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NEWSLETTER N. 045 17 Marzo 2013 Filename: S-4.5.5_1.9.2.9-130317-networkITALIA-045-acapm.doc

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INTRODUZIONE

Care amiche, cari amici, auguriamo a tutti un buon Otto Marzo, festa della Donna, in Asia, in Italia e nel mondo.

Bassano del Grappa (Vicenza)

Terapia Equestre Per Disabili

HTTP://WWW.FORUMTERZOSETTORE.IT

Photo: Cristiano BELLONI

In occasione della Festa della Donna, ricordiamo una figura straordinaria: Raden Ajeng Kartini (1879 – 1904), pioniera dei diritti delle donne in Indonesia. Vi proponiamo una traduzione di un brano del piu’ importante scritto di Kartini. Le “Lettere di una Principessa Javanese” venne pubblicato nel 1911 in olandese, quindi tradotto in Inglese nel 1921, da Agnes Lousie SYMMERS. La rubrica “TUTTIFRUTTI” intervista Roberto SALVI, che dopo aver lavorato in vari studi Italiani ed Internazionali in PRC, ha aperto un suo studio legale a Pechino. Roberto e’ sposato con Katya, una ragazza Buriata (Mongolia Russa). La rubrica “Avventura ITALIA”, rende omaggio a Galileo CHINI, poliedrico artista Liberty, alla Corte del re del Siam (Tailandia) ai primi del ‘900. Vi presentiamo il Centro Studi Vietnamiti e la Biblioteca Enrica Collotti Pischel di Torino, da piu’ di 30 anni straordinario ponte culturale tra Italia e Viet Nam. Si è svolto a Torino, per l’Otto Marzo, l’incontro: Yêu Nhau, la Fata Immortale e le sue figlie. Hanno partecipato le autrici A.P. Mossetto e S. Scagliotti. Le “Buone Nuove” ci portano nella spiaggia piu’ bella del mondo. Curiosi? In Copertina: uno dei punti di onore dell’Italia: la rete di volontariato. Una collettiva fotografica a cura di Maurizio Garofalo e Chiara Oggioni Tiepolo. In Controcopertina: vi propongo una mia opera grafica, dedicata alla condizione ancora drammatica delle donne dell’Asia... Cari saluti, Amedeo Cilento Questa Newsletter e’ ottimizzata per la visione su monitor

Stampare su carta vuol dire tagliare alberi: cercate di farne a meno.

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ORGANIZZAZIONE 2.1

Bangkok – Mercato Galleggiante - 2009

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Max CASAL

10 REGOLE DI “NETIQUETTE” DELLA NEWSLETTER

1.

L’accesso alla Newsletter e’ aperto a tutti: Privati, Enti, Aziende, Istituzioni.

2.

La Newsletter e’ rivolta agli italiani ed ai simpatizzanti dell’Italia in Asia

3.

La lingua ufficiale della Newsletter e’ l’italiano, ma contributi straordinari in altre lingue sono ben accetti.

4.

Sono bandite: le volgarita’, le polemiche personali, le polemiche politiche e tutte le tesi non provate.

5.

Sono particolarmente apprezzate le testimonianze fotografiche dell’Italia e dell’Asia (ed ogni bella foto).

6.

Tutte le foto ed i documenti sono pubblicati sulla Newsletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org].

7.

Qualunque documento viene pubblicato sotto piena e completa responsabilita’ di chi lo invia. I documenti inviati devono sempre citare autori, fonti esterne e pagine web di riferimento.

8.

La Newsletter e’ opera di solo volontariato e segue la piu’ rigorosa etica noprofit. Nessun contributo verra’ richiesto e verra’ pagato.

9.

La Newsletter e’ mensile, con edizione nella seconda Domenica del mese. Iniziative ed annunci vengono pubblicati se inviati con almeno 5 giorni di anticipo sulla pubblicazione.

10.

Potete trovare la raccolta completa sul portale “ISSUU” [http://issuu.com/acapm/docs] raffinando la ricerca con le “tags”.

Struttura di questa newsletter Amedeo CILENTO

Editor, rubriche “TuttiFrutti”, “Avventura ITALIA”

[http://www.aca.eu.com]

Massimo CASAL

contributi fotografici

[http://www.casalphotography.com]

Roberto SALVI

Rubrica “TuttiFrutti”

[robsalvi@gmail.com]

Il drago e la Fata. Politiche e poetiche nel Vietnam moderno e contemporaneo.

[annapaola.mossetto@unito.it]

contributi fotografici

[http://www.ritaninternational.com]

Anna Paola MOSSETTO Sandra SCAGLIOTTI RITAN Int.l

[www.centrostudivietnamiti]

I N V I A T E C I I   V O S T R I   P R O G E T T I   E   S A R E M O   B E N   L I E T I   D I   P R O M U O V E R L I   E   V E I C O L A R L I   N E L L A   C O M U N I T A ’   I T A L I A N A 

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PERSONE

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Raden Ajeng Kartini (1879 – 1904)

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INDONESIA

Raden Ayu  Kartini  (anche:  Raden  Ajeng  Kartini),  (21  Aprile  1879  –  17  Settembre  1904),  viene  considerata un eroina nazionale sia in Java che in Indonesia. Kartini (seguendo l’uso Indonesiano  di appellare con il nome proprio), e’ stata una pioniera dei diritti delle donne in Indonesia.  Kartini nacque in una famiglia aristocratica Javanese, quando Java era una colonia Olandese e parte delle Indie Orientali Olandesi. Il padre, Sosroningrat, divenne Reggente di Jepara. La madre, Ngasirah, era una delle figlie di Madirono ed una insegnante di religione. A quel tempo la poligamia era permessa e anche piuttosto comune tra le classi agiate. La madre di Kartini era la prima moglie. Gli accordi tra la nobilta’ locale ed il governo coloniale avevano portato a stipulare che il ruolo di Reggente in Capo fosse affidato esclusivamente ad un membro della nobilta’. Dato che Ngasirah non aveva sufficienti titoli, si sposo’ una seconda volta con Woerjan (Moerjam), una diretta discendente del Raja di Madura. Dopo questo secondo matrimonio, il padre di Kartini fu promosso a Reggente in Capo di Jepara, sostituendo il padre della seconda moglie, Tjitrowikromo. Kartini era nata in una famiglia con una forte tradizione intellettuale. Suo nonno, Pangeran Ario Tjondronegoro IV, divenne un Reggente all’eta’ di 25 anni, mentre il fratello maggiore Sosrokartono era un linguista apprezzato. La famiglia di Kartini acconsenti’ che ella frequentasse le scuole fino all’eta’ di 12 anni. A scuola Kartini imparo’ la lingua olandese, un obiettivo ambizioso per una donna Javanese dell’epoca. Al compimento del 12 anno di eta’, venne sequestrata in casa, una pratica comune tra la nobilta’ javanese, che seguiva le pratiche islamiche. Durante questo confino domestico, alle ragazze non era permesso lasciare casa fino al matrimonio, quando l’autorita’ paterna veniva trasferita allo sposo. Il padre di Kartini era piu’ tollerante e permise alla figlia qualche uscita e rapida apparizione in pubblico per eventi speciali.

Durante la seclusione, Kartini continuo’ a studiare come autodidatta. Grazie alla conoscenza della lingua olandese era riuscita a conoscere alcuni amici‐ di‐penna, di origine olandese. Una di questi, una ragazza di nome Rosa Abendanon, divenne amica intima. Libri, quotidiani e riviste Europee arrivarono  cosi’  a  Kartini,  che  inizio’  a  conoscere  il  pensiero  femminista,  a  quell’epoca  in  piena  fioritura  in  Europa.  Kartini  inizio’  a  pensare  come  migliorare  la  condizione delle donne Indonesiane, all’epoca costrette in uno stato sociale infimo. 

