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3 : mezzi

Il lato umano della fotografia


3:mezzi - Storie di vita, fotografia, ispirazione

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La foto in copertina è di Laura Vanzo

Colore principale

Font: Avenir - Hero - Afta Serif

Contatti www.3mezzi.com redazione@3mezzi.com www.facebook.com/3mezzi

“Dedicato a chi non ha mai vissuto l’emozione dello smarrimento, a chi viaggia sempre con una cartina in tasca e con una bussola in mano ma senza la minima idea di quel che lo attenderà al bivio. Dedicato a chi di fronte ad un’immensa distesa senza indicazioni precise decide di fermarsi e ammirare il circondato, tanto il percorso può attendere. Dedicato a tutti voi che vorreste perdervi ma che sognate ad occhi aperti un luogo che forse neanche esiste”


3:mezzi - Storie di vita, fotografia, ispirazione

Quando abbiamo iniziato a pensare alla tematica per questo numero DUE avevamo diverse idee interessanti. Molti potrebbero dire che è semplice trovare una tematica, in fondo ne esistono a milioni. Occorre solo un pensiero, a volte superfluo altre volte ponderato, eppure non è così semplice, soprattutto quando il pensiero deve ispirare delle sensazioni o delle emozioni. Siamo molto radicati al nostro motto e forse è proprio per questo motivo che trovare una tematica in grado di essere degna di queste pagine non è stato affatto un gioco da ragazzi, ma questa volta ci siamo superati. Il numero ZERO ed il numero UNO ci hanno insegnato molto, il feedback che abbiamo ricevuto da VOI è stato meraviglioso, giorno dopo giorno ne facciamo tesoro ed è per questo che abbiamo deciso di alzare la posta in gioco. Parlando tra di noi è emerso che dovevamo provare ad immergerci in un numero parecchio ambizioso, proponendovi qualcosa che sarebbe andato oltre le vostre aspettative ed ora siamo qui a presentarvi un viaggio di oltre 80 pagine che sarà in grado di farvi letteralmente perdere.

Cosa significa perdersi? Ma soprattutto dov’è che ci si può perdere? Lo abbiamo chiesto agli autori che hanno collaborato alla preparazione di questo numero ed hanno risposto con delle fotografie a dir poco incredibili; sfogliando il numero DUE sarà facile perdersi e, con molta probabilità, ritrovarsi a fare i conti con sé stessi. Potreste incontrare di tutto in questo percorso, luoghi e persone, emozioni e paure, riflessioni e momenti silenziosi ma vi prego, affrontate tutto. Perdetevi e raccogliete tutto quello che lo smarrimento è in grado di regalarvi, assaporate pagina dopo pagina la bellezza che solo lo smarrimento è in grado di regalarvi. Perché fondamentalmente perdersi è solo l’inizio di un ritrovamento personale. In un momento di solitudine, in cui il mondo sembra essersi dimenticato di voi, riuscirete a ritrovare tutto quello che credevate perso. I vostri occhi vivranno la percezione di non riconoscere i luoghi, la mente vi suggerirà di scappare ma solo la vostra anima sarà in grado di sussurrarvi che in fondo lo smarrimento è solo un grande senso di libertà.


