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Numero 3 Anno 2016

Il periodico universitario di Roma Tre

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Il 12 Ottobre 2016

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TRUMP: Il paradosso della post-verità

della nuova stagione di CulturArte!

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LOLITA: “Un esperimento audace tra bellezza e l’arte della Fotografia”

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Marcello Caporiccio Caporedattore

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Dillo con i muri

Marco Casini Media manager e Web editor mrccsn@gmail.com

Ludovica Leonardi ludovicaleonardi.wordpress.com Beatrice Tominic beawithcoffee.blogspot.it w Marco Parrulli marco.parrulli@gmail.com

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FUOCOAMMARE: La scelta giusta

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Le due vite di Matthew McConaughey

Francesco Del Vecchio ildesertodeitartari.com

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La letteratura del paradosso tra esistenzialismo e fantasia

Paolo Carbone ildesertodeitartari.com

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Quando il prezzo supera il valore

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Linux Day 2016

m.caporiccio@culturarte.it

Andrea Menichelli Responsabile organizzativo a.menichelli@culturarte.it

Marco Casini Responsabile comunicazione

Fabrizio Scarfò fabrizio.scarfo@live.it

m.casini@culturarte.it

Andrea Menichelli Responsabile organizzativo amenichelli1991@gmail.com


Politica

#3 - 2016

TRUMP: il paradosso della post-verità ma il ruolo di Senatrice poi quello di Segretario di Stato nell’amministrazione Obama. Di questa politica a metà tra il naif e il politically incorrect Trump ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, ma se andiamo a ripercorrere la storia del businessman di Manhattan scopriamo che non è la prima volta che si parla di corsa alla Casa Bianca. Infatti già nel 2000 si ipotizzava una candidatura alla Presidenza con il non fortunato Partito della Riforma, la notizia smentita poco dopo, tornò a circolare dieci anni più tardi, nel 2010, in vista delle elezioni del 2012, ma dopo diversi comizi ed interviste dichiarò di “non sentirsi pronto ad abbandonare il settore privato” decisione influenzata anche dai pessimi risultati nei sondaggi. L’idea di sedere nella stanza ovale sembra essere rimbalzata per circa quindici anni nella testa del magnate ed ora vede la reale possibilità.

Sono passati ormai diversi giorni dal primo confronto pubblico tra i candidati presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e Donald Trump. I due si sono scontrati e confrontati su vari argomenti, dalle condizioni di salute dei valori americani, alla prosperità del Paese fino ai temi sulla sicurezza. I media l’indomani del confronto hanno gridato alla vittoria netta della Clinton e sembra anche che gli ultimi sondaggi gli diano ragione. Infatti pare che la candidata democratica abbia guadagnato circa il 3% dopo lo scontro televisivo. Ma se analiziamo la strategia comunicativa adottata da Donald Trump dall’inizio della sua campagna elettorale ad oggi, è evidente come il dibattito abbia preso proprio la piega che lo staff del candidato Repubblicano aveva sperato, spostando il focus sulla “cattiva esperienza” nei 30 anni di politica della Clinton e presentandosi - come spesso come “l’uomo estraneo” alla politica, pronto a rottamare e rinnovare il sistema.

L’idea di sedere nella stanza ovale sembra essere rimbalzata per circa quindici anni nella testa del magnate ed ora vede la reale possibilità.

Donald Trump in effetti non può vantare il background politico dell’ex first lady che oltre al merito di essere stata la first lady del 42° Presidente degli Stati Uniti, ha ricoperto pri4

non innovative rispetto a quelle del Partito Repubblicano, ma più radicali, eliminando ogni filtro ed ogni compromesso adottando un linguaggio elementare e lontano dal politcamente corretto.

Trump ha dichiarato di essere pronto ad investire fino a un miliardo di dollari sulla sua candidatura, ha già speso circa due milioni solo in magliette, cartelloni per i giardini ma soprattutto cappellini con la scritta: “Make America great again”. Il vero punto di forza della sua campagna non sono però i fondi di investimento, bensì la sua strategia di comunicazione, infatti dal giorno dell’annuncio della discesa in campo, non ha fatto altro che balzare all’onore delle cronache per il suo approccio totalmente sfacciato e diretto di utilizzare il medium.

