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Alfio Armando Licciardello

IL MAIALE E LA GRAMIGNA

Absolutely Free Editore


Il Maiale e la Gramigna ...............................................................5 Prologo .........................................................................................8 Capitolo 1 ...................................................................................10 L’inizio ........................................................................................25 Il buio .........................................................................................28 Capitolo 2 ...................................................................................36 Capitolo 3 ...................................................................................40 Capitolo 4 ...................................................................................65 Capitolo 5 ...................................................................................73 Capitolo 6 ...................................................................................79 San Pietro e l’anziano .................................................................83 Capitolo 7 ...................................................................................91 Capitolo 8 ...................................................................................97 Capitolo 9 .................................................................................104 Capitolo 10 ...............................................................................107 Capitolo 11 ...............................................................................110 Capitolo 12 ...............................................................................121 Capitolo 13 ...............................................................................133 Capitolo 14 ...............................................................................144 Capitolo 15 ...............................................................................151


Capitolo 16 ...............................................................................156 Capitolo 17 ...............................................................................169 Capitolo 18 ...............................................................................178 Capitolo 19 ...............................................................................182 Ringraziamenti ........................................................................198


Il Maiale e la Gramigna di Alfio Armando Licciardello

Progetto editoriale: Absolutely Free sas Grafica e impaginazione: Nicoletta Azzolini Š Copyright, 2011 Absolutely Free Editore via Roccaporena, 44 - 00191 Roma E-mail: info@absolutelyfree.it Ăˆ vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche a uso interno o didattico, non autorizzata ISBN 978-88-97057-30-7


La mente oscilla tra i lampi e la pioggia Alla ricerca di una grotta asciutta dove, in silenzio, attendere...


Prologo «Perché lo hai fatto?». Mi urla in faccia, mi lancia il suo odio; la sua saliva è amara, acida; brucia . Non capisco quello che sta accadendo; non so di cosa parla. Un pugno, due pugni ; schiaffi, mi alzo dal letto per cercare di scappare dai suoi colpi. Avverto la rabbia, l'oscurità che sale , la mia anima che non riesce a reagire, che precipita nel buio. Un fuoco cresce dentro di me, non so perché, non so cos'è; cerco di reprimerlo, mi alzo per cercare di rincuorarla; si alza anche lei, ci avviciniamo, ricomincia a colpirmi sul viso, sul petto: pugni, schiaffi , le prendo le mani, mi graffia, si allontana, si mette sul letto, si accovaccia, riparte per colpirmi , mi fa male, e non capisco, non so perché, ma sento odio dentro; quel fuoco non riesco più a reprimerlo... Sangue, mobili rotti, vetri a pezzi, lei tremante, ancora sangue, la sirena della polizia, l'ambulanza, qualcuno mi afferra, svengo, dolore alla testa... buio. Ora sono qua era da molto tempo che lo pensavo; nessuno credeva potesse accadere, ma io sì . Lo avevo notato, si nascondeva in quello sguardo, nei suoi sorrisi troppo accondiscendenti, nelle moine del bastardo che sa come affascinare la gente.


Da troppo tempo la sua presenza, mi era diventata insopportabile. Ogni volta che parlava di Lei era‌ distratto, come se la inseguisse in pensieri strani, pensieri che non mi piaceva immaginare nella sua testa.


Capitolo 1 Ogni storia ha un inizio. Ogni sogno, inizia da una piccola morte. Dormire, morire, sognare... I ricordi si rincorrono nella mia mente , sono confuso... Come sono arrivato a tutto questo...? Ho poche certezze ma una di queste è che la amo, continuo ad amarla, nonostante tutto, nonostante...lui. Sì, amo Elisa... Chi è? Beh, Elisa... Elisa è mia moglie; una splendida donna dagli occhi color nocciola, il viso dolce, un ovale quasi perfetto, la pelle chiara piena di piccoli, graziosi nei; no, non è molto alta , ma per me è come se fosse un gigante, è la mia ragione d'essere. Tutto della nostra vita insieme era stupendo; era splendido; acchiapparla, buttarla sul letto , fare le pernacchie sull'ombelico , trattenerla per i polsi, cavolo quanto lo odia, e farle l'amore, beh quello lo odia un po' meno. Sì, comincio a ricordare. mi chiamo Angelo, facevo il salumiere presso un piccolo alimentari per mantenermi agli studi, lei, splendida, veniva da un paese abbastanza vicino per poterci andare in auto ma tanto lontano da spendere almeno tre ore e mezza per fare andata e ritorno. Abbiamo deciso di sposarci (apparendo come degli esseri sprovveduti e superficiali) perché non ci bastava vederci ogni quindici giorni


