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di Maurizio Carta

COLOPHON Anno 16 · n.156 · FEBBRAIO 2017 mensile d’informazione: politica, attualità, cultura, sport, spettacolo, moda www.13magazine.it Direttore Editoriale Claudio Petrollo claudio@visioni-grafiche.it

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“HO TROVATO UNA CITTÀ DI MATTONI, VE LA RESTITUISCO DI MARMO” (Augusto) itorneremo sul tema in maniera più approfondita nei prossimi mesi. Va però da subito detto qualcosa. Roma è allo sfascio, senza “se” e senza “ma”. Anche il governo della Raggi appare ormai inequivocabilmente inadeguato al compito di rimettere in piedi la città. Lo è per diverse ragioni che purtroppo questo spazio non ci permette di approfondire. Lo è per motivi che hanno a che fare con i principi del movimento politico al quale il sindaco appartiene: “uno” non vale affatto “uno” (le ultime vicende relative al Campidoglio stanno proprio lì a dimostrarlo) e Roma non può essere eterodiretta da un tizio che vive a Genova. Lo è per motivi pertinenti al soggetto in questione: da parte di Virginia Raggi, come del resto di Marino e di Alemanno, c’è una totale sottovalutazione dei problemi che riguardano la città, delle urgenze da affrontare con fretta, del compito titanico e ineluttabilmente rivolto alle sole faccende attinenti il territorio che spetterebbe a qualsiasi primo cittadino di Roma. In ormai nove mesi ci siamo persi a discutere di nomine, dimissioni, polizze assicurative, avvisi

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di garanzia e del nuovo stadio. Nel frattempo la metropoli - va ricordato che in Europa, per estensione, il Comune di Roma è secondo solo a quello di Londra - è stata fagocitata dalle buche, è sempre più sporca, ha trasporti pubblici sempre più somiglianti a quelli del terzo mondo. Così non va. Sono esattamente dieci anni che Roma non ha più un sindaco che si occupi in maniera adeguata e insistita solo dei suoi problemi. Manca totalmente la più elementare coscienza degli stessi. Il voto alla Raggi è stato dato non tanto per lei e il movimento di cui fa parte, ma per la nausea verso lo sfascio degli anni precedenti. Non era troppo difficile capirlo. E invece no: da mesi si traccheggia con la comunicazione e si perde tempo dietro gli scandaletti di una camarilla del tutto inadeguata. Dunque finirà male, soprattutto per la città.

PINO REGALBUTO, UNO DI NOI

Nella vita esistono delle fortune sottovalutate. Ad esempio quella d’incontrare una persona che sa vivere e lo sa comunicare, una specie di “maestro”. Pino Regalbuto era così. Niente citazioni di grandi filosofi, nessuna verità religiosa, zero insegnamenti paternalistici. Bastava lui e il suo sorriso. Entrava in redazione ridendo, si annunciava con le sue formule di rito (“dicaaaa!!?” oppure “A tutte le auto, a tutte le auto!”) e al tuo “Ciao Pino, come stai?” rispondeva sempre e convintamente: “Magnificamente, grazie”. Una volta gli chiesi: “Ma perché dici che stai sempre magnificamente?”. Lui mi rispose: “Perché le cose veramente importanti nella vita sono pochissime; e se stai in salute e hai di che mangiare e dormire, qualsiasi problema non conta assolutamente nulla”. Pino amava ballare ed era pazzo per James Brown. Era inoltre un appassionato di cucina: non perché abbia mai assaggiato un suo piatto di pasta (i primi erano la sua passione), ma perché bastava il suo modo di raccontarne la preparazione per capire che ci sapeva fare. Aveva un debole per l’universo femminile e una volta mi descrisse la corte serrata che fece alla moglie (stando alle sue parole, “la creatura più bella che avessi visto in vita mia”): mesi d’assedio per ottenere il fatidico primo appuntamento. Adorava giocare a biliardino, bere la sera un prosecco fresco, fare battute. A guardarlo bene, nonostante l’età, rivedevi sempre in lui il ragazzo che era stato: libero, insofferente verso i pedanti e gli obblighi di circostanza, smanioso di vivere. Pino se n’è andato a modo suo, senza lamentazioni, in maniera secca e veloce. È stato una parte importante dell’avventura di 13 Magazine. Alla sua famiglia va l’abbraccio di tutta la redazione.

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di Dante Cruciani

SPECIALE

AMMALARSI DI RETE he sia un disastro lo si scopre tardi, quando Lapo Elkann finisce in cronaca per i suoi sballi. Perché l’erede della famiglia Agnelli non è affatto uno che sta su un altro pianeta. Quello che fa coincide con l’immaginario e i desideri di una gran parte della generazione a lui coetanea o più giovane (che poi gli altri possano permetterselo o meno è un altro discorso). E il danno, il percorso che porta a quel tipo di fallimento, parte da molto lontano, da prima dell’adolescenza.

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CRESCONO I PROBLEMI LEGATI ALLA DIPENDENZA DA WEB. LE VITTIME SONO SOPRATTUTTO GIOVANI, SPESSO POCO PIÙ CHE BAMBINI. IL GOVERNO E LE ISTITUZIONI SANITARIE INIZIANO A PRENDERE LE CONTROMISURE

Dopo i suoi ultimi problemi, forse non è un caso che uno dei primi passi compiuti da Lapo Elkann - probabilmente consigliato da uno specialista - è stata la cancellazione da Facebook e da Instagram. Più di mezzo milione di persone ne seguivano quotidianamente le gesta. La frase d’addio è stata abbastanza sintomatica: Ringrazio tutti, “Oggi, però, comincia una nuova fase per me - personale e professionale - e la vorrei vivere nella vita reale, ‘offline’, anziché in quella virtuale”. Quello che ha detto Lapo stranamente coincide con i problemi di cui si occupa il Centro Pediatrico per la Psicopatologia da web del Policlinico Gemelli, ovvero le dipendenze dalla rete e le loro ripercussioni sulla salute del cervello (depressione, sindrome da ritiro sociale, disfunzioni cognitive, eccetera) e del corpo (obesità infantile, problemi di postura, problemi di vista). Si parte così, più precisamente dalla dissocia-

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SPECIALE zione dalla realtà, dallo sfogo compulsivo nei videogame di una rabbia repressa, dall’incapacità di stare soli o anche di attendere qualcosa, qualsiasi cosa: un risultato in una qualsiasi disciplina, un oggetto, un amore, un’opportunità. Nel tempo si accumulano ritardi più o meno gravi nella sfera emotiva e psicologica. Un giorno ci si scopre adulti nel corpo e terribilmente fragili nella psiche. Per capire però di che problema si parla, è necessario fare un passo indietro al 7 febbraio, dichiarato nel mondo il “World Internet Safety Day”, cioè il giorno in cui le istituzioni pubbliche di circa 100 governi s’impegnano a fare della rete un luogo più sicuro. Se c’è la necessità di proclamare addirittura una giornata internazionale dedicata alla questione, qualche ragione ci sarà. NUMERI E NUOVE STAR. Oggi è connessa ad internet più della metà degli abitanti della terra, cioè circa 3 miliardi e 700 milioni di esseri umani (720 milioni, dei quali il 23% minorenni solo in Cina). Altro dato non indifferente: 2 miliardi e 700 milioni di esseri umani stanno sui social network. In due casi su tre, queste connessioni avvengono via telefono. Dunque è soprattutto il passaggio della rete dal computer allo smartphone che ha cambiato le carte in tavola. E non si parla solo di una connotazione quantitativa. Perché avere in tasca la connessione significa anche cambiare profondamente il rapporto tra se stessi e il web. Esistono diversi aspetti positivi della rete che non riguardano il tema di quest’articolo. Si pensi alla globalizzazione e all’avventura di cercare un posto di lavoro all’estero. Chi vive lontano dalla famiglia, ha nel suo telefonino uno strumento indispensabile per comunicare con le persone che ama, a costi risibili, tutti i giorni. Ma il web è anche altro e lo sanno bene i circa 39 milioni di italiani che ci navigano dentro, in particolare coloro che oggi hanno il compito difficilissimo di fare i genitori. Partiamo da un esempio. Felix Arvid Ulf Kjellberg è un nome che sicuramente non dice niente al 99,9% dei lettori. La sua forma più nota - quella di PewDiPie - forse muove qualche decimale. Bene, il ragazzo svedese in questione, 26 anni, ha 40 milioni di persone che lo seguono sul proprio canale di Youtube (tre volte gli ascolti di una partita dell’Italia al mondiale) e i suoi video sono stati visualizzati miliardi di volte. Un caso isolato? Per niente. Perché mentre gli adulti continuano a guardare Sanremo, gli adolescenti hanno trovato il modo, attraverso appunto Youtube, di farsi una specie di tv a loro misura (il 74% dei

ragazzi sotto i trent’anni lo usa). I video, spesso di una povertà di contenuti disarmante, generano ai loro autori, grazie alla pubblicità, guadagni milionari. E il fenomeno è arrivato anche in Italia. Non solo perché Marzia Bisognin, la fidanzata di PewDiePie (CutiePieMarzia), è nata e vive insieme al suo ragazzo nella provincia di Vicenza. Non solo perché la ragazza in questione, con quasi sette milioni di iscritti al suo canale, è la “youtuber” più seguita in Italia. Ma anche perché, insieme a lei, i vari Greta Menchi, Faviji, Anima, Alice Campello (poco più di vent’anni), Salvatore Cinquegrana, Alberico De Giglio, Sofia Viscardi (meno di venti), Virginia De Giglio (sorella di Alberico, soltanto 11 anni) animano un mondo che per gli adolescenti è pane quotidiano. C’è poi il caso dei Mates, quattro ragazzini sconosciuti che hanno 6 milioni e mezzo di fan, video con centinaia di milioni di visualizzazioni e addirittura un libro edito da Mondadori che ha venduto 100.000 copie. Sì, perché il passaggio dal mondo futuristico della carta a quello cinquecentesco della stampa è ormai diventata quasi la regola: la citata Sofia Viscardi - 2 milioni di followers - ha addirittura pubblicato un romanzo, “Succede”. D’altra parte, come ha giustamente osservato Francesco Facchinetti, il noto (e ormai datato) autore della “Canzone del Capitan Uncino”, artisti come Fedez, Emis Killa o Justin Bieber vengono a loro volta proprio dallo stesso mondo. Un mondo - quello della pubblicità via web - che fattura 90 miliardi di dollari, di cui 1 solo in Italia (mezzo miliardo del quale legato proprio alla pubblicità di video).

