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NUMERO 8-9

AGOSTO

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SETTEMBRE

2011 -

ANNO

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Un numero sensazionale! GIOVANNI MORELLO

PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO

SPEDIZIONE IN A.P. 45% ART. 2 COMMA 20/B LEGGE 662/96 DAL C.M.P. PADOVA

EURO 2,00 LA COPIA

EDITORE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITA’: Strade Aperte Soc. coop. a.R.L., Via Picardi, 6 – 00197 Roma, www.masci.it SOMMARIO IN ULTIMA PAGINA

Questo numero doppio di Strade Aperte, targato agosto-settembre, è un numero veramente eccezionale. Innanzitutto per il lancio Calendario 2012 del Masci. Il calendario è illustrato con le foto della base nazionale di Sala: ormai una realtà consolidata per le attività del movimento. Il calendario 2012 viene inviato gratuitamente a tutti i nostri abbonati ma, nello stesso tempo, si invitano tutti i soci e tutte le comunità a farsi promotori di una vasta campagna di autofinanziamento (secondo le modalità che trovate all’interno) sia per la Base nazionale di Sala che per le singole comunità. È la prima volta (a quanto mi risulta) che il movimento viene invitato ad impegnarsi in una impresa simile, che servirà a realizzare le ultime infrastrutture necessarie a rendere ben funzionale la base, non solo per il Masci, ma anche come luogo appetibile per le attività dello scautismo giovanile, soprattutto per campi estivi e vacanze di Branco. Sono certo dell’impegno che tutte le comunità vorranno riservare a questo invito: è un impegno di onore. L’onore è una parola che troviamo scritta nel primo articolo della Legge scout. Proprio alla Legge scout è dedicata la parte centrale di questo numero, con una serie di articoli che speriamo possano servire ad un dibattito su questo importante tema, proprio alla ripresa delle attività sociali. La Legge scout, sia che sia stata pronunciata da ragazzi o da giovani nelle associazioni giovanili, sia – anzi direi soprattutto – se pronunciata da adulti nel Masci, è il codice di condotta che deve

guidare le azioni di ogni scout ed impregnarne il suo stile di vita. Il nostro presidente, Riccardo Della Rocca, ci ricorda, nel suo intervento, un aureo libretto, intitolato “Noi e la società”, dovuto alla penna di Giuseppe Mira, che fu uno dei primi presidenti del Masci, in cui la Legge scout viene reinterpretata e attualizzata alla luce delle istanze e delle urgenze della società contemporanea, fermo restando il suo valore di faro sicuro per la vita di ogni scout e guida. Un libro, ormai esaurito da tempo, che vale certo la pena ristampare, per aiutare le comunità nella loro riflessione su questo importante tema. Dal 27 luglio al 7 agosto scorso si è tenuto a Rinkaby (Svezia) il XXII Jamboree mondiale delle associazioni giovanili scout aderenti al Bureau mondiale dello Scautismo (WOMS). E’ stata un’esperienza come al solito entusiasmante per i partecipanti, ma anche per il Masci, impegnato con suoi dieci qualificati “ambasciatori” in una straordinaria attività di servizio, che ha riscosso un entusiastico successo da parte di guide, scouts e capi. Nelle pagine interne trovate alcune belle foto che ricordano l’avvenimento. Mentre vi giunge questo numero della rivista è in corso a Como la XXVI World Conference ISGF, l’Organizzazione mondiale degli scouts e delle guide adulti. Potete seguire l’avvenimento collegandovi al sito www.stradeaperteonline.it che a sua volta sarà collegato direttamente con Villa Olmo a Como. Buona lettura.


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Isola della Competenza Educazione alla pace PEPPE ANGELONE Il tema dell’educazione alla pace, sempre di grande attualità, è un tema trasversale che interessa molti degli impegni e delle attività del Masci. Non vi sono, infatti, ambiti del nostro modo di vivere l’essere adulti scout che sfuggano all’impellente anelito di costruzione della pace. Questo incontro si svolgerà nell’ambito del meeting che precederà la 50a edizione della marcia Perugia-Assisi ed avrà per oggetto l’ Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione, alla pace, ai diritti umani, all’intercultura, alla legalità e all’ambiente. Sarà l’occasione per fare una grande esperienza di cittadinanza attiva, di partecipazione civile, di crescita personale; per riscoprire il senso e la voglia di “camminare insieme”, come condizione umana di vita, per una crescita reciproca; per dare espressione ai propri sentimenti di pace, alla riscoperta del valore della solidarietà e della condivisione; per riflettere sul contributo che ciascuno può dare nella vita quotidiana alla costruzione di un mondo più giusto e solidale; per promuovere la globalizzazione dei diritti umani, della democrazia e della solidarietà, sollecitando un cambiamento delle priorità della politica e dell’uso delle risorse. Insieme alla partecipazione alla marcia del giorno 25 e ad ai momenti più importanti del meeting affronteremo queste tematiche nel

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corso di alcuni momenti che riserveremo solo a noi. Le chiacchierate riservate agli AS saranno l’occasione per fare il punto sulle attività e le esperienze di educazione alla pace che si stanno già portando avanti all’interno del movimento; puntualizzare il contributo del Masci al meeting ed alla marcia; individuare nuove iniziative e strategie di intervento sintonizzate con le linee programmatiche approvate all’Assemblea Nazionale di Principina.

“A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio”. (dall’ Enciclica Pacem in terris n.87).


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Noi e la società Rileggendo il libro di Giuseppe Mira nuovi spunti per una maggiore comprensione della Legge e della Promessa scout RICCARDO DELLA ROCCA Presidente Nazionale Agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso l’ASCI pubblicò un piccolo libretto “NOI e la SOCIETA’”destinato a tutti i rovers. L’autore era Giuseppe Mira, allora Commissario Centrale della Branca Rover, poi eletto Presidente del MASCI, uomo di grande cultura e di grande esperienza universitaria e politica, ma soprattutto di grande umanità. In questo libretto Giuseppe Mira rileggeva tutti gli articoli della Legge Scout con il linguaggio dei giovani di quegli anni e con una attenzione profonda alle grandi trasformazioni avvenute nella società e nel mondo. Molti dei rovers di quegli anni guardavano con una certa sufficienza agli articoli della Legge, la consideravano un elemento per il Grande Gioco del Riparto, ma non adatto alla realtà giovanile, una icona un po’ fredda e distante. “NOI e la SOCIETA’” rappresentò una scoperta e questo libretto fu letto e commentato nei Clan divenendo un punto di riferimento. La Legge e la Promessa riassunsero un ruolo centrale nell’esperienza del roverismo italiano. Credo che anche noi possiamo trarre insegnamento da quella esperienza. Baden Powell scrive la Legge nell’Inghilterra moralista e bacchettona dell’età vittoriana, quando l’impero britannico era ancora la prima potenza mondiale, in piena

fase di sviluppo del colonialismo, in anni ancora distanti dalla tragedia della Grande Guerra. L’Italia, da poco diventata nazione, era ancora un paese ad economia agricola, dove la stragrande

maggioranza della popolazione era analfabeta. Giuseppe Mira rilegge la Legge Scout dopo l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, dopo che il mondo aveva assistito agli

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Vita dell’Associazione orrori del nazismo, e nel mondo si confrontavano duramente due modelli alternativi di società: il socialismo reale dell’Unione Sovietica e le democrazie liberali dell’occidente. Il mondo viveva sotto l’incubo di un possibile conflitto nucleare, era in atto un processo di liberazione dei paesi coloniali. L’Italia, uscita dalla dittatura fascista e dalla sconfitta militare, aveva ritrovato una nuova identità ed unità intorno alla Costituzione repubblicana, affrontava la sfida della ricostruzione con il “miracolo economico”, si apprestava a diventare uno dei maggiori paesi industriali del mondo e la scuola italiana, da funzione per pochi privilegiati, diventava esperienza di massa con riduzione progressiva dell’analfabetismo. Oggi dobbiamo impegnarci a rileggere ancora una volta la nostra Legge. Sono passati più di 100 anni da quando B-P la propose per la prima volta e più di 50 anni da quando Giuseppe Mira fece questo sforzo di attualizzazione per i giovani rover. Da allora il mondo e la società sono radicalmente cambiati. Abbiamo assistito alla conclusione dell’esperienza del comunismo e alla conseguente fine delle due sfere di influenza non solo politica ed economica ma soprattutto culturale, all’avvento del pensiero unico, all’affermazione del primato del mercato, alla globalizzazione finanziaria senza la globalizzazione delle regole e dei diritti,alla fine dell’ideologia dello sviluppo come afferma S.S. Benedetto XVI, alla maggiore crisi economica e finanziaria degli ultimi 80 anni. E in Italia abbiamo vissuto la fine della prima repubblica che ha condotto

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al degrado della politica e delle istituzioni,all’ illegalità, all’ingiustizia e all’immoralità pubblica. Nel mondo degli adulti sembrano prevalere con forme diverse i sentimenti di precarietà, insicurezza, disorientamento; ma allo stesso tempo vediamo il faticoso emergere di tante risorse umane e sociali che danno speranza.. E’ in questo contesto che dobbiamo rileggere, attualizzare e reinterpretare la nostra Legge degli Scout, come riferimento morale e antropologico, come cammino verso la felicità. Vogliamo assumerci questo compito parlando al mondo degli adulti. Non si tratta di cambiare qualche parola, né tanto meno , come superficialmente fatto dalle associazioni scout di alcuni paesi, di eliminare qualche articolo. Si

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 tratta, come fece Giuseppe Mira, partendo dal testo di B-P, di interpretare ed attualizzare quelle semplici frasi. Per noi oggi cosa vuol dire “porre il proprio onore nel meritare fiducia”, cosa vuol dire “essere leali, (o meglio fedeli)”, cosa vuol dire “servire il prossimo”, cosa vuol dire “essere fratelli..e amici di tutti”, ….? Questo numero di Strade Aperte può rappresentare l’inizio di un progetto: potremmo avere nel prossimo futuro un Quaderno dal titolo “Noi e la Società nel XXI° secolo”. Certamente non abbiamo la cultura e l’esperienza di Giuseppe Mira ma possiamo impegnarci in un grande sforzo collettivo di lettura e di interpretazione della realtà e di sensibilità e fedeltà alla nostra missione educativa.


