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Approfondimento CulturA tempo libero

mobilitĂ 

una sfida per il prossimo futuro

Trentasei Editore SA - Anno 2 - Numero 7 - Aprile 2010 / Fr. 5.-

tremona

dimenticata dalla storia, l’abbiamo riscoperta

Scacco matto

Gabriele botta, neocampione cantonale assoluto di scacchi

reportage il ticino che guarda il cielo: marco Gaia e locarno-monti


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Aprile 2010

lugano Centro Esposizioni xpo

LUGANO Ingresso GRATUITO S p e t t a c o l i A n i m a z i o n i Degustazioni Gio 15.30 Ven 15.30 Sab 10.30 Dom 10.30

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Salone ospite

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la comunicazione prende forma

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Editoriale Care lettrici e cari lettori, quello che state per sfogliare è la nostra settima creatura, nella quale troverete conferme e molte novità. N. 7 Aprile 2010 IMPRESSUM TIRATURA

30’000 copie

CHIUSURA REDAZIONALE 1° marzo 2010

CASA EDITRICE TRENTASEI EDITORE SA Via Maggio 36 6900 Lugano Tel: +41 91 971 80 38 Fax: +41 91 971 80 39 www.36editore.ch info@36editore.ch

REDAZIONE DIRETTORE EDITORIALE Emiliano Frigeri DIRETTORE COMMERCIALE Pietro Pala REDATTORE Michele Castiglioni ART DIRECTOR Davide Calà FUMETTISTA Joel Pretot SEGRETARIA Paola Ortelli IN QUESTO NUMERO Alberto Scarpellini ATRA Carlo Martines Christian Ponti Corinna Bielic Federica Farini Gianni Vescovi Matteo Buzzi Nonno Carlo Patrizia Blanca Weithaler Rete3 Sebastiano Brocchi Sebastiano Torino Sergio Guaita Sergio Rossi Stefan Lehmann Tanya Lecchi Vanessa FOTOGRAFIE Corinna Bielic Davide Calà Meteo Svizzera Nonno Carlo Stefan Lehmann

PUBBLICITÀ CONSULENZA E VENDITA Pietro Pala p.pala@36editore.ch +41 79 818 79 76

Via Maggio 36 6900 Lugano Tel: +41 91 971 80 38 Fax: +41 91 971 80 39 www.36editore.ch adv@buongiornoticino.ch

La rivista continua ad evolvere e a migliorarsi, crescendo nei contenuti. Infatti questo mese sono nate delle nuove rubriche che confidiamo troverete molto interessanti, come è successo a noi la prima volta che le abbiamo “messe sul tavolo”. Altre ancora sono in procinto di nascere. Tutto si muove, cambia forma e noi prendiamo parte a questo flusso perché pensiamo che questo momento storico sia molto importante per quanto riguarda molte trasformazioni che ci toccheranno da vicino. Quindi va vissuto intensamente e completamente (come dovrebbe essere per la nostra vita in generale). Un caro amico una volta mi disse: ma lo sai che qui in Europa, oggi, la vita di un uomo e di una donna si aggira sugli ottanta anni? Pensa a questo periodo trasformato in respiri: di quanti sei cosciente? Quanto sei veramente presente e consapevole nell’arco della giornata, della settimana, degli anni che sembrano ora correre ora andare piano piano? Voi cosa rispondereste? Noi ci siamo, vi ascoltiamo ed insieme, con i vostri contributi e il vostro sostegno partecipiamo a rendere la vita un pochino diversa. Ecco, questa è la nostra idea che va prendendo sempre più forma di numero in numero: dare un motivo in più per poter sfoderare un sorriso e stimolare una riflessione. Crediamo che non sia poco. Ma entriamo un po’ nei fatti: che dire di questo elettrizzante numero? Vi darò solo qualche accenno, anche perché non vorrei svelarvi tutte le sorprese! Vi presentiamo un nuovo spazio dedicato al mondo del lavoro, Jobnews e uno dedicato al gentil sesso, Sguardo al femminile, un angolo di riflessione pensato per le donne, nel quale trovare parole e pensieri, ma soprattutto uno “spirito” particolare, un approccio alla vita più spirituale, “lunare”, sensibile. Visto che la stagione dei bagni si sta avvicinando, per i pomeriggi a bordo lago, eccovi la nuova rubrica “Giochi intelligenti” che ogni mese vi presenterà un nuovo gioco! E non finisce qui, con il bel tempo, usciranno dai garage i veicoli a due ruote. A tal proposito vi presentiamo la nuova sezione della rubrica Motori dedicata alle due ruote, che ogni mese presenterà una novità stagionale. Vi ricordo, inoltre, che dal 22 al 25 aprile a Lugano si terrà LUGANOexpo, dove noi saremo presenti per conoscere i nostri stimati lettori. Siete tutti invitati a passare a trovarci tenendo presente che alla fine dell’expo avranno luogo le estrazioni del nostro super concorso che regalerà ai 10 estratti tra gli abbonati un premio di fr 500.—. Questa avventura ci coinvolge sempre più e, di conseguenza, siamo sempre più desiderosi conoscere le vostre opinioni e il vostro desiderio di trasformare e arricchire questo magazine. D’altronde si tratta del vostro mensile! Siete pronti? Un bel respiro a pieni polmoni, rilassate le spalle, chiudete gli occhi e visualizzate un posto che vi piace, immaginate di essere li, prendete tutta la buona energia di questo luogo e tornate, riaprite gli occhi e tuffatevi nel nuovo BT7! Vi aspettano numerose novità, accanto a tradizionali appuntamenti, quindi ora…a voi la rivista e buona lettura.

