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€2,40 «Solo i pesci morti seguono la corrente» Proverbio svedese

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Stupro di branco Come ci si cade, come si sopravvive Suicidarsi per un video

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LE BORSE GIOIELLO

L’attrice svedese Alicia Vikander, 1 Oscar, 28 anni il 3 ottobre, ha presentato a Venezia La luce sugli oceani. FOTO MARIO TESTINO

«Non mi consideravo carina», dice Miss VIKANDER. Hollywood non era d’accordo, Fassbender neanche. E, dopo che l’avrete vista a pag. 93, non sarete d’accordo neanche voi

LUCA ARGENTERO Posso piegarti i vestiti?

IVAN ZAYTSEV Lo Zar messo a nudo (in tutti i sensi)

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Ciampi e gli haters N. 38 SET TIMANALE | 28 SET TEMBRE 2016

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DAVID ALLEGRANTI e DARIA BIGNARDI


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Caro direttore,

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è una cosa da infarto: mi deve avvertire quando mette in copertina Patrick Dempsey, così mi preparo. TAMY Defibrillatore! Carica a tre e sessanta! Libera! Comunque questo non può andare in giro: è illegale. ANNA PAOLA A tutte le volanti: c’è un uomo da fermare. 2

IO SONO L’ALTRA o sono la Donna a sinistra. Sono l’Altra, sono il Parallelo. Sono le festività da sola, sono le attese, sono chi aspetta le briciole per banchettare sulla carcassa esausta dei suoi sentimenti umiliati. Io sono nell’ombra, io Linea sono quello che non dodiretta Seguite vrebbe essere, sono chi LUCA DINI spia dal buco della serrasul suo blog tura la vita che vorrebbe carodirettore @vanityfair.it avere e che denigra. Soo su Twitter no la falena che si illude @sonolucadini farfalla, sono il sorriso di attimi rubati. Sono quella che piange mentre si ripete che così è libera. Libera di essere sola seppur al guinzaglio, chiusa in una gabbia che si ritrae come talamo. Sono la debolezza che si ammanta di forza, sono la negazione e la bugia. Sono la puttana, la stronza, l’insensibile con la testa squarciata dai rimorsi e il cuore dall’amore. Non sono la seconda scelta, sono la scelta non fatta: che è peggio. Sono favolosa, eccezionale e bellissima ma mai abbastanza, in fin dei conti. Sono quella che non si può lamentare, perché questa situazione «l’ha voluta lei»; può soffrire, ma in silenzio, ché le sue lacrime suonerebbero come una pressione, un’incombenza sulle spalle già affaticate di chi, ahilui, deve sopportare

*LE IMMAGINI POTRANNO ESSERE UTILIZZATE ANCHE PER FINI PROMOZIONALI DI VANITY FAIR

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LENZUOLA & COPERTINE 1. E da sotto le lenzuola mi spunta lui. (Diadema01) Non male, ma ha la testa piatta. 2. Mamma mia non guardarmi così che arrossisco. (Abayaandheels) Veramente sono miope come una talpa. 3. Figli a scuola, edicola e sei tutto per me: gradisci un caffè, Patrick? (Margherita) Orzo, grazie: ho la gastrite. 28.09.2016

il peso della dualità. La falena compiacente allora si annulla: fa quello che deve, è bella e non impegna. Tesse il suo volo nel buio, giacché il giorno appartiene alle farfalle. Non condannate le falene e il loro volo senza futuro; piuttosto, compatitele per la loro inettitudine: perché continuano a farsi (non) scegliere, senza scegliere mai. SATURNIA PYRI

ANDRÀ TUTTO BENE ono una ragazza di 18 anni e scrivo per ringraziare i miei genitori. Grazie a mio padre, che ogni giorno ha la forza di dirmi «Tranquilla Mi, andrà tutto bene», nonostante la notte sogni le macerie dei paesi distrutti. Grazie per essersi fatto in cento pur di aiutare chiunque quella terribile mattina del 24 agosto; per non aver perso la speranza nella vita e la voglia di ricominciare; per esser riuscito a mostrare un sorriso quando tornava a casa, dopo il lavoro, nonostante avesse il cuore carico di dolore e gli occhi pieni di lacrime. Grazie a mia madre per essermi stata vicina in ogni momento, quando papà non c’era, pronta a rassicurarmi, benché anche lei stesse per crollare; per averlo aspettato sino a tarda notte, nonostante la stanchezza e la preoccupazione; per essersi mostrata forte, quando io non ne ero in grado. Grazie a entrambi per non avermi mai fatto mancare il loro affetto, nonostante tutto. MICHELA

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L’HO BECCATO IO beccato@vanityfair.it

N. 35, pag. 74. Scrivete che Madre Teresa Çmuore il 5 settembre 1997È, ovvero 19 anni fa. Ma scrivete anche che adesso Çviene canonizzata a 9 anni dalla morteÈ. Dalla morte di chi? G U G L I EL M O Del nostro cervello.

«CANDIDATE» LE FOTO POSTANDOLE DAL VOSTRO PROFILO CON L’HASHTAG #VANITYSOCIAL*

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same difference


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TEMPO DI LETTURA

FADING TRUTH/GETTY IMAGES

Ero una, ero sola, ero piccola

Calabria, 2013. «Avevo 13 anni, lui 19. Mi piaceva. Mi ha detto che, per farmi perdonare, dovevo fare certe cose con i suoi amici». Così una cotta è diventata un inferno concluso, nei giorni scorsi, con l’arresto di otto aguzzini. Abbiamo letto il racconto dell’orrore. E chiesto, a una ragazza che ci è passata tanto tempo fa, come si sopravvive di TAMARA FERRARI 28.09.2016

ILLUSTRAZIONE

JOSH SIM

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volte l’orrore ti inganna con la dolcezza. Succede, per esempio, la prima volta che un ragazzo ti piace, e lui si avvicina e ti parla, e hai un nodo allo stomaco e ti senti felice, e accetti di uscirci. Siccome è gentile, e tu hai tanto bisogno di affetto, ti ci aggrappi. Pensi che quel viso che a te pare così dolce, quegli occhi così profondi, non potranno mai farti del male. Per Anna Maria Scarfò iniziò così. Calabrese di San Martino di Taurianova, un piccolo centro nella piana di Gioia Tauro. Il giorno del suo tredicesimo compleanno, un ventenne del paese l’avvicinò. «Ero uscita per ordinare la torta, Domenico mi chiamò dalla macchina. Mi disse che voleva parlarmi da tanto tempo, risposi: “Ora non posso, ci vediamo domani”. Il giorno dopo mi chiese se potevamo frequentarci, voleva che fossi la sua ragazza, disse che ne avrebbe parlato ai miei genitori». Per qualche giorno si incontrarono, lui era gentile. Ma la notte di Pasqua del 1999 andò a prenderla in chiesa, la fece salire in macchina e la portò in un casolare di campagna dove c’erano, ad aspettarli, altri quattro uomini. La sdraiarono su un tavolo, la violentarono a turno. Fu l’inizio di un calvario finito tanti anni dopo con il suo nome e cognome cambiati, e una casa lontano, in una località segreta, dove Anna Maria non può rilasciare interviste né parlare con nessuno senza l’autorizzazione del Servizio centrale di protezione per i testimoni di giustizia. Quella notte, quando gli orchi la riaccompagnarono a casa, Anna Maria non raccontò nulla alla sua mamma, per paura che si arrabbiasse con lei. «Nei giorni successivi, quando uscivo, Domenico e gli amici mi avvicinavano, insieme o da soli, e mi dicevano che se non fossi andata ancora con loro mi avrebbero picchiata, o se la sarebbero presa con mio padre». La minacciarono di raccontare a tutto il paese quello che aveva fatto. Così la costrinsero a stare anche con altri uomini. La tennero sotto scacco per tre anni.

scambiarsi messaggi con un suo amico, Davide la lascia, le dice che è tutto finito. Ma dopo qualche giorno ritorna. «A me piaceva», racconta Maddalena ai carabinieri, «ero felice perché avevamo ricominciato a sentirci. Ma dopo qualche settimana la cosa si è capovolta contro di me: dovevo farmi perdonare per quei messaggi al suo amico. Io per perdonare non è che intendevo chissà che, ma poi lui mi ha detto che dovevo fare determinate cose con lui e con altri suoi amici. Gli ho detto ma che dici, ma perché lo devo fare, l’interesse non si basa su questo, il perdono nemmeno. Però avevo tredici anni, comunque lui mi piaceva, ho detto sì, faccio quello che vuoi». Pochi giorni dopo, Maddalena è sola a casa, e Davide arriva proprio con il ragazzo dei messaggi, figlio di un maresciallo dei carabinieri. Fa leva sulla promessa ricevuta, la «convince» a stare con lui e anche con l’altro. «Io niente, muta, mi sono sentita usata, avrei voluto che se ne andassero in quel momento. Siccome avevo detto sì per farmi perdonare, il primo pensiero era questo: magari poi non succede, magari poi non torniamo insieme. E il secondo pensiero era che comunque io ero una, sola, piccola, loro erano due e avrebbero potuto fare lo stesso quello che volevano». È l’inizio di un viaggio nell’orrore che la porterà a essere, per tre anni, schiava di otto balordi.

Mi dicevo: non è che è l’unico ragazzo sulla terra. Non è che è così importante. Non è che mi devo rovinare la vita per lui

nche per Maddalena (il nome è di fantasia) è iniziata con le farfalle nello stomaco. Sempre calabrese: di Melito di Porto Salvo, quasi 12 mila abitanti, non lontano da Reggio Calabria, e a un’ora appena dal paese di Anna Maria. I genitori sono divorziati e «troppo impegnati con i loro compagni, con le loro cose». Tre anni fa al mare conosce un ragazzo, Davide, fratello di un poliziotto, e inizia a frequentarlo. «Io avevo 13 anni, lui 19». Ha tanto bisogno di affetto, Maddalena. E ci si aggrappa. Davide in realtà non ha intenzioni serie, ma capisce quanto lei sia fragile, e se ne approfitta. Alla fine dell’estate, con la scusa di averla sorpresa a

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a seconda volta, ci dovevamo vedere con Davide. Non sapevo che ci fosse un amico con lui. È venuto a prendermi con la macchina, quando sono salita e ho visto l’altro ho aperto la portiera per scendere, senonché questo suo amico passa dietro e mi chiude lo sportello e mi tiene per rimanere». La terza volta la stuprano in tre, in una casa: «Non potevo parlare, non potevo fare niente. Quando si sono spostati sono subito corsa in bagno, mi sono messa a piangere». E siccome, dopo quest’ultimo episodio, lei decide di non vedere più Davide («Mi dicevo: non è che è l’unico ragazzo sulla terra, non è che è così importante, non è che mi devo rovinare la vita per un ragazzo»), alle violenze subentrano intimidazioni e minacce. «A dicembre, alla festa dei 17 anni di una mia amica, conosco un ragazzo. Usciamo insieme qualche volta», spiega ai carabinieri. Ma Davide non ha nessuna intenzione di lasciarla andare. A fine gennaio la convince ad accettare un incontro, la seduce. Qualche giorno dopo le dà un nuovo appuntamento, ma quando la ragazzina sale in macchina scopre che dentro c’è Giovanni, figlio di un boss della ’ndrangheta. Lei si stupisce, ma non si spaventa. «Ho pensato: con lui mi conosco». Un tempo la sua mamma frequentava il boss e, quando era piccola, la portava proprio da Giovanni per addestrare un cane.

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«Che ci fai qui?», chiede Maddalena. La risposta: «Adesso ti diverti pure con me». La minaccia: «Tu non vuoi che tuo padre venga a sapere tutto quello che hai fatto, vero?». «Ha detto che io dovevo fare quello che mi dicevano altrimenti ci sarebbero state conseguenze, per me e per i miei genitori. Mi sono spaventata, anche perché lui aveva uno sguardo… non lo so, uno sguardo brutto. Davide gli diceva: “Vabbè, all’inizio è un po’ timida, poi però non ti preoccupare che ci sta”». a violentano. Pestano a sangue il suo nuovo ragazzo, che la lascia. E Maddalena resta sola, schiava, consapevole che non potrà mai più avere una relazione normale. Da quel momento, secondo i magistrati, Giovanni con la sua voracità sessuale – verrà anche intercettato mentre organizza rapporti a quattro con certe trans di Reggio Calabria – assume il controllo del branco. E Maddalena non ha più scampo, poiché alle minacce di far del male ai suoi genitori si aggiungono quelle di diffondere foto e video imbarazzanti che la riguardano. «Dopo febbraio sono tutti ricordi sfocati perché comunque succedeva spesso… Andavo già a scuola a Reggio, loro sapevano i giorni in cui uscivo a mezzogiorno, e venivano… Avevano detto che dovevo vedermi solo con loro due, ma poi arrivavo magari a casa di Giovanni e lì c’era qualche suo amico, e allora dovevo stare col suo amico, e questo è capitato tante volte con vari, vari ragazzi».

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uando arrivo a Melito di Porto Salvo, il paese è ferito. Pochi giorni prima, l’associazione antimafia Libera ha organizzato una fiaccolata per Maddalena, ma

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«Prostituta». «Se l’è cercata». «Cosa lorda». Ne sa qualcosa Anna Maria Scarfò. «Ero solo una bambina e loro mi minacciavano», mi aveva detto qualche anno fa, nella sua casetta controllata a vista dagli uomini della scorta. «Ma quando mi hanno chiesto di portare la mia sorella più piccola, mi sono ribellata». Dopo la denuncia, tutto il paese le si schierò contro. Le uccisero il cane, le macchine sfrecciavano davanti a casa sua e da dentro le urlavano «puttana». «Non è stato facile raccontare tutto quello che mi stava accadendo e andare avanti, ma ce l’ho fatta grazie alle forze dell’ordine e al mio avvocato, Rosalba Sciarrone». Che, per proteggerla, la tenne tre anni a casa sua. «Io e lei, sole contro tutti», ricorda l’avvocato. «Qualche settimana fa la Corte di Cassazione ha condannato gli stupratori. Anna Maria è seguita da una psichiatra, la notte non dorme per gli incubi». Ma è più serena: «Dopo la denuncia, la mia vita è cambiata. Ho ritrovato anche qualcosa che avevo perso da anni, ho ritrovato il mio corpo, e quando l’ho ritrovato non sono riuscita ad accettarlo perché ormai lo sentivo rubato e sfruttato». Ha un messaggio per Maddalena: «Al paese chiedo di starle vicino. E a lei dico che non si deve sentire inutile ma forte perché, anche se si sono presi una parte di lei, è ancora giovane e può farcela. Io avevo tredici anni, ora ne ho trenta e mi sono ripresa la mia vita. Questo è un dolore con cui si può imparare a convivere».

Ora ti diverti anche con me. Tu non vuoi mica che tuo padre venga a sapere tutto quello che hai fatto, vero?

ino a non poterne più. Fino a sentirsi troppo sporca. Fino a farsi tagli sul corpo. Fino a quando, complice un tema a scuola sul rapporto con i genitori, Maddalena trova la forza di scrivere il suo disagio. E quando la madre – che ha trovato a casa la brutta copia del tema e l’ha letta – le chiede spiegazioni, la ragazza crolla. Poi racconta tutto anche al padre. Ma prima di arrivare ai carabinieri passano giorni, perché la mamma ha paura di quel che potrebbe pensare la gente, non vuole denunciare. E intanto le violenze continuano, e Maddalena esplode a scuola. Un’insegnante racconta ai carabinieri di essere corsa in bagno «per aiutare la mia collega a trattenere la ragazza che in crisi piangeva, gridava e sbatteva i polsi contro il muro». Il mese dopo, Maddalena entra per la prima volta in caserma. È il passo che porterà alla fine del calvario, agli arresti degli otto aguzzini. Ma anche all’inizio di un nuovo incubo.

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giornali e Tv hanno scritto che non c’è andato quasi nessuno, hanno accusato sindaco, parroco e abitanti di essere omertosi, e di aver detto che «la ragazza se l’è cercata». Nel Municipio non c’è quasi nessuno: sono tutti a Reggio Calabria a incontrare Maria Elena Boschi, venuta apposta. Anche la chiesa è chiusa. Don Benvenuto Malara, il parroco accusato dai media di aver definito Maddalena una «prostituta», per il dispiacere ha avuto un malore. «Mi hanno messo in bocca frasi che non ho mai detto. Cerco di stare vicino alla ragazza, l’ho vista ieri per la terza volta». Maddalena è ancora a Melito. «A casa del padre, che è un mio amico», mi dice il sindaco Giuseppe Meduri. «Sono andato a trovarli, ma lei non ha voluto incontrarmi. Questa storia ha creato tanto dolore al paese, coinvolge parecchie famiglie. Soffrono anche i genitori dei ragazzi coinvolti». Si riferisce in particolare al papà di uno degli arrestati, il maresciallo dei carabinieri, uno che aveva fatto la scorta a Falcone e Borsellino. «Ha sempre camminato a testa alta, ora la gente lo incontra e cambia strada. Mi ha detto che vuole chiedere scusa alla ragazza e all’Italia, e che il figlio deve pagare».

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COPERTINA Alicia Vikander, 28 anni il 3 ottobre, fotografata da Mario Testino. Camicia Vetements.

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WEEK Le Presidenziali Usa, tra realtà e fiction

75 CINZIA SASSO, LA SIGNORA PISAPIA

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«IO MI VEDO RECITARE

Sienna Miller a spasso con l’ex: torna l’amore?

RIVOLUZIONE GREEN DAY

IL RUOLO DI MOGLIE,

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STYLE Come portare il colore (rosso) dell’inverno

MA IL COPIONE L’HO SCRITTO IO»

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BEAUTY Donne #nomakeup: ma esiste una via di mezzo

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CARPE DIEM Il ritorno di Top Gun e i sapori di Danzica

28.09.2016

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BEATRICE VENDRAMIN, STELLA DEI TEENAGER

SANDRA MILO: «LO SHOW DELLA MIA VITA» VANITY FAIR

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Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali. Per questo abbiamo Vanity Fair, il settimanale leader in Italia, Vogue, il mensile più autorevole, e Glamour, il mensile femminile più letto. Per questo siamo l’editore italiano più seguito sui social. Per questo ogni mese raggiungiamo 16 milioni di donne. Tradotto in una parola, Qualità. In due parole, Condé Nast. Direttore Responsabile LUCA DINI Vicedirettore ANTONELLA BUSSI Direttore Moda PAOLA VENTIMIGLIA Direttore Creativo Moda e Progetti Speciali ELISABETTA BARRACCHIA Photo Editor MARCO FINAZZI Art Director ALBERTO PEJRANO Web Editor GERMANO ANTONUCCI Caporedattore Centrale MARIO MANGIAGALLI Responsabile Spettacoli e Week SILVIA BOMBINO Vice Caporedattore Responsabile Beauty&Benessere MICHELA MOTTA Vice Caporedattore Ufficio Centrale ELEONORA PLATANIA Caporedattore, MARINA CAPPA Vice Caporedattore, LAURA FIENGO Caposervizio, LAURA PEZZINO Caposervizio, TAMARA FERRARI Vice Caposervizio, VALENTINA COLOSIMO, CHIARA ALPAGO-NOVELLO Caporedattore A.P. Redazione SILVIA NUCINI Caporedattore, ENRICA BROCARDO Inviato e Canale Pets, SARA FAILLACI Inviato, PAOLA JACOBBI Inviato, ANNA MAZZOTTI Caposervizio Redazione Style PAOLA SALTARI Vice Caporedattore, CRISTINA MANFREDI Caposervizio, BARBARA BARTOLINI Fashion Editor, ILARIA CHIAVACCI Beauty VALENTINA DEBERNARDI, FRANCESCA BUSSI Food & Lifestyle MADDALENA FOSSATI Caposervizio Immagine ANDREA ANNARATONE, CLAUDIO LA COGNATA Assistant Photo Editor, MARISA ZANATTA, ALICE CROSE Reparto Artistico ELISA ARDENI Assistant Art Director, LORENZA LAVRANO Assistant Art Director, BRUNO BRUNELLO Responsabile di Produzione, DANIELA SESENNA Vice Caposervizio, ANDREA BRINDISI, MARIANNA CISTERNINO, MASSIMO CORRADINI, ENZA PICCICUTO Collaboratore GISELLA GENNA VanityFair.it Ufficio Centrale MATTEO GAMBA Vice Caporedattore, VERONICA BIANCHINI Caposervizio, CAMILLA STRADA VanityFair.it Redazione FRANCESCA CIBRARIO Lifestyle, LAVINIA FARNESE People, ROSSELLA FIORE Vice Caposervizio Beauty, PAOLA MANFREDI Travel & Food, FRANCESCO OGGIANO News, GRETA PRIVITERA News, FEDERICO ROCCA Vice Caposervizio Moda, RAFFAELLA SERINI Show, LORENA SIRONI Benessere, VALERIA VANTAGGI Vice Caporedattore My Business Segreteria di Redazione DANIELA NARDUCCI Responsabile, ALESSANDRA CAPRA, ELENA LOTTO, ALESSANDRA LUCCHINI Assistente di Direzione, coordinamento Produzione ed Eventi ROBERTA PEZZANI Parigi: FRANÇOISE GUITTARD New York: CHRISTINA NICASTRI HANNO COLLABORATO DAVID ALLEGRANTI, CARLA BARDELLI, ALESSANDRO BARICCO, STEFANO BARTEZZAGHI, DARIA BIGNARDI, IRENE BIGNARDI, FRANCESCO BISOZZI, CAINO, SARA CANALI, ANTONIO CAPITANI, CLEO CASINI, MATTEO COLOMBO, FERDINANDO COTUGNO, SABRINA DI GENNARO, MARCO DRAGO, CHIARA GAMBERALE, ELSA GIOVINE, MASSIMO GRAMELLINI, CAMILLA GUSTI, AFEF JNIFEN, VIVIAN LAMARQUE, MATTEO MAFFUCCI, SARA MAGRO, TIZIANO MARINO, MICHELA MARZANO, ISABELLA MAZZITELLI, MARIANGELA MIANITI, MICHELE NERI, EVGENIA PERETZ, CHIARA PIZZIMENTI, LJUBA RIZZOLI, ANDREA SARUBBI, ANNAMARIA SBISÀ, MICHELE SERRA, SIMONA SIRI, GUIA SONCINI, GEORGIA TAL, LUCA VENTURA, VINCINO, IMMA VITELLI, PAOLO ZAMPOLLI International Editor at large SCIASCIA GAMBACCINI International Creative Director DEVIN PEDZWATER Direttore Editoriale FRANCA SOZZANI Direttore Centrale Marketing Clienti MARIANGELA BONATTO Divisione VANITY FAIR, LA CUCINA ITALIANA Direttore PAOLA CASTELLI Advertising Manager BENEDETTA BATAZZI, BEATRICE FERRARIO, CLAUDIA PROSERPIO Direttore Vendite GIANCARLO ROPA Digital Advertising: CARLO CARRETTONI Responsabile Centri Media. Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore. Beauty: MARCO RAVASI Direttore Grandi Mercati: MARCO TOSETTI, Responsabile. Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta: MATTIA MONDANI Area Manager Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia: LORIS VARO Area Manager. Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria: GIANCARLO ROPA Area Manager. Toscana, Umbria: ANTONINO ACANFORA Area Manager. Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager. Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAURÒ. Monaco: FILIPPO LAMI Digital Marketing: MANUELA MUZZA. Social Media: ROBERTA CIANETTI

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La missione di CARLO AZEGLIO

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Il 16 settembre è morto a 95 anni Carlo Azeglio Ciampi. Livornese, è stato presidente della Repubblica dal 1999 al 2006 e presidente del Consiglio nel 1993. Oltre che nelle istituzioni, trascorse quasi 50 anni alla Banca d’Italia, di cui per 14 è stato governatore. Ciampi è tra i presidenti italiani più amati e appassionati di sempre. «Ho rappresentato il mio ruolo soprattutto come un dovere, una missione». Sempre impeccabile e rigoroso, misurato nello stile politico e personale, in questa foto posa per Vanity Fair il 9 dicembre 2011, nel suo studio di senatore a vita in occasione del 91esimo compleanno.

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WEEK RUBRICA BARBARICA

di DARIA BIGNARDI

CHE BRUTTI QUEI FISCHI,

SIGNORA FRANCA M

ia madre ammirava molto la sua coetanea Franca Pilla, diceva che aveva «un bel faccino, una bella testa e un bravo marito», e quando un giorno sentì che aveva parlato di «Tv deficiente» mi telefonò chiedendo: «Non ce l’ha mica con te, vero?». Finsi di escluderlo. Avevano lo stesso look – messimpiega, rossetto, collana, spilla – ma mia madre le invidiava soprattutto quel matrimonio perfetto con Carlo Azeglio Ciampi, perché si amavano così tanto ed erano sempre insieme, mentre il suo di marito l’aveva lasciata sola a cinquantanove anni. Anche i miei genitori, come i Ciampi, si erano sposati a Bologna nel ’46, «coi cichetti sotto le scarpe», le toppe, perché era appena finita la guerra e le suole erano bucate.

e da allora non si erano mai più lasciati. E diceva, a ottant’anni suonati, che lo amava tantissimo, proprio con queste parole: «Lo amo così tanto… Non riusciamo a fare a meno l’uno dell’altra». E mia madre giù, a sospirare.

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arlo si laureò in Legge, Franca in Lettere, poi lui andò soldato e quando finì la guerra si sposarono. Avevano 26 anni. Andarono a vivere a Livorno, la città di Carlo, che voleva fare il professore, e iniziò a insegnare latino e italiano (intanto si era laureato anche in Lettere, perché era un secchione) al liceo classico. Fino a che lei un giorno gli dice: «Carlo, fai il concorso in Banca d’Italia: lo stipendio è buono, e non si lavora così tanto». E lui, che l’ascoltava sempre, fa il concorso, lo vince, entra ranca Ciampi è stain Banca d’Italia da impiegato e ne esce trent’anni ta molto amata daldopo governatore. Per dile donne italiane, perché dopo tanto tempo ventare poi presidente del era la prima moglie di preConsiglio, ministro dell’Esidente della Repubblica conomia e infine presidenUNA VITA D’AMORE te della Repubblica, semche diceva la sua, era sponCarlo Azeglio Ciampi con pre con lei accanto con la messimpiega, il rossetto e tanea e intelligente, e «si capisce che non si fa metla moglie Franca Pilla, la collana. tere i piedi in testa da nessuno, neanche dal proto95 anni. Lui aveva dieci giorni più di lei, si erano All’introduzione dell’euro pare sia tornata a casa collo del Quirinale». Ma soprattutto le donne l’aincontrati diciottenni alla dalla spesa dicendogli: «I prezzi aumentano. Ce mavano, e la amano ancora, per quel matrimonio Normale di Pisa e sposati l’hanno tutti con te. Dicono che è colpa dell’euro. da favola, un matrimonio dove per settant’anni a Bologna, nel 1946. Non mi danno più nemmeno gli odori». Non so se «non si va mai a letto litigati», come disse una volta il presidente commuovendo sia una leggenda metropolitana, ma col suo profimezza Italia. lo ci starebbe. Parla Ricordo di aver letto a mia madre un’intervista Invece, che quando alla fine dei sette anni di presidenza si sia opcon lei che fecero «alla signora Franca» in occasione posta alla rielezione lo ha rivendicato ancora oggi che lo piange. Potete seguire DARIA su degli ottant’anni del marito, allora al Quirinale, «Pro Patria mori, morire per la Patria? Ma voi siete matti». SemTwitter dove lei raccontava del loro colpo di fulmine, pre dritta, dignitosa e lucida, anche nel dolore, anche adesso men@dariabig o quando avevano diciotto anni e studiavano alla tre dice che suo marito Carlo, alla fine, per la Patria un po’ ci è leggere tutte le sue rubriche Scuola Normale di Pisa. Raccontava che il fumorto davvero. su barbablog. turo governatore della Banca d’Italia, e futuro vanityfair.it. presidente, era «bello e timido e molto cortegFortuna che mia madre domenica non ha potuto sentire i fischi dei giato». Ma aveva scelto lei, piccola e magrolina, tifosi cretini: si sarebbe tanto dispiaciuta per «la signora Franca».

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WEEK C O R A Z Z ATA P O T Ë M K I N

d i D AV I D A L L E G R A N T I

Q uella n oti z i a ti se m b ra «un a cagata pazze s ca » ? Q u i s i p r o va a toglie rt i il d u bbio

BUGIE E AMNESIE DI CHI LO CHIAMA

TRADITORE uest’epoca di pazzi e di gente che dà del «traditore» ad cazzum, vedi il Gran Chiacchierone Matteo Salvini, avrebbe bisogno di tanti giovani Carlo Azeglio Ciampi. E non perché dei defunti si può solo parlare bene, secondo il Manuale del Compianto, ma perché Ciampi apparteneva a quella classe dirigente asciutta, rigorosa e preparata che ha sempre badato all’Italia, sottraendola ai piromani di Pontida. Quella che manca oggi, anSOCIAL che nel centrosinistra. Che grande Si sentiva un corpo estraneo invenzione alla politica italiana e, i social, ieri nell’età del conformismo, ho visto il video essere un irregolare è una di un mio amico virtù da tenersi stretta. Lo mentre era, Ciampi, quando arrivò si suicidava. al governo da tecnico, da governatore della Banca CAINO d’Italia (fu, tra le altre cose, presidente del Consiglio e ministro del Tesoro); lo era quando nel 1999 mise piede per la prima volta al Quirinale (eletto con 707 voti su 1.010, quasi un plebiscito).

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a ministro del governo Prodi contribuì a portare l’Italia nell’euro, e oggi lo accusano per questo di ogni nefandezza, di aver provveduto a «svendere il lavoro, la moneta, i confini e il futuro dell’Italia», come

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IL PENSIER INO di Vivian Lamarque

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Fuggite alla Lipu bei merli che cantate così bene, fuggite tortorelle dalla collanina scura, per voi caccia già aperta. Per l’allodola di Giulietta e Romeo armistizio fino all’1 ottobre.

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FIASCO

di Lisbona… Dobbiamo continuare? Insomma, Salvini o è bugiardo o non sa di che cosa parla (tertium non datur).

di Andrea Sarubbi

Un raid contro le forze di Damasco tra Usa e Russia infiamma la tensione: la tregua si rivela un mezzo fiasco, l’Onu fatica nella mediazione. Pure in Europa c’è un accordo lasco che ancora non risolve la questione: su economia e migranti non dà frutti, perciò l’Italia litiga con tutti.

dice lo stesso Salvini, che ripete in continuazione quanto si stava bene senza l’euro. Tra il 1992 e il 1997, dice Salvini, l’Italia uscì dal Sistema monetario europeo (lo Sme, il precursore della moneta unica, un rapporto di cambio prefissato – con minime oscillazioni permesse – tra la lira e le altre valute) e non successe «niente», anzi, dice lui, ci fu il «boom» del Paese. Qui però l’unico botto è quello del segretario della Lega. Come ha osservato Pagella Politica, nel 1993 l’Italia entrò in recessione: il Pil pro capite si contrasse di un punto percentuale. In seguito l’economia tornò a crescere, registrando un +2,1 per cento nel 1994 e +2,8 per cento nel 1995. Ma sia qualche anno prima (1989: +3,3 per cento) che qualche anno dopo (2000: +3,7 per cento) l’Italia ebbe tassi di crescita più forti di quelli vissuti fuori dallo Sme. Inoltre, nel triennio 1993-1995 si crebbe in media di appena l’1,32 per cento, leggermente meno sia del triennio precedente (1,38 per cento) che di quello successivo (1,42 per cento). Appare poi bizzarro che la Lega attacchi l’euro dopo aver approvato, anche da membro di governo, i trattati-architrave dell’Unione Europea. Nel 1992, pur essendo all’opposizione, votò sì al Trattato di Maastricht; dieci anni dopo, nel 2002, l’euro entrò in vigore con l’assenso della Lega, che governava assieme a Berlusconi; e che nel 2009 accettò il Trattato

on fu certo immune da errori, Ciampi. Come quando avviò una coraggiosa campagna di privatizzazioni che portò sì 200 miliardi di euro nelle casse dello Stato, ma affidò la Telecom agli Agnelli, che pretendevano di gestirla con lo 0,36 per cento del capitale, ed è in quegli anni che nacquero le sue disavventure. I detrattori ricordano anche quando nel 1992, da governatore di Bankitalia, difese a oltranza il cambio lira-marco a 753 lire e bruciò 63 mila miliardi, scelta che costò all’Italia proprio l’uscita dallo Sme (anche la Gran Bretagna uscì dagli accordi di cambio, nel contesto della prima tempesta perfetta dell’economia mondiale, che fece guadagnare tanti bei soldi a Segui George Soros). «Nelle Allegranti Su Twitter ultime settimane non so@davidallegranti lo il governo, ma anche le Autorità monetarie hanno sbagliato alcuni passi». Parola di Mario Monti, allora rettore dell’Università Bocconi.

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a presidente della Repubblica, Ciampi cercò di diffondere il fascino del Tricolore, dell’inno e della Patria, reintroducendo il 2 giugno come Festa della Repubblica. «Il Tricolore è il simbolo moderno di un popolo antico», disse il 7 gennaio 2004 nella sala del Tricolore, a Reggio Emilia, dove la bandiera nacque il 7 gennaio 1797 quale simbolo della Repubblica Cispadana. «Esponiamo il Tricolore nelle nostre case. Custodiamolo con cura. Regaliamolo ai nostri figli». La retorica arci-italiana potrà non piacere, ma se non altro lo rende palesemente immune all’accusa di tradimento politico. C’è poi un dato non secondario, a proposito di stile presidenziale: Ciampi, quando ha smesso di fare il presidente, ha smesso davvero. Lui.

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COSA C’È IN PENTOLA? di F R A NC E S C O B I S O Z Z I

Nelle immagini, l’ordigno fatto brillare a New York la sera del 17 settembre: era contenuto in una pentola a pressione, come quello che poco prima, nello stesso quartiere, era esploso facendo 29 feriti. E non è la prima volta che questo oggetto viene utilizzato per un attentato, spesso con bilanci purtroppo assai più gravi. Già nel 2004 il Department of Homeland Security aveva segnalato che nei campi di addestramento dei terroristi in Afghanistan si insegnava a trasformare la pentola in una bomba. Non è certo quello che aveva immaginato tre secoli fa il suo inventore.

ANCORA PAURA

BOMBE FAI DA TE

MA CHI L’HA INVENTATA?

QUESTIONE DI GRADI

LA CHIAMANO L’ATOMICA

(D)ISTRUZIONI PER L’USO

Negli Stati Uniti le pentole a pressione erano già entrate in azione nel 2013, in occasione dell’attentato alla maratona di Boston (3 morti e 264 feriti). Sono state impiegate anche in India nel 2006 negli attacchi ai treni di Mumbai (200 morti). E nell’Italia degli anni di piombo una pentola-bomba piazzata da militanti di estrema destra esplose a Brescia, in piazzale Arnaldo, uccidendo una donna. Era il 1976.

Fu il medico e fisico francese Denis Papin a realizzare nel 1679 il primo prototipo di pentola a pressione. L’inventore la chiamò digesteur, perché secondo lui aveva il potere di rendere più digeribili i cibi. Papin puntava a introdurre un metodo di cottura pensato per le classi disagiate che permettesse di trarre nutrimento dagli alimenti poveri, come le ossa. Dal prototipo Papin ricavò poi quello del motore a vapore.

La pentola, racchiudendo al suo interno una pressione molto elevata, consente all’acqua di bollire alla temperatura di 120 gradi; questo riduce i tempi di cottura e fa risparmiare il 70% dell’energia. Fu l’azienda tedesca Silit a commercializzare i primi modelli attorno al 1927. Ma è dagli anni Cinquanta che le vendite si impennano. In Italia, in particolare, durante gli anni del boom economico.

A Trieste la chiamano da sempre «pentola atomica», o più semplicemente «l’atomica»: soprannome tristemente evocativo per un oggetto che si può trasformare nell’ordigno più facile da improvvisare. E più economico: servono 50 euro per fabbricare una bomba che, a causa della chiusura ermetica, inizialmente contiene l’energia, moltiplicandola esponenzialmente al momento dello scoppio.

Nel 2010 un articolo pubblicato da una rivista vicina ad Al Qaeda, intitolato Come fare una bomba nella cucina di tua madre, spiegava come trasformare una pentola in ordigno. Tempo di fabbricazione, mezz’ora. L’ordigno si attiva tramite un dispositivo elettronico, come un orologio digitale. Le biglie di ferro o i chiodi contenuti all’interno diventano proiettili.

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Il 17 settembre un robot artificiere fa brillare un ordigno-pentola sulla 27esima strada, a Manhattan. Poco prima, sulla 23esima, era esplosa una bomba che ha causato 29 feriti.


