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NEWSLETTER N. 030 | 11 Dicembre 2011 Filename: [J-4.5.5-1.9.2.9-111211-Newsletter-030-ACA.doc]

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INTRODUZIONE

Care amiche, cari amici, questa newsletter e’ dedicata all’altruismo. L’altruismo e’ un sentimento che sembra rifiorire intorno a Natale, ma e’ in realta’ vivo tutto l’anno, grazie all’impegno ed alla generosita’ di tante persone di buona volonta’.

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La rubrica “TuttiFrutti” intervista Mattia MIANI, professore al RMIT di HCMC. Mattia ha appena vinto il premio come migliore insegnante per il 2010. Un italiano di cui essere orgogliosi... Altruismo come quello dei membri del Circolo ITALIA, con l’organizzazione - il 18 Dicembre - della Festa di Natale per i bambini. Ovvero con la serie di film “Cinema PARADISO - 4” che prosegue con successo. In allegato la locandina di programmazione, con tutti i dati per seguire la rassegna. Due iniziative culturali alla LUNA D’Autunno di Ha Noi: non mancate! Questa Domenica (111211) una serata di musica lirica a richiesta, con opere da Puccini, Mozart e Bizet ed altri. Una mostra di fotografie delle zone montane del Viet Nam, a cura di Gino BENELLI. Galleria Vittorio Emanuele II - MILANO

Altruismo come quello che si esprime nella Photo: Andrea DA GASSO collaborazione tra scuole italiane e vietnamite del progetto “Share”, di cui ci Disegnata dall’Architetto Giuseppe Mengoni, costruita dal 1865 al 1877. parla Anna BORGHI.

venne

In Copertina: La Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, un maestoso esempio di sistema di piazze e strade pedonali coperte. In Controcopertina: una tenera coppia vietnamita. Da Davide FEZZARDI. Cari saluti, Amedeo Cilento Questa Newsletter e’ ottimizzata per la visione su monitor. Stampare su carta vuol dire tagliare alberi. Cercate di farne a meno.

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ORGANIZZAZIONE

INVIATECI I VOSTRI PROGETTI E SAREMO BEN LIETI DI PROMUOVERLI E VEICOLARLI NELLA COMUNITA’ ITALIANA 2.1

STRUTTURA DI QUESTA NEWSLETTER

1.

Amedeo CILENTO – Editor, rubriche “TuttiFrutti”, “Buone Nuove”

3.

Andrea DA GASSO: contributi fotografici

2.

Anna BORGHI – Servizio sul progetto “SHARE”

4.

Gino BENELLI: contributi fotografici

CONTATTI

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Rosso su Cipria - HA NOI – 2009 Photo: Gino BENELLI in mostra: LUNA D’AUTUNNO 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội

2.2 - 10 REGOLE DI “NETIQUETTE” 1.

L’accesso alla Newsletter network ITALIA e’ aperto a tutti: Privati, Enti, Aziende, Istituzioni.

3.

La lingua ufficiale della Newsletter e’ l’italiano, ma contributi straordinari in altre lingue sono ben accetti.

5.

Sono particolarmente apprezzate le testimonianze fotografiche dell’Italia e del SEA (ed ogni bella foto).

2.

La Newsletter e’ rivolta agli italiani ed ai simpatizzanti dell’Italia nel Sud Est Asia (SEA)

4.

Sono bandite: le volgarita’, le polemiche personali, le polemiche politiche e tutte le tesi non provate.

6.

Tutte le foto ed i documenti sono pubblicati sulla Newsletter sotto: “Creative Commons Attribution Non-Commercial Share-Alike License” [http://creativecommons.org].

7.

Qualunque documento viene pubblicato sotto piena e completa responsabilita’ di chi lo invia.I documenti inviati devono sempre citare autori, fonti esterne e pagine web di riferimento.

8.

La Newsletter e’ opera di solo volontariato e segue la piu’ rigorosa etica no-profit. Nessun contributo verra’ richiesto e verra’ pagato.

9.

La Newsletter e’ mensile, con edizione nella seconda Domenica del mese.

10.

Iniziative ed annunci vengono pubblicati se inviati con almeno 5 giorni di anticipo sulla pubblicazione.

