Issuu on Google+

Anno 4 / Numero 15 Settembre 2011

5

Comuni della Vallata d’Alpone

15

numero Vestenanova

San Giovanni Ilarione

Montecchia di Crosara

Roncà

Monteforte d’Alpone


Editoriale PIAZZA PIEROPAN, 2 - VESTENANOVA (VR)

IN UN MERCATO DI PRODOTTI DI DUBBIA QUALITA’, VI SEGNALO ALCUNE ECCELLENZE. -25 %

CLASSE ENERGETICA A

PRODOTTO ITALIANO, QUALITA’ CERTIFICATA

TECNOLOGIA TEDESCA

NESSUNA MANUTENZIONE

MENO DENARO PER RISCALDARE LA TUA CASA

PRODUZIONE AD IMPATTO AMBIENTALE ZERO

REALIZZATE CON BASSO IMPATTO AMBIENTALE

ZERO EMISSIONI DI GAS TOSSICI

PREZZO D’ ACQUISTO OK

RAPPORTO QUALITA’/PREZZO: OK

AZIENDA ITALIANA CERTIFICATA AD IMPATTO AMBIENTALE ZERO

Hanno collaborato a questo numero: Emanuela Armotti Giamberto Bochese Marco Bolla Giovanni Brighente Dario Bruni Alessio Caminiti Antea Castelli Rodolfo Creasi Paola Danese Pier Paolo Frigotto Alfredo Gasparello Lorenzo Gecchele Giancarla Gugole Mariella Gugole

Leonello Piccina Stefano Posenato Giulia Roncari Vittoria Scrinzi Francesco Sforza Patrizia Signorato Francesca Tomba Le insegnanti della scuola primaria di San Giovanni Ilarione Libera-Mente di Roncà Trimestrale “L’Alpone”

IL RISPARMIO PARTE DALLA QUALITA’!

Certificato HAI CONTRIBUITO A SALVARE: - L’ AMBIENTE - LA TUA SALUTE - IL TUO DENARO

GRAZIE ! PIAZZA PIEROPAN, 2 - VESTENANOVA (VR) - Tel. 045 7470700 Cell. 347 4409295 - Mail: grolli@tiscali.it

GRUPPI COMUNALI SAN GIOVANNI ILARIONE VESTENANOVA

Foto Giovanni Brighente

dove trovare il “5 comuni” Se per qualche motivo, dopo la distribuzione, volete una copia del 5 Comuni (per un amico o una persona lontana, per parenti o conoscenti), la potete trovare presso uno dei seguenti punti di distribuzione: Vestenanova: - Edicola Corradini - Edicola Presa (Bolca) San Giovanni Ilarione: - Biblioteca Comunale - Damini Elettrocasa Montecchia di Crosara: - Biblioteca Comunale - Municipio Roncà: - Municipio - Museo Paleontologico Monteforte d’Alpone: - Biblioteca Comunale

di Pier Paolo Frigotto

la vendemmia

L

a cultura del vino nella nostra valle affonda le radici nella notte dei tempi ed è legata alla passione di questa gente per la propria terra e il prodotto che da essa cresce, giustificando la coltivazione della vite anche nei tratti di terreno più pendenti e difficilmente raggiungibili. Molto spesso la forte pendenza di queste colline ha reso impossibile la meccanizzazione del lavoro e questo ha fatto sì che la gestione dei vigneti sia rimasta ai piccoli produttori e l’ambiente collinare quello di sempre, non subendo grosse modificazioni. Il vino è qui portavoce autentico del legame con il territorio e con tutto il suo patrimonio culturale, di storia e di tradizione: è espressione unica di quella gamma di sapori e aromi specifici di un vitigno e di una terra. La Val d’Alpone è terra di antiche tradizioni e dedita da secoli alla viticoltura, ecco perché ancor oggi si continua a vivere la vendemmia tra presente e passato, conservando alcune delle usanze di un tempo, quando tutto era più genuino ed il contatto con la terra era totale, riadattandole tuttavia ai tempi ed alle esigenze attuali, senza perdere la genuinità, l’autenticità e la gioia che nonni e genitori ci hanno trasmesso. Così come ci insegna la storia degli antichi Romani che solennizzavano l’uva deposta in cantina ed il suo primo mosto con feste in onore di Dioniso e Bacco, ancora oggi la vendemmia è una tradizione festosa: il momento della raccolta dell’uva è fatto di lunghe giornate trascorse tra il sole dei filari, di braccia stanche e di canti tra i vigneti. “Guarda il calor del sol che si fa vino giunto dall’umor che dalla vite cola”, scrisse Dante nella “Divina Commedia”. E allora guardiamo e viviamo, ancora una volta, insieme alla vendemmia...

mansoldo luca & C. S.A.S. Via Pergola, 9 - Località Costalunga 37030 Montecchia di Crosara (VR)

COMUNALE DI SAN GIOVANNI ILARIONE - VESTENANOVA 2

Tel. 045 6175025 Cell. 347 9551231

E-mail: mansoldo.luca@libero.it 3


CUNICO ANTICA TAPPEZZERIA CUNICO SARTORIA E TENDAGGI

5

Comuni

Sommario

della Vallata d’Alpone

Anno 4 / Numero 15 Settembre 2011

TAPPEZZIERI DAL 1961. DIVANI, POLTRONE, RELAX E TENDAGGI

L’ARTE DI ESSERE UNICI

Registrato presso il Tribunale di Vicenza al n. 1189 del 25.11.2008

numero

Sede legale Grafica Alpone Stampe Via del Lavoro, 90 SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Tel. 045 6550833 Fax 045 6550221 grafica.alpone@gmail.com

15

Direttore responsabile Emilio Garon Direttore editoriale Dario Bruni 5comuni@gmail.com

Mod. Panama

CUNICO SALOTTI E ARREDAMENTI

Via Padovana, 22 - 37040 ARCOLE (VR) - Tel. 045 7635079 - www.cunicosalotti.it

Servizi ecologici Servizio Spurghi pozzi neri e fosse biologiche

Raccolta

Rifiuti solidi uRbani e speciali assimilabili

Raccolta

Rifiuti industRiali

Raccolta Rifiuti pRovenienti dall’agRicoltuRa e da allevamenti spazzamento stRadale meccanico di aRee pubbliche e pRivate montecchia di cRosaRa - via p. castello,1 cell. 335 1219394 - 335 1219387 4

Redazione Mariella Gugole mariella.gugole@tiscali.it Dario Bruni dario.bruni@libero.it Vittoria Scrinzi biblioteca.montecchia@gmail.com Pier Paolo Frigotto pierpaolofrigotto@yahoo.it Marco Bolla marco.bolla@tele2.it Referenti di zona VESTENANOVA Mariella Gugole 340 4621949 micaela78@tiscalinet.it SAN GIOVANNI ILARIONE Dario Bruni 349 0657198 dario.bruni@libero.it MONTECCHIA DI CROSARA Vittoria Scrinzi 045 7450820 biblioteca.montecchia@gmail.com RONCÀ Gian Carlo Tessari 335 6074811 segreteria@comune.ronca.vr.it MONTEFORTE D’ALPONE Marco Bolla 340 2456128 marco.bolla@teletu.it Pubblicità Giuseppe Frattini 333 4546209 giuseppe@controedizioniegrafica.it Grafica e impaginazione Contro Edizioni e Grafica Stampa Grafica Alpone srl Via del Lavoro, 90 37035 San Giovanni Ilarione (Verona) Tiratura: 9400 copie Il materiale prodotto in questo numero è di proprietà esclusiva © 2011 Grafica Alpone srl. Tutti i diritti sono riservati. L’intero contenuto della pubblicazione e dei suoi allegati sono protetti da copyright, sono quindi vietate riproduzioni totali o parziali, in ogni genere o linguaggio, senza il consenso scritto della Grafica Alpone srl. Tutti i marchi citati nella rivista sono proprietà dei rispettivi Titolari. © 2011 Grafica Alpone srl

Foto di copertina di Giovanni Brighente

Accade in valle San Camillo realtà della Valle d’Alpone. • Paese che vai, pro loco che trovi viaggio nelle Pro Loco della vallata. • Ciro, uno straordinario piccolo fossile. • Marcia per la Pace Perugia - Assisi • Corsi di formazione • Il nuovo libretto-guida “Val d’Alpone una terra da scoprire”. Vestenanova A lezione di legalità due importanti iniziative legate da un unico tema. • Pierino Dal Dosso racconta la sua impresa. • San Bortolo e la sua biblioteca • Vestena 1981 un filmato di 30 anni fa. • A scuola dai nonni i ragazzi di Vestenanova portano sulla scena la vita quotidiana. • Via... vai di parroci nell’unità pastorale. • I Cerato, da 250 anni “Pescatori del tempo”.

Roncà Biciclettata 2011, un modo simpatico ed intelligente per promuovere il dono del sangue. • Dalla Germania con passione: il prof. Gunter Vihol ha reso omaggio con la sua presenza al nostro Museo. • Libera-mente Roncà con il Teatro Scientifico. • Innovativa stagione teatrale a Roncà che punta su drammaturgie contemporanee. Monteforte d’Alpone Organizzare il coraggio: l’amara lezione di Pino Masciari. • Restaurato l’antico capitello della Regina del Santo Rosario • La piazza antistante la nuova scuola primaria di Costalunga-Brognoligo intitolata a padre Adriano Molinarolo

San Giovanni Ilarione “Alla ricerca del tesoro” alla Scuola Primaria “A. Stefani”. • L’addio del paese alle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. • La scomparsa di Monsignor Angelo Maria Rivato • Gli ilarionesi raccontano la loro storia.

Dintorni Sapore di mare... ma in città L’haloterapia, una cura naturale per chi ha difficoltà di natura respiratoria. • La lettura: una passione da trasmettere • Ottantanni di DOC Soave

Montecchia di Crosara Montecchiama 2011 • Personale di Bruno Prosdocimi a Montecchia. • Università del tempo libero: si riparte.

Pronto in tavola Branzino al forno

STAMPE COMMERCIALI (bolle, fatture, buste, biglietti da visita)

PUBBLICITARIE

Per qualsiasi articolo o segnalazione contattate i referenti di zona dei comuni della vallata

(dépliants, volumi, giornali, manifesti, volantini) SAN GIOVANNI ILARIONE (VR) - Via Risorgimento, 99 Tel. 045/6550833 Fax. 045/6550221 e-mail: grafica.alpone@gmail.com

5


SAN CAMILLO

Accade in valle

PAESE CHE VAI, pro loco CHE TROVI Viaggio curioso e un po’ impertinente nelle Pro Loco della vallata. Prima tappa a San Giovanni Ilarione, che festeggia i 30 anni di attività della sua Pro Loco Realtà della Valle d’Alpone, patrimonio di tutti Mariella Gugole

Infolingue, ente accreditato presso la Regione Veneto per la formazione continua e per i servizi al lavoro, che opera con privati e aziende, vi propone il nuovo catalogo corsi.

LINGUE STRANIERE INGLESE: general / business TALK ROOM in English TEDESCO SPAGNOLO PORTOGHESE/Brasil FRANCESE RUSSO

5 livelli 40 ore 24 ore 5 livelli 40 ore 5 livelli 40 ore 3 livelli 40 ore 3 livelli 40 ore 3 livelli 40 ore

certificato finale conforme ai quadri di riferimento europei:

AMMINISTRAZIONE e INFORMATICA CONTABILITÀ pratica di base CONTABILITÀ su pc

30 ore 30 ore

COMPUTER e INTERNET BASE WINDOWS e open office base INFORMATICA gestione dati aziendali

30 ore 30 ore 30 ore

MOS (Microsoft Office Specialist) è una certificazione sulle competenze Microsoft Office riconosciuta in tutto il mondo.

PROGETTAZIONE CAD - SOLIDWORKS CAD 2D: prog. idrotermica/elettrica/civile 30 ore SOLIDWORKS: modellazione solida 30 ore CAD 3D: progettazione meccanica 30 ore docenti: CSWA Certified CSWP Certified

informazioni corsi e “lavora con noi”

www.infolingue.com --------------------------------------------

infolingue formazione via Alzana 2/C - San Bonifacio / Arcole

tel. 348 7039048 6

I

l 16 luglio 2011 è stato inaugurato il San Camillo di Bolca, una Casa polifunzionale che offre soggiorni per anziani ed eroga servizi sanitari alla popolazione. Un grande evento per l’area montana della nostra valle che da sempre conosce i disagi della lontananza da qualsiasi struttura sociosanitaria. E un successo per chi l’ha voluta e ci ha creduto fin dall’inizio. Una moltitudine di gente, giunta dai paesi della montagna e della Val d’Alpone, ha affollato il grande cortile costellato da una miriade di gagliardetti di associazioni militari e civili alla presenza di autorità politiche, sanitarie e religiose, che in questi anni hanno affiancato l’amministrazione di Vestenanova lungo un percorso non facile, per un piccolo comune montano. “Oggi è un giorno importante per tutta la nostra comunità, che vede realizzato un progetto pensato undici or sono e iniziato nel 2005. Dunque oggi è la festa dei ringraziamenti.” Ha esordito il vicesindaco Edo Dalla Verde, che era primo cittadino nelle fasi di progettazione e costruzione dell’opera e che all’inaugurazione ha sostituito il sindaco Maurizio Dal Zovo, assente per impegni familiari. “Questa Casa è patrimonio di tutti e mi auguro che sia vissuta e condivisa dalla collettività della montagna come punto di incontro, di relazione, da mantenere viva dentro e fuori le sue mura.”Gli ha fatto eco Stefano Valdegamberi, consigliere regionale che da assessore aveva traghettato da Venezia a Vestena finanziamenti vitali per la realizzazione dell’opera. Sono stati i disabili della “Comunità alloggio Corte Scolette” di Monteforte i primi ospiti del San Camillo, la cui gestione è affidata alla Fondazione Don Mozzatti d’Aprili, fiore all’occhiello della nostra Valle per servizi e cure ad anziani e disabili.

La struttura

Il San Camillo occupa circa 4 mila metri quadrati di un’ampia superficie verde e boschiva di 16 mila metri quadrati. Nel corpo centrale sono concentrati i servizi e ampie sale. 32 sono i posti letto nelle 16 camere, dislocate su due piani nell’ala dell’edificio. Cinque milioni e 620 mila euro il costo dell’opera, realizzata in sei anni con finanziamenti regionali per 4 milioni e 480 mila euro, più uno stanziamento di un milione e 140 mila euro da parte del comune di Vestenanova, ora unico proprietario dell’immobile e del terreno di pertinenza. Una struttura all’avanguardia, molto accogliente e funzionale, dotata di attrezzature tecnologiche di ultima generazione, per l’assistenza, la cura e l’igiene degli anziani.

I servizi

“Al San Camillo si può usufruire di prelievi e somministrazione di farmaci, flebo, etc. - assicura Carlo Bogoni, presidente della Don Mozzatti di Monteforte - ed è possibile concordare sedute di fisioterapia”. Costi e appuntamenti vanno concordati telefonando direttamente allo 045.7470869 di Bolca, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 15. Risponde Pierpaolo Posenato, coordinatore del San Camillo di Bolca. “Ho riscontrato un grande interesse nei confronti del nuovo Soggiorno e ho sentito la comunità di Vestena molto vicina a questa nuova realtà - aggiunge il presidente Bogoni - È giusto che la popolazione residente se la senta come una cosa sua. Perché il San Camillo appartiene al suo territorio.”

Dario Bruni e Lorenzo Gecchele

A

bbiamo voluto, come si suol dire, mettere il naso nelle Pro Loco della nostra vallata, queste associazioni nate con il preciso intento di rappresentare quello che di meglio un paese offre o vorrebbe offrire, operando a 360° sul territorio, in continuo rapporto più o meno amichevole con il comune o con gli altri gruppi attivi in paese. 5 Pro Loco per 5 Comuni, diverse l’una dall’altra ma anche simili nei mille problemi che quotidianamente devono affrontare, soprattutto di carattere

PRO LOCO SAN GIOVANNI ILARIONE

organigramma

Presidente: Franco Cavazzola Vicepresidente: Pio Nardi Segretario: Viviano Gazzo Consiglieri: Alessia Aldegheri, Angelina Beschin, Silvano Beschin, Lorenzo Gecchele, Guido Lovatin, Claudio Lovato, Dario Marchi, Luca Nardi, Alice Zamboni.