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OCCHIO ALLA GAFFE di L U C A V E N T UR A

Il 26 settembre la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump si sfideranno nel primo di tre faccia a faccia televisivi in vista delle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti, a novembre. I sondaggi dicono che Hillary, nonostante i problemi di salute, avrà la meglio su Donald, gaffeur di professione. Ma la storia insegna che basta un passo falso per restare chiusi fuori dalla Casa Bianca. Chiedetelo a Mitt Romney.

1960

RICHARD NIXON VS JOHN F. KENNEDY L’apparenza conta, eccome. Nel primo confronto tra candidati trasmesso dalla Tv americana, Nixon è mal rasato, sudato e irrequieto. Il rivale democratico, invece, è bello e sicuro di sé. Chi ascolta il confronto alla radio pensa che Nixon se la sia cavata meglio, ma il telegenico Kennedy vince alle urne.

1984

RONALD REAGAN VS WALTER MONDALE A 73 anni, Reagan è il presidente Usa più vecchio di sempre. Il rivale democratico 56enne sfrutta la circostanza per impedirne la rielezione. Ma il fattore età si rivela un boomerang: «Non farò dell’età una questione cruciale della mia campagna, pertanto non sfrutterò a scopi politici la giovane età e l’inesperienza del mio concorrente».

1988

GEORGE H.W. BUSH VS MICHAEL DUKAKIS Considerato impacciato e poco sanguigno, il democratico Dukakis perde ogni speranza di vincere quando, nel rispondere al moderatore che gli chiede se sarebbe favorevole alla pena di morte nel caso in cui la moglie venisse stuprata e uccisa, dice di no. Gli americani non gliela perdonano, e Bush senior va alla Casa Bianca.

2004

GEORGE W. BUSH VS JOHN KERRY Bush figlio, presidente in carica, viene sfidato da Kerry, che lamenta la mancanza di supporto internazionale alla missione in Iraq: «Nella coalizione c’erano tre Paesi: Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti». Ma Bush interviene rivolgendosi al pubblico: «A dire il vero si è dimenticato della Polonia». Il poco popolare Kerry perde dibattito ed elezioni.

2012

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MITT ROMNEY VS BARACK OBAMA Il repubblicano è testa a testa nei sondaggi con Obama, ma – discutendo possibili quote rosa in una sua squadra di gabinetto – fa un autogol clamoroso: «Ci sono arrivati faldoni pieni di donne», dice a proposito dei curriculum vitae ricevuti da governatore in Massachusetts. Su Internet si scatenano le battute, e Obama viene rieletto per il secondo mandato.

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MA L’HO GIÀ VISTO IN TV Una malattia segreta, le «sparate» pro e contro le armi, piani politici improvvisati. Oggi è la campagna di Clinton e Trump. Ieri, la trama di The West Wing, serie che aveva anticipato tutto di G UI A S O NC INI

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ra il 1999, e le serie Tv si chiamavano ancora telefilm. Sulla Nbc ne cominciò uno sul dietro le quinte della Casa Bianca. Si chiamava The West Wing, raccontava una presidenza democratica ideale: il Presidente era Martin Sheen, e chiunque governasse o si opponesse era fondamentalmente buono; il tutto risultava più verosimile di quel mercato all’ingrosso della perfidia che è House of Cards, stranamente. Per dare la misura di quanto le serie non fossero ancora una moda: The West Wing andò in onda su Rete 4. Gli adepti italiani sono quindi una minoranza, ma convintissimi che, qualunque cosa succeda in politica, sia già successa lì dentro. Le presidenziali americane si stanno affannando a dar ragione a questa tesi. ● Secondo Donald Trump, anziché limitare le armi, bisognerebbe incoraggiarle: un cittadino perbene, armato, potrà difendersi; poiché Hillary è invece perché circolino meno armi, Trump l’ha esortata a rinunciare alla scorta, «e poi vediamo come se la cava». Nella Casa Bianca della Tv, dopo un attentato al Presidente, la portavoce C.J. Cregg (Allison Janney) ne approfitta per far passare un messaggio. Fa ai giornalisti l’elenco dei cittadini qualunque che la stessa sera sono stati feriti o uccisi da armi da fuoco: «E se qualcuno volesse pensare che questi crimini si sarebbero potuti evitare se le vittime fossero state armate, voglio solo ricordare che ieri sera hanno sparato al Presidente degli Stati Uniti mentre era circondato da una scorta costituita dai più esperti utilizzatori di armi da fuoco nella storia del mondo».

NELLO STUDIO OVALE

Una scena di The West Wing (in onda negli Usa dal 1999 al 2006, da noi su Rete 4 dal 2002 al 2010), con Martin Sheen Presidente degli Stati Uniti, democratico.

● Hillary Clinton ha detto che, nei prossimi nove anni e grazie alle ricerche finanziate dalla sua presidenza, si troverà la cura per l’Alzheimer. La first lady di The West Wing, Abbey (Stockard Channing), è un medico. Una sera hanno certi suoi colleghi a cena, e le settimane successive lo staff, più prudente di quelli di queste elezioni, le passa a convincere il Presidente che no, non può dire nel discorso dello Stato dell’Unione che troveranno la cura per il cancro. ● C.J. ha fatto la cura canalare. Non può aggiornare i giornalisti. Si offre di farlo Josh (Bradley Whitford), che come tutti i maschi arroganti abituati a legiferare nella loro stanzetta è convinto che una sala stampa sia un passatempo per dilettanti. Il risultato è un disastro di incidenti diplomatici, tra cui un «piano segreto per combattere l’inflazione» improvvisato lì per lì e di cui gli è ovviamente impossibile specificare i dettagli. Chissà se il piano segreto di Trump per sconfiggere l’Isis nasce anch’esso da una cura canalare. ● Jed Bartlet (Martin Sheen) ha la sclerosi multipla. Riescono a tenerlo segreto per un po’, si viene a sapere a metà del primo mandato. I flashback ci raccontano uno svenimento prima d’un comizio, nove giorni prima delle elezioni. Non lo sapeva ancora quasi nessuno: non il pubblico, non gran parte dello staff. La spiegazione dello svenimento è: infezione al timpano. No, non polmonite. Altrimenti toccherebbe chiedere all’autore, Aaron Sorkin, i numeri da giocarsi al Lotto.


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WEEK più proteine a tutti in un mondo che entro il 2050 raddoppierà la domanda di carne, e come variare la dieta di coloro – in Italia secondo Eurispes sono il 15 per cento – che abbandonano la carne e spesso tutti i prodotti animali. Ma se la sostenibilità ambientale di un’ipotetica dieta vegana su larga scala è allo studio – un recente articolo della rivista scientifica Elementa ipotizza che l’efficienza ambientale massima si otterrebbe con una dieta onnivora, seppure con meno carne –, quella individuale, di gusto e di salute, passa anche per una domanda: per mangiare più «verde», ha senso ricorrere a prodotti usciti da un laboratorio e lontanissimi dalla terra? Risponde lo chef Simone Salvini (sì, è OLTRE LA CARNE a lui che si ispira Germidi Soia, la macchietEthan Brown, 45 anni,  ta di Maurizio Crozza), guru dell’alta cucifondatore di Beyond  na vegana e fondatore a Milano della scuola Meat (finanziata anche  da Bill Gates) che  di alimentazione «verde» Ghita Academy: produce pollo, manzo   «I sostituti veg industriali hanno spesso un e hamburger (di piselli,  sapore insoddisfacente. Se proprio non si risenza soia). esce a rinunciare a un uovo, ci si mangi un uovo vero. Non tutti sono obbligati a diventare vegani. La scelta è un passo, informarsi è quello seguente». Se il tormentone crozziano «le verdure sono sensibili» strappa un sorriso, è vero però che «il rispetto degli ingredienti vegetali, coltivati magari vicino e pagati il giusto, è la base di un cibo soddisfacente e che nutre. La quota proteica la possono fornire bene leguDai gamberetti agli hamburger: il mercato dei cibi mi o tofu, che ne è una preparazione millenaria, alcuni cereali, seche sostituiscono la carne (e non solo) cresce mi oleosi». sempre più. Anche perché a finanziare i nuovi Eppure il mercato foodie degli Stati Uniti sembra trovare spazio alimenti è la Silicon Valley. E qualcuno è scettico per questa nuova nicchia di prototipi vegani. Secondo un’analisi di settore (fonte: l’istituto Markets and Markets), negli Stati Uniti di E L S A G IO V INE cresce del 6,4 per cento l’anno: nel 2019 avrà un fatturato di quasi 5 miliardi di dollari l’anno. Le multinazionali hanno fiutato l’afl vegano del futuro viene dalla Silicon Valley: di lì escono rifare, tanto che in cinque si dividono metà del mercato. Tra queste trovati come il recentissimo «uovo veg» (finanziato anche da c’è Beyond Meat, una startup di «carne» a base di proteine vegeBill Gates) il cui marchio, Hampton Creek, sta combattentali che tra i finanziatori ha anche Bill Gates e la società di ventudo una causa miliardaria negli Stati Uniti per l’uso del terre capital dietro a Google e Amazon; i suoi «filetti», prodotti dal mine «maionese». Le startup veg che producono «cibi del futu2012, erano distribuiti in 360 negozi, oggi in 7.500. Ecco altri cinro» si moltiplicano grazie a due esigenze opposte: come fornire que nuovi cibi che si affacciano all’orizzonte.

L’UOVO VEGAN? MEGLIO DI NO

LA CARNE AL «SANGUE»

IL GAMBERETTO PERFETTO

L’UOVO SENZA UOVO

LATTE VACCINO IN PROVETTA

L’ORSETTO «SENZA CARNE»

Si chiama Impossible Burger,  costa 12 dollari in hamburgeria  ed è una svizzera fatta di «carne» vegetale. Con un  ingrediente segreto: l’heme,  un composto che si trova nel  sangue animale e che dà alla  carne rossa il suo sapore e  odore. E che si può riprodurre  in laboratorio, a partire da  componenti vegetali. Lo ha  ideato la startup Impossible  Foods: Google ha offerto 300 milioni di dollari per comprarla, invano.

La startup New Wave Foods  produce un gamberetto  che non ha mai visto il mare:  la sua carne è fatta  di soia, quindi proteica,  e il sapore e il colore sono  affidati a un’alga rossa.   La stessa di cui,   in natura, si nutrirebbe  il gamberetto originale.  Nessuno, alla mensa  di Google che serve  i gamberetti new wave già da mesi, nota   la differenza.

Just Scramble, un liquido  giallo da buttare in padella  e strapazzare per ottenere la  perfetta colazione americana,  è la cosa più simile all’uovo –  per sapore, valori nutrizionali,  proprietà in cucina e prezzo,  basso – uscita finora da un  laboratorio. È a base di proteine vegetali e l’azienda  che la produce, Hampton  Creek, ha anche una maionese  vegana che Unilever ha  denunciato, nel 2015, per  abuso del termine maionese.

La startup Muufri lavora  dal 2013 con le biotecnologie  per riprodurre le proteine  del latte vaccino in provetta,  tramite il Dna e una speciale  fermentazione.   Il risultato arriverà in vendita, pare, nel 2017:   è il latte Perfect Day,   con il 2% di grassi, niente  colesterolo, e un gusto  (giurano tutti i blogger  americani che ne hanno   avuto un’anteprima)   identico al latte «vero».

Avete presente gli orsetti di gelatina? Esistono gelificanti  vegan adatti per quasi tutto  (il più noto è l’agar agar) ma  niente, finora, era gommoso  come loro: la gelatina animale,  a base di ossa e cartilagini, è ricca di collagene. Oggi ce n’è una «copia» veg: si chiama Geltor, e la produce  una startup di San Francisco,  programmando i geni di un microbo per produrre  collagene con un processo   di fermentazione.

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GETTY IMAGES, ETHAN BROWN

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WEEK FAMIGLIONE In questa foto, tratta dal  Guinness World Records 2017 (Mondadori),  i Bell, famiglia australiana  da record curioso. I figli,  tutti maschi, avevano  lo stesso peso alla nascita:  3 chili e 400 grammi.

FATELO DI MERCOLEDÌ Meno bambini, sempre più anziani. Il FERTILITY DAY del 22 settembre nasce sul problema della denatalità. Che riguarda tutto l’Occidente. C’è chi lo affronta con il portafoglio, chi spegne la luce prima di C HI A R A P I Z Z IME N T I

2,1 figli per donna. È quello che serve a far andare avanti il mondo, ma mezzo mondo questa meta non la raggiunge da anni. Meno bambini nascono, meno saranno le persone in grado di prendersi sulle spalle i costi dei tanti che invecchiano. In Italia negli ultimi 5 anni i nati sono calati costantemente: 488 mila i bambini classe 2015, 15 mila in meno del 2014 che già aveva fatto segnare un minimo storico. Numeri fra i più bassi dell’Unione Europea: 1,35 figli per donna e un’età media al parto di 31,6 anni (29 quella europea). Sono i numeri della denatalità che hanno indotto il governo a lanciare il Fertility Day del 22 settembre. Non è la prima volta: una campagna – La fertilità è un bene comune – era già stata fatta nel 2009, senza polemiche e senza risultati però, visto che il numero dei nati è diminuito ancora e che le neomamme sono la metà dei giovani inattivi. Ma non sono solo problemi (e spot) italiani. Ecco quali politiche hanno adottato all’estero. 1

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FRANCIA

REGNO UNITO

DANIMARCA

POLONIA E RUSSIA

COREA DEL SUD

Pochi proclami, molti incentivi.  Una via vincente. La Francia è  il Paese più prolifico d’Europa  (2,1 figli per donna), grazie  soprattutto agli investimenti  economici. A famiglie e bambini va il 3,5% del Pil, e gli aiuti crescono per ogni  nascita che si aggiunge. Per  due figli si superano i 6 mila  euro. Sei mesi di congedo  parentale per entrambi i genitori dal gennaio 2015. Il 40% dei bimbi sotto i 2 anni ha posto in un servizio  per l’infanzia, in Italia va al nido solo uno su quattro. 

Le suddite di sua maestà i figli  li fanno (1,92 per donna) ma  tardi, in media a 30 anni, e la campagna Get Britain Fertile del 2013 ha puntato  tutto su questo. Protagonista  la 47enne conduttrice Kateb  Garraway che si è fatta  invecchiare con il trucco e aveva il pancione nelle foto.  Poco successo e molte  polemiche, come in Italia.  Inoltre, anche in Gran  Bretagna il numero delle donne costrette a lasciare il lavoro per la maternità è raddoppiato in 10 anni.

Do It for Denmark. Fallo per la Danimarca, ma  all’estero. I danesi usano il sesso e vincono. Che sia  fumetto o spot, funziona  perché fa sorridere e dà un  incentivo. Nella campagna  meglio riuscita, anche per  risultati (1.200 nuovi nati a Copenaghen) si spiega che  oltre il 10% dei danesi è stato  concepito all’estero e si invita  ad andare a farlo fuori dai confini. In palio aiuti per   il piccolo, dai pannolini alla possibilità di un viaggio per il nascituro.

La Polonia punta sui  contributi: 110 euro al mese per ogni figlio, dal secondo in poi, fino ai 18 anni. Una cifra alta, visto che uno  stipendio medio è 600 euro.  In Russia, già nel 2006 Putin  aveva definito la scarsa  natalità uno dei problemi più  gravi del Paese. Varie   le soluzioni: nella regione   di Ul’janovsk è stato istituito   il 12 settembre giorno del  concepimento. Non si va al  lavoro, bisogna procreare!  Chi ci riesce 9 mesi dopo ha  un premio, dal frigo all’auto. 

I coreani ci hanno provato in ogni modo, ma il tasso di fertilità è 1,19 figli per donna e non risale. Non sono serviti neanche i  mercoledì dell’amore arrivati  nel 2010 e chiamati anche  Family Day. Luci spente presto negli uffici il terzo mercoledì del mese, e tutti  a casa per dedicarsi alla  famiglia (che verrà). Un’altra  campagna ha giocato sul  senso di colpa dei genitori   dei figli unici: una foglia sola   e appassita, due che crescono  rigogliose insieme.

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SOLUZIONI

1=C Considera, però, che le possibilità di rimanere incinta diminuiscono  progressivamente dopo i 35 anni: fino a 35 hai il 25-30% di possibilità di  rimanere incinta con un rapporto sessuale nei giorni dell’ovulazione,   a 40 del 15%, dopo i 45 del 5% (ovvero molto, molto basse).   2=A Ci si rivolge a uno specialista dopo un anno di ricerca mirata. 3=B Se, però, hai dolori mestruali molto forti, fai un controllo dal  ginecologo perché potrebbe trattarsi di endometriosi. Il 10% delle donne  in età fertile soffre di questo disturbo cronico caratterizzato dalla presenza  di endometrio, quello strato di tessuto che riveste la cavità uterina,   al di fuori dell’utero. Tre donne su 10 che soffrono   di questa malattia non sono fertili. 4=B Più sei giovane e più aumentano le possibilità che grazie alla  stimolazione ormonale il tuo corpo produca ovociti da congelare.   Il congelamento degli ovuli, che avviene in anestesia totale,   non è passato dal Sistema Sanitario Nazionale e il costo dell’intervento   va dai cinque mila euro in su.  5=B Solo un medico può fare un’analisi corretta della situazione.   Nel caso, sarà lui a darvi le terapie ormonali necessarie. Diffidate delle  soluzioni fai da te lette su Internet, dalle pillole magiche ai cibi della fertilità.

1=C L’analisi del liquido seminale, o spermiogramma, serve a valutare   la qualità degli spermatozoi attraverso la verifica della forma, del numero   e della motilità. Forse non sai che non è automatico concepire. L’essere  umano ha il 25-30% di possibilità di restare incinta durante i giorni fertili.   I veri fortunati sono i conigli: hanno il 90% di probabilità,   non a caso esiste il famoso detto. 2=B Potrebbe trattarsi di un varicocele, una condizione che può pregiudicare  la qualità del liquido seminale. Prima viene curata e meno si rischia l’infertilità. 3=C Non ci sono dati certi su questo argomento, ma alcuni studi  attribuiscono al telefonino un effetto dannoso sugli spermatozoi.   Ricorda, però, che lo stile di vita influisce sulla qualità del liquido seminale.  Fumare un pacchetto di sigarette al giorno o l’abuso di alcol   sono azioni pericolose anche per la fertilità.  4=B Il viagra aiuta solo l’erezione, ma non migliora in nessun modo la qualità  degli spermatozoi. La fertilità maschile, a differenza di quella femminile, non si  modifica con l’età: un uomo può avere figli anche a 70 anni (vedi Chaplin!). 5=C Il seme si riproduce ogni tre giorni, quindi l’ideale è fare l’amore   ogni 2 o 3 giorni durante il periodo fertile. Ricorda: gli spermatozoi   vivono fino a 72 ore nel corpo della donna.

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SOLUZIONI A. Rivolgiti alla tua farmacia B. Vai da uno specialista senza  perdere tempo

IO E IL MIO PARTNER ABBIAMO FATTO TUTTI I CONTROLLI E NESSUNO DEI DUE HA PROBLEMI DI FERTILITÀ, MA NON RIUSCIAMO AD AVERE UN BAMBINO. OLTRE AGLI ORMONI, CHE COSA POSSO PRENDERE?

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A. Entro i 28 anni B.  Entro i 35  C. Entro i 38

Mentre esce il nuovo  iPhone 7 con gli  auricolari senza filo,  Durex Cina gioca sulla  somiglianza cuffietta/ spermatozoo.

A.  Tutti i giorni B. Una volta al mese, il giorno              dell’ovulazione. C. Ogni due o tre giorni          durante il periodo ovulatorio

                      A.  Sì B.  No C. No, ma potenzia gli spermatozoi 

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STIAMO CERCANDO UN BAMBINO. QUANTO SPESSO DOBBIAMO AVERE RAPPORTI SESSUALI?

CHE COSA HAI IN TESTA?

SONO SINGLE E VORREI CONSERVARE I MIEI OVULI. ENTRO QUANDO MI CONVIENE FARLO? A. Sì B.  No

HO DELLE MESTRUAZIONI DOLOROSE. POTREI ESSERE STERILE? A. Continuare   a provarci B.  Andare dal medico

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SE PRENDO IL VIAGRA PRIMA DI UN RAPPORTO SESSUALE, HO PIÙ PROBABILITÀ DI CONCEPIRE?  A. Sì B. No C. Forse

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DA OLTRE UN MESE HO UN DOLORE A UN TESTICOLO, CHE COSA FACCIO?

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TENERE IL CELLULARE IN TASCA POTREBBE DANNEGGIARE LA MIA FERTILITÀ?

A. Lascio perdere, sarà stato il colpo         che ho preso a calcetto B.  Vado dal medico 

SONO SEI MESI CHE CERCO DI RIMANERE INCINTA, MA ANCORA NULLA. CHE COSA DEVO FARE? A. 38 anni B.  42 C. 45

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HO 31 ANNI E IN FUTURO VORREI UN FIGLIO. FINO A CHE ETÀ SONO FERTILE?

A. Entro i 30 anni B. Quando decidiamo di diventare          genitori C. Dopo un anno di ricerca di un figlio

QUANDO È NECESSARIO FARE UN CONTROLLO DEL LIQUIDO SEMINALE?

DONNA

UOMO di G R E TA P R I V I T E R A

La polemica sulla campagna del FERTILITY DAY rischia di far passare in secondo piano le informazioni utili per chi vuole concepire. Abbiamo così deciso di consultare Laura Benaglia, ginecologa al Policlinico di Milano, ed ecco «nato» un test per sciogliere i dubbi. Al femminile e al maschile

E TU CHE COSA SAI DELLA TUA FERTILITÀ? WEEK


WEEK

DIVENTEREMO ALLSEX di L U C A V E N T UR A

Parola di Rocco Siffredi. Che, forse, il 23 settembre festeggerà la Giornata mondiale dell’orgoglio bisessuale. Non la conoscevate? Probabile. È proprio così, invisibili, che si sentono milioni di bisessuali nel mondo. Istituita nel 1999, mira a scardinare pregiudizi e atteggiamenti marginalizzanti sia da parte della comunità eterosessuale che Lgbt in generale. Eppure, studi e indagini statistiche dimostrano che sono sempre di più coloro che rifiutano le etichette tradizionali e decidono di seguire il proprio cuore.

LA PUNTA DELL’ICEBERG I ricercatori americani  distinguono tra coloro   che si identificano bisex  (tra l’1 e il 5% della  popolazione mondiale),  comportamento (quanti  hanno avuto rapporti  con individui dello stesso  sesso: tra l’8 e il 37%) e  attrazione (sperimentata  almeno una volta da un  numero compreso tra il 17  e il 46% delle persone).   In linea con queste stime,  da una statistica Istat  emerge che due milioni di italiani ammettono di aver provato sentimenti,  attrazione o di essere  andati a letto con persone  dello stesso sesso. Secondo  i sessuologi, però, sarebbe  solo la punta dell’iceberg.  

UN ORIENTAMENTO A PARTE

diventino monosessuali,  relegando allo stato  latente la propria natura  bisex. Non a caso, negli  animali – meno soggetti ai  condizionamenti esterni – la bisessualità è molto  diffusa: scimpanzé, pinguini,  leoni e altre 1.500 specie  mostrano comportamenti  bisex. Petter Boeckman,  zoologo dell’Università di Oslo esperto in materia,  dice: «C’è chi afferma  che omosessualità e  bisessualità sono innaturali:  al contrario, in natura sono  comuni ed essenziali   alla vita di tante specie».  

TUTTI BISESSUALI?

DAL MONTE OLIMPO AL MONTE FUJI

Già negli anni Venti,  Freud era convinto che  alla nascita siano tutti  bisessuali, ma durante lo  sviluppo psicologico i più 

Quanto pesa, dunque,  l’atteggiamento culturale  dominante rispetto alla  libera espressione della 

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LA BANDIERA (QUASI) ARCOBALENO Nata nel 1998,   la «bi pride flag»   è rosa, viola   e blu.

propria sessualità? Tanto.  Sia nell’antica Grecia  che nell’antica Roma  le relazioni sessuali non  erano classificate secondo  i rigidi codici binari  moderni di omosessualità  ed eterosessualità. Nel  Kama Sutra sono presenti  indicazioni relative alle posizioni più adatte  sia a due uomini che a due  donne, allo stesso modo   con cui vengono  descritte tutte le pratiche  eterosessuali. E tanto  nell’antica Cina quanto  nel Giappone feudale  e imperiale le pratiche  bisessuali erano   molto diffuse. 

JOLIE, GAGA E ROCCO Sempre più diffuse, o sempre più dichiarate,  anche tra i personaggi  famosi. Kristen Stewart,  Angelina Jolie, Cara  Delevingne, Megan Fox,  Lady Gaga, Amber Heard,  Anna Paquin e Evan Rachel Wood sono dichiaratamente  bisessuali, come Michael  Stipe dei R.E.M., allo stesso modo in cui lo erano Marlon  Brando, Freddie Mercury  e David Bowie. Tra le star  nostrane, vale l’opinione  di un esperto come Rocco  Siffredi: «Sono stato anche  con uomini, diventeremo  tutti allsex».

SEMPRE PIÙ «FLUIDI» Le rilevazioni americane più recenti danno ragione a Siffredi (o a Freud, se preferite): il 17,4% delle  donne ammette di aver  avuto rapporti con lo stesso  sesso, e il 5,5% di queste  sono bisessuali dichiarate  (nel periodo 2006-2010  erano il 3,9%), percentuali  che negli uomini sono  rispettivamente del 6,2 e  2% (dall’1,2%). Ancora più  netto il dato sui 13-20enni: oggi solo  il 48% si dichiara  esclusivamente etero. Nella  fascia 21-34 anni, la proporzione sale al 65%.  Sessualmente meno fluidi o solo meno disposti ad ammetterlo? 28.09.2016

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Due i pregiudizi più diffusi:  che si tratti solo di una  fase, e che i bisessuali siano  in realtà omosessuali. Uno  studio della Utah University,  condotto osservando un  gruppo di donne nell’arco  di 10 anni, ha concluso  che la loro bisessualità  non era riducibile a una  «fase di sperimentazione»  o a uno stadio transitorio  precedente il lesbismo, ma era un’identità stabile e definita. Analogamente,   una ricerca pubblicata  nel 2012 dall’Archives of Sexual Behavior ha  dimostrato che gli uomini  bisex si eccitano vedendo  immagini erotiche sia  di donne che di uomini.  


WEEK LA DANZA IMMOBILE

di MICHELE SERRA

C r on a ch e da u n Pae s e ch e s ta pe rd e n d o te m p o

BERLUSCONI, 80 ANNI E 1 NEMICO:

LA DESTRA ilvio Berlusconi compie ottant’anni il 29 settembre nella condizione (imprevista) di comprimario. Gli esiti titanico-catastrofici, alla Caimano, sono rimasti fortunatamente sulla carta: non ha incendiato Roma. È rimasto a galleggiare ai margini della sua fama come una vecchia gloria. Come un De Mita qualunque. Vedendolo così, desueto e inoffensivo, è lecito domandarsi se non si sia esagerato, ai tempi, nella sua mostrificazione. Facciamolo, ma a condizione che la memoria, che per sua natura tende a essere corta, ci restituisca tutta intera la paurosa mancanza di misura, di portamento democratico e persino di logica del periodo detto «berlusconismo».

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l romanzo giudiziario che lo ha ingabbiato in trame processuali le più varie (alcune, vedi i dibattimenti pettegoli sulle «cene eleganti», non proprio fondamentali) ha avuto il torto di mettere in secondo piano la sostanza politica del suo lungo regno, che è stata la dismisura. Aveva troppi soldi, troppe televisioni, troppi giornali, troppo potere e – in conseguenza dei precedenti «troppo» – troppi servi. Era ipertrofico anche il suo ego. Vanitoso, presuntuoso, gaffeur, importuno con le donne, puerilmente convinto di essere meritevole dell’ammirazione incondizionata di tutti e di conseguenza offeso a morte, e furibondo, se qualcuno osava non amarlo e applaudirlo. Mentitore seriale e impudente, forse il solo politico dell’intera storia mondiale ad aver promesso che avrebbe «sconfitto il cancro in tre anni». Per queste sue qualità divenuto popolarissimo in tutto il mondo come maschera italiana nel senso più triste del termine, sbruffone e sciupafemmine, millantatore e inaffidabile. Riassumendo: non serio. Magari simpatico, ma non serio, che è lo stigma che ci perseguita, nel mondo, da secoli. Se la democrazia è un insieme di misure (regole, controlli reciproci, compromessi), Berlusconi ha tentato di essere l’esatto contrario, rimpiazzando il vuoto di senso della politica in crisi con un

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«pieno di sé» quasi incredibile per vanità e ancora più incredibile per il credito elettorale riscosso così a lungo, e a dispetto dell’inconsistenza politica dei suoi governi. ifficile dire se abbia cambiato il Paese o se il Paese fosse già predisposto a darsi un leader come lui. Certo è che, a bocce ferme, si è avverata una profezia che anche chi scrive ha contribuito a diffondere: Silvio Berlusconi avrebbe distrutto dalle fondamenta non la sinistra (così buona incassatrice, ormai, da essere quasi indistruttibile), ma la destra italiana. Il decoro formale, il rispetto della legalità e delle regole, il buon senso addirittura eccessivo dei nostri padri borghesi erano quel poco o quel tanto di alfabeto civile che i conservatori italiani avevano saputo darsi, e darci. Non a caso gli eroi di quella destra, e per esteso eroi della Repubblica, sono stati due uomini di legge, il giudice Borsellino e l’avvocato Ambrosoli. Di quella destra Berlusconi ha distrutto persino il Dna. Il suo scontro con Indro Montanelli rimarrà una pagina importante della storia italiana: il conservatore scettico che non regge più i modi e le mire del populista arricchito, e viceversa. Il precedente più illustre era stato l’avvento del fascismo, trionfo della piccola borghesia nazionale e sconfitta dell’Italia liberale giolittiana. Ma la storia non si è ripetuta né poteva ripetersi: gli anticorpi della democrazia repubblicana sono ben più robusti di quelli dell’Italietta sabauda.

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l prossimo test, per nostra fortuna ma anche per nostra sfortuna, sarà negli Stati Uniti, dove un clone di Berlusconi (compreso il machismo da balera) dopo avere scassinato il partito Repubblicano va all’assalto della Nazione. Per nostra fortuna, dicevo, perché da Donald Trump, e da chi lo osanna, ci separa un oceano. Per nostra sfortuna, perché quello che accade in America è dieci volte più importante, nel bene e nel male, di quello che accade qui in provincia.

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WEEK

TRO NO DI EM MY les, mbre agli Emmy Awards a Los Ange andato in onda la notte del 18 sette è ca, e mati Spad di dram o Tron serie del ior a migl i: scen di rtant o Il nuovo colp a casa 12 premi, tra cui i più impo ato port ha ggiato Hbo di feste o sy hann fanta però saga La che gli Oscar delle serie Tv. altri attori del cast (sopra), a Kit Harington, Emilia Clarke e agli etta re. statu semp una di Ness iata . prem regia e più Tv atura sceneggi ioni, Il Trono di Spade è la serie un record: con 38 Emmy vinti in 6 stag

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Il biglietto diceva: «Divertiti stasera! Se vinci o se perdi fa lo stesso, la tua mamma ti vorrà sempre bene. Non bere troppo». A firmarlo è la madre di Jimmy Kimmel, che ha presentato la notte degli Emmy Awards. Destinatari del messaggio, gli ospiti della serata. Come Tom Hiddleston (1), che ha regalato un gossip: lui e Taylor Swift si sono lasciati, ma «siamo rimasti amici». Il premio per la miglior sirenetta va a Sofía Vergara (2). Il miglior pancione è quello di Kerry Washington (7), che ha voluto un selfie con Kit Harington (3). Julia Louis-Dreyfus (5), migliore attrice in una serie comica per Veep, ha commosso tutti dedicando il premio al padre, da poco scomparso. A sorpresa vincono Tatiana Maslany (4) e Rami Malek (8): miglior attrice (per Orphan Black) e miglior attore (Mr. Robot) di una serie drammatica. I più divertenti? I tre bambini della serie Stranger Things. Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Millie Bobby Brown (6): a teatro sono arrivati in bici.


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MI È SEMBRATO DI VEDERE UN PESCE

IAGO LEONARDO/2016 WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR

Come faccia non è del tutto chiaro neanche alla scienza, ma il pesce selene (Selene vomer) è un genio del travestimento: riesce a rendersi praticamente invisibile anche a distanza ravvicinata. Probabilmente grazie a una specie di placca riflettente contenuta nelle cellule della pelle, sfrutta la luce polarizzata a suo favore e si nasconde ai predatori come un illusionista. La foto è tra le finaliste al Wildlife Photographer of the Year 2016 del Natural History Museum di Londra. Tra 50 mila foto da 96 Paesi (i vincitori il 18 ottobre) i pesci che scompaiono questa volta si sono fatti notare.

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Che un amante del Sol Levante stia marcando un’audace bellezza nostrana. Dicono che la cosa non è inaspettata: pare che, da qualche tempo, all’interno dei suoi palazzi tiri aria di crisi. Dicono.

Esclusivo!

UNA FAMIGLIA È PER SEMPRE

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Reunion americana per Sienna Miller, 34 anni, e Tom Sturridge, 30. L’ex coppia ha trascorso qualche giorno insieme a New York con la figlia Marlowe, 4 anni.

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La gioia di pà mamma e pa

TEMPESTA D’AMORE IN VISTA? Si sono lasciati a luglio dell’anno scorso. Da allora, però, Sienna Miller e Tom Sturridge continuano a essere fotografati insieme. Un pranzo a Londra. Feste insieme. E, ultimo in ordine di tempo, brunch con passeggiata a New York. Ufficialmente, stanno adempiendo ai propri compiti di bravi genitori della piccola Marlowe. Ma chi conosce bene l’attore inglese è convinto che stia cercando di riconquistare l’ex compagna, fregandosene dei pettegolezzi che la vogliono molto intima con il regista Bennett Miller, che l’aveva diretta in Foxcatcher - Una storia americana. In fondo, Tom deve pensarla come il poeta Byron, che nel 2017 interpreterà nell’atteso biopic A Storm in the Stars. In una poesia scrisse: «Dicono che la Speranza sia felicità, ma il vero Amore deve amare il passato». L.P.  76 

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Sienna Miller e Tom Sturridge: genitori perfetti ed «ex» molto intimi


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UNA MOTO PER DUE

Unghie perfette, da passerella. Ma KIARA FONTANESI sfila soltanto sulla sua «due ruote» da cross. Fresca del suo quarto titolo italiano, la bella centaura non ama perdere, soprattutto se si tratta di Maverick Viñales, l’astro nascente del MotoGP. Con lui l’amore già sfreccia a tutta velocità di SAR A CANALI

CIP CIP GALEOTTO

LA PICCOLA «NUMERO 1» Aveva due anni e mezzo quando   salì sulla prima moto. «Mio padre  portò a casa una moto per mio  fratello Luca, che ha sei anni più  di me, anche lui corre nel motocross.  Vedendola, mi misi a piangere  così forte che dovettero comprarne  una anche a me. Nessuno pensava  che avrei iniziato fin da subito a fare  sul serio. Invece a cinque anni  gareggiavo già».

Da giugno 2015 nella vita di Kiara   c’è Maverick Viñales, pilota spagnolo  della Suzuki nel Mondiale MotoGP  (vedi anche pag. 202). Tutto è nato  su Twitter. «Mi ero accorta che mi  seguiva e la cosa mi aveva incuriosita.  Nelle prove a Montmeló fece una  prestazione così incredibile che  gli feci i complimenti. Abbiamo  iniziato a scriverci e a scoprire  che avevamo le stesse  passioni. Ora viviamo  in provincia di Parma».

NON HO PAURA, MA... «Per me stessa non ho paura.   Ma vedere Maverick in gara   mi terrorizza. Ora capisco perché mia  madre ha sempre preso   un tranquillante prima delle mie gare!   A Silverstone mi sentivo che avrebbe  vinto. Eppure non sono riuscita   a rilassarmi fino all’ultima curva. Per   il resto, quello che più temo è il fatto  che oggi ci sei e domani potresti non  esserci più. La vita è bella e mi sto  divertendo molto».

PRONTA A GRAFFIARE

AMORE A OTTO ZAMPE Le sue due mascotte si chiamano   Otto e Ice. «Sono due femmine.   Ice l’abbiamo presa io e Maverick  lo scorso anno, mentre Otto l’abbiamo  trovata abbandonata vicino a casa.  Ice è più irrequieta, mentre Otto mi  segue sempre, ha il passaporto e sente  moltissimo la tensione della gara:   il sabato mattina è in panico totale,  guai a chi la tocca o la disturba   fino a domenica quando  tutto è finito».

