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ACILIA

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Editoriale a cura del direttore Stefano Quagliozzi

Anno nuovo, problemi vetusti Per prima cosa vorrei formulare l’augurio di Buon Anno a tutti i lettori di TabletRoma. Ogni 1° gennaio si fa strada, come è giusto che sia, il desiderio che l’alba dell’anno che si affaccia porti con sé cambiamenti positivi e migliori condizioni generali di vita. Analizziamo assieme i possibili scenari futuri, non dimenticando l’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle: un anno difficile ma non solo. Il primo bilancio che appare evidente per i cambiamenti che ha portato nel bene(?) e nel male(!) è la presenza da un anno di Donald Trump alla Casa Bianca. L’azione del Presidente degli Stati Uniti d’America, non è certo passata inosservata. Non ha mai svestito il temperamento aggressivo da campagna elettorale e benché poco amato in patria e fuori, ha affermato uno stile tutt’altro che politically correct il quale, come noto, dovrebbe designare una linea d’atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale. Linea di attenzione e rispetto che il Presidente USA non solo ha puntualmente mancato ma ha spesso calpestato platealmente, a sottolineare che la sua azione è senza fronzoli, diretta, muscolosa, spesso arrogante e talvolta destabilizzante e imbarazzante anche per la parte repubblicana cui, almeno formalmente, egli stesso appartiene. E allora, dagli annunci della costruzione del muro al confine con il Messico al ripetuto tentativo d’abolire la riforma sanitaria di Obama, dalle schermaglie con l’instabile dittatore nordcoreano alle azioni unilaterali in Medio Oriente con lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, sono solo alcune delle uscite roboanti dello sceriffo dal ciuffo biondo. Fatto sta che se fino a ieri l’apice massimo di tensione

tra il blocco occidentale e quello orientale, simboleggiati dall’allora USA e URSS era stata durante la guerra fredda la crisi di Cuba nel 1961, il livello del rischio di un cataclisma nucleare è oggi paradossalmente più vicino - nonostante i rapporti più distesi con la Russia - con un Medio Oriente polveriera più che mai, un’ISIS non ancora debellata, un’Iran in subbuglio, uno squilibrato alla guida di un Paese asiatico fornito di armi atomiche e un terrorismo internazionale tutt’altro che sotto controllo. E nonostante tutto, gli indicatori economici danno segni evidenti di ripresa, tanto che la Borsa di Milano è stata la migliore in Europa nell’anno appena trascorso. E a proposito di Italia, se da una parte sono molte le aspettative verso un definitivo affrancamento dalla politica di commissariamento continuativo della volontà popolare, che dovrebbe invece indicare i governi usciti dalle urne, è anche vero che la legge elettorale “Rosatellum” approvata al termine della XVII legislatura dal Parlamento, non offre garanzie sulla soluzione della governabilità, essendo nata da un accordo trasversale che ha badato principalmente a non escludere nessuno dei partiti attualmente presenti alla Camera e al Senato. Sono state varate infatti soglie di sbarramento minime, che consentiranno a tutti (o quasi) di entrare in Parlamento e, contestualmente, non è stato previsto alcun premio di maggioranza per il partito o la coalizione vincente, a garanzia di una ingovernabilità annunciata. Gli scenari che si presentano dopo lo scioglimento delle Camere, a meno di sessanta giorni dal voto sono

essenzialmente tre: a) che nessuno all’indomani del voto abbia i numeri per formare una maggioranza, b) che non essendovi maggioranza si proceda con “l’inciucio” di un’alleanza tra PD e Forza Italia - ricreando l’asse già visto tra Renzi e Berlusconi - oppure, e in questo caso sarebbe davvero la novità, c) un’alleanza inedita tra 5 Stelle e Lega, con cui Di Maio e Salvini potrebbero trovare punti d’incontro su alcuni temi quali, a titolo esemplificativo, l’immigrazione, l’Europa, il blocco dei mandati parlamentari, i vitalizi e le pensioni d’oro; tematiche dove sembra vi siano possibili convergenze tra i due schieramenti politici. La quarta opzione è quella di un ritorno alle urne dopo l’estate, in caso di voto che non trovi apparentamenti tra i partiti. Ma questo scenario lascerebbe l’Italia per oltre sei mesi senza un governo e noi, a differenza di Germania, Olanda, Spagna o Belgio non ce lo possiamo permettere, senza vedere cali della produzione industriale e dell’occupazione o un ulteriore aumento del debito pubblico.

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TABLET ROMA

ANNO 6 NO 57 GENNAIO 2018 SOMMARIO

8 PRIMO PIANO Monet il cacciatore di luce

18 TABLET BIKE Mille parole in uno sguardo

30 UN POSTO TRANQUILLO Mangia che cresci

40 PILATES Una moda o benessere?

TabletRoma è distribuito da Happy Family Service in tutte le principali attività commerciali, sportive e di servizio nei quartieri di Casalpalocco, Axa, Infernetto, Acilia, Dragona, Ostia, e presso i nostri partners. É inoltre distribuito nei quartieri del Torrino, Eur e Spinaceto TabletRoma Reg. Trib. di Roma n° 296/2012 del 19/10/2012 WWW.TABLETROMA.IT editore Tablet Edizioni di Cristina Anichini Via Difilo 41 - 00124 Roma - P.I. 13042831001 C.F. NCHCST66E63H501F anichini@tabletroma.it direttore responsabile Stefano Quagliozzi - quagliozzi@tabletroma.it progetto grafico tablet ADV Maurizio De Vincentiis impaginazione e grafica Marco Flore stampa Poligraf s.r.l. Via Vaccareccia, 41/b - Pomezia - tel. 06 9106822 pubblicità 340.340.69.70 Rita Chiodoni - pubblicita@tabletroma.it - ritachiodoni@libero.it direzione e redazione redazione@tabletroma.it tablet eventi Massimo Gallus - eventi@tabletroma.it mob. 334.39.22.475

Hanno collaborato a questo numero Elena Cannella, Giorgia Conti, Annamaria De Calisti, Barbara Donzella, Massimo Gallus, Simona Git to, Libreria Novarcadia, Alessandra Lino, Federica Lorenzet ti, Valentina Mele, Giulia Migani, Davide Sagliocco, Luca Carlo Santagà, Lorenzo Sigillò, Alber to Terraneo, Armando Vitali

50 SISTEMA BINARIO La ceazione del nostro io digitale

52 CONFCOMMERCIO Claudio Grieco. Il pane 3.0

É consentita la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari solo se autorizzata in forma scritta da Tablet Edizioni di Cristina Anichini. Parte delle immagini presenti su questa rivista sono fonte Internet e sono utilizzate solo a fini informativi. Poichè non è stato possibile risalire ai titolari dei diritti, secondo la legge vigente, la redazione si scusa per la mancata citazione rimanendo a disposizione di qualsivoglia richiesta e precisazione da parte dei titolari stessi. Lacollaborazioneaquestomensileèdaritenersiliberaegratuitasalvodiversiaccordi.Delcontenuto degli articoli, degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori. Gli articoli pervenuti anche se non pubblicati non si restituiscono. La Direzione si riserva il diritto di non pubblicare il materiale pervenuto o di effettuare gli opportuni tagli redazionali. Si ringraziano i partners commerciali per il contributo alla pubblicazione e alla diffusione di questo periodico. Finito di stampare l’ 8 Gennaio 2018


Tablet Incontra di A.T.

Berta Corvi

Una professoressa di francese in tv

L’Italia ha imparato a conoscerla nei panni della maestra austera e severa. Professoressa di francese nel corso della seconda edizione del docu-reality “Il Collegio 2”, andato in onda lo scorso autunno su Raidue. Puntigliosa e precisa, ma pronta a lasciarsi andare in sorrisi e complimenti di fronte ad un compito ben fatto o ad un’interrogazione meritevole di pieni voti. Un ruolo che ha portato Berta Corvi sotto le luci della ribalta televisiva, consacrando la sua naturale vocazione per le lingue e per l’insegnamento. Lei, scrittrice e interprete, è stata una delle protagoniste indiscusse del programma tv che riporta indietro nel tempo ragazzi e insegnanti. E con quel suo accento tipicamente transalpino ha saputo conquistare il popolo televisivo e quello social, dove con quasi 25.000 follower sta diventando un autentico punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi alle lingue e impararle sul campo. Una nuova esperienza arrivata al termine di un lungo percorso che l’ha vista autrice di libri, imprenditrice di successo nel campo della consulenza linguistica dove gestisce a Monza l’azienda specializzata Fluency Elite, e da poco inviata in giro per il mondo per conto di una WebTv francese. Insomma, tante occasioni per condividere un messaggio fondamentale: “Penso che, in una società globale come la nostra, la conoscenza delle lingue sia una chiave imprescindibile per aprirsi al futuro!”. Un messaggio che hai cercato di passare anche alle nuove generazioni nel programma tv “Il Collegio 2”. Sì, penso che conoscere le lingue sia davvero il nostro miglior biglietto da visita. In più a livello personale, partecipare a questo programma mi ha permesso di tirare fuori un lato nuovo di me. Mai dimenticherò quel giorno in cui feci il casting a Milano…

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Com’è nato il tutto? Fu una prova durante la quale dovetti simulare una lezione di francese in presenza di un alunno dal comportamento ostile e scorretto. Cercai di essere il più naturale possibile usando il potere della dissuasione  e delle sanzioni per ottenere un qualche effetto educativo apprezzabile. Dopo poco più di un’ora, salutai l’esaminatrice e me ne andai. Trascorso un mese dal casting, ricevetti la prima telefonata con la quale mi annunciarono che ero stata scelta dagli autori. Fino a quando mi giunse la conferma assoluta… io, Berta Corvi, sarei stata la professoressa di francese de “Il Collegio 2”, nell’anno 1961. Magnifico.

Il tuo rapporto con la tv però non si è fermato lì. Da un anno, collaboro come giornalista e reporter con Globe Échos, una WebTV francese ideata per essere uno strumento innovativo, piattaforma di dialogo per le ONG (Organizzazioni Non Governative), la società civile, gli artisti, gli scienziati e gli intellettuali. Globe Échos rappresenta sia uno strumento di supporto dello spirito olimpionico sia un mezzo di accompagnamento delle fondazioni che operano per il progresso dell’umanità con un ideale di fratellanza e solidarietà. Qual è il tuo ruolo? Nelle interviste metto sempre in risalto l’ideologia di Globe Échos, invito le persone intervistate ad esprimere un parere sul mondo attuale e a proporre delle soluzioni per unire i popoli e abbattere i muri. Le lingue possono essere uno strumento di condivisione e di comprensione reciproca, ecco ciò che mi affascina di questo progetto. Ma le novità non sono finite… L’ultima in ordine di tempo dovrebbe coinvolgere l’Italia e la Francia. Pochi giorni fa è stato edito nuovamente “Le feu intérieur” (Edilivre), versione francese di “Il fuoco dentro” di Giovanni Andreoli (Lupetti). Dopo 5 anni dalla prima pubblicazione, ho voluto dare una nuova vita alla mia traduzione e perfezionarla affinché la trama, già di per sé avvincente, fosse ancora più incisiva. Hai in mente un altro progetto da realizzare? Il mio obiettivo è di suscitare l’interesse e la curiosità di qualche regista italiano o francese per un’eventuale adattamento cinematografico. Questo racconto intimo e struggente di Federico, un genitore separato e costretto a vedere il figlio ad intermittenza, si trasforma in un saggio di grande attualità. L’autore vi descrive scrupolosamente le zone costiere e l’entroterra dell’Abruzzo dal punto di vista paesaggistico e culturale. Sono particolarmente affezionata a questo romanzo che, attraverso la riproduzione minuziosa, reale e viva dello spaccato sociale abruzzese, riaccende bei ricordi delle mie vacanze estive nella terra dei miei genitori. CONTATTI https://www.instagram.com/berta_corvi1/ http://www.bertacorvi.com/


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Primo Piano di Barbara Donzella

Claude Monet:

Il cacciatore di luce in mostra a Roma

Sessanta opere sono le protagoniste della grande mostra dedicata al Padre dell’Impressionismo, visitabile al Complesso del Vittoriano sino all’11 febbraio 2018. Le tele ora in mostra al Vittoriano compongono la collezione che Claude Monet conservava nella propria ultima dimora a Giverny e che il figlio Michel ha donato al Musée Marmottan Monet di Parigi, da cui provengono i quadri. Il percorso espositivo attraversa tutta la carriera del pittore, partendo dai primi lavori conosciuti (caricature di personaggi del mondo dell’arte), passando per i ritratti degli amati figli, i “velati” paesaggi di Londra, Parigi, Vétheuil e Pourville, sino al luogo più rappresentato - ripreso in oltre 250 opere – stiamo parlando del giardino acquatico a Giverny. L’artista ritrae sistematicamente lo stesso motivo, non tanto perché interessato al soggetto in se stesso, quanto piuttosto alla spazio e alla luce, che cambia continuamente nelle diverse ore del giorno e in base alle condizioni atmosferiche, rendendo sempre diverso l’oggetto rappresentato. Nel 1883 Monet acquista a Giverny, graziosa città situata sulla riva destra della Senna, in Normandia, una casa con giardino che ristruttura nel tempo, modellandola secondo il proprio gusto e creando una casa atelier, dove vive fino alla sua morte, nel 1926. Appassionato di giardinaggio, cura personalmente il piccolo parco, selezionando con cura ogni tipologia di fiore, che accosta l’una all’altra per affinità cromatiche e contrasti, rendendo, così, Giverny un paradiso in miniatura (oggi visitabile, insieme alla casa e al museo). Il ponte giapponese, le rose, gli agapanti, i salici piangenti, i glicini e le ninfee sono “l’ossessione” dei quadri di Monet che li dipinge in presa diretta, con pennellate libere, stendendo i colori con

tocchi veloci e brevi direttamente di fronte alla scena, senza schizzi a matita o studi preparatori. Attratto dalla luce e dalla sua mutevolezza, il pittore ama infatti lavorare en plein air (all’aria aperta) dove c’è la natura, la vita e gli spazi aperti, che cerca di cristallizzare coi suoi pennelli dando, appunto, un’impressione visiva di ciò che vede. Le ninfee, in particolare, pur riducendosi a soli 4/5 fiori, sono al centro dell’omonimo grande dipinto ad olio (130×152 cm), in cui il vero tema principale è, però, il rapporto tra il macro e il micro, tra la sensazione dello spazio, della sua immensità e la fragilità del soggetto. La mostra si conclude con le ultime opere del pittore. Tre tele monumentali (1 x 3 metri), di cui due su sfondo blu, raffiguranti i glicini che coronano il ponte giapponese e la terza a raffigurare nuovamente le ninfee.