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Un piccolo impegno per una grande impresa Il Centro Nazionale Scout di Sala del MASCI PEPPE BACHETTI Il Centro Scout di Sala, come è noto, e la struttura nazionale per le attività ufficiali all’aperto del MASCI, come Bracciano e Colico per l’ AGESCI e Opicina (Trieste) per CNGEI. Il Centro può peraltro ospitare altre attività all’ aperto, anche invernali, di singole nostre Comunità e di unità scout di tutte e tre le branche e delle Co.Ca. del movimento giovanile. Inoltre, data la sua vicinanza a Roma, ai più significativi luoghi francescani (Assisi, Greggio, Fonte Colombo, la Foresta, etc.) ed alle grandi Abazie benedettine dell’ Italia centrale (Farfa, S. Eutizio di Preci, S. Salvatore Maggiore, Norcia , etc.) può rappresentare un’ ottima base d’appoggio per le Comunità di adulti scout italiane e straniere che intendono effettuare un cammino di formazione seguendo queste tracce o, semplicemente, visitare questi luoghi suggestivi. Le strutture principali del Centro Scout di Sala sono in gran parte già state realizzate, manca ancora da completare uno dei dormitori con i relativi servizi igienici e di realizzare una conduttura idrica per rendere operativi altri tre terreni attrezzati in via permanente per ospitare campi della branca E/G. Il tutto per un costo complessivo preventivato di circa 30.000 Euro. Il Consiglio Nazionale, nella sua ultima

riunione, ha a tale scopo deciso di impegnare tutte le Comunità del MASCI in una impresa che, pur non risultando gravosa per queste, consentisse innanzi tutto all’ intero Movimento di partecipare attivamente alla realizzazione del Centro nazionale, nonché, naturalmente, di reperire i fondi necessari per il completamento delle strutture di accoglienza. L’impresa, che avrà la durata di cinque anni, consiste nello svolgimento da parte di ogni Comunità di una semplice attività di autofinanziamento con le seguenti modalità operative: Ogni Comunità, entro il mese di ottobre di ogni anno , riceverà, all’ indirizzo del suo Magister, un plico contenente cinque (solo cinque) calendari scout del MASCI. Le Comunità si attivano per la vendita ad amici e conoscenti dei 5 calendari ricevuti. Le Comunità versano alla Sede centrale il ricavato dell’ operazione di finanziamento. Tale versamento, per praticità operativa, sarà effettuato con il censimento annuale. A tale scopo al Modello 3 del Censimento (Scheda contabile) sarà aggiunta la voce “Impresa Sala”. Per tutta la durata dell’ Impresa, ogni anno, sulla rivista Strade Aperte sarà pubblicato il rendiconto dell’ operazione di autofinanziamento ed il dettaglio.

Sviluppi futuri dell’impresa Sala

Il Consiglio nazionale del prossimo gennaio valuterà la possibilità di realizzare nei prossimi anni l’impresa Sala anche mediante il ricorso ad altre forme di auto finanziamento, magari ideate autonomamente dalle singole Comunità, ferme restando le caratteristiche dell’impresa che non può limitarsi ad un semplice impegno di natura finanziaria, ma punta, per la creazione del nostro Centro Scout, sul coinvolgimento condiviso ed attivo di tutto il Movimento.

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Proposta di autofinanziamento per le comunità Il Consiglio Nazionale ha deciso che il calendario del MASCI, sino ad ora pubblicato come parte integrante del numero di dicembre della rivista Strade Aperte, a partire dal corrente anno sia pubblicato a parte e con una nuova veste grafica. Lo stesso Calendario sarà spedito come sempre a tutti i soci del MASCI e a tutti gli abbonati alla rivista Strade Aperte ma sarà altresì disponibile a tutte le Comu-

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nità che intendono attraverso la sua vendita al pubblico dare vita ad un’operazione di autofinanziamento. Il calendario MASCI 2011 sarà offerto alle Comunità al prezzo di Euro 0,65 la copia + recupero spese di trasporto. Le Comunità che intendono acquistare un certo numero di copie del calendario possono farne richiesta alla Cooperativa Strade Aperte (info@stradeaperte.org

Telefono/fax 0736 361369) entro il 10 novembre 2011 indicando il numero delle copie richieste e l’indirizzo presso cui queste vanno inviate. Il pagamento avverrà successivamente alla spedizione tramite bollettino postale inserito nel pacco o a mezzo bonifico bancario. Il prezzo di offerta al pubblico del Calendario MASCI 2011 è libero.


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Simply Scouting Semplicemente Scautismo: questo è stato il motto efficace del 22.mo Jamboree Mondiale dello Scautismo, tenutosi a Rinkaby, vicino a Kristianstad, nel Sud della Svezia. Vi hanno partecipato circa 40.000 scouts e guide, provenienti da tutti i continenti. È stato certamente il Jamboree con il maggior numero di partecipanti tra quelli realizzati negli ultimi anni (vedi la tabella a fianco). L’esperienza concreta di fratellanza internazionale, ben espressa nel noto dipinto di Norman Rockwell,

ha avuto occasione di essere ancora una volta sperimentata. Al Jamboree ha partecipato anche una pattuglia di Adulti scouts del Masci, inserita nell’International Service Team, che insieme ad alcuni capi dell’Agesci ha realizzata una frequentatissima “food house”, dove si sono sfornate pizze a getto continuo. Leggerete nel prossimo numero un articolo specificamente dedicato a questa simpatica iniziativa. In queste pagine, alcune prime immagini del Jamboree.

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La lista dei Jamboree 1920 Olympia (Londra), Regno Unito: 8.000 partecipanti, di 34 Nazioni. 1924 Ermelunden, Danimarca: 4.549 partecipanti di 34 Nazioni 1929 Arrowe Park (Birkenhead), Regno Unito: 50.000 partecipanti, di 69 Nazioni 1933 Gödöllö, Ungheria: 25.792 partecipanti, di 48 Nazioni 1937 Vogelenzang (Bloemendaal), Paesi Bassi: 28.750 partecipanti, di 54 Nazioni 1947 Moisson, Francia: 24.152 partecipanti, di 70 Nazioni 1951 Bad Ischl (Salzkammergut), Austria: 12.884 partecipanti, di 61 Nazioni 1955 Niagara-on.the-Lake (Ontario), Canada: 11.139 partecipanti, di 71 Nazioni 1957 Sutton Park (Sutton Coldfield), Regno Unito: 30.000 partecipanti, di 80 Nazioni 1959 Mt. Makiling (Laguna), Filippine: 12.203 partecipanti, di 44 Nazioni 1963 Maratona, Grecia: 14.000 partecipanti, di 89 Nazioni 1967 Farragut State Park (Idaho), Stati Uniti: 12.011 partecipanti, di 105 Nazioni 1971 Asagiri Heights (Fujinomiya), Giappone: 23.758 partecipanti, di 87 Nazioni 1975 Lago Mjøsa (Lillehammer), Norvegia: 17.259 partecipanti, di 91 Nazioni 1975 Kananaskis Country (Alberta), Canada: 14.752 partecipanti, di 106 Nazioni 1987/88 Cataract Scout Park (Sydney), Australia: 14.434 partecipanti, di 84 Nazioni 1991 Mt. Sorak National Park, Corea del Sud: 20.000 partecipanti, di 135 Nazioni 1995 Dronten (Flevoland), Paesi Bassi: 28.960 partecipanti, di 166 Nazioni 1998/99 Picarquin, Cile: 31.000 partecipanti, di 157 Nazioni 2002/03 Sattahip, Tailandia: 24.000 partecipanti, di 147 Nazioni 2007 Hylands Park (Chelmsford, Essex), Regno Unito: 38.074 partecipanti, di 158 Nazioni 2011 Rinkaby, Svezia: 39.000 partecipanti, di 161 Nazioni.

Il prossimo Jamboree, nel 2015, si terrà a Kirarahama, in Giappone,

dal 27 luglio all’8 agosto.

