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ANNO 14 - N° CENTOQUARANTA - GIUGNO 2018 - € 3

FESTA PER DON MAZZI SUL LAGO D’ISEO CHRISTIAN PRESCIUTTI: IN VASCA TUTTA LA VITA ZHU WEIKUN : LA CUCINA CHE NON TI ASPETTI BURRACO SOLIDALE PER ESSERE BAMBINO INAUGURATO IL BRESCIA PHOTO FESTIVAL ISEO IN ROSA PER IL GIRO

BRESCIA

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

COVER STORY

THORBJORN OLESEN VINCITORE DEL 75° OPEN D’ITALIA


Sarà per un’altra volta Chi ci ha letto il mese scorso avrà notato che avevamo titolato l’intervista a Paola Vilardi “Finalmente una donna”, visto che si profilava all’orizzonte, per la prima volta, l’elezione di un sindaco donna nella città della Leonessa. È finita come tutti sanno con il bis di Del Bono, incoronato da una larga maggioranza di bresciani di città, nuovamente primo cittadino. A lui stesso avevamo chiesto prima delle elezioni se non sarebbe stato il caso di fare un passo di lato e lasciare lo scranno della Loggia a Laura Castelletti, suo braccio destro e anche sinistro, in questi ultimi 5 anni, la quale ha decisamente contribuito alla sua seconda vittoria, insieme alle beghe interne al centrodestra. In quell’occasione ci aveva rivelato che, in effetti in futuro potrebbe esserci anche un cambio in corsa con la bionda vicesindaco. Magari, aggiungiamo noi, in vista di un posticino al Parlamento Europeo per lui. Speriamo! Non è partito preso, ma un desiderio trasversale (non credo solo mio) di veder governare la città da un punto di vista femminile. Chi fa politica dice di voler difendere i più deboli e oggi a Brescia come altrove, al di là della fede politica o religiosa, le più deboli sono le donne e quindi quelle da difendere di più. Penso e lo penserò sempre che una maggiore sensibilità verso le donne e i loro problemi non possa averla che una donna. Tutto qui. Farò sempre il tifo per una donna a capo dell’amministrazione comunale di qualunque colore sia. Sarà per la prossima volta. Certamente l’Emilio non ha demeritato, almeno a vedere dalla percentuale delle preferenze avute ma, il fatto che Laura Castelletti questa volta non abbia corso con una sua lista facendo confluire i suoi voti verso Del Bono, ha reso tutto più facile a quest’ultimo evitandogli di andare al ballottaggio. Anche il sospetto che Paola Vilardi non abbia incontrato i favori di tutti gli elettori del centrodestra rimane un elemento da considerare. Infatti fin dall’inizio dell’anno il candidato designato era Fabio Rolfi, che ben contento, non ne aveva fatto segreto con la sua gente. Venne anche Salvini alla festa della Lega di fine anno per dichiarare che “tassativamente” questa volta Brescia avrebbe avuto un sindaco leghista. Poi è successo che le trattative per la spartizione dei collegi tra Forza Italia e Lega alle politiche/regionali di marzo, hanno messo in gioco anche l’assegnazione del “posto” di primo cittadino di Brescia, che da verde è diventato azzurro. Molti della Lega hanno davvero storto il naso e non sono andati a votare, nonostante il loro capo, oggi vicepremier, sia anche venuto in città a sostenere Paola Vilardi... Stritolata da un meccanismo che poco dipendeva dalla sua competenza. C’è una cosa di buono in tutto ciò: adesso chi governa non potrà dare la colpa a chi lo ha preceduto e soprattutto l’amministrazione avrà il tempo per portare a termine i progetti avviati. A cominciare dalle situazioni di risanamento ambientale, Caffaro su tutti. (v.e.filì)

ALLE PRECEDENTI ELEZIONI COMUNALI LAURA CASTELLETTI SI ERA PRESENTATA CON UNA SUA LISTA CHE OTTENNE IL 7%


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BRESCIA

in questo numero

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

BERGAMO www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo

rieletto IL sindaco emilio del bono

ecco il nuovo palaleonessa

christian presciutti: una vita in vasca

martina dellamuzia: oltre la miss

festa per don mazzi sul lago d’iseo

iseo in rosa per il giro d’italia

burraco solidale essere bambino

charity dinner con mandolini

in copertina: Thorbjorn Olesen vincitore del 75° open d’italia

rinasce la ex standa: ecco come sarà

n°3 del 22/01/1992

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Elena Pagani Giorgio Paglia, Valentina Colleoni Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Biava, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Matteo Marioli, Lorenzo Passini, Matteo Biatta Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia


Aston Martin Verona Benati srl - Via Evangelista Torricelli, 42/a - Tel. 045-954230


Del Bono bis

GUIDO ANCORA IO

Fotografie Lorenzo Passini

IL SINDACO USCENTE, EMILIO DEL BONO, RICONFERMATO AL PRIMO TURNO CON IL 53,9% DELLE PREFERENZE. SUCCESSO NETTO DEL PD IN CITTÀ (QUASI IL 35%) CHE HA SBARAGLIATO LA CONCORRENZA: PAOLA VILARDI SI È FERMATA AL 38,1%, I 5 STELLE SOTTO AL 6%. HA VOTATO IL 57,4% DEGLI AVENTI DIRITTO

C’è sempre una prima volta. Mai a Brescia un sindaco uscente aveva vinto al primo turno. Emilio Del Bono ci è riuscito rianimando il Partito Democratico che aumenta di 8 punti percentuali il risultato delle politiche ma anche di 5 anni fa. “Ha vinto Brescia, confidavo in questa vittoria” le prime parole del primo cittadino visibilmente emozionato al suo arrivo in Loggia in tarda serata. Una rielezione che, per certi versi, aveva percepito ma che, complice anche lo scenario nazionale, aveva prima di tutto sperato. “Ci ho sperato ma me lo sentivo. Sono sensazioni che solo un politico può capire”. Un risultato netto per cui si sono complimentati in tanti: familiari, amici e personaggi che in qualche modo hanno avuto modo di conoscere la nostra città. Da Carlo Verdone a Gianrico Carofiglio fino a Paolo Gentiloni, ex Presidente del Consiglio. Un exploit grazie al quale ha surclassato gli avversari: ben 15 punti percentuali da Paola Vilardi, candidata del centrodestra. “Con questi numeri posso fare il segretario nazionale del PD” ha scherzato nella lunga notte delle amministrative”. Di questi tempi, vista l’aria che tira a livello nazionale, non sembra un’idea così malsana. “È la lezione che dice che va fatta una politica popolare che interessi tutti i ceti”. Si prosegue, dunque, nel segno della continuità con due progetti in cima alle priorità: “ricomincio dalla Caffaro e dai custodi dei parchi” ha già annunciato Emilio Del Bono.


QUESTA IMMAGINE RITRAE IL SINDACO DI BRESCIA EMILIO DEL BONO RIELETTO PER IL SECONDO MANDATO, CON MARCEL GUERRI, PRESIDENTE E CEO MERCEDES-BENZ ITALIA IN OCCASIONE DELLA CONSEGNA IN USO GRATUTITO DI UN’AUTO ELETTRICA ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE


Il PalaLeonessa è realtà Testo Tommaso Revera - Fotografie Matteo Marioli

CONTINUANO A RITMO SERRATO I LAVORI NEL NUOVO PALAZZETTO, IERI EIB OGGI PALALEONESSA, CHE ACCOGLIERÀ POCO MENO DI 5.200 SPETTATORI PER LE GARE INTERNE DEL BASKET BRESCIA LEONESSA La nuova casa dello sport bresciano è in dirittura d’arrivo. Con 5.073 posti (2.622 al piano terra e 2.422 al primo e secondo piano, più 26 per disabili) ed un’altezza sul campo di gioco di 13.20 metri, sarà adatto alle gare internazionali di basket, volley e tennis. Una struttura multicolore all’esterno, coperta da un canestro rovesciato e che all’interno ha scoperchiato l’imponente fascio di 256 funi che sosteranno la tensostruttura. Il compianto Eliseo Papa, ideatore del progetto al quale è stata dedicata una targa, ci ha messo del suo, inseguendo la suggestione di un grande cesto rovesciato che avvolgerà il vecchio ‘ciambellone’ (chiuso da 27 anni!) come uno scheletro strutturale esterno fatto di 5 chilometri di tubi e fissato su 80 appoggi a cerniera in grado di assorbire le azioni dinamiche. All’interno anche un’installazione artistica dedicata al cestista bresciano Marco Solfrini.


CONCEZIONE ARCHITETTONICA E STRUTTURALE - ING. ARCH. ELISEO PAPA PROGETTO ESECUTIVO ITAL-ENGINEERING SRL - ING. ARCH. ELISEO PAPA ARCH. ELDJON GREVENI ING. BEATRICE GENTILI GEOM. GIANFRANCO BOSIO PROGETTO IMPIANTI ITECS SRL - ING. PIERLUIGI MARCHESI ING. LORENZO CAPPIA PROGETTO TENSOSTRUTTURE - ING. ARCH. ELISEO PAPA PROGETTO STRUTTURE ACCIAIO E C.A. - ING. DIEGO CONSOLARO PROGETTO ADEGUAMENTO ANTISISMICO - PROF. ING. FRANCESCO IORIO PROGETTO GEOTECNICO - DR. FRANCESCO BARACCA PROGETTO ACUSTICO SAPE ENGINEERING - ING. MICHELE ANGOSCINI ACCON ENGINEERING - ING. ANDREA CERNIGLIA PROGETTO VVF - ING. FRANCESCO NERVI RENDERING - ARCH. ELDJON GREVENI


Prima della sua scomparsa, avvenuta il 20 ottobre dello scorso anno, lo stesso Ing. Papa lo aveva annunciato come un progetto dal “segno urbano potente, che possa raccontare Brescia per qualche anno a venire. Un grande esempio di architettura strutturale, un’opera cioè le cui funzioni si rifletteranno anche nelle forme. All’esterno si è voluta dare l’idea di un canestro rovesciato e credo che questo disegno possa fare molto effetto”


Da Settembre la nuova struttura, ideata dal compianto progettista Ing. Eliseo Papa, tornerĂ a popolarsi in una veste totalmente rivisitata


Il progetto tanto voluto dall’ing. ELISEO PAPA è stato elaborato in collaborazione con la ditta FORMENTELLI srl: mentre l’ingeGNere si preoccupava dello sviluppo del progetto sia strutturale che architettonico, la ditta Formentelli srl metteva a disposizione la propria esperienza per le varie metodologie della realizzazione RELATIVAMENTE Alla parte strutturale della carpenteria, in virtù di una collaborazione e DI UNA fiducia reciproca VENTENNALE


COGHI SRL - OPERE EDILI ED AFFINI Via Castelletto, 1 - Roverbella (MN) - Tel. 0376 694668 www.coghi.it - info@coghi.it Coghi s.r.l. è azienda che fonda le sue radici su una esperienza familiare di oltre 50 di attività nel settore edile, vanta una grande esperienza nel campo del restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali. Le principali attività riguardano la ristrutturazione di edifici storici e non, progettazione e costruzione di fabbricati ad uso abitativo, industriale e commerciale. Coghi s.r.l. si rivolge a varie tipologie di clienti, pubbliche amministrazioni, industrie manifatturiere, privati, con un servizio a 360°.

COSMET DI FANTONI S.R.L. – COSTRUZIONI METALLICHE Via San Lucio, 37/16 Clusone (Bg) - Tel. 0346 22649 www.cosmetcostruzionemetalliche.it - info@cosmetcostruzionimetalliche.it Cosmet di Fantoni Srl opera nel settore della carpenteria metallica dal 1987, occupandosi della realizzazione di carpenteria medio-pesante, sia nel settore pubblico che nel settore privato, in Italia ed all’Estero. Il principale obiettivo della Cosmet di Fantoni Srl è quello di prestare attenzione alle aspettative del cliente, cercando di soddisfare tutte le sue necessità, garantendo massima professionalità a prezzi estremamente competitivi. La struttura organizzativa è in grado di gestire il processo di realizzazione, dalla progettazione con lo sviluppo di disegni esecutivi, alla costruzione e alla messa in opera, avvalendosi di personale altamente specializzato. Le opere variano con estrema flessibilità, nello specifico: ponti, passerelle pedonali, impianti industriali, strutture per l’edilizia, scale, barriere ed elementi d’arredo.

CANOBBIO GROUP SRL – IMPIANTI TECNOLOGICI Via degli Artigiani, 31 - Darfo Boario (BS) - Tel. 0364 534679 www.canobbiogroup.it - info@canobbiogroup.it Moderna e dinamica azienda che vanta 28 anni di esperienza nella realizzazione di impianti tecnologici. Garantisce ai propri clienti un servizio a 360° per risolvere anche le problematiche più complesse grazie al know how acquisito in ogni settore impiantistico. Opera con professionalità e serietà nei seguenti settori: impianti civili e industriali, quadri elettrici, automazione e domotica, impianti di sicurezza (antintrusione, telecamere a circuito chiuso, rilevazione fumi e incendio); impianti idraulici civili e industriali, di riscaldamento, condizionamento (tradizionale, idronico, split e grandi impianti VRV), sistemi VMC, gas, idrico sanitario, impianti antincendio e sprinkler; impianti a energie rinnovabili, solare termico, fotovoltaico, geotermia.

TRADELEK IMPIANTI TECNOLOGICI SRL Via Santa Sofia, 27 - Milano - Tel. 0376 638412 www.tradelek.com - info@tradelek.com Tecnologie avanzate. Solide competenze professionali. Standard qualitativi ai massimi livelli. Un mix di elementi chiave che rappresentano il cuore operativo di Tradelek Impianti, azienda specializzata nella realizzazione di impianti tecnologici - speciali, elettrici e meccanici - oggi orientata all’universo delle energie rinnovabili.Tradelek vanta per tutti i suoi servizi un numero di maestranze proprie pari a circa 70 unità.