Londres: MMT 155332 Parliament, Reflections on the Thames, 1905 (oil on canvas) Monet, Claude (1840-1926) MUSEE MARMOTTAN MONET, PARIS, c BridgemanGiraudon / presse

Ninfee: Claude Monet (1840-1926) Ninfee, 1916-1919 Olio su tela, 130×152 cm Parigi, Musée Marmottan Monet © Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman-Giraudon / presse

Nei “Glicini” la presenza della materia è rarefatta, quasi trattata come acquerello o inchiostro, forse anche a causa della cataratta che affligge il pittore nei suoi ultimi anni di vita e non gli permette più di vedere nitidamente contorni e colori. Le “Ninfee”, al contrario, sono quasi astratte, sintetizzate in linee essenziali. Per molti anni queste opere sono state considerate semplicemente dei pannelli decorativi e non grandi dipinti, salvo poi, successivamente, essere ripensati e influenzare gli artisti del secondo dopoguerra, ponendo le fondamenta della pittura astratta.

Tra i pezzi più suggestivi esposti troverete la tavolozza usata dall’artista e ancora carica di colore. Un embrione di tutte le sue tele, fatte di decine di sfumature di giallo, verde e azzurro. E fa sorridere pensare che il critico d’arte Leroy che inventò l’appellativo “impressionisti” lo fece proprio dopo aver visto un’opera di Monet, utilizzando, però, questo termine in senso dispregiativo per schernire questo modo di dipingere che considerava approssimativo (da qui “impressionista”). Quello che, però, Leroy non poteva immaginare è che sarebbe stato lui stesso a battezzare un movimento artistico che avrebbe rivoluzionato l’arte, per sempre.

Ninfee: Claude Monet (1840-1926) Ninfee, 1917-1919 Olio su tela, 100×300 cm Parigi, Musée Marmottan Monet © Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman-Giraudon / presse

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© Barbara Donzella

Lasciandoci ispirare dal “Giardino di Monet” abbiamo immaginato una ricetta che racchiudesse la luce, i colori e i profumi della primavera e, al tempo stesso, l’anima alcolica degli Impressionisti. Mousse impressionista pere e assenzio su Cialda di caramello e fiori Ingredienti per 4 persone Cialda di caramello e fiori: 400 g di zucchero 14/16 fiori commestibili Mousse: 2 pere grosse Abate 100 ml di Assenzio 50 ml di acqua 20 g di zucchero 120 ml di panna da montare 5 g di colla di pesce

no, di modo che non si attacchi) su un piccolo stampo di stagnola o alluminio rivoltato, o in mancanza tazzina. Una volta che la cialda si sarà raffreddata e avrà assunto la forma di una ciotola, rimuovete lo stampo, staccate delicatamente il caramello dalla carta forno e mettetelo da parte. Mousse di pere: Sbucciate le pere e dopo aver rimosso il torsolo, tagliatele a pezzettini e metteteli in padella. Versate l’assenzio, unite lo zucchero e fate cuocere a fuoco basso per circa 15/20 minuti (se si dovesse asciugare troppo aggiungete un pochino d’acqua).

Nel frattempo mettete in ammollo per 10 minuti i fogli di colla di pesce in una ciotola con acqua fredda. Una volta che le pere saranno cotte, frullatele ancora calde fino ad ottenere una purea omogenea. Strizzate la colla di pesce e incorporatela alla purea e riponete il composto in frigorifero per circa mezz’ora. Montate la panna, amalgamatela delicatamente alla purea di pere e riponete il tutto nuovamente in frigorifero per un’altra mezz’ora. Passata mezz’ora versate la mousse in una sac a poche e farcite le cialde di caramello. Decorate con i fiori rimasti e servite.

Preparazione Cialda di caramello e fiori Ponete in una piccola casseruola dal fondo spesso lo zucchero e regolate la fiamma al minimo, girando ogni tanto con un cucchiaio di legno. Nel frattempo disponete i fiori (tenendone 4 da parte per la decorazione finale) su un foglio di carta da forno. Quando il caramello avrà assunto un colore ambrato toglietelo dal fuoco e versatelo delicatamente sui fiori, creando un cerchio di circa 12/15 cm. aiutandovi col cucchiaio. Lasciate intiepidire per meno di un minuto e poggiate la cialda (dalla parte della carta for-

© Barbara Donzella

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+Design

di Alessandra Lino creativaseriale@gmail.com www.creativaseriale.com 335.64.94.985

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Colori per la casa:

Le tendenze del 2018

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A svelarci come potremmo abbinare i colori nel 2018 è Leatrice Eiseman, Executive Director del Pantone Color Institute, che partendo da un’attenta analisi delle passerelle internazionali, del cinema, delle nuove creazioni architettoniche e dell’enogastronomia, ha individuato i nuovi trend per quanto riguarda colori, sfumature e abbinamenti da utilizzare nell’Interior Design.

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Con il nuovo anno aumenta la voglia di cambiamento e spesso nella lista dei buoni propositi inseriamo anche un relooking della nostra casa. Ma, spesso, i nostri interni sono già al completo ed è impensabile togliere tutto per dare un nuovo aspetto ai nostri ambienti. Così un’idea per cambiare i nostri interni donando loro un aspetto più in linea con i tempi e al contempo economico, potrebbe essere quella di concentrarsi sul colore delle pareti. Nella scelta dei colori oltre a considerare i singoli vani, la loro funzione e l’illuminazione naturale, possiamo lasciarci ispirare dai trend del momento!

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Curiosi di sapere quali colori caratterizzeranno l’Interior Design nel 2018? Le nuove palette colori vanno dalle rilassanti tonalità di frutta e verdura alle vibranti sfumature dei materiali della tecnologia.

Verdure a non finire: una palette colori che richiama la natura e il benessere psicofisico ma che gioca anche con qualche contrasto. I colori vegetali del verde sedano e il foliage si sposano con il viola dei frutti di bosco e dell’azzurro uovo. [foto1] Pieni di risorse.Questa palette gioca con due colori opposti sulla ruota dei colori: il blu e l’arancione. Colori freddi e caldi che invitano a riutilizzare arredi vintage, sperimentando nuove combinazioni. [foto 2] Voglia di giocare. Le persone devono fermarsi e sorridere! Largo allora alle tinte più divertenti, come il giallo minion, il lime, il green flash e il blu paracadutista. [foto 3] Discrezione, grazie! Qui si passa all’opposto, per mantenere uno stile poco vistoso. Si va dalla bacca di Sambuco al lilla brunito fino ad arrivare a una serie di rosa romantici. [ foto 4] Ricercare e unire. Questa palette si distingue per la sua capacità di abbracciare diversi stili, che richiamano varie culture. Le tinte rosacee si abbinano al color iced coffee e al vino rubino, così come a colori più ispirati alla terra, come il giallo del mais. [foto 5] Più intricato non si può. Nuova sfida per i designer. Questa palette unisce “i nuovi neutri”, cioè i colori metallici con un rosso agrifoglio e un giallo zolfo. Sfumature complicate perché difficili da abbinare, ma molto molto interessanti. [foto 6] Alta intensità. Forza, potere, profondità. Il viola, il blu e il verde acqua incontrano l’arancione e i colori fluorescenti, uniti all’oro e al nero. Tecnico e tecnologico. L’esplosione di tecnologia introduce blu vibranti, verdi, rosa fucsia e viola. Il tutto accompagnato da sfumature iridescenti che ricordano le code dei pavoni, incorniciate dal bianco brillante e dalla mandorla. [foto 7]


In occasione del 5° Anniversario dell’avvio del Laboratorio di disegno e pittura, Crizia è lieta di invitarvi il

giorno 27 gennaio 2018 all’evento

“Donna, tra immagini e parole” La donna spettatrice e protagonista al tempo stesso sulla tela e nei versi

L’intento di Crizia è da sempre quello di essere uno spazio di condivisione dove far incontrare forme espressive diverse. Nell’ambito della mostra le arti che si fonderanno saranno quella pittorica, rappresentata dai lavori delle allieve della scuola e quella attoriale della compagnia “I lineamenti” di Cristina Ferrazza, Michela Francescangeli e Michela Prinzivalli.

L’evento si terrà presso il Laboratorio di disegno e pittura “Crizia” sito in Via San Candido 68, dalle ore 18.00 Info al 392 3019386


È ufficiale: all’Highlands institute il liceo linguistico internazionale si farà in 4 anni! Il progetto dell’Istituto Paritario – facente parte della rete internazionale del Regnum Christi – figura tra le 100 istituzioni scolastiche autorizzate alla sperimentazione dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Il nuovo piano di studi è improntato alla didattica integrata e interattiva, con una rimodulazione dell’orario scolastico tale per cui il ciclo di lezioni settimanali in aula si alterna a laboratori e moduli interdisciplinari, per un totale di 30 ore settimanali al primo biennio e 32 al secondo. Tra gli insegnamenti curricolari, troviamo tre lingue comunitarie: Inglese, Francese e Spagnolo, che sono affrontate sia nelle materie di Lingua e cultura, sia in laboratori di Conversazione; in Inglese vengono inoltre svolti gli insegnamenti IGCSE - di English as a Second Language, Global Perspectives, Geography e Information and Communication Techonology – e le materie scientifiche, con metodo CLIL (Content and Language Integrated Learning). Gli studenti avranno la possibilità di costruire un curriculum personalizzato, mediante la scelta di insegnamenti opzionali nelle tre macro-aree: internazionale, di cittadinanza attiva e di cultura e società. Nel primo caso potranno scegliere tra la preparazione agli esami per il conseguimento delle certificazioni IGCSE o IELTS (Inglese), DELE (Spagnolo) o DELF (Francese), o ancora la partecipazione ad un laboratorio teatrale in lingua francese. Per l’area di Cittadinanza attiva, avranno a disposizione moduli dedicati a Metodologia della ricerca e uso delle fonti (verità e fake news), Educazione all’imprenditorialità, Etica dello sport e gruppo sportivo, Impegno e formazione sociale. Infine, per l’area Cultura e società, le opzioni saranno tra Cinema e letteratura, Cinema e storia, Lingua latina, Musica, tradizioni e culture in America Latina, Religione e culture nella storia. Grande spazio avranno anche le esperienze di Alternanza Scuola Lavoro, in cui si avvicenderanno momenti puramente formativi a stage di lavoro operativi (per un totale di almeno 48 annuali, a partire dal secondo anno) presso aziende ed enti convenzionati del calibro di Gruppo Maurizi, Tim, Red Box, La cremerie, Takeda, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, United Network, Eni, Innovery Spa, Fendi e la Croce Rossa Italiana. Resterà invariata l’impronta dei licei Highlands (sono già presenti un Liceo Linguistico Internazionale ed uno Scientifico Internazionale), incentrata sull’internazionalità (in particolare con l’integrazione del curriculum Cambridge, la didattica CLIL, la preparazione per gli esami IGCSE, stage e field work all’estero), sull’uso delle tecnologie, sulle attività laboratoriali e sull’orientamento lungo tutto il percorso scolastico e fino alla scelta ed alle pratiche per l’iscrizione all’università.

Per chi volesse saperne di più, appuntamento a sabato 20 gennaio 2018 dalle ore 10.00 per il prossimo open day dell’Highlands, in cui sarà possibile visitare l’intero Istituto e conoscere tutta l’offerta formativa, a partire dalla Scuola dell’Infanzia.


Il libraio consiglia a cura della libreria Novarcadia

L’EREDITÀ DELLE DEE di Katerina Tuckova KELLER Editore

DORIS, LA RAGAZZA MISTO SETA di Irmgard Keun L’ORMA EDITORE

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Doris è giovane, vive in provincia, si innamora spesso e sogna in grande. E a sognare non l’ha imparato nell’oscurità delle notti, ma nel buio delle sale cinematografiche. Una ragazza nella Germania degli anni Trenta, dove l’economia ristagna e la società freme. Quando le moleste attenzioni del capo la costringono a lasciare il lavoro di dattilografa, Doris decide di partire alla conquista della ruggente Berlino. Diventare una stella, risplendere come le luci della grande metropoli, e magari trovare l’amore: ambizioni che la spingono, non senza fraintendimenti e cadute, a reclamare un ruolo da protagonista all’interno della propria vita. Le avventure di questa «ragazza misto seta» sono un vorticoso saliscendi di ambienti e passioni tra splendori e miserie. Al suo fianco l’amica del cuore Tilli e una pelliccia rubata, quasi più cara di ogni affetto. A noi librai è dispiaciuto salutare Doris, chissà se è diventata una stella o se ha trovato l’amore o se è mai riuscita a essere felice. Noi speriamo di leggerti presto ancora.

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Sulle montagne dei Carpazi Bianchi, nella comunità di Žítková, vive da tempo immemorabile una stirpe di donne dotate di poteri eccezionali. Guaritrici, preveggenti, tramandano la loro arte di madre in figlia e vengono chiamate “dee”. Dora Idesová è l’ultima di questa discendenza, ma non ha ereditato nessuna arte. Rimasta orfana è passata alle cure di zia Surmena fino a quando anche quest’ultima scompare dietro le mura di una clinica psichiatrica. Dora finisce così in collegio, cresce, studia Etnografia e trova lavoro presso l’Accademia delle Scienze di Brno. Quando negli anni Novanta vengono resi pubblici gli archivi della polizia segreta, Dora – che nel frattempo sta scrivendo un saggio riguardante le dee di Žítková – inizia le sue ricerche e si imbatte nel dossier sulla zia, la dea Surmena... Un romanzo sulle donne e la loro fede nelle forze della natura, nel potere curativo della speranza, ma anche sulla solitudine, disperazione, crudeltà e vendetta. Un caso letterario, una storia composta in modo magistrale in cui le vite dei personaggi non devono per forza essere banali e noiose ma possono nascondere grandi storie.

