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NEWSLETTER N. 017 | 21 Novembre 2010 Filename: [J-4.5.8.5-1.9.2.9-101121-Newsletter-017-AcA.doc]

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INTRODUZIONE

Care amiche, cari amici, focalizziamo questo numero sugli italiani che viaggiano, che girano il mondo per lavoro, per scienza o per passione. Esploratori e Turisti, Imprenditori e Lavoratori. Il circolo ITALIA prosegue la fortunata stagione cinematografica 2010~2011 con un film del 2008: COLPO D’OCCHIO, di Sergio RUBINI. Al ristorante Pendolasco, in 87 Ngueyn Hue. “Salvate La Tigre” presenta il famoso Palazzo della Riunificazione, una struttura razionalista progettata nel 1962, ad HCMC. “TuttiFrutti” ci parlera’ di una “italian” che sta per tornare: Marja Sabadini, la cui vita sofferta ed avventurosa e’ un paradigma della storia nel XX sec. Al Ristorante LUNA D’AUTUNNO di Ha Noi due iniziative culturali da non perdere... Ed ancora Arte, con un’intervista allo scultore italo-canadese Riccardo FINIZIA, innamorato del Viet Nam. La COPERTINA questa volta dedicata alla mia Genova, al mare, alla leggerezza... In CONTROCOPERTINA una bellissima foto di Paolo De Piaggi. Cari saluti, Amedeo Cilento

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GENOVA – EXPO’ al Porto Antico

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Photo: Amedeo CILENTO

Tutte le foto sono pubblicate sulla Newslletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org] Questa Newsletter e’ ottimizzata per la visione su monitor. Stampare su carta vuol dire tagliare alberi. Cercate di farne a meno.

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ORGANIZZAZIONE

INVIATECI I VOSTRI PROGETTI E SAREMO BEN LIETI DI PROMUOVERLI E VEICOLARLI NELLA COMUNITA’ ITALIANA

NELLA FORNACE – Hoi An – 1997 - Photo: Carlo PIZZATO http://vietnamfaidate.wordpress.com http://www.carlopizzato.net

10 REGOLE DI “NETIQUETTE” 1.

L’accesso alla Newsletter del NETWORK ITALIA e’ aperto a tutti: Privati, Enti, Aziende, Istituzioni.

2. La lingua ufficiale della Newsletter e’ l’italiano, ma contributi straordinari in altre lingue sono ben accetti. 3. Sono bandite: le volgarita’, le polemiche personali, le polemiche politiche, e tutte le tesi non provate. 4. Sono particolarmente apprezzate le testimonianze fotografiche dell’Italia e del Viet Nam (ed ogni bella foto). Tutte le foto ed i documenti sono pubblicati sulla Newslletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org]. 5. Qualunque documento viene pubblicato sotto piena e completa responsabilita’ di chi lo invia. 6. I documenti inviati devono sempre citare autori, fonti esterne e pagine web di riferimento. 7. La Newsletter e’ opera di solo volontariato e segue la piu’ rigorosa etica no-profit. Nessun contributo verra’ richiesto e verra’ pagato. 8. La Newsletter e’ mensile, con edizione nella seconda Domenica del mese.

9. Iniziative ed annunci vengono pubblicati se inviati con almeno 5 giorni di anticipo sulla pubblicazione. <info@kaizen.eu.com>

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SVILUPPO

ATTIVITA’ 4.1 COSA CINEMA PARADISO

QUANDO

Il Cinema Italiano... in Veranda

Da Mercoledi’ 15 Settembre a Mercoledi’ 15 Dicembre (una proiezione ogni 2 settimane)

OGGETTO

COME

Rassegna di Film Italiani d’Autore, organizzata dal Circolo ITALIA.

Contributo volontario: Adulti: 50.000 VND (inclusa 1 bevanda analcolica) Studenti: ingresso libero (mostrare tessera) Consumazioni extra > Ristorante PENDOLASCO

DOVE

CRONOGRAMMA

Veranda Piano 2 c/o Ristorante Pendolasco Nguyen Hue 87 - HCMC.