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TUTTIFRUTTI... In questo numero

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gli italians si raccontano Mattia MIANI

Caro Mattia, innanzitutto complimenti per il premio quale migliore insegnante RMIT del 2010. Parlaci un po’ te... Ho 34 anni, sono nato in provincia di Modena, ma ho studiato e vissuto a Bologna prima di prendere la strada per l’Asia. Quale e’ stata la tua formazione educativa? A Bologna mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, il corso fondato da Umberto Eco (quando era ancora selettivo e a numero chiusissimo) e ho anche completato la mia formazione con un MBA. Durante gli studi universitari ho vissuto per quasi un anno a Los Angeles in un programma di scambio con l’Università di California.

... e ed il tuo curriculum professionale? Professionalmente ho operato nel campo dei media, pubblicità e comunicazione d’impresa, con un occhio particolare alla comunicazione pubblica, istituzionale e all’uso delle nuove tecnologie. I miei interessi sono in qualche modo riassunti in un libro pubblicato nel 2006 insieme al collega Roberto Grandi, L’impresa che comunica, una sorta di summa del settore ad uso di manager e studenti universitari.

Quando sei arrivato in VN e perche’? Nel luglio 2010 c’è stata nella mia vita una congiunzione di eventi: per la prima volta dopo anni ho avuto la possibilità di cercare di concretizzare l’idea di trasferirmi all’estero e focalizzarmi maggiormente sull’insegnamento Ero stato diverse volte in Asia per brevi viaggi (la prima volta nel 2003 a Singapore per una conferenza) e non avevo dubbi che quella era la parte del mondo dove avrei voluto essere. Poi è stato tutto velocissimo: nel giro di alcune settimane ho ricevuto due proposte di lavoro e ho scelto il Vietnam senza in realtà saperne quasi nulla, mi interessava l’Università, RMIT, in quanto un’istituzione australiana con una garanzia di elevati statandard qualitativi. Sono arrivato il primo ottobre 2010. Mi ritengo fortunato: Dopo un anno dall’inizio della mia avventura ad Ho Chi Minh City sono felicissimo di essere qui.

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Quale e’ stato il primo impatto con il Viet Nam ed il successivo adattamento? La prima settimana sono stato perfino vittima di un episodio di road rage: il taxi su cui viaggiavo è stato letteralmente assalito da alcuni ragazzi per uno sgarbo ricevuto nel traffico. Però non mi sono mai scoraggiato per le difficoltà iniziali e mi sono adattato piuttosto velocemente. Per forza di cose sono diventato più paziente e tollerante, che sono le doti che consiglio a tutti di coltivare per vivere felici da espatriati. Un elemento positivo è stato che insieme a me ha preso servizio, unico altro italiano, anche Giovanni Merola. Nei primi sei mesi ci siamo supportati a vicenda e questo ha reso l’adattamento più facile. Quale e’ stato il tuo percorso formativo da insegnante? Ho alle spalle più di 3500 ore di corsi. Ho iniziato a insegnare giovanissimo: ad appena un anno dalla laurea, il mio Dipartimento all’Università di Bologna mi chiamò perfino per insegnare i miei primi due corsi universitari (Sociologia dei Nuovi Media e Comunicazione Politica). Dal 2003 a prima della partenza ho collaborato come docente con Alma Graduate School, la business school dell’Università di Bologna, presso la quale ho contribuito a sviluppare i corsi di comunicazione d’impresa e ho fondato (e diretto la prima edizione) del primo Executive Master per dirigenti di imprese cooperative.

Mattia alla premiiazione quale migliore insegnante RMIT 2010

In più ho sempre fatto attività di formazione presso aziende ed enti pubblici di solito su temi relativi alla scrittura professionale, il customer care, lo sviluppo di piani di comunicazione, l’uso delle nuove tecnologie nel marketing... Insomma un sacco di cose, ma paradossalmente solo una minima parte delle mie attività professionali. Ho deciso di trasferirmi anche per focalizzarmi maggiormente sull’insegnamento che è ciò che amo di più e devo dire di aver trovato un ambiente congeniale, dove per la prima volta ho tempo anche di riflettere su quello che faccio e sperimentare nuovi approcci. In quest’anno ho imparato molto come insegnante. Ad RMIT ora mi occupo di corsi di marketing, ma anche di entrepreneurship e corporate governance.

