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SANGRO-AVENTINO Soc. Cons. a r.l.

SIL APPENNINO CENTRALE Soc. Cons. a r.l.

PROGETTO Azioni Sperimentali di Sviluppo ed Internazionalizzazione “ASSI”

Dossier paesi obiettivo BOSNIA-ERZEGOVINA

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Paese La Bosnia si trova nei Balcani occidentali, confina con la Serbia ad est, il Montenegro a sud-est e con la Croazia a nord e ad ovest. La città portuale di Neum nel cantone di Erzegovina-Narenta, dove la popolazione è per la maggior parte croata, è l'unico accesso al mare. Il territorio della Bosnia ed Erzegovina con una superficie di 51.209 km2 (14% terreno coltivabile; 20% pascoli, 40% foreste) è prevalentemente montuoso e collinare. La parte occidentale del paese è attraversata dalle Alpi Dinariche le cui vette superano in più punti i 2000 m. Lo Stato della Bosnia-Erzegovina è costituito da due entità sub-statali, la Federacia Bosne i Hercegovine (FbiH), che raggruppa musulmani e croati, e la Republika Srpska (RS), costituita dai Serbi. Lo stato nasce dagli accordi di Dayton del 1995, che hanno posto fine alla guerra fratricida iniziata nel ’92 tra le diverse etnie che compongono il paese. Dalla fine del conflitto ad oggi l’economia del paese si è attestata in costante crescita. Sebbene in delicata transizione, il governo di Sarajevo sta attuando importanti riforme economiche e politiche. La capitale è Sarajevo (527.000 abitanti), le altre città principali sono: Banja Luka (195.700 abitanti); Bihac (70.700 abitanti); Zenica (145.500 abitanti); Tuzla (131.600 abitanti); Mostar (126.600 abitanti); Doboj (102.500 abitanti).

Popolazione Popolazione 3.852.000 (ultimo censimento 2007)

Religione Cristiana (oltre il 50%):chiesa ortodossa serba 31%, chiesa cristiana cattolica 15%, protestanti 4%. La religione islamica (sannita) è professata dal 40% della popolazione. Altre religioni: 10%

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Etnie e religione

Mappa etnica del 2006

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Il titolo di etnia alla popolazione di fede islamica, o di tradizione islamica venne riconosciuta nel 1961. In questo modo il governo della vecchia Federazione iugoslava intese riconoscere alla componente maggioritaria presente nella regione diritti analoghi alle altre comunità (serba, croata, slovena, macedone, ...). Fino allo scoppio del conflitto nazionalista (1991-1995), la Bosnia-Erzegovina veniva considerata come esempio di Paese multietnico in cui si era raggiunto un sereno equilibrio tra le diverse comunità. I problemi tuttavia erano solo sopiti e si manifestarono con le armi. Infatti la convivenza di etnie musulmane accanto a quelle serbe e croate (cristiane) non era facile. Secondo il censimento del 1991, la Bosnia ed Erzegovina era per il 44% etnicamente bosniaco-musulmana (all'epoca dichiarati musulmani, successivamente per indicare i cittadini bosniaci di religione islamica è stato coniato nel 1994 il termine Bošnjak, bosniaco, per il 31% serba e per il restante 17% croata (la maggior parte dei quali stanziati in Erzegovina), con il 6% delle persone che si dichiarano jugoslave, queste comprendono le persone provenienti da matrimoni misti così come alcuni irriducibili "patrioti" jugoslavi. Esiste anche una forte correlazione tra identità etnica e religione; l'88% dei croati è cattolico, il 90% dei bosgnacchi pratica l'Islam, e il 99% dei serbi è ortodosso. Dopo la recente guerra non è stato eseguito alcun un censimento ufficiale. Esistono solamente le stime. Secondo i dati del CIA World Factbook, relativi al 2006, la Bosnia ed Erzegovina è etnicamente al 48% bosniaca-musulmana (bosgnacca), 37,1% serba, 14,3% croata, 0,6% altro. Nel Paese vive pure un'esigua minoranza italiana, di origine trentina. Infatti, nella seconda metà dell'Ottocento le autorità austriache, che governavano il Paese, incentivarono una emigrazione trentina in Bosnia ed Erzegovina (all'epoca anche il Trentino era austriaco). Le comunità italiane si accentrano lungo la valle del fiume Sava (Stivor) e anche a Tuzla, Zenica e Sarajevo.