IL CONSIGLIO DI UNA PICCOLA LETTRICE DELLA LIBRERIA, ALESSANDRA PROSPERi...

SAI FISCHIARE, JOHANNA?

di Ulf Stark - IPERBOREA

Con questo titolo, la casa editrice IPERBOREA, inaugura una nuova collana tutta dedicata ai piccoli lettori e di cui noi in libreria andiamo matti. Ulf e Berra hanno sette anni e sono amici per la pelle. Ma Ulf ha un nonno che gli fa sempre fare un sacco di cose divertenti e gli dà perfIno una paghetta. Come si fa ad avere un nonno? Anche Berra vorrebbe tanto averne uno. Non c’è problema, gli dice Ulf, lui sa dove può trovarlo, e lo accompagna in un posto pieno di vecchietti, una casa di riposo. Qui Berra incontra subito il signor Nils, che se ne sta tutto solo nella sua stanza ed è felicissimo di poter adottare un nipotino. Cominciano così le avventure di Ulf, Berra e nonno Nils, che ha sempre in serbo per loro qualche sorpresa o qualcosa di meraviglioso da imparare, come costruire un grande aquilone con uno scialle di seta e una cravatta. Ma perché nonno Nils fIschietta sempre una canzoncina che si intitola «Sai fischiare, Johanna»? Ecco cosa ne pensa Alessandra… Una lettura che insegna il valore dell’amicizia, l’importanza dei nipotiper i nonni e l’importanza dei nonni per i nipoti. Questa storia inizia con due amici inseparabili che hanno sette anni, Ulf e Bertil, Berra per gli amici. Ulf ha un nonno che gli dà i soldi, gli offre il caffè e, alcune volte, vanno a pescare. Berra non ce l’ha un nonno, e ne vorrebbe tanto uno. Così vanno in una casa di riposo a cercarne uno. Qui incontrano Nils che gli insegnerà molte cose, ad esempio come costruire un aquilone. Questo libro rafforzerà i vostri legami con i nonni e vi farà provare emozioni che non avete mai sentito. Vi emozionerà e, per questo e molto altro, ve lo consiglio. Questo libro è bellissimo. Alessandra.


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Tablet Bike di Luca Santagà - fb avventure in bici

Mille parole in uno sguardo

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Un antico adagio recita: gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se questo è vero vorrei raccontarvi l’ultima escursione, ma questa volta vi porto in bici con me, anche attraverso lo sguardo di Simona. Lei è da poco con noi di Avventure in Bici, ma si sta dimostrando appassionata e tenace, doti indispensabili per chi pratica questo sport meraviglioso. E’ l’alba di Santo Stefano, il cielo è carico di nuvole basse e minacciose, ma questo non ferma certo il nostro drappello, che si raduna alla stazione Ostiense. Da li saliremo sul treno regionale che questa volta ci porterà a Manziana. La nostra intenzione è di unire quelle che di solito sono considerate due escursioni distinte: il bosco di Macchia Grande e la famosa caldara, con le cascate di castel Giuliano. Come vi dicevo, vorrei farvi vivere questa splendida giornata in mountain bike, interpretando lo sguardo e le espressioni di una persona che vede le meraviglie alle quali noi veterani siamo piuttosto avvezzi, per la prima volta. Già la mattina presto, ancora prima di caricare le bici in auto, il sorriso di Simona è contagioso, i suoi occhi pieni di aspettativa. Intendiamoci: io mi emoziono ancora, anche dopo tanti anni di viaggi ed escursioni in mountain bike, e mi ritengo un privilegiato perché amo il lavoro che faccio. Tuttavia, comprendere e condividere lo stato d’animo di una persona che è sicura che sarà una grande giornata, mi riporta con il pensiero alle mie antiche emozioni, a quando non vedevo l’ora di salire in bici ed esplorare boschi e campagne all’ infinito. A Simona non interessa neppure il colore del cielo. Lei sa che quando andiamo a fare un’escursione, c’è da divertirsi alla grande. Il treno è semivuoto, quindi ci mettiamo comodi per un‘oretta, e quando finalmente saliamo in bici e cominciamo a pedalare per le vie di Manziana, la nostra avventura inizia sul serio. Pochi minuti e siamo già nel bosco di Macchia Grande, in leggera discesa. Un largo viale sterrato si snoda in questa magnifica foresta, in sottofondo solo il suono attutito delle nostre ruote che scorrono su un soffice letto di foglie. Arriviamo al Monumento naturale Caldara di Manziana, un getto

di acqua sulfurea che sgorga dal terreno, intorno a noi lo scenario è cambiato radicalmente: sembra di essere su un altro pianeta. Un vasto territorio piatto, incolore, fangoso. L’odore è intenso, il paesaggio lunare e misterioso, in perfetta antitesi rispetto alla rigogliosa vegetazione di qualche chilometro prima. Il tempo di scattare qualche foto e riprendiamo il sentiero nel bosco, costeggiando un ruscello, attraversandolo poi, su un ponticello di legno e risalendo il crinale sulla riva opposta. Qui cominciamo ad avere qualche problemino con il fango. Il sentiero poco battuto e le abbondanti piogge dei giorni scorsi hanno reso il terreno molto pesante: il fango è così compatto che dopo qualche centinaio di metri di salita , le ruote delle bici si bloccano e procedere diventa difficoltoso. Ma appena scolliniamo la situazione migliora e ne approfittiamo per una breve sosta accanto ad un antico fontanile. Il bosco ha lasciato spazio alla splendida campagna romana e noi abbiamo finalmente imboccato una strada in terra battuta che ci consente di riposare un po’ le gambe. Ora effettivamente sembra di volare, così procediamo speditamente per qualche chilometro, in direzione delle cascate. Le cascate di Castel Giuliano sono una vera e propria perla nascosta nella vegetazione, l’acqua compie un salto di trenta metri abbondanti, tuffandosi poi in un laghetto cristallino. Uno spettacolo maestoso e semplice allo stesso tempo, un luogo dove ci si sente parte della natura in un’armonia difficile da descrivere se non vi ci si reca di persona. Noi questo angolo di paradiso lo conosciamo bene, lo rispettiamo e quando veniamo qui, ci sentiamo in pace, godendoci qualche minuto di bellezza assoluta. Simona si sta guardando attorno in silenzio. E’ proprio rimasta senza parole. Eppure la sua espressione rivela cose che con le parole non si riescono a raccontare. Si risale in bici per affrontare il tratto più impegnativo della nostra escursione: uno stretto sentiero scavato nel tufo che si inerpica sul fianco della montagna, e che conduce alla successiva cascata. Qui ci vuole la massima concentrazione: il fianco destro del sentiero


non è una che un’alta scarpata che termina proprio nel torrente, una cinquantina di metri più in basso. Al termine di questo serpentone ci aspetta la cascata inferiore, forse meno maestosa di quella che abbiamo lasciato da poco più di venti minuti, ma impreziosita anch’ essa da un placido laghetto e ci fermiamo per mangiare un panino. Da quando siamo partiti da Manziana, abbiamo incontrato si e no quattro persone, la sensazione effimera che tutto questo sia solo nostro, è amplificata dal silenzio che ci circonda. Già, il silenzio. Dopo il caos e la fretta dei giorni precedenti il Natale, la totale assenza di rumore rende tutto irreale. Sembra che persino gli spazi siano dilatati. In questi casi mi capita di perdere anche il senso del tempo. E devo confessarvi che queste sono le sensazioni che più mi hanno attratto quando ho cominciato a considerare la mountain bike come un modo di staccare la spina dalla vita di tutti i giorni e trovarmi in mezzo al nulla; o se volete, dove c’è tutto. Condividere questo stato d’ animo con gli amici, quelli veri, è impagabile. Prima di raffreddare i muscoli, ci costringiamo a ri-

prendere il nostro cammino, che vede come prossima tappa la necropoli etrusca della Banditaccia. Pedaliamo senza fretta, costeggiando il torrente (che per la

cronaca è il Fosso della Mola) e le sue decine di cascatelle in uno scenario da cartolina. Guadarlo, però è un’ altra cosa, in fondo è dicembre e l’acqua è freddina. Ma oramai siamo qui…e via, senza pensarci più di tanto; con i piedi bagnati ma siamo dall’ altra parte, e dopo una salita veramente ripida eccoci in vista del mare; attraversiamo la necropoli e dopo qualche chilometro eccoci alla stazione di Ladispoli e di nuovo su un regionale. Nel vagone riservato alle bici possiamo finalmente cambiarci e, complice un caldo delizioso anche rilassarci un po’, dopo tanta fatica. Più tardi, Simona ed io siamo in auto, torniamo all’ Infernetto dopo aver salutato il resto del gruppo alla stazione. Chiaccheriamo di altro. Due treni, una foresta incontaminata, un getto di acqua proveniente dalle viscere della terra, due guadi di torrente, due cascate, una necropoli etrusca…quasi quaranta chilometri tra strade sterrate e sentieri. Ce n’è per sopraffare chiunque. E gli occhi di Simona ora esprimono si, un po’ di stanchezza, ma anche un appagamento ed una serenità che scaldano il cuore. Aveva ragione: è stata una grande, strepitosa giornata.


Tablet run

di Lorenzo Sigillò - foto © di fotoincorsa.com

Gennaio,

tutte le corse a Roma e dintorni

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Gennaio freddo non ti temo! Anno nuovo, corse nuove e non solo. Subito il primo dell’anno si devono smaltire lenticchie e cotechino! Spazio allora a Roma e a Tivoli con una bella Passeggiata di Capodanno, di 8km nella cittadina ‘superbÀ e di 10 km allo Stadio delle Terme di Caracalla. A Ostia invece c’è la divertente Corsa degli Avanzi:, da ‘La SpiaggettÀ, sul

Piazzale Magellano del Lungomare Paolo Toscanelli, si corrono 2,5 km e poi i coraggiosi possono anche tuffarsi a mare! Per il giorno dell’Epifania scatta invece una classica al Parco degli Acquedotti, con i 10 km della 26esima edizione della Corri per la Befana. Come alternativa, si corre anche al Pincio, con i 5 km della 42esima Corsa del Giocattolo. Nei dintorni della Capitale, ecco invece che si possono scegliere della altre belle gare con la nuova Corsa dei Faggi ad Allumiere o con il 13esimo Trofeo dell’Epifania ad Aquino (FR). Il 7 si può invece passeggiare 5km a Villa Pamphili con la Christmas Run, ma quest’anno la mezza maratona classica non ci sarà. Come comunicano gli organizzatori, infatti, lo stato di insicurezza strutturale di gran parte della Villa ha costretto a rimandare la corsa al prossimo anno. Ma per non rinunciare alle bellezze dell’area, ci sarà comunque una passeggiata per ammirare le bellezze storico-botaniche e con i soliti 5 euro per le Onlus/No profit (Arcop, Chiara e Francesco, Mother&Child, Valentina Venanzi) si avranno cappellino, guanti rossi e la guida dei volontari. Il weekend del 13 e 14 si comincia invece a fare sul serio con i primi chilometri macinati. Sabato è la volta della 3a Maratona di Buon Anno di Rieti, con tre distanze percorribili: 12.500, 32.300, 42.195. Domenica ecco arrivare la nuovissima Terni Half Marathon di 21,097 km mentre a Ostia si corrono i 10 km del Trofeo Lidense. Il 21 gennaio il mondo romano delle corse si ferma per il grande richiamo della 19a Corsa di Miguel, la classica top su due tracciati (i tradizionali 10 chilometri e i 3 chilometri della Strantirazzismo), due formule (competitiva e non competitiva) ed un partecipazione che vede tutti protagonisti dai professionisti fino ai bambini. Il percorso sarà quello dello scorso anno, fra i ponti e le sponde del Tevere con arrivo allo Stadio Olimpico. Nell’ultima domenica del mese, spazio invece alla provincia laziale, con i 22,400 km della viterbese 39esima Maratonina dei Tre Comuni tra Nepi, Civita Castellana e Castel Sant’Elia oppure gli 11 km della latinense 20esima Corriamo a Monte San Biagio. Con uno sguardo ai primi del mese di febbraio possiamo già cerchiare domenica 4 per tornare a Tivoli con un’altra nuova corsa di 21.097 km, La Panoramica Half Marathon. A Roma invece scatta la 5 edizione della Corsa del ricordo nel quartiere Giuliano-Dalmata (zona Laurentina)…. E l’inverno continua….. Stay Tablet, Stay winter is coming… Run!


Viaggio del Mese testo e fotografie di Valentina Mele

Grand Canyon

Dopo la tappa folle di Las Vegas approdiamo nella natura più totale Grand Canyon. Prima di perderci nella vastità dei Canyon ci siamo fermati per una notte a Lake Powell. Questo splendido lago si trova tra l’Arizona e lo Utah, per questo motivo mentre percorrevamo la strada in macchina abbiamo oltrepassato i confini di uno stato e l’altro più volte, avendo come conseguenza l’orario che cambiava in pochi chilometri. Alcune informazione su Lake Powell: É un lago artificiale costruito sul fiume Colorado É lungo 300 km In alcuni punti raggiunge i 170 metri di profondità. Ha una superficie di 658 km Siamo arrivati nel nostro albergo 4 ore dopo essere partiti da Las Vegas, abbiamo lasciato i bagagli nelle stanze. In questa vacanza abbiamo maggiormente caricato e scaricato le valigie dalla macchina. Poco dopo siamo andati ad ammirare il lago e il fiume Colorado. Il panorama è senz’altro fantastico: una distesa azzurra che rifletteva il cielo. Il colore del lago dipendeva dalla giornata un po’ grigia ma gli dava un’atmosfera incantata, sembrava quasi di essere in un luogo senza tempo. La sera abbiamo cenato nel ristorante dell’albergo mangiando anche molto bene. Il giorno dopo siamo partiti alla volta del Grand Canyon. Il tragitto in macchina serate stato abbastanza breve… o meglio: breve confronto agli altri. In un paio di ore siamo arrivati nel parco del Grand canyon.