U

na Pro Loco dalla forti tradizioni e molto presente nella realtà del paese, quella di San Giovanni Ilarione. Ce lo assicura il presidente Franco Cavazzola, eletto con il secondo mandato consecutivo e pronto a ricominciare là dove aveva lasciato il suo lavoro: residente a San Giovanni Ilarione, con la passione per il sax, coltivata per molti anni all’interno della Banda Giuseppe Verdi e in gruppi musicali fin dagli anni ’60, da poco in pensione, negli ultimi tempi si è dedicato totalmente alla valorizzazione della Pro Loco e alle tante attività ereditate dai suoi predecessori. Parla con una certa soddisfazione anche del nuovo consiglio, eletto lo scorso 14 luglio: “Conosco bene i componenti del consiglio e sono particolarmente contento del fatto che, accanto alla squadra già affiatata, siano entrati alcuni giovani, che sicuramente daranno nuovo impulso e nuove idee alle attività in programma. Ringiovanire le nostre associazioni è un segnale importante, significa che, malgrado il menefreghismo imperante nella società

economico, con tante idee e pochi (sempre meno) contributi che arrivano dall’alto, con componenti di ogni età e condizione sociale: insomma, un mondo particolare, ben impiantato dentro alle tradizioni popolari (che tutti vorrebbero mantenere), ma anche aperto alle novità (che non sempre tutti accettano). Il ruolo più difficile, manco a dirlo, spetta ai presidenti, ed è proprio a loro che ci siamo rivolti per saggiare il polso della situazione. Abbiamo voluto incominciare con la Pro Loco di San Giovanni Ilarione, che ha appena rinnovato il consiglio e si appresta a celebrare i suoi primi trent’anni di vita. moderna, ci sono ancora giovani che invece decidono di darsi da fare per la propria gente”. Consiglieri affidabili, quindi? “Senza dubbio. A cominciare dal vice presidente Pio Nardi, consigliere veterano e da molto tempo impegnato nell’associazione, oggi è il nostro “archivio vivente” nei rapporti con le altre realtà del territorio. Ogni consigliere ha poi il proprio incarico, chi segue le orchestre/gruppi, chi la logistica, chi la contabilità e tanto altro. La cosa di cui si sente più orgoglioso? “Senz’altro L’Alpone, il trimestrale che l’anno scorso ha compiuto 25 anni con 100 uscite. Un capolavoro continuo, che giunge gratuitamente a tutte le famiglie del paese ma anche ai tanti emigrati sparsi in tutto il mondo, sostenuto da contributi e dalla Pro Loco stessa. Uno strumento di informazione e di approfondimento, a servizio anche delle istituzioni e delle altre associazioni operanti in paese. Quest’anno per l’occasione, grazie a un generoso sostegno economico di una ditta di San Giovanni Ilarione, è stato realizzato un “librone” contenente tutti i 100 numeri del giornale, le cui copie sono state donate alle scuole, alle parrocchie e alla biblioteca per la libera consultazione, diventando “l’enciclopedia continua” della storia degli ultimi 25 anni di San Giovanni Ilarione. Quali le attività più importanti nel vostro calendario stagionale? Molte, e sempre più impegnative: il Carnevale, la Festa di inizio estate, il Natale Insieme, ma più di tutto la Sagra delle Castegne, arrivata alla 76^edizione. La festa più importante per il paese, con un fine settimana intenso, pieno di iniziative, che fa da chiusura anche di tutte le

Dal 1986 Un tecnico che vi sa consigliare VENDITA ED ASSISTENZA PNEUMATICI EQUILIBRATURA E CONVERGENZA COMPUTERIZZATE REVISIONI AUTO, TAGLIANDI E BOLLINO BLU San Giovanni Ilarione (VR) - Via P. Niselli, 56

Tel. 045 6550108 - 348 9048657 7


Accade in valle attività estive in vallata. Ricordiamo che per l’occasione viene sempre pubblicato anche il “Libretto della Sagra” un fascicolo che accanto alla pubblicità presenta ogni anno un argomento diverso sul passato di San Giovanni Ilarione, valorizzando ciò che è stato fatto nei campi più diversi. Quest’anno, ad esempio, l’attenzione è rivolta al mondo del calcio, visto che la locale Unione Sportiva compie 25 anni di attività. Come intende il ruolo della Pro Loco? La Pro Loco deve essere una associazione che valorizza il turismo, la cultura, le attività delle altre associazioni esistenti nel territorio, evitando di rinchiudersi nel proprio guscio e aprendosi alla collaborazione con comuni e con altre Pro Loco limitrofe. Nel mandato precedente, è stato ripubblicato un importante libro della storia sui basalti (De’ monti colonnari e d’altri fenomeni vulcanici dello stato veneto di John Strange): un libro poco conosciuto e raro da trovare, che fa riferimento a diversi luoghi della nostra vallata. Uno sguardo al passato? Certamente: un grazie a tutti coloro che in questi 25 anni hanno speso energie e tempo per la Pro Loco. Tante sono state le pubblicazioni andate in porto (non so quante Pro Loco possono vantare un numero di libri uguale al nostro…), tante le manifestazioni realizzate, che sarebbe difficile ricordare senza dimenticarsene qualcuna. Ricordo volentieri i nomi dei miei predecessori, alcuni dei quali sono rimasti al comando per più di dieci anni: Carlo Biondaro, Severino Tonin, Augusto Gambaretto, Sante Bricca, Valeria Gecchele. Uno sguardo al futuro?

Dal 30 settembre al 2 ottobre: Laghi di Plitvice 2 ottobre 2011: Festa dello strüdel a Merano 9 ottobre 2011: Trieste e Grotte di S. Canziano 16 ottobre 2011: Eurochocolate 23 ottobre 2011: Venzone, Festa della Zucca 23 ottobre 2011: Castello di Merano e i Giardini di Sissi

8

Accade in valle - Il problema

VIA AROLDI E VIA PERGOLA TRASFORMATE IN AUTOSTRADA La Redazione di Monteforte d’Alpone

18 agosto 2011, ancora un giorno di lutto sulla Provinciale 17

provinciale 17, l’ennesimo tragico incidente Il nuovo consiglio della Pro Loco (da sinistra in alto): Dario Marchi, il presidente Franco Cavazzola, Luca Nardi, il segretario Viviano Gazzo, il vice presidente Pio Nardi, Lorenzo Gecchele, Claudio Lovato, Alessia Aldegheri, Alice Zamboni, Guido Lovatin, Silvano Beschin, Angelina Beschin.

Volentieri: siamo già nella allegra confusione che precede la Sagra delle Castagne, per noi la manifestazione per eccellenza; ma in programma ci sono anche altri progetti a cui stiamo già lavorando, in collaborazione con altre associazioni del territorio. Insomma, tanto è stato fatto, ma tanto ancora resta da fare!... Il 5 Comuni lancia una proposta che faremo a tutti i presidenti che incontreremo dopo di lei: una “Festa delle Pro Loco della Val d’Alpone”, da tenersi una volta all’anno in un comune diverso della vallata. Lei sarebbe d’accordo? Bella idea! Sì, io sarei d’accordo: ne parlerò in consiglio! Grazie Presidente, e…Buon lavoro!.

Dal 23 al 26 ottobre: Tour Roma Dal 29 al 1 novembre 2011: Terme di Rogaska 27 novembre 2011: Mercatini di Merano e Bolzano 27 novembre 2011: Mercatini di Bressanone Dal 8 al 12 dicembre: Mercatini di Norimberga 4 dicembre: Sant’Agata di Feltria 8 dicembre 2011: Mercatini di Merano e Bolzano

La Redazione

I

n un tragico frontale fra una Fiat Uno e una Ducati di grossa cilindrata avvenuto lo scorso 18 agosto a San Giovanni Ilarione, in località Fusa, hanno perso la vita i due conducenti, rispettivamente Lino Dal Zovo, 63 anni, di Vestenanova, ed Enea Dal Zovo, 26 anni di Soave. Gravemente ferita la fidanzata di Enea, Valeria Dalla Riva, che si trovava sul sellino posteriore della moto, illesa la compagna del 63enne che gli era a fianco nell’auto. Alcuni giorni dopo tutta Vestenanova si stringeva attorno alle famiglie delle vittime, molto conosciute in paese, ad esprimere durante i funerali il cordoglio e l’affetto che mai come in questi momenti le nostre comunità sanno dimostrare verso chi è colpito da un dolore così straziante. Questa, in sintesi, la nuda cronaca di un fatto che non vorremmo mai più raccontare, ma che purtroppo fa tornare d’attualità la pericolosità di una strada che, soprattutto in alcuni tratti come quello che da San Giovanni porta a Vestenanova, più di uno ormai definisce “maledetta”. Al di là della gravità di quanto accaduto, non vorremmo che l’ennesimo incidente lungo la Provinciale 17 fosse archiviato come “tragica fatalità”: vorremmo invece che chi di dovere cominciasse a prendere seriamente in considerazione una situazione che da tempo chiede di essere migliorata sul piano della sicurezza attraverso opportuni e ormai inderogabili interventi, sia sulle strutture viarie, sia nel campo di una maggior efficacia dei controlli verso di chi infrange le regole del codice della strada. Tutto questo intendiamoci - senza dover ricorrere ad interventi drastici o punitivi, o instaurando un clima poliziesco di reciproca diffidenza fra forze di polizia e comuni cittadini, bensì nella consapevolezza che un corretto comportamento sulla strada è il primo antidoto contro eventi così drammatici e irreparabili come quello che, nostro malgrado, siamo costretti ad affrontare. Queste brevi note, che frettolosamente abbiamo scritto mentre il giornale andava in macchina, si aggiungono ad un altro articolo (riportato di seguito a questo) che già da tempo avevano preparato i nostri redattori di Monteforte e riguardanti, guarda caso, l’eccessiva velocità dei veicoli che transitano su un altro tratto della Provinciale 17, la località Pergola e via Aroldi, in corrispondenza dello svincolo di Costalunga. Due tratti pericolosi, la stessa strada, la stessa richiesta di intervento. Prima che sia troppo tardi.

«A

bito proprio sopra il cartello che delimita la velocità che i mezzi non dovrebbero oltrepassare. Vedo ogni giorno auto e moto transitare a tutta velocità oltrepassando i 100 km all’ora in un centro abitato dove si dovrebbe andare a 50 km», afferma un residente di Costalunga, che vive lungo la Strada Provinciale 17. Gli abitanti della frazione, divisa fra i Comuni di Monteforte e di Montecchia, lanciano un allarme. Sono stufi di dover temere giorno e notte di essere investiti, di sentire le auto passare a velocità folli. «Non è possibile andare avanti così, tutti i giorni della settimana in tutte le ore del giorno e della notte tremano i muri della casa quando passano alcune auto. Sembra di stare in un autodromo». Tali episodi non si verificano a causa di persone che risiedono a Costalunga, perchè sanno che su questa strada non è possibile correre, bensì sono i residenti dei paesi limitrofi che trovandosi a dover transitare su questo tratto per rientrare nelle proprie abitazioni o recarsi al lavoro, infrangono il limite di velocità. Le segnalazioni agli amministratori in passato ci sono state ma, forse perché si tratta di un tratto stradale che è di competenza della Provincia, non hanno risolto nulla. Paletti di delimitazione stradale e un marciapiede sono indispensabili per la sicurezza degli abitanti della zona, ma non solo. In via Aroldi si trova, infatti, anche la farmacia e molti anziani sono costantemente in pericolo. «Quando devo attraversare ho sempre paura che qualcuno mi investa - si indigna una signora anziana del posto-. Non ci sono strisce pedonali e le auto mi sfrecciano davanti senza fermarsi mai!». Urgono seri provvedimenti per dissuadere questi folli dalla loro corsa contro il tempo, come l’installazione di mezzi idonei al rallentamento forzato, quali autovelox fissi. La legge italiana prescrive che tutte le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità debbano essere preventivamente segnalate e ben visibili, con l’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi. In particolare il decreto del 15 agosto 2007, stabilisce dettagliatamente le modalità del preavviso obbligatorio prima di ogni postazione di controllo. Ad esempio è necessario che il segnale di preavviso sia posizionato ad una distanza tale da poter essere visto per tempo, e comunque non superiore a 4 km dal luogo di effettivo controllo. «Non chiediamo multe a raffica ma soltanto che il nostro tratto di strada sia più sicuro per noi e per i nostri figli. In passato incidenti, purtroppo anche mortali, sono stati davvero troppi».

9


Accade in valle

Accade in valle

CIRO, UNO STRAORDINARIO PICCOLO DINOSAURO FOSSILE Presentati a Milano gli eccezionali risultati della paleo-biopsia del piccolo di dinosauro ormai diventato una star internazionale Francesco Sforza

M

ilano, 21 giugno 2011, nell’ Aula Magna del Museo di Storia Naturale vengono presentati i risultati della “paleo-biopsia” eseguita sui resti fossili del piccolo dinosauro Scipionyx Samniticus, forse meglio conosciuto dal pubblico non addetto ai lavori come “Ciro”, rinvenuto da Giovanni Todesco 31 anni fa in una cava di Pietraroja, in provincia di Benevento. è gremita di persone questa aula, moltissimi i giornalisti, soprattutto stranieri, che si accalcano a fotografare, prima dell’inizio della conferenza, la piccola pietra calcarea con Ciro esposta per l’occasione accanto ad un bronzetto che raffigura la sua presunta conformazione in vita; c’è ovviamente Giovanni Todesco con la moglie Giovanna Vanzo, anche lei appassionata ricercatrice e che ha contribuito a questo rinvenimento. Sono presenti anche alcuni rappresentanti della Associazione Paleontologica Val Nera di Roncà, di cui Giovanni fa parte, che hanno voluto essere presenti a questa riunione. Prima dei lavori veri e propri viene ricordato dai Relatori lo scopritore di Ciro, salutato da tutta la sala con uno scrosciante e caloroso applauso.

PE SU

R M E R C AT

I

Ciro, pur se piccolo dinosauro di 110 milioni di anni (Cretacico inferiore), si è rivelato essere un fossile straordinario, addirittura unico al mondo per le tante notizie che il suo ottimo stato di conservazione ha saputo fornirci, come confermano gli studi eseguiti dai Prof. Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco, avvalendosi di tecniche particolari ed innovative quali TAC, fotografia in luce ultravioletta, microscopia elettronica in scansione. Tutti questi studi sono stati riportati nello splendido volume “Memorie” della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (Vol.XXVII, Fascicolo 1, Maggio 2011). La peculiarità di questo fossile è che conserva non solo le ossa, di per sè facili alla fossilizzazione, ma anche resti di tessuti che normalmente subiscono una rapida distruzione; cosa questa suggestiva per l’ipotesi che Ciro sia morto affogato in una piccola e bassa laguna con scarsità di ossigeno, e quindi priva di batteri, con conseguente impedimento all’instaurarsi dei processi putrefattivi e quindi della decomposizione. Già ad occhio nudo si possono intravedere questi tessuti, caratterizzati da un colore ocra chiaro che li differenzia dal colore più scuro delle ossa; ma è con tecniche particolari, quelle usate appunto da questi studiosi di Milano, che sono stati evidenziati una infinità di particolari quali residui di fegato, milza e cuore tramite fluorescenza indotta da luce ultravioletta; l’impiego del microscopio elettronico a scansione associato ad altre metodiche di studio ha permesso la ricostruzione dei vari tessuti quali residui di trachea, esofago, cartilagini, fasci muscolari ecc.; si sono potuti osservare anche alcuni vasi sanguigni capillari, e, in prossimità dell’intestino, persino alcuni batteri. Anche l’apparato digerente si è conservato in maniera straordinaria, permettendo anche di indagare il cibo ingerito da questo piccolo dinosauro prima della sua morte; si ritrovano scaglie di una sardina, resti di alcuni piccoli rettili, la zampa di una grande lucertola. Da queste scoperte si possono ricavare alcune deduzioni: Le grandi orbite circolari, lo spazio aperto tra le ossa della

Qualità e Convenienza nel prezzo Vendita Abbigliamento

volta cranica, che indica la presenza della fontanella fronto parietale del tutto simile a quella dei neonati umani, il muso corto, la sostituzione dei denti non ancora iniziata e l’assenza di usura nei denti sono tutte caratteristiche infantili che indirettamente dimostrano come l’animale sia sicuramente morto in tenera età, a non più di 4-5 settimane di vita, verosimilmente in un ambiente lacustre lagunare con piccoli isolotti emersi che venivano collegati fra loro durante le basse maree. La zampa della lucertola ritrovata nel suo intestino appar-

“Marcia per la Pace Perugia - Assisi” 24-25 settembre 2011 La redazione

I

n occasione della Marcia per la Pace PerugiaAssisi 2011 che si terrà domenica 25 settembre, l’Associazione AMEntelibera promuove una due giorni in Umbria per partecipare a questo importante evento nazionale insieme a gruppi, associazioni e singoli cittadini provenienti da ogni Regione d’Italia. Quest’anno l’appuntamento della Marcia assume un significato ancora più profondo: la situazione mondiale contingente e i 50 anni che ricorrono dalla prima Marcia per la Pace rafforzano ancor più l’importanza di aderire ad un progetto di solidarietà promosso a livello nazionale.

Sidal agosto10.indd 1

10

25-08-2010 16:03:29

La Marcia nacque nel 1961 per volontà di Aldo Capitini e numerosi intellettuali del periodo per dare un’attiva e forte testimonianza dei valori della pace e della fratellanza tra i popoli, e da allora all’incirca ogni due anni l’appuntamento è fissato a Perugia per percorrere a piedi un itinerario di circa 24 chilometri fino a raggiungere la Rocca di Assisi, città simbolo della Pace, per l’evento conclusivo della manifestazione. La partenza è prevista sabato 24 settembre nel pomeriggio; il rientro domenica 25 settembre in serata. Quanti desiderano aderire possono contattare l’Associazione AMEntelibera: tel. 045 7600128; cell. 340 7739525; e-mail: info@viaggiamentelibera.it; www.viaggiamentelibera.it

Con prenotazioni per più di 15 persone il ristorante si rende disponibile anche durante i giorni di chiusura

ALBERGO RISTORANTE

��������

Lunedì pomeriggio chiuso - Mercoledì aperto tutto il giorno

Via Montegrappa, 11 - 37030 Vestenanova (VR) • Tel. e Fax 045 7470883

tiene ad un animale troppo grande per poter essere stato cacciato da Ciro ed appare quindi verosimile che gli sia stata procurata dall’intervento dei genitori (quindi anche ... “a quei tempi remoti” esistevano già quelle che con vocabolo moderno si definirebbero “cure parentali”). Come afferma il Prof. Cristiano Dal Sasso “non sono le solite nude ossa, ma una vita intera intrappolata nella roccia”. Straordinario quindi questo reperto, e se il merito di tali scoperte va ovviamente agli studiosi non bisognerà mai dimenticare il grande merito che va reso al “ricercatore paleontologo per passione” che lo ha rinvenuto e a cui spetterebbe, per usanza ormai consolidata, di dare a questo suo reperto il proprio nome. Ulteriori notizie e più dettagliate informazioni potranno essere richieste direttamente al Prof. Cristiano Dal Sasso in occasione della relazione su Ciro che sarà tenuta Venerdì 14 Ottobre alle ore 20.30 presso il Comune di San Giovanni Ilarione.