Lingua La lingua ufficiale è il Bosniaco

Moneta La moneta ufficiale è il Marko Bosniaco o Convertibile (KM) introdotto nel luglio del 1998, fissato ad una parità di: - 1 € = 1,95583 KM - 1 KM = 0,51129 €

Quadro istituzionale e Ordinamento dello stato L'Alto Rappresentante Secondo gli Accordi di Dayton è stata istituita la figura dell'Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, la più alta autorità civile del Paese, a cui spettano dei compiti di controllo, di monitoraggio e supervisione relativi all'Annesso X dell'Accordo di Dayton (Aspetti civili), nonché potere di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolano l'attuazione della pace. La nomina dell'Alto Rappresentante è effettuata dallo Steering Board del Peace Implementation Council (PIC), un organo di 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l'Italia è membro permanente) ed è approvata ufficialmente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda il Distretto di Brcko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo gode, ai sensi dell'Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia rispetto al Paese anche in materia economica e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente stabilito l'8 marzo 2000 con una decisione dell'allora Alto Rappresentante delle Nazioni Unite Wolfgang Petritsch. La Presidenza della Repubblica è esercitata a rotazione con turnazione di 8 mesi dai tre Presidenti, uno per ogni etnia, eletti direttamente dal corpo elettorale ogni 4 anni. In caso di decesso o impossibilità di uno dei 4


membri della Presidenza, la Camera dei Rappresentanti nomina il sostituto. Alla Presidenza fa capo la politica estera; essa nomina inoltre gli Ambasciatori e il Presidente del Consiglio dei ministri centrale. L’ Assemblea Parlamentare Forma il cosiddetto Corpo legislativo del Paese è formato da due Camere: La Camera dei Popoli e la Camera dei Rappresentanti. - La Camera dei Popoli conta 15 membri, 2/3 provenienti dalla Federazione di Bosnia ed Erzegovina (5 croati e 5 bosniaci) e 1/3 dalla Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (5 serbi). - La Camera dei Rappresentanti è composta da 42 membri, suddivisi col medesimo principio dell'altra. I deputati della Camera dei Rappresentanti provengono in misura di due terzi (28 membri) dalla Federazione di Bosnia ed Erzegovina, mentre i rimanenti 14 appartengono alla Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina. I deputati della Camera dei Rappresentanti sono eletti a suffragio diretto ogni quattro anni con sistema proporzionale. I 15 membri della Camera dei Popoli sono nominati ogni quattro anni. L'Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska) nomina i 5 membri in rappresentanza della comunità serba, mentre l'Assemblea dei Popoli della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ne designa 5 per ciascuna delle altre due etnìe. I disegni di legge devono essere approvati da tutte e due le camere del Parlamento. Le deliberazioni sono prese secondo il criterio della maggioranza dei votanti; all'interno della quale deve essere rispettato il principio di 1/3 dei membri di ogni componente (se durante la seduta non vi è 1/3 dei membri di ogni etnia la legge non entra in vigore). La Federazione di Bosnia ed Erzegovina è divisa in dieci cantoni, ognuno provvisto di proprie Istituzioni: otto cantoni hanno una precisa maggioranza etnica, negli altri due le comunità sono rappresentate in maniera più omogenea. Il suo Parlamento è a struttura bicamerale, composto da una Camera dei Rappresentanti di 140 membri e da una Camera dei Popoli di 80 componenti - eletti dai consiglieri dei dieci cantoni -, paritetica tra rappresentanti bosniaco-musulmani croati. La Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina invece ha un'Assemblea monocamerale di 83 membri: nella quale vi è un Consiglio dei popoli di 28 membri. Il Governo ha al suo interno le tre componenti etniche devono essere in uguale misura per ciò che riguarda i ministri croati, serbi e bosniaci. La guida è affidata al Presidente del Consiglio dei ministri, nominato dalla Presidenza con conseguente approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti. Il Presidente del Consiglio dei ministri deve essere di etnia diversa dal Presidente di turno della triade presidenziale. Suddivisioni amministrative La Bosnia-Erzegovina è divisa in Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba di BosniaErzegovina o Repubblica Srpska. Il Distretto di Brcko è una entità con autonomie particolari.

