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l’editoriale

di Claudio Bonito

ue degli articoli di questo numero ci parlano di Deserti e di Montagne. Il Tenerè e le Dolomiti. Che cosa hanno in comune questi luoghi che apparentemente sembrano così diversi tra loro? Essi rappresentano, ognuno per conto proprio, il tentativo di riscoprire la natura attraverso il diretto contatto con la maestosità e la grandezza che solo il rapporto con essa ci permette di provare. Il deserto ha sempre rappresentato il luogo d’incontro con la divinità e la montagna, il simbolo dell’elevazione spirituale.

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Una nuova spiritualità sta venendo avanti. I luoghi di silenzio e di meditazione diventano mete sempre più ambite e ricercate. L’uomo, attraverso il contatto con la natura e gli animali, può ritrovare quel senso della vita che ha distrattamente lasciato dentro un’auto imbrigliata nel traffico o nel frenetico avvicendarsi degli eventi quotidiani. La natura dell’uomo è nella natura. E a questo rapporto, a questa sorta di simbiosi noi non possiamo sottrarci. Ogni giorno sperimentiamo la bellezza delle sensazioni che ci da l’osservare la natura anche nei suoi aspetti più forti, più intensi, più affascinanti. Viviamo un’epoca contraddistinta da un nuovo umanesimo. Nel massimo fervore degli studi sulla nostra origine, sia dal punto di vista biologico che ontologico sta nascendo, forse, una nuova dimensione dell’uomo. Anche l’assoluto dominio attribuito, ad esempio, al DNA sta vacillando. Tutti gli esperimenti sulle clonazioni stanno confermando, infatti, l’impossibilità di creare due organismi identici. Anche innestando lo stesso codice genetico in un ovocita si ottiene un organismo simile, “quasi” identico, ma “non” identico. Segno che qualcos’altro concorre alla formazione di un essere vivente. ...“Formazione”, “forma”, ” sostanza”... che strano, Aristotele ne parlava tanto tempo fa...

LA DIFFUSIONE DI About... La rivista About... viene distribuita gratuitamente in 12.000 copie. Nei quartieri di CASALPALOCCO, AXA, MALAFEDE, MADONNETTA NUOVA e PALOCCO 84 la consegna avviene direttamente nella cassetta della posta. Nei Circoli Scolastici 154° INFERNETTO Edicola via Wolf Ferrari, Edicola via di Castel Porziano, Edicola via Giordano, Bar Gran Caffè gli Angoli, Bar Caffè Dolce Paradiso, Bar La Dolce Vita, Bar Centro Commerciale via Torcegno, Bar via Orazio Vecchi, Bar al Cinghiale, Bar la Vela, Il Gelatiere, La Pizza di Opi, GS via Boezi, Conad via Castrucci, Clinica Veterinaria Cristoforo Colombo, Caffetteria Evandro via di Castel Porziano, Bar Gatta via Wolf Ferrari. ACILIA Edicola di via di Acilia, Bar Gran Caffè Laura, Bar Marika, Edicola via Macchia Saponara fronte SMA. www.aboutroma.it

OSTIA Teatro Nino Manfredi, Bar Piper via P. Orlando, Bar Remondi via O. dello Sbirro, Bar Diamante pontile Ostia. IN PIU’… Bar Pasticceria Alessia piazza Eschilo, Palestra New Cast piazza Eschilo, Bar Orsetto Goloso Centro bianco, Bar le Mimose isola 45, Bar Novecento largo Biante, Bar la Casa del Tramezzino Centro Vecchio, Ass. Enogastronomica Oasi Ostia Antica, Osteria Scarchilli via Eschilo, Bar La Casa del Dolce via Maccari, Bar vicino mercato coperto via Maccari, Edicola fronte San Carlo da Sezze, Bar Amadeus via Bocchi, Bar Domino via di Macchia Saponara. La rivista About... è presente anche presso la Biblioteca Sandro Onofri di via U. Lilloni come consultazione. About.../3


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sommario

rubriche

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IL POLO

QUANDO ANCHE LA ROCCIA HA UN CUORE

EL CRIOLLO

pagina 7

Michael Wachtler: filosofo della natura, scopritore e documentarista: uno dei più grandi conoscitori dell’arco alpino.

pagina 12

FOCUS

A CASA CON… L’ARCHITETTO

pagina 17

UNICA DONNA FRA GLI UOMINI BLU

pagina 14

CARLA PERROTTI

Il buon carattere, l’agilità e la resistenza hanno reso questo cavallo una delle razze più adatte a questo sport.

Deserto del Ténéré: unica donna al seguito dell’Azalai, ultima tradizione del popolo Tuareg.

LA SPA DOMESTICA Una nuova rubrica interamente dedicata all’arredamento degli interni grazie ai consigli dell’interior designer Alberto Ambrosini.

sogni

CAMPUS BIOMEDICO

L’ACQUA COME FONTE DI VITA

pagina 26

Un impianto avveniristico a due passi da casa, un Ateneo “vocato”alle Scienze della Salute.

pagina 29

MEDICINA

Simbolo fondamentale di ogni energia inconscia che alimenta la vita e permea tutta la natura.

APPROFONDIMENTO

IL FORTE DI FENESTRELLE

ALCUNI CENNI SULLA SACRA SINDONE

ABOUT... Rivista mensile distribuita nel 13° Municipio in 12.000 copie gratuite Redazione: Via Tespi, 85 00125 Roma www.aboutroma.it Free Magazine Iscritto al tribunale di Roma Il 12 aprile 2006 N° 177/2006 Editrice Francesca Romana Bellini Cell. 393.5943773 aboutabout@libero.it

www.aboutroma.it

pagina 33

La fortificazione alpina più grande d’Europa, emblema storico e uno dei monumenti simbolo del torinese.

pagina 45

MERAVIGLIE D’ITALIA

Responsabile EDITORIALE Edoardo Puglisi

Foto DI COPERTINA DEEPFROG17 DREAMSTIME

Direttore Responsabile Giulia Di Michele

Fotografie Dreamstime

Marketing & Pubblicità Edoardo Puglisi Francesca R. Bellini Tel. 393.5943773 aboutabout@libero.it

Stampa amadeus Industria Poligrafica Europea Via Nettunense, km. 7.347 Ariccia - Roma Tel. 06.9343687

impaginazione Grafica Giuseppe Merini Sito Internet realizzato da Elisistemi srl www.elisistemi.com

HANNO COLLABORATO: Alessandro Betti Claudio Bonito Riccardo Brandi Patrizia Colbertaldo Giorgi

Studi e cenni alla storia di un mistero ancora irrisolto.

