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sistema cna rinnovati gli organismi

imu day in piazza contro la super tassa

export l’anno nero delle piccole imprese


sommario / ottobre ’13

In copertina nella foto di Valerio Simeone, una immagine dell’Imu day organizzato dalla Cna Abruzzo l’1 ottobre scorso

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REGIONE 05 06 10 12 14 16 19 21

EDITORIALE / Terapia d’urto per il credito SISTEMA / Focus sull’assemblea regionale Cna CREDITO / Avvio da incubo per il 2013 TASSE LOCALI / Protesta contro la super Imu EXPORT / Piccole imprese, conti in rosso MERCATI / Occasione cinese MACROREGIONE / L’Abruzzo rischia la marginalità DEMANIO / Balneari, indietro tutta del governo

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CNAABRUZZO ATTUALITà

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EDITORIALE di Adriano Lunelli *

Progetto Garanzia Italia TERAPIA D’URTO PER IL CREDITO

S La scommessa è realizzare tra il 2014 e il 2016 un flusso di finanziamenti per oltre 100 miliardi di euro

enza riattivare adeguati e rilevanti flussi di credito, a costi contenuti per le imprese, difficile davvero anche solo ipotizzare un rilancio del nostro sistema produttivo. E’ per questi motivi che va salutato con favore un programma - si chiama, appunto, “Progetto Garanzia Italia” - che nel suo Dna gli strumenti adatti a ipotizzare questa ripresa, facendo leva soprattutto sull’attenuazione di quei fattori di rischio che oggi il mondo bancario, non sempre in modo giustificato, solleva a giustificazione della chiusura dei rubinetti alle esigenze finanziarie del mondo produttivo (come del resto danno conto altri servizi pubblicati nelle pagine del giornale). Un progetto che, in tutta evidenza, punta a un rafforzamento dei confidi, ovvero gli strumenti di garanzia che il mondo dell’impresa ha messo in campo per facilitare il proprio rapporto con il mondo del credito. Messo a punto da Rete Imprese Italia, Abi, Confindustria e Alleanza Cooperativa, “Progetto Garanzia Italia” è stato trasmesso nei giorni scorsi a Governo e ministeri economici, affinché lo inseriscano nei percorsi istituzionali. I suoi promotori, a giusta regione, lo considerano come una vera e propria terapia d’urto. Prova ne sia la stima ipotiz-

zata, per il periodo 2014-2016: un flusso di nuovi finanziamenti per almeno 100 miliardi di euro. Per poter raggiungere un obiettivo tanto ambizioso, lo strumento necessario non può che essere l’aumento della garanzia offerta dallo Stato, attraverso la costituzione di più fondi garanzia; al già esistente Fondo di garanzia per le Pmi (che sarebbe perciò il modello di riferimento) andrebbero affiancati, secondo le intenzioni dei promotori, altri due fondi, e proprio in ragione di un flusso così imponente di finanziamenti, ideati per concedere garanzie tanto sul portafoglio che su singoli finanziamenti. Occorre però che si affermi un principio di sussidiarietà tra confidi e banche nell’accesso al fondo, limitando il ricorso diretto da parte delle banche al fondo stesso, solo per le operazioni di credito più consistenti. Consentendo così dio cogliere al massimo la capacità moltiplicativa dei confidi, nel segmento che sono loro più congeniali, ovvero la micro e la piccola impresa. In Abruzzo, finalmente divengono operative le due misure programmate dalla Regione: Por-Fesr con una dotazione di 18,5 milioni di euro e Par-Fas per un importo di 14 milioni.  segue a pagina 22


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Alcuni momenti dell’assemblea elettiva della Cna abruzzese Sotto, Italo Lupo

piccole imprese la scure di fisco, pagamenti e credito P

agamenti pubblici fermi da anni, crediti incagliati, rubinetti delle banche chiusi, Fisco che non aspetta. Tutto ciò, mentre i segni della crisi colpiscono qui più che nel resto d’Italia. E’ lo scenario descritto dal presidente regionale della Cna abruzzese, Italo Lupo nella relazione tenuta l’1 ottobre scorso davanti all’assemblea elettiva della confederazione artigiana abruzzese. Di fronte alla platea di delegati giunti da tutta la regione, Lupo ha ricordato alcuni primati negativi fatti segnare dall’economia abruzzese: «Nell’export, ad esempio, nei primi sei mesi dell’anno l’Abruzzo ha subito una netta riduzione rispetto allo stesso periodo del 2012, pari al 2% (-67 milioni), contro una flessione a livello nazionale dello 0,4%. E ad andare peggio, mentre per fortuna tira il comparto dei mezzi di trasporto, sono soprattutto le piccole imprese autoctone, che vanno

trenta volte peggio della media Italia». A detta della Cna, occorre perciò «mettere in campo, velocemente, politiche e azioni che diano la possibilità a famiglie ed imprese di tornare a spendere, altrimenti il nostro Paese non uscirà dalla spirale viziosa in cui è precipitato». Al primo punto dell’agenda politica viene il contenimento della pressione fiscale sulle imprese e i cittadini, una scelta che vede come cavallo di battaglia la riduzione delle aliquote dell’Imu applicate alle attività produttive. Ancora, la confederazione artigiana chiede il rapido sblocco dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione e di riaprire i rubinetti del credito, che in Abruzzo sono stati chiusi ingiustificatamente alle richieste del mondo produttivo: «Nel primo trimestre dell’anno – ha ricordato Lupo – si è registrata una flessione di ben 306 milioni


