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Ora la Fiorentina deve dimostrare sul campo

SE IL PROGETTO DELLA VALLE & ROSSI E’ BEN RIPOSTO Prima Andrea della Valle poi il presidente esecutivo viola Mario Cognigni hanno ufficializzato che a gennaio metteranno comunque al primo posto la questione tecnica rispetto a quella economica. E’ una ‘novità’ importante che sottintende quello che anche questo giornale da tempo sta dicendo, ovvero che i patron del club viola hanno bisogno assoluto di riportare la squadra in Europa. Dunque a gennaio se anche ci dovessero essere delle cessioni (Vargas è in pole position) queste saranno comunque finalizzate a portare uomini nuovi e importanti in maglia viola. Da tempo si sussurra di un possibile ritorno di Angelo Palombo ma se è presto per fare dei nomi, è indiscutibile che questo cambio di filosofia non può che fare piacere ai fiorentini. E’ con questa novità importante che oggi Delio Rossi si appresta al suo debutto al Franchi. Il nuovo allenatore viola ha par-

lato a lungo con i Della Valle e sa quello che ora appare evidente: vale a dire che sta per partire comunque un nuovo progetto. Il che appare di grande significato. Rossi dall’altra parte non avrebbe accettato un ingaggio per andare in una squadra di basso profilo. Quindi anche lui è consapevole che la ‘nuova’ storia della Fiorentina vuol proseguire con il ritorno nelle coppe europee. Quindi Rossi da una parte e i Della Valle dall’altra sono i protagonisti di quello che dovrebbe e potrebbe essere una nuova era. Ma se il tecnico romagnolo deve ancora capire fino in fondo qual è l’esatto valore di questo gruppo, i Della Valle hanno già fatto sapere che loro comunque ci saranno. E che a gennaio, qualora fosse necessario, daranno mandato a Corvino per un nuovo mercato decisamente più vivace e corposo di quello estivo. Firenze dunque oggi si troverà al Franchi sapendo due cose: 1) che la proprietà viola è determinata a tornare protagonista; 2) che Rossi è allenatore ambizioso e che mai e poi mai avrebbe preso la Fiorentina sapendo di dover gestire una squadra senza prospettive e obiettivi importanti. Insomma, la nuova fase si presenta accattivante con un ritorno al centro del calcio. D’altra parte le vicende legate

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alla politica del mondo del pallone mostrano i Della Valle vogliosi di tornare in prima linea. Ora però bisogna vedere se anche la squadra saprà avere la stessa convinzione e la stessa determinazione. In caso contrario salterà agli occhi di tutti che i limiti fin qui evidenziati non sono stati solo quelli di un tecnico giovane come Mihajlovic bensì quelli strutturali della squadra stessa. La gara con il Milan è ovviamente difficile e per certi aspetti ‘impossibile’. Ma i segnali per dimostrare che le ambizioni dei Della valle e di Rossi sono ben riposte devono arrivare immediatamente anche contro Ibrahimovic e compagni.

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Supplemento al n. 42 de ‘Il Brivido Sportivo’

CONSULENTE EDITORIALE Alessandro Rialti

DIRETTORE RESPONSABILE Luca Caneschi

EDITORE E PUBBLICITà Salvini editore srl

La 25a ora

di Luca Caneschi

REDAZIONE redazione@brividosportivo.it GRAFICA E IMPAGINAZIONE Chiara Reggiani grafica@brividosportivo.it

STAMPA Grafiche Cappelli - Sesto F.no HANNO COLLABORATO Alessandro Rialti, Luca Caneschi, Michela Lanza, Ruben Lopes Pegna,

Alessandro Latini, David Fabbri, Luca Capanni, Chiara Baglioni, Alfredo Verni, Federico Pettini FOTO La Presse

Speriamo in un sabato sera

DI TRAVOLTIANA MEMORIA

Ogni volta che la Fiorentina affronta una grande, ci si deve purtroppo confrontare con un dato numerico certamente poco esaltante negli ultimi anni: battere una delle formazioni tradizionalmente di prima fascia del nostro campionato è diventata una vera e propria chimera, con una tradizione negativa che non è certo solo colpa di Mihajlovic. Il quale comunque sulla panchina viola non è riuscito nell’impresa mentre invece ce l’aveva fatta con il Catania. Neppure però negli anni, pur

straordinari, di Cesare Prandelli il dato numerico delle sfide viola con le grandi è stato esaltante.

La firma dell’Imperatore Non è un caso se il Brivido Sportivo ha dovuto fare riferimento con una bellissima intervista a Fatih Terim, ricordando un 4 - 0 al Milan scolpito nella memoria dei tifosi. Per me questo è motivo di soddisfazione perché ritengo Terim il miglior allenatore che ha avuto la Fiorentina da quando ho l’età della ragione e la seguo, e cioè da trent’anni a questa parte, ma per la Fiorentina dei Della Valle, imprenditori ambiziosi e di primissimo livello su scala nazionale, non sarà di certo una questione da poco non poter quasi mai alzare la testa  nei confronti diretti con gli altri grandi presidenti del calcio italiano. Oggi il compito di invertire la tendenza spetta a Delio Rossi che nel suo curriculum ha buoni risultati contro le grandi in generale e con il Milan in particolare. Diciamocelo chiaro: la Fiorentina che abbiamo visto fino a 15 giorni fa non avrebbe avuto alcuna possibilità di fare risultato contro i rossoneri di Allegri perché giocava su ritmi bassi: e il Milan, si sa, se non è la squadra più forte del mondo poco ci manca...

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Dal tango all’hip hop in 15 giorni? Ovviamente quei ritmi, ai quali la formazione di Mihajlovic ci aveva abituato, non sono quelli del calcio di Delio Rossi. Ma il dubbio è: due settimane scarse, oltretutto ad organico ridotto a causa degli impegni con le nazionali, possono bastare a dare un volto diverso alla Fiorentina? Probabilmente no, ma segnali positivi sono sicuramente attesi e auspicati. Non si può passare da un sincopato tango ad un frenetico hip hop in due settimane, ma il “maestro di ballo” Delio Rossi ed i suoi collaboratori che si occupano di preparazione atletica sicuramente avranno in mente, almeno per un’ora, una partita vissuta a livello agonistico molto meglio sul piano della corsa, diciamo una “febbre del sabato sera” di  travoltiana memoria. Poi, come  abbiamo già sottolineato, il tocco in più lo devono dare i campioni e la Fiorentina ne ha, sperando magari in un sabato sera di letargo da parte di quelli che vestono la maglia rossonera. Battere il Milan vorrebbe dire uscire di botto dalla narcosi di questo campionato e ripresentarsi con le credenziali di squadra che può fare risultato con chiunque. Può, non deve: e questo psicologicamente può essere un vantaggio.

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RUI COSTA: COL MILAN HA VINTO TUTTO MA LE CHAMPIONS DEL CUORE LE HA CONQUISTATE A FIRENZE

L’amica Meini: “Quando seppe di dover lasciare la Fiorentina annullò la festa del suo anniversario di nozze” Una storia d’amore vera, concreta, speciale è quella che lega Firenze, la Fiorentina e Manuel Rui Costa. Un campione che ha fatto letteralmente innamorare la gente in città non solo per le sue doti balistiche, per i suoi tocchi di classe e per le sue deliziose giocate, ma anche per la sua disponibilità, per la sua immensa umiltà e la sua sensibilità fuori dal normale in un ambiente dove il sentimento è un qualcosa di passato e ormai banale. Un uomo dal cuore grande che è e sarà per molto tempo fra i simboli di una partita affascinante come quella che andrà di scena questa sera al Franchi tra Fiorentina e Milan. Abbiamo deciso di farci raccontare la storia del giocatore portoghese dalla collega Sara Meini, stimata giornalista Rai che lo conosce come probabilmente nessun altro a Firenze. Perché lei è una vera amica di Rui Costa, l’unica che ancora

oggi ha un contatto quasi quotidiano con lui. Un’amicizia, la loro, iniziata da lontano, dalla fondazione del Viola Club Rui Costa: «In quegli anni giocavo a calcio – ci ha raccontato Sara – e Rui era sempre stato il mio idolo. Un giorno, insieme ad un gruppo di amici, pensammo che sarebbe stato carino fondare un club in suo onore. Lui, però, doveva esserne al corrente per darci il consenso così ci presentammo allo stadio e lo aspettammo fuori dopo un allenamento. Io non lo conoscevo personalmente ma solo da tifosa. Uscì, lo avvicinai e gli spiegai l’idea. Lui da subito si mostrò entusiasta e accettò. È stata l’alba di quella che è diventata una grande amicizia che si è consolidata nel tempo, anno dopo anno, con lui, sua moglie Rute e i suoi figli Filipe e Hugo a cui sono ancora molto legata». Sara ci puoi raccontare il rappor-

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S TA D I O to di Rui con Firenze? «Sembra scontato dirlo ma Rui era ed è ancora oggi molto legato a Firenze. Tanti si sorprendono che non sia più tornato in città, ma se non l’ha fatto c’è un motivo. Già quando si trasferì a Milano disse che non sarebbe più voluto tornare a Firenze, perché tornando avrebbe sofferto troppo. Ogni volta che metteva piede in città, anche solo per venire in ritiro col Milan, stava male per giorni interi. Accusava una forma di saudade che non sopportava. Tornare a Firenze scaturiva in lui e nella sua famiglia una voglia: quella di non andarsene più. Questo pur restando legato alle sue origini. Ha sempre detto, e lo ha fatto, che voleva chiudere la carriera di calciatore nel suo Benfica e che poi sarebbe rimasto a Lisbona. Lì dove è nato, dove c’è la sua famiglia. Però Firenze, pur non rinnegando

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Milano, sarà sempre la sua seconda casa. La sua seconda città. Se Filipe, primogenito di Rui, lo chiama ancora “babbo” un motivo ci sarà. Oppure no?» Rui Costa era uno di quei giocatori che amava la folla. E si concedeva ai suoi fan… «Assolutamente si. Per chi si ricorda quegli anni, Rui era uno dei pochi che lasciava sempre la sua auto, una Mitsubishi rossa, parcheggiata davanti al cancello dello stadio (davanti al Bar Marisa) proprio perché quando usciva amava sentire l’affetto che lo avvolgeva. In questo era molto diverso da Batistuta che, pur essendo un idolo indiscusso, in molti consideravano arrogante per questo suo modo di evitare il contatto coi tifosi. Rui amava stare tra la gente nei momenti più belli, ma anche nei periodi più difficili. Mi viene in mente quando lanciarono una bomba carta nel giardino di casa sua. Le critiche. La paura. E gli amici ultrà, Ciccio su tutti, che decisero di rimanere fuori da casa del numero 10 per tutelarlo e tranquillizzarlo. Ecco, anche in quei momenti lui non si è mai nascosto. E anche se queste vicende buie lo avevano rattristato, niente ha mai scalfito il suo rapporto con Firenze che, anzi, si è fortificato ancora di più nel momento in cui Bati ha lasciato Firenze e Rui è diventato l’unico idolo indiscusso della città, nonché il capitano della Fiorentina. Come era felice di avere quella fascia al braccio… Orgoglioso e fiero, anche perché aveva l’onore di vestire la maglia del suo amico Giancarlo Antognoni per il quale ha sempre avuto una grande stima». Bati e Rui erano caratterialmente molto diversi. Qualcuno infatti è riuscito perfino a mettere in dubbio la loro amicizia che, però, a quanto risulta era vera. «La loro amicizia era assolutamente vera tanto che hanno passato anche le vacanze insieme in diverse occasioni. Inoltre due figli, Lucas e Joaquim, di Batistuta avevano la stessa età dei due di Rui dunque spesso le famiglie si riunivano insieme anche per far stare in compagnia i bambini. Frequentavano gli stessi posti e gli stessi ambienti. Ed erano due professionisti molto seri. Mi viene in mente il caso Edmundo: né Rui, né Bati riuscivano ad accettare che un giocatore importante come il brasiliano facesse il comodo proprio a scapito della squadra. Gelosia tra loro? Mai».