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Alcune informazioni sul Grand Canyon: É un’immensa gola creata dal fiume Colorado SI trova in Arizona. é lungo 446 km Ha una profondità massima di 1.857 metri.

L’azione erosiva del fiume che ha creato questo canyon ha portato alla luce oltre 2 miliardi della storia terrestre. Purtroppo non siamo stati graziati dal tempo. Niente sole e bel tempo, ma solo foschia e molto vento, questo non ci ha fermati dal girare il parco il più possibile. Ci siamo recati nei diversi punti di belvedere più famosi: Plateau Point, Moran Point e Bright Angel trail. Nonostante ci si trovi nello stesso parco è sorprendente il cambio di panorama a cui si assiste, ogni luogo è a sé, ha un paesaggio diverso e i colori cambiano lasciandoti basita. Sono sicura che con un bel sole l’effetto sarebbe ancora un altro. L’emozione che si prova però è assolutamente unica e ti toglie il fiato: ci si ritrova davanti all’immensità. Un panorama di rocce secolari che sembra essere infinito, la vista si perde in lontananza, si finisce quasi per non credere ai propri occhi perché essi non riescono a posarsi su tutto quello che hanno davanti. Si potrebbe rimanere seduti a fissarlo per ore, catturando sempre scorci nuovi che non si sono notati pochi minuti prima. Il passaggio da una città finta e interamente costruita dall’uomo, come Las Vegas, a un parco naturale con distese di rocce, montagne, vegetazione e quant’altro come il Grand Canyon tende a destabilizzare la mente. Si respira storia e natura, ed è interessante riflettere sul fatto che un paese così sviluppato come l’America abbia infinti territori in cui la mano dell’uomo non è assolutamente arrivata. In giro per il parco si incrociano anche diversi animali che si muovono indisturbati. Ogni parola scritta è senz’altro inutile fatevi un’idea ammirando le foto e soprattutto inserite questa tappa nei vostri viaggi: è uno di quesi posti che una volta nella vita devono essere ammirati. Alcuni consigli: portate una felpa, in alcuni punti si sale di quota quindi potreste avere freddo, soprattutto se incontrate il vento che abbiamo trovato noi. Portate fotocamere con obiettivi di ogni misura, si possono scorgere angoli da immortalare ovunque.


1domanda per 2 Domande a intervista doppia

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PRESENTATI: NOME, COGNOME, ETÀ! Elisa Galliani, 26 anni DOVE ABITI? Vicino a Monza, la patria dei motori COME TI CHIAMI SU INSTAGRAM? Mi trovate come elisagalliani COSA FAI NELLA VITA? Lavoro come modella freelance e traduttrice PERCHÈ TI SEI ISCRITTA SU INSTAGRAM? Per curiosità e perché amo la fotografia PERCHÈ LA GENTE TI SEGUE? Forse per pura curiosità o perché magari trasmetto positività TI REPUTI UN PERSONAGGIO FAMOSO? Assolutamente no! Sono semplicemente me stessa… COSA NE PENSI DELLE INFLUENCER? Penso che ai giorni nostri ormai si possa considerare un vero e proprio lavoro, anche se io mi reputo una persona poco ‘influenzabili”… TRE AGGETTIVI PER DESCRIVERTI… Genuina, solare, autoironica FISICAMENTE, IL TUO PUNTO FORTE: Il mio viso e le mie forme. Ho un fisico mediterraneo COSA PIACE DI TE ALLA GENTE? Il mio essere genuina e trasparente. Non fingo mai, sono cosi come mi si conosce QUANDO HAI INIZIATO A FARE FOTO? Da piccola, per caso in un resort in vacanza QUAL È LA FOTO PIÚ BELLA CHE HAI FATTO? Sicuramente quella che non ho ancora fatto DOVE TI PIACEREBBE REALIZZARE UNO SHOOTING? Nella jungla in mezzo alla natura più selvaggia, amo tutto ciò che è incontaminato C’È QUALCUNO A CUI DEVI DIRE GRAZIE? I miei genitori che hanno sempre creduto in me e mi hanno insegnato i veri valori della vita. A loro devo tutto UN PERSONAGGIO DELLA MODA A CUI TI ISPIRI Non ho personaggi a cui ispirarmi, sono quella che sono INTIMO PREFERITO? Semplice e mai volgare UN ACCESSORIO CHE NON PUO’ MANCARE SU UNA DONNA? Il profumo, credo sia l’essenza di una donna. LA PRIMA PARTE CHE UN UOMO NOTA DI TE? Il mio sorriso e la mia spontaneità HAI ANIMALI DOMESTICI? Si! Un chihuahua, Lolly. Amo gli animali SINGLE O FIDANZATA? Single, alla perenne ricerca della mia anima gemella PER CHE SQUADRA TIFI? Milan e Real Madrid QUAL È LA CITTÀ PIÚ BELLA DEL MONDO? Di città belle ce ne sono tante, parlando di Paesi l’Italia è unica al mondo IL TUO LIBRO PREFERITO? Leggo solo riviste sportive, amo i motori e il calcio LA TUA SERATA IDEALE? Cena di pesce crudo e un giro in pista ballando salsa LA TUA VACANZA IDEALE? Natura incontaminata, mare e spiaggia bianca LA PERSONA PIÚ IMPORTANTE DELLA TUA VITA? Mia madre, è il mio tutto. COSA TI DÀ SODDISFAZIONE? Aiutare gli altri e vedere felici le persone intorno a me SOGNO NEL CASSETTO? Poter continuare ad essere felice e fortunata come lo sono oggi

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PRESENTATI: NOME, COGNOME, ETÀ! Elena Vittoriani, 29 anni DOVE ABITI? Milano COME TI CHIAMI SU INSTAGRAM? Lenuccia3 COSA FAI NELLA VITA? Fotomodella glamour PERCHE TI SEI ISCRITTA SU INSTAGRAM? Per curiosità PERCHÈ LA GENTE TI SEGUE? Perché sono una persona affabile e gentile… almeno spero TI REPUTI UN PERSONAGGIO FAMOSO? No, assolutamente no! COSA NE PENSI DELLE INFLUENCER? Sono una nuova tipologia di frontiera più democratica, dove la moda incontra la persona comune TRE AGGETTIVI PER DESCRIVERTI… Femminile empatica e gentile FISICAMENTE, IL TUO PUNTO FORTE Le gambe ed il seno COSA PIACE DI TE ALLA GENTE? Il fatto che sono rimasta una persona comune QUANDO HAI INIZIATO A FARE FOTO? Circa un anno e mezzo fa QUAL È LA FOTO PIÚ BELLA CHE HAI FATTO? Sicuramente i ritratti, dove devo esprimere emozione DOVE TI PIACEREBBE REALIZZARE UNO SHOOTING? Il mio sogno resta fare uno Shooting a Parigi C’È QUALCUNO A CUI DEVI DIRE GRAZIE? Sicuramente le persone che mi seguono. Senza di loro non sarei da nessuna parte… UN PERSONAGGIO DELLA MODA A CUI TI ISPIRI Adoro Kate Moss INTIMO PREFERITO? Amo lo stile burlesque UN ACCESSORIO CHE NON PUO’ MANCARE SU UNA DONNA? Il sorriso LA PRIMA PARTE CHE UN UOMO NOTA DI TE? Vorrei dire gli occhi ma mentirei… decisamente il seno HAI ANIMALI DOMESTICI? Sì, un gatto e un cane SINGLE O FIDANZATA? Non sono single PER CHE SQUADRA TIFI? Ovviamente per l’Inter… essendo di Milano QUAL È LA CITTÀ PIÚ BELLA DEL MONDO? Sono indecisa: Napoli o Verona IL TUO LIBRO PREFERITO? Il Simposio di Platone LA TUA SERATA IDEALE? Rassegna di film horror a casa con popcorn LA TUA VACANZA IDEALE? Zaino sulle spalle e in giro per le città LA PERSONA PIÚ IMPORTANTE DELLA TUA VITA? La mia famiglia COSA TI DÀ SODDISFAZIONE? Riuscire a suscitare emozioni e rendere felici le persone che collaborano con me SOGNO NEL CASSETTO? Ogni sogno che ho, ho l’abitudine di realizzarlo


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Dott. Roberto Federici Specialista in Chirurgia generale Proctologia

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La

Peluria superflua… non è solo donna! … anche gli uomini amano

la pelle glabra

L’uomo appare sempre più attento all’estetica ed alla cura del proprio corpo; uno dei trattamenti più richiesti in questo campo, è l’eliminazione definitiva della peluria superflua: non è solo un vezzo, o una necessità utilizzata dagli sportivi, ma dona una spetto più curato ed ordinato. La classifica dei trattamenti laser più richiesti dagli uomini:

Dott. Daniele D’Andria DOCENTE UNIVERSITARIO Università degli Studi “G. D’Annunzio” - CHIETI MEDICO

SPECIALISTA DOTTORE

CHIRURGO IN

DI

CHIRURGIA

RICERCA

MEDICINA E CHIRURGIA ESTETICA VISO E CORPO

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Eliminazione peluria delle orecchie Eliminazione peluria che fuoriesce dalle narici Eliminazione peli eccessivi del torace Eliminazione peli degli arti inferiori Eliminazione peluria delle ascelle Eliminazione peli pubici Ridefinizione contorno barba

La storia In passato, depilazione, epilazione meccanica, ceretta ed elettrolisi erano i soli metodi per la rimozione dei peli superflui. I primi anni 90 hanno visto la pubblicazione dei primi rapporti sull’utilizzo dell’energia laser per la distruzione selettiva dei follicoli piliferi e dalla metà degli anni 90, la rimozione dei peli superflui con il laser è divenuto il “Gold Standard” (trattamento più idoneo e sicuro) dei trattamenti di epilazione. E’ vero che con gli anni aumentano i peli sul corpo? I peli sono annessi cutanei presenti pressoché ovunque sul corpo umano tranne che sui palmi della mano e del piede e sulle labbra. I peli del vello (o folletto) sono peli fini e incolori che ricoprono gran parte del corpo, possono trasformarsi in peli terminali se stimolati dagli androgeni (ormoni sessuali maschili), specialmente quelli di viso, schiena, addome, ascelle e

BLEFAROLIFTING NON CHIRURGICO CHIRURGIA DERMATOLOGICA CHIRURGIA PLASTICA RICOSTRUTTIVA CHIRURGIA E DIAGNOSTICA SENOLOGICA RIABILITAZIONE LINFOVASCOLARE CARBOSSITERAPIA TRICOLOGIA MEDICINA RIGENERATIVA SHAPING UP FILLERS BIORIVITALIZZAZIONE PEELING

L A S E R : CAPILLARI ROSACEA ACNE ONICOMICOSI MACCHIE

dei genitali durante la pubertà, ma possono trasformarsi in peli terminali anche con l’invecchiamento. Il numero di follicoli piliferi presenti sulla pelle è fissato alla nascita. E’ vero che il pelo ha diverse fasi? Il pelo dell’uomo cresce seguendo uno schema ciclico continuo che comprende le fasi dell’anagen, catagen e telogen. La fase anagen è un periodo caratterizzato da crescita stabile attiva, elevata attività metabolica e rapida divisione (e differenziazione) delle cellule della matrice del bulbo. La fase catagen è un periodo relativamente breve di 2-4 settimane di degradazione del follicolo pilifero che precede il periodo di riposo. La fase telogen è un periodo di completa inattività che dura dai 2 ai 5 mesi. Quanti trattamenti sono necessari per l’eliminazione o riduzione della crescita dei peli? La ricerca ha dimostrato, che in seguito ad epilazione laser di terza generazione: dopo un trattamento, il 44,9% dei pazienti presenta una rimozione dei peli maggiore del 50%; dopo due trattamenti, il 71,5% dei pazienti presenta una rimozione dei peli maggiore del 50%. Risultati eccellenti (con una riduzione dei peli superiore al 95%) possono essere attesi dopo 4-6 trattamenti a distanza di 3-4 settimane. L’applicazione di ulteriori trattamenti incide sui risultati nel lungo periodo.Il successo dell’epilazione con uno o due trattamenti ha una durata di circa 2 mesi; con 4 e 5 trattamenti la riduzione dei peli persiste oltre i 12 mesi.

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Buon 2018!


Masi Informa di Marina Grappasonni, consulente di bellezza

La spazzolatura, pratica antica ma sempre attuale

Eccoci giunti nel nuovo anno, e come sempre a gennaio dopo gli aperitivi, le cene con gli amici e le abbuffate natalizie, quello che ne risente più di tutti degli stravizi fatti è proprio il nostro corpo! Parliamoci con franchezza, non sono i due pasti di Natale a regalarci qualche chilo in più, se la nostra alimentazione abitualmente fosse sana e ben bilanciata; ma sono le piccole e costanti azioni di ogni giorno nell’arco di tutto l’anno che determinano i risultati sul nostro corpo, e sulla nostra pelle!! Oggi voglio parlarti di una strategia che ti permetterà occupandoti pochissimi minuti al giorno di disintossicare il tuo corpo e la tua pelle, e di farti iniziare sin da subito a mettere in atto i buoni propositi, ti ricordo che la primavera è dietro l’angolo e se vuoi arrivare in forma alla prova costume è oggi che devi iniziare seriamente a prenderti cura di te! Dopo averti parlato nei numeri precedenti di quanto sia importante esfoliare ed idratare la pelle (con la speranza che tu abbia iniziato a farlo ), ora sei pronta per conoscere i segreti della spazzolatura del corpo a secco! Questa tecnica tornata ora in voga con il nome “dry brushing “ nel mio centro la studiamo e la usiamo da tantissimi anni, ed è inserita nei nostri percorsi di rimessa in forma del corpo nell’esclusivo metodo “BODYSHRINK “.