UNA VERA E PROPRIA TOSSICODIPENDENZA. Queste giovani star del web hanno quasi sempre una cosa in comune: i videogiochi. Più precisamente, la loro popolarità

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SPECIALE è il riflesso di come trattano il tema e di come li usano. Perché è dai videogiochi, dall’irrefrenabile attrazione che generano, che i ragazzi sono affascinati. Ma è, appunto, un gioco che può finire male, molto male. Perché in un contesto come quello italiano, con la disoccupazione giovanile al 40% e due milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 anni che non fanno nulla (non lavorano, non studiano, non frequentano corsi di preparazione a una qualsiasi professione), sprofondare nella desolazione della sindrome da ritiro sociale è un passo molto breve. Il fenomeno, inizialmente osservato in Giappone (lì è stato chiamato “Hikikomori”) e giudicato come lontano dalla realtà italiana, sta invece iniziando a mettere solide radici anche in Italia. Si tratta di ragazzi che vivono vite parallele, che non escono mai, che cambiano il ritmo sonno-veglia (spesso giocano la notte e fino al mattino), che si lavano di rado e che, se rimproverati per il loro comportamento dai genitori, sfogano su quest’ultimi una rabbia e una violenza davvero pericolose. Il professor Tonioni, psichiatra, direttore del citato Centro Pediatrico per la Psicopatologia da web dell’ospedale Gemelli, su questo ha le idee abbastanza chiare. In un’intervista concessa al programma d’inchieste di RaiTre “Presadiretta”, ha infatti dichiarato: “Noi eravamo abituati a confrontarci con due grosse frustrazioni: la capacità di attendere e la capacità di stare da soli. La capacità di attendere è quella che ti permette di desiderare e di non essere compulsivo. Quando parli con i genitori la risposta più comune che danno è: ‘mio figlio davanti al computer non si vede e non si sente’. Sai che vuol dire? Che quando sta davanti al computer, o ce l’ho messo io, riesco a non pensarlo. Questo vuol dire. Ma i bambini hanno bisogno di essere pensati”. Chiarendo poi: “Il web si pone come sostituto. On-line si realizza l’unica relazione possibile. Abbiamo scoperto che on-line, mentre si chatta, magari essendo visibili da una webcam, pur parlando di cose sensibili, due adolescenti non diventano rossi. Perché è come se fosse una barriera protettiva rispetto a emozioni insopportabili”. Dunque il problema, che in apparenza sembra essere soprattutto dei giovanissimi, è in realtà ascrivibile ad adulti che non sanno esercitare il loro ruolo di adulti; a genitori che spesso crescono ragazzi che adulti non saran-

no mai. Sempre il professor Tonioli chiarisce i contorni della faccenda: “Da internet sono stati sedotti in primo luogo gli adulti. Non c’è una babysitter più efficace e più a basso costo di un tablet, di un telefonino o di qualsiasi applicazione digitale. È necessario che i genitori stiano più tempo i figli”.

IL GIAPPONE E L’HIKIKOMORI

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ikikomori” è una parola composta da due verbi: “hiku” che significa “tirare, indietreggiare” e “komoru” che significa “isolarsi, appartarsi”. Il termine fu usato per la prima volta dallo psicologo Tamaki Saito nel 1998 per descrivere un fenomeno già diffuso fin dagli anni ‘70 tra gli adolescenti giapponesi. Stando al Ministero della Salute giapponese si definisce hikikomori una persona che resta confinata nella propria casa per oltre sei mesi, senza andare a lavoro o a scuola, e che non interagisce con altre persone al di fuori dei familiari. Secondo una ricerca condotta dal Governo, già sette anni fa gli hikikomori in Giappone erano circa 700.000, ma dal momento che si tratta di una condizione difficile da dichiarare, è probabile che ad oggi i casi abbiano superato largamente il milione. In tutte le prefetture del Giappone ci sono centri per la salute mentale ed assistenti sociali che sostengono le famiglie (che dichiarano il problema). In generale però i casi di hikikomori non sono identificati con una vera e propria “condizione mentale”. E se l’attenzione non la danno i genitori, cercarla nel web, dove esiste un palco aperto a miliardi di altri utenti, è l’operazione più semplice del mondo. Questa voglia di protagonismo, in alcuni casi limitati, genera fenomeno che hanno un sapore del tutto parossistico. È il caso ad esempio “kill selfie”, ovvero delle fotografie o dei filmati girati in condizioni d’estremo pericolo. I casi crescono di anno in anno. Nel 2015 erano meno di 50, oggi siamo a centinaia (l’anno scorso 73 morti). Solo nel mese di gennaio di quest’anno si contano già una decina di casi. Si tratta di persone che cercano di fotografarsi mentre scalano montagne, montano sui tetti dei treni, entrano nei cantieri edili, guidano, eccetera. Il fenomeno è talmente diffuso che se si allarga la statistica a coloro che riportano solo ferite, si contano solo negli Stati Uniti circa 33.000 persone (dato del 2014 del Dipartimento dei Trasporti). CAPITOLO CYBERBULLISMO. Nel 2016 in Italia si contano 235 casi trattati e 31 bulli minorenni denunciati dalla polizia postale. La Regione Lombardia ha addirittura approvato una mini-manovra che stanzia 300.000 euro contro il cyber bullismo. Si muove anche il governo centrale: per le esigenze di formazione in ambito scolastico, in particolare quelle legate alla sicurezza di internet e al cyberbullismo, il ministero competente ha stanziato circa 609.000 euro per i prossimi tre anni. Anche il parlamento sembra iniziare a prendere sul serio la faccenda. Lo scorso 31 gennaio, il Senato, con 224 sì, ha licenziato il testo di una nuova legge (riscritto rispetto alla versione arrivata dalla Camera) che prevede la definizione del fenomeno e la possibilità, per il minore (anche senza che il genitore lo sappia) di chiedere direttamente al gestore del sito l’oscuramento o la rimozione della “cyber aggressione”. Nel caso in cui il gestore ignori l’allarme, la vittima, in questo caso insieme al genitore, potrà rivolgersi al Garante per la Privacy che entro 48 ore

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SPECIALE dovrà intervenire. Certo, per ora si tratta solo di un disegno di legge. Ma è Il disegno di legge istituisce, tra l’altro, un Tavolo tecnico interministeriale presso la Presidenza del Consiglio con il compito di coordinare i vari interventi e di mettere a punto un Piano integrato contro il bullismo via web. Come per la legge anti-stalking, è prevista una “procedura di ammonimento” in base alla quale il bullo superiore ai 14 anni sarà convocato dal Questore insieme ai genitori per essere ammonito e gli effetti di questo provvedimento cesseranno solo una volta maggiorenne. Ogni scuola do-

a chi rivolgersi (percentuale che nei giovani scende a circa il 48%). Secondo i responsabili della Polizia Postale si tratta poi di un fenomeno molto sottostimato, nel senso che sembra esistere un’enorme mole di sommerso. Molti dei bulli della rete non hanno ben chiaro quello che fanno e non di rado non sanno nemmeno che stanno commettendo un reato. Le vittime, come per il vecchio bullismo da strada, sono sempre le stesse: le ragazze in primis, chi non si omologa, chi ha problemi d’inserimento sociale, eccetera. Ed è una faccenda da prendere terribilmente sul serio: secondo una ricerca di skuola.net e AdoleScienza.it il 10%

vrà inoltre individuare tra i docenti un addetto al contrasto e alla prevenzione del cyberbullismo. Quest’ultimo potrà avvalersi della collaborazione delle Forze dell’ordine. Secondo uno studio Microsoft Digital Civility Index, pubblicato per il giorno della sicurezza su internet, il 65% degli utenti nel mondo è stato destinatario di molestie o contatti indesiderati. In Italia, quasi due ragazzi su tre sono stati oggetto di minacce via web. Contando anche gli adulti, il 62% di queste persone non sa letteralmente

dei giovani oggetto di cyberbullismo avrebbe tendenze volte al suicidio. In conclusione, la rete sta cambiando il modo di stare sul pianeta terra. Le novità tecnologiche sembrano andare più in fretta dell’umana capacità di comprenderle. Proteggere le giovani generazioni significa potersi dare un futuro. È il caso di prendere la faccenda sul serio.

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di Maurizio Carta

SPECIALE

GENITORI E FIGLI NELLA RETE

INTERVISTA A LEANDRO ABEILLE, ESPERTO DI BULLISMO E DI REATI LEGALI ALL’USO DI INTERNET eandro Abeille è docente a contratto di Sociologia Generale presso l’Università Tor Vergata, docente di comunicazione efficace, criminologo esperto in reati di genere e bullismo. Da formatore, ha collaborato con diverse istituzioni pubbliche italiane e internazionali. Con lui abbiamo discuso dei fenomeni riguardanti i giovani e la rete. È un ambito nel quale il ruolo dei genitori diventa fondamentale… I genitori stanno perdendo il controllo dei figli nel web. Quale possibile alternativa esiste al rimanere sorpresi di fronte alla vita virtuale degli adolescenti? Ogni generazione supera la precedente per le conoscenze scientifiche e tecniche. La generazione digitale ha ormai scalzato quella analogica e la conoscenza del mondo virtuale che hanno gli adulti è net-

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tamente inferiore di quella degli adolescenti. La tecnologia cambia così velocemente che la generazione precedente arranca mentre la successiva è l’unica a mantenere il passo. Almeno fino a che non sarà sostituita dalla prossima. La generazione che attualmente ricopre il ruolo di genitrice di figli adolescenti, ha imparato dalla precedente i divieti. Ma se era facile per i nostri genitori controllore il rispetto del divieto di fumo, perquisendo le borse o le tasche, annusando i luoghi da noi frequentati o il nostro alito, nel mondo virtuale i vecchi trucchi sono del tutto inefficaci. Il virtuale è di per sé sfuggente. Il web, i social, gli smartphone sono ormai così diffusi e alla portata di tutti che non è infrequente trovare gruppi-chat di bambini delle elemen-

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SPECIALE tari. Direi che non è più efficace mettere il lucchetto al disco del telefono: nel senso che oggi un bambino non saprebbe neanche saper dire cos’è quell’oggetto. Eppure riesce benissimo a crearsi dei profili su Facebook con estrema velocità. Per questo motivo, vietare di entrare nel mondo virtuale è controproducente, quel divieto non potrà mai essere monitorato dai genitori (tranne che non si parli di superesperti di computer) e per cui diverrà inefficace. E invece, proprio perché non possiamo sottrarci al gioco collettivo di mettere in mostra la nostra vita in piazze virtuali (o possiamo farlo ma sarebbe complicato), è indispensabile che i genitori siano accanto ai figli

quando questi esprimono la voglia di “saltare” all’interno del web. Solo in questo modo si potrà insegnare il valore, il disvalore ed i pericoli che si corrono entrando in quel fiume impetuoso di informazioni che è la rete, un luogo dove si incontrano pesciolini innocui e veri squali. Si dovrebbe vietare però almeno il sesso virtuale ai figli? Un uomo particolarmente saggio diceva che (solo) “chi è senza peccato può scagliare la prima pietra”. Questo consiglio è valido per tutti i benpensanti che sproloquiano sulle persone che ingenuamente scambiano foto osé sul web. Lo fanno quasi tutti. Iniziamo ad insegnare ai nostri figli adolescenti le cautele per un sesso sicuro, anche quello virtuale, che può essere pericoloso come quello reale. Se per quello reale raccomandiamo l’uso del profilattico, per quello virtuale raccomandiamo l’anonimato. Non si mandano in giro foto in generale, ma se proprio ci piace farlo, non si scambiano immagini che possono renderci identificabili. Mai. Una volta che “la frittata è fatta” e qualcuno ci ricatta per delle foto, oppure ci prende in giro, quali strategie adottare? Due cose: denunciare alla Polizia, cercando di circostanziare il più possibile gli eventi e portando quanti più riscontri possibile. In questo caso non è mai una buona idea