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Insegnare in una lingua terza: sfide e curiosita’? Ad RMIT la lingua d’insegnamento è l’inglese che padroneggio con sicurezza, ma rimane pur sempre una seconda lingua. È una seconda lingua anche per i miei studenti. Questo significa dover fare attenzione ad ogni parola che pronunci e verificare in continuazione il livello di effettiva comprensione della classe. Il fatto che l’inglese non sia la mia prima lingua penso però che alla fine sia un vantaggio: posso capire meglio le difficoltà di apprendimento dei miei studenti e cercare di immedesimarmi nei loro problemi. La realta’ educativa in VN?

(Photo: Andrea Da Gasso)

Mattia alla festa per la partenza di Martino CASTELLANI

Con un paese in cui più del 50% della popolazione ha meno di trent’anni non è una sorpresa che il settore dell’educazione a tutti i livelli sia a dir poco scoppiettante! I privati giocano un ruolo fondamentale e penso che pragmaticamente il Governo non li disdegni perché le sole università pubbliche difficilmente potrebbero soddisfare la domanda. Ma c’è di più: da quello che vedo nei miei studenti per il Vietnamita l’educazione è importante anche perché significa prestigio sociale e il lasciapassare per un “buon lavoro”. Per questo le famiglie sono anche disposte a fare grandi sacrifici per garantire una buona istruzione ai loro figli. E questo da parte mia non può che meritare rispetto.

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RMIT: strumenti, metodologie, strategie? RMIT è la prima università straniera invitata dal governo vietnamita per costituire un campus. Festeggia oggi 10 anni e ha circa 6000 studenti (includendo anche un 1500 studenti dei corsi di lingua). È una realtà interessante dove insegnare e studiare perché il titolo di studio conseguito è riconosciuto in Australia: quindi è come frequentare un campus australiano, ma in Vietnam. Gli standard qualitativi e i programmi sono quelli australiani, ma noi qui abbiamo il compito di contestualizzare i corsi alla realtà locale (per esempio tenendo conto della realtà del mercato locale). In Vietnam ci sono molte altre università straniere, ma a differenza di RMIT operano prevalentemente come franchising: offrono il loro nome (e know how) a un dipartimento di un’università locale. Il vantaggio di RMIT è che ha un suo campus, molto bello anche esteticamente, dove può sviluppare i suoi programmi nella più assoluta autonomia. In Australia, RMIT è una delle dieci università più riconosciute nei ranking, in particolare per i dipartimenti di ingegneria e design (presenti anche qui in Vietnam, ma il grosso degli studenti segue corsi di business). Mi piace molto il contesto didattico che ho trovato perché posso lavorare in classi di massimo 30 studenti (di solito 20-25) con cui posso stabilire un rapporto personalizzato e sviluppare attività centrate sul discente più interessanti della classica lezione frontale. Come giudichi i rapporti umani nell’ambiente di lavoro (Colleghi, Personale, etc.)? RMIT è un ambiente di lavoro multiculturale. Ho colleghi provenienti da almeno 20 diversi paesi e ognuno ha una storia da raccontare. C’è un certo spirito di corpo, io ripeto sempre che siamo come la legione straniera, ma senza le marce e alla fine non ci danno la cittadinanza australiana. Parlaci degli studenti vietnamiti... Sono ragazzi. E sono studenti. Hanno mille priorità e non solo la scuola. Non diversi da quelli che si potrebbero trovare in altri paesi. In ogni classe un 20% è svogliato e vuole giusto passare il corso (di solito la scarsa motivazione deriva dal fatto che sono stati i genitori a imporre il percorso di studi). Un altro 20% è composto da quelli che chiamo gli overachiever, che si impegnano al massimo e sono gratificati da un bel voto a fine del semestre. Il resto oscilla tra questi due estremi, ma complessivamente si impegna ed è rispettoso.

