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NEWSLETTER N. 040 13 Ottobre 2012 Filename: [S-4.5.5_1.9.2.9-121013-networkITALIA-040-acapm.doc

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INTRODUZIONE

Care amiche, cari amci con questa newsletter inauguriamo un profilo di maggiore apertura verso i lettori, raccogliendo opinioni e spunti di riflessione.

S. ELENA - VENEZIA

NAVE DA CROCERIA

Come e’ l’Assistenza Sanitaria nei paesi dell’Est Asia? Un’approfondita ricerca di WHO (World Health Organization) ha portato a stilare la lista delle eccellenze (e problematicita’) di tutti i paesi del mondo... Una nuova rubrica: “Punto, due punti e punto e virgola”, il cui titolo riecheggia una indimenticabile gag di Toto’ e Peppino. Un canale di comunicazione diretto in cui gli “italians” si scambiano esperienze ed opinioni. Partecipate... Carlo ANZON introduce uno studio del prof. Sandro RINAURO (Università Milano) sulla presenza di Italiani in Indochina (1945~1954). Allegato il testo completo. Daniela SORDI (Cina - Mio Espresso Illy) ci invia un bello scatto dalla Cambogia. Ancora serate di musica alla LUNA D’Autunno di Ha Noi: Mercoledi’ 26 Settembre , concerto dedicato al grande MOZART. Triumph Asia Co., Limited organizza dal 13 al 14 Ottobre 2012, in Suzhou - PRC la seconda edizione del “FESTIVAL ITALIANO”, dedicato al Made-In-Italy. Le “Buone Nuove” rendono omaggio ad uno studio di SYMBOLA ( Fondazione per le qualità italiane) e Unioncamere sull’Italia che verra’. In Copertina. Una domanda assilla i veneziani: le grandi navi devono entrare ancora in citta’? La risposta nella foto di Carlo PIZZATO... In Controcopertina: una foto di Max CASAL da Ayutthaya, Tailandia.

Cari saluti, Amedeo Cilento Questa Newsletter e’ ottimizzata per la visione su monitor

CPIZZAT@YAHOO.IT

Carlo PIZZATO – Vung Tao (Viet Nam)

Stampare su carta vuol dire tagliare alberi: cercate di farne a meno.

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ORGANIZZAZIONE 2.1

Milano – SAN LORENZO

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10 REGOLE DI “NETIQUETTE” DELLA NEWSLETTER

1.

L’accesso alla Newsletter e’ aperto a tutti: Privati, Enti, Aziende, Istituzioni.

2.

La Newsletter e’ rivolta agli italiani ed ai simpatizzanti dell’Italia in Asia

3.

La lingua ufficiale della Newsletter e’ l’italiano, ma contributi straordinari in altre lingue sono ben accetti.

4.

Sono bandite: le volgarita’, le polemiche personali, le polemiche politiche e tutte le tesi non provate.

5.

Sono particolarmente apprezzate le testimonianze fotografiche dell’Italia e dell’Asia (ed ogni bella foto).

6.

Tutte le foto ed i documenti sono pubblicati sulla Newsletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org].

7.

Qualunque documento viene pubblicato sotto piena e completa responsabilita’ di chi lo invia.I documenti inviati devono sempre citare autori, fonti esterne e pagine web di riferimento.

8.

La Newsletter e’ opera di solo volontariato e segue la piu’ rigorosa etica noprofit. Nessun contributo verra’ richiesto e verra’ pagato.

9.

Potete trovare la raccolta completa [http://issuu.com], ricercando "network italia".

10.

La Newsletter e’ mensile, con edizione nella seconda Domenica del mese. Iniziative ed annunci vengono pubblicati se inviati con almeno 5 giorni di anticipo sulla pubblicazione.

Andrea DAGASSO, 2007

Struttura di questa newsletter Amedeo CILENTO

Editor, rubriche “TuttiFrutti”, “Avventura ITALIA”

[http://www.aca.eu.com]

Andrea DAGASSO

contributi fotografici

[http://www.studiodag.vn/]

Presenta lo studio del Prof. Sandro RINAURO

[carloanzon@gmail.com]

contributi fotografici

[dani88s@hotmail.com]

FESTIVAL ITALIANO di Suzhou - PRC

[festival@triumphasia.com.cn]

contributi fotografici

[http://www.casalphotography.com]

Carlo ANZON Daniela SORDI Triumph Asia Massimo CASAL

INVIATECI I VOSTRI PROGETTI E SAREMO BEN LIETI DI PROMUOVERLI E VEICOLARLI NELLA COMUNITA’ ITALIANA 

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sul

portale

“ISSUU”