3:mezzi - Storie di vita, fotografia, ispirazione

{ n° DUE - Perdersi }

I Tesori di Sissi

Inter:mezzo

fotografie e testo di Francesco Mazzoli

fotografie e testo di Francesco Mazzoli

Senza Freni

To Be Lost

fotografie e testo di Anna Fossati

Linee:California

fotografie di Laura Vanzo - Traduzione di Anna Fossati

Progetto - Salva l’acqua

fotografie e testo di Angela Numis

fotografie di Artisti vari - testo di Francesco Mazzoli

Berlino

Selezione Flickr

Il viaggio di 3:mezzi

a cura degli artisti Flickr

Perdersi a Calcata

Little Creature

fotografie di Ilaria Ingravalle

fotografie di Andr


{ Perdersi } Sonnambulo, a tastoni mi trascino attraverso bosco e precipizio, fantastico mi attornia un cerchio magico ardendo, indifferentemente se io segua dannato o vezzeggiato devotamente l'intimo comando. Quante volte la realtà in cui vivete mi ha ridestato e richiamato a sè! io stavo in lei deluso ed atterrito e di nuovo mi sono dileguato. O calda patria a cui voi mi strappate sogno d'amore cui mi avete sottratto, a rifugiarsi in te per te mille vie segrete torna il mio essere, come ritorna l'acqua verso il mare. Mi guidano furtive sorgenti canore, agitano uccelli di sogno piumaggi lucenti della mia infanzia di nuovo riecheggia il suono, nell'intreccio d'orato nel ronzare soave dell'api mi trovo in singhiozzi accanto alla madre di nuovo. { H. Hesse }


I tesori di Sissi fotografie e testo di Francesco Mazzoli


Era il 1275 quando nel cuore di Vienna iniziarono i lavori per la realizzazione di una fortezza chiamata Schweizerhof, nessuno si sarebbe mai immaginato che quello fu il primo di una lunga serie di edifici che andarono a costituire nel tempo l’attuale Hofburg, uno dei maggiori complessi nonché il più importante in tutta Vienna in quanto vero e proprio scrigno di tesori. Successivamente, intorno al 1500 vennero costruiti gli edifici Alte Burg (Antica fortezza), lo Schweizertor e la Stallburg, l'Amalienburg.

L’ingresso è mastodontico e riesce a lasciare tutti i visitatori a bocca aperta per via delle dimensioni e della maestosità, qui si riversano migliaia e migliaia di visitatori ogni giorno per ammirare le bellezze dei tesori che vi sono conservati al suo interno. Tra questi potrete trovare i tesori della principessa Sissi e la famosa Lancia del Destino - chiamata anche Lancia di Longino. La famosa lancia che venne conficcata nel costato per ferire a morte Gesù Cristo.

Ho fatto un giro all’interno dell’Hofburg e sono rimasto letteralmente sbalordito di fronte a tutto quell’oro, alle ceramiche reali, alle vesti di corte e a tutto quel lusso che è stato conservato per anni con estrema gelosia e orgoglio. Ho varcato l’ingresso con l’idea di andare e vedere un pezzo ricco di storia, la lancia di Longino mi incuriosiva molto. Sono entrato ed ho perso letteralmente la cognizione del tempo camminando attraverso la storia Viennese raccontata dai quei tesori.


L’ Hofburg riesce ad attrarre a sé un quantitativo enorme di turisti grazie alla sua nomea e grazie alla sua maestosità in stile barocco; l’ingresso principale regna sovrano sulla piazza Michaelerkuppel

esortando la gente ad entrare per smarrirsi lungo tutti gli altri edifici che lo compongono. Fotografare anche una sola piccola parte è inevitabile, non entrare è un gran peccato. Qui i turisti fanno scorpacciate di fotografie, come se fosse una gara a chi riesce ad immortalare con la prospettiva più particolare o il soggetto più prezioso. Ce ne sono di tutte le razze, provengono da ogni parte del mondo e vengono tutti alla scoperta dei tesori. I più ambiti sono i tesori di Sissi, diminutivo riferito a Elisabetta di Baviera (1837–1898), imperatrice d'Austria e moglie di Francesco Giuseppe I d'Austria. Entrando nella sala dedicata ai suoi tesori si ha la netta sensazione che il tempo si sia fermato nell’epoca dell‘800. Tutto brilla, tutto è immobile ma soprattutto ogni singolo oggetto deposto con cura certosina decanta una propria vita. È impossibile non rimanere affascinati da cotanta bellezza, in maniera quasi spontanea viene da domandarsi “chissà chi ha posato la propria bocca su qual calice” - “chissà chi è stato l’ultimo a mangiare da quel piatto” Si entra in un turbinio di domande che non riceveranno mai risposte, si può solo rimanere affascinati dalla maestosità scintillante di ogni piatto, di ogni bicchiere o singola posata.


