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For FENOMENI magazine di Sara Donati

DYLAN DOG: l’incubo ritorna

Il fumetto italiano più famoso nel mondo ha compiuto 25 anni. Ma al detective dei casi irrisolti, creato da Tiziano Sclavi, restano ancora tante indagini da svolgere. Tutte rigorosamente… da paura perché l’orrore assume sempre volti differenti 106 For Magazine


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Brandam Routh e Sam Hontington in una scena di Dylan Dog-Il film. Per Hollywood il detective è più muscoli che incubi.

Dylan Dog ha compiuto 25 anni, ma chi l’ha inventato dice: «Non ho paura che il personaggio invecchi. Voglio solo che si rinnovi sempre». È sicuramente il fumetto italiano più famoso nel mondo e mette d’accordo tutti: appassionati, gente comune e intellettuali. Come Umberto Eco che ha detto: «Posso leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e giorni». Sclavi (in una delle sue rare interviste) ha aggiunto: «Povero Eco. Quella frase, ovviamente un paradosso, lo perseguita da vent’anni, ed è stata usata in tutte le salse. Ma per fortuna l’ha detta, e ne sono felice. In un attimo ha fatto diventare Dylan Dog un classico, per quanto possa esserlo un fumetto. Mi impressiona, perché gli autori dei classici di solito sono morti». E Sclavi ha omaggiato parecchie volte nelle sue strisce Eco, citando spesso brani

dei suoi libri, e addirittura facendone il protagonista (sotto le riconoscibilissime sembianze di un certo professor Humbert Coe) di “Lassù qualcuno ci chiama”, una tra le più belle storie dell’intera serie del cosiddetto “indagatore dell’incubo”. Ma chi è Dylan Dog? È un detective privato che si occupa esclusivamente di casi insoliti. Ha poco più di trent’anni, è inglese, vive a Londra in una casa piena di gadget “mostruosi” e con un campanello che invece di suonare lancia un urlo agghiacciante. Ex agente di Scotland Yard, ha un passato misterioso, di cui si sa ben poco, e anche quel poco è avvolto in una dimensione onirica e surreale. E non a caso, quindi, il sogno (o meglio l'incubo) e tutto ciò che sembra essere al di là della realtà sono i suoi interessi personali e professionali. «Chi si rivolge a lui»,

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Le donne non mancano mai a Dylan Dog, nei fumetti e nel film (sotto Routh con Anita Briem).

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“Questa è la ballata della città di notte, del tempo che non passa del buio che t’inghiotte, di ladri, di assassini e di altri tipi strani, di angoscia e di paura che non venga mai domani…”, Ecco la filastrocca che fa da compagnia a Dylan quando di notte gira per la città. sottolinea il sito a lui dedicato dalla Sergio Bonelli Editore che pubblica Dylan Dog, ma anche Tex Willer e tanti altri fumetti (Bonelli, purtroppo, è morto questa estate), «non è il marito tradito che vuol far pedinare la moglie, o comunque il normale cliente di un investigatore privato, ma una persona che è stata colpita o anche solo sfiorata dall’ala nera del soprannaturale: una donna che ha visto un morto risorgere dalla tomba e diventare uno zombi, un uomo ossessionato dagli spettri, una ragazza il cui fidanzato è stato ucciso da un mostro tentacolare... Una persona a cui la polizia non crede, che tutti ritengono pazza, e che spesso rischierebbe davvero di scivolare nella follia se non trovasse qualcuno disposto ad ascoltarla e ad aiutarla. Questo qualcuno è Dylan Dog. Le sue parcelle sono basse, e molto spesso non si fa neanche pagare: i soldi non gli interessano (e infatti ha quasi sempre il portafoglio vuoto e non riesce neppure a pagare l’affitto o le bollette del telefono o del gas). È la paura ad affascinarlo, la paura irrazionale e inspiegabile dell’ignoto. E lui stesso ha paura: non è certo un eroe invincibile, e anzi a volte non riesce proprio a risolvere il caso, a uccidere il mostro, a scacciare l'incubo. O più spesso ci riesce solo in parte, e quando tutto sembra finito, l’orrore ricompare...». Ironico, impulsivo, problematico, pieno di dubbi su se stesso e sul mondo, forte e tenero nello stesso tempo, Dylan Dog odia la violenza (ha una vecchissima pistola, ma non la porta quasi mai, e colpisce unicamente per difendersi), ama le donne (e puntualmente, quasi in tutti gli episodi, ha anche un’avventura sentimentale), si diverte a suonare il clarinetto (il Trillo del Diavolo di Tartini) e a costruire un modellino di galeone che forse non finirà mai, è un accanito cinefilo, legge molto e di tutto, adora la pizza e si veste sempre nello stesso modo (ha una serie infinita di giacche nere, camicie

