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MENSILE - ANNO XXV - REG. TRIB. DI UDINE N. 26/96 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB UDINE - € 4.00

Intervista al Presidente del Collegio di Vicenza Assemblea dei Presidenti Albo unico dei tecnici Intervento del Consiglio Nazionale Geometri sulle competenze professionali SCIA applicata all’edilizia La disciplina dei titoli edilizi Requisiti essenziali di un buon tetto Immobili fantasma all’ultimo appello Conciliazione

GEOMETRI NOTIZIE Organo Ufficiale Collegio Geometri Vicenza

VICENZA 11 Novembre 2010


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Contiene I.P. MENSILE - ANNO XXV - REG. TRIB. DI UDINE N. 26/96 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB UDINE - € 4.00

Intervista al Presidente del Collegio di Vicenza Assemblea dei Presidenti Albo unico dei tecnici Intervento del Consiglio Nazionale Geometri sulle competenze professionali SCIA applicata all’edilizia La disciplina dei titoli edilizi Requisiti essenziali di un buon tetto Immobili fantasma all’ultimo appello Conciliazione

GEOMETRI NOTIZIE Organo Ufficiale Collegio Geometri Vicenza

VICENZA 11 Novembre 2010

sommario

GEOMETRI NOTIZIE VICENZA

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Novembre 2010

Organo Ufficiale Collegio Geometri Vicenza I N S E R Z I O N I S T I

BATTILANA PREFABBRICATI SPA Editore: Cartostampa Chiandetti srl Tipografia - Litografia - Editrice Via Vittorio Veneto 33010 Reana del Rojale/Udine/ Friuli Venezia Giulia E-mail: info@chiandetti.it

CALVANI WILMO SRL

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Direttore: Giovanni Bisson Direttore Responsabile: Luigi Chiandetti

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Comitato di redazione: Mario Bonomo - Belluno Marco Pellizzari - Belluno Guido Turchetti - Rovigo Ermanno Fellet - Treviso Antonio Carradore - Vicenza Alessia Zaupa - Vicenza Coordinamento: Luciano De Pretto - Vicenza Segreteria: COLLEGIO DEI GEOMETRI Via Lanza, 106 - 36100 VICENZA Tel. 0444 385311 - Fax 0444 385350 E-mail: vicenza@cng.it RIVISTA REGISTRATA Tribunale di UDINE - n. 26/96 Poste Italiane s.p.a. Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB UDINE ABBONAMENTO Italia € 30,00 da versare sul c/c postale n. 86220258 intestato alla Cartostampa di Chiandetti 33010 Reana del Rojale/Udine Estero € 35,00 Mensile un fasc. € 4,00 (arretrati € 8,00) Per la pubblicità: CARTOSTAMPA CHIANDETTI srl Tipografia Litografia Editrice 33010 Reana del Rojale (UD) Tel. 0432 857054 - Fax 0432 857712 E-mail: info@chiandetti.it Ferruccio Calvi Cell. 339 7279371 E-mail: ferruccio.calvi@yahoo.it Stampa: CARTOSTAMPA CHIANDETTI srl Tipografia Litografia Editrice 33010 Reana del Rojale (UD) Tel. 0432 857054 - Fax 0432 857712 E-mail: info@chiandetti.it

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ATTUALITÀ

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È tempo di valorizzare l’esistente

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Albo unico dei tecnici avanti tutta Le competenze professionali dei geometri alla luce della sentenza Corte di Cassazione n. 19292 del 7 settembre 2010

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Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana La pubblicazione del materiale pervenuto è subordinata al giudizio della redazione. Ai testi potranno essere apportate modifiche concordate con gli autori; in caso di necessità la redazione si riserva il diritto di sintetizzare i testi. Articoli, note e recensioni, firmati o siglati, impegnano esclusivamente la responsabilità dei loro autori.

INFORMATIVA AI SENSI DELL’ART. 13 D.LGS 196/03 La informiamo che il trattamento dei Suoi dati personali verrà effettuato in ossequio ai principi di correttezza, liceità e trasparenza. I dati da Lei forniti saranno trattati per finalità promozionali e di marketing e nelle seguenti modalità: manuale, elettronico e automatizzato. Il conferimento dei dati da parte Sua è facoltativo, ma l’eventuale rifiuto a fornirli determinerà l’impossibilità ad instaurare un rapporto e a dare esecuzione al contratto. I dati potranno essere comunicati a: Cartostampa Chiandetti srl. Il titolare del trattamento dei dati personali è: Cartostampa Chiandetti srl con sede a Reana del Rojale (UD), via Vittorio Veneto, 106; il responsabile del trattamento è Chiandetti Cristina, verso il quale Lei potrà esercitare i diritti di cui all’art. 7 D.Lgs 196/03.

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ATTUALITÀ

Carlo Lenotti Costruire Vicenza, n. 4.2010

È tempo di

valorizzare l’esistente INTERVISTA A GIOVANNI BISSON, PRESIDENTE COLLEGIO GEOMETRI VICENZA Presidente Bisson, qual è lo scenario che oggi il Collegio dei geometri della Provincia di Vicenza deve affrontare? Lo scenario più evidente è la disaffezione dell’investitore verso l’edilizia di primo livello e in generale la difficoltà di percepire quale sarà il panorama futuro, sia relativamente all’esigenza abitativa, alla luce dell’invenduto attuale, sia per ciò che riguarda lo sviluppo della piccola e media impresa, in ragione alla “necessaria” convivenza col sistema creditizio. Francamente la ricetta per fronteggiare una “emergenza” simile non credo stia nel prontuario di alcun tecnico presidente di Collegio o di Ordine professionale, supponendo che ci si trovi tutti coinvolti nel diffondere ai propri iscritti l’idea che questo periodo – che sarà storia – vede più che mai valida la corrispondenza tra impegno per la specializzazione e possibilità di veder riconosciuto il proprio lavoro. Come si fa a programmare il futuro in un periodo di grande crisi, caratterizzato da una forte diminuizione dei permessi per costruire e dal conseguente dimezzamento delle lottizzazioni e dal calo di marginalità per tutti i soggetti coinvolti nel settore? L’attuale prudenza, anche dei piccoli investitori, porta a considerare che una parte del lavoro dei prossimi anni sarà concentrato sul recupero dell’edificato esistente. La tra-

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sformazione e razionalizzazione degli spazi abitativi – pare – soppianterà in un primo tempo la corsa alle nuove edificazioni, evitando il fenomeno dell’insensibile abbandono dell’esistente. Dalle esigenze di rivalorizzazione del patrimonio edilizio nasceranno quindi dei nuovi parametri di professionalità, che saranno subito riconoscibili dal rilievo del «sistema edificio» (impianti, sub-sistemi, patologie) alla “consegna tecnica” degli organismi recuperati. Parliamo di energia: la provincia di Vicenza e, più in generale, il Veneto sono tra le zone più attive nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, con il buon numero di pannelli solari installati grazie allo sfruttamento degli incentivi statali. Cosa si può fare per migliorare ancora l’efficienza energetica? Il termine “efficienza energetica” è diventato ormai una definizione intuitiva per indicare la qualità di un edificio, mentre si tralascia di diffondere che può riferirsi alla capacità di generare e di utilizzare l’energia in modo migliore, mettendo addirittura in discussione l’efficienza, o meno, del sistema distributivo dell’energia. Come spesso accade, si chiede all’utente finale la sensibilità al risparmio energetico, trascurando che la scarsa concorrenza nel mercato dell’energia può condizionare a monte l’efficienza dell’intero sistema.

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ATTUALITÀ

LA TRASFORMAZIONE E LA RAZIONALIZZAZIONE DEGLI SPAZI ABITATIVI PARE SOPPIANTERÀ IN UN PRIMO TEMPO LA CORSA ALLE NUOVE EDIFICAZIONI. DALLE ESIGENZE DI RIVALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZI O NASCERSANNO QUINDI DEI NUOVI PARAMETRI DI PROFESSIONALITÀ

Passiamo alla Regione Veneto: una spinta politica federalista, di grande successo, sta invitando da anni la Regione a fare sistema per far emergere le grandi qualità del Nord-Est. È ottimista per il nostro futuro o, a suo avviso, la speranza è meno verde di quel che sembra? Sicuramente simpatico il richiamo alla psicologia del colore. Nella domanda, però, mi attrae molto il riferimento alle qualità del Nord-Est e posso indicare che queste prerogative, radicate anche nel nostro territorio Vicentino, non smetteranno mai di essere un insegnamento anche per i più giovani. Abbiamo ragazzi diplomati che “scelgono” il tirocinio presso Imprese edili per imparare un mestiere sul campo; ci sono giovani topografi che a neanche 30 anni sono riconosciuti per rilevazioni a livello nazionale; nel nostro Collegio gravitano più di duecento iscritti, su duemilatrecento, come volontariato nelle commissioni specialistiche. Con queste premesse siamo ottimisti. La Regione Veneto sia altrettanto intraprendente nel proseguo del progetto di legge n. 433 del 2 ottobre 2009 “Statuto Regionale del Lavoro Autonomo”: sapremo così “quanto verde sia la speranza”.

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Secondo lei i geometri potranno, grazie a questo piano, essere più autonomi e dipendere meno dalle scelte di politici ed uffici locali? Ogni norma può variare la sua incisività a seconda di chi la applica. La sensibilità delle Amministrazioni deve essere quella di intendere le norme a servizio del cittadino e non uno strumento per scoraggiarne, a volte, le iniziative. In questa ottica non si creerà dipendenza dalla scelta politica o dagli uffici locali, ma fattiva collaborazione con gli enti, così da potersi affidare a quell’autonomia che già esiste con le denunce di inizio attività, senza i timori di dover certificare personalmente la conformità a tutta una serie di norme che vanno “dall’era neolitica ai parafulmini su marte”. Passiamo al tema della formazione: come deve migliorare la crescita professionale dei geometri più giovani? La formazione dovrà considerare che le esigenze attuali della Committenza sono ormai orientate, anche inconsapevolmente, verso lo standard europeo: tecnicità. specializzazione e garanzia saranno gli assiomi della prestazione professionale. La crescita coinvolgerà, quindi, anche i meno giovani che dovranno avvicinarsi all’idea della formazione specialistica e della fattiva collaborazione interprofessionale, per affermare, sostenere e difendere la qualità dell’opera, essendo già remota l’epoca dei tuttologi.

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CONSIGLIO NAZIONALE GEOMETRI E GEOMETRI LAUREATI

A cura dell’Associazione Nazionale Donne Geometra www.donnegeometra.it

6a assemblea dei

Presidenti dei Collegi d’Italia

Alla 6a Assemblea dei Presidenti dei Collegi dei Geometri e Geometri Laureati d’Italia, tenutasi a Roma il 27 e 28 settembre 2010, presso la prestigiosa sede della Cassa Nazionale di Previdenza, nomi di autorevolezza nazionale e internazionale hanno trattato argomenti prestigiosi riguardo la formazione e la qualità. Davanti ad una sala gremita, il Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati Fausto Savoldi ha dato il benvenuto ai rappresentanti di Categoria, che venuti da ogni parte del Paese, si sono trovati a dibattere sull’argomento:

“VERSO UNA NUOVA SCUOLA PER L’ACCESSO ALL’ALBO FORMAZIONE E QUALITÀ” I lavori articolati in due giornate, hanno entusiasmato i partecipanti che hanno discusso sul tema della scuola, formazione e realizzazione dei giovani, finalizzati alla modernizzazione della figura del geometra in questo tem-

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po di sfide, per l’evoluzione socio-economica del Paese nel contesto globalizzato. Ospite d’onore uno dei cinque tra i maggiori psichiatri e psicoanalisti italiani, Paolo Crepèt discepolo del professor Basaglia, ha toccato l’argomento della realizzazione e formazione dei giovani, che deve tener conto della straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia e l’intera comunità. Un mutamento che non deve indurre spavento ma curiosità, attenzione, voglia di provare a capire cosa sta accadendo e cosa potrà accadere. Sono stati numerosi gli spunti, le riflessioni, le citazioni, attorno al tema più importante e alla prova più considerevole che dobbiamo affrontare: il futuro, ovvero l’educazione e la crescita delle nuove generazioni. Per secoli la famiglia è stata il pilastro della nostra comunità, il luogo dove crescevano i figli, si curavano i vecchi, si costruivano e custodivano capitali. Poi è arrivato il benessere e tutto è, pur lentamente, cambiato. La famiglia si è scoperta fragile, incapace di essere luogo autorevole e coerente. L’idea stessa di educare si è fatta incomprensibilmente complessa, i genitori sono di-

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ventati disponibili a fare qualsiasi cosa (camerieri, autisti, amici, mediatori sentimentali, sponsor) pur di non essere semplicemente genitori, quasi che avessero scoperto che educare stanca. Di fronte a questa emergenza educativa ha detto Crepèt, è necessario ritornare a pensare, a promuovere nuove idee, a criticare, a progettare, dobbiamo educare le nuove teste. La Categoria dei Geometri, come anche le altre devono studiare le trasformazioni, per essere capaci di interloquire con le scuole, indirizzando i giovani a nuove iniziative per la vita. La disciplina è un aspetto fondamentale da insegnare per consentire ai giovani di essere autonomi, responsabili, realizzati e felici. “Educare è libertà, il resto è addestrare, ammaestrare, indottrinare” Affermazioni convinte hanno svegliato gli animi di tutti; “la responsabilità del domani dipende dall’educazione che siamo capaci di impartire agli adolescenti. La mia generazione, una volta compreso che doveva battersi contro le forme dell’autoritarismo, si è dimenticata, quando è diventata adulta – genitore, padre, madre, eccetera – di essere autorevole. Credo che l’intelligenza di un genitore avvenga proprio in questa capacità di amare ciò che si allontana da sé”. “Quando un genitore ama il controllo dei propri figli, ama solo il proprio egoismo”. “Gli adulti educano la nuova generazione con l’idea che sia necessario eliminare il dolore dalla vita. I giovani sono plasmati, dalla pedagogia della falsa felicità, e non da una vera scienza dell’educazione della vita. Tant’è vero che i dolori, la morte, sono sempre capiti e interpretati come pura fiction, come eventi da romanzo. Il dolore va insegnato perché è parte della vita. I Greci andavano al teatro ad assistere allo spettacolo della tragicità. Vivere vuol dire prendersi cura anche del dolore che portiamo dentro di noi”. “Per indirizzare i giovani non si può evitare di analizzare la trasformazione del nostro Paese; in un momento di pesante crisi economica nazionale e la fine dell’epoca dell’industrializzazione italiana già segnata con il progetto della Fiat in Serbia e la fuga dell’industria manifatturiera in Cina, India, ecc., l’occupazione in tali settori si è assottigliata, fino a scomparire a vantaggio dei Paesi emergenti. Invitare un giovane a indirizzare i propri studi verso questi ambiti oramai sulla via del tramonto, illudendolo di poter diventare un industriale, un responsabile equivarrebbe a dirottarlo dalla realizzazione alla disoccupazione”. Spunti chiari, evidenti hanno destato l’interesse dei dirigenti di Categoria, impegnati ogni giorno a promuovere e tutelare la professione del geometra; renderla appeti-

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bile e rinnovarla ogni giorno, si trasforma in certezza per contribuire all’evoluzione economica e sociale. Il tema della formazione dei giovani è stato ripreso da mons. Fabiano Longoni, laureato in Scienze sociali con la specializzazione in Etica sociale presso la Pontificia Università Gregoriana, direttore della Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico, scaturendone una discussione interessante e approfondita e al tempo stesso gradevole e di immediata fruizione per la platea. Longoni si è subito attirato la simpatia dei presenti, dichiarando che il geometra è stato un punto fermo per la sua famiglia e soprattutto per sua madre; un rapporto di fiducia durato tutta la vita. La cultura quale l’incuranza nei confronti dei bambini e delle loro speranze si accompagna ad una ossessione e alla standardizzazione dei fanciulli, incasellati e omologati, in un processo di chiusura dell’originalità e della creatività in contrapposizione totale con quello che invece dovrebbe essere il fine dell’educazione: ex-ducere, tirare fuori, la personalità, l’ingegno e la vivacità. La famiglia, la scuola, la società in genere, hanno una grande missione, nell’essere sensibili alla vera natura dell’adolescenza, costruendo la società del domani. Invece troppo spesso si a che fare con l’indifferenza, la disaffezione, il “sadismo” degli insegnanti, dei genitori, degli educatori, che provocano molto spesso ansia, rifiuto e paura. La scuola, la famiglia, il lavoro, debbono operare in squadra per affrontare l’educazione dei giovani. La scuola deve essere, sapere e saper fare, dando degli imput intelligenti. I giovani vanno educati per un fine, capaci di scegliere con consapevolezza e diventare adulti realizzati. È indispensabile aiutarli a diventare protagonisti. Non è possibile tenere in casa i giovani fino a 30 anni, farli diventare dei “bamboccioni”. Tenere i figli legati a sé non è un atto d’amore, ma egoismo definito. Con una società in crisi, un’educazione permissiva, alimenta l’indifferenza dei giovani. L’indifferenza è protesta. Gli adulti sono responsabili dell’invisibilità e sfiducia degli adolescenti. Tocca proprio a loro aiutarli a diventare interpreti della propria vita. Oggi i figli hanno paura di crescere, vivono nel limbo dell’eterna adolescenza, rimandando ogni decisione a tempo indeterminato; preferiscono restare invisibili. Il settimanale New Yorker ha messo in copertina il disegno di un ragazzo che appende la laurea al chiodo mentre i genitori guardano sconsolati. I figli che si amano vanno responsabilizzati soprattutto attraverso il sacrificio. Fausto Savoldi, padrone di casa ha terminato evidenziando che il tema così delicato e sentito della formazione deve essere affrontato con la partecipazione di tutti e anche ciò che sembrerebbe scontato assume una importanza rilevante per il domani della professione e delle generazioni future. La Categoria è chiamata a un forte cambiamento sia nella mentalità, che deve diventare meno rigida e più flessibile per favorire l’adattamento evolutivo alle mutevoli e difficili situazioni esterne, sia nella formazione, che deve assecondare l’acquisizione di queste nuove mentalità e metodologie di approccio.