FORMENTELLI SRL - OPERE COMPLEMENTARI Via Sentieri, 12/B - Capo di Ponte (BS) - Tel. 0364 42588 www.formentellisrl.it - info@formentellisrl.it Forte di una pluriennale esperienza, Formentelli è in grado di realizzare qualsiasi richiesta per montaggio di carpenteria metallica, lavorazioni per tensostrutture, controsoffitti e coperture sia ad uso industriale, sia ad uso civile. L’azienda si è sviluppata in ambiti multidisciplinari in sinergia con professionisti nell’ambito dell’ingegneria strutturale, della progettazione e dell’architettura.


i ANDOzio Maggion C I T I L ri PO di Mau a r u c a

IL RE È NUDO, C.V.D. Finalmente tutte le cose stanno tornando al loro posto, non poteva che essere così, dopotutto. Ora sappiamo che la nostra sovranità è limitata, veramente, che quanto successo dal 2011 ad oggi è stato confermato e vidimato dal Colle, Napolitano era più furbo e dall’altra parte c’erano i Dem che sono ben navigati, ora c’é Mattarella che alla fine è un bravo ragazzo, navigato anche lui, ma democristiano e non comunista, legato, ma slegato dalla poltica orribilis delle finzioni. Nulla è perduto, il Popolo Sovrano ora sa che se vuole veramente contare qualcosa dovrà farlo con una maggioranza schiacciante e dovrà sopportarne le conseguenze, qualunque esse siano. Le rivoluzioni si fanno solo a pancia vuota e solitamente nel sangue, oggi, nel terzo millennio si fanno con la Borsa, la pancia piena ed il debito pubblico che non sarà mai ripianato (di consociativa pentapartitica memoria). Nulla di grave, la vita continua, i giovani avanzano e saranno il nostro futuro, i Dem rimarranno sulle loro barricate avendo sprecato un’altra gloriosa occasione, avranno anche messo a nudo il sistema, cosa che a loro piace (e anche a me molto), ma scenderanno ancora alle prossime votazioni e i poteri forti di Renzi (Londra etc,) non lo sorreggeranno più, come già avevano dimostrato nel recente passato. La lega e i 5 stelle, hanno fatto un vero gioco di squadra che ha rivoluzionato il sistema, una piccola rivoluzione senza sangue, se non quello scorso metaforicamente sui social contro Mattarella, ma che cosa si vuole di più? Il blocco del traffico alla brasiliana? Gli scioperi alla francese? La dicotomia governativa alla spagnola? L’empasse alla belga? L’austerità da noi pagata alla tedesca? Il fallimento economico della Grecia? Ci sarebbe da dire molto, moltissimo su questa Europa e Comunità Europea, ma si è detta lei stessa tutto, e di più. Allora andiamo avanti fiduciosi che le cose miglioreranno e cambieranno entro qualche mese; abbiamo voluto accelerare i tempi per il nuovo governo; sbagliatissimo. Ci volevano ancora almeno due mesi di decantazione, nessuna corsa contro il tempo, i mercati andavano bene, l’acqua scorreva sotto i ponti, gli italiani andavano in vacanza, gli spagnoli tremavano per il cambio di maggioranza e i francesi, che ancor si incazzano, avrebbero trovato nuovi clandestini eroi da naturalizzare e, allora tutto si sarebbe realizzato senza traumi. Invece i media, avanti tutta, non avendo altro da dire, la nazionale non è ai mondiali e allora di che parlare? La Merkel ha bisogno di nemici esterni per difendere le sue nefandezze e debolezze interne, ecco servitovi il piatto! Il sistema cambia, la gente pensa veloce e non riflette, mangia ma non degusta, abbiamo voluto questo mondo?? Becchiamocelo.

Trump gestisce il pianeta come se fosse una azienda, perchè è così che il mondo si è trasformato, in una azienda, che ti licenzia dicendo che non sei più una risorsa utile, che ti lascia gestire la Giustizia sotto una tenda come il Tribunale di Bari (e poi vogliamo combattere l’illegalita’, “ Ma mi faccia il piacere” diceva Toto’). Incredibile ma vero, ma non disperiamo siamo italiani e faremo ben vedere al mondo chi siamo, sì perchè noi faremo un grande passo in avanti e aiuteremo veramente il vecchio continente a capire gli errori in cui siamo occorsi, davvero, credeteci. Anche a Bergamo stiamo vivendo una piccola rivoluzione, dal Papa Buono che è tornato a trovarci per dare quella mossa d’entusiasmo che cominciava a mancare nella nostra vita religiosa e sociale: gli oratori cominciano a diminuire, il seminario di Città Alta si spopola e la piscina chiude, e via un’altra parte di vita di quartiere che si spegne, solo perchè nessuno investe ed il Comune se ne frega, però si trova il tempo per litigare sul nostro Presidente della Provincia, un altro Matteo, che dona il suo tempo alla comunità, che lavora indefessamente per noi, che è garante di un patto politico, ma che non può sedere in un CDA per prendere un piccolo gettone mentre i sindaci hanno stipendio, e lui non lo ha, gli amministratori di Sacbo sì, ex sindaci ed ex consiglieri regionali, quelli nelle fondazioni sì e… gli altri no! E come Gesù disse ai Farisei…”I furbi a iè sempre chei”. Chi lavora deve essere retribuito, chi ci rappresenta deve essere pagato o meglio rimborsato del tempo dedicato, facciamo sì che la politica riprenda veramente ad essere politica al servizio della comunità, non nascondiamo le necessità, affrontiamole. A Bergamo tra poco ci sarà un’occasione più unica che rara, il rinnovo delle cariche amministrative locali, le elezioni nazionali, le prossime elezioni europee, guardate che tutto questo non è molto lontano, è dietro l’angolo ci si deve preparare, così come 50 anni fa, sembra un’eternità ma è pochissimo, si è creduto in un sogno che si chiama Università!!! Nel suo significato etimologico, di Università, i grandi del nostro popolo orobico di allora hanno creduto, dai politici lungimiranti, agli imprenditori che hanno investito, ma soprattutto da quei docenti illuminati e sognatori che hanno creduto in questo sogno: la cultura e la scienza per combattere l’isolamento ed il cretinismo endemico, il terrorismo. Grazie davvero a tutti, potrei citare i cognomi, ma meglio i nomi di battesimo, come Carlo, Giancarlo, Andrea e……. tantissimi altri. È morto il Re, Viva il Re. (che non si gongoli troppo qualche mio caro amico, è solo un modo di dire, non altro).


75° Open d’Italia


È CALATO IL SIPARIO SUL 75° OPEN D’ITALIA ANDATO IN SCENA QUEST’ANNO DAL 31 MAGGIO AL 3 GIUGNO PRESSO IL GARDAGOLF COUNTRY CLUB. HA VINTO THORBJORN OLSEN MA GRANDE FRANCESCO MOLINARI: IL DANESE HA BEFFATO PER UN SOLO COLPO IL TORINESE, CHE SALE IN VETTA ALLA RACE TO DUBAI. BELLE PROVE DI GAGLI E MANASSERO. 34.000 SPETTATORI HANNO COLORATO D’AZZURRO IL GARDAGOLF


Ha vinto il danese Thorbjorn Olesen, ma il secondo posto di un grandissimo Francesco Molinari ha comunque riempito d’orgoglio il pubblico italiano accorso al Gardagolf County Club (par 71) per seguire la giornata finale del 75° Open d’Italia, torneo delle Rolex Series dell’European Tour ed evento principale del Progetto Ryder Cup 2022, che per il secondo anno consecutivo ha messo in palio un montepremi di 7.000.000 di dollari. Olesen ha concluso con 262 (65 68 65 64, -22) e per Molinari la tripletta nella massima manifestazione italiana di golf è sfumata per un solo colpo (263 – 66 66 66 65, -21) al temine di un duello spettacolare e di altissima caratura tecnica. I parziali dei due protagonisti sono eloquenti: 64 (-7) per il vincitore, 65 (-6) per l’azzurro che ha pagato una sola sbavatura alla buca 17, quando ha segnato il bogey che ha fatto la differenza. Non si è arreso e ha concluso con un chilometrico birdie la sua eccellente prestazione, confermandosi ai livelli della settimana scorsa quando si è imposto nel BMW PGA Championship. Olesen, che ha un particolare feeling con l’Italia avendo vinto il Sicilian Open (2012), ha annullato le speranze salvando un par quasi problematico e conquistando il trofeo. È stato gratificato con un consistente assegno di 1.660.660 dollari che lo ha portato al sesto posto della Race To Dubai, dove ora il leader è proprio Francesco Molinari. Va sottolineata anche la prestazione di Lorenzo Gagli, 14° con 269 (68 69 66 66, -15), e di Matteo Manassero, 36° con 274 (66 68 68 72, -10), dopo tre giri in alta classifica. Presenti 34.000 spettatori nelle quattro giornate, 9.300 quelli che hanno seguito l’ultima giornata del 75° Open d’Italia: grande entusiasmo per i tre azzurri che hanno concluso la gara e in particolare tifo da stadio per Molinari. In netto aumento rispetto alle passate edizioni la presenza di stranieri, tra i quali molti turisti tedeschi in vacanza sul Lago di Garda.


Christian Presciutti

capitano della AN Brescia Pallanuoto

Recco è un comune italiano di quasi 10.000 abitanti della città metropolitana di Genova in Liguria. È conosciuto soprattutto per la prelibata focaccia al formaggio e per la celebre e più titolata al mondo squadra di pallanuoto


FOCACCIA INDIGESTA Testo Tommaso Revera - Fotografie Edoardo Perlotti

LA PRO RECCO SI CONFERMA BESTIA NERA DELLE CALOTTINE BRESCIANE: DOPO ESSERSI IMPOSTA NELLA FINALE DI COPPA ITALIA E IN QUELLA SCUDETTO, LA SQUADRA LIGURE CI ELIMINA ANCHE DALLA LEN CHAMPIONS LEAGUE AL TERMINE DELLA LOTTERIA DEI RIGORI… UN RISULTATO, QUESTO, DECISAMENTE SFORTUNATO CHE LASCIA RIMPIANTI E UN PIZZICO D’AMARO IN BOCCA… Niente da fare: la bestia nera si conferma tale! Cala il sipario sulla stagione sportiva 2017-2018 dell’A.N. Brescia, una stagione in cui Presciutti e compagni si sono confermati avversari tosti, sportivamente secondi solo alla squadra più titolata al mondo, la Pro Recco, macinando numeri da grandissima squadra: 23 vittorie su 26 in campionato, finalista di Coppa Italia (titolo sfumato in virtù del 7 a 5 inflitto a Bari dalla Pro Recco) e tra le otto squadre più forti del continente. Pur riconoscendo la squadra ligure di un’altra dimensione per investimenti e risorse, però, resta un pizzico d’amaro in bocca, non tanto per la finale scudetto persa a Siracusa per 8 a 5, quanto per la sfortunata eliminazione in Len Champions League maturata qualche giorno fa, neanche a dirlo sempre con Recco, dopo la lotteria ai calci di rigore che ha sancito la vittoria degli uomini di Vujasinovic per 12 a 10. Una resa a testa altissima, però, per cui congratularsi con la squadra di Bovo per quanto visto in campo: oltre alle indiscutibili doti tecniche, merita un plauso anche l’incredibile forza caratteriale (da vera leonessa) mostrata nella vasca di Sciorba a Genova in casa del ‘nemico’. C’è una Brescia sportiva, dunque, che continua fiera ed orgogliosa il proprio percorso di crescita conseguendo da un lato risultati sportivi all’inizio quasi impensabili e dall’altro conquistando giorno dopo giorno la simpatia e l’affetto di pubblico e critica. Riavvolgiamo il nastro di questa stagione con il capitano, Christian Presciutti, simbolo di una squadra che non si arrende mai… Christian quanto è indigesta questa Reco? Pure nei quarti della Len Champions League hanno avuto la meglio in un quarto di finale memorabile per la determinazione e la generosità che avete dimostrato… “Abbiamo giocato contro tutto e tutti probabilmente contro la squadra candidata a vincere la Coppa Campioni disputando una gara incredibile. È uscita la leonessa che è dentro ognuno di noi ma purtroppo la lotteria dei rigori è un terno al lotto dove può succedere di tutto… Dispiace perché siamo andati vicinissimi ad un’impresa, un risultato per cui ogni giorno ci alleniamo con grande determinazione e costanza. Resta l’amaro in bocca, certo, perché uscire dopo aver pareggiato (e non perso) genera un enorme rammarico”. Rispetto alla finale scudetto persa sempre con la Pro Recco a Siracusa, però, si è vista una squadra più motivata, sbaglio? “Sicuramente. A mio avviso questa formula della finale scudetto è da rivedere: abbiamo disputato una semifinale contro una squadra (Sport Management) molto attrezzata e, dopo neanche 24 ore, ci siamo ritrovati in vasca contro Recco, una squadra ancora più forte, per giocarci il titolo. L’enorme dispendio fisico e mentale credo abbia notevolmente contribuito”.


