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Numero 1, Anno I, Estate 2018 Reg. Tribunale di Padova n. 2461 del 09/05/2018 Periodico trimestrale professionale notizie@78pagine.it www.78srl.it/78pagine Direttore Responsabile Alessandra Marconato direttore@78pagine.it Editore Settantotto srl – sigla 78srl Via Roma 89/A, 35010 Massanzago (PD) ____________ Hanno collaborato a questo numero Rubriche Walter Allievi, Raffele Ciardulli, Marzia Dazzi, Rosa Gargiulo, Paolo Marinovich Testi Silvia Colautto, Marzia Dazzi, Mario D’Agostino, Elke Moeltner, Adele De Prisco, Davide Verazzani. Grafica e impaginazione Rocco Tamblè Informazioni sulla rivista e abbonamenti Lucia Pasquini abbonamenti@78pagine.it Responsabile Amministrativo Francesca Corsano amministrazione@78srl.it Stampato da Mediagraf Viale della Navigazione Interna 89 35027, Noventana (PD) Abbonamento annuale e numeri singoli Una copia €14,90 Abbonamento a 4 numeri €52,00 abbonamenti@78pagine.it visita il negozio online www.78srl.it Pubblicità Nicola Corsano nicola.corsano@78srl.it 1 . 78PAGINE


Editoriale. Alessandra Marconato Direttore Responsabile

direttore@78pagine.it

E

ccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente. Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere. Allora, succede altro. Ho fatto accadere altro, diverso da ciò che immaginavo e non meno bello e soddisfacente. Sono avvenute cose e, poi, altre ancora. Ho studiato, lavorato e vissuto, come tutti. Finché, d’improvviso, mi sono ritrovata a quasi quarant’anni catapultata a quando ne avevo sedici. I ricordi si sono fatti vivi. Le immagini sono diventate nitide e tutto mi è sembrato sospeso nel tempo. In questo tempo sospeso, ho iniziato a fare ciò che avevo pensato non fosse possibile. E non credo di essere la prima e l’ultima a cui ciò accade … Questa rivista nasce da un sogno che si trasforma in realtà, quindi. Vuole essere cassa di risonanza per chi desidera dire la propria su uno specifico tema. “Dire la propria” significa, in questa rivista, il proprio personale punto di vista. La ricerca è di contributi originali, del libero pensiero, di menti vive e vivaci e di persone che sono disponibili a raccontare la propria esperienza e a raccontarsi. L’esperienza che ognuno porta con sé è ricchezza per la mente, il cuore e l’anima. Questa rivista è stata pensata trimestrale e tematica. Il primo numero è di giugno 2018 e sono previste altre due uscite per quest’anno. I temi del 2018 sono

“APPRENDERE AD APPRENDERE”, “RACCONTARE” E “CREARE”.

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La rivista è cartacea, formata da 78 pagine in cui i vari temi saranno trattati attraverso il punto di vista del coaching, della formazione e della narrazione. Ci saranno interviste, racconti di vita vissuta, rubriche e contributi scritti da persone diverse, ogni numero. All’interno si troveranno anche libri consigliati. Di nessun libro segnalato si leggeranno male parole, perché la scelta è fatta a monte. Si segnalano solo libri che si ritengono essere di interesse per i lettori di questa rivista. Saranno, con lo stesso principio, messi in luce anche gli eventi. Chi desidera scrivere per la rivista contributi, racconti, mettere a disposizione uno strumento di coaching e formazione o ha altre idee e suggerimenti può inviare una mail a direttore@78pagine.it. Ringrazio Francesca Corsano, che controlla i flussi di cassa per Settantotto srl, che, vedendo il business plan della rivista, ha esclamato “Quanti costi!” e poi ha aggiunto “Però un bel progetto …”. Grazie a Rocco Tamblé, il grafico di fiducia che sembra essere dotato della capacità di leggere nel pensiero, Lucia Pasquini, che ha deciso di imbarcarsi in questa nuova avventura, Raffaele Ciardulli, Marzia Dazzi, Rosa Gargiulo, Paolo Marinovich, Walter Allievi che hanno accolto, con il cuore aperto, l’idea di tenere una rubrica e tutti coloro che hanno contribuito a questo numero : Elke Moeltner, Mario D’Agostino (con il supporto di Angelica Paci), Silvia Colautto, Adele De Prisco, Davide Verazzani, Marzia Iori, Roberto Race, Christian Mancini. Ringrazio Nicola Corsano: senza Nicola questo editoriale, in quanto tale e in tutte le sue parti, non ci sarebbe mai stato.