Inizio Proiezione: 19:00 La proiezione avviene al coperto e si effettua con ogni tempo.

CHI

CONTATTI

Dino BESATI, Amedeo CILENTO, Paolo FORNARI, Luigi GALIMBERTI, Tamara MIHALAP, Andrea PARODI, Angelo RAMPA, Marco SALADINI

Circolo ITALIA

C I N E M A

circolo.italiavn@gmail.com

P A R A D I S O

il cinema italiano… in veranda

Data (yymmdd)

Regista

Titolo

Anno Sottotitoli

Mercoledi’ 15 Settembre 2010

Carlo VERDONE

IO, LORO E LARA

2010

IT/EN

Mercoledi’ 29 Settembre 2010

Gabriele SALVATORES

COME DIO COMANDA

2008

IT/EN

Mercoledi’ 13 Ottobre 2010

Carlos SAURA

IO, DON GIOVANNI

2009

IT/EN

Mercoledi’ 27 Ottobre 2010

Marco Tullio GIORDANA

SANGUEPAZZO

2008

IT/EN

Mercoledi’ 10 Novembre 2010

Stefano INCERTI

COMPLICI DEL SILENZIO

2009

IT/EN

Mercoledi’ 24 Novembre 2010

Sergio RUBINI

COLPO D’OCCHIO

2008

IT/EN

Mercoledi’ 8 Dicembre 2010

Wilma LABATE

SIGNORINA EFFE

2007

IT/EN

Mercoledi’ 15 Dicembre 2010

Danièle THOMPSON

PRANZO DI NATALE

2000

IT/EN

15 settembre ~ 15 dicembre 2010 ORE 19:00 c/o Ristorante PENDOLASCO 87 Nguyen Hue – HCMC INFORMAZIONI

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Sergio RUBINI COLPO D’OCCHIO Ambientazione: Berlino, Germania Genere: drammatico, commedia. Anno Produzione: 2008 Durata: 120' Regia: Sergio Rubini Sceneggiatura: Sergio Rubini Carla Cavalluzzi Angelo Pasquini Produzione: Cattleya, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) Premiere: 21/03/2008 Musiche: Pino Donaggio Curiosita’: Le opere di Scamarcio sono dell'artista Gianni Dessi

Interpreti: Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Sergio Rubini, Paola Barale, Richard Sammel, Emanuele Salce, Giorgio Colangeli, Giancarlo Ratti, Alexandra Prusa.

Sergio Rubini torna dopo La Terra dietro la macchina da presa con un storia d’amore che ha tutti i connotati della tragedia classica. Adrian, un giovane artista, si innamora di Gloria compagna del Prof. Lulli, noto critico d'arte. Nonostante questo tra l'artista ed il critico si instaurera’ un rapporto quasi simbiotico. Una storia avvincente tra arte, amore e rivalita’, sullo sfondo di una straordinaria Berlino.

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SALVATE LA TIGRE | SAVE THE TIGER | HÃY CỨU LẤY LÒAI HỔ

Date il vostro contributo per mettere in luce lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del Viet Nam ed aiutare a preservarlo. Se vedete una bella pagoda, una villa, un paesaggio e pensate valga la pena di proteggerli, scattate alcune foto ed inviatele, specificando la localizzazione. La newsletter verra’ spedita c/c anche all’ufficio UNESCO Viet Nam, mettendo in evidenza questa rubrica. info@kaizen.eu.com

Hộ i t r ườ n g T hố n g Nhấ t – TP H ồ C h í M in h P a l a z zo de ll a R i u ni f ic a z i o n e – Ci t t a ’ d i H o Ch i M i nh L OCA LI ZZ AZ ION E

Source : GOOGLE EARTH

N a m K ỳ Kh ởi Ngh ĩa Q .3 . – T P H ồ C hí Minh

Il Palazzo sorge sul sito del precedente Palazzo NORODOM (1863~1873), semi-distrutto durante un fallito tentativo di golpe contro il Presidente Ngô Đình Diệm nel 1962. Il palazzo era stato ri-nominato “Palazzo dell’Indipendenza” (Dinh Độc Lập) nel 1955, al momento dell’insediamento di Diệm a Capo di Stato, dopo aver estromesso l’ultimo monarca del Việt Nam (l’Imperatore Bảo Đại) grazie ad un referendum fraudolento.