A livello agonistico la pallanuoto bresciana ha raggiunto probabilmente il massimo. Cosa manca per raggiungere un livello come quello della squadra più titolata al mondo? “Investimenti e fortuna: credo la differenza sia soprattutto quella. In questi anni la società che ho il piacere di rappresentare ha riportato Brescia nell’elite della pallanuoto. Non a caso, quando siamo in giro per il mondo, la gente ci riconosce e si complimenta. Stiamo facendo un grande lavoro: per raggiungere il tetto della pallanuoto sicuramente serve un pizzico di fortuna in più e qualche fuoriclasse nella rosa. Avessimo superato i quarti in Len Champions League avremmo potuto dire la nostra visto che le altre squadre le avevamo incontrate e già battute in precedenza”. Tu a Brescia ormai sei di casa… “Ormai sono nove anni che vivo a Brescia. La dimensione del quartiere in cui vivo, Don Bosco, è veramente eccezionale. Le persone sono umanamente fantastiche, davvero straordinarie: mi fanno sentire come stessi a casa. Un piccolo paesino a sé, a misura d’uomo, dove si conoscono tutti. Quando sono tornato da Rio, per esempio, tutto il quartiere mi ha organizzato una festa. Sono rimasto senza parole”. Negli ultimi anni, complice anche i vostri risultati, la percezione della pallanuoto è un po’ cambiata. Finalmente c’è una riscoperta degli sport cosiddetti ‘minori’, non è così? “Il bresciano da questo punto di vista è incredibile. Tu pensi che la città non sappia niente di te e invece, dovunque vai, sono al corrente anche del tuo ultimo allenamento. È estremamente gratificante: siamo

cresciuti molto anche come società ed oggi vantiamo un vivaio davvero promettente. Vedere tanti ragazzini scegliere il nostro sport ci inorgoglisce enormemente. Il nostro è uno sport che ti fa crescere da tutti i punti di vista, non solo fisicamente: ci sono valori importanti, come il rispetto e la sportività, “merce” divenuta un po’ rara nello sport in generale”. A livello personale hai conseguito molteplici obiettivi ambiziosi sia a livello di club sia in nazionale. Quali sono quelli ti sei prefissato per il futuro? “Sicuramente poter vincere lo scudetto con il Brescia. Sarebbe una gioia indescrivibile, come nel 2003 quando ancora non c’ero, un obiettivo che perseguirò fino a quando resterò in vasca”. È questo uno dei motivi per cui, a fine 2016, hai rinunciato alla nazionale? “Sì è stata una scelta dettata da questo obiettivo per poter dare tutto a questa società e a questo club”. In prospettiva come lo vedi il nostro Settebello? “Quando ho comunicato il mio addio lo avevo detto: lascio una squadra che potrà conseguire grandi risultati perché composta da alcuni giovani forti ed altri molto promettenti. L’orgoglio italiano, poi, non ce l’ha nessun altro Paese e quindi sono sicuro ci regaleranno grandi soddisfazioni”. Forse è ancora prematuro ma, una volta appesa la calottina al chiodo, dove ti vedi? “Sono nato in vasca e morirò in vasca. Adesso ancora non ci penso perché mi sto ancora divertendo ma sicuramente resterò nell’ambiente in veste di allenatore o dirigente…”.


CHI C’ERA

festa sul lago d’Iseo per Don Antonio Mazzi IL 31 MAGGIO SCORSO, NELLA SPLENDIDA LOCATION DEL RISTORANTE LA CATILINA DEL ROMANTIK HOTEL RELAIS MIRABELLA DI CLUSANE, È STATA ORGANIZZATA UNA CENA SPECIALE CON TANTI PERSONAGGI FAMOSI A SOSTEGNO DELLA FONDAZIONE EXODUS ONLUS Una serata all’insegna della solidarietà, per festeggiare l’onomastico di Don Antonio Mazzi, il prete di strada, che il 31 maggio 2018 è stato accolto dalla famiglia Anessi sul Lago d’Iseo, nella splendida location del ristorante La Catilina del Romantik Hotel Relais Mirabella di Clusane (BS). I proprietari dell’albergo della Franciacorta hanno organizzato una cena speciale per dare sostegno all’opera della Fondazione Exodus Onlus, la rete di comunità impegnate nel recupero, assistenza e cura dei tossicodipendenti. La serata è stata un successo ed hanno partecipato tanti personaggi noti del mondo dello sport e dello spettacolo, i quali non hanno voluto mancare all’appuntamento con l’amico Don Mazzi. Tra gli ospiti, vari cronisti sportivi, esponenti del calcio italiano e dello spettacolo come Giovanni Trapattoni, Evaristo Beccalossi, Idris, il Direttore della Nazionale Italiana Cantanti, Nicola Penta, la pittrice Cinzia Bevilacqua, il giornalista Mediaset Mino Taveri, i cronisti Paolo Dini di Radio 101 e Luca Viscardi di Radio Number 1, Cesare Ragazzi, Franco Trentalance, e tante persone, che hanno apprezzato il menù, le terrazze e il loggiato in legno, la vista sul lago, i momenti conviviali e le testimonianze di Don Mazzi e dei suoi amici. A tavola è stato servito un antipasto della tradizione con prosciutto crudo di Parma, coppa piacentina, speck del Trentino, bocconcini di mozzarella pugliese, assaggi di Grana padano e agrodolce di verdure. Poi spazio al grande spiedo alla Bresciana, con polenta e patate al forno. Per completare l’opera con una torta dedicata a Don Mazzi. Il menu è stato accompagnato dai vini della Franciacorta delle aziende agricole Bellavista, Le Marchesine, Quadra.Tra i presenti anche alcuni amministratori del territorio. Una serata da ricordare, nella spontaneità dell’accoglienza di un luogo magico, reso ancora più ospitale dalle splendide fioriture del giardino, dalle temperature miti, dallo spirito giovane e affabile di Don Mazzi. Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


CHI C’ERA

Burraco solidale CONSUETO SUCCESSO PER L’INIZIATIVA BENEFICA PROPOSTA DALL’ASSOCIAZIONE ESSERE BAMBINO, DA SEMPRE IN PRIMA LINEA NELL’ASSISTENZA DI BAMBINI SIEROPOSITIVI

Il 28 maggio scorso si è svolto in Areadocks il consueto Burraco a favore di Essere Bambino, l’Associazione nata nel 1989 per assistere i bambini sieropositivi. L’infezione da HIV durante questi anni, grazie alla ricerca, è diminuita nel pediatrico ma Essere Bambino continua ad assistere tutti quei bambini in gravi difficoltà mediche ed economiche. La sua équipe psico sociale, che integra quella medica, dà supporto psicologico nella comunicazione di diagnosi e nell’elaborazione dei vissuti legati alla malattia, con circa un migliaio di incontri l’anno; organizza e gestisce animazione e assistenza presso il Day Hospital di Immunologia Pediatrica e nei reparti pediatrici di Chirurgia, Ortopedia-Otorino e Pediatria Ovest; offre sostegno economico alle famiglie in difficoltà; collabora con i servizi territoriali per garantire un’adeguata assistenza. Un insieme di interventi importanti, che diventano veramente cruciali soprattutto quando la famiglia e il piccolo arrivano da altre regioni d’Italia o da Paesi stranieri, e spesso per lunghi ricoveri. “Il nostro Ospedale è un riferimento per tutto il Paese - ha spiegato la Presidente di Essere Bambino, Luciana Corain Patuelli. Il bisogno economico non è poco”. Dal 2015 l’associazione collabora con gli Spedali Civili al Progetto Giocamico, sostenendo la spesa di tre psicologhe che integrano l’équipe di questo progetto che ha uno scopo davvero importante: preparare i bambini alla sala operatoria o a risonanza magnetica non in sedazione, affrontando così il percorso di cura con minori difficoltà. Proprio per questo la raccolta fondi del Burraco di quest’anno è stata dedicata al sostegno di questo nuovo servizio molto importante che sta dando importanti risultati.

Ph. Matteo Marioli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


IRCCS CENTRO SAN GIOVANNI DI DIO FATEBENEFRATELLI DI BRESCIA

FAMILY CONNECTIONS: PER L’INCLUSIONE DELLA FAMIGLIA NEI PERCORSI DI CURA Testo Lisa Cesco - Fotografie Matteo Biatta

CALA IL SIPARIO SULLA TERZA EDIZIONE DEL TRAINING FAMILY CONNECTIONS TM CHE SI È SVOLTA IL 26 E IL 27 MAGGIO SCORSI PRESSO LA SEDE DELL’IRCCS CENTRO SAN GIOVANNI DI DIO FATEBENEFRATELLI DI BRESCIA Tra i disturbi di personalità, il disturbo borderline porta a sperimentare emozioni e stati d’animo intensi, e si caratterizza per instabilità emotiva e impulsività nel rapporto con sé stessi e con gli altri. Al centro ci sono le relazioni, che rendono insostituibile e fondamentale il ruolo dei familiari e dell’ambiente che interagisce con i pazienti con disturbo borderline di personalità. Su questo filone l’Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia sta facendo da apripista con progetti innovativi, fra cui si colloca il Training Family Connections Tm, un programma messo a punto negli Stati Uniti dal National Education Alliance for Borderline Personality Disorder (NEABPD), per offrire formazione e supporto a familiari di persone che hanno un disturbo borderline di personalità. Il programma formativo, “importato” in Italia dal Centro di salute mentale di Fano, è stato adottato 3 anni fa anche dai Fatebenefratelli di Brescia – che lo ha implementato organizzando gruppi dedicati ai familiari - e si sta diffondendo ad altre realtà sulla penisola, grazie anche alla costituzione dell’associazione NEA-BPD Italia, che riunisce familiari, medici, psicologi e operatori del settore. Il disturbo borderline di personalità è un disturbo da disregolazione emotiva e comprende, sotto l’ampio ombrello del termine, diverse problematiche – spiega la dottoressa Roberta Rossi, psicologa, responsabile dell’Unità di Ricerca Psichiatria dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia – Colpisce dall’1,5 al 3% della popolazione generale, ma fra gli utenti dei servizi di salute mentale la prevalenza sale al 30%: spesso infatti questo disturbo si presenta in associazione con altri, come disturbi alimentari, depressione, abuso di alcol e sostanze, altri disturbi di personalità”. Se un tempo i sintomi rischiavano di venire fraintesi, oggi si è affinata l’attenzione diagnostica, tanto che già nell’adolescenza si riescono a intercettare i segni del disturbo, per intervenire precocemente. “L’impatto sulla famiglia è enorme, e può creare molte sofferenze”, sottolinea Rossi - affiancata da Maria Elena Ridolfi, psichiatra psicoterapeuta responsabile del Centro di salute mentale di Fano e presidente NEA-BDP Italia, e da Stefano Corbari, familiare aderente a NEA-BDP Italia e conduttore Family Connections - in occasione della terza edizione dell’evento “Training Family Connections Tm”, che ha riunito nella sede di via Pilastroni esperti e familiari per fare il punto sullo stato dell’arte. Il “training” rivolto ai familiari ha l’obiettivo di migliorare le modalità relazionali nei confronti della persona affetta da disturbo borderline di personalità, insegnando abilità di regolazione emotiva per non buttare “benzina sul fuoco” nei momenti di crisi, e interrompere quei circoli viziosi che diventano fattori di mantenimento del disturbo. Ma c’è anche un’altra ragione per includere i familiari nei percorsi di cura, e riguarda il carico emotivo a cui sono sottoposti, che alcune ricerche dicono essere superiore a quello legato ad altri disturbi psichiatrici. Per questo nell’intervento con i familiari si lavora sull’informazione e la formazione, per sviluppare abilità e strategie individuali di “coping” basate sulla terapia dialettico comportamentale. Il lavoro fatto nei gruppi viene monitorato attraverso precise metodologie, per standardizzare in maniera scientifica procedure e risultati. “Questo modello di intervento è uno dei pochi “Evidence based”, ovvero supportato da evidenze scientifiche”, ricorda la dottoressa Rossi, elencando i benefici documentati nel monitoraggio dei gruppi: c’è una riduzione della percezione del carico psicologico del familiare, un aumento della capacità di padroneggiare le diverse situazioni, una diminuzione degli aspetti depressivi, un incremento delle capacità di comunicazione interpersonali, una riduzione del senso di lutto causato dalla malattia.


DOTT.SSA ROBERTA ROSSI PSICOLOGA, RICERCATRICE UNITÀ PSICHIATRICA IRCCS FATEBENEFRATELLI BRESCIA


IL TRAINING FAMILY CONNECTIONS TM È UN PROGRAMMA CHE FORNISCE FORMAZIONE E SUPPORTO A COLORO CHE SONO IN RELAZIONE CON PERSONE AFFETTE DA DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ (DBP) L’aspetto oggi più critico è rappresentato dal fatto che in Italia sono ancora poche le esperienze realizzate secondo questo modello, e nei centri che organizzano il “training” le liste d’attesa sono lunghe: per questo il convegno ospitato all’Irccs bresciano ha voluto essere un’occasione di sensibilizzazione, per diffondere ad altri territori l’esperienza del Training Family Connections Tm. Se per i familiari l’intervento di “training” si è dimostrato efficace, per le persone affette da disturbo borderline di personalità la psicoterapia rappresenta la terapia d’elezione: di recente ai Fatebenefratelli si è concluso uno studio finanziato dal Ministero della Salute su un gruppo di 80 pazienti, che ha evidenziato gli effetti positivi della psicoterapia sia a livello clinico che cerebrale, mediante tecniche di imaging. Con l’estate verranno attivati gruppi per una nuova ricerca di tipo traslazionale, finanziata dai proventi del 5xmille, per approfondire - attraverso precise scale di valutazione - l’analisi degli effetti della psicoterapia su pazienti con questa tipologia di disturbo.