Ma ciò di cui voglio parlarti oggi è come eseguire a casa questo rituale di bellezza e benessere e del suo potenziale a costo zero, le clienti del mio centro la usano già da tantissimo tempo nella loro BEAUTY ROUTINE !! La spazzolatura è una tecnica di pulizia del corpo antichissima, e permette di pulire non solo la pelle ma di regalare grandi benefici a tutto l ‘organismo Non si tratta di sentire benefici solo sul tessuto al tatto, ma di una azione più endogena che aiuta l’organismo ad eliminare più facilmente scorie e tossine, causa di tanti fastidi e di infiammazione quando permangono nel nostro corpo a lungo. La pelle insieme a colon, fegato, reni e polmoni è uno dei cinque organi attraverso cui espelliamo tossine e depuriamo il nostro organismo. La spazzolatura è un metodo sorprendente proprio perché agendo sulla parte epiteliale innesca una serie di reazioni più profonde, con benefici positivi sul benessere generale in pochi minuti Spazzolando la pelle agiamo di riflesso su tutti gli organi interni ad essa correlati, stimolandone la loro attività; la sua azione migliora la circolazione sanguigna e linfatica svolgendo un’azione DETOX per scorie e tossine, inoltre tutto il sistema nervoso rinvigorisce grazie allo stimolo costante delle terminazioni nervose. La frizione della pelle a secco è inoltre un ottimo coadiuvante per le gambe stanche e gonfie proprio perché agendo sulla circolazione aiuta ad eliminare stanchezza e ritenzione dei liquidi con grossi benefici sulla tanto temuta “cellulite “! Ma come si pratica la spazzolatura? Innanzitutto bisogna procurarsi una spazzola con fibre naturali come ad esempio il Tampico, con impugnatura in legno. Il dry brushing si effettua su pelle asciutta. Spazzola il tuo corpo con movimenti ampi dai piedi verso l’alto risalendo verso le gambe e poi sul bacino con movimenti circolari in senso orario.

Dalle mani verso le spalle, dal collo verso le spalle, e sulla schiena dal basso verso l’alto per aiutare il drenaggio della linfa verso il cuore. È sufficiente massaggiare il corpo 5 minuti al giorno per sentirne i benefici, a patto che venga eseguito con costanza. Inizia sin da subito e vedrai in pochissimo tempo quanti effetti positivi porta sul tuo corpo! Se vuoi saperne di più ti svelo un altro segreto: nel mese di febbraio stiamo organizzando per te lettore di Tablet una lezione gratuita sull’uso della spazzolatura, sarai ospite nel mio centro Come fare per partecipare? Chiamaci subito e prenotati, non aspettare perché sarà a numero chiuso ! Metti in pratica le sane abitudini ed i buoni propositi! Auguri, buon 2018!!!!!


Un posto Tranquillo Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa / Psicoterapeuta Analista transazionale socio-cognitiva Mediatore Feuerstein PAS Basic e Standard I livello EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

Mangia che devi crescere!! È arrivato gennaio e l’Epifania che tutte le feste porta via… le feste sì, ma non gli effetti degli stravizi natalizi: cene, cenoni, panettoni, pandori, torroni e dolciumi vari hanno abbondato sulle nostre tavole e nei nostri stomaci. Il tema di questo mese riguarda proprio gli “abusi” di cibo ma riferiti ad un target particolare, quello dei bambini e ragazzi in crescita. Il mio lavoro mi porta a frequentare la scuola primaria e media. Tutti i giorni incontro alunni dai 10 ai 14 anni e quello che vedo mi preoccupa: su una media di 21-23 alunni per classe, almeno 6 o 7 sono in sovrappeso. Alcuni leggermente, altri pesantemente. Circa 1/3 dei giovani oggi è in sovrappeso e mi sembra un dato inquietante. Li osservo a ricreazione aprire delle “cartate” di pizza notevoli, dei megapanini ricolmi di salame, 2-3 toast con la cioccolata e mi chiedo come facciano a mangiare tutta quella roba e mi dico: “Ecco perché è così, visto quello che si mangiano a merenda!”. Per convincerli a mangiare una merenda sana, tipo la frutta, bisogna obbligarli con attività di classe e con la partecipazione a progetti come “Frutta nelle scuole”. E ritengo sia proprio emblematico il fatto che siano nati progetti del genere: dal mio punto di vista significa che l’abitudine sia ormai mangiare cibo iper zuccherino e calorico e che quella che dovrebbe essere la “regola” (cioè il mangiare cibi sani) sia diventata, invece, l’eccezione. I nostri ragazzi mangiano male e parecchi pesano di più di quello che dovrebbero alla loro età: il problema esiste e non si può far finta di non vederlo. Allora, volendo affrontare la tematica, con tutte le implicanze educative e le ricadute psicologiche che ad essa sono collegate, ho deciso di scrivere questo articolo con l’aiuto della Dott.ssa Luisa Rivelli, Biologa Nutrizionista, che collabora con me presso lo studio polispecialistico di Ostia Lido, la quale fornirà, come esperta, delle “linee guida” per l’alimentazione del pre-adolescente e adolescente. L’ALIMENTAZIONE NELL’ADOLESCENTE Dott.ssa Luisa Rivelli Biologa Nutrizionista Perfezionata in Alimentazione, Alimenti Funzionali e Prodotti Nutraceutici – cell. 345 9864772

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Lo scopo di una sana alimentazione nell’adolescente è essenzialmente quello di prevenire le malattie dell’adulto, incentivando le corrette abitudini alimentari. Viste però le fragilità psicologiche di questa età è importante accompagnare i ragazzi verso una sana alimentazione con delicatezza, per evitare l’instaurarsi di disturbi alimentari come anoressia, bulimia,

disturbo dell’alimentazione incontrollata e ortoressia (ossessione maniacale per il cibo sano). Soprattutto fra le ragazze, possono svilupparsi comportamenti ossessivi nei confronti del cibo, dovuto ad un controllo continuo dell’apporto nutrizionale in termini di calorie ingerite. Possono però presentarsi casi opposti in cui l’adolescente non è abituato già dall’infanzia a non mangiare in modo sano, e quindi le sue scelte alimentari saranno indirizzate verso il cosiddetto junk food (cibo spazzatura). In generale, l’alimentazione dell’adolescente segue gli stessi principi di quella del bambino e si avvicina, man

mano che il corpo cresce, al fabbisogno dell’adulto. Particolare attenzione merita l’apporto di vitamine e sali minerali tra cui il calcio e il ferro. Il primo serve a completare l’impalcatura ossea dell’organismo in crescita; il secondo assume importanza specialmente durante il ciclo mestruale nelle ragazze. Per quanto riguarda il calcio spesso si pensa che questo minerale sia contenuto esclusivamente nel latte e nei suoi derivati (formaggi, yogurt, ecc) ma in realtà è presente anche in altri alimenti, a volte poco o mal consumati, come la frutta secca (in particolare noci e mandorle) e i semi di sesamo, che possono essere un valido aiuto per aumentare l’apporto di questo minerale. Anche molte verdure, come ad esempio le crucifere, contengono calcio, che viene meglio assorbito dall’intestino se prima le verdure sono cotte. Infine non dimentichiamo le arance: un bicchiere di succo d’arancia fresco e appena spremuto può fornire un apporto di calcio pari a circa 70 mg. Anche l’acqua che beviamo gioca un ruolo importante per l’apporto di questo minerale perché, oltre che a contenerlo, ne aiuta anche l’assorbimento insieme agli altri minerali presenti. Non dimentichiamo che l’acqua è un valido alleato per la nostra salute, non solo per gli adolescenti: regola la temperatura corporea, elimina le tossine, protegge gli organi, ecc

Il calcio contenuto negli alimenti però da solo non basta. Perché si fissi nelle ossa, queste devono “lavorare”, e il modo migliore è avere uno stile di vita attivo. Durante l’adolescenza infatti ciascuno di noi accumula nelle ossa una “riserva” di calcio che le proteggerà per tutta la vita, soprattutto nella terza età, quando è forte il rischio di osteoporosi, malattia che rende le ossa fragili. Per quanto riguarda il ferro invece, tutti ne conoscono il contenuto nella carne ma pochi sanno che questo minerale è contenuto anche in alimenti come le vongole, i legumi (le lenticchie ne sono ricche), le verdure a foglia verde, il cacao amaro (non quello al latte che ne impedisce l’assorbimento). Ricordo però che il ferro dei vegetali si assorbe meglio se nel cibo c’è anche un po’ di vitamina C. In questo modo l’assorbimento aumenta fino a 2-3 volte. Tra i cibi ricchi di vitamina C troviamo non solo gli agrumi, ma anche ortaggi come ad esempio peperoni e rucola. Una piccola curiosità: una ricerca del Technological Research Institute indiano ha dimostrato che il consumo di aglio e cipolla insieme ai cereali aumenta l’assorbimento del ferro di circa il 70% e questo è probabilmente dovuto all’alto contenuto di zolfo presente nei due ortaggi. I fattori inibenti o limitanti invece l’assorbimento del ferro sono i tannini, contenuti in tè e caffè, i fitati, presenti nella crusca dei cereali e negli spinaci. Si sconsiglia infatti l’assunzione di caffè ad esempio subito dopo i pasti, cosa che invece noi italiani consumiamo come un rituale. Come detto già in precedenza, la composizione del menù di un adolescente non si discosta molto da quella di un adulto mano a mano che cresce. La maggior parte dei nutrizionisti oggi non tengono conto delle calorie, in particolare negli adolescenti perché, come già accennato, si possono sviluppare comportamenti ossessivi nei confronti del cibo. L’importante è che la qualità degli alimenti sia quella giusta e che vi sia sufficiente varietà. Concordo perfettamente con quanto scritto dalla Dott.ssa Rivelli: l’adolescenza (intendendo anche la pre-adolescenza) è un periodo colmo di fragilità psicologica. Il giovane in crescita deve pian piano rendersi autonomo dalle figure di riferimento, individuarsi e arrivare a costruire una propria identità. Ed il modo in cui egli si “vede” è importantissimo, anche e soprattutto la sua immagine corporea. Perché un ragazzo o ragazza con dei chili in più viene spesso beffeggiato, deriso, escluso, preso di mira dai compagni. E soffre, soffre moltissimo… e più soffre, più sente che non ha via di uscita, e più consolida dentro di sé l’idea che per lui può esserci soltanto questa strada… allora trova conforto nel cibo, che gli fornisce quel momento di “riempimento”, in cui non sente più il vuoto e il dolore. Concordo altresì sul fatto che “vada accompagnato” per evitare certamente l’instaurarsi di disturbi del


comportamento alimentare ma anche proprio per imparare lui stesso ad accompagnarsi, a darsi direzione nel fare scelte che siano il bene per lui. E riempirsi di junk food sicuramente non è il suo bene. Chi è che deve svolgere questo importante compito? Ovviamente i genitori e le altre figure che si occupano di loro, come ad esempio i nonni. Che sono responsabili di come crescono i loro figli. Va sottolineato infatti che esiste un’altissima correlazione tra genitori in sovrappeso e bambini/ giovani in sovrappeso. Laddove ci si trovi di fronte a questa situazione, è evidente che c’è qualcosa che non funziona circa il modo di intendere l’alimentazione nel sistema-famiglia e che questo vada ripensato e modificato. Quasi sempre, dunque, è proprio sui genitori che bisognerebbe fare un intervento (di tipo psicoeducativo), quando - per esempio in terapia - ci troviamo a lavorare con giovani in sovrappeso. Perché se un ragazzo deve dimagrire 10 o 20 kg, non si può pensare che riesca a farlo da solo, se la famiglia non lo affianca. In che modo gli adulti di riferimento possono positivamente contribuire in un simile percorso? Il discorso è ampio e ricco di variabili: bisogna approfondire la storia familiare, le dinamiche che si ripetono nella vita quotidiana di quella specifica famiglia, i ruoli che si ricoprono, i significati che il nucleo familiare attribuisce a elementi come il cibo e il nutrirsi. Quindi, ovviamente, generalizzare non aiuta perché non esiste una “ricetta” valida per tutti. Ma alcune indicazioni possono essere date: - Non sottovalutare quello che accade, con frasi tipo “tanto deve crescere”, “il fatto è che è goloso”. Allo stesso modo, nemmeno è bene ingigantire il problema (“diventerai obeso”). La migliore strategia è una sorveglianza attenta e partecipe;

- Ascoltare i ragazzi, parlare con loro. Chiedetegli quello che sentono e che vivono. Molto spesso i giovani tendono a nascondere fastidi, preoccupazioni, dolori, magari perché non vogliono essere fonte di preoccupazione per i genitori o magari perché inconsciamente sentono che se non parlano del problema, il problema non c’è (evitamento); - Accertarsi che seguano un’alimentazione variata ed equilibrata. Quindi niente cibi spazzatura in casa, o almeno pochissimi (l’eccessiva restrizione può portare anch’essa a disturbi del comportamento alimentare). Merende sane a scuola, se mangia alla mensa chiedere i menù così che in casa si possa proporre un’alimentazione che integri quanto mangiato a scuola. Merende leggere al pomeriggio: frutta, yogurt, verdure ma anche un po’ di gelato alla frutta ogni tanto; - Evitare che passi troppo tempo da solo: la noia e l’isolamento davanti alla tv o al computer sono i momenti più a rischio, i migliori alleati degli attacchi

di fame. Meglio usare il tempo libero per attività gratificanti e per lo sport, che è fondamentale in questa età. Sport e gioco attivo contribuiscono infatti ad acquisire il controllo del comportamento alimentare e a regolare i meccanismi di appetito e sazietà. - Passare più tempo possibile con lui. Per esempio, coinvolgerlo nella preparazione dei pasti, trasmettergli il rispetto e l’apprezzamento per il cibo sano. Può diventare il modo per insegnarli a nutrirsi in modo corretto. Per ultimo, l’indicazione probabilmente più importante: se ci si rende conto che esiste una difficoltà, non esitare a rivolgersi ad un esperto. Il pediatra e il nutrizionista, ma anche lo psicologo che può dare supporto al giovane e fornire ai genitori linee educative adeguate per supportarlo. Con la disposizione a mettersi in discussione e ad imparare modi più efficaci per sostenere i nostri figli. Fonte dell’immagine - AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro


Tablet Pet di Elena Cannella

Gli interventi assistiti con gli animali: conosciamoli meglio Intervista di Elena Cannella