Nell’epoca in cui i fatti non sembrano contare più di tanto, Trump ed il suo staff hanno capito di essere liberi di sguazzare nella post-verità -termine coniato da Ralph Keyestra affermazioni false fatte con cognizione di causa, ciò gli permette di gridare con convinzione ciò che più gli fa comodo, senza che la sua credibilità possa risentire delle operazioni di fact-checking, poiché nel momento del rifiuto del sistema Trump continua a sfruttare l’insofferenza del suo elettorato e a ripetergli, sfruttando tutti i suoi potenti mezzi di comunicazione, tutto ciò che vuole sentirsi dire.

A capo della comunicazione, troviamo la misteriosa figura di Hope Hicks, 27enne di Greenwich con un curriculum che non si direbbe preparato alla carica che si trova ad occupare, ma la strategia scelta sembra funzionare fino ad ora. La Hicks ed il suo staff hanno traslato la comunicazione del modello di self-made man dell’imprenditoria a quella di politico rendendo così le idee portate avanti dal candidato

Marco Casini @marcocasini93 m.casini@culturarte.it 5


Moda / Fotografia

#3 - 2016

LOLITA: “ Un esperimento audace tra bellezza e l’arte delle fotografia”

“Ognuno di noi possiede una vena immatura e giocosa nascosta nelle sfumature dell’inconscio, e ogni tanto sarebbe giusto liberarla e condividerla con gli altri” – dice Nives. Guidata dall’amore per il Cinema, la fotografa sa ben ricostruire personaggi ed icone dei grandi film. Da amante dei dettagli e dei volti, effettua gli scatti in modo ravvicinato, simili alle inquadrature/frames cinematografiche. Trasformandosi in una regista, Nives prima studia il film o il personaggio in questione, poi ricostruisce la scenografia, e infine, trovato l’interprete giusto, chiede lui di “studiare” il personaggio. Infatti, più che uno shooting, si tratta di un vero e proprio training per l’attore. Prima di ricreare il personaggio di Lolita, sono state scattate delle foto en plein air a Camilla per poter comprendere meglio la sua personalità e i dettagli dei suoi lineamenti. Ecco alcuni scatti:

Era il 1962 quando nelle sale americane ed inglesi usciva il film “Lolita”, diretto da Stanley Kubrick e tratto dall’omonimo romanzo di Vladmir Vladmirovič Nabokov. Ancora oggi l’iconico personaggio di Lolita, interpretato nel film da Sue Lyon, è emblematico per descrivere quel tipo di ragazza adolescente, spensierata e birichina, ma allo stesso tempo consapevole della sua carica seducente, sia nelle movenze che nelle espressioni. Davanti alla macchina fotografica di Nives Gaudioso, fotografa che ha studiato recitazione presso lo Studio Cinema International di Massimiliano Cardia e Pino Pellegrino, ha posato la giovane modella Camilla Mitrotta. Liberando un lato del suo ego particolarmente frizzante, adolescenziale, allegro e sexy, Camilla ha saputo perfettamente ricreare il personaggio cinematografico di Lolita tirando fuori quel suo aspetto curioso, caramellato e infantile, fra treccine, lecca-lecca e big bubble. 6

CREDITS Photographer : Nives Gaudioso Make-up and Hair stylist : Veronica Lo Forte Model : Camilla Mitrotta

Ludovica Leonardi ludovicaleonardi.wordpress.com 7


Arte / Mostre

#3 - 2016

Dillo con i muri

La lunga estate romana ha portato con se molte proposte nelle innumerevoli mostre della capitale: da quella su Alphonse Mucha o Barbie al Vittoriano, quella sulla scultura buddhista alle Scuderie del Quirinale, fino ad arrivare a quella fotografica Affinchè tutti lo sappiano di Hernandez Salazar al più piccolo, ma non meno importante, museo di Roma in Trastevere. L’esposizione che, però, ha riscosso maggiore successo, soprattutto fra giovani e giovanissimi, è senza dubbio quella con le opere di Banksy, “War Capitalism & Liberty”, che si è tenuta a Palazzo Cipolla, in Via del Corso dal 24 Maggio al 4 Settembre.