per poche ore; ci amavamo come si possono amare due ragazzi, senza compromessi, totalmente. L'alternativa al nostro matrimonio era quella di lasciare che ognuno proseguisse per la sua strada; sarebbe stato il mio più grande errore. Per seguirmi , ha dovuto abbandonare il lavoro che aveva nella sua città , ricominciando tutto da zero. I soldi non bastavano mai, sembrava non ci fosse modo di trovare un euro, tra affitto, bollette e università. Ma alla fine riuscivamo, comunque, a superare i momenti difficili. E sono riuscito a laurearmi. Certo, devo la mia laurea a lei, alle sue lotte, ai suoi bronci, ai suoi ricatti, spesso di tipo sessuale... Tutti trucchi di bassa lega che usava per farmi studiare, anziché giocare con lei dopo una giornata in cui mi ero rotto le palle a forza di dire «Cosa desidera signore ?» oppure «Guardi, questa merda di prosciutto è il migliore, certo che il formaggio è fresco, gli ho tolto la muffa da appena cinque minuti». Il periodo successivo alla laurea è stato strano: da un lato c'era la speranza di migliorare le nostre condizioni di vita, dall'altro tutto sembrava fermo, congelato, come i piselli che sistemavo nel banco frigo. Al lavoro era ogni giorno più faticoso, un laureato che dice: «Signore desidera?»
 oppure «Signore come posso aiutarla?» Avevo studiato tanto non certo per essere “dottore in salami e mortadelle”.


Si sa, la frustrazione te la porti a casa, la indossi come un vestito marcio e la addossi, paradossalmente, alla persona più vicina; ero quasi sempre di pessimo umore, sembravo avercela con il mondo intero. Così ci siamo ritrovati a discutere sempre più spesso con Elisa, a volte anche con astio. Un giorno, esasperata, mi dice di darmi una mossa, che è stanca di stare appresso a un “perenne scontento”,chiamandomi esattamente così, con un sorriso imbronciato che avrei voluto strappare e tenere con me fra le otto meraviglie del mondo. Sono stanco adesso, non mi va di ricordare. Sento il buio addosso e le urla che mi scorrono attraverso. Sono bagnato come un bambino che è appena nato, pieno di liquido amniotico; i miei ricordi devono essere questo, la mia rinascita. Si accavallano uno sull'altro rapidi, avvolgenti. Successe una mattina, una mattina come tante altre in cui ero più stanco del solito, stanco di rinfacciarmi le mie sconfitte, deluso dal mio essere un perdente . Quella mattina acquisto il “Mercatino”, un giornale locale di annunci vari. Quello che mi ha colpito, era un annuncio che cercava agenti per vendere apparecchi acustici, cercava “possibilmente laureati” e, del resto, sembrava il solo che valesse la pena di approfondire in mezzo ai vari “cercasi venditori, offresi provvigioni”, “cercasi camerieri”, cercasi banconisti”, mi è sembrato il più vicino a quello che cercavo dalla mia nuova vita. Telefono al numero indicato sull'annuncio e una voce calda e accogliente mi invita alla selezione che verrà attuata presso la sede dell'azienda.