Grazie ai lettori di questo primo numero e a tutti i futuri lettori!

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SOMMARIO

Editoriale..................02 Apprendere ad apprendere..................05 RUBRICHE Questione di punti di vista..................07 Ispirazione e consapevolezza...............11 Brevi appunti di umana resistenza..........16 PotenzialMente................20 NarrativMente...........................25 INTERVISTE Intervista al coach...................31 Intervista al formatore..........................34 Intervista al narratore..........................38 CONTRIBUTI Apprendere ad apprendere attraverso la biodanza.....43 Si impara ad imparare o non si smette mai di imparare?.....47 Un gioco di parole.......................51 Inner Readiness.......................56 GIOCHI Gli Dei dell’Olimpo e la gestione del conflitto...............61 L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA Il mio primo giorno da formatore.......................65 LETTURE I libri dell’Estate.......................69 EVENTI Gli eventi dell’Estate.......................73


APPRENDERE ad APPRENDERE Alessandra Marconato Direttore Responsabile

Scegliere il primo tema di una rivista non è cosa semplice. “Piacerà?” E’, forse, la prima domanda che ci si pone. Coach, formatori e narratori lavorano ogni giorno con e attraverso processi di apprendimento, in modi diversi e con prospettive diverse. In genere, si chiede alle persone di essere disposte ad apprendere, anche perché la capacità di continuare a imparare sembra essere un vero e proprio vantaggio competitivo. Vale anche la regola del non chiedere ad altri ciò che tu non sei disposto a fare. Allora, per chi si occupa di apprendimento, in tutte le sue più variate sfaccettature e accezioni, sembrava calzare a pennello questo tema. Inoltre, chiedendo alle persone che hanno accettato di tenere una rubrica per la rivista, questo argomento appariva particolarmente gradito. Si pensi, poi, che imparare a imparare è competenza annoverata tra le competenze chiave di cittadinanza. La rivista non può essere esaustiva del tema e nemmeno vuole esserlo. Molti sono gli articoli e i temi che riguardano l’apprendere ad apprendere, già pubblicati. Si è cercato, ad ogni modo, di trattare il tema attraverso diversi punti di vista. Perché è la pura diversità di pensiero ciò che dà ricchezza all’umanità. L’intento è di dare punti di vista nuovi, legati all’esperienza o, meglio, al quarto sapere che deriva dall’esperienza realmente vissuta. 5 . 78PAGINE


Rubriche


Q U E S T I O N E D I P U N T I D I V I S TA Marzia Dazzi

Vulnerabilità e apprendimento “Se fai solo quello che sai fare, non sarai mai più di quello che sei ora.” Maestro Shifu, in Kung fu Panda