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22nd World Scout Jamboree ALBERTO ALBERTINI Segretario Nazionale

L’incontro di 39,000 scout di tutto il mondo a Rinkaby in Svezia si è svolto tra il 27 luglio e il 7 agosto 2011. L'ambientazione è stata quella della scansione delle stagioni e i campi si chiamavano Autunno, Inverno, Primavera Estate, i simboli erano quelli di una sorta di “nuvolette” che racchiudevano un logo. Ogni campo era a sua volta diviso in 6 sottocampi. Il Motto del Jamb. era “Simply Scouting” semplicemente scout: un titolo che segue quello del Jambo-

ree del centenario del 2007 a Londra. Per questo evento, che è il più importante per lo scautismo, per la seconda volta un gruppo di SCOUT ADULTI appartenenti al MASCI ha potuto partecipare aggregati alla FIS (Federazione Italiana dello Scautismo). La partecipazione di noi adulti scout ci ha visto impegnati, questa volta, a svolgere un servizio particolare, quello all'interno del campo Primavera dedicato agli adulti IST (International Service Team) alla Food House in collaborazione con

l'AGESCI. (Di questa iniziativa parleremo in modo specifico perchè la riflessione vorremmo fosse condivisa con i fratelli capi Agesci). Il Jamboree è come una città, l'impianto urbanistico viene scelto proprio per dare un significato ad ogni cosa e ogni cosa ha una sua specifica funzione. Il luogo prescelto era un vasto territorio adibito a base militare aerea, che negli anni bui dell'invasione nazista è stato utilizzato come campo di internamento ”lager”. E’ quindi, significativo, che dopo 70 anni ci si trovi in que-

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Vita dell’Associazione sto terreno per vivere un'esperienza di VITA per giovani di tutto il mondo. I ragazzi, divisi in squadriglie a formare reparti di formazione dovevano: 1 - costruire il loro recinto di reparto; 2 - angolo di squadriglia; 3 - angolo cucina; Come nei migliori campi scout, ogni giorno il menù vieniva fissato da quello che i ragazzi volevano cucinare, inoltre, le attività proposte sono state molto varie e secondo il sottocampo di appartenenza ogni giorni le proposte sono state diverse. Si intuisce quindi, che i ragazzi non hanno un momento libero, anche di sera ci sono attività che si protraggono sino a notte. Le attività proposte, ovviamente hanno una valenza educativa, e sono le più disparate dalla pionieristica alla canoa, l'Italia ha propo-

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sto un'attività in sinergia con “LIBERA” per il riconoscimento delle varie “MAFIE” organizzazioni criminali, che ha creato molta attenzione, insomma il Jamboree serve soprattutto a far crescere! 40000 persone che dormono in tenda per 15 giorni tutti assieme in un villaggio/città che non c'è! Sembra impossibile che possano na-

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scere amicizie e perchè no amori!! Per noi è stata occasione per fare un servizio speciale, ma anche occasione di incontro con i ragazzi del Burundi, Burkina e gli scout dell'Uganda che hanno raggiunto il Jamboree in Bici, dall'Uganda ovviamante. To be continued!


Dossier: Legge scout

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L’onore di uno scout L’onore dello Scout comprende molte cose. Basta dire, “parola di Scout”, e si è detto tutto. MARIO SICA La parola “onore” è una delle più abusate, negli scambi sociali. Pensiamo alle frasi di cerimonia o di cortesia (“ho l’onore di informarLa”, “è un grande onore conoscerLa”) e in genere agli aspetti esteriori (“questo non ti fa onore”, il “posto d’onore”, “il giro d’onore”, “la damigella d’onore”) e così via. Donde l’onorificenza, pubblica distinzione attribuita a qualcuno, e il titolo di onorevole, oggi spettante ai membri del Parlamento (deputati e senatori). In altre accezioni l’onore è protezione della propria reputazione o prestigio, pretesa di rispetto, esigenza di rispettabilità. Per non parlare poi di forme di onore totalmente negative: il codice di onore cavalleresco dell’Ottocento, che trovava un’espressione concreta nella pratica del duello; l’onore mafioso (gli “uomini d’onore” dell’onorata società), che è l’opposto esatto della cultura della legge; e soprattutto quell’obbrobrio che era il “delitto d’onore”, oggi fortunatamente scomparso dal codice penale, col quale si poteva scontare una pena irrisoria o addirittura venire assolti per avere ucciso una persona al fine supposto di proteggere l’“onore” del proprio nome o casato. Il concetto di onore nello scautismo è del tutto diverso da questi esempi. Chiamando il ragazzo a impegnarsi, con la Promessa, sul suo onore, e mettendo come primo articolo della Legge che lo Scout pone

il suo onore nel meritare fiducia, lo scautismo fa di tale concetto la pietra angolare della sua formazione. “Uno Scout deve anteporre il suo onore a qualunque cosa”. Una volta che lo Scout abbia compreso che cos’è il suo onore, e che, con la Promessa scout, è su di esso

che egli si è impegnato, il Capo può considerarlo come un essere responsabile ed affidargli delle responsabilità. Ma l’onore, per lo Scout, è un concetto del tutto interiore, una molla segreta che fa scattare un certo comportamento. Se si fa affida-

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Dossier: Legge scout mento su uno Scout perché, sul suo onore, esegua un ordine o porti avanti un determinato incarico egli è impegnato a farlo al meglio delle sue capacità e superando ogni difficoltà. L’onore dello Scout comprende molte cose. Anzitutto, il senso della dignità personale e dei valori a cui si è aderito. Ma, al di là di essi, il suo onore contiene la rivendicazione della propria storia personale, che via via un ragazzo costruisce ed un uomo ha già dietro di sé: una storia a cui occorre fare appello per trovare le convinzioni necessarie per tener fede a quei valori e rendere impossibile un comportamento ad essi contrario. Da qui la parola d’onore di uno Scout, in cui la parola “onore” neppure appare: basta dire, “parola di Scout”, e si è detto tutto. Da qui anche la Corte d’Onore: termine oggi generalmente in disuso, col quale si intendeva appunto il richiamo e il controllo, da parte dei fratelli maggiori, dei valori di responsabilità, di impegno, di lealtà, di meritare fiducia. La Corte d’Onore aveva anche un altro aspetto importante, legato sia ai valori che all’acquisizione delle competenze, che era quello di far condividere ai ragazzi più grandi la responsabilità educativa sui loro fratelli più piccoli. Dunque l’onore non è una veste esteriore da indossare nelle cerimonie una volta ogni tanto, ma una divisa morale da indossare ogni giorno. Ma l’onore non è solo un concetto individuale. Nello scautismo – dei giovani come degli adulti – esso ha anche una dimensione comunitaria. Questa risiede nel fatto che uno Scout che dovesse venir meno al

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suo onore commetterebbe una grave mancanza nei confronti di tutti gli altri membri della sua comunità. Anche questo aspetto – che implica un dialogo, un confronto, se occorre una correzione fraterna, anche sui temi dell’onore – mostra come il concetto costituisca una strutturazione interiore della personalità che poco ha a che vedere con la reputazione o la rispettabilità. Talora – in una società in cui tendono ad emergere solo i significati più esteriori e negativi del concetto

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 di onore – quest’ultimo rischia di apparire pateticamente superato, ed è anche possibile che l’attaccamento degli Scout al concetto di onore venga visto solo come un retaggio di una (presunta) origine militare del Movimento. Tutto ciò costituisce un profondo stravolgimento e misconoscimento del concetto di onore proprio allo scautismo che invece – riteniamo – ancor oggi mantiene e dispiega, nel ragazzo come nell’adulto, la sua piena efficacia formativa e sociale.


Dossier: Legge scout

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Liberare l’onore “Liberare” l’onore dai suoi falsi proprietari. La “liberazione” dell’onore è impresa ardua e necessaria anche all’interno della comunità credente. Sono le piste della riflessione dell’autore. P.