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Le letture di Kartini comprendevano il giornale “De Locomotief” (La Locomotiva), edito da Pieter Brooshooft, cosi’ come la collezione di riviste “leestrommel”.  Kartini lesse anche riviste scientifiche e culturali, cosi’ come la rivista per donne “De Hollandsche Lelie”, a cui incomincio’ ad inviare contributi che furono pubblicati.   Prima di compiere 20 anni, aveva letto “Max Havelaar” e “le lettere d’amore” di Multatuli (scrittore olandese che denunciava gli abusi coloniali). Kartini lesse anche “De  Stille Kracht” (La Forza Interiore) di Louis Couperus, le opere di Frederik van Eeden, Augusta de Witt, e la scrittrice romantico‐femminista Goekoop de‐Jong Van Eek, cosi’  come la novella pacifista “Die Waffen Nieder!” (Abbassate le Armi!), di Berta von Suttner, tutte in Olandese.  I genitori di Kartini organizzarono un matrimonio combinato, dandola in sposa come quarta moglie al Reggente in Capo di Rembang, Joyodiningrat.  Kartini si sposo’ il 12 Novembre 1903. Il marito assecondo’ i desideri di Kartini e permise che questa creasse una scuola per ragazze, nel portico orientale del Complesso  della Reggenza di Rembang. Kartini ebbe un unico figlio, nato nel 1904. Dopo soli pochi giorni Kartini mori’,  a soli 25 anni. Venne sepolta nel villaggio di Bulu. 

Lettere di una Principessa Javanese.   Il pensiero di Kartini non si sviluppo’ solo nell’area dell’emancipazione femminile, ma approfondi’ vari problemi sociali. Kartini comprese che la lotta delle  donne per ottenere liberta’, autonomia ed eguaglianza di fronte alla legge era parte di uno sforzo piu’ vasto di riforma sociale.  Dopo la scomparsa di Kartini, Mr J. H. Abendanon, Ministro della Cultura per le Indie Orientali, riunifico’ e pubblico’ le lettere che Kartini aveva scritto alle  amiche in Europa. Il libro venne pubblicato nel 1911, in Olandese con il titolo di “Door Duisternis tot Licht” (La luce fuori dalle tenebre).  La  raccolta  venne  tradotta  in  Inglese  da  Agnes  L.  Symmers  e  pubblicata  nella  sua  forma  piu’  recente  nel  1921,  sotto  il  titolo  di  “Letters  of  a  Javanese  Princess” (Lettere di una Principessa Javanese).   La pubblicazione delle lettere di R.A. Kartini, prodotto originale di una donna Javanese, attiro’ grande attenzione in Olanda prima e nel resto del mondo  dopo la traduzione in Inglese. Le idee di Kartini iniziarono a cambiare il modo nel quale gli olandesi concepivano le donne in Java ed Indonesia. 

Celebrazione del Kartini Day in Indonesia

Le sue idee furono di ispirazione  sia per la lotta delle donne Indonesiane che per il movimento di indipendenza Nazionale. 

Ispirati  da  Kartini,  la  famiglia  Van  Deventer  creo’  la  Fondazione  R.A. Kartini, che costrui’ varie scuole femminili: la “Scuola Kartini”  in  Semarang  nel  1912,  seguita  da  altre  in  Surabaya,  Yogyakarta,  Malang, Madiun, Cirebon ed altre aree.    Nel 1964, il Presidente Sukarno dichiaro’  il 21 Aprile, giorno della  nascita di Kartini, Festa Nazionale Indonesiana. 

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LETTERATURA

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Raden Ajeng Kartini

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INDONESIA

LETTERE DI UNA PRINCIPESSA JAVANESE Japara, Java (Indie Orientali Olandesi) - 25 Maggio 1899 - Lettera a Mejuffrouw Zeehandelaar (Olanda) Ho aspettato cosi’ tanto di fare conoscenza con una “ragazza moderna”, un tipo di ragazza orgogliosa ed indipendente, che ha tutta la mia solidarieta’! Colei che, felice e sicura di se’, si muovesse leggera e consapevole nella vita, piena di entusiasmo e passione; lavorando non solo per il proprio benessere e la propria felicita’ personale, ma per il bene supremo di tutta l’umanita’. Mi accendo di entusiasmo se penso ai tempi nuovi che stanno per arrivare e posso dire in tutta onesta’ che i miei pensieri e le mie simpatie non appartengono al mondo Indiano (Indonesiano n.d.t.), ma a quello delle mie care sorelle che stanno combattendo per il progresso nel distante Occidente. Se le leggi delle mie terre me lo permettessero, desidererei solo dedicare tutta me stessa al lavoro ed alla lotta delle donne Javanesi; ma antiche tradizioni che non possono essere rotte ci tengono strette, prigioniere delle loro sgradevoli braccia. Un giorno queste braccia allenteranno la presa e ci lasceranno libere, ma questo momento e’ ancora molto lontano nel tempo; infinitamente lontano. Arrivera’ il momento, lo so: forse accadra’ tre o quattro generazioni dopo di noi. Oh, tu non sai quanto sia bello amare questa nuova epoca giovane con tutto il cuore e l’anima e tuttavia essere legate mani e piedi, incatenate da tutte le leggi, le abitudini e le convenzioni della nostra terra. Tutte le nostre istituzioni si oppongono al progresso che io vorrei per il bene della nostra gente. Giorno e notte io mi domando come si possano sovvertire le antiche tradizioni. Fosse per me, saprei trovare il modo di scuoterle, di romperle, se non fosse che un altro legame, piu’ forte di ogni antica tradizione, mi lega al mio mondo. Ed e’ l’amore che io porto nel cuore per coloro che mi hanno dato la vita a che io devo ringraziare per ogni cosa. Ho forse il diritto di rompere i cuori di coloro che mi hanno regalato solo amore e gentilezza per tutta la vita e che mi hanno accudito nella piu’ dolce tenerezza?

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Ma le voci che mi hanno raggiunto da cosi’ lontano, cosi’ luminose, e simboli della nuova Europa, non sono state le sole a convincermi della necessita’ di un cambiamento delle condizioni esistenti. Persino durante la mia infanzia, la parola “emancipazione” mi incantava; aveva un senso non comparabile con null’altro, un significato che era di gran lunga al di la’ della mia comprensione e che risvegliava in me un nascente desiderio di liberta’ ed indipendenza. Le condizioni nel mio ambiente e tutt’intorno a me mi spezzavano il cuore e mi facevano desiderare con una indicibile malinconia il risveglio del mio paese. Quindi, le voci che arrivavano da terre lontane crescevano sempre piu’ chiare, fino a raggiungermi e - con la gioia di qualcuno che mi amava, ma con la disperazione degli altri – portavano semi che entravano nel mio cuore, mettevano radici e crescevano forti e vigorosi. Ma a questo punto dovrei dirti qualcosa di me stessa, per fare conoscenza. Sono la prima di tre sorelle non sposate, figlie del Reggente di Japara ed ho sei fratelli e sorelle (di altre mogli n.d.t). Che mondo, eh? Mio nonno, Pangèran Ario Tjondronegoro di Demak, fu un grande leader nel movimento progressista, ai suoi tempi, ed il primo Reggente di Java Centrale ad aprire le porte a quell’ospite che viene da oltremare e che si chiama “Civilta’ Occidentale”. Tutti i suoi figli ebbero educazione Europea; tutti hanno o ebbero (molti di loro sono morti), sete di progresso, ereditata dal padre, che a loro volta regalarono ai loro discendenti. Molti dei miei cugini e tutti i miei fratelli piu’ anziani sono andati alla Scuola Hoogere Burger – la piu’ alta istituzione educativa che abbiamo qui in India (Indonesia n.d.t); ed il piu’ giovane dei miei fratelli maggiori sta studiando da tre anni nelle Olande, mentre altri due sono in servizio in quel paese. Noi ragazze, per quel riguarda l’educazione, ristrette dalle nostre antiche tradizioni e convenzioni, non abbiamo potuto approfittare di questi vantaggi. Era addirittura un grande crimine contro le tradizioni della nostra terra il solo fatto di essere educate ed in special modo il fatto di lasciare le nostre case per andare ogni giorno a scuola. Dato che le tradizioni del nostro paese proibiscono nel modo piu’ assoluto alle ragazze persino di uscire di casa. La nostra famiglia acconsenti’ di mandarci a scuola, ma per nessuna ragione al mondo ci potevamo recare in un altro posto. L’unica struttura educativa aperta alle ragazze, che la nostra citta’ potesse vantare, era un liceo per Europei… [omissis] traduzione

Amedeo CILENTO

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TUTTIFRUTTI...