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3.7

IL MONDO INTORNO

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ASIA-PACIFIC

EST-ASIA : SANITA’ TRA PUBBLICO E PRIVATO Ranking

Country

1 France 2 Italy 6 Singapore 7 Spain 10 Japan 18 United Kingdom 25 Germany 32 Australia 37 United States 40 Brunei 41 New Zealand 47 Thailand 49 Malaysia 58 South Korea 60 Philippines 92 Indonesia 130 Russia 144 People's Republic of China 145 Mongolia 148 Papua New Guinea 160 Vietnam 165 Laos 167 North Korea 174 Cambodia 190 Burma

Expenditure Per Capita 4 11 37 24 13 26 3 17 1 32 20 64 93 31 124 154

La pubblicazione del World Health Report, nel 2000 (dati del 2000) da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (WHO), fu un passo storico per tracciare e comparare i sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo. I risultati furono accompagnati da forti polemiche, soprattutto da parte degli USA, che si videro relegare in un umiliante 37.mo posto, prima della Slovenia e dopo il Costa Rica. L’Italia raggiunse la vetta, con il secondo posto nel mondo, dopo la Francia, primatista. La qualita’ del nostro sistema sanitario e’ spesso criticata in primis dagli Italiani, ma forse siamo un po’ troppo criticoni. Certo non tutto splende sotto il sole, esistendo forti sperequazioni regionali o persino all’interno della stessa citta’. Eppure, se si guardano i dati – ad esempio sulla mortalita’ da parto ovvero su quella infantile – l’Italia e’ veramente un paese di eccellenza mondiale in campo sanitario. Inoltre vi e’ una sostanziale equita’ sociale nei trattamenti, essendo il sistema italiano basato sulle strutture pubbliche. Al di la’ del valore specifico della classifica di WHO, bisogna dare atto che e’ un prezioso strumento per comprendere la qualita’, l’equita’, la disponibilita’ ed il costo dei sistemi sanitari, in tutti i paesi del mondo. D’altro canto, non bisogna dimenticare che i dati sono un po’ vecchi. Dopo le polemiche, WHO non ha piu’ pubblicato altri rapporti, per cui bisogna prendere con beneficio di inventario dati di paesi in forte cambiamento, come quelli dell’Est-Asia.

Classifica: 1~190. Prima: Francia, ultima: Myanmar (Burma). In Giallo i paesi del Est-Asia. In Oro l’Italia. Altri paesi di riferimento: senza colore. Tutte le informazioni in questo articolo sono basate sul rapporto di WHO del 2000.

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Il paese dell’Est-Asia piu’ virtuoso in termini di qualita’ del servizio sanitario e’ Singapore (6). Non e’ una sorpresa. Da tempo la qualita’ del servizio e’ nota nel mondo, tanto da creare flussi di c.d. “turismo sanitario”. Ottima la qualita’ del servizio anche in Giappone (10), ma per ragioni di costo e di logistica, pochi stranieri ci arrivano. Risultato sorprendente in positivo e’ quello della Thailandia (47), dove i due grandi poli (Pubblico e Privato) di Bangkok attirano ogni anno miglaia di pazienti da tutto il mondo. Sono stato testimone diretto di pazienti che volavano dagli USA fino a Bangkok, per farsi curare patologie particolari, non coperte dalle assicurazioni statunitensi. Risultato sorprendente in negativo e’ invece quello della Corea del Sud (58), originato dalla accentuata disparita’ di trattamento sanitario tra fasce sociali differenti. Seguono a ruota le Filippine (60). Eppure, se si confronta la sua spesa sanitaria con quella della Corea del Sud, non puo’ non saltare all’occhio che il sistema privatistico di quest’ultima provoca lo stesso effetto USA: costi iperbolici e risultati mediocri.

Dal 60.mo posto in basso si collocano i paesi con una scadente assistenza sanitaria. Come l’Indonesia, solo 92.ma, e con una spesa sanitaria molto bassa, dovuta ad un’oggettiva mancanza di fondi (basso PIL). E’ il Caso della China (PRC - 144), che presenta differenze accentuate tra le grandi citta’ e le campagne, dove il servizio e’ assai scadente. La classificazione cosi’ bassa e’ veramente preoccupante per uno dei giganti dell’economia mondiale. Ed e’ anche il caso (ahime) di tre paesi dell’Indochina: Viet Nam (160), Laos (165) e Cambogia (174) che presentano una delle peggiori realta’ di assitenza sanitaria di tutta la regione Est-Asia. La collocazione mostra in maniera preoccupante che le prestazioni sanitarie sono scadenti per tutta la popolazione, persino per gli espatriati, in quanto le cliniche private, facendosi forza della totale mancanza di competizione con il settore pubblico, possono permettersi prezzi esorbitanti e condizioni capestro per i pazienti. C’e’ da dire che dal 2000 ad oggi il PIL di molti di questi paesi e’ cresciuto a ritmi consistenti, dopo il crollo del 1997. Speriamo che cosi’ sia stato anche nel settore sanitario. E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM