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CONSIGLIO NAZIONALE GEOMETRI E GEOMETRI LAUREATI

CATASTO & OPPORTUNITÀ DI LAVORO Intervento del Consigliere Nazionale geom. Bruno Razza Al termine della prima giornata ha preso la parola, il consigliere nazionale geom. Bruno Razza fornendo importanti considerazioni in merito alle opportunità professionali che emergono dal Decreto-legge del 31 maggio 2010 n. 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 - supplemento ordinario Convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122. Entro il 31 dicembre 2010 i titolari di diritti reali sugli immobili che non risultano dichiarati in Catasto, immobili oggetto di interventi edilizi che abbiano determinato una variazione di consistenza ovvero di destinazione non dichiarata in Catasto, sono tenuti a procedere alla presentazione, ai fini fiscali, della relativa dichiarazione di aggiornamento catastale. Restano salve le procedure previste dal comma 336 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonché le attività da svolgere in surroga da parte dell’Agenzia del Territorio per i fabbricati rurali per i quali siano venuti meno i requisiti per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali, individuati ai sensi dell’articolo 2, comma 36, del decreto-legge

3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, nonché quelle di accertamento relative agli immobili iscritti in catasto, come fabbricati o loro porzioni, in corso di costruzione o di definizione che siano divenuti abitabili o servibili all’uso cui sono destinati. Considerate le forti pressioni del governo di recuperare dal settore “fisco immobili” una buona fetta di introiti per il bilancio l’Agenzia del Territorio ha intenzione di provvedere speditivamente all’iscrizione di tutti gli immobili scovati sino ad oggi non potendo ovviamente agire in tempi ragionevolmente brevi alla surroga di tutti. Al fine di assicurare l’immediato assoggettamento alle imposte di tali singole unità immobiliari non ancora censite o non censite correttamente, la normativa ha introdotto la possibilità di procedere alla determinazione di una “rendita catastale presunta” e provvisoria in attesa della rendita definitiva che sarà attribuita in seguito alla presentazione dell’accatastamento (redatto con le corrette procedure tecniche previste) al Catasto Urbano. Tale rendita presunta costituisce un congruo parametro che permette di assicurare l’immediato assoggettamento dei fabbricati alle imposte e al Fisco. Proprio su questo punto s’inserisce l’ipotesi di avvalersi di collaboratori professionali esterni (anche il metodo speditivo con rendita presunta richiederebbe troppo tempo con le sole forze dell’Agenzia del Territorio) che essendo distribuiti su tutto il territorio e buoni conoscitori dello stesso potrebbero ben agire con rapidità e competenza (una volta prestabilita una


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metodica estimativa proceduralmente univoca portando Agenzia del Territorio al centramento dell’obiettivo richiesto dal governo. Si prevedono quindi possibilità di appalto a esterni dell’attività di classamento, e il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati si sta adoperando in tal senso. Prima della fine dell’anno, è indispensabile che si arrivi alla stipula di una apposita convenzione tra Agenzia e Consigli Nazionali, nella quale l’Agenzia dichiari la necessità di richiedere la collaborazione e le categorie garantiscano di essere in grado di fornirla. I Collegi provinciali, una volta conosciuti i luoghi e il numero delle pratiche da redigere, possono eseguire un’apposita indagine tra gli iscritti disponibili e per opportuna convenienza, più vicini anche fisicamente agli oggetti da analizzare. In funzione delle disponibilità e della quantità delle pratiche, possono indicare i colleghi più adatti per assolvere l’incombenza. A questo punto, gli Uffici locali possono incaricare direttamente i colleghi, con una disposizione semplificata che fissi i termini da rispettare con la garanzia e la vigilanza dei Collegi.

Il Geometra certificatore: una grande occasione Finalmente, a supporto dei contraenti e del notaio, siamo chiamati a certificare nell’atto di trasferimento di diritti d’immobili, la corrispondenza tra edificato e planimetria catastale. Potremmo inoltre richiedere e ottenere anche per vie telematica dall’Agenzia del Territorio, la planimetria catastale in atti. L’articolo 19 della legge n. 122 del 30 luglio 2010, accogliendo una nostra antica proposta, prevede finalmente che in occasione degli atti di trasferimento delle unità immobiliari urbane, ci sia I’obbligatorietà di certificare la conformità tra quanto risulta in atti presso l’Agenzia del Territorio (Catasto) e la situazione effettiva della consistenza dell’unità immobiliare (planimetria/stato di fatto). La prima versione della norma, approvata dal Senato alla fine del mese di maggio, prevedeva per tutti gli atti di trasferimento di diritti inerenti i fabbricati che fosse la parte venditrice ed intestataria del bene, previa ammonizione del notaio, a certificare la corrispondenza di cui sopra. Nel-

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la seconda versione invece, quella approvata alla Camera con voto di fiducia e convertita in legge col testo blindato dal Governo sono stati inseriti alcuni emendamenti che con grande soddisfazione ci coinvolgono appieno in questa attività. Così come successo per il calcolo della rendita presunta dei fabbricati nascosti al catasto, ex rurali e modificati, anche per la certificazione di cui sopra, può adempiere, a queste novità la figura del “tecnico abilitato” (che noi ovviamente definiamo “Geometra” per la evidente incontestata ed incontestabile competenza) figura che avrà una funzione essenziale per la stessa rogabilità dell’atto. La nostra proposta prevedeva che quest’attestazione fosse redatta esclusivamente da tecnico abilitato e non in surroga alla parte, mettendoci nella condizione di avere un ruolo significativo nella preordinazione dei documenti finalizzati al trasferimento della proprietà degli immobili, ufficializzando ciò che di fatto è già oggi e da tempo prassi consolidata del nostro lavoro (poco riconosciuto e spesso mal pagato). La proposta di emendamento, condivisa anche dall’Agenzia del Territorio ci identifica invece come possibili certificatori, ma si tratta comunque di un buon risultato. Detta proposta è stata approvata in Commissione e poi inserita nell’emendamento del Governo, migliorando così il testo della norma, eliminando un difficoltoso onere al cittadino venditore di un immobile. Com’è noto i soggetti intestatari normalmente non hanno le conoscenze per comprendere o essere in grado di dichiarare con certezza la corretta corrispondenza tra stato di fatto e planimetrie catastali dell’immobile, quindi non possono nemmeno certificarla a cuor leggero, mentre il tecnico abilitato, esperite le verifiche del caso, può svolgere gli accertamenti necessari e asseverare con competenza, assumendo cosi un ruolo tecnico di responsabilità, nell’atto notarile che tratta gli immobili. Va appena ricordato che a seguito della legge 47/85, l’Agenzia del Territorio (temendo all’epoca che le troppe pratiche cartacee di aggiornamento per modifiche interne nei fabbricati intasassero irrimediabilmente gli uffici) aveva emanato una circolare (14 ottobre 1989 n. 3/3405) che esentava i proprietari dall’accatastare le modifiche interne non rilevanti. Dette modifiche invece sono oggi giustamente ritenute rilevanti dalla norma in oggetto (nel rispetto dell’art. 48 della legge 47/85 che imponeva l’accatastamento delle variazioni interne regolarizzate con il condono edilizio) anche nella consapevolezza che, per la variazione catastale delle stesse, le procedure informatiche e telematiche vigenti non producono alcun danno all’Ufficio, ma anzi migliorano ed aggiornano compiutamente la banca dati catastale. Inoltre, la presenza del Tecnico Abilitato che assume questa responsabilità dichiarativa non può che essere condivisa dal notaio, il quale dell’immobile oggetto dell’atto non conosce lo stato di fatto ma solamente quanto risulta dai documenti. Per altro, il tecnico abilitato solleva la parte interessata e intestata da una gravosa incombenza, al fine di garantire la legittimità dell’atto, non solo nell’interesse del venditore, ma anche dell’acquirente.

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anima e corpo La Circolare n. 2 dell’Agenzia del Territorio, emessa il 9 luglio 2010, ha fornito le prime indicazioni e i primi chiarimenti rispetto alle norme contenute nel decreto, riferendosi però a quello del testo originario, privo degli emendamenti, poi approvati. Contiene tra l’altro le indicazioni necessarie per la corretta obbligatorietà della presentazione descrittiva dell’unità immobiliare attraverso l’aggiornamento della planimetria catastale. Altri chiarimenti sono stati rilevati quindi dopo la conversione in legge, con la circolare n. 3 del 10 agosto 2010, che contiene tra l’altro indicazioni complementari per identificare la corrispondenza da certificare. Per evidenti motivazioni di recupero della fiscalità, il termine per le attività di accatastamento spontaneo è stato spostato al 31.12.2010 per i fabbricati sconosciuti al Catasto, per quelli modificati non censiti correttamente e per gli ex rurali che hanno perso i requisiti della ruralità. Come già previsto dopo la scadenza, interverrà l’accatastamento e, con la nuova norma, la determinazione della rendita catastale presunta. Sia l’uno sia l’altra saranno eseguiti in surroga dall’Agenzia oppure, in base ad apposita convenzione, dai tecnici professionisti esterni. Inoltre, oggi in questa situazione si colloca la possibilità di consultare ed ottenere il rilascio delle planimetrie catastali del Catasto Urbano anche per via telematica, da parte dei tecnici abilitati e dei notai. Questa possibilità, ottenuta ora (come si ricorderà) dopo anni di accorate (quanto vane) richieste ed incomprensibili dinieghi e rinvii, ci apre completamente un’ulteriore finestra di conoscenza e di accessibilità all’archivio catastale, ai fini di una migliore nostra operatività e, nel particolare contingente ci mette sullo stesso piano dei notai, per ottemperare alla norma che prevede la certificazione di conformità tra edificato e rappresentato nella planimetria catastale. Nel merito, su sollecitazione urgente dell’Agenzia, abbiamo indicato due colleghi disponibili e specializzati in Catasto dei Fabbricati, uno operante al nord e l’altro al sud, per una rapidissima sperimentazione della procedura di richiesta delle planimetrie, eseguita durante il mese di agosto. I colleghi sperimentatori hanno verificato la procedura appositamente indicata loro dall’Agenzia, sia con richieste eseguite attraverso Sister che con l’ausilio di Geoweb, riscontrandone il funzionamento, le criticità e proponendo alcuni suggerimenti, che sono stati puntualmente e tempestivamente già comunicati alla Direzione dell’Agenzia del Territorio. Anche Geoweb ha partecipato alla sperimentazione con alcuni colleghi iscritti, scelti tra chi era tra i maggiori fruitori dei servizi per la presentazione dei Docfa. Il decreto in parola ci vede protagonisti negli accatastamenti, nel calcolo delle rendite presunte (per cui sono previste possibili convenzioni operative tra Agenzia ed Ordini Professionali) e nelle dichiarazioni di conformità. A questo punto non ci resta che prepararci a lavorare con la solita competenza e con rinnovato equilibrio e professionalità, in modo che la fiducia che c’è concessa possa essere ben riposta e costituisca il giusto riconoscimento del nostro impegno in ambito catastale. Va rilevato, per la precisione, che il testo della norma non prevede l’esclusiva in favore del tecnico, ma prevede che la dichiarazione dell’intestatario venditore, “possa essere sostituita da apposita certificazione” redatta dal “tecnico abilitato”, ma nel principio e nella “ratio” della legge e nei risultati che ne derivano prendiamo atto di essere entrati a pieno titolo, nelle procedure relative ai trasferimenti immobiliari. Il prossimo passo dovrebbe essere quello che ci vedrà certificare anche la corrispondenza dell’edificato rispetto alle norme edilizie e urbanistiche, rendendoci indispensabili in ogni atto notarile che trasferirà i diritti reali sui fabbricati.

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STANDARD DI QUALITÀ Intervento del Consigliere Nazionale geom. Antonio Benvenuti L’attività finalizzata alla stesura dello “standard di qualità ai fini della qualificazione professionale della Categoria dei Geometri” sta proseguendo secondo il calendario fissato dal contratto stipulato dal CNGeGL con l’Ente Nazionale Italiano di Qualificazione. Il lavoro consiste nel disciplinare le prestazioni professionali svolte dai geometri secondo precise regole in conformità alla struttura di norma per la qualificazione delle prestazioni concordate a livello europeo dagli organismi di normazione (CEN). Secondo i principi di emanazione degli standard sarà necessario svolgere sul contenuto dei documenti predisposti dal gruppo di lavoro una pubblica consultazione, nella quale gli iscritti, ma anche i committenti, abbiano la possibilità di esprimere il loro parere. Ciò potrà avvenire a partire dal mese di settembre 2011, termine previsto dall’emanazione della prima versione del documento. Nel frattempo si è ritenuto necessario aprire un confronto con la Categoria sull’elenco e sul contenuto delle prestazioni professionali individuate dal gruppo di lavoro CNG/UNI, al fine di ottenere osservazioni, richieste di integrazione e suggerimenti. Durante il Congresso Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati tenutosi a Palermo nell’ottobre 2005, i congressisti avevano rilevato la necessità di introdurre uno standard di qualità della Categoria professionale e un regolamento per la formazione continua obbligatoria degli iscritti, quali presupposti finalizzati ad un maggior apprezzamento e competitività della Categoria in ambito nazionale e internazionale. Inoltre, vista anche la Direttiva Europea 2005/36/CE del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nella mozione finale è stato dato mandato al Consiglio Nazionale di predisporre uno standard di qualità delle attività professionali. Il Codice Deontologico del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, ha poi previsto all’art. 23, lettera a), che il geometra debba “svolgere la prestazione professionale, per il cui espletamento è stato incaricato, nel pieno rispetto dello standard di qualità stabilito dal Consiglio Nazionale”. Il Consiglio Nazionale, con supporto metodologico di UNI, ha elaborato il documento Standard di Qualità che è costituito di un inquadramento generale e uno contenente le specifiche tecniche relative alle singoli prestazioni professionali afferenti le tre macro-aree:  Edilizia, urbanistica, ambiente;  estimo e attività peritale;  topografia, cartografia, geodesia e catasto. Il documento definisce il processo di qualificazione professionale della Categoria dei Geometri, specifica i requisiti di conoscenza, competenza e esperienza delle diverse prestazioni afferenti la figura del geometra e descrive i metodi di valutazione della conformità. Si applica al geometra iscritto all’Albo, indipendentemente dalla natura dell’impiego.

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“Associazione Nazionale Donne Geometra Professione Geometra”

SINDROME CASA MALATA Intervento del dott. Nicola Fiotti Ricercatore presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste Nella seconda giornata dei lavori è stato dato ampio spazio alle Associazioni di Categoria, che hanno svolto una relazione sul lavoro inerente la Formazione Continua e Obbligatoria. I Geometri sono una Categoria attenta a ogni aspetto della professione e hanno dato notevole risalto alla tematica studiata e proposta tramite un Corso di Formazione (validato dal Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati - per il riconoscimento dei crediti formativi ) dall’Associazione Nazionale Donne Geometra - Professione Geometra sulla sindrome dell’edificio malato SICK BUILDING SYNDROME, che ha ottenuto il patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Universita di Trieste. Ospite relatore il dott. Nicola Fiotti ricercatore presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Universita di Trieste, autore di numerose pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche internazionali con un trascorso come “Assistant Professor” presso il dipartimento di Chirurgia, della University of Nebraska Medical Center, a Omaha (USA). La platea ha dimostrato un notevole interesse all’intervento, che ha coniugato medicina e tecnica. È stato stimolante capire come i tecnici possono prevenire una miriade di patologie, in fase di progettazione e esecuzione lavori. Lo studio del legame tra ambiente abitativo e salute è talmente complesso da essere divenuto una vera disciplina scientifica, ma rischia di restare teoria se non è conosciuto, dai “protagonisti” (geometri, ingegneri, architetti, periti, ecc.) del processo di costruzione.