SEI KIARA COME UN’ALBA Nasce «Chiara» 22 anni fa a Parma e cambia legalmente  il nome in Kiara nel 2014. Fontanesi è la prima   donna a vincere il campionato del mondo di motocross  quattro volte di seguito, dal 2012 al 2015.   Atleta dell’anno 2012 e 2013, pochi giorni fa   ha portato a quota quattro anche i suoi titoli italiani,  vincendo otto manche su otto.  

«Nel 2012, quando vinsi il titolo  mondiale, ero la più giovane tra   le concorrenti. Vedevo le altre così  esperte e agguerrite. Ben presto, però,  mi sono accorta che perdere non  mi piaceva per niente. Ho sacrificato   la mia vita per quello che mi piace  fare, e per ottenere un risultato».   Kiara tiene molto anche alla sua  femminilità. «Prima di partire, la moto  deve essere perfetta,   ma lo devono essere anche   le mie unghie».

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D.R.

Squilla il telefono, è la voce di Eleonora Giorgi: «Ljuuuba, ho scritto un libro sulla mia vita, Nei panni di un’altra. Parla anche  di teee. Te lo voglio dedicare». Strano, l’ultima volta che ho visto Eleonora era al funerale di mio marito Andrea, nell’82.  E ci eravamo scambiate un sorriso due anni prima, nella sua villa megalomane di Roma, grande come il Quirinale. Era per   il battesimo di Andrea Jr avuto da Angelone Rizzoli, il mio caro figlio acquisito. Ricordo nonno Giorgi che cullava il nipotino: «Amore  mio, quante testate di giornali avrai in eredità». Ma mio marito, in piena débâcle editoriale: «Sarà erede delle testate nei muri».

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Vita da Oscar

IL DIAVOLO E LA PRINCIPESSA

GOLDPRESS

Stanno per spegnere le prime   25 candeline del loro amore (il prossimo  26 dicembre) Roberto Benigni, 63 anni,   e Nicoletta Braschi, 56, una delle coppie  più longeve e famose del cinema italiano.  Uniti anche nel lavoro (Nicoletta è apparsa in tutti i film dell’attore-regista  toscano), si concedono ogni anno almeno  una settimana, tra spiaggia e gite con   i pescatori locali, nella «loro» Isola Santa  Maria, alla Maddalena, dove nel 1997  Benigni ebbe l’idea per il film con cui  vinse tre Oscar, La vita è bella. 

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LA CICALA E IL FREDDO Dopo anni trascorsi a fare la mamma (dei figli avuti da Vinicio Marchioni), Milena Mancini torna al cinema. Per recuperare una certa follia on ambiva a così tanto, Milena Mancini. Tornare al mestiere che ama (l’attrice), in un festival prestigioso (la Mostra di Venezia), dopo essersi «compiuta come donna» (ha avuto due figli dal collega Vinicio Marchioni), e con un titolo che calza a pennello (Il più grande sogno). Nel film di Michele Vannucci è la donna incinta di Mirko, un ragazzone di periferia che interpreta se stesso e che nella borgata romana della Rustica cerca di ricostruirsi un futuro più degno del carcere da cui è appena uscito. «La prima volta che lo rivedo, fuori da galera, da copione avrei dovuto baciarlo. Saltargli addosso come un animale. Ho chiesto il permesso alla moglie». E a suo marito? «No. Ci è abituato. A Mirko, vergine di set, ho detto: “Sono sposata. Felicemente. Ma quando sentirai Azione io, fino allo Stop, ti farò questo...”. Gli prendo la faccia, gliela lecco tutta. “Aò, ammazza come sei matta”». Lo è davvero? «Lo sono stata. Mi ricordo piccola, davanti alla Tv. Guardavo Heather Parisi cantare Cicale. Mio fratello più grande di otto anni, che oggi non c’è più, mi prendeva e lanciava in aria. Facevo la spaccata sospesa. Sicura anche, però: c’era lui sotto». Sarebbe diventata ballerina. «Per Kylie Minogue, che ho anche portato in giro in Vespa per Roma. Per Robbie Williams nel tour in Australia, in quello europeo di Ricky Martin». Anche Vinicio pare che non si sia risparmiato, tra donne e altri vizi. «Ma tra noi abbiamo scoperto le carte subito. Questo l’hai fatto? Sì. Quest’altro? Pure. Entrambi». Che cosa fate d’altro insieme? «Dell’ottimo sesso». Perché si è innamorata di lui? «Il suo modo di parlare. Sapevo della balbuzie. Lo guardavo, e aspettavo s’incespicasse. Ma non succedeva mai. “Perché non balbetti, qui con me?”. “Non so. Mi sento tranquillo, a casa”». 82 

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Moglie ta (non) per fin

PALCOSCENICI

Dove vi siete conosciuti? «Ai provini di Romanzo criminale (lui interpretava il Freddo, ndr). Ma l’ho visto veramente quando è venuto da me per aiutarmi a studiare una parte. Poi, caso strano, si è dimenticato il caricabatterie, e da lì è stato un lungo corteggiamento: non mi sono concessa subito. Un mese a parlare di libri e dischi». Era una strategia? «Quando senti che le cose sono quelle giuste, non c’è bisogno di bruciarle subito. Siamo antichi, noi due». Ora avete due figli: Marco, di 5 anni, e Marcello, di 4. «Testano i miei limiti. Gli ho spiegato che la mamma non è perfetta, che può sbagliare». Una femmina la vorreste? «Ho detto a Vinicio che deve farsi un’amante, se la vuole. Mora, formosa. Quelle come me, biondine e dalla taglia di seno non pervenuta, fanno maschi».

Milena Mancini, 39 anni,  è nel film Il più grande sogno  presentato a Venezia. Sotto,  col marito Vinicio Marchioni,  41, assieme al quale,   a maggio 2017, porterà   al teatro Piccolo Eliseo   di Roma lo spettacolo su Dino  Campana, La più lunga ora.

E lui? «“Me ce manca pure l’amante, guarda”». È stata anni lontana dal lavoro, per i figli. «A meno di lasciarli a tate, essere madre significa rispettare i loro tempi. Vinicio era molto impegnato, e mi è sembrato giusto, nel rispetto della coppia, che fossi io a fermarmi, a fare un passo indietro». Le è costato? «Gli ho detto “Vai” confidando nella seconda possibilità che oggi è arrivata. È la forza delle donne». 28.09.2016

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di L AV I N IA FAR N E S E


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NOTTE DA CAMPIONI Da Rania di Giordania a Nicolas Cage, una grande risposta all’appello di Celebrity Fight Night

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stato ritirato da Rania di Giordania, a Palazzo Vecchio (sopra, il Salone dei Cinquecento), l’Andrea Bocelli Humanitarian Award, nel corso della terza Celebrity Fight Night per raccogliere fondi a favore della Andrea Bocelli Foundation e del Muhammad Ali Parkinson Center. La regina ha tenuto un lungo discorso-appello, nel quale ha auspicato l’avvento di un nuovo Rinascimento per favorire la distensione internazionale. Il red carpet ricco di celebrity, allestito in Piazza della Signoria a Firenze, è stato seguito da una cena di gala sponsorizzata da Ermanno Scervino, maison di moda fiorentina, alla quale ha preso parte anche Officine Panerai, marchio di alta orologeria sportiva, e da un’asta benefica. I lotti più interessanti, battuti durante la serata presentata da Milly Carlucci, sono stati una Ferrari personalizzata da un’artista egiziana (120 mila euro), un cavallo purosangue arabo (65 mila) e un pianoforte di marmo (400 mila). Dopo l’esibizione di Bocelli, altro straordinario momento musicale con l’orchestra del Maggio Fiorentino diretta da Zubin Mehta.

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DA HOLLYWOOD AL RING 9

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1. Maria Grazia Cucinotta, in Ermanno  Scervino; 2. Jimmy Walker, presidente   e fondatore della Celebrity Fight Night, e   la moglie Nancy; 3. Dario Nardella, sindaco   di Firenze, e il maestro Zubin Mehta;   4. Evander Holyfield, ex pugile, e Shevon  Harris; 5. Nicolas Cage; 6. Lonnie Williams  Ali, vedova del grande Muhammad Ali,  scomparso lo scorso 3 giugno; 7. David  Foster, direttore musicale dell’evento;   8. Agnese Renzi, in Ermanno Scervino;   9. Rania di Giordania; 10. Andrea Bocelli   con la moglie Veronica, in Ermanno Scervino.

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Create the campaign – Star with Georgia & Jordan – pepemixitup.com


Alessandro Baricco A RC H I VO GE N E R A L DE I N DI A S

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ILLUSTRAZIONE

JOANNA NEBORSKY

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ARCHIVO GENERAL DE INDIAS

i tanto in tanto restaurano qualche film, operazione che non ho mai ben capito in cosa consista ma che suona piuttosto poetica (tipo risuolare le scarpe). La cosa offre una buona scusa per rinchiudersi in una sala cinematografica a rivedere film che avevi visto un sacco di tempo fa, evitando la triste procedura di sedersi sul sofà e vederli alla tele o, gesù che tristezza, al computer. Per i più giovani sarebbe un’occasione di vedere giocare dal vivo Pelé, ma pochi lo capiscono, per cui in sala, di solito, la maggioranza naviga tra problemi alla prostata e protesi all’anca. Comunque. Adesso hanno restaurato I cancelli del cielo (Heaven’s Gate), 1980, regia di Michael Cimino. Come si sa non è un film qualunque: pare che sia il più grande flop della storia del cinema. Cimino era reduce da cinque premi Oscar spolverati con Il cacciatore, film splendido. Uno così, lo lasci fare. Infatti la United Artists gli concesse un budget da 7 milioni di dollari, lui ne spese 44, il film ne incassò 3. Risultato: fallimento della United Artists e scomunica di Cimino, che fu espulso da Hollywood, finendo per trasformarsi in una specie di genio smarrito e surreale. È morto qualche mese fa. Nelle foto si era ormai trasformato in una donna. Nel cuore, non so. A parte le faccende di soldi, va detto che I cancelli del cielo fu subito e unanimemente riconosciuto come un film di rara bruttezza. Io avevo ventidue anni, allora, andai a vederlo e lo giudicai, in tutta onestà, un western bellissimo e visionario: diciamo pure un capolavoro. Da allora mi è rimasta la sensazione latente di una partita lasciata a metà. Probabilmente avevo torto io (è sorprendente come a 22 anni si abbia quasi sempre torto), ma ad esempio, alla morte di Cimino, quindi secoli dopo, leggo un articolo di Alberto Barbera (uno di cui mi fido) ed ecco quel che diceva di quel film: era un capolavoro. Ahah!, mi son detto, riaprendo la vecchia battaglia. Quindi figurati se non mi precipitavo al cinema quando è uscita la versione restaurata. Tra l’altro si trattava della versione Director’s Cut, magnifica espressione che significa: ecco il film come il regista lo voleva prima che i produttori si mettessero a tagliuzzarlo e a mescolarlo come una caponata. Nel caso specifico, 216 minuti contro i 149 che finirono nelle sale. (Anch’io, per inciso, vorrei poter presentare il Director’s Cut della mia vita, agli amici, prima o poi, così capiscono cosa avevo in testa di combinare, prima che si mettessero di mezzo un sacco di altre persone…) Ora. Sono ormai passati 36 anni da allora, e quindi è inutile trascinarci ancora con ’sta storia. Chiudiamola qui. Era un capolavoro o un cesso? Sono uscito dalla sala con certezze che decido di archiviare e di non tirar fuori mai più. Eccole qui. Il protagonista, Kris Kristofferson, non si può vedere. Lo salva la voce, impagabile: sembra che esca dal buco di scolo di un lavandino. Fantastico. I movimenti di macchina dei primi venti minuti sono genio puro. La durata del film è perfetta. Se 216 minuti vi sembrano troppi, il problema è vostro. Il trucco e i costumi di Christopher Walken sono da denuncia.

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La scena finale, sul panfilo, è bellissima in sceneggiatura ma è girata proprio da schifo: il truccatore, in particolare, è da prendere a calci in culo fino alla Terra del Fuoco. Isabelle Huppert, come stile di recitazione, è una ventina di anni davanti agli altri. Fantastica. Inoltre Isabelle Huppert nuda è bellissima. La trama fa acqua da tutte le parti. Dico solo questo: c’è un cattivo che passi tre ore e mezzo a odiare con tutto il cuore: alla fine forse il buono lo ammazza, ma mica siamo molto sicuri, per saperlo devi andare a vedere su Wikipedia. Il ballo a Harvard, poche balle, è girato da dio. Nella battaglia finale (pare che nelle intenzioni di Cimino occupasse metà del film) non si capisce quasi niente. In particolare è impossibile capire cosa diavolo fanno i tre protagonisti: vanno e vengono come tre bambini che si sono persi al supermercato. Magari era brutto veramente, ma se alla vigilia dell’era Reagan fai un film in cui alla fine i cattivi sono salvati dal provvidenziale arrivo dei cavalleggeri degli Stati Uniti (arrivano i nostri), tronfiamente schierati dalla parte sbagliata, non è che ti puoi aspettare che al botteghino facciano a gomitate. Onore al compagno Cimino. Durante il ballo a Harvard, Kristofferson becca nel mucchio la ragazza giusta e dopo infiniti sguardi muti riesce a ballare con lei. Hanno vent’anni, o giù di lì. «Sei sola?», lui le chiede, dal buco del lavandino. Lei non risponde e continuano a ballare (riprese magnifiche). Passa un tot di tempo. Poi lei dice: «Sì». Quel tot di tempo è uno dei migliori tot di tempo della storia del cinema. Spero di essermi spiegato: nel caso, andarsi a vedere la scena. John Hurt che, nel bel mezzo della battaglia, dice «l’anno scorso, in questo periodo, ero a Parigi», è fantastico. Per il resto è in costante, fastidioso overacting. Ovviamente la festa degli slavi in cui tutti ballano sui pattini è un capolavoro. Chi non si commuove quando vede che Christopher Walken ha tappezzato la sua baracca schifosa con giornali vecchi («Ho messo la tappezzeria», premette, cercando di convincere la Huppert ad andare a vivere con lui) non possiede un cuore, non l’ha mai posseduto, non lo possiederà mai. (Lei entra, poi si siede a tavola, tutta preparata bene, ma secondo il concetto che un pistolero può avere di tavola apparecchiata: sta un po’ lì, sorride, bellissima, guarda i dettagli, e alla fine scoppia a piangere, ma in un modo, ma in un modo che… non so, un modo… Va be’.) Al ralenti, quando la battaglia è finita, una donna, una dei poveracci che si erano ribellati alla violenza e alla ricchezza dei grandi allevatori, combattendo come furie contro di loro, rischiando la vita, e spesso perdendola, ma sempre senza fare un passo indietro, disperati e incorreggibili, una donna dicevo si guarda attorno, capisce che non hanno perso né vinto, capisce che non c’è nesso tra il seminare e il raccogliere, capisce che la pace dopo la guerra sarà senza senso, si infila la canna della pistola in bocca e spara. Secondo me è la morale del film. E, giuro, se la vedi non la dimentichi mai più. Risultato finale: I cancelli del cielo è un cesso di capolavoro. Amen. 28.09.2016


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Alicia Vikander, che compirà 28 anni il 3 ottobre, è la protagonista femminile della Luce sugli oceani di Derek Cianfrance, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Sul set del film, Alicia ha incontrato Michael Fassbender, con cui si è fidanzata.

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Il film del nostro amore In un anno ha trovato il successo al cinema e (sempre al cinema) un compagno. In attesa dei premi che verranno per la storia interpretata con Michael Fassbender, ALICIA VIKANDER ricorda la domanda con cui lui l’ha fatta sciogliere d i E V G E N I A P E R E T Z foto M A R I O T E S T I N O

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«IO E MIA MAMMA PUNTAVAMO LA SVEGLIA

ALLE DUE DI NOTTE PER GUARDARE GLI OSCAR»

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«LO STRESS DELLA DANZA ERA NOTEVOLE:

FINII DALLO PSICOLOGO, DI NASCOSTO DAI MIEI» 28.09.2016


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«LA MACCHINA DEL GOSSIP QUI A LOS ANGELES È ENORME.

MA IO NON MI RASSEGNO A NON ESSERE ME STESSA» 28.09.2016

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on lo fa apposta: ad Alicia Vikander il personaggio di ragazza-più-fortunata-del-mondo viene naturale. Non riesce a nasconderlo nemmeno quando si fa intervistare via Skype, che al momento è il suo mezzo preferito per comunicare con gli amici lontani. A Sydney sono le dieci del mattino, e lei sta oziando in casa del suo fidanzato, l’attore Michael Fassbender, che si è trasferito lì per girare Alien: Covenant di Ridley Scott, mentre lei ha un paio di settimane di vacanza fra un set e l’altro. Ha i capelli che sembrano freschi di doccia e indossa una camicia azzurro chiaro che potrebbe anche non essere di Fassbender, ma dovrebbe. Si sta preparando una classica colazione da europea elegante e salutista: yogurt e muesli accompagnati da una spremuta di limone con aceto di sidro di mele per la quale certi suoi amici australiani dai gusti olistici vanno pazzi. «In teoria dovrebbe fare benissimo, ma è disgustosa!». A differenza delle persone normali, che in genere su Skype sembra stiano fissando il pomello di una porta, lei appare splendida come sempre. La quasi (li compie il 3 ottobre) 28enne attrice svedese, che oggi vive a Londra, quest’anno ha fatto il salto da relativamente sconosciuta a superstar internazionale: quattro film importanti – Generazione perduta, Operazione U.N.C.L.E., Ex machina e The Danish Girl – in soli dodiVANITY FORTUNA ci mesi, il genere di impresa 2012: Alicia, semisconosciuta, che un paio d’anni fa era riuposa su Vanity Fair per il suo scita a Jessica Chastain. primo servizio di moda. Che le porterà fortuna: nel 2016 vince Alicia ha attraversato la scorl’Oscar come non protagonista sa stagione dei red carpet da e trova l’amore con Michael protagonista, intascando Fassbender. Saranno insieme una nomination ai Golden a cena con noi a Venezia (in alto). Globe come miglior attrice per l’interpretazione dell’adorabile robot di Ex Machina e vincendo l’Oscar come non protagonista per The Danish Girl, dove era la moglie di Eddie Redmayne, che interpretava uno dei primi uomini a sottoporsi a un cambio di sesso. Oltre che attrice, la giovane svedese è anche ormai la musa di stilisti contemporanei – un anno fa è diventata il nuovo volto di Louis Vuitton – mentre i costumisti che lavorano a film storici sfarzosi sognano di lavorare con lei.

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ggi, Alicia riflette sulla lunga strada che ha fatto: «Un tempo Hollywood era un brusio lontano. Io e mia madre puntavamo la sveglia alle due del mattino per guardare gli Oscar, ed era come aprire la finestra su un altro universo. E quest’anno invece lei era lì con me, agli Oscar… Non facevamo che imprecare in svedese: “Cazzo, è tutto così… Wow”». Chi ha lavorato con lei lo sapeva: questa svedese è una tale forza della natura che non poteva rimanere sconosciuta. Attori e registi raccontano tutti la stessa storia, che puntualmente comincia con loro ammaliati dal suo carisma: «Sono rimasto semplicemente incantato!», esclama Joe Wright, che l’ha diretta in Anna Karenina. L’ammirazione cresce osservandone la tenacia da perfezionista, frutto di anni passati a studiare danza classica: «È un mondo dove fai una cosa, e poi la rifai, e la rifai ancora finché ti viene bene. Alicia porta con sé quel rigore assoluto, e quell’assoluto desiderio di dare il massimo», dice Redmayne. E poi c’è il suo tratto più potente: il trasporto emotivo che riesce a sprigionare in scena. «C’è qualcosa che non ha niente a che vedere con la bravura tecnica. È una profondità emotiva, una capacità di sentire che ha un che di vulcanico», continua Redmayne. Alle doti professionali si affianca una personalità molto più alla mano di quello che ti aspetteresti. Dal vivo, l’attrice ha una risata robusta, ed è sorprendentemente loquace, a tratti perfino in modo un po’ sconclusionato. Non si fa problemi a raccontare aneddoti con la

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Ora che ha il mondo ai suoi piedi, la Vikander sceglie i lavori esclusivamente in base all’estro e alla passione. Togliersi lo sfizio proibito di un paio di blockbuster? Fatto. Al cinema la vediamo in Jason Bourne, accanto a Matt Damon, e si sta preparando a interpretare Lara Croft nel prossimo Tomb Raider. Una collaborazione con un leggendario regista europeo? Missione compiuta: ha appena girato Submergence di Wim Wenders. Un film indipendente con una vecchia amica? Ecco Euphoria di Lisa Langseth, la regista che l’ha scoperta. E questo è anche il primo titolo di Vikarious Productions, la società che Alicia ha fondato proprio per fare quello che le pare. Prima però toccherà al film su misura per gli Oscar, con il fidanzato star: La luce sugli oceani di Derek Cianfrance, presentato alla Mostra di Venezia, è la storia di un guardiano di faro e di sua moglie che – segnata da due recenti aborti spontanei – trova un bambino approdato in riva al mare su una barca e decide di crescerlo come se fosse suo. È su questo set che Alicia e Fassbender si sono innamorati.


bocca piena di yogurt, e ha sempre con sé in borsa il suo Yahtzee, un gioco di dadi. Sulla relazione con Michael Fassbender mantiene però il riserbo. Anche se Wright ricorda che ai tempi di Anna Karenina «aveva un nuovo fidanzato, e il lunedì mattina arrivava ancora un po’ sbronza, con il mento arrossato da tutti i baci del weekend». genitori di Alicia, Maria e Svante, divorziarono poco dopo la sua nascita. La madre faceva l’attrice nella compagnia del teatro nazionale, e anche lei da bambina interpretò qualche piccolo ruolo. Il padre, psichiatra, era un po’ un dongiovanni: sei figli in tutto, da quattro matrimoni. A quattro anni Alicia cominciò a studiare danza classica. A nove, era nella scuola del Balletto reale svedese, ormai avviata a diventare una vera ballerina. Un mondo fatto di perfezionismo, sofferenza, ansia e insicurezza, quello della danza. Oltretutto, lei non si considerava nemmeno molto carina: «La mia autostima non era alle stelle. Studiare danza classica e stare in calzamaglia davanti a uno specchio per non so quante ore al giorno era durissimo». Lo stress era così forte che finì dallo psicologo, anche se di nascosto dai genitori. Un po’ di sollievo le venne dalla recitazione, quando a 16 anni fu scelta per una miniserie Tv. Ma poi fu respinta dall’Accademia d’arte drammatica, e si iscrisse quindi a Giurisprudenza. Un giorno però, mentre lavorava in un negozio Levi’s, la chiamò un direttore di casting. C’era una regista svedese, Lisa Langseth, che cercava una protagonista per Pure, film su una ragazza dai trascorsi difficili che trova conforto nella musica classica e si innamora di un direttore d’orchestra più anziano. Dopo alcuni provini, la Vikander ottenne la parte, una giovane donna molto cupa e arrabbiata. Lì capì che «i film ti permettono di esplorare emozioni che di solito cerchi di tenere lontane, anche se alcune che ti spaventano ti sono in realtà molto vicine». Quell’interpretazione le fece vincere il premio cinematografico nazionale svedese (il Guldbagge), attirando l’attenzione dei direttori di casting europei. Cosa che la fece arrivare nientemeno che… in

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Danimarca. Il regista danese Nikolaj Arcel cercava la protagonista di Royal Affair, dalla storia vera di Caroline Matilda, che sposò il sovrano mentalmente instabile Cristiano VII di Danimarca ed ebbe una tragica relazione con il medico di corte. Il problema era che Alicia non spiccicava una parola di danese. Ma non rinunciò, e passò i due mesi successivi a studiare la lingua: «Ero terrorizzata, arrivata alla sesta settimana i nervi hanno cominciato a cedere, e ho pensato: non ce la farò mai». Ci riuscì e Royal Affair fu nominato all’Oscar come miglior film in lingua straniera. Poco dopo, l’attrice si trasferì a Londra, dove condivideva un appartamento con tre amiche svedesi, tutte aspiranti cantanti. L’appartamento dava sul mercatino di Portobello Road, e avevano la cucina infestata dai topi: «Era la casa da scapole più sporca che si sia mai vista». Le quattro ragazze si dividevano due letti e tutti i vestiti, che tenevano ammucchiati sul pavimento. Alicia faceva audizioni, a vuoto, per film come Biancaneve e il cacciatore e Millennium - Uomini che odiano le donne. Da sola, girò quindici provini in video per altrettante puntate pilota di serie americane: sono stati completamente ignorati e «nemmeno mi hanno detto no». oi è arrivata la svolta: l’adattamento di Anna Karenina del regista Joe Wright. Seguirono diversi film, anche con attori famosi ma dai risultati deludenti: Son of a Gun con Ewan McGregor, Il settimo figlio con Julianne Moore e Jeff Bridges, Il quinto potere con Benedict Cumberbatch, Generazione perduta. La situazione cambia definitivamente con Ex Machina, storia di un analista informatico e di un’attraente androide femmina. La parte di Ava richiedeva un enorme controllo fisico e movimenti molto precisi, ma sotto la superficie doveva dare l’impressione di possedere sentimenti veri. L’attrice è riuscita a centrare questo equilibrio, portandosi a casa una nomination ai Golden Globe. Pochissimo tempo dopo, in The Danish Girl di Tom Hooper le fu chiesto di attraversare tutto lo spettro delle emozioni, dalla frivolezza alla rabbia, passando per un’incrollabile compassione. Che ne fosse

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Donna del passato e del futuro 1. Royal Affair (2012), con Mads Mikkelsen, 50 anni, Alicia e Mikkel Boe Følsgaard, 32. 2. Ex machina, 2015, con Sonoya Mizuno, 28. 3. The Danish Girl, sempre nel 2015, con Eddie Redmayne, 34. Per la parte di Gerda, Alicia ha vinto l’Oscar come non protagonista. 4. Con Matt Damon, 45, in Jason Bourne, al cinema. 5. L’amore con Michael Fassbender, 39, nella Luce sugli oceani, presentato alla Mostra di Venezia. 6. Tulip Fever con Christoph Waltz, 59. Il film uscirà l’anno prossimo. 4

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all’altezza si capì subito dal provino. Nella scena preparata da Alicia, Gerda affrontava il marito Einar dopo averlo visto, vestito per la prima volta in pubblico da Lili Elbe, baciare un uomo al ballo. Redmayne, che allora era già stato scelto per la parte, ricorda: «La telecamera era accanto alla mia testa. Abbiamo cominciato a leggere, e siamo arrivati alla fine della scena. Mentre aspettavo lo stop, mi sono girato e ho visto il regista che singhiozzava a bassa voce». «Il suo provino mi ha commosso in modo quasi imbarazzante», ammette Hooper. «Eddie mi fa: “Sei a pezzi. Non puoi non prenderla, se ti ha fatto piangere alla prima”. E io: no, no… ho solo un po’ di allergia». Anche La luce sugli oceani, da un bestseller di M.L. Stedman, è strappalacrime: il libro ha fatto piangere il regista Derek Cianfrance in metropolitana a Brooklyn. Racconta Cianfrance che per la parte della protagonista – una donna così posseduta dal dolore che rubare un neonato le sembra l’unica soluzione – «cercavo una persona priva di filtri: Isabel è una che, se ti ama, ti chiede di sposarla; se trova

notato anche in Lupita Nyong’o in 12 anni schiavo. Una tale concentrazione, la consapevolezza che ti stanno dando un’opportunità e devi prenderla al volo. Quanto ad Alicia, non ha paura di condurre i suoi personaggi in territori sgradevoli. L’intensità del suo impegno mi ha spinto a concentrarmi, a impegnarmi altrettanto». licia Vikander – bellissima, intelligente e stracolma di talento – incontra quello che sarà suo marito sullo schermo: il bellissimo, intelligente e stracolmo di talento Michael Fassbender. C’è da sorprendersi per come è andata? Rispetto a lui, lei si considerava ancora un’esordiente, e all’inizio delle riprese ricorda di essersi sentita «terrorizzata e molto sola». Ma Fassbender l’aveva già notata un anno prima, vedendola ballare a un party del Toronto Film Festival. Ben presto Alicia ha scoperto che il collega voleva il suo aiuto per partire con il piede giusto. «Il suo modo di “farmi entrare” è stato molto tenero. Diceva: “Mi daresti un parere? Secondo te, cosa dovrei fare?”. È stato tenerissimo».

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«MICHAEL DICEVA: “ME LO DARESTI UN PARERE?”

È STATO TENERISSIMO IL SUO MODO DI COINVOLGERMI, DI “FARMI ENTRARE”» un bambino in riva al mare, se lo tiene; se ti odia, non ti rivolge mai più la parola». Allora, i film importanti di Alicia non erano ancora usciti, e lui non conosceva il suo lavoro. «Non è arrivata tutta truccata cercando di fare colpo», racconta. Il provino è durato quattro ore e lei «ha messo a nudo tutto. A volte incontri attori che non sono disposti a mettersi in ridicolo. Non vogliono fallire. Alicia ha subito tirato fuori una convinzione, una fiducia e un coraggio assoluti». Dopo che l’aveva scelta, il regista ha deciso di non mostrarle nemmeno una fotografia della location mozzafiato, il faro di Cape Campbell situato in uno dei punti più a nordest dell’Isola del Sud, in Nuova Zelanda, lontano dalla civiltà. Aveva altri piani. Alicia, che soggiornava nella città di Dunedin, è stata svegliata alle due del mattino da un membro della troupe, caricata su una macchina e quindi bendata. «E io: oh, ma che fate?!», ricorda lei. Le risposero che era un’idea di Derek, e partirono. All’arrivo al faro, era ancora bendata. «Mi hanno chiuso in un capanno per la legna senza finestre, dove mi hanno vestita e pettinata». Poi un tecnico le ha detto: «Tra sedici minuti esatti aprirò questa porta. A un certo punto vedrai una piccola troupe… Derek vuole che tu faccia quello che ti viene». La porta è stata aperta due minuti prima che sorgesse il sole. «Ho visto il faro e quel mare incredibile», ricorda lei. «Mi sono incamminata su per la collina, perché lì avevo intravisto la troupe. In cima, mi sono trovata davanti l’oceano, ed è sorto il sole. Non avevo mai visto tanta natura in tutta la mia vita. Adesso, quando rivedo quella scena, mi fa un effetto strano. Penso: ma mica sto recitando. È semplicemente la mia reazione: oh, mio Dio!». L’altra sorpresa è stata scoprire che lei, Fassbender e una manciata di collaboratori avrebbero effettivamente convissuto nel faro per un mese. Fassbender era riluttante, pensava: «È proprio necessario?». Ma lei non ha fatto obiezioni. «Non dà mai niente per scontato», osserva Michael. «Molte attrici che stanno emergendo ora hanno un coraggio che nei colleghi maschi non si vede così spesso… L’ho 108 

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Cianfrance non si è certo sorpreso nel vedere che i suoi protagonisti si stavano innamorando. «Conoscendoli come persone, non era difficile intuire che potesse esserci quel tipo di intesa. Erano un’accoppiata perfettamente assortita, in cui ciascuno spronava l’altro… come Michael Jordan e Scottie Pippen. Si miglioravano a vicenda. E insieme erano anche meglio che da soli». Solitamente restio a parlare della sua vita privata, Fassbender ha ammesso che «ovviamente certe cose si riversano in quello che stai facendo». Alicia sa che il pubblico ama mettere le attrici su un piedistallo per poi ridimensionarle (basti pensare a Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway, Jennifer Lawrence), e conosce il potere crudele dei tabloid e dei social media. «Qui la macchina del gossip è qualcosa di enorme», mi dice al telefono da Los Angeles qualche giorno dopo. «C’è una spinta continua a trovare nelle tue parole il materiale per un titolo. È difficile, perché io non voglio fare la schiva, trattenermi, non essere me stessa».

Ho l’impressione che parli per esperienza, e allora le chiedo se sulla stampa siano uscite cose di cui si pente. Sta per rispondermi quando, con tempismo perfetto, un assistente che stava ascoltando la conversazione ci interrompe ad alta voce. «Possiamo saltare la domanda e chiudere alla svelta?». Presa in contropiede, lei ride un po’ a disagio. E per un attimo ti chiedi se quel personaggio di ragazza-piùfortunata-del-mondo non sia pronta a cederlo a qualcun’altra. (traduzione di Matteo Colombo) T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   1 6   M I N U T I 

Pagg. 94-95: abito, Alexander McQueen. Sandali, Christian Louboutin.  Orecchini, Dauphin. Pag. 96: abito, Nina Ricci. Orecchini, Van Cleef & Arpels.  Pag. 97: top, Chloé. Orecchini, Louis Vuitton. Pagg. 98-99: abito, Dior. Décolletées,  Roger Vivier. Gioielli, Bulgari. Clutch, Judith Leiber. Pag. 100: completo, Bottega Veneta. Cappello, Kin/K. Collana, Venyx. Pag. 101: abito, Michael Kors. Sandali,  Jimmy Choo. Pag. 102: corsetto, Loewe. Orecchini, Vhernier. Pag. 103: abito,  Ralph Lauren Collection. Bracciale, Cartier. Pag. 93: abito, Louis Vuitton. Make-up Laura Dominique using MAC. Hair Anthony Turner using L’Oréal Professionnel.  Manicure Lorraine Griffin using Enamel by Chanel.

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Sarà perché adesso è diventato grande come Elvis (almeno al cinema), ma a MICHAEL SHANNON le affermazioni stupide poco interessano. Una in particolare di E NR I C A B R O C A R D O

BAFTALA/CONTOUR/GETTY IMAGES

LA FACCIO IN PUBBLICO? E CHI SE NE FREGA

DOPPIETTA Michael Shannon, 42 anni, dal 22 settembre interpreta Presley al cinema, in Elvis & Nixon. Il 17 novembre lo vedremo in Animali notturni.

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STEVE SCHOFIELD

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Era molto più profondo di quanto sembrasse. Era uno che rifletteva sulla vita, spirituale, si faceva un sacco di domande. Ha sempre vissuto con disagio il suo enorme successo. Sapeva di avere talento e si era dato molto da fare per sfondare, ma in qualche modo continuava a domandarsi: “Perché io?”». Anche a lei capita di farsi la stessa domanda? Più volte ha detto che ci sono tanti bravi attori in giro che stentano a pagarsi l’affitto. «La mia carriera è stata graduale, lenta. Ho iniziato dal basso. Nessuno potrebl terbe iniziare più in basso di dove ho cominzo tentativo riusciamo finalmente a parciato io, e solo un po’ alla volta sono riulare. In sottofondo, gridolini infantili fanscito a tirarci fuori abbastanza da vivere. no da contrasto col vocione di Michael A Elvis Presley il successo arrivò dal cieShannon. Si scusa. «Sono in viaggio con lo, all’improvviso. Poco prima era soltanla mia famiglia, le mie bambito un ragazzo di Memphis che ne, non è stato facile organizamava la musica e che si diverzare questa telefonata». tiva a giocare a football con gli Il 22 settembre esce al cinema amici. Inoltre, da ragazzino Elvis & Nixon. Il film racconnon era il tipo che spopola. ta un singolo episodio (reale) Al contrario. A scuola era una della vita di Presley: il suo inspecie di emarginato». contro, nel 1970, con Richard Lei com’era da ragazzo? Nixon, il presidente degli Sta«Non ho avuto la migliore delti Uniti che nel 1974 sarà trale infanzie possibili (i genitori volto dallo scandalo Wadivorziarono molto presto e si tergate. risposarono, ognuno dei due, Shannon ha poi ancinque volte; lui visse un po’ THE KING che una parte, non con la madre un po’ con il paShannon e Kevin  da protagonista dre tra il Kentucky e l’Illinois, Spacey, 57 anni, ma comunque ndr). Ero un solitario, non mi in Elvis & Nixon. Sotto,  con Jake Gyllenhaal,  importante, in andavano le cose che di soli35, in Animali notturni Animali notturni to piacciono ai ragazzi. Abdi Tom Ford. di Tom Ford, prebiamo traslocato da un posto sentato alla Mostra all’altro un mucchio di volte, di Venezia (lui non ci è mia madre aveva pochi solandato: era impegnato su un di... Ma non mi va di parlaaltro set) e in uscita il 17 nore troppo della mia infanzia. vembre. Tende a suonare melodramTornando a Elvis & Nixon, se matica, mentre io non mi cona interpretare il presidente c’è sidero “segnato” da quell’eun vagamente somigliante Kesperienza. Ci sono bambini vin Spacey, Shannon riesce a che hanno vissuto molto pegessere credibile nella parte di gio, diciamo solo che non è Presley nonostante in comune stato divertente. Per quello, a con The King non abbia nulla, «IO NON HO AVUTO LA MIGLIORE 16 anni ho iniziato a recitare a parte i basettoni posticci e la a teatro. Non veniva quasi nesDELLE INFANZIE POSSIBILI, parrucca col ciuffo. suno a vederci ma mi faceva «Elvis voleva parlare con lui a stare bene». quanto pare per farsi dare un Che cosa le piaceva e le piace tesserino dell’Fbi. In realtà, del mestiere dell’attore? nessuno sa la vera ragione. È «Per me è un modo per impaproprio questo che mi ha intrirare cose nuove. Sulle persoA SCUOLA, E DA RAGAZZINO gato. Non avrei mai accettato ne, sul mondo. Questo lavoNON ERA CERTO IL TIPO CHE di fare un film sulla sua vita in ro ti fa pensare ad argomenti, SPOPOLA. AL CONTRARIO» generale. Trovo che i biopic sistorie cui non avevi mai penano piuttosto noiosi». sato prima. Ti apre gli occhi. In generale? «Soprattutto quelli che raccontano la vita dei musicisti. È sempre la stessa storia: si comincia con il personaggio che combatte per farsi strada, finché arriva il suo momento. Ma con la notorietà iniziano i problemi. Beve troppo, si droga, tradisce la moglie e cade in disgrazia. E a quel punto si rende conto che non basta essere famosi per fare tutto quello che si vuole». Per gli attori funzionerebbe alla stessa maniera? «Chi mai vorrebbe vedere un film sulla vita di un attore? Già faccio fatica a parlare di me e del mio lavoro. Sarebbe mortalmente noioso». Che cosa l’ha stupita di Presley? «Alla fine, di lui come persona si sa poco.