IRCCS FATEBENEFRATELLI Via Pilastroni, 4 - Brescia Tel. 030 35011 www.irccs-fatebenefratelli.it


di Giorgio IA L G A P I D I H C FUO

Paglia

I POPOLAR POPULISTI Lo scorso 2 giugno non solo era la festa della nostra Repubblica, ma ha coinciso anche con la formazione del nuovo governo giallo-verde. Nei tre mesi trascorsi dal voto del 4 marzo, ne sono successe di ogni, ma sicuramente il momento di maggior tensione si è appalesato quando il presidente Mattarella non ha accettato la nomina del prof. Savona a Ministro dell’Economia e ha rimandato al mittente l’avv. Conte, premier in pectore. Dopo tutto quello che è successo, i recenti sondaggi danno una Lega in forte crescita superiore al 25%, un Movimento 5 Stelle che tiene intorno al 30%, Forza Italia in calo vistoso sotto il 10% e un PD che stenta ad arrivare al 20%. In pratica, i primi quattro partiti più Fratelli d’Italia della Meloni, al momento, ottengono quasi il 90% dei consensi elettorali, ma Lega e M5S insieme vanno oltre il 50%. Ovviamente la cosa non va giù ai poteri forti e all’establishment consolidato, per non parlare della fibrillazione della troika europea. I giallo-verdi sono in effetti una vera rivoluzione che, se dovesse funzionare, potrebbe cambiare tutti gli schemi dei vecchi equilibri politici e finanziari. Un rischio che chi gestisce il passato non vuole correre. Eggià, perché il mondo è in mano a pochi soggetti tradizionalisti e ricchissimi, che si celano dietro ai colossi multinazionali, ai fondi di investimento, alle grandi banche speculative e alle fondazioni particolari. Questi potenti soggetti sono in grado, in ogni momento, di cambiare il destino mondo alle spalle di 7 miliardi di persone, che disunite non contano quasi niente. I mutamenti in atto erano però stati annunciati, già da tempo, da segnali facilmente interpretabili. In Francia è diventato presidente uno sconosciuto Macron, ex dirigente della potentissima banca Rothshild. In America vince le elezioni il tycoon Donald Trump, un uomo di affari che non aveva mai fatto politica. Poco prima un referendum popolare decide che la Gran Bretagna debba uscire dalla UE. Il primo ministro ungherese Orbàn alza muri anti immigrazione, mentre l’Austria vuole addirittura schierare l’esercito al Brennero e in Slovenia ha vinto le elezioni di inizio giugno un comico nazionalista. Allora chi non vuole mollare il potere consolidato tenta di difendersi e comincia a parlare di neo fascismo, di pericolo nazista, di rigurgiti sovranisti, di razzismo dilagante e di populismo imperante. In realtà non si è voluto capire, o si è fatto finta di non capire, l’umore vero della gente, messo a dura prova dalla crisi economica e dalle restrizioni europee per contenere i debiti pubblici delle nazioni più deboli. Insomma, sacrifici invece che benessere, restrizioni invece che espansioni. Così, mentre lo Stato continuava a mantenere i suoi privilegi e le sue leggi capestro, milioni di persone si ritrovavano in difficoltà.

Una situazione che provoca, non solo malcontento, ma anche una voglia eclatante di cambiare le cose. E la storia passata insegna: dalle crisi economiche spesso nascono le rivoluzioni. I vecchi partiti, nei 20 anni precedenti, non hanno portato a nulla di nuovo. Solo tanti proclami e moltissime promesse mancate. Il debito pubblico ha continuato a crescere e nel quinquennio Renzi-Gentiloni è aumentato di quasi 200 miliardi di euro. Ma i sacrifici sono stati chiesti solo ai semplici cittadini, in particolare a quelli dei paesi europei conciati economicamente peggio, che sono già oppressi da tasse stratosferiche e da balzelli medioevali. Per capire meglio, è sufficiente leggere le nostre bollette della luce e del gas, dove il costo dei consumi effettivi corrisponde a un terzo dell’importo dell’intera bolletta, perché i restanti 2/3 sono composti da servizi e accise. Semplicemente assurdo, per chi non riesce a far quadrare i conti a fine mese. Poi, ad inizio anno le autostrade sono aumentate di oltre il 15%, senza che nemmeno si conoscano i termini dei relativi contratti di appalto tra pubblico e privato. E cosa dire di un’immigrazione dall’estero incontrollata e aperta indistintamente a tutti coloro che si mettono, o sono messi, su un gommone? Da noi è così nato, quasi in silenzio, il proficuo business delle cooperative per la gestione dei migranti, con un grande fatturato che può contare su finanziamenti di 5 miliardi di euro all’anno, tutti stanziati dal precedente Governo. Infine la percepita mancanza di sicurezza nelle case e nelle strade italiane, con i delinquenti che dopo 24 ore di fermo, se ne tornano liberi e belli, e dove la vittima non può neanche difendersi, pena un processo immediato per eccesso di legittima difesa.Tutto questo malessere non è stato né capito, né correttamente interpretato da una certa parte della nostra politica, che si è affrettata subito a tacciare di razzismo e di becero populismo coloro che osavano protestare. Così il cambiamento ora viene osteggiato duramente dai soliti poteri forti, con in testa quasi tutti media nazionali e i molti rosiconi consolidati, che cercano di bloccare un nuovo mondo che sta avanzando. Forse questo governo guidato da Conte, non sarà capace di trasformare la nostra società, forse commetterà una serie di errori grossolani, sicuramente andrà a scontrarsi contro una serie di nemici fortissimi, ma almeno ha avuto il coraggio e la curiosità di provare. E le elezioni europee del prossimo anno dimostreranno che questo cambiamento non si può più fermare. Perché è diventato veramente popolare e non populista. Capito, gente? Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Marmi Ghirardi - 80 anni di attività e presentazione del nuovo brand

Quasi un secolo di artigianalità, entusiasmo e professionalità. Marmi Ghirardi realizza opere architettoniche, artistiche e oggetti di stone design grazie all’attiva collaborazione con architetti, designer e scultori di fama nazionale e internazionale. Una storia di imprenditoria italiana di altissima qualità, che si basa sulla grande passione per il lavoro delle pietre autenticamente naturali di una famiglia unita e particolarmente abile. È il primo e unico stone contractor italiano specializzato nella realizzazione di progetti in pietra naturale di elevato profilo, grazie ad un sistema integrato di competenze, professionalità e capacità di problem solving sviluppato nel corso degli anni. Rimasta immutata, nonostante la crescita, la mission aziendale: realizzare opere in pietra naturale capaci di esprimere appieno la creatività di architetti e artisti ed emozionare chi le osserva e le vive.  Ma tra i valori dell’azienda ci sono anche il legame con il territorio e l’attenzione alla sostenibilità. Il prossimo 23 giugno, per celebrare gli 80 anni di attività, verrà presentata la nuova sfida di Marmi Ghirardi, un nuovo brand per nuovi mercati.  Per informazioni: www.ghirardi.it

NOTIZIE DALLE AZIENDE

L’ufficio di Italy Sotheby’s International Realty conferma il trend del mercato immobiliare sul Garda

Primo comune del Lago di Garda per numero di abitanti e secondo della provincia di Brescia, Desenzano del Garda accoglie da pochi mesi un nuovo prestigioso ufficio di Italy Sotheby’s International Realty che in breve tempo ha già ottenuto importanti traguardi. Il nuovo ufficio di Italy Sotheby’s International Realty dispone di proprietà nelle località più prestigiose ed esclusive della zona, da Desenzano del Garda a Sirmione, Peschiera, Padenghe, fino a Bardolino, Brescia e la Franciacorta. Centri da sempre rinomati anche per l’offerta di servizi d’eccellenza come centri termali, SPA e Golf Club. Tra le proposte, che si aggirano intorno ai 4.000/5.000 euro al metro quadro, appartamenti di lusso, attici con piscina e sauna e splendide ville in posizioni strategiche. Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.italy-sothebysrealty.com

Un nuovo contenitore editoriale dedicato all’Italia che produce ed è ancora in grado di ripartire, crescere e che merita di essere raccontata…

Rubner Objektbau: una nuova cabinovia in simbiosi con le montagne a Selva di Val Gardena

Le nuove cucine Marchi

A Selva di Val Gardena, tra le imponenti montagne del Sassolungo e del Gruppo del Puez, nel cuore delle Dolomiti, la stazione a valle dell’impianto di risalita Piz Seteur è stata realizzata in soli 6 mesi su progetto dello studio di architettura Perathoner Architects e grazie all’intervento di Rubner Objektbau, general contractor del Gruppo Rubner specializzato in grandi progetti in legno chiavi in mano, che si è occupato della realizzazione del piano superiore dedicato ai locali di deposito e agli alloggi del personale, e del rivestimento esterno in legno di larice spazzolato. “La progettazione dell’impianto - ha raccontato l’Arch. Rudolf Perathoner - si è ispirata da una parte ai profili dei massicci montuosi circostanti, dall’altra ai due sport principali praticati in questa zona, lo sci e la mountain bike: creando così una perfetta armonia tra dinamicità, potenza, tecnologia e natura”. Per informazioni: www.objektbau.rubner.com

Artis e Bellagio: un viaggio nel tempo dal #gustoitaliano. Marchi Cucine: più di quarant’anni di esperienza nel mondo delle cucine artigianali, una vera e propria eccellenza italiana che, attraverso la tradizione e l’innovazione, ha saputo crescere e rinnovarsi diventando un brand riconosciuto in Italia così come all’estero. “Mi lascio ispirare da un buon libro, da un film o da un viaggio, le mie cucine sono fatte di tradizione, di cultura e di passione, quella per il legno che mi accompagna da sempre” - così Gianluigi Marchi, fondatore dell’azienda e designer, ha descritto come nascono le varie collezioni tra cui le ultime nate, Artis e Bellagio, presentate in occasione di EuroCucina 2018. Punti vendita per Brescia e provincia: Marchi Cucine Store - Desenzano (via Garibaldi angolo via Marconi, Desenzano del Garda) e Ostilio Mobili (via Palazzolo 120, Capriolo).


BRESCIA PHOTO FESTIVAL Fotografie Renato Corsini


Inaugurata la seconda edizione del Festival promosso e organizzato da Fondazione Brescia Musei e dal Ma.Co.f. Centro della fotografia italiana – con il sostegno di Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Mo.Ca., Mille Miglia, e con la collaborazione della Laba (Libera Accademia di Belle Arti), Silvana Editoriale, Contrasto e comuni di Desenzano, Coccaglio e Montichiari


CHI C’ERA

BRESCIA PHOTO FESTIVAL Per la seconda edizione del Brescia Photo Festival, che quest’anno ha avuto come titolo “Collections”, gli organizzatori hanno affrontato il mondo del grande collezionismo declinato in tutti i suoi aspetti e coinvolgendo per la prima volta anche la provincia di Brescia. In città, oltre i due poli principali al Santa Giulia e al Ma.Co.f che propongono la Collezione Paolo Clerici, la Collezione Mario Trevisan e “Cose” di Ferdinando Scianna, sono stati inaugurati allo Spazio Contemporanea la mostra “Foto di gruppo con bresciani”, all’Università Cattolica “Immagini oltre la storia. Da junger a oggi, riflessioni contemporanee sul reale”, alla Alba Area Gallery “L’occhio della passione- L’attrazione del collezionista”, alla Fondazione Berardelli “Volti, Azioni, Oggetti. La poesia visiva nelle fotografie della collezione Berardelli”e da Planet Vigasio “Fotografia moderna. Collezione di Ivano Catini”. In provincia il Brescia Photo Festival è presente a Montichiari con “L’età dell’eleganza. Memorie fotografiche dalle collezioni di nobili famiglie”, a Coccaglio “Giappone 1923. Collezione Antonio Locatelli”. A Desenzano sono inoltre previste due esposizioni, la prima, inaugurata il 26 maggio, “Star & Starlette. I miti del cinema dagli anni ‘50 ad oggi nelle immagini della Collezione Ma.Co.f ” e la seconda, “Chapeau. La magia e l’arte del cappello nelle fotografie della collezione Ma.Co.f e nei modelli esclusivi dell’Archivio Penelope” che inaugurerà il 14 Luglio.

Ph. Renato Corsini - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


TODA JOYA Fotografie Lorenzo Passini

GRANDI APPREZZAMENTI PER LA CHARITY DINNER PROPOSTA IL 31 MAGGIO SCORSO PRESSO GLI SPAZI DEL MO.CA IN CORSO CAVOUR A BRESCIA


CHI C’ERA

TODA JOYA Fine food, good music, joy and fun. Questo il claim del nuovo evento benefico promosso dal Rotary Club Brescia Sud Ovest Maclodio che ha riscosso una grande partecipazione di pubblico. Diversi gli enti a cui è andato l’intero ricavato della serata: dall’Associazione Banco di Solidarietà di Brescia al CIAF, Centro Italiano per l’Assistenza in Famiglia Edoardo Scarcella Onlus, dalla Fobap Onlus alla Fondazione Ant Italia Onlus, dalla Icaro Onlus all’Associazione Il Sorriso di Barbara fino all’Associazione Priamo. Durante un’iniziativa di questo genere non poteva certo mancare Mandolini Auto con Stefano Moreschi, A.D. della concessionaria del marchio tedesco, nonchè rotariano doc, che ha voluto ancora una volta presenziare facendo coincidere il tutto con una iniziativa benefica di grande respiro per il proprio Club di appartenenza. Durante la serata gli ospiti hanno così potuto apprezzare la nuova Touareg che, con il suo design espressivo e le tecnologie avveniristiche, si afferma come il nuovo punto di riferimento in cui design e tecnica si fondono alla perfezione per dare vita a un’ammiraglia multiuso dal carattere evoluto. Il nuovo SUV high-tech, maestoso, espressivo ed elegante, è stato progettato per accogliere i suoi occupanti in un ambiente raffinato e funzionale a livello d’eccellenza ed è dotato di un nuovo sistema di illuminazione intelligente. L’ultima arrivata di casa Volkswagen è equipaggiata con soluzioni di connettività della nuova era e una futuristica integrazione dei sistemi di assistenza, comfort, illuminazione e infotainment per un’esperienza di guida nuova proiettata in una nuova dimensione di comfort.