cancellare le richieste estorsive perché esse non spariscono con il tasto “canc” ma diventano riscontri fondamentali per le Forze dell’Ordine. La seconda cosa da fare è non abbattersi per una “leggerezza”, non cedere alle prese in giro ma contrattaccare anche dialetticamente, sugli stessi social che ci crocifiggono, essendo ben consapevoli che “i giochi virtuali” li fanno una grandissima percentuale di possessori di smartphone, soprattutto quelli pronti a puntare il dito. I genitori si dovrebbero arrabbiare per una “leggerezza” sul web? Arrabbiarsi quali vantaggi porterebbe? Direi pochi o nessuno. È ovvio che il senso di preoccupazione diventa frustrazione per qualcosa che è andata male. Il genitore s’interroga su dove abbia sbagliato, spesso non trova una risposta e tutto sfocia nell’arrabbiatura. In realtà è più efficace aggredire il problema e non la persona, aggredire nel senso di smontare il problema e risolvere le sue articolazioni negative passo dopo passo. Uno di questi è la denuncia. Importante è non perdere tempo a cercare responsabilità, di quale dei due genitori sia la “colpa”, il tempo in queste situazioni è limitato, meglio risolvere il problema e poi, semmai, cercare le responsabilità. In questo caso, cerchiamo di non deresponsabilizzarci, una “leggerezza informatica” si deve trasformare in una “lezione acquisita” e cercare di imparare dai propri errori, una volta che li abbiamo riconosciuti ed accettati, ci fa essere persone migliori. Cosa non fare mai? Cercare di rendere, fuori dai percorsi giudiziari, “pan per focaccia”. Mai tentare di mettere alla gogna mediatica il profilo social che ci ha ricattato o minacciato. Non è buonismo ma buonsenso: il 99% delle volte questo profilo è falso o rubato. Nel caso del profilo falso non succede nulla ma immagina se, invece, corrisponde ad una persona reale che non ha commesso nessun illecito e si ritrova sbattuto sui social, con il proprio nome e foto, accusato di cose gravissime che non ha mai commesso. Ci sono segni che permettono di capire se nei figli c’è qualcosa che non va? Facilmente riscontrabili sui volti degli adolescenti sono la tristezza o la rabbia ingiustificata. Ma anche cambio delle abitudini, chiusure comunicative improvvise. Al genitore attento non sfugge la differenza di comportamento di un bambino che, fino a ieri, era loquace e da due giorni non parla con nessuno. Ovviamente al genitore attento. Da ricordare che gli atteggiamenti inquisitori non funzionano: se un bambino riferisce che “non c’è niente che non va”, il genitore che si “mette a disposizione”, nel caso qualcosa davvero non vada, è più efficace di uno che continua a fare domande. Apertura verso i figli è la parola d’ordine e non inquisizione, il genitore deve risolvere problemi e non trovare (e punire) un colpevole.

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di Elisa Marini

ESTERI

UCRAINA IN BILICO el silenzio interessato dell’Europa la strisciante guerra in Ucraina ha ormai superato la tragica cifra di 10.000 morti. La crisi, iniziata a fine novembre del 2013 e sfociata in guerra civile nella primavera del 2014, ha inoltre prodotto circa un milione e mezzo di persone che scappano dalla guerra e che cercano rifugio, la stragrande maggioranza delle quali - 1 milione e 154.212 persone - nella Federazione Russa (ecco alcuni dei numeri che riguardano le altre destinazioni: 148.549 in Bielorussia, 7.967 in Germania, 7.267 in Italia, 5.423 in Polonia, 4.176 in Francia, eccetera). I dati UNHCR dello scorso settembre sono dunque chiari. Dall’est del Paese scappano soprattutto i russi, bombardati da quello che dovrebbe essere il loro governo, costretti a fuggire da una terra nella quale vivono da quasi trecento anni. C’è molto di non detto nella guerra per procura in Ucraina. Innanzitutto si tace della cronaca del quotidiano: quella che a inizio febbraio avrebbe dovuto raccontare del bombardamento di Avdiivka, piccola cittadina della provincia di Doneck nella quale 17.000 persone sono rimaste senza acqua e corrente elettrica, con temperature a 20 gradi sottozero. Poi si tace del clima generale: il nuovo inasprirsi dello scontro, la continua violazione degli accordi di Minsk (il protocollo d’intesa tra le parti del febbraio di due anni fa), le dichiarazioni delle parti non fanno per niente ben sperare. Infine va citato il torbido quadro esterno. Il nuovo vento di Washington ha avuto un effetto indiretto pure sulla crisi ucraina: il Presidente Porošenko e il governo ucraino hanno paura che le rispettive spalle non siano più troppo coperte.

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Un’intesa tra Putin e Trump sarebbe sicuramente un accordo sopra le loro teste. E i problemi non sono affatto di poco conto: di fatto l’Ucraina sta in piedi con le stampelle del Fondo Monetario Internazionale e con i prestiti che ogni tanto le elargisce il Congresso americano. C’è inoltre più di un attore che nella crisi ucraina gioca un gioco poco limpido. Sono anni che la Merkel guarda con malcelato interesse alle risorse ucraine. Non fa che ripercorrere le strade

LE PARTI CONTINUANO A GUERREGGIARSI CON ASPREZZA. L’ELEZIONE DI TRUMP POTREBBE APRILE LA STRADA A UNA SOLUZIONE OPPURE AL SUO PERFETTO CONTRARIO… già battute della storia, quando la Germania, pretendendo di egemonizzare il continente, ha soffiato sul fuoco della nazionalizzazione ucraina (è accaduto alla fine della prima guerra mondiale e durante la seconda). Per non tacere dello strano comportamento della Bielorussia, che qualche settimana fa ha deciso di liberalizzare i visti per l’Europa e altri paesi occidentali (Usa inclusi), comportando così la risposta di Mosca: ripristino del controllo delle frontiere tra i due Paesi, frontiere che prima erano libere. Infine c’è la Russia e le intenzioni di Vladimir Putin. Non è infatti ancora molto chiaro fino a che punto Mosca sostenga le aspirazioni della minoranza russa costretta a difendersi nel Donbass. La Crimea è stata un caso a sé. Pensare che la Russia voglia inglobare nella sua Federazione anche le regioni di Donceck e Lugansk è del tutto improbabile. Troppi i costi, sia politici che materiali. In conclusione, il ginepraio ucraino è arrivato a un punto di svolta. I grandi giochi degli Stati Uniti e della Federazione Russa sopra le teste delle rispettive parti (il governo di Kiev e i rappresentanti delle Repubbliche di Doneck e Lugansk) potrebbero aprire, come in Siria, la strada a una soluzione vera. Oppure l’esatto contrario: di nuovo guerra aperta e caos. Dopo tre anni di conflitto armato sarebbe una sciagura.

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di Elisa Marini

COSTUME E SOCIETÀ

È ORMAI CUCINA-MANIA AD APRIRE LA STRADA È STATA LA TV. OGGI LA CUCINA È DIVENTATA UN OBIETTIVO DI VITA DI MASSA l settore è di quelli ad alta competizione ed è in difficoltà sin dal 2007, da quando è iniziata la crisi. Eppure in Italia la voglia di cimentarsi con la cucina è diventata quasi una mania. Innanzitutto qualche dato oggettivo. Nel nostro Paese esistono ben 440 imprese della ristorazione ogni centomila residenti. Sopra l’Italia c’è solo il Portogallo (749), la Grecia (649), Cipro (546), la Spagna (541), la Repubblica Ceca (478), il Lussemburgo (470) e Malta (463). A questo dato ne va poi assolutamente aggiunto un altro che riguarda la mortalità di questo tipo d’impresa. Dopo aver speso in media 125.000 euro per aprire un ristorante e 56.000 per aver aperto un bar, passano appena due anni e circa il 25% degli esercizi chiude. Il motivo è semplice: perché molti se non tutti possono diventare chef decenti ma pochi se non pochissimi possono diventare bravi imprenditori. Spesso nel desiderio di portare avanti un’attività legata alla somministrazione di cibo non si fanno i conti con la burocrazia, le tasse, i costi generali (per un pizzaiolo 4.000 euro al mese, per un cameriere circa 1200). È forse per questo che a inizio febbraio un ristoratore ha recentemente deciso di scrivere, su Repubblica, una lettera aperta ai giovani cuochi. Il titolo è abbastanza eloquente: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Dentro anche di peggio: “avrete più probabilità di essere colpiti da un asteroide che diventare quei 10 - 20 (ma facciamo anche 30) cuochi che ce la faranno.

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La verità è che lavorare in un ristorante è una bella porcheria”. L’autore, restaurant manager presso il ristorante “Al cambio” di Bologna, ha inoltre spiegato che lavorare dentro una cucina significa fare turni di 10 ore (quasi tutte in piedi), riposarsi due ore il pomeriggio, beccarsi le acidissime recensioni su Tripadvisor, non avere mai i fine settimana liberi, non potersi scegliere le ferie, non potersi ammalare, accontentarsi nella gran parte dei casi di stipendi che vanno dai 1200 ai 1700 euro. Niente, tutto questo non basta. L’ultima grande salone dell’enogastronomia, tenutosi a metà febbraio a Pordenone (“Cucinare”) ha attratto circa 18.000 visitatori e ha fatto registrare un +30% rispetto all’edizione dello scorso anno. Perché secondo l’agenzia Klaus Davi & Co, ben il 70% dei ragazzi tra i 18 e i 26 anni vorrebbe fare proprio lo chef. Un dato che appare ancora più sorprendente se si considera che appena il

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VG

visioni grafiche


COSTUME E SOCIETÀ 12% aspira a diventare medico e appena il 15% a fare l’avvocato. No, lo chef è di gran lunga (in un quadro di preferenze multiple) il mestiere ideale. Perché se è vero che un altro 70% vorrebbe fare anche il giornalista, è altrettanto vero che gran parte di questi ragazzi giudica il vecchio mestiere del cronista come precario e sottopagato (dunque solo un 23% vorrebbe intraprendere davvero una carriera in questo senso). Fioccano così le iniziative formative di tutti i tipi che riguardano il mondo della cucina. L’ultima in ordine di tempo è quella dello chef Salvini, il vegano trasformato da Crozza in una irresistibile parodia. Salvini, a Milano, ha dato vita a una Funnay Veg Academy, una scuola di alta cucina nella quale collaborano insegnano una serie di professionisti del settore - Giuseppe Tortorella (street food), Stefano Broccoli (pasticceria), Mara di Noia (salute alimentare e cucina naturale) - rivolta a coloro che vogliono specializzarsi ed apprendere le tecniche relative alla ristorazione vegetale. A mettere i “puntini sulle i” ci ha poi pensato lo stesso Salvini: “Non chiamatela cucina vegana: è un’etichetta troppo restrittiva. Preferisco parlare di cucina vegetale, che per altro non è così innovativa, non stupitevi, se ne è sempre parlato nella storia”. Ma la mania non è solo riguardante la società. Anche le istituzioni pubbliche stanno facendo del loro. A Bari, a partire da questa primavera, circa 200 bambini delle scuole primarie saranno coinvolti in un progetto volto a fare di loro dei competenti pasticcieri. Il progetto scolastico - intitolato - “Dolci pasticci” rientra nei percorsi culturali di supporto e vede impegnata l’amministrazione comunale. Ovviamente, inutile negarlo, la televisione ha giocato in tutto questo un ruolo fondamentale. Personaggi come Cracco, Bastianich, Bonci, Cannavacciolo, Pascucci, Igino Massari, Barbieri, Beck e tanti altri sono diventati ormai gli eroi del quoti-

diano di milioni di telespettatori. In Italia esistono almeno 20 diversi programmi riguardanti la cucina (per non parlare dei tanti canali tematici). Ed è un trend non soltanto nazionale (basta pensare a vere e proprie nazionali della comunicazione legata alla cucina come Gordon Ramsey, Anthony Bourdain o Jamie Oliver). La cucina in tv funziona in tutto il mondo. Chissà cosa ne pensano i dirigenti Mediaset, ai quali Antonella Clerici ormai molti anni fa propose un programma come “La prova del cuoco”. Dissero che non avrebbe funzionato. Fortuna per la Rai si sbagliavano.