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GLI ITALIANS SI RACCONTANO

In questo numero Roberto SALVI Caro Roberto, grazie per questa intervista. Fai una breve biografia della tua vita... Ho 34 anni, sono nato, cresciuto a Genova. Dopo aver effettuato studi classici presso il Liceo Mazzini, mi sono iscritto alla facolta' di giurisprudenza dell'universita' della mia citta' natale. Mi sono laureato con una tesi in diritto penale e processuale cinese. Quale e’ stata la tua formazione educativa in Italia ed all’estero? Come mai hai scelto una tesi sul diritto penale cinese? Avevi gia’ interesse per la China? Da cosa nasceva? La mia formazione accademica e' stata esclusivamente italiana (a parte un breve periodo di studio in Francia presso il liceo di Saint Exuperie). Tuttavia l’oriente mi aveva sempre affascinato, e spesso mi sono ritrovato a leggere opera di autori cinesi (quali Mo Yan, Wang Shuo, Su Tong, etc.). Inoltre, nel 2001, ho avuto la fortuna di essere stato invitato da un’amica cinese ad un viaggio in questo Paese… tale viaggio ha rappresentato un po’ il punto di svolta poiche’ seppur superficialmente (dato il poco tempo a disposizione) l’aver avuto la possibilita’ di vedere la Cina ed i Cinesi “a casa loro” (letteralmente, essendo stato io ospite di una famiglia) mi ha conquistato. Dopo altri e successivi viaggi (sempre ospite in famiglie) ho maturato la convinzione di volermi trasferire in Cina a lavorare. Da qui si spiega la scelta dell’argomento della mia tesi. Quale e’ stata, invece, la tua formazione professionale? Nel tuo primo impiego sei stato immediatamente in grado di fondere la tua preparazione universitaria con la passione per la Cina: hai le idée chiare… Diciamo che da quel primo viaggio, piu' passava il tempo e piu' mi sentivo motivato a sperimentare in prima persona e per un periodo di tempo medio lungo, la vita reale - anche dal punto di vista professionale - della Cina. Una scelta di cui non mi sono pentito (visti gli sviluppi successivi): mi ricordo ancora che in tribunale a Genova - ove svolgevo il mio tirocinio professionale - colleghi ed operatori del diritto che sapevano della mia scelta di trasferirmi mi guardavano come se fossi stato una persona estremamente “coraggiosa”... o un pazzo completo. Il primo campo di prova di vita multiculturale e’ stato lo Studio Ng&Shum. Chi erano I tuoi colleghi? Piu’ italiani o piu’ cinesi? Come gestivi I rapporti inter-culturali? Si, infatti... Ai tempi lo Studio Ng & Shum aveva appena stabilito una propria filiale a Pechino, in cooperazione con uno dei principali Studi Legali Cinesi, ed avevano bisogno di personale disposto a trasferirsi ed a lavorare in quella citta'. Gli uffici in Pechino erano quelli dello Studio cinese e mi ricordo come fosse ieri che il mio arrivo aveva suscitato una viva curiosita' presso i colleghi locali poiche’ non avevano mai lavorato con uno straniero in Studio. Nonostante fossi l’unico straniero tra oltre 100 colleghi cinesi, l’ambientamento e' stato molto facile: la curiosita’ reciproca tra me ed i colleghi ha permesso quasi immediatamente di instaurare un bel canale di dialogo con persone straordinarie che mi hanno fatto sentire come casa, correggendomi se facevo qualche gaffe, e aprendosi a me come, forse, non avrebbero fatto con un altro collega cinese.

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Roberto e Katya SALVI


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Chi erano i tuoi superiori? Come giudichi la gerarchia dei rapporti tra datori di lavoro ed impiegati? C’e piu’/meno verticalita’ che in Italia? Si puo’ contraddire apertamente un superiore, oppure i protocolli (a volte non-scritti) aziendali consigliano piu’ sottomissione che confronto?

Posso pero' dire di aver notato come la struttura gerarchica di uno studio legale cinese sia estremamente rigida e nettamente piramidale, persino nella tipologia e posizioni delle postazioni di lavoro (dalla corner room individuale del Managing Partners alle postazioni open space per gli associates). In Italia forse e’ un po’ meglio, anche se ho notato che, soprattutto negli Studi Legali piu’ importanti (anche numericamente) il distacco tra un socio ed un legale e’ non solo netto, ma posto in evidenza in ogni possibile occasione. Un'altra cosa che ho notato e' invece la velocita' con cui, spesso, era possibile avanzare di carriera negli studi legali cinesi: un avvocato giudicato di buone capacita’ era in grado di diventare socio nell'arco di pochi anni e solamente in base al proprio merito personale. Trovo invece che in Italia salvo rare eccezioni, sia estremamente difficile che un giovane avvocato di 27-28 anni possa diventare socio di uno Studio di primaria importanza. Tornando alle relazioni interne, nella mia professione e’ fisiologico che vi siano discussioni/confronti tra associates e soci: tuttavia spesso, a causa del retaggio culturale in base al quale non bisogna far “perdere la faccia” al proprio interlocutore, le argomentazioni degli associates vengono poste in maniera molto “indiretta”, cosi’ che si possa addivenire ad una soluzione condivisa; questo qualora sia il superiore ad avviare il dibattito. E’ tuttavia altrettanto comune che il superiore impartisca istruzioni ben precise ai suoi collaboratori: in questo caso il collaboratore tende generalmente a seguire le indicazioni, senza porre in discussione la correttezza delle stesse, anche al fine di non assumersi alcuna responsabilita’ in caso di problemi. Hong Kong sembra un campo neutro ideale per l’introduzione alla China continentale: un po’ China, un po’ citta’ del mondo… Quanti anni sei rimasto ad Hong Kong? Che impressioni hai avuto? Indubbiamente! Tuttavia sono rimasto ad HK per un periodo estremamente limitato (pochi mesi) ed e' pertanto difficile poter esprimere opinioni argomentate: l'idea che mi sono fatto ai tempi era di una citta' da un lato molto piu' facile da "fruire" (solo il fatto di poter usare sempre e comunque l'inglese, cosa impossibile a Pechino, aiuta tantissimo), d'altro lato pero' ho trovato una citta' che, ai tempi, mi sembrava molto piu' "fredda" e business-oriented di quanto non fosse Pechino e dunque io, che privilegio i rapporti umani piu' "spontanei" non mi sono trovato molto a mio agio. Chissa’, forse oggi, dopo alcuni anni di esperienza in piu’ saprei meglio “gestire” questo aspetto, e potrei godere di piu’ dei vantaggi del vivere in una delle piu’ dinamiche citta’ del mondo.

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2007 – Viaggio Motociclistico in Giappone

La mia posizione nello Studio era un po' particolare: gerarchicamente io dipendevo direttamente dal Managing Partner ad HK. Tuttavia a livello funzionale operavo per lo Studio Cinese, pur essendo io al di fuori dell’organico dello stesso.


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Nel 2005 sei passato a Birindelli & Associati (B&A) e nel 2008 a Chiomenti (dalla fusione con B&A). In quale citta’ vivevi/lavoravi? Chi erano i tuoi colleghi? Ho sempre vissuto a Pechino, nell'area del CBD (City Business District n.d.a.). In B&A e in Chiomenti ho avuto diversi colleghi italiani con cui sono sempre andato d'accordo (salvo una rarissima eccezione): eravamo molto diversi sia caratterialmente che di estrazione familiare, e ritengo che tale diversita' ci completasse. Eravamo un bel team, soprattutto ai tempi di B&A, essendo la struttura piu' piccola e piu' "informale". Quali tematiche professionali hai trattato?

2002 – Conferenza a Londra Consiglio Nazionale Forense presso King's London University

Con B&A e Chiomenti la mia prima specializzazione era in diritto del lavoro. Ho poi ampliato il mio bagaglio anche a questioni contrattualistiche e di proprieta' intellettuale. Mi ricordo che in studio spesso si scherzava con i colleghi sul fatto che sul mio tavolo arrivavano tutti casi mai trattati in precedenza. Non che mi dispiacesse, anzi! Mi ha permesso di approfondire questioni che generalmente vengono trattate dagli avvocati d’affari in questo Paese.

