettere sulle straordinarie meraviglie della Creazione… Anche qui, nei boschi di Sala, se pre-

LUGLIO 2011 stiamo un po’di attenzione, ci accorgiamo infatti che le piante e gli animali fanno parte di una “comunità”, il cui equilibrio interno è regolato da un insieme di leggi naturali molto precise. Le diverse specie vegetali si contendono lo spazio alla ricerca - ciascuna secondo le proprie esigenze - della luce, dell’acqua e delle sostanze nutritive, mentre la riproduzione di quelle piante che producono fiori è spesso affidata agli insetti impollinatori. Alcune specie di funghi, a loro volta, vivono in intimo rapporto con determinate piante delle quali favoriscono la crescita, mentre altre specie contribuiscono alla decomposizione del legno degli alberi morti. Se la sopravvivenza delle numerose specie di animali selvatici (mammiferi, uccelli, insetti ecc.) che vivono nei boschi di Sala è assicurata dalla presenza di una copertura vegetale in buone condizioni di salute, ciò è dovuto ai criteri in base ai quali l’uomo, che per generazioni è vissuto in questa zona, ha utilizzato - con discrezione e buon senso - le risorse naturali a sua disposizione, lasciandoci tracce evidenti della sua presenza e delle sue azioni. Non tralasciamo, quindi, di considerarne il significato: quelle “tracce” sono lì a ricordarci che è sull’uomo - al quale è stato affidato il compito di amministrare con oculatezza le infinite ricchezze del Creato - che incombe la responsabilità di non farne un uso egoistico e di garantirne l’integrità per trasmetterle alle generazioni che verranno dopo di lui.

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Le Vie Francigene: vie di fede e di cultura. Il pellegrinaggio è stato, ed è, il momento più e significativo della spiritualità. Nel corso dei secoli lungo queste strade hanno camminato pellegrini e viandanti, umili e potenti, uomini e donne per raggiungere fortificare la propria fede, per sciogliere un voto, per richiedere una grazia o più semplicemente per raggiungere i luoghi più celebri della fede cristiana: un santuario, una località di culto, un luogo di martirio. Lungo queste strade i pellegrini si scambiavano usi e costumi, credenze e certezze, cibo, arte, scienza. Attraverso queste vie la cultura cristiana si è diffusa per tutta l’Europa. La Via Francigena, anticamente chiamata Via Romea, è parte di un fascio di vie che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell’epoca medievale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. Il più antico resoconto di pellegrinaggio, noto come Itinerarium Burdigalense, risale all’anno 333 e narra il viaggio di un pellegrino da Burdigala, l’attuale Bordeaux in Francia, fino a Gerusalemme. Il tracciato tradizionale della Via Francigena è quello descritto dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico che, intorno all’anno 990, si recò a Roma per ricevere dal Papa il pallio. Rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea in epoca medioevale, ma non esaurisce le molteplici alternative che giunsero a definire una fitta ragnatela di col-

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Route estiva lungo la Via Francigena, 10-20 agosto Routes Lungo la Francigena il MASCI in cammino lungo la via Francigena. Sull’esperienza degli anni scorsi anche quest’anno si è intenzionati a percorrere un tratto della Via Francigena. ed in particolare il tratto che porta dal San Gran Bernardo a Vercelli. La proposta viene rivolta a tutti colore che desiderano fare una decina di giorni di cammino con lo stile del pellegrino secondo la metodologia scout della spiritualità che solo la strada può donarci. Il periodo prescelto è quello dal 10 al 20 Agosto. Con le seguenti tappe: Colle del Gran San Bernardo – Etroubles -Aosta Chambave, Crotta de Vignerons Chambave-Verrès - Pont Saint Martin - Ivrea Ivrea-Viverone ( possibile sosta nel monastero di Bose)-Santhià Vercelli. Per informazioni: Luciano Pisoni - Cell. 347.7139968 E-mail: luciano_pisoni@virgilio.it legamenti che il pellegrino percorreva a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati, delle credenze religiose legate alle reliquie dei santi.Il Masci ha dichiarato sua impresa nazionale il pellegrinaggio lungo la Via Francigena, riconosciuta dal 1994 quale itinerario culturale dal Consiglio d’Europa.