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4.1

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PUNTO, DUE PUNTI E PUNTO E VIRGOLA

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DITE LA VOSTRA

UNA NUOVA RUBRICA PER CONOSCERE LE VOSTRE ESPERIENZE SU TEMI SPECIFICI IN CAMPO LAVORATIVO, PRIVATO O SOCIALE... Il 5 Ottobre 2012 mi reco con la mia bimba all’ospedale FV di HCMC (Viet Nam). Mia figlia presenta primi cenni dei c.d. “piedi piatti” e vogliamo farla visitare da un ortopedico. Contatto l’Ospedale FV di HCMC al telefono e l’addetta mi dice che c’e’ un dottore tedesco specializzato in ortopedia pediatrica. Gentilmente mi fornisce anche un preventivo (600.000 VND, circa 30 USD). Prenoto e mi reco con mia figlia all’ospedale nel giorno prescelto. Arrivati all’ospedale ed espletate alcune pratiche di registrazione, ci rechiamo al reparto, dove ci presentiamo al banco. Un’anziana signora legge la scheda istruita dall’accettazione e mi presenta immediatamente il conto della visita. Sono perplesso: devo pagare prima di fare la visita e senza neppure aver visto in faccia lo specialista? Controvoglia e mugugnando (riemergono le origini genovesi) provvedo a pagare. Finalmente lo specialista ci accoglie: due pazienti escono dallo studio ed il dottore volge lo sguardo verso di noi. Entriamo, mi stringe la mano. Noto che non e’ tedesco, bensi’ vietnamita. Nulla di male, intendiamoci, ma al telefono mi avevano parlato di un medico tedesco... ci sediamo e gli chiedo se puo’ gentilmente mostrarmi una certificazione della sua specializzazione in ortopedia pediatrica. Il dottore sgrana gli occhi e risponde offeso: “ma lei pensa che se non fossi specializzato lavorerei in questo ospedale?” La risposta e’ estremamente arrogante, anche perche’ la legge vietnamita obbliga il personale medico ad esporre nello studio nel quale visitano le certificazioni professionali. Del resto, io sono un professionista (Architetto, Project Manager) e ho appeso le mie certificazioni sopra la mia scrivania. Non c’e’ neppure bisogno che me le chiedano: sono esposte! Eppure, sapete com’e’ con i medici... si instaura sempre un rapporto di sudditanza perche’ devono visitarti e la tua salute (in questo caso di mia figlia) dipende da loro. Decido di ignorare la polemica. Passiamo alla visita: due chiacchiere introduttive sul (presunto) problema di mia figlia. Il dottore la fa sedere sul lettino e le manipola i piedi, per sentire le ossa. Pochi secondi di visita. Niente raggi, TAC, nessuna analisi della camminata, o delle ginocchia. Pochi secondi ed il genio dell’ortopedia ha gia’sentenziato prognosi e cura: bisogna operare. Sono sempre piu’ perplesso ed inizio ad essere anche un po’ arrabbiato.

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Il dottore prosegue ignorando il ridicolo: “bisogna inserire delle protesi nei piedi. Questa e’ una tecnica che non viene ancora praticata in Viet Nam, ma io ho deciso di sperimentarla e di importare le protesi dall’America”. Questa volta sono io che sgrano gli occhi! Mi sento tanto al mercato del pesce (con tutto il rispetto per i merluzzi). Noto negli occhi di mia figlia preoccupazione, cosi’ decido di sdrammatizzare e le faccio una battuta in Italiano, cosi’ che il dottore non capisca. Taglio corto e chiedo un referto medico della visita. Mi risponde che l’ospedale non rilascia referti, ma siccome lui e’ generoso mi scrive, su un semplice pezzo di carta, che la procedura consigliata e’ la chirurgia “Subtalar Arthroresis”. A parte, su un foglietto adesivo, mi scrive il nome commerciale dei prodotti che lui importa dagli USA, di modo da non associare la sua firma sul referto con la natura commerciale delle sua attivita’. Mi alzo di scatto, prendo mia figlia, rifiuto di stringergli la mano ed esco infuriato. Due nuovi pazienti stanno attendendo fiduciosi il loro turno dallo “specialista”. La faccia del dottore si illumina d’immenso, li accoglie con un gran sorriso, stringe loro la mano e chiude la porta. A posteriori ricostruisco i movimenti del nostro: dunque, ad ogni paziente che entra il dottore stringe la mano ed e’ la stessa mano con cui visita i pazienti e che NON si e’ lavato dopo la visita di mia figlia. Se tanto mi da tanto... Per maggiori informazioni: Subtalar Arthroresis For Flatfoot? Don’t Even Think About It! [http://ezinearticles.com/?Subtalar-Arthroresis-For-Flatfoot---Dont-Even-Think-About-It!&id=4299479]