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Stralcio dell’intervento del dott. Nicola Fiotti I cittadini occidentali trascorrono il 90% del tempo all’interno di edifici. Alla fine di un’esistenza, stimata in circa 80 anni, più di 70 sono trascorsi al chiuso di strutture costruite dall’uomo. Sugli effetti di questa permanenza si sa relativamente poco, ma è difficile credere che il materiale delle costruzioni, per quanto inerte, non interagisca e non influenzi l’esistenza della materia vivente che permane così a lungo all’interno di questi edifici. Il contatto e la vicinanza con i materiali utilizzati nelle costruzioni non sono da considerarsi aspetto naturale perché, nell’evoluzione umana, l’abitazione è comparsa molto tardi e l’uomo non ha mai sperimentato la permanenza in ambienti chiusi, neppure se costruiti col materiale più naturale che possiamo considerare, il legno. Inoltre, questa “terza pelle”, la gamma cioè di materiali con cui sono costruiti gli edifici, è molto eterogenea ed é arrivata tardi nell’evoluzione dell’uomo con una conseguente ridotta capacità di sviluppare un’adeguata tolleranza nei lunghi periodi. La complessità di questi materiali e delle tecnologie costruttive, oltre che il design stesso, comporta una serie di problemi di adattamento che l’umanità ha pagato in passato con devastanti epidemie e oggigiorno con patologie più subdole ma comunque rilevanti per la qualità della vita o la sopravvivenza stessa. Per porre rimedio a questi difetti delle abitazioni forse non serve rivoluzionare un modo di costruire consolidato nei secoli, quasi certamente il primo passo è rendere cosciente chi concepisce un edificio dei potenziali rischi insiti in alcune fasi della sua costruzione. A volte basta poco per migliorare lo stato di salute di chi fruisce d’un edificio. Da parte dell’utente di una costruzione, la comprensione del problema e l’adozione di piccoli accorgimenti per migliorare il proprio benessere sono sicuramente importanti; ma molto di più potrebbe essere fatto da tecnici esperti che limitino il rischio dell’insorgenza di patologie o che eliminino i fattori che le amplificano, riducendo il sempre più grave “problema dell’abitare”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha formulato una serie di raccomandazioni sia per il miglioramento degli edifici difettosi già esistenti, sia per prevenirne la costruzione di nuovi. Tra queste ultime raccomandazioni: una specifica attenzione va riservata al rilevamento dei difetti celati nelle abitazioni. Nel 1982 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) ha coniato la definizione di “sick building syndrome”, – sindrome dell’edificio malato (SEM) – per definire una sindrome composta di disturbi in vari organi e apparati legata alla permanenza in certi ambienti. In dettaglio, la sindrome comprende sintomi che riguardano gli occhi (prurito, infaticabilità, rossore, bruciore, intolleranza alle lenti a contatto), il naso (chiuso, talora con epistassi, cioè sanguinante, pruriginoso), la gola (irritazione e difficoltà di deglutizione), la pelle (secca, pruriginosa o irritata) e sintomi meno specifici quali letargia, irritabilità e ridotta concentrazione. Il fatto che sia stata definita una sindrome e non una malattia aiuta a far chiarezza. Il termine sindrome, dal greco “concorso”, indica un insieme di sintomi che si

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riproducono nello stesso tempo in un certo numero di malattie. Nulla di specifico, quindi: sindrome è il termine di chi forza all’interno di un quadro unico malattie diverse accomunate dallo stesso responsabile apparente, in questo caso la costruzione (abitazione, luogo di lavoro, scuola, ospedale, luogo di ritrovo, ecc.) o dallo stesso sintomo. Il rapporto e la gerarchia, tra persona e edificio, che fanno nascere e definire l’edificio come malato, costituiscono argomento non ancora risolto e di grande importanza. Vale comunque la pena di ricordare che i meccanismi con cui gli agenti nocivi nell’edificio malato creano la patologia possono essere vari: dalla semplice azione meccanica, a quell’immunologia, a quell’irritante chimica o fisica, a quella psicologica.

Quanto costa alla società la Sindrome dell’Edificio malato alla società? Stime prudenti indicano che l’1% del tempo totale di un dipendente è perso tra assenze sul lavoro e riduzione della produttività per problemi riguardanti le costruzioni, mentre in USA, la perdita è stimata tra 5 e diverse decine di miliardi dollari annualmente. Molto interessanti sono alcune determinazioni condotte da economisti sulle perdite economiche della SEM e sui benefici della sua correzione. Miglioramenti della qualità dell’aria sono ritenute responsabili di miglioramenti della produttività del 5% in media e una riduzione delle malattie respiratorie del 10%. Interventi sul controllo termico, come la sua individualizzazione, aumentano la produttività fino al 3% e riducono fino al 25% i costi del condizionamento. Interventi sull’illuminazione possono incrementare la produttività di + del 10%, riducendo del 10-25% la prevalenza delle cefalee e permettendo un risparmio intorno al + 50% delle relative spese energetiche. L’accesso all’ambiente naturale aumenta la produttività del 10%, riduce significativamente l’assenteismo e la SEM, oltre la riduzione di un ulteriore 40% della spesa energetica per l’illuminazione. Di considerevole attenzione è anche l’aspetto legato alla presunta responsabilità del tecnico professionista; è a tutti noto, che negli elaborati tecnici questo tra l’altro certifica la salubrità degli ambienti. Nel diritto italiano, sappiamo, che il cosiddetto danno biologico o della salute consiste nella lesione dell’interesse, costituzionalmente garantito, all’integrità fisica della persona. Il rischio per la salute umana è rappresentato anche dalla tossicità chimica di materiali o difetti di costruzione, che possono causare problemi clinici nel breve o lungo periodo. Due recenti Sentenze, una sul caso Seveso, l’altra sui militari della missione Ibis in Somalia, dimostrano il consolidato orientamento giurisprudenziale, volto a riconoscere considerevoli risarcimenti economici per i danni connessi all’esposizione all’inquinamento ambientale. Mentre è fatta salva la responsabilità civile e penale di fronte ad atti professionali condotti con negligenza imprudenza e imperizia, giova ricordare che negli Stati Uniti, studi legali specializzati nel recupero di compensi per casi di ma-

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lasanità si occupano regolarmente di casi di sick building syndrome. È ipotizzabile che nel breve periodo grosse catene di uffici legali internazionali, diffonderanno anche in Italia questo tipo di contenzioso, molto redditizio per i legali e per la parte eventualmente lesa.

Come ridurre la Sindrome dell’Edificio Malato? Innanzitutto è importante avere una dimensione del problema. L’OMS ha stimato che nel mondo occidentale un edificio su 3 (nuovo o rinnovato), ha difetti che riconducono alla SEM e che questa è più frequente negli agglomerati condominiali rispetto alle case unifamiliari. D’altro canto, l’otto per cento della popolazione svedese soffre di sintomi riconducibili alla SEM, dato che concorda con il 10% di uno studio giapponese. Si è verificato che un miglioramento della qualità dell’aria, della luce, dell’illuminazione, del riscaldamento, dell’umidità, l’ergonomia, l’accesso all’ambiente, scelta appropriata di materiali da costruzione, ecc, portano ad una significativa riduzione della prevalenza della sindrome. Quindi, un’attenta progettazione, un approfondito studio dei materiali, della disposizione degli ambienti, un controllo della ventilazione, dell’acqua, della luce, ecc, consentono di ridurre significativamente i costi sanitari della comunità è, nel contempo, e il rischio di incidenti, costituendo in definitiva operazioni di medicina preventiva tout court. I tecnici professionisti (geometri, periti edili, ingegneri, architetti), hanno già rivestito in passato questo ruolo, risultando determinanti nello sconfiggere importanti flagelli dell’umanità, basti pensare alla peste e alla tubercolosi.

Obiettivi del corso “Sindrome Casa Malata Abitare e Vivere” Il Corso di Formazione tenuto dal dott. Nicola Fiotti, patrocinato dall’Università di Trieste, ha come obiettivo di istruire un professionista e metterlo in grado di affrontare e risolvere i problemi derivanti dalla SEM sia in fase di progettazione - che di ristrutturazione. La sua opera dovrebbe contribuire a un efficace aumento della produttività all’interno delle strutture, a un miglioramento della qualità di vita, alla riduzione dell’assenteismo lavorativo, alla diminuzione di patologie generate dall’edificio malato, ecc. I GEOMETRI possono svolgere un ruolo nuovo e importante di “medici della prevenzione”, di grande utilità per l’economia, la salute e, in definitiva, per la civiltà. Per info: corsi@donnegeometra.it Referente: Rossetti Vita, tel. 338.2880602

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COMUNE DI SALEMI Progetto: “Casa a 1 euro” Prima degli interventi settoriali è stato proiettato un video sul recupero del centro storico di Salemi, distrutto dal terremoto Belice e in buona parte abbandonato. Così ha presentato il progetto “Casa a 1 euro” il Presidente del Consiglio Nazionale: “Un gruppo di giovani geometri della zona, guidati da colleghi più esperti, si è appassionato all’idea del “dono utile” e con gli elaborati che sono stati consegnati all’amministrazione comunale, ha dato prova non solo d’amore verso la professione antica, ma di attaccamento al proprio territorio, con la sua storia e le sue tradizioni”. Vittorio Sgarbi Sindaco di Salemi ha detto: “il progetto è stato un marchio che ha avuto un successo straordinario. Ne hanno scritto e parlato giornali e giovani di tutto il mondo. Le verifiche e gli studi condotti dal Collegio dei Geometri di Trapani, sono un prezioso contributo alla concreta attuazione di un progetto il cui scopo è quello di fare di Salemi un albergo diffuso”. Ha detto il Presidente del Collegio geom. Francesco Parrinello: “Si è proceduto a un rilievo dell’area, utilizzando un teodolite e un laser scanner messi a disposizione dalla Leica Geosystems. Sono state inoltre individuate le opere di urbanizzazione sotterranee, cui accedere una volta che gli immobili saranno ristrutturati. Particolare attenzione è stata data al rilievo degli edifici, sia internamente per definire l’esatta distribuzione degli antichi ambienti, che esternamente per cogliere i particolari architettonici preesistenti. Il lavoro ultimato è frutto di un’attenta sinergia fra i geometri e l’Amministrazione di Salemi che hanno costantemente interagito al fine di elaborare un piano di intervento concreto ed efficace, nel rispetto dell’ambiente e delle attuali norme antisismiche”.

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Intervento del Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati geom. Fausto Savoldi Il momento più atteso è stato l’inizio dell’intervento di Fausto Savoldi Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati che ha trattato la formazione obbligatoria, la scuola, le competenze professionali, la riforma delle professioni, l’unificazione degli Albi. L’impegno del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laurati, è totale su questi argomenti, colonne portanti per la costruzione del futuro della categoria. La costruzione del futuro della Categoria, inizia sicuramente dal riordino degli Istituti Tecnici. L’anno scolastico 2010/2011 ha visto l’avvio del nuovo assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola secondaria superiore e la contestuale messa a regime del sistema di istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni. Il Consiglio Nazionale ha sollecitato le proprie strutture provinciali a partecipare attivamente ai comitati scientifici e agli uffici tecnici di ogni istituto con l’intento di individuare ed orientare gli studenti verso la professione del geometra con il nuovo titolo di Diploma di Istruzione Tecnica - settore “Costruzione, Ambiente e Territorio”. Per il Consiglio Nazionale, sempre maggiore importanza riveste la formazione post secondaria individuata negli ITS, in grado di garantire una preparazione specifica e specialistica in settori già di competenza dei geometri. Il percorso formativo, della durata di tre anni, comprendenti l’ultimo anno di istituto tecnico di “Orientamento”, è la valida alternativa al triennio universitario, che fornisce una formazione ancora generica e non legata al mondo del lavoro, indirizzando il giovane verso una professionalità tecnica specifica, in settori molto richiesti dal mercato. Mentre proseguono i tavoli di lavoro sulla riforma delle professioni e sull’Albo unico, il Presidente Savoldi si è soffermato sulla formazione continua obbligatoria, in vigore dal primo gennaio 2010. L’attività di classificazione dell’offerta formativa, con la specifica dei programmi didatti e dei crediti formativi, è stata completamente eseguita. Nei prossimi mesi si provvederà ad una selezione dei corsi classificati, al fine di garantire una eccellenza dei corsi proposti e l’uniformità degli stessi sul territorio nazionale.

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Intervento delle Associazioni di Categoria Invitate a relazionare all’Assemblea, tutte le Associazione di Categoria GEOVAL, GEOSPORT, GEOSICUR, AGIT, ASSOCIAZIONE NAZIONALE DONNE GEOMETRA, A.G.E.LL.PP, AGICAT, AGIAI hanno esposto le attività svolte, e i programmi futuri. In merito alla formazione continua, ognuna ha offerto un importante contributo con la organizzazione di percorsi didattici di notevole interesse, nelle materie di competenza. Le attività delle Associazione proseguono quindi a tutto tondo, grazie al sostegno degli associati e dei Collegi provinciali. Il Presidente Savoldi, ha annunciato la nascita di una nuova Associazione di Categoria dei Mediatori e Conciliatori. Infatti – con l’entrata in vigore delle disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 4 Marzo 2010, n. 28 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali – si aprono nuovi scenari lavorativi per i geometri, che dovranno essere formati sulla materia con un apposito percorso formativo.

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A cura del Consiglio Naìzionale Geometri ItaliaOggi, 22.9.2010

Albo unico dei tecnici

avanti tutta

LA SPACCATURA DELL’ESECUTIVO NON FERMA LA VOLONTÀ DEI TRE COLLEGI DI ARRIVARE A UNA SOLA ENTITÀ

A CHE PUNTO È LA RIFORMA? Riforma delle professioni: dove eravamo? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Iter parlamentare A che punto è la riforma delle professioni? Prima dell’estate sembrava non si parlasse di altro. E ora? La spaccatura dell’esecutivo e la conseguente formazione del nuovo gruppo parlamentare Futuro e Libertà hanno minacciato la stabilità stessa del governo, spostando così il dibattito politico sulla possibilità di andare al voto prima della scadenza naturale della legislatura. In un quadro politico cambiato e probabilmente ancora in trasformazione, la riforma delle professioni come andrà avanti? Nessun dubbio per Geometri, Periti agrari e Periti industriali che vanno avanti uniti e non smettono di credere all’importanza di questo provvedimento. Guardano al futuro e ribadiscono la loro volontà di unirsi in un Albo Unico, come afferma Fausto Savoldi, presidente del Cng (Consiglio Nazionale Geometri), «l’Albo unico è l’unica via possibile non solo per riformare e semplificare, ma anche per creare una rappresentanza globale di

Dopo due anni di lavori, e un anno di audizioni con i rappresentanti di tutte le professioni tecniche, lo scorso 18 maggio è stato depositato in Commissione giustizia della Camera dei deputati un testo base di riforma. L’ipotesi avanzata dalle relatrice al provvedimento l’onorevole Maria Grazia Siliquini (Fli), mette fine al sistema duale, separando la riforma delle professioni ordinistiche da quella delle associazioni. Nel Ddl si definisce con chiarezza che cosa è una professione intellettuale e quali sono i requisiti per esercitarla: un titolo di studio universitario o equipollente, il superamento dell’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo, il tirocinio e la formazione continua. Un altro punto è l’abolizione delle sezioni B degli Ordini create con il dpr 328/2001. Il testo prevede per gli Ordini e i Collegi che lo richiedono, la possibilità di accorparsi. Ciascun Ordine quindi può comprendere professioni diverse purché attinenti alla stessa area di competenza.

Iter governativo Lo scorso 15 aprile il ministro Alfano ha convocato gli stati generali delle professioni per definire una legge di principi condivisa. Dopo circa tre mesi di confronti il 21 luglio scorso i rappresentanti delle categorie tecniche del Cup (Comitato unitario delle professioni) e del Pat (professioni area tecniche) hanno presentato al Guardasigilli un documento di riforma condiviso, che rappresenta la cornice di riferimento delle istanze di tutto il mondo delle professioni.

Scenari possibili Quali gli scenari possibili dunque? I due documenti non sono in contraddizione, e anzi esprimono entrambi il momento di congiuntura positiva tra mondo delle professioni e mondo della politica. I due provvedimenti dunque finiranno o per confluire in un unico testo oppure il governo porterà a termine un disegno di legge di principi garantendo poi dei principi attuativi cui demandare le specificità di ogni professione. Così mentre l’iter parlamentare continua ad andare avanti, voci non ufficiali garantiscono che l’ufficio legislativo del ministro sta mettendo a punto un ddl di principi.

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categoria, assolutamente necessaria». Il Cogepapi (Coordinamento geometri periti agrari e periti industriali) ha già calendarizzato l’assemblea dei presidenti che punta dritta al Congresso unitario delle tre professioni. Ma se i professionisti non stanno a guardare, segnali positivi arrivano anche dal mondo politico. Perché si continua sulla strada già indicata «secondo l’iter previsto», afferma Maria Grazia Siliquini (Fli), relatrice del provvedimento. Il testo di riforma delle professioni è attualmente incardinato in Commissione giustizia della Camera dei deputati. Ma la certezza è che il provvedimento sarà dibattuto «speriamo già la prossima settimana», continua l’onorevole Siliquini, «siamo già alla fase del dibattito e poi sarà dato un termine per gli emendamenti. Tutta la fase precedente si è conclusa e quindi il lavoro più lungo è già avvenuto». Piena soddisfazione per il lavoro svolto in Commissione arriva anche dall’onorevole Nicola Molteni (Lega Nord) «la commissione giustizia della Camera ha lavorato svolgendo tutta una serie di audizioni importanti, ascoltando tutti i soggetti professionali coinvolti. Abbiamo fatto una attività di monitoraggio assolutamente fon-

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damentale e si è arrivati alla stesura di un testo unico, condiviso nei principi generali». Riforma non solo attesa ma anche auspicata, ha aggiunto l’esponente della Lega Nord, che chiarisce «noi faremo una legge in cui fisseremo i principi e poi naturalmente ogni professione seguirà il proprio corso». Anche l’Italia dei valori manifesta grande attenzione nei confronti della riforma delle professioni, perseguendo la linea – come ha dichiarato Federico Palomba rappresentante della Commissione giustizia della Camera – «dell’accorpamento delle diverse categorie professionali», ritenendo infatti la semplificazione un fattore sempre positivo. Anzi, un fattore di forza. Inoltre, l’esponente Idv afferma che «confermiamo anche l’attenzione per l’ipotesi di scorporo tra le professioni ordinistiche e non ordinistiche, rispetto alla quale siamo positivamente orientati. Nel proseguo parlamentare cercheremo di fare in modo che queste soluzioni possano avere successo». Pierluigi Mantini (Udc) che da sempre si è occupato di professioni ribadisce con decisione «l’urgenza della riforma» arrivando a suggerire al presidente Silvio Berlusconi di inserirla tra i cinque punti programmatici nel suo discorso alle camere.

