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NEWSLETTER N. 016 | 17 Ottobre 2010 Filename: [J-4.5.8.5-1.9.2.9-101017-Newsletter-016-AcA.doc]

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INTRODUZIONE

Care amiche, cari amici, vogliamo dedicare queste pagine al crogiuolo tra le culture. Collaborazione che puo’ nascere dal progetto per la nuova Opera House di Ha Noi, di un maestro dell’architettura italiana, Renzo PIANO, ovvero incarnato nella vita di Thi Bay MIRADOLI e della sua famiglia internazionale (nella rubrica “TuttiFrutti”). Presentiamo un libro famoso e profondo: Se questo e’ un uomo, di Primo LEVI, in occasione della traduzione in lingua vietnamita ad opera della casa editrice Nha Nam. Vi ricordiamo inoltre che per festeggiare la Settimana della lingua a Ho Chi Minh City, lo scrittore Mario Fortunato incontrera' lunedi 18 ottobre alle ore 17 gli studenti del Dipartimento di Italiano dell'Universita' di Scienze Sociali (10-12 Dinh Tien Hoang, Distr. 1). Il circolo ITALIA prosegue la fortunata stagione cinematografica 2010~2011 con un film del 2008: SANGUEPAZZO, di Marco Tullio GIORDANA. Al ristorante Pendolasco, in 87 Ngueyn Hue. “Salvate La Tigre” presenta una bellissima Villa, che fonde classicismo occidentale con sapori vietnamiti. Proprio nel cuore del quadrilatero novecentesco di Hanoi. La COPERTINA questa volta dedicata al Sud Italia: la meravigliosa Sicilia Barocca di Noto. In CONTROCOPERTINA una foto che mostra la fatica e la tenacia del popolo vietnamita.

Photo: Isabella MORONI

NOTO, Provincia di SIRACUSA – Regione SICILIA

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Cattedrale di San Nicolò di Mira (Terminata 1776)

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Cari saluti, Amedeo Cilento

Tutte le foto sono pubblicate sulla Newslletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org] Questa Newsletter e’ ottimizzata per la visione su monitor. Stampare su carta vuol dire tagliare alberi. Cercate di farne a meno.

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ORGANIZZAZIONE

Inviateci i vostri progetti e saremo ben lieti di promuoverli e veicolarli nella comunita’ italiana

10 REGOLE DI “NETIQUETTE” 1.

L’accesso alla Newsletter del NETWORK ITALIA e’ aperto a tutti: Privati, Enti, Aziende, Istituzioni.

2. La lingua ufficiale della Newsletter e’ l’italiano, ma contributi straordinari in altre lingue sono

ben accetti.

3. Sono banditi: le volgarita’, le polemiche personali, le polemiche politiche, e tutte le tesi non

provate.

4. Sono particolarmente apprezzate le testimonianze fotografiche dell’Italia e del Viet Nam

(ed ogni bella foto).

Tutte le foto ed i documenti sono pubblicati sulla Newslletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org]. 5. Qualunque documento viene pubblicato sotto piena e completa responsabilita’ di chi lo

invia.

6. I documenti inviati devono sempre citare autori, fonti esterne e pagine web di riferimento. 7. La Newsletter e’ opera di solo volontariato e segue la piu’ rigorosa etica no-profit. Nessun

contributo verra’ richiesto e verra’ pagato.

8. La Newsletter e’ mensile, con edizione nella seconda Domenica del mese.

9. Iniziative ed annunci vengono pubblicati se inviati con almeno 5 giorni di anticipo sulla

pubblicazione.

To: <info@kaizen.eu.com> GIARDINO BOTANICO, Ha Noi – 2004 – Photo: Paolo De PIAGGI – dapaolowestlake@gmail.com

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SVILUPPO

ATTIVITA’ 4.1 COSA CINEMA PARADISO

QUANDO

Il Cinema Italiano... in Veranda

Da Mercoledi’ 15 Settembre a Mercoledi’ 15 Dicembre (una proiezione ogni 2 settimane)

OGGETTO

COME

Rassegna di Film Italiani d’Autore, organizzata dal Circolo ITALIA.

Contributo volontario: Adulti: 50.000 VND (inclusa 1 bevanda analcolica) Studenti: ingresso libero (mostrare tessera) Consumazioni extra > Ristorante PENDOLASCO

DOVE

CRONOGRAMMA

Veranda Piano 2 c/o Ristorante Pendolasco Nguyen Hue 87 - HCMC.