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1. Federazione di Bosnia-Erzegovina La Federazione di Bosnia-Erzegovina è suddivisa in 10 cantoni, che raggruppano le 79 municipalità dell'entità:

Cantoni della Federazione di Bosnia-Erzegovina 1. Una-Sana, Unsko-Sanski Kanton 2. Posavina, Posavski Kanton 3. Tuzla, Tuzlanski Kanton 4. Zenica-Doboj, Zenicko-Dobojski Kanton 5. Podrinje Bosniaca, Bosanskopodrinjski Kanton 6. Bosnia Centrale, Srednjebosanski Kanton o Županija Središnja Bosna 7. Erzegovina-Narenta, Hercegovacko-neretvanski Kanton o Hercegovacko-neretvanska Županija 8. Erzegovina Occidentale, Zapadnohercegovacka Županija 9. Sarajevo, Kanton Sarajevo 10. Bosnia Occidentale, Zapadnobosanska / Hercegbosanska Županija 2. Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina

La Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina è composta da 7 regioni: • Banja Luka • Bijeljina • Doboj • Foca • Sarajevo-Romanija • Trebinje • Vlasenica I cantoni e le regioni sono ulteriormente divisi in municipalità. 3. Distretto di Brcko Quest'ultimo ha delle autonomie proprie. 6


L'ex repubblica iugoslava della Bosnia-Erzegovina è stata praticamente spartita in due zone, la Federazione croato-musulmana (51% del territorio) e la Repubblica serba (il restante 49%). Ciascuna delle due zone ha un proprio ordinamento, che soprattutto nel caso della prima, prevede una complessa gerarchia di ruoli e responsabilità volta a garantire il mantenimento di buoni rapporti di convivenza tra le etnie musulmana e croata. Tale architettura amministrativa e politica si ripete per la Presidenza centrale della repubblica, al cui vertice stanno tre membri eletti a suffragio universale in rappresentanza delle tre etnie. Città principali • Sarajevo, la capitale • Banja Luka, a nord-ovest • Tuzla, a nord-est • Mostar, la capitale dell'Erzegovina

Infrastrutture e trasporti Le strade in Bosnia-Erzegovina sono in condizioni estremamente cattive. Il livello di sicurezza nel traffico stradale è basso non agevolato dall’inesistenza di un quadro normativo ben definito a livello della BiH. L’aumento del volume di traffico suggerisce la necessità di un ammodernamento della rete stradale esistente, e la sicurezza sulle strade regionali e locali, deve essere migliorata. Fino a metà del 2003, quando i suoi primi 11 km di una moderna autostrada sono stati costruiti, la Bosnia Erzegovina era stato l'unico paese nel Sud Est Europa senza un solo chilometro di autostrada. Lo stato attuale delle infrastrutture ferroviarie rende impossibile un normale traffico senza grandi investimenti. Il servizio ferroviario, che prima della guerra 1992-95 era ben funzionante, nel corso del conflitto ha visto distrutte quasi tutte le linee e la maggior parte dei treni. Solo da poco tempo alcune tratte sono state ripristinate. I treni in funzione sono però usurati e viaggiano lentamente. C’è un collegamento giornaliero tra Sarajevo e Ploce, sulla costa croata, che ferma anche a Mostar (h. 2,40). Sono inoltre presenti connessioni con Zagabria (h. 9,15) con soste a Doboj (h. 3,20); Banja Luka (h. 5); Prijedor (h. 5,50); B. Novi (h. 6,30). Da Sarajevo partono inoltre treni per Kakanj (h. 1,10); Konjic (h. 1,40); Maglaj (h. 2,50); Zenica (h. 1,20) ed alcune altre piccole città. La BiH ha 4 aeroporti: Sarajevo, Mostar, Banja Luka e Tuzla. Tutti e quattro sono stati restaurati dopo la guerra e sono registrati per il traffico aereo internazionale. Il trasporto aereo e le relative infrastrutture hanno assunto un ruolo più significativo rispetto a prima della guerra. I quattro aeroporti sono stati portati fino ai livelli prescritti per le rispettive categorie secondo gli standard ICAO. Lo stesso vale per il controllo del volo. Non ci sono voli diretti dall’Italia per la Bosnia-Erzegovina. La Bosnia non ha porti marittimi propri. Speciali accordi bilaterali con la Croazia consentono l’utilizzo, da parte bosniaca, del porto croato di Ploce. Il solo fiume navigabile (riconosciuto come fiume utilizzabile per il trasporto internazionale di merci) è il Sava, sul quale si trovano i porti fluviali di Brcko e Samac.