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Le

competenze professionali

dei geometri alla luce della sentenza Corte di Cassazione n. 19292 del 7 settembre 2010 CIRCOLARE DEL CONSIGLIO NAZIONALE GEOMETRI PROT. N. 08851, DATATA 13.09.2010, INVIATA A TUTTE LE ISTITUZIONI, AMMINISTRAZIONI E UFFICI PUBBLICI DELLE REGIONI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA Questo Consiglio è venuto a conoscenza della circolare diramata presso codeste amministrazioni dalle Federazioni Interregionali degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, avente ad oggetto, ancora una volta, la limitazione delle competenze professionali della categoria dei geometri. Ove l’inopinata applicazione della circolare dovesse determinare il ritardo o il rifiuto di atti dovuti d’ufficio, procurerebbe danni ingiusti a privati cittadini (richiedenti il provvedimento) con l’effetto di penalizzare gli appartenenti ad una categoria professionale a diretto vantaggio di quelle di cui al FIOPA portatrice di interessi palesemente corporativi di ingegneri ed architetti, spesso anche nella loro doppia qualità di iscritti e dipendenti delle medesime pubbliche amministrazioni invitate a rispettare le direttive da loro stessi impartite. La circolare, che richiama l’attenzione delle pubbliche amministrazioni al controllo sulla effettiva legittimazione dei tecnici rispetto alle opere progettate, fonda le ragioni della malcelata esclusione della competenza dei geometri sull’interpretazione della sentenza della Corte di Cassazione

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n. 19292/2009. Le questioni vengono poste come se si stesse commentando una nuova norma che, entrata in vigore, disciplinasse diversamente la materia delle competenze e dovesse essere osservata obbligatoriamente. Per scongiurare clamorosi errori da parte degli amministratori e dirigenti destinatari della circolare FIOPA (prot. n. 141/10 e n. 516/10, del 30/07/2010), si deve evidenziare in modo non equivoco che nessuna modificazione legislativa è intervenuta con l’effetto cogente di ristabilire o diversamente disciplinare le competenze professionali che, pertanto, rimangono identiche come sempre. Né tale effetto può averlo, in via mediata, l’intervenuta legislazione in materia di norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche che, per la sua portata innovativa, non era nei programmi di studio di nessun tecnico (ingegnere, architetto, geometra, ecc.) e impone quindi un uguale necessità di aggiornamento professionale da parte di tutti i professionisti. Le norme tecniche stesse, comunque, riaffermano, in materia di costruzioni civili, i limiti di competenza già stabiliti dalla pregressa normativa vigente, facendo specifico riferimento ad ingegneri, architetti e geometri.

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Ciò premesso, e nonostante il pregevole ma affannoso tentativo del FIOPA (gli ingegneri ed architetti del Piemonte e della Valle d’Aosta) di confondere l’interpretazione di una sentenza con la legge cogente, è appena il caso di ricordare il principio generale di diritto secondo il quale il giudicato, per quanto autorevole, fa stato solo ed esclusivamente per il caso giudicato. Mentre, estenderne erga omnes la faziosa interpretazione, si risolve, al contrario dell’auspicata chiarezza, in una forte e malcelata pressione che, ben lungi dal dirimere dubbi, ingenera, invece, confusione e prevaricazione. La citata sentenza n. 19292/2009, il cui petitum alla base del contenzioso riguardava l’ammontare degli onorari e non il limite delle competenze o delle possibili collaborazioni fra geometri con altre categorie, costituisce solo un pretesto per sostenere una campagna di disinformazione orchestrata sul tema “competenze” al fine di ottimizzare il valore di un pronunciamento aderente ad una linea interpretativa da molto tempo nota, ma certamente non univoca e che registra anche il significativo ed autorevole segno opposto della Corte Costituzionale (sentenza n. 199/1993). Per quanto sopra, confermando a pieno quanto già rappresentato nell’ottobre 2008 con nota CNGeGL prot. n. 7762 (del 21/10/08), che si allega in copia, si osserva che “per valutare la idoneità del geometra a firmare il progetto di un’opera occorre considerare le concrete caratteristiche dell’intervento”, e a tal fine, non possono essere prefissati criteri rigidi e fissi ma è necessario considerare tutte le particolarità della concreta vicenda, anche alla luce dell’evoluzione tecnica ed economica dei settore edilizio” (in questi termini Consiglio di Stato sez. V, n. 348/2001). Inoltre, va rilevato che, con specifico riferimento all’obbligo della P.A. di motivare congruamente in ordine alla sufficienza della redazione di un progetto da parte di un geometra in sede di rilascio di una concessione edilizia, da oltre dieci anni la giurisprudenza amministrativa ha espressamente chiarito che la competenza di tale professionista per la realizzazione in cemento armato di piccole costruzioni accessorie di edifici rurali o per uso di industrie agricole (ex art. 16, lett. l), del R.D. n. 274/29) deve essere riferita anche alle costruzioni civili di modesta entità (ai sensi della successiva lett. m) dello stesso articolo che non prevede alcuna limitazione nel tipo di struttura). Ciò in quanto “dal complesso normativo risultante dal r.d, 16 novembre 1939 n. 2229 e dalle l, 5 novembre 1971 n. 1086, 2 febbraio 1974 n. 64 e 2 marzo 1949 n. 144 si deve trarre la conclusione che ai tecnici diplomati non è preclusa in assoluto la progettazione di strutture in cemento armato, anzi la stessa è specificamente prevista e consentita sempre che si mantenga nei limiti della competenza come determinata nella rispettiva disciplina professionale: ne consegue che la competenza dei geometri alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili non trova alcuna limitazione o preclusione nella restrittiva struttura in cemento armato e dovendo anzi tenersi conto della specifica cultura di tali professionisti accresciuta dall’evoluzione delle relative conoscenza tecniche” (così, esemplare in punto di motivazione Consiglio di Stato, Sez. IV, 9 agosto 1997, n. 784). Se non bastasse la giurisprudenza citata a sostegno delle competenze professionali del geometra, si fa esplicito riferimento a quanto affermato dal Centro Studi Ingegneri nella pubblicazione “Le competenze professionali degli ingegneri

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juniores” (luglio 2008) – con prefazione a firma del Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – che, trattando della definizione della modesta costruzione, alla nota 17, pag. 36, riporta testualmente: “Ad esempio, ipotesi non di rado verificatasi, oggetto della progettazione (di costruzioni non prefabbricate) una struttura pari a circa 5.050 m3 a fronte dei canonici 5.000 m3 con i quali la giurisprudenza individua generalmente le strutture di modesta entità”. In tale contesto, dunque, ogni decisione eventualmente adottata dalla P.A., che determini limitazioni agli ambiti di competenza ordinariamente ammessi, dovrà essere opportunamente e singolarmente motivata. Ciò anche al fine di evitare che il cambiamento di comportamento, conseguente a sollecitazioni esterne ed inopportune, configuri lesione di interessi legittimi e di diritti soggettivi per disparità di trattamento, eccesso di potere o violazione di legge (se non abuso d’ufficio) conseguenti al mancato rispetto dei principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità (principi generali del diritto nazionale e comunitario e sanciti anche dal recente D. Lgs. n. 163/2006, art. 2, a cui la P.A. è tenuta ad uniformarsi). Da ultimo, si rileva che tale tipo di decisione espone a responsabilità, di carattere patrimoniale ed anche personale, il soggetto che adotti il provvedimento. Pertanto, alla luce di quanto premesso e nel riaffermare lo spirito di collaborazione che contraddistingue, da sempre, i rapporti della categoria dei geometri con le amministrazioni locali, è dovere di questo Consiglio Nazionale difendere l’operato dei propri iscritti – laddove, ovviamente, esso sia rispettoso della disciplina che regola i limiti dell’esercizio dell’attività professionale – nonché invitare le predette amministrazioni a non modificare le regole fino ad oggi seguite per il trattamento delle pratiche edilizie, al fine di evitare comportamenti atti a ledere le legittime prerogative dei medesimi professionisti e l’insorgenza di contenziosi diffusi su tutto l’ambito territoriale (i geometri professionisti, nelle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta, sono oltre 10.000). Distinti saluti Il Presidente Geom. Savoldi

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CIRCOLARE PROT. N. 7762 DEL 21.10.2008 Questo Consiglio Nazionale è venuto a conoscenza della circolare diramata dalle Federazioni Interregionali in oggetto, inviata alle amministrazioni locali in indirizzo e riguardante la competenza professionale dei geometri in materia di progettazione e direzione lavori di edifici con struttura in c.a. Una corretta ed imparziale interpretazione delle norme e della giurisprudenza richiamata a sostegno delle affermazioni contenute nella citata circolare, dovrebbe rientrare nel rapporto del reciproco rispetto tra professioni, pur a fronte di posizioni antitetiche. Per quanto riguarda le competenze professionali, dal punto di vista normativo, è appena il caso di ricordare che la legislazione vigente non vieta in modo aprioristico al geometra di operare con strutture in cemento armato nelle costruzioni. Se è vero che la lettera l) art. 16, del R.D. n. 274/1929, disciplina la progettazione, direzione, sorveglianza e liquidazione di piccole costruzioni accessorie in c.a. di costruzioni rurali e di edifici per uso di industrie agricole, di limitata importanza è altrettanto innegabile che la lettera m) assegna ai geometri il “progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili”. La maggiore ampiezza normativa della lettera I) che espressamente disciplina l’uso del cemento armato nelle costruzioni a destinazione agricola, non può autorizzare l’interprete a concludere che il legislatore, formulando in modo generico la norma contenuta nella successiva lettera m) (senza esplicito riferimento all’uso del cemento armato), ne abbia voluto vietare l’utilizzo per le costruzioni civili. Questa conclusione condurrebbe a conseguenze aberranti, tali da comprimere in maniera inaccettabile l’esercizio della professione del geometra e da snaturarne la funzione, vista l’importanza e la diffusione ormai acquisita dal cemento armato nell’ambito delle costruzioni non solo a destinazione civile. Oltre tutto siffatta conclusione contravviene chiaramente al dettato della L. n. 1086, del 5.11.71, art. 2, 1° comma, che, anzi) garantisce al geometra il diritto all’uso del cemento armato entro i limiti di competenza. Tale legge, infatti, ha ridisciplinato “in toto” la materia, innovando la precedente normativa e riconoscendo la legittimazione anche dei geometri a progettare opere in cemento armato, secondo i criteri stabiliti dal relativo regolamento professionale. Pertanto, si deve riaffermare il concetto di modesta costruzione per delimitare l’ambito di competenza del geometra nell’espletamento di incarichi professionali) adottando il criterio tecnico-qualitativo in relazione alle caratteristiche dell’opera da realizzare. Anche per quanto riguarda l’ulteriore aspetto della questione, cioè la progettazione in zona sismica si richiama la L. n. 64, del 2.2.1974, “Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche” che, all’art. 17, 2° comma, così prescrive testualmente: “Alla domanda deve essere unito il progetto, in doppio esemplare e debitamente firmato da un ingegnere, architetto, geometra, o perito in-

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dustriale iscritto all’Albo, nei limiti delle rispettive competenze, nonché del direttore dei lavori”. Si osserva che la norma, nella sua formulazione, richiama in modo pressoché identico quella contenuta nell’art. 2, 1° comma, della L. n. 1086/71 sulla disciplina dell’uso del cemento armato, che è stata fino ad ora oggetto di analisi interpretativa. Anche questa norma rimanda ai criteri di ripartizione delle competenze stabiliti dalla legge professionale, motivo per cui tutte le considerazioni di principio già svolte in precedenza possono essere qui validamente riproposte. Ancora una volta, la legge autorizza il geometra ad operare, in zona sismica, a condizione che egli sia iscritto al proprio Albo professionale e nei limiti della sua competenza, secondo i criteri generali richiamati dall’art. 16, R.D. n. 274/1929. Quand’anche la progettazione in zona sismica richieda particolari operazioni di calcolo, la legge comunque scevera da questo concetto e colloca i limiti di competenza del geometra entro quelli predeterminati dalla legge professionale alla quale rimanda, vale a dire il limite della modesta costruzione. Si deve dunque nuovamente riaffermare il concetto di modesta costruzione civile per delimitare l’ambito di competenza del geometra nell’espletamento di incarichi professionali anche in zone sottoposte a pericolo sismico ed a più forte ragione in zone non sottoposte a tale rischio. D’altro canto, occorre tener conio della specifica preparazione scolastica – unitamente a quella professionale – dei geometri, assicurata dalla disciplina dei programmi di insegnamento, attualmente previsti dal D.P.R. n. 825, dell’1.5.1972 (materie, orari e programmi di insegnamento negli istituti tecnici per geometri). Tale decreto ha, infatti, introdotto il “cemento armato” come materia di studio sotto ogni rilevante aspetto (materiali, requisiti di accettazione e di impiego, sistemi costruttivi, calcolo delle strutture, progettazione e direzione lavori). A sostegno di quanto sopra esposto, si evidenziano le pronunzie giurisprudenziali che seguono. La sentenza n. 199/93 della Corte Costituzionale, in particolare, fa proprio il criterio “tecnico qualitativo fondato sulla valutazione della struttura dell’edificio e delle relative modalità costruttive”. Questo è un criterio “flessibile” dichiara la Corte che si evolve in accordo con le “cognizioni necessariamente variabili in rapporto ai progressi tecnici scientifici che la materia può subire nel tempo” e per la cui applicazione concreta occorre far riferimento, oltre alla legge n. 144/49 (tariffa professionale), anche all’intera normativa di settore. In tale ambito, dunque, vanno ricomprese le disposizioni riguardanti altre categorie tecniche, quale il regolamento professionale dei periti industriali (R.D. n. 275/29) che riporta la medesima espressione “modesta costruzione civile”, ampiamente specificata all’art. 19 della relativa tariffa (L. n. 146/57). A tale proposito, la Consulta conferma che i regolamenti delle professioni suddette risultano emanati contemporaneamente e, pertanto, appare inoppugnabile che la medesima espressione debba avere la stessa valenza, individuata

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attraverso le tariffe professionali, alla luce della cultura tecnica e professionale delle categorie interessate. Pertanto, il più ampio ambito di competenze descritto dalla legge n. 146/57, rispetto a quello indicato dalla legge n. 144/49, determinato dalla evoluzione tecnico professionale, deve essere ragionevolmente riferito anche ai geometri. La sentenza citata non menziona il cemento armato, ma le espressioni adoperate (“valutazione” delle “caratteristiche costruttive” e delle “difficoltà tecniche presenti”) non solo non ne escludono l’uso, ma all’opposto lo ammettono. La sentenza n. 3673/93 della Sesta Sezione della Cassazione Penale si pone nel medesimo solco della Corte Costituzionale, ma si spinge oltre. La sentenza riconosce che la competenza in materia di costruzioni civili è disciplinata dalla sola lett. m) dell’art. 16 R,D. n. 274/29 e che, ai fini della delimitazione della competenza in materia di costruzioni civili, non hanno alcuna rilevanza le disposizioni dettate nelle altre lettere del medesimo art. 16. La lettera m) non ha posto “alcuna distinzione o esclusione in ordine al tipo di costruzione, alla sua struttura o alla tecnica costruttiva; poiché la legge non ha escluso l’uso della struttura in cemento armato, sarebbe ingiustificato ed anzi arbitrario porre una limitazione alla attività del geometra circoscrivendola ad un solo tipo di costruzione, escludendo quella realizzata con l’impiego del cemento armato” e, pertanto, i geometri “sono normalmente competenti a progettare ed eseguire opere in cemento armato nei limiti quantitativi e qualitativi previsti” dalla disciplina professionale. Ad ulteriore conferma della legittimità del criterio tecnico qualitativo e dei risultati “flessibili” (per usare l’espressione adottata dalla Corte Costituzionale) che esso comporta, la Corte di Cassazione, con riguardo specifico al cemento armato, ha osservato “che nel periodo intercorrente fra l’emanazione del R.D. n. 274/1929 e delle successive leggi citate, lo sviluppo del cemento armato nell’edilizia è stato notevolissimo, tanto che le strutture di tale tipo hanno praticamente sostituito l’uso di quelle una volta denominate “ordinarie”, concludendo pertanto che “il richiamo fatto alle due citate leggi n. 1086/1971 e n. 64/1974 sulle strutture cementizie e sulle costruzioni antisismiche alla competenza dei geometri e dei periti industriali edili, ha anche il significato di riconoscere ad essi una normale e generica competenza nel progettare le opere in cemento armato”. Tale orientamento risulta, confermato “in toto” dalla sentenza n. 784/97 della quarta sezione del Consiglio di Stato, laddove sancisce, in particolare, l’interpretazione delle leggi tecniche dal R.D, n. 2229/39 alla legge n. 64/74 (attraverso la legge n. 1086/71) come una conferma che la competenza dei geometri, di cui all’art. 16 lett. m) del R.D. n. 274/29, comprende la legittimazione a progettare e dirigere modeste costruzioni civili, senza alcuna preclusione in ordine alla struttura. Alla stessa conclusione perviene anche la decisione del Consiglio di Stato, sez. 5a, n. 348/2001 laddove recita testualmente: “Dunque, per valutare la idoneità del geometra a firmare il progetto di un’opera edilizia che comporta l’uso di cemento armato, occorre considerare le concrete caratteristiche dell’intervento. A tal fine, non possono essere prefissati criteri rigidi e fissi, ma è necessario considerare tutte