di Penelope Salomone

ARTE E CULTURA

LUCE SU MOSÈ

NUOVA ILLUMINAZIONE SUL MOSÈ DI MICHELANGELO DI SAN PIETRO IN VINCOLI onte di inesauribili emozioni (e sorprese): il genio di Michelangelo. D’ora in poi il visitatore, che entra nella basilica capitolina di San Pietro in Vincoli, potrà ammirare la tomba di Giulio II - di cui fa parte la celeberrima statua di Mosè - restituita alla visione pensata dal Maestro rinascimentale. E ciò grazie ad un complesso progetto di illuminazione, manutenzione e restauro voluto dalla Soprintendenza per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, realizzato con il contributo de “Il Gioco del Lotto”. Il monumento funebre, già sottoposto ad un intervento di ripulitura quindici anni fa, affidato allora come oggi ad Antonio Forcellino (architetto, ricercatore e restauratore) sarà illuminato da un impianto concepito da Mario Nanni (maestro di luce e di buio) con tecniche informatiche e lampade a led in grado di rendere i colori e l’intensità della luce naturale, cui era originariamente esposto. È superfluo sottolineare il ruolo fondamentale che il Buonarroti assegnava all’effetto della luce sulle superfici marmoree nelle sue creazioni. Nel corso del tempo, tuttavia, l’illuminazione del transetto è stata completamente alterata per la muratura (durante la costruzione dell’adiacente facoltà di Ingegneria negli anni settanta del secolo XIX) di una finestra verso cui guardava la statua del Mosè e l’ingrandimento di quella sul lato opposto. Per la prima volta, dopo un secolo e mezzo, potremo apprezzare l’affascinante macchina scenica che con “lume a proposito” Michelangelo aveva ideato per il mausoleo, a lui commissionato da papa Giulio II, Giuliano della Rovere, nel 1505 e iniziato, dopo alterne vicende, nel 1544. Durante la pulitura, inoltre, è stata confermata anche l’autografia di Michelangelo per altre tre delle sette statue del monumento: Papa, Vita attiva (allegoria della Carità) e Vita contemplativa (allegoria della Fede). Finora era considerata interamente autografa solo Mosè. Mentre la Sibilla, il Profeta e la Madonna con il bambino furono terminate da Raffaello da Montelupo, per conto del grande artista.

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di Penelope Salomone

ARTE E CULTURA

TRE CIVETTE SUL COMÒ. CIVETTARTE

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apoteosi della civetta attraverso le arti applicate: dipinti, sculture, ventagli, aquiloni, gioielli, monopattini, ricami, libri d’artista, video, abiti, cappelli

una civetta artista che, stando sul comò, dipinge la Casina. Previsti concerti, spettacoli di burattini, conferenze e laboratori per bambini. Info: www.museivillatorlonia.it

CASINA DELLE CIVETTE, VILLA TORLONIA, FINO AL 30 APRILE

e burattini dialogano con gli esuberanti elementi decorativi dell’edificio liberty che deve il suo nome proprio alle celebri vetrate di Duilio Cambellotti dedicate al volatile notturno. Le 67 opere sono state realizzate quasi tutte per l’occasione da altrettanti artisti italiani ed europei, ma anche iracheni e giapponesi. Per l’allestimento, a cura dell’architetto Monica Petrungaro, gli arredi, tra cui l’imprescindibile comò ed un tavolo da pranzo attribuito a Cambellotti, sono stati messi a disposizione dalla galleria Sinopia (www.sinopiagalleria.com). L’immagine simbolo della mostra, curata da Stefania Severi e Maria Grazia Massafra, è firmata dal celebre vignettista Lucio Trojano:

GUIDO STRAZZA. RICERCARE

ZANNE, CORAZZE E VELENI

GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, FINO AL 26 MARZO

MUSEO CIVICO DI ZOOLOGIA, FINO AL 26 FEBBRAIO

esposizione, a cura di Giuseppe Appella, ripercorre la lunga carriera di Guido Strazza attraverso 56 dipinti, tre sculture, 42 disegni e 31 incisioni dalla forte connotazione personale. Impossibile, infatti, inquadrare l’artista, nato a Santa Fiora (Grosseto) nel 1922, in uno dei tanti movimenti che hanno attraversato il dibattito artistico del dopoguerra, al quale ha partecipato con contributi a tutto campo. Il nucleo di opere provenienti dallo studio e collezione Strazza sarà donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Ingresso gratuito, lagallerianazionale.com

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VALERIO ADAMI

METAFISICHE E METAMORFOSI, ACCADEMIA D’UNGHERIA, GALLERIA ANDRÉ, GALLERIA MUCCIACCIA, FINO AL 26 FEBBRAIO

n natura si contano schiere di predatori che devono garantirsi un pasto catturando, con la forza o l’inganno, prede che mettono in campo qualunque difesa per sopravvivere. Una “corsa agli armamenti”, sorprendente per forme e modalità, che in animali di piccole dimensioni come ragni, insetti, anfibi e rettili non ha riscontro negli animali di taglia superiore. Nell’esposizione, a cura di Emanuele Biggi e Francesco Tomasinelli, si possono osservare, in 14 vivari che riproducono il loro habitat naturale, diverse specie di animali che presentano curiosi adattamenti per sopravvivere. Info: www.museodizoologia.it

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maggio ad un grande artista italiano, noto più all’estero che in patria. Nato a Bologna nel 1935, Valerio Adami vive da anni tra Parigi e Montecarlo e trascorre le vacanze a Meina, sul lago Maggiore. Numerose sue opere sono, tra l’altro, nelle collezioni di prestigiosi musei a Parigi, Pittsburgh e New York. Nella mostra, a cura di Lea Mattarella, ripartita in tre sedi, opere del Maestro dal 1972 ad oggi.

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T L U C UN DELLA A I D E COMM A N A I L A IT

illo (Pasquale Petrolo) e Greg (Claudio Gregory) sono un duo comico che ormai non manca di notorietà. A Roma, dopo l’esperienza di autori per fumetti, la loro prima impresa di successo fu il gruppo Latte e i suoi derivati. Da quel lontano 1992, è stato un vorticoso susseguirsi di trasmissioni televisive, film, trasmissioni radiofoniche, gruppi musicali. Tutto fatto con molto disincanto e una certa attitudine a riflettere sulle categorie della comicità che è rara tra gli autori e gli artisti italiani. Il teatro è ovviamente una dimensione espressiva che il duo non poteva non avere in repertorio. L’occasione di vederli al Sistina, dal 22 febbraio al 12 marzo, è dunque di quelle da non lasciarsi sfuggire. Anche perché “Il mistero dell’assassino misterioso” rappresenta una delle più divertenti parodie del genere giallopoliziesco mai scritte in italiano. Diretta e scritta dalla coppia, la pièce vanta un successo di quasi vent’anni sia in Italia che all’estero. Da un’idea nata negli anni ’90, il duo di artisti romani ha dunque elaborato un’incredibile e spassosa detective story metateatrale, dove tutte le regole del buon delitto perfetto sono capovolte: tutto inizia dalla ricerca spasmodica di un attore che sostituisca l’interprete di ruolo, per poi svilupparsi nella strampalata caccia all’omicida della contessa Worthington, il tutto pilotato dall’eccentrico investigatore Mallory nei panni di un maggiordomo improvvisato che dirige gli attori/sospettati del delitto in rivalità tra loro. Il pubblico si sentirà particolarmente coinvolto in questa esilarante e assurda storia che strizza l’occhio ai casi polizieschi più contorti e impossibili da risolvere della tradizionale narrativa gialla anglosassone. Le vicende dei personaggi si mescolano senza

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di Chiara Rovan

TEATRO

TORNA “IL MISTERO DELL’ASSASSINO MISTERIOSO”

sosta a quelle degli attori della compagnia teatrale, tra colpi di scena incessanti e gag paradossali. La dirompente e originalissima comicità di Lillo e Greg fa sempre leva su un connubio perfetto di situazioni surreali e concrete, giochi di parole e cambi di ritmo forsennati, in cui le battute e le trovate comiche rivelano sempre un’osservazione acuta e calzante della realtà trasformata in parodia. “Il mistero dell’assassino misterioso” è forse uno dei cavalli di battaglia di questa coppia di artisti così affiatati e complementari della scena italiana. All’inizio si diceva del sodalizio in campo fumettistico. Nel tempo Lillo e Greg hanno messo la firma su successi radiofonici come 610 (Rai radio2), cinematografici (reduci tra l’altro dall’affermazione natalizia di Vacanze a Londra) e addirittura del web (Pupazzo criminale). Segno evidente di un forte affiatamento e di un continuo lavoro di rinnovamento e sperimentazione che permette ai due comici di essere sempre attuali e mai scontati. Lo spettacolo, in tournée con questa nuova edizione da febbraio in tutta Italia, vede in scena Dora Romano, Danilo De Santis e Vania Della Bidia. Avranno un bel da fare Sir Holmes e Miss Marple per tornare in auge dopo le coinvolgenti peripezie di Mallory e dell’astuto bibitaro. E il risultato, Dottor Watson, non è per nulla elementare!

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di Barbara Zorzoli

SPETTACOLANDO

CHE SORPRESA PER MR GEORGE CLOONEY!

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a notizia è ufficiale, George e Amal saranno presto impegnati entrambi in una nuova vita. Questa volta non è il solito gossip (anche perché le ultime foto mostrano una certa rotondità della signora Clooney). George, 55 anni, e Amal Alamuddin, 39, aspettano due gemelli che nasceranno a giugno. Secondo il solito sito TMZ, una fonte amica della coppia avrebbe dichiarato "sono molto felici". Ma nessuna conferma ufficiale fino ad ora: dopo il matrimonio con una cerimonia spettacolare nel 2014, i rumors si sono susseguiti senza avere un ritorno effettivo. Almeno fino ad oggi. L'amico di sempre Matt Damon pare abbia detto: "Ha fatto Bingo!". Non ci resta di aspettare di vedere il pancione di una delle avvocatesse (e mogli) più famose del mondo.