Osservando i piatti dietro le vetrine si possono vivere svariate storie, ogni pezzo sfoggia vari dipinti a mano con cromature dal blu all’arancione, dal rosa al rosso, dall’avorio all’oro. Ogni tratto è un piccolo pezzo di storia, una visione dell’artista, un tuffo in un’epoca che non vuol far smettere di parlare di sé. Tutto è li fermo ma ogni singolo oggetto urla il suo racconto. Qui è facile fantasticare, le domande trovano simpatiche risposte che scaturiscono dalla nostra mente - intanto la voce guida parla attraverso il nostro auricolare. L’argento e l’oro riescono a mostrare il nostro volto proprio come uno specchio, luccicano, brillano. Proprio come se fossero appena stati tirati a nuovo. La verità è che ogni candelabro non ha mai perso il suo fascino, ogni forchetta è sempre stata tenuta con la massima cura, ogni cristallo di corte doveva e dovrà per sempre testimoniare l’immensa tradizione e solennità di quell’epoca. Qui il tempo si ferma, ci accoglie in maniera calorosa ma al contempo ci mantiene distaccati. Sono sale molto luminose colme di oggetti che anche nostra nonna potrebbe avere in soffitta. La differenza è che qui non si trova neanche un granello di polvere. Qui ci si perde soltanto perchè si ha voglia di ripercorrere un periodo storico che nessuno di noi ha vissuto. Chissà se anche Sissi si perdeva tra tutti questi tesori.


Senza freni fotografie & testo di Anna Fossati Più volte mi sono soffermata sul significato della parola sensazione finché internet, come suo solito, mi ha fornito una risposta esauriente: “Modificazione semplicissima dello spirito umano creata dall’impressione che fanno sui nervi le cose del mondo esteriore”. Esaustiva ed interessante, perché le cose che esperiamo dal mondo esterno arrivano dai sensi, ed è dai proprio dai sensi che così spesso ci allontaniamo. A me, la parola sensazione, fa venire in mente anche questo concetto: senza azione. Che significa un po’ stare passivi, non agire, e quindi torniamo all’inizio, stare da soli coi propri sensi. E chissà quali sono le origini del nostro essere restii all’ascolto del senso, all’esperire senza opporsi, fiduciosi nel nulla! Forse una volta, quando eravamo bambini e stavamo sentendo passivamente qualcosa che arrivava dall’esterno, siamo rimasti spaventati da quello che abbiamo provato e, come i cani di Pavlov, ci siamo abituati a reagire ad uno stimolo. Il risultato è che per la stragrande maggioranza del tempo che passiamo nel mondo, cerchiamo di porre delle barriere tra noi e quello che sentiamo, vediamo, odoriamo, quello che ci sfiora o ci travolge. E quindi camminiamo come ipnotizzati dal mormorio nella testa che ci distrae da quello che all’esterno ci passa accanto. Siamo abituati a dire che d’inverno si sta male, fa freddo ed è tutto grigio, ma passiamo la maggior parte del tempo chiusi in ufficio, a casa, al supermercato, in palestra a cercare di evitare di esporci alle intemperie.


D’estate invece ci lamentiamo per l’afa, la pelle sudata e continuiamo a rincorrere bocchettoni dell’aria condizionata per proteggerci dal troppo caldo. Insomma, a volte mi sembra che quello strato protettivo di cui ci circondiamo ci faccia vivere ovattati. Perché perdersi vuol dire anche permettersi di stare a contatto con quello che i sensi percepiscono. Perdersi vuol dire lasciarsi andare, perdersi vuol dire perdere il controllo. Perdersi vuol dire lasciare che tutto quello che c’è intorno ci distragga e ci faccia abbandonare per un po’ l’idea della meta, perdersi vuol dire lasciare che sia il percorso a prendere il sopravvento, e non l’obbiettivo finale. Ecco cosa vuol dire perdersi (per davvero): svoltare l’angolo e sentire l’odore del pane appena sfornato, correre in bicicletta annusando smog, guidare lungo la statale e scorgere un uomo che pascola una pecora a bordo strada, costeggiare una strada in zona industriale e notare un cavalluccio di legno abbandonato, uscire sul balcone e abbandonarsi alle sfumature di colore dall’azzurro acceso all’arancione striato di aerei appena passati, entrare in un museo e incrociare lo sguardo del custode annoiato, affacciarsi al balcone di casa e indicare sorpreso un gruppo di storni migranti appollaiati su un traliccio dell’alta tensione. E poi camminare sotto la pioggia annusandone l’odore, scappare da chicchi di grandine grossi come palle da golf, entrare a casa di mamma e riconoscere l’odore del tuo piatto preferito, uscire di casa senza ombrello anche se fuori piove e passeggiare col viso bagnato, fare la linguaccia ad un bambino spazientito al supermercato, passare di notte lungo un fiume e scorgere i riflessi argentei di un airone in volo. Perdersi significa non perdere un’occasione per vivere quello che ci circonda, senza chiedersi il perché.