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A causa degli ingenti danni causati dall’incursione aerea (un’ala era completamente distrutta), si decise di ricostruire in toto l’edificio, affidando il progetto al famoso architetto Ngô Viết Thụ, vincitore del gran premio di Roma (Grand Prix de Rome) nel 1955, a Parigi. Il nuovo progetto, in “international style” inizio’ nel 1962. Il Presidente Ngô Đình Diệm non vide mai l’edificio terminato, in quanto nel novembre del 1963, un nuovo golpe, organizzato dal Generale Dương Văn Minh, riusci’ a uccidere lui, suo fratello ed il consigliere militare Ngô Ðình Nhu. Il Palazzo venne inaugurato il 31 Ottobre 1966 dal Generale Nguyễn Văn Thiệu, capo della giunta militare. Il Palazzo servi’ come abitazione ed ufficio di Nguyễn Văn Thiệu, dall’Ottobre 1967 all’Aprile 1975, quando le truppe dell’esercito di liberazione diedero la spallata finale entrando a Sai Gon. Proprio nei giorni decisivi dell’offensiva militare del Nord, (8 April 1975) un pilota delle Forze Aeree del Vietnam (Sud), Nguyen Thanh Trung, diserto’ e dirotto’ il suo volo dagli obiettivi militari verso il Palazzo presidenziale, bombardandolo, senza pero’ infliggere danni significativi alla struttura. Alle 10:45 del 30 Aprile 1975, un carro armato dell’esercito di liberazione del Nord sfondo’ i cancelli, mettendo de facto fine alla guerra in Viet Nam, impressionando una delle foto piu’ famose di tutto il conflitto. Nel Novembre del 1975, il Palazzo venne rinominato “Palazzo della Riunificazione” (Hội trường Thống Nhất) dal “Governo Rivoluzionario Provvisorio”. La planimetria e la suddivisione degli spazi interni, fa riferimento al movimento razionalista, conosciuto come “international style”, anche se una grande influenza deriva naturalmente dal simbolismo e dalla sensibilita’ vietnamita, incorporato nel brise-soleil della facciata, nelle scale, nelle decorazioni delle sale e degli uffici. Molte delle Opere d’arte all’interno del palazzo sono sempre dell’architetto Ngô Viết Thụ, che era anche un valente pittore astrattista. Il Palazzo e’ naturalmente in ottimo stato anche se, a nostro parere, piuttosto sottoutilizzato per le sue possibilita’ sia espositive che di conferenze che ricreazionali. Inoltre il grandioso parco e’ un meraviglioso polmone d’ossigeno per tutto il centro citta’. SO UR CE : W IKI PE DI A , The New Y ork Ti mes , Vari ou s

30 Aprile 1975

credits

Re port : A mede o C ILENTO

Un ca rr o ar m at o T-5 4 s f on d a I c a n c e lli dell’ allora “ Palazzo dell’Indipendenza”: e’ la fine della Gue rra del Vie t nam.

the New York Times Co.

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Il Palazzo NORODOM, poi DELL’INDIPENDENZA, costruito dal 1863 al 1873

Alexis Lê-Quôc, New York, United States

LAURASIA

Il PALAZZO DELLA RIUNIFICAZIONE, come si presenta oggi Photo: Amedeo CILENTO

CREDITS

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* Lunga vita alla tigre *

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Photo: Amedeo CILENTO

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Marja Sabadini, con la figlia, mentre si preparano per uno spettacolo

Presentazione Mi chiamo Marja Sabadini, sono la figlia di un Italiano. Dicono che non ci fossero Italiani nella guerra del Viet Nam, ma solo Italo-Americani nati e residenti in America (che hanno combattuto laggiù) purtroppo non è così, io sono la prova vivente che tutto questo, compresa quell’assurda guerra, è stato tutto reale.