Inizio Proiezione: 19:00 La proiezione avviene al coperto e si effettua con ogni tempo.

CHI

CONTATTI

Dino BESATI, Amedeo CILENTO, Paolo FORNARI, Luigi GALIMBERTI, Tamara MIHALAP, Andrea PARODI, Angelo RAMPA, Marco SALADINI

Circolo ITALIA

C I N E M A

circolo.italiavn@gmail.com

P A R A D I S O

il cinema italiano… in veranda

Data (yymmdd)

Regista

Titolo

Anno Sottotitoli

Mercoledi’ 15 Settembre 2010

Carlo VERDONE

IO, LORO E LARA

2010

IT/EN

Mercoledi’ 29 Settembre 2010

Gabriele SALVATORES

COME DIO COMANDA

2008

IT/EN

Mercoledi’ 13 Ottobre 2010

Carlos SAURA

IO, DON GIOVANNI

2009

IT/EN

Mercoledi’ 27 Ottobre 2010

Marco Tullio GIORDANA

SANGUEPAZZO

2008

IT/EN

Mercoledi’ 10 Novembre 2010

Stefano INCERTI

COMPLICI DEL SILENZIO

2009

IT/EN

Mercoledi’ 24 Novembre 2010

Sergio RUBINI

COLPO D’OCCHIO

2008

IT/EN

Mercoledi’ 8 Dicembre 2010

Wilma LABATE

SIGNORINA EFFE

2007

IT/EN

Mercoledi’ 15 Dicembre 2010

Danièle THOMPSON

PRANZO DI NATALE

2000

IT/EN

15 settembre ~ 15 dicembre 2010 ORE 19:00 c/o Ristorante PENDOLASCO 87 Nguyen Hue – HCMC INFORMAZIONI

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Marco Tullio GIORDANA SANGUEPAZZO Ambientazione: Italia, Francia Genere: Drammatico Anno Produzione: 2008 Durata: 150' Regia: Marco tullio Giordana Sceneggiatura: Leone Colonna, Marco tullio Giordana, Enzo Ungari DistribuZione: 01 DISTRIBUTION Premiere: VenerdĂŹ 23 Maggio 2008

Interpreti: Luca Zingaretti, Monica Bellucci, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Alessandro Di Natale, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Tresy Taddei, Paolo Bonanni, Massimo Sarchielli

Storia delle alterne fortune di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, celebri attori dell'Italia guidata da Benito Mussolini, che dopo la caduta del fascismo furono accusati di collaborazionismo e condannati a morte dai partigiani.

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SALVATE LA TIGRE | SAVE THE TIGER | HÃY CỨU LẤY LÒAI HỔ Date il vostro contributo per mettere in luce lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del Viet Nam ed aiutare a preservarlo. Se vedete una bella pagoda, una villa, uno scorcio e pensate valga la pena di proteggerli, scattate alcune foto ed inviatele, specificando la localizzazione. La newsletter verra’ spedita c/c anche all’ufficio UNESCO Viet Nam, mettendo in evidenza questa rubrica. info@kaizen.eu.com 26, Phan Boi Chau, Distretto Lago Hoan Kiem, Ha Noi

Source: GOOGLE EARTH

L OCA LI ZZ AZ ION E

Questa splendi da Vi lla e’ localizzata all’angolo tra Phan Boi Chau e Ly Thuong Kiet, di fronte al recente edificio ‘Pacific Place” e vicina alla Clinica in Art Deco’ gi a’ evi denziata qualche numero orsono. E’ una meravigliosa villa Classi cista, con decorazioni cerami che di alta qualita’ ed una spazialita’ geometri ca a forte simmetri a centrale. I dettagli architettonici sono di straordinara qualita’ ed e’ stata recentemente restaurata per ospitare un soci eta’ finanzi ari a. Pi u’ che un edi fi cio in peri colo di distruzione, qui ndi , vogliamo mettere il luce un buon intervento di recupero, sottolinenando che la salvaguardi a del patri monio stori co architettoni co del Vi et Nam e’ fattibile ed auspi cabile. Re port : A mede o C ILENTO

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* Lunga vita alla tigre *

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Photo: Amedeo CILENTO

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LETTERATURA Se questo e’ un uomo