GIAN MATTEO ROGGIO, MS AE Regione Lazio

Scrivere (e parlare) sulla realtà dell’onore oggi, in un tempo di gossip dove è semmai quanto non è onorevole a ricevere le luci della ribalta e della (tacita?) approvazione sociale e dell’industria mediatico-circense che lo foraggia al fine di viverci e guadagnarci sopra, sembra impresa decisamente ardua. Forse lo è ancora di più se pensiamo al fatto che di esso, almeno in alcuni segmenti culturali della nostra varia e polivalente Italia, si sono appropriate le organizzazioni criminali attraverso una duplice e paradossale operazione. La prima consiste nel presentarsi e nell’apparire come le garanti di una vera “moralità” nei confronti della scelleratezza e della dissolutezza amorale postmoderna, assurgendo al ruolo di “garante” e di “bastione” della “tradizione”, ossia di quel nucleo duro e intangibile relativo al significato -obiettivo-valore del vivere e del morire che nessun cambiamento può preten-

dere di alterare, depositato appunto nell’uomo d’onore (e la donna?); ruolo, questo, assai pericoloso, perché venato di analogie “religiose” e capace quindi di risucchiare al suo interno i dinamismi psico-sociali legati ai comportamenti religiosi e di confondersi con essi, attecchendo così in quelle “zone profonde” dell’animo umano dove si contribuisce in modo determinante a scegliere non solo il proprio orientamento di vita personale-individuale, ma anche quello della propria comunità di appartenenza, piccola o grande che sia. La seconda consiste nell’essere e nell’agire come i principali fattori di risignificazione dell’onore e di tutti ciò che ad esso si lega, al potere, inteso come attestazione ed esercizio di una superiorità totalmente irresponsabile, nel senso letterale che non deve rispondere a nessuno tranne che a se stessa, totalmente autoreferenziale nel processo di decisione relativo a ciò che (e chi) conta e

no, assolutamente sovrana nel determinare ciò che è bene e ciò che è male (alla faccia della “tradizione”…). Ruolo, anche questo, a sua volta assai pericoloso, perché venato di analogie con uno degli aneliti (se non l’anelito primo e principale) della modernità prima e della post-modernità adesso, vale a dire quello della libertà intesa come pura affermazione di sé quale centro, origine e fine del vivere come del morire, e quindi capace anch’esso di attecchire nelle medesime “zone profonde” dell’animo umano da cui dipende quella che socialmente viene definita la “qualità della vita”, contemporanea rilettura (e ricompresione, ovviamente) dell’adagio tradizionale esprimentesi nella questione circa il “significato della vita”. Se queste premesse fossero sostanzialmente vere, l’impresa di scrivere (e parlare) oggi in merito all’onore risulta decisamente ardua perché pone chi si

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Dossier: Legge scout interrogasse su di esso (e lo scautismo rientra ex professo nel novero di tali “cercatori”, magari con la missione-vocazione propria di accrescerne la sensibilità, il coraggio e la volontà; in altre parole, tutto ciò che costituisce lo scouting) di fronte ad una preda ambita e contesa, al centro di un “conflitto di interpretazioni” tutt’altro che accademico o “da salotto” e men che mai “nostalgico” (evviva i cavalieri e gli eroi di una volta…), visto che implica concretamente (e in tutti i sensi) la vita, la pelle, le gioie, le sofferenze e la morte degli altri, prima ancora che di se stessi. Ardua, ma proprio per questo necessaria, non fosse altro che per “liberare” l’onore da coloro che pensano di essersene tranquillamente impossessati (a mo’ di sequestro di persona…) attraverso la strategia del silenzio e della confusione, e di aver fatto così l’affare della vita, capace di garantirgli tutto ciò che desiderano escludendo gli altri e destinandoli al rango di spazzatura (che “serve” solo se “rende”). Liberazione da, ma sempre in vista di un per: “liberare” l’onore dai suoi falsi proprietari è infatti il primo passo, che acquista senso se il “liberato” è messo in grado di passare dalla prigionia alla compagnia. L’ardua impresa di scrivere (e parlare) sull’onore merita di essere affrontata (con tutte le relative conseguenze) al fine di poterlo invece restituire alla consapevole e cosciente ricerca da parte di tutti e non solo di qualcuno (che ama peraltro travestirsi da qualcosa), perché su di esso continua a giocarsi il presente e l’avvenire dei singoli come della società, e saperne parlare pubblicamente alla luce del sole è il primo passo indispensabile ad una cittadinanza attiva e partecipata che esprima una democrazia compiuta e matura, in grado di affrontare la globalizzazione e le sue incognite promuovendo i diritti e i doveri di ciascuno in quanto essere umano chiamato a far parte della variopinta, curiosa, riottosa, problematica e difficile umana famiglia, sempre alla continua e faticosa ricerca di se stessa e della sua comune casa. La “liberazione” integrale dell’onore come ardua e necessaria “questione ci-

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vile”, dunque, ma non solo. La “liberazione” dell’onore, che conosce anche il momento dello scrivere (e del parlare) su di esso, è impresa ardua e necessaria anche all’interno della comunità credente: esiste anche qui quella che si potrebbe chiamare una “questione ecclesiale” costituita da due aspetti, uno di “facciata”, superficiale, in grado di catturare immediatamente l’attenzione; e l’altro più profondo, più nascosto e perciò maggiormente insidioso. L’aspetto di “facciata” è costituito dalla comprensione “sacrale” dell’onore e quindi dalla sua declinazione in termini di “poteri”, con l’annessa sterile (ma deleteria) diatriba tra clero e laicato, che cerca sempre nuovi campi di espressione annettendosi – a seconda delle fazioni, dei tempi e dei momenti – ora questo, ora quello: la santa Madre del Signore, il concilio Vaticano II, i poveri, i santi, l’eucarestia e i sacramenti, la Scrittura, e chi più ne ha più ne metta. In ogni caso, esso manifesta una reale difficoltà di vivere la differenza evangelica, da un lato; mentre, dall’altro, intrattiene un rapporto “patologico” con il passato che, sia nella forma clericalistico-medievale tipica della “destra” ecclesiale (che sogna i bei tempi andati, persi per colpa di qualcuno) sia nella forma laicistico-moderna tipica della “sinistra” ecclesiale (che sogna invece un futuro “senza classi”, senza differenza, proprio di una comunità perfetta perché priva di ogni struttura che articoli al suo interno identità e differenza, continuamente rimandato ancora una volta per colpa di qualcuno), si rivela essere il centro catalizzatore di ogni energia e di ogni valutazione (sia nella forma “positiva” dell’età dell’oro da recuperare in toto che nella forma “negativa” della colpa originale da cui assolutamente liberarsi in toto), al posto e in sostituzione di un presente da rimuovere perché percepito come ostile e inabitabile, ma che invece è l’oggi dove risuona la parola della fede per grazia e misericordia della Trinità, che per prima sceglie di abitarlo totalmente anche se nella forma della provvisorietà aperta all’ulteriore e all’attesa del definitivo costituito dai nuovi cieli e dalla nuova

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 terra in cui avrà stabile dimora la giustizia nella rinnovata Gerusalemme. L’altro aspetto, più profondo e più nascosto, maggiormente insidioso, è invece il tacito e silenzioso baratto dell’onore con il “volare basso”: in occasione del grande giubileo di ingresso nel nuovo millennio, il beato Giovanni Paolo II aveva ricordato alla Chiesa come la sua vocazione fosse la “forma alta” della vita cristiana, quell’universale chiamata alla santità che il concilio Vaticano II aveva consapevolmente sognato diventasse sempre più il patrimonio vivente e vissuto di ogni cristiano e di ogni cristiana. Già: cristianamente inteso, l’onore richiama e declina la santità, vale a dire quel che rende i credenti “popolo di Dio”. “Liberare” l’onore all’interno della comunità cristiana (e questo sì che è un compito particolare del MASCI in quanto movimento nella Chiesa), anche qui da coloro che se ne sono impossessati pensando questa volta di aver fatto l’affare della vita davanti a Dio e di averne perciò guadagnato il diritto esclusivo ad esserne i veri ed autentici portavoce e testimoni di fronte al mondo, per restituirlo ancora una volta a tutti come misura stessa e specchio dell’essere cristiani, vero luogo di unità, di comunione, di fratellanza e sororità, esperienza di grazia e di conversione al vero Dio che non relega mai gli esseri umani al livello di quelli che debbono “volare basso” (se è vero che li chiama a partecipare al regno dei cieli, come ripetutamente e intenzionalmente affermano i vangeli), diventa dunque una priorità non più eludibile, ma la scommessa squisitamente educativa su cui si gioca la qualità del presente della Chiesa in quanto comunità di fede e di servizio e il suo stesso futuro. Sarà mica un caso che l’onore entri addirittura in una formula sacramentale, quella del matrimonio, che tocca il mistero stesso dell’essere umano nella sua corporeità maschile e femminile: «Io accolgo te, come mia/o sposa/o. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita»?