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di euro, 254 dei quali sottratti proprio al mondo delle imprese. Tutto ciò mentre le banche sono piene di liquidità, visto che nel primo trimestre dell’anno i depositi sono aumentati di 151 milioni di euro, con un saldo largamente attivo». Alle forze politiche, la Cna chiede poi di procedere con forza alla riforma dello Stato, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, sopprimendo le Province, accorpando tanti piccoli comuni, superando le comunità montane, chiudendo migliaia di società costituite dagli enti locali. Tra le priorità per l’Abruzzo, Cna indica la ricostruzione dell’Aquila e degli altri comuni del cratere, l’avvio di una forte politica industriale («In Abruzzo non si fa più alcuna politica di attrazione degli investimenti»), una politica sulle grandi infrastrutture che punti alla valorizzazione delle eccellenze (aeroporto di Pescara) e alla eliminazione del doppioni, all’intercettazione dell’alta velocità ferroviaria, alla scelta delle priorità in materia portuale, allo sviluppo dei parchi e delle aree protette come strumento per la promozione del territorio nelle aree interne della regione, allo politiche legate alle reti d’impresa.

all’assemblea della Cna il presidente Lupo critica le banche e chiede l’ abbattimento delle tasse

IL GIUDIZIO SULLA REGIONE Giudizio a luci ed ombre, nella relazione di Italo Lupo, sul governo regionale: in cinque anni di giunta Chiodi - ha detto - «sono state approvate leggi e messe in campo iniziative utili per il sistema delle imprese, come la nuova legge per l’artigianato, le nuove norme per il commercio, la legge sui consorzi fidi e la legge per il riordino dei consorzi industriali, cosi come sono stati importanti e positivi i bandi e le risorse messi a disposizione per la nascita dei poli di innovazione e le reti d’imprese e la riduzione del debito sanitario». Ma nell’azione del governo regionale, osserva la Cna, «sono mancate tempestività e visione. Le leggi su artigianato e commercio non hanno prodotto effetti, vista l’assenza totale di risorse, e per i confidi due misure positive recentissime, per oltre 32 milioni di euro, non rispettano lo spirito innovatore della riforma, volta a creare confidi più grandi ed efficienti attraverso processi di aggregazione e fusione. Mentre su altri temi è mancato il coraggio di decidere: valga per tutti l’esempio della riforma degli enti strumentali». Quanto al Patto per lo sviluppo, Lupo si è detto «un po’ deluso: lo strumento non ha avuto quell’efficacia, ma soprattutto non ha prodotto i risultati che noi, e penso anche le altre forze datoriali e sindacali, attendevamo».


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POlITICHE A COnFRONTO SUl FUTURO DELLE PICCOLE IMPRESE Silvestrini: «Disponibili a dire addio agli incentivi pur di abbattere la tassazione»

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n impegno straordinario del governo per sostenere le piccole imprese. Lo ha chiesto il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini, intervenendo a Pescara al forum organizzato dalla confederazione artigiana abruzzese in occasione delle sua assemblea elettiva. Rispondendo alle domande del giornalista Andrea Mori, Silvestrini – che ha preso parte al confronto assieme al sottosegretario di Stato, Giovanni Legnini; al vicepresidente delle Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione; al rettore dell’Ateneo teramano, Luciano D’Amico e al direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo – dopo aver denunciato i pesanti ritardi nella ricostruzione dei centri colpiti dal sisma del 2009 e l’ingente sottoutilizzo dei fondi

comunitari in Italia, ha criticato il governo per i mancati sgravi sull’ Imu («Non concederli, vuol dire da parte dello Stato dare una risposta errata a imprenditori che vogliono continuare a investire nel proprio Paese») ha chiesto la rimodulazione dell’Irap, invocato una politica di forte selezione delle opere pubbliche, dichiarato la disponibilità del mondo delle Pmi a mettere in discussione le politiche di incentivo al sistema produttivo «pur di mettere in campo politiche di contenimento fiscale». Da parte sua, Lagnini ha rivendicato l’azione di governo a favore delle imprese: «Ecobonus sulle ristrutturazioni, rilancio delle opere pubbliche, avvio del rimborso dei crediti vantati dalle imprese con la Pubblica amministrazione costituiscono


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un segnale incoraggiante, un primo punto da cui partire» ha affermato tra l’altro. Anche Castiglione ha rivendicato la bontà delle politiche messe sin qui in campo dalla giunta Chiodi per affrontare la crisi: «Si è messo mano a riforme attese da anni, come la chiusura degli ospedali inutili o la razionalizzazione di consorzi industriali e confidi, ma sul piatto della bilancia devono essere messe anche le risorse finanziarie per rilanciare il comparto produttivo». Il rettore dell’Università di Teramo, D’Amico, ha invece rilanciato il tema della razionalizzazione del sistema dell’alta formazione regionale, ma ammesso pure gli scarsi legami tra mondo della ricerca e sistema produttivo locale: «Importantissime ricerche nel campo nutrizionale, messe a punto dalla facoltà di Agraria di Teramo hanno trovato più facile applicazione nelle multinazionali del settore che nel nostro sistema di imprese agro-alimentari». «Siamo impegnati, come Cna Abruzzo – ha detto infine Di Costanzo – nel coordinare le nostre politiche con quelle del-