Primo LEVI

Capitolo 1 – Il Viaggio Fra le quarantacinque persone del mio vagone, quattro soltanto hanno rivisto le loro case; e fu di gran lunga il vagone più fortunato. Soffrivamo per la sete e il freddo: a tutte le fermate chiedevamo acqua a gran voce, o almeno un pugno di neve, ma raramente fummo uditi; i soldati della scorta allontanavano chi tentava di avvicinarsi al convoglio. Due giovani madri, coi figli ancora al seno, gemevano notte e giorno implorando acqua. Meno tormentose erano per tutti la fame, la fatica e l’insonnia, rese meno penose dalla tensione dei nervi: ma le notti erano incubi senza fine. Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti. Pochi sanno tacere, e rispettare il silenzio altrui. Il nostro sonno inquieto era interrotto sovente da liti rumorose e futili, da imprecazioni, da calci e pugni vibrati alla cieca come difesa contro qualche contatto molesto e inevitabile. Allora qualcuno accendeva la lugubre fiammella di una candela, e rivelava, prono sul pavimento, un brulichio fosco, una materia umana confusa e continua, torpida e dolorosa, sollevata qua e là da convulsioni improvvise subito spente dalla stanchezza. Dalla feritoia, nomi noti e ignoti di città austriache, Salisburgo, Vienna; poi cèche, infine polacche. Alla sera del quarto giorno, il freddo si fece intenso: il treno percorreva interminabili pinete nere, salendo in modo percettibile. La neve era alta. Doveva essere una linea secondaria, le stazioni erano piccole e quasi deserte. Nessuno tentava più, durante le soste, di comunicare col mondo esterno: ci sentivamo ormai «dall’altra parte». Vi fu una lunga sosta in aperta campagna, poi la marcia riprese con estrema lentezza, e il convoglio si arrestò definitivamente, a notte alta, in mezzo a una pianura buia e silenziosa. Si vedevano, da entrambi i lati del binario, file di lumi bianchi e rossi, a perdita d’occhio; ma nulla di quel rumorio confuso che denunzia di lontano i luoghi abitati. Alla luce misera dell’ultima candela, spento il ritmo delle rotaie, spento ogni suono umano, attendemmo che qualcosa avvenisse. Accanto a me, serrata come me fra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna. Ci conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altra. Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono fra i vivi. Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita. SOURCE

© Prima Edizione 1958, EINAUDI Editori

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1947 / 1958


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Primo LEVI, nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati e Cesare Levi, appartenenti ad una famiglia di origini ebraiche proveniente dalla Provenza e dalla Spagna. Nel 1934 si iscrisse al Liceo classico Massimo d'Azeglio di Torino, noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Leone Ginzburg e molti altri. Questi insegnanti furono però allontanati e il clima politico lì presente si raffreddò. Nel 1937 si diplomò e si iscrisse al corso di laurea in chimica presso l'Università di Torino. Nel novembre del 1938 entrano in vigore in Italia le leggi razziali, dopo che in Germania l'antisemitismo si è manifestato attraverso atti di violenza e sopraffazione. Tali leggi introducono gravi discriminazioni ai danni dei cittadini italiani che il regime fascista considera "di razza ebraica". Le leggi razziali ebbero un determinante influsso sul suo percorso universitario ed intellettuale. Le leggi razziali precludevano l'accesso allo studio universitario agli ebrei, ma concedevano di terminare gli studi a quelli che lo avessero già intrapreso. Levi era in regola con gli esami, ma, a causa delle leggi razziali, aveva difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi, finché nel 1941 non si laureò con lode, con una tesi in fisica. Il diploma di laurea riporta la precisazione «di razza ebraica». Le conseguenti difficoltà economiche e le leggi razziali resero affannosa la ricerca di un impiego. A questo periodo risalgono i primi esperimenti letterari, due brevi racconti pubblicati molti anni dopo all'interno della raccolta Il sistema periodico. Nel 1942 si trasferì a Milano, avendo trovato un impiego migliore presso una fabbrica svizzera di medicinali. Qui Levi, assieme ad alcuni amici, venne in contatto con ambienti antifascisti militanti ed entrò nel Partito d'Azione clandestino. Nel 1943 si inserì in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943, venne arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay, sul versante verso Saint-Vincent del Col de Joux (tra Saint-Vincent e Brusson), e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso Carpi, in provincia di Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei vennero stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato (con il