Dossier: Legge scout

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Legge Scout e lavoro Una grande opportunità di riflessione per le Comunità FABIO D’ACHILLE Può capitare nella vita di ognuno, di dover affrontare momenti in cui si è messi a dura prova da situazioni difficili. Uno di questi è rappresentato dalla precarietà del lavoro, dovuta essenzialmente dall’imperante globalizzazione, che costringe il mondo del lavoro ad un’incessante rincorsa alla riduzione dei costi per mantenere competitività, senza rinunciare però, al maggior profitto possibile. Tra le tante forme di precarietà, possiamo oggi annoverare anche quella dovuta alle nuove regole che sono state riscritte, le quali mettono in discussione anche i risultati raggiunti in tanti anni di confronti sindacali, arrivando a prospettare riduzioni di personale e di salario anche consistenti. Ci si può trovare quindi a fronteggiare una particolare situazione lavorativa che fino a pochi mesi prima (a volte anche settimane), prospettava per il futuro, solo cose buone. La “Laboriosità” richiamata dall’articolo 9 della legge scout, esorta ad impegnarsi nel lavoro mettendo a frutto le proprie capacità; è questa, infatti, l’interpretazione per noi Adulti Scout. In un contesto lavorativo “ideale”, dove il merito è l’unico metodo di valutazione e di incentivazione, il rispetto delle regole è ritenuto indispensabile, la continuità della pre-

stazione lavorativa è riconosciuta quale importante strumento sociale e di formazione professionale, sicuramente l’impegno e il mettere a frutto le proprie capacità, escono fuori da sé. Il lavoratore, infatti, che presta la sua opera in un impiego “soddisfacente”, più facilmente, s’impegna per raggiungere risultati

sempre più importanti, che favoriscono l’azienda per cui lavora, ma anche se stesso rendendo il lavoro interessante, stimolante ed anche piacevole. Ma come si fa ad essere laboriosi in un contesto magari di precarietà o quando si è costretti ad avallare scelte, fatte da altri, che vanno pa-

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Dossier: Legge scout lesemente contro i principi cui si crede? Cosa fare per rimanere fedeli alla legge scout? O meglio, cosa ci può aiutare ad affrontare una tale situazione? In un clima d’incertezza è facile cadere nell’errore di lasciarsi andare in atteggiamenti negativi. Per meglio affrontare tali situazioni che possono coinvolgerci anche direttamente, noi Adulti Scout possiamo ricevere aiuto da una riflessione sul significato per noi vincolante, sui 10 articoli della nostra legge; solo così è possibile comprendere meglio alcuni aspetti legati al suo significato e nello stesso tempo, ci può sostenere nell’affrontare eventi che potrebbero influire anche pesantemente in termini sociali, arrivando ad intaccare retribuzione e carico di lavoro. Notoriamente gli scout “…conducono la propria canoa controcorrente”, questo, in un’organizzazione ben strutturata, può significare trovarsi in difficoltà, isolati rispetto ai tanti che invece la corrente la seguono. E’ necessario quindi approfondire in continuo gli aspetti vincolanti della Legge, per trovare spunti, riflessioni, aiuto concreto così da affrontare al meglio ciò che si pone dinanzi a noi, in termini di scelte, ma soprattutto, di comportamenti. Il messaggio vincolante accennato prima ci deve portare a capire che tutti i 10 articoli, hanno ripercussioni sul nostro stile di vita, sull’essere uomo, lavoratore e cittadino. Far parte della grande famiglia Scout, significa essere sempre in cammino, un cammino lungo

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e spesso difficoltoso, in cui dobbiamo adeguare le nostre esperienze con l’avanzare dell’età (….per tutte le stagioni della vita.). La legge scout, che abbiamo promesso di osservare, ci vincola in tutto il nostro quotidiano. Accostarsi poi allo scoutismo in età adulta segna molte difficoltà in più, poiché manca sulle spalle quello zaino pieno d’importanti esperienze fatte nei gruppi giovanili. È quindi dalla Comunità che deve partire quello stimolo in più, per approfondire il significato di questa scelta. Programmare incontri destinati ad approfondire il significato della promessa e della legge scout, è l’occasione per rileggere insieme gli articoli, cercando di fare su di loro una riflessione sincera e aperta. Mettendo sul tavolo le esperienze di ognuno, questo può aiutare nella condivisione attualizzandone il significato. Bisogna pensare alle comunità come una grande opportunità, in quanto le esperienze personali da mettere a confronto sono molteplici e di varia natura. Riguardo al mondo del lavoro poi, penso che siano rappresentate tutte le realtà occupazionali esistenti e questa è un’opportunità da cogliere per riuscire a “guardare con gli occhi di tutti” i vari aspetti dello stesso problema; penso all’interpretazione di concetti quali etica professionale, rispetto dei diritti, globalizzazione, precarietà, giusta retribuzione, professionalità. C’è bisogno, però di un dialogo franco, che permetta di “crescere insieme”, dove ogni componente la Comunità porti il suo contributo,

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 senza pregiudizio alcuno da parte di tutti, solo in questo caso possiamo affermare che tutto ciò ci sarà di aiuto; un passo importante verso la conoscenza reciproca sempre più profonda, ma anche di preparazione alle difficoltà che, inevitabilmente, si incontreranno. Noi del MASCI abbiamo una possibilità in più, un’occasione di confronto che dobbiamo valorizzare a meglio, al pieno delle sue possibilità. Dobbiamo, infatti, riscoprire nel caso si sia perso un po’ il senso, le opportunità che ci vengono offerte dall’appartenenza ad un Movimento che ha nella Comunità il suo cardine principale. Impariamo a cercare di sentire la necessità di incontrarci, manteniamo sempre vivi i nostri incontri, ottimizzando al meglio i tempi e non rinunciando magari ad incontrarci, semplicemente perché si hanno altri impegni o manca l’interesse. Bisogna calendarizzare bene gli incontri programmando le attività, solo così si riuscirà a destare gli interessi anche dei più pigri. Nel caso poi d’argomenti d’attualità, anche scomodi o scottanti, non bisogna tirarsi indietro di fronte al confronto, ricordando che le diversità, le diverse vedute o le opinioni discordanti sono da considerarsi una ricchezza da cui solo attingere. Sempre pronti all’aiuto ed al dialogo con i fratelli in difficoltà, qualunque esse siano, per quelle legate al mondo del lavoro, come per quelle legate alla sfera personale e familiare. Questa è la nostra ricchezza, e di questo dobbiamo esserne convinti.


Commento alla liturgia

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Voi chi dite che io sia? Siamo nel “quarto libro” di Matteo: l’“organizzazione del Regno”. Il discorso sulla vita nella chiesa D.

LUCIO GRIDELLI

In agosto avevamo lasciato da parte l’investitura di Pietro (16,13-20). … Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai

sulla terra sarà sciolto nei cieli». Ci son altri due testi evangelici che riguardano direttamente Pietro. Uno si trova in Luca 22,31-32, «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». L’altro è nel capitolo di Giovanni, dove Gesù affida a Pietro il compito di pascere agnelli e pecore. Al di là di questi, però, da tutto l’insieme del vangelo appare che la po-

sizione di Pietro è unica e preminente rispetto agli altri undici. Ciò non toglie che il vangelo metta tranquillamente in evidenza i difetti e le mancanze dello stesso Pietro. Avevamo visto che la fede di Pietro non è sufficiente a farlo camminare sull’acqua e abbiamo sentito il rimprovero per il fatto che egli pensa secondo gli uomini. Molto più grave sarà il triplice rinnegamento durante la notte della passione. In questo episodio sembra però che l’intenzione dei liturgisti sia quello

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Commento alla liturgia ci mettere l’accento sulla fede in Gesù. Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Sentiamoci interpellati in prima persona. Io, che rispondo? «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»? Molto probabilmente sì, ma, se questa è la mia fede, ne traggo tutte le conseguenze per la mia vita? Quando siamo fra “la gente” proviamo a sentire che dice di Cristo. E se dice che lo considera un grande maestro, un contestatore dei potenti, un martire della giustizia, rallegriamocene. È un primo gradino. Forse possiamo provare a far salire un secondo … Ma se poi esce la frase consueta: “Gesù sì, i presti no, la chiesa no”, facciamo un rapido esame di coscienza, perché chiesa siamo tutti noi. Poi la liturgia domenicale omette la Trasfigurazione che avevamo celebrato il 6 agosto e presente parte del “discorso ecclesiastico” o “discorso sulla chiesa” o, come preferisce la Bibbia di Gerusalemme, “il discorso sulla vita nella chiesa”, che occupa tutto il capitolo 18. Quest’ultimo titolo chiarisce meglio degli altri il contenuto e ci evita un certo stupore, nulla di organizzativo … Leggetelo per intero … chi è il più grande, lo scandalo, la pecora smarrita … Scandalo, lo scandalo dei piccoli, cioè dei “deboli nella fede” … Benedetto XVI è molto sensibile a questo tema e ne parla ripetutamente. Nell’omelia del 29 giugno 2010

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aveva detto tra l’altro: «In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto. Questa realtà è attestata già dall’epistolario paolino. La Prima Lettera ai Corinzi, ad esempio, risponde proprio ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa. Ma anche la Seconda Lettera a Timoteo – di cui abbiamo ascoltato un brano – parla dei pericoli degli “ultimi tempi”, identificandoli con atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera (cfr 3,1-5)». E poco prima, a Lisbona l’11 maggio aveva detto: «Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di im-

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 parare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia». Qui forse intendeva accennare alla pedofilia, ma in qualche altra occasione aveva esplicitamente usato la parola “carrierismo”. Ripeto. Tutti noi siamo chiesa. Tutti noi contribuiamo al peccato nella chiesa! Eppure un certo numero di benpensanti insiste sugli attacchi che in Europa si manifestano contro la chiesa e ripresenta l’immagine della cittadella assediata (con i provvedimenti necessari alla difesa!) e magari arriva indicare una certa categoria di politici come i difensori della fede. La domenica XXIII del “discorso ecclesiastico” ci presenta la correzione fraterna e la preghiera comune (18,15-20); la domenica XXIV la parabola del servo spietato (18,21-35). Se il tuo fratello commetterà una colpa (contro di te), va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla comunità (; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sulla terra si accorderanno per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.


