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Absolut - Registrato presso Registro stampe e Periodici al Tribunale di Mantova in data 28/03/2007 al numero 03/2007 - PeriodicitĂ Bimestrale - Contenuto Informazione Generale - copia omaggio

SETTEMBRE - OTTOBRE

MODA - EVENTI - ARTE - MUSICA - FITNESS


Cammi Group Azienda Leader nel servizio al Cliente “Miglior servizio nel minor tempo possibile” La Cammi Group una presenza consolidata e una nuova apertura per il mondo edile a Peschiera del Garda. Il Gruppo Cammi di Calvisano è notoriamente azienda protagonista nel settore della distribuzione e rivendita dei materiali per l’edilizia. La Cammi Spa ha il proprio “quartier generale” nella nuovissima e moderna sede di Calvisano, inaugurata nel 2006, con oltre 2500 mq di uffici, un magazzino coperto di oltre 6000 mq e un’area lavoro esterna di 20000 mq., un investimento per il futuro di oltre sei milioni di euro e come capogruppo consolida il fatturato delle controllate Centredil SpA e Sined SpA, una gestione che esprime una realtà presente direttamente ed indirettamente in Lombardia, Emilia e Veneto, al vertice da anni nelle classifiche di settore. La Cammi Spa opera con la propria Divisone, Cammi Legnami, nel settore delle coperture inlegno e in particolare nella realizzazione di tetti in legno. Settore nel quale si realizzano circa 350.000 mq di tetti / coperture in legno ogni anno. I risultati economici e di crescita di mq di vendita sono ai vertici del panorama nazionale: nel 2007 il bilancio mostra un fatturato aggregato di oltre 200 milioni di euro affiancato da risultati gestionali estremamente positivi. Priorità del gruppo per il futuro è il continuo sviluppo, soprattutto in un settore dove iniziano a vedersi forti elementi di concentrazione ed i principali operatori europei hanno ormai fatto il proprio ingresso. Formule e progetti per la crescita sono definiti ed in corso, e la realizzazione del nuovo punto vendita di Peschiera del Garda conferma questa volontà. A Peschiera la Cammi SpA si presenta con un’area espositiva di oltre 9000 metri quadrati, ed un team dedicato di dieci professionisti Nel punto vendita oltre ai materiali per la costruzione vi sono i reparti del “fai da te”, giardinaggio, materiale elettrico, vernici e pitture, viterie e bullonerie di ogni genere, elettroutensili professionali e da bricolage. Inoltre per il giardino troviamo gazebo, arredo inlegno e granito, ed vasta scelta di pavimenti per esterni. In sintesi un assortimento completo e con i servizi necessari per ogni operatore professionale nel settore dell’edilizia e del costruire con migliaia di referenze sempre disponibili, scelte assortimentali complete e all’avanguardia, confezionati da un servizio logistico che permette la consegna in 24 ore anche dei materiali più difficili da reperire. La Cammi di Peschiera del Garda è facilmente visibile da ogni direzione grazie alla sua struttura tecnologica e all’affascinante copertura in legno dell’area magazzino e lavoro, un’opera allo stesso tempo moderna, funzionale ed accogliente, che a pochi mesi dalla sua inaugurazione è già punto di riferimento irrinunciabile per operatori e clienti della zona. Ulteriore testimonianza di una realtà al 100% italiana che da oltre 40 anni lavora con successo, responsabilità e competenza.


6 // Moda - Intervista Lucia Zanotti 8 // Volta Mantovana - Racconti di moda 9 // Volta Mantovana - Racconti di moda 12 // Mantova - Sfilata Ristorante Cà Nova 14 // Desenzano d/G - II° Compleanno Vintage Cafe 16 // Teatro - Intervista a Paola Giacometti

20 // Eventi - Dacia Maraini a Carpenedolo 22 // Mantova - Duran Duran 24 // Mantova - Leonardo Manera 28 // Medole - Ritratti e Autoritratti

32 // Festival - Mantova Festivaletteratura 2008 34 // VENEZIA 2008 - VINCITORI E VINTI 42 // Desenzano d/G - Marilyn and friends 43 // Malcesine - Andy Warhol


37 // Rubrica - FITNESS 38 // Rubrica - FENG SHUI e BUSINESS 61 // Rubrica - Fiori di Bach 64 // Rubrica - COUNSELLING & COACHING 44 // Arte - Patrizia Castracani 46 // Arte - Elio Terreni 49 // Volta Mantovana - Voltacomics 50 // Toscolano Maderno - Settimana d’arte di Cecina 52 // Cultura - Premio Zamboni d’Oro 54 // Cultura - Premio Catullo 56 // Verona - Fondazione Arena di Verona 57 // Verona - Sorsi d’Autore 62 // Rubrica - Motori 66 // Previsioni Astrali Direttore Responsabile: Stefano Angiolini Responsabile Commerciale: Amelia Tedoldi Responsabile di Redazione: Luca Cremonesi Si ringrazia per la speciale collaborazione: Dott. Michele Nocera Leonardo Maddalena Collaboratori: Marta Ruzzenente, Dante Ghisi, dott. Federico Finadri, Alberto Zani, Anna Veclani, Elena Araldi, Nayana Derigo, Ernesto Valerio Graphic design: rosinadesign.com Fotografia: Stefano Angiolini, Amelia Tedoldi, Luca Cremonesi, Anna Veclani, Paolo Turina, Maurizio Brenzoni

Stampa: Nadir snc Diffusione: Province di Mantova, Brescia e Verona Colline Moreniche - Lago di Garda Ringraziamenti: Edil Bonifazio S.r.l. - P.D.M. Piscine S.r.l. Ferrarini Ceramiche - Cammi Edilizia S.p.A. Nuova De Munari - Bocchio Serramenti Tic Termoidraulica - Huntsman S.p.A. Tomasi Auto - Omar Ghiorsi Animal Village - Palestra Fitness Club Fr Design - Gelateria Savoia Crossline - Lease’nd play Maserati Cerini Arredamenti - Banca Valsabina Ristorante Arlecchino - Manfredi Gianfranc

Redazione: Via G. Galilei 2/a Castiglione delle Stiviere MN Tel 0376 63 06 81 ABSOLUT METTE A VOSTRA DISPOSIZIONE LA PROPRIA STRUTTURA PER LA REALIZZAZIONE DI SPAZI PUBBLICITARI E REDAZIONALI. PER INFO: 333/3138443 AMELIA 392/8613368 STEFANO 335/5703157 LUCA redazione.absolut@gmail.com www.absolut-italia.com (in preparazione) ABSOLUT declina ogni responsabilità sui testi stampati nella rivista. I giornalisti sono responsabili per quanto pubblicato.

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Moda - Intervista Lucia Zanotti A cura di Luca Cremonesi


Come si è avvicinata al mondo della moda? Lavoro in questo campo da sempre e la mia prima grande soddisfazione è stata quella di trasformare, insieme alle mie sorelle, Fiorinda, Anna e Gabriella, una piccola merceria in quella che oggi è considerata una boutique di riferimento in tutta la provincia di Mantova: le “Zanotti”, grazie agli abiti delle più importanti griffe italiane ed internazionali che si trovano all’interno, ma soprattutto per merito della grande professionalità e della capacità di ogni venditrice di essere una vera consulente capace di consigliare nel modo più opportuno ciascuna cliente. Ma la vera grande sfida è stata quella di cominciare a creare i modelli in prima persona, e di gestire un’azienda insieme a mio marito, il dott. Matthias Kissing, con il quale abbiamo deciso di rilevare Aimée, azienda di abiti da sposa che all’epoca era in difficoltà. Oggi Atelier Aimée Montenapoleone è l’azienda leader in Italia nella realizzazione degli abiti da sposa, è conosciuta in tutto il mondo, si avvale della collaborazione di 150 persone e realizza tutto internamente, nello stabilimento di Castilglione, ed è costantemente presa ad esempio del vero Made in Italy. Siamo presenti sul mercato con 40 boutiques in franchising (tra cui via Montenapoleone a Milano, Roma, Napoli, Firenze, New York, Seoul e presto Tokyo) e oltre 200 negozi multimarca in Italia e nel mondo. Con i nostri abiti si sono sposate numerose mogli di calciatori, politici, cantanti. Inoltre siamo stati contattati in diverse occasioni per vestire sia fiction che trasmissioni televisive e film: da “Capri”, a “Ho sposato uno sbirro”, “Cultura Moderna”, “In famiglia”, alla futura serie “Vita da strega” con Alessia Marcuzzi. Abbiamo vestito la protagonista del film tratto dal romanzo di Federico Moccia “Ho voglia di te”, ma anche Michelle Monaghan nella recentissima produzione hollywoodiana “Un amore di testimone”. Infine sono oltre quaranta le copertine che ci sono state dedicate in Venticinque anni di attività dalle testate di settore di tutto il mondo: da Vogue Sposa, a White Sposa, Sposabella, Book Sposa in Italia, alle riviste russe, inglesi, americane, coreane, ucraine, irlandesi, svizzere, tedesche, degli Emirati Arabi ecc.

E dal 15 Settembre, inoltre, festeggeremo i Venticinque anni della nostra gestione dell’azienda con una mostra dal titolo “… Nel museo dell’Amore – 25 anni di spose Atelier Aimée Montenapoleone” nel Palazzo della Ragione in piazza Erbe a Mantova. La mostra verrà inaugurata lunedì 15 Settembre insieme alla stampa nazionale ed internazionale, ai clienti e ai fotografi che ci hanno accompagnato in questo percorso, dopodichè rimarrà aperta al pubblico fino al 26 di Ottobre. Con questa iniziativa abbiamo voluto festeggiare le 250.000 spose che abbiamo vestito in Venticinque anni. E dedichiamo questa mostra a tutte le future spose che vedranno esposti 100 tra i nostri capi più esclusivi e rappresentativi. L’abito nuziale è ancor più un pezzo singolo legato a un solo giorno, particolare e importante. Quanto conta questa consapevolezza nel momento in cui pensa e crea i suoi abiti? Credo che non si possano creare abiti da sposa se non si parte da questa consapevolezza. Noi presentiamo, come ho già detto, 300 nuovi modelli l’anno che sono suddivisi in tre diverse collezioni. La prima linea, Atelier Aimée Montenapoleone, è la più principesca e preziosa, caratterizzata dal ricamo a mano, dai pizzi francesi e dai tralci di fiori dipinti a mano. Emé di Emé, è dedicata alla sposa giovane e romantica che ama i volumi ampi, il colore e osa con tessuti innovativi come il taffettà di seta-metallo e seta-rame. Prêt à Porter è invece pensata per colei che preferisce un abito lineare, scivolato, dalle linee essenziali. Ogni sposa può, dunque, trovare da noi quello che cerca, proprio perché noi pensiamo ad ogni tipo di sposa e siamo in grado di soddisfare qualsiasi esigenza perché lei sia certa di aver trovato l’abito perfetto.

Cosa significa per Lei il processo creativo? Creare per me è un po’ come dipingere, dico sempre che ogni abito è un quadro. La creazione comincia con l’ispirazione che può derivare dalla visita di una mostra, da una descrizione in un libro, da un film, oppure da un fiore e da lì si comincia a immaginare quale sarà il risultato finale. Io amo molto, poi, lavorare direttamente con i tessuti, questo mi permette, ancora prima che l’abito sia cucito, di vedere quello che sarà il risultato finale e soprattutto l’emozione che quel abito creerà. Nella sposa credo che questo sia proprio il vero e unico segreto: ogni abito deve essere capace di trasmettere emozione. La moda è creazione e produzione di pezzi singoli, manufatti unici, proprio come un quadro. Ho più volte apprezzato le sue creazioni, soprattutto nelle sfilata a Volta Mantovana. Cosa vuol dire creare un pezzo unico? Creare un pezzo unico, per me, significa vedere una futura sposa indossare una delle mie creazioni e provare la sensazione di averlo creato appositamente per lei. Ogni sposa ha il suo abito, perché solo uno saprà renderla bellissima e insieme rispecchiare esattamente la sua personalità. Credo che l’unicità, nella sposa ancor più che nell’alta moda, sia un aspetto fondamentale. Il matrimonio è un momento unico, un’emozione fortissima da ricordare per tutta la vita e l’abito, certamente, ha una parte fondamentale quel giorno. Ecco perché, lo ribadisco, ogni abito deve saper emozionare. Le nostre creazioni, peraltro, sfileranno proprio a Volta Mantovana venerdì 5 Settembre. Anche se le nostre 300 nuove creazioni vengono presentate alla stampa e ai clienti due volte l’anno in location esclusive: da Milano a Montecarlo, Parigi, Venezia, Roma…

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Ricordi dei capi con molti oggetti e contaminazioni (fiori, colori, vari materiali). Questa sua caratteristica, ma che ho visto in molte sue reazioni, è un marchio di fabbrica o è legata a una determinata collezione? L’utilizzo dei tralci di fiori dipinti a mano, di materiali diversi: dalle duchesse di seta, ai taffettà, mikado, organze… e soprattutto del colore, sono caratteristiche che da sempre ci distinguono sul mercato di tutto il mondo. Atelier Aimée Montenapoleone è stata una delle prime aziende a portare il colore nel mondo sposa, oltre all’introduzione delle novità dell’alta moda in un ambito che fino ad allora si era mantenuto entro i confini del classico e del tradizionale. Una curiosità che da sempre mi perseguita: uno stilista da dove inizia a pensare una nuova collezione? Come ho già detto l’ispirazione può venire da diversi contesti: un libro, un quadro, una scena a teatro, un bouquet di fiori… Per fare qualche esempio concreto, tra le ultime collezioni mi sono ispirata nell’ordine agli abiti di Paolina Bonaparte; a “La Primavera” del Botticelli; alle donne ritratte da Boldini; ai panneggi e alla femminilità delle ninfe di Canova.

Sette è fra i numeri perfetti e con questa settima e ultima domanda la ringrazio per disponibilità la pazienza. L’Italia è la patria della moda, dell’alta moda soprattutto, capitale dell’eleganze dicono alcuni anziani nostri nonni. È ancora così oggi? Gli italiani e le italiane hanno ancora il gusto del vestire? L’Italia continua a rimanere la patria della moda e a dettare legge in questo campo. Certamente è sempre più difficile creare qualcosa di nuovo e mantenersi leader, però gli italiani possiedono un estro e una capacità creativa che negli altri paesi non c’è. Ho la certezza di questo soprattutto quando mi capita di organizzare sfilate all’estero: ultimamente siamo stati a Minsk, in Biellorussia, ma lo steso accade a New York, in Giappone e negli Emirati Arabi: la costruzione dei nostri abiti, la teatralità dell’haute cuture italiana, la finezza dei drappeggi e delle pieghe incanta sempre e stupisce sia i clienti che la stampa in tutto il mondo. Per quanto riguarda il gusto del vestire, credo sia qualcosa di assolutamente soggettivo: ognuno deve indossare ciò che gli piace, che lo fa sentire a proprio agio e che, in qualche modo, lo rappresenta.


Volta Mantovana - Racconti di moda A cura di Stefano Angiolini

La magia si rinnova, negli splendidi giardini di Palazzo Gonzaga, la residenza municipale di Volta Mantovana, va di scena l’alta moda. Venerdi 5 settembre si svolta la manifestazione “Racconti di Moda” una prestigiosa vetrina per l’alta moda targata Mantova. Questa prestigiosa vetrina del “made in Mantova” è giunta alla sua nona edizione. Presentatrice e madrina della serata è stata Raffaella Zardo,conduttrice del programma sipario di Rete 4. I giardini del palazzo hanno offerto un ottimo colpo d’occhio con gli oltre ottocento posti a sedere tutti occupati, una degna cornice per la bellezza delle creazioni presentate oltre che delle modelle Un appuntamento tradizionale quello con la moda a Volta Mantovana come sempre organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Pro Loco e che da sempre ottiene il patrocinio della Provincia di Mantova e della Camera di Commercio Virgiliana. Nelle atmosfere affascinanti dei giardini all’italiana le grandi maison mantovane sfilano con le novità autunno-inverno, una vera e propria anteprima per quanti vogliono vestire alla moda. Oltre a Raffaella Zardo erano presenti altri personaggi del mondo dello spettacolo e della moda che hanno fatto da testimonial alle diverse maison cosi si è visto Leila Ben Khalifa indossare gli abiti di Aime e di John Richmond, Giorgia palma vestire E-go, Silvia Hsieh sfilare per Manila Grace, Linda Santaguida indossare Premoli, Carla Duraturo sfilare per l’associazione Varese Orafi. Racconti di Moda edizione dopo edizione è diventata un appuntamento irrinunciabile per quanti vivono di moda. Corneliani, Premoli, Manila Grace, Consorzio Varese Orafi, E-go, John Richmond i grandi nomi che sono sfilati sulla passerella presentando le anticipazioni della stagione autunno inverno. A fare gli onori di casa il sindaco di Volta Mantovana Bertaiola, il presidente della Camera di Commercio di Mantova Ercole Montanari ed il vice presidente del consiglio Regionale della Lombardia Enzo Lucchini. Spenti i riflettori sulla passerella agli ospiti è stato offerto un ricco buffet allestito nel giardino di mezzo del palazzo. Un clima conviviale dove si sono potuti gustare i prodotti tipici primi tra tutti i capunsei tipici di Volta ed i vini DOC delle colline moreniche. Una nona edizione che chiude con un bilancio positivo come hanno sottolineato soddisfatti gli organizzatori ed anche gli ospiti ed invitati tra i quali figuravano numerosi giornalisti specializzati ed addetti del settore, in particolare il sindaco Bertaiola ha evidenziato come edizione dopo anno “Racconti di Moda” assuma sempre più una dimensione di interesse nazionale, seguita da un numero sempre maggiore di emittenti televisive, e da rappresentanti della stampa specializzata, divenendo sempre più veicolo di promozione turistica per il comune di Volta Mantovana ed indirettamente per tutto il territorio delle colline moreniche.