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE Italo Lupo è stato confermato, per i prossimi quattro anni, alla presidenza e alla direzione della Cna abruzzese. Insieme a lui, per lo stesso periodo, rinnovato anche il mandato di direttore a Graziano Di Costanzo. Lo ha deciso la stessa assemblea elettiva della confederazione artigiana, che ha provveduto anche al rinnovo dei diversi organismi dirigenti della Cna regionale. Con Lupo e Di Costanzo, entrano a far parte della nuova presidenza anche Franco Cambi (Pensionati ed Ecipa), Savino Saraceni (Chieti), Franca Sanità (Avezzano), Giorgio Stringini (L’Aquila), Gianfredo De Santis (Teramo) e Riccardo Colazilli (Pescara). A completare il nuovo team della Cna abruzzese, i presidenti delle diverse Unioni di mestiere. Sono GianlucaCarota (Fita); Nicolò Giorgio Cerretani (Costruzioni); Marco Filippo D’Andrea (Comunicazione e terziario avanzato); Marco Di Carlo (Commercio e turismo); Mario Di Giacomo (Produzione); Giovanni Di Michele (Federmoda); Franco Muffo (Installazione e impianti); Attilio Petrini (Servizi alla comunità); Tito Rubini (Artistico e tradizionale); Tonino Teodori (Benessere e sanità). Petrini, Carota e Di Giacomo, inoltre, sono stati eletti anche nei rispettivi organismi di presidenza nazionale. Designati, infine, i componenti della nuova direzione e della nuova assemblea regionale. le altre regioni adriatiche, perché deve essere superata una visione ristrette e particolaristica dei nostri territori».

Le immagini del dibattito A sinistra, l’intervento di Sergio Silvestrini segretario generale Cna


IMPRESE A PICCO PER CREDITO NEGATO NEL 2013, PARTENZA DA INCUBO

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ai così male, da dieci anni. Il credito abruzzese perde, nel primo trimestre del 2013, ben 306 milioni, a tutto svantaggio di attività produttive e famiglie. E con le piccole banche, per la prima volta dal 2010, al di sotto della media nazionale del settore. Lo rivela uno studio realizzato da Aldo Ronci per la Cna regionale, sul primo trimestre del 2013. A fare le spese di questa ennesima dimostrazione di quanto il credit crunch mini alla base il nostro sistema produttivo, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, sono soprattutto le imprese, con ben 254 milioni di euro in meno erogato, con penalizzazioni a raffica per tutti i settori: in particolare l’industria (-115 milioni), l’edilizia (-58) e i servizi (-60), le famiglie produttri-

ci (artigiani, commercianti e micro imprese fino a tre dipendenti, ndr) con -17. In percentuale, la variazione negativa – sempre per quel che riguarda il mondo delle imprese – è stata dell’1,62%, una cifra nettamente superiore alla media nazionale (-1,12). Sul piano territoriale, il decremento del credito alle imprese è stato pesante ed omogeneo, con punte massime a Chieti e Teramo (-75; -70) leggermente più contenute all’Aquila (-53) e Pescara (-56). Anche in questo caso, valori percentuali medi nettamente superiori alla media nazionale, con la provincia aquilana in testa negativamente: -2,25%. Elevata, come detto, anche la perdita registrata dalle famiglie consumatrici, con 52 milioni di euro in meno, ma per gli acquisti

diversi dall’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie consumatrici si è verificata una restrizione di 125 milioni di euro. Nel trimestre nero del credito abruzzese, spicca dopo anni di protagonismo la caduta delle piccole banche: «Tra gennaio e marzo di quest’anno - illustra Ronci - il decremento percentuale è stato per la prima volta peggiore di quello medio italiano dal 2010. Si potrebbe ipotizzare che le vicende che interessano istituti oggetto di incorporazione da parte dei grandi gruppi nazionali abbiano già determinato un calo della sensibilità verso le esigenze della sofferente economia abruzzese». Il confronto negativo tra credito abruzzese e nazionale si estende anche alle operazioni bancarie. Sulle operazioni “a revoca”, ad


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I COMMENTI Il rebus delle piccole banche Un bollettino di guerra che si ripete ogni tre mesi, senza soluzione di continuità. Così il presidente della Cna abruzzese, Italo Lupo, commenta i dati relativi all’andamento del credito nella nostra regione nel primo trimestre dell’anno. Tra gli elementi più preoccupanti sottolineati da Lupo, la progressiva contrazione del credito erogato dai piccoli istituti: «Erano la nostra migliore ancora di salvezza, anche in forza del solido rapporto con il territorio e con il mondo delle piccole imprese. Ma i processi di fusione e di aggregazione che stanno investendo l’Abruzzo rischiano di correggere in negativo questo circuito virtuoso, con lo spostamento in altri territori di quanto raccolto qui». Dito puntato verso il sistema bancario anche da parte del direttore della Cna abruzzese, Graziano Di Costanzo: «A livello nazionale il sistema bancario impiega una cifra astronomica, oltre 165 miliardi di euro, più di quanto raccolga. In Abruzzo avviene il contrario esatto, con impieghi inferiori alla raccolta per ben 416 milioni; le banche, insomma, non hanno alibi legati alla raccolta per giustificare il loro scarso interesse verso il territorio e le attività produttive».