TITANIC: JACK POTEVA SALVARSI? ECCO LA RISPOSTA DEFINITIVA dal 1997 che questa domanda ci perseguita. Rose è stata così egoista da uccidere il suo amore? Alzi la mano chi non ha pianto come una fontana guardando Titanic. Stiamo parlando del 1997, l'anno in cui "Ti fidi di me" è entrato in tutte le case del pianeta con due giovanissimi Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. E se quasi tutti abbiamo amato la scena del ponte, fiumi e fiumi di lacrime sono state versate alla morte di Jack Dawson mentre Rose DeWitt Bukater stava serenamente sulla zattera. Ma è vero che Jack si sarebbe potuto salvare? Se negli anni le ipotesi sono state diverse (come quella dei ragazzi che hanno viralizzato sui social la foto di varie posizioni che avrebbero salvato la coppia), a riproporre il problema è un reporter del The Daily Beast, che in un’intervista ha chiesto direttamente al regista Cameron

e

della faccenda. Già ai tempi, Cameron aveva risposto che non era una questione di spazio ma di galleggiamento: "Ah è di questo che vogliamo parlare? Guarda, è molto semplice: basta leggere la pagina 147 della sce-

neggiatura. Lì c'è scritto: 'Jack lascia il suo posto a Rose sulla tavola, sacrificandosi per salvarla'." Non convinti della risposta cinematografica, alcuni hanno chiamato in causa persino "Mythbusters", il programma americano dove Jamie Hyneman e Adam Savage sfatano miti e leggende popolari. Secondo loro non avrebbe potuto reggere il galleggiamento di due persone a meno che non si fos-

sero legati i giubbotti di salvataggio sotto (cosa quanto meno difficile vista la situazione e il gelo dell'oceano). Tanto che Cameron ha ribattutto: "Bene, prova ad immaginare la situazione: sei Jack, immerso nell'acqua gelida a -2 gradi e il tuo cervello inizia a risentire dei primi segni di ipotermia. Arrivano i Mythbusters e ti chiedono di slacciarti il giubbotto di salvataggio, di immergerti sotto alla zattera e legare il giubbotto in chissà quale maniera. Questo significa rimanere sott'acqua a -2 gradi per un processo che richiede almeno 5-10 minuti. A rigor di logica, moriresti subito. In che modo sarebbe potuto funzionare? Jack ha fatto la scelta migliore, rimanere in parte fuori dall'acqua sperando che qualcuno lo vedesse e lo tirasse fuori di lì." Insomma, facciamocene una ragione, Jack non avrebbe proprio potuto salvarsi.

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SPETTACOLANDO

UNA BUONA NOTIZIA PER MICHAEL BUBLÉ

ichael sembra finalmente tirare un sospiro di sollievo, e lo fa sul suo profilo Facebook: "Siamo molto felici di dire che nostro figlio Noah sta rispondendo bene alle cure e i medici sono molto ottimisti per il futuro del nostro bambino. È stato coraggioso in tutto e continuiamo prendere esempio dal suo coraggio. Ringraziamo Dio per la forza che ha dato a tutti noi. La nostra gratitudine per i suoi medici e angeli custodi non può essere descritta a parole. Vorrem-

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mo ringraziare le migliaia di persone che ci hanno inviato le loro preghiere e i loro auguri. Sarà un lungo viaggio e proseguirlo con il vostro conforto e il vostro amore sarà molto più confortevole".

BRAD PITT HA UNA NUOVA COMPAGNA iciamolo subito, purtroppo non si tratta di Jennifer Aniston, anche se tutti ci abbiamo sperato un po'. Ma di un'altra attrice molto conosciuta: Kate Hudson. E qui il gossip troverebbe terreno molto fertile. "Kate è la donna misteriosa di Brad. Nelle ultime settimane, sono diventati molto uniti. Si sono incontrati segretamente, diverse volte. Conosco bene sia Kate che Brad e l'idea che possano frequentarsi non mi sorprende affatto. Kate è una donna meravigliosa, Brad sarebbe fortunato". Così ha commentato Kris Hergoz (guardia del corpo che si dichiara amico di vecchia data di Brad Pitt) sul sito “Woman's Day". Dunque archiviati Angelina Jolie e Matt Bellamy? Non si ha certezza; sia GossipCop che il Daily Mail hanno tentato di informarsi ricevendo una secca smentita. Chissà… un nuovo amore. Staremo a vedere.

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ROBBIE WILLIAM SI SPACCA IL LABBRO. LA COLPA? UN INCONTRO TROPPO RAVVICINATO...

L'IMBARAZZANTE VIDEO DI RYAN GOSLING IN VERSIONE BALLERINO n rete gira un video che Ryan Gosling non vuole far vedere a nessuno. Molto prima che la sexy star di “La La Land” diventasse il Gene Kelly dei nostri giorni, era solo un ragazzino con pantaloni metallizzati che ballava, e che lo faceva in maniera imbarazzante. Il video, esilerante, è stato reso pubblico grazie a quel cattivone di Graham Norton. È stato lui, contro la volontà di Ryan Gosling, che l'ha mostrato in tv mentre in studio con lui c'erano Emma Stone, Ben Affleck e Sienna Miller. “Vorrei poter dire che qualcuno mi ha obbligato a indossare quei pantaloni” ha confessato Gosling. “Ma è stata un'idea mia! Ho pensato: "Mi aspetto molto da questo numero...e dai pantaloni metallizzati!”. Ryan non è l'unico con un aneddoto imbarazzante a tema danza alle spalle. Emma Stone, co-protagonista di “La La Land”, ha quasi sbagliato la memorabile coreografia di un balletto nel film per via di un infortuno da piccola. “Eseguiamo Crazy, Stupid, Love e mi rendo conto che stiamo facendo l'ascensore di Dirty Dancing” ricorda. E prosegue: “Ma ho una fobia atavica, quella di essere sollevata sulla testa di qualcuno. Comunque proseguo, corro per essere presa, Ryan mi solleva sulla sua testa… e...”. Interviene Ryan: “Immagina che un opossum cada da un albero e provi a cavarti gli occhi dalle orbite. Ecco è accaduto qualcosa di simile!”.

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n incontro troppo ravvicinato ha procurato un bel taglio di fianco alla bocca a Robbie Williams. Ma non è stato di certo un incontro galante, bensì col suo pc, che ha vinto nettamente la battaglia. Sul profilo Instagram della moglie Ayda Field, è stata pubblicata una foto che ritrae il cantante col labbro spaccato. Caustico il commento: "Robbie Williams ha intavolato una battaglia con il suo computer e il computer ha vinto".

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di Palma Agosta

MODE E MODI

SANREMO:

UN VOTO AI LOOK! ome ogni anno Sanremo ha tenuto incollati al teleschermo milioni di spettatori. Quest’anno, senza vallette, è stato inevitabile osservare con curiosità il look di tutti. Scopriamo dunque più da vicino chi ha vestito chi e quali sono stati gli outfit riusciti. Partiamo con Maria De Filippi. Già da quando è scesa per la prima volta dalla scala, fasciata morbidamente da un abito in chiffon nero scollato ma sobrio di Riccardo Tisci - un abito strutturato dritto, nero, elegantissimo è sembrata fedele allo stile del suo stilista di riferimento. Quanto al presentatore, a Carlo Conti, si può dire che con successo si è affidato anche in questa edizione alla Maison Salvatore Ferragamo (terzo anno consecutivo). Per la prima serata, come da consuetudine, ha scelto due completi scuri taglio smoking, uno nei toni del nero-blu, l’altro del bordeaux (colore di super tendenza anche per i maschietti). La linea slim fit degli abiti e la cravatta stretta si addicono al fisico del conduttore e gli conferiscono la giusta dose di eleganza, senza cadere nella banalità di un completo classico. Veniamo però ai concorrenti, in particolare ai look sfoggiati nella serata conclusiva. Fiorella Mannoia, finalmente non più in nero ma in

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un semplice abito lungo in velluto bordeaux che insieme ai suoi splendidi boccoli rossi, è stata un vero e proprio spettacolo per gli occhi (voto 9). Anche Elodie e Paola Turci non hanno sbagliato un colpo. Per la prima

EDIZIONE SENZA VALLETTE E CON MOLTI OUTFIT DA DISCUTERE. ECCO LE PAGELLE una conferma di stile con un abito strutturato bianco rigido, con pence impunturate: un vero capolavoro sartoriale, difficile da indossare e a noi il coraggio piace (voto 9). Per la seconda, dopo tanti tailleur, un outfit che scopre le braccia grazie ad una jumpsuit dal taglio dritto, nera senza spalline. Impossibile davvero credere che abbia 52 anni (voto 9) Bianca Atzei nell’ennesimo abito lungo fiorito firmato Antonio Marras colpisce ma non stupisce. Meglio il suo momento di commozione per la sua storia d’amore con Max Biaggi (presente in sala), della quale “Ora esisti solo tu”, il brano scritto per lei da Kekko Silvestre dei Modà, è stato l’elemento scatenante. L’amore vince sempre (voto 10). Lodovica Comello ha ricordato Cenerentola o la fata turchina, in un abito lungo romanticissimo azzurro di Vivetta (voto 5). Tra i vari outfit, va segnalato sicuramente anche quello decisamente lowcost di Marianne Mirage, cantante della categoria Giovani: un completo firmato H&M (voto 7). Infine qualche parolina sugli ospiti. Nota di colore, è proprio il caso di dire, per Antonella Clerici, presenza rassicurante e immancabile, fasciata in una sirena azzurro puffo, ma da lei e dal suo stile classico sanremese non ci aspettavamo niente di meno. L’abito potrebbe essere di Gai Mattiolo, suo stilista del cuore, che la vestirà anche nel suo prossimo show Standing ovation (voto 3). Modella e attrice, ma anche mamma e moglie di Eros Ramazzotti. La bellissima Marica Pellegrinelli ha calcato il palco dell’Ariston come ospite femminile della quarta puntata. Stupendi gli outfit, in particolare l’abito color argento, un vestito che ha lasciato tutti a bocca aperta per il modo con il quale impreziosiva il fisico statuario. Stupenda, una dea, perfetta anche nel make-up luminoso e nella piega liscia e ordinata (voto 8). Giorgia ha indossato un abito firmato Francesco Scognamiglio. La scelta non è stata delle migliori perché l’abito, senza spalline, sembrava un po’ troppo lento sul decolleté e la cantante ha mostrato più volte il disagio di temere di perderlo, tirandolo su. Ricoperto di paillettes e rose sul corsetto, il vestito era comunque molto elegante ed adatto alla serata (voto 6).

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di Dante Cruciani

VIAGGI

SORPRENDENTE

GEORGIA

on è per niente usuale conoscere qualcuno che la scelga come meta di vacanza. Anzi, quando si ascolta dire “vado in Georgia”, è piuttosto frequente osservare la faccia smarrita dell’interlocutore, che magari poi balbetta: “Georgia… Stati Uniti?” No. Georgia, Caucaso, sponda orientale del Mar Nero, oltre le montagne che la separano dalla Russia, paese confinante con la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaigian.

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UN PAESE PICCOLO MA RICCHISSIMO DI CULTURA, NATURA E BUONA CUCINA Questa mancanza di confidenza geografica con la Georgia, oggi più che mai, risulta abbastanza singolare. Non solo perché il paese rappresenta una miniera di cultura e di legami con il mondo occidentale dal punto di vista dei miti greci, del primo cristianesimo, dell’arte del tappeto, della musica e della cucina. Ma anche perché l’ultima formulazione dell’Europa politica vorrebbe che la comunità estendesse la propria sfera d’influenza fino a comprendere un partenariato proprio con il piccolo stato caucasico. Ma andiamo per gradi. Innanzitutto in Georgia ci si va in maniera comoda, economica, con alti standard d’accoglienza e di sicurezza. Un volo per Tbilisi da Roma, se comprato per tempo, difficilmente costa cifre superiori ai 300 euro. La capitale georgiana è poi piena d’alberghi che danno servizi eccellenti per cifre davvero contenute. Detto questo, è però detto niente. Perché ciò che da subito stupisce di Tbilisi e della provincia georgiana è la pulizia delle città, la ricchezza della

natura, l’incanto di una vita che ancora deve fare i conti con le nevrosi delle metropoli occidentali. La capitale georgiana, fondata nel V secolo d.C., conta circa 1 milione e 100.000 abitanti, ovvero un quarto di tutto il paese. È adagiata sul fiume Mtkavari, con il quale ha un rapporto che forse la caratterizza più di altre città. Tbilisi infatti trasuda acqua, ed è arroccata, a destra e a sinistra del fiume, su alte formazioni rocciose che cadono a picco. Questa conformazione della città - una delle poche al mondo ad avere delle terme pubbliche tuttora molto frequentate in pieno centro storico - la rende unica nel suo genere. In una delle tante giornate di sole che caratterizzano il clima georgiano, farsi una passeggiata dal colle che sovrasta la chiesa paleocristiana di Metekhi (dove è possibile anche ammirare la statua equestre del fondatore della Georgia, Re Vakhtang Gorgasali) e arrivare, attraverso tutta la città vecchia, a Liberty Square, significa stupirsi in continuazione per la quantità di antiche chiese di rito gregoriano e ortodosso, per le graziose case in stile georgiano con i balconi in legno, per i negozietti in cui comprare oggetti d’artigianato locale, per l’originale offerta di street food.