Arriviamo ad un Il Personaggio momento critico: la di Michela Lanza cessione di Rui Costa al Milan. Ce la racconti? «Mi ricordo tutto per filo e per segno. Io ero in vacanza in Algarve dalla famiglia di Rui Costa. Era il 26 giugno del 2001 quando Rui ricevette una telefonata da Luciano Luna che lo lasciò senza fiato: “Devi lasciare la Fiorentina. La società non può più permettersi un giocatore del tuo calibro”. Da quel momento in poi scoppiò il dramma. Rui iniziò ad urlare per telefono: “Io non vado via. Mi riduco lo stipendio. Troviamo il modo perché io possa rimanere. Voglio restare a Firenze”. Dal suo volto, nel frattempo, uscirono lacrime vere. Mi ricordo bene quella giornata perché la sera ci sarebbe dovuta essere la festa per il settimo anniversario di matrimonio di Rui e Rute. Erano stati invitati i più grandi: da Figo a Joao Pinto, da Nuno Gomes a tanti altri ancora. La lista era lunga. Dopo quella telefonata di Luna, Rui decise di annullare la festa per “dramma familiare”. Niente festa. Il mio amico Rui passò tutta la serata a piangere. I suoi figli chiedevano il motivo di tanta tristezza. Lui non voleva spiegare loro la

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S TA D I O verità, cercava di nasconderla perché era ancora convinto di poter rimanere a Firenze. Provò a chiamare Vittorio Cecchi Gori ma non gli rispose mai. L’unico che gli rispondeva al telefono era Luna che ogniqualvolta riusciva a prendersi una marea di insulti da Rui. Nonostante gli insulti la storia non cambiò e fu confermato a Rui che doveva “andare via per forza. Da domani sarai sul mercato”». Un vero trauma per Rui… «Esatto. Io ero sempre in Algarve con lui e la sua famiglia. Ricordo che il primo a presentarsi con una importante offerta fu il figlio di Tanzi, accompagnato da Carlo Pallavicino (allora procuratore di Rui Costa ndr). Arrivò con un aereo privato e con tanto di marsupio con dentro un contratto onerosissimo. La risposta di Rui all’offerta del Parma fu “no”. Era ancora convinto di poter trovare il modo di restare a Firenze». Dal Parma alla Lazio. «Passavamo mattinate e pomeriggi in piscina, senza andare al mare. Lui non voleva rispondere al telefono e aveva chiesto a me di farlo, gli facevo da segretaria. Ad un certo punto squillò. Risposi. Al di là del cavo una voce: “Pronto sono Cragnotti, il presidente della Lazio”. Prontamente gli dissi: “Buongiorno, mi scusi ma Rui in que-

sto momento non può”. Mi aveva detto che non voleva andare via da Firenze. Facendo così non l’avrei fatto andare… Arrivarono un sacco di telefonate dalla Lazio, pure Simone Inzaghi chiamò. Io non gli passai nessuno. Purtroppo, poi, Cragnotti richiamò e Rui aveva in mano il telefono, così rispose e si accordò con la Lazio. Era il 1° luglio. Alle 20 di quel giorno era tutto fatto. L’indomani Pallavicino avrebbe raggiunto Cragnotti a Roma per sistemare il contratto. Ma…». Ma… «Ma alle due di notte squillò ancora il telefono di Rui. E anche questa volta – ahimè - rispose lui. Era Galliani: “Ti vogliamo al Milan”. Avessi risposto io lo avrei negato anche al dirigente rossonero ma Rui rispose e accettò la proposta del Milan che, tra l’altro, era la squadra per cui aveva sempre simpatizzato suo padre Vitor. Così, dopo aver accettato il club  rossonero Rui provò ad avvertire Pallavicino il quale aveva sempre il telefono spento. Lo riaccese il mattino seguente quando già si trovava nell’ufficio di Cragnotti per formalizzare l’accordo con la Lazio. A quel punto, vedendo tutti i nostri messaggi, chiamò Rui e bloccò l’operazione. Nel frattempo l’altro procuratore del portoghese, Branchini, era a firma-

re col Milan. Il giorno dopo Rui Costa andò Il Personaggio di Michela Lanza a Milano per mettere la sua firma sul contratto e poi tornò in Algarve». Quale fu la sua sensazione? «Era un momento felice perché aveva firmato il contratto più importante della sua carriera, ma allo stesso tempo triste. Ricordo che c’era una bottiglia magnum di champagne. Volevano stapparla per festeggiare. Io mi opposi e lui, per rispetto nei miei confronti, quella bottiglia non l’ha mai aperta. “Ha ragione la sorellina (è così che Rui chiamava e chiama ancora la sua amica Sara Meini ndr) – disse – non si aprirà mai”. Non facemmo neanche un piccolo brindisi. Io ero una iena e molto molto triste». Poi quel saluto al Franchi, commosso. Un giorno che difficilmente Firenze dimenticherà. «Lo chiamarono i tifosi e gli proposero di salutare la sua gente allo stadio. Lui non esitò un attimo e accettò immediatamente, anche se dovette chiedere il permesso al Milan. Da una parte aveva anche un po’ di timore che gli fossero

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riservati dei fischi. Ero in aereo con lui e mi di Michela Lanza ricordo l’emozione che provava in quel momento. Atterrammo all’aeroporto e già iniziarono i primi lucciconi agli occhi alla visione di tanti striscioni tutti per lui che lo suggestionarono. Poi toccò l’apice dell’emotività allo stadio. Piangeva come un bambino. Non si aspettava tutto quell’affetto, tutto quell’amore sconfinato senza remore. A quel punto era ancora più difficile lasciare Firenze, ma lo dovette fare. Così si trasferì a Milano cercando di dare un ulteriore segnale di taglio netto col passato. Un taglio che gli consentisse di soffrire meno. Un taglio che lo portò, addirittura, al cambio di pettinatura. Il suo rapporto con Milano? I primi periodi tutta la famiglia viveva in albergo, poi si trasferirono a Varese. Rui ha vissuto Milano in maniera distaccata. Non era la piccola città vivibile come Firenze, era una metropoli. Varese era più a misura d’uomo nonché vicina a Milanello. Sicuramente niente sarà paragonabile a Firenze per lui». Però al Milan ha vinto tutto e neanche questo potrà mai dimenticare. «Certo, a Milano Rui si è tolto professionalmente ogni tipo di soddisfazione e porterà sempre con sé quei momenti, quei trofei

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alzati con la maglia rossonera. Ma se Milano è sinonimo di vittorie, Firenze è sinonimo di cuore. Recentemente in un’intervista mi ha detto: <Ho vinto poco a Firenze ma a livello di affetto non so quante Champions League ho conquistato>. Ed è quello che pensa veramente. L’ho sentito nei giorni scorsi. Mi ha detto che, come sempre, seguirà Fiorentina-Milan ma non sono sorpresa. Lui segue ogni giorno la Fiorentina. Sapeva dell’esonero di Mihajlovic e conosce i particolari di ogni vicenda di casa viola. Rui è un nostro tifoso doc. Anche i suoi figli guardano con occhi

interessati la Fiorentina e prima di ogni gara importante mi mandano un sms con scritto: “Forza Viola”». Ha nel suo cassetto il sogno di diventare direttore sportivo della Fiorentina? «Quando in estate vennero fuori le voci su questa ipotesi io lo contattai subito e lui era incredulo, ma allo stesso tempo molto felice. Una cosa è certa, secondo me verrebbe di corsa. Firenze è e resterà sempre casa sua. Ed è bene che lo sappiano anche i fratelli Della Valle». Un’ultima cosa: e il Viola Club Rui Costa che fine ha fatto? «Il giorno della firma col Milan è stato immediatamente chiuso, ma Rui ancora oggi mi chiede spesso di ricordare quelle serate che passavamo con i tanti iscritti del club. Indimenticabili. Un’ultima curiosità: nel giorno del suo addio al calcio, l’11 maggio del 2008, quando io gli scrissi: “Per me oggi finisce il calcio”, lui mi rispose: “Sono distrutto, amica mia. E ricordati che le emozioni che ho provato con la maglia viola addosso sono uniche e resteranno per sempre nel mio cuore e nella mia mente”. Questo sms non lo cancellerò mai».


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CAVANI ESALTA DELIO ROSSI: «Un ottimo allenatore, che ricordi con lui!»

Ci sono giocatori che pur non avendo mai vestito la casacca viola portano in un certo senso nel cuore la Fiorentina perché il destino ha deciso così per loro. Uno di questi giocatori è certamente l’uruguayano del Napoli, ex giocatore del Palermo, Edison Cavani che appena ventenne esordì in serie A con la maglia rosanero l’11 marzo del 2007 proprio contro la Fiorentina segnando, nella stessa giornata, la sua prima rete. E che rete! Fu Francesco Guidolin a lanciarlo nel nostro campionato a soli due mesi dal suo arrivo in Italia. E da quel giorno El Matador ricorderà sempre con piacere la squadra viola. Tra l’altro, si mormora, sarebbe potuto arrivare anche a Firenze e chissà come la città avrebbe accolto un centravanti del calibro di Cavani nato tra l’altro nel giorno di San Valentino… C’è chi giura sarebbe scoppiato subito l’amore! Comunque, dopo aver conosciuto Guidolin, Cavani ha avuto a che fare con altri allenatori: Colantuono, Ballardini e Zenga prima di incontrare sulla sua strada l’attuale tecnico viola Delio Rossi che il giocatore sudamericano ha avuto nel Palermo per una sola stagione (2009-2010).   In quell’anno Cavani formò una coppia invidiabile con Fabrizio Miccoli, tanto che in due segnarono 32 gol (19 il Romario del Salento – stabilendo tra l’altro il proprio record di segnature in un campionato – e 13 l’uruguayano) e il Palermo si classificò al quinto posto con 65 punti, a sole due lunghezze dalla Sampdoria di

Cassano e Pazzini, qualificandosi in Europa League ed esprimendo un ottimo calcio. Zamparini dichiarò che “Penso sia il miglior Palermo di sempre, paragonabile a quello in cui c’era Toni”. Parole forti, importanti che denotano meriti per i protagonisti di allora. In primis proprio Delio Rossi. Quindi, dopo l’amichevole Italia-Uruguay che si è giocata a Roma  martedì scorso, abbiamo chiesto all’attaccante della Nazionale sudamericana un parere sul neo tecnico della Fiorentina: «Rossi è un ottimo allenatore, molto preparato ed è uno che lavora molto sul campo – ha detto El Matador  – Ho un ottimo ricordo di lui». Il caso vuole che il Palermo del saggio Delio soffrì particolarmente i caldi derby col Catania, all’epoca allenato brillantemente da Sinisa Mihajlovic (un pareggio a Palermo e una sconfitta in trasferta): «Ne ho giocati tanti di derby col Catania e ne ho anche vinti. In quell’anno però non ci riuscimmo. Per quanto riguarda Mihajlovic, tecnico che ho già avuto modo di incontrare da avversario in più occasioni, credo che sia un buon allenatore e che abbia molto da dare al calcio italiano. La Fiorentina vista a Napoli quest’anno, per esempio, è stata sicuramente una squadra tosta». Una squadra che non sembrava sull’orlo della crisi tanto da poter arrivare al punto di esonerare un allenatore. «Dico solo che la formazione vista contro di noi al San Paolo ha disputato una grande partita. Come lo scorso anno». D’accordo sulle qualità di

L’intruso

di Michela Lanza

Delio Rossi anche l’ex viola  Federico Balzaretti, anch’egli nei 22 che hanno disputato l’amichevole tra azzurri e Uruguay a Roma: «Ho avuto Rossi a Palermo ed ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui. È un grande allenatore, molto preparato e riconosciuto lavoratore. La Fiorentina non poteva fare scelta migliore di Rossi». Adesso la parola passa al campo. Dopo tanti elogi, finalmente potremo vedere all’opera la prima Fiorentina targata Delio Rossi.