esempio, il tasso praticato dal sistema bancario abruzzese è stato dell’8,62%, a fronte del 6,88% nazionale, con uno spread di 1,74 punti percentuali. Luci ed ombre, al contrario, per quel che riguarda le cosiddette “sofferenze”, ovvero i crediti diventati inesigibili: nel primo trimestre del 2013 hanno registrato un incremento di 9 milioni di euro, con una crescita sì dello 0,34%, ma di gran lunga inferiore a quella media italiana (+ 3,46%). Tuttavia, sempre nello stesso periodo, il rapporto tra “sofferenze” e credito erogato è schizzato a quota 10,45%, a fronte del 7,68% nazionale: con una differenza di ben 2,77 punti percentuali, in quanto la bassa crescita delle sofferenze non è riuscita a compensare il forte decremento del credito. Salgono, infine, i depositi e il risparmio postale, che hanno registrato una crescita di 151 milioni di euro: in valore percentuale, i depositi abruzzesi hanno segnato una crescita dello 0,62%, valore molto inferiore all’incremento nazionale (3,59%).

FIDIMPRESA Occupazione e start-up Convenzione con Banca Marche Fondi per il sostegno dell’occupazione e della liquidità aziendale; altri per l’avvio di nuove imprese. E’ il contenuto di due diverse proposte nate dalla convenzione tra Banca Marche e Fidimpresa Abruzzo, il confidi del sistema Cna regionale. Nel primo caso, l’iniziativa promossa (si chiama “Diamo credito all’occupazione”) prevede la concessione di finanziamenti a tassi contenuti, della durata variabile da 18 a 24 mesi, destinati a imprese appartenenti a diversi settori produttivi: industria, artigianato, commercio, servizi, turismo, liberi professionisti. Le iniziative, pensate per alleviare due specifiche emergenze dell’attuale congiuntura economica, trovano un impegno forte di Banca Marche e di Fidimpresa, che interviene concedendo le garanzie necessarie per favorire il buon esito delle istanze presentate dalle imprese e dai neo imprenditori. L’importo del finanziamento, finalizzato a sostenere la liquidità aziendale, è collegato al numero dei dipendenti dell’impresa richiedente, fornendo quindi un incentivo al mantenimento dei livelli occupazionali. Nel secondo caso, con “Yourstartup!”, Banca Marche mette a disposizione prestiti chirografari e mutui fondiari, destinati alla creazione di nuove imprese costituite da non più di 12 mesi (elevati a 36 in caso di imprese femminili.


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PER L’IMU PIù LEGGERA LA CNA “OCCUPA” 15 PIAZZE ABRUZZESI M

Nelle foto di queste pagine, i gazebo allestiti nei quindici centri abruzzesi dalle sedi locali della Confederazione

igliaia di volantini distribuiti nei gazebo; incontri con le amministrazioni comunali di quindici grandi centri abruzzesi; impegni dei sindaci a ricercare possibili soluzioni a favore delle imprese, con aliquote vantaggiose soprattutto nei centri storici. Questo il bilancio della giornata di protesta organizzata dalla Cna regionale, “Per non morire di Imu” l’1 ottobre scorso: una iniziativa che ha interessato in contemporanea i comuni di Pescara, L’Aquila, Chieti, Teramo, Montesilvano, Spoltore, Penne, Ortona, Vasto, Lanciano, San Salvo, Avezzano, Sulmona, Giulianova e Roseto. Agli amministratori dei centri interessati, nel corso di incontri tenuti nella mattinata, le delegazioni della Cna abruzzese hanno chiesto di alleggerire la pressione fiscale che grava sulle imprese, applicando in modo generalizzato l’aliquota più bassa stabilita dalla legge, ovvero il 4,6 per mille, su negozi, laboratori artigianali, capannoni. In questa “strategia dell’attenzione” avviata dall’associazione presiedu-

ta da Italo Lupo, diversi gli impegni rappresentati dalle amministrazioni comunali coinvolte alle diverse delegazioni della Cna. Particolarmente significativo quello assunto all’Aquila dall’assessore comunale al Bilancio, Lelio De Santis a nome del sindaco Massimo Cialente: ovvero la possibilità di favorire, con una aliquota di vantaggio, il reinsediamento di negozi e botteghe artigiane nel centro storico del Capoluogo, “desertificato” dal sisma del 2009. Da parte sua, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio ha annunciato una ricognizione dettagliata circa la possibilità di applicare una aliquota più bassa di quella attuale (9 per mille), e comunque la volontà di istituirne una più vantaggiosa per il centro storico. Impegni concreti ad abbattere di un punto, già nel 2013, le attuali aliquote del 10 per mille (che sono poi la più alte d’Abruzzo in assoluto, ndr) sono stati assunti tanto dal primo cittadino di Teramo, Maurizio Brucchi, che dal collega di Lanciano, Mario Pupillo; il quale si è detto pronto a ulteriori limature nel