Paola Cucè Pasqualino Demitri Davide Dorino Gianluca Magini Stefania Magliani Manuela Mariani Carla Perrotti Edoardo Puglisi Frédéric Renaud Franco Tassi Alessandro Torella 154° Circolo - 168° Circolo La collaborazione a questo mensile è da considerarsi a titolo gratuito, a meno di accordi diversi tra l’editore e gli autori, firmatari che sono responsabili degli articoli. La redazione si riserva di effettuare le opportune modifiche ai testi. Non si garantisce la restituzione del materiale inviato alla redazione.

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focus

QUANDO ANCHE LA ROCCIA HA UN CUORE NEL CUORE DELLE DOLOMITI TRA PAURE, GIOIE E SCOPERTE. di Paola Cucé ’uomo ha da sempre dimostrato un innato bisogno di conoscere e di spingersi laddove nessun altro uomo è ancora arrivato. Questa naturale propensione umana è alla base dello sviluppo e del progresso nel campo medico, scientifico, spaziale, tecnologico e via di seguito. Incessante è la necessità dei ricercatori di andare avanti, di abbattere le barriere dell’ignoto e oltrepassare i limiti della conoscenza per progredire verso il futuro, guardando al passato non più come ad un puzzle dai tasselli mancanti, ma come una scacchiera completa e ben illuminata. Essere ricercatore comporta non solo successi e ricompense bensì sacrificio, dedizione, studio e passione. Un ricercatore ama ciò che studia, interagisce con la sua materia e la esplora di persona. I luoghi più impervi , difficili da raggiungere e lontani dall’insediamento umano sono quelli in cui si nascondono i resti di un passato che lascia le sue impronte nella roccia: foglie, scheletri di animali, conchiglie e pesci di epoche preistoriche sono stati ritrovati sotto forma di fossili, soprattutto tra le catene montuose delle Alpi. Tutte le rocce, ma in particolare quelle delle Dolomiti, sono ricche di innumerevoli tesori, alcuni dei quali giacciono nel cuore di una natura selvaggia e non ancora esplorata dall’uomo. Il ricercatore italiano Michael Wachtler ha fatto delle Dolomiti la sua seconda casa, esplorandone le zone più alte e sco-

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scese e la montagna lo ha ricambiato con gioie, soddisfazioni e importanti scoperte. Allo stesso tempo, però, la montagna è stata fonte di dolori e sofferenze: nel 1984 Michael Wachtler partì per una spedizione alla scoperta dei cristalli insieme al suo maestro Nolli Huber, che perse la vita precipitando in una gola. Nonostante questo doloroso episodio, Wachtler non ha perso l’amore e la dedizione per le rocce, per indagare ciò che nascondono e ascoltare le loro storie. ‘’Si potrebbe pensare che ogni anfratto o picco delle Alpi, ogni loro metro quadrato, sia

stato già in qualche modo esplorato, e in gran parte è vero. Ma col tempo mi sono potuto rendere conto che in alta montagna, lontano dalle vie di comunicazione e dalle opere realizzate dall’uomo, iniziava un altro mondo.” Afferma Wachtler e continua: ”Questa terra non aveva mai conosciuto i confini tracciati arbitrariamente dall’uomo, né la lingua degli umani. A questi lidi erano approdati solo quanti avevano imparato a capire il linguaggio della natura.’’ E il linguaggio della natura sembra essere ben compreso dal ricercatore, il quale sin dalla

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prima adolescenza ha dimostrato il suo profondo impegno ed interesse nello scoprire in profondità il mondo delle pietre. Cosi ha potuto registrare sul suo conto il più grande ritrovamento d’oro e di cristalli nelle Alpi, oltre a numerose scoperte di dinosauri e fossili vegetali fin’ora sconosciuti. Per questa sua capacità è stato definito "L’ uomo dei cristalli" e rappresenta uno dei più grandi conoscitori dell’ar-

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co alpino. Nel 1999 Wachtler durante una delle tante spedizioni sulle Dolomiti, rompendo col martello una roccia, vide staccarsi una lastra e, osservandola, vi notò delle costole fossilizzate. All’inizio pensò si trattasse di un pesce fossile, ma questo scheletro aveva qualcosa di diverso … dopo attenti studi Wachtler scoprì che lo scheletro fossilizzato non apparteneva ad un

comune pesce preistorico, bensì a quello di un insolito animale terrestre. La scoperta fu di importanza mondiale poiché si trattava di un sauro vissuto più di 240 milioni di anni fa appartenente alla categoria dei lepidosauri primitivi. Venne chiamato Megachirella Wachtleri, dal greco ‘’dalle grandi mani’,’ poiché il sauro presentava un corpo sottile e longilineo con artigli molto grandi che gli consentivano di arrampicarsi sugli alberi per cacciare insetti. Il sauro, che era grande quanto una lucertola, è considerato l’anello di congiunzione e l’antenato dei serpenti, delle iguane e lucertole comuni. «Fossili che documentano la fasi iniziali della storia evolutiva sono rarissimi,per questo Megachirella ha una notevole importanza scientifica», spiega Silvio Renesto, specializzato nello studio dei rettili mesozoici. Wachtler fu l’artefice anche di un’altra importantissima scoperta nel 2003 quando scoprì a Brusson, in Valle D’Aosta, il più grande giacimento di oro mai registrato sulle Alpi. Furono ritrovati ben 20kg d’oro e Wachtler commentò tale scoperta affermando che la natura è un’immensa cornucopia che, se si è fortunati, rivela i suoi più grandi tesori; e così è stato, nonostante le scarse aspettative di poter trovare dell’oro proprio sulle Alpi. Quello che, al contrario, si svelò agli occhi del ricercatore fu uno spettacolo mozzafiato: il suolo sottostante conteneva una buona quantità d’oro puro e cristalli di quarzo. “Dopo alcuni colpi di piccone vennero alla luce, uno dopo l’altro, vari esemplari di oro purissimo e nell’arco di due ore si formò dinanzi ai nostri occhi un mucchietto d’oro dal peso circa di 2kg. Come era possibile un ritrovamento così fortunato? Avevamo intrapreso questa spedizione senza grandi aspettative ed ora ogni frammento di quel metallo prezioso sembrava svelarmi la forza intrinseca della natura”. Wachtler con tono ironico aggiunge :“Non potevamo far altro che ridere: qui per generazioni e generazioni hanno cercato l’oro e noi l’abbiamo trovato in gran quantità, senza sperare nemmeno in un tale ritrovamento!”. Questa scoperta può essere definita un po’ come la “ricompensa del ricercatore”, il cui amore e sacrificio lo portano sulle più alte vette non solo alpine, ma del panorama scientifico mondiale. “Le Alpi sono ricche di tesori di ogni genere utili a ricostruire il nostro passato ed a offrirci continui ritrovamenti, ma a molta gente tutto ciò non interessa”, afferma Wachtler e continua: “Altri invece vorrebbero capire, ma non riescono a superare i propri limiti e a guardare oltre le apparenze, anche se talvolta basta solo saper interrogare la natura per ottenere risposte”. Le risposte che il ricercatore ha avuto le ha ottenute tornando ogni giorno in quei luoghi selvaggi, sui monti, nei boschi, analizzando ed osservando attentamente ogni specie di albero, pianta o animale ed ogni tipo di roccia, minerale, poiché è capendo la particolarità di ogni singolo esemplare che se ne comprende il suo inconfondibile carattere. ◆ www.aboutroma.it