Linee : California fotografie & testo di Angela Numis


California – Nevada 2013 Da sempre sono stata immersa e, a volte, "sommersa" dal mondo dell'arte, così mi sono ritrovata ad essere un’amante del "BELLO" in tutte le sue sfaccettature. Osservo, scruto, cerco di captare tutto, fin dalle piccole cose e farlo mio per creare uno stile che riesca ad abbracciare tutti i miei interessi, dalla fotografia all’architettura, dal design alla moda, per arrivare alla musica, all'arte. Amo le linee, il particolare, le geometrie, il minimale, il razionale, i colori ben definiti, le pause, le sottrazioni, i vuoti, i pieni compatti ed utilizzo questi "amori" come una sorta di linee guida in tutti i miei progetti. Fotografare per me significa catturare in uno scatto l’immagine che l’occhio ha percepito in un preciso istante e ricordarla così per tutta la vita. Utilizzo le linee che osservo come lo scheletro da cui partire per creare tutto...la linea è come una traccia, di cui conosco gli estremi, l’inizio e la fine, ma tra essi posso inserire gli elementi più vari. Un concetto basilare nei miei scatti è la supremazia dell'essenza prima delle cose, l'assenza di ridondanze eccessive, perché sono convinta che "non esiste arte decorativa: v'è, per quanto umile possa essere, l'Arte e null'altro!" (Le Corbusier) Angela Numis, architetto d’interni e designer.


Perdersi a Berlino Il viaggio di 3:mezzi - fotografie di Silvia Ianniciello


"Das Stadtschicksal Berlins besteht darin, ‘immerfort zu werden und niemals zu sein" "Berlino è una cittĂ  condannata per sempre a diventare e mai ad essere" (Karl Scheffler, 1910)


Perdersi a Calcata foto di Ilaria Ingravalle


Inter:mezzo a cura di Francesco Mazzoli


Aprì gli occhi, mi sentivo strano come ubriaco eppure non avevo bevuto nulla, ricordo solo che avevo perso i sensi ed ora mi ritrovavo in uno spazio completamente buio. Cercavo di muovermi lentamente con le braccia protese nel tentativo di riuscire a toccare qualcosa vicino a me. Il silenzio mi accompagnava in un turbinio di paura e smarrimento. Provai a chiudere gli occhi, li riaprii. Nulla. Ad un certo punto iniziai a vedere delle luci danzanti, si muovevano sinuosamente davanti a me, provai ad allungare di nuovo le braccia nel tentativo di catturarne una ma erano t ro p p o l o n t a n e . R i c o rd o a n c o r a q u e i

movimenti, in un primo momento lenti poi d’improvviso veloci. Più respiravo impaurito più le luci viaggiavano ad una velocità incredibile. Provai a calmarmi e solo a quel punto le luci iniziarono a danzare a ritmo inaspettato. Continuavo a chiedermi dove mi trovavo ma quelle luci iniziavano a diffondere in me un gran senso di pace. Iniziai a guardarle con immensa curiosità e stupore. Il mio senso di smarrimento e paura iniziò a svanire, la calma e un immenso senso di pace divamparono.