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2014. Ritocchi più leggeri (nell’ordine del mezzo punto) sono emersi nel corso degli incontri tenuti a Giulianova con il sindaco Francesco Mastromauro; mentre impegni a rivedere le aliquote - pur nel quadro delle generali difficoltà della finanza degli enti locali - e senza per il momento mettere “nero su bianco” questa volontà, sono stati espressi dai sindaci di Vasto, Luciano Lapenna e dall’assessore alle Finanze del Comune di Montesilvano, Enzo Fidanza. E sulla stessa lunghezza d’onde si è espresso il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, che incontrando una delegazione della Cna della Marsica ha promesso una attenta verifica, già nei prossimi giorni, circa la possibilità di procedere ad un abbattimento dell’aliquota. «Si tratta di primi risultati, che ci incoraggiano ad andare avanti nella protesta. Ma deve essere chiaro che la nostra battaglia ha come unico obiettivo l’applicazione dell’aliquota più bassa; ed è per questo che la nostra mobilitazione proseguirà anche nelle prossime settimane» commenta il direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo, che a Pescara ha incontrato, con il presidente Italo Lupo e il direttore provinciale, Carmine Salce, l’assessore alle Finanze dell’amministrazione adriatica, Massimo Filippello.

ORMAI è BATTAGLIA: LA confederazione degli artigiani chiede ai sindaci di abbattere l’imposta sulle attività produttive

La stangata comune per comune Paese che vai, aliquota che trovi. Sì, perché nei comuni abruzzesi l’Imposta viene applicata in modo differenziato a seconda dei diversi centri: in sostanza, gli stessi metri quadrati utilizzati per attività produttive (negozi, capannoni, laboratori) possono essere assoggettati a una tassazione differente a seconda del luogo in cui si trovano. Magari con gli stessi metri quadrati utilizzati. Ne volete qualche esempio? A parte il Comune di San Salvo, che ha deciso di applicare una aliquota ridotta (4,6 per mille) esclusivamente per i nuovi insediamenti nel centro storico, lasciando invece inalterata quella dell’8,9 per mille, in tutto il resto del territorio le scelte dei Comuni sono state sin qui assai diverse. Con aliquote del più diverso ordine di grandezza. Visto che si va dall’aliquota super applicata a Teramo, Lanciano, Spoltore e Penne (con addirittura il 10,60 per mille), al 9,60 per mille di Avezzano e Giulianova, per scendere poi al 9 per mille di Chieti, all’8,60 di Ortona, all’8,1 di Vasto, all’8 di Sulmona e al più mite 7,6 di Pescara, L’Aquila, Montesilvano e Roseto. Altra stranezza: nel passaggio dalla vecchia tassazione (Ici) alla nuova (Imu), i Comuni abruzzesi hanno tartassato le imprese, visto che l’incremento percentuale tra i due sistemi di tassazione - con la sola eccezione dell’Aquilano, attestato al +77,52% di aumento Imu/Ici – ha generato crescite tutte largamente superiori al 100%. Dal “minimo” teramano (+101,07%) al massimo del Chietino (+121,09%), passando per la provincia pescarese (+112,05%).” (Sabrina Dei Nobili)


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eXport: male le pMI 2013: i dati choc DEL primo semestre

Ronci: regge solo il comparto veicoli giù abbigliamento e farmaceutica

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nnaspano le piccole imprese abruzzesi sul fronte delle esportazioni. E meno male che a “reggere” il confronto con la concorrenza straniera ci sono le grandi multinazionali del trasporto, Sevel e Honda. Lo rivela lo studio realizzato per la Cna abruzzese da Aldo Ronci, sui dati relativi all’andamento dell’export nei primi sei mesi dell’anno. «Tra gennaio e giugno – spiega il curatore dell’indagine - le esportazioni abruzzesi hanno subito una flessione di 67 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 3.494 milioni di valore, contro 3.561 del 2012. In questo quadro, solo le esportazioni dei mezzi di trasporto, che rappresentano in Abruzzo il 42% del totale, contro il 10% del livello nazionale, hanno incrementato significativamente i valori (da 1.422 milioni di euro del 2012 a 1.481 del 2013, con un aumento di 59 milioni di euro). Ma la cosa più preoccupante è che, ad andare male, sono le esportazioni legate alla filiera produttiva delle imprese locali, per la maggior parte piccole e piccolissime aziende». In che misura questo accada è presto detto: «Il volume di affari si è ridotto di 126 milioni di euro, colpendo in modo particolare gli articoli farmaceutici (-69 milioni; -37,1%); l’abbigliamento (-38; -25,9%), i prodotti elettronici. E segna pure il passo l’export dei prodotti alimentari, che cresce sì, ma solo di 3 milioni, passando da