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Fiorentina - Milan

Quel giro di campo di Merlo CON LA MAGLIA DI CHIARUGI ADDOSSO

Gioie e dolori. Ne ha regalate tante  Luciano Chiarugi per undici anni ai tifosi della Fiorentina e a quelli del Milan. Quando gioivano gli uni, piangevano gli altri. E viceversa. Sette stagioni a Firenze e quattro a Milano. E molto spesso protagonista nelle sfide tra le due squadre. Per chi come il sottoscritto ha seguito il campione di Ponsacco sin dai suoi primi passi con la Primavera viola quelle partite rimangono ancora a distanza di tanto tempo come ricordi indelebili. Ho ancora in mente i suoi primi due gol al Milan, realizzati alla terzultima giornata della stagione 1969/70, quella che la Fiorentina giocò con lo scudetto cucito sulle maglie. Era la gara tra i campioni d’Italia e quelli d’Europa e del Mondo, una sfida perciò che prometteva spettacolo. E le attese quel 12 aprile 1970 al Comunale non andarono deluse. Giorgio Mariani portò in vantaggio i gigliati al 5’. Rognoni pareggiò al 10’ e Pierino Prati (a Firenze nel 1977/78) portò in vantaggio i rossoneri tre minuti più tardi. Ci pensò Luciano Chiarugi nella ripresa a cambiare il volto dell’incontro. Al 13’ siglò la rete del 2-2 e, dopo l’autogol di Giovanni Trapattoni al 23’, al 28’ quella del definitivo 4-2. Una doppietta, dunque, per “Cavallo Pazzo”, allora ventitreenne, l’unica da lui realizzata nella sfida tra le due formazioni. Con la maglia viola segnò anche un altro gol ai rossoneri il 13 giugno 1971 nella partita d’andata del girone finale di Coppa Italia a Firenze. Ma fu una rete inutile, perché il Milan poi vinse il match per 2-1. Tre reti, dunque, ha siglato Chiarugi con la casacca gigliata alla sua futura squadra alla quale approdò nell’estate del 1972 per 400 milioni di lire, una cifra considerevole per

quei tempi. Altrettante sono state  quelle  realizzate da milanista alla Fiorentina.  Per il giocatore di Ponsacco le sfide al Comunale da ex avevano comunque un sapore particolare. Ricordo la prima, disputatasi il 12 novembre 1972 e vinta dalla Fiorentina per 3-1 con reti di Longoni, Clerici e Caso dopo che i rossoneri erano passati in vantaggio con Prati. Di quella partita, nella quale tra l’altro Moreno Roggi debuttò in serie A con la maglia numero quattro, ricordo i fischi impietosi dei tifosi viola quando Chiarugi fece il suo ingresso in campo. Ai gigliati segnò il primo gol nel campionato successivo, il 9 dicembre 1973 a San Siro, nel match finito per 1-1. Chiarugi portò in vantaggio il Milan al 38’ del primo tempo. Nello Saltutti, un altro ex, pareggiò al 10’ della ripresa. Il suo secondo gol alla Fiorentina fu un gol pesantissimo. Lo realizzò a Firenze il 21 dicembre 1975 nella sua quarta e ultima stagione rossonera a poco più di venti minuti dalla fine.  Quella rete  regalò il successo al Milan per 1-0. Per il sottoscritto, che vide la partita nel gelo della curva Ferrovia, il gol di Chiarugi rese quel pomeriggio ventoso, a quattro giorni da Natale, ancora più freddo. “Cavallo Pazzo” aveva però colpito la Fiorentina un’altra volta prima di quella occasione. All’Olimpico di Roma nella finale di Coppa Italia il 28 giugno 1975 siglò il gol del 2-2 (Ca-

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sarsa aveva portato in vantaggio i viola e poi avevano segnato Bigon e Guerini). Ma non fu sufficiente per  regalare il trofeo al Milan. Dodici minuti più tardi Paolo Rosi, infatti, realizzò la rete del definitivo 3-2 che permise ai gigliati di conquistare la Coppa Italia. Ricordo il dispiacere di Chiarugi che, comunque, a fine gara consegnò la sua maglia a Claudio Merlo, capitano viola e suo ex compagno di squadra sin dai tempi delle giovanili. E con quella maglia rossonera Merlo fece il giro del campo tra gli applausi dei tifosi della Fiorentina.


16 L’esclusiva

di Cristina Mattioli

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S TA D I O

Fiorentina - Milan

Luciano Chiarugi: «Non dimentico il Milan  MA LA FIORENTINA RESTA LA MIA CASA»

Mancino, ottimo controllo di palla, specialista delle punizioni nonché velocissima ala che spesso veniva schierata

sulla destra nonostante il destro non fosse il suo piede migliore. Non c’è altro modo per descrivere  Luciano Chiarugi, ex giocatore della Fiorentina che per ben sette anni ha vestito la maglia gigliata con la quale ha vinto anche lo scudetto. “Cavallo Pazzo”, questo era il soprannome che i tifosi viola gli avevano dato, amava e ama tuttora la Fiorentina, una squadra che gli ha dato tanto ma che allo stesso tempo lo ha quasi portato ‘alla rovina’ nell’anno in cui approdò in viola come allenatore Liedholm. Un rapporto, quello con il tecnico svedese, che lo portò ad ammalarsi e lo ‘costrinse’ a lasciare la sua Firenze per Milano dove ritrovò serenità e continuità nel gioco anche grazie a Nereo Rocco che credeva ciecamente in lui. Così Chiarugi ricorda la sua vita calcistica. Iniziamo dalla sua storia con Firenze: un amore particolare il suo nei confronti della Fiorentina. «Un amore sconfinato, a lieto fine. Sono cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, avevo il sogno di giocare in A e questo sogno si è avverato. Sono partito vincendo il Torneo di Viareggio con la Primavera per poi esordire

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con la prima squadra nel ’65 con la quale anni più tardi ho vinto lo scudetto. E’ stata una scalata meravigliosa, un sogno, il mio, che si è realizzato in maniera stupenda». Lei ha giocato per tanti anni nella Fiorentina diventando l’idolo di gran parte della tifoseria, ma allo stesso tempo, nel momento in cui Liedholm la mandò in panchina, la città si spaccò tra ‘chiarugiani’ e non. Ci racconta quei momenti? E quanto soffrì il fatto di essere stato messo da parte da Liedholm? «L’anno in cui arrivò Liedholm fu quello più difficile della mia carriera perché il tecnico non mi faceva giocare e per me stare fuori era terribile, era una cosa che non accettavo. Da quel momento purtroppo è stata un’odissea che mi ha portato all’esaurimento nervoso. Persi molti chili, l’anno successivo la Fiorentina non mi riconfermò e andai a giocare nel Milan. Ho sofferto moltissimo. Purtroppo l’allenatore mi giocava spesso dei brutti scherzetti e io non li accettavo. Mi prometteva durante la settimana che mi avrebbe fatto giocare la domenica e puntualmente ciò non accadeva. E’ stato veramente un calvario».

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S TA D I O Un allenatore, Liedholm, che ha rischiato di incrociare anche al Milan. «Sì. Addirittura lui mi confessò durante un allenamento con i viola che l’anno successivo saremmo entrambi andati a Milano ed era per questo motivo che non mi faceva giocare con la Fiorentina. Mi tenni tutto per me ma sinceramente non capivo come mai mi avesse confessato una cosa del genere e soprattutto come fosse possibile che i rossoneri mi volessero in rosa se non giocavo mai con i viola. Devo riconoscere però che Liedholm è stato un grande allenatore, ma ovviamente non lo ricordo molto volentieri». Il suo passaggio al Milan divise la città: ci può raccontare come accolse il suo trasferimento? «Diciamo che la Fiorentina quell’anno decise di cedermi al Milan perché aveva bisogno di far cassa, io non ero molto d’accordo su questo passaggio anche se andavo a giocare in un grande club. La Fiorentina è, è stata e sempre sarà la mia casa, non volevo andarmene.

Con i rossoneri però posso dire di aver raggiunto la consacrazione definitiva sia in campo nazionale, che internazionale. Io però non avrei mai voluto lasciare la Fiorentina. Comunque oltre al Milan aveva provato a prendermi anche l’Inter, ma i rossoneri ebbero la meglio. Mi spaventava moltissimo andare a giocare in un grande club perché la mia vita era a Firenze: ero innamorato di tutto ciò che mi circondava, dalla città alla tifoseria». Lei ha giocato sia a Firenze che a Milano: se c’è, qual è la differenza tra le due tifoserie? «La tifoseria del Milan è completamente diversa da quella della Fiorentina: quella di Firenze è più simpatica, più goliardica e forse sotto un certo aspetto più vera. San Siro comunque è uno stadio bellissimo e sono molto grato ai tifosi perché l’anno in cui arrivai mi accolsero a braccia aperte fin da subito. Gli anni passati a Milano, calcisticamente parlando, sono stati i migliori, giocai sempre e devo ringraziare Rocco e il suo staff per avermi dato fiducia. San Siro pieno fa veramente paura».