Emiliano Frigeri numero 7


La copertina buongiornoticino.ch

APPROFONDIMENTO CULTURA TEMPO LIBERO

MobilitĂ 

Una sfida per il prossimo futuro

6

Trentasei Editore SA - Anno 2 - Numero 7 - Aprile 2010 / Fr. 5.-

Tremona

Dimenticata dalla storia, l’abbiamo riscoperta

Scacco matto

Gabriele Botta, neocampione cantonale assoluto di scacchi

Reportage Il Ticino che guarda il cielo: Marco Gaia e Locarno-Monti

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Ci vediamo a Patrocinata da:

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Aprile 2010


Numero 7 - Anno 2 - Aprile 2010

SOMMARIO

Reportage

6 Il Ticino che guarda il cielo di Michele Castiglioni

Economia

10 La banca del futuro di Sergio Rossi

Job News

12 Il cambiamento: una costante! di Carlo Martines

Arte

14 Il Santuario della Madonna del Sasso di Corinna Bielic

Nautica

18 “Uomo a mare” di Sergio Guaita

Think natural

20 Mobilità sostenibile di Matteo Buzzi

Informatica&web

24 Cloud Computing di Christian Ponti

Archeologia

26 Tremona di Stefan Lehmann

Miti&leggende

30 Céreso e il grande pesce di Sebastiano Brocchi

Psicologia

32 L’Io e i suoi tiranni di Tanya Lecchi

Sguardo al femminile 34 Eutopia di Patrizia Blanca Weithaler I punti di domanda

36 La conservazione di Sebastiano Brocchi

Motori

38 Infiniti G Cabrio di Gianni Vescovi 40 SpiderMax 500 RS di Michele Castiglioni

Cinema

42 Alice nel paese delle meraviglie di Alberto Scarpellini 43 Scontro tra Titani 44 Prossime uscite

In viaggio con BT

45 Tour Sicilia 2010 la redazione

Saranno famosi

46 Scacco matto ticinese di Michele Castiglioni

GIochi intelligenti

46 Small World di Stefan Lehmann

Test psicologico

50 Sapete rilassarvi veramente? di Michele Castiglioni

Inventa riciclando

52 Il calcetto a palette di Nonno Carlo

Bestiale

54 Il Bovaro Bernese di Michele Castiglioni 56 Spazio trovatelli

Gastronomia

58 A cena con BT di Sebastiano Torino 59

La ricetta vegetariana di Vanessa

Rete Tre

60 “The Zoot’s Circus“ on air! di Paola Ortelli

Curiosità

61 Curiosità in pillole

Oroscopo

62 Ariete di Federica Farini

Giochi

64 Gioca con noi

Sociale

66 ATRA


6 Reportage

Il Ticino che guarda il cielo Il centro metereologico di Locarno Monti di Michele Castiglioni

Quest’anno ricorre il 75° anniversario della fondazione dell’importante centro di osservazione e studi meteorologici di Locarno Monti. È, infatti, dal 1935 che è attivo, svolgendo una parte essenziale del lavoro del’Ufficio federale di meteorologia e climatologia - MeteoSvizzera, in sinergia con i centri di Zurigo e Ginevra (ai quali si aggiungono, più piccoli, il centro tecnico di Payerne, il centro di misurazione dell’ozono ad Arosa e i centri meteorologici per l’aviazione degli aeroporti di Zurigo e Ginevra).

S

empre in equilibrio tra il presente ed il futuro, l’ambito della meteorologia (e della climatologia, ormai inscindibili) è estremamente interessante, soprattutto per i suoi risvolti nella vita di tutti i giorni. Buongiorno Ticino è andato a fare una chiacchierata con il responsabile regionale Marco Gaia. Buongiorno Ticino: Signor Gaia, mi permetta di cominciare con una domanda generale che ci introduca in questo interessante e complesso mondo: cos’è la meteorologia? Marco Gaia: l’origine del termine meteorologia deriva dal greco e viene fatto risalire ad Aristotele con il significato di «scienza delle cose che stanno sopra». Quindi a quei tempi il termine era considerato in un’accezione molto ampia, a differenza di oggi dove il significato è considerato in modo notevolmente più ristretto: in questo senso possiamo definire la meteorologia come la scienza che si occupa di studiare l’atmosfera terrestre, cercando di prevederne lo stato e la sua evoluzione. Va anche detto che se una volta la meteorologia era considerata solo in relazione alla classica «previsione del tempo», al giorno d’oggi essa comprende anche la climatologia, ed estende le sue attività sempre più anche nell’elaborazione di previsioni a medio-lungo termine. BT: In effetti si parla molto di cambiamenti climatici in questi ultimi anni: voi che «toccate con mano» l’argomento, avete effettivamente rilevato un’evoluzione «anomala» anche a livello locale? numero 7