215 del 2012 a 218 del 2013, con un incremento dell’1,1% di gran lunga inferiore rispetto al dato nazionale (+6,6%)». Meno negativo l’andamento dei prodotti agricoli, passati da 33 milioni del 2012 a 35 del 2013, con un incremento di 2 milioni. Gli incrementi più significativi dell’export si sono verificati nella produzione, degli altri mezzi di trasporto per 35 milioni (+19,1%), di autoveicoli per 24 milioni (+1,3%),di macchine ed apparecchi per 21 (+6,1%), di apparecchi elettrici per 20 (+21,7%) e degli articoli in gomma per 18 milioni (+5,6%). Gettando uno sguardo all’indietro, ovvero all’ultimo decennio, l’analisi di Ronci si fa ancora più preoccupante: «Tra il 2000 e il 2012 - afferma l’incremento cumulato dell’export abruzzese nell’area dei prodotti diversi dai mezzi di trasporto, ha registrato un debole incremento (10%) contro quello nazionale, che è assai consistente (53%). Dunque, con un preoccupante differenziale pari a 43 punti percentuali ma che tendenzialmente sembra continui a crescere ancora». Con il risultato che, se fino al 2008 le esportazioni dei mezzi di trasporto avevano contribuito in maniera consistente a compensare la bassa crescita degli altri settori, negli ultimi anni questa spinta si è andata esaurendo, anche a causa di una flessione di questo mercato, i deludenti risultati degli altri settori.


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IL CASO

Vestirono le first lady costretti a lasciare

Divennero famosi, nel mondo, realizzando le borse in pelle per le first ladies presenti al G8 dell’Aquila. Ma siccome la Regione ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti, adesso due consorzi di imprese del Teramano nati per aggredire con più successo i mercati esteri, si vedono costretti a rompere le righe. La denuncia arriva da Giovanni Di Michele (nella foto), presidente regionale di Cna Federmoda e imprenditore fortemente impegnato nella costruzione di reti d’impresa. «Purtroppo, i finanziamenti individuati per il 2010 e il 2011 sul fondo unico per le attività produttive della Regione, appena 200mila euro l’anno per il sostegno alle attività dei due consorzi, “TerModa” e “Get export” – dice – sono stati cancellati. Certo, non per volontà della politica, ma il risultato è lo stesso; e così ora dovremo spiegare ai nostri associati, una quarantina di imprese in gran parte espressione proprio del settore della moda e con centinaia di dipendenti, gente che aveva creduto nella possibilità di promuovere assieme le vie dell’export, che dovranno mettere mano al portafogli per chiudere le attività dei due consorzi». Insomma, nonostante l’encomio solenne del presidente della Regione, Gianni Chiodi («Il dono che abbiamo fatto alle first ladies sono prova dell’elevata qualità della produzione manifatturiera abruzzese che vanta un’antica tradizione» disse all’indomani del vertice aquilano), alla prova dei fatti il sostegno alle piccole imprese che esportano nel settore della moda (ai due consorzi aderiscono anche imprese di altri comparti produttivi, ndr) si rivela fragile.


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lA CINA è VICINA

il made in Abruzzo PROTAGONISTA Forum a Chieti sulle NUOVE opportunità offerte alle piccole imprese dal colosso asiatico

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prodotti della manifattura locale “100% made in Abruzzo” sono appetibili per il mercato cinese. È questo il dato che è emerso nel corso del Forum Cina organizzato a Chieti nella sede della Camera di Commercio da UniCredit e dall’Agenzia di Sviluppo della Camera di commercio di Chieti. Nel corso dell’ incontro operativo, in cui gli imprenditori del territorio hanno avuto la possibilità di confrontarsi sulle caratteristiche e le potenzialità di un mercato che cresce a ritmi straordinari, sono stati analizzati gli strumenti finanziari per penetrare il mercato cinese. Nel 2011 - si è detto - l’Italia ha esportato in Cina semilavorati per 4,7 miliardi di USD (+19,2%), rappresentando il diciottesimo fornitore con una quota dell’1,3%. Il settore ha costituito il 26,6% del totale delle vendite italiane in Cina. Nei primi nove mesi del 2012 l’Italia ha venduto in Cina per 3,5 miliardi di USD (+1,5%), mantenendo stabile la quota all’1,3% e aumentando leggermente l’incidenza sulle vendite totali italiane in Cina al 28,7%. «Conosciamo l’importanza delle nostre esportazioni per la crescita del nostro paese in un periodo di scarsa domanda interna - dice Letizia Scastiglia, presidente dell’Agenzia di Sviluppo – e se l’obiettivo del nostro export si chiama Cina, allora la considerazione è ancora più valida». «L’aumento del Pil pro capite cinese - prosegue - si concretizza spesso in una forte domanda di prodotti che provengano per il 100% dalle filiere italiane. Per questo abbiamo creduto nell’utilità di questo forum che informa le aziende abruzzesi e mette a disposizione delle stesse gli strumenti idonei al