Le Opere Romanzi e racconti

- Se questo è un uomo (Torino: De Silva, 1947; n. ed. aumentata, ivi: Einaudi, 1958; n. ed. con postfazione di Cesare Segre, ivi, 2005) - La tregua (Torino: Einaudi, 1963) - Storie naturali (Torino: Einaudi, 1966), con lo pseudonimo di Damiano Malabaila e dal 1979 con il proprio nome - Se questo è un uomo, versione teatrale in collaborazione con Pieralberto Marché (Torino: Einaudi, 1966) - Vizio di forma (Torino: Einaudi, 1971), racconti - Il sistema periodico (Torino: Einaudi, 1975; n. ed. con l'intervista di Philip Roth, ivi, 2005), racconti - L'osteria di Brema (Milano: Scheiwiller, 1975); poi in Ad ora incerta - La chiave a stella (Torino: Einaudi, 1978; n. ed. con postfazione di Corrado Stajano, ivi, 2006), romanzo - La ricerca delle radici (Torino: Einaudi, 1981; n. ed. con introduzioni di Marco Belpoliti e Italo Calvino, ivi, 1997), antologia personale - Lilìt e altri racconti (Torino: Einaudi, 1981), racconti - Se non ora, quando? (Torino: Einaudi, 1982), romanzo - Ad ora incerta (Milano: Garzanti, 1984; n. ed. con L'osteria di Brema 1998), raccolta di poesie - Dialogo, con Tullio Regge, (Milano: Comunità, 1984; n. ed. Torino: Einaudi, 2005), a cura di Ernesto Ferrero - L'altrui mestiere (Torino: Einaudi, 1985; n. ed. con uno scritto di Italo Calvino, ivi, 2006), opera saggistica - I sommersi e i salvati (Torino: Einaudi, 1986; n. ed. con introduzioni di Tzvetan Todorov e

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numero 174.517) e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo.

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Levi attribuì la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate, come la conoscenza di un tedesco elementare. Verso la fine del 1944, insieme ad altri due prigionieri (poi deceduti) ottenne un posto presso il laboratorio della Buna, dove trovo’ condizioni meno disumane. Infine, nel gennaio del 1945, immediatamente prima della liberazione del campo da parte dell'Armata Rossa, si ammalò di scarlattina e venne ricoverato nel Ka-be (dal tedesco Krankenbau, in italiano "infermeria del campo"), scampando così fortunosamente alla letale marcia di evacuazione da Auschwitz.

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Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel romanzo La tregua, sarà lungo e travagliato. Si protrarrà fino ad ottobre, attraverso Polonia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Ungheria, Germania ed Austria.

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Mosso dalla prorompente necessità di testimoniare l'incubo vissuto nel lager, si gettò febbrilmente nella scrittura di un romanzo che fosse testimonianza della sua esperienza ad Auschwitz e che verrà intitolato Se questo è un uomo. In questo periodo conobbe Lucia Morpurgo, che diventerà sua moglie. Levi ebbe poi ad affermare che questo incontro sarebbe stato fondamentale per la stesura di Se questo è un uomo, permettendogli di passare dalla prospettiva dolorosa di un convalescente a quella descritta dall'autore nel libro Il sistema periodico.

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Nel 1947 terminò il manoscritto che venne pubblicato dal piccolo editore De Silva, dopo il rifiuto di Einaudi, con scarso successo di vendita. Nel 1956, a una mostra sulla deportazione a Torino, incontrò uno straordinario riscontro di pubblico. Riprese così fiducia nei propri mezzi espressivi. Partecipò a numerosi incontri pubblici (soprattutto nelle scuole) e ripropose Se questo è un uomo ad Einaudi, che decise di pubblicarlo. Questa nuova edizione incontrò un successo immediato. Nel 1959 collaborò alle traduzioni in inglese e in tedesco. Uno degli obiettivi che si era proposto scrivendo il suo romanzo era far comprendere al popolo tedesco che cosa era stato fatto in suo nome e di fargliene accettare una responsabilità. Incoraggiato dal successo internazionale, nel 1962, quattordici anni dopo la stesura di Se questo è un