MG: Si, effettivamente ci sono dei segnali che si possono notare anche alle nostre latitudini e nella nostra regione, come l’aumento della temperatura nelle varie stazioni di rilevamento - che è forse il trend statisticamente più evidente; mentre per quanto riguarda, ad esempio, le variazioni delle precipitazioni sul lungo periodo, non esistono ancora trend statisticamente così significativi. Ci sono poi tutta una serie di cambiamenti non legati direttamente a grandezze meteorologiche (temperatura, pressione, etc.), quanto piuttosto ad elementi della biosfera, come la ritirata dei ghiacciai e i cicli vegetativi delle piante che differiscono rispetto a 20, 30 o 50 anni fa. Per quanto riguarda i dati a nostra disposizione, possiamo quindi affermare che sì, in effetti è in atto un cambiamento. Ma non possiamo ancora descriverne con precisione caratteristiche e portata in tutte le sue sfaccettature. BT: Ecco, a proposito di ciò e riallacciandomi a quanto accennato prima, che validità hanno, a cosa servono e come possono esserci utili le previsioni a lungo termine? MG: Le previsioni a lungo termine – chiamate anche «previsioni stagionali» - sono una delle tre tipologie di previsioni che sono elaborate dalla meteorologia: la prima è quella classica che generalmente copre un periodo di una settimana – 10 giorni, poi ci sono le previsioni mensili/semestrali/stagionali e, infine, ci sono le previsioni climatiche (cambiamenti del clima per i prossimi 10 / 50 anni).


7 Concentrandoci, dunque, sulla seconda categoria, parliamo di previsioni che hanno un alto potenziale, ma, essendo «le ultime nate», sono ancora in evoluzione e soffrono, per così dire, di qualche «Kinderkrankheit». A seconda delle regioni, la loro affidabilità varia molto: iniziano ad essere utilizzate nelle zone tropicali ed equatoriali, mentre alle nostre latitudini il margine di errore è ancora troppo grande. Ma l’importanza che stanno assumendo si sta facendo via via più importante, man mano che vengono approfondite: si pensi ad esempio alle implicazioni sul mercato – e, quindi, sull’impegno e sulla pianificazione della produzione delle singole aziende – del fatto di poter conoscere in anticipo l’andamento climatico e meteorologico di un’intera stagione. Numerosi sono i settori “meteo-dipendenti”: l’utilizzo di energia, la vendita di bevande e/o gelati, il settore turistico, l’uso dei condizionatori o dei riscaldamenti, eccetera,

Le piante sono molteplici indicatori dei cambiamenti climatici

Sono solo alcuni esempi che ben rappresentano le potenzialità e l’utilità delle previsioni stagionali che possiamo constatare direttamente anche nella nostra regione. Ma le loro applicazioni sono molto estese: basti pensare che sono utilizzate - per dirne una - in alcune zone dell’Africa per combattere la malaria: conoscendo anticipatamente l’«andamento» della stagione a venire è possibile prevedere che tipo di «stagione riproduttiva» delle zanzare avrà luogo, dato che essa dipende anche da clima e precipitazioni. È un settore che ha, quindi, delle grandissime potenzialità. BT: Parliamo di MeteoLocarno: quest’anno cade il 75° anniversario dalla sua apertura… MG: Esatto! Prima sul versante sudalpino c’erano solo delle stazioni di rilevamento. Ma nel 1935, la Confederazione, per ampliare la «Schweizerische Meteorologische Anstalt» (SMA, fondata nel 1881) ha deciso di stabilire un centro a Sud delle Alpi rilevando le attività del precedente Osservatorio bioclimatico e geofisico ticinese, gestito privatamente e fissando la sede qui sulla collina di Locarno. BT: Che importanza ha oggi il centro a livello locale, nazionale e internazionale? MG: Il Centro Locarno -Monti ha una notevole importanza per ognuno dei tre livelli che ha citato. A livello regionale siamo il centro con la maggiore esperienza diretta riguardo i fenomeni meteorologici e climatici del versante sudalpino, per quanto riguarda la Svizzera. Quindi è qui che operano le persone deputate a tenere sotto controllo costante la situazione meteorologica a livello regionale (la cosiddetta «sorveglianza meteorologica»). Le medesime persone sono chiamate ad elaborare le previsioni meteorologiche. Previsioni che, al giorno d’oggi, grazie agli strumenti a disposizione, rendono possibile fare una previsione per il Ticino anche, diciamo, dall’America – come a noi capita talvolta di elaborare delle previsioni per delle spedizioni in Himalaya. Ma è chiaro che, al momento dell’interpretazione dei dati, chi conosce meglio e direttamente la regione può fare delle previsioni più accurate, perché ha esperienza diretta delle caratteristiche del territorio e dei suoi tipici fenomeni. Questo dà un valore aggiunto all’interpretazione dei dati. A livello nazionale siamo il centro di competenza in meteorologia radar e meteorologia satellitare. Questo in seguito alla razionalizzazione e suddivisione dei compiti fra i vari centri che formano MeteoSvizzera. Quindi, noi raccogliamo i dati provenienti dai radar e dai satelliti meteorologici e qui ci sono gli specialisti che li elaborano per tutto l’insieme di MeteoSvizzera.