Tiziano Sclavi, l’inventore di Dylan Dog, dopo aver sceneggiato oltre cento storie, oggi si dedica solo saltuariamente alla serie, ma supervisiona il lavoro dei suoi successori.

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Il film di Michele Soavi Dellamorte Dellamore è tratto da un romanzo di Tiziano Sclavi. Le atmosfere sono quelle di Dylan Dog, infatti il protagonista, Francesco Dellamorte, è interpretato da Rupert Everett (sopra da solo e in una scena hot horror con Anna Falchi), l’attore cui si sono ispirati gli illustratori di Dylan Dog.

rosse e jeans). In passato è stato un forte bevitore, ma è riuscito a disintossicarsi grazie agli Alcolisti Anonimi. In compenso non fuma, ed è un ecologo e soprattutto un animalista accanito. Le sue avventure si svolgono ai nostri giorni, quasi sempre a Londra o comunque in Inghilterra, e comprendono praticamente tutti gli aspetti del fantastico. Abita in Craven Road 7, omaggio di Sclavi al regista Wes Craven, ma questa strada a Londra esiste veramente: numerosi lettori sono andati in “pellegrinaggio” a quell’indirizzo, ma sembra ci sia un ristorante italiano! A proposito di cinema. La passione di Dylan è quella del suo inventore, Tiziano Sclavi. Che non guarda la televisione, ma in compenso vede e rivede una media di quaranta-cinquanta film al mese e legge un libro o due alla settimana. Sclavi è nato nel 1953 a Broni, in provincia di Pavia, ha vissuto per parecchi anni a Milano, ma da più di dieci anni abita in un parco a Venegono Superiore (Varese). Si è sposato a quarant’anni suonati: «Prima di conoscere mia moglie la mia vita era una fetenzia perché non conoscevo mia moglie. Sono felice. Per quanto possa essere felice la vita, che resta un abisso di disperazione e assurdità». Così ha raccontato la nascita del suo personaggio ad Alessandro Trevisani su Sette: «Erano i primi anni Ottanta e la Bonelli cercava nuove idee. Ho proposto una serie horror, una passione che avevo da tutta la vita. E il nome Dylan Dog, da quello del poeta inglese Dylan Thomas e dal romanzo Dog, figlio di, di Mickey Spillane, era quello che davo sempre ai miei personaggi. Il classico nome di cui si dice “Poi lo cambiamo”. Quella volta non lo abbiamo cambiato. E con l’aggiunta di tanta ironia e della componente romantica e sexy (estranea fino ad allora ai prodotti Bonelli), in un paio d’anni è nata la serie». Tornando al cinema. Fino all’uscita, meno di un anno fa, di Dylan Dog: Dead of Night c’era stato solo il film di Michele Soavi Dellamorte Dellamore, che si ispirava all’indagatore dell’occulto, e che

ha utilizzato come protagonista proprio l’attore che ha dato il volto del personaggio, Rupert Everett. Invece, Dylan Dog-Il film (questo il titolo italiano) di Kevin Munroe con Brandon Routh, è sembrato un po’ troppo muscoli e poco humour per essere fedele al fumetto e piacere ai fan di Dylan Dog. Sclavi ha detto, tranquillamente, che non… l’aveva visto e non gli era piaciuto. Difficile dargli torto.

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