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le particolarità della concreta vicenda, anche alla luce dell’evoluzione tecnica cd economica del settore edilizio”. Anche la Suprema Corte di Cassazione, sez. 2a civile, ha ribadito il suddetto principio con la pronunzia n. 5428 del 17/03/2004. Allo stesso modo, la sentenza del Tribunale penale di Aosta, n. 683/06 tenendo tra l’altro conto di una perizia redatta da ingegnere riconosce la competenza professionale del geometra nella progettazione e DL di opere in c.a., laddove l’opera stessa possa “considerarsi modesta”. Se non bastasse la giurisprudenza citata, fa esplicito riferimento a quanto affermato dal Centro Studi Ingegneri nella pubblicazione “Le competenze professionali degli ingegneri juniores” (luglio 2008) con prefazione a firma del Presidente del Consiglio Nazionale degli ingegneri che, trattando della definizione della modesta costruzione, alla nota 17, pag. 36, riporta testualmente: “Ad esempio, ipotesi non di rado verificatasi, oggetto della progettazione è una struttura pari a circa 5.000 m3 a fronte dei canonici 5.000 m3 con i quali la giurisprudenza individua generalmente le strutture di modesta entità”. La valutazione della “modestia” va, pertanto, effettuata per ogni singola fattispecie, dando rilevanza decisiva all’elemento tecnico qualitativo, “tenuto conto della preparazione professionale della medesima (ndr Categoria dei geometri) in relazione agli studi compiuti ed alla cultura accresciuta dall’evoluzione delle conoscenze tecniche”. Le considerazioni svolte valgono pienamente anche per le costruzioni a destinazione industriale o commerciale, come previsto anche dalla tariffa professionale (legge n. 144/1949) ed a maggior ragione la competenza non può essere messa in dubbio per le costruzioni con strutture prefabbricate di cui all’art. 9 della medesima legge n. 1086/1971. Ai sensi di tale norma, infatti, il progettista e responsabile dell’organico inserimento dei manufatti nel progetto delle strutture dell’opera, ma non anche del calcolo delle strutture prefabbricate. Va, inoltre, ricordato che nella categoria dei geometri sono attualmente già iscritti un gran numero di geometri laureati che possiedono, pertanto, la stessa formazione scolastica ed universitaria degli ingegneri juniores, ai quali è consentita la progettazione e DL di edifici con utilizzo di strutture in c.a. con la sola esclusione dell’utilizzo di metodologie «innovative». Pertanto, alla luce di quanto premesso, è dovere di questo Consiglio Nazionale difendere l’operato dei propri iscritti laddove, ovviamente, esso sia rispettoso della disciplina che regola i limiti dell’esercizio dell’attività professionale. Nello spirito di collaborazione che contraddistingue, da sempre, i rapporti della categoria dei geometri con le amministrazioni locali, si invita a scongiurare ogni adesione alla richiamata circolare inviata dalle Federazioni degli Ingegneri e degli Architetti e si dichiara la più ampia disponibilità a fornire eventuali ulteriori chiarimenti, al fine di evitare comportamenti idonei a ledere le legittime prerogative dei medesimi professionisti. Con i migliori saluti Il Presidente Geom. Fausto Savoldi

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EDILIZIA

A cura di Guido A. Inzaghi Il Sole 24 Ore, 19.9.2010, n. 257

DAL MINISTERO. CHIARITA L’APPLICABILITÀ DELLA SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITÀ

Scia

Con la restauri e ristrutturazioni iniziano subito NON È PIÙ NECESSARIO ATTENDERE I 30 GIORNI DAL DEPOSITO DELLA PRATICA IN MUNICIPIO La Scia si applica nell’edilizia. Con il deposito in Comune della segnalazione certificata si possono immediatamente avviare i lavori di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia “fedele” e le varianti a permessi di costruire. La presenza di un vincolo non impedisce poi l’utilizzo della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), fatto comunque salvo l’ottenimento, prima di avviare i lavori, dell’autorizzazione specifica in caso di vincoli. Questa, in sintesi è l’interpretazione fornita dal ministero delle Infrastrutture al quesito posto dalla regione Lombardia sull’applicabilità al mondo delle costruzioni del nuovo testo dell’articolo 19 della legge 241/1990, introdotto dalla manovra correttiva. Restano invece soggetti a permesso di costruire gli interventi di nuova costruzione, quelli di ristrutturazione urbanistica e le opere di ristrutturazione edilizia infedele che comportino cioè l’aumento di unità immobiliari, modifiche del volume della sagoma dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso. Nulla viene quindi modificato rispetto alle opere già liberalizzate: restano soggette a semplice «comunicazione» i lavori di manutenzione straordinaria, le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee, quelle di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche

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I PROFESSIONISTI. I TECNICI ABILITATI SONO COMUNQUE RESPONSABILI DELLA LEGALITÀ per aree di sosta, gli interventi per realizzare i pannelli solari, fotovoltaici e termici, le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. Restano infine del tutto libere (senza neppure la «comunicazione») le opere di manutenzione ordinaria, quelle volte all’eliminazione di barriere architettoniche che non alterano la sagoma dell’edificio, le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo i movimenti di terra pertinenti all’esercizio dell’attività agricola, le serre mobili stagionali. Infine, una precisazione importante del ministero: restano in vita le previsioni regionali che assoggettano a Dia (la co-

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siddetta “superDia”) le opere che secondo il Testo unico sull’edilizia richiedono il permesso di costruire. L’impatto della manovra è così fortemente ridotto in Lombardia, dove ai sensi della legge regionale 12/2005 le grandi opere continuano a essere assoggettate a Dia e quelle minori, se non liberalizzate, sono ora sottoposte a Scia. L’assetto tracciato dal ministero può dirsi definitivo? A dire il vero, sulla Scia le interpretazioni in campo sono davvero tante e, per quanto autorevole, quella ministeriale non ha valore di legge e non risolve i dubbi che, sull’utilizzabilità della nuova procedura, sono stati sollevati dagli uffici tecnici delle amministrazioni comunali quotidianamente chiamati ad applicare sul campo le nuove disposizioni. In primo luogo è stato osservato che la natura stessa dell’attività edilizia impedirebbe l’applicabilità della Scia alle costruzioni escluse dalle previsioni dell’articolo 19 della legge 241/1990 e assoggettate alle previsioni speciali del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001). A supporto dell’inapplicabilità della Scia all’edilizia sta poi la considerazione che dalla segnalazione certificata restano comunque escluse – lo prevede la manovra – le attività soggette a limiti o contingenti complessivi, ai quali sarebbero riconducibili gli indici edilizi che regolamentano tutta l’attività di trasformazione del territorio. Sotto un altro profilo, è stato inoltre osservato che mentre l’articolo 22 del Testo unico disciplina la denuncia di inizio attività, la manovra, riscrivendo l’articolo 19 citato, ha cancellato la dichiarazione di inizio attività, per cui non vi sarebbe motivo di porre in dubbio la perdurante efficacia delle disposizioni sulla Dia edilizia: «Le espressioni “segnalazione certificata di inizio di attività” e “Dia”, ovunque ricorrano, anche come parte di una espressione più ampia, e la disciplina di cui al comma 4-bis sostituisce direttamente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, quella della dichiarazione di inizio di attività recata da ogni normativa statale e regionale». Le ragioni a favore della non applicazione della Scia all’edilizia non sono considerate dalla nota ministeriale, che porta a sostegno della sua tesi i lavori preparatori della legge di conversione del Dl 78/2010 (As 2228). In particolare, il dossier di documentazione del Servizio studi del Senato suggerisce la seguente lettura della disposizione: «La norma ha anche un profilo abrogativo della normativa statale difforme, per cui si deve intendere che a essa va ricondotta anche la denuncia di inizio di attività edilizia, disciplinata dagli articoli 22 e 23 del Dpr n. 380 del 2001». Di fronte a posizioni così distanti, però, gli operatori del settore sono in difficoltà. Alcuni, nel dubbio, scelgono di attendere comunque il decorso dei 30 giorni previsti dal Testo unico edilizia prima di dare avvio a lavori che, in base alla Scia, potrebbero avviare subito.

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La guida

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I LAVORI SEMPLIFICATI CON LA NUOVA PROCEDURA A cosa si applica • La Scia si applica agli interventi soggetti a Dia secondo la normativa statale, cioè, in pratica, a tutte le categorie di lavori che non sono ricompresi nelle altre tipologie di procedure. Quindi, a tutti quelli che non rientrano tra le opere libere, che non sono soggetti a «comunicazione» e che non sono regolati dal permesso di costruire o dalla superDia regionale (in Lombardia valevole per tutte le opere edilizie). Qui di seguito elenchiamo le opere interessate dalla Scia.

Restauro e risanamento conservativo • Sono gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. • In linea di massima, si tratta di opere eseguite su edifici di un certo pregio e di una certa età, dai rustici che vanno rimessi in sesto con rispetto delle caratteristiche costruttive originarie alle unità immobiliari o a interi edifici per i quali non sia necessaria una ristrutturazione vera e propria. • Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

Ristrutturazione edilizia • Si tratta degli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. • Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi e impianti. • Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica.

Varianti a permessi di costruire • Questa

categoria soggetta anch’essa alla nuova pratica della Scia comprende opere che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d’uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell’edificio e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.

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operativa

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LE OPERE CHE CONTINUANO A ESSERE REGOLATE DA NORME GIA ESISTENTI Gli interventi “Liberi” (senza formalità) • Gli interventi di manutenzione ordinaria (come il rifacimento dei pavimenti). • Gli interventi per eliminare barriere architettoniche, ma senza realizzare rampe o ascensori esterni o manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. • Le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico (esclusa la ricerca di idrocarburi), che siano eseguite in aree esterne al centro edificato. • I «movimenti di terra» strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-siIvo- pastora li, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari • le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali all’attività agricola.

Interventi leciti previa «comunicazione» • Gli interventi di manutenzione straordinaria, ivi compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne,sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliarie e non implichino incremento dei parametri urbanistici. • Le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e a essere immediatamente rimosse al cessare della necessità (o comunque entro novanta giorni al massimo). • Le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati. • I pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al Dm Lavori pubblici del 2 aprile 1968, n. 1444. • Aree ludiche senza fini di lucro (parchi giochi) e arredo delle aree pertinenziali degli edifici (come le panchine)

Interventi soggetti a permesso di costruire • Gli interventi di nuova costruzione; • Interventi di ristrutturazione urbanistica; • Interventi di ristrutturazione edilizia che portino a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresinelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso.

Interventi soggetti a superDia • Sono le opere che, per la disciplina statale, sono soggette a permesso di costruire, ma che secondo le leggi regionali sono realizzabili con Dia.

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LA SEGNALAZIONE PASSO PER PASSO DALLA PRESENTAZIONE AI CONTROLLI Chi deve presentare la Scia • Proprietario dell’immobile o altro avente titolo (articolo 11 del Dpr 380/2001) attraverso i tecnici abilitati alla progettazione (ingegneri, architetti, geometri per le opere di modeste dimensioni).

Dove si presenta • Al Comune dove si trova l’immobile oggetto di intervento

La procedura • La Scia è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni, nonché dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti sulla conformità dell’intervento alle disposizioni di legge regolamentari, corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione. • L’attività oggetto può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione. • Se l’immobile è vincolato i lavori potranno cominciare dopo l’ottenimento dell’autorizzazione dell’amministrazione competente alla tutela del vincolo (soprintendenza, regione, provincia, comune, parco). • In caso di accertata carenza della conformità dell’intervento alla legge o ai regolamenti, il Comune, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. • Dopo 60 giorni il Comune può intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente.

Le sanzioni • Le

dichiarazioni o le false attestazioni sull’esistenza dei requisiti o dei presupposti di conformità dell’intervento è punito con la reclusione da uno a tre anni

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EDILIZIA

EDILIZIA PROCEDURE. IL PUNTO DOPO L’APPROVAZIONE DEL DECRETO INCENTIVI (DL 40/2010) E LA MANOVRA D’ESTATE (DL 78/2010)

Otto permessi per aprire i cantieri LA SEMPLIFICAZIONE HA MOLTIPLICATO I TITOLI EDILIZI E GLI ADEMPIMENTI DEI PRIVATI

A cura di Guido A. Inzaghi Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

Otto diversi titoli edilizi, che si declinano in 24 diverse procedure per la loro formazione. Il quadro normativo, oggi, è questo, nonostante i tre interventi legislativi degli ultimi mesi – illustrati negli articoli in questa pagina – tutti con l’obiettivo dichiarato dello snellimento procedurale. Partendo dal basso, cioè dalle cosiddette opere minori, i regimi edilizi attualmente in vigore questi: 1 interventi liberi (articolo 6, comma 1, Dpr 380/2001, come modificato dalla legge 73/2010, che ha convertito il Dl 40/2010); 2 comunicazione di inizio lavori (comma 2 dello stesso articolo, modificato dalla stessa legge); 3 comunicazione inizio lavori con relazione tecnica asseverata (comma 4, dello stesso articolo, modificato dalla stessa legge); 4 Scia, segnalazione certificata di inizio attività (articolo 19 della legge 241/1990, come modificato dalla legge 122/2010, che ha convertito il Dl 78/2010); 5 Dia, denuncia di inizio attività (articolo 22, commi 1 e 2, del Dpr 380/2001); 6 cosiddetta Super-Dia (comma 3 dello stesso articolo); 7 permesso di costruire (articolo 10 del Dpr 380/2001); 8 permesso di costruire gratuito (articolo 22, comma 7, del Dpr 380/2001). Nella scheda successiva gli otto titoli sono inquadrati nelle diverse tipologie di opere a seconda che si condivida o no l’interpretazione sulla Scia data dal ministero per la Semplificazione il 16 settembre scorso, in risposta al quesito posto dalla regione Lombardia: i funzionari lombardi, in sostanza, avevano chiesto chiarimenti sull’applicabilità al mondo delle costruzioni del nuovo testo dell’articolo 19 della legge 241/1990 introdotto dalla manovra correttiva. Quanto alle procedure, queste sono in tutto 24, perché la formazione di ogni titolo cambia a seconda che l’immobile interessato dai lavori: – non sia vincolato (non serve autorizzazione paesaggistica); – sia vincolato e oggetto di interventi di lieve entità (serve l’autorizzazione paesaggistica semplificata del Dpr 139/2010); – sia vincolato e oggetto di interventi non di lieve entità (serve l’auto rizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi del Dlgs 42/2004). Il numero di combinazioni è decisamente elevato, e ha prodotto notevoli incertezze applicative all’apparire delle disposizioni più recenti (Dl 40/2010 e Dl 78/2010) che hanno introdotto nel sistema la comunicazione di inizio dei lavori (asseverata o meno) e la Scia.

DOPPIO LIVELLO. OGNUNO DI QUESTI PASSAGGI DEVE DECLINARSI SECONDO IL REGIME PREVISTO PER LE ZONE DI PREGIO AMBIENTALE

COMPETENZA CONCORRENZIALE. IL LEGISLATORE NAZIONALE PUNTA A SUPERARE LE DIFFORMITÀ LOCALI MA RESTA L’ARTICOLO 117 DELLA COSTITUZIONE

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EDILIZIA

Proprio rispetto alla Scia, sono tutt’ora incerti la sua applicabilità all’edilizia (affermata dal Ministero, ma contestata da alcune regioni e comuni), la sopravvivenza totale o parziale di Dia e Super-Dia, la sorte delle sanzioni amministrative e penali nel rinnovato quadro procedurale. L’impianto sanzionatorio del Dpr 380/2001, infatti, è basato sull’assenza o sulla difformità dei lavori dal titolo edilizio: quindi, se non è chiaro quale titolo serva, non è chiara neppure la sanzione applicabile in caso di abuso. Anche il nuovo regime delle autorizzazioni paesaggistiche semplificate ha dato molto da pensare, ponendo in dubbio l’effettivo conseguimento dell’alleggerimento procedurale perseguito dal Dpr 139/2010. Tutto questo, poi, senza considerare la produzione legislativa regionale che, secondo l’articolo 117 della Costituzione, concorre a disciplinare la mate-

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ria del governo del territorio, in cui rientra l’edilizia. La diretta applicabilità delle disposizioni sulla comunicazione di inizio lavori nelle regioni a statuto ordinario già dotate di norme edilizie di dettaglio è stata dapprima negata dal Dl 78/2010 e infine affermata dalla legge di conversione 73/2010, che non ha però fugato i dubbi specie sulla costituzionalità dell’invasione di campo nella sfera della competenza legislativa regionale in materia. La norma che ha introdotto la Scia, invece, ha subito affermato la propria prevalenza su «ogni normativa statale e regionale», ma anche in questo caso restano i dubbi. Da più parti si auspica un intervento legislativo che, a partire dalla riunificazione della disciplina settoriale, assicuri la legittimità dell’azione amministrativa, agevolando inoltre la prevenzione dell’abusivismo edilizio e garantendo la sicurezza della regolarità edilizia a chi acquista un immobile.