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Quali pensi siano gli obiettivi strategici nell’educazione? Quello su cui sicuramente devono lavorare per crescere è la curiosità intellettuale e la creatività. Anche studenti brillanti a volte conseguono risultati mediocri perché seguono troppo burocraticamente le istruzioni. Io voglio molto bene ai miei studenti (platonicamente s’intende) e mi impegno perché apprendano non solo dei contenuti, ma anche un metodo critico di lavoro. Come vedi lo sviluppo del Viet Nam (Economia, Cultura, Qualita’ della vita…)? Nella misura in cui lo sviluppo del paese consentirà di sviluppare anche risorse umane e capacità interne, penso che sia un paese con un futuro interessante. Il problema del Vietnam è il problema dell’economia globale: la rete di interconnessioni tra paesi è così stretta, ma anche così fragile, che basta poco per far cambiare la direzione del vento... Sei impegnato con pieno merito nel Circolo ITALIA: impressioni, progetti? È bello che ci sia ad HCMC un gruppo di italiani che cerca di organizzare attività culturali di interesse generale. È anche bello avere occasioni per parlare in italiano! Io sono impegnato in prima persona nel gruppo che organizza i film ogni due settimane da Pendolasco che stanno riscuotendo un rinnovato successo (ultimamente è sempre “sold out”). Era uno sbocco naturale, visto che amo molto il cinema. È anche positivo il fatto che stiamo parlando di una realtà informale e massimamente aperta. In continuazione di aggiungono nuove persone che possono portare le loro idee e farsi promotori di iniziative.

Photo: Andrea Da Gasso

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Come hai trovato un punto di equilibrio in VN (se lo hai trovato)? In Italia ero troppo focalizzato sul lavoro. Paradossalmente è qui in VN che ho trovato un buon equilibrio tra professione e cura delle relazioni con le altre persone.

Quali sono le tue passioni personali (extra lavoro)? Colleziono (ma dovrei dire collezionavo) penne stilografiche, libri antichi e monete… tutti articoli che qui è quasi impossibile reperire. Meglio così, perché sono passioni che possono portare alla rovina finanziaria. Sono molto attratto dall’antiquariato asiatico, specie quello giapponese, ma ancora non in grado di valutare ciò che c’è di genuino in mezzo a un mare di riproduzioni a basso costo. E di certo è un settore dove vale il detto caveat emptor. Cosa fai in questo momento? Oltre che nell’insegnamento, sono impegnato con Giovanni Merola in un progetto di ricerca sulla percezione delle marche italiane in Vietnam su cui spero di raccontare i risultati anche su questa newsletter!

Progetti per il futuro? Per ora mi godo il presente.

CHI Mattia MIANI Laureato in Scienze della Comunicazione a Bologna; MBA. Professore di marketing, entrepreneurship e corporate governance al RMIT (Royal Melbourne Institute of Technology) di HCMC – Viet Nam CONTATTI E-Mail: mattia.miani@rmit.edu.vn LinkedIN: http://www.linkedin.com/in/mattiamiani URL: www.mattiamiani.it

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MUSICA

Il Ristorante LUNA D’AUTUNNO, al 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội, si sta strutturando come un vero e proprio Centro Culturale italiano. Non perdete il prossino appuntamento con la Migliore Musica Lirica. ATTIVITA’ 7.1 COSA

QUANDO

LUCEVAN LE STELLE... ALLA LUNA

Domenica 11 Dicembre 2011, h. 20:30 (Programma: ogni meta’ mese / Mercoledi’)

OGGETTO

COME

Concerto di Musica Lirica. Serata con Arie di Handel, Bellini, Puccini, Mozart, Bizet ed altri.

Ingresso Gratuito

DOVE

CRONOGRAMMA

Ristorante LUNA D’AUTUNNO 78 Thợ Nhuộm, Hà Nội

Inizio Concerto: 20:30 Si consiglia di prenotare / arrivare in anticipo

CHI

CONTATTI

Organizzazione: Gino BENELLI Sponsors: ARISTON, PIAGGIO, PUNTO ITALIA, VIET-IT WINES, HUNG YEN.