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Francesca Allegrucci è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università di Roma La Sapienza, specializzata in Psicoterapia della Gestalt presso l’IGF. Esperta in Sessuologia Clinica, approfondisce sia in ambito sperimentale che terapeutico il tema della sessualità umana e diventa docente della materia presso diversi Istituti italiani. Pioniera dal 1998 e cultrice della Pet Therapy in Italia, è Responsabile Scientifico presso Associazione Nazionale Utilizzo del Cane per Scopi Sociali - A.N.U.C.S.S. Onlus Roma, Responsabile di Progetto e Referente di Intervento presso il Centro specializzato in Interventi Assistiti con Animali (I.A.A.) EL NATH di Roma e formatrice in materia di Interventi Assistiti con gli Animali (I.A.A.) presso ASI Formazione Socio Sanitaria di Roma. Insieme al dott. Leonardo Magalotti, ha fondato lo Studio Alma di Roma dove svolge l’attività clinica di psicoterapeuta per individui, coppie e gruppi. Di Pet Therapy, oggi denominata più correttamente con la dicitura “Interventi Assistiti con gli Animali” (I.A.A.), si parla ormai da tanti anni; ciò nonostante tantissime persone non hanno ancora ben chiaro di che si tratti. Ci puoi spiegare brevemente in cosa consiste? Per spiegare cos’è la Pet Therapy, oggi definita Intervento Assistito con l’Animale (I.A.A.) appunto, credo sia utile iniziare dicendo cosa NON è Pet Therapy: non è certamente prendere un animale in casa o far giocare una persona con un cane o un animale domestico! Possiamo considerare l’interazione uomo-animale

in prospettiva terapeutica solamente quando essa viene: - svolta in un luogo appositamente dedicato e predisposto; - mediata da una equipè di professionisti specializzati in metodologia di Interventi Assistiti con gli Animali (I.A.A.) - effettuata impiegando animali selezionati e preparati a svolgere I.A.A. - finalizzata al raggiungimento di obiettivi individualizzati e indirizzati al miglioramento della qualità della vita per quella specifica persona, che è unica ed irripetibile. Solo allora potremo davvero parlare di Intervento Assistito con gli Animali (I.A.A.) È importante, quindi, distinguere gli “effetti piacevoli e benefici” dell’interazione che si potrebbe avere con il proprio animale domestico, e che tutti noi che abbiamo a casa un cane o un gatto conosciamo bene, dalle “valenze terapeutiche” degli I.A.A. che scaturiscono dall’impiego professionalizzato della relazione con un animale. L’Intervento Assistito con l’Animale rappresenta una innovativa metodologia di cura del benessere umano che, rispetto ai setting di cura classici e tradi-zionali, spesso asettici e medicalizzati. La presenza dell’animale nel setting, infatti, conferisce un clima caldo e familiare e quindi più naturale e rilassante ed all’interno di questo clima quasi giocoso in realtà viene realizzato un intervento terapeutico vero e proprio, oppure educativo, con una progettazione di realizzazione sempre ben strutturata, sia in termini di procedure che di obiettivi. (continua)


Quali sono le basi scientifiche degli interventi assistiti? Gli I.A.A. si sono sviluppati a partire da ricerche scientifiche relative alla zooantropologia, della scienza cioè che studia le valenze positive della relazione dell’uomo con gli animali, che hanno dimostrato che accarezzare un animale può indurre uno stato di rilassamento e quindi un rallentamento del battito cardiaco e l’abbassamento della pressione arteriosa. Avere una relazione con un animale elicita inoltre l’efficacia del sistema immunitario e favorisce il buon umore. Esistono ad oggi anche studi sulla validità degli I.A.A. nello specifico, ad esempio si è visto che il linguaggio non verbale dell’animale consente lo scambio comunicativo anche con persone affette da deficit, che hanno particolare difficoltà ad interagire mediante i canali comunicativi verbali (autismo, sordità, etc.), ed anche con persone che hanno difficoltà a livello emotivo di vario tipo (disturbo da ADHD, psicosi, disturbo di adattamento, etc.). Il cane e gli altri animali propongono, in un contesto non giudicante, uno scambio relazionale semplice, ma ricco di stimoli cognitivo, motori, emotivi, etc. Molteplici sono ormai gli studi scientifici sugli I.A.A. che sono in corso di svolgimento, perché con l’entrata in vigore delle Linee Guida Nazionali si sta cercando di creare delle metodologie di intervento condivise, che porteranno quindi ad avere la possibilità di svolgere ricerche su parametri prefissati e quindi arrivare a risultati univoci e standardizzati. Personalmente in particolare con ANUCSS Onlus, abbiamo svolto una ricerca in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, che ci ha permesso di affermare con strumenti sia quantitativi che qualitativi, che gli Interventi Assistiti con gli Animali all’interno delle Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.) migliorano negli anziani ospiti il tono dell’umore, favoriscono il mantenimento delle loro capacità residue a livello cognitivo, motorio e relazionale, riducono la produzione dell’ormone dello stress (cortisolo), e, attraverso la presenza dell’animale, favoriscono una maggiore partecipazione dell’anziano alle sedute di riabilitazione. Altre ricerche, di cui mi sono ancora personalmente occupata, riguardano l’ospedalizzazione di bambini affetti da patologie acute all’Ospedale Grassi di Ostia, e di bambini ricoverati nel reparto di neuroriabilitazione infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro, che hanno partecipato con più gioia ai percorsi riabilitativi e con più collaborazione alle cure mediche e alle procedure diagnostiche. Perché stare con gli animali “fa bene” alle persone? Indubbiamente gli animali trasmettono emozioni con

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to iniziare un percorso di I.A.A.? Ci sono sicuramente dei limiti, per esempio è da sconsigliare quando vengono verificate fobie specifiche verso l’animale o traumi subiti in passato a causa dell’animale, che abbiano lasciato profonde memorie. È da sconsigliare anche in presenza di allergie specifiche al pelo ed alla saliva dell’animale, oppure quando vi siano condizioni cliniche specifiche come grave immunodeficienza, rispetto alla quale bisogna essere particolarmente cauti nell’avvicinamento dell’utente all’animale, patologie psichiatriche nelle quali si verificano episodi di aggressione, che potrebbero mettere a rischio il benessere dell’animale, e fattori specifici vari rilevati durante l’anamnesi clinica e l’osservazione dell’utente.

Francesca Allegrucci un linguaggio semplice e diretto, stimolano il sorriso, invitano al gioco, incontrano l’uomo con gioia e genuinità, senza giudizi ed ipocrisie, e questa è l’essenza benefica del rapporto che da sempre l’uomo ha con l’animale, soprattutto con alcune specie di animale, che poi può diventare curativo e terapeutico se condotto secondo certi criteri e metodologie e, come già detto, da personale specializzato e con l’impiego di animali preparati. A quali beneficiari si rivolge e dove si effettua? Può essere utile in ogni fase della vita, quindi in tutta la fascia dell’età evolutiva, nell’adolescenza, nella terza età e per categorie come i malati terminali, i carcerati, i post-comatosi, ecc..Può essere utile per affrontare difficoltà emozionali e relazionali, gravi disturbi dello sviluppo come tutti i disturbi dello spettro autistico, la Sindrome di Asperger, sindromi genetiche come la Sindrome di Down e il Disturbo di Rett, il disturbo da ADHD (iperattività), oltre a disabilità di vario grado (visiva, auditiva o motoria), patologie croniche o acute, e si rivolge con molto successo anche alle scuole, con valenze non terapeutiche ma didattiche evolutive, favorendo tutti i processi di apprendimento e di sviluppo previsti dai programmi ministeriali. Può essere applicata sia presso centri specializzati per gli IAA, sia presso centri diurni, residenze a lungo degenza per anziani, centri di riabilitazione, ospedali, comunità di recupero per tossicodipendenti e minori a rischio, carceri, strutture che si occupano di handicap e scuole di ogni ordine e grado. Ci sono casi in cui è assolutamente sconsiglia-

L’Anucss con cui collabori lavora con il cane. In quali casi è bene lavorare con il cane piuttosto che con il cavallo, l’asino o il coniglio? È possibile realizzare interventi di pet therapy con animali esotici? Innanzitutto va chiarito che vanno sempre applicati dei protocolli di svolgimento dell’intervento che rispettino al massimo il benessere dell’animale, quale esso sia e tenute conto le sue caratteristiche di specie. Ad esempio lanciare la pallina al cane, accarezzare un coniglio, interagire con un cavallo o dare da mangiare una carota ad un asino sono varie attività con cui l’utente si mette in gioco in modo differente. È per questo che è fondamentale appoggiarsi ad associazioni professionali, a centri riconosciuti, costituiti da specialisti di vari settori, quale l’ippoterapia e l’onoterapia (terapia con l’asino), che potranno valutare quali animali scegliere in base agli obiettivi terapeutici, alle caratteristiche della patologia trattata, alle possibilità logistiche e che l’ambiente offre, ed anche alle preferenze ed alle affinità che l’utente può avere nei confronti di una determinata specie animale. Le Linee Guida Nazionali per gli I.A.A., di recente emanazione da parte del Ministero della Salute e facilmente consultabili su internet, hanno escluso per il momento gli animali esotici o selvatici dagli I.A.A. per una serie di motivi innanzitutto etologici, che, nell’ottica della salvaguardia del benessere degli animali stessi, hanno fatto considerare il loro impiego come una forzatura rispetto alle loro caratteristiche di specie. Riferiementi Dott.ssa Francesca Allegrucci www.anucss.org francesca.allegrucci@gmail.com Studio ALMA Via Paolo Paruta, 22 Roma Cel. 3478225228


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Cibo italiano. Sempre più riconoscimenti ai nostri prodotti doc

Il 2018 proclamato Anno Nazionale del Cibo Italiano.

A tre anni dall’Expo e a pochi mesi dall’apertura di F.I.C.O.il cibo torna protagonista in Italia. Grazie al Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e il Ministro della Cultura Dario Franceschini che in una nota congiunta hanno annunciato una serie di eventi, manifestazioni e iniziative legate alla cultura e alla tradizione enogastronomica italiana che sanciranno il 2018 come Anno Nazionale del Cibo Italiano.

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L’obiettivo dell’iniziativa, oltre quello generale di valorizzare l’intero patrimonio agroalimentare nazionale, è quello di puntare sui riconoscimenti Unesco legati al cibo come la dieta mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana. La prima operazione di promozione verrrà avviata con la campagna social dei #museitaliani sull’anno del cibo. “Dopo il successo del 2016 Anno nazionale dei cammini e del 2017 Anno nazionale dei borghi, il 2018 sarà l’Anno del cibo italiano. Un’occasione importante per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze e fare un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Grazie alla collaborazione dei Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, l’Italia potrà promuoversi anche all’estero in maniera integrata e intelligente valorizzando l’intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell’identità italiana”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini annunciando l’avvio dal primo gennaio 2018 di una campagna di

comunicazione social dei musei statali che pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia, sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano. “Abbiamo un patrimonio unico al mondo - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - che grazie all’anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo la grande esperienza di Expo Milano, l’esperienza agroalimentare nazionale torna ad essere protagonista in maniera diffusa in tutti i territori. Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura.  Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest’ottica sia giusto dedicare l’anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”. L’area Social Un calice di vino nella mano di Bacco, piatti abbondanti di cacciagione, pesci e crostacei per un banchetto luculliano, ceste ricolme di grappoli d’uva, pani, mele e melograni, cascate di ciliegie di tutti i pantoni di rosso. È l’arte a riconoscere per prima la valenza culturale del cibo, il suo valore simbolico, sociale ed estetico, oltre che vitale, dall’epoca greco-romana fino all’avvento del barocco e al contemporaneo L’account Instagram @museitaliani posta e condivide circa 50 locandine digitali, tra le quali figurano la stele di Karo al Museo Egizio di Torino, la Cena con sponsali di Gherardo delle Notti, la Natura morta con peperoni e uva di Giorgio De Chirico, così come le sculture di Darren Bader al Museo Madre di Napoli e i manifesti pubblicitari conservati al Museo Salce di Treviso. Non potevano poi mancare l’Ultima Cena di Leonardo, gli affreschi di Pompei, le nature morte della Villa Medicea di Poggio a Caiano e i dipinti della Scuola Napoletana. Le regole della campagna social non cambiano: continua l’invito a visitare gli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani, a cercare, fotografare e condividere il tema del mese con l’hashtag #annodelciboitaliano. 


Comunicato Stampa L’Associazione Commercianti del Centro Commerciale “Le Terrazze” ringrazia tutte le attività di impresa che hanno contribuito a rendere il Centro luminoso e accogliente durante le festività natalizie. Le luminarie che hanno impreziosito il piazzale, e il trenino che ha tanto divertito i bambini con i suoi tour gratuiti, sono stati di vitale importanza affinchè il Centro Commerciale de “Le Terrazze” abbia continuato come sempre ad essere una piazza importante di riferimento del nostro quartiere e del nostro Municipio, per i suoi abitanti che la vivono attivamente e per tutte le attività commerciali e di servizio che vi operano. Si ringraziano pertanto: Alesì, Alice Pizza, Artigiani del Pulito, Bar Elite, Bar Thomas, Blu Basic, Edicola Le Terrazze, Ennebi Sport, Farmacia Farmacrimi, Ferramenta Fabrizi, Flamant, G Sign, Game Start, Gilda, Gioielleria Lauricella, Glitter, Il Patio Antico, Il Telaio, Immobiliare EB, Immobiliare Frimm, Maison de Fleur, Mallow Barbiere, Mister Camicia, Ottica Doria, Ottica Giorgi, Pescheria Poggi, Studio Ronconi, Subdued, Très Chic, Twinky Home, Valleverde, Youth riceviamo e pubblichiamo

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Tablet ricorda

di Massimo Gallus

Quante bugie abbiamo messo e continuiamo a mettere nel carrello della spesa?