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Volta Mantovana - Racconti di moda


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Mantova Sfilata Ristorante Cà Nova

Riuscitissima la serata, come tradizione svoltasi al Ristorante “Cà Nova” a Levata di Curtatone, voluta dai titolati Mimmo e Cristina, che ha fatto registrare il tutto esaurito. Molto seguita la sfilata di moda spiaggia-intimo-abiti da sera, con la presenza di ben 8 avvenenti modelle, miss Nazionali dello staff del Presentatore “Mino Rizzotti”, che ha condotto con brio e professionalità l’intera manifestazione con il supporto delle belle canzoni di Bruno Bombana. Tra i presenti esponenti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, l’attore di Canale 5 Nicola de Buono (casa Vinello) il dr. Ughetti della federtennis, il Sindaco di Motteggiana Nereo Montanari, la vice Sindaco di Curtatone Simona Libertini e l’assessore Arch. Gelati, il consiliere Alcide Imperiali, il comandante della Polizia Municipale di Curtatone, era presente per la Redazione di Absolut Amelia Tedoldi. Bellissime le modelle con titoli Nazionali ed Internazionali: Zaira Barbagallo, Ilaria Spanu, Marika Quadri, Angela Capodiferro, Angelica Pavan, Sibill Barbagallo, Laila Naomi Gabrieli, Silvia Poli. La serata si è conclusa con l’elezione della più bella, il pubblico con l’applausometro ha eletto la statuaria Marika Quadri.Omaggi floreali alle modelle con un’arrivederci all’edizione del 2009.


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Desenzano del Garda II째 Compleanno Vintage Cafe


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Teatro - Intervista a Paola Giacometti A cura di Luca Cremonesi Paola Giacometti, nata a Castiglione delle Stiviere (MANTOVA) il 10.11 1968 dove tutt’ora risiede anche se spesso vive e risiede a Milano. Si è laureata all’Università Cà Foscari a VENEZIA, presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere (Inglese e Russo), e da anni si dedica al teatro. regista, scrittrice, scenografa e costumista, Paola Giacometti è donna di teatro, che vive di teatro e fa vivere il teatro. le sue numerose partecipazioni ad allestimenti nazionali fanno si Paola Giacometti una delle realtà artistiche più importanti del mantovano. La Cornucopia, nata nel 1996 a Castiglione delle Stiviere (Mantova), è costituita da un gruppo di giovani appassionati di teatro, eclettici e versatili, capaci di passare con disinvoltura dalle fiabe ai testi classici, dai drammi alle commedie brillanti, dal cabaret al musical, affrontando spesso testi inediti scritti da membri del gruppo stesso. Attualmente consta di una trentina di attori, ma cresce ogni anno arricchendosi di nuove collaborazioni. Conosciuto sul territorio con una dozzina di produzioni al suo attivo, tutte con un buon successo di pubblico e critica. Come ti avvicini al teatro? Ricordo che ancora bambina organizzavo spettacoli per i famigliari e gli amici e mi impegnavo tantissimo nell’allestimento; percepivo una grande passione ma non realizzavo ancora si trattasse proprio di teatro… poi è arrivata la coscienza. Entrai a far parte della piccola compagnia che si era organizzata a Castiglione. Ricordo ancora le serate di discussione a cui io assistevo come semplice osservatrice e le mie riflessioni al rientro a casa dopo l’ennesimo “Basta! Non si fa più nulla!” sulla difficoltà che hanno alcune persone dal carattere particolare di costruire insieme agli altri e pensavo che in fondo sarebbe stato tutto così semplice. Invece col tempo ho capito che non è per niente semplice e non lo è mai: il lavoro creativo con gli altri è sempre frutto di grandi fatiche e discussioni e confronti; ora più che mai tutto ciò mi è chiaro. Iniziai l’università dove mi iscrissi al primo corso teatrale. Allora pensavo che sarebbe stato solo un hobby, un bellissimo hobby ma niente di più, non immaginavo che avrebbe condizionato la mia vita. A mio avviso la vita per il teatro è ben rappresentata da Pinocchio: serve vendere l’Abecedario e affrontare una vita piena di avventura e, spesso, di incertezze necessarie però per crescere e arrivare là dove ci siamo prefissati di arrivare. Che ne pensi? Sono assolutamente d’accordo; ma si potrebbe anche ribaltare questa metafora perché Pinocchio viene spesso visto come il discolo che rifiuta gli impegni e la fatica… allora perché non dire che serve rinunciare ad una vita spensierata e se vogliamo anche un po’ superficiale per comperare l’Abecedario, cioè lo strumento che ci permetta di esplorare in profondità la vita e i suoi significati? Certo la vita che ho scelto è stata ed è tutt’ora ricca di incertezze… non ho nessun traguardo a cui mi sono prefissata di arrivare se non riuscire a fare teatro senza preoccupazioni eccessive a livello pratico per potermi concentrare sempre di più nella ricerca artistica che ha il grande pregio di non arrivare mai alla fine. Quali sono state le tue prime esperienze? La primissima esperienza a livello professionistico è stata con un gruppo milanese di teatro ragazzi “Romeo e Giulietta” e “I Promessi Sposi”, ma già mi ero fatta un po’ di esperienza con la mia compagnia dove scrivevo, recitavo e facevo regie. Questa è stata la mia più grande scuola perché ho imparato a fare tutto dalla scenografia ai costumi dalle relazioni pubbliche alla rassegna stampa, dai montaggi all’insegnamento per i nuovi attori. Il primo lavoro importante è stato senza dubbio il “Calderòn”

di P.P.Pasolini con la regia di A. Syxty al Teatro Litta di Milano. Il ruolo mi fu proposto a frutto di un laboratorio teatrale sullo stesso tema condotto dal regista qualche mese prima. Hai fondato una tua compagnia, la Cornucopia, di cosa si tratta e come è nato questo progetto che a tutt’oggi ha molti spettacoli al suo attivo? E’ nato a fronte delle discussioni del primo gruppo teatrale di cui facevo parte, di cui parlavo prima. Io ed una collega Lalla Filippini decidemmo di fondare una nostra compagnia teatrale. Eravamo giovani e forse un po’ incoscienti ma ci accingemmo all’impresa con grande entusiasmo e la fortuna aiuta gli audaci! Ci tengo a dire che entrambe siamo ora attrici professioniste perché anche Lalla ha continuato la sua carriera allontanandosi dalla Cornucopia perché i suoi impegni lavorativi la portavano nel Veneto (ma solo quest’anno si è ufficialmente ritirata dal gruppo). Anche un altro attore che iniziò nella Cornucopia è diventato professionista; parlo di Diego Tosi che ora vive e lavora a Parigi. E’ bello constatare che per diversi la passione si è trasformata in professione e che il comune denominatore è la Cornucopia; questa è per me una bella soddisfazione! Ad oggi la Cornucopia vanta una quindicina di spettacoli. Il gruppo è flessibile e si è senz’altro ampliato arrivando anche a contare 40 persone. Collabora attivamente anche con altri artisti, specie con ballerini e musicisti. E’ affiatato e si lavora in una bella armonia faticosamente conquistata nel tempo. Posso dire di essere veramente orgogliosa dei miei ragazzi e che il livello della recitazione si è alzato notevolmente negli ultimi anni. Sicuramente le tappe più importanti sono state il musical “Locanda Rigoletto” l’”Odissea in musical” e il “Sogno di una notte di mezza estate”. Abbiamo anche un sito www.lacornucopiateatro.it! Chi l’avrebbe detto! Hai anche tua scuola di teatro dove tieni corsi e insegni recitazione, oltre a preparare spettacoli di varia natura e serate a tema legate al mondo del teatro. Cosa significa lavorare sul teatro in questo modo? E’ un altro modo per vivere il teatro. L’insegnamento mi dà tantissimo ma non posso farlo a tempo pieno perché non è molto compatibile con le tournèe teatrali. Ho dovuto rinunciare per varie scritture ai corsi dei Teatri Possibili di Milano e a quelli dello stabile di Verona. Per molti attori l’insegnamento tappa i buchi di periodi lavorativi un po’ più bui, per me non è così. Cioè, anch’io mi ci posso dedicare solo quando non ho grossi impegni lavorativi, sono sincera, ma lo faccio veramente volentieri e lo faccio senza scopo di lucro: è pura passione. Anche quando ero in tournèe col musical Peter Pan e mi era impossibile presenziare alle lezioni facevo in modo di guidare i ragazzi da lontano, istruendo qualcuno di loro, diverso di volta in volta a condurre la lezione al posto mio. Questo era un esperimento ardito che i ragazzi hanno superato con successo, anzi che ha compattato ancora di più il gruppo perché i ragazzi si sono sentiti investiti di grande responsabilità e hanno affrontato la sfida alla grande… come non esserne fiera? La Cornucopia si può dire sia il mio bambino… anche se molti di quelli che chiamo ragazzi sono più vecchi di me che ragazza ahimé non sono più! Oltre alla Cornucopia hai lavorato con grandi nomi e in spettacoli di ampio respiro. Ci racconti questo lato della vita teatrale? Certo, volentieri… posso dire di aver lavorato con il grande Franco Branciaroli (Don Chisciotte), sono stata collega di Manuel Frattini (Peter Pan), sotto la guida di Bennato, sono stata diretta da Corrado d’Elia (Amleto), da Paolo Valerio (stabile di Verona), Teresa Pomodoro e Gianlorenzo Brambilla.


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Davanti ai mostri del teatro non puoi far altro che restare a bocca aperta, osservare e cercare di fare tuo ogni singolo movimento ogni lieve variazione del tono e della voce. Branciaroli a questo proposito fa jazz con la voce e quindi è un piacere ascoltarlo… ma anche ascoltare a cena i suoi racconti sul mondo del teatro di 20 o 30 anni fa che lui ha il potere di farti rivivere come se fossi stato lì anche tu. L’incontro con Bennato è stato il coronamento di un sogno ma l’ho trovato un po’ scoppiato, grande invece il feeling con Eugenio il fratello. Sono in rapporti di amicizia con i registi Lorenzo Loris (out off di milano) e Nanni Garella (stabile di Bologna), è interessante assistere alle prove di allestimento e chiacchierare con loro sui problemi della messa in scena. Questa’anno, estate 2008, uno spettacolo impegnativo sia per contenuto che per allestimento, L’Eliogabalo di Atonin Artaud, il grande maestro del teatro francese contemporaneo. Come nasce questo progetto? Forse non mi sarei mai sentita abbastanza preparata per affrontare un autore di quel calibro. Sono stata incaricata dal direttore del Festival Arlecchino d’Oro Giovanni Pasetti di realizzare una regia su Artaud e approfondendo la lettura dei suoi testi la scelta è caduta immediatamente su Eliogabalo, che è ricchissimo di suggestioni teatrali e di immagini bellissime. Certo comprendevo anche la difficoltà della trasposizione teatrale… la sfida era grande ma ho deciso di accettarla e nonostante le numerose difficoltà sono arrivata alla fine dell’opera stremata ma soddisfatta. Credo ci sia del buono… Come e quanto hai lavorato su questo testo molto complesso e impegnativo? Ho iniziato a lavorare sul testo a fine gennaio e con gli attori nell’ultimo mese. Ho cambiato cast in corsa e ho temuto ad un certo punto di non riuscire a stare nei tempi. Ce l’ho fatta e devo dire che il nuovo cast era eccezionale e che forse valeva la pena di passare attraverso tutti i dubbi e le incertezze della messa in scena per arrivare a questo risultato. Sicuramente è stata la mia regia più difficile sotto tanti punti di vista. Ho commesso anche degli errori e cioè lasciare troppa libertà a chi probabilmente non la sapeva gestire … ma sono convinta che

ripeterò l’errore, forse con più consapevolezza perché io credo che l’imposizione della regia dall’alto possa essere frustrante per l’artista e quindi mi interessa di più creare insieme, costruire col confronto e soprattutto mischiare le varie forme d’arte in maniera che non ci siano confini e che le varie espressioni artistiche concorrano a trasmettere un’emozione. Ritengo questo tuo lavoro ben riuscito e con una buona preparazione di fondo perché mettere in scena questo testo non è affatto facile. Come ha reagito il pubblico e gli addetti hai lavori? Non so ancora bene perché non sono ancora uscite recensioni in merito. Quello che pensavo prima della presentazione era che questo spettacolo avrebbe sicuramente sconvolto la cittadinanza e per i temi trattati e per il linguaggio. Così è stato anche perché io non ho certo abbassato i toni di un testo così duro che parla di sperma di sangue di incesti e di morte. Non potendo rendere la parte filosofica, che è preponderante, un po’ più accessibile quello che invece ho fatto è cercare di alleggerirla con immagini forti e suggestive, con la seduzione della danza e con una lettura musicale ricercata. Spero di esserci riuscita dando così la possibilità a chi non riuscisse a seguire il testo di essere condotto con le immagini dentro la storia. Ho circondato la figura del protagonista, l’imperatore Eliogabalo, di un aura magica soprattutto con lo stratagemma di farlo comunicare in maniera diversa rispetto agli altri personaggi e cioè attraverso la danza. Eliogabalo infatti non parla mai. Gli addetti ai lavori, tra cui lo stesso Syxty che ha assistito alla prima, sono rimasti piacevolmente colpiti dallo spettacolo e dalle numerose suggestioni e mi suggeriscono di andare a vanti e non farlo morire qui. Ultima domanda: quali sono i progetti per il tuo futuro e, soprattutto, se hai intenzione di riprendere in mano L’Eliogabalo per esportarlo in altre piazze? I progetti per il futuro sono ancora nebulosi… ci potrebbe essere una bella novità ma sono scaramantica e non voglio dire nulla prima di esserne sicura… Mi piacerebbe riprendere in mano l’Eliogabalo e proporlo altrove e così è per tutto il cast che sarebbe lieto di replicare ma dipende da tante cose e soprattutto dal tempo che avrò a disposizione…


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Eventi - Dacia Maraini a Carpenedolo A cura di Ernesto Valerio


Serata evento l’11 luglio scorso a Carpenedolo. L’Amministrazione Comunale e l’Assessorato alla Cultura hanno arricchito la proposta culturale del nostro Comune, in sintonia con il lavoro sin qui svolto, invitando la scrittrice Dacia Maraini a presentare il suo ultimo volume edito per Rizzoli, dal titolo Il treno dell’ultima notte. Abbiamo la sensazione che la storia, la letteratura, i grandi eventi del passato, siano intangibili. Siano solo ricordi, libri e racconti narrati da chi ha avuto l’onore, e l’onere, di viverli. Ma ci sono persone, più che personaggi, che riescono a darne, invece, piena tangibilità: Dacia Maraini è una di queste. Fiesolana di nascita e cittadina del mondo, la scrittrice, poetessa e saggista italiana (al momento, la più apprezzata in Italia e la più tradotta all’estero) riesce ad andare oltre la semplice narrazione di quell’intangile, e il folto pubblico che ha assistito al suo intervento, lo scorso 11 luglio, ne è testimone. Un pubblico che ha trasformato per una sera, con la sua attenta e viva presenza, lo spiazzale delle scuole medie di Carpenedolo nel cuore pulsante della città, nel democratico agorà partecipativo. Accompagnato dalle note musicali del duo Blu@ e dalle letture dell’attrice Raffaella Bettari, l’incontro con la Maraini ha preso spunto dalla sua ultima pubblicazione, “Il treno dell’ultima notte”, edito da Rizzoli (€ 21,00) e già campione di vendite. In questo libro, i personaggi cartacei percorrono un viaggio da Auschwitz a Budapest, nel cuore sanguinante del Novecento, già madido di morte e di dolore, seppur nella sua brevità hobsbawniana. Tematiche che, nonostante il forte imprintig storico, portano con sé riflessioni e problematiche di strettissima attualità: infatti, è stata sempre una prerogativa della Maraini il trattare argomenti riguardanti specifici problemi sociali e politici, anche se il veicolo culturale che ha più utilizzato per queste tematiche è stato il teatro, unitamente alle colonne dei maggiori quotidiani italiani. Torniamo al testo: con la semplicità e la durezza delle rotaie del treno, Caronte di questo viaggio, la Maraini ha filtrato la non narrabilità dei tragici eventi del Novecento - come i campi di sterminio, la rivolta di Budapest (“non ci sarà più arte dopo Auschwitz”, citando Adorno) - con il particolarismo dei suoi personaggi, eliminando ogni velleità didattica a favore della leggerezza del racconto. Leggerezza riscontrata non solo nella semplicità narrativa dei personaggi e nelle loro storie - così drammaticamente lineari tra quegli eventi - ma anche e soprattutto nello stile, come più volte evidenziato dal conduttore della serata, Luca Cremonesi: “il suo ultimo romanzo, di cui qui parliamo, […] mi ha affascinato prima di tutto per lo stile. Credo, mi corregga se sbaglio, che Le sia costato fatica - al di là del mestiere - raggiungere questa, mi conceda tale affermazione […], “leggerezza” di scrittura; e mi riferisco, in modo specifico, ad esempio, a quanto espresso da Calvino ne Lezioni Americane”. Grazie a questo stile, per il pubblico carpenedolese - e per i milioni di lettori in tutto il mondo - la sensazione è stata infatti quella di trovarsi, nel leggere le pagine de “Il treno dell’ultima notte”, come di fronte ad un camino in una cupa notte invernale, singolarmente rinchiusi nei proprio sogni e nelle proprie paure, ad ascoltare la testimonianza di chi ha percorso quegli anni non su un treno, ma a cavallo della storia. Una storia che ha nella centralità del 1956 (Budapest), un fulcro non solo narrativo ma pienamente storico: un’epoca che aveva visto finire “la guerra nel 1945, ma che aveva dato il via ad un’altra - meno feroce ma non per questo minore - come la Guerra Fredda, finita solo nel 1989. Un periodo che ha contribuito a formare l’identità dell’Europa moderna, […] con il viaggio in treno che ci permette di pensare a questa formazione - passare le frontiere, la cortina di ferro, attraversare i confini - perchè viaggiamo davvero in questa Europa del 1956”, ha sottolineato Cremonesi. Come già anticipato in precedenza, le tematiche del libro seppur propriamente storiche - si presentano di una imbarazzante attualità e sono state lo spunto ideale, durante tutta la serata, per percorrere un percorso a 360°, su più fronti: per conoscere maggiormente la Maraini sociale e politica, la cui figura intellettuale combatte quotidianamente come “artigiana della parole” e il cui lavoro giunge a milioni di lettori attraverso

non solo le pagine dei suoi libri o i suoi articoli, ma anche grazie alle sue decise prese di pozione pienamente intellettuali (come lo scorso 7 luglio quando a Roma, in piazza Esquilino, ha aderito all’iniziativa “Prendetevi le nostre impronte. Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti” facendosi “schedare” e prendere le impronte digitali insieme ad altri intellettulai quail Moni Ovadia, Andrea Camilleri ed Ascanio Celestini, ad esempio); o per capire la Maraini testimone del passato, quello che l’ha vista prigioniera in un campo di concentramento giapponese e che ne ha profondamente plasmato il personale percorso umano; o, ancora, per interrogarci - tutti i presenti - sul senso stesso della storia, sull’affresco vivo del passato che sembriamo trovarci ora davanti agli occhi sotto eufemistici termici quotidianamente utilizzati per giustificare razzismo, violenze e massimalismo. “L’ubriacatura del popolo tedesco per il suo leader che si evince nel libro”, ci ha infatti ricordato lo stesso Cremonesi regge - in maniera tanto netta quanto pericolosa – “il paragone con l’ondata di xenofobia ed intolleranza” che stanno vivendo oggi diversi paesi occidentali, con l’Italia amaramente in testa. O, più semplicemente, per apprezzare il lavoro di una pietra miliare della letteratura italiana ed internazionale che riesce, con la semplicità che solo una devota artigiana ha per il suo lavoro, a sintetizzare splendidamente il proprio quotidiano operato artistico: “per me la poesia è costruzione, disciplina, conoscenza, lavoro. Non voglio dire che l’ispirazione non conti, ma da sola non basta, ha bisogno, come una bella voce, di tanto lavoro, tanta cura, per diventare forte e comunicativa”. Come dire che il narrare, lo scrivere, il mettere su carta sensazioni, riflessioni, storie o la mera cronaca, sia un lavoro duro, amplificato dall’ampio impatto che le parole di un’artista hanno sui lettori, cittadini di una nazione e del mondo.

