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Autunno 2015 � 7,90

DA GIOTTO A MICHELANGELO, DA SAN FRANCESCO AI BORGIA

MEDIOEVO E RINASCIMENTO Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR

I PROTAGONISTI •

riccardo cuor di leone dante alighieri Tamerlano nostradamus raffaello leonardo da vinci lorenzo de’ medici federico di svevia machiavelli matilde di canossa lutero ivan il terribile vasari dracula Bona Sforza Pico della Mirandola...

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MEDIOEVO E RINASCIMENTO

I PROTAGONISTI

P

er alcuni storici non è esatto parlare di Rinascimento. Preferiscono piuttosto ipotizzare un lungo Medioevo durato oltre un millennio. Quali che siano i confini di queste epoche, i secoli seguiti all’anno Mille sono stati costantemente segnati da carestie, fame, peste e guerre. Si viveva poco e male, nel conforto cristiano della vita eterna. Ma è nel cielo più buio che spiccano le stelle. Ed è nei tempestosi primi secoli dopo il Mille che il genio italiano ha brillato come non mai. Mentre la politica spesso falliva e lasciava risolvere i problemi alle armi, fioriva parallela la lunga stagione culturale e artistica che ha reso immortali in tutto il mondo le menti ingegnose di Giotto, Dante, Leonardo, Machiavelli, Michelangelo, Raffaello.... La raffinata e colta vita delle corti rinascimentali non poteva fare a meno degli artisti, e molti di questi a loro volta dipendevano in tutto dai denari dei loro signori. Giusta o sbagliata che fosse, l’alleanza fra arte e potere funzionò. Senza gli Sforza, i Medici, i Borgia o i Della Rovere oggi non saremmo qui a ricordare la vita dei più grandi geni di tutti i tempi.  Emanuela Cruciano caporedattore

6 ARTISTI,

DAME E CAVALIERI

Chi erano, e in che contesto hanno agito, i grandi personaggi del Medioevo e del Rinascimento. In secoli dominati dalla violenza.

Ritratto di Flora di Bartolomeo Veneto, ispirato a Lucrezia Borgia.

POLITICI 10 UN

CUORE DA LEONE

16 L’IMPERATORE

DELLE MERAVIGLIE

In copertina: Michelangelo davanti a Papa Giulio II, in un dipinto di Anastasio Fontebuoni (1571-1626). © ALINARI

Machiavelli fu un buon segretario della Repubblica fiorentina e un acuto pensatore. Ma era anche un burlone, che amava la compagnia degli amici e delle donne.

CALIENTI BORGIA

Imprese, vizi e virtù della famiglia più chiacchierata del Rinascimento.

MAGNIFICO LORENZO

Lorenzo de’ Medici a 20 anni era già il signore di Firenze. E indirizzò la cultura di un’intera epoca.

SEGRETARIO PARTICOLARE

36 I

pag. 30

Federico II di Svevia ha segnato la storia europea del ’200, suscitando grandi entusiasmi e odi altrettanto profondi. 20 IL

BANCHIERE DEI PAPI

Accorto, fortunato, ricchissimo: ai primi del ’500, con il suo denaro, Agostino Chigi salvò dalla bancarotta anche la Santa Sede.

30 UN

pag. 20

Nella saga del ribelle Robin Hood, Riccardo Cuor di Leone si guadagnò la fama di re buono, eroico e giusto. Ma chi era davvero?

24 IL

pag. 46

46 LA

SOVRANA DEI VELENI

Forse avvelenò la nuora. Forse fu avvelenata dall’amante. Di certo Bona Sforza fu una protagonista del Rinascimento: esportò all’Est usi, architetture e... ortaggi. 3


MEDIOEVO E RINASCIMENTO

I PROTAGONISTI

TIRANNI 52 IL

98 IL

TORMENTO E LA PERFEZIONE

SIGNORE DELLE STEPPE

Nel ’400 il suo regno andava dalla Persia all’India. Il suo nome era Timur, per noi è Tamerlano il Grande.

58 E

106 IL

NACQUE IL VAMPIRO

In Romania Vlad III Dràculea è un eroe. Ma nel ’400 la propaganda nemica ne fece un mostro assetato di sangue.

64 IVAN

LO ZAR DEL TERRORE

. pag. 106

70 FIRENZE

AL TEMPO DI DANTE

RIVOLUZIONARIO

4

RELIGIOSI 120 IL

CARISMA DI MATILDE

132 LUTERO

Fu sempre pronto a sfruttare ogni occasione di lavoro pur di continuare a sperimentare: era grande anche per questo.