Continuavo a non sapere dove mi trovavo ma non era più di mio interesse, esistevano solo quelle luci ora e non potevo più a farne a meno. Non mi domandavo neanche cosa fossero e perchè esistessero, sapevo solo che non mi facevano star male. Iniziai a girare su me stesso, le luci erano tutte intorno a me e iniziai a sorridere. I sorrisi lentamente diventarono risate fragorose e non riuscivo più a fermarmi. Perchè quello stato d’animo? Cosa mi stava succedendo? All’improvviso tutto terminò; le luci sparirono, torno la luce. Intorno a me il nulla. Ero solo, non sapevo dove ma ero felice.


via ascoli piceno, 13. Roma Officinek.it Facebook.com/officinek


To Be Lo Guest post a cura di Laura Vanzo Traduzione di Anna Fossati


She deeply believed she won't forget anything. Her life was suddenly different, and she didn't explain that. Only one event changed everything. Even if she was completely lost for a few days, she thought it was over, and that she will find again her own way, even her happiness. But her mind was more and more covered by a diffuse mist. At first, it was a wonderful feeling. She thought she began to forget all the bad things that happened to her. She was always serene, always smiling. She didn't thought to all the tears she cried just a few weeks ago. Only this calm and heartwarming mist was important to her. People couldn't believe she was the same person that before, she became a happier version of herself. One day, she suddenly forgot him. Then she forgot her friends. And her family. All the people she loved. They were only faces that didn't mean anything to her. All these persons became an unidentified back, in the middle of nowhere. She couldn't even realize what happened, she simply forgot them. If she met one of them in the street, she wasn't able to recognize him. But she smiled, always. She smiled to everybody, ignoring some of them were part of her life. She was lost in her happy mist. None could hurt her anymore. She was quiet.

Credeva dal profondo che non avrebbe dimenticato nulla. La sua vita era cambiata improvvisamente e non riusciva a spiegarselo. Fu un solo evento a cambiare tutto. Anche se si era sentita persa per qualche giorno, pensava fosse finita e che avrebbe ritrovato di nuovo la sua strada, anche la sua felicità. Ma la sua mente era sempre più immersa nella nebbia. All’inizio era una sensazione stupenda. Pensò che avrebbe iniziato a dimenticare tutte le cose brutte che le erano successe. Era sempre serena, sempre sorridente. Non pensava a tutte le lacrime che aveva pianto fino a qualche giorno prima. L’unica cosa importante era quella sensazione calma e confortevole di offuscamento. Nessuno riusciva a credere che era la stessa persona di prima, diventò una versione più felice di se stessa. Un giorno, improvvisamente, lo dimenticò. Poi dimenticò i suoi amici. E la sua famiglia.Tutte le persone che aveva amato. Erano diventati solo dei volti privi di significato. Tutti loro si trasformarono in un paesaggio sconosciuto nel bel mezzo del nulla. Non riusciva nemmeno a comprendere quanto fosse accaduto, semplicemente li dimenticò. Se per caso avesse incontrato uno di loro per strada, non sarebbe stata in grado di riconoscerlo. Ma sorrideva, sempre. Sorrideva a chiunque, ignorando che alcuni di quelli a cui sorrideva avevano fatto parte della sua vita. Era persa nella sua nebbia felice. Nessuno poteva piu ferirla, era pacifica.


She began to forget all "e places, ci#es, countries she saw in her life. She didn't even know $ere she lived. She just lived, ate, slept and brea"ed, con#nuing to smile, again and again. To be able to name "e place $ere she st%d didn't have any impo&ance to her. She was like floa#ng in a boat, in "e middle of no$ere, on a quiet lake. There was no beginning, no end to her mist.

Iniziò a dimen#care tu'i i luoghi, le ci'à, i paesi (e aveva visto nella sua vita. Non ricordava ne)eno dove avesse vissuto. Semplicemente viveva, mangiava, dormiva e respirava, con#nuava a sorridere, ancora ed ancora. Essere in grado di nominare i posti in cui era stata non aveva più nessuna impo&anza. Era come se stesse flu'uando su una barca, nel mezzo del nulla, su un lago tranquillo. Non c’era inizio, né fine alla nebbia da cui era avvolta.


Then, all her feelings were gone, like her fears and her dreams. Her tears were far away from her now. The warm" of her desires was evaporated, her future was blinded by an invasive steam. She couldn't hope anymore, and she didn't know it. Her smile sta&ed to become more and more strange, like a rictus. She didn't know anymore $y she smiled. She didn't feel serene. She didn't feel no"ing at all.