È

innegabile che ognuno di noi, nel corso della propria vita, spenda moltissime

energie per dare di sé un’immagine di forza, talvolta di invincibilità. Si inizia presto, da bambini, quando gli adulti intorno a noi ci dicono di non piangere di fronte alle avversità, di non mostrarci deboli ed è un processo che spesso non si arresta più. Ma il prezzo da pagare per indossare la maschera del supereroe, lo sappiamo tutti, è molto elevato. Si tratta di negare a se stessi la possibilità di essere autentici, di cercare di non tenere conto delle nostre emozioni, di non sentirci autorizzati ad esprimerle. In realtà, a questo proposito, i numerosi studi compiuti sull’intelligenza emotiva, fin dagli anni ’90, in particolare da Daniel Goleman testimoniano qualcosa di molto differente. Secondo queste ricerche la consapevolezza di sé, esprimere in modo adeguato le proprie emozioni, imparare ad utilizzarle per raggiungere i propri obiettivi e nella relazione con gli altri, sono ritenute competenze fondamentali, che fanno la differenza in ambito professionale e personale. Come dire che essere se stessi ed esprimerlo in modo adeguato, fa la differenza in senso positivo e rende le persone più credibili ed efficaci. Sono rimasta molto colpita da una frase che ho sentito dire da un’insegnante di scuola media, di grande esperienza. Qualcuno dei genitori le ha chiesto come vedeva i ragazzi oggi rispetto ai cicli di studio precedenti. Lei ha risposto “molto più fragili e con bassa tolleranza al fallimento”. Possiamo ipotizzare che, in molti casi, le nuove generazioni non abbiano allenato sufficientemente la capacità di fallire e, quindi, siano poco capaci di imparare dall’errore e non abbiano sviluppato la resilienza sufficiente per riprendersi dalle avversità, che la vita inevitabilmente metterà loro nel cammino.

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In effetti, stiamo assistendo ad un curioso paradosso. Se un lato si affermano e vengono divulgati concetti come resilienza e vulnerabilità nelle loro accezioni più positive, dall’altro lato, l’errore rimane un’onta da nascondere, alla quale si affiancano giustificazioni e sensi di colpa. Eppure, sia che si voglia imparare qualcosa di nuovo sia che si desideri avviare un processo di apprendimento più strutturato o un vero e proprio cambiamento nella nostra vita, il primo passo è quello di dichiarare non so. L’alternativa è quella di presumere di conoscere determinati temi o esperienze, classificandoli precocemente come già noti e precluderci l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo. Dichiarare di non sapere è il primo passo per aprirsi realmente all’apprendimento. Abbiamo bisogno di partire da una condizione di vulnerabilità e ammettere di non sapere è un atto di coraggiosa vulnerabilità. Necessitiamo del coraggio di commettere degli errori ed assumere dei rischi, che spesso sono l’unico modo di imparare veramente. Come disse Elbert Hubbard (scrittore e filosofo statunitense vissuto a cavallo tra la fine del 1800 e primi del 1900) “Il più grande errore che si può fare nella vita è quello di avere sempre paura di farne uno”. Quando si parla di vulnerabilità facilmente si evocano concetti come debolezza, delicatezza e fragilità. Ma, secondo me, vulnerabilità e fragilità possono essere rappresentazioni mentali sensibilmente diverse. Il termine vulnerabilità contiene la possibilità di essere feriti, esporsi, quindi anche di lasciar entrare il nuovo, con il suo potenziale di pericolo. Etimologicamente vulnerabile deriva da “feribile”, si trova vulneràbile agg. [dal lat. vulnerabĭlis, der. di vulnerare «ferire»] .Dunque, vulnerabile è colui che può essere ferito e, metaforicamente, è capace di lasciarsi scalfire nelle sue certezze. Le persone che hanno il coraggio di mostrarsi vulnerabili sanno dire “non so” e sanno chiedere aiuto, sono percepite come più umane e risulta più facile connettersi con loro. Hanno il coraggio di ammettere che possono commettere errori, con molta meno paura di chi vuole apparire impeccabile ad ogni costo e, quando inevitabilmente sbaglia, si sente perso o se la prende con gli altri. La vulnerabilità è una competenza fondamentale nell’espressione delle abilità direttive. Nelle organizzazioni, il leader che possiede la giusta dose di vulnerabilità è più credibile e sa mettere in campo le risorse più utili, anche se appartengono ad altri membri del gruppo. Il leader che, invece, si è confinato maggiormente nel suo ego alla ricerca impossibile della perfezione è più accentratore e limita, per questo, le opportunità dell’organizzazione. Siamo esseri fallibili che in molti casi trascorrono la propria esistenza, fingendo che non sia così. Partire da questa consapevolezza ci può dare molta forza, apertura e coraggio.

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78 pagine anteprima  
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