Sono la figlia di un Italiano, che ha combattuto in Viet Nam per oltre 30 anni, prima come legionario con la Legione Straniera Francese, poi al fianco dei Viet Minh. Lì conosce mia madre, allora sua prigioniera, si innammorano si sposano. Io venni data alla luce l'estate del 1969 sotto le bombe in un'azione di guerra, da qui in avanti passai tutta l'età più bella della mia vita, la mia infanzia rubatomi dall'uomo, in un’assurda guerra. Giunse il giorno dell'evacuazione (vedi “Il sogno di Marja”) e mi ritrovai di colpo da quell'orrore e dall'inferno in una nuova vita. Le vita e i suoi dolori mi perseguitarono... Mio padre iniziò ad essere strano si comportava e dava ordini come se fosse in guerra, tutto questo causato da problemi che gli aveva lasciato come eredità il VN nel suo animo. Sinceramente a 14 anni ne ebbi abbastanza, e lasciai la mia abitazione in Valle D'aosta, appena adolescente. Iniziai a sperimentare la vita di strada. Ho percorso 17 anni in strada in cerca di affetto e di un tetto, ma spesso ho dovuto costruire il mio affetto e il mio amore ed il mio tetto da sola, fosse esso un cartone, un ponte o una casa, poco importava. Incontrai un uomo molto ricco che si prese cura di me e diedi alla luce una bellissima bambina che oggi è una grande donna, ma ahimè quell'uomo non si fermerà con noi e nuovamente mi ritrovai in strada con tre bimbi in affidamento e la mia piccola Nicole. Nasce la piccola Sirya ed iniziai a fare qualsiasi lavoro mi fosse proposto oltre l'arte di strada, ma la durezza e le prove dure della vita non mi mollarono... Finchè un bel giorno di pioggia tra la disperazione economica e il senso di colpa per non avere la possibilità di andare avanti dignitosamente con le mie cucciole, stavo percorrendo a piedi la strada verso casa sotto la musica incessante della pioggia, quando trovai per caso un libro inzuppato d'acqua. Lo portai a casa lo asciugai e vidi al'interno una scritta: <Vuoi partecipare alla Fiera Internazionale del Libro raccontando la tua storia?> Così feci, raccontando tutto il mio dolore: il mondo se ne accorse e mi votò così tanto da farmi prendere tutti e due i premi (giuria popolare e giuria interna). Quindi collaborai al film MY LAI FOUR, rappresentando il testimone vivente di questa assurda guerra, musicata dal compositore Enrico SABENA. [http://www.youtube.com/watch?v=-hgzP3_JQT0&p=CD6B0E98A95E19D4&playnext=1&index=25] OGGI. Oggi è il domani che ieri mi faceva tanta paura... Oggi Marja ha deciso di lasciare tutto in Italia per recarsi laggiù a cercare sua sorella e la sua identità. Arriverò in Viet Nam il 20 Gennaio 2011 e continuerò a perseguire "IL Sogno Di Marja" nonostante il destino sembri andarmi continuamente contro, chiudendomi le porte della speranza. Ma questa è una porta che desidero aprire e la porta è la parte più importante di questo viaggio.