Entusiasmo tanto. La voglia di fare, di costruire qualcosa di mio, da plasmare secondo le proprie idee. E, ovviamente, anche paura di non essere all'altezza, di non poter riuscire nell'impresa. Soprattutto quest'ultimo aspetto era quello che piu' mi teneva in ansia, non tanto per me stesso, quanto per i miei collaboratori, la cui vita e bisogni quotidiani (e quelli delle rispettive famiglie) dipendeva da decisioni che dovevo intraprendere. Ho sempre ritenuto che in una azienda/studio, al di la’ della buona e professionale riuscita degli incarichi ottenuti, il benessere e la sicurezza dei collaboratori fosse uno degli aspetti principale da tenere in considerazione.

2010 – CONFERENZA IRKUTSK c/o la Camera Commercio della Citta’

Nel 2010 il grande salto: l’indipendenza professionale. Entusiasmi? Paure? Difficolta’? Vivere senza rete in un paese straniero puo’ risultare eccitante, ma e’ anche una sfida rischiosa…

A di

Rimanendo tuttavia ai casi piu’ comuni, ho curato la riorganizzazione contrattuale dello staff di diverse multinazionali, ho gestito contratti di fornitura, di franchising, organizzazione di eventi sportivi, nonchè questioni di proprietà intellettuale (dalla registrazione di marchi e brevetti, ad eventuali dispute) ed anche questioni di contenzioso in arbitrato.

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Ti senti protetto dallo Stato Italiano? Senti che dietro il cittadino Roberto SALVI c’e’ un intero paese, oppure solo un apparato burocratico? Francamente non ho mai avuto bisogno di “protezione” da parte dello Stato Italiano, e dunque non saprei se, in caso di necessità, un intervento delle nostre rappresentanze diplomatiche possa essere davvero efficace. Quello che posso dire, in tutta onestà, è che spesso noi Italiani invochiamo lo Stato quando invece dovremmo essere noi stessi in grado di poterci muovere sulle nostre gambe: per esempio, uno dei punti in cui siamo carenti è quello di unirsi per diventare più forti e competitivi sul mercato (la famosa espressione “fare sistema”). Spesso noi Italiani guardiamo al nostro “orticello” senza curarci minimamente di quello del vicino, spesso perdendo in competitività, visibilità e, in ultima analisi, in fette di mercato. In casi come questi anche l’apparato statale più efficiente non può fare granchè... Sei passato da Shanghai a Beijing. Quali differenze trovi con Beijing / HK? Perche’ hai scelto Beijing per aprire la tua struttura? Sotto il punto di vista del business, Shanghai e' sicuramente una citta' piu' dinamica e vivace rispetto a Pechino. Direi - con tutte le precauzioni del caso - piu' assimilabile a Hong Kong, rispetto a moltissime altre città cinesi. Tuttavia Pechino e' la citta' che mi e' rimasta nel cuore, quella dove ho iniziato la mia carriera e dove mi piace vivere, dove ho amici ed affetti. Nonostante in questi anni anch'essa sia cambiata profondamente, e non sempre in meglio purtroppo, non la cambierei con Shanghai.

Hai lavorato sia ad Hong Kong che Shanghai che Beijing. Puoi tracciare un paragone tra le tre citta’, in termini di efficienza, affidabilita’, sicurezza, stress, risultati, equivoci… Il metodo di lavoro non e' cambiato rispetto alla città in cui opero, ne’ è mutata la pressione (poca o tanta che sia) inerente alla professione che svolgo. Sicuramente Pechino, rispetto ad Hong Kong sicuramente, ma forse anche rispetto a Shanghai, sconta qualche arretratezza dal punto di vista dell’efficienza dei servizi... tuttavia anche nella Capitale si stanno facendo notevoli progressi (un esempio banale, lo sviluppo rapidissimo della metropolitana cittadina). In ogni caso, tra le tre città da te elencate, la più efficiente e fruibile dal punto di vista dell’ambiente lavorativo è Hong Kong.

2010 - Con i Genitori a Beijing

2010 – Harbin, China - Winter Ice Festival

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Dal 2012 hai una tua struttura… Come operi a Beijing? Quante persone ci sono in studio? Dove e’ l’ufficio? Si, dallo scorso anno ho deciso di operare indipendentemente. Ho una struttura molto piccola (siamo in 3) e siamo siti nel quartiere di Chaoyang. Mentre dal punto di vista funzionale siamo perfettamente operativi, ci stiamo ancora organizzando sotto il profilo dell'immagine, al fine di renderci piu' visibili. Per il momento la maggior parte dei nostri nuovi clienti ci conosce tramite il passaparola di clienti già acquisiti. Senti che il modo di relazionarsi degli Italiani sul lavoro discenda da fattori culturali profondi? Quali? Gli Italiani spesso basano il proprio modo di lavorare più su fattori istintivi che sulla pianificazione. L’arte di “sapersi arrangiare” è insita nel nostro DNA, mentre sembra non essere molto presente in quello del popolo cinese. In questo senso, forse, l’ideale sarebbe proprio quello di coniugare lo spirito di pianificazione dei cinesi con la flessibilità e l’improvvisazione italiana... Le fatiche di Sisifo, in confronto, sono un gioco da ragazzi! Di cosa vi occupate prevalentemente? Le nostre attività non sono molto diverse da quanto facevo nei precedenti Studi legali: contratti, proprietà intellettuale, costituzione/ristrutturazione/liquidazione di società, negoziati con le autorità, questioni giuslavoristiche, ecc. Ultimamente ci occupiamo meno di contenzioso e più di diritto societario.

Chi sono I tuoi dipendenti / colleghi? Come ti rapporti a loro? Come sono le gerarchie aziendali? Direi che, viste le dimensioni alquanto ridotte, non si possa parlare di “gerarchia aziendale”. I miei colleghi sono professionisti cinesi che conosco da diversi anni e con cui preferisco avere con loro un rapporto quanto più possibile informale. Ritengo vantaggioso sia per il collaboratore che per lo Studio lasciare molta liberta' (p.es nell’orario di lavoro, nelle giornate di ferie, anche per quanto riguarda orario di lavoro (sia in entrata sia in uscita), poichè sono convinto che il posto di lavoro debba essere percepito non come un “peso” quotidiano, ma come un posto piacevole dove mettere alla prova le proprie capacità.

D’altro canto, siccome anche nel nostro lavoro il risultato è importantissimo, chiedo anche sempre il massimo impegno, professionalita' e puntualità nell'adempimento delle proprie funzioni (anche a costo di dover, magari, stare in ufficio fino alle 3 del mattino). Sono invece un po’ più rigido sul dressing code e sul principio di flessibilità anche da parte dei collaboratori nel venire incontro alle esigenze dell’azienda.

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Negli ultimi 10 anni c’e’ stata una grande evoluzione del sistema legale cinese. In che direzione sta andando il Diritto? Il diritto cinese è in continua evoluzione, in quasi tutti i settori. Si sono viste riforme molto incisive nel settore fiscale, nel diritto di lavoro, del diritto societario, nel campo degli investimenti sia in Cina che all’estero (da parte di società cinesi), nel diritto penale, fino ad arrivare a tentativi di protezione dei consumatori (soprattutto per quanto riguarda la sicurezza alimentare).

2010 - Roberto a Harbin, China

Questo dinamismo comporta anche un continuo aggiornamento professionale... I cambiamenti fanno parte della mia professione e la rendono sempre interessante e mai noiosa. Quando uno pensa di padroneggiare una determinata materia, ecco che una riforma ti fa ricominciare a studiare tutto dal principio! In generale il mio aggiornamento professionale viene fatto tramite la lettura delle varie fonti legislative, di approfondimenti redatti da esperti di un determinato settore ed anche, in parte, dalla diretta esperienza lavorativa, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione pratica di una eventuale legge da parte delle varie autorità competenti. Le ditte cinesi sono enormi (media) rispetto a quelle Italiane. Una ditta’ Italiana che volesse entrare nel mercato cinese troverebbe difficolta’ sia a tentare la fortuna in proprio che in un rapporto di partenariato. Come si esce da questa impasse? Come dicevo prima, secondo me è solamente superando la “competizione interna” che si potrebbe ridurre il divario con le società cinesi. Guardiamo il settore della telefonia: in questi anni i protagonisti principali in Cina sono stati la Apple e la Samsung, presentando prodotti innovativi e di ottima qualità. Purtuttavia, nonostante queste due società siano giganti industriali, stanno recentemente affrontando una crescente concorrenza da parte di produttori locali, come Lenovo e Coolpad. Tornando all’Italia, quello che secondo me servirebbe è: a) un prodotto competitivo ed appetibile, b) una pianificazione ben modellata per l’ingresso e la permanenza sul mercato, e c) il potere economico per la promozione e l’innovazione. Eventuali partenariati con società cinesi potrebbero supplire a questi due ultimi aspetti in cui siamo un po’ carenti oggi. Il problema, purtroppo, è che i cinesi imparano in fretta e che, pertanto, vi sia il rischio che in un futuro (anche non troppo remoto) non abbiano più bisogno del socio italiano, perchè oramai in grado di procedere in proprio E qui, ritengo, l’unica soluzione possibile sia l’innovazione: purtroppo, come detto nelle premesse, le società italiane sono troppo piccole, e spesso non riescono ad investire nei loro centri di innovazione e sviluppo, soprattutto in un momento di austerità come quello attuale; l’aggregarsi permetterebbe di mettere in pool risorse maggiori di quelle delle società singolarmente prese.