Il momento più bello passato in viola e quello in rossonero. «Per quanto riguarda il momento migliore in rossonero, sicuramente la prima partita di campionato: appena misi piede in campo i tifosi mi accolsero con un

vero e proprio boato facendomi sentire tutto il loro calore. Per me fu la medicina migliore per tornare a recuperare quei chili che avevo perso e quella fiducia che mi mancava da tempo. Il momento più bello con la Fiorentina non

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esiste, nel senso che ogni momento è stadi Cristina Mattioli to speciale, io quella maglia ce l’ho ancora addosso, devo tutto alla Fiorentina per tanti motivi. Per me era un sogno giocare in questa squadra perché in casa mia erano tutti tifosi viola, compreso me. Ovviamente l’anno dello scudetto fu speciale, vincere il campionato in casa della Juventus poi fu ancora più bello». C’è un giocatore nella Fiorentina di oggi nel quale si rivede? «Sì, Alessio Cerci. Ha degli spunti, delle fantasie e una velocità nei quali mi rivedo moltissimo. Ha delle grandissime qualità e mi dispiace non vederlo giocare ultimamente. E’ un giocatore creativo che ha molta fantasia e credetemi: i giocatori così sono in via d’estinzione. Mi auguro che capisca che per diventare un campione dovrà iniziare a fare qualche sacrificio in più. Può diventare l’uomo squadra. Nella prima parte del campionato lui, Jovetic e Behrami sono stati quelli che hanno tenuto le redini essendo anche quelli più in condizione». Parlando della Fiorentina di oggi pensa che i Della Valle abbiano ingaggiato Delio Rossi non solo perché è un ottimo allenatore, ma anche perché era il tecnico che desiderava la piazza e quindi per riportare la giusta serenità ad un am-

L’esclusiva

S TA D I O

Fiorentina - Milan

biente ormai inquieto? «La società ha ponderato appieno questa scelta. Sia i Della Valle che Corvino avevano dato tutto il tempo possibile a Mihajlovic affinché potesse dimostrare che tecnico fosse. Purtroppo le prestazioni non troppo rosee non lo hanno favorito. C’è però da dire che è stato anche molto sfortunato perché per un anno intero non ha avuto Jovetic e nemmeno Gilardino perché i problemi al ginocchio. Resta però il fatto che purtroppo nemmeno con la rosa al completo è riuscito a far giocare al meglio la squadra quindi ritengo che la società abbia preso la decisione giusta anche se, sono sicuro, molto sofferta. Delio Rossi è certamente la persona giusta messa al posto giusto per rilanciare la Fiorentina». Mihajlovic fin dall’inizio, purtroppo, non è riuscito a farsi amare dai tifosi viola. Come mai secondo lei? In cosa ha sbagliato? «Non lo so. Sicuramente la contestazione è stata controproducente e non ha permesso al tecnico di lavorare nel migliore dei modi. Ho però apprezzato moltissimo che i giocatori si siano fin da subito schierati con lui. Ciò significa che c’era un bellissimo legame. Mihajlovic ha dato tutto quello che poteva dare alla Fiorentina e sono convinto che questa esperienza gli sarà utile in altre occasioni». Stasera andrà in scena Fiorentina-Milan: che partita si aspetta? «La Fiorentina incontrerà la squadra migliore e più in forma del campionato. I rossone-

BiSogno di aiuto?

ri hanno acquisito quella mentalità vincente che contraddistingue le grandi squadre, hanno anche dei grandi campioni che gli permettono di fare bene. Sarà sicuramente una bella partita e sono curioso di vederla. La Fiorentina rinata, sono certo, potrà mettere in difficoltà il Milan». 

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Intrecci di MERCATO di Alessandro Latini

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Quando il cigno VAN BASTEN STAVA PER ARRIVARE IN RIVA D’ARNO

Da Carobbi ad Aquilani, passando per Rui Costa e Cassano: quanti affari conclusi e sfumati Ci sono partite che portano con sé una valigia piena di storia e di ricordi. Fiorentina-Milan è proprio una di queste, forse seconda solo alle eterne sfide contro la Juventus. Tornano alla mente Terim, le prodezze di Rui Costa e Chiesa, il gol che non ti aspetti di Cois e un Pato che segna sempre appena mette piede dentro il Franchi. Questo solo per ricordare il recente passato, che in sede di mercato è stato ricco di colpi di scena. Alberto Aquilani, prima di finire a Milanello, era praticamente un giocatore della Fiorentina. Giorni lunghi di trattativa spingono la dirigenza viola a scoprire le carte, con Cognigni e Corvino che nell’ultimo ritiro di Cortina pregustano già una squadra con il centrocampista romano dietro le punte. Il classico “mancano solo i dettagli”, mai come questa volta si rivela dannoso visto che Aquilani, giocatore del Liverpool, pretendeva la certezza di essere riscattato obbligatoriamente nel 2012. Corvino non si fa prendere per la gola e in poche ore, anche per l’inserimento del Milan nella trattativa, salta tutto in aria. Aquilani scegli il club rossonero. Con il suo mancato arrivo naufraga anche l’idea tattica di Mihajlovic di giocare con un trequartista dietro le punte. A proposito di affari saltati, qui ancora nessuno si è dimenticato l’Antonio Cassano fiorentino per una notte. Dall’euforia alla delusione per il genio barese il passo è stato fin troppo breve, con i tifosi della Fiorentina che attraverso i social network si scambiavano già fotomontaggi con il giocatore vestito di viola. Manuel Rui Costa, passato dalla Fiorentina al Milan nell’estate del 2001, è invece il coronamento dei lunghi faccia a faccia tra Berlusconi

e Cecchi Cori, ma è anche il simbolo di un calciomercato che non c’è più. Galliani concluse l’affare per 85 miliardi di euro, una cifra che lo stesso Amministratore Delegato rossonero non esitò a definire folle. I contatti fra le due società c’erano stati anche qualche anno prima, perché i più attenti si ricorderanno che la Fiorentina era disposta a fare follie per Zvonimir Boban, in cima alla lista dei rinforzi chiesti da Claudio Ranieri. Nel gennaio del 1997 Cinquini e Antognoni scoprono con piacere che il giocatore croato non rientra più fra i preferiti di Arrigo Sacchi. Cominciano una serie di contatti e colloqui, che sfociano in due ipotesi. Portare Boban subito a Firenze sobbarcandosi una spesa onerosa o aspettare l’estate, con il rischio di veder inserirsi qualche squadra fra le più blasonate in Europa e con il difficile compito di dissuadere il giocatore dal lasciare il campionato italiano. Come spesso accade in questi casi è la terza opzione quella che si realizza, con Boban bloccato dal Milan. Ma il momento in cui il forte giocatore croato è sembrato essere più vicino a vestire la maglia viola è stato senza dubbio l’anno in cui la Fiorentina di Trapattoni si è candidata campione d’inverno (1998-99). Nel gennaio 1999, infatti, Antognoni e Governato partirono all’attacco. Col giocatore rimasto ai margini del Milan, pensarono di portarlo a Firenze in prestito per rinforzare una squadra in lotta per lo scudetto. Ma quando tutto sembrava fatto, ecco che fu l’allora tecnico del Milan Alberto Zaccheroni a ripensarci e a bloccare il passaggio di Boban alla Fiorentina il quale, di lì a poco tempo, divenne pedina fondamentale per contribuire a far vince-

re ai rossoneri l’ennesimo scudetto. Rinforzo di gennaio per la Fiorentina di Trapattoni al posto di Boban fu tal Fabrizio Ficini. LA TRIPLA ANGOLAZIONE – Stefano Carobbi è invece il classico esempio di chi ha speso una vita con la maglia viola addosso, ma ha alzato i trofei con quella del Milan. Due sole stagioni in Lombardia sono bastate per vincere una serie di titoli impressionante anche per chi è abituato ad alzare coppe, figurarsi per un onesto mestierante in maglia viola. Una Coppa dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali: può bastare questo per (ri)proiettarlo nel mondo viola come un extraterrestre, di quelli da guardare con un po’ di diffidenza e una buona dose di invidia. Carobbi ha anche un’altra particolarità che lo rende speciale agli occhi dei tifosi viola. Ha vissuto tre ere diverse della squadra gigliata. Ha conosciuto le ricche ambizioni della società dei Pontello, la passionale Fiorentina dei Cecchi Gori e la lucida razionalità dei Della Valle. Da giovane talento emergente è diventato giocatore importante della squadra gigliata grazie a De Sisti (che lo ha fatto esordire a 18 anni in serie A inserendolo in prima squadra), Agroppi (il primo a dargli totale fiducia) ed Eriksson (col quale ha trovato la definitiva continuità). Nell’epoca Pontello, Carobbi ha collezionato oltre 100 presenze in serie A (dal 1982 al 1989). Poi ha lasciato la Fiorentina per vivere due magiche stagioni in rossonero ed è tornato a Firenze nel 1991 trovando una nuova proprietà (i Cecchi Gori), vivendo da protagonista i suoi ultimi due anni in riva all’Arno e diventando anche capitano

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VAN BASTEN, PRATICAMENTE UN EX - Il mercato degli anni ’80 era senz’altro più imprevedibile e affascinante di quello attuale, tanto che non era impossibile assistere a qualche affare a sorpresa anche da parte di quelle squadre che non rientravano nella ristretta cerchia delle grandi. Il colpo di una carriera, nella primavera del 1986, lo aveva messo a segno Claudio Nassi, all’epoca Direttore Sportivo della Fiorentina. Succede tutto un po’ per caso, con Nassi che si accorge del talento di Marco Van Basten mentre è intento a chiudere la trattativa per portare a Firenze l’olandese Wim Kieft. Chiede informazioni sull’attaccante e si fa man-

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della squadra nel 1992-93. Infine, con l’avvento dei Della Valle, è diventato dal 2003 uno tra i più stimati allenatori del settore giovanile. Ancora oggi guida i Giovanissimi Regionali viola, con il compito di far crescere i ragazzi a livello umano prima ancora che come calciatori. La Fiorentina gli ha affidato una grande responsabilità, considerato quanto Pantaleo Corvino tenga al settore giovanile. Per quel ‘ragazzo nato vecchio’ (come lo ha sempre definito Aldo Agroppi per quella sua saggezza fin da giovanissimo) è senz’altro una vittoria personale, forse non eclatante come le coppe in rossonero, ma sufficiente per farlo sentire parte integrante della famiglia Fiorentina.

dare una videocassetta. Il tempo di ve- Intrecci di MERCATO di Alessandro Latini dere il nastro che è già sull’aereo in direzione Amsterdam. Le due partite che Van Basten gioca sotto gli occhi di Nassi sono esemplari (Ajax-Den Bosch e Ajax-Groningen) tanto che al termine della seconda il dirigente viola chiede e ottiene l’incontro con il giocatore. Tutto procede per il meglio, Van Basten è entusiasta dell’ipotesi Fiorentina e accetta il trasferimento per l’estate successiva. Si raggiunge subito anche l’accordo economico con la società che detiene il cartellino del giocatore: la Fiorentina pagherà 7,6 miliardi di lire per Van Basten e Kieft, mentre al Cigno di Utrecht andranno 600 milioni per tre anni, l’automobile per circolare a Firenze e una casa dove alloggiare. Tutto fatto, il direttore sportivo viola pregusta già il colpo del decennio, quando succede qualcosa di inaspettato. La famiglia Pontello, dopo le dimissioni di Ranieri, offre a Nassi la poltrona di presidente della Fiorentina. Lui, legato ai rigidi schemi secondo i quali la carica di presidente deve essere ricoperta dal proprietario del club, rifiuta la proposta e vede interrompersi il suo rapporto con la società viola. La conseguenza è fin troppo logica, con Van Basten che non arriva a Firenze e la stagione successiva si accorda con il Milan. Il contratto che lo legava alla Fiorentina finisce nello scatolone dei ricordi di Nassi, come del resto quella videocassetta da cui tutto ebbe inizio.