credits

http://www.CartoonStock

INVIATECI LE VOSTRE STORIE SULLA SANITA’ (BUONA E MALA) NEI PAESI IN CUI VIVETE Come vi curate? Usufruite di assicurazioni private o usate gli ospedali pubblici in convenzione? Siete con la famiglia o single? Casi eclatanti (nel bene e nel male)? Consigli da dare agli altri “italians”?, etc. I contributi ricevuti verranno pbblicati con un codice (senza nome) e la sola nazione di provenienza. Grazie per la collaborazione, Amedeo CILENTO

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6.9

AVVENTURA ITALIA

Gli italiani nella guerra d’Indocina

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ITALIANI NEL MONDO

1946 ~ 1954

Carlo ANZON presenta un saggio di Sandro RINAURO

Il Mercato di Saigon (~1948) Foto fornite da: Carlo ANZON

Navigando nel grande oceano di Internet e stimolato dalla mia costante curiosita’ sulle vicende storiche e sociali del Viet Nam, mi sono imbattuto in un saggio davvero interessante e – per molti aspetti – inedito (almeno per me) e sconvolgente. Vivendo da molti anni in Viet Nam e frequentando la comunita’ italiana, una domanda emerge spesso tra di noi: “quanti siamo in Vietnam?” E’ una questione ricorrente che nasconde molte ragioni: voglia di ritrovarsi, di parlare la nostra lingua, di conoscere le ragioni delle nostre scelte di abitare in un Paese lontano e anche – fatalmente - di contarci come “gruppo”. Siamo ancora un piccolo gruppo.

Quello che segue e che ho il piacere di presentarvi, e’ un estratto di un saggio piu’ ampio sull’emigrazione italiana nel mondo nel periodo della ricostruzione, dopo la Seconda Guerra Mondiale. La parte, che mi sono permesso di estrapolare, riguarda il Viet Nam e in particolare il periodo 1946-1954. Anni terribili – soprattutto - per la popolazione vietnamita perche’ la Francia, tra le potenze vincitrici dell’ultimo conflitto mondiale, voleva mantenere la sua colonia a tutti i costi: umani, civili e finanziari. In quel particolare periodo la presenza Italiana in Vietnam era davvero incredibilmente piu’ numerosa di oggi. Imprenditori? Cuochi? Rappresentanti? Funzionari? Cantanti? No, nulla di tutto questo, siete lontani dalla risposta corretta. Erano soldati, soldati italiani al soldo della Legione Straniera che sosteneva l’esercito francese impegnato contro i Viet Minh. I dati citati sono davvero sconvolgenti: piu’ di 3000 legionari italiani erano presenti sul territorio. Alla caduta di Dien Bien Phu (Maggio 1954), gli effettivi italiani che vi avevano combattuto erano forse 5000. I prigionieri italiani erano un migliaio mentre i caduti (dal 1946 al 1954) italiani furono circa 1300. Per chi volesse approfondire, suggerisco un libro scritto da un legionario italiano, Andrea Funitto, legionario in Vietnam dal 1946 al 1953. La sua testimonianza e’ stata raccolta dal giornalista Domenico Aceto. Il titolo e’ “Legionario in Indocina” Mursia 2006. Carlo Anzon carloanzon@gmail.com

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Morire a Dien Bien Phu da emigrante clandestino. Gli italiani nella guerra d’Indocina, 1945-1954

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Sandro RINAUDO – 2009 (Il testo completo viene fornito in allegato)