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EDILIZIA

La casistica La disciplina dei titoli edilizi secondo la normativa statale (Dpr 380/2001, legge 73/2010, legge 122/2010)

1 Attività edilizia libera • manutenzione ordinaria; • interventi per eliminare le barriere architettoniche che non comportino la costruzione di rampe o ascensori esterni e non alterino la sagoma dell’edificio; • opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo (esclusi gli idrocarburi) fuori dal centro edificato; • movimenti di terra per l’agricoltura e serre mobili stagionali senza opere murarie.

2 Attività soggette a comunicazione di inizio lavori • opere temporanee; • pavimentazione e finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, contenuta entro l’indice di permeabilità (compresi intercapedini interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati); • pannelli solari (fotovoltaici e termici) senza serbatoio esterno, a servizio degli edifici, fuori dai centri storici; • aree ludiche senza fini di lucro ed elementi di arredo di aree pertinenziali degli edifici.

3 Attività soggette a comunicazione di inizio lavori asseverata • manutenzione straordinaria, compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, purché non riguardi le parti strutturali dell’edificio, non aumenti il numero delle unità immobiliari e non incrementi superfici e volumi.

4 Attività soggette a Scia (secondo il ministero della Semplificazione) • manutenzione straordinaria che interessa parti anche strutturali degli edifici; • restauro e risanamento conservativo; • ristrutturazione edilizia leggera (compresa demolizione e ricostruzione) con un rispetto di volumetria, sagoma, prospetti e destinazione d’uso nei centri storici; • varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici, non modificano la destinazione se in zona A. la gomma e non violano il permesso di costruire.

5 Attività soggette a Dia ordinaria

6 Attività soggette a Super-Dia statale

(disattendendo il ministero della Semplificazione)

(disattendendo il ministero della Semplificazione)

• Stessi interventi del punto 4.

• ristrutturazione edilizia pesante, con modifica di sagoma, volume, prospetti, aumento unità immobiliari, cambio d’uso nei centri storici; • nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica disciplinati da piani attuativi; • nuova costruzione in esecuzione di Prg.

7 Attività soggette a permesso di costruire gratuito • stessi interventi del punto 4.

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8 attività soggette ha permesso di costruire • nuova costruzione; • ristrutturazione urbanistica; • ristrutturazione edilizia o modifica di sagoma e volume.

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EDILIZIA

Mauro Cavicchini Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

Lavori leggeri: iter accelerato sul paesaggio L’autorizzazione paesaggistica semplificata è prescritta, al posto di quella ordinaria, per 39 interventi definiti di lieve entità. Nella lista ci sono gli ampliamenti, le demolizioni e ricostruzioni (con uguale volume e sagoma), le opere riguardanti i prospetti e le coperture, la realizzazione o la modifica di autorimesse pertinenziali, la realizzazione di tettoie, porticati, chioschi da giardino, manufatti accessori e volumi tecnici, cancelli recinzioni, mura di cinta, la sistemazione delle aree di pertinenza, l’installazione di condizionatori, impianti di climatizzazione, caldaie, parabole, antenne (autonome o condominiali) e pannelli solari (termici e fotovoltaici). L’autorizzazione semplificata è però esclusa, per molti interventi, quando il vincolo paesaggistico è puntuale, cioè apposto con un provvedimento specifico, e quando gli interventi superano soglie quantitative predeterminate (o quando devono essere realizzati nei centri storici). Può essere utilizzata, invece, anche per due o più interventi di lieve entità. L’autorizzazione semplificata deve essere rilasciata nel termine massimo di 60 giorni (invece dei 105/120 di quella ordinaria) ed è immediatamente efficace (invece che dopo 30 giorni). L’amministrazione competente ha 30 giorni di tempo (invece di 40) per fare la sua istruttoria, esprimere la sua valutazione paesaggistica, acquisire il parere della Commissione per il paesaggio (se non escluso dalla legislazione regionale), accertare la conformità urbanistico-edilizia dell’intervento. La Sovrintendenza è tenuta a esprimere il suo parere entro 25 giorni (invece di 45) dal ricevimento della

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pratica: decorso questo termine in assenza del parere, l’amministrazione competente ha l’obbligo di concludere comunque il procedimento. L’iter può essere concluso anticipatamente (entro 30 giorni) quando si rileva la difformità urbanistico-edilizia dell’intervento o quando l’amministrazione competente esprime una valutazione paesaggistica negativa. Se è la Sovrintendenza a esprimere una valutazione paesaggistica negativa, spettano a essa i conseguenti provvedimenti di prediniego e diniego. La domanda di autorizzazione semplificata deve essere accompagnata dalla scheda semplificata allegata al Dpcm del 2005, che sostituisce la relazione paesaggistica. Le condizioni e le soglie quantitative che consentono di utilizzare l’autorizzazione semplificata al posto di quella ordinaria sono il più delle volte prive di motivazioni evidenti e depotenziano la semplificazione. Lo stesso effetto ha la necessità di acquisire il parere della Commissione del paesaggio laddove le regioni non lo escludano esplicitamente. L’accertamento di conformità urbanistico-edilizia dell’intervento, quale presupposto per il rilascio dell’autorizzazione semplificata, può essere, di per sé, cosa utile, perché evita di assentire sotto il profilo paesaggistico interventi che poi non potranno di fatto essere realizzati, ma è in contrasto con il Codice dei beni culturali (Dlgs 42/2004) e diventa un appesantimento procedurale, anche quando la conformità può essere asseverata dal progettista.

AREE TUTELATE. LA DISCIPLINA DEL DPL 139/2010

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EDILIZIA

A cura di Guido A. Inzaghi Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

PICCOLE OPERE. TRA REGIONI E COMUNI

La comunicazione si confronta con i

paletti locali

Con la comunicazione di inizio lavori, il cantiere può iniziare lo stesso giorno in cui la comunicazione è depositata in comune, anche in via telematica, insieme alle autorizzazioni eventualmente obbligatorie secondo le normative di settore. Per le opere di manutenzione straordinaria, però, bisogna indicare i dati identificativi dell’impresa che realizzerà i lavori e allegare una relazione che asseveri la conformità del l’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia di legge e regolamento (piano regolatore e regolamento edilizio) sottoscritta da un professionista abilitato alla progettazione (geometra per le opere di modesta dimensione, architetto, ingegnere). Questa, in sintesi, è la procedura della comunicazione, che si frappone tra gli interventi la cui realizzazione è completamente libera (riportati nella scheda precedente) e le opere soggette a controllo comunale ridotto (Scia e Dia) e pieno (permesso di costruire). Mentre la prima versione della norma ne escludeva l’applicazione nelle regioni dotate di disposizioni sulle procedure edilizie (anche regole-fotocopia di quelle nazionali), la disciplina introdotta con la conversione del Dl 40/2010 si limita a riconoscere alle regioni a statuto ordinario il potere di estendere la liberalizzazione a interventi edilizi ulteriori e a individuare altri casi per i quali è obbligatorio trasmettere la relazione tecnica, di cui si possono anche stabilire contenuti extra. Sebbene sia possibile nutrire dubbi sulla tenuta costituzionale della previsione – che pare invadere la competenza legislativa regionale rispetto alla definizione delle procedure edilizie di dettaglio – l’applicazione della comunicazione è generalmente riconosciuta. Innanzitutto, la semplificazione opera nelle regioni che non hanno una disciplina specifica in materia: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e Veneto. Inoltre, è recepita in molte altre, e si può citare la comunicazione della Lombardia del 3 giugno 2010, per cui la modifica è «finalizzata a definire un livello minimo di semplificazione non derogabile in senso restrittivo dalle regioni». Il recepimento, peraltro, non è uniforme e talora varia da una città all’altra (si veda Il Sole 24 Ore del 13 settembre scorso). La nuova disciplina prevede una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 258 euro per la mancata comunicazione dell’inizio dei lavori o la mancata trasmissione della relazione tecnica. È tuttavia evidente che la disposizione si applica solo nel caso in cui ricorrano tutti gli altri presupposti previsti rispetto alla conformità dell’intervento alle disposizioni di legge e regolamentari locali, quindi nel caso in cui ci sia solo “dimenticati” di trasmettere le relazione. Altrimenti, se alla dimenticanza si accompagna la violazione di leggi o regolamenti, si applicheranno le sanzioni ordinarie previste dall’ordinamento, che vanno dalle sanzioni amministrative in misura fissa o correlata al maggior valore prodotto dall’abuso, alla riduzione in pristino stato e alla demolizione, fino alla perdita della proprietà del bene.

IL PRINCIPIO. LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA SENZA DIA È STATA APPLICATA NEGLI ENTI CHE ERANO PRIVI DI UNA LEGISLAZIONE SPECIFICA

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A cura di Guido A. Inzaghi Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

LA «SEGNALAZIONE». MA RESTANO I DUBBI

Con la Scia soltanto

60 giorni

per bloccare le irregolarità La Scia consente l’avvio delle attività contestualmente al deposito della segnalazione corredata dagli elaborati tecnici necessari alla Pa per verificare la sussistenza dei requisiti e dei presupposti richiesti sia dalla legge, sia da atti amministrativi a contenuto generale. La Pa ha tempo 60 giorni per fermare l’attività illegittima, dando comunque la possibilità di procedere alla sua regolarizzazione. Dopo, l’amministrazione può intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e sempreché non sia possibile procedere alla conformazione dell’attività. Secondo l’interpretazione fornita dal ministero per la Semplificazione lo scorso 16 settembre, la Scia si applica all’edilizia e – in particolare – si sostituisce alla Dia rispetto ai lavori di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia “fedele” e alle varianti a permessi di costruire (si veda scheda precedente). La presenza di un vincolo non impedisce poi l’utilizzo della Scia, fatto comunque salvo il preliminare ottenimento dell’autorizzazione dell’amministrazione (eventualmente in forma semplificata). Infine, sempre secondo il ministero, resterebbero comunque in vigore le previsioni regionali che hanno esteso la Dia alle opere maggiori, mentre scomparirebbe la Super-Dia statale prevista dall’articolo 22, comma 3, del Dpr 380/2001. La tenuta costituzionale e la correttezza dell’interpretazione ministeriale è stata da più parti posta in dubbio, con questi argomenti: • la specialità della materia edilizia (non a caso disciplinata da un testo unico) che non è riconducibile alle generali previsioni dell’articolo 19 della 241 del 1990; • la considerazione per cui dalla Scia restano escluse – per stessa previsione dell’articolo 19 – le attività soggette a limiti complessivi cui parrebbero ricondursi gli indici edilizi; • la notazione testuale per cui la manovra, riscrivendo il medesimo articolo 19 ha cancellato la «dichiarazione» di inizio attività e non la «denuncia» cui fa capo la Dia edilizia nel Dpr 380/2001. La Toscana ha promosso un ricorso alla Corte costituzionale contro il nuovo articolo 19 e l’Anci Toscana ne ha comunque dichiarato l’inapplicabilità all’edilizia. Intanto, però, in attesa che la questione venga definita il legislatore pare procedere dando per scontata l’applicazione della Scia all’edilizia. Il Dpr 160 del 7 settembre scorso, recante il regolamento per il riordino dello sportello unico per le attività produttive, prevede infatti l’ipotesi che la Scia sia presentata allo sportello unico per le attività produttive (Suap) per la realizzazione, trasformazione, ristrutturazione, riconversione o ampliamento di attività produttive, ulteriormente precisando all’articolo 5, comma 7, che «la ricevuta della Scia costituisce titolo autorizzatorio ai fini del ricorso agli ordinari rimedi di tutela dei terzi e di autotutela dell’amministrazione». In tal senso, si segnala da ultimo che l’assessorato al Territorio e urbanistica della Lombardia, con comunicato dell’8 ottobre, ha condiviso l’interpretazione ministeriale, evidenziando che la stessa «sostanzialmente fa salvo il regime giuridico in materia di procedure edilizie che Regione Lombardia ha consolidato con successo da oltre un decennio e che risulta fondato, come noto, sull’alternatività pressoché totale tra permesso di costruire e Dia».

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EDILIZIA

Newsletter delle coperture www.copertureinlaterizio.it, 10.2010, n. 24

cumulo di neve ghiacciata

acqua di fusione

Effetti del disgelo differenziale in corrispondenza dello sporto in caso di sottotetto abitato e riscaldato.

-

+ possibili infiltrazioni d’acqua

I requisiti essenziali di un buon tetto: tenuta, raccolta e allontanamento delle acque Un’attenta analisi delle specifiche condizioni ambientali e del progetto costituisce la base fondamentale per la corretta scelta dei vari componenti del “sistema” tetto. A tale proposito, si forniscono dei suggerimenti che riguardano tenuta, raccolta ed allontanamento delle acque meteoriche.

Tenuta all’acqua In alcune specifiche condizioni ambientali e di progetto, o in presenza di attrezzature che necessitino di periodiche manutenzioni, è prudente prevedere, al di sotto del manto, uno strato di tenuta all’acqua complementare di tipo continuo (ad esempio, membrane bituminose o sintetiche).

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Lo strato di tenuta all’acqua continuo è comunque da considerarsi indispensabile: nella parte bassa della falda in prossimità della gronda verso il colmo, poiché questa è la parte del tetto che riceve l’acqua di tutta la falda; in corrispondenza delle soluzioni di continuità della falda, quando questa incontra elementi emergenti; più in generale, in tutte quelle situazioni in cui possono prevedersi ristagni d’acqua o di neve. La posa degli strati impermeabili deve avvenire per sovrapposizioni orizzontali, con lo strato superiore che sormonta quello inferiore di circa 10 cm. In ogni caso, è bene impiegare membrane impermeabili traspiranti le quali consentono il passaggio del vapore, ma bloccano l’infiltrazione dell’acqua meteorica.

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EDILIZIA

matizzazione delSchematizzazione comportamento delle del comportamento delle rane impermeabili e traspiranti.

membrane impermeabili e traspiranti.

menbrana impermeabile e traspirante

Normalmente si prevedono sezioni di gronde e pluviali di 0,8-1,0 cm2 per ogni metro quadrato della proiezione, sul piano orizzontale, della falda. Sezione dei pluviali e del canale di gronda in relazione alla superficie della falda

Le membrane impermeabili e traspiranti Le membrane impermeabili e traspiranti garantiscono l’allontanamento deldel vapore garantiscono l’allontanamento vapore prodotto all’interno degli ambienti. prodotto all’interno degli ambienti.

Raccolta e allontanamento dell’acqua Il più diffuso sistema di raccolta e smaltimento dell’acqua piovana è basato sul binomio canale di gronda-pluviale. Raggiunta per gravità la gronda, l’acqua, grazie ad un’inclinazione del canale compresa tra 0,3-0,5%, è diretta ai pluviali.

giunto coprigiunto staffe canale di gronda

Area del tetto in proiezione orizzontale (m2)

Diametro del canale di gronda (cm)

Diametro del pluviale (cm)

Fino a 10

8

4

da 11 a 25

10

5

da 26 a 50

12

7

da 51 a 100

15

10

da 101 a 200

18

10

Dimensionamento dei canali di gronda e dei pluviali.

La linea di gronda è un punto delicato poiché qui l’acqua può insinuarsi sotto il manto anche grazie all’azione del vento; per questo motivo, è consigliabile che la prima fila di tegole abbia una sporgenza sul canale di gronda pari a circa 1/3 della sua larghezza. Per evitare che l’acqua tracimi verso la parete, il canale di gronda deve avere il bordo esterno più basso di quello interno di 1-2 cm.

7 cm

Sporgenza della prima fila di tegole sul canale di gronda. bocchello curva testata

pluviale

Elementi di raccolta e allontanamento dell’acqua.

.

fermatubo

1/3 1/3 1/3

L’eventuale acqua raccolta dalla membrana/telo sottomanto verrà convogliata all’interno del canale di gronda. In ogni caso, è preferibile fare risvoltare tali membrane/ teli nel canale di gronda. Questa soluzione funzionale, oltre che dalla manualistica in materia, è consigliata dalla UNI 9460 “Coperture discontinue – Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione di coperture realizzate con tegole di laterizio o calcestruzzo”.

Per maggiori approfondimenti, consultare “I manti di copertura in laterizio”, di A. Laurìa, Edizioni Laterservice, Roma.