MA ELVIS ERA UN EMARGINATO

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Mi interessano gli esseri umani, capire perché fanno quello che fanno. Per quale ragione Elvis andò a Washington D.C. per farsi dare un tesserino dell’Fbi dal presidente? Personalmente non ne ho mai desiderato uno, ma mi intriga cercare di capire le sue motivazioni. Tra l’altro, ne aveva già parecchi, rilasciati da autorità locali: contee, città, Stati. Ma sa cosa? Preferisco recitare piuttosto che parlarne. Anche perché non credo ci sia una maniera intelligente di farlo». Eppure, in qualche modo, il suo passato non può non influenzare il suo lavoro. Sbaglio? «Non so. In un certo senso sono irrequieto, faccio fatica a stare fermo. I primi anni della mia vita sono stati pieni di cambiamenti e recitare è cambiamento, significa interpretare personaggi diversi, avere a che fare con persone nuove ogni volta, viaggiare in posti dove non eri mai stato». Insomma, oggi può continuare a «muoversi» ma, a differenza di quando era bambino, decide in che direzione andare. «In un certo senso. Anche se credo che il libero arbitrio sia un’illusione». Il suo esordio al cinema è stato in Ricomincio da capo del 1993 con Bill Murray. Che cosa ricorda del provino, del set? «Ero proprio agli inizi, in quella fase in cui devi lottare per ogni ruolo, anche piccolo. Vivevo a Chicago e gran parte del film fu girata lì. Come molti altri attori in città, feci un’audizione e mi presero. Avrò avuto forse tre battute in tutto, nella scena del ristorante. Non proprio una parte indimenticabile, ma siccome la storia è quella di una giornata che si ripete uguale all’infinito ho avuto modo di trascorrere un sacco di tempo sul set e osservare Bill Murray al lavoro. Sono da sempre un suo fan. Un giorno, durante una pausa, stava ascoltando una canzone dei Talking Heads che io adoro. Pensai che fosse una buona occasione per attaccare discorso. “Ti piace la loro musica?”, chiesi. Lui mi guardò: “Be’, la sto ascoltando. Tu che cosa ne pensi?”. Mi sentii un deficiente». Di recente, lei ha lavorato a un 116 

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E c’è anche una nomination Nel 1993 Shannon debutta con Ricomincio da capo,  con Bill Murray, oggi 66 anni, e Andie MacDowell, 58.   Nove anni dopo, è con Kim Basinger, 62, in 8 Mile,  protagonista Eminem. In Revolutionary Road (2008) recita  con Leonardo DiCaprio, 41, Kate Winslet, 40, Kathy Bates,  68, e Richard Easton, 83: per la parte, riceve  una nomination all’Oscar. Dal 2010 al 2014 è nella serie  Boardwalk Empire, con Vincent Piazza, 40. Nel 2013, arriva L’uomo d’acciaio di Zack Snyder.

RICOMINCIO DA CAPO

8 MILE

REVOLUTIONARY ROAD

BOARDWALK EMPIRE

numero impressionante di film. È stata una decisione consapevole o ha ricevuto una serie di proposte alle quali non poteva dire di no? «Funziona così: ti propongono una parte e tu accetti. A quel punto ti dicono: “Però non abbiamo ancora abbastanza soldi. Riparliamone quando siamo pronti”. È successo che molti di quei progetti siano partiti nel giro di pochi mesi e non mi andava di deludere nessuno. Ma non è in questo modo che mi va di vivere, vorrei passare più tempo con la mia famiglia. Lo scorso anno ho girato otto film, troppi. Il prezzo da pagare è stato pesante, non mi sono ancora ripreso del tutto. Ora sto cercando di ridurre il ritmo, di essere più selettivo. Inoltre i film indipendenti hanno un piccolo budget, ti pagano pochissimo. Una volta che ho saldato i conti, tra agenti, manager e tasse non mi è rimasto praticamente nulla. Non va bene. Non pretendo 20 milioni di dollari, ma sono un uomo adulto e ho una famiglia da mantenere». In tutto questo ha fatto anche teatro. Nell’ultimo spettacolo, Lungo viaggio verso la notte di Eugene O’Neill, con Gabriel Byrne e Jessica Lange, a Broadway la scorsa primavera, interpretava il personaggio di un alcolista. «Ancora oggi preferisco il palcoscenico ai film. Del resto, è stato uno spettacolo teatrale a cambiare la mia vita: Killer Joe (di Tracy Letts, debuttò nel 1993, ndr). Fu un successo enorme, lo portammo in tournée in Europa e poi a New York. Senza quello spettacolo, lei oggi non starebbe parlando con me». A proposito, in un’intervista ha detto che per rimanere nel personaggio talvolta le capitava di farsi la pipì addosso in scena. È vero? «No. È che quella giornalista mi fece una domanda assurda tipo: “Come fa a stare tutto quel tempo senza andare in bagno?”. Le ho detto:“Me la faccio nei pantaloni”. Quando mi fanno una domanda stupida, rispondo in modo altrettanto stupido. Ma, sa una cosa? Se adesso tutti pensano che mi piscio addosso, chi se ne frega». T E M P O   D I   L E T T U R A :   9   M I N U T I 

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Hanno vinto le loro battaglie contro alcol, droga e malattie. E ora che tornano dopo 4 anni di silenzio, i GREEN DAY vogliono fare due cose: Çimpegnarsi per la vitaÈ e raccontarci i loro progressi di T I Z I A N O M A R IN O

NUOVA RIVOLUZIONE I Green Day tornano con l’album Revolution Radio, in uscita il 7 ottobre. Da sinistra: il bassista Mike Dirnt, 44 anni, il frontman Billie Joe Armstrong, 44, e il batterista Tré Cool, 43.

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uongiorno! Le dispiace se prima di iniziare mi faccio un caffè?». Sono di spalle, seduto sul divano della camera d’albergo quando Billie Joe Armstrong fa il suo ingresso nella stanza. Di fronte a me c’è la poltrona, ancora vuota. Dietro, una vetrata imponente dà sulla baia di San Francisco. È una vista impossibile da dimenticare. Al centro

c’è un isolotto, non uno qualsiasi: è Alcatraz, diventato famoso per aver ospitato il carcere di massima sicurezza. Quanto di più lontano possa esserci dall’atmosfera lussuosa che ci circonda, ma in qualche modo affine a questo gruppo punk rock che da sempre canta contro il sistema. Inizio con il frontman, poi intervisterò il bassista, Mike Dirnt, e infine sarà il turno di Tré Cool, lo storico batterista della band. Billie Joe si accomoda con la sua tazza bollente appoggiata sul ginocchio, ma quando iniziamo a parlare la macchinetta del caffè non si è ancora spenta e il rumore ci distrae. «Mi scusi, tra poco la smette». Quello che noto subito è che Armstrong, mentre parla, non mi guarda mai negli occhi: tornare per un’intervista dopo anni di silenzio non deve essere la cosa più semplice al mondo. Il caffè scotta e forse è per questo che, dopo il primo sorso, la mano che stringe la tazza

ha un sussulto. Parte della bevanda si rovescia sui pantaloni, macchiandoli. Nessuna imprecazione, nessuna parolaccia, Billie Joe sorride: «Ecco, perfetto, direi che ora possiamo cominciare». A 44 anni compiuti Armstrong è ancora il ragazzino di una volta, i Green Day sono quelli degli anni d’oro di Dookie e American Idiot. «Penso di essere ancora un bellissimo giovincello», scherza il cantante. «In realtà sto ancora cercando di capire alcune cose. Nella prima strofa della canzone Forever Now dico: “Mi chiamo Billie e sto dando di matto”. È il verso più sincero che abbia mai scritto. Sono ancora un caso disperato». Eppure, dalla leggendaria Basket Case sono trascorsi 22 anni. Gli ultimi però sono stati i più difficili. Il 7 ottobre i Green Day pubblicano Revolution Radio, l’attesissimo album che interrompe una pausa durata quattro anni. Un lasso importante, durante il quale Armstrong ha vinto la

«LA COSA CHE RATTRISTA DI PIÙ È PUNTARE IL DITO

CONTRO L’UOMO NERO. TRUMP GIOCA LA CARTA DEL RAZZISMO» 120 

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dipendenza da alcol e droghe, il chitarrista turnista Jason White ha lottato con un tumore alle tonsille e il bassista Mike Dirnt ha ritrovato la moglie Brittney, che ha vinto una terribile battaglia contro il cancro al seno. «In quei momenti per noi molto difficili, ho capito che il nostro legame non era fondato sulla musica ma sulle persone. Proprio come in una vera famiglia», spiega Armstrong. «Le cose brutte della vita ti permettono di aprire gli occhi, di avere una prospettiva nuova e ti fanno apprezzare in modo diverso ciò che hai», mi dice Dirnt quando lo raggiungo nella sua stanza. «Ora se mi chiedo se davanti a me ho più giorni positivi o negativi, mi rispondo che non lo posso sapere. So solo che posso cercare di renderli positivi. È la decisione conscia di svegliarsi e impegnarsi per la vita, di non lasciare che il portiere ti rovini la giornata. Tutto dipende dal giusto approccio alla vita». Lo sa bene anche Tré Cool, l’unico a essere passato «indenne» attraverso quel periodo maledetto. Quando entro nella sua di stanza, mi accoglie saltando sul letto, proprio come farebbe un bambino il giorno di Natale. «Mi sono sposato (l’11 ottobre 2014 con la modella Sara Rose Lipert, ndr), ho cercato di non fare musica per un po’. È stato difficile non suonare, ho dovuto imparare di nuovo a rilassarmi, a fare cose normali. Sono stato anche in Italia: Cinque Terre, Portofino, Roma, Milano e Firenze, sono eccitato all’idea di tornarci in tour». I Green Day infatti apriranno la tournée europea proprio nel nostro Paese, con quattro concerti a partire dal 10 gennaio a Torino, Firenze, Bologna e Milano. Intanto, il singolo Bang Bang – già pubblicato dalla band – impazza tra i fan. La canzone parla di un cecchino di massa e della sua controversa relazione con i social media. Armi e uso del web, due problemi che soprattutto la società americana conosce bene. «Riguardo ai social media, credo che la situazione ci sia sfuggita di mano, ne abbiamo perso il controllo», spiega Billie

Joe. «Con Bang Bang cerco di entrare neppure di arrivare così vicino alla Casa nella testa di una persona pazza ma nelBianca». E a due mesi scarsi dalle eleziolo stesso tempo di colmare quel divario ni, il rischio che Trump ce la faccia è reacreato dal terrore dei confini, ovvero dalle. «Il suo è una sorta di “fascismo azienla xenofobia. Per come la vedo, ciò che la dale”», prosegue Armstrong. «La cosa gente scrive su Facebook è una sorta di più triste però è che una parte della somanifesto, come nel caso di quel ragazcietà americana si riflette in lui: le perzino di Santa Barbara, qui in California, sone disperate, quelle della classe opeche ha postato la frase: “Nessuna ragazraia e i più poveri. Trump dà a loro un za è attratta da me, quindi qualcuno deve nemico, gioca con la carta del razzismo, morire”. Un’idea che l’ha dipinge un mondo dove il portato a sparare e a uccimale è rappresentato dai dere gente innocente (si rimessicani, dai musulmaBILLIE E SOCI IN ITALIA ferisce alla strage nel camni che arrivano a rubarci pus universitario di Santa il lavoro, a stuprare i bamLa cover di Revolution Radio dei Green Day.   Barbara compiuta da Elbini, a ucciderci, frasi che Il loro tour europeo   liot Rodger nel 2014, ndr). abbiamo sentito tutti uscisi apre in Italia con  Dall’altra parte, c’è un alre dalla sua bocca. È quequattro date a gennaio:   tro tipo d’ideologia, che si sta la cosa che mi rattriil 10 a Torino,  l’11 a Firenze,  tratti di Isis o di qualche alsta di più, quando si punil 13 a Bologna  tra pazzia. Cerco di consita il dito sull’uomo nero, e il 14 a Milano. derare entrambi gli aspetdimenticandosi temi vitati e di metterli insieme, è li come la sanità, l’istruzioil narcisismo della nostra ne, lo stipendio minimo e cultura. Ora con i social così via». media così fuori controllo, Temi vitali come è vitale di casi ne vediamo sempre un respiro. Nel nuovo alpiù. Ed è incredibile il fatbum c’è un brano che parto che nessuno riduca le dila proprio di questo, e la stanze, per esempio, tra la mente non può che correpolizia che uccide giovare al periodo più buio della ni neri e la stessa comunità afroamericasua vita, quello della clinica di disintossina, se non quando sono i poliziotti a escazione: «Still Breathing parla di sopravsere uccisi, com’è accaduto di recente a vivenza, che per me è stata l’esperienza Dallas». di invecchiare, diventare sobrio. Parla di quel senso di volersi salvare, dall’avanzaI brani di Revolution Radio sono stare degli anni o da qualcosa di più speciti scritti ben prima che Donald Trump fico, che si tratti di droga o di stress postsi candidasse alla presidenza degli Stati traumatico come accade ai veterani di Uniti. Per questo l’album, di un’attualità guerra. A volte, il solo fatto di respirare disarmante, pare sia riuscito a prevedere è sufficiente». il futuro. «Credo che Trump sia Ronald Prima di salutarci, Billie Joe Armstrong McDonald (la mascotte-pagliaccio della vuole rassicurare tutti coloro che temono famosa catena di fast food, ndr), non creche Revolution Radio possa essere l’ultido voglia davvero diventare presidente. mo grande album della band. «Oh no, i Sono convinto piuttosto che voglia solo Green Day non molleranno mai. Farefare un po’ di reality Tv, per incrementamo musica finché saremo in vita, facenre gli introiti dei suoi show. La campagna do tour e divertendoci il più possibile». elettorale gli serve per rafforzare il suo Come da trent’anni a questa parte, come marchio, continua a dire cose folli, le persempre. sone reagiscono e lui diventa sempre più popolare. Credo che non immaginasse T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   8   M I N U T I 

«ORA NON POSSO SAPERE SE DAVANTI HO PIÙ

GIORNI POSITIVI O NEGATIVI. POSSO SOLO CERCARE DI RENDERLI POSITIVI» 122 

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sasha e orso

La sua palla record è schizzata a 127 km l’ora davanti a milioni di italiani. Ma IVAN ZAYTSEV, trascinatore della Nazionale, fa paura soltanto in campo: vestito solo di suo figlio, si è messo a nudo per noi. Racconta che lui più che «lo Zar» in realtà è un samurai (guardate bene i tatuaggi), tornato a casa per far volare il volley di l a ur a f ie n g o

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maki galimberti

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da PErUgIa CON aMOrE

Ivan Zaytsev, 28 anni il 2 ottobre, nato in Italia da genitori russi, con il figlio Sasha, quasi 2. Il pallavolista è appena rientrato dopo due stagioni con la Dinamo Mosca: dal 2 ottobre sarà in campo con la maglia della Sir Safety Perugia.

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mi spiezzo in due

La passione di Zaytsev per i tatuaggi è evidente: «Ho un rapporto speciale con il tatuatore (Francesco, dello studio romano Unopercento, tattoo artist di fiducia, pare, anche di Francesco Totti, ndr), non è certo il tipo che per celebrare una vittoria ti disegna la medaglia». I suoi tre tatuaggi spiegati da lui: «Sono il riassunto della mia vita, o meglio, la sensazione che ho provato in questi momenti della mia vita. Il primo rappresenta il mio passato: l’ho fatto a 18 anni, la scritta My life my rules su una rondine con testa di passero. L’altro, un groviglio delicato sempre in stile giapponese di ali (o di onde del mare?), integra una scritta in lingua misteriosa nippo-italiana: «oceanomare». Sua moglie Ashling ce l’ha identico sulla schiena. L’ultimo sulla coscia raffigura un samurai a cavallo.


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LA ZARINA

Ivan con Sasha e Ashling Sirocchi, 30 anni, ex modella italo-irlandese. Si sono sposati nel 2013.

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ÂŤcon padre oro olimpico e madre nuotatrice, non ho

mai pensato a un altro lavoroÂť

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utte le volte che lo lancio in aria vola davvero in alto, ma lui non ha paura, ride come un pazzo». Un giovane padre che lancia il figlio piccolo verso il cielo, niente di più normale. Ma se a parlare è Ivan Zaytsev le cose un po’ cambiano. Due metri e 4 centimetri di statura, tanto alto che per fotografarlo abbiamo dovuto portare una scaletta sul set, due mani che sembrano i cannoni dell’Armata Rossa, quando passa all’azione e lancia Sasha in aria chiudendo le mani come sottorete mi scappa un urlo di pura apprensione. Giustificata: il suo servizio a Rio nel quarto di finale olimpico contro l’Iran, 127 chilometri orari di velocità, è record: la battuta più

l’argento nella finalissima contro il Brasile e una fama quasi improvvisa da 5 milioni di spettatori, la vita, ovvio, un po’ è cambiata. «Ci siamo dovuti comprare un’agenda». Arriva lui, senza le catene, i gioielli, le borchie e l’abbigliamento un po’ rockstar con cui è arrivato, ma con la cresta mohicana in testa che è il suo marchio di fabbrica. «Sasha mi riconosce dai capelli. Per lui le partite di pallavolo sono come i cartoni di Masha e Orso: guarda la partita, mi riconosce in campo e sta buonissimo. L’unico problema è che anche il tennis gli fa questo effetto, ogni volta che vede Roger Federer grida “papà!”». Dica la verità, l’argento dei secondi l’ha fatta arrabbiare? «Un po’ sì, il legnaccio non mi piace come medaglia». Il legnaccio? Si dice così? «No, credo di averlo inventato io, ma rende l’idea. Logicamente è stato fantastico, perché arrivare così in alto non ce l’aspettavamo proprio. Però una volta lì, cavolo, io sono uno che non sa perdere. Ok, forse meglio così, ci rimane un po’ di quella “fame” di vittoria da tenere per Tokyo 2020». Di recente ha detto in modo abbastanza chiaro che la pallavolo deve fare un salto di

mi hanno invitato a smettere. Ma non ha senso che il volley resti un circolo chiuso. Non sfruttare questo momento è così stupido. Anche per questo sono tanto sui social, in contatto con gli appassionati, che sono abituati a vederci da vicino. In pratica mi sto muovendo da solo». Il volley è molto seguito dalle ragazze: capitano fan troppo pressanti? «Magari qualche citofonata di troppo, niente di ingestibile». Il pallavolista è il tipo di sportivo pieno di donne che può far ingelosire una moglie? Interviene Ashling. «La fisicità nel volley non manca, sono bei ragazzetti in effetti, ma io come si dice “dormo su sette cuscini”, il giocatore di volley non rappresenta certo il gancio per un salto sociale, e poi le fan spesso sono davvero giovanissime». Ivan, lei concorda? Zaytsev ridacchia. «In realtà tutto dipende da te, se te la vai a cercare o no... Io comunque sono molto più geloso di lei, è una donna decisamente fuori del comune». Voi tre sembrate l’emblema della famiglia felice, per lei è stato sempre così? «Assolutamente no. Vede questo tatuaggio che ho sul petto? È una rondine con una testa di passerotto, l’ho fatto a 18, 19 anni

«dopo rio tanti si sono appassionati alla pallavolo, ma spesso giochiamo e nessuno lo sa, il volley

deve uscire dalla nicchia» potente mai registrata in un’Olimpiade. Forse per questo il bambino prima di riprendere forma tra le braccia di Zaytsev per un attimo sembra allungarsi come le palle dei cartoni giapponesi di Mila e Shiro. Ma due cuori nella pallavolo potrebbe essere anche la didascalia della storia personale dello «Zar del volley»: sua moglie Ashling, ex modella e un passato nella cooperazione internazionale Onu, lo segue come un’ombra, a bordo campo, sempre in maglia azzurra e con Sasha accanto. Belli, biondi, romanticissimi (lei è 1,84), celebrano il loro amore anche su Instagram e dall’account Twitter (enigmatico: @1v4n0t7o, «sta per il mio nickname, Ivanotto»). Dopo due anni di trasferta in Russia con la Dinamo Mosca sono tornati in Italia, il 2 ottobre «lo Zar della pallavolo» ripartirà nel campionato italiano, con la Sir Safety Perugia. Mentre lui si prepara per le foto, parlo con lei. Dopo che gli azzurri hanno conquistato 130 

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qualità, uscire dalla nicchia. Al ritorno da Rio ha anche polemizzato un po’ con la sua federazione nazionale. «Non ho polemizzato, era una critica: mi sembra assurdo che con tanta gente che si è appassionata a noi ai Giochi, questa onda di entusiasmo non abbia creato alcuna iniziativa per farci conoscere ancora meglio anche a casa. Il volley è il secondo sport in Italia per numero di tesserati, eppure noi giochiamo e la gente a volte nemmeno lo sa. Per esempio, hanno invitato tutta la Nazionale alla presentazione dei campionati che stanno per partire, però davanti ai soliti 3 o 4 giornalisti, a porte chiuse. Ma non sarebbe meglio farlo dove può venire anche la gente, aperto a tutti?». Ha avuto reazioni alle sue critiche? «Zero. Nemmeno una parola, sarebbe stato già un segnale. Però quando abbiamo fatto qualche video scherzoso con gli altri in ritiro per metterlo su Instagram,

e rappresenta la testa che non avevo sulle spalle. Diciamo che me ne fregavo delle conseguenze». Che cosa si potrà fare mai a 18 anni? «Be’, si può fare. Io a 18 anni ho firmato il mio primo contratto a Roma, uscivo la sera, facevo tardi». Era un po’ «calciatore»? «Ecco sì. Mi ero comprato una macchina che era costata tutto l’ingaggio di un anno». Insomma si è perduto? «Be’, oddio... un po’ sì». E come si è salvato? «Sono stato cambiato dall’amore. Quando ho conosciuto Ashling». Oh finalmente. Lei parla umbro ma qualcosa di russo ce l’ha: è sentimentale. Ha un tatuaggio che celebra anche questo? «Sì, ho questa parola lungo il braccio, mia moglie ne ha una uguale sulla schiena. È scritta al contrario, “alla Leonardo da 28.09.2016


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arriva un messaggio al mio compagno Dragan Travica dallo staff tecnico, dice che il rientro era alle 23.30. Il giorno dopo era libero, ci siamo guardati e siamo andati contro. Abbiamo preso un taxi e siamo andati alla Escalera de Selarón, la scala del quartiere Santa Teresa, l’abbiamo percorsa un paio di volte e ci siamo bevuti due caipirinhe. Abbiamo sbagliato e giustamente siamo passati come anarchici, ci siamo scusati. Molti quando siamo stati rimpatriati hanno pensato “che stronzi, con i contribuenti che pagano la Nazionale”. Ma il nostro era un gesto di insofferenza, in quel momento è andata così». Quest’anno è stato molto diverso. «Altro che, eravamo tutti molto a nostro agio, e non l’abbiamo presa con stress. Non ho potuto vedere niente, nemmeno una gara, ma l’atmosfera era unica lo stesso». Non ha visto nemmeno la sua famosa palla proiettile? «Solo il pezzetto su YouTube, non mi sono assolutamente accorto che fosse così veloce». Colpo di fortuna o saprebbe rifarlo? «Niente fortuna, l’ho già rifatto qui a Perugia». Prima di tornare in Italia giocava in RusDNA DA PODIO sia. Era titolare della Ivan Zaytsev nella finale Dinamo Mosca quancon il Brasile che ha dato l’argento all’Italia. Sopra, do è scoppiato lo scani genitori: la nuotatrice dalo doping: che idea Irina Pozdnjakova si è fatto? e Vjaceslav Zajcev, «È stato brutto ritrooro nella pallavolo ai Giochi di Mosca 1980. varsi in Russia in quel momento. Certo è che io in due anni che sono stato in Russia non sono mai stato sottoposto a un controllo antidoping...». Conosce qualcuno che ha assunto il meldonium? «Preferisco non rispondere». Ora che l’Olimpiade è alle spalle, oltre al campionato che progetti ha? «Veramente un progetto ce l’avrei. Vorremmo avere un altro figlio, ci stiamo provando, chissà. Vediamo, speriamo. Se arrivasse il secondo... Sarebbe un gran bell’argento».

Tornando al Brasile, quest’anno siete stati portati in trionfo, ma proprio a Rio un anno fa lei è stato espulso con clamore dal ritiro azzurro e rimandato in Italia con tre compagni per un rientro ritardato in albergo. Vi siete scusati, ma può raccontare com’è andata? «Certo. Lì non si è trattato per niente di trasgressione giovanile, eravamo, io in particolare, in netto contrasto con l’allenatore di allora (Mauro Berruto, ndr). Non voglio dire che fossimo prigionieri, ma erano due o tre anni che c’era un clima brutto nella squadra, con regole e orari punitivi. Ritiri troppo lunghi, poche ore a casa, lunghi viaggi per tornare. Non ce la facevo più». Un ammutinamento di protesta? «Diciamo che eravamo al limite, quando un sabato sera, mentre eravamo a cena,

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Vinci”, va vista allo specchio, è in una specie di giapponese antico misto all’italiano. Ma non ho mai detto cosa significa, è una cosa privata». Dai ce lo dica, suona sempre più romantico. «Ok, c’è scritto “Oceano Mare”. Il libro di Baricco è stato molto importante per noi due. Il mio ultimo tatuaggio, invece, è diverso: un samurai a cavallo sulla coscia, è un disegno originale di Horiyoshi III, uno dei più grandi tatuatori giapponesi viventi, ci tengo molto». A parte il titolo di «Zar» e i tatuaggi da romanzo di Nicolai Lilin, sembra italianissimo, e parla umbro. Che cosa c’è in lei di russo? «Ho letto Educazione Siberiana e mi è piaciuto. Nicolai Lilin in effetti è russo ma italiano, e fa i tatuaggi. Sono abbastanza attratto dal mondo criminale russo, ma solo come fascinazione: sono pacifista. Di russo in me c’è l’educazione dei miei genitori, direi sovietica. Per insegnarmi a nuotare da piccolo sono stato buttato nel lago fuori dalla dacia. Sono stato allevato in modo duro». Ha un’aria molto tranquilla, le grida da cosacco in campo da dove arrivano? «Quello è il dna russo, appunto. In campo mi trasformo. In realtà perché non so perdere. La verità è che io non sono né russo né italiano: sono di mare, mi piace l’acqua, la sabbia, devo essere siciliano». In effetti lei è nato in Italia. «Sì. Mio padre è stato il primo atleta dell’Unione Sovietica ad avere da Gorbaciov il permesso di espatriare per giocare fuori dall’Urss. Una cosa clamorosa. Nel 1988 andò a Spoleto, dove sono nato io. Praticamente sono un figlio della Perestrojka. Però sono diventato cittadino italiano ufficialmente solo in anni recenti». Madre nuotatrice, padre eroe sportivo, oro ai Giochi di Mosca con la pallavolo. Il destino era segnato? «Per forza, da piccolo non ricordo di aver mai desiderato o immaginato di fare un altro mestiere». Suo figlio Sasha potrebbe essere la terza generazione? «Io veramente spero che diventi un gran cuoco, sono molto appassionato del mangiar bene. Ma non ci conto: la pallavolo lo incanta già».


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SORPRENDENTE

Sandra Milo, 83 anni, nome d’arte per Salvatrice Elena Greco. Il 22 settembre esce al cinema Prima di lunedì, in cui ha una parte comica.

LA FEDELTÀ NON L’HO MAI CAPITA Di uomini ne ha amati tanti, anche allo stesso tempo: «Mica mangi solo pasta o pizza». La sua vita non è sempre stata facile, ma quello che conta sono le emozioni. SANDRA MILO, che a 83 anni torna in un film, si piace così. A parte quella ruga sulla fronte «che racconta il dolore delle donne» di E NR I C A B R O C A R D O 28.09.2016

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STORIA DI UNA VITA 1. Milo a 2 anni, quando viveva a Tunisi. 2. Anni ’50: in via Veneto con mamma Maria. 3. Modella a Milano, a 16 anni. 4. Con Lelio Luttazzi a Studio Uno, è il 1966. 5. Nel 1968 sposa Ottavio De Lollis. 6. Il battesimo di Azzurra con Maria Pia Mastena, che l’aveva miracolosamente rianimata alla nascita. A destra, De Lollis, il padre. 7. Sandra con Azzurra. Da sinistra, Deborah, Ciro, la tata. 8. Dall’85 all’89 conduce su Raidue Piccoli fans. 9. Con Mastroianni in 8 1/2, del ‘63, come Giulietta degli spiriti (‘65) diretto da Fellini, con lei sul set (10). 11. 1955: debutta nello Scapolo, con Alberto Sordi.

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i commuove, occhi lucidi, solo una volta, quando parla della sorella minore Maia che ha avuto un ictus. «Si è ripresa, ma non ha più l’intelligenza vivace di prima, la curiosità. Ci telefonavamo ogni giorno, era bello parlare con lei di tutto. Ci sentiamo ancora, ma il rapporto è cambiato. È cambiata lei». Per il resto, Sandra Milo racconta tutto, drammi compresi, con una leggerezza da fata. Le risatine, gli eh eh, ah ah, oh oh, uuuuuh che punteggiano e chiudono ogni frase. Il 22 settembre esce al cinema Prima di lunedì, commedia brillante con Vincenzo Salemme, Fabio Troiano, Martina Stella, Andrea Di Maria e Sergio Muñiz nella parte di un lanciatore di coltelli. Tutti a caccia di un misterioso uovo. Sandra Milo è una francese attempata, solo apparentemente svampita. «Je suis Chanel, su Facebook ho mandato le mie foto ad Andrea, il fratello di Martina. Solo che risalgono a quando avevo vent’anni. Lui è attratto da me perché sono dolce, comprensiva. Peccato che quando mi vede gli prenda un colpo. Non avevo mai interpretato un ruolo comico. Mi dicono che sono una rivelazione. A 83 anni? È bello quando riesci ancora a sorprendere». Nella realtà, confessa, non sa neppure accendere un computer. Le foto che vedete in questo servizio le ha portate a mano fino a Mondovì, dove ci siamo incontrate in occasione di un’anteprima del film, che è stato girato per lo più in Piemonte. Le sparpagliamo sul tavolino della sua camera d’hotel. Non raccontano la sua carriera, da Antonio Pietrangeli a 8 1⁄2 e Giulietta degli spiriti di Fellini, la Tv negli anni Ottanta e Novanta e poi il teatro. Raccontano la sua vita. Ha detto che una storia con un uomo anziano non la vorrebbe e che con uno più 142 

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giovane le verrebbe da chiedersi: «Perché sta con me?». Quindi? «Ho avuto storie meravigliose. Sono sempre stata innamorata dell’amore e gli uomini mi piacevano moltissimo. Ora dovrei adattarmi. Ne sarei capace? E poi, non è che ne abbia questo gran bisogno. Amo i miei figli, i miei amici, le piante, gli animali... No, gli animali poco, ma sono pazza per le piante. E loro amano me. Un uomo significherebbe il sesso perché l’amore ce l’ho già, tanto. Ma il sesso fatto con le mezze luci non mi va». L’ha fatto sempre a luci accese? «No. Però non si poneva il problema di spegnerle». Ma lei si piace? «Sto molto bene con me. Oddio, il rapporto con me stessa lo curo. Cerco di non fare cose di cui vergognarmi, meschine. L’autostima è importante. E poi mi creo una serie di regole di vita». Ovvero? «Per esempio, mi dico: “Ma, secondo te, è più importante l’intelligenza, la bellezza, l’amore o la ricchezza?”. E mi dimentico

piangono. E dentro sei comunque madre, portata a comprendere, giustificare. “Vabbè, ha sbagliato, ma non succede più”. E non è vero. Però, ci si può sottrarre alla vita, agli uomini? No. Allora, devi imparare ad accettarli. Senza farne una tragedia, senza rancori. Quando venivo picchiata, mi dicevo: “Questo non può succedere alla madre di Deborah”. Mi sentivo offesa come madre, non tanto come donna». Ha mai rischiato di essere ammazzata? «Due o tre volte. Una volta lo desideravo proprio, di morire. Con Moris Ergas (scomparso nel 1995, ndr). Avevamo un rapporto d’amore, non straripante, ma amore. Solo che poi sono diventata l’amante di Ottavio. Era giovane, bellissimo: ci vai a letto, provi grandi sensazioni, emozioni... E non ci rinunci. Perché dovresti? Moris mi picchiò dentro a una roulotte, sul set. Mi prese anche a calci nella testa e io pensavo: “Mio dio, fa che finisca presto”. Volevo morire. Per liberarmi dal dolore, dall’umiliazione ma anche dall’ingiustizia. Non ho mai capito perché qualcuno desideri distruggerti,

«CI SI PUÒ SOTTRARRE ALLA VITA, AGLI UOMINI? NO. ALLORA DEVI IMPARARE AD ACCETTARLI, SENZA TRAGEDIE,

SENZA RANCORI» sempre della pazienza. Se ce l’hai va tutto bene, perché prima o poi le cose si aggiustano. E poi saper aspettare è fondamentale, tollerare le intemperanze degli altri, anche dei figli (Deborah, 51 anni, avuta dal produttore greco Moris Ergas, Ciro, 48, e Azzurra, 46, nati dal matrimonio con Ottavio De Lollis, ndr)». Scorrendo la sua vita si ha la sensazione che gli uomini non sempre l’abbiano trattata come sarebbe stato giusto. «Con me hanno avuto un rapporto di amore e odio. Non sempre, però. Con Federico (Fellini: la loro relazione durò 17 anni, ndr) è stata una storia meravigliosa. Sono sempre stata una donna molto libera, nella mente, nello spirito e gli uomini sentivano di non avere la certezza del possesso. Che, poi, è quello che vogliono, quello per cui uccidono. Io ho preso un sacco di botte. Quando ti colpiscono è difficile, sa? Perdi anche le forze». Ma non li lasciava? «Oh, sì. Però, a volte, chiedono perdono,

farti scomparire, sbriciolarti. Non è giusto, ho ragione?». Lo ha denunciato? «No. Anzi, mi presi io una denuncia. La voce si era sparsa, venne un magistrato per interrogarmi, io non dissi nulla e fui incriminata per reticenza. Anche con Ottavio, poi, ci furono episodi di violenza. Una volta, Ciro entrò in cucina e ci vide. Gli dissi: “Mamma e papà stanno giocando”. Era piccolo, ma capì lo stesso. Tornò con una mazza da baseball che gli avevano regalato, “lascia stare la mamma”, urlò. Lui andò verso il bambino, non so che cosa volesse fargli ma io presi una pentola piena di acqua bollente: “Se lo tocchi te la butto addosso!”. Si fermò. Aveva capito che per mio figlio lo avrei fatto davvero». Una volta ha detto: «Nessuno dei miei compagni ha mai avuto istinto paterno». «È vero. E nessuno mi ha mai aiutato né economicamente né moralmente a crescere i figli. Mai passati gli alimenti. Dirà lei: “Non li ha chiesti”. È vero, non l’ho fatto. 28.09.2016