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LETTERATURA IL SOGNO DI MARJA

Marja SABADINI

2010

Chiudo gli occhi e sento le esplosioni, le sirene, l’avvicinarsi del pericolo. Vedo I bagliori delle granate e capisco le distanze dell’attacco, della fuga. Come quando ero bambina la paura mi sorprende quasi ogni notte, riducendomi a lottare per rinviare I sogni, per prendermi una tregua. Attendo, oggi come allora, che la stanchezza scenda per poter sprofondare nel sonno turbato: una altalena di sogni e dormiveglia, sapendo che gli incubi sono pronti ad animarsi nel brutto film di sempre, dove scappo con la mia famiglia. La pellicola è violenta, piena di mostri che devastano la mia terra, la mia gente, il mio essere bambina, iniettando dentro di me un dolore che non sparirà mai. Vorrei fare un clic sul file del Vietnam 1970 e cancellare gli odori della paura, del sudore, degli escrementi, della guerra. Cancellare la mia memoria che non tace mai, specialmente ora che ho l’urgenza di scrivere. DEVO scrivere di quegli anni, di quello che ricordo e che è storia da tramandare alle mie figlie. La mia eredità senza dote, unico scrigno della mia vita. Corro, ma non so perché sto correndo, la fatica è più grande di me. Piango. Altro pianto è attorno, sono stanca, ho fame, sete, tutto è pesante. Sto male. Devo correre, tutti corriamo. Sono nata scappando, ma questa è una corsa diversa, è la fine… Ho cominciato a correre nel ventre di mia madre nel 1969. Lei correva proteggendosi il ventre, mi chiamò Thyu “mi manchi”. Lei doveva morire e io con lei, ma mio padre scambiò le nostre vite con tre camion di armi. Non so da dove venisse quella mercanzia, sono certa che sangue e dolore ne furono il prezzo. Mio padre era un esperto della guerriglia e conosceva il territorio, sapeva come sfiancare il nemico fosse esso viet, americano o cinese. Era in Vietnam dagli anni ’50, aveva imparato il mestiere di dare morte nella legione straniera. Dall’operazione Castor seppe trarre profitto. Vendeva e ricomprava le merci della guerra e non importava chi gliele chiedesse poiché doveva mantenere una moglie che amava e tanti figli quante sono le dita delle mani. Nei miei ricordi, correre era ciò che facevamo tutti I giorni, perché se non correvi eri morto. Per ogni bambino correre, nascondersi significa giocare. Il nascondino è il gioco di tutti I bambini del mondo, fuorché per Marlen, la mia sorella persa. Le nostre giornate trascorrevano tra un bagno nel Mekong e I giochi, cercando di evitare di saltare in aria o ferirci con I pezzi che gli americani abbandonavano lungo le strade. Al primo segnale di pericolo si doveva nascondersi, scappare. Temevo tutto ciò che accadeva intorno a me. Speravo ogni giorno che accadesse una magia, una di quelle che solo I bambini riescono a creare nel loro animo. Incominciai a sperare che si avverasse dopo aver visto un film rubato ad un campo americano: “L’eterna giovinezza”. Narrava di un uomo che sarebbe rimasto sempre bambino se avesse trovato le tre chiavi rinchiuse in tre torri al di là delle sette foreste.