SEGRETO

140 DOMANI

pag. 140

MANCATO

Il padre della Riforma protestante non era il puritano che si crede. Anzi, era vanitoso e... buongustaio.

pag. 126

IL CABALISTA INNAMORATO Pico della Mirandola era un prodigio dell’intelletto, ma anche un giovane preso dalle umane passioni, femminili e non solo. Giudicato eretico, a ucciderlo fu forse l’arsenico.

Giorgio Vasari fu biografo dei grandi del tempo, inventore della storia dell’arte e anche un artista, seppure poco apprezzato.

San Francesco d’Assisi non era poi così diverso dai predicatori “eretici” del suo tempo. Lo salvò la diplomazia.

GENIO A TUTTO TONDO

92

LO SPICCIO GIORGINO

126 L’ERETICO

pag. 120

84 LEONARDO,

114

Bella e potente, Matilde di Canossa diventò l’ago della bilancia nello scontro tra impero e papato. E il bersaglio delle malelingue.

Il poeta sognava un mondo sobrio e pudico, ma con Lapo e Guido si era divertito in riva all’Arno... Padre della pittura moderna, fu il primo artista viaggiatore: la sua gloria è affidata a opere in tutta la Penisola, da Firenze a Roma, da Padova ad Assisi.

Raffaello Sanzio fu rivale di Michelangelo, venne corteggiato da papi e cardinali, ma morì sul più bello.

pag. 92

ARTISTI

78 GIOTTO

PITTORE DELLE MADONNE

I suoi scatti d’ira e le sue violenze divennero leggendari. Cinque secoli fa Ivan il Terribile unificò la Russia, imponendola all’attenzione del mondo.

Michelangelo fu un artista al servizio dei potenti, ma sempre libero e ribelle nella sua opera.

pag. 64

ACCADRÀ

Nostradamus è considerato il veggente più noto di tutti i tempi, eppure sapeva poco di astrologia. Il suo segreto? Scrivere il più possibile. E con un linguaggio fumoso.

146 LETTURE


RICCARDO CUOR DI LEONE - 1157

Nella SAGA del ribelle Robin Hood si guadagnò la FAMA di re

L

a notte era stellata. Perciò dopo cena il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, decise di controllare lo stato d’assedio. Senza armatura, fermo sotto i bastioni, era convinto che nessuno potesse fargli del male. Poi una freccia, scagliata da una feritoia, lo raggiunse alla spalla sinistra. Minimizzò, com’era sua abitudine, ma la ferita peggiorò: la setticemia se lo portò via in pochi giorni, il 6 aprile 1199, sotto le mura del castello di Châlus-Chabrol, vicino a Limoges, dov’era giunto per sedare una rivolta di nobili nei domini inglesi in terra di Francia. Secondo alcuni cronisti dell’epoca fu una punizione divina e, allo stesso tempo, una grazia: ponendo fine alle cattive azioni del re, infatti, Dio gli aveva evitato di aggiungere ai suoi misfatti crimini ancora più grandi. E Riccardo se l’era potuta così cavare con il Purgatorio. Eppure, nonostante il giudizio della Chiesa, nella successiva storiografia medioevale quest’uomo diventò un esempio di re giusto e pietoso, il modello delle virtù regali. Qual era dunque il suo vero volto? Quello dell’omone fiero, arrogante e col viso pallido, che affrontò i nemici con crudeltà, o del re nobile e gentile che di ritorno dalla crociata in Terrasanta diede la sua benedizione al leggendario ladro-gentiluomo Robin Hood? Assetato di potere. Di sicuro, fra i cinque maschi messi al mondo con Enrico II Plantageneto, Riccardo fu il prediletto della combattiva Eleonora d’Aquitania, che lo partorì a Oxford nel 1157. Lo storico inglese Steven Runciman lo definì “un cattivo figlio, un cattivo re, ma un valoroso e magnifico soldato”. «Era una personalità complessa, chiaramente un uomo divorato dall’ambizione e con un enorme desiderio di potere instillato dalla madre», spiega Enrico Basso, docente di Storia dell’Europa medioevale all’Università di Torino. La regina Eleonora, l’unica di cui si fidò sempre, gli ispirò l’amore per la terra francese, la poesia e la musica. «Riccardo crebbe alla corte d’Aquitania, in un ambiente culturalmente stimolante. Parlava francese, visse per lo più in Francia e lì si fece seppellire: anche se viene considerato uno dei migliori sovrani inglesi, in 10 anni di regno rimase in Inghilterra appena sei mesi», prosegue Basso. Non a caso, dell’impero 10