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VIAGGI Il cibo è uno dei capitoli che più sorprende della cultura locale. Innanzitutto meraviglia l’alto livello di panificazione. A Tbilisi non è raro imbattersi in forni che sprigionano profumi in grado di ingolosire chiunque. Tra le tante bontà, una è un po’ il simbolo della cucina locale. Si chiama khachapuri ed è so-

stanzialmente una focaccia ripiena di filante formaggio locale. Di solito, se ne trovano due varianti: una con una dose generosa di formaggio dentro, e una seconda con formaggio dentro e formaggio sopra (si chiama “megreli”). Per un italiano è quasi istintivo approcciare al khachapuri come a una qualsiasi pizza che si mangia la sera. Non è così. Vista la quantità di formaggio, è davvero complicato finirne in un pasto uno completo. Per cui, se il desiderio è rimanere più leggeri, è consigliabile farsi fare una spremuta di melograno o di arance fresche direttamente in strada. Se invece si vuole provare la carne, in Georgia non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il piatto forte si chiama “shashlik” ed è un macinato di diversi tipi di carne cotto alla brace su uno spiedo e poi servito con contorno (di solito insalata). Ineludibili, infine, anche i khinkali: una specie di ravolioni ripieni di carne che trasudano il brodo di cottura della carne stessa (un piatto apprezzato in tutti i paesi post sovietici). Sempre rimanendo a Tbilisi, tra le cose altamente consigliate c’è sicuramente la visita al Museo di Storia Nazionale, un grande edificio su tre piani che si trova sulla grande via centrale Rustaveli. Qui, in primo luogo, stupisce la collezione archeologica che riguarda l’uomo primitivo. Stando agli studi sull’evoluzione del genere umano, la Georgia e tutto il Caucaso sono infatti state terre di passaggio delle primordiali migrazioni umane. È qui e non dall’Andalusia che le prime forme di vita umana migrarono dall’Africa verso l’Europa. La collezione di reperti - crani umani che vanno da milioni di anni fa al neolitico - è davvero

sorprendente. Così come è sorprendente il resto dell’esposizione: i gioielli, le statue, le ceramiche che ricollegano la storia georgiana ai miti greci (la Colchide, terra d’approdo degli argonauti che cercano il vello d’oro, si trova in Georgia; stesso discorso per la montagna di Khvalmi,

dove secondo la mitologia venne incatenato Prometeo); i pezzi d’affresco delle chiese paleocristiane (quelli sottratti alle ondate d’invasori: dai mongoli a quelli legati alle culture iraniche), le mitre, le bibbie antiche, le testimonianze legate al periodo sovietico. Questa ricchezza di storia è ovviamente anche ricchezza di natura e paesaggio. Se ci si ferma per una settimana ed oltre, a Tbilisi è infatti molto semplice ed economico prenotare un tour per andare a vedere altri pezzi del paese. D’inverno, è difficile non farsi tentare da una sciata a Gudauri (60 km di piste) o Bakuriani (20 km di piste); d’estate è d’obbligo invece recarsi a Batumi, capitale dell’Agiaria, graziosa loca-

lità sul Mar Nero nota per il suo porto e per la sfrenata vita notturna. Infine un accenno a Bojomi, città del sud della Georgia, sede termale conosciuta in tutti i paesi post sovietici. Non lontano, a Likani, nell’aera del parco nazionale, venivano in vacanza gli zar della dinastia Romanov. L’acqua del luogo sembra contribuisca a fare stare in salute e per milioni e milioni di persone è considerata una specie d’elisir di lunga vita. Minerale e leggermente sapida, dal sapore deciso, in effetti l’acqua di Borjomi ha avuto nella storia numerosi insaziabili estimatori: tra di essi, va ricordato Stalin, che probabilmente la conosceva bene perché anche lui era georgiano. Insomma, un viaggio in Georgia ha tutte le carte in regola per rimanere nella memoria come un ricordo felice. È conveniente dal punto di vista economico, ricco dal punto di vista culturale, bello dal punto di vista paesaggistico e stimolante dal punto di vista culinario. E poi in quale altro paese si viene accolti dalla polizia di frontiera, all’aeroporto, con una bella bottiglia di vino georgiano in omaggio? Provare per credere.

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QUESTIONE DI CILINDRI

di Alessandro Cortellessa

UN SOGNO A DUE RUOTE:

MOTODAYS 2017 NONA EDIZIONE DEL SALONE DELLA MOTO E DELLO SCOOTER PRESSO LA FIERA ROMA. TANTE LE NOVITÀ, A PARTIRE DALL’ENTRATA DIRETTAMENTE IN SELLA DELLA PROPRIA DUE RUOTE! otodays si prepara ad accogliere i suoi appassionati visitatori nel migliore dei modi: quest’anno dal 9 al 12 marzo in Fiera Roma si entrerà direttamente sulla propria moto o sul proprio scooter. Niente file alle casse, dunque, ma una via d’accesso decisamente privilegiata, per la quale è sufficiente acquistare i biglietti in prevendita. Il biglietto di Motodays potrà essere acquistato in prevendita allo stesso prezzo del titolo in cassa, ma consentirà due agevolazioni rilevanti: la possibilità di parcheggiare con la propria moto o scooter all’interno del quartiere fieristico, utilizzando l’ingresso Ovest, a ciò riservato, e la possibilità di prenotare, attraverso

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l’App dedicata, una prova moto all’interno del programma della “Riding Experience”, la nuova piazza dedicata esclusivamente alla prova dei mezzi, in cui saranno presenti diversi brand e oltre 100 mezzi in prova, che come ogni anno consentiranno ai visitatori di Motodays di provare la moto in assetto stradale tradizionale, uscendo dal quartiere fieristico. “Riding Experience” avrà tra le altre cose una nuova organizzazione, con molte novità per il visitatore. Tra queste, il pubblico di Motodays potrà testare su sterrato anche il nuovo Honda X-ADV. A circa un mese dall’evento, un primo elenco delle Case presenti in forma ufficiale comprende BMW, Honda, KTM, Harley-Davidson, Royal Enfield e Triumph, in rigoroso ordine alfabetico e ciascuna con le sue novità e con la gamma 2017, elenco che sicuramente si andrà allungando con le adesioni degli ultimi giorni da verificare sul sito della fiera. Per un rapido giro d’orizzonte, ricordiamo che tra le novità più attese di BMW c’è la K1600B, a metà strada fra una tourer ed una custom, ma anche R nine T Racer, versione sportiva della famiglia di retrò tedesche,


QUESTIONE DI CILINDRI la S 1000 XR e la R1200 GS, regina delle maxienduro. In Casa Honda attesa protagonista è la CRF1000L Africa Twin, ma anche l’innovativo X-ADV, che combina spirito avventuroso e prestazioni elevate su ogni percorso con l’equipaggiamento premium, e la nuova CBR1000RR Fireblade. In KTM occhi puntati sulla nuova gamma KTM Enduro e Cross, ma anche sulla 1090 Adventure, dotata del motore LC8 da 125 CV senza dimenticare l’agile 390 Duke. Harley-Davidson si presenterà con la rinnovata famiglia delle Touring equipaggiata con il nuovo motore Milwaukee-Eight 107 da 1.750 cc e sospensioni più efficaci. Aggiornati anche gli altri modelli, con tante nuove colorazioni. La Casa inglese Royal Enfield punterà sulla Himalayan, che offre percorrenze di 30 km/litro, strumentazione da globetrotter e un peso contenuto. Tra le novità Triumph, la Street Scrambler, dove lo stile minimalista e il profilo inconfondibile si abbinano a elementi esclusivi, ma anche le T100 e T100 Black e la Bonneville Bobber e la cafè racer Street Cup. Motodays 2017 si è inoltre rinnovata anche come allestimento complessivo. Un’area è completamente dedicata al commuting su due ruote: 2Wheels2Work. Spazio quindi al trasferimento casa-lavoro e casa-scuola, un universo che nella sola città di Roma coinvolge oltre cinquecentomila veicoli giorno. Roma in questo senso è assolutamente “capitale” del fenomeno a livello europeo. 2Wheels2Work a Motodays nasce con l’obiettivo di informare e sensibilizzare gli utenti verso un uso maggiore e migliore delle 2 ruote per muoversi in modo più consapevole, sicuro e sostenibile in città. L’expo vedrà la partecipazione di aziende produttrici di scooter, moto, bici, e-bike, accessori, nuove tecnologie, software e sistemi di mobilità urbana sostenibili. Non mancheranno poi informazioni in merito ad assicurazione, connettività, nuove applicazioni e start up dedicate che saranno elementi espositivi aggiuntivi di un avvenimento nuovo e coinvolgente. Attraverso la partnership con l’agenzia di Roma Capitale Roma Servizi per la Mobilità, sarà pienamente coinvolto il mondo dei mobility manager aziendali e scolastici. Anche l’Università e i ragazzi delle scuole superiori saranno informati ed invitati a partecipare ai momenti di confronto nell’ambito di una definita didattica quotidiana. 2W ha già un hashtag: #movemosebene, il messaggio con il quale Motodays apre le porte al mondo delle 2 ruote e delle nuove tecnologie per muoversi meglio in città. Non mancheranno poi le consuete aree dedicate alle moto custom, street bike, cafè racer e al variopinto mondo di accessori e grande cameratismo che ruota intorno a queste moto così speciali, realizzate con tanta passione e grande tecnica artigianale, curate fino all’inverosimile nei dettagli, tra una birra e un tattoo! Per seguire tutti gli aggiornamenti i tempo reale www.motodays.it

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di Sveva Guerreri

BILINGUE È MEGLIO mparare due o più lingue durante l’infanzia porta un bambino ad una fase di “sofferenza” momentanea, a volte l’apprendimento di un altro idioma è uno sforzo imposto da esigenze familiari, perché uno dei due genitori ha una differente nazionalità. Però è una fatica premiata. Perché alla lunga sembra che, per i bilingue, ci siano non solo delle ricadute positive sociali, psicologiche e di inserimento lavorativo, ma anche benefici neurologici. Una persona bilingue è infatti capace di compensare meglio gli effetti neurodegenerativi della malattia di Alzheimer - spiega la professoressa Daniela Perani, direttrice dell’Unità di Neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell’uomo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Lo studio è basato su un “panel” di 85 individui di origine altoatesina, colpite da

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SALUTE E BENESSERE

I BENEFICI NEUROLOGICI DELL’APPRENDIMENTO DI UN’ALTRA LINGUA un deficit mnemonico causato dal morbo dell’Alzheimer. Metà delle persone era composta da italiani bilingue, l’altra metà da pazienti che conoscevano ed usavano solo una lingua. I test e le analisi sono state effettuati grazie ad una tecnica denominata FDG-PET, che calcola il metabolismo cerebrale e la connessione tra le aree del cervello. A valle dell’esperimento, i ricercatori hanno appurato che i bilingue hanno raggiunto maggiori risultati durante gli esercizi cognitivi. Inoltre, come già osservato in analisi precedenti, è stato confermato che rispetto ai pazienti monolingue, essere bilingue può ritardare l’inizio della demenza fino a 5 anni, grazie alle migliori attività cognitive coadiuvate da un ridotto metabolismo nelle aree cerebrali colpite tradizionalmente dall’ Alzheimer. Tutto ciò potrebbe portare a pensare che sia opportuno per la popolazione sviluppare politiche sociali e culturali finalizzate a conservare l’uso delle lingue e dei dialetti/idiomi regionali.