Commento alla liturgia

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Innamorati di Gesù Commento alle letture della liturgia per il mese di agosto. D.

LUCIO GRIDELLI

Avevo scritto il mese scorso che mi riservavo di catalogare sia i cinque discorsi nei quali Matteo ordina l’insegnamento di Gesù che i cinque “libri” nei quali i commentatori usano riunire fatti e discorsi dei capitoli 3 – 25 che si leggono nel tempo ordinario. Ogni libro è composto da una sezione narrativa e una sezione didattica. Più volte il procedimento risulta un po’ artificioso, ma spesso aiuta a inserire i brani in un certo contesto. (3,1-2) In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». (4,17) Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Il tema generale è il Regno! Matteo segue l’uso ebraico di non nominare il nome di Dio, ma Regno dei cieli equivale a Regno di Dio.

Fra le innumerevoli classificazioni scelgo questa: 1) IL PROGRAMMA DEL REGNO 3-7 Preparazione e primo annuncio in Galilea Il discorso del monte (5 – 7), sintesi dell’insegnamento di Gesù, rivelativo della volontà del Padre e della nuova obbedienza dei discepoli. 2) I MISSIONARI DEL REGNO 8 - 10 Viaggio taumaturgico-missionario di Gesù, ciclo di dieci miracoli Discorso missionario ai discepoli (9,37— 11,1). È polarizzato sulle persone dei missionari; consegne per il loro lavoro, preannuncio delle persecuzioni ed esortazione ad affrontarle con coraggio, esigenze radicali che ad essi si impongono, accoglienza del loro messaggio. 3) I MISTERI, cioè la realtà profonda, DEL REGNO 11 – 13,52 Fede e incredulità intorno a Gesù Il discorso in parabole (13). Gesù rivela i

segreti del regno di Dio, cioè la realtà misteriosa dell’avvenimento ultimo che irrompe nella storia, di cui costituisce il superamento 4) L’ORGANIZZAZIONE DEL REGNO 13,53 - 18 Distacco da Israele e preparazione degli apostoli Il discorso sulla Chiesa (18). I rapporti interni della comunità cristiana: attenzione ai piccoli, cioè ai credenti messi ai margini, e fraternità reciproca 5) LA CONSUMAZIONE, cioè la fase definitiva, DEL REGNO 19 -25 Viaggio messianico a Gerusalemme Il discorso escatologico (24 – 25), preannuncio della venuta finale di Cristo ed esortazione a una attesa vigile, impegnata e fedele Le domeniche di agosto, dalla XVIII alla XXII, non comprendono nessuno dei cinque discorsi di Gesù! Saremmo in quella che è stata chiamata la sezione narrativa

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Commento alla liturgia del “quarto libro” (capp 14 – 17): Distacco da Israele e preparazione degli apostoli. Gli episodi che la liturgia sceglie sono: la prima moltiplicazione dei pani Gesù cammina sulle acque e chiama Pietro guarigione della figlia di una Cananea il primato di Pietro il primo annuncio della passione e le condizioni per seguire Gesù. Ho tratto da “Lectio divina per ogni giorno dell’anno – vol. 13 – Queriniana” una sintesi. «Le domeniche 18-24: il mistero della chiesa. La chiesa è la comunità dei discepoli di Gesù chiamati come lui a ‘sentire compassione’ verso gli uomini e offrire cibo abbondante (18a domenica), ad avere fede in Gesù e a scoprire e sperimentare la potenza della sua presenza nelle tempeste della vita (19a domenica). La fede in Gesù è offerta dal Padre a tutti gli uomini, anche a quelli che non fanno parte del popolo d’Israele, come la cananea (20a domenica); e si esprime pienamente professando con Pietro che Gesù è «il Messia e il Figlio del Dio vivente» (21a domenica). Questa fede porta i discepoli ad accettare il mistero della croce (22a domenica), a vivere in una comunità correggendosi fraternamente, pregando gli uni per gli altri (23a domenica) e perdonandosi sempre reciprocamente perché così fa il Padre celeste (24a domenica) ». Scorriamo il testo. Saputo che Erode aveva fatto uccidere Giovanni Battista Gesù … partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Marco aggiunge: e cominciò a insegnare loro molte cose. Poi questa compassione si concretizza anche nella distribuzione dei pani e dei pesci alla folla. Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. C’è un motivo! Solo Giovanni (cap. 6) aggiunge che, nell’entusiasmo, la folla vuol farlo re! Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. Il vangelo parla della preghiera di Gesù proprio nei momenti di difficoltà, di scelta e di decisioni. La barca intanto distava già qualche mi-