Un’immagine di rilevamento metereologico sulla Svizzera

A livello internazionale, l’importanza di MeteoLocarno risiede nel fatto di essere da un lato un centro riconosciuto mondialmente per l’uso dei radar in ambito alpino, mentre per quanto concerne i satelliti, rappresentiamo la Svizzera in seno all’EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites, l’ente che gestisce la rete di satelliti meteorologici europea, ndr) e abbiamo quindi un compito di rappresentanza a livello, appunto, internazionale. BT: Come è inserito MeteoLocarno nella rete di attori in caso per esempio, di emergenza climatica/ambientale (pioggia, neve, temperature eccezionali, etc.)? MG: MeteoSvizzera è l’Ufficio Federale chiamato per legge ad avvisare le autorità e la popolazione dell’imminente arrivo di fenomeni meteorologici che possono avere un impatto socio-economico significativo. Quindi non devono essere necessariamente dei fenomeni meteorologici drammatici come un uragano, ma, per fare un esempio, anche una nevicata di poco conto sulla nostra rete stradale e autostradale può causare seri disagi, portando ad una paralisi del traffico con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Il nostro compito è quello di cercare di anticipare l’arrivo di un evento di questo tipo avvisando a tempo debito la popolazione, le autorità e i servizi competenti. Nel caso della nevicata sono i servizi di manutenzione stradale/autostradale che ricevono da noi dei bollettini specifici che contengono le informazioni «su misura» per quel settore di intervento. Noi siamo poi anche a disposizione per una consulenza mirata nel caso fossero necessarie informazioni supplementari. Ciò è a volte necessario a seguito della variabilità di uno stesso fenomeno meteorologico a seconda delle località della stessa regione. Per fare un esempio, normalmente ad Airolo nevicherà in modo differente rispetto a Chiasso, cosa che richiederà un intervento differente nelle due zone. [continua a pagina 8] numero 7


Com’è strutturata la rete di rilevamento? In pratica si tratta di una «rete di reti», poiché esistono, in effetti, diverse reti di rilevamento specifiche integrate in un unico sistema. Fra i vari tipi di stazioni o strumenti eccone alcuni: Anzitutto esistono le classiche stazioni di rilevamento al suolo, costituite da stazioni automatiche, con strumenti in grado di misurare autonomamente le varie grandezze tipiche dell’atmosfera. Da tutta la Svizzera i dati sono inviati ai centri di previsione continuamente, giorno e notte, ogni dieci minuti. Vi sono poi delle stazioni ancora manuali dove sono impiegate delle persone per compiere delle misurazioni particolari come l’osservazione del tipo di nuvole presenti in cielo o la quantità di pioggia caduta. Spesso questi dati sono inviate a scadenze mensili e usati in tal caso per scopi climatologici. La stazione di radiosondaggio di Payerne, da cui si lanciano le radiosonde: si tratta di apparecchi di misurazione che sono appesi a un pallone riempito di un gas meno denso dell’aria. Questo sale trascinando la radiosonda che può così eseguire delle misure durante l’ascesa. La gente, naturalmente, vive con i piedi per terra e osserva ciò che avviene al suolo, ma il vero «motore» dell’atmosfera è in quota: se sappiamo cosa succede «in alto», possiamo poi fare una previsione per ciò che succede «in basso». Ora, se in Svizzera ci sono un’ottantina di stazioni automatiche di misura (si parla di quelle di proprietà di MeteoSvizzera, in effetti ne esistono molte di più) e quelle di misurazione manuale sono diverse centinaia, le stazioni per il lancio delle radiosonde sono molte meno: in Svizzera esiste un solo centro per il radiosondaggio. Questo perché man mano che si sale nell’atmosfera, le variazioni locali si fanno sempre meno presenti. Per intenderci: se tra Locarno e Lugano, all’altezza del suolo la situazione può variare anche ogni 10 km, a 5000 o 6000 m di quota tali variazioni sono molto meno pronunciate. Abbiamo poi i radar meteorologici (vedi immagine) in Svizzera al momento ce ne sono tre, che costituiscono una rete a se stante. Questi permettono misurazioni delle precipitazioni in atto sull’insieme del territorio, compiendo scansioni molto ampie, fino a circa 200 km, in linea d’aria. Questo significa che un radar sul Monte Lema arriva a vedere fino quasi sul Golfo di Genova. Naturalmente questo causa una perdita di precisione, rispetto alle misurazioni «locali», consentendo però una visione ampia della situazione. Da non dimenticare poi l’insostituibile apporto dei satelliti meteorologici, che stazionano fuori dall’atmosfera, monitorandola dall’alto. Non essendo finaziariamente possibile la gestione indipendente di un satellite meteorologico, MeteoSvizzera è membro di EUMETSAT, l’organizzazione che gestisce i satelliti meteorologici per tutte le nazioni europee.