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postfazione di Walter Barberis, ivi, 2007), opera saggistica Opere (Torino: Einaudi, 1987-90), in 3 volumi (collana «Biblioteca dell'Orsa» nn. 4, 6 e 8), a cura di Ernesto Ferrero, introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo Ferdinando Camon, Conversazione con Primo Levi (Parma: Guanda, 1991) Gabriella Poli, Echi di una voce perduta: interviste e conversazioni con Primo Levi (Milano: Mursia, 1992), con la collaborazione di Calcagno Primo Levi per l'Aned, l'Aned per Primo Levi (Milano: Franco Angeli, 1997), a cura di Alberto Cavaglion, introduzione di Bruno Vasari Conversazioni e interviste 1963-87 (Torino: Einaudi, 1997), a cura di Marco Belpoliti Opere (Torino: Einaudi, 1997), in 2 volumi (collana «NUE» n. 225), a cura di Marco Belpoliti, introduzione di Daniele Del Giudice Le parole di un uomo: incontro (Roma: Di Renzo, 1997), a cura di Milvia Spadi L'ultimo Natale di guerra (Torino: Einaudi, 2000), a cura di Marco Belpoliti, racconti sparsi L'asimmetria e la vita 1955-87 (Torino: Einaudi, 2002), a cura di Marco Belpoliti, raccolta di saggi comparsi su giornali e riviste Tutti i racconti (Torino: Einaudi, 2005), a cura di Marco Belpoliti.

Traduzioni

- Traduzione di I simboli naturali di Mary Douglas (Torino: Einaudi, 1979) - Traduzione de Il processo di Franz Kafka (Torino: Einaudi, 1983) - Traduzione de Lo sguardo da lontano di Claude Lévi-Strauss (Torino: Einaudi, 1984)

Prefazioni ed Presentazioni -

Prefazione a Léon Poliakov, Auschwitz (Roma: Veutro, 1968) Prefazione a Joel Konig, Sfuggito alle reti del nazismo (Milano: Mursia, 1973) Presentazione di Edith Bruck, Due stanze vuote (Venezia: Marsilio, 1974) Prefazione a Jacob Presser, La notte dei girondini (Milano: Adelphi, 1976) Prefazione a Luciano Caglioti, I due volti della chimica (Milano: EST Mondadori, 1979) Prefazione a Hermann Langbein, Uomini ad Auschwitz. (Milano : Mursia, 1984) Prefazione a Rudolf Hoss, Comandante ad Auschwitz (Torino: Einaudi, 1985) Prefazione a La vita offesa: storia e memoria dei lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti (Milano: Franco Angeli 1992), a cura Anna Bravo e Daniele Jalla

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uomo, incominciò a lavorare a un nuovo romanzo sul viaggio di ritorno da Auschwitz. Questo romanzo venne intitolato La tregua e vinse la prima edizione del Premio Campiello (1963). Nel 1975, dopo la pensione, uscì la raccolta di racconti Il sistema periodico, in cui episodi autobiografici e racconti di fantasia vengono associati ciascuno ad un elemento chimico. L'opera gli valse il Premio Prato per la Resistenza. Nel 1978 pubblicò La chiave a stella. Questo romanzo, concepito durante i suoi numerosi soggiorni lavorativi, rappresenta un omaggio al lavoro creativo ed in particolare a quel gran numero di tecnici italiani che hanno lavorato in giro per il mondo a seguito dei grandi progetti di ingegneria civile portati avanti dall'industria italiana dell'epoca (anni sessanta e anni settanta). Nel luglio del 1978 La chiave a stella vince il premio Strega. Nel 1982 tornò al tema della Seconda guerra mondiale, raccontando in Se non ora, quando? le avventure picaresche di un gruppo di partigiani ebrei di origini polacche e russe. Nel saggio I sommersi e i salvati (1986) tornò per l'ultima volta sul tema dell'Olocausto, cercando di analizzare con distacco la sua esperienza, chiedendosi perché le persone si siano comportate in quel modo ad Auschwitz e perché alcuni siano sopravvissuti e altri no. In particolare estese la sua analisi a quella che definì "zona grigia", rappresentata da quegli ebrei che si erano prestati a lavorare per i tedeschi controllando gli altri prigionieri nei campi di concentramento. L'11 aprile del 1987 Primo Levi morì cadendo dalla tromba delle scale della propria casa di Torino, dando adito al sospetto che si trattasse di un suicidio, ipotesi contestata da molti. Primo Levi abbandonò la fede ebraica dopo la terribile esperienza del lager: "Devo dire che l'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.", dichiarò in un'intervista.