Segno sul foglio del Mercatino dove era presente l'annuncio il giorno per presentarsi e l'indirizzo presso cui farlo. Ero passato un sacco di volte da quella via senza mai rendermi conto che, forse, il mio futuro sarebbe partito da lì. Vado all'appuntamento e scopro che è una mezza sciocchezza, una piccola bottega di apparecchi acustici. Nella vetrina in verde, come per i numeri telefonici gratuiti tipo 800, capeggiava il nome del “negozio” e un numero di cellulare che non aveva nulla a che fare con quelli gratuiti. L'occupazione sarebbe consistita in pochi soldi e tanta fatica. La persona che mi illustra il tipo di lavoro di cui mi dovrei occupare è un tipo affabile e molto coinvolgente, si presenta come Giovanni Lepre, ma dice di chiamarlo Dante, anche se non ne capisco il motivo; è un omone molto alto, con grandi mani e una voce molto suadente, il viso squadrato che mi ricorda una persona famosa... Sì, ora che ci penso somiglia fisicamente a Peruzzi, il famoso portiere di calcio; molti muscoli, occhi pieni di forza di volontà e una sorta di timore reverenziale che riesce a incutere probabilmente per il suo modo di muoversi. In questo momento qualunque cosa va bene, devo scappare dal lavoro di salumiere, se no rischio di impazzire. Decido di accettare, voglio provare a investire su me stesso, sulla mia forza. Devo darmi un'opportunità di cambiare, Elisa me l'ha donata, adesso tocca a me. Oggi, 23 gennaio, la mia seconda vita ha inizio. Il lavoro non è molto complicato anche se presenta delle incognite: si tratta di andare a proporre degli apparecchi


acustici che potrebbero essere forniti gratuitamente anche tramite L'ASL, andando a fare delle visite nelle case delle persone che ci verrebbero segnalate da personale medico o paramedico accondiscendente. Il rapporto col mio datore di lavoro è molto fruttuoso, non tanto per la vendita di apparecchi, quanto per le lezioni che mi faceva su Programmazione Neurolinguistica e Drammatizzazione. La PNL è un modo carino per fottere la gente: studiavamo come parlare, muoverci e ribattere alle critiche, in pratica dovevamo essere come degli imbonitori televisivi che urlano e strepitano per dire che il mio è meglio. Questo, ho imparato successivamente, è la base per essere un venditore. Il lavoro in sé era una gran rottura di palle: partivamo tutti insieme la mattina presto e venivamo lasciati in una zona, il più delle volte paesi dell'entroterra, con il nostro strumento per misurare l'udito e tanta buona volontà, alla mercé di anziani , spesso logorroici e pieni di saliva. «Buon

giorno, sono il Dr. Ricciarelli, c'è la signora Anna?» dall'altro lato del

cancello di ferro, una voce stridula: «Anna

cui, cà non c'è nessuna Anna».

«Anna

Frisello» dico stupito, forse l'indirizzo era sbagliato.

«Anna

Frisello... Ah sorannuzza, mossi tre anni orsono»

Non erano pochi gli anziani deceduti ma qualche volta, se eravamo fortunati, trovavamo qualcuno che non era ancora dentro la sua fossa, anche se la terra cominciava a essere smossa.


Alcune storie però, mi sono rimaste nel cuore e alcuni anziani mi hanno aiutato a crescere. «Buon «Ah

giorno, sono il dottor Ricciarelli»

, un duttori, è venuto per la visita? Acchianassi»

La voce era molto cordiale e mi invitava a salire in casa, dove mi presentai con il mio audiometro e mi apprestai a sistemarlo. La casa era spoglia, due donne con abiti dismessi e molto eleganti nella loro povertà mi guardavano meravigliate. «Senta,

dutturi, ma fino a uoggi nessuno ci fici questa visita».

«Signora,

io mi occupo di visite per l'udito» la mia voce volutamente bassa

richiama un «Chi

dici?»

«Sono

un dottore per l'udito, L'UDITO, la visita è gratis» la parola gratis ha sempre

il suo fascino anche se ogni cosa ha sempre un suo prezzo, che sia visibile o meno. Guardo le due vecchine e le vedo inermi. Se avessi voluto, le avrei potute derubare anche della loro anima, del resto sembra che possedessero solo quella. Preparo l'audiometro per la misurazione dell'udito, lo accendo , metto le cuffie sulla vecchina che avevo in elenco e inizia lo spettacolo. Inizio con frequenze che nemmeno un bambino può sentire e comincio a scuotere la testa «Accidenti»

affermo dispiaciuto.