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Mantova - Duran Duran A cura di Stefano Angiolini


Una grande partenza per il tour italiano dei Duran Duran la band inglese che negli anni ’80 era in testa alle classifiche con Wild Boys mentre Simon Le Bon il leader del gruppo rubava i cuori delle ragazzine, Mantova è stata la prima tappa del loro tour “Red Carpet Massacre Tour”, ad attenderli oltre 3000 fans di tutte le età, dai 16enne di una volta, ed oggi attempati 40enni, ai 16enni di oggi, nel mezzo due passaggi generazionali segnati dalla musica di questo gruppo, sono arrivati da tutta Italia, da Bari, da Novara, da Palermo, da Torino, sono arrivate comitive di amici ma anche famiglie che hanno preso d’assalto le bancarelle dove venivano venduti i gadget, non certo a buon mercato, e per avere un ricordo di questo appuntamento volentieri hanno fatto un sacrificio in più. Per tanti, appassionati da sempre è anche l’occasione per stringere nuove amicizie grazie a questo comune denominatore ed alcuni scoprono di aver partecipato agli stessi concerti pur senza essersi mai incontrati, tutto alimenta un clima di fratellanza. Eh si ………..i mitici anni ‘80, il moncler, le timberland, la cintura di el charro, in una parola la generazione dei paninari……. risentire le canzoni dei Duran è stato come fare un tuffo nel passato anche se abbastanza recente. Con puntualità tipicamente inglese alle 21.15 Simon le Bon e compagni si sono presentati sul palco accolti dalle urla di incitamento dei fans ma è stato quando il gruppo ha intonato “Hungry like the wolf” che il pubblico è andato in delirio e la festa è iniziata. E’ vero anche per la band di Birmingham il tempo è passato (Simon Le Bon John Taylor, Nick Rhodes e Roger Taylor non sono più i ragazzi di un tempo) tuttavia questi signori hanno dimostrato di esserci e di saper ancora dare al pubblico delle magiche emozioni e di avere energia da vendere.

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Mantova - Leonardo Manera A cura di Ernesto Valerio Attore, autore, cabarettista. Affiliato al vecchio stile formativo del comico italiano, fatto di tanta gavetta nei piccoli locali del belpaese e molto, molto duro lavoro dietro le quinite. Fantasia instancabile, poliedrica capacità di narrazione e grande capacità di contestualizzare i contenuti: Leonardo Manera, uno dei volti storici più noti dello Zelig televisivo, ha fatto tappa a Mantova con il suo show lo scorso 22 luglio nella splendida cornice di Palazzo Te, nell’ambito degli eventi estivi firmati “MantovaLive 2008”. Il cabarettista milanese è stato accompagnato da altri protagonisti del piccolo schermo comico come Claudia Peroni e le esilaranti Katia e Valeria; il gruppo comic-rock “Gli inadatti” ha invece fatto da cornice musicale, supportando l’intero gruppo di attori per tutta la serata. Quello a disposizione di Leonardo Manera è un repertorio vastissimo, che il folto pubblico presente ha potuto infatti apprezzare in quasi la sua interezza. Un repertorio che nasce indietro nel tempo e che va a pescare in tutte le tappe della sua formazione comica: ad esempio, i corsi di mimo frequentati a fine anni Ottanta, che hanno avuto grosse e positive ripercussioni sulla sua mimica, che caratterizza ogni personaggio di un suo sketch; o ancora, i corsi di dizione del Teatro Olmetto, che gli hanno dato una impronta vocale neutra, ma decisamente multisfaccettata e pronta per ogni cadenza dialettale. Protagonisti dell’apertura della serata due “classici” della comicità, come il sesso e il rapporto di coppia, che Manera ha però saputo sapientemente attualizzare con i vizi della famiglia moderna: il terrificante sabato pomeriggio di spesa al centro commerciale ad esempio, o la “follia antibatterica della donna di casa” intenta nelle pulizie domenicali. Il tutto, sotto gli occhi esterrefatti dell’inerme figliolo, come drogato da cotanta organizzata e metodica confusione. Il punto massimo di comicità familiare e sentimentale, però, Manera la raggiunge insieme a Claudia Peroni, nelle vesti dei coniugi Petrektek e Kripstak, la coppia polacca che fa dell’immobilità comportamentale un calderone di battute davvero uniche ed originalissime. La Peroni ha saputo intrattenere il numeroso pubblico anche da sola, nei panni dell’ora-


mai famosa “signora Varagnolo”, moglie - prima che donna - soffocata in tutta la sua personalità dall’invadenza del marito, che riesce a far conciliare una totale stupidità comportamentale con un humus intellettuale, genialoide ed enciclopedico, a volte, di rare proporzioni. La signora Varagonolo subisce il suo uomo con così stoica resistenza e abnegazione da essere candidata al premio Nobel per la depressione. Come già anticipato, Manera è stato accompagnato da altre rappresentanti del gentil sesso comico come il duo Katia e Valeria, tra le maggiori rivelazioni delle ultime edizioni di Zelig: L’affiatatissima coppia si è cimentata, inizialmente, nel già rodato duetto delle studentesse, vestendo i panni di due giovani ragazze sui banchi di scuola che preferisco snocciolare una serie di perditempo piuttosto che attenersi agli ordinari doveri scolastici: principe dei giochi delle due ragazze una improbabile versione di “fiori, frutta e città”, dove le caselle sono riempite anche dall’immancabile voce “calciatori”, come da buone aspiranti veline. Veline che, in un certo qual senso, hanno poi portato sul palco, interpretando – sotto gli occhi del finto presentatore Manera – le due finaliste di miss Italia 2008: sfidando la serata a dir poco fresca con un body nero, Katia e Valeria hanno giocato con i luoghi comuni sulle “belle ma stupide” protagoniste di questi concorsi. Dei personaggi di Manera, il pubblico mantovano ha forse apprezzato maggiormente la parodia di Piter, ragazzo della vicina Brescia, che col il suo forte accento racconta le lunghe notti alla disperata ricerca di una compagna, preferibilmente nella “giusta disco”. In generale, comunque, dagli spettacoli di Manera (e co.) si evince una fantasia davvero senza confini, pulita e di grande attualità: bellissima la comic-song con tutti i vizietti della politica e il pungente affondo contro il perbenismo di certa stampa e giustizia: “se al posto di Lapo fosse stato trovato un mio amico, ora sarebbe in galera”, dove riesce a far diventare amaro e riflessivo anche il sorriso più sboccato. Sono svariate le soluzioni comiche che l’attore milanese riesce a mettere in campo, con una grande capacità nel dare luce ai contrasti della società, giocando con paradossali situazioni che danno grande verve al suo personale contraddittorio.

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Medole - Ritratti e Autoritratti mostra d’arte

È stata inaugurata dal prof. Manlio Paganella, da Giovanni Magnani (Presidente della Pro Loco di Medole) e da Luca Cremonesi la mostra, a cura dell’Associazione Pro Loco di Medole, “Ritratti e Autoritratti dal Novecento a Oggi” presso i locali del Museo d’arte Torre Civica di Medole. “Il tema, infatti, la poliedricità delle espressioni artistiche, la qualità delle opere in esposizione – tra le quali singolari inediti – e la caratura degli artisti sono, con altri, la somma degli elementi principali che ancora una volta evidenziano l’impegno del Sodalizio per la Promozione dell’Arte e della Cultura con un occhio di riguardo e un costante rapporto rivolti al paese, al territorio, alla loro gente” ha dichiarato Magnani in apertura della mostra. Organizzata con il patrocinio della Provincia di Mantova, del Comune di Medole, della Comunità del Garda, dell’Associazione Turistica Colline Moreniche e da Garda Colline Garda Hills, la mostra resterà aperta fino al 21 settembre , tutti i giorni dalle ore 15,30 alle ore 18,30 (tranne il lunedì) e la domenica anche la mattina dalle ore 10 alle ore 12. Tanti gli artisti classici da marini a Ferlenga, da Graziotti (appena scomparso) a “Nene” Nodari, da Porta a Facciotto; raffinata la scelta fra i contemporanei con Giancarlo Cigala, Angelo Boni, Giampietro Moretti; cospicua e accurata la scelta dei giovani con le interessanti Irene Foglio e Iva Recchia, ma anche Nicola Biondani presenti con due pezzi recenti degli ani 2007 e 2008.

Giovanni Magnani Presidente Proloco Medole


PAOLO BONIFAZIO Un uomo il suo successo A cura di Amelia Tedoldi

famiglia che si riunirà successivamente. Esperienza, serietà, professionalità, sono per Paolo un biglietto da visita, infatti il successo nessuno lo regala. Oggi la Edil Bonifazio è un’Azienda Leader nel settore della costruzione Privata e Commerciale, essa si occupa direttamente della costruzione dell’immobile sia della vendita, offrendo al cliente un servizio che va oltre l’acquisto, infatti può avvalersi di assistenza anche dopo, senza scordare il commerciale, capannoni e direzionali con la caratteristica che contraddistinguono la Edil Bonifazio “ chiavi in mano”.

Paolo nasce nel 1955 a Cutro nella splendida Calabria. Una storia come tante già sentite, sud che non offre grandi opportunità, un padre mancato in giovane età che ne segna il percorso di vita. Si, perché Paolo per lavorare ed imparare un mestiere gira il mondo. Dopo anni di serio impegno anche all’estero si stabilisce a Castiglione delle Stiviere è il lontano 1988 fonda la sua prima Azienda la Edil Bonifazio cominciando a costruire in proprio. Anni di lavoro duro, lontano dalla

Gli anni trascorsi con serio operato hanno permesso a Paolo Bonifazio di crescere imprenditorialmente, realizzando una sede degna dell’Azienda in Via A.Volta n° 34 a Castiglione delle Stiviere. L’Azienda è totalmente autonoma dotata di macchine operatrici per movimentazioni terra, escavatori, terne, pale, e mini escavatori, camion leggeri, camion furgonati, mezzi pesanti forniti di auto gru, un mezzo speciale elevatore telescopico ( Manitou). Nei cantieri ci sono gru di diverse altezze e attrezzature idonee per molteplici realizzazioni. Oggi Paolo non è più solo ma coadiuvato dalla presenza delle figlie Mimma e Valentina che si occupano

dell’Amministrazione. Il settore operativo vede la presenza dei due nipoti Antonio e Gianfranco Virelli, e del genero Luigi Rizzuti che si occupano dell’organizzazione cantieristica. Molteplici i cantieri in realizzazione, Solferino, Medole, Birbesi, Manerba del Garda, Centro residenziale a Castiglione e Commerciale a Lonato. La realizzazione di un Residence in loc. Le Castella suggestivo Comune Calabrese in provincia di Crotone, per Paolo è la soddisfazione di un ritorno all’amata terra natia. Molte le opportunità per chi vuole acquistare casa, riconoscendo all’impresa Edil Bonifazio una presenza di parters altamente qualificati, infatti gli immobili costruiti da Edil Bonifazio sono riconosciuti fra i migliori sul mercato per finiture pregiate, materiali usati nella realizzazione, mantenendo un’ ottimo rapporto prezzo-qualità. La passione per questo lavoro, l’impegno dedicato ha reso onore a Paolo che oggi è gratificato, un’Azienda che non sente la crisi del settore, anzi in continua espansione. Complimenti Paolo, ci siamo conosciuti molti anni fa, erano anni di duro lavoro, oggi sei un imprenditore molto conosciuto, affermato, ma il tuo carattere di buono e umile è rimasto inalterato.

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Festival - Mantova Festivaletteratura 2008 A cura di Luca Cremonesi

Gli dei della letteratura amano il Festival di Mantova dato che detiene un interessante record: la pioggia non ne ha mai danneggiato un’edizione. Anzi, quest’anno, la calura e un’afa degna dei mesi estivi ne sono stati i padroni indiscussi. Un’edizione, questa appena conclusasi domenica 7 settembre scorsa, caratterizzata da tante nuove uscite e dai grandi editori che hanno messo in campo i loro pezzi da ’90. Un po’ rimpiangiamo le lezioni magistrali dei vari scrittori e saggisti dei primi anni del Festival, ma anche questa formula è vincente e lo dimostrano i numeri, da record, di presenza e di libri venduti. Abbiamo seguito alcuni eventi e di questi, nel presente articolo, vi parlerò perché li ritengo fra i più significativi di questa edizione. Prima però vale la pensa ricordare la vera sorpresa dell’edizione 2008: Roberto Saviano, che ha chiuso il Festival al teatro Ariston la sera di domenica. Molte persone si sono lamentate della mancanza dei biglietti e del caos legato a questo evento. Presto detto: se fossimo in un paese normale, e non schizofrenico, Saviano vivrebbe libero, senza scorta, e potrebbe parlare nelle piazze come èp giusto che sia… Invece, in Italia, è costretto, per vivere, a risiedere in una caserma, a muoversi con la scorta, a stare in luoghi chiusi e a incontrare sempre meno persone. Se questa non è vittoria di chi lo ha segregato non so come chiamarla… Il primo incontro a cui ho assistito è stato quello con Paolo Villaggio, Leone d’oro alla carriere a Venezia nel 1996, padre di Fantozzi (popolare personaggio che lo ha reso immortale) e vera icona della comicità impegnata anni ‘70/’80. Il suo libro (“Storia del libero pensiero”, Feltrinelli), edito da Feltrinelli, è un interessante saggio che riscopre e rilegge alcuni personaggi della storia e ne elogia e mette in mostra la libertà di pensiero. Da uomo libero Villaggio, in un pomeriggio con caldo africano, si è raccontato e si è lasciato parlare della sua vita attuale, delle sue idee sull’uomo e sulla condizione attuale del nostro paese da un punto di vista di libertà e civiltà. L’unica pecca dell’incontro è la brevità (45 minuti), ma Villaggio non si è comunque risparmiato e gli si perdona volentieri la brevità con cui ha salutato il Festival.