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Le chiavi riunite avrebbero controllato l’orologio del tempo, quello che permetteva di restare sempre fanciulli. Era tutto ciò che desideravo anch’io, rimanere piccola in un mondo solo mio e non accettare ciò che vedevano i miei occhi. Poco dopo che mio padre ci aveva allontanato da quel cinema improvvisato, un attacco di razzi lo colpì, tranciando le gambe a molti bambini. Nel sogno di oggi c’è quel film, ma anche l’aereo che corre sulla pista e si alza con scossoni che ci fanno abbracciare gli uni agli altri urlando. È il mostro che ci porterà fuori dal Vietnam. A questo punto comincia l’incubo e l’urlo che mi esplode in bocca non calma il dolore. Urlo e mi sveglio con la testa che scoppia. Sogno sempre, anche quando sbuccio le patate per fare gli gnocchi alle ragazze. Proietto il mio film ambientato in quei sentieri, tra quegli alberi. Sento sulla pelle l’umidità che mi fiacca come la fatica più grande. E mio padre e mia madre sono là. Vedo mia madre e le sue sorelle. Era molto bella mamma. Aveva una bravura speciale a trattare con americani, francesi, vietnamiti. Con le zie aveva aperto una casa da gioco. Tenevano spettacoli e, servendo molto liquore, s’infiltravano tra i soldati. L’alcool ingollato senza misura era un ottimo alleato per avere informazioni che si potevano vendere o utilizzare nelle rappresaglie. Quelle donne, militanti nell’esercito dei ”lunghi capelli” avevano lo scopo di aiutare le famiglie colpite dagli orrori della guerra. Lavorava molto per la resistenza, mia madre. Con mio padre andava nelle foreste per addestrarsi al combattimento con le armi. Diceva a noi figli che se volevamo essere guerriglieri dovevamo lavorare sodo per non temere la paura! E mentre loro erano lontani, se scattavano gli allarmi, le sirene, noi bambini rimanevamo affidati agli adulti. Al primo segnale di pericolo, si abbandonava tutto quello che si stava facendo per rifugiarsi sotto terra. Così, nei giorni che passavamo seppelliti sotto I piedi dei soldati venuti per ammazzare, per farci passare la paura e per non piangere, scavavamo dei buchi nella terra del bunker. La partenza. Nel mio sogno arriva sempre il dolore della partenza a spaccarmi in due come una canna del Mekong. Siamo all’aeroporto e la mia famiglia riesce a varcare i cancelli. Filo spinato ovunque. Un fiume di persone avanza in direzione dell’aereo. I soldati urlano: “Go, go”. Poi l’imbarco viene bloccato e i militari allontanano coi fucili i disperati che sognano di partire. Mia sorella Marlen rimane a terra. Urla con tutta la sua forza e il suo urlo lo porto dentro di me come la sirena che avvisava i bombardamenti. Le sue parole le ricordo così: “Ong thay (sovrano, padre mio), mea mea, (mamma) tornate indietro”. Grida, conficcando le mani nel filo spinato, il sangue cola sulle maniche del vestito e le sfigura il volto. Tentiamo di raggiungerla, ma i soldati puntano i fucili e sparano in aria respingendo chiunque. Marlen continua a gridare: “Non lasciatemi, prendetemi!” Sono queste parole l’ultimo ricordo di mia sorella, quindicenne dal corpo minuto, con un grande cappello di paglia a cono legato sotto il mento. Poi un muro di lacrime e urla tra noi. Fummo spinti dentro l’aereo e corremmo agli oblò per vederla, ma il caos l’inghiottì. Ci parve che i soldati sparassero sulla folla e solo per un attimo intravidi un cappello tra la folla.

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L’aereo si mosse lungo la pista fino a sollevarsi in aria. Provavo e provo un intenso dolore per non aver portato con me Marlen e tutti i miei amici, ma ero piccola, senza magia, impotente di fronte ad un male così grande. Il sogno continua. Sono in una stanza dove parlo ad un donna girata di spalle. Vorrei che fosse la mia sorella perduta. Cerco una prova e la prego di farmi vedere il suo volto, le mani o di provare il cappello di paglia che indossa. Lei non risponde e se ne va, prendendo per mano le mie figlie. Mi sveglio, ritrovando il doloroso vuoto che ben conosco. Con le mie figlie ho scritto questa canzone: “L’ultima volta che ti vidi, Marlen sorella cara, non lo sapevo che saremmo morte insieme quel giorno. Dopo tanto tempo la tua immagine riaffiora là, aggrappata al reticolato. Quando un abbraccio tra noi? Ricordo il riso che non mangiavi per offrirlo ad altri. E la tua presenza a difesa della mia paura che non passava mai. Mi manchi. Vorrei non essere mai nata nella nostra terra, ma non posso perderla. Perderei anche te”. Questo è ciò che è rimasto di Marja Thyu dopo la partenza. A volte mi sembra di essere condannata a trasmettere il mio stato d’animo alle ragazze, quasi si trattasse di una malattia. Tutto ciò influisce sugli aspetti della mia vita. Parlo dei “no” che ricevo per trovare un lavoro decente che non arriva mai, forse perché ho gli occhi a mandorla. Poi la paura di non essere una buona madre. Insicurezza e cedimenti mi fanno rivivere paure più grandi. Per tanto tempo ho sentito di essere nessuno, di arrivare dalla terra di nessuno, di appartenere a nessuno. Oggi in Italia, come in Vietnam allora, si tratta di evitare la morte. In altre forme, a piccole dosi, ma è sempre lotta per esistere. Con le mie due cucciole mi faccio forza: la nostra vita difficile ci piace anche se richiede più sforzo. Ma dobbiamo allenarci per recuperare una Marlen persa chissà dove. Per trovare un modo. “Per”.