Commento alla liturgia Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. L’interpretazione del testo è più complessa di quanto sembri. Pochi codici, ma fra i più autorevoli, omettono il contro di te, che invece poi si ritrova in 18,21 chiaramente collegato col dovere del perdono personale. Ambedue le espressioni si trovano anche in Luca all’inizio del capitolo 17. In un caso si tratta piuttosto di una regola di disciplina ecclesiastica, nell’altra piuttosto l’impegno di ristabilire a tutti i costi l’unità e la concordia fraterna. Tenete presente che tra questo brano e quello precedente sullo scandalo, Matteo pone la parabola della pecora smarrita. Al di là di queste dotte considerazioni, la parabola “dei due debitori” o “del servo spietato” (18,21-35) è inequivocabile. Perdonare sette volte? Pietro pensava di esser stato bravo, visto che i rabbini obbligavano al perdono tre volte soltanto! Noi, come siamo messi in fatto di contabilità nei rapporti personali? … se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. Probabilmente va visto non come una “scomunica”, ma come una precauzione per non portare danno a tutta la comunità. A monte di tutto questo, però, c’è la pecora smarrita … il dovere del recupero. Concludo riscrivendo una frase: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. Anche questa situazione, benché piccola, è “chiesa”. Osservo ancora che Matteo è uno che scrive in greco, ma pensa in aramaico, al punto che più volte si è ipotizzata, ma senza prove, l’esistenza di un originale aramaico.

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19 -25 quinto libro

18 sett - XXV 20,1-16 operai della vigna 21,1 ingresso a Gerusalemme

25 sett - XXVI 21,28-32 i due figli ____________________________________ 2 ott - XXVII vignaioli omicidi

21,33-43

XXVIII 22,1-14 banchetto nuziale XIX 22,15-21 Dio e Cesare

XXX 22,34-40 il più grande comandamento

30 ott - XXXI 23,1-12 scribi e farisei – non fatevi chiamare maestri

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Commento alla liturgia

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Rileggiamo le parabole nella Messa Continua il commento ai testi della liturgia per le domeniche dell’anno. Le parabole della vigna D.

LUCIO GRIDELLI

Dalla domenica XXV, che abbiamo celebrato il 18 settembre, alla fine dell’anno liturgico, 26 novembre, i testi di Matteo fanno parte del “quinto libro”. I capitoli 19-23 contengono la parte narrativa e i capitoli 24-25 presentano il “discorso escatologico”, il discorso sulle cose ultime, ultime nel senso di definitive. Viaggio messianico a Gerusalemme ed eventi in essa; denuncia della cecità e dell’ipocrisia dei maestri giudaici della legge; preannuncio della venuta finale di Cristo ed esortazione a una attesa vigile, impegnata e fedele Vi presento una sintesi tratta da“Lectio divina per ogni giorno dell’anno – vol. 13 – Queriniana” «Il Padre è misericordioso e offre a tutti, in ogni ora del giorno, la possibilità di far parte del Regno (25a domenica). Far parte del Regno richiede di assumere liberamente di lavorare nella sua vigna (26a domenica), di accogliere gli inviati del Padre e, in particolare Gesù, la pietra angolare della nuova costruzione (27a domenica). Il Regno è un invito al banchetto nuziale che l’uomo può responsabilmente rifiutare; una volta accolto l’invito è necessario ottemperare alle esigenze del Regno (indossare l’abito nuziale: 28a domenica). Chi entra nel Regno non si emargina dalle

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realtà di questo mondo, ma sa dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (29a domenica) e dimostra di farne parte amando Dio e il suo prossimo (30a domenica); non dominando ma, come Gesù, ponendo se stesso a servizio dei fratelli (31a domenica). Il Regno deve manifestarsi nell’ora che solo il Padre conosce. I veri discepoli l’attendono procurando di avere «l’olio» nella loro lampada per l’incontro con lo Sposo (32a domenica), facendo fruttificare i «talenti» che ognuno ha ricevuto in dono (33a domenica). La domenica 34a chiude l’anno con la solennità di Gesù Cristo re dell’universo.»

Conoscete tutti la parabola degli operai chiamati a diverse ore del giorno. Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola, scrive Matteo. E sempre Matteo aggiunge alla fine, prendendola da un altro contesto la frase: Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi. Ma Gesù la dice contro i maestri della legge che, per la retribuzione da parte di Dio, avevano una visione rigidamente ragionieristica. Lo stupore degli uditori non sta certamente nel “Paga uguale per tutti”, bensì nella sorpresa “Una ricompensa così grande per gli ultimi”! Il salario di un’ora non basta per il


Commento alla liturgia mantenimento della loro famiglia. I loro figlioli avranno fame, quando il padre se ne tornerà a casa a mani vuote. Il padrone ha compassione della loro povertà: per questo farà loro pagare il salario dell’intera giornata. Vale a dire: la parabola non descrive un atto di arbitrio, ma il gesto di un uomo animato da bontà, generoso, pieno di sensibilità verso i poveri. La chiave di lettura, l’insegnamento unico, è: … oppure il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?. Così agisce Dio, dice Gesù. Così è Dio! E poiché Dio è così buono, altrettanto lo sono anch’io! La prima lettura da Isaia diceva: … Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. E noi? Siamo forse di quelli che dicono: che fregatura … ho fatto il buon cristiano per tutta la vita e adesso sono alla pari di quelli che hanno fatti i loro sporchi comodi. Ma allora la vita cristiana è una tristezza? Ragioniamo come il figlio maggiore della famosa parabola? Gesù ha fatto il suo ingresso solenne a Gerusalemme (21,1-11) ed ha cacciato i venditori dal tempio (21,12-16). Con questo gesto la rottura con il giudaismo ufficiale è diventata irrimediabile. Tutto quello che segue e che leggeremo nelle prossime domeniche Matteo lo situa nell’ultima settimana di vita di Gesù. Il Signore di giorno insegna del tempio e di notte, per evitare rischi, va a dormire fuori città, all’aperto oppure a

Betania. Seguono brani direttamente polemici. Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». E poi la parabola dei vignaioli omicidi. Rileggetela (21,33-43). Si conclude così: E Gesù disse loro: «Non avete mai letto quello che dice il Salmo 118 (22-23): “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ainostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Precedevano la parabola il “canto della vigna” di Isaia e il Salmo 80. Nella domenica XXVIII ricordiamo il rifiuto di partecipare alla nozze del re (22,1-14). E il re, indignato, mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. E la veste nuziale!

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 Le cose da dire sono tante, ma non trascuriamo il “terzo livello” delle parabole. Storicamente riguardano il colpevole rifiuto dell’Israele ufficiale. I due figli? I pii contrapposti alla gente di cattiva fama e poi gli ebrei contrapposti ai pagani. Rileggiamo, senza pietà, come rivolta a noi cristiani la parabola dei vignaioli omicidi: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Siamo noi oggi il popolo al quale è affidata le responsabilità di costruire il Regno. Guardiamo alle nostre risposte come singoli e come comunità cristiane. Quali e quanti frutti produciamo? Non basta esser iscritti nei registri parrocchiali per trovarsi dalla parte giusta. E poi il capitolo 23, del quale leggeremo un breve brano nella domenica XXXI, è il discorso dei sette “guai” contro scribi e farisei. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì’’, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. Questo chiama ad un esame di coscienza anzitutto me, ma poi anche tutti quelli che in varie forme hanno responsabilità di guide e di educatori. Un discorso a parte meritano le “controversie”, due delle quali leggiamo in queste domeniche: Dio e Cesare e il comandamento più grande (Mt, Mc e Lc). Ci sono poi le controversie sul divorzio (Mt e Mc), sulla resurrezione (Mt, Mc e Lc) e da ultimo la discussione sull’autorità di Gesù. Piuttosto che trattarle in fretta, preferisco rimandarle al prossimo articolo.

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La parola ai lettori HO PARTECIPATO ALL’ASSEMBLEA: PRESENTE E FUTURO NEL MASCI