Ph. Lorenzo Passini - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


Iseo in rosa Fotografie Franco Gafforelli


IL SINDACO DI ISEO RICCARDO VENCHIARUTTI CHE Dà IL BUON ESEMPIO HAI VOLUTO LA BICI... IL PORTO GABRIELE ROSA, PIAZZA GARIBALDI E IL CASTELLO OLDOFREDI SI SONO TINTI DI ROSA IN OCCASIONE DELLA NOTTE ROSA ORGANIZZATA PER L’ARRIVO DELLA 17^ TAPPA DEL GIRO D’ITALIA AVVENUTO IL 23 MAGGIO SCORSO


Notte rosa a Iseo dove, per celebrare al meglio l’arrivo della 17esima tappa del Giro d’Italia (155 chilometri da Riva del Garda a Iseo con passaggio in Franciacorta nei comuni di Bornato, Cazzago, Erbusco, Corte Franca, Provaglio, Passirano), è stata organizzata una serata all’insegna della musica e della cultura con la partecipazione dei Comuni di ‘Terra della Franciacorta’ e dei negozi di Iseo aperti eccezionalmente anche in notturna.


Installazioni, vetrine a tema e ben 19 differenti spettacoli tra eventi e concerti sono andati in scena tra le vie del centro e del lungolago coinvolgendo moltissimi residenti e turisti in un clima festoso e rilassato. Il modo migliore per accogliere la corsa a tappe di ciclismo su strada piĂš importante a livello nazionale.


Rangoni & Affini:

storia di una grande passione

Testo Valentina Colleoni Fotografie Daniele Trapletti

UNA STORIA LUNGA OLTRE 50 ANNI, GUIDATA DA UNA PASSIONE UNICA PER I MOTORI E DA VALORI INDELEBILI QUALI LA FAMIGLIA E L’AMICIZIA. COSÌ IL TITOLARE NATALINO AFFINI, DURANTE L’IMPORTANTE EVENTO TRUCK IN THE CITY DI TRAVAGLIATO, CI HA RACCONTATO TUTTI I PERCHÉ DELLA SUA AZIENDA, OGGI PUNTO DI RIFERIMENTO IN FATTO DI MEZZI DI TRASPORTO PER COSE E PERSONE Rangoni & Affini: quando e come ha inizio la vostra storia? “Tutto nacque da mio padre Aldo Affini divenuto meccanico in una officina di carri armati durante la guerra. Da lì iniziò il suo grande amore per i motori che lo portarono a diventare capo dell’officina OMRA di Mantova e successivamente ad inaugurare la propria attività. L’incontro con il rinomato brand Scania e Volkswagen consolidarono ancora di più questa realtà che ad oggi è cresciuta, contando quattro sedi: Verona, Mantova e due punti vendita a Brescia”. Preponderante la presenza dei truck. Cosa rappresentano questi “giganti buoni”? “Anche se spesso non ci si pensa, i truck sono oggi indispensabili per la nostra economia e per la nostra vita, in quanto ogni giorno gli autotrasportatori si impegnano nel trasporto di merci che, puntualmente, arrivano a destinazione, consentendo le più basiche attività quotidiane. Cibo, medicinali, pezzi di macchinari, un truck ogni giorno percorre chilometri in nome del nostro benessere. Inoltre sono stati la molla che ha permesso all’economia di crescere e all’industria manifatturiera di esportare in Europa e nel mondo”. Perché quindi questo “Truck in the City“? “Semplicemente per fare capire alla gente la loro importante funzione. Ma non solo: con questo evento cerchiamo di dare voce anche agli autotrasportatori, la cui parola spesso non viene mai ascoltata. Al contrario sarebbe molto importante capire le loro esigenze, i problemi e tutto quello che questa categoria, spesso isolata e silente, soffre”. La scelta di Travagliato come location da dove nasce? “Anzitutto grazie all’amministrazione che ci ha accolto, prima tra tutti Simona Tironi, vicesindaco e consigliere regionale. Ecco perché dopo quattro anni a Zevio, in provincia di Verona, abbiamo deciso di spostarci nella provincia di Brescia che, tra le altre, è anche uno dei punti nevralgici della nostra realtà aziendale, in quanto moltissimi autotrasportatori risiedono in queste zone. Non da ultimo la bellissima piazza di Travagliato si prestava per accogliere la “parata” di truck aerografati, giunti da tutta Italia per essere ammirati nella loro bellezza”.


Il Truck in the City può trovare connessione con il discorso della tutela ambientale? “Sì, Rangoni & Affini è da sempre molto ancorata ai valori del nostro territorio: siamo consapevoli che la sua ricchezza è la nostra ricchezza e quindi dove vi è la possibilità di aderire ad iniziative in merito, cerchiamo di essere sempre presenti. Inoltre la necessità di mezzi di trasporto eco-sostenibili ha indotto realtà come Scania nel processo di conversione in mezzi a metano. Lo stesso per Volkswagen che nella sua gamma ha introdotto anche il diesel Euro6, apripista ai mezzi elettrici. Non meno importante l’aspetto legato alle nostre sedi, come il nuovo salone di Mantova, realizzato in classe A”. La tecnologia in questo senso vi assiste? “L’elettronica nel camion è una cosa fondamentale sia in tema di ecosostenibilità che di sicurezza in quanto vi sono sistemi che evitano, per un colpo di sonno, di spostarsi da una corsia all’altra e sistemi che impediscono la collisione tra due veicoli.Tutti sistemi di sicurezza che oggi Scania possiede e propone al mercato. Proprio come le vetture del futuro, lo stesso è per i nostri mezzi”. Cosa rappresenta per lei essere una sorta di punto di riferimento per questi autotrasportatori? “È una grande soddisfazione per il motivo che dicevo prima, ovvero l’importante funzione che essi hanno nella nostra società. Un camion decorato rappresenta l’emotività di un trasportatore, è un po’ la sua casa, il suo orgoglio; anche se il suo lavoro è nascosto dentro dei bellissimi “bestioni” che spesso si spingono nelle periferie delle città, il lato più artistico e spirituale è manifestato proprio dai disegni realizzati sulla loro carrozzeria”.

A questi professionisti del trasporto cosa vorrebbe dire? “Che devono cercare di essere più uniti perché il loro lavoro è fondamentale. Senza dubbio le difficoltà sono tante in quanto spesso non sono ascoltati e oltretutto si devono scontrare con la grande concorrenza dei paesi dell’est, dove il costo del lavoro è 1/5 di quello italiano. Il nostro compito oggi è quello di sorreggere questa professione. Soprattutto ai giovani, in cerca della loro strada, vorrei dire che il camion è un’opportunità che non va lasciata ad altri. Siate tenaci perché fate un lavoro importantissimo ed essere un trasportatore oggi è sinonimo di responsabilità e formazione continua”. Rangoni & Affini e il futuro: quali obiettivi? “Essere un punto di riferimento del settore, amato dai clienti e rispettato dalla concorrenza. Il mio obiettivo è continuare a costruire un’azienda che generi armonia al suo interno e che la regali al suo territorio e alla sua gente, non dimenticando che come impresa abbiamo il dovere di produrre utili”.

RANGONI & AFFINI S.P.A. Via Padana Superiore, 111/a - Castegnato BS Tel. 030 366 0452 www.rangonieaffini.it


CHI C’ERA

TRUCK IN THE CITY La stupenda piazza di Travagliato ha ospitato il 25 e 26 maggio scorso un evento unico firmato Rangoni & Affini. Maestosi trucks giunti da ogni dove sono stati ammirati da tutti i partecipanti che tra musica, cibo ed allegria hanno appreso l’importanza di questi mezzi di trasporto per la nostra vita quotidiana e per la società.

Ph. Daniele Trapletti - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


La nuova Touareg

il SUV high-tech arriva sul mercato

La Volkswagen lancia sul mercato la sua nuova ammiraglia: la Touareg di terza generazione. Equipaggiata con innovative soluzioni di connettività e un’avanguardistica integrazione dei sistemi di assistenza, comfort, illuminazione e infotainment, la Touareg anticipa il futuro. Il design della vettura è poi caratterizzato da un particolare dinamismo. Con la nuova Touareg la Volkswagen offre un modello evoluto il cui Innovision Cockpit anticipa l’idea degli interni digitali di domani. L’interconnessione dei sistemi di assistenza permette maggior sicurezza e comfort, per semplificare la guida in situazioni difficili grazie alla guida automatizzata. Nuovi sistemi di assetto come barre antirollio con stabilizzazione a regolazione elettromeccanica e quattro ruote sterzanti permettono allo stesso tempo la massima agilità nel suo segmento. SUV dal design futuristico e dalla tecnica più innovativa, la nuova Touareg è pensata per entusiasmare chi è più sensibile a estetica e tecnologia. Innovision Cockpit. Una delle numerose innovazioni tecniche della nuova generazione di Touareg è l’Innovision Cockpit. La strumentazione digitale con Active Info Display da 12,3 pollici e il sistema di infotainment top di gamma Discover

Premium con touchscreen da 15 pollici si fondono dando vita a un’unità digitale di comando, informazione, comunicazione ed entertainment sempre connessa, dall’uso intuitivo e con massime possibilità di personalizzazione. L’Innovision Cockpit rinuncia in misura quasi totale ai classici tasti, manopole e interruttori, ma li mantiene là dove hanno più senso, per esempio nella regolazione del volume. La persona al centro dell’attenzione. Con l’Innovision Cockpit, il guidatore può anche regolare i sistemi di assistenza, controllo della dinamica e comfort in funzione delle sue esigenze individuali, personalizzando così la “sua” Touareg. Si apre un mondo nel quale non sono più gli occupanti ad adeguarsi alla vettura, bensì quest’ultima ai suoi occupanti. La nuova Volkswagen offre possibilità di configurazione simili a quelle di uno smartphone, che la rendono personalizzabile in base alle specifiche esigenze di chi la possiede. Ciò è reso possibile da una molteplicità assolutamente inedita di sistemi e programmi collegati in rete, che vengono gestiti tramite interfacce digitali e il volante multifunzione.

Mandolini Auto Via Triumplina, 49 Tel. 030 2019711 Orario: 09.00-12.30; 14.30-19.00 www.mandolini.it

Touareg V6 TDI .Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo combinato 6,9 - emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 182

NUOVA TOUAREG È L’AMMIRAGLIA EQUIPAGGIATA CON SOLUZIONI DI CONNETTIVITÀ DELLA NUOVA ERA E UNA FUTURISTICA INTEGRAZIONE DEI SISTEMI DI ASSISTENZA, COMFORT, ILLUMINAZIONE E INFOTAINMENT PER UN’ESPERIENZA DI GUIDA NUOVA PROIETTATA IN UNA NUOVA DIMENSIONE DI COMFORT. CON IL SUO DESIGN ESPRESSIVO E LE TECNOLOGIE AVVENIRISTICHE, NUOVA TOUAREG SI AFFERMA COME IL NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO IN CUI DESIGN E TECNICA SI FONDONO ALLA PERFEZIONE PER DARE VITA A UN’AMMIRAGLIA MULTIUSO DAL CARATTERE EVOLUTO


La cuCINA che non ti aspetti

UNO SGUARDO VERSO ORIENTE: CONOSCIAMO PIÙ DA VICINO ZHU WEIKUN, CHEF E PATRON DEL KANTON RESTAURANT Testo Tommaso Revera

Da una recente ricerca condotta da Nielsen Italia il 56% degli italiani dichiara di apprezzare almeno una tra le principali e più famose cucine etniche, mentre per il 49% ne esiste addirittura una che può rappresentare una valida alternativa alla cucina italiana. Il 23% degli intervistati preferisce la cucina cinese, il 21% quella giapponese, ideale per una cena tra amici o di coppia, il 21% quella messicana, apprezzata soprattutto dai Millennial. Seguono le specialità turche (11%, ideali per pasti rapidi e veloci) e indiane (7%). Ma quali sono i motivi di questa riscoperta di specialità straniere? Al di là della curiosità, insita in ognuno di noi, al primo posto la possibilità di assaggiare piatti che non si cucinano a casa propria (46%) e al secondo l’apprezzamento per un gusto e un sapore particolare (42%). Orientarsi non è certo facile, visto anche il proliferare di attività ristorative orientali

quanto meno improvvisate, ma è sicuramente possibile. Dove avervi dato una bella dritta per l’indirizzo di un ottimo ristorante giapponese, questa volta ci spostiamo in Cina e vi presentiamo Zhu Weikun, chef e patron del miglior ristorante cinese delle nostre zone. Ciao Zhu, piacere di conoscerti. Qual è la tua personale interpretazione della cucina cinese? “Come tutte le cucine del mondo, la collocazione geografica del territorio ha influenzato maggiormente l’identità della cucina stessa: quella cinese è famosa per la varietà di materie prime e per le tecniche millenarie di una civiltà antica. Noi prendiamo spunto dalle due cucine più popolari della Cina: Sichuan e Guandong. Dalla ricetta originale perfezioniamo bilanciamento, sapori, consistenza, cottura e impiattamento”.


Ricerca e sperimentazione ma in un mix sapiente e soprattutto fedele all’antica cucina tradizionale cinese e le sue millenarie ricette con metodi di cottura d’avanguardia. È questo il tuo approccio? “Sì è sempre meglio avere una base dove partire. Gli strumenti di cucina sono in costante evoluzione. Da un forno in mattone e fango giallo, siamo arrivati a molteplici tipologie di forni moderni estremamente adatti per svariate ricette”. Quali aspetti accomunano i gusti a tavola degli italiani e dei cinesi? “In Italia abbiamo pasta e ravioli come in Cina: in entrambi casi cerchiamo la bontà e i profumi dei ricordi, anche se la preparazione è diversa”. Come valuti la cucina italiana? “La cucina italiana è la migliore insieme a quella cinese secondo il mio punto di vista: entrambe hanno molte sfaccettature grazie alle quali scoprire sempre qualcosa di nuovo. Visitando da città a città e da regione a regione si trovano sempre delle chicche. Anche se, va riconosciuto, in questo momento la diffusione della cultura gastronomica italiana nel mondo è più sinonimo di qualità”. Nel tuo ristorante cosa è “d’obbligo” assaggiare? “Ce ne sono tante: sicuramente consiglio gli assaggi di varie Dimsum (gamberi al pepe di Sichuan) e l’anatra laccata su prenotazione tagliata davanti ai commensali”.