Apertura Estiva con giardino per pranzi e cene all’aperto

Via Campitelli, 1 - 37030 - MONTECCHIA DI CROSARA (Verona) Tel. e Fax 045 7460036 - info@ristorantetregnago.com - www.ristorantetregnago.com Piedino Tregnago piedino.indd 1

28-05-2009 12:14:23

11


Accade in valle

Vestenanova

CORSI DI FORMAZIONE: IL NUOVO LIBRETTO-GUIDA a BOSCO, a VESTENA e “VAL D’ALPONE UNA TERRA DA SCOPRIRE” a MONTECCHIA Uno sguardo nuovo e aggiornato sulla Mariella Gugole

Val d’Alpone, per i turisti che la vogliono conoscere e per i suoi abitanti che ancora non la conoscono del tutto

A LEZIONE DI LEGALITÁ Due importanti iniziative legate da un unico, attualissimo tema

Dario Bruni

S

I partecipanti al corso mostrano fieri il diploma acquisito

C

ontinua con successo la scuola di formazione dell’Enaip Veneto che ha sede a Montecchia di Crosara e che ha consegnato anche quest’anno una settantina di attestati a giovani agricoltore della Val d’Alpone e della Lessinia. L’occasione è stato un convegno che si è tenuto nel mese di luglio a Conca dei Parpari, quota 1400, e al quale hanno partecipato numerosi rappresentanti del mondo politico, sindacale e agricolo. Plauso, da parte di tutti i convenuti, all’impegno dell’Enaip nella “formazione” e, prima della consegna degli attestati , sono stati anticipati i nuovi corsi che si terranno nel prossimo autunno. Quattro a Montecchia di Crosara: “Gestione dell’impresa e riscoperta di vecchie ricette culinarie” 25 ore; “Sicurezza in agricoltura” 40 ore; “Direttive Comunitarie: inquinamento, condizionalità, uso fitosanitari e concimi” 30 ore; “Qualità e certificazione dei prodotti” 30 ore. Si terrà poi sia a Bosco Chiesanuova sia a Vestenanova un corso di 30 ore su “Tecniche di marketing, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti locali”. Ancora a Bosco: “Fattorie didattiche” 80 ore; “Risparmio energetico e fonti energetiche rinnovabili” 30 ore. Due corsi a Vestenanova: “Uso delle tecnologie nella promozione dell’azienda turistica” 27 ore; “Donne e ricettività extralberghiera nel turismo rurale: tecniche di comunicazione nell’accoglienza” 27 ore. 12

i può fare. In sintonia con quanto la nostra rivista auspica da tempo, si son messi all’opera i 5 delegati al turismo dei comuni della vallata e ne è uscito un lavoro unico che abbraccia tutta la Val d’Alpone: questo lo spirito del bel libretto-guida intitolato non a caso “Val d’Alpone una terra da scoprire”. Coordinato da Giancarla Gugole, non nuova ad iniziative del genere, l’agile fascicoletto di una cinquantina di pagine passa al vaglio la vallata mettendone in risalto aspetti noti e meno noti, definendo gli elementi storici essenziali di ogni paese, ma intrattenendosi anche sui prodotti locali e sulle manifestazioni caratteristiche, in un misto di curiosità e competenza destinato ad attrarre anche il turista più superficiale. Interessanti le ipotesi di itinerari, che propongono 6 percorsi adatti a tutti i gusti, da quello naturalistico a quello artistico, da quello religioso a quello culinario o anche genericamente panoramico. Che sia però rivolto anche agli abitanti della vallata, spesso purtroppo distratti riguardo alle cose di casa propria, lo si capisce dalle annotazioni bibliografiche, che per la prima volta tentano di raccogliere le pubblicazioni locali uscite nei diversi comuni, magari all’insaputa dei paesi limitrofi, e che dovrebbero incentivare l’interesse per un adeguato approfondimento su quello che ha in serbo la nostra vallata. La pubblicazione è stata presentata a Vestenanova lo scorso 7 agosto, nell’ambito della Festa del Turista ed è destinata alle agenzie turistiche e alle istituzioni che promuovono il turismo locale, con l’intento di far conoscere la Val d’Alpone, i suoi prodotti e le sue attrattive al di fuori dell’ambito provinciale e regionale. L’auspicio è che sia solo il primo passo di una valorizzazione appropriata della nostra vallata che, per stare in tema con la pubblicazione in oggetto, rimane per molti versi ancora “una terra da scoprire”.

Mariella Gugole

“Legalità” cantata nell’aula bunker di Palermo...

L

o scorso 23 maggio, sul palco dell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo c’erano i ragazzini della scuola a tempo pieno di Bolca. Sugli scranni, solitamente occupati dai giudici, sedevano Piero Grasso, procuratore antimafia e quattro ministri della repubblica: Angelino Alfano (all’epoca ministro della Giustizia), Stefania Prestigiacomo (Ambiente), Mariastella Gelmini (Istruzione), Roberto Maroni (Interni) e poi, sullo scranno più alto, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia 19 anni fa nella strage di Capaci. Migliaia di occhi erano puntati su di loro, quando le prime note della canzone “Libero chi è dentro”, scritta nelle aule delle pluriclassi di Bolca, hanno animato l’aula del maxi processo a Cosa Nostra, per cantare quella “legalità” che mette le sue radici nella prima infanzia con “regole a casa/ regole a scuola regole in ogni cosa...”. In breve la musica rap ha coinvolto tutti. “Anche i ministri Gelmini e Prestigiacomo e Maria Falcone partecipavano al nostro canto e battevano il ritmo con le mani”, hanno raccontano le maestre al ritorno dalla Sicilia. Tanti gli applausi delle autorità dalla platea e dai ragazzi stipati sugli spalti. “I

Bellavista

venticinque alunni di Bolca hanno cantato benissimo” è stato il commento del Dirigente Scolastico Ugo Carnevali che è andato con loro a Palermo: “Sono stati protagonisti sul palco e unici nel proporre un testo originale prodotto a scuola.” Un finale davanti all’Albero Falcone e l’Inno Nazionale intonato da Baglioni, hanno congedato le migliaia di ragazzi giunti da ogni parte d’Italia con le navi della legalità. Per la scolaresca di Bolca andata e ritorno da Palermo in aereo in meno di quarantotto ore.

... dipinta e recitata a Vestena per la sicurezza in strada

Carabinieri, Polizia di Stato e Polizie Municipali hanno trascorso un’intera giornata, alla vigilia delle vacanze estive, con i ragazzi di elementari e medie, per fare prevenzione. Un’iniziativa promossa dalla commissione Educazione Stradale dell’Istituto Comprensivo di San Giovanni Ilarione in collaborazione con le Forze dell’ordine. “Puntiamo sulla prevenzione, e non più soltanto sulla repressione, per avvicinare e sensibilizzare i ragazzi al rispetto delle norme stradali e dei comportamenti corretti.” Ha spiegato Andrea Scamperle, ispettore capo della polizia stradale di Verona. Ottanta studenti delle terze medie di Vestenanova e San Giovanni, in procinto di prendere il patentino, sono stati “catturati” dai messaggi verbali e in video proposti dai poliziotti e dal Capitano Salvatore Gueli, del Comando della Compagnia di San Bonifacio. Presente anche Andrea Santinelli, maresciallo dei carabinieri di San Giovanni Ilarione. Poi è toccato ai 120 alunni delle elementari di Vestenanova e Bolca, conquistati dalla simpatia di Gloriana Anastasi, commissario della polizia locale di Verona e dell’ispettore Scamperle. Esposti in bella mostra gli elaborati che hanno realizzato con gli insegnanti: messo in rima il percorso educativo di conoscenza del codice stradale. E il pomeriggio tutti in campo, per un quadrangolare di calcio che ha sancito la vittoria dei Carabinieri di San Bonifacio.

Bar Pizzeria Trattoria Tabaccheria di Consolaro G.

Piazza Eichstätt, 1 - BOLCA DI VESTENANOVA (VR) - Tel. 045 7470083 Chiuso il lunedì

Immerso nello stupendo paesaggio naturale di Bolca

Cucina casalinga mezzogiorno e sera, pizze tutte le sere con forno a legna rotante per i tuoi pranzi e le tue cene. Su prenotazione per gruppi di persone, pizze a mezzogiorno.

13


Bolca

San Bortolo

PIERINO DAL DOSSO SUL “TETTO DEL MONDO” SI È FERMATO A QUOTA 6.500 Lo scalatore di Bolca racconta la sua impresa, vissuta con l’amico Luciano Dal Toè di Chiampo

SAN BORTOLO E LA SUA BIBLIOTECA

Mariella Gugole

Frutto di una iniziativa promossa da due giovani volontari e dal Comune di Selva di Progno Giulia Roncari

H

a tenuto tutti con il fiato sospeso, alla fine di maggio, la scalata di Pierino Dal Dosso sullo Shisha Pangma, il gigante himalaiano nel cuore del Tibet, una delle quattordici vette della Terra che superano gli ottomila metri di altitudine e che per l’alpinista di Bolca si è interrotta a quota 6.500 metri. 50 anni sulle spalle e coraggio da vendere, Pierino e il suo compagno di ventura Luciano Dal Toè di Chiampo (53 anni) erano partiti il 24 aprile con una spedizione del Cai di Arzignano. Tutto bene fino a quota 6000, ma in terra cinese le avversità le hanno incontrate tutte a quota 6.300, nei dieci km (su 200 metri di dislivello) tra il campo base e il campo deposito: “Un tratto che ho percorso ben otto volte per un totale di 160 km, sia per problemi di acclimatamento, sia per trasportare la tenda e gli attrezzi della sussistenza.” E chissà quante volte avrà occasione di raccontare, Pierino Dal Dosso, quell’eccezionale cammino sul Tetto del Mondo. Quando si superano i 4.000 metri di altitudine, e in particolare nelle spedizioni himalaiane, è necessario abituare il corpo in modo graduale all’alta quota, facendo la spola fra i “campi” piazzati a differenti quote, magari con pernottamento, e

ritorno il mattino dopo, al campo precedente. Ma non sono passeggiate: “Fai dieci passi alla volta. Li conti, mettendo a fatica un piede davanti all’altro - raccontano gli alpinisti - e quando arrivi a dieci fai una sosta, appoggiato alle racchette, che dura il tempo dei dieci passi fatti. Poi riparti. Ma quei dodici, tredici chili di bagagli che porti sulle spalle, e un manto nevoso in cui affondi, fanno la differenza. Il malore di Luciano Dal Toè al 15° giorno della spedizione e una nottata trascorsa da solo al campo avanzato con una tempesta di vento e neve che gli ha persino strappato la tenda, hanno fiaccato Pierino Dal Dosso che ha tentato di proseguire impiegando un’ora per superare anche i 50 metri di “penitentes” (pinnacoli di ghiaccio) e crepacci. Ma l’assenza dell’amico e la perdita del rifugio, indispensabile per ripararsi, hanno indotto l’alpinista di Bolca a tornare sui suoi passi e raggiungere il compagno vicentino. Uomini duri, capaci di affrontare con estremo coraggio avversità che una natura irrequieta ha seminato in abbondanza sul loro cammino, ammettono che sì, in quell’immensità che tocca il cielo, le paure sono concrete: forze, gambe, testa devono “esserci”. Se perdi la testa, è finita. Come un fiume in piena Pierino, al rientro a casa, svuotava quel sacco di emozioni che si era riempito nei 21 giorni della spedizione: “In quella solitudine il pensiero corre agli affetti più cari. A una figlia che mi vuol vedere nonno fra qualche mese. E allora “lasciare” diventa la scelta giusta.” Un “Bentornati...” che si concludeva con un “Bravissimi” glielo avevano scritto gli amici a caratteri cubitali su uno striscione che campeggiava sul sagrato della chiesetta dei Cracchi. E sul balcone di casa sventolava la bandiera tibetana, appesa ad un altro striscione, realizzato da moglie e figlie.

C

hiunque si trovasse ad esplorare la stanza adiacente all’ambulatorio medico a San Bortolo, al pian terreno della Scuola Materna, si troverebbe di fronte a una schiera di libri, traboccanti da scatoloni, altri impilati sui tavoli, altri ancora disposti sugli scaffali addossati alla parete; la maggior parte di questi etichettati e catalogati, in un lungo ma ancora incompleto elenco, che verrà presto ampliato con l’acquisto di ulteriori libri. È così che sta nascendo la Biblioteca del comune di Selva di Progno, che avrà sede a San Bortolo. L’intrecciarsi degli interessi di due giovani, che prestano il loro servizio a favore di questo progetto, e del Comune che investendo e credendo nell’iniziativa ha dato il via alla sua realizzazione pratica, ha finalmente reso concreta la possibilità di avere una Biblioteca che possa soddisfare le esigenze della zona coperta dal comune di Selva di Progno, che va da Campofontana a Giazza, ma anche di paesi vicini come Bolca e Sprea. Sarà a disposizione di tutti, come centro di lettura, consultazione e naturalmente per il prestito di libri, che verranno incrementati annualmente, grazie anche ai contributi volontari delle persone, come già è stato fatto per

questo primo nucleo di libri catalogati, parte del quale è stato gentilmente donato da Vittoria Scrinzi, che si occupa della Biblioteca di Montecchia. Un’attenzione particolare verrà data alla sezione di libri dedicata ai bambini e ai ragazzi per avvicinarli al mondo della lettura già in giovane età, complice anche la collaborazione con gli insegnanti, i quali avranno accesso libero alla biblioteca e saranno coinvolti in eventuali iniziative dedicate ai giovanissimi lettori. Un’altra sezione particolarmente curata e approfondita sarà dedicata alla Lessinia e alle sue peculiarità: folclore, cultura, territorio, lingua, e molto altro, abbracciando così temi e gruppi che ci riguardano da vicino, come i Cimbri o i Trombini a cui verrà dedicato uno spazio tutto loro, continuamente arricchito e aggiornato. Al termine dei lavori di ristrutturazione del locale, previsti entro fine ottobre, l’area dedicata alla Biblioteca sarà trasformata in una struttura dotata di tutto il necessario per soddisfare al meglio le esigenze degli utenti: l’ampia stanza verrà rinnovata e resa più accogliente, nuovi scaffali accresceranno la quantità di libri, inoltre verrà installata una connessione a internet che potrà essere liberamente utilizzata per navigare in rete. Non solo, la Biblioteca sarà uno spazio ideale per incontri e attività culturali e sarà aperta a varie iniziative: prima fra tutte potrà essere usufruita come centro culturale, grazie all’acquisto di un video proiettore che permetterà di trasformare la sala in un mini cine-forum. Altre iniziative e progetti legati alla nascita della Biblioteca sono in fase di studio da parte dell’amministrazione, ma la strada è stata finalmente intrapresa e la Biblioteca di San Bortolo, proiettando l’alta vallata d’Alpone (finora carente sotto questo aspetto) nel circuito delle biblioteche, si candida a diventare un nuovo strumento per sensibilizzare questa parte di Lessinia rispetto alle tematiche culturali, aprendosi anche a probabili collaborazioni con associazioni e comuni vicini.

VESTENA 1981 Un filmato di 30 anni fa, oggi restaurato e trasportato su DVD, presenta le immagini di persone ed eventi ancora ben vivi nella memoria di tutti. Giancarla Gugole

“V

estenanova, Vestenavecchia, Castelvero e Bolca sono borgate montane a dimensione strettamente agricolo contadina che chiudono a nord la fertilissima ed aperta valle veronese dell’Alpone. È una terra che, dal tempo delle arcane e misteriose nozze dei vulcani col mare, conserva ancora il forte sapore della salsedine marina ed il calore ardente delle colate laviche…”. Con questi accenti eleganti e poetici Piero Piazzola inizia il filmato su Vestenanova, realizzato nel 1981 con Marzio Miliani e Don Giuseppe Bottacini. È un documento storico molto caro ai vestenesi, che da 30 anni rivedono le vecchie immagini con le videocassette o i CD copiati artigianalmente nel tempo. Essi amano ripercorrere le sei

14

tappe del filmato, che presenta la vita, le persone, il lavoro, le feste di un tempo ormai abbastanza lontano. Nella ricorrenza dei 30 anni la Parrocchia di Vestenanova e l’Assessorato alla Cultura del comune hanno provveduto a restaurare la vecchia pellicola super 8 e a trasformarcontinua a pag. 16 15


Nelle foto dal l’alto in basso: don Sergio Marcazzani e don Gioacchino Gaiga

Vestenanova

A SCUOLA DAI NONNI I ragazzi di quinta della scuola primaria di Vestenanova portano sulla scena la vita quotidiana degli anni ’50. Francesca Tomba

G

iovedì 26 Maggio e mercoledì 1 Giugno, nel teatro parrocchiale di Vestenanova, i 18 ragazzi di classe 5a della Scuola Primaria “Alessandro Manzoni” hanno portato in scena la commedia in dialetto veronese “Quan l’era butin nono Gioanin...” a conclusione del Progetto di Animazione Teatrale che li ha impegnati nell’anno scolastico appena concluso. La commedia è stata scritta prendendo spunto dalle testimonianze dei nonni che i ra-

vestena 1981 - da pag. 15

la in un moderno DVD, fruibile da tutti con le attuali tecnologie. Il nuovo filmato è stato proiettato in piazza Pieropan il 5 agosto scorso nell’ambito della Festa del turista, alla presenza di un grande pubblico entusiasta, che ha potuto rivedere le persone, gli ambienti e gli avvenimenti degli anni ’80, riconoscendo se stessi o gli amici e parenti ormai scomparsi, in un contesto di vita molto diverso dall’attuale.