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criminologia

SECURITY LANGUAGES CORSO DI LAUREA IN SCIENZE PER L'INVESTIGAZIONE E LA SICUREZZA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE DELL'ATENEO DI PERUGIA NARNI, PIAZZA GALEOTTO MARZIO di Stefania Magliani, coordinatrice del corso di laurea l problema della sicurezza è generalmente affrontato come un fenomeno recente, legato al terrorismo, all’immigrazione, alla criminalità organizzata, alla droga, alla prostituzione, fino al disagio giovanile. In realtà si tratta di un fenomeno antico, sempre affrontato dai Governi, seppure in maniera diversa. E’ evidente che i regimi assoluti hanno affrontato le loro criticità con il controllo, la repressione e la violenza; una seria riflessione sulla sicurezza dei cittadini, o meglio, come si diceva nell’Ottocento, sulla “pubblica incolumità”, è nata con gli Stati costituzionali, con i modelli liberali e, ancor più, con quelli democratici. E’ noto che le organizzazioni criminali prosperano nelle democrazie che, con il loro legittimo garantismo dei diritti di tutti, lasciano margini di manovra e “buchi” nelle maglie del controllo della legalità. Se è vero che basta scorrere gli atti dei processi e i giornali del tempo per capire che un numero di delitti impressionanti ed efferati si è, ad esempio, perpetrato fin dagli albori dell’Unità italiana, è altrettanto vero che lo stato di benessere della società contemporanea rivendica un maggior senso di sicurezza,

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per la difesa dei propri beni e del proprio status. Per questo motivo la sicurezza è diventata centrale nelle aspettative dei cittadini e nei programmi di Governo. Tali programmi, però, evidenziano tutte le contraddizioni e tutti i limiti dei sistemi democratici. Non appare possibile garantire la sicurezza senza violare la privacy dei singoli, senza adottare misure restrittive, senza aumentare controlli, che mettono però a repentaglio la libertà individuale. L’unica strada possibile in questa situazione non può che essere la formazione. Formazione per il personale di sicurezza, civile e militare, per la previsione e l’intervento; formazione nelle scuole, per le famiglie e per gli insegnanti quale opera di prevenzione. Uno dei settori della formazione che riteniamo strategici, sul quale nessuno si è mai soffermato, e sul quale occorre sviluppare ricerca e didattica, è quello dei Security languages. Intendiamo lo studio di tutti i linguaggi, verbali, non verbali e tecnologici che vengono utilizzati dalle semplici conversazioni alle operazioni di intelligence. E’ fondamentale sapere quale linguaggio deve essere utilizzato nelle diverse situazioni: una parola, un tono della voce, una espressione del viso o una postura

del corpo possono fare la differenza nella ricezione del messaggio da parte dell’interlocutore. A seconda dell’obiettivo che vogliamo raggiungere dovremo usare un diverso linguaggio. Parimenti, per decodificare il linguaggio del nostro interlocutore e, di conseguenza, comprenderne le intenzioni, dovremo conoscere i suoi canali di comunicazione e, soprattutto, il suo modo di usarli. Per fare ciò possiamo utilizzare gli studi sociologici sulla comunicazione, ma questi non sono sufficienti da soli per le applicazioni in sicurezza. Occorre conoscere, a seconda dei livelli ai quali vogliamo intervenire, la geopolitica globale, le strutture legali e illegali dei diversi Paesi, i sistemi di equilibrio e di pressione, gli strumenti di comunicazione palesi e occulti, l’uso specifico delle diverse lingue, i giochi di ruolo che ognuno assume per determinati obiettivi. Occorre calare i principi della comunicazione nelle diverse situazioni di devianza e criminalità, conoscendone modelli e strutture, organizzazione e finalità. Per attivare “buone pratiche” di prevenzione sociale è necessario prendere coscienza che l’uso di una parola, di un gesto o di un immagine può creare interazione o contrapposizione; occorre imparare a decodificare i “segnali” che vengono dall’altro, non secondo schemi tradizionali e superati, ma attraverso un'analisi accurata, una separazione tra segnali attendibili e rumori di sfondo, una rielaborazione delle informazioni. Interventi e decisioni dovranno poi essere gestiti sulla base delle informazioni selezionate, per raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo nuovo filone di studi ha preso avvio in questi giorni a Narni, in un Master di I livello, che prosegue ed approfondisce il discorso che si affronta quotidianamente nel corso di laurea in Scienze per l’investigazione e la sicurezza. Sarà occasione di riflessione, ma anche dell’inizio della messa a punto di un programma e, auspichiamo, di un protocollo per Security languages da adottare in tutti gli ambiti della sicurezza. ◆

PER INFORMAZIONI: TEL. 0744-7632 10/About...

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il polo assieme alla struttura muscolosa, equilibrata e ben proporzionata ne fanno un soggetto adatto ad ogni tipo di sforzo. Dapprima gli indios, poi i gauchos, fecero del cavallo Criollo il loro fedele compagno ed alleato nella caccia, nel governo delle mandrie, nel gioco e nel divertimento. Emblematica l’avventura vissuta tra il 1925 ed il 1928 da Aimè Felix Tschiffely, il quale partì da Buenos Aires con i suoi due cavalli criolli Mancha e Gato per giungere dopo 18.000 km a New York. Da questa avventura Tschiffely trasse uno stupendo libro oggetto di culto di tutti gli appassionati. Nel 1918 venne istituito ufficialmente il primo registro della razza Criolla; ne vennero stabilite le caratteristiche e gli standard a cura delle rinomata Sociedad Rural Argentina.