Dopo una “vita” trascorsa nello scautismo giovanile, trascinato dall’entusiasta operatività dei vivacissimi adulti del MASCI 4° di R.C., accantonando momentaneamente ogni perplessità sul cosiddetto scautismo adulto, ho partecipato all’Assemblea Regionale: tra l’altro c’erano da rinnovare gli incarichi associativi. Sorvolo sulle mie impressioni, a parte il piacere di respirare una certa aria familiare, anche se ai molti sono ormai uno sconosciuto; ricevere il gradito abbraccio di qualche antico amico ancora sulla breccia; e soprattutto godere del fatto che i numerosi presenti, in fondo, potevano anche essere considerati come la testimonianza vivente che il servizio di tanti Capi, dai lontani anni ’50 in poi, non sia stato del tutto vano. Uno per tutti: non posso fare a meno di rivolgere un devoto pensiero a Don Saverio Gatti, che, come per tanti altri anche per me, è stato una guida illuminata e illuminante. Il presente e il futuro sono sempre conseguenza del passato, sarebbe ingeneroso non prenderne atto, senza per questo farne motivo di particolare esaltazione. Entro nel merito del mio intervento, con la prudenza dovuta di chi è l’ultimo tra gli ultimi entrato nel MASCI, ma anche con la curiosità di chi si accinge ad una nuova impresa, magari da tanto tempo osservata e spesso discussa. L’Assemblea ha eletto Segretario Regionale del MASCI – Calabria una persona, (spero di avere il piacere di conoscere al più presto) la quale,a scelta avvenuta, ringraziando per la fiducia riscossa, si è presentata come una neofita dello scautismo, da poco iscritta al MASCI, comunque pronta ad onorare l’impegno richiesto, nella certezza di poter contare sulla unanime e fattiva collaborazione di tutti. Non ho alcun motivo di dubitare delle capacità e dei meriti del nuovo Segretario Regionale, come dicevo non ci conosciamo, lei troppo giovane io troppo vecchio, e d’altra parte se l’Assemblea ha fatto questa scelta, pronto ad averne piena fiducia e prontissimo, se dovesse essere utile, ad offrire il mio Servizio, per quanto modesto. Ma è difficile non notare che ad uno di noi, proveniente da un lungo curriculum scaut,a partire dall’età Lupetto fino all’impegno di Capo, oggi con un lavoro di prestigio e una Famiglia unita e consolidata e la capacità di conciliare Famiglia, Lavoro e Servizio al Prossimo, l’Assemblea si sia indirizzata su una strada diversa. Cosicchè nel rinnovare al nuovo Segretario i più fraterni auguri di buon lavoro, mi si permetta qualche considerazione di ordine generale: il MASCI non è una Associazione, cioè una unione organizzata di più persone che operano per un fine comune, non di lucro, ma un Movimento, cioè una tendenza, un muoversi all’insegna di valori culturali, politici, sociali, religiosi o morali, ecc., quasi sempre in evoluzione e cambiamenti. Il Movimento, rispetto ad una Associazione,

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ha maggior respiro libertario, difficilmente è ancorato ad una rigida organizzazione gerarchica, può muoversi e realizzarsi senza paletti predisposti. Ciò in qualche modo spiegherebbe la scelta dell’Assemblea, dovuta, più che ad una specifica identità associativa, o ad una particolare competenza amministrativa, dirigenziale, ecc., ad una valutazione di certo consapevole e responsabile, ma fuori dagli schemi consuetudinari. Di per sé nulla da eccepire sia nella forma che nella sostanza, ma credo sia lecito chiedersi chi si è, dove andare e perché. E’ tempo che il MASCI, se non vuole confondersi con la marea di movimenti che incessantemente nascono e con la stessa rapidità si trasformano o spariscono, si chiarisca una volta per tutte la sua identità, che proprio perché tale lo differenzia e lo qualifica. Oppure si dica un movimento tra gli altri movimenti ai quali si affianca nel momento in cui ne condivide gli scopi e l’azione. Vorrei fosse chiaro, senza ombra di dubbio, che il problema da me posto ha esclusivamente e assolutamente carattere associativo, di appartenenza. Perché se è chiaro che il MASCI sia un movimento, è altrettanto chiaro che si tratta di un movimento, in qualche modo, anomalo, nel senso che poggia su solide radici di provenienza, che ne identificano il carattere e la personalità; dunque anche se non rigidamente e gerarchicamente strutturato, lo “zoccolo duro” su cui poggia lo distingue chiaramente. Oggi il MASCI, anche per la presenza di non pochi adulti provenienti non dallo scautismo, si è fortemente sviluppato, per numero e per estensione di territorio, il che ne testimonia il fascino e la validità dei contenuti ideali e sociali; nello stesso tempo però non è da sottovalutare il rischio che, come quasi sempre accade, la quantità corroda la qualità, e soprattutto si verifichi un calo di tensione per l’inconsapevole, facile adattamento alla moda del tempo. Io credo valga la pena riflettere sul nostro essere scaut adulti, non più Lupetti, Esploratori o Rovers, ma uomini e cittadini che operativamente si sforzano di rendere il mondo un po’ migliore, a partire dal quartiere, dalla Parrocchia, dal territorio circostante. Chi da giovane ha vissuto lo scautismo, da adulto è un uomo e un cittadino tra gli altri uomini e cittadini, ma con uno “stile” di vita, un abitudine di “costume” che gli permettono di innestare sulla professionalità, la capacità, la competenza e il merito, Valori come la lealtà, la generosità, l’amore del prossimo, il rispetto e la comprensione dell’altro. E’ la naturale conseguenza di chi ha sperimentato la F.F., il Sentiero, la Strada, il Servizio. Il che non significa assolutamente che le virtù civiche, morali, politiche, sociali o spirituali siano una esclusiva prerogativa degli scaut o di chi ha avuto una educazione scaut, anzi non di rado capita di doversi ricredere; tuttavia si presuppone che chi sin da piccolo abbia avuto un certo orientamento, da adulto raggiunga più

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 facilmente la meta. Non è la divisa che fa di un adulto uno scaut, divisa peraltro che per un ragazzo ha la sua ragion d’essere, un po’ meno per un adulto, ma il senso che si dà alla vita, alle sue vicissitudini, al modo di agire e operare con fede, speranza e carità, sorretti dalla certezza di poter contare sull’aiuto divino. E’ una visione ottimistica del creato che lo scautismo aiuta a maturare nel tempo e che trova fattualità e concretezza nella realtà adulta, anche se non è legge assoluta che simile personalità la si possa acquisire solo se ad essa si inizia ad abituarsi sin da piccoli. Dunque è saggio e doveroso che il MASCI accolga anche chi non proviene dallo scautismo, ma ritengo sia importante non disperda per strada la sua identità di tradizione e cultura. Teofilo Maione LA MIA PRIMA ISOLA DELLA SCOPERTA

Mi mancava solo navigare nell’ “Isola della Scoperta” ed eccomi… partita da Casamari con Alberto, Claudio e Rosanna, ogni tanto squillava al cellulare Lorena. La nostra avventura era partita: ci aspettava “Villa Buri” l’ultimo fine settimana di giugno. Aldo Riggio ci aveva fatto scegliere il luogo e la data e, per il “debutto” nella formazione nazionale, non ho avuto dubbi, conoscendo la destinazione, dove avevo già navigato nell’ “isola della responsabilità” e con lo stesso capocampo: insomma una certezza soprattutto per me che sono un po’ timida. Sentivo il bisogno di “scoprire” io per prima, perché ritengo che non si finisce mai di imparare, di conoscere… Dalle prime parole di Alberto, seguite poi da Ambra e tutti noi come staff, penso che i partecipanti abbiano capito che il “mettersi in gioco” valeva per tutti: ognuno imparava dall’altro, non c’era un “maestro” o tanto meno un “professore” e davvero i momenti formativi sono stati delle vere e proprie “chiacchierate”. Importante e bellissima è stata anche la presenza di Paolo (Linati), un “fratellone” scout che con alcuni di noi aveva condiviso anche la “rotta” della Via Francigena dello scorso anno, come si suol dire “la ciliegina sulla torta”. Il “metterci in gioco”, con ognuno un suo ruolo, ha reso lo staff davvero una sinfonia di voci e di cuori. Sorrido ora al pensiero della tensione che avevo prima di partire (forse perché coinvolta affettivamente anche negli esami di licenza media e maturità di ragazzi a cui tengo moltissimo). L’emozione più grande, espressa anche in sede di verifica, è stata quella di poter condividere la “prima isola della scoperta” anche con un’altra persona della mia Comunità, Paola, che continuo a ringraziare. Davvero il M.A.S.C.I. offre un “arcipelago” di opportunità: Responsabilità, Competenza, Rotte… ma soprattutto una continua Scoperta non solo di luoghi, ma di persone, che ne valgono tutti la pena. Valeria Minardi


Biblioteca della Comunità AGESCI, Narrare l’esperienza di fede. Riflessioni sull’educare alla fede oggi con il metodo scout. Edizioni Scout Fiordaliso, Roma, 2011, pp. 144. Collana Tracce - € 13,00