fare business in Cina». «La Cina sta entrando in una nuova fase del consumo interno - commenta Silvio Di Lorenzo, presidente della Camera di commercio di Chieti - dopo essere riuscita a mantenere un alto tasso di crescita economica, e nonostante la crisi finanziaria globale del 2009. La domanda dei consumatori cinesi potrebbe essere soddisfatta dalle piccole e medie imprese abruzzesi, in particolare quelle dell’agroalimentare». «Per questo motivo - conclude - abbiamo condiviso l’iter di questo forum che vede come obiettivo del business abruzzese la Cina, un Paese che è entrato nel terzo millennio con il tasso di crescita più elevato del mondo». L’incontro, cui hanno preso parte una sessantina di aziende provenienti da tutta la regione, è stato aperto dai saluti di Silvio Di Lorenzo, Letizia Scastiglia, e da Mario Fiumara, Deputy Regional Manager Region Centro di UniCredit. «Quello di oggi - ha spiegato quest’ultimo - è un appuntamento importante per le imprese del nostro territorio che vogliono affacciarsi ai mercati cinesi». Protagonista della giornata di confronto, come investire in Cina: lo scenario di business e il supporto di UniCredit (intervento di Maurizio Brentegani - General Manager UniCredit Shanghai), della Commissione Europea per l’internazionalizzazione delle imprese in Cina (intervento di Giovanni Marcantonio - Desk Enterprise Europe Network Agenzia di Sviluppo) e degli aspetti legali e fiscali degli investimenti in Cina (intervento di Giovanni Pisacane - Managing Partner GWA Advisory). A raccontare le proprie


CNAABRUZZO SOCIETà

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esperienze di imprenditori, Gilberto Candeloro e Ottorino La Rocca. La Cina, oggi non è più solo un competitor aggressivo con cui confrontarsi sullo scenario mondiale, ma rappresenta un’opportunità, un mercato ad alto potenziale di sviluppo che conta oltre un miliardo di consumatori e registra importanti tassi di crescita. Le imprese della regione operanti nei settori dell’alimentare, del lusso o della moda sono delle eccellenze del made in Italy che possono imporre propri marchi e prodotti sui mercati orientali. Il colosso asiatico rappresenta oggi un mercato imprescindibile per le imprese che intendono aumentare il proprio giro d’affari attraverso strategie di internazionalizzazione. La Cina infatti, dopo anni caratterizzati

da politiche di supporto all’export delle proprie aziende, è ora orientato a un riequilibrio della propria bilancia commerciale e nonostante qualche segnale di rallentamento, a causa della stagnazione dei consumi nei Paesi occidentali, mostra tassi di crescita ancora elevati superiori al 7% nel 2013. Se a ciò si uniscono le tendenze riscontrate tra la popolazione cinese ad un aumento generalizzato dei redditi e della spesa pro capite e all’occidentalizzazione delle abitudini di consumo, risultano chiare le enormi potenzialità offerte dal mercato cinese. Selenia Secondi

In alto un centro commerciale cinese e le immagini della convention di Chieti


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ABRUZZO A RISCHIO MARGINALIZZAZIONE AD ANCONA, UN CONFRONTO SULLA MACRO REGIONE ADRIATICA

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Abruzzo, l’università e le piccole imprese protagoniste della prima riunione europea di consultazione dei futuri protagonisti del progetto “Connettere la Regione Adriatico Ionica”, anche se per la nostra regione si profila il rischio crescente di marginalizzazione. L’appuntamento, tenuto ad Ancona il 14 ottobre scorso, organizzato congiuntamente dalla Regione Marche e dai Ministeri degli Affari Esteri Italiano e Serbo, ha fatto da apripista all’importante appuntamento istituzionale che il giorno successivo nella città dorica, ha visto la presenza dei vertici del governo italiano e della Repubblica Serbia, inaugurando di fatto una nuova stagione nei rapporti tra le due sponde dell’Adriatico. Tra i relatori dell’incontro nel capoluogo marchigiano, anche il professor Roberto Mascarucci (nella foto), docente alla Facoltà di Architettura dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, Mascarucci è intervenuto nelle vesti di membro del comitato scientifico che la Cna italiana e delle regioni che si affacciano sul versante adriatico, coordinate da Antonio Franceschini, ha messo da tempo al lavoro per preparare le piccole imprese all’appuntamento con l’integrazione che attende le diverse aree del Vecchio Continente. La relazione di Mascarucci è stata tenuta nel corso della sessione dedicata al miglioramento ed accrescimento della competitività dei trasporti regionali, alla connessione dei porti con il trasporto intermodale, alle infrastrutture dell’energia nel-

la macro regione. Un tema, questo, che già era stato al centro dell’appuntamento sulla Macroregione adriatico-ionica che un anno fa, a Pescara, la Cna di quattro regioni del medio-basso versante adriatico (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) aveva proposto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. «Il nostro sistema guarda con grande attenzione agli sviluppi di questo progetto – afferma il presidente regionale della Cna Abruzzo, Italo Lupo, presente anche lui ad Ancona – ed è per questo motivo che da oltre un anno lavoriamo, dentro la nostra associazione e d’intesa con il resto del mondo dell’impresa, a una progressiva integrazione dei diversi modelli e all’individuazione dei principali aspetti strategici dell’area, a cominciare dalla rete ferroviaria ad Alta velocità». «Un processo - prosegue - che vede però il nostro sistema politico regionale, a cominciare dalla sua massima espressione, ancora troppo timido e scarsamente presente. Un esempio? L’Abruzzo, che possiede già due infrastrutture viarie, come la A24 e la A25, per il collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico, e quindi tra la penisola Iberica e i Balcani, rischia di passare in secondo piano rispetto a una regione, come le Marche, che con la realizzazione della Fano-Grosseto, si è candidata a svolgere questa funzione».