Le disastrose condizioni dell’Europa all’indomani della pace con le sue masse di prigionieri di guerra ancora detenuti, deportati in Germania in cerca di una sistemazione, profughi, reduci, displaced persons, criminali di guerra e collaborazionisti in fuga, emigranti, orfani, contrabbandieri e criminali comuni, avventurieri, ingenui sfortunati adolescenti e disoccupati, ex partigiani e nazifascisti disadattati e così via, rappresentavano un’opportunità senza precedenti per il reclutamento di carne da cannone da parte della Legione Straniera francese che, nella gerarchia quantitativa delle etnie che la alimentavano, finì per rappresentare fedelmente la gerarchia dei disgraziati della terra e la complessa geografia politica in rapida evoluzione dall’epoca delle potenze imperialiste europee a quella della Guerra Fredda. I tedeschi innanzitutto, seguiti a distanza dagli italiani e dagli spagnoli (questi ultimi spesso reduci dalle brigate repubblicane della guerra di Spagna), e poi dai polacchi e dagli altri slavi – sradicati prima dall’avanzata nazista e dalla controffensiva sovietica, poi dai nuovi riassetti territoriali postbellici e poi ancora in fuga di fronte all’avanzata dei regimi comunisti, – sarebbero divenuti presto il nerbo della Legione Straniera, per non parlare degli africani e degli asiatici di ogni colore. Solo i vincitori, specialmente se anglosassoni, vi erano rari. Quasi un mare che raccoglieva fiumi umani in incessante movimento su tutta la superficie terrestre, la Legione scorreva sul globo ovunque la portassero le ultime sofferte crisi dell’impero francese in disfacimento. Solo pochi punti fermi le davano un’identità territoriale solida, quasi sparuti grandi porti in un oceano esteso, innanzitutto il centro di addestramento di Sidi Bel Abbes, in Algeria, dove tutti i legionari passavano, e poi i centri di reclutamento e le caserme del Nord Africa francese, della Provenza e della Corsica, della zona d’occupazione francese in Germania e a Innsbruck. Molto più precari e fluttuanti si sarebbero rivelati presto i «dépôts» e le «fortezze» della Legione nella giungla d’Indocina. Erano questi i capisaldi di un corpo militare che somigliava a una terra d’immigrazione cosmopolita e di passaggio – l’ingaggio minimo durava cinque anni e pochi osavano rinnovare la ferma, sempre ammesso che fossero sopravvissuti – anch’essa in perenne migrazione, ma l’unica che non rifiutava quasi nessuno in un mondo di severe restrizioni immigratorie dove persino in Italia, sino al 1961, le migrazioni interne erano sostanzialmente vietate. 1

 Per la lucida consapevolezza delle autorità francesi e dell’Ined che le displaced persons dell’Europa postbellica costituivano una irripetibile «fiera degli emigranti » dove la Francia  avrebbe dovuto «servirsi» per prima per scegliervi i migliori, si veda Rosental, 2003, pp. 110‐11. 

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L’arruolamento dei militari italiani, 1944-1945 Date le condizioni di disperato bisogno e di isolamento in cui espatriavano non pochi clandestini italiani, non è difficile comprendere perché finissero spesso per arruolarsi nella Legione Straniera, ma l’ingaggio degli italiani era cominciato già prima che la fine della guerra permettesse la rinascita dell’emigrazione, a prescindere dai fisiologici arruolamenti del decennio precedente alimentati dal blocco dell’emigrazione degli anni trenta, dalla crisi economica, dall’esilio antifascista, dalla sconfitta dei fuorusciti alla guerra di Spagna e dagli arruolamenti volontari degli immigrati per la Seconda guerra mondiale (Crémieux-Brillac, 1994, pp. 579-91). Sin dall’avanzata del corpo di spedizione di «France Libre» durante la campagna d’Italia, la Legione Straniera aveva cominciato, infatti, a reclutare i militari italiani i quali vi si arruolavano vuoi per sbarcare il lunario durante il disfacimento dei loro reparti, vuoi nel desiderio di contribuire al riscatto nazionale accanto agli alleati. Già prima della liberazione di Roma, nel maggio del 1944, il Comando supremo italiano aveva chiesto alla Commissione alleata di controllo di bloccare la propaganda e gli arruolamenti che la Legione al seguito dell’esercito degaullista stava operando tra civili e militari italiani «incitandoli alla diserzione» dai rispettivi reparti, e aveva richiesto il congedo dei circa 150 giovani già arruolati. Di fatto, all’indomani della liberazione di Roma addirittura un lungo serpente umano, specialmente di ex militari, sostava di fronte Palazzo Farnese in attesa dell’arruolamento nella Legione da parte di una diplomazia francese che non si preoccupava neppure di operare con discrezione un ingaggio che la legislazione italiana vietava. Molti si presentavano «per il desiderio di battersi contro i tedeschi, altri semplicemente per la necessità di trovare una soluzione al problema della loro esistenza; quasi tutti erano uomini datisi alla macchia con l’8 settembre 1943 «combattendo tra i partigiani o no» e che ormai, disarmati e congedati con l’arrivo degli Alleati, non potevano «anche soltanto campare». 2

  L’arruolamento  degli  italiani  in  Legione  Straniera,  raro  in  precedenza,  crebbe  molto  negli  anni  trenta  anche  a  causa  dell’opportunità  ch’essa  offriva  di  acquisire  la  cittadinanza  francese, opportunità che fu colta da diversi immigrati italiani per  sfuggire ai rimpatri obbligati da parte delle autorità francesi a seguito della crisi economica (Crémieux‐Brillac, 1994, p. 579).   