16

Vestenanova gazzi hanno raccolto intervistandoli: con i loro nipoti si sono aperti raccontando l’infanzia vissuta, sottolineando gli aspetti della vita in famiglia, dei giochi e della scuola degli anni ’50. Tanta la soddisfazione per il risultato raggiunto da parte degli insegnanti, del Dirigente Scolastico, dei genitori, degli spettatori adulti e bambini presenti ma soprattutto da parte degli alunni stessi: tutti in scena hanno infatti compreso e dimostrato di avere talenti e capacità innate e, anche da parte dei più timidi, una sicurezza mai sperimentata prima, in più condita da tanta vivacità. Quanto entusiasmo nel far sorridere gli spettatori, con le battute e la comicità nei gesti e nelle espressioni dei vari personaggi! Della serata del 1 giugno è stato realizzato un dvd che poi è stato donato ad ogni piccolo attore. Il teatro ancora una volta ha dimostrato di essere un valido strumento per far accrescere l’autostima, la creatività e la fiducia in se stessi, fin da piccoli.

La possibilità di acquistare il DVD non ha comunque impedito ai vestenesi di richiedere a gran voce una seconda proiezione pubblica, per completare la visione del lungo filmato: in autunno quindi ci si ritroverà ancora insieme per ripercorrere le care immagini di un tempo lontano.

VIA...VAI DI PARROCI NELL’UNITà PASTORALE DELLA LESSINIA ORIENTALE Mariella Gugole

U

n bel viavai di parroci negli ultimi anni in canonica a Vestenanova. Una canonica importante, perché fa capo a ben sette parrocchie, quelle dell’Unità Pastorale della Lessinia Orientale: Vestenavecchia, Castelvero, Bolca, Sprea, San Bortolo e Campofontana. Tutte piccole comunità che da anni non hanno più il parroco nella canonica del paese, ma non per questo sono abbandonate a se stesse, anzi. Un diligente lavoro di coordinamento e collaborazione fra le varie realtà ha contribuito a cucire una costruttiva rete di relazioni e al contempo a ridurre in parte il campanilismo, tipico delle piccole comunità. Comunità che sono comunque continuamente messe alla prova per l’incessante ricambio dei sacerdoti cui sono sottoposte. Ultimo in ordine di tempo il trasferimento del parroco moderatore don Sergio Marcazzani che, avendo raggiunto il traguardo dei 75 anni di età, il vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti ha “messo a riposo” premiandolo con la nomina a canonico onorario della Cattedrale di Verona, con la qualifica di cappellano del Capitolo, per l’intensa opera pastorale che ha segnato tutto il suo lungo cammino sacerdotale. Monsignor Marcazzani ha dunque lasciato le Vestene nel mese di giugno, dopo tre anni di instancabile attività: un prete over 70 che ha lasciato segni tangibili del suo, seppur breve, apostolato. Il vescovo aveva anche annunciato che don Marcazzani non sarebbe stato sostituito e che l’Unità Pastorale sarebbe stata retta dagli altri due parroci già presenti: don

Gianluca Bacco e don Giorgio Ferrari, con la ricerca di un sacerdote in aiuto per il fine settimana. Ma la Provvidenza, pochi giorni dopo il trasferimento in città di don Sergio, con una telefonata nella canonica di Vestena ha annunciato che a ottobre un terzo parroco sarebbe arrivato in forza nella Lessinia Orientale. E così ora le Vestene si apprestano a festeggiare il “ritorno” di don Gioacchino Gaiga, 63 anni, attualmente parroco di Bosco Chiesanuova. Che dopo tanti anni e tanto apostolato, anche oltreoceano a Cuba, ritorna alla sua terra. Nativo di San Bortolo delle Montagne, era stato parroco di Vestenavecchia negli anni ottanta, epoca in cui ogni parrocchia aveva ancora il suo parroco. Don Gioacchino conosce dunque molto bene la realtà territoriale dell’alta Valle d’Alpone, la sua gente, le sue tradizioni. Contenti i parrocchiani e soddisfazione nella canonica di Vestenanova, dove risiedono i parroci dell’Unità: “Un sacerdote in più significa più presenza nelle varie comunità. E non solo per le celebrazioni liturgiche. - Spiega don Gianluca Bacco, ora parroco moderatore - Perché ogni parrocchia, per piccola che sia, ha le sue esigenze, le sue particolarità, la sua gente. Ci si trova ad operare in realtà dove capita che non ci sia nessuno ad aprire le porte della chiesa. In tre sacerdoti saremo senz’altro una presenza più attiva su quest’ampia area montana e siamo grati al vescovo per questo sforzo che la diocesi fa aggiungendo nuovo vigore al nostro apostolato.”


San giovanni Ilarione

Bolca

IN UN LIBRO LA STORIA DEI CERATO DA 250 ANNI “PESCATORI DEL TEMPO” Mariella Gugole

A

un anno esatto dall’inaugurazione dello splendido Museo di famiglia, Massimo Cerato ha presentato sabato 2 luglio il libro a cui ha lavorato per molti mesi: “Cerato. I pescatori del tempo”. Narra le vicende dei suoi antenati, degli emozionanti ritrovamenti fossiliferi e dei personaggi che hanno impreziosito la storia di questa famiglia, depositaria di un tesoro scientifico unico nel suo genere. “Ringrazio la mia famiglia, un fantastico mondo di umili ricercatori” ha detto Massimo Cerato, emozionato nel raccontarsi in quest’ultima, e per lui inedita, impresa di scrittore. Ed è partito improvviso il primo applauso nell’auditoriun del museo dei fossili di Bolca, gremito di gente giunta da tante parti per assistere alla presentazione del suo libro, che ha dedicato al fratello Achille “anima del museo per amore, dedizione, passione”, ai figli, alla famiglia e “a tutte quelle persone che si emozionano nell’ammirare un fossile di Bolca”. Presenti all’evento la sesta, settima e ottava generazione dei Cerato: Massimiliano, 86 anni, mitico decano della famiglia, con la moglie Rosetta Franchetto e i figli: Achille, Erminio, Patrizia e Massimo, il più giovane e autore del libro. Sposato con Maria Clara Dal Dosso ha tre figli: Sandra, Giulia e il piccolo Andrea Massimiliano, 3 anni, ultimo nato della dinastia di esperti cavatori che in 250 anni di duro lavoro ha aiutato la scienza a scrivere pagine importanti della storia del nostro pianeta e degli esseri che l’hanno abitato, riportando alla luce testimonianze, impresse su pietra, di un tempo così remoto che gli anni si contano a milioni.

1911: Massimiliano e Giuseppe Cerato

“ALLA RICERCA DEL TESORO” Una coinvolgente festa finale alla Scuola Primaria “A. Stefani”, con la collaborazione di molte associazioni del paese e dell’Amministrazione comunale

Le insegnanti della scuola primaria di San Giovanni Ilarione

“A 2011: Erminio e Massimo Cerato

250 anni di storia, scritta con quelle stesse mani che sanno sapientemente spaccare la pietra per donare alla scienza reperti dell’inimmaginabile paleostoria di un lembo delle Prealpi venete. Fatti e aneddoti, tramandati oralmente di padre in figlio, che non saranno dimenticati, perché Massimo li ha raccolti e scritti nel suo libro, per renderli noti a tutti. Il libro è stato anche l’occasione per divulgare, a corredo della pubblicazione, la prestigiosa collezione di fossili del padre Massimiliano, cui mancava però quella classificazione con rigore scientifico per la quale Massimo Cerato ha chiesto la collaborazione del professor Zorzin, conservatore della sezione geologia e paleontologia del museo di Verona. Per un reperto in particolare si sono avvalsi inoltre della consulenza di un paleontologo e un ornitologo (che studia gli uccelli) dell’Accademia delle scienze di Mosca che hanno scoperto, nella collezione, il becco di un uccello, catalogato molti anni fa come dente di ittiolite (pesce fossile). Una scoperta di notevole portata, in quanto si tratta del primo ritrovamento della parte ossea di un uccello a Bolca.

lla ricerca del tesoro”: questo l’allettante titolo del progetto che ha concluso la ricca attività dell’anno scolastico alla primaria A. Stefani. La festa di fine anno, diventata ormai una tradizione della nostra scuola, si è svolta martedì 31 maggio ed ha coinvolto gli alunni in una divertente caccia al tesoro. In giro per il paese, divisi in gruppi, i bambini si sono cimentati in diverse prove di abilità quali il ballo, il ritmo, il trucco, il teatro, il gioco, la lettura… per riuscire a raggiungere, tappa dopo tappa, il traguardo finale e scoprire così il “tesoro”. Partecipando con entusiasmo e cooperando per riuscire a decifrare i vari messaggi preparati, tutti i gruppi hanno guadagnato delle lettere che ricomposte hanno formato lo slogan W l’amicizia. Scopo dell’iniziativa, infatti, era proprio far riflettere su certi valori, come lo stare insieme, la correttezza e il rispetto reciproco, la collaborazione, l’amicizia… ai quali dovremmo dare, soprattutto di questi tempi, maggior importanza. Durante la giornata il gruppo Alpini ha offerto la merenda e a mezzogiorno abbiamo pranzato tutti insieme con una buo-

L’IDRAULICO

na pastasciutta preparata dalla mensa. Nel pomeriggio si è svolta in cortile l’estrazione della sottoscrizione a premi organizzata dai genitori che ha premiato molte persone, il fortunato vincitore del primo premio si è aggiudicato un prosciutto crudo. La lotteria ci ha permesso di raccogliere fondi per completare il rinnovo del laboratorio di informatica a cui tenevamo in modo particolare. E per concludere, scorpacciata di dolci preparati dalle mamme, allietati dalla fisarmonica del signor Mainente. Non è mancata la sorpresa finale: un camioncino ricolmo di palloni colorati, donati dall’Amministrazione comunale, è arrivato in cortile portando gioia e allegria tra i bambini. Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita della festa: i genitori, le diverse associazioni tra cui gli Alpini, la Pro Loco, i Carabinieri in congedo, la Compagnia Sale e Pepe, U.S. Calcio, la Banda G. Verdi, l’Amministrazione comunale, il Comitato mensa e tutte le ditte che hanno offerto i premi della lotteria. Per l’anno scolastico 2011/2012 ci sono già tante idee in cantiere. Contiamo di poterle realizzare, soprattutto grazie alla vostra disponibilità, consapevoli del fatto che… “Chi trova un amico trova un tesoro”!

di Fochesato Emanuele - Tel.

349 3618122

Installatore qualificato

Via Risorgimento, 18 - 37030 Vestenanova (VR) - Tel./Fax 045 7470385

18

San Giovanni Ilarione (VR) - E-mail: lidraulico.fochesato@alice.it 19


Mons. Angelo Rivato nel 2005 incontra papa Benedetto XVI

San Giovanni Ilarione

San Giovanni Ilarione

“GLI ILARIONESI RACCONTANO LA LORO STORIA”

L’ADDIO DI SAN GIOVANNI ILARIONE ALLE APOSTOLE DEL SACRO CUORE DI GESù Dopo 91 anni di apprezzato servizio nella locale Scuola materna “Papa Luciani” le suore salutano un paese di cui ormai erano diventate parte integrante

Da sinistra: suor Pierina, suor Domizia, suor Maria Rita

LA SCOMPARSA DI MONSIGNOR ANGELO MARIA RIVATO, IL VESCOVO DEI POVERI

Dall’inserto del trimestrale “L’Alpone”

“C

arissimi bambini, genitori e tutti voi che fate parte della comunità di San Giovanni Ilarione, come potete ben immaginare, stiamo vivendo un momento molto importante, intenso, soprattutto da un punto di vista emotivo. Dopo anni di servizio in mezzo a voi ci troviamo a lasciare questa comunità per altre destinazioni. Ci piange il cuore!...” Inizia così la lettera d’addio che le ultime tre consorelle del Sacro cuore di Gesù ancora rimaste in paese hanno riservato agli abitanti di San Giovanni Ilarione, in mezzo ai quali da quasi un secolo operavano nella gestione educativa e didattica della Scuola Materna, per molti anni da tutti chiamato più semplicemente “asilo”. Giunte nel 1921 su invito dell’allora parroco don Augusto Zorzi, oltre al servizio pastorale nella parrocchia di Santa Caterina in Villa, si dedicano subito all’educazione dei bambini nei locali della vecchia canonica (oggi sede della Casa della Dottrina Cristiana), dove rimarranno fino al 1947, anno in cui l’asilo trasloca nella nuova sede in piazza Colonna, in quello che era stato il municipio. Negli anni ’70 la crescita costante del numero di alunni e le nuove esigenze educative fanno diventare insufficiente anche questa localizzazione, così da indurre il parroco don Francesco Meneghello, in piena sintonia con le attese della gente e in accordo con il vescovo, alla costruzione di un nuovo edificio, moderno e funzionale, che viene inaugurato l’8 settembre 1979 e intitolato a Papa Albino Luciani. Sostenuto dalla generosità degli ilarionesi, che la ritengono uno dei cardini della società civile dell’intera comunità, e dall’interessamento anche del successivo parroco, don Elio Nizzero, la scuola materna diventa pian piano un vero e proprio centro di aggregazione, soprattutto in alcuni momenti dell’anno, in cui i genitori si uniscono

Vescovo missionario in Brasile, manteneva contatti fraterni con San Giovanni Ilarione e l’intera vallata Con i loro bambini e Babbo Natale

agli insegnanti nel preparare adeguatamente feste o manifestazioni di interesse generale. Comprensibile quindi, dopo una così lunga e reciproca condivisione di vita, lo sconcerto di tutto il paese alla notizia della partenza definitiva delle suore: richieste da parte di autorità civili e religiose, raccolta di firme di genitori e semplici cittadini, tutto è stato inutile. Nel corso di una commovente celebrazione, presieduta dal parroco don Elio, il paese intero ha detto grazie alle loro carissime suore, e loro, suor Pierina, suor Maria Pia e suor Domizia a nome di tutte le consorelle che in questi 91 anni avevano prestato servizio a San Giovanni Ilarione hanno risposto richiamando le parole della loro fondatrice, Madre Clelia Merloni: “Nostalgia è l’amore che rimane! Ricordare è ritornare al cuore!” Nemmeno due mesi dopo, il 26 agosto, giungeva la notizia della scomparsa di suor Pierina, che aveva dedicato tanti anni della sua vita religiosa alla scuola materna “Papa Luciani”: ricordata nel corso di una solenne celebrazione, a lei e alle sue preghiere il paese ha idealmente affidato l’ultimo addio alle sue tanto amate suore. (liberamente tratto dall’inserto che il trimestrale “L’Alpone” ha dedicato alle “Apostole del Sacro Cuore di Gesù” nel numero di giugno 2011)

A GENZIA S AN G IOVANNI I LARIONE 20

Nell’incanto estivo della corte delle Boarie, che in quei giorni festeggiava la sua sagra, un pubblico numeroso e partecipe ha potuto rivivere le vicende antiche e recenti di San Giovanni Ilarione

La redazione

A

mava definirsi il vescovo dei poveri, fra i quali aveva speso gran parte della sua vita e fra i quali avrebbe voluto morire, rimanendo fedele fino alla fine alla sua scelta vocazionale. Mons. Angelo Maria Rivato, Dom Angelo per la sua gente brasiliana, era nato a San Giovanni Ilarione nel dicembre 1924 e dopo aver frequentato il Seminario di Vicenza ed aver ricevuto nel 1951 l’ordinazione sacerdotale, era entrato fra i gesuiti, accettando con il coraggio tipico degli uomini di fede di diventare il primo vescovo di una diocesi vastissima, quella di Ponta de Pedras, alle foci del Rio delle Amazzoni. Disarmante nella semplicità con cui affrontava la durezza del suo apostolato fra gli indios dell’Amazzonia, con cui condivideva ogni cosa che era in suo possesso, si era speso nel dare dignità ai poveri, sostenendo le famiglie e aggregandole in piccole cooperative, talvolta anche in contrasto fermo ma sereno con i potenti del luogo, e dando impulso all’evangelizzazione con la costruzione del seminario e la preparazione dei catechisti laici. Amava tornare nella sua terra natale, dove aveva ereditato una fede forte e nello stesso tempo aperta alla condivisione e al dialogo, trasmettendo nelle chiese dove celebrava volentieri la messa quello spirito gioviale ed ottimista che l’aveva sempre contraddistinto, ringraziando per le offerte raccolte a favore dei suoi poveri. Nel momento dell’ultimo saluto nella chiesa di S. Caterina in Villa, una cerimonia partecipata e ricca di umanità fin nei gesti e nelle parole ha salutato mons. Rivato, che sulla bara spoglia di fiori ha voluto solo il libro della Parola di Dio, a cui aveva ispirato tutta la sua esistenza di uomo, di cristiano e di vescovo.