CHI

CONTATTI

Marja SABADINI Nata il 8/6/1969 a Bien-Hoa (RPV), vive a Torino, ITALIA.

E-mail

Telephone (IT)

thyu69@gmail.com

+39 3332009345

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ARTI VISIVE, MUSICA

Il Ristorante LUNA D’AUTUNNO, al 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội, si sta strutturando come un vero e proprio Centro di Arti Visive e della Musica italiana. Due iniziative: una personale di fotografia di Massimo CASAL e l’appuntamento con la Migliore Musica Italiana, ogni primo Mercoledi’del mese. ATTIVITA’ 7.1 COSA

QUANDO

LUCEAN LE STELLE... ALLA LUNA

Mercoledi’ 1 Dicembre 2010. (Programma: ogni primo Mercoledi’ del mese)

OGGETTO

COME

Concerto di Musica Lirica da Camera, Con Arie tratte da grandi Opere Liriche

Ingresso Gratuito

DOVE

CRONOGRAMMA

Ristorante LUNA D’AUTUNNO 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội

Inizio Concerto: 20:30 Si consiglia di arrivare con anticipo

CHI

CONTATTI

Organizzazione: Gino BENELLI Sponsors: ARISTON, VIET-IT WINES

LUNA

lunadautunno@gmail.com

PROGRAMMA 1. Verdi, Il Trovatore: All'erta! All'erta - Aria di Ferrando per Baritono 2. Mozart, Le Nozze di Figaro Porgi amor - Aria per Soprano 3. Donizetti, L"Elisir d'Amore Una Furtiva Lagrima - Aria per Tenore 4. Puccini, La Boheme Si, mi chiamo Mimi - Aria di Mimi per Soprano 5. Puccini, La Boheme O soave fanciulla - Aria di Rodolfo e Mimi, per Soprano e Tenore INTERVALLO 6. Mozart, Le Nozze di Figaro Ha gia vinta la causa - Aria del Conte, per Baritono 7. Verdi, La Traviata Addio Del Passato - Aria di Violetta, per Soprano 8. Puccini, La Boheme Vechia zimarra senti - Aria delle Colline, per Baritono 9. Mozart, Le Nozze Di Figaro Che soave seffretto - Duo Susanna/Contessa per Soprano/Soprano 10. Verdi, La Traviata Parigi Caro - Duo di Violetta ed Alfredo, per Tenore e Soprano 11. Puccini, Turandot Nessun Dorma - Aria per Tenore

Musicisti: Van Khuyen: Soprano Ryoko Bomuki: Soprano Nguyen Vu: Tenore Minh Dung: Baritono Con il trio di Archi della Orchestra Nazionale Vietnamita di Opera e Ballo

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ATTIVITA’ 7.2 COSA

QUANDO

GOODBYE...

Da Giovedi’ 16 Dicembre, per due mesi.

OGGETTO

COME

Personale di Fotografia di un Italian in partenza per altri lidi...