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Quadro dell’economia A seguito di una contrazione del PIL reale del 2,9% nel 2009, l'economia della Bosnia Erzegovina è stimata essere tornata ad una crescita del 0,8% nel 2010. Il rimbalzo è stato modesto, perché la crescita dei consumi privati è stata vincolata dal retaggio della recessione nel 2009, tra cui la disoccupazione aumentata, e dalle disposizioni adottate per arginare il deficit di bilancio, come i tagli dei salari del settore pubblico e delle prestazioni sociali. Alcuni di questi fattori continueranno a vincolare la crescita nel 2011, e la necessità di consolidamento fiscale, come concordato con il FMI, porterà a ulteriori tagli nel tentativo di limitare l'aumento della spesa di governo. L'accesso al credito è destinato a rimanere limitato, in particolare fino a quando le filiali locali, proprietà di banche straniere, saranno colpite dalle conseguenze della la crisi finanziaria globale. La crescita dovrebbe derivare da un aumento della domanda per le esportazioni bosniache nella zona euro e sui mercati regionali, e da un aumento delle rimesse dei lavoratori, in quanto le economie occidentali cominciano a espandersi di nuovo. Si prevede che la crescita del PIL reale nel 2011 sia del 2,1% e che la crescita accelererà al 3% nel 2012 in linea con la ripresa della domanda, una volta che la disoccupazione inizia a diminuire e sia le aziende che le famiglie hanno effettuato le necessarie correzioni ai loro bilanci. I prezzi al consumo nel mese di settembre 2010 sono aumentati dell’ 1,9% su base annua, grazie alle maggiori spese di trasporto, ed al più alto prezzo di tabacchi e alcol. Il ritorno all'inflazione nel 2010 ha seguito un calo dello 0,4% dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) nel 2009. Si prevede che, sulla scia dei crescenti prezzi internazionali del petrolio e delle altre materie prime, l'inflazione annuale media sarà di circa 2,7% nel biennio 2011-12. L'inflazione, tuttavia, sarà tenuta sotto controllo da una domanda interna debole, in seguito ai tagli nei salari del settore pubblico e nelle prestazioni sociali. Le preoccupazioni che il Marko convertibile potrebbe essere sopravvalutata sono suscettibili di essere alleviate con l'indebolimento dell'euro, a cui è ancorata il Marko, e dai tagli previsti nel pagamento del settore pubblico che rischiano di deprimere i salari attraverso il board e l’aumento nella competitività della BosniaErzegovina. La Banca centrale mantiene riserve sufficienti a coprire tutte la sua passività monetarie. Il livello di riserve registrato è in forte calo nel primo semestre del 2010, a causa del ritardato versamento delle quote dei prestiti dell’accordo di stand-by dell'FMI, ma hanno cominciato a recuperare nel mese di luglio a seguito di un aumento delle esportazioni e un aumento degli afflussi di valuta estera dal turismo e delle rimesse dei lavoratori migranti all’estero. Una ulteriore contrazione nel disavanzo delle partite correnti, i finanziamenti del FMI e nuovi prestiti dovrebbero contribuire ad aumentare le riserve nel 2011. I costi delle importazioni dovrebbero rimanere sostanzialmente stabili nel 2011-12, con pochi cambiamenti nei prezzi internazionali del petrolio e nei prezzi delle materie prime, il che riflette una relativamente contenuta ripresa economica globale. La domanda di importazioni è destinata a rimanere stagnante nella prima parte del periodo di previsione, in quanto il ristagno dei consumi privati e la necessità per il consolidamento fiscale limitano anche gli investimenti di nuove infrastrutture. Le esportazioni continueranno ad aumentare, anche se la ripresa nella zona euro e dei mercati della Bosnia-Erzegovina avranno del tempo prima di avere di nuovo slancio. Le esportazioni beneficeranno dell’ elevato relativo prezzo internazionale dell'acciaio e dell'alluminio, a seguito di una ripresa dei prezzi nel 2010. Per tali motivi si prevedono più piccoli disavanzi delle partite correnti nel 201112, in media il 6,1% del PIL, rispetto a circa il 7% nel 2010.