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CATASTO

A cura di Silvana Saturno ItaliaOggi7, 18.10.2010

Case fantasma all’ultima chance C’È TEMPO FINO AL 31 DICEMBRE 2010 PER L’AUTODENUNCIA

Immobili fantasma all’ultimo appello Mancano poco più di due mesi per mettersi in regola con il catasto (e con il fisco) la dichiarazione di aggiornamento catastale potrà essere presentata fino al 31 dicembre, come previsto dall’articolo 19 della manovra d’estate; dopo di che, sarà l’Agenzia del Territorio ad attribuire una rendita presunta (con spese a carico dell’interessato) e partiranno gli accertamenti con la collaborazione dei Comuni. La mappatura delle case fantasma. Secondo i dati diffusi alcuni mesi fa, le attività di foto-identificazione aerea dell’Agenzia del Territorio (insieme ad Agea) avevano fatto emergere almeno 2 milioni di particelle con fabbricati non dichiarati sul territorio nazionale. Le province con maggiori irregolarità? Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza. Fra le singole città, invece, spiccavano Napoli (6.891), Roma (6.372), Reggio Calabria (6.237), Taranto (2.103), Treviso (2.103). La mappatura sul territorio nazionale si è ufficialmente conclusa il 29 settembre, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 228 del comunicato dell’Agenzia del Territorio con l’individuazione di fabbricati/ ampliamenti sconosciuti al catasto riguardanti 590 Comuni. Ma la caccia agli immobili fantasma, anche a livello locale, non si ferma: per esempio, nella Capitale, Roma entrate attende per la fine dell’anno un nuovo elenco di rilevazioni che sarà sottoposto a verifiche da parte degli accertatori e costituirà presupposto per l’invio di nuovi inviti alla regolarizzazione. I fabbricati non dichiarati sono on-line. Sul sito internet dell’Agenzia del territorio è possibile visionare le liste delle particelle di Terreno sulle quali risultano fabbricati non dichiarati in catasto dalla sezione «servizi per privati», si può arrivare all’elenco degli immobili identificati: la ricerca, spiegano dall’Agenzia del Territorio - direzione generale catasto e cartografia, può essere fatta per provincia, comune e identificativo ca-

tastale della particella del catasto terreni (sezione, foglio, particella) su cui è stato identificato il corpo di fabbrica che non risulta dichiarato al Catasto. Dal sito è inoltre possibile compilare moduli di segnalazione per far emergere eventuali errori: trattandosi di elaborazioni massive, avverte l’agenzia, è possibile che si presentino incoerenze nei risultati delle verifiche, con inclusione, in qualche caso, di immobili già censiti in Catasto. I controlli dell’Agenzia. Le verifiche dell’Agenzia sono già in corso. Ma la vera partita si giocherà da gennaio: per quanto riguarda i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione in Catasto, precisa l’ente guidato da Gabriella Alemanno, verranno effettuati i controlli di rito anche tramite sopralluogo, se ne ricorrono le condizioni. Per gli inadempienti invece, l’Agenzia provvederà prima, con oneri a carico della parte, a iscrivere temporaneamente in Catasto l’immobile con una rendita presunta sulla base di elementi acquisiti in sopralluogo. Successivamente, qualora persista lo stato di inadempienza, l’Agenzia procederà alla redazione degli atti di aggiornamento catastale con oneri, sanzioni e interessi a carico della parte. Le rendite verranno attribuite sulla base degli elementi in possesso dell’ufficio e di quelli che saranno acquisiti in sopralluogo. L’immobile verrà iscritto al catasto con una categoria e una classe proprie del quadro tariffario di classificazione presente nel Comune di appartenenza. Sulla base della consistenza presunta (numero di vani per le categorie «A», metri cubi per le categorie «B» e metri quadri per le categorie «C») verrà attribuita la rendita presunta. Per le categorie speciali «D» e particolari «E», la rendita presunta verrà attribuita in base a una stima sommaria. L’Anagrafe immobiliare integrata. Da gennaio partirà anche l’Anagrafe immobiliare Integrata, che consentirà di conoscere lo stato di integrazione delle banche dati catastali con quelle della pubblicità immobiliare.

SUL SITO DEL TERRITORIO LA MAPPATURA DEI FABBRICATI NON DICHIARATI E SOTTRATTI AL FISCO

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CATASTO

NIENTE VENDITE SENZA CONFORMITÀ CATASTALE Notai e proprietari di casa da luglio fanno i conti con i nuovi obblighi di certificazione della conformità catastale: l’art. 19 della manovra d’estate (dl 78/10 convertito in legge 122/10) impone a pena di nullità l’inserimento in atti di una dichiarazione «di conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie», resa dagli intestatari, o la sostituzione della dichiarazione con «un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale». «Le parti hanno perfettamente compreso l’utilità della nuova disposizione che prevede la dichiarazione di conformità catastale», sostiene Gabriele Noto, consigliere del Notariato con delega alla comunicazione, «non si registrano, soprattutto per

quanto riguarda le ordinarie vendite fra privati, particolari difficoltà o ritardi». E le attestazioni del tecnico? «Sono un fatto più raro per ora: limitato, per esempio, ai casi di trasferimento di grandi complessi immobiliari: in quelle situazioni, come in quelle in cui l’attestazione risulta più problematica, l’intervento del professionista può diventare necessario». «La dichiarazione nella maggior parte dei casi può essere resa tranquillamente dal proprietario», sottolinea Giorgio Spaziani Testa, segretario generale di Confedilizia, «anzi, noi a tal fine abbiamo fornito ai nostri associati indicazioni anche tecniche per districarsi nei casi dubbi». Di diverso avviso Giuliano Villi, consigliere nazionale dei Geometri, «l’intervento del professionista è molto importante: non a caso proprio di recente a Piacenza gli Ordini locali dei notai e dei geometri hanno stipulato un protocollo d’intesa per definire una modulistica ad hoc da allegare alle compravendite. Un protocollo che in settimana dovrebbe essere esteso alle province di Forlì-Cesena e Rimini. Cl auguriamo che l’esempio possa essere seguito anche a livello nazionale».

ALCUNI CASI FREQUENTI NELLA PRASSI Sto per vendere il mio appartamento, che Con l’entrata in vigore lendo mantenere la situazione di fatto, si ho acquistato molti anni fa. Da una visura del dl n. 78 del 2010 deve stipulare un atto di permuta, con il effettuata in catasto l’intestazione risulta sono emerse alcune quale la proprietà delle cantine viene scamancora al precedente proprietario. Che problematiche biata fra gli occupanti. cosa devo fare? connesse ai passaggi L’intestazione catastale errata o non aggior- di proprietà del beni Immobili. Nel mio appartamento sono state esenata sono abbastanza frequenti, nonostante Ecco dl seguito le risposte guite opere che avrebbero richiesto il negli ultimi anni sia stato compiuto un note- del Notariato permesso di costruire o la Denuncia di vole sforzo di aggiornamento. È assai più ai quesiti più frequenti. inizio attività. Per sanare l’abuso, con la probabile che risultino errate le intestazioni nuova normativa, è sufficiente presenrisalenti a parecchi anni fa, quando le volture venivano trattate tare la scheda catastale aggiornata? manualmente, mentre ora, con la procedura informatizzata, i No. Il decreto 78 è stato frettolosamente letto da alcuni come passaggi di proprietà vengono quasi sempre volturati corretta- una specie di mini-condono, ma in realtà non è cosl. Occorrerà mente. Comunque, se i titoli di proprietà (rogiti, dichiarazioni di prima sanare l’abuso dal punto di vista urbanistico. A tale fine successione) sono in regola, non è il caso di preoccuparsi. la presentazione della scheda catastale aggiornata è necessaPrima di stipulare il nuovo atto il notaio incaricato si occuperà ria ma non sufficiente; sarà necessario rivolgersi a un tecnico del cosiddetto «allineamento» dell’intestazione catastale: una per seguire la procedura di sanatoria appropriata al tipo di opere procedura che, con la compilazione in via informatica di un mo- eseguite, sempre che si tratti di abuso sanabile. dulo, introduce nella banca dati catastali, i passaggi intermedi non ancora volturati e riporta l’intestazione all’attualità. Ho realizzato, con le necessarie autorizzazioni, un secondo bagno nel mio appartamento, riducendo la superficie di una Ho riscontrato che sulla scheda catastale relativa alla mia camera. A suo tempo non fu presentata una nuova planimeabitazione è riportata una cantina diversa da quella che at- tria in catasto perché mi fu detto che c’era il rischio di vedere tualmente occupo. Come posso rimediare? aumentata la rendita catastale e, di conseguenza, di dover Per poter cedere l’abitazione è necessario che la situazione di pagare più Ici. Adesso l’Ici per la prima casa è stata abolita. fatto corrisponda a quella risultante dalla documentazione ca- Devo comunque presentare la nuova planimetria? tastale e dal rogito di acquisto. Per le cantine scambiate oc- In realtà la planimetria aggiornata si sarebbe dovuta presentare corre i che i singoli condòmini tornino a occupare quelle al Catasto non appena conclusi i lavori. In ogni caso la nuova raffigurate nelle rispettive schede catastali. In alternativa, vo- normativa ribadisce la necessità di provvedervi ora.

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CATASTO

ItaliaOggi7, 18.10.2010

Atti notarili al restyling Per fare il rogito ora ci vuole la conformità catastale: si deve dichiarare l’identificazione catastale e si devono allegare planimetrie dichiarando che sono conformi allo stato di fatto, altrimenti l’atto non si può stipulare. Il decreto 78/10 prevede che gli atti pubblici e, le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti, ad esclusione dei diritti reali di garanzia, devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catasta le, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie, sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale. La dichiarazione può essere sostituita da un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. Prima della stipula degli atti il notaio individua gli intestatari catastali e verifica la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari. Con le modifiche introdotte dalla legge di conversione, è stato chiarito che sono escluse dall’ambito applicativo della norma gli atti costitutivi di diritti reali di garanzia (atti di concessione dell’ipoteca). La legge di conversione ha anche chiarito il parametro da prendere come riferimento per la dichiarazione di conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie, conformità da valutarsi «sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale». Insomma bisogna tenere conto delle disposizioni per le quali sussiste l’obbligo di presentazione della dichiarazione di variazione nello stato dei beni, con l’allegazione delle planimetrie catastali. Da un punto di vista applicativo la norma fa espresso riferimento alle unità immobiliare: restano escluse dal relativo ambito di applicazione tutte quelle porzioni immobiliari che, in relazione alle finalità proprie dell’inventano catastale, necessitano di essere dichiarate per completare la conoscenza del patrimonio immobiliare. La circolare 3/2010 fa espresso riferimento, da una parte, a quegli immobili elencati nelle categorie fittizie del gruppo «F», menzionate nell’art 3, comma 2, del decreto del ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28 (aree urbane, unità in corso di costruzione, unità in corso di definizione, lastrici solari) e, dall’altra, ai cosiddetti «beni comuni non censitili» (cioè beni comuni a più unità immobiliari e privi di rendita), che vengono individuati, di massima, nelle seguenti tipologie. androni, scale, aree di passaggio, cortili e terrazzi condominiali. Per i beni del primo gruppo, è prevista la descrizione della titolarità, ossia l’individuazione di soggetti intestatari dei beni da iscrivere negli atti del catasto, mentre per i «beni comuni non censibili» si provvede all’iscrizione nella apposita partita speciale di catasto edilizio urbano. Con particolare riferimento agli im-

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GLI OBBLIGHI

Atti soggetti a trascrizione

Devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità: • identificazione catastale • riferimento alle planimetrie depositate in catasto • dichiarazione della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie • Individuare gli intestatari catastali

Obblighi per il notaio

Professionista

• Verificare la conformità con le risultanze dei registri immobiliari La dichiarazione può essere sostituita da un’attestazione di conformità, rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale

mobili intestati alla partita «beni comuni censitili”, quali l’alloggio del portiere, la dichiarazione di conformità allo stato di fatto non sia obbligatoria nel caso in cui il trasferimento «delle relative quote e diritti» avvenga unitamente al trasferimento dell’unità immobiliare oggetto di compravendita La dichiarazione va fatta nell’ipotesi in cui l’alloggio del portiere, o altro bene comune censibile, sia oggetto di autonomo trasferimento da parte dei condomini. In relazione all’obbligo della dichiarazione la circolare 3/2010 ribadisce che hanno rilevanza, ai fini catastali, tutti gli interventi influenti sul classamento e sulla rendita, quali gli ampliamenti delle unità immobiliari esistenti effettuati successivamente alla redazione della planimetria e le modifiche interne incidenti sulla consistenza. Quanto alla «conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie», secondo l’Agenzia del Territorio, assume rilievo ogni incoerenza che comporti una variazione della consistenza dell’immobile e quindi della rendita catastale.

INTEROPERABILITÀ FRA LE BANCHE DATI Spinta propulsiva per l’anagrafe immobiliare integrata. Con l’anagrafe immobiliare integrata si otterrà l’allineamento, ai fini fiscali, delle banche dati dell’Agenzia del Territorio. L’art. 19 del decreto legge n. 78 del 2010 ha previsto l’avvio a partire dal gennaio 2011: ci vorranno, però, decreti del ministro dell’economia e delle finanze l’introduzione ai fini fiscali della «attestazione integrata ipotecario-catastale» (comma 3). Ai decreti è demandato il compito di stabilire le modalità di erogazione della attestazione e gli effetti e anche i diritti dovuti per il rilascio della stessa. L’accesso all’anagrafe immobiliare integrata sarà, invece, garantito in forma gratuita ai Comuni, sulla base di un sistema di regole tecnico-giuridiche, attraverso il sistema telematico, il portale per i Comuni ed il sistema di interscambio. La legge di conversione n. 122 del 2010 ha introdotto nel decreto legge n. 78 del 2010, con il comma 2bis, una specifica disposizione che assicura ai Comuni la piena accessibilità e l’interoperabilità applicativa delle banche dati con l’Agenzia del Territorio, relativamente ai dati catastali, anche al fine di contribuire al miglioramento e all’aggiornamento della qualità dei dati stessi.

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CATASTO

Sanatoria & Controlli

ItaliaOggi7, 18.10.2010

DICHIARAZIONI A DISPOSIZIONE DEI COMUNI La sanatoria catastale marcia a tappe forzate verso fine anno 2010. Vediamo i singoli passaggi. Il 30 settembre 2010 era il termine per l’Agenzia del Territorio per il compimento dell’attività di rintraccio dei fabbricati, tra cui quelli che hanno perso la qualifica di rurale e la stesura del relativo elenco (tali operazioni sono previste dal secondo periodo dell’articolo 2, comma 36, del dl 262/2006). Entro il 31 dicembre 2010 i titolari di diritti reali sugli immobili che non risultano dichiarati in catasto, individuati dall’Agenzia del Territorio, in base all’articolo 2, comma 36, del citato decreto legge n. 262, del 2006, con riferimento alle pubblicazioni in Gazzetta Ufficiale effettuate dalla data del 1° gennaio 2007 alla data del 31 dicembre 2009, sono tenuti a procedere alla presentazione, ai fini fiscali, della relativa dichiarazione di aggiornamento catastale. L’Agenzia del Territorio, successivamente alla registrazione degli atti di aggiornamento presentati, renderà disponibili ai Comuni le dichiarazioni di accatastamento per i controlli di conformità urbanistico-edilizia, attraverso il Portale per i Comuni. In sostanza prima la regolarizzazione catastale e poi la verifica dell’eventuale abuso edilizio. Appare, tuttavia, non razionale che si possa in ipotesi demolire ciò che è stato regolarizzato ai fini fiscali. Su questa considerazione si basa il timore che la sanatoria catastale preluda a un condono edilizio. Peraltro ci si potrà trovare di fronte, invece, a casi in cui la sanzione amministrativa edilizia abbia unicamente natura pecuniaria. Se i titolari di diritti reali sugli immobili non provvedono a presentare le dichiarazioni di aggiornamento catastale entro il termine del 31 dicembre 2010, l’Agenzia del Territorio, nelle more dell’iscrizione in catasto attraverso la predisposizione delle dichiarazioni redatte in conformità al

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dm 701/1994, procede all’attribuzione di una rendita presunta, da iscrivere transitoriamente in catasto, anche sulla base degli elementi tecnici forniti dai Comuni. Per tali operazioni, l’Agenzia del Territorio potrà stipulare apposite convenzioni con gli organismi rappresentativi delle categorie professionali. Entro il medesimo termine del 31 dicembre 2010 i titolari di diritti reali sugli immobili oggetto di interventi edilizi che abbiano determinato una variazione di consistenza o di destinazione non dichiarata in Catasto, sono tenuti a procedere alla presentazione, ai fini fiscali, della relativa dichiarazione di aggiornamento catastale. In questo caso si tratta non di fabbricati ex rurali, ma di immobili di qualsiasi tipo, per i quali a seguito di lavori non denunciati, la situazione di fatto sia diversa da quella risultante in catasto. Anche in queste ipotesi si apre una finestra fino a fine anno 2010 per fare in modo che i disegni in catasto rappresentino la reale situazione. Se i titolari di diritti reali sugli immobili non provvedono a presentare le dichiarazioni di aggiornamento catastale entro il termine del 31 dicembre 2010, l’Agenzia del Territorio procede agli accertamenti di competenza anche con la collaborazione dei comuni. Anche per tali operazioni, l’Agenzia del Territorio potrà stipulare apposite convenzioni con gli organismi rappresentativi delle categorie professionali. Inoltre a decorrere dal 1° gennaio 2011, l’Agenzia del Territorio farà un monitoraggio a tappeto, utilizzando nuove informazioni connesse a verifiche tecnico-amministrative, il telerilevamento e sopralluoghi sul terreno. Il monitoraggio serve a individuare, in collaborazione con i Comuni, ulteriori fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto, su cui avviare la procedura per l’attribuzione della rendita, in vista dell’applicazione delle tassazioni sugli immobili.

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CONCILIAZIONE

Nicola Soldati Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

Mediazione da professionista UN RUOLO CHIAVE È ASSEGNATO AGLI AVVOCATI ANCHE NELLA FASE PRECONTENZIOSA Il decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 che introduce nel nostro ordinamento la mediazione per le liti civili e commerciali apre le porte a nuove opportunità di lavoro per le professioni intellettuali. A fronte della possibilità o dell’obbligo delle parti di fare ricorso alla mediazione come strumento di risoluzione delle controversie civili e commerciali aventi ad oggetto materie disponibili, assai rilevante diviene il ruolo del professionista, vuoi come consulente della parte, vuoi come mediatore.