SCALA

UN CUORE

BATTAGLIERO

Miniatura del 1350 raffigurante la battaglia di Gisors (Francia), nel 1180, tra Filippo II di Francia e Riccardo Cuor di Leone. Si narra che il re inglese (a destra) abbia introdotto qui, come grido di battaglia, il motto in francese (ancora presente sullo stemma della Casa d’Inghilterra) Dieu et mon droit (Dio e il mio diritto).


BUONO, eroico e giusto. Ma chi fu davvero Riccardo I d’Inghilterra?

DA LEONE

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AGOSTINO CHIGI - 1465

IL BANCHIERE DEI

PAPI

Accorto, FORTUNATO, ricchissimo: ai primi del ’500, con il suo DENARO, il banchiere senese salvò dalla BANCAROTTA anche la SANTA SEDE

LIBRI CONTABILI

Alla fine del ’400 i Medici (qui, un loro registro) persero la gestione delle finanze vaticane. In favore di Agostino Chigi.


CONTRASTO

Sotto, Agostino Chigi il Magnifico (1465-1520): secondo le cronache del tempo era il banchiere più ricco del Vecchio Continente. In alto a destra, d’oro (come questi di Milano) o d’argento, i ducati furono la moneta di molti Stati rinascimentali.

sempre meno “operaia”. Le cronache di allora (facile che esagerassero) annotano che, al culmine della sua parabola, Chigi era diventato il più ricco banchiere d’Europa, con un patrimonio di 800mila ducati (circa 100 milioni di euro di oggi) e una rendita annua di 70mila. La sua argenteria, si narra, era più consistente di quella di tutta la nobiltà romana. Ma, come la maggior parte della classe dirigente dell’epoca, non si accorse delle secche verso cui stava navigando il Paese: la rinuncia a investire in potenza per spendere in magnificenza fu una delle cause dell’indebolimento del nostro sistema economico e del fallimento degli Stati regionali (ricchi, straboccanti di quadri e sculture, ma disuniti). Colpo di fortuna. Agostino fece una carriera al fulmicotone. Il padre Mariano, mercante, era stato consigliere della signoria di Siena e ambasciatore presso il papa. A Viterbo e nella città natale aveva fondato due piccoli banchi. «Fin dal Basso Medioevo», dice Giampiero Nigro, che a Prato dirige l’Istituto internazionale di storia economica F. Datini (www.istitutodatini.it), «le attività di mercante e di banchiere si confondevano: i banchieri prestavano denaro ai sovrani e, in cambio, ottenevano vantaggi fiscali e monopoli commerciali». Compiuto l’apprendistato con il padre, Agostino venne mandato a Roma per lavorare al banco del conterraneo Ambrogio Spannocchi. Chigi aveva 22 anni e la provvidenza – è proprio il caso di dirlo – gli diede una mano. «Pochi anni dopo salì al soglio pontificio Alessandro VI, un Borgia che tolse ai Medici, banchieri fiorentini in odore di decadenza, la gestione della Camera apostolica, l’organo finanziario del Vaticano», dice Nigro. Al loro posto si fece avanti lo Spannocchi, e il papa lo accolse a braccia aperte. Agostino capì che quella era la sua occasione. Bravo, ruffiano, rubò la scena al maestro: finanziò i capricci del pontefice, pagò le imprese belliche del figlio Cesare (il “duca Valentino”) e, nei momenti di crisi, riempì i granai della Santa Sede. Grande disponibilità. Il papa ricambiò: «Agostino», spiega Nigro, «ottenne in concessione la direzione delle imposte e delle saline dello Stato Pontificio, e poi della dogana dei pascoli, che faceva pagare una gabella sulla transumanza del bestiame». Il giovane Chigi, da un mese all’altro, si ritrovò con una montagna di soldi in tasca. Quando, nel 1496, Piero de’ Medici gli chiese 4mila ducati in prestito, Agostino non ci pensò due volte: sborsò il contante e in pegno si fece dare “167 cammei incasto25