LE VARIE QUALITA’ DEL CAVALLO CRIOLLO

EL CRIOLLO IL PROGENITORE DEI CAVALLI DA POLO di Gianluca Magini - Archivio foto internet l padre riconosciuto del cavallo che oggi si utilizza in tutto il mondo per praticare il gioco del polo è un animale di una razza particolare e profondamente generosa: il Criollo. Il cavallo Criollo latino – americano è il discendente diretto dei cavalli importati nel Nuovo Mondo fin dall’epoca di Cristoforo Colombo dagli eserciti dei “conquistadores” spagnoli durante il XVI secolo, e più in particolare deriva da soggetti andalusi giunti nella zona del Rio de la Plata assieme a Don Pedro Mendoza, fondatore nel 1535 del porto di Santa Maria de Buenos Aires in Argentina. Una leggenda racconta che Mendoza abbandonò rapidamente il suo quartier generale per sfuggire all’assedio degli Indios Charrùas, abbandonando una quarantina di cavalli. Ma più probabilmente un buon numero di cavalli importati furono abbandonati o fuggirono col

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tempo nella Pampa, dove trovarono un ambiente ideale per la loro sopravvivenza e riproduzione tornando ben presto allo stato brado. Certamente la dominante della razza di questi cavalli fu quella in uso tra i “conquistadores” ovvero quella dei berberi-andalusi e forse qualche capo lusitano. Durante i quattro secoli successivi la razza criolla, così creata, si adattò sempre più all’ambiente sviluppando grande resistenza ad ogni tipo di privazione e malattia. Il forte carattere, la rusticità e l’indipendenza,

In base al suo manto il Criollo si può dividere in varie categorie: Il Blanco (che può essere “plateado”, “palomo” e “porcelano”) è di colore interamente bianco: la tradizione lo vuole come cavallo di re ed imperatori ed ancora oggi, nei raduni dei gauchos nelle feste di campagna, gli viene dato il rango di capofila. L’Azalan (che può essere “claro”, “ tostado” e “dorado” ) è un sauro. Il Bayo (che può essere “ blanco “,”amarillo”, “celebruno”, “ruano” e “naraninjo” ) è il baio, considerato resistente, intelligente e leale. Il Gateado (che può essere “claro“, “rubio”, “overo”) è quel manto accompagnato sul dorso dalla caratteristica riga scura detta “mulina”: ha fama di essere cavallo instancabile e valoroso. Il Tordillo il cui manto è formato da una mescolanza di colore bianco e nero in cui uno dei due è predominante. Infine, molte altre sono le classificazioni che un buon gaucho riesce ad individuare in un cavallo Criollo. Il buon carattere, l’agilità, la resistenza, il coraggio e la sua naturale predisposizione al lavoro con gli altri animali, hanno fatto si che il cavallo Criollo si adattasse senza grandi difficoltà al gioco del polo. Con il tempo, ulteriori interventi dell’uomo sulla razza, “contaminata” dal purosangue inglese, hanno fatto si che a questo cavallo formidabile si aggiungesse anche la destrezza e la velocità, caratteristiche fondamentali nel gioco del polo moderno che, come il cavallo stesso, ha subito diversi cambiamenti, di cui parleremo nei nostri futuri appuntamenti. ◆

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bbiamo incontrato Giovanni Lombardi, chef del nuovissimo ristorante Mirò, per farci raccontare alcuni aspetti essenziali della sua cucina e in generale di questo nuovo locale. Cantina, trattoria e griglieria ma soprattutto cucina genuina e tipicamente romana. E’ possibile degustare un buon vino ma anche ritrovare nel cibo il gusto particolare del sapore romano. Da quanto tempo siete aperti? Dal primo dicembre 2009. La nostra è un'attività a conduzione familiare. La vostra nuova gestione è a conduzione familiare, possiamo quindi considerare genuini i prodotti e la loro lavorazione? Proprio perché siamo una piccola realtà nell’ambito della ristorazione, scegliamo con cura i nostri prodotti, rifornendoci da persone di fiducia.

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Che tipo di ristorante è, e che cosa è possibile “gustare” qui da voi? E' essenzialmente una trattoria e i nostri piatti sono quelli della cucina tipica romana. Spesso però questi piatti sono in qualche modo rivisitati, attraverso abbinamenti particolari. Da noi è possibile mangiare, dai più classici piatti come la trippa, i saltimbocca alla romana, la coda alla vaccinara, a piatti più ricercati come ad esempio i ravioli con la coda. Il martedì e il venerdì abbiamo il pesce fresco e le pietanze possono dunque variare di conseguenza. Per quel che riguarda il locale abbiamo la possibilità di ospitare una settantina di persone e possiamo anche allestire banchetti e ricevimenti. Lei è uno chef senza segreti ? Usate spezie particolari per insaporire il cibo o aromi chimici?

Sì, nelle mie pietanze è possibile ritrovare il gusto tipico delle ricette nostrane, come la menta, il prezzemolo, l’origano, niente di artificiale. Avete la possibilità di soddisfare anche chi cerca una dieta vegetariana? Sì anche per chi ha fatto la scelta vegetariana da noi è possibile trovare tutte le verdure di stagione, ma anche gustare pasta e ceci, pasta e patate o fagioli o i broccoli, i tipici piatti della cucina “povera” romana. Intorno a che prezzi ci aggiriamo? Di norma da noi si mangia con 25/30 euro, ma dipende molto che tipo di vino si vuole bere. Ci avvaliamo di una cantina piuttosto fornita, con etichette particolari, ma in generale abbiamo vini per tutti i gusti e per tutte le tasche. Ogni pietanza può e deve essere accompagnata dal giusto vino.


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ARREDAMENTO

A casa con...

L’ARCHITETTO Di Alberto Ambrosini

La Spa domestica Si partirà da una semplice doccia multifunzione o per dirla filosoficamente doccia emozionale fino ad arrivare a costruire una sala (o cabina) sauna, una sala bagno turco, una vasca idromassaggio o per chi ha più spazio una mini piscina. Non si deve dimenticare di inserire un angolo relax composto per lo più da comodi lettini.

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asce con questo numero una nuova rubrica dedicata interamente all'arredamento degli interni ed alla decorazione della casa. Ogni mese affronteremo un nuovo argomento che porterà il lettore ad "immaginare il suo abitare", ad individuare un suo orientamento stilistico, a scoprire oggetti, materiali, tecniche e tutto quello che gira attorno all'interior design. Un percorso a tema che ogni volta Vi farà scoprire un nuovo modo di concepire e di vivere gli spazi domestici,attraverso tendenze, materiali e notizie dalle Fiere del settore.

“Un bagno di benessere” Ormai sempre più miei clienti e non più timidamente come prima ma sicuri di quello che vogliono,mi chiedono di inserire nei progetti di

ristrutturazioni d'interni un angolo wellness e non più segregato in qualche angolo remoto della loro casa ma come elemento centrale della progettazione magari inserito nella sala da bagno che guadagna così,rispetto ad anni indietro, un rilievo quanto mai più importante ed inaspettato. La nuova tendenza, quindi, è la voglia di ritagliarsi momenti speciali nell'intimità della propria casa come nei migliori centri specializzati. Il benessere diviene quindi realmente raggiungibile ed alla portata di tutti. Un angolo benessere domestico ha bisogno di almeno 15 mq. di superficie fino ad arrivare a 20 e più, nella maggior parte dei casi inserito allargando una sala bagno esistente o chi invece vuole proprio, avendo a disposizione ampi spazi, creare una superficie dedicata soltanto al wellness.