[Source: www.wikipedia.org]

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TUTTIFRUTTI... gli ITALIANS si raccontano In questo numero intervistiamo: Thi Bay MIRADOLI

Chi e’ Thi Bay MIRADOLI? Chi sono risale ad almeno 2 generazioni fa quando mio nonno, uno studente Vietnamita incontra mia nonna materna, originaria del Sud Tirolo, in Francia, dove entrambi studiano. Si sposano e si trasferiscono nella Saigon nativa di mio nonno. Mia mamma, la loro terza figlia, nasce nel 1949. Quando mio nonno muore nel 1954 la Guerra e’ nell’aria e mia nonna torna in Francia con i figli. La sorella maggiore di mia mamma conosce uno studente Tunisino al liceo ed in un secondo tempo si sposano e trasferiscono in Tunisia. Mia mamma li visita durante le vacanze estive quando ancora un adolescente e conosce mio papa’, un italiano che vive a Tunisi. Mio nonno paterno e’ consulente per il governo Tunisino per lo sviluppo dell’industria turistica tunisina. Cosi’ come mio nonno materno si era portato la sua nuova sposina in Vietnam per iniziare una famiglia, cosi’ mio papa’ ha portato mia mamma in Italia per crearsi una famiglia. Una storia straordinaria... un incontro tra tante culture diverse, gia’ un secolo fa. ...e tu quando entri in scena? Io nasco ad Arezzo nel 1970 la prima di tre figli. La mia vita inizia in un casolare Toscano ristrutturato con 4 generazioni della mia famiglia paterna alle Vertighe (comune di Monte San Savino in provincia di Arezzo). Sono la settima femmina della 4a generazione nata nella ”casa del Monte” quindi mi chiamano Thi Bay (Bay = 7 in Vietnamita). Come si cresce in una famiglia cosi’ dinamica? A parte un breve periodo in Tunisia, dove ho fatto i primi passi, sono cresciuta in Sardegna, terra unica per cui nutro una vera e propria nostalgia. Ho fatto il liceo a Roma prima di vivere un anno a Flaine nelle Alpi francesi. Hai quindi mantenuto questo straordinario spirito del fondersi con il mondo... Nel 1990 (a 20 anni) ho seguito la famiglia a San Francisco dove ho ottenuto una laurea in antropologia con una laurea minore in urban studies (parte di scienze politiche). Ho lavorato e vissuto nella comunita’ immigrata Latino–Americana di San Francisco regalando una dimensione in piu’ ad un identita’ di se gia’ complessa non solo culturalmente, ma anche socialmente e moralmente. Nonni Materni – Anni ‘40

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...ma con un forte interesse per le attivita’ sociali, mi pare di capire... Ho lavorato in campo sociale e giuridico. Ho passato molto tempo in instituti di detenzione prima a San Quintino dove mi occupavo di programmi per i figli dei detenuti compresi quelli nel braccio della morte. Poi ho iniziato a lavorare con immigrati minorenni non accompagnati provenienti dal Messico, El Salvador e il Guatemala e coloro di seconda e terza generazione nati negli Stati Uniti che erano stati arrestati o erano coinvolti in gangs. Il lavoro in tribunale e la mancanza di una legislazione adeguata a minorenni transnazionali non accompagnati ha suscitato il mio interesse in diritto internazionale. Mi sono trasferita a New Jersey, e poi a New York nel 2004 e sono entrata alla Columbia University nel 2005 dove ho preso un master in relazioni internazionali con una specializzazione in diritto internazionale. In seguito ho lavorato in varie organizzazioni internazionali, la Missione di San Marino all’ONU e la UniCredito a New York. Ho anche passato un estate in Argentina dove ho intervistato Carlo Petroni, testimone sotto protezione governativa nel processo contro i membri della “Triple A” per cui era in vigore la domanda di estradizione dalla Spagna per l’ex presidente Isabella Peron. Il nonno materno, suo fratello e la loro zia cinese – 1924(?)

Il gruppo di lavoro con HABITAT International

Quando sei tornata in VN e perche’? Nel 2008 sono finalmente arrivata in Vietnam dove tutto cio’ che e’ accaduto precedentemente ha iniziato ad avere un senso. Un mondo nuovo, diverso e pieno di contraddizzioni, ma allo stesso tempo misteriosamente familiare e serenamente prevedibile. Che lavori hai fatto in Viet Nam? Ho insegnato all’Univerita’ di Can Tho per un anno prima di trasferirmi a Ho Chi Minh City dove adesso lavoro per il giornale Tuoi Tre. Cosa fai in questo momento? Durante i mesi passati ho lavorato come redattrice per il sito inglese di Tuoi Tre. Per il futuro ho altri progetti ma e’ troppo presto discuterne.