Dario Bruni

R

accontare la storia divertendo, rivivere attraverso un teatro “povero”, improvvisato, ma ricco di umanità gli avvenimenti che hanno “costruito” il paese, trasmettendo al tempo stesso il senso di appartenenza ad un passato che fa parte di noi stessi: tutto questo, impastato con la giusta dose di ironia, si è respirato il 26 agosto scorso nella bella cornice di contrada Boarie, quando a diventare protagonisti sono stati alunni vecchi e nuovi di una scuola particolare, in cui si imparava soprattutto quella storia umile, della gente comune, che troppo spesso viene dimenticata. “Gli ilarionesi raccontano la loro storia” è stata ri-presentata, richiesta da più parti, dopo aver debuttato lo scorso 24 marzo nella serata promossa dai Lions Val d’Alpone. C’è voluta la sapiente regia della compagnia “Sale e pepe”, presente con alcuni suoi componenti, per mettere in scena questo breve viaggio nella storia di San Giovanni Ilarione, “illustrato” da una classe degli anni ‘60 nel primo atto, ripreso poi, nel secondo, da una classe di alunni attuali. La partecipazione di scolari d’altra epoca, mescolati a quelli dei giorni nostri, ha così scandito il lento scorrere delle generazioni, caratterizzate dai proverbi e da un dialetto genuino ed espressivo, ma anche dalla voglia di crescere e di far proprio l’insegnamento di chi è vissuto prima di noi. A creare la giusta atmosfera, oltre alla coreografia naturale dell’ampia corte contadina, ci pensavano le appropriate cante del coro “El Biron” (altro prodotto “doc” di San Giovanni Ilarione), con i vari personaggi noti (Aristide Stefani, l’abate Rivato, Mario Marcazzan, Cirillo Tonin) e meno noti (un vecchio minatore) che riapparivano nell’interpretazione degli attori e nelle immagini che accompagnavano la rappresentazione. Bella serata, con il simpatico intermezzo di un impertinente ma innocuo temporale estivo ad interrompere, per una manciata di minuti, le scene e ricordare che la storia, anche quella che tutti pensano di conoscere, è fatta talvolta di imprevisti con i quali bene o male - e anche questo ce lo insegnano i nostri vecchi - bisogna imparare a convivere.

21


Montecchia di Crosara

Montecchia di Crosara

MONTECCHIAMA 2011,

PERSONALE DI BRUNO PROSDOCIMI A MONTECCHIA

UN PROGETTO PER IL FUTURO DELLA NOSTRA TERRA Un convegno a Montecchia il 12 marzo scorso ha messo a fuoco strategie e motivazioni per promuovere la lettura fin dalla più tenera età Stefano Posenato

Dall’11 al 13 giugno, in occasione della Sagra delle Ciliegie un incontro con uno dei disegnatori italiani più prestigiosi gli interventi dei relatori: Posenato ha sottolineato l’importanza dell’incontro sotto il profilo dello scambio socio-culturale, auspicando uno sviluppo futuro anche con modalità e tempi diversi; Pernigotto ha manifestato l’orgoglio di rappresentare l’associazione Veronesi nel mondo raccontando quello che l’istituto realizza quotidianamente con i suoi circoli nei quattro angoli del pianeta; Corradini ha raccontato l’esperienza vissuta in prima persona nel campo del turismo ecosostenibile, mentre Confente ha ribadito l’importanza degli scambi culturali con i nostri emigrati e ha presentato i nuovi programmi del circolo Veronesi nel mondo Val d’Alpone. L’incontro in Comune si è concluso con un buffet, gentilmente offerto dal Bar John, ed è continuato con un giro in carrozza nella nostra bella valle con visita alla chiesetta medievale di San Salvatore e con un pranzo al ristorante La Terrazza. Un progetto in quattro tappe Il progetto Montecchiama 2011, si è sviluppato in quattro momenti, tutti incentrati sulla comunicazione del territorio: 1) 17 aprile: giro in carrozza alla scoperta delle bellezze e delle “bontà” del nostro comune 2) 17 maggio, in onore ai 150 anni dell’Unità d’Italia: video conferenza con “Veronopolis VS Montecchia di Crosara” per sentire raccontare, direttamente dalla voce dei nostri emigrati, i loro ricordi italiani del passato. L’evento è stato possibile grazie al contributo appassionato dei componenti del coro Tre Monti, capaci di coinvolgere emotivamente tutti i presenti con i loro canti, di Pino Bevilacqua per la parte tecnica, del ristorante La Terrazza per la parte conviviale, con il supporto logistico del consorzio Tutela Vini Soave. 3) 20 maggio: “Sguardi aperti in valle” presso la chiesetta di San Salvatore, con un pubblico attento e numerosissimo a seguire i competenti relatori. 4) 29 maggio: giro in carrozza alla scoperta delle bellezze e delle “bontà” del nostro comune.

Degna chiusura per un progetto che valorizza la nostra vallata i è concluso sabato 6 agosto il progetto MontecChiAma 2011, voluto dall’Amministrazione comunale “settore sviluppo turistico”, per parlare in tutte le sue forme di territorio e turismo: due parole che possono dare e sicuramente daranno uno sviluppo più significativo alla nostra economia e aprirà la nostra mente a nuove esperienze, con la possibilità di incontrare nuove persone anche di culture diverse. La mattina di sabato 6 Agosto 2011 abbiamo ricevuto presso il nostro comune il sindaco di Vernopolis (Brasile) Waldemar de Carli, il quale ha contraccambiando l’invito del sindaco di Montecchia di Crosara Edoardo dott. Pallaro, fatto durante la video conferenza del 17 maggio al ristorante la Terrazza. Ad accogliere il sindaco di Veranopolis c’erano Stefano Posenato, delegato allo sviluppo turistico comune di Montecchia di Crosara, Luigino Confente responsabile circolo Veronesi nel mondo Val d’Alpone, Marcellino Pernigotto membro direttivo provinciale Veronesi nel mondo, Anna Corradini presidente associazione AMEntelibera. Significativi, ciascuno per il proprio ambito,

S

22

L’ASSOCIAZIONE “VERONESI NEL MONDO” IN VALLATA Il circolo Veronesi nel mondo si incontra periodicamente presso il comune di Montecchia di Crosara mentre il direttivo si incontrerà martedì 18/10/11 per cercare di realizzare uno dei vari traguardi prefissati: ravvivare le energie e lo spirito nella nostra valle con chi ha buona volontà e voglia di fare, affinché chi ha dovuto emigrare non perda le proprie radici. Per avere maggiori informazioni potete rivolgervi in Comune o presso la biblioteca di Montecchia di Crosara.

Alfredo Gasparello

U

n artista davvero di calibro internazionale ha onorato quest’anno la 77a edizione della Sagra delle Ciliegie: Bruno Prosdocimi, mestrino di nascita e veronese di adozione. Lo ha condotto a Verona e successivamente a Bussolengo, dove tuttora risiede, l’attività del padre Andrea ingegnere elettrotecnico, chiamato a progettare la prima centrale elettrica. Bruno si dichiara figlio d’arte avendo ereditato dal padre il talento per le arti figurative, in particolare per la caricatura. Il padre, ottimo caricaturista, cadde in disgrazia presso la famiglia reale, dopo che egli aveva eseguito un ritratto della regina Margherita in stato interessante: “quel ritratto di mio padre”, commenta Bruno, “parve inossequioso e offensivo nei riguardi della regina, mio padre ebbe dei problemi con i reali e fu indotto e si autoconvinse ad abbandonare quella professione per abbracciarne un’altra”. Dopo la scuola dell’obbligo e il diploma di perito tessile presso la Biella scuola professionale di Biella, decide di frequentare l’accademia Cignaroli di Verona per assecondare la sua vena artistica. La svolta è rappresentata dalla scuola Disney presso la Mondadori di Milano dove Bruno si cimenta come vignettista e umorista; a soli 20 anni un provino a Venezia valido per la partecipazione al celebre Musichiere di Mario Riva lo conduce negli studi della RAI a Roma a illustrare le canzoni con schizzi e sketch. Dopo il periodo di leva obbligatoria, che egli svolse come sottotenente nel corpo dei Bersaglieri, tornò alla Mondadori a disegnare Topolino. Il cinema sbarcò nel frattempo anche a Verona portando attori di fama come Antho-

ny Queen e Jack Palance, con i quali Bruno strinse amicizia. Bruno parla di quel periodo come di un tempo magico, pieno di opportunità che un giovane come lui poteva cogliere a piene mani. Era infatti l’Italia del boom economico. Poi fu la volta della trasmissione “Chissà chi lo sa”: “la RAI mi chiamò per eseguire i bozzetti in diretta dei quiz. Ebbi modo di sviluppare la mia fantasia inventando giochi di disegno e creai io stesso personaggi come il Super Cane che ebbe molto successo in varie trasmissioni televisive”. Un altro colpo di fortuna fu per Bruno l’incontro con il titolare della Panini di Modena, Giuseppe Panini, il quale lo mise a “libro paga”. Per Panini Bruno realizzò collane di figurine, prima con i personaggi dello spettacolo (era l’epoca del Cantagiro, Festivalbar, ecc...) e poi per i calciatori. Dopo le esperienze di Milano e Modena, Bruno ritorna nella sua Verona: è il Festival lirico dell’Arena di Verona ad aprirgli le porte e ancora oggi il nostro dedica all’Arena e ai suoi e personaggi dipinti a olio, bozzetti, ceramiche, serigrafie. Continua intanto a collaborare con televisioni, quotidiani e riviste locali e vince per due edizioni consecutive il concorso del Carnevale Veronese, con progetti messi in esecuzione dagli artigiani della cartapesta. La dedizione e i risultati in campo artistico culturale del nostro ambasciatore della cultura veronese convincono perfino il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi Invernali del 2006 a chiamare Prosdocimi come tedoforo della fiamma olimpica in terra scaligera. Una delle ultime imprese di Prosdocimi è stata la realizzazione di una mucca a colori in vetroresina, a grandezza naturale; sulla grande statua che ha partecipato alla Cow Parade di Roma erano visibili i personaggi delle più famose opere liriche. La mucca denominata “Areniana”, è rimasta esposta in via Veneto, in Largo Fellini a Roma fino alla metà del 2010. Recentemente Prosdocimi ha tenuto una lezione di Storia della Caricatura nell’area didattica del MART (Museo d’arte moderna e contemporanea) di Rovereto a una classe di studenti provenienti dall’Università di Harvard, in Italia per una vacanza studio. Venendo a argomenti più strettamente artistici, le tecniche di elezione di Prosdocimi sono la pittura a olio, la riproduzione ceramica e naturalmente il disegno. Ma come nascono le sue opere? “L’ispirazione, immediata e folgorante - risponde l’artista -mi arriva in tutto e per tutto dalla espressione degli occhi, poi la mano quasi meccanicamente esegue. I visitatori della Sagra della ciliegie hanno così potuto visitare la Mostra personale di pittura di Prosdocimi nella giornata del suo clou, domenica 12 giugno presso la Sala della Comunità ed apprezzare appieno la genialità di uno degli artisti più apprezzati che l’Italia può attualmente vantare.

23


BIBLIOTECA D’ESTATE

Montecchia di Crosara UNIVERSITÁ DEL TEMPO LIBERO E DELL’EDUCAZIONE PERMANENTE: SI RIPARTE! Dopo la brillante esperienza dell’anno scorso, sono aperte le iscrizioni per il nuovo anno accademico. Nuove e interessanti le proposte in programma, con relatori di alto profilo professionale e culturale Alfredo Gasparello

D

opo la prima edizione, che ha registrato un successo oltre ogni rosea previsione, con ben 88 iscritti provenienti anche da zone limitrofe della vallata, l’Università del Tempo Libero e dell’Educazione Permanente di Montecchia di Crosara si presenta al nuovo appuntamento con un ancor più nutrito carnet di proposte. L’inaugurazione del nuovo anno accademico è fissata per lunedì 10 ottobre e sarà affidata al noto artista Roberto Puliero, che parlerà a ruota libera pescando dal suo vastissimo repertorio teatrale e culturale. Il paese di Montecchia di Crosara avrà l’onore di ospitare ulteriori personalità nel proprio calendario accademico; alcune anticipazioni: Bruno Prosdocimi, disegnatore e caricaturista veronese di fama internazionale, già presente lo scorso giugno con una mostra personale all’ultima Sagra delle Ciliegie; Riccardo Mauroner, professore di storia e filosofia e giornalista del Corriere del Veneto; Fabio Romano, professore di diritto e giudice; Charlie, artista conosciuto internazionalmente; Otello Perazzoli, professore e cultore delle peculiarità della lingua (parlata e scritta); Luca Passuello, professore di storia; Vanna Nanfré, professoressa di storia dell’arte; Luigi Manfrin, Rettore della nostra stessa Università ed esperto di storia dell’arte; Luigi Scrinzi, esperto di restauro della chiesetta di San Salvatore in Piazza Castello. Ma non è tutto: le sorprese che aspettano i nuovi iscritti saranno moltissime! Al momento, per solleticare la curiosità dei molti che aspettano l’inizio dei corsi, ecco qualche anticipazione sugli argomenti che saranno trattati nel nuovo anno accademico: la pazzia nell’arte; la Costituzione; la Shoa o il giorno della memoria; Giotto come interprete nella Cappella degli Scrovegni a Padova; Raffaello e la perfezione nell’arte; il Mercante di Venezia (cineforum); Sant’Antonio guerriero di Dio (cineforum); canti e storie che hanno fatto l’Italia dal Risorgimento alla Costituzione. Le iscrizioni, come informa il Segretario organizzativo dell’Università, il sig. Alfredo Gasparello, si apriranno il 15 Settembre 2011 presso la Biblioteca civica di Montecchia con costo invariato rispetto al precedente anno: “Nel programmare le conferenze - precisa Gasparello - quest’anno abbiamo puntato a una migliore qualità didattica per quanto riguarda le proposte culturali: ci siamo impegnati ad ottenere la collaborazione di

Un progetto per piccoli, vivaci lettori alle prese con una sorprendete espressività creativa e con la complicità di giovani liceali Antea Castelli

G

iornate torride e pomeriggi vuoti, è estate avanzata e per le strade non si sentono voci. È da queste premesse che è nata l’idea di un progetto mirato a destare i bambini impigriti dal caldo e spingerli a trovare un po’ di refrigerio tra le mura della biblioteca. A giorni alterni, per evitare la congruenza dei 42 iscritti, gruppi di circa dieci ragazzini delle scuole elementari si sarebbero incontrati per trascorrere insieme quasi due ore di letture e laboratori assortiti. Così, per cinque settimane, tra tempere, libri, burattini e cartoncini, i piccoli hanno imparato ad avvicinarsi con maggior consapevolezza agli spazi della sala della biblioteca a loro dedicata, arrivando persino a proporre letture che li avevano interessati e coinvolti personalmente o a sconsigliare ai coetanei quelle che li avevano annoiati: è stato interessante constatare come al termine del periodo dei pomeriggi di lettura i bambini decidessero di prendere in prestito qualche testo e cercassero di convincere i genitori a leggere loro racconti anche più impegnativi. Lo spazio dedicato al laboratorio poi, preso inizialmente come un mero momento di gioco, ha pian piano acquisito una speciale importanza anche agli occhi dei piccoli lettori, i quali si confrontavano sulla tecnica da preferire per rendere il loro personaggio più realistico ed originale già durante l’illustrazione del racconto scelto per l’incontro. Da non trascurare è sicuramente l’aspetto del rapporto umano che si è instaurato tra le lettrici - ragazze che frequentano il liceo, supportate dai consigli di una maestra elementare e con la supervisione della Signora Vittoria - e i bambini, i quali si affidavano ciecamente alle loro direttive e aiutavano a mantenere l’ordine quando il caldo di luglio si faceva sentire un po’ per tutti, confermando che la collaborazione tra le parti assicura risultati garantiti. Per almeno un pomeriggio a settimana, il contatto con fogli, colori e carta stampata ha fatto scordare anche ai bambini più piccoli i mille appuntamenti fissati di consuetudine con la televisione e ha rivelato alcuni talenti effettivi che hanno mostrato grandi doti per il disegno. Un progetto da mettere sul piedistallo per i legami che ha sviluppato, per la creatività che ne è scaturita e per la soddisfazione che ha dato a chi ci ha lavorato, oltre che, sicuramente, per il successo che ha riscosso tra grandi e piccoli. nuovi ed eccellenti conferenzieri, tutto ciò grazie al contributo personale del nostro Rettore e di altri collaboratori ”. L’Università del Tempo Libero e dell’Educazione Permanente è un’iniziativa dell’Amministrazione comunale, a cui va il merito di avere capito l’importanza di creare un ambiente di aggregazione e di stimolo culturale per la popolazione della Val d’Alpone. Vi aspettiamo quindi numerosi alle nostre conferenze che si svolgeranno da ottobre 2011 fino a tutto aprile del nuovo anno.

BIBLIOTECA COMUNALE DI MONTECCHIA: ORARIO DI APERTURA Lunedì Mercoledì Sabato dalle 9.00 alle 12.00 Martedì Mercoledì Venerdì dalle 15.00 alle 18.00

Botega COPRIDIVANO TATTICO! PAGANI Montecchia di Crosara (Siamo vicino alla Posta) Tel. 045 7450166 Chiuso il lunedì

Terrossa

Biciclettata 2011, un modo simpatico ed intelligente per gustare le bellezze del territorio e insieme promuovere il dono del sangue Patrizia Signorato

È

domenica 19 giugno e in piazza a Terrossa, fin dalle prime ore del mattino, è un continuo via vai di persone con biciclette al seguito o parcheggiate con cura qua e là. Tutti carichi di entusiasmo aspettano impazienti per partire per la “biciclettata”, un appuntamento promosso da Avis Terrossa in collaborazione con Avis Brognoligo Costalunga, Montecchia di Crosara e con il contributo del CSV di Verona, a cui ogni anno partecipano centinaia di persone che amano pedalare in compagnia stando all’aria aperta. Alle nove e trenta il Presidente dà il via e in un attimo si crea una scia ordinata di ciclisti che lascia il paese per raggiungere i compagni di viaggio della vicina Costalunga, dove è stato allestito il primo ristoro. Breve sosta e poi via, il gruppo si allarga e prosegue. Il tragitto verso la prossima meta è un po’ più lungo e l’andamento lento del gruppo permette di assaporare i profumi della natura, di sentire il vociferare allegro e gli schiamazzi vivaci dei bambini. Intanto anche la tappa di Montecchia di Crosara è stata raggiunta e nella piazza ci si ferma per un’altra breve sosta. Si riparte! Sono pochi ormai i chilometri che mancano al paese di Roncà per poi ultimare la passeggiata e tagliare il traguardo a Terrossa. Il tutto si è concluso con un pranzo offerto ai ciclisti e ai numerosi simpatizzanti che si sono aggiunti a tavola. È bello vedere come un’iniziativa

DALLA GERMANIA CON PASSIONE: UN VISITATORE D’ECCEZIONE AL MUSEO DI RONCà Il Prof. Gunter Vihol, uno dei più famosi paleontologi a livello mondiale, ha reso omaggio con la sua presenza al nostro Museo Francesco Sforza Mercoledi 15 Giugno 2011, in tarda mattinata, giunge a Roncà il Prof. Viohl, direttore, attualmente in pensione per sopraggiunti limiti di età, del Jura Museum di Eichstat, museo famoso in tutto il mondo per la collezione di fossili del Giurassico in cui, fra l’altro, si può osservare il fossile di Archaeopteryx Lithographica, ritrovato nella seconda metà

Anche per divani ad angolo e/o con penisola Realizzati eslusivamente per voi!!!