A partire da 10.000,00 euro (per arrivare, però, anche a cifre molto superiori) è possibile realizzare un angolo wellness più che soddisfacente, personalizzando completamente l'ambiente a seconda le finiture scelte. Dal punto di vista estetico può essere inserito senza problemi in qualsiasi contesto architettonico. Una volta realizzato, l'home wellness non ha bisogno di particolari costi di manutenzione ed anche il consumo elettrico è relativamente contenuto. Quindi occhio al prossimo rifacimento del vostro bagno; con l'inserimento di qualche elemento ben progettato potreste riscoprire emozioni stimolanti. Vi ricordo, dal punto di vista edilizio, che qualsiasi demolizione, spostamento e rifacimento anche di un solo tramezzo interno, è disciplinata da regole urbanistiche che comporteranno la presentazione, a firma di un tecnico abilitato ed iscritto all'albo professionale, di una pratica denominata D.I.A. (denuncia inizio attività). Alla prossima. ◆

Prossime Fiere del settore: Riminiwellness dal 13 al 16 maggio 2010 (www.riminiwellness.com)

Alberto Ambrosini, architetto ed interior designer, riceve su appuntamento presso lo show room “Home&Country”, via Mar Arabico, 48/50 ad Ostia Lido. Tel. 337 945169 14/About...

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Carla Perrotti

UNICA DONNA FRA GLI UOMINI

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CARLA PERROTTI RACCONTA IN PRIMA PERSONA IL PERCORSO A PIEDI NEL DESERTO DEL TÉNÉRÉ, UNICA DONNA AL SEGUITO DELL’AZALAI, LA CAROVANA DEL SALE. pesante, che avvenne l'incontro che avrebbe cambiato la mia vita. Eravamo seduti nella nostra jeep stanchi, sudati, coperti di polvere, mentre la macchina saltava e sobbalzava sulla sabbia. Vista da lontano sembra una fila compatta che avanza lentamente. Al momento non capiamo bene cosa sia, poi incominciamo a distinguere i cammelli e finalmente gli uomini. I loro abiti blu e neri risaltano sullo sfondo color ocra della sabbia, mentre avanzano con un ritmo costante tutti insieme: è l'Azalai, la mitica carovana del sale, ultima tradizione nomade del popolo Tuareg. Attraversano il deserto percorrendo centinaia e centinaia di chilometri senza mai fermarsi, se non poche ore durante la notte per mangiare e far riposare gli animali. Non seguono piste, non hanno bussole o carte, neppure un orologio; solo uno di loro, la guida, è in grado di trovare la strada. Oscar con la cinepresa in spalla, gira metri e di Carla Perrotti ra che mi chiamano la Signora dei Deserti certi ricordi mi fanno quasi sorridere. Ora che ho scoperto la gioia di condividere la mia passione per il deserto con i partecipanti a Desert Therapy, il percorso a piedi nel deserto egiziano che organizzo e guido personalmente, pensare a come tutto è cominciato mi provoca ancora emozione. L’emozione che cerco di trasmettere anche a coloro che accompagno nel deserto quando la sera davanti al fuoco mi chiedono come e quando è scattato il colpo di fulmine per questo luogo tanto affascinante e difficile che mi ha portato a percorrere a piedi otto deserti in quattro continenti. Tutto ebbe inizio il gennaio del 1990. Mi trovavo in Niger con Oscar, mio marito, per girare un documentario sulla Parigi-Dakar, la famosa corsa a tappe di auto e moto che ogni anno si svolge in determinate zone del Sahara. Fu proprio verso la fine di una giornata piuttosto

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carla perrotti

metri di pellicola, li rincorre, mi fa cenno di seguirlo. Io invece mi fermo a guardarli mentre si allontanano, senza scattare neppure una foto, fisso nella mente le ultime immagini della carovana che si allontana, non riesco neanche a muovermi. Lentamente come è arrivata, l'Azalai sparisce nell'orizzonte di sabbia. L'unica cosa che ci hanno chiesto è stato un pacchetto di fiammiferi. Da quel momento non ho fatto altro che pensare all’incontro e il desiderio di percorrere il deserto insieme ai nomadi mi ha portata l’anno successivo a ritornare in Niger per tentare di unirmi ad una carovana del sale. Dopo molte incertezze e trattative, final18/About...

mente il capo carovana mi accetta ma aggiunge: “Se la donna non ce la fa a proseguire, la lasciamo nel deserto”, un brivido mi percorre la schiena mentre annuisco. Per la prima volta a una donna è concesso di partecipare all’Azalai. Camminiamo nove giorni percorrendo 450 km, con temperature che nelle ore centrali della giornata sfiorano i 60 gradi. Con me ci sono 17 uomini tuareg e 200 cammelli che trasportano i loro carichi di sale dalle saline di Fachi all’oasi di Toureiet, attraverso il deserto del Tenèrè, in Niger. Il caldo è insopportabile, preme su ogni centimetro di pelle, ti avvolge come se volesse soffocarti, faccio fatica a respirare; nelle ore più calde gli uomini salgono sui cammelli a uno a uno e si rannicchiano immobili, tutti coperti per disperdere meno liquidi possibile. Mi fanno cenno di salire anch’io e seppure a fatica riesco a sistemarmi in mezzo al carico di sale sulla gobba di Aorat, il mio dromedario bianco dagli occhi azzurri, capriccioso ed imprevedibile. Si cammina senza sosta dalle sette del mattino alle dieci di sera, senza fermarsi neppure per mangiare e bere. Ogni giorno percorriamo dai 40 ai 50 chilometri e la sosta notturna permette di dormire non più di tre, quattro ore. Gli animali arrivano a sera esausti. Il sale che trasportano in pani legati tra di loro è molto pesante e per tutta la durata della traversata non possono bere. Anch’io sono stanchissima, non mi aspettavo di affrontare una prova tanto dura e difficile e continuo a ripetermi che non ce la potrò mai fare a concludere la mia impresa. Come spesso accade nel corso di simili esperienze, le maggiori difficoltà sono di origine psicologica. L’ambiente difficile, le condizioni climatiche e la stanchezza mi procurano dei problemi e capisco che se voglio continuare devo entrare in sintonia con il deserto e non viverlo come un nemico. E’ dura, ma lentamente ne vengo fuori e riesco a superare la crisi. Con Ala, l’unico tuareg che parla un poco di francese, posso comunicare e mi sento più tranquilla. La mia testa è avvolta nello chèche, il turbante bianco di cotone lungo sei metri che i tuareg mi hanno insegnato a drappeggiare,