[continua da pagina 7]

Se gli avvisi sono emessi prima degli eventi, durante gli stessi garantiamo la sorveglianza continua e, se necessario, emaniamo ulteriori nuovi aggiornamenti in modo che popolazione e autorità possano essere sempre informati. BT: L’elaborazione di previsioni in Ticino ed Engadina presenta particolarità o difficoltà? MG: In generale, la meteorologia in un territorio alpino pone delle sfide che sono diverse dalla meteorologia costiera, da quella marina o da quella di una zona equatoriale: il fatto che le montagne, ad esempio, interagiscano sempre con l’atmosfera fa si che non possiamo non tenere conto di tale influsso. Però non direi che qui le previsioni sono «più difficili» rispetto ad altre regioni, semplicemente noi abbiamo le nostre peculiarità. A questo proposito esistono delle sinergie con i colleghi delle altre nazioni che agiscono sull’arco alpino, con scambi di informazioni ed esperienza. BT: Secondo lei, come va promossa e perché, la meteorologia presso la popolazione? Che scopo può avere una maggiore informazione e comprensione a riguardo? MG: Personalmente, forse anche per i miei trascorsi quale docente, ritengo che, come Ufficio Federale, abbiamo alcuni doverosi compiti nei confronti della popolazione: uno è quello di spiegare alla gente come utilizziamo i loro soldi. Queste attività di informazione e divulgazione servono anche per mostrare come vengono utilizzati i soldi dei contribuenti. In secondo luogo mi riferisco all’importanza che comunque la meteorologia ha presso quasi tutte le persone. Se noi diamo a queste persone la possibilità di comprendere meglio come nasce una previsione del tempo, cosa significa, quali sono i limiti che a tutt’oggi ancora esistono in questa scienza, saranno poi in grado di comprendere meglio quelle previsioni e, quindi, di trarne maggior vantaggio.


Una giornata a Locarno Monti Il lavoro comincia prima delle 6:00, con l’analisi sistematica di tutti i dati a disposizione, sopraggiunti nella notte: immagini satellitari, radar, etc.. Questo per definire rapidamente la situazione meteorologica in atto, dapprima in Europa, poi in Svizzera. Entro le 06:30 bisogna aver già “inquadrato” la situazione, perché i primi utenti devono ricevere i loro prodotti. Si tratta delle previsioni per l’aviazione (Aeroporto di Lugano, Samedan e Locarno), a cui fanno seguito i bollettini per i mass-media (radio, TV e giornali), aziende idroelettriche, centri di manutenzione autostradali, eccetera. Per la televisione, ad esempio, sono inviati normalmente tre bollettini entro le 6:30, le 9.30 e le 12:00, con tutte le informazioni necessarie per produrre le trasmissioni. La produzione in linea di massima passa attraverso 4 fasi: analisi dei dati in tempo reale, analisi delle previsioni numeriche computerizzate, redazione di una previsione generale, preparazione dei singoli prodotti in funzione delle esigenze degli utenti. Questo ciclo si ripete in continuazione, al più tardi all’arrivo di una nuova previsione computerizzata ogni 3/6/12 ore. In parallelo, durante tutta la giornata, bisogna garantire la “sorveglianza meteorologica”: qualora, in qualsiasi momento, insorgano eventi degni di nota sono emessi degli avvisi secondo procedure concordate con le autorità. Il terzo elemento è legato ad una cultura scientifica, nel senso di favorire una presa di coscienza della popolazione circa il fatto che la regione nella quale viviamo va «trattata bene» non solo dal punto di vista dell’inquinamento del suolo o dell’acqua, piuttosto che di quello acustico, ma anche di quello dell’aria. Questa consapevolezza dell’«unicum» che è la Terra con le sue peculiarità - e qui ci si riallaccia al discorso sui cambiamenti climatici e sull’avere un impatto ambientale più basso possibile - passa anche attraverso un avvicinamento alla meteorologia ed alla climatologia.

Verso le 18:00 / 19:00 la giornata finisce, sempre che, naturalmente, non siano in corso emergenze o situazioni particolari. La sorveglianza nel corso della notte è garantita dai colleghi di Zurigo.