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Ma uno ci dovrebbe pensare da sé. Nepquello che respiriamo e mangiamo che atpure mio padre aveva istinto paterno. Nel tenua la sensualità». 1936, si arruolò per la guerra d’Africa, e Sa che non ho capito se pensa che adesso mia madre, con mia nonna, lasciò Tunisia meglio o peggio? si (dove la Milo è nata e ha vissuto i primi «Peggio. Era una guerra, d’accordo, ma anni, ndr) e tornò in Italia dai parenti, nel almeno ti sentivi desiderata, bramata, Pisano. La guerra era finita da un pezzo braccata se vuole». quando si presentò a casa. Rimase Mi tolga una curiosità, il marchesolo pochi giorni. Da allora non se Cesare Rodighiero lo sposò ne abbiamo più saputo niena 15 anni perché le era «salBRILLANTE Milo con Vincenzo  te. Chiaramente è morto. Intato addosso»? Salemme, 59 anni,  vece, mamma e nonna han«No, no. Sono arrivata vere Martina Stella,  no sempre vissuto con me. gine al matrimonio. Mia 31, in Prima di lunedì,  Ogni tanto Ergas dicecommedia dove  interpreta Chanel, una  va: “Basta, o se ne vanfrancese svampita. no loro o me ne vado io”. Ovviamente era lui che se ne andava. Per un po’ non se ne sapeva più niente, nel frattempo mi fidanzavo con qualcun altro. Ma poi tornava sempre». E che cosa ne faceva dei nuovi fidanzati? «A volte me li tenevo lo stesso. Non sono mai stata fedele. Non la capisco la fedeltà. Mica mangi sempre pasta o pizza. Fellini se andava con una donna – e ci andava – me lo diceva. Come si racconta una gita, madre era una vera carabiniera. In fondo, una visita al museo. Mi rendeva parteciil matrimonio era una forma di libertà. E pe, mi poneva al suo stesso livello. Io lo poi c’era la voglia di un uomo, la mancanascoltavo, mi divertivo, mi intenerivo». za del padre, tante cose insieme». Era brava a gestire le sue relazioni con più uomini? La chiamano dalla reception, deve an«Sì, perché io esco, chiudo la porta e mi dare alla proiezione. «Mamma mia che dimentico. È più facile se non ti porti adfaccia! Lo so che tutti pensano: “Chissà dosso le cose. Poi, sa che c’è? Era un’equanti interventi si fa”. Invece ho smespoca diversa. Quando andavamo a ballaso, non faccio più niente, tranne un po’ di re, da ragazze, stavamo col sedere sporto iniezioni qui». Si tocca fra le sopracciglia. all’indietro per ritrarci dagli uomini, che «Perché qui sta il dolore delle donne e io ce l’avevano sempre duro e te lo appognon voglio che si veda. Non è giusto congiavano sulla gamba. Lo raccontavo alle dividerlo». amiche delle mie figlie, dicono che a loÈ di ritorno circa tre ore dopo e risaliaro non è mai successo. Allora ti saltavamo in camera sua. «Dove eravamo rimano continuamente addosso. Hanno fatste?», chiede. Alla ruga qui, sulla fronto uno studio, dicono che c’è qualcosa in te. Le chiedo quali siano i suoi dolori. Mi

«DA RAGAZZE, A BALLARE, STAVAMO COL SEDERE SPORTO ALL’INDIETRO PERCHÉ GLI UOMINI TI SI APPOGGIAVANO ADDOSSO,

L’AVEVANO SEMPRE DURO»

racconta di come Ergas le avesse portato via Deborah. Siccome lei era ancora sposata con il marchese, la bambina era stata registrata come figlia di madre che non vuole essere nominata. «Allora la legge funzionava così». E mi descrive la fuga rocambolesca con la figlia durante il golpe dei colonnelli in Grecia, nel 1967, i braccialetti venduti per pagare testimoni falsi «che sostenessero che, in realtà, il padre era Rodighiero». Con Ergas, mi spiega, non si è mai sposata perché l’annullamento delle prime nozze non era arrivato in tempo. E lui, quando stava per essere celebrato il matrimonio con De Lollis, tentò di bloccarlo. «Andai dal cardinale Staffa, ero incinta, gli dissi: “Eminenza, mi butto sotto la macchina del papa”». Le chiedo se sia vero che abbia anche abortito un figlio. «Sì, non ne volevo più dopo Azzurra. Sa la storia del miracolo, no?». La bambina, nata morta, si era rianimata, miracolosamente appunto. L’episodio, riconosciuto dalla Chiesa, ha portato alla beatificazione di Maria Pia Mastena. «Ma io avevo paura che succedesse di nuovo. A mio marito non dissi nulla, lo raccontai a suo padre che mi mandò da un medico. Allora era illegale. Ottavio, però, se n’era accorto. Minacciava di denunciarmi. Negai fino allo spasimo». Fa il conto dei processi subìti solo da Ergas: 44 tra penali, civili e per l’affidamento della bambina. «L’avvocato mi mandò la parcella, una cifra esagerata. Mi venne un’idea: non aveva inserito il costo delle telefonate in Grecia, così presi un sacchetto di gettoni delle cabine e glieli mandai come anticipo. Si infuriò, ma poi gli è passata». Tutto sommato, riflette, è meglio una vita difficile che senza emozioni. Poi, traduce il pensiero nel finale di una fiaba: «Certe volte vado al supermercato, per terra c’è tutta quella gomma nera. E poi mi accorgo che in un angolino è spuntato un ciuffo d’erba. Piccolissimo. È la vita che cerca di venir fuori da ogni parte. Funziona così anche per noi, vero?». T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   1 2   M I N U T I 

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A POSTO Sul set fotografico ripiega in perfetto ordine gli abiti che ha usato. Perché LUCA ARGENTERO è molto ordinato e cerca di fare ogni cosa per bene, come gli ha insegnato mamma. Ma al cinema smette di fare il bravo ragazzo di C R I S T IN A M A NF R E D I

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AFFASCINANTE Luca Argentero, 38 anni, dal 29 settembre è protagonista al cinema della commedia Al posto tuo, diretta da Max Croci.

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uando incroci Luca Argentero – bello, intelligente, ironico – speri quasi che faccia qualcosa di stonato, per ridimensionarlo un po’. E non te la puoi prendere se difende con riserbo la separazione dalla moglie Myriam Catania e la nuova storia con l’attrice Cristina Marino: è il suo modo di proteggere due donne a cui ha voluto e vuole un gran bene. Però, durante l’incontro a Verona, appena prima della sfilata di Falconeri di cui è ambassador da alcune stagioni, esagera. Alla fine delle foto scattate per queste pagine, si

IL PRIMO PALCOSCENICO Sopra, Argentero durante  una recita ai tempi delle elementari.  A destra, con Stefano Fresi, 42  anni, Ambra Angiolini, 39, e Marco  Todisco, 18, sul set di Al posto tuo.

mette a piegare e sistemare per bene gli abiti del cambio look perché «non mi piace lasciare le cose in disordine», e allora pensi che non è valido fare così. Meno male che al cinema il 29 settembre esce Al posto tuo di Max Croci, dove Argentero interpreta un fascinoso e donnaiolo direttore creativo che si trova a competere con il suo opposto Stefano Fresi, pacioccone padre di famiglia: almeno lì Luca sembra un po’ stronzo. I due vengono costretti per una settimana a scambiarsi le vite, a mettersi nei panni l’uno dell’altro, per capire cosa prova, un’abitudine che lui in fondo coltiva da sempre. «Ritrovare Ambra Angiolini sul set (dove interpreta la moglie di Fresi, ndr) mi ha fatto pensare ai tempi di Saturno contro, alla rivoluzione che quel film ha segnato nelle nostre vite. All’epoca sentivo forti le aspettative dei miei, che dopo la laurea in Economia avevano pensato a una carriera più “didascalica” per me. La mia preoccupazione era non fare nulla che desse fastidio a mia nonna o che mettesse in difficoltà mia

madre con le sue amiche. Non ho mai avuto un’ambizione tanto forte da farmi accantonare il loro giudizio». Un’altra cosa che Luca non riesce a fare è dire no a chi gli chiede una foto. «In questi giorni sto girando a Napoli Sirene, un film per Raiuno scritto da Ivan Cotroneo, e lì la gente ti travolge. Non mi piace andare in giro camuffato per non farmi riconoscere e nemmeno mi voglio privare di qualche passeggiata da turista. “La vuoi fare una foto con me?!”, mi urlano magari dall’altra parte della strada e io da buon piemontese mi imbarazzo, ma come potrei rifiutare, è affetto puro». Il suo è un imbarazzo genuino, come quello che gli affiora agli occhi quando si rivede bambino. «Sono sbocciato tardi, finché non mi sono conquistato uno scooter mi sentivo un po’ sfigato. Per non parlare di come mi conciava mia madre. Ho ritrovato una foto delle elementari, durante una recita, con un paio di bermuda azzurri, le calze tirate su al ginocchio e un maglioncino a righe, ero atroce! Per fortuna che almeno in quel momento non ne ero consapevole. Poi, nel tempo, ho scoperto il Barbour, le adidas Stan Smith e gli anfibi, che strisciavo per terra mentre andavo in motorino per dar loro un aspetto vissuto. Anche se la vera svolta è stata l’abbinamento T-shirt nera e giubbotto di pelle quando facevo il barman durante l’università. È lì che ho capito il principio del minimo sforzo e massimo risultato, anche nel look». La regola dell’understatement, che Argentero pratica ancora oggi con precisione sabauda («Quando faccio shopping provo ogni tanto a mettermi qualcosa di strano, ma alla fine non lo compro mai»), non vale però sul set. «Girare è importante, ma per me è la prova costume il momento clou. A tavolino decidi come sarà il personaggio – con la barba, magro, grasso, palestrato – ma è quando ti infili i suoi vestiti che capisci davvero che cosa devi fare. Indossi una giacca ed eccolo lì, di fronte a te. A tutti i costumisti con cui lavoro chiedo di regalarmi il pezzo che per loro meglio rappresenta il mio ruolo. Li tengo tutti in un baule, e ogni tanto me li guardo. Mi aiutano a rendermi conto del tempo che passa». T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   5   M I N U T I 

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giovanni gastel, 60 anni, con la moglie Anna a Filicudi. Al celebre fotografo è dedicata una mostra a Palazzo della Ragione, Milano, dal 23 settembre al 13 novembre.

FRANco RAggI

IL GENERALE CASTER Castel, Gospel, Caster (il suo preferito)... Erano in pochi a capire, a inizio carriera, il cognome di GIOVANNI GASTEL, discendente dai Visconti e nipote del grande Luchino. Il problema è oggi superato: una mostra a Milano racconta i suoi magnifici 40 anni da fotografo. Anche se qualcuno l’avrebbe visto meglio al tennis di Cernobbio di M a r i a n g e l a M i a ni t i 2288. .0099. .22001 166

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elle interviste ci sono due tipi di interlocutori: quelli così reticenti che è come cavare il sangue dalle rape, e quelli così disponibili che è come andare a caccia in una riserva. Giovanni Gastel appartiene al secondo tipo. Appena entro nel suo studio mi accoglie con un sorriso dolcissimo e mi chiede: «Vuoi un caffè, una vodka, un whiskino torbato?». Giovanni Gastel ha la capacità di far sentire le persone a casa propria anche se le vede per la prima volta. Quando scatta, che siano ritratti o foto di moda, costruisce un’empatia così profonda con chi sta dall’altra parte dell’obiettivo che, alla fine, il soggetto si guarda stupito, come se anche lui scoprisse qualcosa di sé che prima non conosceva. Seduti al tavolo del suo ufficio/archivio, circondati da librerie alte cinque metri, abbiamo parlato dei suoi 40 anni di carriera e di vita che saranno riassunti in una mostra antologica, curata da Germano Celant, a Palazzo della Ragione a Milano dal 23 settembre al 13 novembre: foto di famiglia, i primi passi nello still life, le foto di moda, di design, le campagne pubblicitarie, le copertine, le celebrity, i ritratti, in un intreccio continuo fra percorso personale e professionale, come la sua vita. «La mia prima copertina importante la scattai a 24 anni. Ero così sconosciuto che arrivando allo studio sentii Ugo, l’allora assistente di Gianfranco Ferré di cui dovevamo fotografare delle giacche, urlare: “La Gastel? Ma chi è questa Gastel, chi l’ha mai sentita?”. Poi io e Ugo siamo 152 

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diventati amici e lui ha continuato a chiamarmi “La Gastel” fino alla sua morte. Naturalmente la copertina era bellissima, ma fu il classico colpo di fortuna dei principianti. Dopo ci ho impiegato un anno a tornare a quel livello». Minimizzare è per Gastel un modo di essere. D’altra parte, quando si ha come nonna la bellissima Carla Erba (erede dell’omonima casa farmaceutica), come madre Ida Pace Visconti di Modrone, come zio Luchino Visconti e si discende da quei Visconti che furono signori di Milano dal 1277 al 1447, non si ha bisogno di dimostrare chi si è, ma piuttosto che cosa si sa fare. «La famiglia era già abbastanza affollata di personalità eccezionali. Io ho scelto la fotografia per passione e perché nessuno

borghese, quindi anch’io lo sono. Certo, mia madre ogni tanto mi diceva: “Ma Giovanni, che bisogno hai di fare tutte queste foto per lavorare?”, ma lei apparteneva a un’altra epoca, aveva un autista personale, camerieri, era cresciuta in una famiglia dove ci si cambiava per la cena, la parola denaro non veniva mai menzionata perché era volgare». a ragazzo Giovanni Gastel pensava di fare il poeta. Quando capì che con la poesia non si vive e decise di fare il fotografo, non si può dire che la famiglia abbia tifato per lui. Come ha anche scritto in Un eterno istante. La mia vita (Mondadori), racconta che: «Quando informai mio padre che volevo fare il fotografo, lui prima mi rispose che avrei dovuto arrangiarmi, poi mi regalò uno specchio e un pettine dicendo: “Sei destinato a fare fototessere tutta la vita e sai, il cliente dovrà sistemarsi un po’ prima dello scatto”». Frasi del genere o ammazzano o stimolano. Gastel ne uscì rafforzato. «Capii che quel duro padre, che si era fatto da solo, mi parlava così per amore e per spronarmi, così risposi alla sfida, anche se non è stato per nulla facile. Sono un autodidatta e ho davvero cominciato con foto da catalogo e con riviste che sembrava di essere in serie C1 e poi in retrocessione. La gente all’inizio faceva persino fatica a capire il mio cognome e mi chiamavano

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occhio magico

La mostra di Gastel è divisa  in 4 sezioni, una per  decennio: sopra, uno scatto  della sezione «Corpi». A destra, una «pinna»  del 1985. Nella pagina seguente, una donna con  due maschere   del 2015. 

di noi ne aveva ancora fatto una professione. Sarebbe stato poco elegante farsi concorrenza fra parenti». Dei titoli nobiliari non si è mai vantato, «anche perché non ne ho», sottolinea. «I titoli si tramandano per linea paterna e mio padre Giuseppe era un

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Gasparri, Castel, Gospel, Castelli, ma il mio preferito era Caster, di vaga assonanza con il generale Custer. Avere una famiglia come la mia alle spalle serve fino a un certo punto perché chi ti conosce ti dà credito, ma uno, e se non funzioni ti lasciano perdere». Poi sono arrivati gli incontri giusti: «Carla Ghiglieri, la mia prima agente, che mi consigliò di cominciare con gli still life perché avrei fatto meno danni, Alberto Nodolini, allora art director di Vogue, Flavio Lucchini, direttore di Donna, che quando mi prese mi disse: “Le sue foto sono davvero brutte. Però mi piace la sua faccia. Imparerà”. E poi è stato fondamentale Germano Celant. Io mi presentavo sempre come fotografo di still life e un giorno lui mi disse: “Ma la smetti di dire che sei fotografo di qualcosa? Tu sei un fotografo e basta”». n 40 anni di carriera, Gastel ha prodotto una quantità impressionante di immagini. «Nel rivederle mi hanno emozionato soprattutto le prime con il mio nome. Ero sempre stato il nipote di Visconti, il figlio di Nane e di Giuseppe, il fratello di Muni, di Cristina e quindi per me fu molto importante vedere la mia firma, anche se era sotto una borsa. D’altra parte, ritengo uno still life dignitoso tanto quanto un ritratto. Se davanti alla macchina c’è un chiodo, un’auto o una top model, io so che ho solo quel momento per dimostrare che sono bravo e in questo lavoro è solo il presente che conta. Nella moda, un giorno ti dicono che sei un genio e il giorno dopo un imbecille. Ho imparato presto che dovevo vivere nel presente e che la foto deve parlare da sola. Non ho mai sentito la committenza come un problema o una vergogna. L’arte è sempre esistita grazie a un committente. È il romanticismo che ha inventato l’artista genio e sregolatezza che però non mi è mai interessato. Li trovo rompipalle noiosi». Come fotografo cerca la diversità. «La prima, la seconda, la terza e la quarta cosa che ti vengono in mente non le devi fare perché sono quelle a cui pensano tutti. Bisogna concentrarsi sulla quinta. Oggi i fotografi pensano di dover fotografare le modelle, invece il loro compito deve essere quello di far vedere e conoscere la moda, gli abiti. Uno dei complimenti più belli me lo fece Capucci che, dopo un servizio, mi scrisse un telegramma dicendo: “È la prima volta che i miei abiti vengono fotografati come lo farei io se conoscessi il suo mestiere”». Nel suo studio disseminato di immagini, ognuna ha una storia. Quella di Luchino

«La prima, La seconda, La terza e La quarta cosa non Le devi fare: sono queLLe a cui pensano tutti.

Bisogna concentrarsi sulla quinta»

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che bacia la Callas, per esempio, evoca in Gastel alcuni ricordi dello zio. «Sebbene omosessuale, credo abbia avuto una relazione con la Callas e anche con Marlene Dietrich. Quando arrivò a fare la convalescenza da mamma, a Cernobbio, mi disse di prendere una foto dalla sua valigia. Io credevo fosse di Helmut (Berger, ndr) e invece era della Dietrich. La volle davanti al letto e la tenne lì fino a quando è morto». E poi c’è un primo piano della madre che, di profilo, eterea, languida, guarda il lago. «Purtroppo non l’ho fatta io. Mia madre è stata importantissima nella mia vita. Come tutti i grandi aristocratici, non capiva l’ossessione dell’avere successo. Lei era, non doveva dimostrare nulla. Io sono ambizioso, ci tengo a fare al meglio quello che faccio e voglio anche essere riconosciuto. Per lei ciò era incomprensibile, anzi un po’ volgare. Mi adorava, ero il suo figlio prediletto, il più piccolo, ma poi mi diceva: “Giovanni volevo tanto chiederti, ma tu, lavorando, esattamente che cosa intendi

dimostrare?”. Mamma, se non avessi fatto il fotografo che cosa avrei combinato tutta la vita? “Ah, avresti potuto restare a Cernobbio a giocare a tennis che ti piaceva tanto. Hai proprio preso da tuo padre. Anche lui era fissato con il lavoro”. Quando a 18 anni le chiesi di comprarmi un’auto, lei acconsentì, ma solo se era di terza mano. Quando vide la mia faccia un po’ delusa mi disse: “Oh Giovanni, guarda che non ti impedisco di volere una Ferrari. La comprerai quando vorrai per i fatti tuoi. Io ti regalo un’auto usata e pretendo anche di essere ringraziata perché non sono affatto tenuta a farlo”. Aveva ragione. La cosa ridicola fu che andai a ritirarla accompagnato dall’autista di casa che, con tanto di divisa e cappello, controllò il motore, il cambio, l’olio come un vero professionista qual era. Oggi il ricco purtroppo non ha più tenuta morale, e se un ricco non serve di esempio, diventa solo odioso». T e m p o   d I   l e T T u R A   p R e V I s T o :   1 0   m I N u T I 

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AL CINEMA

PER GENTILE CONCESSIONE DI ARCHIVIO ALFA CASTALDI

Il film Anna Piaggi. Una visionaria nella moda, dedicato alla giornalista scomparsa nel 2012, il 24 settembre inaugura il terzo Fashion Film Festival di Milano, con una replica il 26.

ANNA DEI MIRACOLI Non è banale diventare un’icona di stile con i capelli blu, un cuscino sotto la giacca e una bocca gonfiabile come cappello. Ma per ANNA PIAGGI la moda era arte, cultura, gioco. E gli abiti, come racconta un film, poesia di I S A B E L L A M A Z Z I T E L L I 28.09.2016

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nna Piaggi, scomparsa quattro anni fa, di mestiere faceva la giornalista di moda. Ancora oggi, però, è un inafferrabile prototipo o – come dice il suo grande amico stilista JeanCharles de Castelbajac – «una collisione, una battaglia tra presente e futuro, non stravaganza ma archeologia sentimentale, l’occhio del cecchino e lo sguardo nella Storia». A Piaggi la regista Alina Marazzi – milanese, 51 anni, autrice di documentari e film spesso premiati – dedica la sua ultima opera, Anna Piaggi. Una visionaria nella moda, che il 24 settembre sarà l’evento di apertura della terza edizione del Fashion Film Festival di Milano.

una graphic novel e Piaggi è ritratta mentre lava l’insalata con abiti sontuosi. Di lei disse: «Inventa la moda. Nel vestirsi fa automaticamente quello che noi faremo domani». «Non sono un’esperta, ma è chiaro che ogni volta che si vestiva la sua era una dichiarazione o meglio un manifesto, non voleva solo essere notata, cosa che cercava e le piaceva. Non a caso i suoi abiti li definiva “pezzi”, forse perché li usava senza esserne usata, pezzi di un puzzle, tracce dense di racconti, connessioni, stratificazioni, fonti di ispirazione per altri: pescava nell’estetica del teatro russo e di tutte le avanguardie del Novecento. Sul viso i colori e i tratti del movimento Fauve – la ciocca blu, la bocca rossa, i pomelli accesi, gli occhi bistrati –, addosso il Futurismo, o qualunque altra cosa la orientasse».

Vogliamo anche le rose, Un’ora sola ti STORIE DI DONNE vorrei: lei indaga e filma da sempre il Sopra, Alina Marazzi,  mondo delle donne, anche le comu51 anni, regista  del film dedicato ad  nità monastiche. Dalle monache a Anna Piaggi. A destra,  Piaggi, è un bel salto. Anna con il marito,  «Donne estreme, appunto: da un il fotografo Alfa  eccesso all’altro. Ma il personaggio Castaldi, a Parigi. è interessantissimo, una grande eccentrica, e l’idea è nata scoprendo il suo lascito: 2.865 abiti, 932 cappelli, 265 paia di scarpe… È stata una sorpresa, come entrare nello specchio di Alice». Un’eccentrica. Solo questo? «A detta di tutti, assolutamente no, anzi: al di là dei look stravaganti che l’avevano Anna Piaggi è la donna che ha inventato il fatta diventare un’icona mondiale di stile concetto di Vintage decenni prima che divenben prima che nascessero i social network tasse di moda. – e nel film de Castelbajac dice, non a ca«Sì, piena di fantasia, divertimento e coragso, “vorrei vedere cosa farebbe con Instagio. Se ci pensa, è stata una persona che angram” –, era soprattutto conosciuta per esche quasi ottantenne è andata in giro con sere un’avanguardia creativa e una persona quel trucco e quegli abiti. Fuori dal comudi grande cultura artistica, oltre che di stone, ecco: non essendo una donna bella, ha ria della moda. I suoi outfit hanno infiniti riricercato la bellezza in un altro modo, lonferimenti, piani di lettura, anticipazioni. Gli tano dai canoni femminili. Uno spirito libeabiti di carta, per esempio: il primo indossaro. Il grande fotografo Bill Cunningham la to è un poster di protesta di Bob Dylan. Nuldefinì folgorato “una poetessa del vestire”». la è mai casuale con lei». Come ha scelto le persone che parlano di AnKarl Lagerfeld, suo grande amico, negli anna nel film? ni ’80 la definì Musa e le dedicò il libro An«Con l’aiuto della sua famiglia e dei collabona Chronique, dove la loro vita diventa quasi ratori. Mi piaceva l’idea che se ne parlasse 158 

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in una dimensione intima, che raccontasse chi con lei ha avuto una relazione d’amicizia: magari durata 45 anni come con il designer di scarpe Manolo Blahnik, che la abbordò a Londra dicendole: “Posso parlarle 5 secondi? Lei è fantastica”, e che nel film (lui la definisce “una catalizzatrice”) ricorda come allora fosse tutto spontaneo – “no social parties!” – e ci si scegliesse per affinità. Un concetto ribadito anche da Stephen Jones, creatore di infiniti cappelli per Anna, “che con un cappello in testa si sentiva a casa, più sicura”, che confessa: “È un po’ come se attraverso i cappelli avessimo avuto una relazione”. Di cosa parla in fondo, se non di affinità, l’art director di Vogue Luca Stoppini quando racconta il primo incontro? “Apro la porta e mi trovo davanti una donna vestita come il Gatto con gli stivali, un uomo molto variopinto e un altro in mimetica. Pensavo fossero tre pazzi. Dopo due mesi vivevo con loro”. Anche con Roberto Pagnini, il suo assistente, l’hair stylist responsabile di quella ciocca blu – “nata per un errore” –, o con i Missoni, con i quali divise vacanze memorabili e di cui fu la vera

talent scout, si è trattato sempre di qualcosa di più del lavoro. Amicizia, rispetto». Stoppini, che le fu accanto fin dalla nascita, nel 1988, delle famose “Doppie pagine di Anna Piaggi” su Vogue, parla dell’incontro con la giornalista, suo marito – il celebre fotografo Alfa Castaldi sposato nel 1962 – e Vern Lambert, l’incredibile dandy gallerista, che per lei nel ’73 venne a vivere a Milano. Un triangolo sentimentale? «Un dialogo ininterrotto con l’uno e con l’altro. Affinità, libertà, rispetto. Di nuovo. Senza ostentazione. Restando fuori dalle regole, ma rispettandole». T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   7   M I N U T I 

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AVANTI INSIEME Cinzia Sasso, 60 anni, autrice di Moglie (dal 27 settembre in libreria), con il marito, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, 67.

ALBERTO BERNASCONI

LUI NON PIÙ SINDACO, IO SEMPRE MOGLIE Faceva la giornalista, e amava lo stesso uomo da anni. Poi, lui è diventato il Signor Milano, e lei ha deciso di licenziarsi. Oggi CINZIA SASSO ha scritto un libro in cui spiega che cosa significa essere la Signora Pisapia. E preparare ogni sera un Negroni di S IL V I A NU C INI 28.09.2016

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l cambiamento, quando arriva, non ci sono mai squilli di tromba ad annunciarlo. A volte se lo porta dietro una cosa molto piccola, come un sì. Cinzia Sasso è stata per la maggior parte della sua vita una giornalista (di Repubblica) e una mamma (di Francesco), una di quelle giornaliste e mamme che quando tornano a casa trovano buio e silenzio perché è tardi e dormono tutti. Poi, nel 2011 ha deciso di sposare l’uomo che amava da vent’anni, Giuliano Pisapia, e quel sì, pronunciato con amore ma pensato come poco più che una formalità, ha cambiato tutto nel profondo. Il racconto di questa trasformazione è diventato un libro con un titolo che dice tutto: Moglie. «All’inizio pensavo di scrivere Mogli, al plurale, e raccontare le tante donne che grazie al mio lavoro e a quello di VANITY FAIR

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Qual è stato il pezzo difficile di diventare una moglie? «La parte più dolorosa è stata lasciare il mio lavoro. Non me l’ha chiesto nessuno, e credevo che non l’avrei mai fatto, ma a un certo punto mi sono accorta che c’era qualcosa che strideva. Mi capitava di dover intervistare persone con cui ero stata a cena la sera prima, accompagnando Giuliano. Mi è sembrato inopportuno. Questo dell’opportunità è un concetto importante, che andrebbe rivalutato, anche per spezzare le gambe all’antipolitica. Non ci si può lamentare dei grandi e piccoli conflitti di interesse degli altri, e poi tenere in piedi i propri. Così mi sono licenziata. I DUE CUORI primi mesi piangevo tutti i giorni, poi ho E UN BIGNÈ La Sasso, ex giornalista trovato un nuovo lavoro: stare accanto di Repubblica, e Pisapia si a mio marito. Lui faceva tanto per la sono sposati il 9 aprile 2011, nostra città e io ho sentito che dovevo abbiamo una a Venezia. Sotto, il libro di Cinzia, pubblicato da Utet fare tutto quello che potevo per lui». bella famiglia (pagg. 130, ¤ 14). Scrive: «In questi anni da sindaco, a allargata: nelqualsiasi ora lui tornasse io ero in casa le occasioni di ad aspettarlo, gli aprivo la porta e gli prefesta siamo tutparavo un Negroni». ti insieme, anche «È vero, è un piccolo gesto che però parcon il mio ex mala di accudimento. E anche un mio modo rito». per sdebitarmi di tutto quello che lui neÈ consapevole del gli anni ha fatto per me. Se dovevo partifatto che rivenre all’improvviso per lavoro, lui si occupadicare il ruolo di va di Francesco, il figlio che ho avuto dal moglie potrebbe mio primo matrimonio. Facendo con lui far arrabbiare le anche le cose che io non ho mai avuto vofemministe. Lei, glia di fare, come portarlo alle giostre e ai femminista, lo è giardinetti. Del resto Giuliano si è innamomai stata? rato prima di Francesco che di me: quan«Se parliamo della femminista gonnellodo ero una giovane giornalista di giudiziane e zoccoli no, perché io sono cresciuta ria me lo portavo dietro a Palazzo di Giuin provincia, dove le cose arrivavano distizia, e Giuliano ha preso in simpatia queversamente. Ma sono profondamente femsto bambino che vedeva girare per le aule. minista perché credo che un mondo guiCol tempo il nostro e il loro legame è divendato dalle donne e dal pensiero femminitato fortissimo». le sarebbe un mondo migliore, non a caPerò non vivevate insieme. so per vent’anni ho intervistato donne di «Ci ho messo molto tempo a riprendermi successo. Comunque non credo che prendalla separazione e capire che mio figlio dersi cura di un uomo sia qualcosa che tosarebbe cresciuto sereno anche così. Voglie valore alla donna, se questo ruolo lo si levo preservarlo dalle gelosie e dalle diffisceglie. Io, come scrivo, mi vedo recitare il coltà: anche per questo non abbiamo mai ruolo della moglie, ma il copione l’ho scritpensato di adottare un bambino, come to io». Giuliano avrebbe voluto. È andata bene Suo marito come ha preso questa sua tracosì, abbiamo allargato gli affetti e adesso sformazione? 162

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«Con molto piacere: se fai un lavoro faticoso è un bel sollievo dividere il peso con qualcuno. Il nostro rapporto ha del miracoloso: ogni sera ci addormentiamo dicendoci quanto siamo fortunati a essere uno accanto all’altro e ci svegliamo ripetendoci la stessa cosa». Il piacere del matrimonio sembra sfuggire a molti: la gente non si sposa, e chi lo fa poi spesso si separa. «Però io vedo nei ragazzi un’inversione di tendenza: mio figlio, che ha 27 anni, ogni settimana è invitato a un matrimonio di coetanei. Non farà statistica, ma qualcosa lo dice. I ragazzi hanno una testa diversa: amano lavorare ma non sono disposti a sacrificare totalmente l’amore e la vita privata al lavoro. E hanno anche una diversa idea dei ruoli maschili e femminili, che vivono molto più come intercambiabili». Si può davvero avere tutto? «Io credo di sì. C’è chi ci riesce ad avere le cose contemporaneamente, chi in momenti diversi della vita. Indubbiamente ci vogliono gli aiuti: nel mio libro parlo anche delle donne che si sono prese cura di mio figlio e della mia casa mentre lavoravo». Parla anche di altre mogli. Per esempio Agnese Renzi e Michelle Obama. «Agnese mi è sembrata una donna riservatissima, molto legata alla sua famiglia ma consapevole di dover avere anche un ruolo istituzionale. Ci deve essere molta fatica dietro. Anche perché, come mi ha detto il presidente del Consiglio, lui non c’è quasi mai. Di Michelle Obama ricordo la sonora risata quando le sono stata presentata come “la moglie del sindaco”: ci siamo subito intese sul tema dei ruoli». Adesso che non è più «la moglie del sindaco», che cosa sarà? «Una moglie che farà altro con suo marito. Nascondo la fede in mezzo agli altri anelli, ma ci ho preso davvero gusto a condividere la vita con lui». TEMPO DI LETTURA PREVISTO: 7 MINUTI

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Giuliano ho incontrato in questi anni. Ma poi mi sono accorta che era la mia, di esperienza, quella che volevo raccontare». L’esperienza di una donna che «ha fatto sempre la strada da sola e poi, a un certo punto, ha provato invece a camminare insieme. E ha scoperto che è bellissimo. Anche se all’inizio non è stato facile».


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RICORDARE AMANDA

Una campagna contro il cyberbullismo ispirata a Amanda Todd, quindicenne canadese che a settembre 2012 pubblicò su You Tube un video in cui denunciava chi l’aveva ricattata per una foto topless e tutti quelli che, dopo la diffusione dell’immagine, l’avevano umiliata. Un mese dopo si tolse la vita.