indispensabile per proteggersi dal sole e dal vento del deserto e sono vestita come loro, con larghi pantaloni da cammello ed una lunga casacca che arriva alle ginocchia. I tuareg sono musulmani, per questo motivo a nessuna delle loro donne è concesso di partecipare all’Azalai, ma le nobili origini di principi guerrieri li rendono rispettosi nei confronti degli ospiti. La naturale diffidenza iniziale nei miei confronti lentamente si trasforma in rispetto quando capiscono che nonostante le difficoltà riesco ad andare avanti. Manca ormai poco all’arrivo all’oasi. Da lontano già distinguo le prime capanne e tutte le donne del piccolo villaggio ci vengono incontro offrendoci del formaggio di capra e dell’acqua fresca. I bimbi mi circondano curiosi, non hanno mai visto una donna bianca arrivare con la carovana, l’oasi è in fermento. Mi rendo conto di avercela fatta: vedo arrivare mio marito, con il volto teso: “come stai?” chiede preoccupato. “Tutto bene” rispondo. Ed incomincio a piangere. ◆

Carla Perrotti (www.carlaperrotti.com) nasce a Milano. Esploratrice e documentarista, nel 1991 diventa la prima donna ad aver attraversato da sola con i Tuareg in Sahara il deserto del Ténéré in Niger. Successivamente, sempre in solitaria, attraversa il del Salar de Uyuni in Bolivia, il Kalahari, in Botswana, il Taklimakan, in Cina, il Simpson Desert in Australia e parte del deserto dell’Akakus Tadrark in Libia. Nel 2009 fa da guida ad un non vedente per 250 km nel deserto bianco egiziano. Ora è impegnata in Desert Therapy, l’organizzazione di soggiorni di una settimana nel deserto bianco aperti a tutti coloro che vogliono prendere parte ad un percorso a piedi: fa da guida all’ambiente, all’intelletto e all’anima. Carla Perrotti ha scritto due libri: “Deserti” e “Silenzi di Sabbia” in cui racconta le proprie esperienze. www.aboutroma.it


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ecologia

LA

MIA

ECOLOGIA di MARIA GRAZIA TASSI

LA TERRA HA UN “CUORE VERDE”,

LA NATURA

DOVE TROVARE LA NATURA NEL PUNTO A TE PIÙ VICINO

Alleanza per la Natura: Comitato Parchi e LIPU al Centro Habitat Mediterraneo di Ostia (da sinistra a destra: Alessandro Polinori, Franco Tassi e Luca Demartini)

l 13 marzo 2010 sono decollate ufficialmente le attività del “Punto Natura” del Comitato Parchi Nazionali ospitato presso il “Centro di Visite Mario Pastore” della Lipu di Ostia: la giornata, sul tema “SOS Fauna”, è stata un’importante occasione d’incontro tra collaboratori, simpatizzanti e tutti coloro che, curiosi ed amanti degli animali, hanno voluto conoscere le attività dei Gruppi operativi del Comitato Parchi, e soprattutto del Gruppo Lince e del Gruppo Criptozoologia. L’intento degli organizzatori, oltre alla discussione e divulgazione dei temi appena citati, era quello di coinvolgere un pubblico vario, sensibile alle tematiche ambientali del territorio e residente nelle aree limitrofe, in modo da creare un vero e proprio luogo di riferimento e di aggregazione, dove sempre più persone di ogni età, con la natura nel cuore, possano trascorrere tempo di qualità approfondendo temi che li toccano da vicino. Questo “Punto Natura” è collegato al rilancio del Comitato Parchi per celebrare, nel 2010, i propri 33 anni di impegno in difesa della natura: la posizione strategica dello Chalet della Lipu di Ostia Levante con il suo Centro Habitat Mediterraneo (dove può essere ammirata la zona umida ricostituita alle spalle del Porto di Roma) offre un luogo ideale per incontrare la

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natura a due passi da casa. Un altro “Punto Natura” era stato intanto inaugurato al centro di Roma, in Piazza dei Quiriti 10 (quartiere Prati) dove la signora Anna Maria Bertoni, tassidermista e naturalista di terza generazione, ha aperto le porte della propria attività per farla conoscere a bambini, studenti e appassionati. La possibilità di entrare in una bottega artigianale dove si restaurano e preparano animali, si studiano insetti e si classificano conchiglie e minerali rappresenta un’occasione unica per scoprire realtà e tecniche acquisite con l’esperienza, e a volte introvabili nei libri. Il giorno preferito per gli incontri sarà il Sabato. Con oltre un quarantennio di impegno per la conservazione della natura, i promotori sottolineano quanto sia fondamentale il coinvolgimento della collettività (a ogni livello e di ogni età), per il raggiungimento della salvaguardia di un bene collettivo come l’ambiente.

CONTINUANO DI TEMA IN TEMA, LE RIFLESSIONI ECOLOGICHE… Nel lontano 1980 il Comitato Parchi aveva lanciato l’ormai famosa “sfida del 10%”, promuovendo la protezione di un decimo del territorio italiano mediante azioni ad ogni livello: didattica e formazione con scuole e giovani, collaborazione con associazioni ed enti, dialogo e obiettivi con ministeri e istituzioni. Agli albori del Terzo Millennio il Comitato Parchi vinse la propria sfida lasciando un segno che oggi, alla luce dell’amaro “nulla di fatto” dei recenti vertici internazionali, lascia un solco ancor più profondo, dimostrando come il senso di appartenenza spinga al coinvolgimento personale e all’impegno per il patrimonio naturale della collettività. Il prossimo appuntamento a Ostia sarà in Aprile, e riguarderà un altro tema affascinante, amatissimo dai giovani: la Criptozoologia, ovvero la scienza degli animali nascosti, misteriosi, forse ancora da scoprire. Un altro modo per porre l'accento sull’esplorazione e la salvaguardia della natura intorno a noi. ◆

La Terra ha un cuore verde, la Natura: felice allegoria della Biodiversità About.../21


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DIMAGRIRE:

PASSAPORTO PER LA SALUTE E ELISIR DI LUNGA VITA… di Patrizia Colbertaldo Giorgi er dimagrire serve la consapevolezza... smettiamola di fare le diete e di contare le calorie... la sola parola dieta mette tristezza e poi oramai la dieta ipocalorica si è scientificamente dimostrata un fallimento. Già perché il nostro è un organismo intelligente… non lo possiamo ingannare! Appena ci mettiamo a dieta lui che fa? Si mette a riposo... Così con la dieta successiva per riperdere i chili che nel frattempo avrò ripreso con gli interessi... dovrò mangiare ancora meno in un circolo vizioso votato all’insuccesso e alla frustrazione. Allora... come uscirne?