Il creatore della Baloon Girl e del Flower Thrower, considerato oggi fra i massimi esponenti della Street Art su scala globale, viene presentato con un artista urbano dotato di umorismo e umanità. Le opere, poco più di un centinaio, sono esposte divise in settori. Fra quelle affini al tema della guerra, al capitalismo e alla libertà, che, come suggerisce il nome della mostra, rappresentano il numero maggiore delle opere, troviamo spesso delle connessioni: basti pensare all’opera provocatoria in cui Ronald McDonald e Mickey Mouse camminano tenendo per mano una bambina nuda e terrorizzata. 8

giudicandolo come l’artista di più immediata crescita che nessuno abbia mai visto in tutti i tempi, all’opera installata contro la compagnia petrolifera British Petroil che raffigura un delfino impigliato in una rete intento a saltare su un bidone da cui esce del grezzo, fino ai fotomontaggi delle copertine del cd di Paris Hilton in cui il volto dell’ereditiera veniva sostituito dal muso di un cane: che sia urbana, plastica o digitale, le parole chiavi di questo artista risultano davvero essere satira e polemica.

La piccola, protagonista di una foto scattata nel 1972 dopo un bombardamento al napalm di un villaggio vietnamita che sconvolse il mondo, assume oggi una nuova fama, spogliata, oltre che dei vestiti, di tutta la serenità infantile. Due dei volti più amati dai bambini, simboli dei marchi più famosi del globo, divengono figure portatrici di guerra che negano la libertà. Non sono mancate anche delle sale dedicate alle collaborazioni, alla raffigurazione di scimmie e a quella dei topi. E sono proprio i topi, gli animali glorificati nelle sue opere, che “esistono senza permesso”, pur essendo odiati, braccati e perseguitati e divengono il modello di tutti coloro che si sentono sporchi, insignificanti e non amati. Diverse opere, in realtà, rappresentano gli stessi soggetti: non a caso, la tecnica che più utilizza è lo stencil, grazie al quale è possibile realizzare murales rapidamente. Di Banksy, di cui nulla si sa, se non che abbia vissuto a Bristol, sono state descritte e narrate alcune esperienze in ordine cronologico: fra le tante opere, un pannello con sfondo blu ha reso conosciuti gli aneddoti dell’artista e opinioni che il mondo esterno ha su di lui. Dalla prima casa d’aste che nel 2007 ha messo in vendita sette lavori di Banksy, la Sotheby’s,

Beatrice Tominic beawithcoffee.blogspot.it 9


Cinema

#3 - 2016

FUOCOAMMARE: la scelta giusta

Il film si svolge interamente a Lampedusa, isola della Sicilia, anche se di fatto più vicina all’africa (come ricorda Rosi all’inizio della pellicola), tra il mare e la vita a terra- tra gli sbarchi degli immigrati e la vita di Samuele, un ragazzino di 12 anni, figlio di pescatori a cui piace andare a caccia con la fionda. E ancora la bellezza subacquea dell’isola testimoniata dalle scene girate con il sub alternate con quelle del medico Pietro Bartolo che racconta l’orrore di questa tragedia e dei suoi sogni notturni sulle ispezioni ai cadaveri dei migranti che non ce l’hanno fatta. Troviamo poi il conduttore radiofonico Nello che racconta ogni giorno in radio le storie degli esseri umani che tentano la traversata. Si, esseri umani. Perché per quanto siamo abituati a guardare alle loro vicende in maniera distaccata, come il regista ci fa intuire dalla lunga inquadratura di un giovane mi-