Poi, tu'e le sue sensazioni sparirono, le sue paure e i suoi sogni. Le sue lacrime erano ormai lontane da lei. Il calore dei suoi desideri era evaporato, il futuro accecato dalla nebbia. Non era più in grado di nutrire speranze, e non lo sapeva. Il suo sorriso cominciò a diventare sempre più strano, come una smorfia. Non sapeva più per(é stesse sorridendo. Non si sen#va serena. Non sen#va più nulla.


The serene mist she knew at first became a rain "at swept every"ing. All her story, her dreams, her pains, her encounters... every"ing was lost. She had no past. She couldn't remember her own name or bi&hday. She just st%d here, being someone, but she didn't know $o.

La nebbia pacifica (e aveva conosciuto all’inizio stava diventando una pioggia (e lavava via tu'o. Tu'a la sua storia, i suoi sogni, le sue angosce, i suoi incontri... tu'o era perso. Non aveva passato. Non ricordava il suo nome o il suo compleanno. *ava semplicemente lì dov’era, era qualcuno ma non sapeva (i.


Every"ing rubbed out. Life around her was just made of contrasts between light and shadow wi"out any meaning. She just moved herself in "is creamy no$ere, ignoring $at words like "before" and "after" could signify. There was no ba+, no front.

Tu'o era stato cancellato. La vita intorno a lei era fa'a solo di luci e ombre senza significato. Si spostava in questo denso nulla, ignorando cosa potessero significare parole come “prima” e “dopo”. Non c’era né capo né coda.


Her life was a bla+out. Her face didn't know how to smile anymore. Her eyes didn't know how to see "e beauty of our world. Her mind became "e mist, her body "e covering. She lost her iden#ty, ignoring she existed.

La sua vita era un bla+out. Il suo viso non sapeva più sorridere. I suoi oc(i non riuscivano a vedere la bellezza del mondo. La sua mente divenne nebbia, il suo corpo divenne riparo. Perse la sua iden#tà, ignorava la sua esistenza.


Photography is a way to express my dreams but also my deep fears. I love life, and one of "e scariest "ings "at exists on Ea&h is "e loss of memory. Our memory makes "e person we are. We often desire to forget events "at can hu& us, but it would be "e worse "ing ever to experience. To live wi"out any souvenir, "at's my defini#on of "to be lost".

La fotografia è un modo in cui esprimo i miei sogni, ma an(e le mie più profonde paure. Amo la vita, e una delle cose più spaventose del vivere sulla Terra è perdere la memoria. I nostri ricordi fanno le persone (e siamo. Abbiamo spesso il desiderio di dimen#care even# (e ci fanno soffrire, ma alla fine sarebbe la cosa peggiore. Vivere senza alcun ricordo, questa è la mia definizione del “sen#rsi persi”.


Quanto è importante l’acqua per l’essere umano? In realtà dovremmo chiederci quanto sia importante per ogni essere vivente eppure spesso tendiamo a generare uno spreco di questa preziosa risorsa. Intanto i ghiacciai si sciolgono e mentre io scrivo alcuni bimbi nel mondo muoiono di sete. È brutto pensare certe cose, rende parecchio tristi ma ricordarsi di certi eventi e circostanze ci porta a riflettere ulteriormente sull’importanza di un elemento cosi semplice e allo stesso tempo cosi sprecato. Avete dato un’occhiata ai dati riportati? Incredibili vero? Basti pensare che nel solo momento in cui ci si lava i denti Il rubinetto del bagno ha una portata di oltre 10 litri al minuto. Lasciarlo aperto mentre ci si lava i denti, si sciacqua il rasoio, si fa lo shampoo significa gettare via più di 30 litri di acqua potabile. Con questo primo progetto, 3:mezzi ha voluto portare alla vostra attenzione una risorsa importante e sensibilizzare ognuno sullo spreco che quotidianamente avviene in maniera inconsapevole. L’acqua è importante e come tale deve essere preservata proprio come tutte le risorse, per il bene comune e per il futuro di ogni essere. Noi di 3:mezzi abbiamo creato un gruppo attraverso il quale i lettori potevano pubblicare una o più foto, ogni foto pubblicata ha salvato 1/2 litro d’acqua. Volete sapere cosa è successo? Abbiamo ricevuto un’ottima risposta al progetto Salva l’acqua collezionando oltre 234 fotografie per ben 117 litri di acqua salvata. Qui troverete le 10 fotografie più belle selezionate.