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Indispensabile per il processo di riequilibrio e ritorno al peso corretto è conoscere le proprie intolleranze alimentari, perché continuare a ingerire cibi verso i quali mostriamo intolleranza contribuisce a mantenere l’organismo in uno stato di intossicazione cronica. Infatti le intolleranze, chiamate anche “allergie ritardate” in quanto possono scatenare fenomeni simil allergici all’introduzione ripetuta di un certo cibo, contribuiscono all’infiammazione dell’organismo con conseguente ritenzione idrica (leggi anche cellulite e difficoltà a perdere peso). Ma cos’è l’intolleranza alimentare? L’intolleranza è una reazione anomala e momentanea dell’apparato digerente che contribuisce ad “inceppare” il metabolismo e che si può risolvere e superare con un programma corretto di eliminazione a rotazione dei cibi imputati cui seguirà la reintroduzione attraverso una fase di vero e proprio “svezzamento” come per il bambino piccolo. Esistono oggi dei test molto semplici e sicuri nonché assolutamente indolori che permettono di valutare le intolleranze alimentari. Dopo avere effettuato il test occorre natuwww.aboutroma.it

ralmente imparare ad alimentarsi che vuol dire anche imparare a leggere le etichette dei cibi, evitando così i cibi industriali ricchi di sostanze chimiche potenzialmente o certamente cancerogene, conoscere gli additivi nocivi per l’organismo, e utilizzare infine alimenti preferibilmente provenienti da coltivazioni e allevamenti biologici e biodinamici. Essere grassi ci espone anche al rischio di sviluppare patologie;infatti, uno dei problemi del sovrappeso nonché dell’obesità è quella condizione che fa parte della sindrome metabolica e che viene chiamata con il nome di iperinsulinemia; è proprio tale condizione a condurre nel tempo allo sviluppo di svariate patologie tra cui quelle cardiovascolari e il diabete, ma anche malattie autoimmuni e tumori. Infatti un’ alimentazione ricca di zuccheri e farine raffinate impoveriscono l’organismo e lo costringono a produrre continuamente insulina a causa dell’elevato indice glicemico di tali alimenti, in un circolo vizioso causato da sbalzi glicemici in alto e in basso (ipoglicemia reattiva) che ci mantengono in uno stato di “fame falsa” costringendoci a mangiare in eccesso e causandoci inoltre problemi di stanchezza e annebbiamento mentale. Una corretta associazione di proteine animali e vegetali, carboidrati sotto forma di cereali integrali, frutta e verdura in abbondanza e grassi, rappresentano uno dei pilastri fondamentali nella correzione del soprappeso e nella regolazione ormonale. Il sovrappeso e il desiderio smodato soprattutto di carboidrati, dipendono infine anche dall’equilibrio di certi neurotrasmettitori, quali la serotonina e le beta-endorfine, strettamente collegato a sua volta alla produzione di insulina. Non di rado chi è in sovrappeso soffre anche di una carenza cronica di serotonina e di una ipersensibilità ai carboidrati a veloce assorbimento. Tale condizione, può essere corretta e aiutata senza ricorrere agli antidepressivi chimici utilizzando alcuni prodotti di cui la naturopatia dispone tra cui un efficacissimo cerotto da applicare sulla pelle che rilascia lentamente nell’arco delle 24 ore una serie di principi attivi derivati dalle piante tra cui la Griffonia Simplicifolia, una pianta della tradizione ayurvedica che contiene il 5-http (5-idrossi-triptofano), un precursore della serotonina che aiuta a calmare la fame nervosa regalando tra i piacevoli effetti collaterali anche la regolazione del

sonno e l’innalzamento del tono dell’umore. Alimentarsi con consapevolezza vuol dire infine garantirsi un passaporto per la longevità; infatti, secondo le ultime ricerche scientifiche una restrizione calorica non solo ci consente di essere magri e in ottima forma, ma è anche una delle principali condizioni per beneficiare di una lunga vita. Tra i diversi approcci di ricerca e interventi antiaging, la riduzione dell’introito calorico rimane infatti la via più accreditata. La restrizione calorica può ridurre l’incidenza e rallentare l’insorgenza di patologie cardiovascolari e neurodegenerative, migliorare la resistenza allo stress e decelerare il declino funzionale aumentando l’aspettativa di vita. L’isola giapponese di Okinawa per esempio, affascina da tempo gli studiosi coinvolti nella ricerca antiaging per la presenza di un elevato numero di centenari, poco soggetti a morte da malattie come cancro e infarti, e sembra ormai accertato che il segreto di questi isolani risieda nella loro dieta frugale. “Hara hachi-bu” ovvero: “Mangia sino a quando sei quasi sazio” è uno dei consigli che le nonne dell’isola giapponese di Okinawa hanno dato per anni ai loro nipoti, e la scienza sembra provare ancora una volta che la saggezza degli anziani non tramonterà mai. Cosa stiamo aspettando? ◆ NAMASTE Patrizia Colbertaldo Giorgi (naturopata e Presidente A.I.S.P.A) Holistic Life Coaching® Centro di medicina naturale e naturopatia Dimagrimento olistico Disintossicazione Intolleranze alimentari Gruppi esperienziali per l'autostima e la ricerca interiore Tecniche di rilassamento Ayurveda e massaggio ayurvedico RICEVE PER APPUNTAMENTO A Casalpalocco Via Eschilo 194 - Tel.06 50914769 A Ostia presso Omeomedica - Viale dei Promontori 157 tel. 06 5680640 • cell. 3488200686 www.ilnaturopata.it/ naturopatiaroma.org About.../23