Comando  Supremo  –  Servizio  Informazioni  Militare  –  Sessione  Bonsignore,  P.M.  135  [luogo  in  codice],  23  maggio  1944,  alla  Commissione  Alleata  di  Controllo  Salerno,  e  p.c.  alla  Presidenza del Consiglio dei Ministri, Salerno, al Min. Guerra, allo Stato Maggiore del Regio Esercito, in Acs, fondo Presidenza del Consiglio dei Ministri (Pcm) Salerno 1943‐44, b. 15, f.  «Pcm Gabinetto 1943‐44 Salerno, cat.10 Min. Guerra», sf. «Arruolamento di militari italiani nella legione straniera».   

Regio  Mae,  Salerno,  7/07/1944,  al  Comando  supremo,  al  R.  Ministero  della  Guerra,  della  Marina,  dell’Aeronautica,  «Arruolamento  di  militari  italiani  nella  Legione  straniera  francese», in Acs, Pcm 1944‐47, f. pos. 1‐2‐1 11449

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Il Ministero degli Esteri, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei ministri e con il Comando supremo rinnovava dunque in luglio la protesta contro le autorità francesi col solo risultato che il centro di reclutamento si spostò da Palazzo Farnese – l’ambasciata di Francia – a via del Sudario e, più tardi, al non molto più discreto Palazzo Vidoni, in corso Vittorio Emanuele, sede ancora nel 1946 del Comando delle forze armate francesi in Roma. Dopo varie proteste italiane e altrettante reticenze francesi durante l’estate del ’44, in autunno il rappresentante transalpino a Roma, Couve De Murville, ammetteva che a tutto ottobre la Legione aveva arruolato 400 italiani, già inviati in Algeria, ma prometteva che d’allora in poi sul territorio italiano avrebbe ingaggiato solo gli slavi, gli albanesi e gli altri profughi stranieri. Poiché, al contrario, gli ingaggi proseguivano, il segretario agli Esteri Renato Prunas chiese ad Harold Caccia, capo della Commissione alleata di controllo, di intervenire presso le autorità francesi affinché cessassero gli arruolamenti che oramai ammontavano, a suo dire, a «several thousand Italians» . Nei mesi e negli anni seguenti gli ingaggi proseguirono sul suolo italiano specialmente intorno ai consolati di Francia in Roma e Milano, nei pressi dei porti di Napoli e di Genova e nei campi dei profughi italiani e stranieri sparsi per la penisola. Interessavano «in prevalenza disoccupati», «persone che hanno conti da rendere alla giustizia, evasi dalle carceri e ricercati per reati comuni e politici», ma anche ragazze poiché i rinomati bordelli al seguito dei reparti erano, con la violenza fisica, le famigerate punizioni, l’obbligo esclusivo della lingua francese e l’alcol, gli strumenti per disumanizzare i legionari e disporli alla cieca obbedienza e al combattimento in un corpo mercenario dove la molla del patriottismo era necessariamente assente. Più volte nell’immediato dopoguerra, specialmente tra i clandestini che espatriavano in Francia espressamente per arruolarsi, i carabinieri segnalavano la presenza di fascisti, repubblichini e anche ex partigiani che in virtù della loro dimestichezza con le armi dovevano risultare particolarmente graditi in Legione. Una delle grandi attrattive escogitate da sempre dalla Legione per meglio adescare era del resto la perfetta garanzia dell’anonimato e la possibilità di assumere identità e documenti falsi, ciò che creava il caratteristico clima di omertà del corpo. Fu grazie a ciò che inizialmente la Francia arruolò anche criminali di guerra ed ex SS, ma con il progressivo attenuarsi in Italia del clima di resa dei conti postbellico e con le amnistie del ’46 e del ’48 per i reati politici minori, i reduci della guerra civile del 1943-45 furono sempre più rari nella Legione che, d’altro canto, ben presto dopo la fine della guerra decise di arruolare solo incensurati e chi si era macchiato di piccoli reati per non incorrere nel biasimo internazionale ed evitare le ingerenze delle magistrature di mezzo mondo... continua nell’allegato 10