La corsa all’oscar è iniziata e l’Italia insieme agli altri paesi europei è stata chiamata a selezionare una pellicola da mostrare all’Academy americana per poter essere nominata nella categoria “miglior film straniero”. Tra i contendenti si è aggiudicata (a scapito dei favoriti “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, “Suburra” e “Perfetti Sconosciuti”) tale selezione il film documentario di Gianfranco Rosi “Fuocoammare”, già vincitore dell’orso d’oro al festival del cinema di Berlino, che tratta dell’argomento migranti in maniera sapiente e con una sensibilità unica. “Poveri cristiani”. È la zia di Nello a parlare, voce radiofonica di Lampedusa, uno dei protagonisti del film. Già da qui intravediamo tutta la delicatezza con la quale Rosi tratta un argomento difficile, crudele e troppo spesso ignorato. 10

per aggiudicarci il secondo premioiin te anni, in modo da ribadire la bellezza del cinema italiano, ma per portare alla coscienza dei cittadini di tutto il mondo il più grande genocidio della nostra epoca. In un mondo in cui l’intolleranza, l’odio e la xenofobia si diffondono come virus, film come questo possono essere i nostri antibiotici, portatori invece di inclusione e rispetto per chi scappa da guerre, fame e povertà.

grante attraverso un vetro, stiamo parlando di persone che lottano per vivere ogni giorno. Questo punto è decisivo nella riuscita del film, in quanto questa volta il punto di vista non è alienato come quello in “Sacro Gra”, il precedente film di Rosi, ma è posto in mezzo agli immigrati e gli abitanti dell’isola, raccontando le diverse storia con una profonda intimità capace di far sembrare meno cruente anche le scene di morte, inevitabili in una pellicola che narra la più grande tragedia del nostro millennio. Le riprese sono durate un anno, nel quale Rosi ha vissuto a Lampedusa insieme al montatore del film, al quale è stato chiesto di assemblare le scene sul posto in modo di non perdere il contatto emotivo con quel mondo. La scelta di questa pellicola per rappresentare la nostra nazione alla premiazione più importante del cinema pop, è un’ottima possibilità non solo

Marco Parrulli marco.parrulli@gmail.com 11


Cinema

#3 - 2016

Le due vite di Matthew McConaughey

La seconda vita Ma l’impresa che lo attendeva non era semplice: l’industria cinematografica rappresentava (e rappresenta) un luogo rigidamente gerarchizzato in cui basta poco per diventarne il re ed altrettanto poco per trasformarsi nella feccia, un luogo nel quale è difficile evolversi in qualcos’altro. Per cui a Matthew non restava che rifiutare ogni regista che gli proponesse un copione di quelli lì, sciatto e leggero. E sperare che qualcuno credesse in lui.

infatti, Jennifer Lopez, Kate Hudson o Sarah Jessica Parker cadevano ammaliate ai piedi di un fusto biondo dall’animo romantico. Senza nulla togliere alle commedie senza patemi d’animo, è facile però accorgersi di come un ruolo del genere potesse portare l’attore texano nel bel mezzo di un tunnel in cui brillava un solo, minuscolo bagliore di luce. Un bagliore quasi irraggiungibile, al quale McConaughey non sembrava nemmeno troppo interessato.

Interiormente nasce ciò che spinge l’uomo a cambiare, ad evolversi, a guardare con occhi diversi la realtà. Gli Oscar 2014 sono ricordati essenzialmente per il selfie di Bradley Cooper, le sette statuette di Gravity e, da noi italiani, per l’Oscar vinto da Sorrentino. Ma la sera del 2 marzo 2014 al Dolby Theatre di Los Angeles un signore chiamato Matthew McConaughey veniva incoronato miglior attore per la sua magnifica prestazione in Dallas Buyers Club, un blockbuster nel quale l’enorme sforzo fisico richiesto da parte del protagonista (venti chili persi!) è stato affiancato da un’interpretazione di quelle indimenticabili, da Oscar appunto. Una vittoria meritata, sofferta, cercata. Alla faccia di Leo Di Caprio. Alla faccia dei numerosi detrattori, di chi pensava che Matthew McConaughey non potesse ambire all’Olimpo del cinema. E alla faccia di un’industria cinematografica che non voleva concedergli una seconda chance.