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Gli anni della guerra civile hanno provocato la distruzione delle infrastrutture e l’arresto delle principali attività produttive. Il settore industriale, che prima della guerra poteva contare su un migliaio di impianti che occupavano oltre 450.000 persone, è stato dimezzato, e la capacità produttiva è oggi un decimo di quella precedente. Le vie di comunicazione sono state private di circa 59 ponti e di un terzo delle strade. Le ferrovie hanno subito danni stimati in un miliardo di US$. La produzione di energia elettrica è circa il 20% di quella esistente prima della guerra, mentre i danni stimati nel settore delle telecomunicazioni ammontano a 500 milioni di US$. Il 63% delle abitazioni è stato danneggiato, mentre il 18% è stato completamente distrutto. Gli ingenti aiuti provenienti dalle comunità internazionali stanno contribuendo in maniera decisiva alla ricostruzione del Paese, anche se molto resta ancora da fare. Interscambio commerciale con l’Italia

L’Italia è stabilmente tra i primi partner commerciali della Bosnia-Erzegovina. Nonostante la significativa apertura ai mercati esteri registratasi negli ultimi anni e derivata dalla conclusione dell’Accordo di Libero Scambio con i Paesi dell’Europa sud-orientale (CEFTA), il 2009 ha risentito degli effetti della crisi economica internazionale e della conseguente contrazione generalizzata del livello degli scambi. Per contro, il 2010 ha registrato un aumento dell’interscambio commerciale della Bosnia-Erzegovina ed il trend positivo e’ continuato anche nel primo semestre del 2011. Secondo i dati dell’Agenzia di Statistica della Bosnia Erzegovina, nel periodo gennaio-giugno del 2011 l’export bosniaco ha segnato 2,1 miliardi € (+20,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), mentre l’import ha toccato 3,8 miliardi € (+18,2 %), con un saldo negativo della bilancia commerciale pari a 3,7 miliardi €.

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Nel periodo in esame, i principali partner commerciali della Bosnia-Erzegovina sono risultati la Croazia (857,8 milioni €), la Germania (711,2 milioni €), la Serbia (600,1 milioni €), l’Italia (590,9 milioni €) e la Slovenia (385,9 milioni di €) – dati Agenzia Nazionale di Statistica della Bosnia Erzegovina. In particolare i primi Paesi acquirenti di prodotti bosniaci sono risultati la Germania (314,6 milioni di €, +17,9% rispetto ai primi sei mesi del 2010), la Croazia (313,3 milioni di €, +27,8% rispetto al periodo precedente corrispondente), la Serbia (251,9 milioni di €, +12,9% rispetto al periodo genn-giu del 2010), l’Italia (246,6 milioni di €, +8,1% rispetto al periodo precedente corrispondente) e la Slovenia (178,7 milioni di €, +17,9% rispetto al genn-giu del 2010); i primi fornitori della Bosnia Erzegovina sono stati la Croazia (544,4 milioni €, +18,7% rispetto ai primi sei mesi del 2010), la Germania (396,6 milioni €, +16,6% rispetto al periodo precedente corrispondente), la Russia (390,9 milioni euro, +34,1% rispetto al genn-giu 2010), la Serbia (348,1 milioni €, +3,6% rispetto al periodo precedente corrispondente) e l’Italia (344,3 milioni €, +18,6% rispetto al periodo precedente corrispondente). Il rafforzamento della quota russa è legata alla fornitura dei prodotti petroliferi che vengono importati per le necessità della raffineria di Bosanski Brod, di proprietà della società russa Zarubeznjeft. Interscambio commerciale con l’Abruzzo IMPORT - EXPORT ABRUZZO - PAESI BALCANICI Valori in Euro IMPORT Genn-Sett 2010 14.099.461 4.391.019 4.402.777 426.726 344.826 7.130.716 24.317.347