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

LESSING/CONTRASTO

IL PIÙ RICCO D’EUROPA

A

veva le amicizie giuste, una dialettica efficace, un padre che non perdeva il sonno per pagare l’affitto, una donna bellissima che prima fece rapire e poi sposò. Se è vero che tanti storici hanno definito il Rinascimento “un dono avvelenato” (per il tramonto economico e politico che ne seguì) quello di Agostino Chigi, nato a Siena nel 1465, fu un dono e basta. Geniale, un po’ spregiudicato, di cultura traballante (ma aperto a idee e suggerimenti) Agostino incarnò in modo impeccabile la finanza italiana del Cinquecento, ansiosa di arricchirsi e di nobilitarsi, un po’ meno di strapazzarsi di fatica. Vivere di rendita. Timorati di Dio, martoriati dalla peste, dall’XI secolo in poi i mercanti locali erano stati viaggiatori instancabili, inquieti, assillati dai guadagni e dal futuro: la loro, aveva scritto Francesco Datini, grande imprenditore pratese di origini modeste, era stata “una vita da chani”. Per Agostino non fu così: il senese (e tanti altri come lui) fu il prototipo di un’Italia sazia e sfarzosa, sempre più capitalista e munifica protettrice dell’arte,


GIOTTO DI BONDONE - 1267

ESPRESSIONI UMANE

Incoronazione della Vergine, particolare del Polittico Baroncelli, pannello centrale (1330 ca). A destra, Cuspide con Dio Padre e angeli, parte del Polittico.


Padre della pittura MODERNA, fu il primo artista viaggiatore: la sua gloria è affidata a opere in tutta la PENISOLA, da Firenze a Roma, da Padova ad Assisi

GIOTTO rivoluzionario

F

ormidabili, quegli anni. E quell’Italia, agli sgoccioli del Medioevo. Siamo nei decenni a cavallo tra XIII e XIV secolo. A breve distanza l’uno dell’altro, agiscono due padri fondatori della nostra cultura: Dante Alighieri, che trasformò il volgare da dialetto in lingua nazionale, e Giotto di Bondone, per tutti Giotto, che inventò la lingua figurativa italiana. Per dirla con Cennino Cennini, pittore e trattatista, “Giotto rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno”. Con queste parole il critico voleva dire che l’artista fiorentino fu grande, anzi il più grande del suo tempo, perché abbandonò la staticità bizantina, colma di ori e di astrazioni, e passò a ritrarre persone concrete, la natura così com’era, le emozioni umane: il tutto dentro una misura, uno spazio, una prospettiva. I personaggi delle sue storie non sono più figure piatte, immateriali, staccate dalla vita quotidiana. Basta pensare a L’omaggio dell’uomo semplice, una delle 28 scene nella Basilica Superiore di Assisi: un uomo stende il suo morbido mantello ai piedi di San Francesco, in una piazza di Assisi, tra personaggi vestiti da borghesi dell’epoca, in uno spazio che ha una profondità quasi tridimensionale. Eccola, la rivoluzione di Giotto, pacifica e rapidissima: fatta nel giro di pochi anni, cambiò la faccia della pittura e fu una svolta senza ritorno. Ma facciamo un passo indietro: chi era Giotto nella vita? Di lui si conosce molto e molto si ignora o

si discute. La datazione di parecchie e importanti opere, anzitutto. Ma anche l’anno di nascita: 1267 secondo alcuni cronisti del Trecento, 1276 secondo il biografo e pittore Vasari. E il luogo: parrebbe essere Vespignano del Mugello, vicino a Firenze, in cui sono ambientati racconti veri e leggende della sua infanzia (vedi riquadro a pag. 82), e dove da adulto acquisterà terreni e case per la famiglia. Atti di nascita o certificati di battesimo a Firenze, del resto, non risultano. Ma certo fu lì che Giotto fece l’apprendistato, secondo la tradizione nella bottega del pittore Cimabue (il padre Bondone era invece un fabbro), e lì iniziò la sua attività, da subito in chiese importanti. Prima grande commissione: la Croce di Santa Maria Novella, eseguita per l’Ordine domenicano. «Giotto era un genio dalla prima gioventù e un mostro di pubbliche relazioni», afferma Serena Romano, docente di Storia dell’arte medievale all’Università di Losanna e curatrice della mostra Giotto, l’Italia (vedi riquadro a pag. 83). «A 20-25 anni era già in contatto con le più esclusive sfere sociali della città e aveva lavorato con le alte gerarchie dei due Ordini Mendicanti più prestigiosi, francescani e domenicani, che alla fine del Duecento erano autentiche potenze, ponte tra mondo ecclesiastico e società civile». Non per nulla chiamò i primi figli avuti dalla moglie Ciuta Francesco e Chiara, e si stabilì nel quartiere di Santa Maria Novella. Come attesta un