Le commedie d’esordio La grandezza di McConaughey emerge proprio parlando del suo passato: un uomo che ha sovvertito la fissità del “personaggio” cinematografico che ogni attore, consapevolmente o meno, si costruisce durante la propria carriera. Una rigidità che talvolta condiziona il pubblico e persino gli addetti ai lavori nel valutare un interprete: chi potrebbe mai immaginare De Sica in un film di Matteo Garrone o Adam Sandler in un film di Tarantino? Scorrendo la sua filmografia, dunque, appare evidente come il primo McConaughey fosse soltanto un Adam Sandler più aitante: daPrima o poi mi sposo a Come farsi lasciare in 10 giorni, passando per A casa con i suoi, le interpretazioni di Matthew non si imponevano certo per la loro carica innovativa. A turno, 12

Ci vollero due anni. Due lunghissimi anni perché William Friedkin e Michael Connelly decidessero di affidargli ruoli importanti in Lincoln Lawyer e Killer Joe. Due ottime interpretazioni, che hanno imposto all’attenzione del pubblico e della critica il suddetto fusto biondo che, stavolta, oltre al sorriso perfetto e allo sguardo ammiccante ha mostrato una buona capacità nell’interpretare ruoli drammatici. Da qui McConaughey ha iniziato ad ottenere credito presso l’élite del settore, fino ad arrivare a Dallas Buyers Club e True Detective. Due produzioni che hanno goduto di un gigantesco successo, nelle quali ha brillato la stella dell’attore texano.

La svolta Come accade spesso nella vita, però, qualcosa scatta. Interiormente nasce ciò che spinge l’uomo a cambiare, ad evolversi, a guardare con occhi diversi la realtà. Ed è successo proprio questo al (futuro) protagonista di True Detective all’incirca tra il 2009 e il 2010, spingendolo a cercare una seconda, impegnativa ed affascinante, vita: Matthew McConaughey, infatti, è uno dei pochi attori ad avere due vite. La sensazione che quel soggiorno in Australia, durante il quale per mantenersi era stato costretto a fare il lavapiatti e lo spalatore di letame, potesse fruttare un posto di così scarso rilievo negli annali del cinema accompagnava Matthew giorno dopo giorno. Dopotutto i suoi sacrifici non potevano esaurirsi così, in una serie di noiose commedie dal finale già scritto, un po’ come la sua carriera artistica.

Ormai è fatta. Il tunnel è ormai alle spalle e la luce invade il futuro della carriera di Matthew McConaughey. Siamo di fronte solo all’inizio di una radiosa scalata verso i palcoscenici più importanti, quelli che consacrano ogni attore degno di questo nome. Benvenuta seconda vita.

Francesco Del Vecchio ildesertodeitartari.com 13


Letteratura

#3 - 2016

Da “Lo Straniero” a “La valle del caos”: la letteratura del paradosso tra esistenzialismo e fantasia

I corridoi lunghi e oscuri. Spiagge vibranti nella morsa del sole. Un senso di soffocamento che aleggia come uno spirito nell’aria stantia. Frangenti nei quali stravaganze e bellezze inarrivabili si muovono su scenari onirici, sullo sfondo di dialoghi privi di senso, o nel migliore dei casi, di speranza. Pagine nelle quali è l’ironia a tratteggiare le sfumature di un’esistenza frammentaria e illusoria. Una marea umana descritta nuda nelle proprie cattiverie e nelle proprie meschinità. Un immaginario affascinante, allo stesso tempo velato d’inquietudine, dal quale hanno attinto intellettuali e scrittori del calibro di Camus, Kafka, Sartre, Dürrenmatt, Borges,

Beckett. Non delineano un vero e proprio canone. Sono autori anche diversi tra loro, a volte persino in conflitto, ma uniti, ciò nonostante, da un’esigenza comune: nominare la vita (che è ciò che fa uno scrittore) attraverso una prospettiva (quasi) del tutto priva di riferimenti. A volte priva di speranza, a volte comica. Ma sempre al limite del paradossale, del grottesco.