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glio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!». Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Gesù lo dice a Pietro. Poco dopo invece alla donna cananea dirà: Donna, davvero grande è la tua fede! Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: Pietà di me, Signore, … Matteo, da buon ebreo, evidenzia il progetto divino: il Messia avrebbe dovuto consegnare il suo messaggio a Israele e Israele avrebbe dovuto diffonderlo in tutto il mondo. Ecco perché viene evidenziata la resistenza di Gesù nei confronti della straniera. Per questo e anche per mettere in rilievo la costanza della donna. Sia in un caso che nell’altro la fede è presentata come il fidarsi della persona di Gesù. Rimando al prossimo mese la riflessione sul primato di Pietro e mi fermo sui testi successivi che contengono insegnamenti molto impegnativi per la nostra vita cristiana di ogni giorno. Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. È il primo di tre espliciti annunci che i sinottici riferiscono, ma per noi mi pare importante rilevare quel che segue: Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me,

LUGLIO 2011 satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». bè la pietra che posta in mezzo alla strada ti fa inciampare. Satana non è necessariamente il nome del diavolo. Fabris usa renderlo come “colui che ti mette il bastone fra le ruote”, il “guastafeste”. Pure il rimprovero è durissimo. Pietro ostacola i progetti di Dio. Noi, io, tu, pensiamo secondo Dio o secondo gli uomini? Seguiamo la logica del mondo o cerchiamo di capire la logica di Dio, anche quando questa sembra incomprensibile? Ancora una volta, ci fidiamo o no? Il Signore ci ha donato il suo Spirito. Solo pregando e ascoltandolo possiamo trovare risposte, sia pure parziali. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Non mi stancherò mai di ripetere che il fine è venire dietro a me, seguire Gesù, diventare discepoli. Prendere la croce è solo un mezzo. Se mi scelgo una guida, mi fido e la seguo. Quante volte io stesso ho fatto da guida ed ho preteso che gli altri mi seguissero … Ma qua entra in gioco un altro elemento determinante, l’amore. Se m’innamoro di una persona, non conosco ostacoli, pur di raggiungerla e starle vicino. Siamo innamorati di Gesù? Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Correttamente la nuova traduzione CEI ha reso bnon con anima, ma con vita, la propria persona, se stesso. Salvare e perdere … l’aramaico di Gesù è un po’ come l’inglese di tanta gente oggi; non possediamo le sfumature, manca il comparativo. Noi potremmo tradurre “rischiare”, “mettere in gioco”. Anche se di una certa età, abbiamo conservato un po’ di spirito d’avventura? Né sventati né avventati, ma neppure spaventati dalla novità. E il seguire Gesù è ogni giorno una novità. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.