La cuCINA che non ti aspetti

Come vi spiegate il proliferare di ristoranti ‘pseudo’ cinesi che, in un certo senso, danneggiano l’immagine di una cucina millenaria incredibilmente ricca e variegata? “Purtroppo in Italia siamo partiti più tardi rispetto alcuni Paesi del vecchio continente, come Gran Bretagna e Francia, anche se qualitativamente a Londra la cucina cantonese si esprime nella sua forma più alta. In Italia i primi ristoranti cinesi nascono negli anni ’70 per arrivare a scoppiare nel 2000: da li è partito il declino a causa varie fattori (Sars, igiene, varie notizie sui quotidiani ecc.). Da quel momento iniziarono a convertire queste attività in ristoranti di sushi, un’ondata irrefrenabile di cui siamo testimoni anche oggi. Nella maggior parte dei casi, però, sono progetti improvvisati: l’intento è sempre fare numeri a basso costo. Seconda me manca la vera passione del mestiere e, soprattutto, si punta sulla facilità copiando altri ristoranti cinesi che funzionano”. Quali piatti della tradizione culinaria cinese gli italiani apprezzano di più? “Gli italiani apprezzano molto i Dimsum in varie declinazioni (spaghetti saltati nella pentola wok), asciutti ma molto gustosi, così come l’anatra. Amano anche molto il contrasto tra spezie, aromi e materie prima”. Il vostro locale è molto apprezzato anche per l’attenta e scrupolosa selezione delle materie prime: prodotti come l’abalone cinese, il cetriolo di mare, il taro, le punte di felce orientali e i germogli di bambù essicati, infatti, sono davvero difficili da

LA FAMIGLIA ZHU LAVORA DA ANNI NEL SETTORE DELLA RISTORAZIONE CON UN’ESPERIENZA CONSOLIDATA SIA IN CINA, SIA IN ITALIA. NEGLI ANNI ’90 SI È TRASFERITA IN ITALIA PER APRIRE A CAPRIATE SAN GERVASIO IL KANTON RESTAURANT

trovare. Non è così? “Sicuramente è bello scoprire degli ingredienti meno familiari per un italiano. Per me è anche giusto far scoprire la cucina cinese quando c’è effettivamente un’originalità, una buona cucina d’identità e non per forza dover ricorrere al tartufo d’Alba, al foie gras, alla carne Wagyu, ai capperi di Pantelleria, al salmone o tonno perché vanno di moda. In questo modo, infatti, si perderebbe il senso della cultura gastronomia cinese anche perché con i nuovi mezzi di trasporto basta ci sia la domanda e i prodotti arrivano dalla Cina in 24 ore”. Non solo cibo: anche il rito del tè, che abitualmente proponete, simboleggia un momento di amicizia e ospitalità verso i clienti… “La cultura del tè è molto diffusa nel sud della Cina: simboleggia un po’ anche saggezza, serietà dei bevitori. Nella regione di Canton il tè è accompagnato anche durante il pasto: è difficile trovare commensali che, mentre mangiano, bevono l’acqua fredda. Secondo la medicina cinese l’equilibrio della temperatura aiuta la digestione dell’alimento; inoltre il té sgrassa e si ha la percezione di un pasto molto più leggero”. Progetti per il futuro? “L’ambizione al momento è perfezionare e accrescere sempre di più il nostro bagaglio di conoscenza in campo gastronomico. Secondo me il futuro è fatto di impegno e sacrificio con l’auspicio che un giorno quanto fatto possa essere utile a qualcuno”.


pausa

pranzo Cibo, industria, lavoro nel ‘900 VISITABILE FINO AL 21 DICEMBRE 2018

FONDAZIONE DALMINE VIA VITTORIO VENETO DALMINE (BERGAMO)

Fontanella - Fondazione ISEC


pausa

pranzo Cibo, industria, lavoro nel ‘900 VISITABILE FINO AL 21 DICEMBRE 2018

FONDAZIONE DALMINE VIA VITTORIO VENETO DALMINE (BERGAMO)

Breda - Fondazione ISEC

La mostra, curata dalla Fondazione Dalmine e dalla Fondazione ISEC, in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, nell’ambito del progetto AggiungiPROmemoria, con il contributo di Fondazione Cariplo, ha inaugurato il 17 ottobre scorso presso la Fondazione Dalmine, avviando un calendario di visite guidate, incontri e appuntamenti che si concluderà il 30 Settembre. Pausa pranzo. Cibo, industria, lavoro nel ‘900 propone un percorso sulle origini e le trasformazioni del consumo del pasto nelle industrie italiane, dai primi decenni del ‘900 fino agli anni ’60. Fotografie, oggetti, filmati storici, documenti tratti da archivi di imprese e istituzioni culturali illustrano i luoghi, gli spazi, le attrezzature, le modalità, le atmosfere in cui si svolgeva il pranzo nei reparti, nei refettori e nelle mense delle principali fabbriche. Dal

consumo di cibo portato da casa nella tradizionale schisceta nei pressi della postazione di lavoro, allo stare in fila nelle moderne mense self-service, Pausa pranzo racconta per immagini il rito del pasto quotidiano, che cambia nel suo contenuto, forma, valore e rilevanza nell’ambito delle condizioni di lavoro e dei servizi al personale da inizio ‘900 agli anni ‘60. Pausa pranzo tratteggia per spunti visivi il percorso di un’industria che si trasforma, si modernizza, che organizza in forma sempre più scientifica e pianificata sia il tempo del lavoro che quello della pausa. Con immagini e filmati a Fiat, Pirelli, Olivetti, Falck, Breda e altre imprese fra cui la storica Dalmine (oggi Tenaris), la mostra punta l’attenzione sulla mensa come luogo della pausa e ri-creazione, uno spazio progettato spesso da importanti architetti in modo integra-

to e funzionale a quello della produzione industriale. Il pasto in mensa raccontato da Pausa pranzo è un momento reale e materiale, fatto di oggetti, attrezzature e tecnologie di preparazione, grandi numeri e quantitativi di alimenti, enormi spazi affollati. Ma è anche un momento simbolico, fatto di riposo, di incontro, di confronto, e in alcuni casi di scontro. La particolare importanza attribuita dalle imprese al cibo è testimoniata dal risalto dato alla rappresentazione e interpretazione fotografica e documentaristica, che lascia traccia nelle numerose immagini d’autore conservate negli archivi aziendali. Fra gli altri, Uliano Lucas, Vincenzo Aragozzini per lo Stabilimento fotografico Crimella, Ugo Mulas, Silvestre Loconsolo, hanno ritratto in modi diversi luoghi e momenti della pausa pranzo nel corso del ‘900.


La mostra è visitabile su prenotazione contattando la segreteria della Fondazione AL NUMERO 035 5603418 O consultando il sito per le date di apertura libera

Anche il cinema ha rappresentato questa realtà: le scene nelle grandi e moderne mense sono di volta in volta espressione di un’auspicata armonia fra capitale e lavoro, celebrazione della modernità ed efficienza, tentativo di analisi sociale di una forza lavoro che, negli anni dell’autunno caldo, troverà anche nella mensa la sede delle grandi assemblee sindacali. Pausa pranzo propone anche una sezione dedicata al caso di Dalmine, dagli anni ‘10, quando gli operai consumavano cibo portato da casa nei piccoli e angusti refettori adiacenti i reparti, alla nascita della prima mensa progettata nel 1934 dall’architetto milanese Giovanni Greppi, nell’ambito di un piano urbanistico commissionatogli dalla Dalmine, allora punta di diamante dell’impresa di Stato. In quegli anni Bruno Stefani, fotografo attivo soprattutto nel

Marelli - FondazioneISEC

campo dell’industria, della pubblicità, della moda e del paesaggio, è chiamato a documentare la produzione, i prodotti, gli uomini al lavoro, le architetture e naturalmente anche la mensa, alla quale dedica preziosi reportage esposti in mostra. E poi ancora i documentari e i film firmati da Michele Gandin, che raccontano della mensa come parte integrante di un “villaggio modello” protagonista della propaganda del regime negli anni della guerra e della “minestra rinforzata”. E gli anni della ricostruzione, con il proliferare delle moderne mense nei vari stabilimenti italiani; l’introduzione del primo self-service nella mensa impiegati, parte integrante, insieme a quella operaia, di un sistema di welfare sviluppatosi sostanzialmente a partire dagli anni ‘20 e che ha attraversato, con profondi cambiamenti, il fascismo, il dopoguerra,

il boom, gli anni ‘60. Pausa pranzo sviluppa un’idea avuta nel 2015 dallo storico Giorgio Bigatti, direttore della Fondazione ISEC, che aveva dato luogo ad una prima presentazione, in occasione di Expo, a Sesto San Giovanni. Fondazione Dalmine, che da anni collabora con ISEC su progetti legati alla storia dell’industria e del lavoro, ha integrato il percorso originario con documenti, oggetti, filmati ed immagini del proprio archivio, coinvolgendo anche Istituto Luce Cinecittà, storico partner dei progetti culturali di Fondazione Dalmine. La mostra fa da scenario ad una serie di workshop che sviluppano il tema del cibo, delle mense, del welfare aziendale secondo diversi approcci e punti di vista: i grandi architetti, gli autori della fotografia, la letteratura, il cinema.


Nuova vita per l’ex Standa L’intervento di ristrutturazione e ridisegno del complesso edilizio denominato “Ex Standa” rientra in un progetto di “rigenerazione urbana” che, partendo da un’analisi approfondita del contesto dal punto di vista storico, stilistico ed architettonico, giunge a proporre un disegno architettonico contemporaneo che si integra all’impianto esistente dell’attuale Piazza Vittoria. L’originario edificio di inizio secolo fu demolito e ricostruito nel 1967 con un volume monolitico allo scopo di accogliere gli spazi commerciali Standa di Brescia, ormai chiusi da anni. Le funzioni in progetto prevedono il recupero di spazi commerciali ai livelli terra e interrato secondo le moderne forme di vendita di prodotti alimentari con ristorazione di qualità, ai livelli superiori spazi per palestre pluripiano e attività terziarie con vista sulla città e ai livelli ancora più alti importanti attici residenziali con terrazze e roof garden.

Nella foto a sinistra Piazza Mercato com’era nel 1967 e a sinistra come diventerà dopo la ristrutturazione prevista del palazzo ex Standa


INIZIATI I LAVORI PER DARE UNA NUOVA VITA ALL’INTERO PALAZZO CHE UN TEMPO OSPITÒ LA STANDA, L’EDIFICIO DIRETTAMENTE AFFACCIATO A PIAZZA VITTORIA CHIUSO ORMAI DA 10 ANNI. GIÀ INAUGURATI IL CAFFÈ IMPERO E LA GELATERIA PECORA NERA: SI LAVORA ORA PER IL NUOVO ITALMARK PER POI OCCUPARSI DEI PIANI ALTI DOVE SARANNO OSPITATI UNA PALESTRA ED ALCUNI APPARTAMENTI

Un attento studio delle condizioni statiche dell’immobile, verificate con moderni sistemi di analisi non distruttiva, ha permesso la conservazione degli elementi strutturali ed il loro adeguamento sismico secondo le stringenti norme della classificazione normativa. In questo modo, grazie ad una progettazione attenta al mantenimento dell’impianto originario ed alla valorizzazione del sistema distributivo esistente, sono state evitate pericolose demolizioni in un’ottica di “sostenibilità urbana” dell’intervento mirato a limitare le problematiche connesse alla gestione di un cantiere così complesso nel cuore del centro storico. Con i suoi 9.000 metri quadri di superficie lorda di pavimento distribuita su otto piani, infatti, questo edificio rappresenta il più grosso intervento di recupero previsto in città nei prossimi anni.


Nuova vita per l’ex Standa Elemento distintivo del progetto è rappresentato dalla nuova immagine di tutto il complesso edilizio che sostituirà la facciata cieca esistente con ampie aperture a riquadri in materiale della stessa colorazione degli altri palazzi storici esistenti e con un disegno contemporaneo che si aprirà alla città. La particolare cura data al trattamento della facciata prende spunto dall’analisi dei materiali architettonici degli edifici storici affacciati sulla piazza piacentiniana, caratterizzata da un disegno di prospetti ordinato e geometrico, sviluppato per ordini successivi. La progettazione della facciata, elemento centrale della proposta architettonica, intende ricostruire la coerenza architettonica dell’edificio rispetto al linguaggio di Piazza Vittoria con il recupero della tripartizione della facciata (basamento, piano nobile e attico): la doppia altezza vetrata ai livelli inferiori richiama l’allineamento con i porticati esistenti, il corpo centrale come piano nobile caratterizzato da un volume compatto e geometrico seppur ampiamento vetrato ed aperto alla città ed infine il recupero del piano attico come elemento “verde”. Riproponendo tali ordini il progetto ridisegna l’attacco a terra come primo ordine con ampie vetrate a doppia altezza che evocano la presenza dei portici commerciali della piazza e alleggeriscono la rigidità architettonica del volume. Il secondo ordine, costituito negli edifici storici da un volume compatto scandito da aperture regolari con trattamento di facciata a fasce o conci regolari, è sostituito nel progetto dagli

ampi riquadri vetrati con cornici e “sguinci” inclinati necessari per bilanciare il sistema strutturale e disegnati mediante accorpamenti geometrici che movimentano l’ampia superficie centrale. Il terzo ordine è costituito, nei palazzi che affacciano sulla piazza, da un volume arretrato che costituisce un coronamento o “attico”, spesso dotato di terrazze: anche il progetto ne ripropone l’andamento con ampie terrazze trattate “a verde” vegetazionale che ne arricchisce la qualità e restituisce alla città una nuova immagine in linea con i moderni trattamenti degli edifici pluripiano. Per delimitare visivamente l’edificio nella parte più alta viene inserita una pensilina piana e aggettante e per riproporzionare le dimensioni in verticale dei vari ordini l’attuale piano quinto sarà inglobato nella nuova facciata in continuità con la fascia centrale a riquadri: in questo modo i terrazzi esistenti, con parapetti vetrati al fine di alleggerirne l’impatto, verranno trasformati in logge contribuendo a ricostruire gli allineamenti esistenti. Particolare cura verrà posta nella scelta dei materiali da rivestimento che dovranno rispondere a due importanti requisiti: mantenere la stessa plasticità e immagine della pietra locale “Botticino” utilizzata per la costruzione di tutta la piazza Vittoria ed utilizzare le più moderne tecniche costruttive innovative per la produzione di elementi ecocompatibili che si prestino alla realizzazione di strutture architettoniche complesse come quelle previste nella trasformazione dell’immagine architettonica dell’edificio.