Sono questi, scrittori di assoluto talento, capaci di trascinare i lettori nei meandri più oscuri dei propri incubi 14

Sono questi, scrittori di assoluto talento, capaci di trascinare i lettori nei meandri più oscuri dei propri incubi, nella sensualità delle proprie fantasie, nell’erotismo sfrenato, nella risata più cinica e nella violenza mentale che queste opere lasciano traspirare dalle proprie pagine. E così, troviamo personaggi di fascino immenso come Meursault (da Lo Straniero, Camus), Meursault senza lacrime, Meursault che forse sì, forse no, forse. Meursault e il sesso, senza amore, con Marie, che lo ama. E Meursault la ama? No, Meursault non ama. Meursault mi sposi? Perché no, se lo desideri… E Meursault che uccide, senza sapere: perché? E al processo senza difendersi. Estraneo a se stesso. Lo straniero, appunto. E poi Josef K. (da Il Processo, Kafka), abitante di quel mondo alla rovescia fatto di tribunali e soffitte, avvocati e percosse, pittori e sogni. “[…] senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”. Non ne saprà mai il motivo. Insieme a lui, non lo sapremo nemmeno noi. E infine, il fantasioso Dio senza barba (da La Valle del Caos, Dürrenmatt), sdraiato sulla spiaggia, lui ovunque nel mondo, intorno fogli sparsi. E serpenti. Manovratore terreno di un universo in cui il paradosso è il protagonista, e nel quale una casa di riposo sei mesi l’anno è covo di gangster, i restanti sei rifugio per milionari alla ricerca della povertà. C’è il grande tema, eterno, dell’insensatezza di vivere, certo, ma non solo. Oltre al cano-

ne dell’insensato, oltre alla prospettiva più esistenzialista, lo scrittore dell’assurdo opera anche su di un senso tutto particolare, e qui Dürrenmatt e Beckett sono maestri: quello di rivendicare il diritto al gioco, il diritto al delirio. Far proprio un simile immaginario, concepire simili personaggi, prima di essere un’operazione di alto senso metaforico, è prima di tutto un gioco. Un serissimo gioco. Ed è gioco ed è serissimo perché oltre all’ironia, al cinismo, oltre alle azioni insensate, alla magia, ai dialoghi surreali, dietro il tema dell’insensatezza, c’è naturalmente dell’altro. Il senso metaforico, appunto. Un modo di guardare la vita in maniera diversa, quasi fosse una giostra rumorosa e imprevedibile in cui nulla ha un senso, nulla è vero. Un intreccio continuo di destini imponderabili che solo la nostra cecità di animali razionali può davvero prendere così sul serio. E allora, lo scrittore dell’assurdo, con il suo andare oltre al gioco e ad una prospettiva di insensatezza che sia solo di facciata, riesce a riportare ad una dimensione caotica e complessa quel che noi ci affanniamo a razionalizzare: la vita. Da genio strampalato e nichilista, arriva così più degli altri a sfiorare, solo a sfiorare, il mistero che non sveleremo mai: quello dell’esistenza.

Paolo Carbone ildesertodeitartari.com 15


Calcio / Calciomercato

#3 - 2016

Quando il prezzo supera il valore di molti, si è piazzata seconda in questa speciale classifica, con una spesa totale di 700,6 milioni di euro, superando anche la Bundesliga tedesca (548 milioni) e la Liga spagnola (470 milioni).

Il 31 Agosto si è chiusa la finestra di calciomercato estiva che, come ogni anno, ha portato a grandi trasferimenti destinati a far parlare di sé nonostante l’inizio dei vari campionati. Infatti, proprio grazie all’avvio delle varie competizioni nazionali gli esperti e appassionati del mondo del pallone hanno potuto iniziare a tirare un bilancio, seppur prematuro, sugli investimenti, spesso molto onerosi, dei vari club di tutto il mondo.