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Quali sfide pensi si pongano di fronte ad uno studio professionale Italiano in PRC nei prossimi anni? Come vi preparate a tali cambiamenti? La sfida più grande è, ritengo, quella di poter intercettare la domanda delle società cinesi relativamente ad investimenti all’estero (i.e. fuori dalla PRC). Molti dei principali studi europei si stanno già muovendo in tal senso, e, devo dire, anche qualche studio italiano. Qualche volta mi capita di testare colleghi Italiani che vogliono entrare nel mercato vietnamita proponendo loro un ribaltamento logico: ma tu ti faresti fare un progetto in Italia da un architetto vietnamita? In genere ottengo un balbettio… La domanda delle cento pistole e’: “Italians do it better”? Alla domanda risponderei... perchè no? Se il progetto è valido, non mi dovrebbe importare il paese che viene menzionato sul passaporto dell’architetto in questione... Gli italiani non sono meglio di altri in termini assoluti anche se, per un certo snobismo, pensiamo il contrario: vi sono settori in cui indubbiamente abbiamo ancora vantaggi competitivi, ma, temo, spesso sono vantaggi “di posizione”, acquisiti in passato e che ancora producono frutti. Tuttavia, se non cominciamo a reinvestire, soprattutto sulle persone, temo che verremo superati anche in campi dove oggi ci riteniamo imbattibili... 2011 - Roberto a Phu Quoc – Viet Nam Se dovessi riassumere il mondo forense cinese in poche righe… Lo riassumo in una frase sola: è il blueprint utilizzato da Dedalo per la sua opera più famosa.. il labirinto! La produzione legislativa, anno per anno, è notevole, e spesso i regolamenti applicativi (non sempre di facile conoscibilità) e le procedure amministrative rendono lo svolgimento della professione molto complesso. Dove / Come vivete a Beijing? Come e’ la qualita’ della vita? vivo a Chaoyang, un po’ fuori dal centro città anche a causa del cucciolone che ho in casa. Specifici regolamenti amministrativi della municipalità di Pechino vietano il possesso di cani di taglia superiore a 35 cm in molte aree del centro, e possedendo io un Mastino Napoletano devo necessariamente vivere un po’ “defilato”. Per il resto faccio vita abbastanza tranquilla: lavoro, casa con mia moglie, qualche volta incontro gli amici per un pranzo o un drink da qualche parte, oppure per una cena a casa mia (adoro cucinare!). Nella bella stagione adoro guidare la mia moto per gite fuori porta. Diciamo che, nel complesso, non mi posso affatto lamentare della qualità della vita a Pechino, anche se a volte non si può fare a meno di lamentarsi del traffico infernale, dei tassisti maleducati, della metropolitana super affollata e della salubrità alimentare... Conosci la lingua cinese? Stai studiando? Posso parlare cinese ad un livello di conversazione. Sto studiando, anche se, ovviamente, non è una lingua facile, sia per quanto riguarda la pronuncia, che per quanto riguarda la scrittura/lettura.... fortunatamente la grammatica è molto semplice, soprattutto se paragonata a quella della lingua italiana.

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Si legge di una citta’ molto inquinata. I miglioramenti effettuati prima dei Giochi Olimpici si sono rivelati palliativi. Quali misure si stanno implementando per una soluzione piu’ duratura? Ecco un altro elemento di possibile lagnanza. Per ora non si vedono all’orizzonte soluzioni particolarmente efficaci... i cittadini si arrangiano come possono tramite l’utilizzo di mascherine che dovrebbero filtrare le polveri sottili... ma, ovviamente, anche qualora apportino un beneficio (fatto del quale non sono del tutto sicuro) si tratta di soluzioni temporanee... La fortuna di Pechino è che, in generale, è una città abbastanza ventosa, contribuendo alla rimozione degli agenti inquinanti. Ma quando il vento si placa... Beijing rimane comunque una citta’ dal fascino straordinario e con una attivita’ culturale molto vivace. Come vivi queste opportunita’? Vado molto a teatro: mi piace vedere di tutto, dalle rappresentazioni tradizionali cinesi, ai balletti, all’opera, ai musicals. Vi sono eventi davvero per tutti i gusti e, in generale, a prezzi abbastanza abbordabili! Sei attivo con il Consiglio Nazionale Forense per favorire scambi e collaborazioni IT/PRC. Quali eventi hai organizzato / seguito? Avete in programma nuove iniziative? In passato ho aiutato il Consiglio Nazionale Forense ad organizzare una missione in Cina tesa al fine di incontrare esponenti dell’avvocatura, del ministero di giustizia e del mondo universitario. Per ora non sono a conoscenza di nuove iniziative nel breve periodo. La MISSIONE Del CNF a PECHINO – UIBE (University of International Business and Economics)

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Tua moglie e’ buriata. Come/dove vi siete conosciuti? Devo confessare che quando mi hai scritto il termine “buriata” sono dovuto andare su Wikipedia per capirne il significato (scusa l’ignoranza). Capisco bene cosa intendi! Anche io non sapevo chi fossero i buriati fino a quando, per puro caso, ho conosciuto una coppia di amiche che vivevano a Pechino... da li è nata la curiosità di saperne di più, ed ho convinto (un po’ ob torto collo, devo ammetterlo) un caro amico italiano a pianificare un viaggio sia in Buriazia (ad Ulan Ude) che ad Irkutsk. Caso vuole, poco tempo dopo detto viaggio, e sempre tramite la coppia di amiche di cui ti accennavo sopra, ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie, la cui città natale è proprio Irkutsk. Hai visitato le zone di origine di tua moglie? Impressioni... Ho visitato Irkutsk diverse volte, sia in estate che in inverno. La città, nella sua semplicità, è molto piacevole: ha un centro che assomiglia (con le proporzioni del caso) ad una Parigi minore, ed in periferia tutta una serie di case in legno in stile tradizionale russo. Durante il periodo degli Zar era uno dei centri urbani in cui i sovrani di Russia esiliavano le figure della nobiltà oramai divenute scomode e/o ingombranti e/o considerate non più fedeli. Questi nobili hanno dunque contribuito alla vita culturale e sociale della città, fondando teatri, ospedali, scuole, promuovendo i commerci, ecc. Il museo dei Decembristi, ex residenza di uno dei nobili di cui sopra, è una bella testimonianza di questo. Fuori città, invece, quello che stupisce è la natura: foreste a vista d’occhio, aria pulita, un lago (il Baikal) di una bellezza incredibile.... 2012 – Katya a Genova

2011 – Roberto a Phu Quoc

Come e’ la lingua buriata? Che lingua usate in famiglia? I buriati sono l’etnia di origine mongola che vive in Russia. La lingua, pertanto, è una diretta derivazione del mongolo (tant’è vero che se un mongolo ed un buriato si parlassero, si capirebbero molto bene), e dunque appartenente ad una famiglia linguistica molto differente da quella del cinese mandarino. In famiglia parliamo in inglese e, alternativamente e solo in via sussidiaria, in cinese. Avete viaggiato insieme? Con mia moglie, purtroppo, non abbiamo ancora viaggiato quanto avremmo voluto, a causa dei rispettivi impegni di lavoro. Abbiamo visitato il Vietnam (terza volta per me, prima per lei), la Russia e due volte l’Italia, oltre ad alcuni viaggi all’interno della Cina (spesso verso mete scelte a caso, semplicemente guardando la cartina geografica). Io penso che anche il posto più brutto possa essere piacevole se la compagnia è quella giusta, e, nel mio caso, la compagnia non poteva essere migliore!