LUNA

lunadautunno@gmail.com 04 38237338 - 04 39424167

PROGRAMMA 1. Handel - Rejoice Greatly 2. Handel - Ombra ma fu 3. Mozart - Madamina – Don Giovanni 4. Mozart - Porgi amor (Matrimonio di Figaro) 5. C. Frank - Panis Angelicus 6. Adam - O Holy Night 7. Puccini - La Rondine 8. Schubert - Ave Maria 9. Bellini - Casta Diva - Norma 10. Bizet - Toreador 11. Humperdink - Adendsegen – Hansel und Gretel

Musicisti

Quartetto d’Archi dell’opera di Ha Noi

Cantanti

Thang Long Van Khuyen Thanh Binh

Soprano Soprano Tenore

Manh Dung

Baritono

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ATTIVITA’ SOCIALI

Anna BORGHI

VIETNAM e ITALIA: A SCUOLA DI CONDIVISIONE

Condividere l’arte tra due scuole, una italiana e una vietnamita, realizzare diversi laboratori partendo dalle stesse opere d’arte, appuntare sensazioni ed emozioni di bambini dalle storie differenti, significa scambiare qualcosa di importante. Il denaro non c’entra nulla e nemmeno i tanti giochi non usati o i vestiti un po’ dismessi che tante volte pensiamo di regalare al Sud del Mondo, in un’ottica di certo utile ma spesso un po’ limitativa se non altro perché produce doni a senso unico. In questo progetto d’arte, lo scambio che si viene a creare è democratico, a doppio senso e attraverso le parole e i lavori dei bambini italiani e vietnamiti, si crea un unico grande laboratorio di respiro internazionale. Bambini dalle culture differenti, ma uniti insieme dalla stessa e grande volontà di “fare”. Anna BORGHI

Il Vietnam, una scuola. La scuola Truong Pho Cap si trova ne quartiere Binh Thanh di Ho Chi Minh City. La sua fondazione risale a tredici anni fa e, leggendo la storia delle sue origini, si può immaginare come gli inizi siano stati pressoché pionieristici. Nasce su spinta di alcune insegnanti del quartiere, decise nell’aiutare bambini con disagi sia economici (e quindi impossibilitati nel pagare le normali rette scolastiche), che sociali, vale a dire per quegli alunni dalle storie molto difficili, nelle quali la povertà materiale si integra a dinamiche di povertà psicologica e intellettuale. Le insegnanti sono Doan e Tran, e nel quartiere iniziano a bussare casa per casa, cercando di far capire alle famiglie dei bambini l’importanza di frequentare una scuola e la credibilità del loro progetto educativo.

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In breve tempo si sono conquistate l’appoggio del governo vietnamita e di moltissime persone tanto che, dopo un paio d’anni di attività didattica, gli alunni erano praticamente raddoppiati. Oggi Tran e Doan sono ancora il motore attivo della scuola Truong Pho Cap, la prima è l’insegnante della quinta classe (i ragazzi più grandi che vanno dai 12 ai 16/17 anni), mentre Doan è diventata direttrice e assistente sociale, grazie anche ad una continua formazione nel campo del disagio sociale e della didattica.

Sopra

La prima classe (6-9 anni)

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Dal 2005 si è unita al gruppo l’insegnante Khanh, che segue principalmente i bambini delle prime classi (6/11 anni). Nel momento in cui sono arrivata a scuola, ossia nel giugno 2011, si contavano più di 80 tra ragazzi e bambini. Ci sono 2 piccole aule per i bambini dai 6 agli 11 anni, una grande sala per i ragazzi dai 12 ai 17 anni.

Prima fase del laboratorio: visioniamo le opera d’arte, le osserviamo e le commentiamo insieme

In un’aula è stata sistemata una libreria che piace tantissimo ai bambini, ma considerarla biblioteca sarebbe un po’ esagerato. Un piccolo cortile fronteggia l’ingresso della scuola e spesso è l’unico spazio libero dove poter giocare al di fuori della strada. La classe dei “grandi” (12-16 anni) Lavori nella seconda fase del laboratorio

L’aula adiacente alla sala principale, abbastanza grande ma purtroppo non molto luminosa, è diventata l’aula di pittura, dove da giugno programmo e conduco laboratori d’arte per tutti gli alunni.