foto di Emiliano Sinibladi


foto di Vera Papp


foto di nonplusultra22


foto di Giuseppe Trotta


foto di Claudia Muraro


foto di Emiliano Sinibaldi


foto di IreXD


foto di Cattina Elettroshock


foto di Denise Valentini


foto di Riccardo Bandiera


Selezione Fli!r Le tue foto su 3:mezzi


Selezione Flickr foto a cura degli artisti Flickr


figosa.it


Little Creature foto di Andrea Marconi


Fotografare è la tua passione? Ogni giorno cerchiamo nuovi autori per 3:mezzi. Raccontaci la tua storia attraverso 4 fotografie e potresti apparire sul prossimo numero.

Invia le tue 4 foto a redazione@3mezzi.com raccontaci la tua storia e prova ad ispirarci. Cerchiamo talento e passione.


3:mezzi - Storie di vita, fotografia, ispirazione

Storie ( in ordine di apparizione )

I Tesori di Sissi

Inter:mezzo

fotografie e testo di Francesco Mazzoli

fotografie e testo di Francesco Mazzoli

Senza Freni

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fotografie e testo di Anna Fossati

fotografie di Laura Vanzo - Traduzione di Anna Fossati

Linee:California

Progetto - Salva l’acqua

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fotografie di Artisti vari - testo di Francesco Mazzoli

Berlino

Selezione Flickr

Il viaggio di 3:mezzi a cura di Silvia Ianniciello

a cura degli artisti Flickr

Perdersi a Calcata

Little Creature

fotografie di Ilaria Ingravalle

fotografie di Andrea Marconi

Selezione Flickr ( in ordine di apparizione ) Francescoccia

Vera Papp

ciNO

Andrea Marconi

Giuseppe Trotta

Claudia Muraro

Claudia Muraro

Stefano Majno

Giovanni Orlando

Alessia Francesca


3:mezzi - Storie di vita, fotografia, ispirazione

Dal 2013 al 2014

Il progetto 3:mezzi è nato il 16 Luglio 2013 da una piccola e semplice idea dando vita ad un numero ZERO embrionale. Nel corso dei mesi successivi si è sviluppato attraverso una filosofia umana, ricca di emozioni e fotografie, con l’intento di raccontare attimi e storie di tutti i giorni trasmettendo ispirazione. 3:mezzi nasce da una passione immensa, nasce con l’unico scopo di unire all’interno delle proprie pagine ulteriore passione, fotografie ed emozioni. Nasce un pò per gioco e un pò per sfida, nasce a costo zero ma con tanto impegno tra un ritaglio di tempo e l’altro. Nella storia dell’uomo, si vocifera da millenni, che la passione è in grado di smuovere il mondo, di avvicinare i sogni alla realtà e di far raggiungere mete che fino al giorno prima sembravano inavvicinabili. 3:mezzi ne è la prova vivente; senza competenze specifiche, senza la minima idea di alcune competenze editoriali, senza un team di svariate persone e senza un capitale economico da capogiro siamo

riusciti a far diventare questo progetto una realtà di cui essere fieri e orgogliosi. In questi mesi abbiamo trovato persone fantastiche, autori e artisti che, grazie alle loro fotografie, sono riusciti a rendere queste pagine ricche di emozioni. Non possiamo fare altro che ringraziare di cuore tutti quanti, sia chi ha collaborato, sia chi ha soltanto letto e sfogliato queste pagine. L’appuntamento è per il 2014 con un numero TRE disponibile a partire dal 13 Gennaio 2014. Cosa ci riserverà il 2014? Sicuramente faremo il possibile per trasformare questa realtà in qualcosa di concreto e profumato, qualcosa da avere tra le vostre mani e che sarà in grado di emozionarvi sempre di più.

Grazie di cuore a tutti.


3 : mezzi

Il lato umano della fotografia

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3mezzi N° DUE