CHI PEDALA… DONA!

Rivenditore autorizzato

benefica riesca a unire oltre 250 persone con lo scopo di promuovere la donazione ed è altrettanto bello vedere la collaborazione che c’è fra le associazioni dei paesi vicini. Ma forse il messaggio più diretto ed efficace era quello scritto dietro alle divise dei veterani “Avisini” che, con la loro esperienza, hanno reso il tragitto sicuro fino alla fine anche per le persone meno esperte. Volete sapere cosa c’era scritto? “Corri a donare!” dell’800 a Solnhofen in Baviera, dagli studiosi ritenuto la prima forma evolutiva di un uccello dai rettili. Dopo un breve colloquio con il Sindaco che saluta l’ospite intrattenendosi affabilmente con lui, inizia la visita del museo; particolare attenzione suscitano gli ultimi ritrovamenti fossili ottenuti nel corso degli scavi del 2010, esposti recentemente nelle sale del museo. Una breve e frugale pausa pranzo all’Enoteca, utile per prendere gli ultimi accordi circa la gita che l’Associazione paleontologica ha organizzato al Jura Museum di Eichstat, quindi un’escursione sui sentieri naturalistici tipici dell’ambiente circostante Roncà. La giornata non poteva terminare senza una visita alle cantine di Roncà per l’acquisto di quell’ottimo vino, da portare in Germania, che solo queste terre di origine vulcanica sanno produrre conferendo a questa bevanda un sapore unico, caratteristico ed esclusivo. Un immenso grazie per questa visita al Prof. Viohl e... un arrivederci ad Eichstat per il 7 Ottobre.

25


Roncà

Roncà

Libera-mente Roncà con il Teatro Scientifico nella “Tempesta. Pre-testi” di Corte Mercato Vecchio

CONFRATERNITA DEL PAMOJO Cucina di un tempo, solidarietá e tanto altro ancora

Paola Danese

A

Verona, Corte Mercato Vecchio, il Teatro ScientificoTeatro Laboratorio ha presentato in prima nazionale assoluta per l’Estate Teatrale Veronese “La tempesta. Pre-testi”, per la regia di Yana Balkan e Isabella Caserta. Si tratta di un percorso che evidenzia la relazione esistente tra alcuni canovacci della Commedia dell’Arte e quest’opera shakespeariana. Pre-testi appunto, perché vengono prima del testo e lo influenzano. Il modulo drammatico e tematico dell’isola deserta governata da un mago, accanto ad altri schemi drammaturgici, rivela infatti una relazione tra “La tempesta” e alcuni scenari dei comici dell’arte. Lo spettacolo, allestito in occasione del quarto centenario della Tempesta (1611-2011), in collaborazione con Università agli Studi di Verona, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, propone una campionatura di scene shakespeariane (scelta e traduzione di Silvia Bigliazzi e Lisanna Calvi) e alcuni canovacci dell’arte. Le somiglianze e i rimandi di

alcune parti della “Tempesta” con alcuni “scenari” sono troppo evidenti per ignorare questa parentela. Si pensi ad alcuni personaggi dei canovacci campionati come il Mago, Selvatico, Ninfa, Zanni, che nell’opera shakespeariana diventano rispettivamente Prospero, Calibano, Miranda, Trinculo, Stefano o all’arte dell’incanto, o alla stessa scena della tempesta presente in entrambi i casi. Una parte rilevante dello spettacolo è quindi riservata ai canovacci della Commedia dell’Arte con incursioni nell’opera shakespeariana. La messinscena propone un entrare e uscire dal testo scritto per entrare e uscire dal canovaccio e creare un raffronto tra alcuni passi di Shakespeare e la tradizione italiana dell’arte all’improvviso. Protagonisti Roberto Vandelli (Prospero), Francesco Laruffa (Calibano e Selvatico), Andrea de Manincor (Nostromo, Trinculo, Zanni), Maurizio Perugini (Stefano e Pantalone), Elisa Bertato (Miranda e Ninfa). La voce di Ariel è di Isabella Caserta. La canzone originale, musicata da John Wilson e attribuita a Robert Johnson, è arrangiata da Carlo Facchini, eseguita dalla Carboneria e cantata da Veronica Marchi. Allo spettacolo partecipano anche Gianluigi Bertolazzi, Cristina Cavazza, Martina Colli, Paola Danese, Erika Fattori, Giovanna Galbusera, Alberto Ghezzi, Giacomo Girelli, Alberto Novarin, Andrea Pasetto, Stefano Soprana, Luigi Vandelli. Scene Laboratorio Teatrale, costumi Mariana Berdeaga, attrezzeria Peroni, maschere Donato Sartori. Lo spettacolo sarà presente al Convegno di studi sulla “Tempesta” che si terrà a dicembre, Università di Verona e University of Birmingham.

Un piatto “povero” ma ricco di umanità

L

a Confraternita del Pamojo, sorta nel 1999 al motto “Gogliardia e Solidarietà”, conta più di 200 iscritti, e compie quest’anno il suo 12° anno di attività. Il gruppo ha tra i suoi scopi la salvaguardia e la valorizzazione della storia, della cultura, delle tradizioni e dei prodotti delle valli del Chiampo e dell’Alpone. La confraternita è nata attorno al “Pamojo”, una zuppa che si consumava fino ai primi anni ‘60, prevalentemente al mattino, durante lo sfalcio dell’erba e della mietitura. Il piatto viene preparato con delle patate e zucchine cotte in acqua, a parte si prepara un soffritto con scalogno, lardo e conserva di pomodoro. Quando le due entità sono pronte si fanno bollire insieme per una decina di minuti. Prima di servire si ammolla del pane biscotto fatto nei forni a legna, così come lo si faceva un tempo nelle contrade dei nostri paesi. Nobile scopo della confraternita è l’attenzione verso i fratelli più bisognosi. Molti in questi anni sono stati i progetti a favore di missionari che operano nei paesi più poveri del mondo. Importante è stato il contributo della Confraternita alla realizzazione dell’ampliamento dell’ospedale pediatrico di Cumura, nella Guinea Bissau, voluto da Padre Piergianni Burati, un padre francescano di Montecchia che ha speso la sua vita per quelle terre d’Africa.

La Confraternita e la Strada dei Lessini Durello Iniziative ed eventi a 360° gradi, alcuni ancora in corso Inscindibile si è rivelato il binomio “Confraternita del Pamojo-Strada del Lessini Durello: entrambi hanno l’obiettivo della valorizzazione del territorio che si estende tra le provincie di Verona e di Vicenza, attorno al vulcano spento del monte Calvarina, sulle pendici del quale, ad una altezza tra i 200 e i 500 metri, si produce il Lessini Durello, un nobile spumante che viene accostato alle bollicine francesi. L’ultimo appuntamento organizzato dalle due associazioni ha avuto luogo lo scorso 4 maggio, presso l’Hotel Baglioni, un 5 stelle di Milano, con la presenza straordinaria di Giovanni Rana, che ha preparato per l’occasio-

BOMBONIERE • ARTICOLI REGALO • CONFEZIONI PERSONALIZZATE SERVIZI FOTOGRAFICI • SVILUPPO E STAMPA IMMEDIATA FOTO DIGITALI FOTOTESSERA

C R EAZI O NI

LE E MANIN

26

Giamberto Bochese

Per don Evariano Fabris abbiamo realizzato un piccolo centro medico in Ecuador, mentre per padre Gianni Magnaguagno, missionario saveriano in Zaire, nostro conterraneo di Terrossa, ci siamo adoperati nella raccolta dei fondi per la realizzazione di una scuola a Kinshasa. Nel Bangladesh, dove opera Padre Carlo Dotti, delle Pontificie Missioni Estere, abbiamo inviato dei fondi per la sistemazione della missione di Shimultola.

RIVENDITORE AUTORIZZATO

RIVENDITORE DI ZONA

LE MANINE di ALDIGHIERI ROSELLA E RAMA GIOVANNA Snc • Piazza Frutti, 4 - 37030 MONTECCHIA DI CROSARA (VR) • TEL. 0456540499 E-mail: le.manine.snc@gmail.com

In questa pagina e nella successiva: immagini delle varie manifestazioni promosse dal “Pamojo”

27


Terrossa

Roncà

ne un raviolo al Monte Veronese, che abbiamo sposato con il nostro Lessini Durello. Protagonisti assoluti sono stati i prodotti del nostro territorio: il formaggio Monte Veronese di Gugole, il miele e la marmellata di ciliegie di Coffele, le ciliegie sottograppa di Francesco Fochesato, il pan biscotto dell’agriturismo di Sonia Chiarelo, le soppresse di Brenton di Matteo Refatto e di Giorgio Nogara, l’olio di Redoro. Tutte prelibatezze accompagnate dal durello dei nostri produttori: Fongaro, Maltraversi, le cantine di Montecchia di Crosara e di Montecchio, le aziende di “Sandro

PRENDETE IL LARGO E VIAGGIATE CON NOI! In 36 dalla Val D’Alpone in crociera alla scoperta delle bellezze che la costa orientale dell’Adriatico riserva ai suoi visitatori Patrizia Signorato

C

hi di voi non ha mai pensato vedendo la pubblicità in tv, su una rivista o dopo un periodo stressante di fare un viaggio ed evadere da tutto? Credo succeda a molti! A volte succede anche che due amici storici si incontrano, uno racconta all’altro con entusiasmo della vacanza appena fatta e insieme danno il via ad un progetto favoloso. Spargendo la voce qua e là con un po’ di passaparola coinvolgono un gruppo di 36 persone provenienti dai comuni della vallata e ad Aprile partono per una crociera da sogno. Crociera resa possibile dall’instancabile Angelo Framarin che ha dato la totale disponibilità per la buona riuscita dell’iniziativa, da Alfredo Zago, che ha messo a disposizione gli spazi per gli incontri precedenti alla partenza e da Elena Dal Colle, che ha organizzato trasporto, prenotazione e documenti necessari. Il gruppo è partito con il pullman da Monteforte d’Alpone il giorno 7 con destinazione il porto di Venezia. Da lì hanno navigato fino a Bari, per passare a Corfù (Grecia) poi Dubrovnik (Croazia) ed infine di nuovo verso il porto di Venezia. Una crociera di 5 giorni in cui tutti si sono sentiti “coccolati” dai comfort e dalla comodità di avere ogni servizio a portata di mano, accompagnati e seguiti costantemente dal personale di bordo eccellente per gentilezza, disponibilità e allegria. 28

de Bruno”, Marcato, Cecchin. Ad allietare la serata, ci ha pensato la compagnia teatrale “Sale e Pepe” di San Giovanni Ilarione, che in dialetto veneziano ha presentato la commedia “I Rusteghi” di Carlo Goldoni. La degna chiusura dell’evento, a cui hanno partecipato più di 200 tra giornalisti, esponenti della moda e addetti ai lavori, è spettata al Pamojo, un piatto povero che ha avuto il suo momento di gloria e riscatto nella capitale italiana dell’economia e dell’alta moda. Un’altra iniziativa in corso riguarda lo studio sui resti del castello di Terrossa: in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Roncà e l’Università di Verona sono iniziati gli scavi, diretti dal prof. Saggioro, sul sito del castello, mentre sul fronte storico le ricerche saranno ad opera del prof. Varanini. I numerosi collaboratori e simpatizzanti si sono già ritrovati per un primo sopralluogo e una conferenza all’aperto nella proprietà di Alessandro Danese, che serve da base logistica ai lavori degli archeologi. Sono previste per settembre 3 giornate di scavi: dai primi reperti rinvenuti gli studiosi concordano nel far risalire il manufatto intorno all’anno Mille. Sulla nave non c’è proprio il tempo di annoiarsi! Di giorno si ha la possibilità di visitare e godere dei paesaggi irripetibili che regalano le città, oppure di praticare le infinite attività di cui una crociera dispone come sale giochi, piscine, aerobica, yoga, saune e idromassaggi. Ma si può anche semplicemente rilassarsi al sole, o passare il tempo nei negozi a fare shopping. Di notte si ha l’incredibile comodità di raggiungere un’altra località mentre si cena in buona compagnia, ballando o seguendo uno dei tanti spettacoli proposti. Certamente passare il proprio tempo con gli altri e vivere esperienze emozionanti unisce inaspettatamente persone che partono da sconosciute e ritornano da amici, con la promessa di ritrovarsi ancora. Ed è questo che faranno anche i protagonisti di questa meravigliosa crociera, dandosi nuovamente appuntamento per passare una serata guardando le foto scattate e il filmato dei momenti più belli trascorsi in vacanza... e si lasceranno sicuramente con un arrivederci alla prossima avventura! Vista la sintonia che si è creata con il mare, Angelo saprà consigliarli al meglio per la crociera prevista il prossimo anno. Al solo pensiero non vi sembra di sentire già il sole e la brezza sul ponte che vi accarezza il viso e il ritmo della musica di sottofondo che riempie di energia?! A questo punto direi che non vi resta che prendere il largo con noi!

innovativa stagione teatrale a Roncà che punta su drammaturgie contemporanee Aula magna scuola media ore 21.00 libera-mente Roncà in collaborazione con il Teatro Scientifico/teatro laboratorio di Verona e con il Comune di Roncà Libera-Mente Roncà SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO da Fedor Dostoevskij 14 ottobre 2011 Regia di Francesco Laruffa Il magnifico racconto di Dostoevskij è una lucida e possente parabola che va dritta al cuore della nostra natura umana. Il protagonista (un pazzo? un visionario illuso? un predestinato?) è un tipico personaggio dello scrittore russo, un “umiliato e offeso”, che la notte in cui decide di uccidersi si addormenta, “sogna” il suo suicidio e dopo la morte un’altra vita su un pianeta identico al nostro, una sorta di Eden, in cui gli uomini vivono in un’armonia assoluta. Ma in sogno accadrà qualcosa che, una volta sveglio, cambierà la sua esistenza. Una versione scenica in cui attorialità ed emozione sono elementi fondanti. I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA da Giovanni Testori 19 novembre 2011 Ad alternarsi su un palcoscenico di fortuna saranno “i giovani del teatro laboratorio” ai quali un Maestro cercherà di far interpretare nientemeno che il capolavoro di Ales-

sandro Manzoni. Inizia così ‘I Promessi Sposi alla prova’, testo con il quale nel 1984 Giovanni Testori, dopo le riscritture da Shakespeare e da Sofocle, approda ad un inevitabile traguardo. L’interesse principale dell’autore è quello di trasformare il romanzo in uno ‘specchio’ in cui riflettere i suoi ‘anni tribolatissimi’ che, in realtà, sono anche i nostri. perchè sono davvero tante le ‘pesti’ che ci affliggono. Basta pensare al degrado ambientale, l’indurimento dei cuori, l’omologazione delle coscienze, l’allontanamento graduale dalla realtà, l’incapacità di vedere il modo in cui sta cambiando la società, la chiusura mentale nei confronti della diversità. Ed è proprio al desiderio di aprire gli occhi sulla realtà, avvalendosi dell’umorismo manzoniano, che gli interventi di Testori si appigliano per dissezionare i nuclei narrativi originari, quindi ricomporli in parabole sceniche e morali. IL CALAPRANZI da Harold Pinter 1 dicembre 2011 Due uomini in attesa. In attesa di un capo, di un ordine da eseguire, come sempre, con un calapranzi che detta ordinazioni più che ordini. Scritto quarant’anni fa, “Il Calapranzi” di Pinter è ormai un classico del teatro contemporaneo; affrontarlo oggi significa sottolineare la sua forza politica, l’attualità di questa cruda vicenda, superando l’impostazione ‘beckettiana’ che ha sempre caratterizzato le messinscena precedenti. Due attori in scena, con la propria ‘verità’, su un tracciato dove musica e ritmo dettano i tempi: il senso del ritmo è la forma del linguaggio di Pinter; l’esplorazione di questo testo passa, senza alcun dubbio dalle sue cadenze, le pause, i silenzi e la noia dell’attesa che si contrappongono a dialoghi serrati fra Ben e Gas, i due protagonisti. “The dumb waiter”, ovvero “Il Calapranzi”, scritto da H. Pinter nel 1957, fa parte della prima stagione drammaturgica dell’autore, dove quasi tutte le opere sono metafora di un solo meccanismo, quello della violenza: violenza sotterranea, quasi impalpabile, ma che manifesta con scatti improvvisi tutta la sua furia oppressiva. Attraverso l’utilizzo di linguaggi periferici e invenzioni sceniche, ci si misura con un testo che ben si adatta alla nostra contemporaneità inquieta, spiata, telecomandata a tal punto da insidiare e minacciare l’individuo stesso. per informazioni liberamenteronca@libero.it