Hanno contribuito al progetto Arch. Fausto Baresi, Ing. Riccardo Manfredi, Arch. Guillermo Arnaudo Design TeamArch. Andrea Baresi, Arch. Tiziana Sbardellati, Arch. Roberta Loda, Arch. Valsecchi Daniela, Ing. Alessandra Tacchini Main Contractor: Brescia Generali Costruzioni s.r.l ConsulentiIng: Adriano Vendramin (S.T.S. Società Cooperativa) per progetto impianti meccanici, P.I. Massimo Fasani (Protecno Srl) per progetto impianto elettrico, Ing. Roberto Bellini (TEAM PA Professione Ambiente) Acustica, Ing. Enzo Treccani Prevenzione incendi, Dott. Federico Mori Geologo Fotografistudio B+M Associati Srl NELLA FOTO A DESTRA L’EDIFICIO EX STANDA COME SI PRESENTA OGGI


in vacanza da sissi IL GRAN hotel imperial a levico terme: una villa che fu residenza estiva degli asburgo Qualunque sia la vostra personalissima idea di come sia una vacanza da sogno, al Grand Hotel Imperial, a Levico Terme, la vostra idea si avvicina, come in nessun altro luogo, alla realtà. Vi piace lasciarvi viziare? Volete che la vostra salute venga mantenuta e preservata con competenza? Ancora meglio! Perché al gran hotel imperial trovate a vostra disposizione personale qualificato e attrezzature professionali per soggiorni celestiali dedicati alle cure e al benessere. Volete respirare l’atmosfera dello splendore imperiale? Passeggiate volentieri nei sentieri curati del parco? Favoloso! Perché il Grand Imperial Hotel, originariamente costruito come residenza di vacanza della famiglia imperiale austriaca, è impregnato del fascino del passato. Vi emozionate alla vista di laghi blu incastonati in un magnifico scenario alpino? Aria buona e splendide gite risvegliano il vostro spirito di avventura? Fantastico! Allora i superbi dintorni delle Alpi sono perfetti per le persone come voi che sanno come godersi la vita!


Come unico hotel a Levico Terme, il Grand Hotel Imperial vanta l’accesso diretto alle preziose acque termali di Levico e Vetriolo con una propria divisione termale. Per voi, questo significa che venite direttamente da noi a provare i benefici trattamenti termali curativi e medici. L’ hotel offre anche una piscina interna e una all’aperto.

Averlo visto sul sito, come sempre si fa prima di andare in un hotel, in questo caso non vi darà neppure lontanamente l’idea di quello a cui vi troverete davanti salendo lungo il parco secolare che vi conduce all’entrata del palazzo che oggi si chiama Gran Hotel Imperial. C’è una stanza che fu dell’imperatrice Sissi, la più amata, la più ammirata imperatrice che gli Asburgo d’Austria abbiano mai avuto. Da lei, dal fascino suo tempo, dalla sobria eleganza di ogni particolare, verrete catturati in un’esperienza dei sensi e della memoria che vi sorprenderà. La hall, preceduta dalla rampa per le carrozze era certamente adatta a ricevere i nobili e le teste coronate d’Europa che qui venivano, alla corte degli Asburgo, per trascorrere salutari vacanze italiane nell’adorata Valsugana. Siamo a Levico Terme che, oltre ad avere l’unicità di un’acqua termale, preziosa e rara per talune patologie, si specchia in un laghetto alpino color verde smeraldo con deliziose spiaggette e assolati barettini. Perché venirci? Per resettare. Per una settimana di coccole, aria purissima, acque e fanghi termali con proprietà speciali, personale professionale, accogliente e, dalla colazione alla cena, una delizia dopo l’altra per il palato, grazie ad una cucina attenta alla massima qualità degli ingredienti e con la rara capacità di unire con armonia piatti tradizionali a proposte decisamente più creative. Altro? Intorno a voi una miniforesta da fiaba, famosa per essere sede di ricercati mercatini natalizi, una volta scenario di passeggiate al chiaro di luna o alla ricerca di frescura nelle giornate più calde. Intorno montagne dalla bellezza mozzafiato vero paradiso di scalatori e sciatori. L’edificio, dopo essere stato dimora estiva degli Asburgo, ha attraversato i secoli diventando all’inizio del ‘900 un grande hotel dove soggiornare per godere anche di un’acqua termale preziosa che sgorga da un monte poco distante e che viene concessa in uso al GranHotel Imperial con una sorta di esclusiva.


in vacanza da sissi

In un laboratorio ancora attivo intatto da quando sono nate le Terme, una comune argilla viene mescolata all’acqua e lasciata maturare anche anni. In questo modo l’acqua trasferisce le sue proprietà curative, al fango che spalmato caldo sul corpo le rilascia, attraverso i pori della pelle. Nelle sale del piano termale tutto riporta a una sobria architettura decorata con piastrelle di ceramica. Dopo la visita medica e una volta capito come affrontare i trattamenti, potete mettervi nelle mani di chi renderà la sessione un vero piacere. A seguire piscina riscaldata con vasca idromassaggio, bagno turco, sauna, tisane, massagi da parte di personale altamate qualificato e... tanto relax. Passeggiata nel parco, profumi del bosco, aperitivo in piscina, cena anche all’aperto e il piacere di una serata degustando i piatti del bravissimo chef che, oltre a preparare un buffet di antipasti deliziosi, dalla cucina farà arrivare sulla vostra tavola le portate del menù preparate con particolari abbinamenti di sapori. E, se apprezzate il vino questa è zona di Marzemino. Niente stress, una vacanza immersi nel fascino di una location carica di ricordi e di storia dove hanno soggiornato, principi granduchi e contesse dove le stanze non sono le impersonali camere di un moderno hotel e vi regaleranno una full immersion in un periodo del nostro passato che vale la pena di conoscere ed apprezzare, quando il tempo scorreva più lento,


FLOWERS PICNIC EVENT

Testo Tommaso Revera

DOMENICA 27 MAGGIO LO SPAZIO EVENTI PAGHERA HA OSPITATO L’EDIZIONE 2018 DEL FLOWERS PICNIC EVENT: UNA DOMENICA DI SOLE IN CUI STARE A PIEDI NUDI NELL’ERBA


Un evento davvero speciale per godersi una giornata di divertimento e relax immersi negli splendidi giardini Paghera. La giornata ha avuto inizio con un brunch esperienziale completo e dell’ottimo vino in un parco spettacolare. Il gusto è stato solo il primo dei sensi che sono stati stimolati in questo percorso dinamico e interattivo, che ha regalato ad adulti e bambini continui momenti di intrattenimento, da scoprire passeggiando tra le diverse aree dello spettacolare parco Paghera.


FLOWERS PICNIC EVENT Tra queste un percorso olfattivo tra profumi naturali e fiori pregiati, una boutique di prodotti legati alla natura e la spettacolare animazione tematica, il tutto accompagnato da live music e dj set. Un susseguirsi di momenti di intrattenimento e relax assaporando dolci squisiti e sorseggiando infusi e gin speziati fino a poter ammirare la più esclusiva collezione di rose al mondo con più di 1.350 varietà. Non da meno anche il tour nel cuore verde dell’azienda Paghera, dove è stato possibile scoprire come vengono trasformati in paradisi terrestri terrazze, piscine e giardini in ogni parte del mondo.


NON DEMOLIRE, RIVESTI CON LA RESINA! Fap Resine è un’azienda a conduzione famigliare che dal 2008 si occupa di realizzazioni in resina e grazie al suo showroom di oltre 800 mq in Bergamo città, offre la possibilità di scegliere tra svariati colori e tipologie. La resina è di facile applicazione e tra i materiali più flessibili nell’utilizzo consentendo di rivestire pavimenti, pareti e diverse altre superfici in soli 3 mm di spessore, evitando i tempi e i costi delle demolizioni. Senza fughe e giunti, la resina permette di rivestire con assoluta omogeneità, risultando compatta ed elastica, totalmente impermeabile, inodore, atossica e di facile pulizia coniugando elevata funzionalità a incredibili qualità estetiche. Fap Resine grazie alla produzione interna dei propri prodotti e alla stesura in cantiere con manodopera specializzata rilascia una garanzia in opera sui propri lavori.


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UN’ESTATE… MADE IN TOWN IN CITTÀ IL MIGLIOR SET NEL QUALE AMBIENTARE IL NOSTRO SERVIZIO MODA. COMPLICI IL SOLE SPLENDENTE, UN CIELO AZZURRO ED OVVIAMENTE LA CRISTALLINA BELLEZZA DI SARA ED ALBERTO Flash, trucco e parrucco e tanti sorrisi! Così i nostri modelli Sara ed Alberto hanno catalizzato gli sguardi dei passanti in un tranquillo sabato mattina di città. Complici gli riuscitissimi outfit frutto dell’unione di due partner d’eccezione: Italian Optic ed Andy Shirt,. Come si può ammirare fin dai primi scatti dove Sara sfoggia una camicia di seta in tinta flowers, in abbinamento perfetto alla camicia bianca in popeline con gemello “nodo di mare blu” di Alberto. Un dettaglio capace di conferire quel tocco di eleganza in più, proprio come gli occhiali di Italian Optic, che per questo servizio ha deciso di “vestire” i nostri ragazzi con alcuni modelli firmati Maui Jim. Una scelta perfetta per l’estate grazie all’origine hawaiiana del brand, conosciuto a livello mondiale per l’altissima qualità delle sue lenti… e non solo!


Con “Aloha sprit” ovvero la filosofia hawaiana di estendere il calore, la cordialità e la sincerità, questi modelli infondono ancora più happiness a chi li indossa. Basta guadare i sorrisi di Sara e Alberto per capirlo, mentre sorseggiano un succo o trovando refrigerio vicino ad una fontana. Tutto questo indossando una mise jeans, must have anche per questa estate 2018, abbinata a due montature Maui Jim, semplici ed eleganti, con lenti capaci di proteggere al 100% gli occhi dai raggi UV e di eliminare al 99,9% i riflessi.

Ma il centro città non è solo fatto per quattro passi ma anche per un bel giro in bici e così i nostri bei modelli, dopo un veloce cambio d’abiti, indossano un mini abito Andy a quadretti in cotone per lei ed una camicia azzurra in cotone per lui, semplice nel colore ma ricercata nella rifinitura a mano. Per gli occhiali una montatura grande ed elegante per Sara ed una lente nera con montatura nera per Alberto, entrambe polarizzate e con marchio di raccomandazione Skin Cancer Foundation per la prevenzione di occhi e cute.


E dopo un po’ di moto una parentesi di relax nel verde cittadin, scegliendo per combattere il caldo dei tessuti leggeri e naturali come i lini del vestito di Sara e della stupenda camicia di Alberto. Per completare il look lenti a specchio per lui e montatura a tartaruga per lei: due scelte perfette sempre firmate Maui Jim. E così tra i sorrisi dei passanti e lo sguardo enigmatico dei curiosi, i nostri modelli salutano l’estate ormai arrivata con tanto charme ed eleganza. Ovviamente nel segno dell’”Aloha Sprit”. Dresses: Andy Shirts - Via Suardi, 67/a Bergamo Tel. 335 7679176 - Facebook: andyshirts.bergamo Glasses: Italian Optic Bergamo - Largo Nicolò Rezzara, 10 Bergamo Tel. 035.291935 - www.italianoptic.it Facebook: italianopticbergamo Agency: Image Time Brescia Model: Sara e Alberto