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Progetto share

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Italia e Vietnam condividono l’arte Nel mio lavoro in Italia, portato avanti fino a Marzo 2011, mi è capitato di entrare in contatto con molte realtà differenti. Ho realizzato laboratori d’arte per musei e istituti italiani, tra cui molte scuole primarie e dell’infanzia. Il trasferimento a Ho Chi Minh City non ha decretato la rottura di questi legami, acquisiti nel corso degli anni, ma anzi, ha permesso ad alcuni di saldarsi maggiormente, con collaborazioni che procedono tutt’ora grazie alle mie frequenti trasferte in Italia. Il progetto SHARE: Italia e Vietnam condividono l’arte è partito nel settembre 2011 e continuerà fino a giugno 2012 a coprire un intero anno scolastico. Le scuole coinvolte sono la Truong Pho Cap in Vietnam, di cui abbiamo parlato poco sopra, e la San Giovanni Bosco in Italia, una scuola in provincia di Varese particolarmente sensibile all’arte e alle questioni sociali.

Tam nell’aula di pittura

All’inizio è proprio la scuola S. Giovanni Bosco a pensare ad un “ponte” culturale Italia/Vietnam da costruire durante tutto l’anno scolastico, cosa che subito viene accolta con entusiasmo dalle insegnanti della scuola Truong Pho Cap. Da lì è partita l’idea di mostrare le stesse opere d’arte, sia ai bambini italiani che a quelli vietnamiti, stimolando entrambi alla formazione di un pensiero critico, fondato sull’osservazione e la valutazione. Infatti da sempre questi laboratori, in linea con il pensiero di Bruno Munari e del pedagogista Marco Dallari, partono dalle opere d’arte per indagare il mondo che ci circonda (così differente se pensiamo ad Italia e Vietnam, ma in fondo mosso dalle stesse forze), favorendo così lo sviluppo di un pensiero libero, ragionato e indipendente. Le insegnanti intanto, sia da una parte che dall’altra, prenderanno nota delle affermazioni dei bambini, dei loro pensieri sulle opere d’arte e sui lavori realizzati.

Tutti queste riflessioni sull’arte, insieme alle opere realizzate nei due mondi, faranno parte di una mostra collettiva e internazionale in cui gli artisti saranno proprio i bambini. SHARE è una via per condividere pensieri, sensazioni ed emozioni sull’arte, per unire simbolicamente due nazioni diverse per origini e cultura, ma unite insieme nel sostegno all’infanzia e nello sviluppo culturale reciproco.

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LABORATORI INSERITI NEL PROGETTO SHARE (OTTOBRE/NOVEMBRE 2011)

ITALIA – (Ottobre) MUNARI- labo “La scuola” CHRISTO- labo “Orange” BURRI/FONTANA- labo “Il mondo tutto ruvido, il mondo tutto liscio” VIETNAM – (Novembre) MUNARI- labo “The school” CHRISTO- labo “The project” BURRI/FONTANA- labo “Water and Fire Progetti in corso: come fare volontariato a Truong Pho Cap Nell’agosto 2011 abbiamo organizzato dei lavori di ristrutturazione dell’edificio della scuola vietnamita, i cui muri giacevano in condizioni precarie. Insieme alle maestre, a ragazzi vietnamiti e ad alcuni amici italiani che ci hanno aiutato, abbiamo scrostato la vecchia vernice, imbiancato e posato piastrelle sui muri fino ad un’altezza di un metro e mezzo. In una settimana la scuola ha assunto un nuovo aspetto, ma i lavori da portare avanti sarebbero ancora tanti. Un’altra iniziativa importante è partita dal primo novembre 2011 e rappresenta un progetto innovativo per le scuole statali vietnamite: la mensa scolastica. Voluta fortemente dalle insegnanti, vista l’emergenza alimentare in cui versavano alcuni bambini trascurati dalle famiglie e non adeguatamente alimentati, la mensa accoglie più di venti bambini, i quali ricevono gratuitamente ogni giorno un pasto in una box preparata all’esterno della scuola e completa di riso, verdure, minestra, carne o pesce. Da settembre sono iniziati i corsi di inglese: uno gestito da un’associazione vietnamita/americana e inserito nell’orario scolastico per tutti gli alunni, l’altro è condotto da Louis, un giovane volontario che propone un incontro a settimana per i ragazzi che vogliono approfondire la lingua. Essendo la scuola un ambiente molto familiare e aperto anche ad accogliere persone di diverse origini e culture, collaborare con loro o aiutare a fare qualcosa è molto semplice. Un esempio è dato da Alessandra, italiana residente in Vietnam, che a dicembre verrà alla scuola e porterà ai bambini un regalo speciale: la lettura animata di un libro. Anche aiutare durante la mensa sarebbe possibile, e si verrebbe a creare uno scambio diretto con una realtà particolare della nostra città e, soprattutto, un appoggio “in prima linea” con questi bambini che, prima di aiuti economici, hanno bisogno di relazioni e di affetto. Il circolo ITALIA sta programmando una festa alla scuola Truong Pho Cap, che si terrà domenica 14 gennaio per festeggiare l’arrivo del Tet. Ci saranno giochi, canti e balli, laboratori d’arte oltre che piccoli doni simbolici per tutti i bambini partecipanti.