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Hai vissuto in ambienti culturali molto ricchi, quindi ti sei ritrovata nel paese dei nonni, alla ricerca delle fonti della tua famiglia. Come vivi questo intreccio straordinario di culture? Vivere in Vietnam mi concede di esplorare le radici di mia mamma, quindi anche le mie. Ho instaurato rapporti con dei parenti di mia mamma che vedo saltuariamente, ma tramite loro ho conosciuto anche altri parenti che vivono in varie parti del mondo durante le loro visite ad Ho Chi Minh City. Sto imparando molti dettagli sulla mia famiglia. Sto ricreando un mosaico che si era dissolto con il passare degli anni e vari eventi storici e personali. Ho anche visitato la casa dove e’ nato mio nonno, che fa ora parte del patrimonio artistico della citta’ cosi’ come anche il mausoleo di famiglia. Mio nonno era meta’ cinese quindi la famiglia e’ originaria di Cho Lon.

La Famiglia in America

Ma la sorprendente familiarita’ che spesso sento con questo paese e le sue culture viene forse anche dall’essere cresciuta in Sardegna e dai tanti valori che mi sono mancati durante la vita negli Stati Uniti. Il senso di famiglia, la natura quasi ritualistica dei pasti quotidiani in famiglia, l’importanza del cibo nel disegnare un identita’ culturale, le parentele affettive (oltre a quelle sanguinee), la reverenza per gli anziani e gli insegnanti, la relativita’ e routine quasi melodica della vita di paese, la vita inestricabile dalla natura circostante e la saggia rassegnazione agli eventi naturali. Pero’ forse tutto questo era molto piu’ vero quando vivevo nel Mekong Delta. Eppure le culture vanno analizzate in un rapporto dinamico con il cambiamento, in special modo in Viet Nam, che sta cambiando cosi’ velocemente... Ho Chi Minh City, come altri centri urbani nel paese, sta trascinando il Vietnam verso il suo nuovo futuro con tutte le inevitabili contraddizioni che cio’ comporta. E’ la destinazione preferita di tutti coloro che credono genuinamente nella metamorfosi economica nazionale con tutte le ricaudte benefiche che ne risulteranno per l’integrazione globale del paese ed il miglioramento della qualita’ della vita. HCMC e’ anche la meta preferita di coloro che sanno giovarsi delle opportunita’ offerte da questa svolta storica, ma non sono pronti a compromessi culturali e si ostinano a vivere nel loro mondo occidentale pieno di difetti occidentali, senza essere aperti ad ogni tipo di arricchimento o compromessi culturali. Si sta creando quindi una societa’ amorfa, opportunista ed alquanto superficiale tipica di ogni grande centro urbano; esasperata dalla presenza dell’uomo occidentale incapace di responsabilizzare la sua posizione spesso privilegiata. E tu come vivi questa contraddizione tra sviluppo (di cui anche tu sei un’attrice) e rispetto...

I primi passi: con la madre ed il cugino Massimo, in Tunisia nel 1971

Tutto cio’ e’ anche parte di me, delle mie (e nostre) esperienze e visioni culturali e della mia capacita’ di polemizzare, scegliere e ricreare. Tengo a puntualizzare che Il popolo Vietnamita ha conosciuto privazioni economiche e sociali estreme, sia a seguito della guerra che a causa di un embargo economico ingiusto. Non giudico quindi il loro percorso sfrenato verso lo sviluppo economico e l’integrazione internazionale spesso a discapito dell’ambiente o di certi altri valori. Cio’ nonostante supporto ogni iniziativa o tentativo di dialogo diretti a salvaguardare le vittime umane, naturali e culturali di uno sviluppo indiscriminato.