Altra cosa l’incontro con Daniel Pennac. Cortile della Cavallerizza gremito, gente adorante e folle di insegnati per l’autore di “Diario di scuola” (Feltrinelli). Pennac racconta la sua esperienza di somaro e cioè di studente con serie difficoltà di apprendimento. Qui nasce la particolarità del suo volume: il punto di vista del somaro, dello studente che vive il trauma del non comprendere nulla. A questo si aggiunga l’esperienza dell’autore come insegnante alle prese con quegli studenti e quelle studentesse che hanno il suo stesso problema. Sono convinto, come Pennac, che l’unica salvezza sia nella speranza di trovare un buon prof. Ha ragione, a ripensarci ora, Pennac: i buoni docenti ci hanno salvato in tutti sensi, perché sono loro che ci hanno trasmesso la curiosità e la passione per il pensiero. Il testo è costellato di buoni esempi e fra questi Pennac racconta di quando, incontrando una classe delle medie, chiese che cosa avessero ai piedi. Tutti risposero: “Le nostre Nike!”. Dopo un lungo lavoro Pennac riesce a farsi dire “Scarpe”. Pennac racconta del lavoro che ha fatto, per una buona ora, a diretto contatto con i ragazzi. Questo è quello che serve fare: essere autorevoli, non autoritari, ma la scuola sembra gradire la risposta facile al problema, e cioè “tanto i ragazzi non studiano, fanno poco, non capiscono”. I ragazzi e le ragazze hanno solo bisogno di essere ascoltati e ascoltate, ed è questo che Pennac ci vuole “insegnare”. Pennac ha parlato di scuola, insegnati e studenti, di come dovrebbe funzionare il rapporto fra studenti e professori, ma soprattutto di come sia necessario che gli insegnanti siano consapevoli dell’importanza del loro lavoro e del valore sociale che ha il loro mestiere. Un incontro denso, piacevole (che bel francese che parla Pennac), ben tradotto (un applauso sincero a quella traduttrice), intelligente e arricchente. Ce ne fossero… La mattina del venerdì è stata la volta, nello splendido Chiostro di Santa Barbana, del Maestro Gianfranco Maretti Tregiardini, raffinato latinista, che ha presentato il secondo volume della sua traduzione delle “Georgiche” di Virgilio (Edizioni Ponte del Sale). Nato a Felonica nell’anno 1939, cultore di giardineria, latinità e pedagogia, Maretti Tregiardini è scrittore e poeta con opere come “Ani-

madaria Vita e umori dei Tregiardini”, “Fiabario” e, in esametri latini, “Egloga per un amico”. Dicitore di Vergilio, Dante, Boccaccio e Teofilo Folengo, crede nella fascinazione della poesia, propria e altrui, declamata insieme con musici, all’antica maniera dei trovatori. Legge i segni della natura e dell’esistere, le meraviglie dei felici e dei bambini. Trasferisce nel gioco della scrittura l’attività ludica dell’infanzia. Tiene in Mantova, sotto il nome di “Mantuana Ovvia”, seminari sull’arte del trasporre la poesia latina classica in italiano. Reduce dall’ottimo successo di “Verso Catullo” (Sometti editore), Maretti Tregiardini si avventura in Virgilio ed è un chiaro ed evidente atto d’amore. Di puro canto poetico è fatto il testo e il traduttore segue questa visione e la porta alle estreme conseguenze. Qui c’è una ricerca che travalica il talento e la buona conoscenza delle regole. V’è trasgressione e quindi arte e poesia nel lavoro di Maretti Tregiardini che si avvicina a “quell’io poetante che si frange in un numero sempre più alto di chiamanti”. Tradurre è da sempre trasgredire e infranger regole. Tradurre è ri-comporre e dare nuova linfa al caos originario già reso, per certi ‘versi’, innocuo nel testo originale. Quella di Maretti è stata una bella lezione di poesia, di stile, di passione e di amore per la lingua e per il latino. Incontrare Maretti sarebbe stato, forse, l’unico modo per far apprendere il latino a chi scrive… Il pomeriggio di venerdì, dopo un lauto pasto a base di maccheroncini fatti in casa allo stracotto e buon rosso fresco (un’ottima eresia dato il caldo). Ci ha regalato tre grandi eventi con tre altrettanti grandi nomi: Eugenio Scalfari presentato da Alberto Asor Rosa, Hans Magnus Enzensberger presentato da Antonio Gnoli (a mio modesto parere fra i giornalisti migliori in Italia) e lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano (l’autore della straordinaria frase sull’Utopia: “L’Utopia è come l’orizzonte, più cammini più si sposta. A cosa serve dunque l’orizzonte? A continuare a camminare…”) presentato da Pino Cacucci. Scalfari e Asor Rosa hanno dialogato a partire dal testo del fondatore di “Repubblica”, “L’uomo che non credeva in Dio” (Einaudi) ed è stato un bell’incontro fra la filosofia di Spinoza e il pensie-


ro di Nietzsche. Gnoli ed Enzensberger, presentando il nuovo “Hammerstein o dell’ostinazione. Una storia tedesca” (Einaudi) hanno ricostruito la vicenda della Repubblica di Weimar e l’avvento al potere del nazionalsocialismo tedesco. L’incontro più interessante è stato sicuramente quello con Eduardo Galeano. Complice un luogo meno affollato e un’arietta fresca che alle ore 21 ha rinfrescato il forno in cui si era trasformata Mantova, la serata con Galeano è stata l’occasione per presentare il suo nuovo volume “Specchi” che uscirà in Novembre. Si tratta di un bel volume che racconta la storia da un altro punto di vista, e cioè quello di chi la storia spesso al subita o ne è rimasto in disparte. Eduardo Hughes Galeano (Montevideo, 3 settembre 1940) è un giornalista e scrittore uruguaiano una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e combinano documentazione, narrazione, giornalismo, analisi politica e storia, ma l’autore stesso non si riconosce quale storico. Fra le sue opere più significative vale la pena leggere e ricordare “Le vene aperte dell’America Latina”, un’opera di accusa dello sfruttamento dell’America Latina da parte di poteri stranieri a partire dal XV secolo ai giorni nostri. “Memoria del fuoco” è un racconto in tre parti: Genesi Facce e maschere, Il secolo del vento. I personaggi sono figure storiche: generali, artisti, rivoluzionari, lavoratori, conquistatori e conquistati che vengono ritratti in brevi episodi che riflettono la storia coloniale del continente. Comincia con i miti precolombiani della creazione e finisce nel 1986. Per “Memoria del fuoco”, Galeano fu paragonato dai critici letterari a John Dos Passos e a Gabriel García Márquez. Ronald Wright scrisse sul Times Literary Supplement: “I grandi scrittori... dissolvono i vecchi generi per fondarne di nuovi. Questa trilogia di uno degli scrittori più coraggiosi e raffinati dell’America latina è di difficile classificazione”. Galeano è anche un appassionato tifoso di calcio: “Splendori e miserie del gioco del calcio” (1997) è un’analisi della storia di questo sport. Galeano lo paragona a una recita teatrale e a una guerra; critica il patto scellerato con le multinazionali e attacca gli intellettuali di sinistra che rifiutano, per ragioni ideologiche, il gioco e il suo fascino nei confronti delle masse.

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VENEZIA 2008 - VINCITORI E VINTI A cura di Elena Araldi

Eccoci giunti al termine della 65° edizione del Festival di Venezia. Con vincitori e vinti. Con sorprese e delusioni. Iniziamo dai vincitori: tutti concordi sul leone d’oro a The Wrestler (che per fortuna sono riuscita a recuperare solo qualche ora prima della premiazione!), in cui la storia della rivincita sul ring del protagonista Randy “The Ram” si intreccia con il reale riscatto del suo interprete Mickey Rourke. Il regista Darren Aronofsky compone una tela cinematografica su cui dispone sia una prima parte in stile documentaristico, che coinvolge e appassiona lo spettatore sul mondo del wrestling e sul relativo dietro le quinte, sia una seconda parte dedicata ai rapporti personali con l’amante (una bravissima Marisa Tomei), la figlia (un’altrettanto brava Evan Rachel Wood) e soprattutto con se stesso e la propria natura di lottatore. L’interpretazione impeccabile di Rourke, è resa ancora più apprezzabile da una particolare scelta registica; per i primi minuti del film e per la maggior parte del tempo in cui è da solo vediamo Randy ripreso solamente di schiena perché è un perdente, un uomo che sa di essere solo e in declino, mentre lo possiamo ammirare a testa alta solo quando è sul ring, solo quando può dimostrare a se stesso e agli altri (i suoi fan) qual’è il suo vero destino. La vittoria di The Wrestler ha segnato anche la rivincita degli spettatori veneziani, in gran parte delusi dalla qualità dei film presenti in concorso quest’anno, ma pienamente concordi con la giuria in merito a questo premio. In testa alla classifica dei favoriti di pubblico e critica presenti al Lido c’erano anche Hurt Locker di Kathryn Bigelow, Teza del regista etiope Haile Gerima e Gake no ue no Ponyo, il cartoon del giapponese di Hayao Miyazaki. Il primo, ennesimo action sulla guerra in Iraq presentato dall’unica donna in concorso, confesso di non averlo visto per due ragioni: la prima è che la proiezione era alle ore 8.00 il giorno successivo all’esclusiva festa del mensile cinematografico Ciak (della serie io c’ero perché avere amici giornalisti conta!), la seconda ragione è che alla suddetta festa c’era un sacco da bere ma nulla da mangiare, cosicché (della serie: l’alba del giorno dopo, tanto per restare in ambito cinematografico) ho trascorso la giornata successiva a portare persone al pronto soccorso e a improvvisarmi infermiera facendo punture dolorosissime, che forse la vittima in questione avrebbe preferito star male tre giorni di più. Anche Teza non l’ho visto perché, haimé, chi se lo aspettava che un film etiope che durava più di due ore potesse anche essere bello? In compenso ho cercato di rimediare alla gaffe presenziando a Gabbla, un film fuori concorso di un regista algerino e rigorosamente in arabo, anch’esso di una durata superiore alle due ore, ma non sono riuscita a riscattarmi perché, dopo quasi un’ora in cui si vede solo un motorino vagare su una strada deserta in una landa desolata, ho abbandonato la sala (atto lecito almeno dopo venti film visti). Il cartone giapponese invece l’ho visto. È la storia di una pesciolina, Ponyo, che incontra un bambino e vuole diventare umana, una sorta de La Sirenetta all’orientale. É un film indirizzato ad un pubblico molto giovane, ma sorprende per l’originalità dei disegni e la trama coinvolgente. Altra particolarità è che, contrariamente alla narrazione classica, qui non ci sono dei veri antagonisti; anche quelli che apparentemente sembrano “i cattivi” alla fine vogliono realizzare il desiderio della piccola Ponyo. Il risultato è un film che piace ad adulti e piccini, con una colonna sonora orecchiabile che si lascia canticchiare nei giorni successivi. Da vedere. Il mio leone d’oro personale va però ad Achille e la Tartaruga di Takeshi Kitano. Non è il nome né di una gustosa pietanza sushi né di una nuova specialità olimpica, è semplicemente il nome un regista e di un artista geniale. Il suo film, basato sul paradosso di Zenone per cui se Achille concedesse dieci metri di vantaggio alla tartaruga questa arriverebbe comunque sempre prima di lui, narra la vita di un pittore che si scontra con il suo gallerista e con l’arte contemporanea, in un susseguirsi di vicende tragicomiche che conducono a riflettere su cosa sia la definizione di arte. Capolavoro. Tra i vinti a Venezia possiamo annoverare invece Un giorno perfetto di Ozpetek, fischiato in sala dalla critica e decretato uno dei film peggiori, che però resusciterà tra i


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vincitori ai botteghini delle sale italiane, perché si sa, se uno si abitua a mangiare solo pane con la muffa va a finire che poi anche i biscotti scaduti sembrano buoni. A proposito di delusioni si è ormai parlato e straparlato dell’edizione sottotono della mostra, del numero inferiore di visitatori rispetto agli altri anni, delle poche star universalmente conosciute presenti, della riduzione delle feste mondane, dei pochi film di richiamo in concorso. Ma non tutto il male viene per nuocere. La riduzione di spettatori ha permesso alla gente comune come me di poter accedere a molte proiezioni stampa ad orari pomeridiani e serali di film che altrimenti avrei dovuto vedere tassativamente alle ore 8.00 di mattina, orario in cui, almeno quando si è in vacanza, una persona preferisce dedicare al lenzuolo e al cuscino. La non presenza di star ha permesso alla gente comune come me di godere di cinque minuti di fama: con un vestito da sera e tacchi vertiginosi sono stata accecata dai flash dei fotografi alle feste, feste a cui la gente come me ha potuto presenziare sempre grazie alla non presenza delle suddette stelle del cinema. Soprattutto, però, la mancanza di film di grande richiamo, quelli hollywoodiani per intenderci, ha permesso alla gente comune come me e non solo, di esplorare le innumerevoli risorse del cinema, scoprendo filmografie di altri mondi finora sconosciute, approfondendo la conoscenza di autori poco noti, lasciandosi così affascinare e divertire da musical malesi (Sell out! di Yeo Joonhan) che, come qualità e risultato dell’opera, nulla hanno da invidiare ai mezzi dello star system occidentale. E scusate se è poco. BURN AFTER READING Uno dei film più attesi alla 65° Mostra del Cinema era appunto Burn After Reading di Joel e Ethan Coen. Dopo il grande successo di Non è un paese per vecchi (vincitore di quattro statuette all’ultima edizione degli Oscar), i Coen tornano al grande pubblico con un’esilerante commedia degli equivoci, chiudendo così la loro “trilogia dell’idiota” (definizione attribuita da loro stessi) dopo Fratello dove sei? E Prima ti sposo, poi ti rovino. Protagonisti assoluti il duo George Clooney-Brad Pitt, quest’ultimo nel ruolo di un personal trainer tutto muscoli e niente cervello, che mette a repentaglio la sua vita e quella altrui alla ricerca di segreti di stato. I due sono coinvolti in una serie di ricatti a un ex agente della Cia (John Malkovich). Nel cast anche Frances McDormand, moglie di Joel, e Tilda Swinton. La bravura degli attori è tale che basta un primo piano muto di qualche secondo per farci comprendere tutta una serie di pensieri e azioni dei personaggi. In molti casi le espressioni sono esagerate e iperteatrali, un omaggio all’autoironia di attori e registi. Joel racconta: «Il film narra la storia di persone che attraversano la tipica crisi di mezz’età, che sia professionale, personale o sessuale e tutto questo si intreccia con questioni di sicurezza nazionale. Ed è questo che rende il film una favola politica. La trama tocca la Cia e il mondo delle palestre e del fitness a tutti i costi, e racconta cosa succede quando questi due mondi si incrociano e si scontrano; gli appuntamenti via Internet sono una specie di ciliegina sulla torta». Insomma, con i Coen si ride, ma non si capisce mai dove si voglia arrivare, anzi si arriva sempre allo stesso punto e cioè a rendersi conto che ogni azione comporta una conseguenza e che la vita è una successione di accadimenti senza senso, che tanto vale prenderla con ironia. Emblematica la battuta finale del film: Agente Cia 1:- Ma cos’abbiamo imparato oggi?Agente Cia 2:- A non farlo piùA.1:-Ma a non fare più cosa?A.2:-Boh...-.


Rubrica - FITNESS A cura di Alberto Zani

Lo sport ci viene insegnato da piccoli come gioco per poi diventare una passione nell’adolescenza e magari una professione da praticare per tanti anni e poi……e poi ad un certo punto per seguire il lavoro,la famiglia o perché ci sentiamo troppo vecchi abbandoniamo totalmente qualsiasi attività aerobica o muscolare e in 10 anni il nostro peso aumenta di 20/30 kg fino a quando il nostro orgoglio ci impone di ritornare atleti ed allora grandi sedute di bicicletta,corsa o palestra e diete improvvisate fino a quando stremati e delusi ci accorgiamo di aver perso 1 kg in tre mesi ed allora rassegnati e sconfitti rinunciamo pensando di non essere più in grado di far nulla. Solitamente due scuole di pensiero accompagnano la rinuncia:da giovane hai fatto tanto sport ed ora il paragone con le tue performances giovanili ti deprime, oppure sei sempre stato un sedentario e pensi di non avere il fisico e ti senti ridicolo al solo pensiero di vederti con le scarpe da ginnastica. Dobbiamo pensare che il nostro corpo è una bellissima macchina che non può rimanere ferma ma deve muoversi ed interagire intellettualmente e fisicamente con il mondo esterno. Noi chiaramente invecchiamo ogni giorno ma la maturità fisica e prestazionale può essere conservata ottimamente fino a 40 anni; dopo i 50 anni calano sicuramente gli ormoni GH o STH (somatotropina) e il TESTOSTERONE. Il primo è responsabile dell’accrescimento di ossa,tessuti,muscoli ed organi interni; Il secondo è l’ormone sessuale maschile per eccellenza ma prodotto in modesta quantità (c.a. 1/10) anche dalla donna; oltre a caratterizzare i sessi influenza l’accrescimento scheletrico,il metabolismo lipidico e gli apparati pilifero e sebaceo. La riduzione ormonale non preclude certamente l’attività ,diciamo solo che diminuirà costantemente la massa muscolare e il vigore. Superati i 60/65 il decremento di forza è abbastanza deciso soprattutto a carico degli arti inferiori. Se la forza nelle gambe diminuisce e il giro vita aumenta chiaramente anche i gesti quotidiani come salire le scale,portare la spesa o fare giardinaggio sembrano molto pesanti e siamo indotti alla sedentarietà. Le fibre muscolari di tipo II b (fibre a scossa veloce di grande dimensione) perdono la capacità di contrazione e vengono sostituite da fibre di tipo I (lente e dimensione inferiore) per cui il volume dei nostri muscoli diminuirà progressiva-

mente. E’ fondamentale allora conservare il nostro patrimonio muscolare con sedute di muscolazione da c.a. 40-60 minuti riducendoli a 30 nel caso di soggetti over 60/65 anni; unitamente completeremo con attività aerobica di bassa media intensità (camminata-biciclettanuoto e corsetta nei soggetti idonei. Passano gli anni e la concentrazione di calcio diminuisce nei tessuti e nello scheletro; soprattutto le donne cessando il periodo fertile possono incorrere in una grave forma di OSTEOPOROSI ovvero una progressiva riduzione della densità ossea che determina nei casi più gravi la rottura dell’arto. Gli argomenti da trattare sono tanti e saranno affontati nello specifico nei prossimi articoli; voglio solo citare alcuni autorevoli dati raccolti dalla commissione igiene e sanità del Senato (2003) che non devono spaventare ma far riflettere: 5 milioni di persone in Italia sono affette da OSTEOPOROSI; di questi 4 milioni sono donne e il 75% di esse ha più di 60 anni.