PAESE ALBANIA BOSNIA ERZEGOVINA CROAZIA MACEDONIA MONTENEGRO SERBIA SLOVENIA

Genn-Sett 2009 10.774.629 5.265.946 3.929.306 630.003 238.490 7.101.533 24.048.246

TOTALE

51.988.153 55.112.872

Fonte: Elaborazione Centro Estero Abruzzo su dati ISTAT

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Genn-Sett 2011 15.636.813 4.785.243 4.751.575 67.607 293.337 4.893.457 20.760.745 51.188.777

Genn-Sett 2009 14.378.056 4.055.022 18.939.959 2.050.302 1.416.568 9.036.745 58.917.582 108.794.234

EXPORT Genn-Sett Genn-Sett 2010 2011 16.233.916 19.857.831 6.101.275 5.677.241 13.076.246 11.339.091 1.565.629 2.030.958 1.738.652 2.257.079 9.304.344 16.142.908 79.821.072 110.117.826 127.841.134

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Sistema dell’istruzione Dopo che la Bosnia dichiarò la propria indipendenza e con lo scoppio del conflitto, il sistema scolastico monolitico jugoslavo fu spezzato in tre sistemi diversi corrispondenti alle tre nazioni presenti sul territorio. L’educazione divenne uno strumento essenziale per la costruzione dell’identità nazionale bosgnacca, croata e serba e materie come la storia, la lingua, la letteratura e la religione vennero utilizzate per trasmettere alle nuove generazioni le convinzioni di uno specifico gruppo etnico. Dopo la fine del conflitto del 1992-1995 fu introdotto il sistema delle “due scuole sotto un tetto” come espediente per facilitare il ritorno delle famiglie con figli in età scolare in quelle aree in cui una nazione era diventata minoritaria durante la guerra. Si trattava di organizzare classi separate per alunni appartenenti a etnie diverse, in modo da permettere ai ragazzi di ogni gruppo etnico di studiare la 'propria lingua' (croato, serbo o bosniaco), la propria religione (cattolica, ortodossa o islamica) e la versione della storia considerata corretta e accettabile. In questo modo le famiglie avrebbero potuto dare ai propri figli un’educazione “appropriata” secondo gli standard del proprio gruppo etnico e non sarebbero state obbligate a trasferirsi in aree in cui quel gruppo etnico era la maggioranza solo per iscrivere i ragazzi a una scuola croata, serba o musulmana. Negli anni successivi alla sua istituzione tuttavia, questo sistema finì per istituzionalizzare e legittimare la segregazione dei ragazzi, i quali si ritrovarono non solo a frequentare classi diverse, ma anche a vivere in spazi diversi, accedere all’edificio scolastico attraverso entrate diverse, oppure a frequentare la scuola in orari diversi. La riforma del sistema scolastico Il sistema delle “due scuole sotto un tetto” fu condannato dal Consiglio d’Europa nell’aprile del 2002, anno in cui la Bosnia Erzegovina ne divenne membro ufficiale. L’organizzazione internazionale chiese infatti alle autorità bosniache di eliminare ogni forma di segregazione e separazione fra i vari gruppi etnici. Nell’autunno dello stesso anno il ministero degli Affari civili, l’autorità statale competente per le riforme del sistema scolastico, pubblicò un documento in cui affermò l’importanza dell’integrazione e della multiculturalità. Nel documento si legge: “Il nostro obiettivo generale è depoliticizzare l’educazione; metter fine alla segregazione e alla discriminazione a scuola, rispettare la diversità culturale che caratterizza il nostro paese”. Lo stesso approccio fu utilizzato per disegnare la legge quadro sull’educazione primaria e secondaria del 2003 con cui furono introdotte varie novità come il curriculum comune. Materie quali matematica e scienze divennero comuni a tutte le scuole della Bosnia Erzegovina, mentre rimasero differenziati i programmi delle materie umanistiche, come lingua, letteratura, storia e geografia. I simboli religiosi e politici furono eliminati e le scuole dovettero adottare nomi neutri considerati “accettabili” dai membri di tutti i gruppi etnici. Le “due scuole sotto un tetto” furono unificate amministrativamente in un’unica istituzione. Nonostante le disposizioni della legge quadro, la pratica delle “due scuole sotto un tetto” non scomparve affatto. Vere e proprie scuole multiculturali furono create solo nel distretto di Brcko, per opera soprattutto del supervisore internazionale, mentre nelle due Entità che costituiscono la Bosnia Erzegovina, la Federazione e la Republika Srpska, le scuole rimasero fondamentalmente mono etniche. Oggi in Bosnia Erzegovina esistono ancora una cinquantina di “due scuole sotto un tetto”, specialmente nei cantoni di Zenica-Doboj, ErzegovinaNeretva e Bosnia Centrale. Nonostante la comunità internazionale abbia cercato di promuovere l’approccio integrativo attraverso progetti specifici (l’OSCE ad esempio ha promosso la redazione di libri di testo in cui si adottano approcci multipli) e nonostante l’Unione Europea abbia identificato standard educativi basati sulla multiculturalità e il plurilinguismo che i paesi candidati devono adottare, non ci si è allontanati molto dall’approccio mono etnico e mono culturale del 1995.