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Le probabili formazioni Fiorentina - Milan È la prima di Delio Rossi e tutti vorranno fare bella figura. Mancherà Natali (squalificato) e mancherà Cassani (infortunato). Dubbi intorno all’impiego di De Silvestri e Jovetic. Rientrerà invece a tempo di record

1

BORUC

29

DE SILVESTRI

5

15

GAMBERINI

85

NASTASIC

20

18

BEHRAMI

MUNARI

MONTOLIVO

21

7

LAZZARI

CERCI

23

PASQUAL

11

GILARDINO

11

10

IBRAHIMOVIC

70

ROBINHO

SEEDORF

22

NOCERINO

77

AQUILANI

13

33

ANTONINI THIAGO SILVA

32

ABBIATI

FIORENTINA (4-3-1-2): Boruc; De Silvestri, Gamberini, Nastasic, Pasqual; Behrami, Montolivo, Munari; Lazzari; Cerci, Gilardino. All.: Delio Rossi

18

4 VAN BOMMEL

NESTA

il centrocampista Behrami. E allora il tecnico viola proverà a mettere in campo un 4-3-1-2 che possa comunque contrastare il pericoloso Milan di Allegri che arriverà al Franchi con la voglia di non sfigurare, ma col pensiero all’importante e affascinante gara di Champions contro il Barcellona. Dicevamo, la formazione gigliata. Il primo 11 targato Delio Rossi dovrebbe essere formato da Boruc in porta; De Silvestri a destra (pronto a subentrare Romulo in caso l’ex laziale non ce la facesse), Pasqual a sinistra, e Gamberini-Nastasic centrali; in mediana spazio a Montolivo davanti alla difesa con Behrami e Munari interni di centrocampo; Lazzari agirà invece dietro le due punte Gilardino e Cerci (col romano in un ruolo quasi inedito al posto di Jovetic, in caso in cui il montenegrino non dovesse essere della partita, ma lo sapremo solo all’ultimo momento). Allegri, dal canto suo, schiererà una formazione che dovrà fare a meno di giocatori importanti come Boateng (squalificato) e Cassano (fuori causa per l’intervento al cuore). Però potrà contare sul rientro, almeno in panchina, di quel Pato che tanta paura fa ogniqualvolta scende in campo al Franchi. Il 4-3-1-2 rossonero prevede Abbiati tra i pali; una difesa formata da Abate, Nesta, Thiago Silva e Antonini; un centrocampo solido composto da Aquilani, Van Bommel, Nocerino e Seedorf che agirà come suggeritore alle spalle della coppia Ibrahimovic-Robinho. C’è chi pensa ad un turnover importante, ma noi del Brivido Sportivo siamo convinti che Allegri non lascerà niente al caso e cercherà di mandare in campo la migliore formazione al Franchi per cercare di portare a casa l’intera posta. Delio Rossi permettendo…

20

ABATE

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Antonini; Aquilani, Van Bommel, Nocerino; Seedorf; Robinho, Ibrahimovic. All.: Massimiliano Allegri

Arbitro: Mazzoleni Assistenti: Romagnoli – Di Fiore; Quarto uomo: Banti


1a GIORNATA

A

R 29.01.12

A 11.09.11

0 1 2 2 2 4 0 2 4 1

0 3 2 0 2 1 2 2 3 2

A 18.09.11

1

0

0

2

2

1

1

0

0

0

1

2

3

1

2

1

0

1

2

0

A 21.09.11

1 1 3 3 1 1 1 3 3 1

2 0 0 0 1 2 1 1 2 1

2a GIORNATA

R 01.02.12

Catania-Siena Cesena-Napoli Fiorentina-Bologna Genoa-Atalanta Juventus-Parma Lecce-Udinese Milan-Lazio Palermo-Inter Roma-Cagliari R 05.02.12

Atalanta-Palermo Bologna-Lecce Cagliari-Novara Catania-Cesena Inter-Roma Lazio-Genoa Napoli-Milan Parma-Chievo Siena-Juventus Udinese-Fiorentina 4a GIORNATA

Cesena-Lazio Chievo-Napoli Fiorentina-Parma Genoa-Catania Juventus-Bologna Lecce-Atalanta Milan-Udinese Novara-Inter Palermo-Cagliari Roma-Siena

0 2 3 0 2 3 0 1 1 0

A 16.10.11

0 0 2 0 0 0 2 3 1 0 R 12.02.12

1 3 0 1 1 0 0 0 1 0

A 02.10.11

0 1 0 2 0 3 2 3 3 2

Chievo-Novara

3a GIORNATA

A 25.09.11

2 1 0 1 2 0 1 0 0 3

Atalanta-Cesena Bologna-Roma Cagliari-Milan Inter-Lecce Lazio-Chievo Napoli-Genoa Novara-Palermo Parma-Catania Siena-Fiorentina Udinese-Juventus

0 0 1 0 0 0 1 0 2 2

A 23.10.11

0 0 2 1 2 3 1 1 2 3

2 0 2 0 2 4 2 0 0 0

5A GIORNATA

R 19.02.12

A 26.10.11

Atalanta-Novara Bologna-Inter Cagliari-Udinese Catania-Juve Chievo-Genoa Lazio-Palermo Milan-Cesena Napoli-Fiorentina Parma-Roma Siena-Lecce 6A GIORNATA

1 1 0 2 2 1 4 2 1 2 R 26.02.12

A 30.10.11

3 0 2 1 1 1 2 2 4 1

Cesena-Chievo Fiorentina-Lazio Inter-Napoli Juventus-Milan Lecce-Cagliari Novara-Catania Palermo-Siena Parma-Genoa Roma-Atalanta Udinese-Bologna 7A GIORNATA

R 04.03.12

Atalanta-Udinese Cagliari-Siena Catania-Inter Cesena-Fiorentina Chievo-Juventus Genoa-Lecce Lazio-Roma Milan-Palermo Napoli-Parma Novara-Bologna 8A GIORNATA

R 11.03.12

Bologna-Lazio Cagliari-Napoli Fiorentina-Catania Inter-Chievo Juventus-Genoa Lecce-Milan Parma-Atalanta Roma-Palermo Siena-Cesena Udinese-Novara

1 1 1 1 1 1 1 0 1 0 1 3 1 0 2 1 0 3 1 0

A 06.11.11

1 0 1

0 1 0

1 4

0 0

0 3 2

2 1 1

A 20.11.11

9A GIORNATA

R 18.03.12

A 27.11.11

Atalanta-Inter Cesena-Cagliari Chievo-Bologna Genoa-Roma Juve-Fiorentina Lazio-Catania Milan-Parma Napoli-Udinese Novara-Siena Palermo-Lecce 10A GIORNATA

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Atalanta-Milan Bologna-Catania Cagliari-Genoa Inter-Parma Lecce-Juventus Novara-Fiorentina Palermo-Napoli Roma-Chievo Siena-Lazio Udinese-Cesena

R 13.05.12

SQUADRE Pt Udinese 21 Lazio 21 Milan 20 Juventus 19 Palermo 16 Napoli 14 Roma 14 Catania 14 Siena 13 Cagliari 13 Atalanta 12 Genoa 12 FIORENTINA 12 Chievo 12 Parma 12 Bologna 10 Inter 8 Lecce 8 Novara 7 Cesena 3

CLASSIFICA MARCATORI

G 5 5 6 5 5 4 5 5 4 5 5 4 5 6 5 4 4 5 5 6

C V 5 2 4 3 5 2 2 3 3 1 3 2 3 3 3 1 1 0 1 0

N 0 2 2 2 0 1 1 2 0 3 2 2 1 2 0 0 1 1 2 3

PARTITA F T P G V N 0 5 1 3 1 5 4 1 0 4 2 0 0 4 2 2 0 5 0 1 1 5 2 1 2 5 2 1 0 5 0 3 1 6 0 4 1 5 2 1 0 5 2 1 0 5 1 1 1 5 0 2 1 4 0 1 2 5 1 0 3 6 2 1 2 5 1 1 4 5 2 1 2 5 0 2 3 4 0 0

P 1 0 2 0 4 2 2 2 2 2 2 3 3 3 4 3 3 2 3 4

G 10 10 10 9 10 9 10 10 10 10 10 9 10 10 10 10 9 10 10 10

V 6 6 6 5 5 4 4 3 3 3 5 3 3 3 4 3 2 2 1 0

C N 3 3 2 4 1 2 2 5 4 4 3 3 3 3 0 1 2 2 4 3

P 1 1 2 0 4 3 4 2 3 3 2 3 4 4 6 6 5 6 5 7

GOL F T M.I. R S 1 10 1 1 5 4 -2 15 4 0 11 5 -4 14 6 -3 6 3 -6 8 7 -6 6 3 -5 9 2 -7 2 4 -2 5 2 -5 7 3 -8 9 4 -10 6 4 -8 8 5 -8 4 8 -9 2 5 -12 5 11 -13 7 9 -19 3 7

RIGORE RF RC R S R 3 3 13 11 4 16 8 10 23 4 2 15 0 6 14 7 4 13 5 4 13 6 13 12 3 6 12 7 6 9 8 10 13 6 9 13 1 5 10 2 7 8 4 13 12 5 8 9 9 11 11 3 5 8 5 10 12 0 6 3

S 4 8 14 7 12 7 11 16 8 10 12 12 9 11 18 16 16 16 19 13

T R T R 2 2 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 0 0 1 1 2 2 1 1 1 0 0 0 0 0 1 1 2 2 2 2 0 0 1 1 1 1 1 1 2 1 1 1 1 1 2 1 0 0 1 1 1 0 1 0 3 2 1 1 1 1 0 0 2 2 5 3 1 1 3 3 3 3 0 0 2 1 4 3

8 Di Natale A. (Udinese), 7 Denis G. (Atalanta) 6 reti Giovinco S. (Parma), Klose M. (Lazio) 5 reti Calaio’ E. (Siena), Ibrahimovic Z. (Milan), Jovetic S. (Fiorentina), Osvaldo D. (Roma), Palacio R. (Genoa) 4 RETI Cavani E. (Napoli), Marchisio C. (Juventus), Matri A. (Juventus), Moralez M. (Atalanta), Nocerino A. (Milan), Rigoni M. (Novara),

3 RETI Bergessio G. (Catania), Boateng K. (Milan), Bojan P. (Roma), Cerci A. (Fiorentina), Destro M. (Siena), Hernandez A. (Palermo), Hernanes A. (Lazio), Miccoli F. (Palermo), Milito D. (Inter), Moscardelli D. (Chievo), Ramirez G. (Bologna),

2 RETI Acquafresca R. (Bologna), Basta D. (Udinese), Cambiasso E. (Inter), Campagnaro H. (Napoli), Cassano A. (Milan), Conti D. (Cagliari), Giacomazzi G. (Lecce), Grossmuller C. (Lecce), Hamsik M.