SONO FABIO, HO 16 ANNI: VI PREGO, AIUTATEMI Una ragazza (che poi è un uomo) lo ha filmato «in atteggiamenti di intimità sessuale» su Internet, e chiede soldi per non svergognarlo. È solo uno dei sempre più numerosi episodi di SEXTORTION. Che, anche quando non finiscono in suicidio come nel caso di questi ultimi giorni, possono rovinare la vita. Viaggio nell’inferno del passaparola di M I C HE L E NE R I 28.09.2016

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È terribile distruggere l’immagine che una persona ha di sé... Come si può esser certi che questa persona saprà crearsene un’altra che le consenta di continuare a vivere? Doris Lessing, L’erba canta

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l mondo è pieno di corpi sperduti. Ragazze ma anche maschi, adolescenti e adulti che, nel buio della loro camera o sotto la temporanea spinta dell’amore oppure dell’alcol, hanno staccato da sé un frammento intimo che – fotografato o ripreso in video, per mano propria o altrui – si è così disperso, restando però visibile agli altri per l’eternità. Questo pezzetto d’intimità, con la grave complicità di chi l’ha violato e deriso, condannerà a un’impossibile ricerca per riportarlo a sé. È la storia della trentunenne campana morta suicida pochi giorni fa. O della diciassettenne romagnola violentata in discoteca mentre le amiche riprendevano e poi spedivano il tutto su WhatsApp, risate incluse. Non è bastata, da ammonimento, la storia di Carolina, 14 anni, ubriaca a una festa, molestata e filmata e poi sputtanata dal branco, che si è buttata giù dal terzo piano dopo aver scritto una lettera d’addio: «Le parole fanno più male delle botte». Sebbene il 72% degli adolescenti (dati Ipsos Save the Children) riconosca nel cyberbullismo un grave pericolo, fotografarsi nudi o in attività sessuali è una prassi globale e irresistibile: riguarderebbe il 10% degli under 14. Ma di «sexting», consenziente o meno, si muore, o ci si fa molto male. Soprattutto da quando a parodie e umiliazioni si sono aggiunti i ricatti e le estorsioni. Si chiama revenge porn, o sextortion. Altrove è noto da tempo, in Italia è un fenomeno più recente. Alla linea gratuita 1.96.96 di Telefono Azzurro i primi casi sono arrivati nel 2015;

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a questo mondo parallelo, quando non è notizia, è davvero così vicino a noi? Bastano tre telefonate per averne conferma. A parlare per prima, una quarantenne di una piccola città del Centro Italia: «Un amico mi ha spiegato come succede. Mal Telefono Azzurro è arrivato, per gari parte con l’invio al migliore amico, poi esempio, l’appello di Fabio, 16 anni: è come il passaparola, uno invia a un altro, «Vi prego, aiutatemi, ho fatto una casenza voler necessariamente far esplodere volata e ora non so come uscirne. Ieri pomela cosa, ma è quello che avviene. Mi ha fatriggio stavo chattando con una ragazza apto vedere sul suo telefonino un video che sta pena conosciuta sul sito Bazoocam, con la girando in città: una ragazza che si masturquale ci siamo scambiati gli indirizzi di ba in spiaggia. È stata furba, non si è fatta riSkype e Facebook. A mia insaputa mi ha prendere in viso. Ma mi ha parlato di un alregistrato mentre ero in atteggiamenti di intitro filmato, una ragazza che tradiva il commità sessuale con lei, poi mi ha contattato su pagno con quattro uomini. Lei era riconoSkype per ricattarmi. Entro domani mattina scibile, loro anche. Il video è finito sul teledevo trovare 500 euro, o invierà il video a fono del compagno, che è andato sotto casa tutti i miei amici di Facebook. Intanto ho di uno dei quattro». scoperto che non è neppure una femmina, Seconda telefonata, un’amica trentenne, da un piccolo centro abruzzese: «In paese gima un uomo adulto». rava il video di una ragazzina che, in auto, Sara, 13 anni, è ricattata su Skype da un faceva sesso orale con il suo ragazzo. Era ragazzo di 20 che le piace molto. Le chiearrivato a tutti, tutti erano complici. La pode di mandargli foto nuda e di fare altre verina è diventata un mito». cose, altrimenti non le parlerà più. Così La terza telefonata è a Matteo Lancini, psiSara gliele invia. Se si rifiuta, lui la ricatta: coterapeuta e presidente della Fondazio«O continui o metto online le foto che mi hai mandato». ne Minotauro di Milano: «Il ricatto sessuaC’è lo squallore dei «prestiti nudi» cinesi: le via Internet e social è diventato – al pari giovani donne che, avendo di una bocciatura, o dell’abfatto un debito e trovandosi in bandono di un fidanzato – ritardo rispetto agli interessi un nuovo fattore precipitanMANUALE da usura, accettano di mante per i tentativi di suicidio Offuscamento, degli  studiosi Finn Brunton   dare al creditore una loro fonegli adolescenti. Un gesto ed Helen Nissenbaum.   to, nuda e con la carta d’idencosì si accompagna semIl saggio, che uscirà   tità visibile, in modo che allo pre ad altri fattori, ma queil 22 settembre per  strozzino resti in mano un pesto tipo di ricatto è numeriStampa Alternativa,  contiene un manuale di  gno intimo, in caso la ragazza camente in crescita. In queautodifesa della privacy. non riesca a pagare. sta fascia d’età si tratta soEd esiste infine chi, senza prattutto di “sexting”, cioè aver mai posato per una fofoto o video che uno si fa to o un video senza veli, è coda solo. E, per via delle anmunque vittima di maniposie dei genitori, sta passanlazioni altrui. Come la piccodo l’idea del controllo dei la «Moon», che scrive al Tecellulari, che però non serlefono Azzurro: «Qualcuno ve. Quello che serve è imfalsifica foto mie e scrive che parare, e insegnare, che vita le ho mandate al mio ragazreale e virtuale sono ormai zo, foto mie nuda... Creano un’entità non separata, ma profili falsi sui social network profondamente intrecciata. con le mie foto e scrivono coSe i ragazzi, pur conoscense strane... Fanno gli screen e minacciano do i rischi, si fotografano è perché risentodi farli leggere ai miei fratelli o genitori». O no del modello dell’apparire, della ricerca come il padre angosciato per la figlia dodidi attenzione. Più che un’educazione al dicenne. «Dopo un litigio avvenuto la settigitale serve un’educazione, punto e basta. mana scorsa, un’amica ha messo la sua foto A partire dalla riscoperta dei valori dell’insu Facebook e ha scritto sul profilo: “Ciao, timità». mi chiamo xy, ho 12 anni, faccio pompini, Per esempio, cominciare a pensare che, se questo è il mio cellulare...”». uno ti ama, non ti chiede una foto sexy.

oggi, di 9 richieste di aiuto legate a vessazioni online, una riguarda un caso di sextortion. Un’indagine realizzata dall’Osservatorio nazionale adolescenza su 7 mila ragazzi dai 13 ai 18 anni ha mostrato che il 17% di chi fa sexting ha subito una forma di revenge porn.

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MANGANO

MILANO / FIRENZE / DESENZANO / FORTE DEI MARMI / MILANO MARITTIMA / MANGANO.COM


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SLAVINE DI FANGO di S A R A F A IL L A C I

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i sono due donne, una maggiorenne, l’altra minorenne. L’adulta si è uccisa in questi ultimi giorni, l’adolescente ha tentato di farlo diversi anni fa ed è stata salvata in tempo, ma una parte di lei è morta comunque. Rovinate, entrambe, da un video intimo nato per restare tale e invece divulgato in Rete contro la loro volontà, con l’aggravante di essere accompagnato da nomi, cognomi e da un dettaglio – una frase con tutte le caratteristiche del tormentone – capace di farlo diventare virale, e di trasformare in celebrità le malcapitate protagoniste, dileggiate dagli striscioni allo stadio, dalle scritte sui muri, dai commenti su Internet (il caso più «antico») e da videoparodie sui social media (quello più recente). L’adolescente sopravvissuta – vittima del primo famoso caso italiano di revenge porn, scempio che all’epoca non aveva neppure un nome – è, oggi, una donna adulta. Ho pensato che avrebbe forse accettato di raccontare la sua storia per aiutare le adolescenti di oggi a non vivere quello che ha vissuto lei. Mi sono messa a cercarla, ma su Internet non ho trovato nessuna pista. Allora mi sono mossa come si faceva prima dell’era digitale: ho fatto parecchie telefonate nella sua città finché, grazie al passaparola, ho trovato l’avvocato della sua famiglia, cui ho chiesto l’intervista. L’indomani, la risposta: né lei né i genitori intendevano parlare, e anzi mi chiedevano di non rivangare il caso, perché il loro desiderio è quello di dimenticare. 168 

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Dopo pochi minuti, squilla il mio cellulare. All’altro capo Andrea Barchiesi, amministratore delegato di Reputation Manager, azienda che si occupa della reputazione digitale di persone e aziende. Da anni lavora, proprio per conto della famiglia della giovane, per eliminare dalla Rete ogni traccia che porti a identificarli. Vuole sapere come ho fatto a risalire all’avvocato. Lo tranquillizzo: nessun link, solo il vecchio passaparola. Mi chiede la cortesia di non fare, in questo articolo, riferimenti specifici al caso: lo rassicuro. E, visto che sto parlando con un esperto, lo chiedo a lui: come si evita la gogna mediatica? «La prima cosa da fare», dice Barchiesi, «è educare le persone: Internet non è il salotto di casa, tutti devono capire che qualunque cosa dicano o mettano in Rete è per sempre. In questi giorni si è parlato di diritto all’oblio, ma non è ancora legge: è previsto solo da una sentenza del 2014 dalla Corte di Giustizia Europea che consente di chiedere

per muoversi in fretta. Lo possiamo fare noi, gli esperti, che seguiamo un metodo preciso. Individuiamo immediatamente le fonti e selezioniamo quelle più pericolose, quelle con audience esplosiva, come Facebook. Le contattiamo e chiediamo loro di togliere il materiale: non sarebbero obbligate senza la sentenza di un giudice, ma spesso basta far loro presente che il materiale è illegale o non autorizzato, e che quindi, avendoli noi avvisati, rischiano di essere considerati un giorno corresponsabili. Fondamentale, poi, è distruggere i collegamenti con la persona: nome, cognome, città e altro. Lavoriamo inoltre per potenziare la sua identità digitale negli altri aspetti, per esempio i profili professionali, in modo da allontanare dai motori di ricerca i contenuti scomodi». Cambiare nome può aiutare, ma non è una garanzia: «Basta che una sola persona riconosca il soggetto e lo accoppi al nuovo nome per far ripartire tutti i collegamenti. La realtà è che il diritto all’oblio non esiste».

LA RETE NON È IL SALOTTO DI CASA: «

BISOGNA CAPIRE CHE QUALUNQUE COSA SI PUBBLICA È PER SEMPRE» la rimozione dei contenuti inadeguati. Ma comunque è un’arma spuntata da due forti limiti: il tempo – deve esserne passato tanto – e il fatto che la richiesta si può fare solo al motore di ricerca, per esempio Google che, per esperienza, la nega nel 68% dei casi». Che cosa può fare allora una ragazza che si trova un video personale in Rete contro la sua volontà? «La prima cosa è agire tempestivamente: su Internet una palla di neve diventa una slavina, e ogni minuto è prezioso. Polizia e avvocati, utili in un secondo momento, non hanno i mezzi tecnici e giuridici

Riprova ne è la sua telefonata: continua a lavorare su un caso avvenuto molti anni fa. Che, per la cronaca, è rimasto impunito: il fidanzato della ragazza è stato giudicato sì colpevole (per aver realizzato e diffuso materiale pornografico con una minorenne) e condannato a due anni e nove mesi di carcere, ma avendo 17 anni e mezzo ha beneficiato della pena sospesa prevista per i minorenni. Neppure un giorno di galera per aver distrutto la vita di una famiglia. T E M P O   D I   L E T T U R A   P R E V I S T O :   1 0   M I N U T I 

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FASHION EDITOR GEORGIA TAL. MAKE-UP GIULIA CIGARINI@CLOSE UP MILANO. HAIR GIUSEPPE MARSICANO@TWA-AGENCY. NAILS CHIARA PINTO@HM BATTAGLIA

ALTRO CHE CAPPUCCETTO ROSSO! Sinonimo di passione, potere, gioia, ma anche pericolo, il rosso è per antonomasia il colore delle fiabe. Non a caso lo interpreta per noi una «principessa virtuale», la modella e influencer Xenia Tchoumitcheva. Tubino girocollo a maniche lunghe, Blumarine. Collana, bracciale e anello con diamanti, tutto Cartier.

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Cappa con cerniera, abito, collant e stivaletti, tutto Salvatore Ferragamo.

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Non lasciatevi ingannare dagli occhi da cerbiatta: XENIA TCHOUMITCHEVA è tutt’altro che un’impaurita Cappuccetto Rosso. Sotto le cappe romantiche e le bluse di tulle, si nasconde una business girl determinata, capace di muoversi abilmente nel bosco dei social network. Risultato: cinque milioni e mezzo di follower, che sanno tutto di quello che indossa. Ma nulla del suo cuore

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Abito bicolore con ruches, Ralph Lauren. Collana, Bulgari. Pagina accanto: abito di pizzo, Ermanno Scervino. Calze di lattice, Dèmonia. Décolletées, Marni. 28.09.2016

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Cappa di maglia traforata con ruches e abito fantasia, Gucci. Pagina accanto: abito monospalla con drappeggi, Lanvin. Calze di lattice, Dèmonia. Décolletées, Marni.

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Abito doppiato da una rete di maglia, Sportmax.

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Blusa e gonna a balze di tulle ricamato, Philosophy di Lorenzo Serafini. Collant, Calzedonia. DĂŠcolletĂŠes, Stella McCartney. Pagina accanto: cappotto di taglio maschile, Just Cavalli. Abito di velluto a fiori, Etro. Stivali, Stuart Weitzman.

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entinove anni, russa di nascita, cresciuta a Lugano, una laurea in Economia e cinque lingue in curriculum. Xenia Tchoumitcheva si presenta così, e nella vita fa la manager della sua immagine. Tecnicamente le persone come lei si chiamano «influencer», una parola che fa venire l’orticaria agli snob e il fegato gonfio agli invidiosi, ma che tradotta in cifre vale cinque milioni e mezzo di fan sui social media. A 12 anni inizia a posare come modella, nel 2006 partecipa a Miss Svizzera dove, pur non vincendo, ottiene benefit molto simili a quelli della prima classificata. Nel suo Paese è una star, ma lei non perde la testa e continua a studiare, ottiene diversi stage in alcune tra le più importanti realtà finanziarie internazionali e, quando arriva la fatidica proposta di assunzione a tempo pieno, Xenia ci pensa su e dice: «No grazie, faccio da me».

Cappotto con colletto di vernice, Love Moschino. MAKE-UP GIULIA CIGARINI@CLOSE UP MILANO. HAIR GIUSEPPE MARSICANO@TWA AGENCY. NAILS CHIARA PINTO@HM BATTAGLIA. SI RINGRAZIANO OGNYAN E UMA DI LUPI SI NASCE (LUPISINASCE.IT).

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Come si decide di diventare fashion influencer? «In Svizzera sono un personaggio pubblico da quando avevo 18 anni, ma solo due anni fa ho cominciato a concentrarmi seriamente su questo ruolo. All’inizio raccontavo dei miei viaggi, dell’architettura che scoprivo, del lusso nella sua accezione più ampia. Sono state le persone che mi seguivano a convincermi che valeva la pena puntare sulla moda». Perché, prima non le interessava? «Al contrario, l’ho amata sin da quando ero bambina, solo pensavo fosse un mercato saturo. C’erano già tante persone interessanti che parlavano del proprio look, cosa potevo aggiungere io? Invece, ogni volta che postavo una mia foto, in tanti mi chiedevano informazioni sulle cose che indossavo. Ho capito che potevo dire la mia». Ma cosa fa esattamente un’influencer? Qual è la sua giornata tipo? «Di base non esiste una routine in quello che faccio. Viaggio tanto per partecipare a eventi o servizi fotografici. Passo molto tempo tra mail e telefonate per parlare con i clienti e accordarci sulle decisioni da prendere, spesso si tratta di veri e propri brainstorming creativi. Prima di iniziare, però, cerco sempre di capire se il brand che ho davanti è davvero vicino al mio modo di essere. Credo che la differenza tra blogger e influencer stia proprio qui: se vuoi difendere la tua credibilità agli occhi di chi ti guarda, devi fare scelte coerenti, devi essere chi sei. Non si tratta di concordare un compenso per fare uscire un post, una come me dice molti no. Una influencer ha una strategia di immagine attraverso la quale veicola un messaggio». E il suo qual è? «Che si può essere se stessi attraverso tutto ciò che c’è di bello. E che Internet può crearti una carriera. È uno strumento potentissimo e democratico, se ti impegni a fondo puoi renderti indipendente, tracciare la tua strada». Sono parole concrete, in contrasto con lo stereotipo della bella e frivola che tanti associano a chi si rapporta con i social media come lei, eppure nelle sue foto è forte l’elemento del sogno. «Le persone come me hanno successo perché chi ci segue si sente vicino a noi. La nostra fortuna nasce da un dualismo: quello che pubblico ha una cifra di spontaneità, anche se dietro c’è un progetto, uno script». E lei, invece, che cosa sogna? «Di fare crescere il mio business in maniera organica. Nella mia testa sono alla ricerca di un’idea giusta per riunire tutto quello che ho imparato in un nuovo contenitore. Mi muovo con l’obiettivo di creare qualcosa che abbia un impatto, il più possibile positivo, sulla vita delle persone». Nemmeno un pizzico di romanticismo in tutto ciò, davvero non pensa mai a un principe azzurro? «Mi piace l’idea di trovare una persona con cui crescere, condividere esperienze, sostenersi, però non la vedrete mai sui miei profili. Il privato deve rimanere fuori dai social». Cristina Manfredi VANITY FAIR

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Maneggiare con cura

Runway di pelle con ricami di paillettes, Dior. 184

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Di tweed con tracolla amovibile di pelle, Louis Vuitton. 28.09.2016

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Micro Rockstud di vitello con stampa tie-dye, Valentino Garavani. 186

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Di tessuto GG Supreme e pitone con dettaglio testa di tigre e chiusura gioiello, Gucci. 28.09.2016

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Penelope, tracolla a cubo di pelle con ricami floreali, Etro. 188

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Di pelle multicolor a righe verticali, Salvatore Ferragamo. 28.09.2016

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Secchiello di pelle con ricami e borchie, Giorgio Armani. 190

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Modello Cahier di vitello e saffiano con dettagli di metallo, Prada. 28.09.2016

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Tracollina semi rigida di pelle e tweed, Chanel. 192

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Micro Peekaboo di velluto con intarsi Botanical Garden, Fendi. 28.09.2016

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FARE TAPPEZZERIA

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Broccati e jacquard da salotto ottocentesco si portano anche con pelle e jeans di C A M I L L A GUST I

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1. Mini abito di broccato  con colletto di pelle, Atos Lombardini (¤ 206). 2. Camicia  di denim con fiocco, Kiabi (¤ 20).  3. Cappottino con stampa  floreale, ottod’Ame (¤ 335).  4. Pantaloni a culotte con cintura  di corda, Tommy Hilfiger   (¤ 129). 5. Ciabatte di suède,  visone e bande di monile, Brunello Cucinelli (¤ 1.160). 6. Pull corto  in vita, Fracomina (¤ 89,90).   7. Camicia di denim con fiocco, Liu Jo Blue Denim (¤ 109).  8. Abito senza maniche  di jacquard ricamato, Aniye By (¤ 189). 9. Borsa di tappezzeria  con chiusura gioiello, Miu Miu.  28.09.2016

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S T Y L E Desiderio

Indizi preziosi

LENTE LORENZI

Beverly 71/16. Non è un indirizzo, ma il nome della borsa di Bottega Veneta lanciata in occasione dell’apertura della seconda boutique della griffe a Los Angeles. Linea a farfalla e tracolla con inserti a catena, questa it bag è la riedizione super preziosa (in karung e ayers) di un modello storico. Il nome si riferisce infatti all’anno della prima produzione, il 1971, e a quello attuale, il 2016, che segna due tappe essenziali di Bottega Veneta: i 15 anni della direzione creativa di Tomas Maier e, soprattutto, i 50 della maison. Clou dei festeggiamenti: la sfilata-evento del 24 settembre che presenterà insieme le collezioni Uomo e Donna. I.C.

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S T Y L E Mood 2

GESSATO D’ORDINANZA

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Dalla finanza all’avvocato, alla detective, il completo grigio è la divisa da lavoro per antonomasia. Che piace anche a Jennifer d i C A M I L L A GUST I

NEI GUAI In Shades of Blue,  serie Nbc trasmessa  in Italia su Mediaset  Premium Crime dal 22  settembre, Jennifer  Lopez, 47 anni, è una  detective corrotta  costretta a lavorare   al fianco dell’Fbi.

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1. Cappotto tinto filo bouclé, iBlues (¤ 279). 2. Pantaloni larghi gessati, Fracomina (¤ 89,90).  3. Pantaloni di misto lana lunghi al polpaccio,  Atos Lombardini (¤ 206). 4. Blusa in georgette  di seta arricciata sulle spalle, Max & Co. (¤ 155).  5. Camicia di cotone, Naracamicie (¤ 75).  6. Speedmaster Grey Side of The Moon Meteorite  con cassa d’acciaio e cinturino di pelle, Omega  (¤ 12.900). 7. Tailleur spigato monopetto a due  bottoni, Tagliatore0205 (¤ 650). 8. Gilet  di lana, Luisa Spagnoli (¤ 260). 9. Anfibi di pelle  nera spazzolata con frange argentate, Stokton Black (¤ 189). 10. Occhiali da sole profilati  di metallo dorato, Ray-Ban (¤ 139). 28.09.2016

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Ora di regata Oyster Perpetual Yacht-Master è l’orologio che racconta il grande amore di Rolex per il mare. Inconfondibile, con la sua lunetta girevole bidirezionale si è conquistato il titolo di Cronometro Superlativo, per avere superato nei laboratori della maison i test più severi in fatto di orologeria. Costa 10.750 euro, ma per la 19a edizione della Rolex Swan Cup, che celebra a Porto Cervo i 50 anni del famoso cantiere navale Nautor’s Swan, è stata messa a punto una versione con incisione sul fondello, destinata al vincitore della regata. c.m.

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 ENRICO SUÀ UMMARINO •

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 CAMILLA GUSTI


S T Y L E Vrooom SUPERVALE Valentino Rossi   al Gran Premio   di San Marino a Misano  Adriatico. A destra,   il nove volte campione   del mondo fa un selfie   con una fan.

Ci vediamo al pit stop Quest’anno nel MotoGP a «fare il tifo» c’è anche la moda italiana. E un pubblico femminile in continua crescita

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tacchi non sono per tutte. Può essere bella finché vuole, ma non sa camminare con quelle scarpe». Il commento al vetriolo non arriva dalla fashion week di Milano, ma dal paddock del Mondiale MotoGP a Misano Adriatico che ha ospitato il Gran Premio di San Marino. Protagonista inconsapevole dello scambio di battute tra signore è una «ombrellina», una delle ragazze che animano i box delle principali gare auto e motociclistiche e reggono i parasole per riparare dal caldo i piloti sulla griglia di partenza. A lungo sono state le più significative quote rosa in un mondo fatto di pistoni, benzina e sgommate. Finché poi si è creato il drappello delle toste, che nel giro delle corse ci sono entrate come tecnici, ingegneri, responsabili dell’organizzazione o della comunicazione dei vari team. Ma negli ultimi anni le cose sono cambiate ancora, soprattutto tra il pubblico del MotoGP. Il carisma di Valentino Rossi (Yamaha), che peraltro di un’ombrellina si era innamorato, e della sua tecnica del «gas a manetta», la narrazione dei duelli di fuoco con il compagno di scuderia Jorge Lorenzo e le Honda di Marc Márquez e Dani Pedrosa (tornato alla vittoria proprio a Misano) e, per noi italiani, l’orgoglio di avere in pista altri assi come Andrea Dovizioso e Andrea Iannone (ma sta con Belén?) sulle Ducati, oltre ai team di Aprilia e di Lucio Cecchinello (LCR Honda), hanno trasformato il grande rito collettivo delle gare in un momento anche femminile. Tra le quasi 160 mila presenze nei tre giorni della gara romagnola, le donne erano tante e, in generale, sono circa il 30 per 202 

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cento del pubblico che segue il Motomondiale in Tv e sui circuiti. Una cifra che inizia ad attrarre il mondo della moda, a prescindere dall’accordo con il pilota superstar. NeroGiardini, l’azienda marchigiana di calzature, abbigliamento e accessori, è la prima realtà del settore a essere entrata quest’anno nel MotoGP, sponsorizzando 6 gare e dando il suo nome a uno degli appuntamenti più importanti della stagione, quello di Ferragosto a Zeltweg (Austria), vinto da Iannone. La notizia, in apparenza solo tecnica, è il segnale del superamento di almeno un paio di pregiudizi. Il primo abbatte un altro muro tra cose da maschi e cose da femmine, il secondo libera le donne dal preconcetto per cui se te ne intendi di moto, non ti interessa il look. Chi conosce Enrico Bracalente, il fondatore del marchio, sa che è uomo genuino, immune da manie di grandezza e oculato nelle scelte. Uno che fa più della metà del suo fatturato con le collezioni donna ha visto qualcosa di concreto nel popolo del Motomondiale. Ci sono appassionate di ogni età e cultura. Ognuna di loro ha il proprio stile, ma quasi tutte sono ormai lontane dal vecchio stereotipo secondo il quale una donna nel MotoGP si veste per sedurre o camuffarsi. Certo, è uno dei rari ambienti dove c’è più coda nei bagni degli uomini, eppure nelle toilette delle signore una team manager, mentre si rifà il trucco prima della partenza, mi dice che nessuno si sognerebbe di non prenderla sul serio perché ha le unghie laccate: l’evoluzione dei costumi qui va veloce. Come direbbe Vale, «gas a manetta»! 28.09.2016

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d i C R I ST I NA M A N F R E D I


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PRIMA DI TUTTO Vi siete mai chiesti come nasce  una collezione? Uno dei primi  passaggi è il mood board,  una sorta di collage realizzato  con foto, schizzi e pezzi di tessuto  che serve ai designer   per visualizzare le proprie idee.   Ecco quello di Peserico:  l’ispirazione viene dall’ora   del crepuscolo, in cui il giorno  diventa sera. I colori sono naturali   e polverosi con tracce di lamé,   le linee morbide, i tessuti caldi.

Memo di I L A R I A C H I A V A C C I

JEANS COUTURE Da Tel Aviv al Veneto, passando   per gli atelier internazionali: è il percorso  dello stilista israeliano di origini yemenite  Yossi Cohen, nuovo direttore creativo  di Gas. La sua prima capsule, Gas Edition, interpreta il denim con un’allure  francese. Chic i pantaloni larghi e corti.

GRANDE GRANDE GRANDE Sei centimetri, in assoluto, non sono  tanti, ma lo diventano se si parla  del diametro di una pietra preziosa.   The Constellation, con i suoi   813 carati, è il diamante grezzo più costoso al mondo. Scoperto  nell’autunno del 2015 in una miniera  in Botswana, è stato acquisito  all’asta da de Grisogono  per 63 milioni di dollari. Una volta  tagliato, diventerà il diamante  flawless, ovvero senza difetti,  più grande del mercato. 

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CI VEDIAMO IN VETTA Se amate la montagna, non potete perdere Moncler  Lunettes, la nuovissima linea di occhiali ideata da Marcolin  con il celebre brand di piumini. I sei modelli uomo-donna   si ispirano alle maschere da sci degli anni Settanta: le lenti  polarizzate si alternano a quelle specchiate, le montature  sono d’acetato o metallo, con dettagli in pelle.  28.09.2016


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UN PEZZO DI STORIA Di amore se ne respira tanto in casa  Trussardi: in primo luogo per l’azienda  di famiglia e per la sua storia. La chiusura  della LOVY Bag riprende un disegno  d’archivio del levriero, logo della maison.  Disponibile in più materiali, colori  e lavorazioni (la nostra versione costa   ¤ 490), la borsa ha come testimonial  una Trussardi acquisita, Michelle Hunziker,  che nel mini film di lancio si trasforma  in una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie in versione pop.

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LUSSO AL QUADRATO Dopo il lancio della prima collezione,   arrivano i nuovi orologi Apple Watch Hermès,   sintesi perfetta di tecnologia e artigianalità.  Tutti i modelli hanno la cassa d’acciaio inossidabile  e il cinturino di pelle pregiata. La versione Double Buckle Cuff ha un doppio bracciale impunturato,  disegnato da Pierre Hardy, e un quadrante  di ceramica nera (¤ 1.769).

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Ci sono marchi che più di altri  segnano epoche, dettano  estetiche, definiscono luoghi.  Curiel è certamente tra questi  con le tre generazioni di donne  della famiglia che hanno guidato  il brand dal 1945 a oggi.   Curiel History and Future è   la mostra che il 22 settembre,  nell’ex chiesa di San Carpoforo   a Milano, ripercorrerà i look   e i momenti più significativi   della griffe: dalle mise delle  signore dell’alta società alle prime  della Scala, fino ai curiellini, gli  abiti corti simbolo della milanesità  negli anni del boom economico.

VIVIANE SASSEN©HERMÈS PARIS 2016

«LOVY» IS IN THE AIR


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elena secondo vanessa Il cinema e la Tv sono arrivati dopo,  il primo amore di Vanessa Incontrada  è stato invece la moda, dove  ha esordito poco più che adolescente.  A quel mondo ritorna con Elena Mirò,  in veste di testimonial ma anche  di creativa, firmando una capsule  dedicata ai capi che più ama indossare:  giacche morbide e destrutturate,  e soprattutto tanta maglia,  usata anche per i cappotti.   Gli scatti della campagna sono   di Gian Paolo Barbieri:   fino al 20 ottobre saranno esposti  nel concept store Miroglio   Piazza della Scala all’interno   della mostra Cinema e Moda,   che raccoglie alcuni dei lavori   più celebri del grande fotografo.

Memo piante preziose Il cactus è simbolo di tenacia:  resiste al caldo di giorno e al gelo  di notte, è una forza della natura.  Non stupisce che Cartier abbia  voluto dedicargli una collezione:  Cactus è scultorea, colorata,  gioiosa. Specie nella versione  con smeraldi, corniole e brillanti.

creiamo un archivio Fragiacomo ha bisogno di noi. Con il progetto Live Action il brand milanese coinvolge tutti coloro che negli anni   lo hanno amato e collezionato. La richiesta è di portare sì  calzature, ma anche foto o filmati amatoriali che possano  contribuire a raccontare la storia dell’azienda, che compie  sessant’anni. La raccolta, che parte il 21 settembre e durerà   una settimana, avviene nella boutique di via Turati a Milano.   Il materiale sarà elaborato da un team di ricercatori dell’università  La Sapienza di Roma che lo trasformerà in «archivio diffuso».

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DIVINITÀ AEREE Il dirigibile Numero 6 di Alberto SantosDumont, aviatore brasiliano celebrato nell’apertura dell’Olimpiade di Rio 2016, aveva una velocità media di 22 km orari: nel 1901 riuscì a doppiare in volo la Tour Eiffel in meno di 30 minuti, partendo dal Parc de Saint-Cloud. È ai pionieri dell’aria come Santos-Dumont che Cartier dedica il suo nuovo profumo maschile, L’Envol. Come il motore di un aereo che va «avviato», il flacone è un’ampolla da avvitare, sospesa in una cupola di vetro. Anche il jus è «elevato»: con note di miele, legno di guaiaco, muschio e patchouli, si ispira all’idromele, mitica bevanda degli dei dell’Olimpo e non solo (da ¤ 78).

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SCOPERTO Ci trucchiamo perché ce lo dice l’evoluzione (ma non solo: anche il sesso). Ci strucchiamo perché vogliamo sentirci più forti. La via di mezzo? Esiste. Basta cominciare da un sano narcisismo di F R A N C E S C A B U S S I

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MAKE-UP MIRIAM LANGELLOTTI@GREENAPPLE. HAIR STEFANO GATTI@WM MANAGEMENT. HA COLLABORATO MARA PALENA

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ANTIMACCHIA

Stress e inquinamento possono peggiorare le imperfezioni cutanee: Effaclar Duo(+) Unifiant di La Roche-Posay ha un complesso purificante con acido salicilico che le attenua, mentre la texture leggermente colorata uniforma il tono della pelle (¤ 18,40).

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SABRINA DI GENNARO

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crive Alicia Keys sul sito di Lena Dunham che l’universo ha cominciato ad ascoltarla, o che forse è lei che ha finalmente ascoltato lui. In ogni caso, poco importa: è solo da quando ha deciso di presentarsi in pubblico completamente struccata, che si è sentita per la prima volta potente, al centro di una «rivoluzione». «Non voglio più coprirmi», spiega. «Non voglio coprirmi il viso, la mente, l’anima, i pensieri, i sogni, le mie lotte, la mia crescita emotiva. Niente». È almeno un anno che il movimento #NoMakeUp è diventato virale, a colpi di selfie (più o meno) acqua e sapone su Instagram. Ci sono passate tante star, da Cameron Diaz a Bar Refaeli, ma è solo da quando la cantautrice soul ne ha fatto la sua bandiera, presentandosi così non solo in pochi scatti selezionati ma a ogni occasione (l’ultima, a fine agosto, agli Mtv Video Music Awards), che qualcosa è davvero cambiato. Keys dice che solo al naturale ha ritrovato la «vera me», quella sepolta da anni sotto la pressione di mostrarsi sempre impeccabile, per paura di non essere accettata dagli altri.

«Cuscini» di lusso 1. Ultrafluido, si fonde con il colorito naturale della pelle uniformandola e correggendo le imperfezioni: Dreamskin Perfect Skin Cushion Spf 50 Pa +++ di Dior (¤ 78,90). 2. Con acido ialuronico, lipidi emollienti e un mix illuminante di oro e perle dei Mari del Sud: Double Wear Nude Cushion Stick Radiant Makeup di Estée Lauder (¤ 39). 3. Ricaricabile, effetto mat, riduce le imperfezioni: Teint Idôle Ultra Cushion di Lancôme (¤ 48,50). 4. Balsamo con un complesso illuminante effetto «glow», rimpolpa e idrata fino a 24 ore, rendendo più facile l’applicazione del fondotinta: Prima Glow-On Moisturizing Balm di Armani (¤ 90).

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Ammettiamolo, siamo una specie superficiale: giudichiamo a prima vista, ci fermiamo alle apparenze. Diversi studi hanno dimostrato quanto il nostro aspetto fisico influenzi l’empatia che gli altri provano nei nostri confronti: più siamo belli, più ne riceviamo. Non è colpa nostra, però. Ciò che gli esseri umani percepiscono come attraente ha a che fare con l’evoluzione, l’idoneità e il successo riproduttivo. C’entrano sempre Darwin e il sesso, insomma – anche quando si parla di trucco. Le donne tendono ad avere occhi più scuri e labbra più rosse rispetto agli uomini, e questi caratteri sessuali vengono sapientemente sottolineati dal make-up. Un po’ come gli animali che attirano i partner con code più grosse o colori più brillanti. È vero: studi 28.09.2016

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BEAUTY di psicologia sostengono che le donne che si truccano hanno salari più alti, maggiori probabilità di ottenere una promozione e di essere apprezzate. Ma c’è anche una ricerca del 2014, pubblicata su Quarterly Journal of Experimental Psychology, che ha dimostrato come, in realtà, sia uomini che donne preferiscano un trucco poco marcato. Il problema è che, molto semplicemente, non se ne rendono conto: gli esseri umani non sono bravi a immaginare ciò che gli altri ritengono attraente. Così come le donne credono che gli uomini le vogliano solo supermagre, spesso si truccano troppo anche per soddisfare aspettative dell’altro sesso inesistenti.

Senza filtri Nelle foto per il suo prossimo album in uscita (il titolo è ancora top secret, l’ultimo singolo è In Common), Alicia Keys, 35 anni, si è lasciata fotografare appena tornata dalla palestra, con solo una sciarpa avvolta intorno ai capelli. All’inizio, ha raccontato, ha avuto paura del risultato, ma poi «giuro, non mi sono mai sentita così bella».

Più di un fondotinta

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1. Con una dose dell’esclusivo estratto di alghe anti-age Miracle Broth: The Soft Fluid Long Wear Foundation Spf 20 di La Mer (¤ 95). 2. Per pelli miste, riequilibra le zone oleose e idrata quelle secche: Superbalanced Silk Makeup Spf 15 di Clinique (¤ 34). 3. Ha una formula dal triplice effetto antiage, ripara, ridensifica, rinnova: Defence Color Nude Serum R3 di BioNike (¤ 44,90). 4. L’effetto coprente dura 8 ore, gli estratti di mimosa e vite rossa migliorano rughe e segni dell’età: Sisleÿa Le Teint di Sisley (¤ 123).

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Il trend #NoMakeUp può essere comunque eccessivo e la via di mezzo è una soluzione. Il mercato della cosmesi sta lanciando una serie di prodotti multitasking. Mix di skincare e make-up, promettono una pelle perfetta, più giovane e uniforme, anche senza filtri di Instagram. «Un tempo esistevano buone creme e buoni trucchi, usavi l’idratante e il primer, ma non c’era niente di unico per correggere la zona T, quella sotto gli occhi o le labbra, lì dove tutte le donne, modelle comprese, hanno problemi, la pelle troppo secca oppure le occhiaie», spiega Linda Cantello, International make-up artist Giorgio Armani. Già, il primer: è proprio alla base trattante, da applicare prima del trucco per farlo durare più a lungo, che si ispirano molti dei nuovi prodotti. «I primer sono nati in America, si trovano in giro già da tempo, ma di per sé non hanno alcun valore aggiunto: sono un passaggio ulteriore nella routine, senza effetto curativo. Tra l’altro, non tutte possono usarli, dipende dal tipo di pelle. I nuovi prodotti, invece, diventano un modo più intelligente di preparare il viso». Che ci si trucchi o meno, c’è un insegnamento da recuperare, quello che un articolo del New Scientist chiama «narcisismo salutare» – in buona sostanza, l’avere più fiducia in se stessi. A piccole dosi, ci permette di soffrire meno di malinconie e ansie e, visto che ha a che fare con la vanità e la percezione che abbiamo di noi stessi, ci fa sentire più sicuri, affascinanti e divertenti, nonché più desiderabili per l’altro sesso. Perché in fondo ha ragione Alicia Keys: non serve essere «dei camaleonti» per volersi bene. A volte, basta mostrarsi così come si è.


B E A U T Y Ispirazioni

Glitter abbagliante  per otto ombretti  iridescenti: Moondust,  Urban Decay (¤ 49).

VIA LATTEA E BISCOTTI

Avventure cosmiche

Con fiori narcotici,  è dedicato alle stelle  in esplosione:  Stone Supernova,  Replay (¤ 34).

Anello  Piper’s Stars  in argento  925  placcato  oro, Diva Gioielli.

Nel blu della notte brillano 70 mila miliardi di stelle, in centinaia di galassie. E la loro luce è arrivata anche qui sulla Terra

Più che un progetto   fotografico collettivo,   My Endless Book Project è stato un volo interstellare   sopra costellazioni di biscotti e sistemi solari di tazzine.   L’idea è dell’illustratrice   Dina Belenko.

Omaggio  a Star Trek per  illuminare  lo sguardo:  Superslick Liquid Eyeliner,  Mac (¤ 23).

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Con orchidee, carbone  di bambù e argilla  nera: Scrub-Maschera Preziosa Corpo,  Collistar (¤ 41).

Un cult che si rinnova per l’edizione  2016: Eau du Soir, Sisley (¤ 232).

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Pigmenti puri  formulati a  freddo: Le Prisme Superstellar,  Givenchy (¤ 54,50).