Vita della Chiesa

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XXV Congresso Eucaristico Nazionale Un’opportunità di servizio Nei prossimi mesi Ancona sarà il cuore della Chiesa Italiana. Il XXV Congresso Eucaristico Nazionale rappresenta infatti per la realtà locale del capoluogo marchigiano, così come per tutta la Comunità ecclesiale, un atto di fede nell’Eucaristia e un evento di comunione. Il Congresso costituisce anche un’opportunità per i giovani e gli adulti che vorranno partecipare come volontari a servizio del prossimo, assaporando la bellezza della gratuità e del dono personale di sé. Chi decide di far propria questo tipo di esperienza, incarna appunto il gesto compiuto nella prima mensa Eucaristica. “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». (Mt 26, 26)”. L’adesione al Progetto Volontariato, all’interno del Congresso Eucaristico Nazionale, si colloca come un’occasione di crescita spirituale ed umana, rappresentando da un lato l’essenza del servizio e dall’altro una ricchezza irrinunciabile in termini di contributo concreto alla realizzazione dell’incontro. Nello specifico sono previsti circa 800 volontari provenienti da ogni diocesi d’Italia, per l’accoglienza dei congressisti nei luoghi in cui si svolgeranno le iniziative e gli eventi. Come noto, infatti, oltre all’Arcidiocesi di Ancona – Osimo, saranno coinvolte anche le Diocesi della Metropolia, ovvero Senigallia, Jesi, Loreto e Fabriano. Il volontario avrà funzioni e compiti distinti in base alle necessità dell’evento per cui sono chiamati al servizio, ovvero: assistenza e informazioni ai congressisti, assistenza ai luoghi delle

celebrazioni e degli eventi, allestimento e gestione delle strutture ed infine gestione di “Casa volontari”, il luogo in cui i giovani e gli adulti volontari alloggeranno gratuitamente durante la settimana del CEN. E’ prevista inoltre una duplice possibilità di partecipazione, in modo da agevolare la partecipazione anche di chi può mettere a disposizione minor tempo. Per garantire al meglio l’accoglienza dei pellegrini e dei congressisti, è prevista sia la possibilità di prestare servizio durante tutta la settimana del Congresso Eucaristico, per cui si richiede che la permanenza ad Ancona sia dall’1 all’11 settembre, ma anche la facoltà di partecipare come volontari dall’ 8 all’11 set-

tembre, quando la maggior parte delle persone confluirà nel capoluogo marchigiano. L’iscrizione non comporta alcuna spesa da parte dei volontari, i quali saranno coperti da una polizza assicurativa ad hoc, che tenga conto di tutte le attività che saranno chiamati a svolgere nel periodo dell’evento. Allora, cosa aspetti? Se sei motivato all’esperienza di servizio, aderire è semplice. Collegati al sito www.congressoeucaristico.it e nella pagina dedicata ai volontari troverai tutte le informazioni con lo specifico modulo da compilare o chiamaci al numero 071.2855541. Ancona ti aspetta.

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Vita della Chiesa

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ALCUNI APPUNTAMENTI IMPORTANTI ANCONA, VENERDÌ 2 SETTEMBRE 2011 Ore 18.00 Inaugurazione mostra “Alla mensa del Signore” (Mole Vanvitelliana)

ANCONA, SABATO 3 Ore 15:00 Arrivo del Legato Pontificio al porto di Ancona Ore 16.30 Teatro delle Muse: Incontro e saluti delle Autorità civili al Legato Pontificio Ore 20.00 Accoglienza della Croce proveniente dalla XXVI GMG di Madrid

ANCONA, DOMENICA 4 Ore 11.00 Celebrazione Eucaristica di apertura (Piazza Plebiscito – Diretta RAI) Ore 21,30 Concerto di Giovanni Allevi accompagnato dall’Orchestra Filarmonica marchigiana (Area Fincantieri)

ANCONA, LUNEDÌ 5 Ore 21.00 Musical (Mole Vanvitelliana, Spazio Giovani) Ore 21.00 Commedia (Auditorium Ente Fiera) ANCONA, MARTEDÌ 6 Ore 20.00 Via Crucis (in collaborazione con Europassione per l’Italia)

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JESI, GIOVEDÌ 8 LORETO, MARTEDÌ 6 Ore 10.00 Ore 16.00 Benedizione eucaristica per i malati Incontro delle Confraternite (Palazzetto dello Sport) (Piazza della Madonna) ANCONA, VENERDÌ 9 Ore 21.00 ANCONA, MERCOLEDÌ 7 “Stabat Mater” di G. B. Pergolesi Ore 14.30 (Cattedrale di S. Ciriaco) Manifestazioni sportive e bande musicali (Varie piazze della città) OSIMO, VENERDÌ 9 Ore 21.00 FALCONARA, MERCOLEDÌ 7 Rappresentazione teatrale Ore 14.30 (Teatro La Nuova Fenice) “Oratorio in piazza” OSIMO, MERCOLEDÌ 7 Ore 14.30 Manifestazioni folcloristiche, tradizioni e rievocazioni storiche FABRIANO, MERCOLEDÌ 7 Ore 19.00 “Festa contadina”