6 mesi dopo una frattura femorale solo 1 persona su 7 riesce a camminare autonomamente e solo 1 su 10 può di nuovo salire le scale. 1 persona su 5 (dopo i 50 anni) dopo una frattura femorale ha conseguenze croniche che possono sfociare in patologie correlate. Significativo il rapporto pesoosteoporosi: la malattia colpisce 17 donne sottopeso su 100, rispetto al 3% delle obese; tra le donne che non sono in forma ne attacca 11 su 100. Infine risulta che e’ affetto da osteoporosi il 18,8% delle donne che hanno seguito regimi per perdere peso, contro il 2,4% di chi non ha fatto nessuna dieta. 1 donna su 5 che ha subito una frattura vertebrale ne subirà un’altra entro un anno. Questi dati allarmanti richiedono almeno una riflessione sul proprio stato di salute e che tipo di investimento vogliamo fare per il nostro futuro. Come sempre vi invito a porre quesiti e suggerimenti all’indirizzo info@palestrafitnessclubcastiglione.it

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Rubrica - FENG SHUI e BUSINESS A cura di Marta Arch. Ruzzenente

Il benessere sul luogo di lavoro è fortemente legato all’armonia dell’ambiente stesso. Lavorare in un ufficio disordinato o squilibrato dal punto di vista energetico conduce inevitabilmente ad una diminuzione della produttività. Anche la disorganizzazione, che per un’Azienda rappresenta una perdita di denaro, è molto spesso dipendente dal caos “fisico” che si riscontra in alcuni uffici. Intervenire con il Feng Shui in un ambiente lavorativo permetterà di creare un luogo fresco, pulito, piacevole ed aiuterà a ridurre la quantità di stress. Quando le persone si trovano a lavorare in un ambiente sano, ripulito ed equilibrato, si sentono più libere e riescono ad esprimere meglio il loro potenziale. Crescerà quindi il capitale intangibile che è composto sia dal capitale intellettuale che dalle capacità comunicative e relazionali.

Un ufficio sgombro da incartamenti inutili consentirà di trovare subito ciò che ci serve e lascerà pulita e sgombra anche la nostra mente. Lavorare su una scrivania in cui si sono accumulati molti documenti, alcuni dei quali magari non servono più, rifletterà confusione anche nel nostro modo di lavorare, riducendo la produttività ed aumentando il livello di stress. Buttare via cio’ che non serve è un vero e proprio atto terapeutico che ci permetterà di liberarci da pensieri inutili, migliorando la qualità di vita. Se desideri ricevere un consiglio personalizzato scrivi una mail a marta_olos@yahoo.it

Fondamentale quando si interviene in un luogo di lavoro, come in qualsiasi altro ambiente, è iniziare con lo space clearing, ripulendo lo spazio fisico da tutte quelle cose che non servono più.

MARTA RUZZENENTE architetto e naturopata Tel. 347 2521030 marta_olos@yahoo.it

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MARTA RUZZENENTE, architetto e naturopata, opera da molti anni nell’ambito dell’architettura di interni, applicando le teorie del Feng Shui e dell’Architettura Bioarmonica. Esperta nel riequilibrio energetico, tiene consulenze a privati ed aziende ; organizza corsi sul valore dell’architettura come fonte di benessere.

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Benvenuti in un porto da sogno A Peschiera del Garda, piccolo paradiso turistico situato all’estremità meridionale del Lago, strategicamente vicinissimo all’aeroporto Valerio Catullo ed alle maggiori arterie autostradali e ferroviarie, ricco di bellezze naturali ed affascinanti eventi e manifestazioni, sorge, il nuovo Porto Bruno Manfredi. Modernissimo e provvisto delle migliori dotazioni tecniche, Porto Bruno Manfredi nasce dall’operato del Gruppo Pioppi e, in particolare, dall’amore per questa terra e dal talento manageriale di Gianfranco Manfredi, coadiuvato dalla sorella Laura e dopo il matrimonio dalla moglie Grazia. Fu il Padre Bruno Manfredi, imprenditore lungimirante, che già negli anni 60, aveva trasformato una zona paludosa in area turistica e aveva previsto l’importanza strategica di un porto che oggi ha il suo nome. Nel 2003 si inaugura il nuovo porto con risultati del tutto inaspettati, mercato florido gratificazioni da parte dei clienti non solo locali ma Europei La nuova struttura può ospitare barche in acqua e a terra fino a 80 piedi, con banchine attrezzate di colonnine per l’erogazione di energia elettrica e acqua mediante un sistema centrale completamente informatizzato, un travel-lift e due grosse gru fisse, per vari ed alaggi, distributore di carburante a poche centinaia di metri, rete wirless per internet, nautica per rimessaggi invernali, ampio parcheggio, officina, servizio di vigilanza 24 ore su 24, sono solo alcuni dei mille confort che questo


porto straordinario offre ai propri ospiti. Gli altri sono tutti da scoprire. Questo porto è solo una delle gemme del Gruppo Pioppi, che attendono a Peschiera del Garda ogni turista, anche il più esigente, per avvolgerlo e coccolarlo di piaceri. Ad iniziare dall’esclusivo Ristorante “Ai Pioppi” antistante la darsena dotato di ampie vetrate panoramiche, una sala banchetti da 250 coperti, una terrazza con vista mozzafiato, per continuare con il Centro Nautico Pioppi pronto ad offrire ai propri ospiti ottimi servizi, come l’assistenza totale tecnica meccanica, accurata e sollecita, con garanzia di ricambi originali in officina autorizzata Volvo Penta e Marine Power, assistenza commerciale di vendita e post vendita, pratiche nautiche, patenti e documentazioni varie, oltre alla vendita di vari marchi : Princess, Cranchi, Chris Caft, Atlantis, Pershing, ultimo ma il piu’ importante. Gianfranco Manfredi Imprenditore, ci anticipa la prossima realizzazione del Gruppo “Ai Pioppi”, verranno realizzati a breve appartamenti residenziali ed un Albergo al fine di offrire un’ accoglienza sublime come solo l’incantevole scenario del Lago di Garda è in grado di regalare. Che altro aggiungere. E’ tempo che facciate rotta su Peschiera del Garda, un sogno vi aspetta.

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Desenzano del Garda - Marilyn and friends mostra fotografica

Dopo il grande successo di pubblico e critica approda a Desenzano del Garda la mostra “Marilyn and Friends”. Curata da Armand Deriaz e Charles Henri Favod, l’esposizione, una esclusiva Alinari, presenta una selezione di 155 immagini della celebre diva, mito e icona del XX secolo, e dei suoi amici ed attori contemporanei. Una rassegna di fotografie per lo più inedite, di cui 40 a colori ed in grande formato. Gli autori degli scatti sono Sam Shaw e il figlio Larry. Sam Shaw (1912-1999) (19121999), pittore, scultore e fotografo che, tra il 1950 e il 1960, firmò con successo le copertine prestigiose di Life e di Look. Negli stessi anni entrò in contatto con il mondo del cinema. Realizzò il sensazionale ritratto di Marlon Brando nel film Un tram chiamato desiderio (1951) e fotografò la de-

buttante Marilyn Monroe in Viva Zapata. Da quel momento Sam Shaw non abbandonò più Marilyn, realizzando nel 1955 è la celebre sequenza della gonna sollevata dall’aria calda nel film Quando la moglie è in vacanza di Billy Wider. Nel corso degli anni Shaw eseguì molti altri ritratti di Marilyn, rimasti inediti, a differenza dei grandi poster pubblicitari da lui realizzati con altri divi quali Paul Newman e Sydney Poiter ed attrici del calibro di Ingrid Bergman, Sophia Loren, Anna Magnani e Liz Taylor. Sam Shaw lavorò in stretta collaborazione con il figlio Larry (1937-2007), che fu anche l’assistente di molti grandi fotografi. Un terzo degli scatti in mostra sono dedicati a Marilyn, selezionati tra i ritratti inediti di Shaw, un centinaio invece le foto degli “amici”.


Malcesine - Andy Warhol “ladies and gentlemen� fino al 30 settembre Castello Scaligero

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Arte - Patrizia Castracani A cura di Luca Cremonesi Patrizia Castracani di Montichiari ha frequentato l’Accademia di Belle Arti “G. B. Cignaroli” di Verona. Scrive Patrizia a proposito di una sua mostra di qualche anno fa a Montichiari: identità difficile, ovvero della difficoltà di vivere in un corpo femminile in un mondo dove i ruoli si sono persi, invertiti. Sono temi centrali nella riflessione artistica (e non solo) contemporanea. Il corpo è uno dei protagonisti principali del pensiero contemporaneo: nessuno sa, afferma Deleuze, quanto può un corpo, quel corpo che si presenta amplificato nelle opere di Patrizia. Ma il corpo, come carne, è anche la tessitura dell’essere e dunque della nostra esistenza che svanisce e/o diventa protesi del nostro corpo. Ciò accade perché il corpo, come pensiero e come oggetto d’arte, non è mai stato pensato in sé, ma sempre e solo legato inscindibilmente all’anima. Gran parte delle riflessioni delle donne ci hanno ri-portato il corpo mostrandoci la sua carnalità nell’atto della maternità, ma parlandoci anche delle sue contaminazioni. È prima di tutto nel corpo femminile che nasce l’identità difficile che ci viene narrata da tanta teorie del novecento, ma anche da queste due artiste che percorrono, con la loro pittura, il limite carnale del corpo. Serve dunque comprendere che non abbiamo un corpo, ma siamo un corpo e questa consapevolezza creerà sempre delle identità difficili. Come ti avvicini al mondo dell’arte? L’arte per me è dappertutto: per le vie di una città, nei locali, negli sguardi e negli atteggiamenti degli amici, nelle vetrine, nei musei e nelle gallerie… Ho una formazione “artistica” grazie all’Accademia di Belle Arti, ma ho imparato nel tempo che l’arte è ovunque e qualunque pretesto e occasione ci offra questo mondo.. è ottima! Quali sono i tuoi riferimenti artistici? I miei riferimenti artistici sono molteplici: mi affascina molto la figura d’artista/imprenditore di Andy Wharol: incredibile, soprattutto in quegli anni, la capacità e

l’astuzia di trasformare semplici oggetti di uso comune, immagini popolari e artisti del momento in grandi opere d’arte. Mi piacciono le immagini dirette ed incisive della pop art come anche quelle intimistiche di Francesca Woodman, i travestimenti di Cindy Sherman, gli scatti rubati a realtà da sobborghi metropolitani di Nan Goldin, la perfezione dei nudi di Newton, la spregiudicatezza delle foto di Mappletorphe… Ammiro chi ha coraggio di parlare di osare senza dimenticare bellezza e semplicità. Da tempo apprezzo e stimo il tuo lavoro, e in passato abbiamo anche lavorato insieme per mostre e avvenimenti, quali sono i progetti che hai realizzato fino ad oggi? I temi che ho prediletto fin’ora riguardano prevalentemente la fotografia o meglio la “foto-pittura” e si riferiscono al rapporto tra vesti, corpo e mente: femminilità ed eros, gestualità, psicologia dell’abbigliamento, travestitismo. Vari sono i periodi della tua produzione: puoi descrivermi il percorso evolutivo? Va detto che, fino al termine della scuola, non mi ero dedicata a dipingere. L’interesse è nato frequentando alcuni corsi che mi hanno convinta a lasciare il lavoro ed iscrivermi all’Accademia di Verona. Il mio insegnante mi ha indirizzato alla rappresentazione di forme pure, non tratte dalla realtà, così sono nati i quadri della prima stanza, dalle forme morbide, arrotondate e molto colorate, giocate sulla profondità cromatica. …Che corrono, però, il rischio di sembrare un esercizio di stile. Infatti ho iniziato a stancarmi dell’abbondanza del colore e, con i primi bianco e nero, è arrivata la tecnica mista di fotografia, pittura e inserimento di oggetti leggeri, veli strappati e simili, che caratterizza il secondo periodo, di transizione verso il terzo, la cui particolarità è di concentrare le nuove tecniche sulla sensualità e sul corpo, nudo o semivestito.


Sai dire dove ti porta il tuo progetto estetico? L’obiettivo è continuare a focalizzare il corpo, la bocca, in particolare, con forza crescente e depurare ancor più i miei lavori dal colore, ridurmi soltanto al bianco e nero e concedere ancor meno spazio al rosso. Il corpo è un tema centrale nel tuo lavoro e molte opere della tua produzione sono dedicate a particolari del corpo. Che cos’è il corpo per un artista? Il corpo per un artista può rivestire diversi ruoli: sicuramente è un mezzo fondamentale per poter creare, per dar forma alle proprie idee, emozioni, pensieri e, a seconda dei casi, può diventare sia soggetto che oggetto dell’opera d’arte. Il corpo ci permette di evolvere, di parlare del mondo, di noi stessi nel mondo. La mia visione del corpo è quella di un’unione inscindibile tra la mente e l’universo che ci sta intorno: passano delle sottili energie che l’artista percepisce più di altri e un corpo in divenire è anche arte in divenire….

necessariamente un adeguamento a norme e convenzioni sociali: credo che nessuno di noi sia veramente libero di esprimersi, di essere ciò che vorrebbe o nemmeno sa “chi” e “come” vorrebbe essere… Una gabbia sottile sta davanti ai nostri corpi ed è sempre più difficile mostrare la propria individualità e personalità. Soprattutto per le donne una mediazione tra sensualità/ femminilità e indipendenza/rispetto non è facile…. Siamo in costante “libertà vigilata”! La fotografia: che tipo di linguaggio è e come si situa nella tua produzione? E’ il mezzo che sento più adatto per esprimere ciò che penso e sento: consente di “rubare” momenti irripetibili, di catturare espressioni e particolari. E’ un mezzo diretto e incisivo in grado di comunicare con semplicità ed immediatezza. Le immagini fotografiche possono poi essere manipolate, modificate, affiancate ad altro unendo la pura tecnica con la creatività del momento

Come cerchi di lavorare sul corpo nella tua arte? Il corpo è in primis uno stimolo visivo indispensabile per creare; è un mezzo fondamentale che mi permette di cercare o costruire il momento e l’ambiente giusto per lo scatto fotografico ed è anche soggetto dei miei lavori. Il corpo parla da sé… senza bisogno di tante parole che spesso nel mondo d’oggi si sprecano inutilmente e tutto ciò che lo può modificare, abbellire, coprire decorare costruisce su di lui un racconto, un’idea, una realtà o una sensazione.

Cosa pensi del fare arte oggi nel 2008? L’artista parla di sé e necessariamente del mondo in cui vive: io credo che il mondo dell’arte non sia un luogo idilliaco da “giardino dell’eden” immune dall’ambiente in cui si trova ad operare… Il mito dell’artista puro e libero è assolutamente da sfatare: anche qui esistono raccomandazioni, fortune più o meno guidate … dipende da come uno vive il suo “fare arte”. In rari casi può diventare un vero e proprio lavoro, con i compromessi del caso, ma l’arte può tuttavia restare una semplice compagna di viaggio nella vita, che aiuta a cambiare punto di vista…

Un altro concetto che è stato importante nella tua riflessione è quello di “Libertà Vigilata”. Di cosa si tratta e come lo hai declinato? Vivere in una società, per quanto libera e permissiva come la nostra, comporta

A quali progetti stai lavorando? Il tema che sto indagando è ancora quello del dualismo tra femminilità e indipendenza, sensualità e rispetto… gli “arresti domiciliari” non sono ancora finiti!!

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Arte - Elio Terreni A cura di Luca Cremonesi

La tua attività inizia negli anni ’70 con opere a china, matita, acquerello e i primi approcci alla pittura ad olio. Ci racconti come sono stati gli inizi? Gli inizi sono stati caratterizzati da una grande passione e da un’intensa attività di studio, soprattutto delle tecniche. Fin da piccolo evidenziavo una spiccata attitudine per il disegno, che ho, probabilmente, “ereditato” da mia madre, ricamatrice con un buon talento per la rappresentazione figurativa. L’ultimo anno di scuola media inferiore è stato piuttosto importante, ai fini formativi, per gli insegnamenti della prof.ssa Enrica Bellini, docente di Educazione artistica. Lavorai molto sulla copia dal vero. Per le nature morte sviluppai una particolare espressione grafica basata sull’utilizzo di due soli pennarelli, il nero e il grigio. Per il paesaggio, non amavo usare il colore a tempera, lo trovavo troppo opaco. Chiesi ed ottenni di poter usare gli acquerelli come se fossero tempere, così avevo risultati decisamente più luminosi. L’insegnante mi incoraggiava molto, tanto che mi appellava affettuosamente con l’espressione “il mio fenomeno”. L’uso della china arrivò il primo anno di scuola superiore. Il prof. Poltronieri, docente di Disegno e Storia dell’arte all’Istituto Magistrale di Mantova, mi impose di gettare i pennarelli e di usare pennino e calamaio. In quegli anni, iniziai per conto mio a studiare l’utilizzo dei colori ad olio. Verso la fine degli anni ’70 ti dedichi alla Poesia Visiva, su cui tornerai nel corso degli anni, di cosa si tratta? La mia poesia visiva nasce in ambito prettamente grafico; poi col passare degli anni, con l’evolversi della mia personale ricerca artistica, si estenderà alla fotografia, alla pittura e alle tecniche multimediali. Il mio insegnante di Lettere, all’Istituto Magistrale di Mantova, il compianto prof. Santo Garrubba, che alla fine degli anni ’80 divenne un amico con il quale discorrere di filosofia e arte, sosteneva che “la cultura si respira”. Un aforisma che mi ha colpito e non ho più dimenticato. Alla fine degli anni ’70, si andavano diffondendo sempre più i computer e, quindi, anche immagini realizzate con tali elaboratori. In particolare, rimasi favorevolmente impressionato dall’immagine di un volto realizzata con le lettere dell’alfabeto. In quel periodo, ero interessato alle “Spigolatrici”, un’opera di Jean-Francois Millet che volevo interpretare graficamente a china. Ebbene, realizzai lo sfondo, sul quale si stagliano le spigolatrici, con scritte di piccole dimensioni, asterischi e lettere dell’alfabeto. Iniziai ad inserire parole o frasi nelle mie opere a china; nei paesaggi andavano a definire il cielo o, al limite, colline e montagne, mentre nelle nature morte divenivano lo sfondo. Fondevo la figura, il paesaggio e tutto ciò che l’occhio vede, in un unico contesto di forme e parole che formavano il “campo-sfondo”, creando con la ripetitività del “verbo” un’atmosfera surreale. Guardando l’opera da una certa distanza non si percepiscono le parole, solo in un secondo momento diventano visibili, risuonano aprendo nuovi spazi. In altri termini, come ha osservato la giornalista Paola Cortese, “l’attenzione si sposta dal primo piano allo sfondo per poi armonizzarsi in maniera organica per licenziare l’opera compiuta”. Col senno di poi, posso dire che la mia poesia visiva, anche quando l’opera è prevalentemente pittorica, si potrebbe ricollegare al filone proveniente dalle “tavole parolibere” delle avanguardie futuriste, che usano la dislocazione delle parole per ottenere effetti grafici e figurativi. Quando utilizzo la fotografia, il collegamento al filone legato al collage è solo tecnico, non è d’intenti, perché creo raramente uno scontro tra il significato della parola e quello della scrittura. Quest’ultima è quasi sempre un ampliamento delle emozioni suscitate dall’immagine. Come vedi, riprendendo l’aforisma premesso, ho respirato la cultura del mio