Agisce la notte  e illumina il viso  di giorno: Abeille Royale Crème Nuit, Guerlain (¤ 148).

DINA BELENKO

Smalto ispirato al cielo  di mezzanotte: Noir Over Noir n° 73 La Laque Couture, Yves Saint Laurent (¤ 27).

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B E A U T Y Parole famose

UOMO DEL NORD

Nato a Oslo, Peter Dundas,   47 anni, è direttore creativo   di Roberto Cavalli dal 2015.   A destra, Dundas con il suo  labrador Jack e Félix Gesnouin nel corto per il lancio del profumo maschile. 

Il mio profumo è come il rock Da bambino si cuciva i vestiti, ora PETER DUNDAS è lo stilista di uno storico marchio italiano. E, quando parla di fragranze, segue il ritmo degli anni Settanta: Rolling Stones, libertà, amore e pelle nuda

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usa sempre quella. Il mio profumo preferito, però, resta quello della pelle nuda». Un ricordo olfattivo indimenticabile? «L’odore degli aranci in fiore a Marrakech. Si è impresso indelebilmente nella memoria insieme a quello delle spezie del souk». Come ha scelto questo lavoro? «È successo per caso, per uscire dalle difficoltà. Sono cresciuto senza mamma e mio padre non sapeva come vestire me e le mie sorelle. Così ho iniziato a fare da solo, assemblando abiti usati. A 7 anni avevo la mia macchina per cucire. Questa TIMBRO MASCHILE Ha l’animo rock,   necessità è diventata la mia la nuova fragranza  passione: mi ha permesso di Roberto Cavalli Uomo,  creare la mia immagine e di con note sexy di violetta  nera, zafferano, tirare fuori una forte perso miele e patchouli  nalità».

giorno. A 14 anni ho lasciato la Norvegia per andare a vivere in America, poi mi sono spostato a Parigi, e dopo ancora a Londra. Per questo viaggio leggero: la mia vita sta in una borsa». Ma non si stressa? «Mi stresso stando fermo. La mia giornata inizia alle 6 di mattina e finisce alle 10 di sera, è un turbinio di cose da fare, ma amo che sia così. So anche rilassarmi, adoro i massaggi e qualsiasi attività fisica: kitesurf, sci, nuoto. Fare l’amore, però, è l’attività più rilassante e la mia preferita». Che rapporto ha invece con il profumo? «Lo adoro, lo uso tutti i giorni. Sono il tipo di persona che si affeziona a una fragranza e

(¤ 49).

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BRUCE WEBER

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Tra le note di testa un po’ di rock anni Settanta, in quelle di cuore audacia e libertà, in quelle di fondo, infine, un accordo di sensualità e magnetismo: il nuovo profumo da uomo della maison Roberto Cavalli si annuncia così, con una personalità intensa e decisa, come quella del suo direttore creativo Peter Dundas: «Mi riconosco in questo profumo. Oltre a rappresentare l’estetica del marchio Roberto Cavalli Uomo, racconta temi a cui sono legato, come il rock degli anni Settanta, la libertà e la sensualità». Il tutto è ben illustrato nel cortometraggio di Scott Cooper – regista di Crazy Heart con Maggie Gyllenhaal e di Black Mass con Johnny Depp – ispirato a un soggiorno dei Rolling Stones a Villa Nellcôte, in Costa Azzurra, nel 1971. Protagonista Félix Gesnouin, modello francese con un’allure dandy-rock, dal portamento elegante e temperamento nomade. Proprio come lo stilista, che ci spiega: «Non sto mai nello stesso posto per più di qualche

d i RO S S E L L A F I O R E


Scoprilo nella Profumeria Ethos piĂš vicina a te.


B E A U T Y Benessere

Calendario per sole donne

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Per cogliere in anticipo i cambiamenti legati al ciclo, il fenomeno emergente sono le app che analizzano «quei giorni». Un aiuto per capire (anche) come funziona il nostro corpo d i F R A N C E S C A BUS S I

LE AMICHE VIRTUALI Tra le meno focalizzate sulla fertilità, Eve è ludica, con quiz per imparare tutto sul sesso sicuro  e una community per chattare con altre utenti. Minimalista, Clue fornisce un’interazione  costante: si possono modificare le informazioni in ogni momento, avvisa due giorni prima  dell’arrivo del flusso. WomanLog è accurata, con una grande varietà di sintomi da inserire,  come dolori articolari e pianto. Amata da Cameron Diaz, Period Tracker permette   di aggiungere sintomi su misura, e la modalità «astinenza» nasconde le icone per la privacy.

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ILLUSTRAZIONE

 MARTA ANTELO

Una volta si parlava del Marchese o, se siete fan delle serie Tv in inglese, delle zie Irma e Flo. Oggi i nomi da usare sono sempre in codice ma più accattivanti, come Eve o Life, e hanno a che fare con la tecnologia. Prendete un gruppo di amiche tra i 18 e i 40 anni e scoprirete che almeno la metà di loro ha installato sullo smartphone una app che analizza il ciclo mestruale, e che l’ha fatto quasi sicuramente sulla base del passaparola. Si stima che al mondo ne siano state scaricate circa 200 milioni, seconde solo a quelle che si occupano di corsa. Funzionano come piccoli calendari virtuali su cui segnare perdite, crampi, umore, aspetto della pelle, rapporti sessuali. Che cosa cambia rispetto alla classica agenda di carta? Poco, e allo stesso tempo tutto: come minicomputer, analizzano i dati inseriti e sono in grado non solo di segnalare l’inizio del periodo fertile e quando è il caso di evitare i pantaloni bianchi, ma aiutano anche le donne a fare delle piccole «anamnesi», scoprendo come il ciclo influisce sul loro corpo e, più in generale, sulla loro vita. Salute compresa. Se infatti le app non si vogliono (e non si devono) sostituire ai metodi contraccettivi, pur avendo a che fare anche con la fertilità, possono però essere utili per cogliere in anticipo cambiamenti e problemi fisici. Se il ciclo mestruale è spesso irregolare o molto doloroso, per esempio, app come Glow consigliano una visita dal dottore per escludere un ovaio policistico o l’endometriosi. Altre come Clue, che dal suo lancio nel 2013 ha annunciato quest’anno oltre 5 milioni di utenti attive in 190 Paesi, promettono informazioni dal menarca fino alla menopausa, e nell’ultimo periodo hanno persino avuto un picco di download in Centro e Sudamerica, sull’onda della prevenzione dal virus Zika. Non solo: diventa anche più semplice prenotare una visita o un esame ginecologico — basti pensare che la spirale, per esempio, si preferisce inserirla durante il flusso mestruale, quando il collo dell’utero è più dilatato. L’idea, insomma, è che l’app possa fornirci un quadro più completo dell’essere donna, che a un occhio distratto potrebbe sfuggire. Perché capire come funziona il ciclo mestruale, in fondo, è capire come stiamo: è conoscerci meglio, senza imbarazzi. 28.09.2016


B E A U T Y Passaparola

Il trionfo della natura La prima spa d’Italia bio ed ecologica che permette di scegliere la propria velocità. E un preparato di cere esotiche per mamme molto cool d i M I C H E L A M O T TA

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Come si fa a diventare la migliore Destination Spa al mondo? Bisognerebbe chiederlo al vincitore di quest’anno: Lefay Resort. O, meglio ancora, soggiornarci. Solo così si può capire come questa struttura con vista sul lago di Garda, a Gargnano (Bs), costruita secondo i principi della bioarchitettura, sia diventata in pochi anni un’eccellenza del benessere. La spa, il cuore del resort, ha da poco ricevuto la certificazione Ecocert: è la prima organica ed ecologica in Italia. Qui tutto è in nome del rispetto dell’ambiente, dalla gestione delle acque ai prodotti utilizzati. Un’attenzione alla natura che si sposa bene con le tecniche orientali cui si ispirano i trattamenti. In particolare quelli che prevedono l’utilizzo dell’agopuntura: Farfalla di seta, per un lifting naturale del viso (altro

che punturine!), e Fluire del ruscello, la novità che mixa la millenaria tecnica cinese con elettrostimolazione e massaggio specifico contro la cellulite. Ma secondo me il bello di Lefay è la possibilità di scegliere la propria «velocità»: qui si viene per vivere il lago, prendere uno dei sentieri nel verde e avere a disposizione una palestra aperta 24 ore, oppure per rallentare, come ho fatto io. Prendendo il sole a bordo dell’infinity pool e seguendo il programma Detox dedicato a chi ha bisogno di eliminare stress e tossine. Nel pacchetto: visita energetica, consulenza nutrizionale e fitoterapica, sedute di terapie cinesi. Perché nella migliore Destination Spa al mondo l’obiettivo è risintonizzarsi con la propria energia vitale. Lenta o veloce che sia. (Info: lefayresorts.com).

CHI ASPETTA E CHI NO Oltre a essere la mamma – molto cool –  di tre bambini (a sinistra, in viaggio alle Hawaii),  Tata Harper ha anche dato alla luce la linea  di skincare che porta il suo nome, 100% naturale  e senza ingredienti potenzialmente tossici.  Tra le sue meraviglie c’è Redefining Body Balm,  balsamo antismagliature che Tata ha creato durante  la prima gravidanza. Con burri di mango, mururu,  kokum e karité, olio d’oliva e cera d’api, è super  nutriente e mantiene la pelle elastica per ore.   Ovviamente va bene anche per chi «non aspetta»,  per ammorbidire le zone disidratate su tutto il corpo.  Online su beautyaholicshop.com, euro 128. 226 

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B E A U T Y Xxxxx

B E A U T Y A Firenze

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Il senso ritrovato Siamo andati alla fiera per «nasi», tra appassionati creatori in incognito, profumi ipnotici e poesie olfattive d i VA L E N T I NA D E B E R NA R D I

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GETTY IMAGES, INSTAGRAM

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on c’è competizione nella profumeria artistica. Anzi, andare a un «raduno» come quello fiorentino di Pitti Fragranze è stato come entrare in un bar: pacche sulle spalle, sorrisi, risate ad alta voce e complimenti, mentre si brinda con calici in vetro creati apposta per annusare i profumi. Il motivo è che ogni brand ha la sua personalità, un particolare metodo di creazione, un suo pubblico: chi acquista questi profumi lo fa perché ama sperimentare, cerca qualcosa di insolito, oppure vuole una storia speciale in cui ritrovarsi. E lì, tra i 270 espositori, di storie speciali ce ne sono tante. Come il batterista Leo Crabtree dei The Prodigy, band di musica elettronica, che presenta la linea BeauFort London in incognito (3), senza proferire parola sullo «status» di musicista. Così, mentre lucida i suoi flaconi neri nella T-shirt, spiega come accordi di fumo, polvere da sparo, sangue e brandy possono evocare battaglie marinare dell’800, Shakespeare e i materiali degli antichi orologi. Oppure c’è il chimico antropologo Meo Fusciuni (5): incanta sia con versi poetici e una voce di velluto, sia con Shukran 2# nota di viaggio, un profumo da pelle d’oca con menta, lemongrass e tabacco. Dura poco sulla pelle, ma l’emozione forte, si sa, è effimera. Chi invece conquista prima gli occhi e poi l’olfatto sono il berlinese J.F. Schwarzlose (4), rieditato dagli anni Venti con antiche locandine e moderni jus di mango e ginger, e lo svizzero Richard Lüscher Britos (2), che per le sue fragranze 100 per cento naturali con coordinate geografiche al posto dei nomi, ha creato fantasiosi carré in seta. Invece, con il 10° lancio di A Lab on Fire (1), altro marchio il cui creatore mantiene l’anonimato, capisco di avere un debole per le note di muschio, qui protagoniste: se fossero un tessuto sarebbero lenzuola bianche, morbide, come quelle che avvolgevano Marilyn Monroe nei celebri scatti degli anni ’60, a cui la fragranza stessa si ispira. Il nome del profumo? Messy sexy just rolled out of bed. Sono tante le cose nuove di sé che si possono scoprire a una «fiera dei nasi» (pittimmagine.com).

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BEAUTY

I GENI NON MENTONO A soli 15 anni è già una star:  Kaia Gerber, figlia di Cindy  Crawford e Rande Gerber,  dopo aver ritirato il premio  Breakthrough Model of the Year della rivista newyorkese   The Daily Front Row  direttamente dalle mani  di Marc Jacobs, ha assistito  alla dichiarazione dello stilista  in cui annunciava  pubblicamente che sarebbe  diventata il volto ufficiale   del suo marchio beauty.  La vedremo presto nella  nuova campagna stampa  in versione anni Ottanta,  con capelli rosso fuoco da  leonessa e un look animalier.   Magari è un tributo  alla prima passerella ufficiale  di Marc Jacobs dell’86,  in cui sfilò proprio la madre. 

Memo CACCIA ALLE FARFALLE

di V A L E N T I N A D E B E R N A R D I

FACCIAMO STRIKE!

Nel film Io prima di te,  tratto dall’omonimo  romanzo, William  (Sam Claflin) scrive  una lettera d’addio  alla sua Louisa (Emilia  Clarke). Tra le righe le  consiglia di provare  «Papillons Extrême  dell’Artisan Parfumeur  che su di te starebbe  benissimo». In realtà  il nome esatto è La  Chasse aux Papillons,  in versione Extrême  (¤ 125) o eau de  toilette (¤ 112), con  tiglio e fiori di limone.

GETTY IMAGES

Una palette trucco trasformata  in una pista da bowling:  è Pearlmatte Face Powder di  Mac, per le pelli spente, con  rosa per l’aspetto sano, bianco  per dare luce e verde per  contrastare i rossori (¤ 30). 

VALIGIE IN MINIATURA Quando si ama tanto qualcosa, lo si protegge.  Ecco perché Frederic Malle, oltre ad aver dato  la possibilità a grandi profumieri di assemblare  le fragranze dei loro sogni senza limiti  di creatività, ora propone lussuosi astucci in pelle  firmati Valextra per proteggerle durante i viaggi.  Da 50 o 100 ml, in sei colori, con impunture  a vista e il bordo laccato nero (da ¤ 230). 

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BEAUTY

Fanno bene Dieci milioni di pasti a bambini scolarizzati  in oltre 40 Paesi: sono i numeri raggiunti  da Feed, associazione per combattere la fame  nel mondo promossa da Lauren Bush Lauren,  sostenuta da Clarins grazie alla vendita di una  pochette beauty ogni anno diversa.  Da ottobre,  arriva infatti Feed 10, la nuova shopping bag   con 4 prodotti: Crème Désaltérante da 30 ml,  più la crema mani, Lift-Affine Visage e il balsamo  labbra Eclat Minute in versione mini (¤ 29). 

Memo IL PARTY YOGICO Sarà un evento da non perdere, non solo per gli amanti dello yoga: sabato 1 ottobre  Oysho organizza a Milano una masterclass gratuita con Anna Inferrera, la guru italiana  del Prana Vinyasa Flow Yoga e formatrice per lo Yoga Collective. Appuntamento  dalle 11 del mattino al Palazzo del Ghiaccio, in via Piranesi, con Martina Colombari,  ambasciatrice dell’evento, e la dj Emilie Fouilloux. Basta iscriversi su oysho.com. 

FIOCCO ROSA Quest’anno, la madrina  della campagna Bca firmata  da Estée Lauder Companies  e Airc per sostenere la ricerca  contro il tumore al seno  sarà l’attrice Miriam Leone.   Tra le iniziative si prevede  di illuminare di rosa il Duomo  di Milano la notte   del 29 settembre, e di devolvere  nel mese di ottobre 5 euro  per ogni prodotto venduto  tra quelli iconici del gruppo  americano, con il nastro rosa.  Acquistandone uno si contribuirà  così alla raccolta fondi. 

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HARRY PASSA IL TESTIMONE Di Harry Potter, neanche a dirlo, non si butta via niente. Così, la sceneggiatura della pièce Harry Potter e la maledizione dell’erede, andata in scena a Londra lo scorso luglio, è diventata un libro omonimo, in uscita il 24 settembre per Salani (pagg. 368, ¤ 19,80, trad. di Luigi Spagnol; qui, un particolare della copertina). I fan sono già in agitazione e le librerie hanno annunciato aperture straordinarie dalla mezzanotte. Si tratta dell’ottavo capitolo della saga di J.K. Rowling che, finora, ha venduto oltre 500 milioni di copie. Nell’ultimo episodio, avevamo lasciato Harry adulto che salutava, al solito binario 9 e 3/4, il figlio Albus Severus, l’erede, in partenza per Hogwarts. Con un nuovo protagonista, la magia potrebbe non finire mai. l.p.

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CARPE DIEM

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COME TI CUCINO

DANZICA Perché abbiamo acceso il fuoco su una spiaggia della POLONIA? Per una sfida: preparare una Dinner with a view con la chef Viviana e la sommelier Sandra. Una «trasferta» non solo del gusto e con precisi doveri: primo, pelare bene le patate

a scena fa venire in mente quella immortale di Totò e Peppino. Non solo perché parliamo di cibo: Viviana Varese e Sandra Ciciriello, chef e maître sommelier di Alice Ristorante a Milano, in trasferta nel Nord Europa, un po’ li ricordano. Battibeccano, discutono, si accusano a vicenda di comandare troppo. Ma chi le guarda invece di preoccuparsi ride, è chiaro subito che le gag sono d’intesa, specialmente quando c’è molto da fare. Le due sono tenaci, e si adattano a qualunque situazione. Anche a cucinare su una

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spiaggia remota della Pomerania, nella Polonia del Nord, dove sono state invitate da Malika, chef polacca nata ad Algeri, per preparare insieme una delle sue Dinner with a view. Non esattamente una cena normale: tutto doveva essere cucinato sul fuoco, «alla Francis Mallmann», il guru argentino del barbecue. Un’impresa ambiziosa anche per uno chef di indiscusse capacità come Viviana, ma per sostenere l’iniziativa di una collega si fa questo e altro. Viviana e Malika si sono conosciute a Parabere, forum ideato dalla critica gastronomica

Maria Canabal che ogni anno a marzo (5 e 6, nel 2017) raduna cuoche, sommelier, scienziate, opinioniste e produttrici su tematiche di attualità alimentare (parabereforum.com). A detta di chef Viviana, è uno degli appuntamenti più interessanti della gastronomia per l’alto livello delle conferenze e, tema a lei molto caro, per le potenzialità di network tra donne di tutto il mondo. Come dimostra la collaborazione con Malika, 42 anni e una matassa di dread sulla testa, ex insegnante di francese, mamma di tre ragazze e pure nonna, ora proprietaria di un 28.09.2016

RADEK JUCHNOWICZ

te s to e foto d i S A R A M A G R O


UNA VERANDA SUL NORD

Dall’alto a sinistra, la chef Viviana Varese sulla spiaggia di Jastarnia. Le tipiche facciate di Danzica. Malika, celebrity chef polacca nata ad Algeri. L’allestimento della Dinner with a view. I piatti quasi pronti per la serata. Un angolo di musica. Nella pagina accanto, edifici industriali recuperati lungo il fiume Vistola.

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VENTO DI POLONIA

Da sinistra, il nuovo  localino Drukarnia  Café, a Danzica. Il Centro Europeo   di Solidarietà. Il porto  turistico di Sopot.

ristorante magrebino di successo a Gdynia, qui in Pomerania. Famosa veramente, Malika lo è diventata quando è arrivata in finale a Top Chef e ha approfittato dell’improvvisa notorietà per parlare di cucina femminile in uno scenario che in Polonia, come in Italia e ovunque, è prevalentemente maschile. Durante il viaggio, Viviana e Sandra ripetono a turno: «50 persone? Una dozzina di portate? Tutto alla brace? All’aperto? E se piove? Mai fatto prima, ma qualcosa in tavola lo mettiamo». Da casa, hanno portato solo due «cose», rassicuranti: il braccio destro Antonio e una pentola di ghisa di 25 chili per fare focaccia e testaroli. Per il resto, si doveva improvvisare. Il giorno dopo, all’alba, siamo al porticciolo per scegliere il pesce: di locale c’è poco e i pescatori non possono garantire la fornitura. Sandra, che compra e vende pesce da 30 anni, preferisce andare sul sicuro ordinando rombo e merluzzo al mercato centrale. Se poi arrivassero anche il salmone con le uova, le cozze e i gamberetti, meglio. Ma c’è un’altra sorpresa: nelle pietanze bisogna usare anche frutti selvatici, foglie e fiori raccolti nei campi. Le due mordicchiano bacche, assaggiano petali, erbe mai viste. Uno chef impiega anni per imparare tecniche complicate e raffinate, e ora servono grigliate e cibo trovato nei boschi, ma si prosegue. A questo punto mancano solo da visitare cucina e dispensa del Dom Zdrojowy Spa Hotel, il 4 stelle che ospita la cena, sulla spiaggia di Jastarnia, località di villeggiatura sul Baltico famosa per la sua laguna e il kitesurf. Finito il sopralluogo si passa al menu. Sole e terrazza, pensieri e parole, tartare e insalata, sigaretta e caffè, ed ecco decise le portate, comprese le aringhe e l’oca per rispettare la tradizione regionale.

Il giorno della cena c’è troppo da fare, e si nel 1989. Un giro tra i 58 murales di Zaspa, arruolano anche la giornalista, cioè io, e il quartiere dove abitava Lech Walęsa, sinl’interprete italiano-polacco per pelare padacalista e primo presidente della Polonia tate alla brace, spolpare melanzane alla piapost comunista. Una visita al Centro Eurostra, sbucciare 10 chili di zucche. Non c’è peo di Solidarietà (Ecs), splendida architetun secondo di tregua, interviste, foto, romtura contemporanea con biblioteca, caffè, bo da cuocere all’ultimo momento, l’imgiardino d’inverno e un museo che fa rivipiattamento. Tutto fila liscio, e si arriva al vere la storia degli ultimi 40 anni. gelato affumicato con coulis di susine selvaPasseggiando nel centro storico, ricostruitiche che conclude la cena e scatena l’apto al 90 per cento dopo la Seconda guerplauso agli chef. Lo staff è sfinito: gremra mondiale, tra violinisti di strada, bottebiuli sporchi, risata facile. «Allora Viviana, ghe dell’ambra e bar bohémien, si arriva ne valeva la pena?». La chef si ricompone: nella Danzica di oggi. L’ultima sosta del te«Certo! Sandra e io facciamo quello che am italiano è al ristorante Metamorfoza. possiamo per sostenere le donne, e com«Con la Danimarca di fronte, è evidente dobattere qualunque tipo di discriminazione. ve cerca ispirazione la nuova cucina polacIn Italia sono l’unico chef stellato con una, ca», dice Viviana. Adrian e Matylda, chef e anzi tre sous chef donne, e nello staff abbiamanager, usano solo prodotti locali (quinmo 54 dipendenti di qualunque sesso, gendi, niente cioccolato per i dolci, sembra fader, religione, etnia». cile). In futuro vogliono aprire una fattoria, Viviana in Polonia non ha messo il naso e produrre tutto ciò che serve al ristorante, fuori da Jastarnia. «Va sempre a finire colatte, uova, frutta, verdura. Hanno un cuosì, però almeno faccio cose bizzarre: quanco che si occupa di raccogliere cibo spondo mi ricapiterà di cucinare a piedi nudi dataneo – per fare foraging usando il termine vanti al mare?». Stavolta professionale – e guarniperò c’è un’intera giorscono i piatti con formiIL MENU nata per fare i turisti nelche prese sugli alberi e DI INDIRIZZI le Tricity, l’agglomerasurgelate. Ebbene sì, abto noto come Tre Città, biamo assaggiato anche Da Milano a Danzica: Alice Ristorante (aliceristorante. che sembrano una, e che quelle: sanno di limone it); Restauracja Malika (malika. comprende: Gdynia spremuto, e non sono pl); Metamorfoza  e i suoi 4 porti, Sopot niente male con i funghi (restauracjametamorfoza.pl). con le spiagge e i club, e e il petto d’anatra. ProDove dormire: Dom Zdrojowy Spa Hotel  Danzica, nei cui cantieprio bravi questi ragaz(zdrojowy.com.pl). Hilton Gdansk  ri navali sono iniziati gli zi. D’altronde, chi me(hiltongdansk.pl), centrale,   scioperi di Solidarność glio di due giovani nati con ristorante rinomato. Che cosa vedere: che hanno cambiato il nel fatidico 1989 può far Il Centro Europeo di Solidarietà  Paese e le sorti del bloccadere vecchie barriere (ecs.gda.pl). co sovietico, fino al crole interpretare la nuova La Polonia in Rete: lo del muro di Berlino Polonia? Ente del turismo polacco  (polonia.travel/it).

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CARPE DIEM CINEMA

I cowboy non votano Trump Come nel film originario, vanno a cavallo e il numero è lo stesso. Ma il remake dei MAGNIFICI SETTE è pieno di novità. A partire da «una magnifica» protagonista. E da un cast che non piace a «The Donald» d i LUC A V E N T U R A

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NON È COME AL SOLITO

È il remake di un remake. Ispirato  al classico del 1960   con Yul Brynner, Steve McQueen   e Charles Bronson, il film era   a sua volta un rifacimento   del capolavoro di Akira Kurosawa   I sette samurai. Che cosa resta  dell’originale? La storia   di un villaggio di contadini   che per difendersi dal nemico,   in questo caso uno spietato  affarista (Peter Sarsgaard),  «assume» una banda di outsider.

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A CAVALLO CON DENZEL WASHINGTON

di dinosauri in Jurassic World  (2015). Chris Pratt, che nel film   è il braccio destro di Washington,  ama giocare d’azzardo e bere,   ma quando è sfidato a duello   è un pistolero infallibile. Non avete  mai amato i western? Solo perché  non c’era lui a farvi ridere.

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GLI ALTRI CINQUE (ANZI, SEI) MAGNIFICI

Arricchiscono il cast Ethan Hawke  e Vincent D’Onofrio, la star  coreana Lee Byung-hun,   il messicano Manuel Garcia-Rulfo  e il nativo americano Martin 

Non ha mai interpretato   un cowboy. «Sognavo di vederlo   a cavallo», ha detto il regista  Antoine Fuqua. Washington,   qui nei panni del capo   della banda Sam Chisolm,   ha però ammesso di non aver   mai visto l’originale del 1960. 

Sensmeier. Occhio, però,  soprattutto alla protagonista  femminile, Haley Bennett:   la vedrete presto nel thriller   La ragazza del treno e in Rules don’t apply, atteso ritorno  cinematografico di Warren Beatty.

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UNA BANDA DI DEMOCRATICI

Alcuni critici hanno applaudito   il cast etnicamente misto  (definendolo un antidoto ai  proclami di Trump), alcuni l’hanno  criticato come storicamente  inaccurato o una mossa   per incassare di più. Il regista  

si è difeso: «Non ho pensato   a questioni di razza, solo a girare  un film che fosse un evento»   (sarà, ma in tempi di campagna  elettorale anche cowboy e cavalli  devono schierarsi).

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UN ADDIO, IN MUSICA

James Horner ha composto   le colonne sonore di film   come Titanic e Avatar.   Per I magnifici sette , aveva deciso  di ispirarsi alle musiche di Elmer  Bernstein della versione originale  del film. Il lavoro era quasi  concluso, quando il 22 giugno  2015 Horner è morto  schiantandosi con il suo aereo  monomotore.

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IL GUARDIANO DEL FAR WEST

Ci ha abituato alle parti   da custode: del sistema  solare in Guardiani della Galassia (2014), 

IERI E OGGI

SET DI FUOCO

Forse Denzel Washington   e i colleghi non vinceranno l’Oscar  per questo film, ma vedendoli   a cavallo con la fronte imperlata  di sudore non pensate a qualche  effetto speciale: «Abbiamo girato  in Louisiana con 40 gradi»,   ha raccontato l’attore. «Indossavo  cappello, camicia, gilet e pantaloni  neri: io, un uomo nero, su un  cavallo nero, con una sella nera».

EVERETT/CONTRASTO

Il cast dei Magnifici sette, al cinema dal  22 settembre, con  Denzel Washington,  remake del classico  del 1960 (sopra).

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CARPE DIEM TV

Io sono fenomeno Ha cominciato a 7 anni come modella. Oggi BEATRICE VENDRAMIN è la star della serie teen più seguita. Ma non parlatele di fan d i F E R D I NA N D O C O T UG N O

e siete maggiorenni, forse non conoscete Alex & Co., la serie Disney italiana dal successo fenomenale, ma potreste sentir parlare sempre più spesso di lei, Beatrice Vendramin: 16 anni, dalla Brianza, idee chiare, gran seguito sui social e già quasi un decennio di carriera tra moda e Tv alle spalle. Alex & Co. sono 5 liceali che mettono su una band e nel frattempo si innamorano, litigano, fanno pace, come fanno i liceali. La serie è arrivata alla terza stagione (dal 24 settembre su Disney Channel), ha prodotto un disco che è finito al primo posto in classifica ed è diventata un film, di prossima uscita, al quale ha partecipato Matthew Modine (sì, Joker di Full Metal Jacket). Beatrice interpreta Emma: nello schema dei personaggi (il secchione, lo sportivo eccetera) lei è «la bella» alla ricerca di se stessa. Hai cominciato prestissimo. «Sì, quando ero piccola mamma mi ha subito iscritta a un’agenzia di moda». L’avevi chiesto tu? «Avevo 7 anni e me l’hanno proposto. Ho posato per giornali e fatto sfilate e mi è piaciuto. Quando ho compiuto 12 anni però ero troppo piccola per sfilare con le grandi e troppo grande per le bambine, così mi hanno iscritta a un’agenzia di cinema ed è arrivata la Disney». E in futuro? Hai diverse strade davanti ora. «Sono indecisa tra moda e cinema, vedrò dove avrò più opportunità. La musica è solo un hobby». Com’è il tuo rapporto con i fan? «Non riesco a chiamarli fan, li chiamo ragazzi che mi seguono. Ogni volta che faccio un meet&greet STELLA SOCIAL penso che non verrà nessuno, poi li vedo e riBeatrice Vendramin,   mango senza parole. Sono onorata, e non è so16 anni, protagonista   lo per gli autografi, ma perché ho la chance di di Alex & Co. (sotto), in  2 foto dal suo account  rendere migliore la giornata a qualcuno». Instagram, dove ha  Per il film hai diviso il set con Matthew Modioltre 400 mila follower. ne. Com’è andata? «Quando è arrivato sul set, ci ha chiesto: “Avete visto Strangers Things? (la nuova serie Tv di Netflix, ndr)”, e noi, tutti imbarazzatissimi: “No”. Però è stato gentile, ricorderò sempre le nostre chiacchierate bevendo tè cinese con latte di soia seduti sull’erba. Mi ha raccontato una storiella molto bella. Posso dirla?». Certo. «L’asino di un contadino cade in un pozzo. Il contadino è disperato, l’asino si lamenta e il contadino pur di non sentirlo gli tira la terra addosso. Gliene tira così tanta che l’asino piano piano la usa per risalire e uscire dal pozzo: quando qualcuno ti butta qualcosa di brutto addosso, usala per rialzarti».

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CARPE DIEM rima di Scientodell’aviazione aumentarology, prima di dino del 500 per cento graventare lo zimbelzie al film. Le altre conlo della Rete salseguenze sono visibili antando sul divano cora oggi ogni qualvolta di Oprah, prima un giornale di moda vuodel divorzio da Katie Holle fare un articolo sugli anmes, ma anche prima che ni ’80 e tira fuori una foKatie Holmes avesse l’eto di Tom Cruise e la protà per votare, c’è stato Matagonista femminile Kelly verick, pilota sbruffoncello McGillis. dal sorriso irresistibile con Forse solo American i denti più bianchi mai apGigolo, uscito sei anni priparsi sullo schermo e con ma, nel 1980, ha lasciato un non indifferente conflitun’impronta estetica coto paterno. sì forte e duratura. Grazie Uscito nel 1986 e ripropoall’uscita del film, le vensto oggi in 3D in versione dite di giubbotti e dei Rayrestaurata e celebrativa, Ban Aviator subironelle sale dal 26 al 28 setno un’impennata tembre, Top Gun non è sodel 40 per cenGIOVANI STAR Tom Cruise, oggi 54  lo il film che 30 anni fa trato: Top Gun ha anni, e Kelly McGillis,   sformò Tom Cruise da atfatto per gli oc59, nella locandina  tore bravo e promettente chiali da sole di Top Gun (1986),  a superstar, ma è diventaquello che Riin sala in 3D il 26,  27 e 28 settembre. to negli anni un pezzo imchard Gere feportante di cultura pop. I ce per i completi bomber militari? Ci sono. Armani. L’estetica soft porno alE poi c’è ovviamente la Bruce Weber? Eccola. lui, Tom Cruise. Il protaLa storia d’amore tipica di CINEMA gonista avrebbe dovuto una commedia romantica essere Matthew Modine, come non se ne fanno più? che rifiutò perché trovò il C’è anche quella. Le scene film spudoratamente midi combattimento e i cattilitarista. A pensarci adesvi russi che rimandano alla so sembra impossibile che Guerra Fredda? Sì. I sintela prima scelta non fosse tizzatori per la colonna soCruise. Se sono più di 30 A 30 anni dall’uscita, torna in 3D TOP GUN, il film nora e la ballatona scritta anni che fa quello che ogni che ha trasformato Tom Cruise in un divo, con i suoi da Giorgio Moroder e canstar deve fare, ovvero trabomber e gli occhiali da sole. A quando il sequel? tata dai Berlin, un gruppo scinare la gente nelle sale new wave che se non fosse con la sola forza del carid i S I M O NA S I R I per Take My Breath Away sma, è anche grazie al film nessuno saprebbe chi sono? C’è tutto. che ha fatto di lui un divo e all’effetto nostalgia che esso emana. Costruito a tavolino per avere successo, Top Gun gode di un’eAnzi, se gentilmente si volesse procedere con il tanto annunciato e redità che forse neanche i produttori potevano immaginare. Semai realizzato sequel Top Gun 2 – Tom ha già detto che ci sta, cocondo un libro del 2004 – Operation Hollywood: How the Pentasì come l’altro protagonista, Val Kilmer – noi siamo pronti, in atgon Shapes and Censors the Movies – le iscrizioni al programma tesa da tre decenni.

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Maverick, ci sei arrivato

5 COSE CHE FORSE NON SAPEVATE 1. Vogliamo la favola La scena degli occhi dolci tra i flirtanti Cruise e McGillis in ascensore non era nella sceneggiatura originale. Venne aggiunta dopo i risultati di alcune proiezioni test: «Vogliamo più amore!».

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2. La dedica Top Gun è dedicato ad Art Scholl, lo stuntman che morì durante le riprese: l’aereo che pilotava nelle scene più pericolose al posto di Cruise e soci si schiantò nell’Oceano Pacifico.

3. Questioni di stile Il regista Tony Scott fu licenziato tre volte durante le riprese. Motivo? Una volta perché lui pensava che McGillis fosse «bellissima», mentre per gli studios il suo era un look «da prostituta».

4. Due conti Quanto costa noleggiare un caccia F-14? Per ogni ora di volo furono sborsati 10 mila dollari (circa 9 mila euro). Ne valse la pena: in tutto il film costò 15 milioni, e ne incassò quasi 360.

5. Alti e bassi Kelly McGillis è alta 1 metro e 78 centimetri, Tom Cruise 1,70. Proporzioni sbagliate per Hollywood: alla McGillis fu chiesto di recitare sempre scalza, per mascherare la differenza d’altezza.

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CARPE DIEM MUSICA

Il mio produttore è un cane Lo paragonano a Prince, il suo stile fa tendenza, i colleghi lo adorano. FRANK OCEAN è tornato. Con alcuni nemici, ma anche amici, sui generis di LUC A V E N T U R A

NEMICI Chris Brown, l’ex   di Rihanna: prima  lo offende online senza  apparente motivo, e poi   gli tira un pugno   nel parcheggio di uno  studio di registrazione  accusandolo di avergli  rubato il posto.

AMICI Ha tanti ammiratori.  Quando Kanye West si  offre di collaborare al suo  album, Ocean risponde però   di no. Accetta invece l’aiuto   del suo cane Everest, un bovaro   del Bernese, citato   nelle note del disco come  produttore esecutivo.

STILE Ocean è anche un maestro  di stile. La sua bandana fa tendenza, così come le T-shirt  vintage, le camicie con motivi  floreali e geometrici, e le sneakers  portate con completi eleganti.  Online ci sono un mucchio   di guide che si intitolano   «Come vestirsi come   Frank Ocean». 

UNA LUNGA ATTESA (RIPAGATA)

OCEANO (PACIFICO) La svolta arriva nel 2008.  A Los Angeles, dove si è  trasferito e dove di giorno lavora  per un’assicurazione e di notte scrive  canzoni, la cantante soul Brandy   e John Legend includono dei suoi  pezzi nei loro album. Seguono  Justin Bieber, Beyoncé   e Alicia Keys: è nato  Frank Ocean.

