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costume & società

A Carnevale ogni scherzo vale... di Nicoletta Di Marco

Per secoli, il Carnevale in Europa è stato una ricorrenza celebrata per dare il benvenuto al nuovo anno e salutare l’imminente arrivo della primavera. Da festa contadina animata da cortei di maschere raffiguranti fantasmi o anime dei morti che servivano a proteggere i vivi e il raccolto, si è trasformato in un evento ben più allegro e chiassoso.

L

e sue radici sono da ricercare molto lontano, geograficamente e cronologicamente. Già gli egiziani, infatti, accompagnavano per le vie delle città una sfilata di buoi, che sarebbero poi stati sacrificati al dio del Nilo, cantando e ballando vestiti in maschera. I greci festeggiavano le dionisiache, mentre i romani si davano alla pazza gioia durante i baccanali, animando le vie della città con danze e cortei in maschera, accompagnati da litri di vino. I romani, credevano infatti che le divinità uscissero dal suolo durante l’inverno, quando la terra incolta riposa, e dovessero quindi essere placati ed invitati a tornare nell’aldilà e a benedire i raccolti con doni, offerte e festeggiamenti in loro onore. A Marzo si svolgevano i Saturnali, periodo di sette giorni in cui l’ordine sociale veniva sovvertito e le gerarchie momentaneamente eliminiate: gli schiavi diventavano padroni e i padroni schiavi. Un re della festa eletto dal popolo era incaricato di organizzare i giochi e gli spettacoli nelle piazze. Il detto Semel in anno licet insanire (una volta all’anno è lecito impazzire), ben rappresenta lo spirito di quei festeggiamenti, e perché no, anche del nostro carnevale. Durante il Medioevo, la chiesa inizialmente tollerò le feste popolari. Durante il Carnevale tutti si consideravano uguali, il senso di estraneità spariva e si stabilivano forme di comunicazione che abolivano ogni distanza, ma a partire dal 400, alcuni moralizzatori che ritenevano fosse una festa “troppo pagana” attaccarono duramente questa consuetudine. Nel tardo Medioevo si diffuse il travestimento, grazie al quale era permesso lo scambio di ruoli, la beffa, anche dei potenti, i cui vizi e malcostumi venivano trasformati in maschere. Grazie agli attori della Comme-

dia dell’Arte, alcune di queste maschere presero vita, diventando tipici personaggi carnevaleschi che ben rappresentavano i vizi e le debolezze della società. Etimologicamente, il termine Carnevale potrebbe derivare da “carrus navalis”, in riferimento ai carri a forma di nave utilizzati nell’antica Roma durante le processioni di purificazione, come anche da “carnem levare”, relativamente all’usanza medievale di allestire ricchi banchetti nel periodo precedente alla quaresima, in cui era imposto il digiuno. Durante i secoli, il Carnevale, ha stimolato la nascita di celebrazioni, in cui venivano evidenziate le lotte fra varie parti di una stessa Città (quartieri, rioni), o fra classi sociali diverse dei cittadini. Dell’antico spirito del carnevale è sicuramente giunta fino a noi l’espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per

lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.

Carnevale romano e ambrosiano Il carnevale è una festività mobile, in quanto legata, nei paesi cattolici, alla celebrazione della Pasqua. Ne esistono due “versioni”: quello romano e quello Ambrosiano, detto anche “carnevalone”. La differenza è nella durata: il primo inizia la settima domenica prima della settimana santa e finisce il “martedì grasso” antecedente al mercoledì delle Ceneri, che segna invece l’inizio della Quaresima. Dura quindi circa due settimane tra febbraio e marzo. Nell’arcidiocesi di Milano, secondo la tradizione, Sant’Ambrogio, doveva ritornare in città da un pellegrinaggio a carnevale, in tempo per celebrare i primi riti della quaresima, ma ritardò ed in città si continuarono i festeggiamenti fino al suo arrivo. Da ciò deriva che dove si segue il rito ambrosiano, cioè nell’arcidiocesi di Milano e in alcune altre vicine, i festeggiamenti durano quattro giorni in più, fino al sabato.

Dell’antico spirito del carnevale è sicuramente giunta fino a noi l’espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.

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