ANCONA, GIOVEDÌ 8 Ore 18.00 Processione Eucaristica

ANCONA, SABATO 10 Ore 14.00 Pellegrinaggio nazionale delle famiglie (Area portuale) Ore 17.30 Momenti museali e teatrali (Area Fincantieri - diretta RAI)

ANCONA, DOMENICA 11 Ore 10.00 S. Messa celebrata da S. S. Benedetto XVI (Area Fincantieri – diretta RAI)


Biblioteca della comunità J. Stiglitz, A. Sen, J.P. Fitoussi La misura sbagliata delle nostre vite. Perchè il PIL non basta più per valutare benessere e progresso sociale ETAS Libri

Stefania Bertolini Roberto Farne’

Vittorio Pranzini Federica Zampighi LEOPARDO SPENSIERATO PIERO BERTOLINI E LO SCAUTISMO A cura di V. Pranzini Edizioni scout Fiordaliso, Roma, 2010

Quando Piero Bertolini ci ha lasciato, nel settembre del 2006, un gruppo dei suoi allievi e più stretti collaboratori, dai più anziani ai più giovani, si è posto il problema di come proseguire un cammino di studio e di ricerca nel campo della pedagogia, mettendo a frutto i suoi insegnamenti. Questo libro vuole essere un contributo in questa direzione e si caratterizza, soprattutto, per due aspetti: la scelta di un tema specifico e la peculiarità degli autori. Relativamente al tema abbiamo voluto ripercorrere il rapporto di Bertolini con lo scautismo, dalle prime esperienze giovanili fino alle sue ultime riflessioni, per sottolineare l’importanza della sua “pedagogia scout” nell’ambito, non solo nazionale, di questo movimento giovanile. Per quanto riguarda gli autori si tratta di persone legate a Piero da rapporti differenti: la figlia Stefania, anch’essa studiosa di problematiche educative; Roberto, uno dei suoi allievi, ora direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna; Federica, una delle sue ultime allieve; infine Vittorio, suo allievo e che lo ha sostituito alla direzione dell’istituto di rieducazione “C. Beccaria” di Milano, continuando per tutta la vita una collaborazione professionale e un’amicizia caratterizzata dai valori dello scautismo. Ognuno di loro, sulla base delle rispettive competenze e interessi, ha sviluppato una parte del libro con senso di continuità con le altre: innanzitutto alcuni elementi biografici relativi al rapporto fra Piero e lo scautismo, con la bibliografia completa degli scritti su questo tema; la presentazione del suo “Quaderno di caccia”, una preziosa e inedita testimonianza degli anni dell’adolescenza; la raccolta, per grandi temi, delle principali opere sullo scautismo; il percorso fatto da Bertolini dallo scautismo alla pedagogia, per costruire nel tempo la propria identità scientifica e professionale. Concludono il libro le testimonianze di Andrea Canevaro e Giovanni Catti, entrambi legati oltre che da una lunga amicizia e collaborazione nel settore della ricerca educativa anche da una comune passione per lo scautismo.

Il Prodotto Interno Lordo è ancora un indicatore affidabile del progresso economico e sociale? No, non lo è. Ad affermarlo sono i premi Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz e Amartya Sen e l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che nel 2008 sono stati invitati da Nicolas Sarkozy - autore della prefazione - a istituire una commissione di esperti per rispondere alla domanda e stendere un programma per sviluppare metodi di misurazione migliori. “La misura sbagliata delle nostre vite” è il risultato di questo sforzo, fondamentale per il futuro della nostra economia e della nostra società. Dopo aver preso in considerazione i grossi limiti del PIL come sistema di valutazione del benessere delle società, gli autori introducono nuovi concetti e strumenti utili allo scopo, dagli indicatori della sostenibilità dello sviluppo economico alla misura del risparmio e della ricchezza, fino a un PIL “verde”, in grado di tener conto delle conseguenze ambientali della crescita. Una guida essenziale per misurare le cose che contano e affrontare il futuro.