Sistema sanitario Il sistema sanitario del paese non è ancora a livelli qualitativi paragonabili agli standard occidentali. Un grave problema risulta essere l'alto numero di mine inesplose, che cagionano ogni anno numerosi decessi e feriti. Nel 2007, si sono manifestati dei focolai di influenza aviaria. 11


Info Ambasciata di Bosnia-Erzegovina Piazzale Clodio, 12 - int. 17/18 - 00195 ROMA Tel. 06. 39742817 - Fax 06.39030567 ambasciata@ambih.191.it Consolato della Bosnia Erzegovina - Roma Via Pilo Albertelli 11, 00195 Roma Tel. 06 3728 509 - Fax. 06 3903 0567 Consolato Milano Via Luigi Galvani, 21 - 20124 Milano Tel. 0266982826 / 0266982707 - Fax 0266984688 gco.milano@mvp.gov.ba Ambasciate e Consolati all'estero Ambasciata d'Italia a Sarajevo Cekalusa 39,71000 Sarajevo Tel.: + 387 33 21 80 21; 218022, 203959, 203960, 203961 Fax: + 387 33 65 93 68 amb.sarajevo@esteri.it http://www.ambsarajevo.esteri.it/ambasciata_sarajevo Istituto Nazionale per il Commercio Estero - I.C.E Italijanski Institut za Vanjsku Trgovinu Vladina Ustanova Ulica Cekalusa, 39 71000 Sarajevo Tel:(00387 33) 201261 / 201262 – Fax:(00387 33) 276565 sarajevo@ice.it www.ice.gov.it Rappresentanza dell’Unione Europea in Bosnia Erzegovina Emerika Bluma 1 Sarajevo, 71000 Bosnia and Herzegovina Tel: + 387 33 283 500; Fax: + 387 33 283 501 www.eusrbih.eu http://www.eubih.org/

Riferimenti bibliografici Nota congiunturale 1 semestre 2011 BIH, a cura dell’Istituto per il Commercio Estero Schede Mondoimpresa – Società Consortile del sistema camerale – www.schedeflash.it Investire in Bosnia, Istituto per il Commercio Estero Ufficio Cooperazione Italiana allo Sviluppo in Bosnia Herzegovina Scambi commerciali, Centro Estero Abruzzo General Framework Agreement for Peace (GFAP), 1995 Normativa appalti pubblici, Istituto per il Commercio Estero Case Study of One-Stop Shop in Doboj, Swiss Agency for Development and Cooperation Development of technical standards for producing data for the land information system of Bosnia Erzegovina (2006), Bureau of Economic Management and Legal Studies – France

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Dossier_BOSNIA  

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