Lupo: gravi ritardi istituzionali. Al forum italo-serbo L’intervento del professor Mascarucci


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Balneatori: stop alla riforma dietrofront del governo sulle concessioni demaniali

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embrava si fossero aperti spiragli per la soluzione della vertenza dei balneatori italiani sulle concessioni demaniali marittime, provvedimento che in Abruzzo interessa circa 600 imprese del settore; ma per ora, complice il dietrofront del governo, sembra sia sceso di nuovo il silenzio. Almeno per ora. Ad aprire la strada alla speranza delle piccole imprese turistiche, era stata la proposta del sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta: sottrarre al demanio le aree in cui insistono gli stabilimenti balneari e assegnarle agli attuali concessionari senza passare per le aste. Con il risultato, insomma, di procedere alla vendita delle superfici sdemanializzate assicurando l’opzione a favore degli attuali concessionari, in modo diretto tra Stato e concessionario, senza passaggi intermedi. La proposta così formulata - ovviamente - era piaciuta alle princi-

pali sigle del settore. A certificarne il gradimento aveva pensato l’assemblea degli imprenditori balneari italiani, tenuta a Rimini nelle scorse settimane su iniziativa di Sib-Fipe-Confcommercio; Fiba-Confesercenti; Cna Balneatori; Assobalneatori Confindustria; Oasi-Confartigianato. Dal vertice della categoria era emersa così l’indicazione che « i sistemi di individuazione delle aree da sdemanializzare dovranno essere tali da consentire a tutte le imprese esistenti di potervi rientrare», ma pure «l’insufficienza della proroga delle concessioni in essere al 2020 e l’inderogabilità di una durata delle stesse ben più congrua ed analoga a quella attualmente un vigore in altri Paesi europei, cioè tra i 20 e i 30 anni». Insomma, uno spiraglio di luce per le imprese; che l’improvviso dietrofront del governo ha per ora rinviato, come si è scoperto nel testo delle linee guida della legge di

stabilità che per ora non affronta il tema, fissando solo generici principi. Una scelta che non è piaciuta alle associazioni d’impresa del settore, che in una dura nota congiunta stigmatizzano il comportamento dell’esecutivo che «determina nella categoria delusione ed amarezza per una assenza che viene interpretata come una cedevole e inopinata inversione». Con queste premesse, secondo gli imprenditori di un così importante settore turistico, diventa più complessa la trattativa con l’Unione europea, in cui rischia di passare in secondo piano «il ruolo fondamentale che il settore balneare, forte di 30mila imprese, svolge nel contesto del turismo italiano, rappresentandone una specificità e una peculiarità da difendere». Una peculiarità che ora, dopo i primi spiragli di ottimismo sembra tornare decisamente in secondo piano. Sabrina Dei Nobili


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CNAABRUZZO magazine periodico online della Cna Abruzzo ANNO I - NUMERO V

Direttore responsabile Sergio D’Agostino Editore CNA ABRUZZO Presidente ITALO LUPO Via Cetteo Ciglia 8, 65128 Pescara www.cnaabruzzo.it Tel. 085 4326919 Progetto grafico e impaginazione: Sabrina Dei Nobili Fotografie Federico Deidda

Informazioni e contatti Redazioni: ufficiostampa@cnaabruzzo.it Pubblicità: segreteria@cnaabruzzo.it

EDITORIALE di Adriano Lunelli *

Progetto Garanzia Italia TERAPIA D’URTO PER IL CREDITO  Continua da pagina 5 Per il tramite dei confidi consentiranno alle imprese dalla regione di ottenere più credito a fronte di minori quote sociali da accantonare presso i confidi. E inoltre di ottenere un abbuono sui costi delle commissioni di garanzia. La lunga crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando ha richiesto un impegno straordinario ai confidi, che hanno supplito alle assenze di adeguate politiche industriali a sostegno delle Pmi, con ripercussioni molto preoccupanti sulle dotazioni dei fondi rischi, a causa dell’incremento delle sofferenze che si sono abbattute sui patrimoni dei confidi stessi. Nella prossima programmazione 2014-2020 la nostra Regione deve essere più coraggiosa e responsabile, prevedendo una dotazione di almeno 50 milioni di euro a favore dei confidi che permettano, attraverso gli effetti moltiplicatori, di non far mancare credito al tessuto imprenditoriali lo-

cale. Regione che, semmai dovesse uscire dal debito sanitario, potrebbe anche prevedere risorse aggiuntive nel suo bilancio ordinario. Deve però essere chiaro che occorre un rafforzamento dei confidi attraverso processi di aggregazione che possano valorizzare al massimo risorse comunque scarse, seguendo del resto lo spirito della riforma che ha dato vita alla legge regionale numero 37 del 2010. Infine, ma non in ordine di importanza, anche le banche devono fare la loro parte, anche alla luce dei rilevanti sostegni ricevuti in questi anni per la sistemazione dei propri patrimoni. Come? Tornando a svolgere quella funzione imprescindibile che spetta a chi deve alimentare la circolazione del credito per far muovere e vivere l’economia.

* direttore di Fidimpresa Abruzzo


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