Per l’arruolamento in Legione di clandestini compromessi col fascismo si veda, tra i tanti, Mae, Dir. Gen. Aff. Pol. a Federirco Chabod (presidente del Consiglio della Valle d’Aosta), Roma, 7/03/1946, in Asmae, Aff. Pol. 1946-1950, Francia 1946, b. 2, f. «Espatri clandestini ed emigrazione clandestina»; Giovanni Vitale Gallina (ministro plenipotenziario d’Italia a Saigon) a Mae e Ambasciata Italia Parigi, Saigon, 31/12/1953, «Connazionali arruolati nella Legione Straniera francese che prestano attualmente servizio in Indocina», in Asmae, Aff. Pol. 1951-57, Vietnam 1954, b. 1505, f. «Protezione - Interessi italiani 1954». Per l’arruolamento di ex partigiani si veda Mae, Aff. Pol. II° a Ambasciata d’Italia Parigi, Roma, 19/10/1946 «Espatri di partigiani in Francia», in Asmae, Aff. Pol. 1946-1950, Francia 1946, b. 2, f. «Espatri clandestini ed emigrazione clandestina», e Questura di Trento, Squadra mobile, 10/06/1953, interrogatorio di Sergio Casagrande, partigiano arruolatosi con altri due ex resistenti dopo aver tentato invano di trovare lavoro in Francia, in Asmae, Aff. Pol. 1951-57, Francia 1953, b. 239, f. «Arruolamento nella Legione Straniera». Per la fuga di fascisti in Francia nell’immediato dopoguerra resta sempre significativo il film di Mario Soldati, Fuga in Francia, del 1948.

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SAIGON 1948 - Foto fornite da: Carlo ANZON 

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TESTIMONIANZE

Cambodia, viaggio fluviale tra Siem Reap e Battambang

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FOTOGRAFIA

2011 - Daniela SORDI


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MUSICA

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I CONCERTI DELLA LUNA

Il Ristorante LUNA D’AUTUNNO, al 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội, si sta strutturando come un vero e proprio Centro Culturale Italiano. Non perdete il prossino appuntamento con la Migliore Musica Lirica. ATTIVITA’ 7.6.1 COSA

QUANDO

LUCEVAN LE STELLE... ALLA LUNA

Mercoledi’ 24 Ottobre 2012, h. 20:30 (Programma: ogni meta’ mese / Mercoledi’)

OGGETTO

COME

Concerto di Musica Lirica tratto da la Boheme di Puccini

Ingresso Gratuito

DOVE

CRONOGRAMMA

Ristorante LUNA D’AUTUNNO 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội

Inizio Concerto: 20:30 Si consiglia di prenotare / arrivare in anticipo

CHI

CONTATTI

Organizzazione: Gino BENELLI Sponsors: ARISTON, LUNA JSC, PUNTO ITALIA, VIET-IT WINES, HUNG YEN.

LUNA

lunadautunno@gmail.com 04 38237338 - 04 39424167

PROGRAMMA

LA BOHEME Giacomo PUCCINI Atto I Lucia, una sarta esperta, soprannominata Mimi, sale le scale dal poeta Rodolfo, per cercare una lampada. Si innamorano... Atto II Tutti si divertono al caffe’ Moums, tranne Alcindoro. E’ la vigilia di Natale. Atto III Mimi e Rodolfo non si lasciano. Atto IV Mimi muore. Direttore Maestro Graham Sutcliffe Musicisti Cantanti e Quartetto d’Archi dell’Opera di Ha Noi

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FESTIVAL ITALIANO di Suzhou - PRC

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Dopo il successo dell’edizione del 2011 (premiata con il “Panda D’Oro 2012 per il “miglior progetto  di promozione del Made‐In‐Italy da CCIC e dalla Fondazione Italia Cina, torna in Suzhou il FESTIVAL  ITALIANO,  caratterizzato  da  eventi  mozzafiato  e  da  divertenti  gare,  insieme  ad  un  vasta  serie  di  opportunita’ commerciali e di affari.  Quest’anno,  piu’  di  10.000  persone  sono  attese  al  FESTIVAL  ITALIANO  di  Suzhou,  per  celebrare  ancora una volta, la bellezza dello stile di vita e della cultura Italiane. Non mancate al piu’ grande  evento Italiano in Cina!  Sfilate di moda, degustazioni di cibo e vini Italiani, intrattenimenti per la famiglia (come la gara di  mangia‐spaghetti o la caccia al tesoro)  delizieranno il pubblico di tutte le eta’ e rappresentano il  collegamento  tra  Cinesi  ed  Italiani,  mettendoli  in  grado  di  afferrare  il  significato  profondo  del  FESTIVAL ITALIANO di Suzhou: un ponte oltre la diversita’.  

 

 

 

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Data:
    Orari:
   Dove:          Biglietto: 

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  13 Ottobre ~ 14 Ottobre 2012

    dalle 10.00 alle 22.00           Suzhou Amusement Land           Chang Jiang Road, Suzhou New District, Suzhou, Jiangsu Province    130.00 RMB ogni biglietto (inclusa entrata al Parco Divertimenti) 

 

Vendita biglietti On‐line:    ENG: http://en.piao.com.cn/beijing/shouye.asp    CH: http://www.damai.cn/suz/  