ERRARE HUMANUM EST l detto popolare “sbagliando si impara”, è una realtà e percezione personale consolidata di come ‘funzioni’ la nostra mente. Recentemente una ricerca promossa da Alice Mado Proverbio, professoressa di Neuroscienze cognitive presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, ha rivelato che il nostro cervello impara anche nel caso in cui sono gli altri a sbagliare. Allo studio sperimentale hanno preso parte dieci esperti (studenti e docenti di pianoforte della Civica Scuola di musica Claudio Abbado) e ventiquattro volontari a cui è stato applicato un metro elettroencefalografico. Ogni partecipante ha visionato centinaia di video, nei quali veniva posta l’attenzione sulle mani del pianista durante il concerto. In una metà dei video proposti, i movimenti delle mani erano ‘sincroni’ alla traccia musicale ascoltata, mentre, nell’altra metà, non corrispondevano alle note musicali ascoltate. Nel caso in cui non era possibile associare il suono alle immagini visualizzate, il cervello dei pianisti lo capiva subito rivelando il paradosso, mentre il cervello dei partecipanti non esperti

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di musica non registrava gli errori, poiché sfornito di quelle norme audio visivo e comportamentali presenti nel cervello dei musicisti, prodotti dall’apprendimento musicale-culturale.

IL CERVELLO APPRENDE DAGLI ERRORI PROPRI E ALTRUI Il rilevamento di un errore da parte del nostro cervello si chiama ERN (Error related negativity). L’ERN subentra di solito quando siamo noi stessi a compiere l’errore, ma grazie all’ausilio dei neuroni specchio audio visivo - comportamentali, essa si attiva anche quando a compiere gli errori sono gli altri.

Questi esperimenti hanno osservato che, anche se l’errore è compiuto da altri, nel momento in cui il cervello registra l’anomalia, poi ricorre a dei meccanismi di autocorrezione che modificano ed adeguano, al contesto dell’errore registrato, la struttura neuronale delle informazioni. Si sviluppano così i processi di conoscenza della nostra mente.

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www.13magazine.it

Fatti, Notizie, Curiosità e Approfondimenti per chi vive nel Municipio X

ACILIA, SOSTA SELVAGGIA PERMANENTE IN LARGO DA MONTESARCHIO

ACILIA SUD, ANCORA DEGRADO INTORNO ALLA EX SCUOLA OCCUPATA

a anni in largo Girolamo Da Montetesarchio, nel pieno centro cittadino di Acilia, va in scena il copione della sosta selvaggia. Le vetture vengono parcheggiate nel bel mezzo della strada, alla rinfusa, complice una segnaletica orizzontale e verticale del tutto inefficace, per non dire inesistente. C’è chi adduce come scusa la scarsa possibilità di trovare posteggi nelle vie adiacenti. Eppure, durante le prime ore del mattino, quando le strade sono meno congestionate, molti lasciano la propria vettura in doppia fila o sul marciapiedi lo stesso. Questo nel pieno disprezzo del diritto dei disabili a fruire dei propri scivoli o delle mamme di passare con i propri passeggini. E c’è chi invoca un intervento dei vigili che non arriva. di Vincenzo Galvani

a scorsa estate il parchetto limitrofo all’ex scuola di via dei Basaldella, ad Acilia sud, ha preso fuoco, mettendo a serio rischio l’incolumità degli occupanti dell’edificio stesso. Si pensava in un intervento dell’autorità pubblica. Invece la situazione è peggiorata. A nulla sono valsi gli appelli accorati di associazioni di quartiere, politiche e sociali. Coacervi di rifiuti ingombranti continuano a infestare l’area verde: divani, elettrodomestici, buste ricolme di immondizia fanno da corollario alla fitta vegetazione, composta da pini e lecci. Sono in molti a chiedersi se non sia giunto il momento di assegnare un alloggio dignitoso a chi ne ha diritto tra gli occupanti e operare una bonifica organica della struttura e dell’area verde attigua. Tutto questo per restituire dignità alle persone e legalità all’intero quadrante urbano (i cui problemi sono davvero molti).

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MADONNETTA, CONTINUANO LE INIZIATIVE “EQUO E SOLIDALI” ostegno alla maternità, consigli e tanto altro: le iniziative equo e solidali alla Madonnetta non si fermano mai. Promotrice degli eventi la bottega “Capo Horn”, che ha la sua base operativa in via Domenico Purificato proprio nel quartiere situato tra l’Axa ed Acilia. “Cerchiamo - ci spiega Mariangela, promotrice degli eventi - di essere un punto d’incontro per il quartiere, rendendoci parte attiva di un processo di socializzazione alla cui base vi siano i valori della solidarietà e dell’equità, nonché del sostegno”. Ed è proprio in questa ottica che nei locali della bottega verranno ospitate le iniziative riguardanti la maternità. “È un progetto - conclude Mariangela - di sostegno per le neo mamme, alle quali verranno dati consigli e offerta amicizia e sostegno, in un momento così delicato della loro vita”. Per chi fosse interessato, tutti i lunedì pomeriggio in bottega.

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di Vincenzo Galvani

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di Vincenzo Galvani

“IMPRONTA RANDAGIA”: SOCCORSO PER TROVATELLI nite dall’amore per gli animali, appena un anno fa un piccolo gruppo di persone ha deciso di mettere in piedi un’associazione no-profit per il sostegno ai cani randagi o maltrattati. L’inizio è stato un continuo districarsi in una burocrazia fatta di chip, preaffidi, post affidi, certificati, eccetera. Nulla, in confronto alla gioia di salvare una vita e trovargli una casa in cui vivere degnamente. Non sono state poche le difficoltà, le corse contro il tempo, le problematiche legate al denaro: ad esempio quando si è dovuto stallare cinque cuccioli buttati per strada nel giorno più freddo dell’anno. In questi casi però succede sempre qualcosa o arriva in soccorso qualcuno che risolve i problemi. Ovviamente ogni storia è a sé e ogni cagnolino si porta dentro il suo vissuto e i suoi problemi. Per qualsiasi segnalazione:3923855966 (Whatsapp), info@improntarandagia.it. di Vincenzo Galvani

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13 IMMOBILIARE QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA CENTRALISSIMO VIA DEI TRAGHETTI Zona commerciale in palazzo in cortinadisponiamo in vendita 1 appartamento posto al 3° piano con ascensore composto da ingresso soggiorno camera cameretta doppi servizi cucina balcone completa la proprietà 1 cantina “classe g epi 175,00 kwh/ mqa” Tel. 06 5601944 QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA ANTICA VIA ANTOLINI In zona confortevole ben collegata con stazione del trenino 2° piano ingresso salone 2 camere cucina doppi servizi 2 balconi e posto auto scoperto. “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA VIALE DELLA PINETA, ANGOLO PIAZZA GIULIANO DELLA ROVERE A pochi metri dal mare nel centro storico di Ostia adiacente sia alla stazione di lido centro che all’isola pedonale di Piazza Anco Marzio in palazzina d’epoca con ascensore appartamento posto al p. rialzato, ottimamente esposto composto da 2 ingressi (sia dal giardino privato che dall’entrata condominiale) salone 3 camere da letto cucina 2 bagni 2 soppalchi a completare la proprietà un giardino di pertinenza di ca. mq.80 “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA VIA DEI FABBRI NAVALI Palazzina d’epoca in pieno centro storico ristrutturato ingresso salone con camino camera cameretta cucina doppi servizi soppalchi balcone prestigiosa vista mare “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA nella centralissima zona commerciale di VIA DELLE BALEARI ottimamente servita da mezzi pubblici negozi supermercati e a pochi metri dalla stazione di lido nord grazioso bilocale posto al p. terra ingresso 2 camere cucina armadio a muro bagno ampio balcone “classe g epi 175,00 kwh/ mqa” Tel. 06 5601944

QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA VIA UGOLINO VIVALDI Palazzina in cortina a pochi passi dal mare e dalla stazione di Castelfusano grazioso appartamento posto al 1° piano (con inferriate e servizio di portineria) composto da ingresso soggiorno camera cameretta cucina bagno armadio a muro terrazzino abitabile con vista mare “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE ROMA VIA AURORA ADIACENZE VIA VENETO Nel cuore del centro storico elegante palazzo d’epoca appartamento posto al 1° piano composto da ampio ingresso 3 grandi camere cucina , un servizio e ripostiglio “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601849

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OSTIA QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA VIA DEI PANFILI Vendesi box mq.17 ca. “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601849 QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA LEVANTE PIAZZA ALESSIO ADIACENTE FINANZA OSPEDALE Disponiamo 2 posti auto attigui di mq. 16 ca. e posto moto Tel. 06 5601944 QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA PONENTE IN CORSO DUCA GENOVA Adiacente alla posta centrale al centro storico e al mare disponiamo di un negozio in affitto cat. C/1 di ampia metratura con possibilità di canna fumaria “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601849 QUADRIFOGLIO IMMOBILIARE ROVERE OSTIA VIA CANSACCHI Affittasi locale commerciale C/1 2 porte bagno antibagno soppalco “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

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Ostia VIA DEI FABBRI NAVALI Palazzina d’epoca in pieno centro storico ristrutturato, ingresso, salone con camino, camera, cameretta, cucina, doppi servizi soppalchi, balcone, prestigiosa vista mare “classe g epi 175,00 kwh/ mqa” Tel. 06 5601849

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Roma VIA AURORA ADIACENZE VIA VENETO nel cuore del centro storico elegante palazzo d’epoca, appartamento posto al 1° p. composto da ampio ingresso, 3 grandi camere, cucina, servizio e ripostiglio “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601849

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Infernetto VIA LIVIABELLA In contesto residenziale, con cancello di ingresso generale, porzione di villino in trifamiliare, al p. rialzato, composto da salone con angolo cottura, camera e soffitta, sala hobby, giardino e posto auto “classe g epi 175,00 kwh/mqa” tel.065601944

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Ostia VIALE DELLA PINETA, ANGOLO PIAZZA GIULIANO DELLA ROVERE A pochi metri dal mare nel centro storico di Ostia, adiacente sia alla stazione di lido centro che all’isola pedonale di Piazza Anco Marzio in palazzina d’epoca con ascensore, appartamento posto al p. rialzato, ottimamente esposto, composto da 2 ingressi (sia dal giardino privato che dall’entrata condominiale), salone, 3 camere da letto, cucina, 2 bagni, 2 soppalchi a completare la proprietà giardino di pertinenza di ca. mq.80 “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601849

Axa In zona residenziale e signorile, immersa nel verde, precisamente in VIA TESPI, porzione di villino a schiera su 2 livelli fuori terra, composto al p. rialzato da salone, cucina tinello, bagno, cameretta, al 1° p. composto da 3 camere da letto, doppi servizi e 2 balconi. Completano la proprietà sala hobby con cucina e cantina, giardino e mansarda con 2 stanze ed un ulteriore bagno “classe g epi 175,00 kwh/mqa” Tel. 06 5601944

Ostia Antica VIA ANTOLINI in zona confortevole, ben collegata con stazione del trenino, 2° piano, ingresso, salone, 2 camere, cucina, doppi servizi, 2 balconi e posto auto scoperto “classe g epi 175,00 kwh/ mqa” Tel. 06 5601944

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di Lucia Bianco (inviate le vostre ricette a luciabianco@hotmail.it)

BUDGET E RICETTE

GOLOSITÀ SALATE DUE RICETTE CHE MIGLIORANO L’UMORE E SODDISFANO IL PALATO stato un periodo di cene e compleanni, uno di quelli in cui amo far testare le mie ricette dagli ospiti. Tra le tante, ne ho scelte due che hanno riscosso molto successo. In più hanno un pregio: possono essere preparate in anticipo e si possono congelare. La

prima riguarda dei deliziosi piccoli arrosti di sovracosce di pollo con i carciofi (a capriccio quest’ultimi possono essere sostituiti da zucchine, broccoletti o altre verdure). La seconda è una squisita torta rustica. Aspetto i vostri suggerimenti via email!