BT: Attualmente avete progetti particolari in corso? O qualcosa in un prossimo futuro? MG: Il nostro Ufficio Federale si impegna continuamente per essere al passo con i tempi e per esserlo è necessaria una costante ricerca ed innovazione. In questo senso per noi la ricerca e l’innovazione avanzano tramite dei progetti: per sviluppare nuove tecniche di previsione, per migliorare ulteriormente l’uso dei dati a nostra disposizione, elaborandoli con nuove modalità, oppure per aggiornare gli strumenti di misura - come sta avvenendo attualmente con tutti i radar di Meteosvizzera. In quest’ultimo caso si tratta procedere alla sostituzione di tutti e tre i radar attuali e di capire quali sono le nuove tecnologie che permetteranno di far funzionare al meglio i nuovi strumenti, nel nostro contesto alpino. Per ulteriori informazioni su MeteoSvizzera, visitate www.meteosvizzera.ch, dove viene anche messo a disposizione degli utenti un servizio gratuito di avviso tramite SMS nel caso di eventi di maltempo...

Il lavoro in sala previsioni di MeteoLocarno


10 Economia

La banca del futuro Strategie per una crescita sostenibile e duratura della piazza finanziaria di Sergio Rossi

Durante i “trenta gloriosi” anni dopo la Seconda guerra mondiale, le banche hanno svolto un ruolo cruciale per lo sviluppo economico del sistema capitalista, incentrato a quell’epoca sulla relazione virtuosa tra il settore bancario e l’insieme delle imprese che producono beni e servizi nonfinanziari: le linee di credito concesse dalle banche a queste imprese – i cui obiettivi erano definiti con riferimento al medio-lungo termine – permisero la produzione di valore aggiunto attraverso la remunerazione salariale dei collaboratori di queste imprese, i quali potevano disporre della loro capacità di acquisto sui mercati dei prodotti, al fine di avere un tenore di vita dignitoso senza dover ricorrere all’indebitamento personale.

D

agli anni Ottanta del secolo scorso, i nostri sistemi economici si sono trasformati in modo radicale, marginalizzando poco alla volta il ruolo delle banche con riferimento alle imprese, inducendo le banche a diventare delle società finanziarie attive su scala globale e operanti a 360 gradi sui mercati finanziari nel mondo intero. Così facendo, le banche sono diventate una sorta di “supermercati finanziari”, alla febbrile ricerca del massimo profitto nel minor tempo possibile. La crescente quota dei profitti aziendali nella distribuzione del reddito

numero 7

che avviene sul mercato dei prodotti ha ridotto la necessità per le imprese non-finanziarie di far capo al credito bancario per il finanziamento della produzione. La riduzione della quota dei salari reali nel reddito nazionale ha poi diminuito la capacità di acquisto delle famiglie di lavoratori, a tal punto da aver introdotto nelle statistiche a livello nazionale la categoria dei cosiddetti “working poor”, cioè i lavoratori il cui salario o stipendio non basta per avere un tenore di vita minimo esistenziale, costringendo queste persone a far capo all’indebitamento e magari pure all’assistenza sociale.


11 Nell’attuale regime economico, dominato dai motivi e dagli operatori finanziari, le aziende non-finanziarie non hanno interesse a investire per aumentare la loro capacità di produzione in quanto i consumatori hanno una minore capacità di acquisto, data la maggiore quota dei profitti aziendali nella ripartizione del reddito nazionale. Queste aziende sono perciò indotte a spendere i loro profitti a oltranza sui mercati finanziari, i quali permettono alle banche, fra molti altri attori finanziari, di riciclare tale enorme liquidità concedendo lucrativi prestiti al consumo alle famiglie il cui reddito non basta per mantenere un certo tenore di vita. Alla relazione che associava il credito dei lavoratori al debito delle imprese, nel trentennio seguente la Seconda guerra mondiale, è dunque andata sostituendosi la relazione opposta, caratterizzata dall’aumento dell’indebitamento personale, da un lato, e, dall’altro lato, dalla crescita dei profitti non reinvestiti nella produzione, ma spesi per aumentare le rendite sui mercati finanziari. Le politiche di riduzione del debito pubblico e di pareggio del bilancio statale hanno aggravato questa situazione, già destabilizzante per natura, in quanto hanno, da un lato, ridotto la capacità di contrarre debiti da parte del settore pubblico e, dall’altro lato, hanno diminuito l’offerta di titoli finanziari dello Stato, contraddistinti da un rapporto rischio–rendimento interessante per la maggioranza dei risparmiatori. La notevole riduzione degli attivi in gestione presso le banche sulla piazza finanziaria del canton Ticino, dovuta principalmente alla crisi economica globale, in via subordinata alle ripetute pressioni sul segreto bancario svizzero, e solo in minima parte all’amnistia fiscale italiana, ha provocato - e continua a provocare - fermento tra gli operatori locali, che non si erano preparati all’importante e repentino mutamento del contesto internazionale in ambito transfrontaliero, nel quale si nota già una maggiore regolamentazione e una conseguente minore redditività per gli attori finanziari coinvolti – due tendenze che si rafforzeranno nel prossimo futuro. I modelli di gestione e gli assetti operativi delle banche nel Ticino non sono orientati al finanziamento di progetti imprenditoriali (“start-up”, capitale di rischio) entro i confini di questo cantone come pure nella regione insubrica. La “finanziarizzazione” dell’economia ticinese, attuata nel corso degli ultimi vent’anni, ha ridotto ai minimi termini la virtuosa relazione tra banche e imprese – la sola capace di produrre reddito nell’insieme della società – privilegiando la relazione tra banche e mercati finanziari, la cui instabilità è stata sottovalutata sia dai politici sia dalle banche durante i fasti periodi dell’“esuberanza irrazionale” sui mercati finanziari, cui già nel 1996 faceva riferimento l’allora governatore della banca centrale statunitense, Alan Greenspan.