29


Monteforte d’Alpone

Monteforte d’Alpone

Organizzare il coraggio: l’amara lezione di Pino Masciari La ‘ndrangheta è potentissima e qui al nord più che altrove Pier Paolo Frigotto

I

ntere famiglie sono accorse presso la Sala Civica Barbarani per ascoltare Pino Masciari e la sua lezione sulla legalità. «Avevo un lavoro, una casa, la mia terra. A nemmeno trent’anni ero già un imprenditore affermato, nel ramo edilizio. Fatturati alle stelle, più di 200 dipendenti, un avvenire florido. Poi, l’inizio della maledizione: il racket del “pizzo”. Ho sempre dato lavoro a tutti, fatto lavorare anche altre aziende nei miei cantieri. Ma il pizzo, no». Non solo non l’ha pagato, ma ai “picciotti” ha risposto a muso duro: «Io vi denuncio, vi mando in galera». Piccolo dettaglio geografico: tutto questo è avvenuto in Calabria. I “picciotti” erano affiliati alla ‘ndrangheta, e l’imprenditore da quel giorno ha praticamente smesso di vivere. Non è stato ucciso: è stato fatto scomparire. Non dalla mafia calabrese, ma dallo Stato: è diventato “Testimone d’ingiustizia”. «A persone come questa, dovremmo innanzitutto dire grazie», ha detto di lui il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. Pino Masciari ha parlato al numerosissimo pubblico discretamente sorvegliato dagli agenti in borghese della scorta che gli è stata assegnata - non subito, peraltro - da quando è uscito dal limbo del “programma protezione testimoni”, il nulla assoluto nel quale era stato risucchiato all’improvviso, insieme alla moglie Marisa e ai figli piccoli, senza il tempo di avvertire amici e parenti, neppure gli 8 fratelli, neppure l’anziana madre. Un dramma: «Per mesi, mia madre era disperata: non sapeva che fine avessi fatto. Pensava che mi avessero ammazzato». Il dramma ha una data precisa, 22 novembre 1994. Quel giorno, dopo due anni di minacce sempre più gravi e di inutili denunce a «tutori dell’ordine che si limitavano a lasciarmi il loro numero di telefono, evitando però di mettere a verbale le mie segnalazioni», Masciari varca la soglia della caserma dei carabinieri del suo paese, Serra San Bruno, e poi quella della procura distrettuale antimafia della Calabria, dove l’imprenditore trova chi lo prenda sul serio e ascolti la sua denuncia: da due anni vanno a fuoco i macchinari nei suoi cantieri, gli operai vengono spaventati da “picciotti” incappucciati e armati di lupara, uno dei suoi fratelli è stato preso a fucilate e ferito alle gambe. Tutto questo, da quando il titolare dalla Masciari Costruzioni si è ribellato: i mafiosi volevano il 3% sugli appalti e i politici collusi con la ‘ndrangheta reclamavano a loro volta il 6%.

Dopo la denuncia-fiume, che ha portato all’arresto di oltre 50 persone e persino alla condanna di alcuni magistrati, per Pino Masciari (il più importante testimone di giustizia oggi in Italia, secondo l’ex procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna) comincia un altro tipo di inferno: di lì a un paio d’anni, dato l’esito devastante delle inchieste avviate dalle sue segnalazioni, un giorno scopre che deve caricare moglie e figli su un’auto, e sparire. Così, senza preavviso. È il 17 ottobre 1997: i suoi “angeli custodi” portano la famiglia al nord. Alloggi freddi, spesso sporchi e anonimi, cambiati di frequente, anche ogni 15 giorni. Undici anni di calvario: «Ho chiesto che avessimo almeno una nuova identità, fittizia, se non altro per consentire a mia moglie, che è dentista, di lavorare: ma non c’è stato niente da fare, ci hanno risposto che se si fosse rimessa a esercitare la sua professione medica, avrebbe messo in pericolo me e i bambini». Nella nuova vita di Pino Masciari affiora una scomoda compagna: la disperazione. «Arrivi al punto di non sapere più chi sei, ti viene voglia di sbattere la testa contro il muro e farla finita». Quando è uscito dal “programma protezione testimoni” si è addirittura trovato di colpo senza scorta: lo hanno aiutato i ragazzi dell’associazione “Libera” fondata da don Luigi Ciotti, creando delle “scorte disarmate”: «Mi seguivano ovunque, evitando che restassi isolato». Nasce il club “Amici di Pino Masciari”: è l’alba di una nuova vita, la terza. Obiettivo: testimoniare la sua esperienza. Masciari ha girato l’Italia, ha solidarizzato con Salvatore Borsellino e i familiari delle vittime di mafia, ha ottenuto la cittadinanza onoraria di tante città. E infine, si è deciso – insieme alla moglie – a raccontare la sua storia in un libro. Si intitola “Organizzare il coraggio”, lo ha pubblicato la torinese Add. Il racconto di Masciari a tratti si spezza, la sua voce si incrina. Come quando rievoca l’ultimo incontro con la madre morente, al suo capezzale in un ospedale di Roma. «Per i miei figli era una sconosciuta. Ho dovuto spiegargli chi era: mia madre, la loro nonna». Pochi attimi, scolpiti nella memoria: «Stava per morire, ma ci ha aspettato. Ci voleva rivedere, ancora una volta. Non posso dimenticare le sue ultime parole. Mi ha detto: bravo, sono orgogliosa di avere avuto un figlio come te». Mentre la platea sambonifacese esplode in un applauso e si alza in piedi, Pino Masciari cerca di ritrovare la voce per continuare. Sì, si può aver coraggio e scegliere la legalità. Una lezione importante soprattutto per i giovani lì presenti e anche loro commossi.

Logotipi e marchi Immagine grafica coordinata Brochure aziendali Depliants e cataloghi Pubblicità su riviste Periodici di informazione Libri

30

Celestina, una delle ultime ricamatrici della Val d’Alpone Redazione di Monteforte

I

l ricamo è un’arte finissima praticata fin dai tempi antichi, dove l’ago, indirizzato dalla sapiente mano della ricamatrice, sale e scende nella stoffa. Fili bianchi o colorati si intrecciano e si uniscono a tessuti diversi, dando corpo a disegni che diventano, pian piano, delle vere creazioni d’arte. In questi “tempi veloci” è bello ritrovare le pratiche artigianali di tessitura e di ricamo per riscoprire, attraverso i suoi prodotti, un’antica arte che si potrebbe rinnovare tramite le pazienti e abili mani di donne, e farsi, nel contempo, veicolo espressivo di cultura, usanze, storia e tradizioni. Di questo e di come riscoprire l’arte del ricamo ormai pressoché perduta al fine di offrire nuovi stimoli per il recupero di un’antica pratica artigianale, parliamo con Celestina Meneghello, un’abilissima ricamatrice di Costalunga. “Ho iniziato a ricamare molto presto, da bambina - ci confida Celestina -. Prima ci sono stati i vestitini delle bambole poi, leggendo le riviste specializzate, mi sono appassionata ai ricami. Sono un’autodidatta, mi piace imparare da sola”.

L’origine del ricamo si considera orientale. Dal principio della millenaria civiltà cinese si hanno notizie di simboli ricamati su vesti, tende, coperte, drappi funebri. Ma anche nell’antico Egitto, in Grecia, presso babilonesi, ebrei, romani si ricamavano biancheria, veli, abbigliamento, toghe con cifre e scene. L’arte del ricamo in passato era considerata un’espressione artistico-creativa molto preziosa in quanto venivano impiegati tantissimi fili da ricamo colorati, d’oro e d’argento, lini e stoffe pregiati. Nel corso dell’Ottocento poi arrivò il ricamo in bianco, che ebbe importanza soprattutto per la biancheria personale e da letto, con grande varietà di motivi floreali. In quel periodo l’arte del ricamo era spesso esercitata dalle monache, ma faceva anche parte dei requisiti necessari, nelle classi sociali agiate, per una perfetta educazione femminile. “Amo ricamare alla sera - continua Celestina - soprattutto durante le lunghe serate d’inverno, vicino alla stufa a legna. La TV mi fa da sottofondo”. Si tratta di un’arte oramai praticata da pochissime donne ultrasessantenni. Le ragazze oggi sono attratte da altre cose. “Qualche anno fa - conclude Celestina - venne organizzato presso il Palazzo Vescovile di Monteforte un laboratorio di ricamo. Si desiderava rivalutare un modello educativo e culturale attraverso la formazione di giovani ricamatrici, al fine di valorizzare la nostra tradizione, conservare la memoria della lavorazione artigianale e diffondere, oltre che tutelare, il patrimonio del sapere legato all’arte del ricamo. Vi parteciparono una ventina di giovani donne provenienti da tutta la Val d’Alpone, ma poi la cosa è finita lì”. Forse vale la pena riprovarci. Le mirabili creazioni di Celestina sono qui a spingerci a farlo. Le persone, anche se sempre meno numerose, in grado di trasmettere questa passione ci sono. Occorrono giovani in grado di cogliere questa opportunità.

RESTAURATO L’ANTICO CAPITELLO DELLA REGINA DEL SANTO ROSARIO Su iniziativa di alcuni abitanti della zona torna all’antico splendore il sacello di contrada Borgolecco Marco Bolla

L’

antico capitello intitolato alla “Regina del Santo Rosario”, all’incrocio tra via Dante, viale Europa e via XXVII Aprile, nel bel mezzo della vecchia contrada Borgolecco, è tornato a risplendere. Di proprietà del Comune, la sua costruzione risale probabilmente alla fine dell’Ottocento. L’idea del restauro è venuta ad Antonio Tobin, da tutti conosciuto come el Toba, subito appoggiata da Romero Avogaro, soprannominato el Mèro, approfittando della richiesta di alcune signore del posto che chiedevano di ritinteggiare le pareti del sacello. A metà giugno, una volta trovati i volontari, sono partiti i lavori e ai primi di agosto erano già conclusi. “I lavori si potevano completare in una settimana - spiega Tobin - ma sono rimasti fermi per permettere che i muri all’interno si asciugassero dall’umidità” Rifatte le malte, è stato dato il colore ai muri interni ed esterni, è stato costruito il tetto che prima non c’era. All’interno sono stati restaurati la statua in gesso della Madonna col Bambino, e gli af-

freschi di Leone Battistella, noto pittore montefortiano scomparso, che raffigurano degli angioletti. Ad effettuare i restauri è stato lo scultore e pittore locale Gianni Nuca. “La Madonna - precisa Antonio - una volta recuperata la bellezza originaria è stata liberata dalla teca dentro la quale si trovava, così da evitare che fosse soggetta a muffe. Nel secolo scorso la “Regina del Santo Rosario” è stata oggetto di grande venerazione. Le persone che abitavano nei pressi del capitello spesso donavano alla Madonna gioielli di valore, poi portati in parrocchia per metterli al riparo da eventuali furti. Il capitello restaurato verrà inaugurato con una messa, “probabilmente la domenica successiva al 7 ottobre, giorno dedicato alla Beata Vergine del Rosario” conclude Tobin. 31


Costalunga - Brognoligo La piazza antistante la nuova scuola primaria di Costalunga-Brognoligo intitolata a padre Adriano Molinarolo Pier Paolo Frigotto

P

adre Adriano Molinarolo. La piazza antistante la Scuola Primaria di Costalunga-Brognoligo ora porta il suo nome. È difficile sintetizzare in poche righe le grandi doti di questo frate dall’animo umile e generoso: la sua accoglienza, il suo sorriso, l’interesse sincero per ogni singola persona, la sua disponibilità verso i bisogni di tutti, la sua presenza costante che costituiva un grande punto di riferimento. Padre Adriano Molinarolo aveva da pochi mesi compiuto 37 anni quando morì, investito frontalmente da un’auto che proveniva dalla direzione opposta, la matti­na di domenica 14 febbraio 1988. Si stava recando, alle prime luci dell’alba, in un paese del bre­sciano, per celebrarvi la Santa Messa. “È morto nel giorno degli innamorati - ricordano commossi il fratello Giancarlo e la sorella Rosalinda -. Era il suo giorno, lui così innamorato della vita, delle persone, della natura, di Dio. Innamorato al punto da saper riversare negli altri tutto quello che aveva, senza misura”. Nato a Costalunga il 22 novembre 1950, era entrato, anco­ ra ragazzo, nei seminari dei Francescani Conventuali. Aveva quindi vestito l’abito francescano ed emesso la professione religiosa presso la Tomba di Sant’Antonio a Padova. Dopo gli studi di teologia, nell’aprile del 1978, era diventato sacerdote. La sua ordinazione ebbe luogo nella chiesa del Sacro Cuore a Mestre per le mani del cardi­nale Albino Luciani, al32

Monteforte d’Alpone lora Patriarca di Ve­nezia, pochi mesi prima della sua elezione al pontificato. Nel giugno del 1982 venne nominato rettore del Seminario Antoniano di Rivoltella del Garda. “Avrebbe voluto che i suoi superiori lo impiegassero nel campo della carità, dove lo spingeva una connaturale propensione, al servizio dei più deboli, dei più colpiti - raccontò lo zio Padre Riccardo -. Gli fu chiesto invece di accettare l’ufficio di educatore e superiore nella comunità di Rivoltella, tra gli adolescenti e gli insegnanti del seminario”. Aveva grande attenzione verso i ragazzi che, secondo lui, dovevano percepire di essere accolti e amati dai loro insegnanti. Perché l’amore è sempre un punto di partenza positivo da cui può iniziare un dialogo fecondo anche con i giovani più difficili. Il suo lavoro instancabile di pastore, di educatore e di annunciatore del Vangelo lo resero familiare a migliaia di persone. Egli diede sempre testimonianza di come nella semplicità e nella concretezza il Vangelo di Gesù poteva e doveva entrare nella vita di tutti, grandi e piccoli. Difese e portò avanti un modello di Chiesa e di cristianesimo attaccato alle radici cristiane e non pauroso di confrontarsi con le logiche della storia. Padre Adriano rimane davanti agli occhi di tutti coloro che l’hanno conosciuto e amato come l’obbedienza silenziosa, semplice e priva di qualunque vittimismo, che può fare di un frate e di un cristiano un esempio chiaro e concreto di quelle parole che ci ricorda Gesù nel Vangelo: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto solo quello che dovevamo fare”.

è uscito l’album di figurine della Festa dell’Uva e del Carnevale di Monteforte d’Alpone. All’interno ci sono tante foto da comporre, e la storia di entrambe le manifestazioni. L’album e le figurine si possono trovare all’edicola-tabaccheria Ferro di Monteforte, che si trova davati alla chiesa parrocchiale.

SCATOLE ED ASTUCCI

IN CARTONCINO TESO ED ACCOPPIATO Via dell’ Industria, 18 37035 SAN GIOVANNI ILARIONE (VR) Tel. 045 6550480 Fax 045 6550221 e-mail: cartotecnica.alpone@tiscali.it

33


Dintorni

Dintorni

SAPORE DI MARE MA… IN CITTà L’haloterapia, una cura naturale per chi ha difficoltà di natura respiratoria, sbarca a quattro passi da casa nostra, più precisamente a Chiampo. Siamo andati a vedere di che si tratta Rodolfo Creasi

I

n tempi in cui si stanno affermando cure particolari per malattie generiche e frequenti come quelle delle vie respiratorie, sempre più spesso si sente parlare di speciali stanze/grotte particolarmente indicate per chi ha qualche problema con polmoni e bronchi, ma benefiche in molti casi anche per risolvere disturbi alla pelle. Siamo andati a Chiampo (VI) nel nuovo centro Haloterapico per capire che cos’è l’Haloterapia e come funziona. A riceverci troviamo Paola e Ivan, i due fratelli che gestiscono il centro haloterapico “Gemme di Sale” e che sono disponibili a fare quattro chiacchiere per spiegare come funzionano le loro stanze del sale. Intanto, una curiosità: che cos’è l’haloterapia? È un aerosol a secco di cloruro di sodio (sale) che aiuta a fare una pulizia profonda di tutto l’apparato respiratorio. Il sale viene introdotto nella stanza da uno speciale Halogeneratore che frantuma i cristalli di sale in minuscole microparticelle, il sale introdotto nella stanza viene inalato in modo naturale tramite la normale respirazione e raggiunge sia le alte che le basse vie respiratorie. Le pareti delle stanze sono ricoperte di sale di miniera e il pavimento è ricoperto di sale rosa dell’Himalaya, un sale antichissimo e ricco di oligoelementi e sali minerali. La temperatura si aggira sui 24 gradi e l’umidità non supera il 60%. All’interno della stanza uno speciale rilevatore laser controlla costantemente la concentrazione di particelle saline presenti nell’aria, facendo in modo che tale concentrazione sia mantenuta per l’intera durata della seduta. Il nostro halogeneratore è della società Halomed e le ricerche mediche della società sono supervisionate e dirette dalla prof.ssa Alina V. Chervinskaja, i cui studi scientifici nel campo dell’haloterapia sono

34

diventati i principi base dei metodi di haloterapia gestita. Si entra vestiti, senza scarpe e poi ci si rilassa, per 45 minuti al massimo, respirando aria salina micronizzata. Musica d’atmosfera, comode poltrone, luci e colori soft rendono l’atmosfera rilassante e piacevole. A chi è consigliata? È consigliata soprattutto a chi soffre di problemi respiratori come otiti, sinusiti, bronchiti, faringiti, asma, raffreddori, riniti allergiche, tossi croniche da fumatore. L’haloterapia aiuta ad asciugare il catarro, a liberare il naso, a rinforzare l’apparato respiratorio, a eliminare le tossine che respiriamo ogni giorno. Per questo è un alleato piacevole per contrastare anche gli effetti dello smog e per chi è allergico alla polvere e ai pollini, alle prese con riniti e asma continui. Ci sono, inoltre, benefici per i disturbi della pelle come dermatiti, psoriasi ed eczemi. Il sale assorbe l’umidità cutanea e riduce la carica batterica tipica delle infiammazioni. Così, quando si esce, si sente la pelle più elastica e meno secca. E i bambini? Si divertono tantissimo, proprio come se fossero in spiaggia, e sono i primi a trarne giovamento. All’interno delle nostre stanze troveranno molti giochi per passare il tempo in allegria. Quando è consigliato fare le sedute? Famoso è il detto “prevenire è meglio che curare”: un regolare utilizzo delle stanze del sale rinforza il sistema immunitario rendendolo più resistente e meno soggetto all’attacco di agenti nocivi. Và benissimo in autunno per affrontare l’inverno con un aiuto in più, nel periodo primaverile per combattere le allergie o nei periodi di aumentata proliferazione di batteri, come le classiche epidemie influenzali nel periodo invernale. Di solito si consigliano cicli di 10-15 sedute da ripetere due tre volte l’anno. E in quali casi, invece, è sconsigliata? Le stanze del sale si possono frequentare ad ogni età e tutto l’anno, ma non quando è in atto una malattia broncopolmonare soprattutto se in fase febbrile o dispnoica, in caso di tubercolosi, di grave insufficienza cardiaca, grave ipertensione arteriosa e malattie tumorali. Bisogna sempre ricordarsi che si tratta di una terapia complementare, che non sostituisce quelle tradizionali, ma le integra in modo favorevole.