CONTATTI:   Triumph Asia CO., Limited  [www.festivalitalianosuzhou.org]  T +86 (512) 6999.5260‐61  [festival@triumphasia.com.cn]  Segreteria: [lucia@triumphasia.com.cn]  Operation Manager: [valeria@triumphasia.com.cn]  Sponsor Manager: [tommaso@triumphasia.com.cn] T +86 182 1729 4890  E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM


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9.1

BUONE NUOVE

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SANITA’ ED ECOLOGIA (FANNO BENE) 1,5 Milioni di Euro di Risparmio all’anno

L’OSPEDALE VERDE – ECONOMIE DI SPESA E VANTAGGI PER L’AMBIENTE Progetto Asl finanziato dal Ministero dell’Ambiente per 3 milioni di Euro. Fonti rinnovabili, tecnologie per l’efficienza energetica e impianti di trigenerazione in tutti gli ospedali. Oltre 60 gli edifici interessati. AREZZO – Ospedale verde: è il nome del progetto presentato dalla Asl al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, per la partecipazione ad un bando per l’assegnazione di un finanziamento a fondo perduto, finalizzato alla promozione delle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. “Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale del Ministero – afferma soddisfatto il direttore generale Desideri. Tra i 13 Enti Pubblici ammessi al finanziamento, la Asl di Arezzo, unico Ente Pubblico toscano ammesso a finanziamento, è quello che ha ottenuto il maggior contributo (3 milioni di euro in tre anni). Si tratta di un risultato estremamente importante, che premia la capacità progettuale dei nostri tecnici e che avrà riflessi positivi sia in termini gestionali, che ambientali. Infatti, conclude Desideri, una volta finiti i lavori, al considerevole risparmio economico per le casse Asl, si sommeranno altrettanti vantaggi per l’ambiente dovuti alla riduzione delle emissioni di CO2”.

Il progetto aretino – redatto dal giovane energy manager aziendale, l’ingegnere Daniele Giorni - ha un costo complessivo di 10 milioni di euro (7 cofinanziati da Asl e Regione, 3 dal Ministero) e prevede due distinte tipologie di interventi, spalmati su gran parte degli stabili utilizzati dalla Asl nel territorio provinciale (60 edifici).

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Una prima serie di interventi prevede, tra l’altro, l’impiego di fonti rinnovabili integrate in combinazione con tecnologie per l’efficienza energetica: installazione di impianti fotovoltaici, installazione di generatori di calore di ultima generazione, sistemi di telecontrollo. Di particolare interesse il progetto illumination, che vedrà l’inserimento all’Ospedale San Donato della tecnologia LED in sostituzione degli attuali corpi illuminanti. Gli impianti fotovoltaici (14 in tutto) garantiranno una potenza complessiva di circa 500 kWp (2% dei consumi attuali) e verranno installati nel centro direzionale, su quattro ospedali, sulle principali sedi distrettuali ed alcuni Centri Diurni. 37, invece, i generatori di calore di ultima generazione che, unitamente ad altrettanti sistemi di telecontrollo a distanza, saranno installati su gran parte delle Residenze sanitarie, distretti, centri sanitari e centri diurni. La seconda serie di interventi prevede l’installazione di impianti di trigenerazione ad alta efficienza nei cinque ospedali della provincia. Si tratta di impianti che, attraverso la combustione di metano, consentono di generare, in modo combinato, energia elettrica, termica e frigorifera. L’azienda sanitaria stima di poter raggiungere circa il 50% di autoproduzione di energie necessarie alle sue attività con l’introduzione di queste tecnologie, oltre ad un risparmio annuo di circa un milione e mezzo di euro, per minori acquisti di energia.

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OSPEDALE USL8 DI AREZZO


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I lavori sono già iniziati, è stato terminato ed allacciato alla rete elettrica il primo impianto fotovoltaico da 47 kWp presso l’Ospedale San Donato di Arezzo ed è in fase avanzata di progettazione l’impianto di trigenerazione di energia elettrica, termica e frigorifera, sempre dell’ospedale san donato di Arezzo. Ora si proseguirà con l’impianto di trigenerazione dell’Ospedale del Valdarno, poi gli altri impianti fotovoltaici e l’installazione di generatori di calore di ultima generazione. Il progetto si concluderà entro estate 2015.

Complessivamente le due tipologie di intervento consentiranno alla Asl di raggiungere anche un altro importante risultato: la riduzione di circa il 25% delle emissioni di CO2 dovute ai consumi di energia elettrica e termica, portandole dalle attuali 27mila tonnellate alle 20mila annue. SOURCE PHOTO

http://www.usl8.toscana.it OSPEDALE DELLA VERSILIANA (PROGETTO MODELLO PER QUELLO DI AREZZO) E-MAIL INFO@KAIZEN.EU.COM


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Thailand – Antica Citta’ di Ayutthaya – 2008

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http://www.casalphotography.com

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Massimo CASAL

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