LUGLIO 2011 chie arabe del Golfo Persico, ma i loro successi stanno facendo spuntare imitatori in gran parte del mondo in via di sviluppo. A una generazione dal crollo del comunismo, lo Stato - quale proprietario e controllore di ricchezza, investimenti e imprese - è clamorosamente tornato al centro della scena. Interi settori dell’economia interna sono passati sotto il controllo dei governi. Oggi le compagnie petrolifere di proprietà pubblica detengono i tre quarti delle riserve mondiali di greggio. I paesi a capitalismo di Stato si avvalgono delle imprese pubbliche per intervenire sui mercati mondiali nei settori più disparati, dall’aeronautica alla cantieristica,dalla produzione di energia a quella degli armamenti,alle telecomunicazioni, al petrolchimico.

J. Bremmer La fine del libero mercato Il Sole 24 Ore

Siamo alla vigilia di un nuovo tipo di Guerra fredda? Sta per scatenarsi la lotta per il predominio fra sistemi economici in concorrenza? Numerosi governi autoritari, attratti dalla forza economica del capitalismo ma timorosi di misurarsi con liberi mercati fuori del loro controllo, hanno inventato qualcosa di nuovo: il capitalismo di Stato. In questo sistema, i governi si servono dei mercati per creare ricchezza da utilizzare secondo le esigenze del potere politico. I personaggi principali di questa vicenda sono gli uomini che guidano la Cina, la Russia e le monar-

Paola Dal Toso PER UNA PERSONA SOCIALE Editrice LA SCUOLA

Ha ancora senso formare alla socialità in un tempo caratterizzato da forte individualismo? Che valore può avere tale impegno? Come aiutare i ragazzi a crescere nella consapevolezza di sé e del mondo, a esercitare la libertà e la responsabilità, a rapportarsi agli altri in maniera costruttiva? Perché mai far parte di un’associazione a carattere educativo? Sono alcuni degli interrogativi ai quali prova a rispondere questo testo, proponendosi di riscoprire il valore educativo dell’esperienza aggregativa: impararea stare con gli altri rispettandoli e condividendo obiettivi da raggiungere insieme è un’opportunità straordinaria per la crescita dei futuri cittadini. Paola Dal Toso è ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona, dove insegna Storia dell’Educazione e della Pedagogia. È Segretario generale della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali.

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Controcorrente DI

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ROMANO FORLEO

La mia nipotina ha presentato alla licenza liceale una tesina a me particolarmente caro: la felicità. Tema caro per due ragioni. La prima perché sta al fondamento della proposta pedagogica scout. La seconda perché avendo avuto la fortuna di incontrare uno dei più qualificati professori di economia politica, Leonardo Becchetti, mi sono sempre più convinto della ipotesi che lui sta perseguendo: non è cioè il PIL che misura il benessere di un popolo, ma la valutazione soggettiva della “soddisfazione di vita”, cioè quanto ciascuna persona si sente felice. Oggi abbiamo dei mezzi per valutare concretamente il grado di felicità personale e collettiva di una determinata comunità sociale. Kahnemann ha preso per questo il premio Nobel per l’economia. Baden-Powell, come al solito, aveva proposto un via per essere felici, ai giovani che, subito dopo la prima guerra mondiale riprendevano a vivere, proponendo il suo noto sillogismo “ognuno cerca nella vita il successo, il successo per essere felici è servire gli altri”. Padre Doncoeur, il fondatore della Route degli Scouts de France , aveva rafforzato il concetto del “rovering” proponendo ai giovani cattolici “strada, povertà, preghiera”. Ma lo scautismo si trovò allora dinanzi alle dittatura comuniste, fasciste e naziste e, soprattutto, dinanzi ad un concetto di felicità basato sul raggiungimento personale