L'altra vecchina sgrana gli occhi preoccupata


«È

grave mia sorella dottore?» quando si ha paura, stranamente, esce fuori qualcosa

di nobile o miserabile da ognuno di noi. Le due donne sembravano principesse di un tempo lontano. Oggi non desidero svendermi alla fiera del dio Denaro, soprattutto non ho nessuna voglia di fare del male a queste due meravigliose Signore. Stavolta uso una voce di tono normale: «Per

ora è tutto a posto signuruzza , ora continuiamo il test»

Alzo le frequenze e noto che la donna è abbastanza sorda da potermi comportare in maniera corretta. La sorella mi chiede se può fare anche lei il test, visto che era gratis. In Maria, la nonnina che si presta per il secondo test, non trovo nessun tipo di problema: ci sente meglio di me. Mi invitano a prendere un caffè e accetto. «Allura,

dutturi chi è?
»
dicono in coro mentre Maria versa il caffè nella tazza che

mi porta su un vassoio con uno splendido merletto al posto del solito sotto tazza. «Signora, «Picchì

lei deve fare un apparecchio acustico».

devo fare l'apprato custico?»

«Signora

cara, lei ha gli occhiali no? Quando ci si vede poco si fanno gli occhiali,

se ci si sente poco, invece, ci vuole l'apparecchio per sentire. Ppi sentiri.» «Ma

nuautre non avemu soldi».


«Signora

, lo paga L'ASL, lei deve sbrigare dei documenti, anticipare 500 euro»

che è il costo reale dell'apparecchio «e in una settimana la faccio sentire come una ventenne». Sorridono con la vanità propria dell’ingenuità «Noi

non ni capimo nenti» dice scuotendo la testa la nonnina più furba, quella del

test gratuito. «Michelì,

Michelì! Veni,veni!».

Arriva un uomo sui 30 anni con la barba nera incolta e il pigiama a cui spiegano, bene o male la situazione. «L'apparecchio

viene gratis e L'ASL lo riconosce nell'arco di sei mesi per intero se

la sordità è grave, oppure al trenta per cento» gli dico affabile. «E

la zia è grave? L'apparecchio gli viene gratis?»

«Beh

non ci sente bene e questo a lungo andare potrebbe dare problemi e

peggiorare, ma non sono sicuro che L'ASL lo paghi per intero» stavolta non mentivo. «Comunque

ci rissi che si devono nesciri 500 euri, vero Maria?» la vecchina non ci

sentirà bene ma anche lei non scherza a martellamento. L'uomo cambia atteggiamento, il suo volto diventa duro, i suoi occhi appaiono cattivi, lui non è un principe. «Sì,

ma se tutto va bene ve li restituiamo in un mese»
o giù di lì. Alcuni colleghi

parlano di almeno un anno. Ma tanto non credo che gli interessi.


«Sintissi,

non avemu tempo da perdere, la pensione della zia non ci abbasta per

campare, poi quannu addiventa sorda completa ci compriamo l'apparecchio». Lo dice piano, stavolta è lui a usare una voce più bassa del normale dopo avermi preso da parte. «Me

niputi avi ragione, soldi non c'è né, ci vediamo un'altra volta».

Me ne vado con la coda tra le gambe e le palle che strusciando sul selciato sembrano due gelatine molli. Che cacchio di lavoro, o con le chiappe mangiate dai vermi o con parenti che sono delle serpi. Ho avuto alte occasioni per esprimere la mia “arte”, ho provato a drammatizzare, fare spettacolo mettendo in piedi la recita del “audioprotesista preoccupato”. Qualche volta mi sembrava di dare sentenze di morte inappellabili per appioppare uno stramaledetto apparecchio acustico ma non c'era verso, ero poco convinto di quello che facevo, ero proprio un pessimo attore e del resto era così che mi sentivo. Un giorno ci sono riuscito però, ho venduto un apparecchio, senza usare trucchi, a uno veramente sordo. Settimo cielo, benedetti “apprati custici”. Quella sera io ed Elisa abbiamo festeggiato fino a tardi. Il giorno dopo, al lavoro, porto il contratto firmato. «Bravo Angelo!

Lo sai quanto costa a noi l'apparecchio acustico? 60 euro. E tu sei

riuscito a venderlo per 1000. Sei stato davvero bravo!» sentivo lo spumante della sera prima muoversi dentro il mio stomaco, l'acidità salirmi fino al cervello, ebbi


Il maiale e la gramigna