Il racconto è uno strumento metodologico della proposta educativa scout di cui si fa uso non solo con i Lupetti e le Coccinelle. Ma raccontare, narrare non sono certo prerogative scout. Per di più oggi di narrazione non solo se ne parla a livello letterario o di letteratura per l’infanzia, ma in tanti altri ambiti, a partire dalla riscoperta in termini pedagogici dell’autobiografia. Ed anche la catechesi da tempo è attenta alla narrazione. Non può dunque suonare strano il titolo del nuovo libro Narrare l’esperienza di fede che tenta di fare un po’ il punto sul tema della catechesi offrendo Riflessioni sull’educare alla fede oggi con il metodo scout. La proposta educativa dello scautismo, così come lo stesso Baden-Powell aveva ampiamente scritto, può essere un formidabile spazio di vita e di crescita per accompagnare il cammino di crescita nella fede, e non solo dei ragazzi. L’esperienza concreta, che, riletta e fatta propria nel profondo della persona, può diventare storia narrata e rendere possibile il cambiamento personale. La Parola di Dio è capace di illuminare l’esistenza, se il capo educatore per primo si lascia permeare da essa scoprendo lo stretto legame tra esperienza scout ed esperienza di fede, ascolto della Parola e incontro con la vita. D’altronde è Gesù stesso a presentarsi a noi come “il Narratore di Dio”. Narrare l’esperienza di fede sviluppa una riflessione tesa a valorizzare la dimensione della narrazione nell’educazione alla fede, caratteristica da riscoprire e specifica modalità di annuncio della fede, particolarmente preziosa nel contesto attuale, che chiede di saper proporre concreti itinerari di fede che abbiano le caratteristiche antropologiche dell’iniziazione cristiana. Il lavoro è stato curato dal “Gruppo sulle Tracce”, creato nel gennaio 1999 con l’obiettivo di supportare il Comitato Nazionale dell’Agesci nel ripensare alle tematiche inerenti la vita di fede. Raccogliendo la provocazione lanciata dal Progetto Nazionale del 2007 “narrare la vita, esercizio di libertà”, sviluppa una riflessione tesa a valorizzare e far sintesi dei tre convegni nazionali degli assistenti ecclesiastici, svoltisi ad Assisi nel 2006, 2008 e 2010. Al primo capitolo che sintetizza la tradizione dell’Agesci in ordine all’educazione alla fede e gli sviluppi recenti, segue il secondo che propone alcune relazioni, le più significative e fondanti il lavoro, presentate in occasione dei convegni degli assistenti ecclesiastici. Nel terzo capitolo è sviluppato il tema del narrare l’esperienza di fede attraverso la pro-

posta educativa scout, mentre il quarto ed ultimo capitolo presenta alcune esperienze raccolte nel corso dei tre convegni degli assistenti e del cantiere nazionale di catechesi tenutosi nel giugno 2009. Si tratta di alcune schede che presentano lo sviluppo degli argomenti e si concludono con una proposta di riferimenti biblici per la riflessione e di domande utili per il confronto a partire dallo staff di unità e/o dalla comunità capi, per arrivare ad attivare nuovi percorsi educativi. Per il decennio 2010-20 i Vescovi hanno scelto di centrare tutto il piano pastorale della Chiesa italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, sulla tematica educativa. Anche gli adulti del Masci la lettura e lo studio possono favorire la riscoperta delle potenzialità del metodo scout in ordine all’esperienza di fede; inoltre, l’ulteriore arricchimento del bagaglio personale ed associativo può stimolare il Masci a portare un originale contributo nel confronto ecclesiale. Paola Dal Toso

AGOSTO - SETTEMBRE 2011 contra continuamente. Ciascuno dei quattro punti della formazione scout elencati da Perrone (carattere, educazione fisica, abilità manuale, servizio civico) costituiscono oggi una sfida difficile e configurano lo scautismo come una risorsa cui fare ricorso di fronte agli idola di una società in crisi di identità. Come emerge dall'intervento di Salvatore Settineri, la simbologia scout contribuisce a costruire in effetti una identità forte che si traduce in un senso di appartenenza e allo stesso tempo di servizio. Significativamente Cristina De Luca rievoca nella sua esperienza politica «la stessa emozione, la stessa intensità e dedizione provata nel momento della mia promessa scout». E nella «costruzione di coesione sociale» individua il carattere dell'esperienza scout. Santo Di Nuovo offre la chiave per comprendere l'efficacia indiscussa del Metodo scout. Lo scautismo delinea un «gruppo educativo» che «consente contemporaneamente l’appartenenza» e «l’individuazione». È attuale oggi lo scautismo? I relatori del convegno non hanno dubbi, pur non celandosi i problemi. Antonio Scalini

Scautismo per ragazzi, di Lord Baden-Powell of Gilwell

Si impara da piccoli a diventare grandi. L’intuizione pedagogica dello scautismo: cento anni di “grande gioco” per costruire il mondo Un utile strumento per presentare lo scautismo all'esterno, per fare un regalo a una autorità... Gli interventi pubblicati insistono su una riflessione rigorosa su cosa ha significato e significa nella nostra società questa esperienza. La ricchezza e la complessità del Metodo scout, come osserva con efficacia Giovanni Perrone, si riassumono in un «coraggio di educare» che spesso sentiamo vacillare in noi davanti alle difficoltà che il nostro ruolo in-

Il 15 gennaio 1908 Robert Baden-Powell pubblicava il primo di sei fascicoli settimanali dal titolo Scouting for boys. Il primo maggio successivo i fascicoli, usciti a cadenza settimanale, divennero un libro. Da allora per i trenta anni successivi B-P continuò a rivedere il suo testo, apportandovi modifiche più o meno consistenti ad ogni nuova edizione, lasciando comunque immutati l’impianto, i principi e linee-base. L’ultima edizione di Scouting for boys, rivista da Baden-Powell, apparve nel novembre del 1937. Fu l’ultima personalmente da lui rivista. Il 26 ott0obre 1938 partiva insieme alla moglie Olave partiva per il Kenia, dove morì l’8 gennaio 1941. Dopo la morte di B-P il manuale di base dello scautismo ebbe altre numerose edizioni, con revisioni ed integrazioni, ma non più dovute alla mano del fondatore. Attilio Grieco, capo dell’Asci prima e poi degli Scouts d’Europa, ha tradotto ora, con impegno e competenza, l’ultima edizione dello Scoutng for boys rivisto da BadenPowell. E’ un impegno lodevole perché ci consente di conoscere, anche in italiano, l’ultimo pensiero di B-P sullo scautismo. Il volume non è in commercio, ma scrivendo ad Attilio (attilio.grieco@fastwebnet.it) potrete trovare la soluzione per avere il volume.

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AGOSTO - SETTEMBRE 2011

Sommario Un numero sensazionale Giovanni Morello Educazione alla pace Peppe Angelone

Noi e la società Riccardo Della Rocca

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ISCRITTO AL TRIBUNALE DI ROMA Al n.° 6920/59 del 30/05/1959

Un piccolo impegno per una grande impresa Beppe Baghetti

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Proposta di autofinanziamento

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Simply Scouting

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L’elenco dei Jamboree

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22nd Jamboree World Scout Jamboree Alberto Albertini

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DOSSIER

L’onore di uno scout Mario Sica

Liberare l’onore p. Gian Matteo Roggio Legge scout e lavoro Fabio d’Achille

Voi chi dite che io sia? d. Lucio Gridelli

Rileggiamo le parabole nella Messa d. Lucio Gridelli Ho partecipato all’Assemblea Teofilo Maione La mia prima Isola Valeria Minardi

Narrare l’esperienza di fede Paola Dal Toso

Si impara da piccoli a diventare grandi Antonio Scalini Scautismo per ragazzi di Lord Paden-Powell

4 settembre 2011

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Congresso Eucaristico Nazionale, il MASCI è presente con uno stand che è gestito interamente dalla Regione Marche, con il coordinamento dell’instancabile “TANO” e dal suo fido scudiero “Roberto Battistini”, una colonna portante del MASCI Anconetano. Il Comitato Esecutivo, si è riunito ad Ancona ed ha partecipato all’inaugurazione della mostra sul tema “Alla mensa del Signore” una meravigliosa carrellata di opere d’arte raccolte in più di cento luoghi d’Italia, che raccontano per immagini l’istituzione dell’Eucarestia. La mostra, posta all’interno del “Lazzaretto” realizzato dal Vanvitelli, è curata da Giovanni Morello nostro direttore di Strade Aperte, è una esegesi, cara a noi scout, perchè attraverso la lettura dei dipinti, degli arazzi e degli oggetti d’arte è possibile scoprire il messaggio evangelico nella sua attualizzazione nelle varie epoche storiche.

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N° 8-9· Anno 53 Agosto - Settembre 2011 PERIODICO MENSILE DEL MASCI (MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE, PROPOSTA E CONFRONTO

PRESIDENTE NAZIONALE: Riccardo Della Rocca SEGRETARIO NAZIONALE: Alberto Albertini DIRETTORE RESPONSABILE: Pio Cerocchi DIRETTORE: Giovanni Morello Via L. Micara 43 00165 Roma Tel. 06. 68193064 Fax 06. 68131673 Cell. 320. 5723138 - 339. 6541518 e-mail: giovanni.morello@artifexarte.it COLLABORANO IN REDAZIONE Giorgio Aresti Carlo Bertucci Paola Busato Bertagnolio Matteo Caporale Gaetano Cecere Carla Collicelli Paola Dal Toso Maurizio de Stefano Vincenzo Flavi Romano Forleo Dora Giampaolo Mario Maffucci Franco Nerbi Maurizio Nocera Mario Sica Sergio Valzania

REDAZIONE Via Picardi, 6 – 00197 Roma

GRAFICA Graphic Art Production Cristina Casamirra

STAMPA T. Zaramella Real. Graf. s.n.c. Caselle di Selvazzano (PD) E-mail: tzaram00@zaramella.191.it

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TIRATURA: Copie 5.000

Chiuso in Redazione il 6 settembre 2011

QUESTO NUMERO È STATO SPEDITO DALL’UFFICIO POSTALE DI PADOVA CENTRALE IN DATA:

Strade Aperte Agosto-Settembre 2011  

Numero della Rivista di Agosto e Settembre 2011

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