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Come vivi questo maelstrom culturale nell’ambiente di lavoro? Esistono specificita’ culturali vietnamite nella professione? In poco piu’ di due anni ho lavorato in 3 campi diversi in Vietnam: Universita’, ONG e Media. Ho lavorato sia in contesti misti (vietnamita-espatriati) che strettamente vietnamiti. In ogni caso ci sono stati ostacoli, come e’ normale che ci siano in ogni situazione lavorativa, ed opportunita’ di crescere sia professionalmente che personalmente. Il Vietnam ha un patrimonio lavorativo enorme, una popolazione giovane con tanto potenziale e tanta voglia di imparare. La pazienza tipica dell’impostazione confuciana e’ stata ultimamente forse un po’ offuscata dall’irrequietezza ed impazienza universalmente tipica dei giovani, ma per questo non possono di certo essere biasimati. Penso la cultura lavorativa locale sia di fronte ad un dilemma d’identita’ professionale: quanto emulare i sistemi ed i valori lavorativi occidentali (piu’ che altro americani)? Cosa e’ un sistema occidentale? Europeo? Americano? Specialmente quando contrastano con valori sociali locali con gerarchie sociali o famigliari che precedono l’ambiente lavorativo? Come non violare obblighi sociali ed adottare un linguaggio lavorativo considerato diretto da un lato ma maleducato da un altro? L’etica professionale stessa e’ spesso diversa tra un sistema lavorativo ad un altro. Ci troviamo influenzati da valori locali, Americani, Europei, Coreani etc. Manca prima di tutto consenso sulla identita’ del nuovo settore lavorativo vietnamita. In seguito manca anche una solida formazione professionale, non solo per quanto riguarda le mansioni lavorative specifiche, ma anche per quanto riguarda un’etica professionale uniforme e responsabile. Come hai trovato un punto di equilibrio in VN (se lo hai trovato)? Tra le mie passioni sono i viaggi e la fotografia. Mi ricordano della ricchezza culturale di questo paese e di quelli limitrofi (sono innamorata del Myanmar). Se non posso scappare da HCMC, faccio yoga: nutre lo spirito e fa bene alla salute. Quando posso torno in campagna a nutrire l’anima di valori genuini e per ricordarmi che i miei sacrifici quotidiani sono niente di fronte alle realta’ difficili di molte famiglie che conosco e che le affrontano con un incredibile determinazione, resilienza e nobilta’ di spirito.

In Myanmar

Passo anche molto tempo in pagode remote. Appena arrivata in Vietnam ho conosciuto il nostro console onorario, Carlo Anzon. Gli chiesi cosa lo ha tenuto in Vietnam cosi’ tanto tempo. Mi rispose: lo spirito della gente. Non penso di avere parole per poterlo spiegare meglio.

CHI Thi Bay MIRADOLI Sociologa, Antropologa, Master in Relazioni Internazionali Passione per i Viaggi, la Fotografia, lo Yoga CONTATTI E-Mail: thibay.miradoli@gmail.com mobile (+84) 123

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VIET NAM | MONDO Gemellaggio tra “ARDA Football Team” e Prodenone Calcio

Il Team della “ARDA Football Team” veste i colori del Pordenone Calcio

Un singolare gemellaggio ha legato il Pordenone Calcio alla squadra aziendale dell’ARDA. Artefice dell’iniziativa e’ Carlo ZAVAGNO, imprenditore che ha creato l’azienda in Viet Nam.

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Dopo una lunga esperienza professionale negli States, Carlo ZAVAGNO e’ approdato in Viet Nam, dove ha lavorato come consulente per un grande mobilificio inglese, nei pressi di HCMC. Quindi ha creato la sua azienda in Viet Nam. Da sempre appassionato di calcio (tifoso dell’Inter e del Pordenone) ha creato la sua squadra aziendale. Durante uno dei soggiorni in Italia ha contattato il Pordenone Calcio ed ha proposto alla dirigenza un gemellaggio. Il Direttore General Gianpaolo ZANOTEL ed il Presidente Mario LOVISA non si sono fatti pregare ed hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa. I vertici dei Ramarri hanno regalato alla piccola squadra vietnamita una muta della gloriosa maglia neroverde, che gli operai di ZAVAGNO indossano ora orgogliosamente nelle partite del Campionato locale.

Carlo ZAVAGNO e Pier Luigi BASSO, con la Dirigenza del PORDENONE Calcio I ‘Ramarri” del Pordenone Calcio avranno anche cugini vietnamiti, vestiti con la stessa casacca neroverde, da cui prendono il loro caratteristico nome.

CREDITS Piergiorgio GRIZZO

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1997

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Uscita Dalla Fornace

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Photo: Carlo PIZZATO

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