tempo; l’inconscio è stato, in una prima fase, il mio apparato respiratorio. Proprio nel 2004 il tuo ritorno alla Poesia Visiva si concretizza con il Fiorino d’argento al Premio Firenze per l’opera “Splendidi Fiori” di cosa si tratta? Non si tratta di un vero e proprio ritorno perché non ho mai abbandonato completamente la poesia visiva. Si tratta piuttosto di una ulteriore evoluzione della stessa. “Splendidi Fiori” è un’opera di grafica, a colori, realizzata in parte al computer e in parte manualmente ad inchiostro. E’ il primo frutto significativo di un lungo studio iniziato nei primi mesi del 2004. Il segno manuale è molto libero e richiama immagini di rami spogli. La sottostante scritta “SPLENDIDI FIORI”, in due colori, forma lo sfondo con il supporto cartaceo colorato, una sorta di controcanto alla citata rappresentazione manuale. Dagli anni ’80 ai giorni nostri la tua produzione comprende anche la pittura ad olio. Come affronti questo linguaggio? Nella seconda metà degli anni ’80, studiando la pittura ad olio, su tela o su cartone telato, ho realizzato alcune opere figurative (talvolta surreali) e un paio di opere particolarmente significative, intitolate “Campi campiti” e “Il contrabbassista”. Queste ultime, negli anni ’90, mi hanno ispirato un ciclo di opere metafisiche, olio su tela, (che ho chiamato “Campi campiti”) caratterizzate dal fatto che lo sfondo è ottenuto con campiture. In quel periodo, due temi erano centrali nella mia poetica: il meccanismo del pensiero e la solitudine. Contemporanea alle opere metafisiche è, infatti, la “Trilogia del Pensiero”, opere grafiche che coniugavano poesia visiva e dripping. Con le rappresentazioni metafisiche ad olio indagavo, soprattutto, il senso dell’esistenza e la solitudine dell’uomo. In queste opere, lo spazio è una proiezione dell’animo. L’amico Vinicio Pigoni ne ha colto il senso. Ha scritto, infatti, che questi dipinti portano “a considerare silenzi in cui l’animo si perde, a sentirne il rumore, in uno stato di assoluta tranquillità, isolati da tutto quanto è assordante nella vita quotidiana, dal traffico, dall’impegno assillante quotidiano del lavoro. Ci si sente più vicini all’immensità del creato e concentrati in una sicurezza di benessere fisico che ristora l’animo.”. Dalla fine degli anni ’90, ho abbandonato la metafisica dei “Campi campiti” e, quindi, la pittura ad olio perché la mia ricerca personale si è indirizzata verso altre espressioni, per le quali ho preferito altre tecniche basate, soprattutto, sulle chine colorate e sui colori acrilici. Per il mio operare artistico, anche la tecnica e il supporto devono essere assolutamente funzionali all’opera che intendo realizzare. Gli anni che vanno dal 2000 ai giorni nostri sono di intesa attività espositiva e pittorica. I due cicli, “Dripping” e “Opere Spaziali” sono fra i miei preferiti: entrambi hanno a che fare con un’analisi spaziale. Cosa ti affascina dello spazio? Con il “Ciclo del Dripping” inizia, effettivamente, il mio percorso più creativo nell’ambito pittorico. “Opere Spaziali”, denominato inizialmente “Campi di Forza”, è la massima sintesi di tutto il mio percorso artistico ad oggi. Il mio spazio non è quello fisico, quello materiale, bensì quello spirituale e mentale. La dimensione fisica è punto di partenza, inevitabile perché la sola percepibile dai cinque sensi, per giungere alla dimensione trascendente. La mostra personale che ho tenuto, nel 2006, alla Galleria del Candelaio di Firenze, non a caso, era intitolata “Bussando alla Porta dell’Anima”. Non solo, ma il mio universo non è singolare, ma plurale, preferisco parlare di “Universi”, come ho chiamato l’ultima personale alla Galleria Studio C di Piacenza. C’è un continuo rapporto tra


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della propria natura si può ritrovare la capacità di vedere, di conoscere i limiti umani, di riappropriarsi di alcuni degli spazi vitali che ci sono stati sottratti e, conseguentemente, valorizzare, anche socialmente, il perseguimento delle virtù.

universi comunicanti, microscopico e macroscopico, conscio e inconscio, fisico e metafisico. L’uomo, con i tanti suoi limiti e le poche (ma non trascurabili) sue virtù, è partecipe, spesso meravigliato, di questi universi con i quali interagisce continuamente. Da questa interazione dinamica nascono i grandi e i piccoli interrogativi della nostra esistenza e il tentativo di trovare risposte. Paul Virilio scrive: “La vera arte contemporanea non è rivoluzionaria ma solo rivelatrice”. Ho pensato a questa affermazione guardando il tuo ultimo ciclo di “Opere Spaziali”. Ti ritrovi? Sì, mi ci ritrovo. Concordo con molte delle osservazioni fatte dall’urbanista-filosofo francese Paul Virilio. L’arte contemporanea non è rivoluzionaria ma rivelatrice della finitezza del mondo, dei limiti dell’uomo, perché il progresso tecnologico ha portato ad un depotenziamento della persona, rimuovendo quanto vi è di più umano, cioè il limite. Dice Virilio: “La disumanizzazione ha il volto della robotica, o meglio ancora della bionica (…) con la rivoluzione informatica le macchine si impadroniscono del pensiero e dell’immaginario. Si tratta, a tutti gli effetti, di una nuova forma di alienazione”. Il bombardamento massmediatico tende a cambiare la natura dell’opera d’arte. L’accelerazione della realtà contemporanea porta alla contestazione della varietà delle rappresentazioni artistiche a favore delle tecniche di telecomunicazione istantanea e delle presentazioni in tempo reale. Immersi nella visione si smette di vedere, non si ha più alcuna “immagine mentale”. La sovraesposizione mediatica, a cui siamo sottoposti, ci porta oltre l’orizzonte, ci mostra, quasi esclusivamente, ciò che è lontano facendoci perdere di vista ciò che è vicino. I miei “Universi”, come le opere di molti altri artisti contemporanei, vi si oppongono, soprattutto, sul piano spirituale e intellettuale. Ho sempre sentito le mie “Opere Spaziali” come “Arte di Resistenza”, in prima istanza, alla disumanizzazione dell’uomo ma, conseguentemente, anche all’evidente e preoccupante imbarbarimento della società civile. Con un’arte contemporanea consapevole

A tuo avviso, dato che uno dei tuoi ultimi lavori si intitola “Mi oppongo alla violenza” (opera multimediale), l’arte comunica, può o deve comunicare messaggi, nell’era dell’Accesso e della Velocità (Rifkin e Virilio per far dei nomi illustri), che vanno al di là dell’arte? Di Paul Virilio abbiamo già detto. Jeremy Rifkin ha mostrato come siamo entrati in una nuova fase del capitalismo, la cosiddetta “era dell’accesso”, cioè si passa da un’economia dominata dal mercato e dalla proprietà privata dei beni ad una basata sulla mercificazione della cultura, dell’informazione e delle relazioni, in cui diventa fondamentale per l’uomo avere accesso a delle reti. Tale accesso sarà possibile, però, solo per la popolazione più ricca (circa il 20% di quella mondiale). “La vendita di cultura, sotto forma di attività a pagamento,” porta - dice Rifkin - “alla creazione di un sistema in cui relazioni umane basate su scambi economici si sostituiscono ai tradizionali rapporti sociali” e alla subordinazione dell’intelligenza al suo uso mercantile. Questa rivoluzione, inarrestabile, comporterà il rischio serio dello smarrimento del senso critico indispensabile per osservarne e capirne le conseguenze. Le minoranze culturalmente attive potranno svolgere un’azione importante nel creare momenti di stacco, in cui si esca dall’“accesso” e si torni a riflettere su di noi, sul mondo, sui più deboli, sugli esclusi dalla vita. Non è compito necessario dell’arte comunicare messaggi, anche se può farlo. In diverse fasi storiche, infatti, si è visto come alcuni movimenti artistici abbiano assunto impegni che vanno al di là dell’arte. Dato che la situazione è in divenire e non è del tutto definita e definibile, in questa fase, è importante che l’artista acquisisca una maggior consapevolezza della rivoluzione in atto, ma non dimentichi che la scienza e la tecnologia cambiano il mondo, ma solo l’arte lo rende più umano. L’arte sia Arte; è la cosa migliore che possiamo augurarci in questo momento.


Volta Mantovana - Voltacomics dal 19 al 21 settembre 2008

Voltarte, il Festival di Volta Mantovana voluto e promosso dall’Assessore alla Cultura Orietta Zacco e dall’Amministrazioen Comunale di Volta Matovana, prosegue il suo programma con VoltaComics, manifestazione del Fumetto, Illustrazione d’autore e gioco non tecnologico. Quest’anno l’iniziativa si svolge in collaborazione con i veronesi Cyranocomics e il gruppo Il Bivacco (Castiglione delle Stiviere) che si occuperà del gioco non tecnologico. Ospite d’onore Alessandro Sanna (venerdi 19 settembre ore 19 presso Palazzo Gonzaga) che presenterà il volume Il Bosco (ed. Bloom). VoltaComics inoltre ha creato una sinergia con Stonarte, mostra di arte giovane, che si svolge a Castiglione delle Stiviere (dal 14 al 28 settembre – Palazzo Menghini).VoltaComics ospiterà nei locali della Casa del Giardiniere alcune opere di Stonarte e Stonarte nei locali di Palazzo Menghini alcune tavole dei Cyrano Comics presenti a Volta Mantovana. Durante VoltaComics sarà attivo un punto Bookcrossing, scambio e liberazione di libri, iniziativa gestita dal gruppo bookcrossing di Verona. Oltre al gioco non tecnologio e alla mostra di tavole originali, VoltaComics sarà l’occasione per incontrare gli autori e i disegnatori che saranno a disposizione del pubblico durante I giorni della manifestazione per disegni e conferenze. Il programma dettagliato della manifestazione verrà continuamente aggiornato sui siti www. voltamn.it - www.cyranocomics.org con tutte le indicazioni dei giochi e delle varie iniziative. Vi aspettiamo a Volta Mantovana il 19, 20 e 21 settembre 2008. VOLTARTE 2008 – Edizione C Volta Mantovana - VoltaComics 19, 20, 21 Settembre 2008 Ospiti: Cyrano Comics – Il Bivacco - Alessandro Sanna

Programma Manifestazione - Volta Mantovana - Palazzo Gonzaga dal 19 al 21 settembre 2008 Il programma, dettagliato e aggiornato, da sttembre nel sito www.voltamn.it - www.cyranocomics.org Info: cremonesiluca@yahoo.it VoltaComics & Voltarte presentano dal 21-09-2008 al 5-10-2008 – Limonaie di Palazzo Gonzaga Da Volta a Marconi: la Radio, la voce della Storia Mostra Apparecchi Radio D’Epoca – a cura di Adriano Ogliosi Aperta sabato e domenica La mattina su appuntamento per le scuole Inaugurazione VOLTACOMICS Venerdì 19 settembre Palazzo Gonzaga e Casa del Giardiniere – dalle ore 21 •Apertura Mostra di Fumetto e Illustrazione a cura di Cyrano Comics •Special Guest – Alessandro Sanna presenta Il Bosco (ed. Bloom) – visione del video Il Bosco. •Rinfresco Sabato 20 settembre Mattina – Palazzo Gonzaga e Casa del Giardiniere •Incontri con le scuole – Palazzo Gonzaga - dalle ore 9.30 •Apertura mostra – Casa del Giardiniere per visita guidata con le scuole - dalle ore 10.30 •Presentazione Fanzine alle scuole – Casa del Giardiniere - ore 11.30 Pomeriggio – Palazzo Gonzaga e Giardini di Palazzo Gonzaga •Gioco non tecnologio – Giardini di Palazzo Gonzaga - dalle ore 16 alle ore 20

•Apertura mostra - Casa del Giardiniere - dalle ore 16 alle ore 20 •Presentazione Fanzine – Palazzo Gonzaga - ore 18.30 •Bookcrossing – Giardini Palazzo Gonzaga – dalle 16 alle 20 •Battlecomic – Giardini di Palazzo Gonzaga - fumettisti in lotta a suon di vignette – iscrizioni su - www.cyranocomics.org Durante la giornata sarà possible incontrare nella Casa del Giardiniere i disegnatori per disegni e scambiare opinioni sul mondo del fumetto. Domenica 21 settembre Pomeriggio – Palazzo Gonzaga Giardini di Palazzo Gonzaga •Gioco non tecnologio – Giardini di Palazzo Gonzaga - dalle ore 16 alle ore 20 •Apertura mostra - Casa del Giardiniere - dalle ore 16 alle ore 20 •Presentazione del volume di Enrico Martini Songs of faith and evolution – Palazzo Gonzaga - ore 17.30 •Presentazione Fanzine – Palazzo Gonzaga - ore 19.30 •Bookcrossing – Giardini di Palazzo Gonzaga – dalle 16 alle 20 •Battlecomic – Giardini di Palazzo Gonzaga - fumettisti in lotta a suon di vignette - iscrizioni su - www.cyranocomics.org •Ore 20 – Chiusura Manifestazione Durante la giornata sarà possible incontrare nella Casa del Giardiniere i disegnatori per disegni e scambiare opinioni sul mondo del fumetto. Il Bivacco – Gioco non tecnologico - Tornei & Dimostrativi di Star Wars Miniatures Warmachine/Hordes - Warhammer 40k Magic - Giochi di società vari - Evento di Gioco di Ruolo dal Vivo Mages&Masters di ispirazione Harry Potter

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Toscolano Maderno - Settimana d’arte di Cecina A cura di Anna Veclani

Toscolano Maderno trasformata in «città del mondo». «Vetrina internazionale» in cui le culture si sono unite, mescolando svariate forme d’arte. Fino a «coniugare le più evidenti diversità linguistiche e politiche esistenti tra i popoli del mondo». Il tutto sotto gli occhi incantati di 6.000 spettatori che hanno preso parte alle iniziative legate alla «XIX Settimana d’arte di Cecina». Sette giorni in cui, per continuare ad utilizzare le parole dell’assessore alla Cultura della cittadina lacustre, Marco Basile, «l’arte ha parlato all’anima degli uomini, agendo sui sentimenti e sulle emozioni». Dal 27 luglio al 3 agosto. Un appuntamento che si ripete da quasi un ventennio, organizzato dall’associazione Cecina promotion, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Toscolano Maderno. Dedicato, nell’edizione 2008, al tema delle «comunicazioni internazionali». Concretamente, 8 serate culturali durante le quali, sul palco del Campo ippico, sono andati in scena i costumi e le tradizioni di Paesi quali la Cina, l’Olanda, la Polonia e la Germania, senza tralasciare l’Italia, l’Austria, il Giappone e l’Ucraina. Particolare menzione merita il Messico, per la prima volta presente all’iniziativa. A chiudere il cerchio, le 20 mostre allestite nel palazzo «Il cremonese». Arte, quindi, coniugata in forme d’espressione quali la musica classica, la danza e il teatro. Nata nel 1989 su iniziativa di Charlotte Heiss, presidente dell’associazione Cecina promotion, la Settimana d’arte si propone di «favorire la comunicazione a livello internazionale, utilizzando come strumento la cultura, nei suoi numerosi linguaggi espressivi». Chiare le finalità della manifestazione, volta anche a «promuovere l’economia e il turismo sul Garda, puntando sulla qualità». «Abito nella zona gardesana, dove nel 1989 ho fondato l’associazione che presiedo», ha continuato Charlotte Heiss. «Il paesaggio lacustre invita ad operare in maniera artistica. Cecina promotion è un ente senza scopo di lucro: il lavoro viene eseguito ogni anno da volontari che si occupano anche di prendere i contatti con i paesi di volta in volta invitati alla manifestazione». Il via alla XIX edizione della Settimana d’arte l’ha dato la conferenza stampa di presentazione dell’evento, tenutasi lunedì 21 luglio nelle sale di Palazzo Broletto, a Brescia. A prendere la parola davanti ai giornalisti, il presidente dell’ente provinciale bresciano, Alberto Cavalli. «Si tratta di una manifestazione che trasforma il Lago di Garda nella porta del turismo e della cultura non solo Europea». «La Settimana d’arte è uno dei punti di riferimento maggiori dell’estate culturale gardesana e di ciò siamo più che soddisfatti; è un modo per sollecitare il dialogo e il confronto tra civiltà diverse, contribuendo a promuovere il turismo in una zona in cui si reca il 70% dei villeggianti che ogni anno visitano il territorio bresciano». In quell’occasione, anche il primo cittadino di Toscolano Maderno, Roberto Righettini, si era detto «onorato» di vedere il nome del suo paese viaggiare per

tutto il mondo, non mancando di «ringraziare gli organizzatori per l’impegno profuso a favore della buona riuscita della manifestazione». È stata poi la volta dell’assessore al Turismo del Comune gardesano, Ermes Buffoli. «Un paese può vantare una dimensione turistica se è in grado di proporre eventi di un certo livello. Cecina rappresenta la ciliegina sulla torta di un programma intenso di appuntamenti che si concluderà solo alla fine di settembre». A chiudere i commenti, l’assessore provinciale Riccardo Minini. «La settimana d’arte è il frutto della sinergia tra Provincia di Brescia, Cecina promotion ed Amministrazioni locali che, nella ricerca di stimoli coinvolgenti, contribuiscono all’internazionalizzazione del sistema turistico e culturale bresciano». Aspettative che hanno trovato conferma nello svolgimento dell’evento. In scena la cultura di America, Asia ed Europa, per un trionfo delle esperienze multietniche. Si è spaziato dal video realizzato dalla Cina e intitolato «Un mondo-un sogno», riprendendo lo slogan delle Olimpiadi, alle rappresentazioni di teatro Noh, accompagnate dalle note musicali giapponesi. Concerti polacchi e italiani in preparazione del gran finale della manifestazione, conclusasi con uno spettacolo di mariachis, a base di musica e danza messicane. «Siamo più che soddisfatti», è il commento della presidente di Cecina Promotion. «Il pubblico, costituito da circa 6.000 spettatori, si è goduto l’arte e l’intrattenimento nella bellissima cornice del lago di Garda. Non dimentichiamo le 20 mostre di pittura, di ceramiche e di scultura che hanno trasformato l’ambiente lacustre in una piccola biennale». Se il bilancio della XIX Settimana d’arte di Cecina sembra essere più che positivo, gli organizzatori già guardano alla prossima estate. «La preparazione dell’evento dura un anno; il reperimento dei contatti rappresenta l’elemento più difficile da concretizzare. Siamo noi che invitiamo gli artisti, senza passare attraverso agenzie». Segno della credibilità di cui gode l’associazione, anche presso gli enti pubblici italiani e le rappresentanze diplomatiche dei Paesi invitati a portare il loro contributo culturale. Parole di favore sono arrivate dai rappresentanti delle Nazioni coinvolte. «Questa manifestazione ci permette di esprimere in modo eccellente i sentimenti di amicizia che nutriamo nei confronti del popolo italiano», ha dichiarato il console generale della Polonia a Milano, Adam Scymczyc. «Viviamo insieme in questa grande famiglia in cui vogliamo comunicare e scambiare idee», sono state le parole del console cinese a Milano, Tao Jin, che non ha mancato di fare riferimento ai giochi olimpici. «Lo slogan delle Olimpiadi, “Un mondo un sogno”, è già realizzato nella Settimana d’arte». Sono due i siti internet visitando i quali è possibile reperire informazioni sull’evento, oltre che consultare il periodico «Parla Cecina»: www.gardacecinaprom.com; www.gardacecinarts.com.