Una funzione nel dna Nell’ambito delle cosiddette professioni protette, gli avvocati rivestono un ruolo chiave, alla luce del quotidiano contatto con il contenzioso dei propri assistiti, nel suggerire e nel guidare il cliente verso questo nuovo strumento, avendo, quindi, l’opportunità di fare divenire la mediazione uno strumento di risoluzione delle controversie di primaria importanza e straordinaria efficacia nel nostro ordinamento. Tuttavia, proprio in assenza di una diffusa cultura della mediazione nel nostro Paese, il professionista riveste oggi un ruolo ancora più delicato e strategico rispetto al passato ed è chiamato, quindi, dal punto di visto deontologico e

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dell’aggiornamento professionale, a uno sforzo di non poco momento. In considerazione del fatto che la procedura di mediazione è sempre possibile in tutte le controversie civili e commerciali aventi a oggetto diritti disponibili, appare evidente come il dovere deontologico di aggiornamento professionale con riferimento alla mediazione sia un tema che tocca da vicino tutti i professionisti; e tale dovere diventerà ancora più stringente dal 20 marzo 2011 allorché la procedura di mediazione diventerà obbligatoria e pregiudiziale nelle materie indicate al primo comma dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010. Il professionista come consulente può indirizzare il proprio cliente verso la mediazione anche in fase precontenziosa, vale a dire al momento della stipula dei contratti, introducendo al loro interno clausole di mediazione: in questo ambito appare fondamentale la conoscenza della materia da parte del professionista che ha la possibilità di indirizzare la parte, in caso di lite, verso quegli organismi in grado di assicurare la massima professionalità e serietà nella gestione delle procedure di mediazione.

IL NUOVO REGOLAMENTO APRE ANCHE AI GEOMETRI

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CONCILIAZIONE

L’informativa al cliente Al professionista avvocato il legislatore ha dedicato un ruolo ancora più delicato, imponendo il dovere di informare il cliente sull’esistenza di procedure alternative di risoluzione delle controversie (cosiddette procedure Adr), e, in particolare, dell’esistenza della procedura di mediazione e sui vantaggi anche di natura fiscale derivanti dall’utilizzo di tale procedura. Questo obbligo è stato reso poi ancora più pregnante dal decreto legislativo n. 28 del 2010, il quale, all’articolo 4, comma 3, impone all’avvocato, all’atto del conferimento dell’incarico, a pena di annullabilità del mandato, di informare per iscritto il proprio cliente della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal decreto in parola e delle relative agevolazioni fiscali. Tuttavia, la semplice informativa scritta in merito all’esistenza della procedura di mediazione, pur rispettosa del dato normativo, non appare di per sé sufficiente ad assolvere all’obbligo di informativa dal punto di vista deontologico, poiché il

L’ESEMPIO. NELLA STIPULA DI UN CONTRATTO DI CONSULENZA IL LEGALE PUÒ PROPORRE L’INSERIMENTO DI CLAUSOLE DI CONCILIAZIONE

cliente non sarà da solo in grado di comprendere le caratteristiche e le peculiarità dello strumento in assenza di una più approfondita spiegazione da parte dell’avvocato, il quale, ovviamente sarà in grado di fornirla solamente laddove abbia lui stesso in prima persona studiato il nuovo istituto della mediazione civile e commerciale.

La strada alternativa Altresì, la seconda opportunità fornita dal legislatore al professionista consiste nella possibilità di divenire mediatore, seguendo il percorso formativo stabilito dal ministero della Giustizia. Tale via apre al professionista l’opportunità di una nuova attività, graduando il proprio impegno in relazione alla propria disponibilità di tempo, e, in una prima fase, in relazione alla richiesta del mercato, per poi arrivare a dedicarvi in toto la propria attività, come accade in altri Paesi, quando la mediazione sarà largamente praticata. Soltanto chi sarà in grado di rimanere al passo delle riforme potrà essere pronto alla sfida che il legislatore ha posto ai professionisti nell’ambito di una più ampia e complessiva riforma della giustizia nel nostro Paese, una sfida tanto impegnativa quanto emozionante dal punto di vista culturale. Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Caratteristiche, requisiti e obblighi del mediatore IL PROFILO

• Soggetto terzo, imparziale, che

senza poteri decisori, opera per la composizione della controversia tra le parti

• Non ha poteri coercetivi, ma

guida il procedimento di mediazione in ogni sua fase, indirizzando le parti verso la tipologia di negoziazione più efficace, idonea a determinare il miglior svolgimento del procedimento

• Aiuta le parti a risolvere la

controversia in via amichevole, ma se così facendo l’accordo non venisse raggiunto, formula una proposta di soluzione della controversia

• Il mediatore non opera in modo

autonomo ma all’interno e nell’ambito dell’attività svolta dagli organismi appositamente istituiti per la gestione delle procedure di mediazione, ai quali è lasciato il compito di accreditare i mediatori in possesso dei necessari requisiti

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I REQUISITI

• Il mediatore deve essere

in possesso di requisiti di onorabilità stabiliti dal decreto del ministero della Giustizia in via di definizione

• Deve possedere un titolo

di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale oppure essere iscritto a un Ordine o a un Collegio professionale

• Deve aver seguito un percorso formativo specifico, ossia un corso base con aggiornamento almeno biennale, svolto presso enti formativi accreditati dal ministero della Giustizia

• I mediatori competenti

in materie internazionali devono attestare la conoscenza di lingue straniere per l’iscrizione in un’apposita sezione

GLI OBBLIGHI

• Al mediatore è vietato

assumere diritti o obblighi connessi, direttamente o indirettamente, con gli affari trattati: non può dunque assumere incarichi di assistenza e consulenza nei confronti di una delle parti né, al termine della mediazione, rivestire il ruolo di arbitro

• Gli è inoltre vietato percepire direttamente dalle parti i compensi spettanti per l’attività svolta, che gli saranno invece liquidati dall’organismo di mediazione che provvederà secondo le proprie regole interne

• Il mediatore deve corrispondere immediatamente alle richieste organizzative del responsabile dell’organismo il quale, su istanza di parte, se sussiste una ragione oggettiva che impedisce la prosecuzione dell’incarico, può sostituirlo

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CONCILIAZIONE

A cura dell’ISDACI

I contenuti CONCILIAZIONE Il Dlgs 28/2010 segna due momenti distinti: quello della fase dinamica e procedurale, la «mediazione», e quello dell’eventuale soluzione del problema, la «conciliazione»

CONCORDATA (mediazione) La mediazione è concordata (o contrattuale) quando è legata alla presenza di una clausola che la prevede

CREDITO D’IMPOSTA Alle parti che corrispondono al mediatore l’indennità è riconosciuto un credito d’imposta non superiore a 500 euro in caso di successo, ridotto alla metà nel caso di insuccesso

DELEGATA (mediazione) La mediazione è delegata (o sollecitata) quando il giudice adito, in qualunque momento della trattazione del merito, anche nel giudizio di appello, invita le parti a tentare una mediazione

DOMANDA La domanda di mediazione è presentata mediante deposito di un’istanza presso un organismo accreditato. Può essere redatta in carta libera o con moduli o formulari predisposti dall’organismo e non è soggetta a oneri fiscali

FACOLTATIVA (mediazione) La mediazione è facoltativa (o volontaria) quando le parti decidono autonomamente e di comune accordo di tentare la conciliazione

INCENTIVI FISCALI Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di accordo è esente dall’imposta

di registro entro il limite di valore di 50mila euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente

INFORMATIVA L’avvocato deve informare per iscritto l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione, delle connesse agevolazioni fiscali e dei casi nei quali il tentativo di conciliazione costituisce una condizione di procedibilità

MEDIAZIONE L’attività svolta da un terzo, finalizzata ad assistere le parti in lite nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia o nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Nella mediazione le parti sono protagoniste del procedimento: decidono se avviarla, parteciparvi e accettare l’eventuale accordo, senza affidare ad altri (giudice o arbitro) il compito di decidere la loro controversia. Il modello disegnato dal Dlgs 28/2010 rappresenta

un ibrido tra la mediazione facilitativa e quella valutativa. Nella prima lo scopo del mediatore è quello di agevolare la negoziazione tra le parti, astenendosi dall’esprimere giudizi e valutazioni. Nella seconda, invece, il mediatore aiuta le parti nel raggiungimento di un accordo fornendo loro un suo parere sulla controversia e formulando una soluzione non vincolante. Il Dlgs 28/2010 menzionato prevede che il mediatore svolga inizialmente un ruolo facilitativo e che, solo in caso di insuccesso ed a determinate condizioni, possa poi passare a un ruolo valutativo

OBBLIGATORIA (mediazione) La mediazione è obbligatoria quando il tentativo di mediazione costituisce un passaggio necessario prima dell’eventuale giudizio ordinario

RICICLAGGIO All’attività di mediazione è esteso l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo previsto dal Dlgs 231/2007 a cura dell’ISDACI

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CONCILIAZIONE

Luigi Ferrajoli Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

Il fisco promette

«clemenza» a chi concilia Chi intende esperire il procedimento di mediazione ha diritto ad agevolazioni fiscali, al fine di incentivare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie.

Bollo e registro Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi alla mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Dunque, sia la domanda di mediazione sia le eventuali memorie depositate dalle parti, nonché i documenti prodotti e i provvedimenti emanati dal mediatore sono in esenzione. Il verbale dell’accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di 50mila euro di valore, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

Credito d’imposta Alle parti che corrispondono l’indennità ai mediatori è riconosciuto un credito di imposta commisurato all’indennità stessa, pari a 500 euro qualora si perfezioni la mediazione o 250 in caso di insuccesso. Il credito di imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile dalla data di ricevimento della comunicazione da parte del ministero della Giustizia dell’importo del credito d’imposta. La fruibilità del credito opera col sistema della compensazione (articolo 17 del Dlgs 241/97), mediante compilazione del modello F24. Il credito di imposta non dà luogo a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini Irap.

Costi e indennità È previsto un costo di avvio del procedimento che ciascuna parte deve corrispondere al momento della presentazione della domanda di 30 euro, spesa non dovuta nel caso di domanda congiunta. Quanto al compenso del mediatore, è prevista un’indennità a carico di entrambe le parti, ora determinata sugli scaglioni di valore della controversia (tabella A allegata al Dm 223/04), fino all’emanazione dei decreti che dovranno stabilire l’ammontare delle indennità, il criterio di calcolo e le modalità di ripartizione tra le parti, nonché le maggiorazioni massime in caso di insuccesso e le riduzioni minime nelle ipotesi in cui la mediazione sia condizione di procedibilità. Almeno il 50% di tale somma deve essere versata prima dell’inizio del procedimento, sia dalla parte istante al momento del deposito della domanda di mediazione

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sia dall’altra parte al momento del deposito della propria adesione.

Disciplina delle spese Al regime fiscale agevolato si contrappone una sorta di responsabilità a carico di chi rifiuta ingiustificatamente di partecipare al procedimento stesso o di giungere alla conciliazione. Da un lato è stabilito che il giudice possa desumere argomenti di prova ai sensi dell’articolo 116 del Cpc, e dall’altro condanna la parte che abbia ingiustificatamente rifiutato la proposta conciliativa al pagamento di spese e sanzioni processuali. In particolare, si stabilisce che in caso di coincidenza tra proposta e provvedimento, la parte vittoriosa non possa ripetere le spese sostenute, sia condannata al rimborso di quelle sostenute dalla controparte e sia anche soggetta al pagamento di una somma di denaro a titolo di sanzione pecuniaria processuale in misura corrispondente all’entità del contributo unificato dovuto per quella tipologia di causa. Inoltre, il giudice, anche quando non vi sia piena coincidenza tra contenuto della proposta e del provvedimento che definisce il giudizio, ma concorrano gravi ed eccezionali ragioni, può escludere in favore della parte vincitrice la ripetizione, parziale o integrale, delle spese inerenti il procedimento di mediazione.

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CONCILIAZIONE

Nicola Soldati Il Sole 24 Ore, 18.10.2010, n. 286

Più che un giudice un

assistente delle parti

I COMPITI. CI VUOLE UN CAMBIO DI CULTURA

La mediazione rientra a pieno diritto tra gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Si caratterizza per la presenza di un terzo neutrale, il mediatore, il quale, non avendo alcun potere sulle parti, le assiste affinché possano trovare il punto di armonia nel conflitto, facilitando la comunicazione, identificando i punti della controversia, facendo affiorare interessi e necessità e orientandole verso la ricerca di accordi soddisfacenti per entrambe. La scelta da parte del legislatore di puntare sulla mediazione trova la sua origine nella necessità di un sistema compositivo rapido, efficace ed economico e che permetta la continuazione del rapporto tra le parti, anche dopo la risoluzione del conflitto, circostanza questa di vitale importanza nell’ambito di ogni rapporto contrattuale. La mediazione è uno strumento nuovo per il nostro ordinamento e si colloca in un’ottica di continuità rispetto alla disciplina della conciliazione, ma con caratteristiche differenti. Le ragioni che hanno spinto il legislatore a un ricorso senza precedenti alla mediazione sono note, in quanto strettamente legate ai problemi della giustizia civile, pur tuttavia, ciò non deve essere letto in un’ottica negativa in quanto la mediazione ha fornito ottimi risultati in altri Paesi che da anni già la utilizzano. Di conseguenza, la diffidenza appare fuori luogo, in quanto la mediazione, al pari di altri strumenti giuridici, non è migliore del peggiore dei suoi utilizzatori, per cui solo la pratica quotidiana sarà in grado di attestarne i vantaggi.

NIENTE CENSURE IN PASSATO L’OBBLIGATORIETÀ DEL «TENTATIVO» HA GIÀ RESISTITO AL CONTROLLO DI COSTITUZIONALITÀ

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L’obbligatorietà del tentativo di conciliazione disposto per alcune materie come pregiudiziale alla giustizia ordinaria o arbitrale, non deve essere letta in un’accezione negativa e non può essere liquidata attraverso semplicistiche critiche di incostituzionalità poiché sia la Corte Ue che la Corte costituzionale hanno già affermato la piena costituzionalità di un tentativo obbligatorio di conciliazione, tentativo che, peraltro nel nostro Paese ha radici antiche nelle controversie di lavoro e agrarie e più recenti nell’ambito delle controversie in materia di telecomunicazioni. Il fatto che la mediazione abbia fornito risultati positivi in tutti i Paesi che l’hanno introdotta non può che costituire una certezza e una garanzia della sua potenziale efficacia anche in Italia. Ma perché ciò possa realizzarsi sarà necessaria una rigida selezione degli organismi deputati alla gestione dei tentativi di mediazione, selezione da effettuarsi a opera del ministero della Giustizia in base ai criteri di serietà e professionalità previsti, nonché dei mediatori ai quali è affidato un ruolo assai più delicato e complesso rispetto a quello di un giudice o di un arbitro, in quanto non sono chiamati ad accertare il torto o la ragione delle parti, dichiarando vincitori e vinti, bensì a condurre le parti verso una soluzione negoziata della lite che potrà risultare tanto più soddisfacente quanto più le parti saranno dotate di una cultura della mediazione e i relativi procuratori di una specifica preparazione nella materia. Altrettanto seria dovrà infine essere la selezione dei formatori, che hanno una responsabilità senza precedenti nella creazione della nuova figura professionale del mediatore nelle cui mani il legislatore ha affidato uno strumento fondamentale per il futuro della giustizia civile italiana.

GEOMETRI NOTIZIE • 11/2010


Il sistema per zona sismica che taglia la testa al toro Un unico blocco per la massima semplicità di impiego Il sistema per muratura armata Taurus si basa su un unico blocco (non ci sono pezzi speciali) la cui geometria è stata appositamente studiata per assicurare il corretto sfalsamento dei giunti che, in ogni corso della muratura, vengono sempre a trovarsi in perfetta corrispondenza col centro dei blocchi.

Conforme alle nuove

NTC08

Il primo “user friendly” che riduce tempi e costi Taurus combina alla massima sicurezza la facilità di progettazione e la semplicità di realizzazione. È infatti il primo sistema costruttivo per muratura armata in blocchi di laterizio costituito da un unico elemento che garantisce, per il suo disegno innovativo a setti radiali, la più alta resistenza in caso di evento sismico. Ma non solo, i blocchi Taurus sono in laterizio Alveolater®Bio ad alte prestazioni termiche microporizzati con farina di legno: Taurus unisce quindi alla duttilità dell’acciaio e alla libertà dello schema a pilastri le migliori prestazioni del laterizio, assicurando inoltre un notevole risparmio di tempo e denaro. Se devi progettare in zona sismica (tutta l’Italia è zona sismica) non avere esitazioni: taglia la testa al toro, scegli Taurus.

Un blocco rivoluzionario Al contrario dei normali elementi per muratura armata, il blocco Taurus non ha i fori per l’alloggiamento dei ferri verticali posti alle estremità (e cioè in corrispondenza dei giunti) ma inseriti all’interno. E questo per evitare la possibile espulsione dell’armatura in fase di sollecitazione.

Per una maggiore sicurezza L’innovativa geometria a setti radiali posti in corrispondenza dell’alloggiamento dei ferri verticali garantisce il totale assorbimento delle sollecitazioni sismiche indotte nell’armatura.

Certificato n. EDIL 2010_003

Laterizi ecologici ad alte prestazioni termiche

Sistema brevettato di blocchi in laterizio per muratura armata

Supporto alla progettazione e alla messa in opera tel. 0444599011 - fax 0444599040 ufficiotecnico@gruppostabila.it - www.gruppostabila.it

Gruppo Stabila Spa - Via Capiterlina 141 - Isola Vicentina (Vi) • Unità produttive: Isola Vicentina (Vi) - Modena - Ronco all’Adige (Vr) - Dosson di Casier (Tv) Fornace di Dosson Spa


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