(Napoli), Kucka J. (Genoa), Lavezzi E. (Napoli), Lodi F. (Catania), Lulic S. (Lazio), Maggio C. (Napoli), Maxi Lopez G. (Catania), Morimoto T. (Novara), Pellissier S. (Chievo), Pinilla M. (Palermo), Robinho R. (Milan), Sculli G. (Lazio), Vucinic M. (Juventus), Zahavi E. (Palermo), 1 RETE Almiron S. (Catania), Aquilani A. (Milan), Benatia M. (Udinese), Bertolo N. (Palermo), Biondini D. (Cagliari), Bolzoni F. (Siena), Bonucci L. (Juventus), Borini F. (Roma), Burdisso N. (Roma), Candreva A. (Cesena), Caracciolo A. (Genoa), Cigarini L. (Atalanta), Cisse’ D. (Lazio), Constant K. (Genoa), Cuadrado J. (Lecce), D’agostino G. (Siena), De Rossi D. (Roma), Delvecchio G. (Catania), Di Vaio M. (Bologna), Diamanti A. (Bologna), Domizzi M. (Udinese), El Kabir M. (Cagliari), El Shaarawi S. (Milan), Forlan D. (Inter), Gemiti G. (Novara), Gilardino A. (Fiorentina), Gobbi M. (Parma), Gomez A. (Catania), Gonzalez P. (Siena), Guana R. (Cesena), Ilicic J. (Palermo), Isla M. (Udinese), Jankovic B. (Genoa), Jeda J. (Novara), Krasic M. (Juventus), Lamela E. (Roma), Larrivey J. (Cagliari), Lazzari A. (Fiorentina), Legrottaglie N. (Catania), Lichtsteiner S. (Juventus), Loria S. (Bologna), Lucarelli A. (Parma), Lucio F. (Inter), Maicon D. (Inter), Marchese G. (Catania), Marianini F. (Novara), Mascara G. (Napoli), Meggiorini R. (Novara), Mesbah D. (Lecce), Mesto G. (Genoa), Migliaccio G. (Palermo), Modesto F. (Parma), Morrone S. (Parma), Motta T. (Inter), Mutu A. (Cesena), Nainggolan R. (Cagliari), Nene’ A. (Cagliari), Nesta A. (Milan), Oddo M. (Lecce), Paci M. (Novara), Paletta G. (Parma), Paloschi A. (Chievo), Pazzini G. (Inter), Pepe S. (Juventus), Porcari F. (Novara), Portanova D. (Bologna), Ribeiro T. (Cagliari), Rigoni L. (Chievo), Rocchi T. (Lazio), Rossi M. (Genoa), Schelotto E. (Atalanta), Seedorf C. (Milan), Silvestre M. (Palermo), Simplicio F. (Roma), Sneijder W. (Inter), Strasser R. (Lecce), Thereau C. (Chievo), Valdes J. (Parma), Veloso M. (Genoa), Vidal A. (Juventus), Vitiello R. (Siena), Yepes M. (Milan), Zambrotta G. (Milan),

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S TA D I O

Il pronostico di Enrico Chiesa: FIORENTINA-MILAN? FINISCE IN PAREGGIO E’ e rimarrà sempre un indimenticabile grande ex della Fiorentina. Attaccante veloce come una saetta, imprendibile nelle volate quando partiva da lontano, un solista che viveva per segnare. Del resto un grande centravanti deve esserlo. Altrimenti non avrebbe realizzato tutti quei gol: Enrico Chiesa, 138 reti in 375 partite in serie A, 31° nella speciale classifica dei bomber del campionato italiano di tutti i tempi. Dopo essersi fatto conoscere con la maglia della Cremonese addosso e aver segnato valanghe di reti tra Sampdoria e Parma Chiesa arrivò a Firenze nell’estate del 1999, come spalla ideale di Batistuta, per poi diventare leader dell’attacco gigliato un anno dopo, conseguentemente alla cessione del Re Leone. Rimase sulle sponde dell’Arno per tre anni, fino all’estate 2002, fino agli ultimi giorni della Fiorentina targata Cecchi Gori. Anche se l’ultimo campionato lo vide vittima di un gravissimo infortunio ai legamenti del ginocchio che lo costrinse a restare fuori per tutta la stagione e pregiudicare il cammino della Fiorentina (peccato, anche perché aveva iniziato il campionato con la sua media gol: 5 reti nelle prime 5 partite). L’infortunio di Chiesa, però, fu l’inizio della fine anche per il club viola. L’inizio di un cataclisma che portò la

Fiorentina prima a retrocedere poi a fallire clamorosamente costringendo un nuovo inizio per la Firenze calcistica (con l’avvento della famiglia Della Valle, l’iscrizione al campionato di C2 e tutto quanto ne conseguì) e per tutti i giocatori (Di Livio escluso) che si accasarono altrove. Dei tre anni di Chiesa e dei suoi nella Fiorentina (34 reti in 59 presenze in serie A con la maglia viola) i tifosi faranno fatica a scegliere il preferito. Certamente, però, non faranno fatica a ricordare la sfida delle sfide. Quel FiorentinaMilan che mai nessuno cancellerà dagli annali del calcio. Era il 13 gennaio del 2001 quando la Fiorentina di Chiesa annientò la difesa rossonera diretta da Zaccheroni. La squadra viola dilagò con ripartenze e contropiedi lasciando la compagine milanista a secco. Chiesa segnò il terzo dei quattro gol che affondarono il Milan, la Fiorentina di Terim giocò una gara strepitosa e la corazzata milanese tornò a casa a testa china. La Fiorentina dopo una prima parte di campionato non convincente ha deciso di esonerare Mihajlovic. Ritiene sia stata la scelta giusta? «E’ una scelta che è maturata anche da quello che si è venuto a creare intorno alla squadra.

27 L’esclusiva

di Alfredo Verni


28

19 novembre 2011

Ogni partita era un esame, i problemi si di Alfredo Verni ripresentavano continuamente anche dopo una vittoria. La società ha aspettato fino alla fine per portare avanti quel progetto iniziato quasi un anno e mezzo fa con Mihajlovic. Mi dispiace molto per Sinisa». Lei è uno degli attaccanti rimasti nel cuore dei tifosi. Che cosa pensa delle critiche della piazza fiorentina nei confronti del tecnico

L’esclusiva

S TA D I O

Fiorentina - Milan

stata una partita perfetta sotto tutti i profili, sia serbo? «Credo che i risultati determinino la valutazio- tecnico che tattico. Esprimevamo un bel calcio, ne su un allenatore. Non entro in merito alla era una formazione devota alla fase offensiva, questione. E’ tutto un malessere che è scatu- in attacco c’erano sempre 5/6 giocatori». rito negli ultimi sei mesi. La situazione era in- La sua carriera è stata condizionata da grasostenibile, Sinisa ha lavorato molto ed è stato vi infortuni. A tal proposito saprà giudicare sfortunato, la scorsa stagione ha perso per un meglio di altri  il rientro di Jovetic… grave infortunio Jovetic, mentre quest’anno nel «Stevan è un giocatore fondamentale, sta facendo bene, rappresenta il presente e il futumomento più importante Gilardino». L’arrivo di Delio Rossi ha restituito entusia- ro della Fiorentina. Dopo un infortunio di quel smo e buon umore. Pensa ci siano i presup- calibro non bisogna avere fretta, è essenziale rientrare nel momento giusto. È stato bravo ad posti per l’inizio di un nuovo ciclo? «Una dimostrazione che Firenze ama la sua aspettare. Oltre al recupero fisico c’è bisogno squadra. Parlare di nuovo ciclo è prematu- anche di quello mentale». ro, le situazioni migliorano con il tempo, bi- C’è un giocatore in questa Fiorentina che le sogna fare un passo alla volta. Delio Rossi somiglia? è un grande allenatore ma dovrà lavorare «Nell’uno contro uno Cerci. È un giocatore molto. Nel calcio contano i risultati. Solo straordinario, ha una capacità naturale nel salquesti determineranno se si potrà parlare o tare l’uomo. Mentre nel modo di calciare e di vedere la porta Jovetic, che è uno dei fuoriclasno di nuovo ciclo». A Firenze arriva il Milan, quali contromi- se di questa squadra». Come cambierà la Fiorentina targata Rossure dovrà prendere la squadra viola? «Sono partite difficilissime, il Milan è una si? squadra che sta benissimo sia fisicamen- «In questo momento non ci saranno grandi te, che mentalmente. La Fiorentina dovrà stravolgimenti. Credo che andrà sul sicuro, disputare la sua partita. L’attacco stellare deve conoscere ancora bene tutta la squadra, dei rossoneri può spaventare ma la squa- punterà sui giocatori più in forma che gli darandra viola ha un vantaggio, il pubblico, che a no più garanzie possibili. Poi con il lavoro e i tempi giusti riuscirà a esprimere il suo gioco». Firenze diventa decisivo». Nell’anno 2001 segnò una delle quattro Chi sarà l’uomo partita? reti che piegarono i rossoneri. Cosa ri- «Non lo so, spero che la Fiorentina faccia una buona gara». corda di quell’incontro? «Ho letto qualche giorno fa le parole di Te- Ci fa un pronostico sulla partita? 10x12 09 14:48 1 «Penso finirà con Pagina un pareggio».  rim, ricordo con entusiasmo quella gara. E’ 10x12 Osteo Osteo 09 2-11-2009 2-11-2009 14:48 Pagina 1

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31

S TA D I O

Riesplode l’entusiasmo più forte dello “spread”:

ecco cosa bolle in pentola che alcuni tifosi hanno pensato di srotolare in occasione dalla gara odierna? C’è stato un gran fermento in settimana, la gara col Milan è molto attesa e la cornice sarà ravvivata da numerosi striscioni, uno dei quali dovrebbe scherzare sul Daspo inflitto ai vertici societari viola. E scherzarci sopra si può, in fondo, perché tale restrizione (a differenza dei Daspo “classici”, quelli comminati dalle questure ai tifosi) diventerà esecutiva solo se permarrà nell’ultimo grado di giudizio, mentre il processo Calciopoli per ora ha calato il sipario solo sul primo atto. Il messaggio che la tifoseria gigliata ha in cantiere è del tipo “Allora è toccato anche a voi, benvenuti fra i daspati”. Un motteggio in linea col tipico spirito fiorentino, una battuta che appunto dovrebbe apparire oggi salvo ripensamenti dell’ultima ora e, soprattutto, salvo divieti. Quel che conta, comunque, è che lo spirito fiorentino sia riesploso di passione e che sia tangibile attraverso un Franchi radioso e gremito. La gara col Milan è di “fascia alta” e, come previsto ad Installazione inizio stagione, costa 25 euro in Curva, 70 euro e contratti SKY in Maratona centrale, 110 euro nelle PoltronciInstallazione ne della Tribuna. Mica bruscolini, ma quando digitale terrestre l’entusiasmo dilaga diventa più forte della crisi economica o del famigerato “spread” che ha Antenne tv e sat messo in castigo l’Italia. Per novanta minuti alImpianti antifurto meno, c’è solo la Fiorentina ed il pubblico ha risposto in massa al richiamo del dottor Rossi. Via G.B. Fagiuoli, 37 Firenze Rossi Delio, stavolta, che non è laureato in me- 389 5178878 339 5909518 dicina - cell. 5178878 37 Firenze- 389 Fagiuoli, G.B.339 Via ma che Corvino ha designato come «il 5909518 cell. medico massimilianoimpianti@virgilio.it E-mail: massimilianoimpianti@virgilio.it che ci guarirà». Proprio in questo per-

“T’immagini se fosse sempre domenica? Con la trasferta libera… e la Fiorentina fosse prima in classifica? Fantasie, fantasie che volano libere. Fantasie che a volte fan ridere, fantasie che credono alle favole”. La Fiesole canta spesso questa strofa, remake della spumeggiante hit degli anni 80 firmata dal dottor Rossi. Rossi Vasco, ovviamente, laureato ad honorem in scienze della comunicazione. La Fiesole gioca con le parole, punzecchia in modo scanzonato e gagliardo, punta il dito contro una domenica che non è più domenica (perché ormai ti può capitare una partita a qualsiasi ora di qualsiasi giorno), e soprattutto contro una gestione dell’ordine pubblico negli stadi italiani troppo eterogenea, con tifoserie a cui è concesso molto ed altre a cui è vietato molto. A proposito, chissà se verrà vietata una scritta goliardica

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Allo stadio

di Luca Capanni

corso di guarigione, un altro ruolo importante sarà giocato dal riavvicinamento fra squadra e tifoseria. E’ tempo di riaprire la “gabbia dorata” in cui vivono i tesserati, sia calciatori che dirigenti, e di ricongiungerli col “mondo reale”. E’ l’ora di far capire che il senso d’appartenenza, per chi lavora in Fiorentina, esiste ancora, non in modo retorico ma concreto. Un esempio? L’incontro fra la squadra ed una delegazione di tifosi che è avvenuto nella giornata di ieri. Un esempio di sinergia non isolato, peraltro, perché si aggiunge ai bagni di folla durante la presentazione di Delio Rossi e durante il “derby” a porte aperte con la Rondinella. Piccole grandi iniziative intrise di fiorentinità, come l’intitolazione della sala stampa a Manuela Righini, punto di riferimento fisso per chi riempie le pagine di questo giornale ma soprattutto simbolo indelebile di Firenze. Insomma, in questi giorni sono scoccate varie scintille nell’anima viola, e basta guardare gli spalti oggi per accorgersene. La goliardia e il sarcasmo non si spegneranno mai (per fortuna!), ma il tempo delle contestazioni aspre è finito. Che lo spettacolo pirotecnico abbia inizio.