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RMN/ALINARI

LEONARDO DA VINCI - 1452

L’ENIGMA E IL SUO CREATORE

La Gioconda, alla quale l’artista lavorò per anni, da alcuni identificata nella nobile fiorentina Lisa del Giocondo. A destra, ritratto di Leonardo (1452-1519) eseguito da un suo allievo, forse il Melzi o Marco d’Oggiono.


ALINARI

LEONARDO genio a tutto tondo Fu sempre pronto a sfruttare ogni OCCASIONE di lavoro pur di continuare a SPERIMENTARE: era GRANDE anche per questo

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MICHELANGELO - 1475

IL

TORMENTO

E LA


C

GIOVANE E VINCENTE

on alcuni artisti è impossibile scansare i superlativi e certi cliché cari ai romantici. Michelangelo è uno di questi. Da qualunque parte la si giri, la sua vicenda appare smisurata. Fuori scala come le figure che scolpì e dipinse infaticabilmente tra il 1490 e il 1564, elevando la perfezione del corpo umano a rivelazione del divino e sintesi di quegli ideali di bellezza e armonia che gli umanisti recuperavano dall’antichità greca e romana. Carattere difficile. Quel che connota la sua parabola – visse 89 anni e creò fino alla morte – non è solo un’ambizione artistica sconfinata, ma anche un’autonomia di pensiero che non ha eguali, non solo nel Cinquecento. Michelangelo fu l’artista più pagato e ammirato del Rinascimento – ne insidiò il primato per un breve tratto (causa morte prematura) solo Raffaello, tanto più conciliante di lui con i potenti, tanto più allineato con le posizioni della Chiesa romana – ma fu anche il più solo. Per volontà, temperamento e obiettivi. Il mito del genio insofferente, intrattabile, incoercibile – la “terribilità” riconosciutagli dai contemporanei – è più che fondato. Più di altri maestri del suo tempo, dovette turarsi il naso per servire mecenati in contrasto con i suoi ideali politici e religiosi. Né fu uno stinco di santo, anzi. Peccò di gravi difetti, miserevoli tare come l’avidità e l’avarizia, che lo indussero più volte a imbrogliare le carte e tentare doppi giochi incongruenti con la sua intransigenza espressiva; ma alla fine dei conti, e cioè nell’opera, si rivelò sempre libero, più forte di qualunque condizionamento. Schivò l’agiografia an-

Il viso del celebrato David, la scultura che Michelangelo (1475-1564) scolpì per piazza della Signoria a Firenze, come simbolo della libertà repubblicana della città.

PERFEZIONE

che dove sembrava impossibile e rischiò, per imporre la propria visione, scomuniche e processi da parte dell’Inquisizione: obbedendo, di sfida in sfida, a quel demone che lo spingeva a superare se stesso e i limiti del canone imperante. Se è vero che il classicismo rinascimentale fu una cresta sottile, fatalmente destinata a essere superata, Michelangelo fu quello che la valicò più in fretta con il suo furore sperimentale, aprendo la strada al barocco. In ciascuna delle sue sfere d’azione, scultura, pittura e architettura, fu uomo-cerniera tra Rinascimento e manierismo. Riscatto sociale. Tanto coraggio, tanta abnegazione nell’operare affondavano le radici in una ferita originaria, un senso di caduta e inferiorità sociale che l’artista patì e da cui volle strenuamente riscattarsi. Il suo casato (i Simoni Buonarroti) appartene-

RMN/ALINARI

Fu un ARTISTA al servizio dei POTENTI, ma sempre LIBERO e ribelle nella sua opera

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MARTIN LUTERO - 1483

LUTERO

SEGRETO

RITRATTO DI FAMIGLIA

In questo montaggio, Lutero suona il liuto circondato dalla moglie Katharina von Bora (ex monaca sposata nel 1525) e dai figli, sullo sfondo della sua casa di Wittenberg (Germania) oggi diventata museo.

Focusstoriacollection settembre 2015a  
Focusstoriacollection settembre 2015a  
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