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Cultura - Premio Zamboni d’Oro A cura di Michele Nocera

Nato quasi per caso, questo “Premio Maria Zamboni d’oro”, ideato da Emilio Bulgarini, taglia il traguardo degli oltre due lustri. Grazie alle Amministrazioni Comunali, presiedute prima da Giorgio Rebuschi ed ora da Rita Farina il premio è cresciuto ed è considerato uno dei più prestigiosi del territorio nazionale.

E’ un vero e proprio omaggio ad una delle voci più belle del novecento, ad una tra le ultime dive del bel canto italiano. Si può tranquillamente affermare che non vi è stato celebre artista lirico che non abbia in qualche modo avuto legami più o meno intensi con il Lago di Garda ed il suo territorio circostante. Vuoi per avervi una dimora lontana dai

frastuoni mondani, vuoi per interpretare le loro “ugole d’oro”, numerosissimi grandi dell’arte melodrammatica hanno lasciato un segno: Maria Callas, Mario del Monaco, Giuseppe di Stefano, Tancredi Passero, Lina Aimaro Bertasi, Giulietta Limonato, Adriana Lazzarini, Katia Ricciarelli, Ettore Bastianini, Fiorenza Cossotto, Ivo Vinco e tanti tanti altri. Degnamente ed idealmente,k quindi il soprano Maria Zamboni li riassume tutti essendo ella nata proprio qui. Quest’usignolo, grande tra grandi, è figlia nostra, di questa terra,tavolozza di colori ispiratrice ed ammaliatrice. Albanese, di bella presenza, è il fenomeno lirico degli ultimi mesi. Astro nascente, definito dai critici “il Pavarotti del futuro” e “il tenore di Woody Allen”, noi che abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo al suo debutto italiano nel 2003, in una serata memorabile a Ponti sul Mincio, lasciamo stare tutte le definizioni che lasciano il tempo che trovano. In realtà Saimir Pirgu approda ventenne in Italia dall’amata Albania nel 2001. Per mantenersi agli studi fa ogni tipo di lavoro ed il Conservatorio di Bolzano diviene la sua casa. Il tempo di imparate, di formarsi localmente e drammaturgicamente e poi il volo, dopo aver vinto numerosi concorsi di canto, verso la meritata fama. Dotato di vice calda e suadente, viene chiamato da Claudio Abbado. Da lì una carriera sfolgorante che lo porterà ben presto sui maggiori palcoscenici del mondo con impegni, già fin d’ora, fino al 2012. A settembre, a Los Angeles, il famoso regista cinematografico Woody Allen curerà per lui una regia del Gianni Schicchi pucciniano. Ma se gli chiediamo la sensazione che prova per questo improvviso e strepitoso successo, notiamo in lui un profondo e misurato realistico, senza alcun orpello. E’ un ragazzo con piedi per terra, dalla buona educazione e con innato istinto artistico naturale. Gli eventi, i successi, le televisioni, le luci della ribalta, insomma, non lo hanno, per ora corrotto. Ci auguriamo che in futuro conservi questa sua positività e una carriera, ne è in grado, a grandi livelli, visti gli esordi strabilianti. A noi più che a Pavarotti piace ascoltarlo, con le debite differenze, al giovane Giuseppe di Stefano, non solo perché lo ricorda nella fattezza di sapore mediterraneo, ma perché quella sua voce calda e suadente viene usata con intelligenza per arrivare dritta al cuore!


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Cultura - Premio Catullo

Le Giurie Bruno Vespa (presidente) - giornalista Antonio Caprarica - giornalista Fabrizio Del Noce - giornalista Carmen Lasorella - giornalista Corradino Mineo - giornalista Mario Pasi - giornalista Per tradizione, le riunioni della Giuria si tengono alla presenza di un notaio incaricato di certificare le scelte dei giurati, nonchè le successive operazioni di spoglio delle schede votate dalla Giuria popolare composta da cento cittadini sirmionesi utenti della Biblioteca Civica. Il Comitato Maurizio Ferrari sindaco di Sirmione, presidente Giordano Signori Michele Nocera Bruno Bolla Gino Colombo

Il Comitato Il Premio Sirmione Catullo ha una storia più che ventennale: l’atto di nascita risale al 1980 quando per iniziativa dell’Azienda Turistica di Sirmione, con il sostegno del Comune, il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia, venne organizzata la prima edizione. Fin dai primi anni la giuria letteraria del Premio selezionò firme prestigiose: Moravia, Levi, Rigoni Stern, Siciliano, Spinosa, Cerami, Ceronetti e molti altri. Ma pur raggiungendo una posizione di prestigio tra i tanti premi letterari italiani, il “Sirmione Catullo” non riusci ad affermarsi nell’ambito nazionale come era negli auspici dei fondatori. Per questa ragione, nel 1999, l’Amministrazione comunale decise di rilanciare il Premio con una nuova formula che spostava l’attenzione dalle pagine dei libri alle pagine dei giornali e agli


schermi televisivi.”Non perché – disse allora il sindaco Ferrari – dopo tante edizioni dedicate alla letteratura siamo improvvisamente diventati nemici dei libri; nei libri continuiamo a credere perché su di essa si fonda la civiltà. Ma restiamo perplessi e dubbiosi davanti a un paradosso tutto italiano: in Europoa siamo il paese in cui si legge meno, ma anche quello che conta il maggior numero di premi letterari. Se il cambiamento di rotta ci avrà dato ragione lo sapremo con il tempo”. E il tempo ha dato evidentemente ragione ai promotori del Premio se questo, in soli cinque anni, ha saputo conquistarsi il palinsesto di prima serata di RaiUno e rappresentare un appuntamento di consolidato prestigio nel panorama culturale italiano. Il Premio si fonda su tre sezioni. La prima riservata a quel

giornalismo della carta stampata e della televisione capace di rendere tangibili, con la testimonianza diretta e appassionata dei fatti e dei problemi nazionzale e intrenazionali, le pagine che segnano la vita civile del nostro Paese. La seconda sezione è riservata a quei programmi televisivi che nell’ambito nazionale hanno saputo cogliere e convogliare l’interesse degli italiani sui grandi filoni dell’informazione, dell’arte, della musica, della storia, dell’ambiente, dello spettacolo. La terza sezione, infine, destina il “Premio alla Carriera” a personalità della cultura, della società civile, della letteratura , dell’arte, della scienza e dello spettacolo che abbiano meritato ampia considerazione a livello nazionale. Nell’ambito del Premio, il Comune di Sirmione assegna “Il Grifone” ad artisti che si siano particolarmente distinti nel mondo della musica e dello spettacolo.

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Verona - Fondazione Arena di Verona A cura di Michele Nocera

La stagione , la stagione lirica estiva, forse, più famosa al mondo ha preso regolarmente il via il 20 giugno con la storica Aida, rievocazione del 1913 su bozzetti di Ettore Fagioli. Il fascino, nonostante gli anni, resta intatto. Su tutti gli interpreti svettano l’Aida di Micaela Carosi e l’Amonasro di Ambrogio Maestri. Interessanti le coreografie datate di Susanna Egri con una sempre più strepitosa Myrna Kamara. A seguire la splendida Tosca firmata da Ugo de Ana. L’impatto visivo del capolavoro pucciniano lascia il segno così come le magistrali interpretazioni di Daniela Dessì,sofferta ed intensa Tosca,e, soprattutto do Marcello Alvares, tenore dalla voce calda e suadente come non mai. D’obbligo i bis. Successo clamoroso anche per Nabucco, diretto da Daniel Oren, anche se discutibile la regia, le scene, i costumi, quel lugubre passo dell’oca, reminiscenza ingombrante, di Daniel Krief, ma avvincente l’arte inossidabile li Leo Nucci nel title-role. Debole l’Ismaele di Giorgio Casciarri e discontinua la prova di Roberto Scandiuzzi quale Zaccaria. Le due donne, Abigaille e Fanena, rispettivamente Maria Guleghina e Rossana Rinaldi, fanno la loro parte, la prima da consolidata artista, la seconda da più che promettente voce. La Carmen firmata nel 1995da Franco Zeffirelli, anche se oleografica, anche se ridondante di tutto e di più, affascina sempre non solo per la sublime musica di Bizet, per la vicenda passionale, ma qui anche per le splendide danze andaluse di El Camborio, un maestro del genere. Spiccano, fra gli interpreti, Ildico Komlosi, generosa Carmen, e Mario Malagniniconsoloda Don Josè. Il Rigoletto vede nel trio Nucci-Aronica-Rancatore, rispettivamente Rigoletto, Duca di Mentiva, Gilda, una conferma di classe e di successo. Nel complesso una stagione che accusa un pò di stanchezza, non aiutata di certo dalle contingenze economiche, ma che ha bisogno di essere ripensata con un pizzico di fantasia in più e maggior dose di coraggio. Intanto il 2009 che si annuncia con una serata di gala accanto alle areniate Carmen, Aida; Turandot, Tosca ed al rossiniano Barbiere di Siviglia.


Verona - Sorsi d’Autore IX edizione

Al via venerdì 29 agosto la IX edizione di Sorsi d’Autore, il ben noto appuntamento culturale ed enogastronomico ideato dalla Fondazione Aida di Verona e organizzato con il sostegno della Regione del Veneto, del Comune di Verona Assessorato alla Cultura-Turismo-Manifestazioni-Tradizioni veronesi, della Camera di Commercio di Verona, della Provincia di Verona, della Provincia di Verona-Turismo SrL, della Prima Circoscrizione Centro Storico di Verona. Sorsi d’Autore nasce nove anni fa dal desiderio di unire la cultura artistica, letteraria e musicale a quella del vino e del cibo, valorizzando così il patrimonio di saperi e tradizioni rappresentato dalla cultura vitivinicola e gastronomica veronese e veneta. In questa edizione, si sono incrociate vite e pensieri di personaggi del calibro di Vincenzo Cerami, Umberto Galimberti, Sylvie Coyaud, Vitaliano Trevisan, Mauro Mazza, Oscar Giannino, Luca Lombroso, Ilvo Diamanti e il Premio Nobel Eric Maskin, un grande economista e profondo amante dell’Opera Lirica. In occasione dell’inaugurazione, Eric Maskin ha ricevuto il Premio Sorsi d’Autore – Pinomanna 2008, e ha parlato, in una bella e interessante lezione, della teoria dei giochi, argomento di cui il Nobel è profondo conoscitore. Flavio Tosi, Sindaco di Verona ha dichiarato “Il Comune di Verona, attraverso l’Assessorato alla Cultura e al Turismo, ha ritenuto opportuno appoggiare l’iniziativa Sorsi d’Autore, importante occasione di promozione della tradizione culturale e storica locale e di conoscenza delle qualità paesaggistiche del territorio veronese, in quanto contribuisce alla valorizzazione dell’importante patrimonio enogastronomico e culturale scaligero. Una manifestazione collocata a cavallo tra i mesi di agosto e settembre, che concorre a prolungare la presenza turistica sul territorio veronese anche nel tardo periodo estivo”.

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Ceramiche Ferrarini

Sulla sponda Occidentale del Lago di Garda si affaccia Manerba del Garda. Lussureggiante stazione climatica che ha dato i natali all’Azienda Ferrarini Intervista a Massino Ferrarini Resp. Commerciale A cura di Amelia Tedoldi

Come è nata l’Azienda Ceramiche Ferrarini? Qui nei primi anni 80 mio padre Santo Ferrarini che all’epoca faceva il posatore di ceramiche, pensò di aprire un negozio in centro a Manerba del Garda, piccolo di soli 100 metri quadrati, per esporvi le cartelle delle piastrelle di ceramica e dare inizio alla commercializzazione, ed alla raccolta di ordini e posature. Nel 1985 dopo essermi diplomato ho iniziato ad occuparmi della commercializzazione delle ceramiche nel negozio di mio padre, mia sorella Milena si occupava della parte amministrativa, ci rendemmo subito conto che per rispondere alle richieste del mercato era necessario un salto di qualità, ampliare la parte espositiva. L’ evoluzione a cosa vi ha portato? Nel 1995 acquistammo il terreno e nel 2001 inaugurammo la nuova sede, disposta su tre piani da 1200 metri coperti. La scelta della nuova sede, non a caso, sulla frequentatissima statale Desenzano-Salò per un’ottima visibilità ma anche praticità per il cliente che trova un’ ampio parcheggio. Lo spazio a disposi-

zione ci permette di esporre oltre alle ceramiche per pavimenti interni ed esterni, rivestimenti per bagno, una vasta gamma di marmi graniti, parquet, sanitari, arredo bagno, accessori, con tipologie dal moderno, al rustico, al classico delle migliori marche che il mercato offre. Come avete suddiviso la nuova sede? La nuova struttura ha permesso un salto di qualità anche per il servizio al cliente che oltre alla vasta scelta dei materiali trova personale specializzato per rilievi in cantiere, e per l’organizzazione dello stesso. Siamo in grado di progettare con un programma computerizzato i lavori di ristrutturazione dei bagni, richiesta principale della nostra clientela privata, e disponiamo di squadre specializzate per la posa in opera. L’Azienda si occupa prevalentemente di privati o anche di cantieri? La crescita esponenziale della Ceramiche Ferrarini è sicuramente dovuta alla collaborazione di architetti e progettisti e


imprese e dall’esperienza acquisita in tanti anni di lavoro, a conferma della capacità e della professionalità ci ha permesso di diversificare la nostra clientela , oltre al cliente privato abbiamo incrementato il lavoro della cantieristica. Oggi possiamo vantarci di cantieri importanti sia pubblici che privati eseguiti con capacità e professionalità. Come sono state suddivise le mansioni? L’Azienda Ceramiche Ferrarini è ben strutturata e ben divisa nei compiti. Io mi occupo del Commerciale e degli Acquisti, mia sorella Milena si occupa dell’ Amministrazione coadiuvata da collaboratori specializzati Siamo in grado di fornire al cliente un servizio completo dalla consulenza alla scelta dei materiali, alla realizzazione con posa in opera di quel sogno che il cliente formula entrando nel nostro showroom. Che dire, quindi, complimenti per l’esperienza maturata nel settore, e buon lavoro per il futuro dell’ Azienda Ceramiche Ferrarini.

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Associazione “Intarsio” “Intarsio” nasce dalla volontà e dall’esperienza di un gruppo di persone che da anni, in modo spontaneo, organizzano attività di tempo libero a favore di Persone Diversamente Abili frequentanti i Centri Diurni per Disabili gestiti dalla Cooperativa Sociale “La Sorgente” di Montichiari. Le motivazioni che hanno portato alla costituzione dell’Associazione sono: l’esigenza di dare basi giuridiche alle attività di volontariato svolte, la volontà di ampliare la sfera dei propri interventi a favore della Disabilità, e la possibilità di poter godere, in quanto organizzazione riconosciuta, di maggior attenzione nel rapporto con Enti locali e Altre Associazioni, al fine di offrire un “sevizio” sempre migliore. “Intarsio” non ha scopo di lucro e si pone come sua principale finalità l’integrazione sociale di persone diversamente abili in quanto crede che : - l’incontro con l’altro, chiunque esso sia, non avvenga mai nella logica di un solo “dare” o di un solo “ricevere”ma sia sempre occasione d’arricchimento reciproco; - la crescita e la maturazione personale di ognuno, quindi anche delle persone con disabilità, passi anche attraverso le relazioni sociali le quali trovano la loro migliore espressione in momenti ricreativi e di svago; - la maturità di una collettività si misuri nella capacità dei suoi componenti di prendersi cura di chi si trova in situazioni di svantaggio. Per raggiungere i propri obiettivi “Intarsio” svolge: - animazione e gestione del tempo libero; - attività ludico-ricreative; - organizzazioni di soggiorni estivi - attività finalizzate alla promozione dell’autonomia personale; - sensibilizzazione del territorio sulle problematiche dell’handicap - esposizione e vendita di prodotti realizzati da Persone Diversamente Abili; - sviluppo di iniziative di formazione. Il progetto “Dammi il Tempo” è un progetto finalizzato a garantire diverse forme di sollievo e di aiuto al disabile e alla sua famiglia attraverso un piano di interventi di accoglienze delle persone con disabilità programmati all’interno di una struttura adeguata e previsti in: - 4 pomeriggi alla settimana - 1 week end al mese Per comprendere il bisogno e quindi la necessità di un Servizio di Sollievo per famigliari di persone con disabilità occorre analizzare due situazioni critiche che possono riguardare una famiglia di una persona diversamente abile: - il progressivo invecchiamento dei genitori delle persone con disabilità; - la richiesta di emancipazione e la volontà di esperienze di vita autonoma delle persone con disabilità, sempre più pressanti con il progredire dell’età.