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19 19 novembre novembre 2011 2011

SENZA FILTRO di Federico Pettini

DIIO AD O S TA ST

Fiorentina - Milan

Dopo la sentenza mica lasciano, ANZI RADDOPPIANO

Il telefono squillò, disturbando il silenzio della casa. Charlie rispose a fatica mentre ancora si rigirava nel letto. “Pronto...”. “Comunicazione di servizio, oggi non vai in onda”. A parlare era il direttore Calderone. “Come? Ma che ore sono? Sono per caso in ritardo? Sa, ho fatto tardi ieri sera. Ho fatto un pokerino con tre amici e il sabato mattina è l’unico momento dove posso dormire...”, risponde Charlie, ancora intontito. “Di cosa fai il venerdì sera mi importa poco. Sei andato fuori dal seminato e i pezzi grossi hanno sospeso il programma”. “Ho un mal di testa terribile. Vengo lo stesso in radio, devo incontrare un amico. Poi vediamo...”. “Fai come vuoi”, tagliò corto il direttore. Accanto a lui Wendy non c’era. Nel letto freddo e vuoto c’era solo un biglietto che recitava “Dobbiamo parlare, W”. “Favoloso inizio di giornata...”, il primo pensiero di Charlie. La palazzina dove si trovavano gli uffici della Radio era stranamente frenetica, quel giorno. Fiorentina-Milan viveva di tutte

le aspettative possibili, era comprensibile. Appena varcata la soglia, due ragazzi che avevano risposto all’annuncio delle settimane precedenti quasi aggredirono Charlie. “Cosa facciamo oggi?”, era il frenetico Buck. “Posso fare qualcosa per lei, signore?”, la piccola Peggy. “Piano bambini, oggi non è giornata. Tu Buck portami un caffè, Peggy se puoi trovami una sigaretta. Ci sono comunicazioni per me?”, rispose distaccato Charlie. I ragazzi fecero quasi a gara per rispondere. “Sì, un certo signor Farnesi l’aspetta nell’ufficio al primo piano”. Marco Farnesi, un esperto in materia legale, soprattutto per le vicende di Calciopoli. Amico di Charlie da una vita. Con lui la trasmissione sarebbe andata in onda comunque. Charlie aveva scritto un sms al direttore che aveva risposto con un laconico “Ok”. Una calorosa stretta di mano tra i due, poi un abbraccio. Charlie e Marco si misero a parlare di come era cambiato tutto in Fiorentina. L’aver mandato a casa Mihajlovic sembrava aver risolto ogni problema. Delio Rossi aveva esperienza per ripartire e credere ancora in un progetto mai decollato dopo Prandelli. Cinquemila persone per una partita amichevole non sono un caso. Ora i riflettori non erano più sull’allenatore, ma sui giocatori. I tifosi erano pronti a mandare a casa anche molti di loro. Fuori dalla porta, Buck e Peggy bisticciavano per chi dovesse entrare per primo. La spuntò Peggy. “Ecco la sigaretta!”, “Non prima di un buon caffè!”. “Grazie, potete andare. Non voglio vedervi prima di stasera”. “Non li trattare male, sono giovani...”, attaccò Marco. “Lo so. Ma almeno così fanno qualcosa, oltre a litigare mascherando il loro amore. E poi con una Camel Light e un caffè da quaranta centesimi non dovrei arrabbiarmi?”, incalzò Charlie. “Maledette le tue Lucky Strike...”, disse Marco, serafico. Intanto, i due si avviarono verso gli studi di registrazione. Nel corridoio incrociarono l’addetto alle pulizie, che non riuscì a sostenere lo sguardo duro di Charlie. “Quel ricciolino chi è?”, chiese Marco. “E’ Buzz, faceva le pulizie da noi e anche tanto altro. Pare sia tornato”. <<Perdere peso non è mai stato così facile! No-

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S TA D I O canzoni inedite di Delio e le storie tese>>. - Eccoci di nuovo qui. Secondo te allora che effetto farà tutto questo nell’impegno dei Della Valle nella Fiorentina? - I Della Valle sono usciti molto arrabbiati da questa sentenza e vogliono dimostrare la loro innocenza. Per questo credo riusciranno a risolvere questa questione nel migliore dei modi e intanto vogliono, visto anche l’entusiasmo portato dall’arrivo di Rossi, continuare a fare buoni risultati con la Fiorentina. - Quindi ci dobbiamo aspettare qualcosa dal mercato di gennaio? - Sì. I Della Valle vogliono continuare ad investire. Magari confermando anche Corvino. Un po’ come Berlusconi. Che si dimette da Presidente del Consiglio ma, a suo dire, non lascia, raddop-

pia. Con un’unica, piccola, differenza. - Ho quasi paura a chiedertelo, ma qual è? - Che magari Silvio torna a fare il Presidente del Milan… - Molto bene... Ti ringrazio Marco per il tempo passato con noi... - Grazie a te Charlie e buona serata a tutti gli ascoltatori. - Che possa esserlo davvero, stasera c’è Fiorentina-Milan. Vediamo di riempire il Franchi come negli antichi fasti. Io ora vi saluto e vi lascio con una canzone di Venditti del 1988, “In questo mondo di ladri”. E sempre forza viola! Charlie si affacciò frettolosamente nell’altra stanza. “Vieni Wendy, dobbiamo parlare... ma fuori di qui”. La ragazza lo seguì un po’ stizzita e già scendendo le scale i due cominciarono a liti-

gare. Non erano chiari SENZA FILTRO i motivi della discusdi Federico Pettini sione ma, fuori dalla palazzina della radio, lei gli lanciò le chiavi di casa e rientrò poco dopo, nascondendo le lacrime. Charlie le raccolse con calma. Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca, chiaramente dalla parte del cuore. Si accese quella Camel Light. Si alzò il colletto della giacca e sospirò. “Almeno tu, Fiorentina. Almeno tu...”.

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19 novembre 2011

S TA D I O

Fiorentina - Milan

Il Pungiglione Per la Juventus non basta un’ape, servirebbe un intero alveare

Le api sono tutte impegnate come commessi alle vendite natalizie di un periodo di boom economico nell’arengo politico. Con questo cambio di governo e le dichiarazioni a raffica, quelli che si meritano le puncicate si moltiplicano. Ma qui si parla solo di calcio, quindi acchiappo una delle poche che è rimasta in pausa pranzo e la mando a  puncicare… La Juventus! Hanno avuto il coraggio di chiedere un indennizzo mi-

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liardario per Calciopoli e relativo scudetto 2006 all’Inter e alla FIGC! Essere svergognati può andar bene, ma c’è un limite a tutto. Se in quella farsa, prima sportiva e poi penale che è il processo noto come “Calciopoli” c’è un fatto indiscusso, è il malaffare eretto a sistema fondato e sostenuto da Moggi e Giraudo, con la complicità di tanti, ma dietro la loro indiscutibile regia. Invece di ringraziare Iddio e tutti i santi che hanno in Paradiso per non essere stati radiati per sempre da questo sport, chiedono un indennizzo, vogliono soldi perché hanno ricevuto dei danni! Peccato che ho solo una piccola ape a disposizione, qui ci sa-

rebbe voluto un intero alveare, di più la riunione di tutte le api d’Italia per fare giustizia sommaria. Fossero intelligenti dovrebbero starsene calmi e far abbassare la polvere (che tanta se ne è alzata!) invece decidono di andare all’attacco, per sollevarne altra. L’Inter che è uscita immacolata e premiata ha colpe analoghe? Può anche essere, anzi, è probabile ma le colpe dell’una, possibili, probabili, ma non provate, non giustificano quelle dell’altra, sicure, provate, indiscutibili. Di cosa vorrebbero esser indennizzati sfugge al comprendonio perché se si parla di indennizzi, fossi loro non starei così tranquillo. 


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19 novembre 2011

Mattinata Fiorentina di Chiara Baglioni

S TA D I O

Fiorentina - Milan

Romizi, il nuovo Gattuso, ASPETTA LA SUA OCCASIONE

Quando si parla dei giovani talenti che faticano a trovare un posto in prima squadra il pensiero va subito a lui: Marco Augusto Romizi. Che pure il viola ce l’ha nel sangue. Nato ad Arezzo nel 1990, ma cresciuto calcisticamente nella Fiorentina, aspetta l’occasione per il riscatto. Troppo spesso dimenticato nel suo reale valore, troppo spesso gli è stata negata la possibilità di giocare nel centrocampo di una Fiorentina ricca di talenti giovani, alternati, come giusto che sia, a giocatori più esperti. Ma l’occasione sta per arrivare, con Riccardo Montolivo oramai sicuro partente alla fine di questa stagione. Delio Rossi nella prima amichevole disputata con la Rondinella, lo ha schierato come vertice basso del rombo di centrocampo e Marco con la sua abilità nel dettare i tempi di gioco, la buona tecnica e l’ottima resistenza fisica ha saputo sostituire al meglio l’assente Montolivo, impegnato con la Nazionale.   LA CARRIERA - Romizi, cresciuto nelle giovanili viola e superati tutti i gradini del settore giovanile, approda nella Primavera di Alberto Bollini nel 2007, con la quale l’anno seguente vincerà il premio come miglior centrocampista della categoria. Nella stagione 2009/10 sceglie, su suggerimento della società, di provare l’esperienza in Lega Pro. Passa in compartecipazione con la Reggiana, dove colleziona ben 19 presenze. Proprio alla squadra emiliana rimase particolarmente affezio-

nato, colpa anche dei tifosi che gli intonarono cori personalizzati e standing ovation alle sue uscite dal campo, dimostrando di essersi guadagnato il cuore dei supporters granata con l’impegno e la professionalità. Non è un caso infatti che proprio alla Reggiana, Romizi, tornò nel campionato 2010/11, questa volta in prestito. Un gol e 23 presenze il bottino raccolto dal baby talento in quel di Reggio, oltre ad un brutto infortunio alla spalla occorsogli lo scorso aprile, che lo costrinse ad una operazione e a restare fuori dal calcio giocato fino alla seconda settimana del ritiro di Cortina, dove nel frattempo venne convocato da Sinisa Mihajlovic.   LA NAZIONALE. Il ragazzo giocava bene già a 17 anni, tanto che venne convocato nella Nazionale di categoria già nel 2006, diventando titolare inamovibile e scalando pian piano nell’Under 19 e nell’Under 20, con la quale ha giocato il Campionato Mondiale in Egitto. Precisamente un anno fa, il 17 novembre, Pierluigi Casiraghi schierò Romizi come titolare nella sua Nazionale Under 21 in occasione di un’amichevole contro la Turchia. Nonostante non abbia segnato alcuna rete, il gioiellino aretino ha giocato ben 5 volte nella selezione degli Azzurrini, l’ultima volta proprio ad aprile di quest’anno prima dell’infortunio, scalzando la concorrenza dei mediani juventini e sampdoriani.    QUALITA’ DA SFRUTTARE. Non è un caso che, nonostante questo inizio stagione in cui non ha mai

trovato spazio nella panchina del Franchi, Romizi abbia richieste da squadre di serie B come Torino e Modena già per la sessione di calciomercato di gennaio. Uomo d’ordine, dotato di un’ottima tecnica individuale, spicca a centrocampo soprattutto per la sua grande personalità: non si tira indietro nel spartire ordini ai compagni di centrocampo. Le caratteristiche tecniche e fisiche ricordano Rino Gattuso: non particolarmente alto, un mastino, ma coi piedi buoni. E si sa che proprio Delio Rossi ha un debole per questo tipo di giocatori (vedi Brocchi nella Lazio). Le probabilità che venga aggregato finalmente al gruppo della prima squadra e presto possa esordire in serie A sono aumentate visto anche il prossimo impegno della Fiorentina in Coppa Italia con l’Empoli.