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Negli ultimi decenni l’industria alimentare ha scoperto che, per differenziare due prodotti praticamente uguali, basta aggiungere una sostanza che il consumatore ha imparato a identificare come «benefica» e pubblicizzarla sulla confezione. Spesso viene reclamizzata sull’etichetta anche quando è presente naturalmente. Ecco perché è sempre più comune trovare sugli scaffali cibi che dichiarano di contenere omega 3, polifenoli, antiossidanti, vitamine varie, selenio, ferro e chi più ne ha più ne metta. Molte pubblicità ci dicevano BEVETE più latte, il BURRO fa bene, e oggi dichiarano tutto il contrario! La tivù e le riviste ci indottrinano ogni giorno con notizie sulla bontà e l’efficacia di una data sostanza contro questa o quella malattia. Non sempre però queste presunte proprietà sono approvate e comprovate dalla ricerca scientifica. Inoltre, ci si dimentica spesso di specificare la quantità quotidiana necessaria per ottenere l’effetto sperato. La diffusione di rubriche dedicate alla medicina, al benessere, alla nutrizione, con qualche strizzata d’occhio alla cucina cosiddetta «sana», ha ormai fissato nella mente del consumatore una serie di «impressioni» incancellabili. Sappiamo che gli omega 3 sono grassi che non fanno male come gli altri. Anzi, fanno addirittura bene … come facciamo a saperlo? Abbiamo letto un articolo sulla tal rivista o visto un servizio in TV, e poi l’ha detto anche un dietologo in tivù. Ma quanti benedetti milligrammi al giorno di omega 3 dovrei assumere perché ci facciano bene? E qual è esattamente la loro funzione? È difficile rispondere a queste domande senza avere una laurea in medicina. Ed è proprio su questo che gioca l’industria alimentare per differenziare i suoi prodotti. Certi scaffali del supermercato espongono prodotti con etichette più adatte a un bancone di farmacia che a un negozio di alimentari. È importante capire che ciò che mangiamo è importantissimo per mantenere in buona salute il nostro corpo, oppure potrebbe causarci effetti dannosi per la salute. Ogni boccone ingogliamo purtroppo contiene diverse sostanze chimiche, in varie quantità. Noi consumatori ci dovremmo fidare delle dichiarazioni di un produttore il cui unico scopo è quello di convincerci a comprare la sua merce? Anche no… Un pomeriggio mentre facevo la spesa ho pensato che noi come consumatori sappiamo poco di quello che mettiamo nel carrello. Grazie ad uno Shopper di Happy Family Service che fanno la spesa a domicilio ho deciso di pubblicare una lista della spesa per raccontare la storia di alcuni prodotti, che ormai sono entrati di prepotenza nelle nostre credenze. Come possiamo difenderci. Sapete che il Kamut è in realtà un marchio registrato e non è “l’antico grano dei faraoni”? Che ci sono prodotti che l’etichetta descrive come a “chimica zero” ma che contengono nitriti (dei conservanti), però “naturali”? Che lo stesso vino fatto degustare in cieco ad assaggiatori viene apprezzato molto di più se si dice che costa 45 dollari la bottiglia e molto di meno se si dice, come è realmente, che costa solo 5 dollari? Che la mozzarella di bufala che acquistiamo potrebbe non essere tutta fatta con il latte di bufala? E che la biodinamica è una agricoltura biologica con in più l’uso obbligatorio di inutili pratiche esoteriche? Per cui occhio alla spesa e leggiamo l’etichetta perché non è tutto oro quello che brilla…e informiamoci chi realmente produce e chi invece mette solo l’etichetta.


Dott. Antonino Marchese

Dott. Antonino Marchese


Pilates Elite Moda di oggi o benessere per sempre? Intervista a Carmela Potenza

Carmela e Sofia

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Annalisa

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Pilates… Ma siamo sicuri di sapere esattamente di cosa si tratta? Sappiamo tutti che è una forma di allenamento ormai molto popolare, praticata da numeri sempre crescenti di persone. Volendo entrare in maniera più approfondita e corretta sull’argomento, fornendo ai lettori un’informazione professionalmente corretta e tecnicamente ineccepibile, abbiamo rivolto alcune domande ad una indiscussa autorità nel settore: vi proponiamo quindi l’intervista che ci ha concesso Carmela Potenza, una delle più affermate ed autorevoli operatrici del settore che agiscono sul nostro territorio, e che abbiamo incontrato in una limpida mattinata di sole, davanti ad una corroborante tazza di tisana bollente. Tablet: Innanzitutto ti ringraziamo a nome dei nostri lettori per il tempo che ci stai dedicando. Conosciamo la stima unanime di cui godi nel tuo settore: vuoi aiutarci, quindi, ad entrare in punta di piedi in questo mondo? E, soprattutto: cos’è veramente il Pilates? Carmela: Con vero piacere. Se volessimo farlo rientrare in una delle categorie che già conosciamo, avremmo serie difficoltà: può sembrare un’attività sportiva, ma non è uno sport; può somigliare ad una fisioterapia, ma non è neanche questo; può forse sembrare una disciplina psicofisica, ma non è neanche questo. In realtà, il Pilates prende un po’ da tutto ciò che abbiamo appena elencato: l’obiettivo è quello di risvegliare, coltivare e mantenere l’armoniosità del corpo, l’elasticità delle articolazioni e la fluidità dei movimenti al fine di prevenire e combattere gli inevitabili deterioramenti nel medio e lungo termine, assicurandosi una qualità di vita ottimale il più a lungo possibile. La tonicità e la muscolatura sviluppata

con il metodo Pilates, il potenziamento della power house, la fascia addominale e la colonna vertebrale sicuramente migliorano la qualità della vita. Tablet: Ma come nasce questo metodo? È vero che il suo nome deriva da quello dell’ideatore? Carmela: Verissimo. La storia di Joseph Pilates ha dell’incredibile: da ragazzo gracilino e malaticcio, attraverso lo studio della fisiologia infantile ed animale, dei metodi di allenamento greci e romani, nonché delle filosofie e medicine orientali, inventò un sistema di allenamento che gli permise di trasformare il suo corpo radicalmente, fino a superare le varie patologie di cui era affetto in gioventù ed addirittura a diventare un modello per disegni anatomici. Tralascio il racconto della sua vita romanzesca: l’Importante è che abbia ideato e perfezionato il metodo che ancora oggi porta il suo nome ed al quale tanto dobbiamo in termini di qualità di vita. Tablet: Puoi riassumerci in breve quali sono le linee generali del metodo, e chi possono esserne gli utenti, sia in termini di idoneità all’attività che di possibilità di giovamento? Carmela: È un metodo che punta al miglioramento dell’elasticità delle articolazioni, alla fluidità dei movimenti e all’allungamento dei muscoli, con particolare attenzione al rafforzamento della cintura addominale e al miglioramento della respirazione e della consapevolezza corporea. Per questo la sua pratica è assolutamente indicata a qualsiasi età e nonostante ogni possibile patologia: ho lavorato e lavoro tuttora con pazienti ultraottantenni, oncologici, cardiopatici e reduci da importanti operazioni chirurgiche, che ne hanno tratto un sicuro giovamento fisico ed ancor di più sotto l’aspetto psicologico. L’importante è affidarsi sempre ad operatori di sicura e provata professionalità, con una solida preparazione scientifica e tecnica e rifiutando recisamente di affidarsi a qualcuno dei tanti operatori improvvisati o riciclati da altre attività che purtroppo, avendo frequentato uno o due corsi senza alcuna garanzia di serietà e di rigorosità scientifica, si ritengono erroneamente in grado di proporsi sul mercato, incuranti dei gravissimi danni fisici che possono provocare a chi si affida incautamente ad essi senza conoscerne le gravi lacune nella preparazione basica sull’anatomia e sulla fisiologia del corpo umano. Tablet: Già, la preparazione tecnico-scientifica. Sappiamo che tu, prima di essere insegnante ed istruttrice di Pilates, operi nel campo sanitario e possiedi una solida preparazione nel settore: è così? Carmela: Effettivamente è proprio così: lavoro in ambiente ospedaliero da oltre vent’anni e quotidianamente osservo come la medicina faccia passi da gigante per allungare la vita, per allungare gli anni, e tutti i giorni mi adopero affinché ciò accada lavorando con scienza e coscienza, cercando ogni giorno di dare


senso e concretezza a ciò che a suo tempo ho studiato laureandomi in scienze infermieristiche. Ma poi il Pilates ha allargato le mie conoscenze aggiungendo un concetto diverso, un concetto di qualità di vita piuttosto che di mera sopravvivenza terapeutica, e mi sono avvicinata a questa disciplina per prendermi cura del corpo e della mente delle persone in maniera differente. Non è più l’emergenza ospedaliera, ma l’emergenza della mente e del corpo per cercare di migliorare quell’unione psicofisica che oggi le costanti situazioni di stress hanno reso fragile e delicata. Successivamente ho voluto allargare il mio bagaglio di conoscenze teoriche pratiche frequentando numerosi altri corsi, spinta non certo dal desiderio di accumulare titoli ed attestati, ma solamente dalla volontà di saperne sempre di più ed approfondire i grandi e piccoli segreti dell’attività che così profondamente amo. Così ho voluto frequentare lezioni private con illustri docenti, fino ad arrivare a New York! Inoltre ho fatto in modo ed ho tuttora costanti occasioni di usufruire dei pareri di eminenti Medici specialisti, i quali mi aiutano professionalmente nella scelta degli esercizi e dei piani di lavoro da adattare ad ogni cliente ed alle eventuali patologie a suo carico, sia per poter offrire ausilio terapeutico, lenitivo o coadiuvante, quanto per evitare al massimo il rischio di interferire negativamente con le prima stesse. Tablet: Sappiamo Rita che tu ti sei dedicata anche alla formazione degli istruttori e dei formatori: perché questa scelta? Carmela: È una scelta di coerenza con il mio percorso umano e professionale: se cerco giornalmente di dare il meglio di me nella mia attività, non posso esentarmi dal fare in modo che il frutto del mio studio e della mia esperienza venga diffuso e trasmesso anche quando io lascerò ad altri tale onere. I saperi vanno condivisi! Ciò al fine “da un lato“ di creare una Scuola professionistica che possa fornire agli allievi conoscenze nuove ed immediatamente utilizzabili, arricchite e testate proprio dalla mia diretta esperienza dei vari esercizi e valutarne la loro applicabilità durante le lezioni sia di gruppo che individuali, in modo di poter decidere su solide ed incontrovertibili basi scientifiche quali cambiamenti apportare agli stessi esercizi in presenza di determinate patologie, come quelle a carico di colonna vertebrale, articolazioni, muscoli, e tenendo conto al massimo grado anche delle possibili patologie cardiovascolari, respiratorie o di qualsivoglia altra specie. Tablet: Ci hai molto incuriosito con il tuo racconto, e veramente hai fatto in modo di far scattare in noi il desiderio di conoscere ancor meglio la tua attività.

Dov’è che operi attualmente? Carmela: Potete venire nel mio “74 Gym Studio” alle Terrazze di Casalpalocco, in Via di Casal Palocco 126 2° piano, vicino allo Studio radiologico Ronconi. Ovviamente telefonatemi prima, al numero 3472993193. Tablet: Grazie per il tempo che ci hai dedicato e quindi… appuntamento al 74 Gym Studio Pina protesi del femore ds e sn Enzo 40 punti sutura addome anni 72 74

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Le allieve


Gualtiero Marchesi. Tre stelle nel firmamento. Il riso all’oro oggi splende in cielo Gualtiero Marchesi, classe 1930, scomparso a Milano il 26 dicembre scorso, è stato l’espressione più alta della cucina italiana nel mondo. Oggi dedichiamo la nostra rubrica a questo grande cuoco e al suo impegno nel campo della ristorazione italiana. Nativo dell’Oltrepo pavese non è un caso che tra i suoi piatti top figuri il risotto alla milanese con foglia d’oro. Figlio di ristoratori si muove abbastanza precocemente alla ricerca di un suo personale percorso culinario. Trasferitosi prima in Svizzera e poi a Parigi per motivi di studio e perfezionamento della professione, apre il suo primo ristorante a Milano nel 1977 conseguendo l’anno dopo il riconoscimento della prima stella Michelin per poi arrivare a tre, primo ed unico caso di ristorante in Italia. Questo riconoscimento gli valse il titolo di Commendatore da parte dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. A distanza di venti anni dall’ultima stella, Marchesi entra in contestazione con il metodo di assegnazione e le restituisce affermando di voler solo ricevere commenti e non punteggi. Innumerevoli sono i riconoscimenti che ottiene durante tutta la sua attività professionale, molti i ristoranti e scuole di cucina che apre nel mondo. Un successo senza uguali. In occasione del suo 85esimo compleanno il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia gli consegna il Sigillo della città con la seguente motivazione: “per il suo ruolo di artefice e fondatore della nuova cucina italiana e per il suo straordinario impegno creativo a favore della migliore tradizione gastronomica milanese e lombarda. Per una vita spesa con generosità nella trasmissione dei migliori valori di qualità e innovazione a più generazioni di chef italiani e per aver fatto di Milano la città in cui la cucina italiana cresce, migliora e si diffonde nel mondo. Per essere stato da lungo tempo il maggiore anticipatore dei temi e degli obiettivi dell’Esposizione universale di Milano 2015”. Fautore della cucina classica viene definito dal Premio Artusi così:

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Gualtiero Marchesi partendo dagli insegnamenti e dai valori della cucina classica italiana, libero da pregiudizi e schemi antiquati, attraverso una costante e continua ricerca e sperimentazione, ha elaborato una cucina creativa, fantasiosa, fresca, leggera, essenziale, solare, raffinata che presta estrema attenzione ai prodotti. ai sistemi di cottura, alla dietologia, all’evoluzione del gusto. I piatti ricchi di accostamenti cromatici, fonte di mille emozioni e sensazioni, privi di inutili barocchismi, diventano sintesi della sua polledrica sensibilità artistica. Con la sua opera ha svolto un fondamentale ruolo di catalizzatore e stimolo nell’innovazione e modernizzazione della ristorazione italiana.