Rubrica - Fiori di Bach A cura di Nayana Derigo Dr. Bach afferma: per prima cosa dobbiamo occuparci del nostro benessere! Egoismo? No, perché se siamo sereni, contenti e soddisfatti della vita che abbiamo, non c’è il bisogno di sfogare sul prossimo le nostre rabbie, frustrazioni e delusioni. Dal 1928 in avanti Dr. Bach iniziò a preparare i suoi rimedi floreali. All’inizio lo fece con il metodo omeopatico, ma era dell’avviso che qualsiasi persona deve essere in grado di poter produrre da sé i rimedi quindi l’omeopatia risultava troppo complessa. L’uso dei suoi rimedi aveva sui suoi pazienti degli effetti soddisfacenti che Dr. Bach decise di andare a vivere in campagna per cerare altri fiori. Nel 1930 a 43 anni lasciò Londra per andare a vivere in campagna. Non sapeva quali fiori cercare, ma contava sul suo intuito. Sapeva però che voleva usare soltanto delle piante e dei fiori semplici, non velenosi. Sperava di trovare delle piante che non dessero solamente sollievo, ma potessero curare e restituissero salute alla mente e al corpo. “In guarisci te stesso” Dr. Bach spiegò l’importanza di seguire la propria voce interiore che comunica con l’io superiore, in assoluta fiducia, la nostra origine divina. Uno dei suoi esperimenti era con la rugiada, prelevandole sia all’ombra che al sole. Comprese che la rugiada che era esposta al sole aveva delle proprietà speciali, e così nacque il metodo del sole, che consiste nell’appoggiare i fiori su una superficie d’acqua per poi esporre al sole. Più tardi scoprì anche il metodo della bollitura, per quando in primavera il sole è troppo debole. Da allora i suoi rimedi furono elaborati sempre in questo modo, perché aveva sempre a disposizione i 4 elementi alchemici: la terra, l’aria, il fuoco e l’acqua. In più si tratta di un modo semplice che tutte le persone possono realizzare. I rimedi per chi soffre di solitudine: 14. Haether calluna vulgaris Per la persona che soffre di senso di solitudine. La personalità e completamente occupata da se stessa e dei suoi problemi. Parla molto e molto in fretta, come una diga rotta; racconta ogni minimo dettaglio con ossessione, nella quale pero esiste sola lei. Ha bisogno sempre di pubblico perché la solitudine è vista come un disastro. Per questo motivo è ansioso di mettersi in luce, perciò queste persone sono definite stressanti a causa del loro continuo fiume di parole. Quindi quando si incontrano queste persone si cerca sempre di evitarla. Quando finalmente sembra sia possibile salutare queste persone, ti trattengono ancora al braccio con le parole: “ah.. volevo raccontarti cosa mi è successo”. Si cerca dunque di evitare questa persona, ma lei lo percepisce e soffre ancora di più la solitudine perché sentendosi vuoto dentro spera di placcare la sua “fame” ricercando continuamente il contatto con gli altri. Le virtù che Heather rinforza sono: l’amore incondizionata verso se stessi, riconoscere il proprio valore, rimuove il senso di inferiorità, ridona la capacità di comprendere il prossimo e l’interesse verso tutto quello che la vita offre, togliendo la sofferenza della solitudine. 34. Water Violet : hottonia palustris Per le persone riservate con difficoltà di rapporti umani, che preferiscono stare da soli, hanno una sensazione di superiorità

isolante, paura dei legami propenso al rifiuto poiché interiormente mantiene la distanza. Agli altri danno la sensazione di essere presuntosi, spavaldi e arroganti. Sono delle persone generalmente molto tranquille e contenute, che posseggono qualità di eleganza e equanimità. Le loro maniere calme e tranquille le rendono in grado a gestire molte attività e situazioni di vita diverse in modo molto efficace. Tuttavia queste persone appaiono spesso fredde o distaccate, altere e arroganti ed e molto difficile conoscerle e creare un legame affettiva o intimo con loro. Non hanno alcun bisogno di richiamare l’attenzione su di sé , e non sembra neanche che abbiano molto bisogno di darsi agli altri. Spesse volte nascono in famiglie ricche con un’elevata posizione sociale, sono istruiti e ben educati. Le virtù di Water Violet Rende più aperti, più accessibile, agisce contro l’isolamento e la solitudine, rimuove l’orgoglio eccessivo, l’arroganza e l’irrigidimento interiore. 18. Impatiens: impatiens glanulifera Per quelli che sono veloci nel pensiero e nell’azione, che vogliono che tutte le cose siano fatte senza esitazione e ritardo. Per queste persone è molto difficile essere pazienti con chi è lento, si irritano facilmente e viene voglia di togliere il lavoro dalle mani degli altri, perchè lo farebbe in metta tempo. Diventa insofferente, non tollera la fila in posta, in ufficio e altre manifestazioni dove serve pazienza. Ha la tendenza di correre più forte della vita negandosi così l’immersione nella vita. Spesso preferisce lavorare e pensare da solo in modo da poter realizzare le cose alla loro propria velocità. Sono persone molto indipendenti. sono inclini ad incidenti, perché tutto deve scorrere velocissimamente, ma fortunatamente succede quasi mai niente di grave, per la sua velocità fulminea. Sono persone molto intelligenti che si annoiano facilmente, perché intanto hanno già capito tutto, prima ancora che l’altra persona ha finito di parlare. Spesso dietro la sua iperattività (se non ha impegni lo inventa) si nasconde una depressione molto profonda, rallentando gli impegni verrebbe fuori : tristezza, angoscia e ansiaLe virtù di Impatiens: Favorisce la pazienza e la comprensione che non tutti siano così veloci come loro. Favorisce la prudenza, aiuta a sviluppare il proprio ritmo tranquillo, rimuove l’ansietà prima di un appuntamento importante, contro il prurito nervoso e la tensione muscolare. Allenta la grande tensione interiore e e l’eccitabilità.

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Rubrica - Motori A cura di Leonardo Maddalena

Buon giorno ci ritroviamo a parlare di un’ altra automobile speciale definita da me “l’assoluto“ ovvero la Ferrari 612 scaglietti oto, dove questa tre lettere stanno ad indicare one to one , ovvero una ad una, cioè un programma Ferrari dedicato al cliente dove ogni esemplare viene realizzato su richiesta di ogni singolo particolare costruttivo sia interno che della carrozzeria sempre e rigorosamente in alluminio come tutte le Ferrari. Veniamo ai dati tecnici 5748 cc, v12 , 540 cv, 60 kg di coppia a 5250 giri, vel max 320 km/h, cambio f1 6 marce. Siamo al vertice di tutto quindi e’ doveroso attendersi il massimo, ed e’ a questo punto che durante la nostra prova e’ emersa la nota più importante, sportività abbinata al confort infatti questa splendida automobile ha due facce ebbene si ci si può spingere senza problemi nella guida sportiva per una vettura di queste dimensioni veramente “ elevati “ quasi da pista, oppure viaggiare in sesta marcia a mille giri con una souplesse di marcia inenarrabile, il rombo del 12 cilindri e’ appena avvertibile ma quando gli chiedi la cavalleria si “fa sentire” sempre con classe mai con tono invasivo nell ‘abitacolo che come tutte le Ferrari e’ un salotto cucito da mastri sellai rigorosamente a mano, veniamo alla linea bella sinuosa muscolosa aristocratica come tutte le sue precedenti 2+2 della casa. Si perché questa Ferrari 612 scaglietti è una coupè comoda come una berlina con 4 posti a sedere come in un salotto

vellutato, con la differenza che in questa versione dotata ora del tetto panoramico elettrocromico puoi addirittura decidere come vedere la tonalità del cielo ............ dall’ interno della vettura. Siamo nella fantascienza l’impianto audio e a dir poco fantastico ascoltare Uto Ughi e sentire lo sfioramento delle corde del violino e’ tutto dire, ma veniamo alla prova su strada all’ avviamento il v 12 è rotondo come pochi al punto che ti chiedi se e’ acceso, però basta un colpo di acceleratore per capire che c’e e di che pasta e’ fatto, rapido il salire dei giri un sound inconfondibile ed una grinta da vendere la semplicità con cui dosi i 540 cavalli e’ disarmante, ma questo non deve trarre in inganno, e ‘ una Ferrari e quindi sa scaricare a terra sempre con sicurezza tutta la potenza ma raggiungendo prestissimo forse troppo velocità ...... ben lontane dal codice della strada, chi avrà il privilegio di poterla avere in garage si sentirà gratificato di cosi tanta classe, potenza, lusso e prestazioni ineguagliabili un cenno lo merita anche il volante multifuzione tipo competizione con la possibilità di poter regolare i sistemi di controllo della vettura in funzione della diverse condizioni di guida e delle diverse esigenze di aderenza .in somma un automobile “suprema “ in tutto e dal fascino ineguagliabile. Si ringrazia la Concessionaria Ferrari per Verona Padova Bolzano Udine per averci dato la possibilità di effettuare questo test da sogno! Buon viaggio ai lettori. Prudenza sempre. Alla prossima prova


portato la sua Audi TT-R DTM al successo, confermandosi come pilota di vertice nella categoria.

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Rubrica - COUNSELLING & COACHING A cura di Dante Valerio Ghisi

Mentre mi accingo ad illustrare le differenze e le analogie tra le due metodologie di supporto alla persona, oggetto di questo mio intervento su ABSOLUT, mi sovviene l’inizio di uno degli interventi consulenziali in materia che sto conducendo in questo periodo.

lui e ancor meno lui conosceva del sottoscritto e della propria “DVG SOLVING”. Logico quindi che, prima di procedere all’intervista di selezione, io presentassi alla persona la mia società, incluse le aree di attività diverse dalla ricerca e selezione di personale.

tenerlo in evidenza per esigenze future. Inevitabile fu parlare anche di “carriera” e di “motivazione”, oltre che di “responsabilità” e di “decisioni”. Poco prima del commiato, il manager mi chiese di illustrargli la mia metodologia di COUNSELLING e di COACHING.

Qualche mese fa intervistai un candidato per una posizione di rilievo all’interno di una media azienda della provincia bresciana. Premetto che l’incontro era il risultato di una cosiddetta “caccia di teste”, pertanto era la prima volta che mi trovavo vis a vis con il manager di cui parlo. In sostanza io non sapevo molto di

Terminato il colloquio, convenimmo senza indugi che il manager era sovradimensionato, per esperienza e per aspettative in termini di sviluppo di carriera, alla posizione oggetto della ricerca. Cercai quindi di capire, in un franco confronto con il candidato, quali fossero i ruoli ed i settori più consoni per i quali

Preferisco – e lo feci anche in quell’occasione – dire che cosa io intendo per counselling e per coaching e successivamente proporre un “trailer” ossia un “assaggio” di un intervento consulenziale di tale tipo. Non mi è ovviamente possibile presentare il “trailer” su pagine, dato che non c’è interattività; posso comunque parlarvi delle due metodologie. Si può dire che il COUNSELLING è l’arte di aiutare ad aiutarsi, mentre il COACHING serve a liberare le potenzialità di una persona, affinchè riesca a portare al massimo il proprio rendimento. Fin qui nulla di particolarmente complesso. Ciò che fa la differenza è soprattutto la preparazione dei consulenti: pochi sono quelli che possiedono un background aziendale adeguato in termini qualitativi e quantitativi. Molti addirittura non lo posseggono affatto. Aver occupato differenti ruoli in differenti contesti organizzativi, possibilmente anche con responsabilità crescenti su persone, ed essere abituati a prendere decisioni immediate sono altre due condizioni senza le quali gli interventi non possono avere successo. Non conosco nessun bravo istruttore di volo che non sappia volare…… Tutto ciò ovviamente non basta: un’altra caratteristica fondamentale è rappresentata dalla reale capacità di interagire col cliente senza sostituirsi a lui nelle decisioni e senza forzarne le azioni. Aiutare gli altri a prendere decisioni, a gestire crisi, a migliorare relazioni, a sviluppare risorse, a promuovere ed a sviluppare la consapevolezza personale su specifici temi è molto gratificante, soprattutto quando si ha a che fare con persone che lavorano in contesti caratterizzati da forti spinte evolutive, oppure con studenti alle prese con la scelta del proprio percorso formativo o con la messa in discussione dello stesso. Insomma, si tratta – come per tutte le professioni – di viverla come una missione, con il necessario distacco, che non deve essere né troppo né troppo poco. E la stessa cosa vale per il cliente.


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Previsioni Astrali

Ariete Mercurio, Venere e Marte in opposizione non facilitano i rapporti di lunga data. In particolare, Marte ostile, incide molto sulla vostra sfera affettiva, portando qualche litigio e incomprensione nella coppia. Comunque sia, non sarà un periodo del tutto negativo. Dal 24 settembre Venere diventa sensuale, placando la distanza emotiva.

Leone E’ un periodo lieto per i rapporti d’amore sia per le coppie di lunga data che per i single. Siete più sereni e tale serenità si evidenzia nel vostro fascino, che è davvero intenso con qualche nota non velata di sensualità che non stona... I nuovi incontri possono provenire da viaggi. Gli innamoramenti sono possibili.

Saggitario L’amore è concentrato nel dialogo costruttivo tra voi e il partner, anche per quei rapporti che avevano segnato qualche tensione negli ultimi tempi. E’ necessario ritrovare la naturalità nell’esprimere i sentimenti senza troppe complicazioni. Dolcezza e corteggiamento deve essere il vostro motto! Siate nuovamente eleganti...

Toro Settembre, per chi è ancora single e in attesa di un nuovo amore, è un mese, in cui un equilibrato transito di Venere in Bilancia porta un incontro, che fa battere il cuore. Osate pure, dunque, poichè è proprio il periodo giusto per togliere le possibili ambiguità di coppia. Anche un allontanamento, nel caso in cui sia arrivato il momento, è positivo per voi ora!

Vergine Marte e le Stelle “venusiane” in Bilancia aprono una fase di rinnovamento nel rapporto a due, in particolare nelle relazioni di lunga data. Avete necessità di costruire qualcosa di duraturo. Quindi è bene provare a mettere su casa e organizzare il futuro con il proprio compagno/a. Ci sono buone intese con nuovi amanti.

Capricorno Venere, in aspetto di quadratura, metterà in luce la vostra vita affettiva, che potrebbe darvi un po’ di noie, oppure una sensazione di freddezza. Non migliorano da subito i rapporti di coppia, che appaiono e sono fermi e poco intensi, con tutta probabilità per problematiche di gestione familiare. Diatribe a causa dei figli sono probabili.

Gemelli Settembre porta emozioni. Nella prima parte del mese avrete delle possibilità di rivedere qualcuno del passato e, questa volta, potrebbe essere differente! Potrebbe scatenarsi infatti una passione nuovissima, che potrebbe avere il sapore di un periodo romantico. Comunque sia sarà, finalmente, amore!

Bilancia Un allineamento di pianeti nel vostro Sole vi fa sicuramente essere più voi stessi, facendovi prendere delle decisioni importanti per la vostra vita. I single si innamoreranno in questo settembre, oppure saranno “vittima” di veri e propri colpi di fulmine... Una Venere nel segno porta grandi passioni, ma... pericolosamente. Sono possibili separazioni liberatorie...

Acquario Mercurio illumina il Sole e vi rende ancora più affascinanti del solito. In più, una Venere amica vi rende più aperti agli incontri. Per chi è in coppia si prospetta un periodo di contemplazione di ciò che volete fare di voi, del vostro rapporto. E’ possibile una conferma di un allontanamento ed è possibile anche un recupero... Pensate bene il da farsi.

Cancro Marte in bilancia e i tanti pianeti nello stesso segno, vi possono provocare delle situazioni difficili nella sfera familiare. Per ora pare non esserci una miglioria effettiva nei rapporti di sempre e anche il vostro partner sembra distante, freddo. Ma dopo il giorno 24 le cose cambiano e ci sarà maggiore tenerezza.

Scorpione Settembre porta emozioni contraddittorie. Dovete solo lasciare andare il passato per riconoscere il presente. L’amore vi è accanto, se solo avete la facoltà di riconoscerlo. Poi, dal giorno 24, una Venere in Scorpione, proprio nel vostro segno, sottolinea il fatto di tenere gli occhi ben aperti. Il fine mese si presenta intenso.

Pesci La prima parte di settembre mette l’attenzione sulle risoluzioni pratiche nell’assetto della coppia. Poi, dal giorno 24, una Venere sexy in Scorpione, apporta emozioni davvero positive, romantiche e sensuali, proprio come siete voi pesciolini. La fine mese è da pathos! Vivete le emozioni e non rimuginate troppo...


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ABSOLUT NASCE PER RISPONDERE AD UNA RICERCA DEL BELLO DEL PARTICOLARE E DELL’ESCLUSIVO. UNA REDAZIONE GIOVANE E DINAMICA ALLA RICERCA DI COS...

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