PICCOLI ARROSTI DI SOVRACOSCE CON CARCIOFI

TORTA FARCITA DI FORMAGGIO E RADICCHIO

e

INGREDIENTI (4 PERSONE) • 4 sovracosce di pollo • 8 fette di pancetta tesa • 6 carciofi • 1 limone • 1 rametto di salvia • Rametto di rosmarino • 1 spicchio d’aglio

• 1 bicchiere di vino bianco secco • Burro, olio extra vergine, • sale e pepe qb.

PREPARAZIONE

P

ulite i carciofi e sistemateli in una terrina nella quale avete messo acqua e limone. Una volta mondati e tagliati a spicchi, metteteli in una padella antiaderente

dove avete fatto scaldare un po’ d’olio. Fate cuocere a fuoco vivo per alcuni minuti e aromatizzate con un trito d’aglio, salvia e rosmarino. Alla fine, bagnate il tutto con del vino bianco e portate a cottura. Per quanto riguarda il pollo, disossate le cosce e salatele all’interno. Stendete le fette di pancetta a due a due, sistemate al centro una cucchiaiata di carciofi, arrotolate e riempite le sovracosce con l’involtino ottenuto. Chiudete il tutto con della rafia. A questo punto, in una casseruola, mettete due cucchiai d’olio, unite le sovracosce di pollo e fatele rosolare bene. Sfumate con il vino e un momento di rosmarino. Se necessario, regolate di sale. Fate cuocere per circa 35/40 minuti. Servite i piccoli arrosti a fettine con i carciofi rimasti.

INGREDIENTI • 2 confezioni di pasta sfoglia rotondì • 10 fette tagliate fine di ottimo prosciutto cotto • 250 gr. di salsa di pomodoro • 150 gr. di provola affumi-

cata a fettine • 50 gr. di parmigiano grattugiato • 1 cespo di radicchio rosso • 1 cipollina • 1 cipolla • 1 cucchiaio di aceto di vino • Qualche foglia di basilico

PREPARAZIONE

P

artite dal ripieno. In un tegame fate scaldare l’olio con la cipolla tritata e il peperoncino. Aggiungete poi dell’acqua e fate cuocere fino a quando la cipolla non diventa trasparente. A questo punto, unite lo spicchio d’aglio e il radicchio, quindi fatelo appassire. Togliete alla fine il tutto dal fuoco, aggiungete l’aceto e regolate di sale. Fate raffreddare. A parte, ungete bene una teglia a cerniera e foderatela con un primo disco di pasta sofglia, lasciandola debordare un pochino. Ricordate di punzecchiare il tutto in modo che la pasta non si gonfi. Su questo fondo, distribuite i tre quarti del prosciutto, coprite con il radicchio scolato e quindi con una salsa di pomodoro preparata in precedenza (la classica con soffrittino di olio, erba cipollina e basilico). Aggiungete uno strato di provola, del parmigiano grattuggiato e completate il tutto con il restante prosciutto. Coprite il tutto con un altro strato di pasta. Con una rotella o un coltello rifilate la pasta in eccesso e sigillate creando un cordone. Spennellate infine la torta con il rosso d’uovo e infornate a 180° per 45/50 minuti. Deve uscire dal forno dorata in superifice. È buona a qualsiasi temperatura: calda, tiepida e anche fredda.

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MAGNAROMA

I

CRITICI GASTRONOMICI INSOSPETTABILI l caso è stato portato alla luce dalla rivi-

sta Vanity Fair. Si parla di Mario Peserico, amministratore delegato del ramo italiano della celebre azienda d’orologi Eberhard. Ma non è di orologi che si parla. Peserico ha infatti un’agendina nera, una Moleskine, dove annota con maniacale precisione le sue impressioni sui tanti ristoranti che frequenta. Per ragioni che hanno a che vedere con il ruolo che ricopre, Peserico mangia fuori casa circa 400/450 volte l’anno. Questo, insieme alle inclinazioni personali, fa di lui un esperto gourmet. Inutile dire che la sua agendina è ormai diventata un oggetto del desiderio di amici e non amici. Dentro i giudizi vanno da uno a dieci e sembra che Peserico sia molto bravo nel giudicare. Insomma, un critico in più per un mestiere che è sempre più esposto al giudizio altrui.

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OROSCOPO DI FEBBRAIO

di Alehandra

ARIETE 21/3 · 20/4 Sarà un mese nel quale all’inizio faticherete a carburare e poi avrete la strada in discesa. Molte le novità e l’energia da spendere. È l’occasione giusta per concedersi un viaggio, anche di quelli di breve durata. Il periodo è molto propizio per dare una scossa alle situazioni stagnanti, quelli che vi trovano immobili da tempo e che non sopportate.

VINCENT GALLO

11/4/1961

BILANCIA 23/9 · 22/10

MICHELLE TRACHTENBERG

1/10/1985

TORO 21/4 · 20/5

AMBER ROSE TAMBLYN

14/5/1983

L’inizio del mese è passato sotto il segno della tranquillità. Vi aspetterà invece una seconda fase nella quale possono presentarsi problemi con la famiglia e gli amici. Questi problemi saranno in parte risolti con la chiarezza e in parte con la pazienza. Parlate schietto per evitare fraintendimenti e sopportate stoicamente chi invece ha la testa di legno. Fine mese meglio.

SCORPIONE 23/10 · 21/11

ADAM ANT

3/11/1954

GEMELLI 21/5 · 21/6

JOSHUA JACKSON

11/6/1978

Per un gennaio che non è stato certo il mese migliore dell’anno, arriva un febbraio nel quale sarete risarciti. Buone notizie in arrivo e vita sociale che decisamente più viva per tutta la parte centrale del mese. A fine febbraio, di nuovo qualche tensione. Tenete duro, la primavera è in arrivo e porterà tante cose belle.

KRISTEN ZANG

22/6/1974

LUCY PINDER

20/12/1983

JOHN CAZALE

12/8/1935

CLÉMENT GRENIER

7/1/1991

EMMY ROSSUM

12/9/1986

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Nella prima e nell’ultima settimana del mese Mercurio è dalla vostra parte e dovete approfittarne. Vi servirà soprattutto dal punto di vista dell’uso della razionalità e della logica: due qualità utilissime a stemperare la vostra passionalità e la voglia di sparigliare le carte. Confidatevi con gli amici per evitare di rimanere prigionieri di sentimenti contraddittori.

ACQUARIO 21/1 · 19/2

IZABELLA MIKO

21/1/1981

VERGINE 23/8 · 22/9 I primi sette giorni del mese sono andati via e chi ha colto l’occasione l’ha colta: Mercurio offriva opportunità e vantaggi per dare una svolta dinamica alla vita. Se desiderate dare un’impronta diversa, più dinamica e varia, alla vita sociale, cercate di conquistarvela tenendo la guardia alzata. C’è sempre qualcuno pronto a rovinarvi i piani.

Febbraio sarà un gran bel mese, uno di quelli nei quali vi sentirete in forma, pieni d’entusiasmo, vivi e combattivi. In famiglia molto probabilmente andrà in porto un progetto che da tempo avete a cuore. Le tensioni (piccole) saranno possibili solo nel mondo del lavoro: un ambito nel quale dove imparare a gestire la vita con i colleghi.

CAPRICORNO 22/12 · 20/1

LEONE 23/7 · 22/8 Avete il fuoco dentro e si vede: siete assertivi, irruenti, vivi, energici, carichi. Mercurio in Acquario potrebbe rendervi impulsivi. Al fine di non combinare guai, misurate dunque gesti e parole è un periodo ottimo per i rapporti familiari. Sfruttatelo per incanalare le vostre energie nel senso dovuto. Evitate le discussioni: siete troppo passionali e non vi capirebbero.

Sotto i buoni auspici di Mercurio, il sipario del mese si è alzato con un applauso e finirà in maniera altrettanto positiva. In mezzo, qualche momento di tensione e incomprensione familiare, ovviamente niente di serio. Avrete giornate frizzanti dal punto di vista delle nuove amicizie e delle novità lavorative. Se state organizzando qualcosa, sappiate che andrà per il verso giusto.

SAGITTARIO 22/11 · 21/12

CANCRO 22/6 · 22/7 I transiti degli astri nel mese di febbraio non sono affatto positivi. Annunciano un’atmosfera instabile, nervosismo e tensione. La ricetta è una: una santa, grande, pazienza. A fine mese le cose inizieranno a migliorare e voi sentirete un po’ di adrenalina salire dentro. Per ora siate cauti in amore e nel lavoro e rimandate le decisioni che contano.

Qualche tensione in famiglia ma febbraio sarà sicuramente un mese nel quale la vita sociale scorrerà sui giusti binari. Certo, le contraddizioni non mancano e alcuni giorni vi sentirete stanchi e demotivati. Tutto questo sarà però ripagato da altrettanti sorrisi, da momenti vivi, da una senso piacevole dell’esistenza. Far quadrare i conti è difficile ma non impossibile.

A febbraio c’è il vostro compleanno e si può dire con certezza che sarà il vostro mese. I transiti degli astri sono assolutamente positivi e questo è il tempo giusto per fare progetti, pianificare viaggi, divertirvi, uscire dal guscio dell’ordinario e della routine. Dunque forza e coraggio: è il mese che fa per voi e che dovete assolutamente sfruttare.

PESCI 20/2 · 20/3

BRAD DOURIF

18/3/1950

È il mese giusto per recuperare terreno rispetto a una vicenda che avete perso per un po’ di vista. Saturno vi è contro ma avete in aspetto positivo Mercurio in Capricorno. Significa che avrete sangue freddo, che sarete lucidi, che saprete pianificare e risolvere i problemi in sospeso. Un mese dunque positivo ma non del tutto. Sappiate giocare le vostre carte.


13 Magazine N. 156  

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