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A lavoro sulla creazione del nostro io digitale. Le startup in prima linea

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Oben è una startup californiana, fondata nel 2014 da Nikhil Jain e Adam Zheng, che sfrutta la tecnologia per creare la nostra replica digitale. I due imprenditori, creando Oben, hanno voluto rendere possibile il paradosso dell’ubiquità. Con Oben bastano un selfie e una registrazione audio di qualche minuto per ricreare una nostra fotocopia virtuale in grado di occuparsi di tutto quello che per noi è impossibile fare, soprattutto per mancanza di tempo. La startup è specializzata in quello che definisce “intelligenza artificiale personalizzata” o PAI, e l’obiettivo principale è quello di poter realizzare una nostra replica digitale in grado di apprendere da noi, dal nostro comportamento. In questo modo la nostra PAI può gradualmente guadagnare autonomia nello svolgimento di compiti o impegni che a noi risultano difficoltosi da svolgere – a causa del poco tempo che ormai abbiamo a disposizione, o perché in effetti non abbiamo le competenze adatte. Tutto è iniziato, infatti, dalle difficoltà di Jain di poter essere sempre presente con i suoi figli, soprattutto a causa dei numerosi viaggi di lavoro. Oben nasce proprio a questo scopo: ora è l’io digitale di Jain a occuparsi di loro quando lui non c’è.“Puoi addestrarla affinché sia utile”, ha specificato il co-fondatore di Oben in merito alla PAI, “Io non so parlare cinese, ma la mia personale intelligenza artificiale sì”. Riunioni di lavoro o apprendimento di una nuova lingua, sono incombenze a cui può pensare direttamente il nostro io digitale, lasciando a noi più tempo per quello che davvero

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ci appassiona o è più importante. Oggi la startup vanta un budget di almeno 13 milioni di dollari – davvero un quantitativo elevato per essere una realtà così giovane – e ha all’opera una quarantina di impiegati (tra i quali anche una ricercatrice italiana del Politecnico di Torino). Il primo prodotto commerciale sarà disponibile entro metà del 2018: chiunque potrà accedere alla creazione della propria identità virtuale gratuitamente attraverso un’app che sarà disponibile inizialmente su iOS. Teoricamente Oben guadagna proprio dalla nostra disponibilità a servirci dei suoi servizi: l’intelligenza artificiale apprende da noi, impara e cresce, migliorandosi. E questo settore è ancora in forte crescita. In Nuova Zelanda ha fatto la sua comparsa nel 2016 un’altra startup, Soul Machines, nata da una costola dell’Università di Auckland, che ha sviluppato una sorta di sistema nervoso virtuale, studiato per mimare le reazioni chimiche del nostro cervello, e replicarle di conseguenza. Soul Machines ha creato, per il governo australiano, un’impiegata virtuale che aiuterà le persone disabili con le procedure della burocrazia: si chiama Nadia, occhi verdi, voce di Cate Blanchett. La compagnia si è voluta molto impegnare nella maggior verosimiglianza possibile col cervello umano, e per questo si è studiato il metodo migliore per l’apprendimento da parte di queste AI. il migliore resta il contatto face-to-face. “A fine giornata, come esseri umani, le conversazioni più coinvolgenti emozionalmente sono quelle faccia a faccia” – ha affermato Greg Cross, direttore esecutivo di Soul Machines, “quando comunichiamo faccia a faccia apriamo tantissimi nuovi canali di comunicazione . tutti canali non verbali”. Lo stesso ragionamento si può fare con le macchine. il volto uma-

no e la mimica facciale sono di un’importanza critica per il proficuo miglioramento dell’interazione uomo-macchina e bisogna cominciare a lavorarci. Non è da sottovalutare l’impegno, il tempo e le energie che servono per realizzare queste nostre repliche digitali. Soul Machines impiega otto settimane circa a realizzare una copia digitale umane ad alta risoluzione; Oben, nonostante si mantenga su un basso profilo, creando un prodotto più accessibile alla massa di utenti – ci lavora comunque duramente. Importanti sono anche le implicazioni social, dato che Oben sta collaborando anche con WeChat, l’app social più popolare in Cina, per creare una sorta di “Facebook di avatar”, in cui le intelligenze artificiali potranno interagire tra loro. Più delle difficoltà tecniche nella realizzazione di questi progetti preoccupano altri aspetti: la privacy, la sicurezza, le implicazioni legali. Tutti aspetti con cui si dovrà fare i conti, ammette lo stesso Cross. Aspetti da tenere in considerazione da qualunque startup o realtà che vorrà entrare sul mercato in questo settore.


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Via Claudio 16/18/20 - Ostia Lido Tel. 06.83.79.37.27 Nuovo anno e nuovi progetti. A partire da questo numero di gennaio 2018, l’Ascom Confcommercio Roma X Municipio e Litorale Romano dedicherà questa pagina alle imprese del nostro territorio cominciando da quelle appartenenti al Consiglio Direttivo. Un focus sull’imprenditore che racconta se stesso e la propria attività con l’intento di far conoscere alla cittadinanza coloro che in questo momento storico si stanno impegnando con forza e determinazione al rilancio dei settori imprenditoriali nel commercio, nei servizi e nel turismo del nostro Municipio. di Armando Vitali, Presidente Ascom

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Claudio Grieco. Il pane 3.0

Da sempre fin dalle scuole primarie ci insegnano a “categorizzare” le persone, le cose, gli ambienti e questo metodo elementare ci permette di imparare e memorizzare che cosa è una casa, che cosa un lavoro e cosa una famiglia, come tanto altro. Per questo fin da piccoli non abbiamo problemi a capire chi è un architetto o un avvocato, chi fa il meccanico o il dottore, chi fa felici le persone con le parole e chi con le torte. Nonostante tutto questo provo un’immensa fatica a trovare una definizione e anche un certo fastidio a dover rinchiudere la mia storia dentro un pugno di lettere. Nasciamo come una famiglia e come panettieri che insieme all’inequivocabile guida di mio padre Tonino Grieco cerca di farsi un piccolo posto nel mondo commerciale con un panificio da dizionario Treccani. Dopo una decina di anni arriva la saggia intuizione: si cerca un cambiamento cercando di staccarsi dal classico clichè e proiettandosi in un mondo specializzato in pane, pizza e dolci da forno (ad oggi potrebbe sembrare una cosa piuttosto banale da vedere, ma badate bene che stiamo parlando di quarant’anni fa quando la gente entrando si aspettava un forno-alimentari, per cui è stato sicuramente un azzardo all’epoca). Generale scetticismo prima e bigottismo dopo a parte, in poco tempo lasciammo una nostra prima traccia e lanciammo un primo aggiornamento. Da qui amore e passione per l’arte bianca mi trascinarono in una via X MUNICIPIO contorta ma piena di voglia e stimoli per migliorarmi, Piazzale della Posta 2 - 00121 OSTIA LIDO - ROMA una strada in salita finalizzata alla perfezione che vide Tel. 06/5623356 – Fax 06/233238149, cell. 393/8800627 una prima fermata importante quando a 25 anni decisi di entrare in prima persona nella gestione E-mail ostia@confcommercioroma.it dell’attività d famiglia. www.confcommercioroma.it

Purtroppo, o per fortuna, si sa, i tempi cambiano e cambiano proprio per tutti e per tutto, l’importante è non rimanere indietro ma evolversi. Rimanendo sul proprio scoglio si può sopravvivere, ma prima o poi si arriva con l’acqua alla gola e annegare è un attimo. Noi siamo stati sempre combattivi per cui ci siamo buttati e di maremoti ce ne sono stati tanti ma abbiamo trovato un nuovo equilibrio. Il trucco era capire che con i nuovi tempi sono cambiate anche l’alimentazione e le abitudini, per questo il pane ha perso il suo significato originale e anche il suo valore. Insistere su un concetto che ormai stava diventando vecchio sarebbe stata una strategia perdente, per questo l’ennesima rivoluzione. Non tutti hanno tempo di cucinare o di stare seduti a casa durante tutti i pasti del giorno, c’è chi ha un minuto per un caffè volante e chi invece avrebbe una fame da cenone di Natale, chi vuole godersi un po’ di tempo da solo e chi vuole passare qualche ora con gli amici o magari farsene di nuovi. Con un locale come il nostro è difficile non accontentare le richieste di tutti: primo, secondo, contorno, caffè e dolce sono già serviti. Con una caffetteria di prima qualità qualsiasi bevanda è servita calda o fredda, al tavolo o a portar via e se con l’odore del caffè vi si apre lo stomaco bisogna solo dare spazio alla fantasia con la nostra pasticceria. Se invece non siete tipi facili da tentare con un dolce, con soli due passi più in là lungo il bancone avrete una gastronomia da schianto con pizza di ogni tipo, ma anche primi piatti con ricette semplici e tradizionali. Con un ulteriore settore dedicato al pane teniamo alle nostre origini, perché il cambiamento è importante ma ricordarsi il punto di partenza lo è altrettanto. Con odori e sapori di casa in un locale nuovo e suggestivo, abbiamo rivoluzionato il nostro lavoro, ma anche le nostre vite e noi stessi. Per questo se dovessi dire chi sono, perdonatemi se non riuscissi a rispondere con una parole o se dovessi sentirmi a disagio a dire “panettiere” piuttosto che “barista” o “commerciante”, ma spero davvero che la nostra storia abbia spiegato molto meglio chi siamo e quanta passione e dedizione abbiamo.


L’avvocato risponde a cura dell’avvocato Federica Lorenzetti - lorenzettiavv@gmail.com

Il diritto agli assegni familiari.

Come sempre salve a tutti e ben ritrovati nel nostro sportello, al quale, anche in questo mese, avete rivolto numerosissime domande. In questo articolo vi voglio parlare del diritto a percepire gli assegni familiari, motivo di grande interesse poiché non solo riconosce, ai beneficiari, un emolumento mensile di certo utilissimo ma, soprattutto, diventa a volte essenziale comprenderne la natura qualora i percipienti intraprendano la separazione dei coniugi. Precisamente, l’assegno al nucleo familiare è un sostegno economico erogato dall’INPS per le famiglie dei lavoratori dipendenti, dei titolari delle pensioni e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente e dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi. Elemento necessario è che il nucleo familiare sia composto da più persone e il reddito complessivo non superi una determinata soglia e non sia, dunque, superiore a quello determinato ogni anno dalla legge. I predetti assegni spettano ai lavoratori dipendenti, lavoratori dipendenti agricoli, lavoratori domestici, lavoratori iscritti alla Gestione Separata, titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS, titolari di prestazioni previdenziali. Il diritto sorge dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale e la cessazione

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avviene alla fine del periodo in corso o  alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare.  L’importo dell’assegno è calcolato in base alla tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti e del reddito complessivo del nucleo stesso, trovando riconoscimento fasce reddituali più favorevoli per situazioni di particolare disagio che devono essere di volta in volta documentate. L’importo dell’assegno è pubblicato annualmente dall’INPS in tabelle valide dal 1° luglio di ogni anno, fino al 30 giugno dell’anno seguente e presso il predetto Istituto è possibile visionare ogni anno la soglia reddituale prevista per ottenerne il beneficio ed i redditi che non devono essere dichiarati a tal fine (quale ad esempio il TFR, le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del richiedente e destinati al mantenimento dei figli. etc…). Il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato.  L’assegno viene pagato dal datore di lavoro, per conto dell’INPS, ai lavoratori dipendenti in attività. Vi sono alcuni casi in cui è direttamente l’INPS che paga l’assegno e ciò laddove il richiedente sia: addetto ai servizi domestici, iscritto alla Gestione Separata, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore di ditte cessate o fallite, beneficiario di altre prestazioni previdenziali. Il diritto agli assegni decade allorquando vengano a mancare le condizioni per il riconoscimento dello stesso: ad esempio, nel caso di separazione legale dal coniuge (decade per l’ex coniuge) mentre, resta valido per i figli affidati  o nel caso di  raggiungimento della maggiore età dei figli.

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Scadenzario Fiscale Anna Maria De Calisti commercialista

Lo Studio De Calisti A.M. manda un saluto di inizio anno a tutti i Lettori che si inoltrano nello scadenzario fiscale di Gennaio 2018. Ai Lettori dell’anno 2018 auguro tanta serenità e l’invito ai giovani a non perdere la speranza per raggiungere gli obiettivi in cui credono.

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La prima scadenza del 2018 è il pagamento dei contributi per i datori di lavoro domestico. Il pagamento che va dal 1° gennaio al 10 gennaio, secondo la nuova circolare Inps, potrà essere versato esclusivamente secondo le seguenti modalità: a) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie); b) online sul sito internet “www.inps.it”, nella sezione Servizi on line – Elenco di tutti i servizi - Pagamento contributi lavoratori domestici; c) telefonando al Contact Center 803.164, tramite utilizzo di carta di credito; d) utilizzando il bollettino MAV.

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Lo Studio rammenta che avendo dipendenti o collaboratori occasionali la scadenza del 16 gennaio prevede: IRPEF, Ritenuta d’acconto, e contributi INPS. Inoltre, entro il 16 gennaio coloro che sono titolari di Partita Iva e si trovano sotto un regime IVA mensile dovranno effettuare il versamento.

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Chi non ha potuto pagare l’IMU o la TASI o altre imposte il 18 dicembre 2017, con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 17 gennaio 2018.

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Con la scadenza del 25 gennaio coloro che ne sono soggetti, vi è la presentazione degli elenchi riepilogativi Intrastat. Chi non ha potuto pagare l’acconto dell’IVA il 27 dicembre 2017 con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 26 gennaio. Il 29 gennaio 2018 è l’ultimo giorno per presentare in via telematica sia la dichiarazione dei redditi 2017 che la dichiarazione Irap 2017.

Si rinnova ai lettori che in qualità di CAF CGN lo Studio è abilitato a fornire ulteriori servizi tra cui: • 730 per coloro che sono dipendenti, collaboratori, pensionati. • Gestione Badanti e Colf. • Successioni. Lo Studio augura ai Lettori un sereno e proficuo 2018. Studio De Calisti Anna Maria - Via Leonardo Mellano 72 - 00125 Roma tel. 06/52352585 cell. 3333087137 e-mail: amdec@libero.it

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Tabletroma gennaio 2018  
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Mensile free press di informazione cultura e società

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