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2009 – Roberto in Viaggio in Buryat

Cosa trovi moglie?

affascinante

nella

cultura

di

tua

L’orgoglio delle proprie radici e della propria identità. Ho scoperto, soprattutto durante la celebrazione del nostro matrimonio (che si è tenuto a Irkutsk) quanto i buriati siano legati alle proprie tradizione ed ai propri rituali. Il popolo buriato ha origini semi-nomadiche delle pianure mongole. Vivono ancora in questo modo? Sta cambiando velocemente? Che io sappia la maggior parte dei buriati ha abbandonato il nomadismo, ed adesso vive in via prevalentemente stanziale in città o, più frequentemente, in villaggi. L’uso della lingua buriata è notevolmente diminuito durante il periodo dell’Unione Sovietica. E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM


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Josif, si riposa dal duro lavoro di Mastino Napoletano Non avete figli, ma in compenso avete una “criatura” di 55 kg, che mangia qualche kg di carne al giorno… ... si... il “piccolo” Josif... il quale, fortunatamente, si limita a 1 o 2 kg di cibo giornaliero. In qualita’ di amante degli animali, come trovi il rapporto tra il popolo cinese e gli animali, sia domestici che da allevamento? In generale pessimo! Gli animali sono trattati molto male, sfruttati (quelli da allevamento) fino allo sfinimento e senza la minima sensibilità. Le cose stanno cambiando ma, purtroppo, in questo campo il cambiamento è ancora troppo lento. Speriamo che la cultura animalista possa prendere piede anche in Cina... Siete una coppia mista. Frequentate piu’ la comunita’ internazionale o quella cinese? In generale quella dei rispettivi Paesi di origine (i.e. Russia o Italia). Abbiamo tuttavia alcuni amici cinesi con cui passiamo dei bei momenti assieme... Quali hobby coltivi a Beijing? E’ facile difficile coltivare i tuoi hobbies? Oltre alla cucina (non sempre facile a causa della reperibilità degli ingredienti), al nuoto, alle passeggiate nei parchi, adoro fare belle gite in moto. Direi che, per quanto riguarda gli hobbies, non ho esigenze particolarmente difficili da soddisfare!

Progetti per il futuro? Dal punto di vista professionale, sviluppare la mia attività e cercare di essere sempre soddisfatto di quello che faccio. Dal punto di vista personale, allargare la famiglia ad un terzo (o quarto) membro... a tempo debito, ovviamente!

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CHI Roberto e Katya SALVI - Studio Legale Roberto SALVI - laureato in Giurisprudenza a Genova nel 2004, con tesi sul diritto penale e processuale penale cinese Email: robsalvi@gmail.com Ufficio: Chaoyang, Pechino, PRC Abitazione: Chaoyang, Pechino, PRC

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6.9

AVVENTURA ITALIA Galileo CHINI

1873-1956

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ITALIANI NEL MONDO CERAMISTA, PITTORE, GRAFICO, SCENOGRAFO

Alla fine del XIX sec. un vasto gruppo di architetti, ingegneri ed artisti Italiani inizia a trasferirsi alla corte del Re del Siam (oggi Thailandia). Vari monarchi stanno perseguendo un progetto di “consolidamento” dell’immagine del paese, attraverso una fusione di tratti culturali Siamesi ed Occidentali. Dopo la rivoluzione del 1932, crescenti sentimenti nazionalisti portano ad una sostanziale riduzione del numero dei consulenti stranieri impiegati dal Governo. CHINI, artista Liberty e simbolista, viene chiamato in Thailandia su specifica richiesta di Re Rama V che, visitando la Biennale di Venezia del 1907, si innamora dell’opera di Chini nella “Sala del Sogno” dell’Esposizione. CHINI rimarra’ in Siam dal 1911 al 1914. Galileo Chini Fotografato da Mario Nunes Vais circa 1904

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Professionisti che lavorarono in Siam: Carlo Allegri (1862-1938), Ingegnere; Giorgio Berlingeri (1922-1981), Ingegnere ed uomo d'affari; Cesare Ferro (1880-1934), Pittore; Corrado Feroci (1892-1962), Padre dell'Arte moderna Thailandese; Annibale Rigotti (1870-1968), architetto; Carlo Rigoli (1883-1962). Pittore; Ercole Manfredi (1883-1973), Architetto; Galileo Chini (1873-1956). Artista; Mario Tamagno (1877-1941), architetto; Vittorio Novi (1866-1955) scultore; Alberto Nazzari (1883-1919), musicista; Col. Gerolamo Emilio Gerini (1860-1912). Istruttore militare; Luigi Riganti, maestro orafo; Giovanni Gollo, ingegnere.

Galileo Chini Lido di Camaiore Olio su tela 1915

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UNA BREVE BIOGRAFIA

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Galileo CHINI al suo arrivo a Bangkok, in una sala del palazzo reale - 1911

Galileo Andrea Maria Chini (Firenze, 1873 – 1956) è stato un pittore, grafico, scenografo, ceramista italiano, uno dei protagonisti dello stile Liberty italiano. Dal 1895 al 1897 frequentò saltuariamente la Scuola Libera di Nudo all'Accademia di Belle Arti di Firenze, senza diplomarsi. Iniziò la sua opera di ceramista e decoratore a Firenze, nel 1896. Con i lavori in ceramica venne premiato alle esposizioni internazionali di Bruxelles, San Pietroburgo e St. Louis. Nel 1906, insieme al cugino Chino, fonda la "Fornaci di San Lorenzo" che realizzava ceramiche e vetrate ma anche arredamenti d'interni e progettazione. Fino al 1905 si impegnò in una serie di decorazioni e restauri nella chiesa di Santa Maria Maggiore, oltre che in una serie di affreschi presso l'Hotel Cavour (a Firenze) e presso il Grand Hotel La Pace a Montecatini. A Milano, nel Palazzo Pathé sono ben conservati i suoi mosaici. Nel 1907 espose alla Biennale di Venezia. Dal 1908 al 1911 mantenne la cattedra del Corso di Decorazione alla Regia Accademia di Belle Arti di Roma. Nello stesso periodo iniziò le prime opere come scenografo teatrale. Nel 1910 il Re del Siam, Rama V, lo invitò a lavorare a corte, a Bangkok. A Rama V, morto nel frattempo, successe il figlio, il coltissimo Rama VI, che accolse il pittore a Bangkok. Chini affrescò la sala del trono nel palazzo reale e realizzò una serie di ritratti ufficiali per la famiglia reale e i dignitari di corte. Rientrò dalla Thailandia nel 1913 riportando in Italia una serie di opere paesaggistiche e d'ambiente, che espose nel 1914 alla Mostra della Secessione Romana. Riportò anche una collezione di cimeli orientali che nel 1950 donò al Museo etnografico dell'Università di Firenze. Fino alla sua fine della sua carriera lavoro’ come pittore, ceramista e scenografo, conseguendo grandi successi. Coltivo’ sempre l’insegnamento. Affresco sulla cupola - Sala del trono, Palazzo Ananta Samakhom, Bangkok, Thailand – 1913 E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM


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Pannello Ceramico - 1912

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Allestimento Teatrale “La Cenerentola” di Rossini - 1936

Paravento con paesaggio del Siam – 1915

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Natura Morta con Maschera Siamese – 1919


