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Dall’Eni agli Averna, imprese in fuga al Nord Chi resta s’impiglia nelle maglie della Giustizia

è anche amministratore legale della Societa` A.D.M. srl, iscritta presso la Camera di Commercio di Palermo, con sede in via Principe di Villafranca, n.40, costituita nel 2004 per sviluppare l’identica produzione della Societa` Admiral srl, ovvero dolciumi. Della Societa` A.D.M. srl fanno parte: il Petronio, l’avvocato Rosolino Gagliardo e la stessa Admiral srl. Nel 2007 tutto pare pronto per avviare la produzione:. I macchinari e le materie prime sono al loro posto e la congrega, con gran battage, avvia la selezione del personale. E con la fame di lavoro che c’è nell’inganno scivolano circa 2000 giovani. I candidati per presentare il curriculum assediano lo stabilimento di Via Artale Aragona e l’Ufficio per l’impiego (per richiedere i certificati previsti dalla legge n. 407/90). Mettono in croce i politici che contano e quelli che millantano, pur di ottenere una raccomandazione. Alla fine la società effettua 709 assunzioni a tempo indeterminato full-time. Almeno così risulta all’INPS per il periodo che va dall’8/10/07 al 23/01/08. Tranne venti lavoratori, tutti gli altri però non hanno mai ricevuto la comunicazione dell’assunzione. Per contro i venti “fortunati” non riceveranno mai le spettanze. Del resto a fronte di numerosissime richieste di prodotti dolciari, gli ordini non verranno mai evasi, sebbene alcuni clienti abbaino pagato degli acconti in contanti, altri con lettera di credito che l’Ad-

miral prontamente presentava alle Banche per ricevere liquidità. Tutto ciò si trascina fino all’1 marzo 2009, quando i lavoratori “veri” si trovano l’ingresso sbarrato. Tutti licenziati, senza alcuna preventiva comunicazione ufficiale. Epilogo provvisorio: sul finire di luglio 2010, per iniziativa delle maestranze, sono state avviate le procedure di pignoramento dei beni della società. Dinanzi al cancello chiuso da una catena, stazionano gli operai che palesano, in vero, sentimenti incerti: si piange e si ride. E hanno ragioni da vendere perché non si intravedono prospettive di lavoro alternative. Lo dimostrano altri fatti come il trasferimento della linea di imbottigliamento dell’Averna in Emilia, con la messa in mobilità degli addetti; il disimpegno del gruppo Zappalà a Butera; la cassa integrazione per i lavoratori del centro di prima accoglienza di Pian del lago; l’annuncio dell’Eni di 300 operai in esubero a Gela; i 408 precari tagliati dalla scuola; le infiltrazioni mafiose alla Zonin nel territorio di Mazzarino; il caporalato che controlla il lavoro di migliaia di lavoratori (comunitari ed extra) dell’orto-frutta nell’area Niscemi-Gela-Butera. Insomma, l’economia di Qal-at-nisa si rivela sempre più un castello di sabbia.

6settembre2010 asud’europa

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asud'europa anno 4 n.31  

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