La lettura: una passione da trasmettere Pier Paolo Frigotto

S

i riaprono in questi giorni le porte delle scuole per l’inizio di un nuovo anno scolastico. Durante le vacanze estive, ci sono ragazzi che hanno letto tanto, i più probabilmente si sono limitati a qualche sbadiglio sulle prime pagine del romanzo assegnato dai loro insegnanti. Ora la palla ritorna alla scuola. Tra i suoi doveri c’è quello di insegnare a leggere. Ma che cosa significa insegnare a leggere? Rousseau, quando si è posto il problema di insegnare a leggere ad Emilio, ha affermato che il problema prioritario, essenziale, anzi esclusivo, era paradossalmente solo quello di far nascere l’amore della lettura e che un grande pedagogista come lui non si occupava dei metodi per insegnare a leggere, a significare che quello che importa è soprattutto l’interesse per l’apprendimento del leggere. Occorre quindi che la scuola si impegni, oltre che ad insegnare a leggere, soprattutto a far nascere, a coltivare, ad incrementare l’amore della lettura. Ecco, questo è l’impegno primario, fondamentale, di ogni scuola, di ogni docente. Ma come? Forse è possibile individuare alcuni criteri. Innanzitutto, occorre non spegnere l’amore per la lettura. A volte capita che per insegnare a leggere si infliggono agli alunni tali fatiche che, anche se ci fosse, l’amore per la lettura verrebbe meno. L’amore per la lettura lo si spegne ogniqualvolta la lettura viene presentata come un obbligo, come una condanna. Ma non basta preoccuparsi di non distruggere l’amore per la lettura. Occorre anche saperlo far nascere ed alimentare.

Non ci sono regole infallibili, ma criteri utili sì. Probabilmente il più efficace è quello del contagio: il docente che ama leggere contagia i suoi alunni! Il bambino nasce con un forte bisogno di imitazione. Egli ripete quello che fanno gli adulti, a cominciare dai movimenti labiali nella pronuncia dei fonemi. I bambini imitano i movimenti per manipolare gli oggetti, per muoversi, per camminare eretti; imparano a fare quello che fanno gli adulti attraverso l’imitazione. Se gli insegnanti leggono, gli alunni sono invogliati a fare altrettanto. I docenti devono leggere qualche brano ai ragazzi offrire loro dei libri. Ed allora sono necessari i libri, le biblioteche comunali e scolastiche. Ma non bastano i libri. Quello che soprattutto necessita è l’atmosfera che solo i docenti sanno creare. Occorre pensare percorsi di lettura credibili che parlino ai giovani di oggi, nei quali sia possibile identificarsi. Forse non è un caso che nella lingua latina “libro” e “libero” si esprimano con lo medesima parola: “liber”. Il libro infatti è uno strumento indispensabile per conquistare la libertà. Leggere aiuta ad allargare gli orizzonti, a conoscere e a comprendere gli altri, a dominare le emozioni e a vincere le paure, a non farsi condizionare dai pregiudizi, ad evadere da questa realtà che non ci piace.

35


Dintorni

Dintorni

OTTANT’ANNI DI DOC SOAVE Una storia tutta nostra per uno dei vini italiani di maggior prestigio nel mondo

Marco Bolla

I

n occasione degli 80 anni di denominazione, il Consorzio del Soave, ospite d’onore del “Premio Italia a Tavola” tenutosi il 12 e 13 febbraio scorsi al Four Season Hotel di Firenze, ha premiato Luca Gardini, già miglior sommelier del mondo WSA (World Sommelier Awards), con una Jeroboam di Recioto di Soave Docg. L’appuntamento fiorentino ha rappresentato per il Soave un’occasione particolarmente adatta per celebrare questo importante anniversario. Già nel 1924 fu votato un primo provvedimento di tutela per la difesa dei vini tipici e nel 1926 nacque il Consorzio per la difesa del Vino Tipico Soave. Purtroppo la legge votata aveva alcune lacune tecniche ed il dibattito si protrasse fino al riconoscimento della Legge 1164 del 1930. Nell’ottobre del 1931 fu richiesto ed ottenuto il riconoscimento della prima zona delimitata per la produzione del “Vino Tipico Soave”. L’atto ufficiale divenne quindi un regio decreto e venne pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 289 del 16 dicembre 1931. La zona delimitata, proposta dalla stazione sperimentale di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, individuò nelle colline di Monteforte d’Alpone e Soave l’area di produzione di questo vino. Il decreto, però, non riuscì a produrre particolari benefici per l’area in quanto la legge del 1930 era minata da alcune lacune legislative tali da renderla inapplicabile. Nel 1963, con l’approvazione della Legge 930 relativa ai vini a Denominazione di origine controllata, anche nella zona del Soave si dà il via ad un grande lavoro di ricognizione della zona di produzione e alla stesura del disciplinare di produzione. Il primo disciplinare di produzione del vino Soave venne approvato nel 1968 con DPR 21 agosto 1968 e DPR 22 ottobre 1968. Poi venne aggiornato nel 1992 e modificato nel 2002.

Secondo il disciplinare le uve atte a produrre i vini a Denominazione di origine controllata “Soave” devono essere prodotte nelle zone dei paesi dell’est veronese che vanno da San Martino Buon Albergo fino a San Bonifacio. L’uso della specificazione “Classico” in aggiunta alla denominazione Soave è riservata al prodotto ottenuto da uve raccolte e vinificate solo nei territori di Monteforte d’Alpone e Soave, nei quali si trova la zona più antica di produzione, cioè quella “storica”. Infatti, è stata la prima ad essere riconosciuta nel 1931. La Garganega e il Trebbiano di Soave sono i due vitigni principali per la produzione del Soave. Il primo disciplinare fissava la quota per la Garganega tra il 70 e 90 per cento ed il Trebbiano di Soave tra il 10 ed il 30 per cento. Negli anni Ottanta arrivarono in zona i primi Chardonnay e Pinot Grigio. Il nuovo disciplinare approvato nel 2002, infatti, prevede che il Soave deve essere ottenuto da uve prodotte da vigneti aventi Garganega per almeno il 70 per cento, e Trebbiano di Soave, Pinot Bianco e Chardonnay per il rimanente. Quattro sono i principali vini prodotti nell’area del Soave: il Soave Doc, prodotto in tutto l’est veronese. Il Soave Classico Doc, un vino bianco più ambizioso, ottenuto solo nella fascia collinare dei comuni di Monteforte d’Alpone e Soave. Il Soave Superiore Docg, la cui zona di produzione è limitata nelle aree collinari: differisce dal Soave Doc per il maggior grado alcolico e per l’affinamento in bottiglia più lungo. Infine c’è il prestigioso Recioto di Soave: nel 1998 è stato il primo vino del Veneto ad ottenere la Denominazione di origine controllata e garantita. I numeri della denominazione del Soave sono importanti: 3mila aziende produttrici, 5 cantine cooperative, 249 imbottigliatori, 116 vinificatori e 7mila ettari di superficie coltivata a vigneto, per la maggior parte a Garganega. Con i suoi 50 milioni di bottiglie il Soave copre il 5 per cento della produzione di vini italiani a denominazione, si colloca al terzo posto per importanza tra le Doc italiane e si posiziona al primo posto a livello nazionale tra i vini bianchi fermi a denominazione. “Ottant’anni di denominazione - spiega Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio

del Soave- rappresentano un traguardo importante per una Doc come quella del Soave, cresciuta nel tempo avendo sempre come obiettivo il rispetto del territorio. Da noi il lavoro dell’uomo ha accompagnato l’evoluzione del settore agricolo senza diventare prepotente. Per questo oggi il paesaggio delle colline dell’est veronese presenta ancora un aspetto integro e quasi incontaminato. Questo - chiarisce il presidente - non è sinonimo di uno sviluppo territoriale fermo nel tempo. Anzi. La chiave di svolta sta proprio nell’aver fatto della valorizzazione e della tutela del paesaggio lo strumento principale del proprio sviluppo rurale, tanto che il paesaggio è diventato l’indispensabile mezzo attraverso cui l’intera denominazione trova la sua identità geografica e cultu-

rale.” La zona del Soave, infatti, ha sempre avuto una forte identità, delle caratteristiche che la rendono diversa dalle altre. “Innanzitutto quella del Soave è sempre stata riconosciuta come la viticoltura più avanzata, più professionale e meno occasionale. - spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio - Il nostro territorio, dal punto di vista organizzativo-produttivo, è sempre stato avanti rispetto ad altri, cioè si sono sempre prodotti vini utilizzando le moderne tecnologie.” Poi la zona del Soave è stata caratterizzata dallo sviluppo delle cantine sociali. “Dopo la Seconda Guerra Mondiale, - spiega Lorenzoni - superato il periodo euforico durante il quale si vendeva il vino a prezzi remunerativi, è arrivato il collasso. I contadini hanno così cominciato a pensare alle cantine sociali come ad istituzioni che potevano sollevarli dalla crisi economica vitivinicola: per questo ne sono cominciate a sorgere numerose. La costante preoccupazione di tutte le cantine sociali del Soave non fu solo quella di adeguare le attrezzature e le tecnologie, ma anche di migliorare la qualità del vino.” Un altro elemento che identifica la zona del Soave, in particolar modo la zona storica di Monteforte e Soave, sono i terreni di origine vulcanica. Già nel 1873 sulla “Gazzetta Chimica Italiana” Giovanni Del Sie nell’introduzione scriveva che “Si deve però avvertire che non tutte le colline della nostra provincia sono così egualmente formate da sedimenti calcarei, imperroché ve ne sono di quelle e specialmente verso il confine orientale, formate per buona parte da rocce d’origine vulcanica, come basalto, tufi, scorie basaltine, le quali eruttate dalle viscere della terra modificarono, sconvolsero e rovesciarono in più modi le rocce e ne risultarono brecciole

GRUPPI COMUNALI SAN GIOVANNI ILARIONE VESTENANOVA

COMUNALE DI SAN GIOVANNI ILARIONE - VESTENANOVA 36

37


Dintorni

Mercatino vulcaniche dallo sminuzzamento delle quali si formò un terreno coltivabile a predominio di silice in cui prospera rigogliosa la vite, ed il cui vino si fa notare pel suo colorito, per l’austerità, e la sua durevolezza.” Le caratteristiche del suolo hanno perciò consentito una naturale selezione dei vitigni che solo qui riescono ad esprimersi ai massimi livelli qualitativi. Poi un altro elemento che caratterizza la zona del Soave è la coltivazione a pergola. Non è solo una questione legata alla tradizione ma anche alla qualità. “La Garganega - spiega Lorenzoni - è fatta per l’allevamento a pergola perché il grappolo non deve essere esposto troppo al sole in quanto deve mantenere acidità e freschezza per creare vini bianchi di grande qualità.”

Pronto in tavola

BRANZINO AL FORNO Leonello Piccina

Chi fornisce gli annunci è pregato di fornire alla redazione i suoi dati personali in modo completo. • La redazione non è responsabile del valore commerciale degli annunci. • Gli annunci vengono riportati sul giornale per tre numeri e poi tolti. • Per le inserzioni telefonare al 045 6550833 • Tramite fax al 045 6550221 • Tramite Email: grafica.alpone@gmail.com

arredamento Cerco sedia Red and Blue e tavolino Rietveld, telefonare al 328 1976686. vendo acquisto Acquisto oggetti d’arredamento d’epoca, telefoCartoline del Basso Vicentino e della Vallata nare al 333 4546209. d’Alpone acquisto. Telefonare al 0444 832033. collezionismo Libri e riviste della provincia di Vicenza e Verona acquisto. Telefonare allo 0444 432670. Acquisto modellino Batmobile, telefonare al 0444 Libri e riviste della provincia di Vicenza e Verona ac432670. quisto. Telefonare allo 0444 432670. Acquisto foto eventi locali in Valdalpone, anni Compro cambio monete della Repubblica e del Re1910-20-30-40-50, telefonare al 335 6970423. gno d’Italia e della Repubblica di Venezia. Telefonare Offro carro agricolo da museo, telefonare al 348 allo 0444 835393. 4455500

Ingredienti: • 1 branzino (spigola) da circa 800 gr • 1 spicchio d’aglio • 2 foglie di alloro • 4 foglie di basilico • 1 carota grossa • 1 cipolla • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva • pepe nero q.b. • 20 olive (verdi e nere) • sale (q.b.) • 8 pomodori ciliegia (250 gr.) • 2 cucchiai di prezzemolo tritato • 2 foglie di salvia • 1 costola di sedano • vino bianco (q.b.) PrEPARAZIONE: Per preparare il branzino al forno iniziate pulendo il branzino: tagliategli le pinne, squamatelo ed eliminate le interiora. Sciacquate poi il branzino sotto l’acqua corrente e introducete  nel suo ventre due foglie di salvia, l’alloro, lo spicchio di aglio e una presa di sale.  Lavate i pomodorini e tagliateli a quarti; lavate, mondate e tritate la carota, il sedano e la cipolla. Accendete il forno a 180°. Ponete il trito di verdure in una padella con l’olio e fatelo appassire a fuoco lento, poi aggiungete il prezzemolo, i pomodorini e le olive. Fate cuocere il tutto per almeno 5 minuti a fuoco basso. Aggiungete il basilico spezzato grossolanamente con le mani, aggiustate di sale e pepate e versate il condimento su una teglia da forno abbastanza capiente da contenere il branzino, ponetevi il branzino e irroratelo con dell’olio di oliva. Infornatelo e fatelo cuocere per 45/50 minuti, (il tempo di cottura varierà a seconda del peso e dello spessore del branzino) spruzzandolo quando serve con un po’ di vino bianco. A cottura ultimata estraete il pesce dal forno, sfilettatelo e disponetelo su di un piatto da portata irrorandolo col suo fondo di cottura. 38

RITIRO PER COLLEZIONE PRIVATA BAMBOLE DI QUALSIASI GENERE (VECCHIE, NUOVE,...)

TEL. 045 / 7460470

SIG.RA ORNELLA

Monteforte Ricama

Ritiro riviste/giornali di ricamo per il “Gruppo Monteforte Ricama”, utili per nuove idee e spunti alle Signore del Gruppo. Il “Gruppo Monteforte Ricama” inizia i corsi di ricamo a fine settembre ed è disposto anche a trasferimenti in caso di formazione di altri gruppi di appassionate. Per tutte le informazioni in merito (iscrizione Gruppo, ritiro riviste/giornali, trasferimenti, etc..) telefonare a:

LOSCO EMANUELA Cell: 389 9747059 - 045 7611564


Sostituisci la tua vecchia caldaia! Pagamenti in 6 mesi a tasso zero (Salvo approvazione finaziaria)

Dalle proposte sono esclusi eventuali accessori ed installazione. Offerte valide fino ad esaurimento scorte.

Proposta n. 1

Proposta n. 2

Riello Condens - Family Condens Rendimento Quattro Stelle Versione Family Condens 25 KIS Prezzo listino IVA comp. Euro 4.006,80

Riello Family Rendimento Tre Stelle Versione Standard Family 26 KIS Prezzo listino IVA comp. Euro 2.821,20

Prezzo scontato IVA comp.

Prezzo scontato IVA comp.

Puoi inoltre usufruire della detrazione fiscale del 55% concessa dallo Stato.

Puoi inoltre usufruire della detrazione fiscale del 36% concessa dallo Stato.

Euro 2.203,74

Euro 1.410,60

Proposta n. 3

Proposta n. 4

Riello Residence Rendimento Tre Stelle Versione Residence 24 KIS Prezzo listino IVA comp. Euro 2.341,20

Riello Caldariello Rendimento Tre Stelle Versione Caldariello 24 KIS Prezzo listino IVA comp. Euro 1.946,40

Prezzo scontato IVA comp.

Prezzo scontato IVA comp.

Puoi inoltre usufruire della detrazione fiscale del 36% concessa dallo Stato.

Puoi inoltre usufruire della detrazione fiscale del 36% concessa dallo Stato.

Euro 1.170,60

Euro 973,20

www.gruppogallo.it info@gruppogallo.it

Via C. Battisti, 62 - 36045 Lonigo (Vi) - Tel. 0444 830082 - Fax 0444 833332

SABATo APERTo TUTTo iL gioRno

“...la filosofia del benessere è in ogni dove...” Oniro Toshi


5 Comuni - numero 15 - settembre 2011