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ASPETTANDO VINITALY UNO SGUARDO AL PASSATO E LE ATTESE PER LA NUOVA EDIZIONE

di Riccardo Brandi ’ alle porte il classico appuntamento di aprile che da 44 anni trova a Verona la sua collocazione storica, sebbene Siena fosse stata, tra gli anni ’30 e il 1960, sede con cadenza biennale della grande “Esposizione dei vini italiani”, antesignana del nostro Vinitaly. Nel 1967 a Verona, inizialmente nel palazzo della Gran Guardia, nascono le prime Giornate del Vino Italiano, evento di carattere convegnistico che, dopo un paio di anni, accoglie la prima esposizione di case vinicole (130). Nel 1971 la manifestazione diventa Vinitaly Salone delle Attività Vitivinicole e assume i connotati di rassegna mercantile. Nel ’78 apre le porte ad aziende straniere, diviene “internazionale” e dopo due anni sposta il calendario da settembre ad aprile. Negli anni ’80 accoglie il primo Salone dell’Oliva (poi SOL) e Distilla (Salone dei Distillati) assorbito poi nel ‘95 dalla fiera che acquisisce la denominazione di Salone Internazionale del Vino e dei Distillati. Nel 1998 la svolta internazionale diventa una scommessa vincente, Veronafiere esporta il Vinitaly a Shangai dando luogo al primo China Wine, avviando un processo di diffusione del marchio che toccherà negli anni USA, Singapore, Russia, India e Giappone. Oggi il Vinitaly World Tour rappresenta ormai un consolidato e riconosciuto meccanismo promozionale. Questo inciso nella storia della manifestazione e della sua affermazione deve aprirci gli occhi in vista dell’appuntamento 2010 di “casa nostra”, in programma dall’8 al 12 aprile nella sempre più ampia area espositiva di Veronafiere, che conta ormai 11 padiglioni, per una superficie lorda coperta di 150.000 mq di cui quasi i due terzi interamente dedicati alle aziende espositrici. Se l’immagine del vino italiano è cresciuta dall’abisso del metanolo fino a rappresentare di gran lunga la voce più importante del nostro export agroalimentare, parte di questo processo evolutivo lo si deve alla visibilità che la kermesse veronese si è nel tempo conquistata e che dobbiamo riconoscergli. Enologi e agronomi, produttori e imprenditori, sommelier ed appassionati, rappresentanti e buyers, da anni si incontrano a Verona per esporre, proporre, vedere, conoscere confrontarsi e degustare. Negli anni del boom, giornalisti e media hanno cavalcato il successo della nuova moda del vino, creando un rapporto di mutuo interesse quasi simbiotico con questo ambiente; un meccanismo mediatico che ha ampliato la cassa di risonanza della manifestazione e al tempo stesso di tutto il movimento.

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Sono i numeri a fare da cartina tornasole, nel 2009 oltre 4200 espositori di cui 126 esteri, più di 150.000 visitatori/operatori di cui oltre 45.000 stranieri da 112 nazioni e 2.643 giornalisti di cui 345 della stampa estera. Numeri inequivocabili: il Vinitaly è un punto di riferimento del mondo enologico. Al suo interno tavole rotonde, seminari, conferenze e convegni, si propongono di rappresentare l’idea di dibattito e di ricerca che pone la filiera vitivinicola italiana in prima linea nello sviluppo del settore, anche in ottica ecocompatibile. Concorsi internazionali, degustazioni guidate, sfide e proposte enologiche quanto tecnologiche, propongono uno scenario avvincente che coinvolge il visitatore e gli offre uno spaccato del mondo del vino, nonché un prospetto del suo futuro. Ai banchi d’assaggio, bottiglie storiche in mostra, intere linee commerciali in degustazione, marchi blasonati a portata di calice e nuove etichette sotto i riflettori fieristici per la presentazione al grande pubblico. Tra le centinaia di stand sparsi nei vari padiglioni, segnalo quindi alcune novità e grandi classici che valgono sicuramente una piccola sosta. Prossimo all’ingresso “Cangrande” si trova il padiglione dell’Emilia Romagna, dove merita una visita lo stand della Fattoria Paradiso; da provare: il Sangiovese Riserva Vigna delle Lepri e lo storico Pagadebit, cercando di non perdere l’esperienza del Vigna del Dosso, occasione unica per provare il vitigno Barbarossa esclusiva mondiale dell’azienda in quanto autoctono di quell’unica vigna scoperta nel 1955 da Mario Pezzi. La novità, è il ritorno dell’etichetta Jacopo (Chardonnay e Sauvignon blanc con passaggio in legno) molto apprezzato in passato,ma che da cinque anni non veniva riproposto. Di fronte c’è il padiglione del Lazio, dove fare almeno due soste: una allo stand di Cantina Sant’Andrea dove provare il Riflessi (Trebbiano e Malvasia), il Capitolium (Moscato di Terracina passito) e il pluridecorato Oppidum (Moscato di Terracina secco); l’altra presso lo stand della Cooperativa Cincinnato, per provare l’Arcatura (Cesanese), il Polluce (Nero Buono), il dolce Solina (Malvasia laziale vendemmia tardiva) ed il particolare Spumante da uve Bellone. Nel grande padiglione dedicato alla Toscana i box da visitare sono davvero tanti, inutile sottolineare la generosità dell’enologia toscana, ma allo stand A13 troverete il Podere La Marronaia con le nuove annate di Visila (Vernaccia di S. Gimignano) e di Capriforno (Chianti dei Colli Senesi). In zona Marche direi che i Verdicchi di Bucci sono imperdibili, come pure il Colle Vecchio (pecorino doc Offida) di

Cocci Grifoni; transitando poi nel padiglione Campania, segnalo la presentazione di un esclusivo Greco di Tufo Vintage 2002 da parte di Mastroberardino. Proseguendo dal padiglione 7 al 7B entriamo in un ambiente multi regionale, dove possiamo incontrare ancora molti vini pregevoli frutto dell’opera mirabile di persone eccezionali. E’ il caso dei prodotti dell’azienda Senatore, che in questa occasione presenta due nuovi vini bianchi: il fresco ed aromatico Alikia (Greco e Traminer) e le bollicine dell’Euké (Chardonnay, Sauvignon blanc e Incrocio Manzoni). Passando poi in Friuli Venezia Giulia, un occhio di riguardo per lo stand C6 di Cantarutti, dove degustare la linea Scacco al Re, gli spumanti Prologo (Rosè de Noir) ed Epilogo (Blanc de noir) entrambi da uve Pinot noir e infine, imperdibile, la duplice annata di Picolit.

L’ultimo suggerimento l’affido agli appassionati di birra. La Zago presenta infatti le sue Living beers, le cuveé di malto artigianali, non pastorizzate, realizzate con metodo champenoise attraverso una rifermentazione naturale in bottiglia che esalta la fragranza dei lieviti. Da gustare se possibile la Original H e l’ormai “mitica” H Cuveé, la linea Edikt 1516, tre birre crude non filtrate prodotte utilizzando solo acqua, malto, luppolo e lievito, secondo la storica Legge sulla Purezza emanata, proprio nel 1516 dal Duca Guglielmo IV di Baviera. Da non perdere poi la “divina” Nut, prodotta con orzo, mais, segale e frumento secondo un'antica ricetta del 1600.

Infine, per chi ama l’olio, una visita al padiglione del SOL è d’obbligo, mentre i patiti dei gadgets, degli accessori e del packaging non devono mancare un giro all’interno di Enolitech. ◆ www.aboutroma.it

Marzo prima parte  

Marzo About