A Ca’ Pesaro un altro intrigante dialogo tra moda e cultura, questa volta grazie alla pirotecnica creatività di Elio Fiorucci, il celebre stilista milanese scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”. Fiorucci fu una personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani. Le sue idee innovative, le proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, lo rendevano un fuoriclasse. Poi c’era la passione per l’arte e l’architettura contemporanea, che portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o di artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, ai quali non chiedeva“opere” ma contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi dove protagonisti erano la persona e i suoi desideri. Fiorucci è stato così il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità. Perché, per Elio, il prodotto, l’oggetto creato, rappresentava lo strumento per parlare d’altro: “Fiorucci – sostiene Aldo Colonetti – è stato una sorta di Marcel Duchamp non solo della moda ma, si potrebbe dire, nel modo di disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra l’oggetto e la persona”. Come lui stesso scriveva, “per cercare idee nuove e progettare, è necessario guardare gli altri, andare al di là delle apparenze, leggere tra le righe dei linguaggi, non solo della moda, ma soprattutto della vita quotidiana. Moda per me significa i diversi modi di vivere il proprio corpo, le proprie abitudini, così che ciascuno sia in grado di essere se stesso”. Il suo primo negozio in Galleria Passerella a Milano, disegnato da Amalia Del Ponte, è del 1967, e nel ’76 lo store coloratissimo sulla 59th Avenue di New York diventa un punto d’incontro di tanti giovani. Qui arrivano anche Andy Warhol, Truman Capote e una giovanissima Madonna che tiene il suo primo concerto nell’83 allo Studio 54 proprio per i sedici anni di attività di Fiorucci. Nell’ottobre dello stesso anno sarà Keith Haring, con i suoi graffiti, a firmare un intervento artistico temporaneo in attesa del nuovo progetto per il negozio di Milano, realizzato sei mesi dopo. La mostra a Ca’ Pesaro ricorda anche tutto questo, con un percorso e un taglio assolutamente originali, in linea con lo spirito non convenzionale e non costrittivo di Elio Fiorucci. Nelle sale del palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande è stato allestito un “grande mercato” per ripercorrere tutta la storia dello stilista, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi. Un’architettura che non solo vuole ricordare i suoi famosi negozi sparsi in tutto il mondo – da Los Angeles in Rodeo Drive, dove approda all’apice del successo negli anni ottanta, fino a Tokyo, Sydney, Rio e Hong Kong – ma ambisce a ricostruire, attraverso le sue invenzioni, la “filosofia” di Fiorucci perché – come ripeteva spesso lui – un negozio, un mercato è “una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi, anime diverse”. In catalogo testimonianze dirette di coloro che hanno collaborato con Elio Fiorucci e un intenso dialogo tra Gillo Dorfles e Aldo Colonetti. _ La mostra è curata da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con la collaborazione di Floria Fiorucci e Elisabetta Barisoni. Progetto di allestimento di Daniela Ferretti con Baldessari e Baldessari.


epoca

fiorucci FINO AL 6 GENNAIO 2019 VENEZIA CA’ PESARO GALLERIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA


MARTINA DELLAMUZIA OLTRE LA CORONA C’È DI PIÙ! Testo Valentina Colleoni - Fotografie Eleonora Patti

A TU PER TU CON MARTINA DELLAMUZIA, EX MISS BERGAMO E RAGAZZA DALLE MILLE SORPRESE Martina, qualche giorno fa hai ceduto la tua corona alla neo eletta Miss Bergamo. Come è andata? “Un po’ dispiaciuta ma comunque emozionata nel vedere la felicità della nuova ragazza incoronata. Due anni fa ero al suo posto e quindi so come si sentiva in quel momento”. Come sono stati questi due anni da Miss? “Molto belli! Essere la Miss della tua città dà tantissima felicità e soddisfazione. In più ho avuto modo di provare esperienze sia su set fotografi che per spot pubblicitari. Mi sono molto divertita!”. La tua vita è cambiata? “Non più di tanto perché fin dall’inizio decisi di considerare tutto come un bel gioco destinato a finire. Inoltre non avendo superato le selezioni regionali sapevo già che a certi livelli di ingaggio non era possibile arrivare. Ma questo non è stato un problema in quanto i miei obiettivi sono altri”. Ovvero? “Fin da piccola ho sempre avuto un grande sogno: essere investigatrice. Un obiettivo che sto materialmente perseguendo dapprima con una laurea in Psicologia ed ora con una laurea specialistica in Psicologia Giuridica. Ne seguirà un tirocinio di tre anni in un’agenzia investigativa riconosciuta e successivamente altre specializzazioni. Una strada lunga ma io sono determinata ad arrivare fino in fondo”.


Quindi quella della Miss è stata solo una parentesi? “Sì, a dire il vero non volevo presentarmi ma poi l’agente provinciale insistette e così decisi di buttarmi in questa avventura. La vittoria fu inaspettata”. Oltre agli occhi stupendi di colore blu sfoggi anche un fisico perfetto. Come ti mantieni in forma? “Non ho mai praticato sport particolari. Solo da tre anni mi sono data a gag e palestra. Diciamo che il mio fisico è frutto di una fortunata genetica”. Il mito della bellezza e della perfezione spinge oggi tante ragazzine verso il tunnel dell’anoressia. Cosa ne pensi? “Penso sia una grave piaga della nostra società, condizionata anche da media e social. Sono sempre più le bellissime ragazze che cadono in questo tunnel rovinando per sempre la loro salute. A loro vorrei dire di mangiare, divertirsi e sorridere sempre”. Un consiglio di bellezza? “Lo stesso che ho dato alle ragazze che hanno partecipato all’ultima elezione di Miss Bergamo: vestitevi del vostro miglior sorriso! Non vi è nulla come questo per attirare gli sguardi e consensi”. Martina tra 10 anni sarà… “Investigatrice, moglie e sicuramente mamma di almeno 3 bimbi”.


MARINELLA MACARIO TITOLARE DI SKINCARE CENTER


FOULIS: Il gatto che voleva vivere Testo Patrizia Venerucci - Fotografie Paolo Biava

Siamo amiche da tanto e lei è una splendida donna: nessuno le darebbe mai 60 anni. La sua disponibilità e la sua apertura verso il mondo a quattro zampe, da sempre, la contraddistinguono. Ma oggi parliamo di Foulis, il tripode nocciolino. Foulis è un incontro casuale e vacanziero avvenuto sull’isola di Milos qualche anno fa. Tutto ebbe inizio in quei giorni in cui ci imbattemmo nella solita colonia di gatti che popolano abitualmente le isole greche. Tra i tanti sfortunati gattini prestammo soccorso a lui, un piccolissimo felino nocciolino con gli occhi pieni di pus e ben tre zampe malridotte, che si lamentava come un pazzo… Spinte dalla pietà e dalla compassione verso questo gattino indifeso, lo caricammo sulla nostra auto con l’intenzione di mettere fine alle sue sofferenze. La veterinaria lo chiamò Foulis, dal greco ‘carino’, e ci promise di provare a curarlo in tutti i modi. Dopo un paio d’ore tornammo in attesa di notizie: ebbene Foulis recuperò talmente velocemente che gli occhi erano guariti e le due delle tre zampette ferite tornarono ad essere quelle di prima. Indimenticabili i miagolii uditi in seguito, a testimonianza della sua voglia di vivere urlata al mondo. Prima della fine del nostro soggiorno, però, la veterinaria ci mise di fronte ad una scelta. Se Foulis fosse rimasto sull’isola, infatti, il rischio di ricadute sarebbe stato enorme. Così decidemmo di portarlo con noi in Italia. Ecco questo è l’inizio di un’avventura bellissima intrapresa con Foulis, il nostro terzo gatto e unico maschio di casa. Lui è speciale nel senso che non si sente un gatto, ma come spesso succede in seguito ad un’adozione avvenuta nei primi mesi di vita, si crede un umano. Ora dopo l’amputazione della quarta zampa, che purtroppo era impossibile recuperare, il miciotto dovrà restare a dieta per bilanciare al meglio il peso ed essendo di una taglia grandicella non sarà certo facile.


Siamo felici, però, di averlo accolto a dimostrazione di come la vita riservi sempre sorprese inaspettate. Urrà per Foulis e per chi chiede alla propria vita il meglio, anche se l’avventura non si prospetta semplice. Marinella è l’angelo che ha preso con sé Foulis e gli ha concesso una seconda vita (si sa che i gatti ne hanno 9 a disposizione). È la persona che più gode di questo rapporto abbastanza unico: l’intesa tra loro è sorprendente, si parlano con gli occhi e Foulis emette non dei miagolii ma dei suoni modulati, interagendo splendidamente con lei. Ormai si conoscono alla perfezione e la simbiosi funziona: lei sa quando vuol giocare e quando ha fame anche perché, in quest’ultimo caso, lo fa capire anche agli estranei.Vuole sempre attenzione … insomma che vita sia!


Clausure al Vittoriale FINO AL 16 SETTEMBRE SARÀ POSSIBILE VISITARE LA MOSTRA DI GRAZIA CUCCO CURATA DA VITTORIO SGARBI


Clausure al vittoriale “Uno sguardo puro ma non innocente, per una visione che sarebbe improprio definire naïve, e che invece compone le immagini e i sogni dell’infanzia con le illustrazioni di un’Italia da libro di scuola, con i monumenti più rappresentativi, tra cui il Vittoriale degli Italiani”. Con queste parole Vittorio Sgarbi definisce l’arte di Grazia Cucco, artista dal tocco unico e riconoscibilissimo nel panorama contemporaneo, la cui mostra Clausure al Vittoriale, inaugurata il 26 maggio scorso, resterà aperta al pubblico fino a set-

tembre garantendo l’ingresso gratuito al parco per l’intera giornata. “Questa mostra di un’artista affermata - ha affermato il presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri - dimostra che l’attenzione del Vittoriale è rivolta al presente e al futuro almeno quanto al passato”. Nata nel paesino umbro di Amelia e “scoperta” da Mogol, Cucco rivela fin dalla più tenera età un talento innato nella riproduzione fedele degli elementi naturalistici quali fiori, animali e piante, che diverranno infatti cifre caratterizzanti il suo universo pittorico, fatto di atmosfere sospese e mondi “altri”, nei quali la minuzia dei dettagli non intacca l’impressione di assoluta autenticità e immediatezza. A Villa Mirabella saranno esposte, sino al 16 settembre 16 opere della Cucco, tutte provenienti da collezioni private,tra le quali anche l’ultima realizzata dall’artista,Visita ecclesiastica al Vittoriale.


Clausure al vittoriale FINO AL 16 SETTEMBRE AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI LA MOSTRA DI GRAZIA CUCCO CURATA DA VITTORIO SGARBI


Si tratta di dipinti compositi per dimensioni e supporto utilizzato, ma accomunati dal fatto di rappresentare una sorta di tasselli di un unico grande mosaico: quello di un universo surrealista, immobile e vivissimo al tempo stesso, popolato da piante, animali e insetti antropomorfi e al quale è estraneo il tocco umano. Sempre secondo Vittorio Sgarbi infatti, si tratta di “un surrealismo non artificioso, non programmatico, ma legato agli incubi e alle scoperte dell’infanzia, in un mondo popolato di contadini e di suore, di animali e di insetti” in cui, se pure forme e dimensioni risultano arbitrarie, l’interpretazione non cede al fantastico per prediligere invece la concretezza naturalistica. Mogol di lei ha detto: “Grazia Cucco. Pura come un animale, dominata dalle sue passioni vissute liberamente e dai suoi sentimenti vorticosi come un vento desertico è un meraviglioso anacronismo vivente”.


NNAagani O D P IO SPAZa di Elena a cur

la (in)capacità delle donne di essere individualiste Le donne sono esseri meravigliosi e meravigliosamente complessi. Non occorre che intervenga la scienza per dimostrare quanto esse siano più complicate rispetto agli uomini... Una consapevolezza che mette d’accordo entrambi i sessi. Sono multitasking, termine alquanto utilizzato oggi in ambiti differenti, sanno essere mogli, madri, amanti, professioniste, figlie, nuore e un sacco di altre cose. La donna è per natura altruista: pensate che a seguito di un’azione in grado di portare benefici sull’altro, le donne, a livello neurologico, ricevono una sensazione più gradevole e gratificante rispetto agli uomini. Il solo fatto di essere predisposte ad accogliere in grembo un figlio e a donare la vita attesta e avvalora questa tesi. Tuttavia, proprio per il loro essere imprevedibili e spesso insondabili, le donne stesse sono in grado di smentire anche la scienza e il loro altruismo, la loro generosità si sciolgono come neve al sole di fronte a membri del loro stesso sesso! Nemico numero uno: le altre donne. Quante volte si sente dire: “se solo fossimo capaci di creare sinergie”, “gli uomini sanno fare squadra, noi no”, “lavorare tra donne e andare d’accordo è un’impresa” - affermazioni difficili da smentire. Le donne sanno essere tremendamente dure nei confronti delle loro colleghe, siano esse in ambito lavorativo o in altri contesti. Anche nei riguardi di personaggi femminili famosi che narrano sui social la loro quotidianità, sono quasi sempre le donne a sferrare i commenti più duri e crudeli, rivelando talvolta una perfidia ingiustificabile. Se l’invidia, uno dei sette peccati capitali, fosse personificata, sarebbe certamente di sesso femminile. Sarà un comportamento che trae le sue origini da un istino profondo, dal fatto che nei secoli (e tuttora) le donne abbiano dovuto lottare per la loro posizione, conquistandosi il proprio ruolo. Qualsiasi siano le ragioni di questo atteggiamento, dovrebbe far riflettere: l’invidia non è solo un peccato, ma un germe in grado di distruggere la bellezza e la serenità dei rapporti. È involontaria, s’insinua come una serpe, manovrando le azioni di chi la prova. Impedisce di creare unione e sinergia, porta all’individualismo estremo. Se poi il suo oggetto d’interesse e causa scatenante è un uomo, è in grado di creare un putiferio. Care donne, concentratevi sulla vostra felicità piuttosto di voler distruggere quella altrui, siate ambasciatrici della bellezza, del garbo, della gentilezza del vostro sesso, ne uscirete sempre e comunque vittoriose, voi che donate la vita, che amate incondizionatamente, che siete il motore del cambiamento.

Giorgia Wurth e Silvia Delfino rivali in scena in “Due donne e un delitto” scritto da Valentina Capeci per la regia di Massimo Natale.

Due donne si affrontano sul palcoscenico in cerca del colpevole di un omicidio, si affrontano da rivali e antagoniste costrette da un rapporto che le lega a questo fatto di sangue e che ripropone al pubblico in modo intrigante, ma spesso anche molto divertente l’eterno dilemma della rivalità tra due donne.


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TESTIMONIA! ON

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ABBANDONARE UN ANIMALE NON E SOLO UNA CRUDELTA, MA UN REATO PUNIBILE ANCHE CON L’ARRESTO. SE VEDI COMMETTERLO, CHIAMA I SOCCORSI, SEGNALA E TESTIMONIA. SARAI LA COSCIENZA DI CHI NON CE L’HA.

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Gli animali ringraziano per la concessione di questo spazio.

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