Ingresso Gratuito

DOVE

CRONOGRAMMA

Ristorante LUNA D’AUTUNNO 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội

Inaugurazione: dalle ore 18.00 alle ore 20:00

CHI

CONTATTI

Mostra: Massimo CASAL, Organizzazione: Gino BENELLI

LUNA

ARTE*LUNA

MAX CASAL

lunadautunno@gmail.com maxcasal@maxcasal.com maxcasal@casalphotography.com

PERSONALE DI FOTOGRAFIA DI Massimo CASAL

Inaugurazione della Mostra:

16 Dicembre 2010 18:00 ~ 20:00 p.m.

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TUTTIFRUTTI... gli ITALIANS si raccontano In questo numero intervistiamo: Riccardo FINIZIA

Riccardo FINIZIA, e’ un artista italo-canadese che vive a Montreal - Canada, ma speriamo vivamente che possa presto entrare a far parte della nostra comunita’ in Viet Nam, come da suoi desideri. Ci siamo conosciuti una sera al “Mediterraneo” di Hanoi, parlando d’arte davanti ad un buon vinello, per cui questa intervista prosegue un percorso gia’ avviato... Quale e’ la filosofia e le tecniche che usi nell'approccio ad un nuovo progetto? Se faccio scultura, solitamente preferisco che la materia (materiale e/o forma originale) mi suggeriscano cosa fare. Io considero me stesso come lo strumento che esegue il lavoro. Se si tratta di pittura, dipende dal momento in cui inizio a dipingere, cioe’ dal mio stato d'animo: emozioni, sentimenti… non inizio mai con idee o temi prestabiliti, lascio che il mio istinto creativo sia libero di esprimere tutto quello che esce dal mio subconscio; è come se entrassi in uno stato di “trance”, in un altra dimensione dove io, consciamente, non ho nessun controllo (Ricomincio ad essere solo polvere dell'universo da cui provengo). Quali sono I tuoi strumenti preferiti? Per la scultura, se lavoro la pietra, sono i frullini elettrici (grinder) con lame diamantate, ed attrezzi come scalpelli, martelli, martelli pneumatici, raspe, etc. - Se invece lavoro con il metallo, utilizzo la saldatrice, il frullino elettrico, le lime e altri attrezzi. - In Pittura uso Pennelli, spatole, pettine, cartavetro… Come sei entrato in contatto con il Viet Nam? Nel 2009 sono stato invitato a partecipare a un simposio di scultura in Vietnam nella Provincia di Phú Thọ (Nord-Est del Viet Nam), nel famoso parco di Xuan Son (15.048 ettari di verde lussureggiante, con foreste naturali e montagne di pietra calcarea n.d.r.). Quali progetti hai realizzato finora in Viet Nam? Proprio questo progetto, nella Provincia di Phú Thọ, dove ho prodotto un’opera di Land-Art in pietra. Cosa fai in questo momento? Per il momento sono a casa, a Montreal e mi sto concentrando sulla pittura. Progetti per il futuro? Vorrei organizzare una mostra dei miei quadri, itinerante sia in Canada che in Viet Nam, e desidero anche stabilirmi in Hanoi se tutto va bene, visto che il Viet Nam ed Ha Noi in particolare, sono localita’ che mi ispirano molto.

IPSE DIXIT “For art is more than expression: it is a necessity expressed through the very act of creation.”

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Opere in Sud-Corea, 2005

Opere in Viet Nam, 2009

CHI

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CONTATTI

Riccardo FINIZIA

Scultore, Pittore

ricstoneart@yahoo.ca

Nato a Sepino, Campobasso, Regione Molise nel 1953. Vive in Canada (Montreal, Alberta, Vancouver) dal 1966, con una parentesi in Sardegna, 1987 ~ 1990. Le sue opere sono esposte in vari Musei, come collezioni permanenti: • France: Paris, Galerie du Pont-Neuf; • Italy: Venice; • Canada: Gallery Michell Blais, Vancouver; Magna Corporation, Toronto; Galerie Cimon, Quebec City; Westmount Gallery, Toronto; Grace Gallery, Toronto; Denison Gallery, Toronto; Laurier Gallery, Toronto; Galerie Mont Ste-Anne, Beaupre; Dimensions Plus, Montreal

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Photo: Paolo DE PIAGGI, 2004

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