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PRIMA DELL’URAGANO Prima di diventare una star,  Frank Ocean aveva un altro nome  (all’anagrafe Christopher Lonny Breaux,  nato nel 1987 in California, ma cresciuto  a New Orleans) e altre ambizioni:   si iscrive all’università e fa lavori diversi   (11, incluso quello di «sandwich artist»   per un fast food e dog sitter).   Poco dopo, però, nel 2005  l’uragano Katrina sconvolge   i suoi sogni accademici.

UNA STELLA GAY Ocean si presenta come solista   nel 2011, con Nostalgia, Ultra.   È però con l’album Channel Orange  che nel 2012 scala le classifiche e ispira  paragoni con Prince e Stevie Wonder. Alla  vigilia dell’uscita, Ocean rivela che il suo  primo amore è stato un ragazzo: il suo  coming out cambia la storia della  musica hip-hop e R&B, fino ad  allora restìa ad accogliere  un artista gay.

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Da poco è uscito Blonde,   secondo attesissimo album   che trascende tutti i generi musicali   e accumula più di 67 milioni   di streaming in pochi giorni. «Divino»,  «spettacolare», «grandioso»   sono alcuni degli aggettivi   usati per descriverlo.   In una parola, imperdibile.


CARPE DIEM

PIACERI & DISPIACERI di Irene Bignardi

STELLA POLARE

LIBRI

L’ultimo dei socialite Jay McInerney chiude la «trilogia delle luci». Due ritorni: la coppia «felice» Russell-Corrine e New York. Di cui lui è lo scrittore mondano d i M A RC O D R AG O

era una volta lo scrittore «monTrentadue anni e una decina scarsa di rodano», a proprio agio sia sulle manzi dopo quel mirabile esordio, McInerpagine dei tomi di critica sia su ney è lentamente invecchiato com’era lecito quelle dei rotocalchi. Francis sospettare che invecchiasse: è diventato un Scott Fitzgerald, Truman Cagrande esperto di vini, e i suoi romanzi si sopote, il giovane Arbasino. Intelno via via semplificati. Il bacino di lettori – e, lettuali allergici all’isolamento che si sono soprattutto, lettrici – è destinato ad allargarsi gustati il mondo fino all’ultimo morso, in con La luce dei giorni, terzo volume dedicato modi diversi a seconda delle diverse epoche alla coppia Russell e Corrine Calloway. Si in cui hanno vissuto. Ne esistono sempre parla tanto di matrimonio, e l’autore lo fa meno, di questi tipi, la crisi ha drasticamente dall’alto della competenza maturata sposanridotto il numero di scrittori famosi a livello dosi ben quattro volte (la prima con la modelle rockstar (non esistono nemmeno più le della Linda Rossiter e l’ultima con l’ereditierockstar). Se si parla di Jay McInerney, però, ra Anne Hearst). Quello tra Russell e Corrine si conviene che la tradizione non è del tutto è uno dei pochi matrimoni felici della letteesaurita. È lui a detenere lo scettro di re della ratura contemporanea: litigano, non si capivita mondana newyorkese: nella seconda scono, si tradiscono e coltivano segreti inconmetà degli anni Ottanta ha fatfessabili da un quarto di secoto coppia fissa con Bret Easton lo; ma si amano. Prima erano Ellis a tutte le feste più esclusifrizzanti ed entusiasti, adesso ve di Manhattan; lui aveva sono stanchi e irritati; ma si sbancato con Le mille luci di amano. A Corrine piace semNew York, Easton Ellis con pre almeno un altro uomo, Meno di zero. Russell non se ne accorge perI due romanzi erano riusciti ché troppo impegnato a parlaprodigiosamente a intercettare re di vini; ma si amano. in diretta lo spirito del tempo, Un matrimonio che regge a puntando su un bel trittico di tutte le tempeste della vita: una ingredienti: cocaina, denaro e manna per lettori e lettrici LA LUCE vacuità. Mentre Ellis alle feste (magari uniti in matrimonio) DEI GIORNI di Jay McInerney ci andava a caccia di appunti che alla letteratura chiedono (Bompiani, pagg. 518, per American Psycho, McInerprincipalmente consolazione ¤ 20; trad. ney ci andava perché le feste gli e conferme sulle proprie scelte di Andrea Silvestri) piacevano davvero. esistenziali.

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L’amore fatale (della cameriera) Negli ultimi anni la narrativa  ha affrontato molto spesso il tema  dei «servi» e dei «padroni»,  dei piani alti e delle cucine,  del su e giù per le antiche scale.   Esempi perfetti,   Julian Fellowes con Downton Abbey, o la bella saga familiare  dei Cazalet firmata da Elizabeth  Jane Howard. Sul tema ritorna,   in maniera diversa   e personale, Graham Swift, già  autore di un bellissimo libro   che lo ha lanciato e che ha vinto   il Grinzane Cavour, Il paese dell’acqua. Torna con Un giorno di festa, la cronaca di una  domenica che nessuno potrà  dimenticare, quella che la  deliziosa cameriera di casa passa  a letto, nella casa finalmente  vuota (tutti sono altrove, a  festeggiare il giorno della  mamma) con il padroncino. Che  deve sposarsi il giorno dopo con  una fanciulla della sua classe, ma  non è un problema:   la liaison con la bella cameriera  continuerà, come accade da otto  anni. Prequel ideale di Chesil Beach di McEwan, racconto   di una terribile prima notte,   Un giorno di festa indaga la  psicologia di una ragazza semplice  e intelligente, e ne fa un ritratto  commovente, un grido contro   le caste e per la libertà in amore. UN GIORNO DI FESTA di Graham Swift HHHHH (Neri Pozza, pagg. 160, ¤ 16; trad. di Luca Briasco) 28.09.2016

LISA CARPENTER

Jay McInerney,   61 anni, esordì nel  1984 con Le mille luci di New York.   È stato allievo   di Raymond Carver.


INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

ALLO SPECCHIO SENTENDOSI SE STESSE Dai una scossa alla tua beauty routine!

DOTT.SSA CHANTAL SCIUTO, SPECIALISTA IN DERMATOLOGIA E ANTI-AGING MEDICINE.

intervenire attraverso dei trattamenti iniettabili con filler a base di acido ialuronico. L’uso di prodotti di qualità, come quelli della linea sviluppata con tecnologia Vycross™ da Allergan, consente allo specialista di agire sulle zone che hanno perso tono e volume, restituendo turgore e idratazione al viso. “Spesso le donne credono che i trattamenti estetici abbiano dei risultati troppo “artefatti”. Si tratta in realtà di una falsa convinzione, dettata dalla scarsa conoscenza del tema. I più recenti trend in materia di iniettabili infatti sposano un approccio conservativo grazie al quale l’espressività e le peculiarità di ogni volto vengono preservate e valorizzate. Niente rigonfiamenti innaturali e visi alterati: l’obiettivo del trattamento è esclusivamente il recupero della freschezza del viso” dichiara Chantal Sciuto, specialista in Dermatologia & Anti-aging Medicine.

* risultati reali, foto non ritoccate

Quella fossetta sulla guancia non la cambieremmo per niente al mondo, così come quella linea vicino alla bocca che rende il nostro sorriso così particolare. Invece di quei segni intorno agli occhi faremmo volentieri a meno... certi giorni ci accorgiamo del tempo che passa e che lascia – inesorabile - dei segni sul nostro volto. A volte ne andiamo orgogliose perché rappresentano le nostre esperienze mentre a volte tentiamo di nasconderli perché proprio non ci rappresentano. Sentirsi a proprio agio con se stesse è la prima regola per star bene ed essere felici quindi, se non ci riconosciamo più nell’immagine riflessa nello specchio, è giunta l’ora di dare una bella scossa alla nostra beauty routine! Il primo passo è rivolgersi ad un medico specialista che può aiutarci a individuare le aree del viso sulle quali

Milioni di donne, in tutto il mondo, hanno optato per un trattamento con filler a base di acido ialuronico non si tratta di star hollywoodiane, ma donne comuni, che hanno fatto una scelta per se stesse quando ne hanno sentito il bisogno. Del resto, non c’è un momento giusto nel quale intervenire ma solo il momento che ogni donna reputa giusto per sè. Il trattamento precoce di un inestetismo consente di contrastare gli effetti del tempo nel lungo periodo, rallentando i segni dell’invecchiamento e restituendo al viso una freschezza naturale. Allergan sostiene una bellezza autentica della donna tramite la campagna #questasonoio, che attraverso media e social media mira a promuovere un’idea di bellezza femminile non standardizzata e peculiare di ogni donna. Abbandoniamo qualsiasi sensazione di inadeguatezza e concediamoci finalmente tempo per noi stesse. Guardarsi allo specchio e riconoscersi è il primo passo per sentirsi a proprio agio. Per saperne di più sui filler dermici e per trovare lo specialista più vicino a te vai sul sito: www.allerganbeauty.it


CARPE DIEM PA S S I O N I

La misura della bellezza Le cose migliori hanno bisogno di tempo per essere capite e apprezzate. E, soprattutto, vanno gustate con moderazione: è la filosofia di CHRISTOPH WALTZ, sul set come nella vita d i S I M O NA S I R I

CI PIACE CATTIVO Austriaco, due Oscar  all’attivo, Christoph  Waltz, 60 anni   il 4 ottobre, è il volto  della nuova campagna  Dom Pérignon.

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ono cresciuto in Austria, vicino a una zona vinicola, e il vino mi ha sempre affascinato. I miei genitori erano borghesi, ma con un alto senso artistico: sono stato educato al bello e all’eccellenza. Il problema è che puntando sempre al massimo poi si diventa ipercritici». L’amore di Christoph Waltz per lo champagne non è cosa improvvisata e neanche recente: l’attore, due volte premio Oscar, nel 2010 per Bastardi senza gloria e la seconda nel 2013 per Django Unchained, il vino lo ha «scoperto» da bambino, grazie a un nonno adorato che gli ha fatto assaggiare la prima goccia a quattro anni. L’incontro e la passione per lo champagne sono arrivati più tardi, ed è stato un viaggio in un mondo affascinante e misterioso, culminato oggi nel ruolo di testimonial nella nuova campagna per Dom Pérignon P2 Deuxième Plénitude. Il più pregiato tra i vintage, quello che impiega 16 anni di elaborazione nelle cantine prima di raggiungere la giusta maturazione. In questo scatto di Billy Kidd, Waltz tiene in mano il bicchiere e ha gli occhi socchiusi: «Quando non si vede, gli altri sensi sono amplificati e così il gusto prende il sopravvento», spiega. «Non sono un esperto, sono un discepolo: mi piace ascoltare e imparare. Per questo sono andato a visitare i luoghi dove nasce il prezioso vino, a vedere come invecchia». Un momento esaltante, sorpassato solo da quello dell’assaggio. «Ci sono così tante sfumature in questo champagne che la mente deve per forza concentrarsi solo sul gusto, non si può pensare ad altro. Bere diventa un’esperienza totalizzante, e per questo motivo merita di essere riservata a momenti speciali». Sarà anche per via delle radici austriache se nella definizione di lusso dell’attore rientra di diritto il concetto di moderazione: «L’eccesso si trasforma subito in decadenza, una caratteristica che non mi appartiene. L’eccellenza di un grande vino ha bisogno di spazio e tempo: lo champagne non si tracanna, si beve lentamente e, personalmente, solo in occasioni speciali: la bellezza e il lusso comportano una responsabilità». La stessa che l’attore applica anche al cinema: «A volte mi rendo conto di essere troppo critico, invece ogni film merita rispetto, se non altro per il grande lavoro che ci sta dietro. Sul set, cerco sempre di lavorare con dignità». Ma se gli chiedete come ha fatto a dare volto e voce ad alcuni dei cattivi più riusciti del cinema recente, Waltz alza le spalle e risponde: «Faccio solo il mio dovere: merito del copione».

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CARPE DIEM Per fuggire dall’idea di perdere pezzi di vita, virava verso la porta di casa: «Compiti pochi, da bambino ero sempre in giro per strada». Esplorava i marciapiedi, con l’ansiogena certezza di un mondo molto vario e di una vita troppo corta per conoRegola numero uno: fuggire dalle regole per non perdere scerlo. Allungava lo sguardo di dodicenpezzi di vita. Regola numero due: svegliarsi felice. ne fuori dalla sua città, a bordo di un tanPer riuscirci GIOVANNI SOLDINI scappa. Ma poi torna sempre dem a tre ruote, costruito saldando insied i A N NA M A R I A S B I SÀ me due biciclette, con l’amico con cui ha raggiunto Monza, ancora non si capisce come. A 16 anni passa al Morini Corsaro 98 di un amico, lottando per avere il permesso dalle famiglie di una gita al lago, e con lui parte per Capalbio. A Capalbio Scalo esplode il motore, i soldi sono contati per benzina e panini, momento di caos. Non bastava il lago? «Raggiungere quella spiaggia era più inverosimile». Andare sempre più in là, per non stare di qua. Di qua ci sono la scuola e un solido futuro, più in là l’idea di non mortificarsi in nome di un domani, al centro la libertà, di svegliarsi contento. Giunto a questo incrocio decisivo, scappa, di casa. Due mesi d’autostop fino alla Sicilia, vendendo orecchini. A Roma un barbone gli insegna a fare quelli con strisce di tessuto colorato, che vendono un botto: «Ho visto l’autonomia della felicità». Definito il fine, mancava il mezzo. Che focalizza a 18 anni, rientrato da un lavoro a Cuba, incapace di stare nel suo di qua di città, per cui piuttosto si fugge in alto mare. Dalla costa toscana a Cadaqués, da solo sulla barca di sei metri del fratello, nemmeno un motore a fargli compagnia. Paura? «Tanta. Ma ti tiene vivo». Il mezzo sarà la barca, c’è solo da imparare, il fine è raggiunto. Al netto di tutte le spedizioCONTROVENTO ni passate e future, in qualGiovanni Soldini,   50 anni. Il velista  che modo Giovanni ha tromilanese raggiungerà  vato l’altrove qui: «Durani Caraibi a bordo   l navigatore che ha tradotto la passione in professione, così al limite te la navigazione passato e del nuovo trimarano  Maserati Multi 70.  da tradurla in leggenda. Giovanni Soldini è il velista che attraversa il futuro spariscono, stai nelglobo a filo d’acqua in solitaria, ora quasi volando, sul trimarano Mala felicità dell’istante». La sua serati Multi 70, la barca iper tecnologica finanziata da John Elkann, già di velista, che si sveglia contenpartita da Monaco, e che, a suon di tappe record, arriverà ai Caraibi a novemto come aveva stabilito a 16 anni, lonbre, come illustrava da Rimadesio in una lezione d’avventura. tano da un presente cittadino che non ha Con noi parla della sua vita interiore, spinta da un pensiero in fuga, dalla polvere e daltempo di fermarsi, così polveroso di ieri le convenzioni, di un’ossessione di stare al largo che lo rende un odierno Ulisse: «Devo e irrequieto sul domani. Soldini parte per andare a conoscere l’altrove, ma poi torno». Ma è piuttosto il fermo immagine sul prestare fermo, nel lusso di una vita che visente, il segreto della felicità. Il successo del percorso esistenziale di uno spirito in movi in diretta, lasciando fuori l’ansia della vimento perpetuo, puntato più in là, della città o del quotidiano, e timonato dal motto: partenza e la nostalgia dell’arrivo: «An«Nella vita voglio svegliarmi contento». che in mare, non è sempre domenica». Il proposito è meno semplice di come appare. Per essere così liberi? «Si deve essere toNon si è felici quando si arriva a destinatali», precisa il velista che ha vissuto controvento a terra. Regole domestiche, compiti zione? «Certo, però un altro viaggio così a scuola, iscrizione all’università e aspettative sociali erano tappe soffocanti a cui Gionon ci sarà più». C’è il lunedì, anche nelvanni opponeva la corrente forte di passeggiate rubate, bici saldate e moto ingrippate. le folate del presente di Soldini. I L G I A R D I N O S E G R ET O

Come Ulisse

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Stile

a, Am�e p� la naet� p�i� p� � fut�o.

In tanti anni di esperienza ci siamo presi cura dei nostri consumatori e della natura. Promuoviamo ingredienti buoni e biologici in armonia con l’ambiente. Gusto e naturalità si fondono in prodotti sempre nuovi, selezionati e di grande qualità con lo sguardo rivolto al futuro. Questo è da sempre lo Stile Scaldasole. Seguici su

fattoriascaldasole.it


CARPE DIEM

AL CUOCO! Nigella Lawson,   56 anni, giornalista   e foodwriter, è stata  vice direttore  letterario   del Sunday Times.  

FOOD

Il metodo Nigella Il suo nuovo libro segna una svolta: dalle ricette sensuali all’elogio della semplicità d i M A D DA L E NA F O S SAT I

ra il mio primo e il secondo incontro con Nigella Lawson, c’è stato il suo divorzio che ha fatto parlare il mondo. Ma oggi, quando la rivedo in una saletta dell’hotel Gallia di Milano, è bella e affettuosa come sempre, solo le sue curve sono un po’ meno generose. E c’è un nuovo libro, Simply Nigella, il nono (in tutto ne ha già venduti 8 milioni). «Abbiamo bisogno di sapori diversi e di semplicità nel corso della giornata. Ho voluto creare ricette che rispondessero alle tante esigenze con ingredienti anche esotici, come siamo abituati in Inghilterra». Le chiedo di scegliere un piatto per noi: «Cosa ne pensa del cavolfiore?», mi dice in italiano. È anche vegano, aggiungo io. «Mi stimola la fantasia cucinare vegan, perché invento combinazioni nuove e scopro sapori. È una bella sfida. Quando si hanno ospiti con richieste particolari, bisogna considerarla più un’occasione che una seccatura: in fondo, chi cucina ha un potere fantastico, no?». Per andare sul sicuro, però, Nigella ha il suo metodo: «Scegliete per il ricevimento solo piatti semplici e già sperimentati che vi permettano di trascorrere molto tempo a tavola a conversare. Prima di iniziare, compilate un menu, fate un giro per distrarvi e poi cancellate qualche portata, tanto saranno sempre troppe». E poi tenete a casa la base d’ingredienti cara alla Lawson: «Zenzero, peperoncino, cumino, limone e lime, che uso per intero, inclusa la buccia che aggiunge freschezza». Dopo tanto parlare viene voglia di assaggiare, ma è proprio questo il talento di Nigella, chiacchierare con lei stimola sempre l’appettito. Ma che siano piatti semplici, please.

INSALATA CALDA DI CAVOLFIORI

Ingredienti per 4 persone: 2 cavolfiori  medi, 1 cucchiaino di cannella in polvere,  4 cucchiaini di semi di cumino,  500 g di ceci scolati o lessati in casa,  2 cucchiai di salsa harissa (in base  a quanto è piccante), 300 g di  pomodorini, 6 cucchiai di olio extravergine  d’oliva, 2 cucchiaini di fiocchi di sale,  6 cucchiai di chicchi di melagrana,  un mazzo di prezzemolo.   Preparazione (30 minuti): scaldate  il forno a 220 °C, pulite i cavolfiori  e divideteli in cimette. Miscelate l’olio  in una ciotola grande con la cannella  e il cumino. Aggiungete il cavolfiore, girate  ancora e infornate in una teglia per 15  minuti. Mettete i ceci nella ciotola già  utilizzata con l’harissa, i pomodorini tagliati  in quattro e mescolate. Infornate  il tutto nella stessa teglia del cavolfiore  e cuocete un altro quarto d’ora fino  a quando sarà tenero. Quando  è pronto, togliete dal forno, salate,  mescolate con la melagrana. Distribuite  il prezzemolo e servite nei piatti. 

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VANITY FAIR

SIMPLY NIGELLA di Nigella Lawson (Luxury Books, pagg. 402, ¤ 35). 125 ricette facili    ideate per ricevere  gli ospiti, rilassarsi  e coccolarsi. Forte  l’influenza della cucina  italiana che Nigella  adora, ma anche molti  ingredienti dal mondo.

28.09.2016

KEIKO OIKAWA

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CARPE DIEM

UN GALA PER L’ARTE Ci sarà anche l’ex calciatore Hidetoshi Nakata (a destra), il 7 novembre, a Roma, per l’Acquisition Gala Dinner, l’appuntamento annuale di fundraising a favore della collezione pubblica permanente del Maxxi. In cucina, lo chef Moreno Cedroni e, in anteprima, la mostra The Japanese House e l’opera No. 2 (Yellow Center) di Mark Rothko, uno dei capolavori segreti provenienti dal Museo d’Arte Contemporanea di Teheran che vedremo nel marzo 2017 (fondazionemaxxi.it).

Memo di M A D D A L E N A F O S S A T I

TECNO NOVITÀ

FINALMENTE DOMENICA

Il nuovo iPhone 7 (disponibile anche nella maxi versione Plus) resiste all’acqua e alla polvere e ha un nuovo vestito Jet Black (ma c’è anche argento, oro, oro rosa). In più, arriva con gli AirPods, gli auricolari senza fili. Spariscono il tasto home meccanico e l’uscita mini-jack per le cuffie tradizionali. Da 799 euro. f.c.

A New York, il brunch party Bagatelle a Meatpacking è molto ambito. Si mangia benissimo, ci si veste da gara e ci si diverte parecchio. La buona notizia è che arriva anche a Milano, il 25 settembre, in piazza della Repubblica. Mood pazzerello è gradito (togrp.com/restaurant/stk-milan).

CHE FORMA, CHEF! Sono 55 le ricette light create da Davide Oldani per il nuovo libro D’O Eat Better (Mondadori, pagg. 183, ¤ 14,90) per restare in forma mangiando bene. Se poi andate al nuovo D’O (il ristorante di Cornaredo ha traslocato di pochi metri in una location più spaziosa), e vedete chef e brigata molto eleganti, è merito della collezione di giacche, grembiuli, pantaloni, camicie, cravatte e torcioni che Ovs ha disegnato in esclusiva.

È PERMESSO RIDERE Prendiamo la vita con un certo spirito e troviamoci a Livorno dal 23 al 25 settembre per Il senso del ridicolo, festival sull’umorismo, sulla comicità e sulla satira diretto da Stefano Bartezzaghi. Tra gli ospiti, Geppi Cucciari, Aldo Grasso, Ottavia Piccolo (ilsensodelridicolo.it). 28.09.2016


TIGOTÀ

PRESENTA

Tigotà è il tuo negozio di bellezza e pulito, l’alleato che ti aiuta a prenderti cura del tuo mondo: la famiglia, la casa, te stessa! L'amico che cercavi, su cui puoi sempre far affidamento: ecco cos'è Tigotà, il negozio che unisce supporto, qualità e risparmio.

www.tigota.it

BELLI, PULITI, PROFUMATI


CARPE DIEM 21 – 27 SETTEMBRE

d i A N T O N I O C A P I TA N I

Gemelli, ànema e Giove 21 .03 – 20.04

24 .08 – 22 .09

Ariete

Vergine

Bilancia

Il lavoro premia motivazione, innovazione (vostro asso nella manica) e azione. Oltre che la visione imparziale di fatti e rapporti. Senza che lasciate spago agli istinti antropofagi che certi fallocefali vi suscitano. E in amor non fate le principesse sul pisello: restereste senza legame e senza legume suddetto.

Trattative e iniziative assumono i contorni che desiderate, in una scarica di adrenalina dietro l’altra. Certo, lo sbrocco (vostro e altrui) incombe, ma la costruttività di tutti voi trasforma in qualcosa di utile pure quello. Le vostre performance suine, infine, sono sublimi, l’amor vi pervade,voi siete fighi da divorare.

Mentre la vostra autorevolezza cresce mucho, la fortuna vi agevola e la vostra materia grigia si mostra capace di performance mirabili, vicine alla genialata vera e propria. Urca. Il lavoro, poi, arriva, si espande, chiude porte e apre portoni. E umori e afrori suini inebriano l’amor. But don’t do the phyghe of wood.

21.04 – 20.05

Toro I piani prestabiliti nel lavoro vengono rispettati, ma la routine potrebbe essere ravvivaterrima da colpi di scena e di glutei risolutivi. Evitate solo tiri alla fune logoranti e dribblate le lagne altrui. L’amor però latita, annoia, impedisce. E la fornicazione è modesta. O sostituita da attività in proprio. Ussignùr. 21 .05 – 21 .06

Gemelli Tenimmece accussì, ànema e Giove… Ve la canta il pianeta in questione, ammiccante e cupidoso, che potrebbe scoccare il dardo giusto o inoculare più entusiasmo nel vostro legame. Sponsor, capi e fan vengono poi sedotti dal vostro estro, la fortuna vi palpeggia ovunque. Ma la vita suina è così così. Don’t scler.

2 3 .1 0 – 2 2 .1 1

I L S E G N O F O R T U N AT O 21.01 – 19.02

ACQUARIO Giove fa appollaiare la fortuna sui vostri glutei santi, Marte accresce il vostro vigore, Urano promette svolte utili. E mentre Saturno amplia il vostro spessore di professionisti, profferte e conferme giungono. Sfigonembi, da venerdì, graveranno forse sull’amor, ma il suino inside you es muy radioso e muy ambìto…

22 .06 – 22 .07

Scorpione Siete ancora più luciferinamente perspicaci, tanto che assorbite in un fiat input, dritte e nozioni. Cosa che vi fa riscuotere consensi lavorativi solidi. La vostra aracno-aggressività poi cala, mentre (soprattutto da venerdì) il vostro fascino fa salire al massimo l’arrapometro di parecchia gente: se vi interessa, si fornica. 2 3 .1 1 – 2 1 .1 2

Sagittario Le stelle vi assegnano galloni e medaglie. Anche sul lavoro che, per quanto vi costringa a resettaggi gravosi e a farvi un sedere come un quartier generale, promette ingaggi, collaborazioni e conquista di mete super. In fatto di fornicazione, poi, mettete bocca (ricambiati) su tutto/i/e. Siete proprio suini al massimo. 2 2 .1 2 – 2 0 . 0 1

Cancro

Capricorno

Fermenta, si consolida, conferisce prestigio, il lavoro. E se Giove ridimensiona il saldo bancario e vi inocula talvolta l’entusiasmo di un’inumazione, Venere (quasi sempre) tampona. Mercurio, poi, vi dà il guizzo, il lazzo (e il vaffanglutei, all’occorrenza) vincente, non solo nel lavoro. Ottimo. Fornicazione vorticosa.

Eppure il vento soffia ancora. Nelle vele dell’amore e del lavoro. Anche se dovrete farvi forse il sedere come tutto il bastimento, perché avrete troppo da fare. Ma il buonumore abbonda nonostante le finanze vi procurino ansie e aumento delle peristalsi. Sudombelico riservato. Ai palati che sanno apprezzarlo.

2 3 .07 – 2 3 .08

Leone Giove, Saturno e Urano determinano un salto di qualità nel lavoro. Oltre che economico. Ergo: state su, senza se, senza ma, senza prendere a mestolate chi vi stressa. E valorizzate il vostro fascino, un cicinìn sfighé (soprattutto da venerdì). A sud dell’ombelico, però, c’è più fattività che al G20. Leader suini, siete. 258

2 3 . 0 9 – 2 2 .1 0

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VANITY FAIR

CARO CAPITANI Io, lui, l’altra, che è la donna ufficiale, mentre io sono quella nascosta. Dimmi che cambierà presto. Lucy Sagittario ascendente Vergine, forse una svolta amorosa (leggi nuovo incontro) arriverà fra tre anni. Credo che non sia il caso che tu perda tempo a far parte di un harem coltivando speranze da «favorita». Fai quel che ti senti, ovviamente. Scrivete a: capitani@vanityfair.it Un quesito per volta (amore, lavoro, denaro...) con ora, giorno, mese, anno e luogo di nascita

20.02 – 20.03

Pesci La stanchezza vi affetta come il ciauscolo, certi Giuda fanno judo con la vostra autostima, col lavoro, coi soldi. Ma voi siete cintura nera di resistenza e di intuito, per cui nessuno vi metterà spalle a terra. Anzi. Venere vi rende poi fortunati (pure nel lavoro) e anelati dai tutti i suini della Cee. E il bello addavenì. 28.09.2016


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• Il cappotto a pag. 180 del n. 37 di Vanity Fair del 21/9/2016, indicato al n. 6, è di Tagliatore0205, diversamente da quanto segnalato. Ci scusiamo con i lettori e con gli interessati.

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A OTTOBRE, LO SHOPPING SI TINGE DI ROSA.

Il 1° ottobre i Brand di Via MonteNapoleone, Via Sant’Andrea, Via Verri, via Bagutta, Via Santo Spirito e Via Borgospesso devolvono il 10% delle vendite a sostegno della Campagna Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno, promossa dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Milano. FARE ACQUISTI NON È MAI STATO COSÌ SALUTARE. Con il patrocinio di


CARPE DIEM N. 3 8/2 016 d i S T E F A N O B A R T E Z Z A G H I

CruciHashtag Non riuscite a indovinare l’hashtag della settimana? La soluzione sul prossimo numero nella pagina degli Indirizzi. Se però non avete pazienza, inquadrate con il vostro smartphone il QR Code dentro la griglia, o cliccate su www.vanityfair.it/magazine

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1. Aver fine, terminare. 7. Fa ingresso in società. 10. Il numero che identifica un utente. 12. Il pub dello sceriffo. 13. Sono detti anche khmer. 18. Una combinazione a poker. 19. Gemma del cinema (iniz.). 21. Procura la narcosi. 22. Yoko artista. 23. Percorse dall’aratore. 25. Mezzo uovo. 26. Il partito con Brunetta (sigla). 27. Una carcerata non molto rispettata. 28. La Rai di Daria Bignardi. 30. La definizione dell’hashtag della settimana. 32. Il Dop dei vini francesi (sigla). 33. L’hashtag della settimana. 36. Il Georges della Vita istruzioni per l’uso. 37. Quasi unico. 38. Sporca di grasso. 39. Renato imprenditore. 40. Il McGregor di Moulin Rouge! 42. Siamo in quella volgare. 44. Consiglio Sanitario Nazionale (sigla). 45. Un’istituzione milanese per arte e cultura. 47. Le ha doppie il server. 48. Si ammira al muro. 50. Gioca all’Olimpico. 52. L’ultimo Giovanni Paolo. 53. Il cuore in pace. 54. Lo spicchio delle paste. 55. Si può averla di nostalgia.

1. La zona montuosa attraversata dal Tagliamento. 2. Canta con le Storie Tese. 3. Un messaggio disperato. 4. La targa della Valtellina. 5. Non è retto né ottuso. 6. Principi di eccellenza. 7. Un vino garantito. 8. Se ne occupa la psicologia. 9. Un’unità di informazione. 10. Investire di dignità regale. 11. Uno come Apollo. 12. Materia prima per sarti. 14. La maledizione che scomunica. 15. Non è mai stato parlamentare. 16. Improvviso spegnimento di apparecchiature. 17. Quel che l’egoista non sa fare. 20. Gould del piano. 23. Il Luigi della Vispa Teresa. 24. Collaborazione o condivisione fra professionisti. 27. Antico strumento a corda. 29. Rotondità addominale. 31. Lo è una veste in disuso. 34. Un inventore noto per i pneumatici. 35. La sigla dei parlamentari. 41. Alberto palindromo (iniz.). 43. La zona della porta. 44. Un pronome. 46. Lo struzzo australiano. 48. Quiz senza pari. 49. Cavalli di moda (iniz.). 51. Una targa marchigiana.

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VANITY FAIR

28.09.2016


IL POSTINO RICOMINCIAMO di MASSIMO GRAMELLINI

DUE AMORI IS MEGL

CHE UAN? Caro Massimo,

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i possono amare due persone contemporaneamente? Sposa innamorata e fedele, per lavoro conosco lui e scatta un feeling immediato. Ma quando il lavoro insieme finisce, ci perdiamo: nulla è stato detto di esplicito, entrambi sposati, ci censuriamo da soli. Due anni fa ci rincontriamo e quell’attrazione soffocata si riaccende: stavolta la coltiviamo, benché con discrezione. È un’affinità di anime, oltre che fisica. Quando è nata provavo sensi di colpa verso mio marito: certa che mi amasse, mi interrogavo perché lo ripagassi così. Da poco ho scoperto che mi tradiva. Sono rimasta male perché provo un forte sentimento per lui e sono ben consapevole che l’eterna fedeltà è una chimera, ma sono sempre più confusa. L’altro vive un matrimonio finito da anni, cui credo non ponga termine per amore dei figli (maggiorenni). Ci amiamo, ma nessuno dei due ha mai proposto all’altro di cominciare una vita insieme, da parte mia anche perché spaventata dalla possibile risposta. Ora ho la possibilità di cambiare città per lavoro, ma significherebbe perdere lui. E se non volessi scegliere, perché una scelta (il marito) è troppo sconvolgente dal punto di vista familiare (abbiamo 2 figli piccoli), e l’altra comporterebbe una rinuncia troppo dolorosa? —ELENA

Si possono amare due persone in contemporanea, come se fossero due filmati da guardare sul computer in modalità «video alternato»? Dipende dal significato che attribuisci alla parola «amore». Se ritieni abbia a che fare (anche) con la passione, il desiderio, l’urgenza di fondersi con l’altro in ogni senso e con tutti i sensi, penso si possa amare una sola persona alla volta: e una, a volte, è pure troppa. Tu e tuo marito non siete più connessi dalla libido, ma avete un rapporto affettuoso e civile, giustificato e nobilitato dalla presenza di due bambini smaniosi di vedervi insieme. Vi tradite, ma non vi lasciate. Andate a prendervi il piacere altrove, ma continuate a garantirvi mutua assistenza e complicità, e le chiamate «amore». Perché lasciarsi, se non ci si tirano i piatti in testa, almeno non tutti i giorni? Se la convivenza non ha ancora assunto i contorni di una gabbia? Ma d’altro canto perché lasciare il tuo amante, che – dandoti tutto 264 

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VANITY FAIR

ILLUSTRAZIONE

ciò che il matrimonio non è più in grado di offrirti quanto a pulsioni fisiche e affinità psicologiche – colma le tue carenze e ti fa sentire una donna, una madre e forse anche una moglie più appagata? Il vostro equilibro è precario, ma reale: entrambi coinvolti dalla passione, entrambi sposati, entrambi genitori di figli che giustificano la recita della famiglia perfetta (più nel tuo caso che nel suo, a dire il vero, avendo lui dei ragazzi già abbastanza grandi per non credere alle rappresentazioni sceniche). Un cinico ti direbbe: perché cambiare? Vai avanti così. Se lasci l’amante, ti ritroverai sola e sperduta in un matrimonio incompleto e rischierai soltanto di accelerarne la fine. Se invece molli il marito, avanzerai inevitabilmente una identica pretesa al tuo amante. Il quale potrebbe non soddisfarla, decretando la conclusione della storia o la sua prosecuzione tra atroci tormenti. Molto meglio non modificare nulla e lasciare che sia la vita a decidere per te. La scelta del cinico è una questione di carattere, ma sembra difficilissima da gestire. Non ne faccio una questione morale. Anzi, può darsi che nel suo pragmatismo feroce il cinico abbia ragione. Ma per vivere un poli-amore bisogna avere il fisico. Devi raccontare ogni giorno un mucchio Scrivere e leggere di bugie, qualcuna anche a te stessa, e ricorScrivete (non oltre dartele pure. Devi chiamarli tutti «tesoro» per i 1.000 caratteri) non correre il rischio di sbagliare i nomi. Soa: ricominciamo@ vanityfair.it. prattutto devi impiegare una quantità immaTutte le risposte ne di energie nella gestione del traffico sentidi Massimo Gramellini su mentale e dopo un po’ ti potresti ritrovare covanityfair.it. sì stanca da non provare più piacere nemmeno in ciò che finora te ne aveva sempre dato. Partita con l’obiettivo di amarli entrambi, ti verrà il dubbio di non amare più nessuno. Hai parlato di un lavoro che ti porterebbe in un’altra città. Fossi in te, lo accetterei. Tutto ciò che mette in movimento una situazione stagnante va nella direzione giusta. Ponendo una distanza fisica tra te e i tuoi uomini, potrai finalmente passare del tempo da sola e capire meglio, senza pressioni, cosa desideri davvero. Stai tranquilla: se ti amano, non li perderai a causa della lontananza. L’amore non è una zucchina biologica. Può rimanere sano e nutriente anche se non si trova a «chilometro zero». ANDRÉ DA LOBA

28.09.2016


ekle.it

photo: Mauro Pilotto


LA NUOVA DELIZIA FLOREALE DIOR

vanity fair italia 28 settembre 2016  
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