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Sopra: Opere dâ&#x20AC;&#x2122;arte esposte in aula laboratori

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Sotto: Anna e la direttrice Doan, osservano i lavori dei bambini a laboratorio concluso

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Alto a sinistra: Il momento della mensa Alto a destra: Anh (che traduce

dallâ&#x20AC;&#x2122; inglese al vietnamita durante i laboratori) insieme ai bambini Sotto a sinistra: Un bambino espone una sua opera Sotto a destra: Seconda fase del laboratorio: lavoriamo attivamente con i materiali e la pittura

informazioni Scuola Truong Pho Cap La 3 Loj, Cu Xa Tan Cang, P 25, Binh Thanh District, HCMC â&#x20AC;&#x201C; VIET NAM CHI Anna BORGHI E-Mail: borghi_anna@virgilio.it Mobile vn: +84 (0)1218427639 Mobile it: +39 3343185567

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BUONE NUOVE Alessandro Sala

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L'uomo che torturava gli orsi. E ora li salva. Un piccolo allevatore vietnamita ha deciso di consegnare spontaneamente i 14 animali da cui ricavava bile Sono ancora 16 mila i plantigradi prigionieri Tra Vietnam, Cina e Laos Il signor Nguyen Ngoc Tien è uno di quelli contro cui fino a pochi giorni fa sarebbe stato normale prendersela, essendo lui il proprietario di una delle tante «fattorie della bile» del Vietnam, veri e propri luoghi di detenzione e tortura nei quali vengono tenuti prigionieri gli orsi neri asiatici, meglio conosciuti come gli orsi della luna, per la caratteristica mezzaluna bianca che macchia la loro pelliccia all'altezza del torace. Chiusi in gabbie e sottoposti a violenze e sofferenze continue, questi animali vivono con dei tubicini collegati ad una pompa medica che raccoglie la bile prodotta dalla loro cistifellea, considerata miracolosa nella medicina tradizionale cinese e orientale e per questo molto richiesta dal mercato.

L'ALLEVATORE PENTITO - Queste pratiche di estrazione di liquido epatico sono state vietate in Vietnam già dal 1992, ma secondo i calcoli dell'associazione Animals Asia Foundation, l'associazione fondata nel 1998 dalla veterinaria britannica Jill Robinson che si occupa del loro salvataggio e recupero, sono almeno 4 mila quelli ancora detenuti negli allevamenti sparsi un po' ovunque nel Paese. Ma qualcosa potrebbe ora cambiare e la svolta potrebbe arrivare proprio dal gesto del signor Nguyen. Il quale ha deciso di consegnare spontaneamente i suoi orsi dopo avere visto in televisione un documentario sul lavoro di Animals Asia. «Quell'uomo ha avuto l'opportunità di vendere gli orsi - ha spiegato il direttore di Animals Asia in Vietnam, Tuan Bendixsen -, ma con grande responsabilità ha deciso di consegnarli alle cure della nostra associazione. E ora sta provando ad incoraggiare gli altri allevatori a seguire il suo esempio. Vogliamo vedere la fine di questo crudele mercato in tutto il Vietnam, perché nessun altro orso debba più subire questo terribile sfruttamento».