Aldilà dei freddi numeri però, c’è da capire come realmente siano stati spesi questi soldi e se, per adesso, ne sia valsa la pena. Come ogni calciomercato, da luglio è partita la pazza estate dei procuratori, che hanno dato il meglio di sé per riuscire a piazzare i propri giocatori; protagonista indiscusso è stato l’ormai noto Mino Raiola, che ha portato a compimento il trasferimento più costoso del mercato: per 105 milioni di euro infatti, il suo assistito Paul Pogba si è accasato (o meglio, ha fatto il suo ritorno) al Manchester United. Il colpo messo a segno dalla prima squadra di Manchester ha però permesso alla Juventus di reinvestire soldi freschi, con i quali ha deciso di strappare alla direttissima rivale Gonzalo Higuaìn, pagando al Napoli la cifra monstre (e, per ora, record nel nostro campionato di Serie A) di 90 milioni di euro. Cifre pazzesche, ma che sono solo una piccolissima parte di quello che è stato versato nelle casse dei vari club inglesi, italiani, e non solo; infatti, al terzo posto fra gli spostamenti più onerosi

Come da copione negli ultimi anni, la Premier League inglese si è confermata regina, registrando una spesa che supera il miliardo di euro: aiutata probabilmente dai grandi incassi delle squadre, il campionato inglese ha inoltre beneficiato di un nuovo mega-contratto tv che ogni squadra ha stilato, contratto che ha consentito ad una qualsiasi squadra media-piccola di ricevere un introito pari a quello della nostra Juventus, per intenderci. Ricchezze che sono state prontamente riversate sul calciomercato, con acquisti e colpi da far invidia all’Europa intera; ne è esempio il dato che mostra come anche la seconda serie inglese, la Championship, abbia compiuto una spesa superiore a quella di campionati come la Ligue1 francese o la Liga Portoghese. E l’Italia? Quest’anno, con grande sorpresa 16

citati, il costo può essere “accettabile” in vista dei progressi che faranno e dei campioni che diverranno, ma, al momento del cambio di maglia, per molti il peso e il clamore del trasferimento pesa come macigni sulle loro teste, influenzandone mentalità e prestazioni. Se poi si pensa che per gli ultimi citati nella top 5 degli acquisti, l’anno di nascita non superi il 1993, è chiaro come si tratti per lo più di ragazzi, che seppur talentuosissimi, hanno ancora tutto da dimostrare: ma i costi del mercato sono questi ormai e, che ci piaccia o meno, sono destinati sempre più a lievitare in futuro. Il prezzo supera il valore? Per gli amanti di questo sport forse non c’è una risposta, altro non rimane che assistere alle giocate di questi fuoriclasse e aspettare che, prima o poi, a suon di magie dimostrino la bontà dell’investimento fatto su di loro.

troviamo quello di Hulk, ala brasiliana volata in Cina per la “modica” cifra di 55,5 milioni di euro. E poi ancora la “doppietta” del Manchester City, che per 55 e 50 milioni si è assicurata rispettivamente le prestazioni di John Stones e Leroy Sané. Sempre nella Serie A l’Inter non ha badato a spese, re-investendo circa 70 milioni della nuova proprietà cinese Suning in giocatori quali Joao Mario e Gabriel Barbosa ( noto come Gabigol). Nonostante questi cartellini dal prezzo esorbitante, per ora molti dei giocatori sopracitati non hanno rispettato le attese. Se Higuaìn, ad esempio, fino ad oggi con la nuova casacca ha siglato quattro gol in sei partite di campionato, di certo non si può dire lo stesso per Pogba: nelle partite giocate con i Red Devils per ora non ha brillato, disputando un derby mediocre (di certo non come ci si aspettava da lui), divenendo oggetto della spietata critica dei giornali inglesi. Colpa delle sue prestazioni o della mole enorme di denaro con cui è stato pagato, per cui ci si aspettano partite forse al di là delle sue attuali possibilità? È ipotizzabile che il continuo crescere dei prezzi dei trasferimenti superi le reali qualità dei calciatori in questione? Probabilmente, nel caso di Pogba o degli altri