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Galileo CHINI e la ceramica L'affinità di Chini con la ceramica è assoluta, avendo lui stesso dato vita a Firenze nel 1896 all'attività dell'arte della ceramica assieme ad un gruppo di amici artisti secondo i principi dell'Art Nouveau: trasformare gli artisti in artigiani e questi ultimi in artisti. Simbolo della manifattura sarà una melagrana, a coagulare la creatività di tanti in un ambiente colorato e fecondo. Si presenta, con successo, con i suoi vasi e le sue creazioni, alle mostre di Londra del 1898 e di Parigi (1900), Torino (1902). Proprio all'esposizione piemontese, la Zarina Alessandra si appassionò alle sue creazioni acquistandone diversi pezzi, che entrarono a far parte della sua già importante collezione. Nel 1906 insieme al cugino, Chino Chini, Galileo fonda la Manifattura Fornaci San Lorenzo a Borgo San Lorenzo, che avrà come simbolo una grata. Per le ceramiche di Chini si apre un mercato internazionale, tanto che compaiono in vendita persino da Tiffany a New York. Nel frattempo Chini collabora con l'architetto Michelazzi per la decorazione a ceramica di facciate e interni liberty a Firenze. Il successo riscosso alla Biennale di Venezia del 1907 con le decorazione della Sala del Sogno, che furono ammirate anche dal Re del Siam, lo riportò a Venezia nel 1909 per la realizzazione della grande decorazione a tempera della cupola della sede della Biennale. Nel 1911 proprio il Re del Siam chiama Chini a Bangkok per quella che sarà la sua maggiore impresa decorativa: le decorazioni della Sala del Trono nel Palazzo del Re, che fu un vero e proprio trionfo. Quelle di Chini sono ceramiche scintillanti, che ricordano le sete e le arti decorative orientali, senza dimenticare l'arte classica. Così a pavoni, salamandre, rettili si uniscono putti, ghirlande, motivi floreali ma anche disegni astrali e fregi tratti dall'iconografia, amatissima, del Siam.

SOURCE http://www.archimagazine.com SOURCE SOURCE

http://it.wikipedia.org/wiki/Galileo_Chini http://en.wikipedia.org/wiki/Galileo_Chini E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM

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Affresco sulla abside - Sala del trono, Palazzo Ananta Samakhom, Bangkok, Thailand – 1913 Pitture: Galileo CHINI - Architettura: Mario TAMAGNO, Annibale RIGOTTI – Photo: www.livingif.com E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM

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7.6

ORGANIZZAZIONI

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In collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, il C.S.V. favorisce altresì gli scambi scientifici e culturali fra Atenei, biblioteche, enti, singoli studiosi italiani e vietnamiti. Tali attività sono condotte in sinergia con la Biblioteca di Studi vietnamiti “Enrica Collotti Pischel”, unico archivio in Italia rivolto alla documentazione su Viêt Nam e Sudest asiatico che accoglie, accanto a un patrimonio librario di circa quattromila volumi, una Collezione permanente di strumenti musicali tradizionali vietnamiti e una Esposizione di artigianato. UNA FINESTRA SUL VIỆT NAM IN ITALIA ORARI CENTRO DI STUDI VIETNAMITI ONLUS BIBLIOTECA ENRICA COLLOTTI PISCHEL

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CENTRO STUDI VIETNAMITI di TORINO | BIBLIOTECA Enrica Collotti Pischel

Sorto a Torino sul finire degli anni Ottanta, su iniziativa di docenti e studiosi italiani e vietnamiti, fra cui E. Masina, G. Morosini, F. Gatti, E. Luzzati, P. Tagliazucchi, Nguyễn Văn Hoàn e S. Scagliotti, il Centro di Studi Vietnamiti, organismo non lucrativo a utilità sociale, si propone di diffondere in Italia la conoscenza della storia, della cultura e delle arti vietnamite, attraverso l’organizzazione di iniziative sul territorio (quali conferenze, esposizioni, seminari di studio, incontri di divulgazione), la promozione di attività formative e di ricerca rivolte a laureandi e laureati, la redazione e diffusione di pubblicazioni.

COSA

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Le segreterie riunite del C.S.V. e Biblioteca sono aperte dal martedì al giovedì, ore 9.30-13.00.

OGGETTO

COME

Scambi Culturali, Arte, Musica, Formazione, Pubblicazioni, Archivio.

Visite guidate, consulenze gratuite e orientamento: su appuntamento.

DOVE

CRONOGRAMMA

Via Federico Campana 24, 10125 Torino

La mostra segue gli orari del ristorante

WEB

CONTATTI

www.centrostudivietnamiti Raggiungi la Biblioteca su Facebook! www.facebook.com/people/Biblioteca-Enrica-Collotti-Pischel

TELEFONIA

Tel / Fax +39 011 655.166

E-MAIL

info@centrostudivietnamiti.it biblioteca@centrostudivietnamiti.it

BIBLIOTECA ENRICA COLLOTTI PISCHEL FONDO GIUSEPPE MOROSINI SULL’ASIA E P.V.S. La Biblioteca, dedicata all’asiatista Enrica Collotti Pischel, è stata fondata nel 2004 dall’Associazione Nazionale Italia-Vietnam sulla base del preesistente Centro di documentazione del C.S.V. e sotto la guida di Mario Piantoni. Polo di aggregazione degli studi sul Viet Nam e Sud-est asiatico, con il suo patrimonio di libri, riviste e “materiali grigi”, si propone di incentivare la collaborazione multidisciplinare fra studiosi, biblioteche e enti di ricerca, rivolgendosi altresì a un’utenza di studenti, insegnanti e simpatizzanti. La Biblioteca, che accoglie il “Fondo librario sull’Asia e p.v.s.” donato da G. Morosini e l’emeroteca cartacea avviata da Francesco Gatti, aderisce alla rete Agorà, “Archivio Documentale di Cooperazione ed Educazione allo sviluppo”, al Polo SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) della Regione Piemonte (Catalogo Librinlinea) e al Cobis di Torino.

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ADESIONI E SOSTEGNO ALLE ATTIVITÀ DEL CENTRO E DELLA BIBLIOTECA Il Gruppo “Amici della Biblioteca E. Collotti Pischel”, insieme con i tesserati dell’Associazione Nazionale Italia-Viet Nam, partecipa attivamente e sostiene le attività culturali organizzate presso la sede torinese. Con le attività di auto-finanziamento e, soprattutto, con il 5xmille dell’IRPEF al non profit e alla ricerca scientifica sono supportate le varie iniziative.

5 PER MILLE AL C.S.V. È possibile destinare l’attribuzione del 5‰ della dichiarazione dei redditi a favore di: CENTRO DI STUDI VIETNAMITI ONLUS Il codice fiscale/partita IVA da inserire nella dichiarazione è: 9 7 5 4 6 6 4 0 0 1 8

ATTIVITA’ NHẠC ĐÀN ‐ Collezione permanente di strumenti vietnamiti e Archivio sonoro  PUBBLICAZIONI   

Il Việt  Nam  costituisce  uno  straordinario  crogiuolo  culturale  che,  accanto  ai  Kinh  (i  Vietnamiti  propriamente  detti),  annovera  sul  territorio  cinquantatre  popoli,  con  repertorio  e  strumenti  musicali  peculiari.  Il  panorama  sonoro  vietnamita,  aperto  a  influenze  esterne,  ma  fondato  su  radici  autoctone  specifiche,  è  pertanto  di  grande  interesse  nell’ambito  della  ricerca  etnomusicologica.   La  collezione  Nhạc  đàn,  donata  al  C.S.V.  da  vari  enti  vietnamiti  e  realizzata  sotto  la  guida  del  celebre Maestro Trần Văn Khê, 

Dal 1994, il Centro di Studi Vietnamiti pubblica Mekong, notizie dal fiume e dintorni – organo di  stampa dell’Ass. Naz. Italia‐Viet Nam – e Quaderni vietnamiti, monografie annuali su Việt Nam e  Sudest asiatico che propongono saggi di studiosi internazionali.   Queste pubblicazioni, insieme con altri volumi editi nell’ambito delle attività del C.S.V., possono  essere richieste in sede o presso i vari comitati regionali dell’Ass. Nazionale Italia‐Viet Nam. 

L’EMPORIO D’INDOCINA BOOK GALLERY 

CONSOLATO ONORARIO R.S. VIET NAM 

Dall’esperienza dell’omonima boutique sorta nel 1999 a Torino, nell’ambito di un progetto di  ricerca di C.S.V. e Associazione Nazionale, condotto con Università degli studi, Agenzia del Lavoro  di Trento, Università “Ca’ Foscari” e Cassa di Risparmio di Venezia, per indagare le caratteristiche  culturali e le prospettive economiche in Italia dell’artigianato del Việt Nam, l’Emporio è oggi  accolto nel Caveau della Biblioteca. Luogo di incontro, divulgazione e dibattito, l’Emporio  d’Indocina ‐ Book gallery vede esposti VHS, CD, materiali sul Việt Nam e oggetti di artigianato. 