e collettivo di felicità, centrato solo sulla creazione di un valore economico, sulla crescita materiale, sul benessere economico. Questo ha portato ad un attenuarsi della spinta rivoluzionaria dello scautismo che, facendo fare esperienza di essenzialità e proponendo ai giovani una vita più sobria ed austera (“vita rude”), aveva in sè i germi che consentivano di costruire il mondo “un po’ migliore di come lo avevamo trovato”. La crisi, diciamolo sui tetti, non solo accrescerà la fascia di “poveri assoluti”, morti di fame e di sete, ridotti a vivere in situazioni disumane, ma anche di giovani con crescente difficoltà a trovare un lavoro e un minimo di guadagno per mantenere una famiglia, anche qui nella nostra Italia. E’ ora che i nostri governanti cessino di nascondere che la attuale crisi sarà risolta, come nel 1939, da un “liberismo rattoppato da iniezioni statali“ di keynesiana memoria. Questo mi raccontava Domitilla, dicendomi però che non saranno quattro scalcagnati boy scout , e neppure i “pariolini” suoi amici, ….e neppure un nonno sognatore , che riusciranno a capovolgere questa assurda corsa ai consumi (spesso di cose inutili) in cui lei stessa è cresciuta e nei quali, diciamocelo francamente anche noi siamo spesso precipitati.

Vita all’aperto: una palestra per lo scautismo Giovanni Morello

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La vita all’aperto è metafora della vita Riccardo Della Rocca

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“…oltre la siepe va … Alberto Albertini- Ernesto Albanello

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In Burundi in marzo 2011 Cristina Maccone

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Remar: Progetto familias acolhedaroas Cristiana Albertini- Sandro Delaini

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Spiritualità della strada Sergio Valzania

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La fraternità Alpe Adria Scout Paolo Modotti

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B.-P. Park e la Rete dei Parchi scout Elio Caruso

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Alla ricerca dei tesori nascosti Fabrizio Silli

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Le vie francigine

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Innamorati di Gesù d. Lucio Gridelli

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XXV Congresso Eucaristico Nazionale

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Biblioteca della Comunità

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Controcorrente Romano Forleo

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N° 7· Anno 53 luglio 2011

ISCRITTO AL TRIBUNALE DI ROMA Al n.° 6920/59 del 30/05/1959

PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO

PRESIDENTE NAZIONALE: Riccardo Della Rocca SEGRETARIO NAZIONALE: Alberto Albertini DIRETTORE RESPONSABILE: Pio Cerocchi DIRETTORE: Giovanni Morello Via L. Micara 43 00165 Roma Tel. 06. 68193064 Fax 06. 68131673 Cell. 320. 5723138 - 339. 6541518 e-mail: giovanni.morello@artifexarte.it COLLABORANO IN REDAZIONE Giorgio Aresti Carlo Bertucci Paola Busato Bertagnolio Matteo Caporale Gaetano Cecere Carla Collicelli Paola Dal Toso Maurizio de Stefano Vincenzo Flavi Romano Forleo Dora Giampaolo Mario Maffucci Franco Nerbi Maurizio Nocera Mario Sica Sergio Valzania

REDAZIONE Via Picardi, 6 – 00197 Roma

GRAFICA Graphic Art Production Cristina Casamirra

Sommario

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STAMPA T. Zaramella Real. Graf. s.n.c. Caselle di Selvazzano (PD) E-mail: tzaram00@zaramella.191.it

EDITORE, AMMINISTRATORE E PUBBLICITÀ: Strade Aperte Soc. coop. a.r.l. Via Picardi, 6 – 00197 Roma tel. 06/8077377 – fax 06/8077047 Iscritta al Registro degli operatori di comunicazione al n. 4363 ABBONAMENTO ORDINARIO A 11 NUMERI E 3 QUADERNI DI STRADE APERTE: Euro 20,00 da versare sul ccp. n. 75364000 INTESTATO: Strade Aperte, coop. a.r.l. Via Picardi, 6 – 00197 Roma

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TIRATURA: Copie 5.000

Chiuso in Redazione il 6 luglio 2011

QUESTO NUMERO È STATO SPEDITO DALL’UFFICIO POSTALE DI PADOVA CENTRALE IN DATA:


Strade Aperte Luglio 2011