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NON SOLO VIETNAM - In realtà le «fabbriche della bile» non sono presenti soltanto in Vietnam: anche Laos e Cina sono disseminati di allevamenti di orsi neri tenuti prigionieri e seviziati per estrarre il loro prezioso liquido. Prezioso ma in realtà fino ad un certo punto: sul mercato sono disponibili numerose alternative sintetiche ed erboristiche alla bile degli orsi, più economiche, facilmente reperibili e più sicure per i consumatori, visto che le condizioni igieniche dei prelievi nelle fattorie sono quelle che sono e che non è difficile che la bile estratta sia contaminata da pus, sangue e feci. Ma le antiche credenze sono dure a morire e la richiesta per farmaci prodotti con bile è ancora elevata. Complessivamente si calcola siano circa 16 mila gli esemplari finiti nelle gabbie e sfruttati fino alla morte. IL «SANTUARIO» di TAM DAO - Animals Asia sta però facendo opera di sensibilizzazione a livello globale e l'esempio vietnamita potrebbe essere particolarmente d'aiuto. Proprio in Vietnam, nei pressi di Hanoi, è stato realizzato anche uno specifico centro di recupero di questi animali, che non possono essere rimessi in libertà in un ambiente selvaggio, dopo anni di prigionia. Nella struttura, che sorge nel parco nazionale di Tam Dao, hanno trovato rifugio già almeno 300 plantigradi sottratti alle fattorie. Anche i 14 orsi consegnati dall'allevatore pentito hanno raggiunto il «santuario» di Animals Asia, dopo un viaggio di 2 mila km che si è protratto per cinque giorni ed è stato seguito dal corpo forestale e dal dipartimento di protezione animale del Vietnam.

NON SOLO VIETNAM - In realtà le «fabbriche della bile» non sono presenti soltanto in Vietnam: anche Laos e Cina sono disseminati di allevamenti di orsi neri tenuti prigionieri e seviziati per estrarre il loro prezioso liquido. Prezioso ma in realtà fino ad un certo punto: sul mercato sono disponibili numerose alternative sintetiche ed erboristiche alla bile degli orsi, più economiche, facilmente reperibili e più sicure per i consumatori, visto che le condizioni igieniche dei prelievi nelle fattorie sono quelle che sono e che non è difficile che la bile estratta sia contaminata da pus, sangue e feci. Ma le antiche credenze sono dure a morire e la richiesta per farmaci prodotti con bile è ancora elevata. Complessivamente si calcola siano circa 16 mila gli esemplari finiti nelle gabbie e sfruttati fino alla morte.

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TORTURE E CRUDELTA' - Il procedimento di estrazione della bile è particolarmente cruento e finisce con il compromettere lo stato di salute generale degli animali. Gli orsi - spiegano ad Animals Asia - vengono drogati con ketamina, immobilizzati con funi all'interno delle gabbie e una volta resi inoffensivi il loro addome viene ripetutamente perforato con aghi arrugginiti lunghi 10 centimetri fino a quando, spesso dopo numerosi tentativi, viene identificata e raggiunta la cistifellea. Credits

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La bile viene estratta poi con l'ausilio di una pompa medica. «Il salvataggio - sottolineano i volontari della sezione italiana della fondazione - mostra con evidenza le atrocità ai danni di questi animali: malnutrizione e deperimento cronico, vistose cicatrici alla testa, denti spezzati, cheratosi, ernie addominali». A ogni orso recuperato verrà chirurgicamente rimossa la cistifellea, ormai danneggiata in modo irreparabile. «Ci sono tragedie di fronte alle quali preferiamo chiudere gli occhi - si legge nel messaggio di benvenuto del blog di Animals Asia Italia -. Ci sono mondi a noi lontani e volutamente sconosciuti in cui la sofferenza e la tortura si consumano con silenziosa indifferenza;. Ci sono animali ai quali la bestialità umana ha sottratto ogni gioia di vivere».

SOURCE

CORRIERE della SERA, 2011-12-06

informazioni Animals Asia Foundation Italia Onlus P.zza San Marcellino 6/5 16124 - Genova Tel. +39 010 2541998 - Fax +39 010 2545137

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