Fabrizio Scarfò fabrizio.scarfo@live.it 17


Tecnologia

#3 - 2016

Linux Day 2016 Sabato 22 ottobre torna l’evento più atteso dagli amanti del mondo open source, il Linux Day. Promosso da svariati enti locali e non, giunge alla sua quindicesima edizione, e lo fa in pompa magna. L’evento, una giornata mondiale dedicata al coding, alla famiglia di sistemi operativi GNU/Linux e all’open source in generale, si svolgerà a Roma in quella che forse è la sede migliore di tutte, il Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre, a una settimana di distanza dal rilascio dell’ultima versione beta di Ubuntu, la 16.10 Yakket Tak, basata sul kernel Linux in versione 4.8. La giornata è stata fortemente voluta dai membri dei Linux Users Group LUG Roma3, con base nella nostra facoltà, e dai colleghi del Roma2LUG di Tor Vergata, con la partecipazione di altre realtà locali e la collaborazione della direzione del nostro Dipartimento. Lungo tutto il corso della giornata si avvicenderanno svariate conferenze e workshop che abbracceranno i temi più caldi in ambito open, e la lista dei collaboratori è interminabile: Ci saranno attività di ogni tipo, come ad esempio corsi base Linux, Install Fest, talk

su Machine Learning tenuti dai docenti del gruppo di Intelligenza Artificiale di Roma Tre, Big Data, workshop su Angular2, Docker e Machine Learning tenuti dal Google Developers Group Lazio/Abruzzo in qualità di ambasciatori dei principali progetti open per il gigante di Cupertino, ed un workshop sulla realizzazione di sistemi operativi, tenuto da uno degli ospiti più attesi, Alessandro Rubini dal CERN, direttamente da Bergamo, che ci coinvolgerà in quelle che sono le sue attività ed esporrà altri temi molto attuali nell’odierno mondo della tecnologia Open, come ad esempio il progetto White Rabbit, unico progetto al mondo che pubblica drivers open source distribuiti insieme ai relativi componenti hardware. Inoltre, ci saranno attività con Raspberry, sessioni di coding ed il betatesting della LPI-2, betatesting della LPI-2, una delle certificazioni Linux più richieste in assoluto tra i sistemisti, che è possibile prenotare su Eventbrite al link: https://goo.gl/ ZihG9C. Si parlerà anche di alcune librerie di estensione per la Bash, tutorial su come distribuire pacchetti e di OpenStreetMap, progetto volto a creare mappe condivise e dal contenuto libero e che permette a chiunque sulla Terra di visualizzare, modificare ed utilizzare dati geografici con un approccio collaborativo. 18

Altre info:

Assieme al Google Developers Group Lazio/ Abruzzo, i due Linux Users Group romani, hanno preparato anche dei fantastici gadget, con la collaborazione di Google che invierà materiale dagli Stati Uniti, con il quale verrà organizzata una caccia al tesoro in salsa Bluetooth con i nuovissimi sensori Beacons. Per partecipare, potete prenotare uno dei biglietti gratuiti su https://goo.gl/Xr12wU e aspettare sul sito per il programma ufficiale. Vedi http://ld16.lugroma3.org/

Vi aspettiamo quindi sabato 22 ottobre dalle ore 9 alle ore 17 presso il Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre. Andrea Menichelli a.menichelli@culturarte.it 19


Periodico Universitario

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INIZIATIVA AUTONOMA DEGLI STUDENTI CHE SI AVVALE DEL FINANZIAMENTO DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI ROMA TRE AI SENSI DELLA L. 429/85

CulturArte #3 (2016)  

CulturArte è il periodico universitario di Roma Tre.

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