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S TA D I O

Fiorentina - Milan

Gli e’ finia l’attesa, gli e’ i’momento di Delio.

E DEI PEDATORI DI VENTURA…

Gli è finia l’attesa. Gli è i’momento di Delio. Tutti per… lui, ora e ve lo ridiho e un ricominciamo con le battutine a bischero su’ nomi, gli è passaa l’era de’ Perdelli e de’ Perdisa, ora e siam tutti per Rossi, ma non per Delio, a scanso d’equinozi. Perché gli è l’ora di finilla di perdere, se no quella che si perde e sarà sortanto la pazienza. Ovvio che ci vo’ carma e gesso, e miraholi nemmeno ‘n cielo di questi tempi. Indi per cui domeniha co’ i diaolo e ci va bene anche a vince’ di misura, ora e un pretendiamo la luna, che le goleade e le si mettan da parte pe’ giallozzozzi e pe’ zampa lesta. Se son briaho? Un pochino, e mi preparo no? Se no chi regge fino a dopo la partia. E poi se un si vince prima o quando tu vo’ vince’? Dopo? Sie, gli è una parola! Ma come cambierà le carte Delio? O icche ci farà vede’ di novo? Perché se si ricomin-

cia con Lollo, i’sosia di Don Backy, quello che resuscita e po’ e rimore, i’fratello grasso dell’Inca e i’Caravaggio sbiadio o ‘ndo tu vo’ che si vada? A meno che e un gli riesca di fare i’miraholo de’ pani e de’ pesci anche a lui o, meglio ancora, di trasforma’ l’acqua ‘n vino! Quello gli è grandioso! O che v’immaginae? E si riempie le brocche d’acqua che la fa schifo anche a granocchi e ‘ndo  e pesci e ci trombano, e si versa ne’ bicchieri gallo nero riserva! Gli è come manda’ ‘n campo i’ Tanche  e troassi Messi! Ora un n’esageriamo via, lasciamo fare i’ gallo nero e contentiamoci d’un putto, puttana miseria! Insomma e mette i’Tanche e ne sorte fori uno che fa’ e go’! E mi basterebbe, artro che se mi basterebbe. E di certo anche a lui. Ma e ci basterebbe che e’ go’ e li facesse Gila o Nasello che ora e siam più vicini alle reartà, ma quarcuno e li faccia perché l’entusiasmo gli è ritornao ma e fa pre-

sto anche a anda’ via se gli arria quarche artra doccia diaccia. E gli è fin di novembre, e un n’è mica pieno agosto, e basta con le docce diacce! Quindi basta con le ciance, ora è un c’è più scuse e v’hanno levao anche i’ parafulmine e c’è l’allenatore che e volean tutti, ora sullo starter di’ viale de’ mille e vu’ ci siee voi pedatori di ventura, e un ci si nasconde più, e dee veni’ fori tutto, ma proprio tutto, se no e si corre, ma fori dallo stadio con ventimila ‘ncattiviti dreo! I’nonno gli è cattio? O come vu saresti voi che gli è due anni che son chiuso ‘n cantina a ‘ngoia’ bocconi amari? L’uniha consolazione gli era che anche e gobbi e piangeano, ma quest’anno a rende’ micidiale i’destino e ci ho anche i’gobbo contento che mi ronza con qui’ sorriso sciaininghe da labbraa ne’ denti se ci avessi i’fiato? E però con la forza della disperazione, Delio pensaci te: Forza Violaaaaaaaaaaa!

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S TA D I O

Il signor Rossi e LE MILLE LUCI DEL FRANCHI Se si fosse chiamato Mario, si sarebbe perso nel mare del nome e cognome più citati negli elenchi telefonici d’Italia. Il chiamarsi Delio lo pone al di sopra della grigia monotonia di uno dei tanti Rossi nostrani, mettendolo anche al sicuro da luoghi comuni e ironie. Del resto − come ricorderanno solo gli storici più affezionati e gli statistici − nella storia della Viola compare un altro Rossi, tale Renzo, vera meteora calcistica che nel suo breve quarto d’ora di notorietà riuscì a segnare ben tre gol a quella che, allora, era la difesa campione d’Italia. Era infatti l’anno in cui la Fiorentina girava altezzosa con lo scudetto tricolore cucito sul petto (il secondo, quello del 1968-69). La partita si giocava a Roma, sponda Lazio, finì 4-1 e fu un presagio nefasto per l’anno successivo, in cui la Viola si salvò a stento dalla retrocessione. Quel giorno il signor Renzo Rossi iniziò e finì la sua carriera di cannoniere (le cronache calcistiche non citano più il suo nome). Stase-

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ra, invece, ricomincia la carriera di allenatore del signor Delio Rossi. Le mille luci dello stadio Franchi, illuminato a festa dopo un lungo periodo di Quaresima e penitenza, sfavilleranno tutte per lui. Non saranno le mille luci di New York di un celebre romanzo degli anni Ottanta, ma nella sua modestia di metropoli in miniatura siamo certi che Firenze si farà valere. Del resto, non si chiama Rossi anche il presidente della Toscana? L’unica cosa che stona in una serata speciale come questa è la presenza del Milan. Diciamoci la verità, se ci fossero stati il Lecce o il Cesena saremmo stati più tranquilli. Ma sicuramente non si sarebbe giocato di sabato sera e un evento così non poteva accadere in un banale pomeriggio di domenica.  Comunque, anche il Milan ha avuto il suo Rossi. Si chiamava Sebastiano e faceva il portiere, qualche anno fa. Adesso i rossoneri hanno altri cognomi in campo. Più sofisticati ma un po’ tenebrosi, come Pato e Ibrahimovic, oppure più soavi e leggiadri, come Aquilani e Robinho. Ma niente paura. Le luci del Franchi saranno tutte accese e poi, il signor Rossi, questa volta, è dalla nostra parte.  

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44 L’evento

di Michela Lanza

19 novembre 2011

S TA D I O

Fiorentina - Milan

NEL NOME DI MANUELA

Un gesto che sicuramente le avrebbe fatto piacere perché è un segnale di totale stima nei suoi confronti. Un’iniziativa che non può e non deve passare inosservata. La sala stampa dell’Artemio Franchi è stata intitolata ad una delle più apprezzate e stimate giornaliste italiane, Manuela Righini, prematuramente scomparsa il 21 giugno 2010 all’età di 59 anni. La decisione è stata presa dalla Fiorentina d’accordo col Comune di Firenze e l’Unione Stampa Sportiva Italiana, la cerimonia per l’intitolazione, alla quale hanno preso parte dirigenti della Fiorentina e rappresentanti del Comune e dell’Ussi, si è svolta poco meno di due ore prima della partita tra Fiorentina e Milan, le squadre

rappresentanti delle città in cui Manuela ha lavorato nel corso della sua grande carriera. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nel giornalismo sportivo e non ed ha colpito tutti, compresi tifosi e appassionati di calcio. Era una grande giornalista, fiorentina e tifosa della Fiorentina, che ha iniziato la sua carriera occupandosi di calcio: è stata la prima donna ad essere riuscita ad entrare in un ambiente che si è sempre distinto per il maschilismo, per i suoi steccati. È stata lei a dare il là alla passione femminile nei confronti dello sport maschio per eccellenza. Lei che con la sua bravura e professionalità è riuscita ad emergere battendo ogni barriera e pregiudizio. Conoscenza della materia e una grande personalità erano le doti che la contraddistinguevano. Riusciva a tenere a bada i colleghi maschietti con fermezza e nelle sue analisi, sempre puntuali e mai banali, non mancava mai quel pizzico di critica che, talvolta, la faceva risultare controcorrente a prescindere. Nella sua carriera ha lavorato in alcune

delle testate giornalistiche più prestigiose, iniziando proprio giovanissima dal nostro Brivido Sportivo. Ha lavorato a Paese Sera, poi all’ANSA come responsabile prima della redazione sportiva e poi della redazione interni. Nel 2002 è passata al Corriere della Sera trasferendosi a Milano col prestigioso incarico  di caporedattore centrale. Inoltre è stata presidente regionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana nonché consigliere nazionale della Fnsi. Non ci sono dubbi che lei, per tutte quelle donne che hanno voglia di intraprendere brillantemente e seriamente la carriera di giornalista (sportiva ma  non solo) non può che essere un esempio da seguire. Oltre ad essere una rispettata nella professione, poi, Manuela è stata una grande donna. Chi la conosce ricorda con immutata commozione la sua intelligenza, il suo coraggio, la sua lealtà, la sua determinazione. E noi del Brivido Sportivo abbiamo voglia di ricordarla così: combattiva, sorridente, con la penna in mano e quella chioma rossa che la rendeva ancor più unica.

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46 GOLA PROFONDA

19 novembre 2011

S TA D I O

Fiorentina - Milan

Montolivo via a giugno per se’ (E ANCHE PER I SUOI PROCURATORI) Un uccellino del mercato cinguettando mi ha raccontato questa storia: sapete perchè Montolivo resterà a Firenze anche a gennaio? Non perchè vuol chiudere così la sua storia, ovvero rispettando il contratto. E neppure per quello che ha raccontato il presidente esecutivo Mario Cognigni il quale ha spiegato che non ci saranno cessioni tecnicamente rilevanti nella «finestra» di mercato invernale per non indebolire il gruppo a disposizione di Delio Rossi. Montolivo resterà per la più prosaica delle spiegazioni: perchè andandosene a giugno lui potrà ottenere dalla società che lo tessererà a zero euro una... buonuscita di almeno un paio di milioni di euro e del beneficio potranno godere pure i suoi procuratori. Una cattiveria? Possibile. Ma vi assicuriamo che l’uccellino cantante è sicurissimo di questa lettura delle cose e a sostegno ci racconta che è per

questo motivo che Montolivo non accetterà neppure un eventuale passaggio preventivo al Milan (la società che avrebbe scelto per il proprio futuro) a meno che i rossoneri non decidano di dare almeno due milioni alla Fiorentina e uno al giocatore che compenserebbe la perdita della buonuscita con l’incremento economico del suo stipendio (con un più di circa 1,2 milioni di euro). Dunque Riccardo pare davvero destinato a rimanere e magari pure a cercare di migliorare nel rendimento. E’ vero che Prandelli gli ha praticamente garantito la convocazione azzurra, ma è anche vero che all’Europeo Montolivo ha bisogno di arrivare in perfette condizioni fisiche e psicologiche. Almeno questo vantaggio la Fiorentina dovrebbe averlo. Troppo poco? Forse, ma l’errore di non venderlo due anni fa ha pesa ancora e pesa tanto.  

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