L’uscita dalla crisi economico-finanziaria che ha toccato il canton Ticino deve condurre le banche sulla piazza locale a un profondo riorientamento delle loro attività sia attraverso una maggiore attenzione ai diversi bisogni di finanziamento dei processi produttivi sia con la formazione continua dei propri collaboratori a tutti i livelli operativi. La concessione di credito bancario alle imprese attive nella cosiddetta economia “reale” porterà benessere e valore aggiunto nel territorio in cui queste imprese hanno sede, generando occupazione ed entrate fiscali molto più stabili di quanto sia il caso delle attività nel campo puramente finanziario, i cui rendimenti sono tanto volatili quanto indipendenti dalle capacità delle banche presenti nel Ticino. Queste capacità dovranno in ogni caso essere sviluppate da tali banche considerando che le ormai mutate condizioni della concorrenza internazionale sono sostenibili dagli attori sulla piazza finanziaria ticinese soltanto se questi sapranno dar prova di maggiore trasparenza, competenza e responsabilità nei confronti dei clienti, sia privati sia istituzionali, offrendo loro dei servizi e prodotti finanziari adeguati al cliente individuale in quanto essi rispondono alle sue proprie esigenze, ma anche alle proprie capacità cognitive nel campo vieppiù complesso e variegato della finanza “moderna”. Le banche che torneranno prima di altre al loro “mestiere originale”, raccogliendo i depositi della clientela locale ed erogando prestiti alle famiglie e alle imprese che producono beni e servizi non-finanziari entro il territorio cantonale, beneficeranno di una rendita di posizione quando l’intero settore bancario, volente o nolente, non potrà più fare affidamento ai fondi non dichiarati al fisco nel loro paese di origine. Se la piazza finanziaria svizzera e, con essa, il Consiglio federale, sapranno giocare d’anticipo anziché farsi imporre le scelte altrui come è successo nell’ultimo decennio nei confronti del segreto bancario, i negoziati per ottenere lo scambio automatico di informazioni che riguardano i redditi e i patrimoni della clientela “off-shore” permetteranno al nostro paese di strappare più concessioni alla controparte di quanto sarà possibile fare mediante la revisione delle convenzioni di doppia imposizione, incentivando di conseguenza l’afflusso di capitali stranieri dichiarati al fisco e a vantaggio di tutta l’economia locale.

…le ormai mutate condizioni della concorrenza internazionale sono sostenibili dagli attori sulla piazza finanziaria ticinese soltanto se questi sapranno dar prova di maggiore trasparenza, competenza e responsabilità nei confronti dei clienti…


12 Job News

Il cambiamento: una costante! Limite o opportunità? di Carlo Martines

Cari lettori, da questo numero vi presentiamo una rubrica fissa dedicata al mercato del lavoro, con l’obiettivo di darvi qualche spunto di riflessione, qualche informazione e - perché no? - anche qualche consiglio utile. A questo proposito, un formatore specialista in risorse umane attivo da molti anni nel settore e profondo conoscitore della realtà regionale (e nazionale) sarà a disposizione per rispondere alle vostre domande ed accogliere le vostre esperienze. Inviate i quesiti a: jobnews@36editore.ch. C’è però una costante: il cambiamento. Malgrado le esperienze del passato, riguardo alle quali tutti erano concordi sul fatto che ognuno avrebbe dovuto impegnarsi maggiormente per farsi trovare “pronto” all’arrivo della crisi successiva, ci siamo adagiati e abbiamo goduto della buona congiuntura. Quanti di noi hanno occupato il loro tempo con la formazione continua e/o l’aggiornamento professionale? Quante aziende hanno favorito attivamente il perfezionamento dei propri collaboratori? È responsabilità di ognuno investire nelle proprie competenze, tecniche e sociali. Godiamo di un sistema formativo che ci permette in qualsiasi momento di accedere a percorsi finalizzati a migliorare la nostra competitività sul mercato del lavoro. Perché è importante? Perché in questo modo non è il mercato a definire la nostra competitività ma siamo noi, attraverso le nostre scelte! Ma l’aggiornamento basta? Naturalmente da solo no, ma sicuramente è un elemento fondamentale.