Nel capoluogo  piemontese  opera  altresì  il  Consolato  onorario,  presso  cui  i  viaggiatori  diretti  in  Việt  Nam  possono  avviare  le  procedure  per  il  rilascio  del  visto  d’ingresso  nel  Paese  e  ottenere  informazioni.  Via Federico Campana, 24 ‐ 10125 Torino  Phone‐Fax +39 011/ 655.166  www.consolatovietnam.it  cancelleria@consolatovietnam.it  orari: Martedì e Giovedì 9.30 ‐ 13.00 

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LETTERATURA

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ITALIA / VIET NAM

“Il drago e la Fata. Politiche e poetiche nel Vietnam moderno e contemporaneo”, Autrici: Sandra Scagliotti e Anna Paola Mossetto – Editore Libreria Stampatori, Torino 2012 Thanchanok Belforte, suona il Khim

READING POETICO: YEU NHAU, LA FATA IMMORTALE E LE SUE FIGLIE

Sandra Scagliotti e Hà Kim Chi del C.S.V.

nei locali del Jazz Club Torino, l’Otto marzo si è svolto il terzo incontro di Yêu Nhau, la Fata Immortale e le sue figlie, Reading poetico con le Autrici e l’editrice de “Il Drago e la fata”. Alla luce dell’imponente percorso letterario della nazione vietnamita si è esplorata la letteratura che oggi, varcando territori, generi e discipline, oltrepassa i confini nazionali ed è fortemente segnata dalle voci femminili. Alla presentazione del volume “Il drago e la Fata. Politiche e poetiche nel Vietnam moderno e contemporaneo”, hanno partecipato le autrici Sandra Scagliotti e Anna Paola Mossetto, l’editrice, Fulvia Raineri, insieme a Hà Kim Chi, del Centro di Studi Vietnamiti, che ha recitato e cantato alcuni ca dao del Vietnam. Al Khim, strumento diffuso in tutto il Sud-est asiatico, la giovane Thanchanok Belforte. Un altro piccolo, delizioso tassello nel quadro delle Celebrazioni dell’Anno del Vietnam in italia e un ulteriore stimolo alla conoscenza di questo paese. A seguire cena-concerto con l’attore americano Daniel Mc Vicar e altri ospiti.

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IL DRAGO E LA FATA. UN PERCORSO ATTORNO AI TRATTI CULTURALI DEL VIETNAM Il drago e la fata, è un lavoro maturato nell’ambito di vari Corsi accademici e, nel Corso di Letteratura Francese/Letterature francofone condotto da Anna Paola Mossetto presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Torino, in relazione al Seminario sul Việt Nam, che Sandra Scagliotti, da oltre quindici anni coordina presso l’Ateneo torinese. Il drago e la fata è una sorta di percorso attorno ai tratti culturali del Vietnam, che si distingue per la compresenza di due insiemi di saperi: quello dotto in parte derivato dalla Cina e anticamente espresso in cinese e quello popolare che pure ha radici profonde nel tempo e si esprime nella lingua nazionale. Questi due mondi dialogano e si compenetrano. Un “assaggio” diretto a questo universo dal duplice volto, ci è pervenuto nel corso del Reading di alcuni ca dao del Vietnam e in particolare dei ca dao nam-nu (uomo-donna), prevalentemente composti dalle donne del Vietnam rurale tradizionale. I ca dao sono “poesie” composte oralmente e in modo anonimo e collettivo dalla popolazione rurale, cioè dai contadini e dalle contadine del Vietnam; essi pronunciano la visione collettiva della quotidianità delle campagne e il più delle volte sono espressione della voce delle donne, che è una voce soave e cristallina ma anche audace. E’ una voce instancabilmente romantica, ma nel contempo sagace e di rivendicazione, espressione di una coscienza ribelle e di un netto rifiuto dell’assoggettamento imposto dalla morale confuciana. Le donne vietnamite del passato non mancano di irridere il potere, di compiere severe denunce sociali e politiche e farsi beffa di mandarini altezzosi, letterati ossessionati dal sesso e bonzi assai poco innocenti.

CAO DAO NAM-NU – POESIE POPOLARI UOMO-DONNA tròng trành như nón không quai  như thuyền không lái như ai không chồng   gái có chồng như gông đeo cổ  gái không chồng như phản gỗ long đanh  phản long đanh anh còn chữa được  gái không chồng chạy ngược chạy xuôi  không chồng khổ lắm chị em ơi!   

incerta come un cappello a cono senza lacci,  come una barca senza timone,   è la donna senza marito.  una donna maritata ha un giogo sul collo,  ma una donna nubile è come un letto schiodato.  triste, sorelle, è stare senza marito 

co’ chồng như ngựa co’ cương,  đắng cay cũng chịu, vui thương cũng nhờ. 

ho un marito, come un cavallo ha le redini,  mi fan male ma le sopporto, le amo e ne dipendo   

đêm qua anh nằm nhà ngoài  thấy em thở vắn, than dài nhà trong   ước gì anh được vô phòng  loan ôm lấy phượng, phượng bồng lấy loan  E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM

ieri notte hai dormito nella veranda  ed io, col fiato in gola, dentro casa ...  avrei voluto vederti scivolare nella mia stanza  e che come due fenici potessimo abbracciarci 


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BUONE NUOVE

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Meraviglie Italiane

10 tra le migliori 25 Spiagge al mondo sono in Italia

GLI UTENTI DI TRIP ADVISOR VOTANO:

Lampedusa: la spiaggia piu’ bella del mondo TRIP ADVISOR e’ probabilmente il piu’ famoso portale WEB dedicato al turismo e l’ospitalita’. Come ogni anno, ha lanciato tra i suoi utenti un sondaggio per capire quale fosse la piu’ bella spiaggia al mondo. Il consueto “Traveler's Choice Beaches Awards 2013” (Premio 2013 per la migliore spiaggia scelta dai viaggiatori) e’ stato un successo, con voti provenienti da piu’ di 130 paesi diversi. Con grande orgoglio, quest’anno ha vinto la Spiaggia dell’Isola dei Conigli, a Lampedusa (Provincia di Agrigento, Regione Sicilia). L’isola e’ purtroppo diventata famosa negli ultimi anni a causa degli sbarchi di clandestini in cerca di fortuna e, soprattutto nel corso delle crisi in Nord Africa, si e’ assistiti ad un’emergenza difficilmente gestibile da un isola cosi’ piccola. Speriamo che il premio contribuisca a rilanciare il turismo, per questo gioiello ambientale incastonato nel Mediterraneo.

La votazione ha un carattere statistico limitato, ma e’ molto significativa per i criteri di selezione, in quanto i votanti sono gli utenti finali (turisti) e non specialisti che possono essere influenzati da fattori commerciali.

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La spiaggia  più  bella  del  mondo?  E'  quella  dei  Conigli  a  Lampedusa. Almeno secondo la classifica di Tripadvisor, sito di  recensioni  di  viaggi  nel  mondo,  che  con  il  Traveler's  Choice  Beaches Awards 2013 ha messo sul gradino più alto del podio il  gioiello dell'isola a sud della Sicilia.  Ma  i  viaggiatori  hanno  premiato  anche  alcune  spiagge  della  Sardegna. Su tutte la Pelosa di Stintino, seconda classificata in  Italia e ottava nella graduatoria europea. 

IN ITALIA   La classifica italiana, invece, dopo la spiaggia lampedusana comprende la Pelosa di Stintino, Cala Marioli di  Orosei, la Baia del Silenzio di Sestri Levante (Liguria), la Spiaggia di Tuerredda a Teulada (Sardegna), quella di  San Vito lo Capo (Sicilia), la spiaggia di Tropea (Calabria), Cala Brandinchi (Sardegna), la Spiaggia del Fornillo a  Positano (Campania) e Cala Goloritze a Baunei (Sardegna). A livello europeo, invece, la Spiaggia dei Conigli si  impone su la Playa de las Catedrales di Ribadeo, Spagna, e su Rhossili Bay, a Swansea. 

SOURCE

Corriere della Sera – 13 Febbraio 2013 E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM

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HCMC – 2013 – Women Beyond the Glass Ceiling

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