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embra una frase fatta invece, malgrado i nostri sforzi, rappresenta ancora oggi (e sicuramente anche in futuro) la situazione con la quale facciamo più fatica a confrontarci, ovvero il cambiamento. La situazione difficile che stiamo vivendo a livello di mercato del lavoro è ormai consolidata e ci terrà (pre)occupati ancora per qualche tempo. La crisi attuale ha colpito non solo il mondo della finanza ma anche e – se mi è concesso - soprattutto i settori produttivi. Purtroppo, però, ancora una volta dimostriamo di avere imparato poco o nulla dal passato. Infatti, se facciamo mente locale, riusciamo a ricordare che non molti anni fa abbiamo conosciuto un’altra crisi, la quale sicuramente per certi versi era diversa ma ha anche lasciato il segno in termini di perdita di posti di lavoro. E se andiamo ancora un po’ più indietro nel tempo, ne troviamo un’altra, e poi un’altra ancora. Le crisi del passato hanno tutte una propria storia ma hanno tutte anche un evidente denominatore comune: la perdita di posti di lavoro. Qual è allora la differenza che emerge oggi rispetto alle crisi del passato? I posti di lavoro persi si recuperano con sempre più difficoltà e le persone che rimangono iscritte in disoccupazione aumentano sempre di più e vi rimangono per più tempo. Quali sono le cause? Cosa può fare il singolo? È difficile dare una risposta univoca.

Un altro tassello importante è la professionalizzazione delle strategie di ricerca. Oggi chi è alla ricerca di un posto di lavoro e non ha esperienze pregresse in questo senso, si trova in un contesto che fa fatica a capire e di conseguenza non sa bene come comportarsi. Una volta era molto più facile: mandavi una lettera, un curriculum (magari anche manoscritto) oppure facevi una telefonata o usavi le tue conoscenze personali per poter fare un colloquio ed essere assunto. Ma da tempo ormai non funziona più così. Vuoi perché le aziende non sono più a conduzione familiare, vuoi perché le esigenze di professionalità sono aumentate o vuoi per tanti altri motivi, trovare un lavoro oggi richiede un insieme di competenze che vanno ben oltre le conoscenze tecniche e specifiche. Cosa fare, allora? Il saggio indiano dice al pescatore: prima di gettare le reti, assicurati che non siano rotte! Così come il pescatore è chiamato a tenere in buono stato le proprie reti prima di andare in mare, così chi deve (o vuole) cercare un lavoro oggi, deve assicurarsi di avere tutte le carte in regola. Altrimenti ci si trova nella tipica situazione nella quale, malgrado le centinaia di candidature inviate, nessuno ci chiama per un colloquio (o, malgrado i tanti colloqui, nessuno ci assume). Approfondiremo il tema nel prossimo numero e utilizzeremo le testimonianze dei lettori per sviluppare l’argomento e dare delle risposte. Seguiteci su Buongiorno Ticino!

Il saggio indiano dice al pescatore: prima di gettare le reti, assicurati che non siano rotte! Così come il pescatore è chiamato a tenere in buono stato le proprie reti prima di andare in mare, così chi deve o vuole cercare un lavoro oggi, è chiamato ad assicurarsi di avere tutte le carte in regola.

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LUGANOexpo, la IV edizione lugano

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La manifestazione, organizzata da ISICOM SA di Lugano e patrocinata dalla Città di Lugano, è ormai giunta alla sua quarta edizione. Presso il Centro Esposizioni di Via Campo Marzio, la classica fiera campionaria di primavera è in programma dal 22 al 25 aprile. www.luganoexpo.ch

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Gio 15.30 - 22.30 lugano V en 15.30 - 22.30 Centro Esposizioni xpo Sab 10.30 - 22.30 Dom 10.30 - 20.00 e

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Intanto, perché a corollario della fiera vi sarà un nutritissimo palinsesto di eventi e spettacoli ricreativi di assoluto rilievo

Se siete interessati a seguire le nuove tendenze, oppure siete In g rdienuovi sso alla ricerca prodotti sul mercato, o, semplicemente, ugano volete passare una serata o il fine settimana in compagnia, GRATUITO non esitate: LUGANOexpo è fatta per voi.

GRATUITO S p e t t a c o l i A n i m a z i o n i Degustazioni Gio Ven

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La manifestazione, appositamente pensata per essere vicina ai visitatori, propone degli stand sobri e inseriti in un ambiente che predilige il contatto umano, la distensione Salone e l’evasione. Qui, ogni tipologia di pubblico (dalle famiglie, aiospite pensionati), Patrocinata da: potrà trovare e scoprire tutto quanto lo sconfinato mondo della fiera campionaria di Lugano ha da offrire. Grazie alla formula dell’ingresso libero, LUGANOexpo si riconferma come fiera fatta per piacere, con, anche quest’anno, numerosissime Organizzata da: sorprese e novità assolute in serbo.

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Il tutto, ovviamente, sarà accompagnato dai numerosi punti di ristoro distribuiti in ogni angolo della fiera, fornitissimi e con una carta ricca di innumerevoli prelibatezze locali. Senza dimenticare che, per gli amanti dei vini d’annata, saranno presenti alcuni stand di cantine viti-vinicole, nonché la vetrina delAprile concorso enologico 2010 “Mondial du Merlot” che offrirà una degustazione con un nutritissimo campione di vini presentati Centro Esposizioni xpo alla competizione; il cui ricavato verrà donato in beneficienza alla Fondazione “La Fonte“ di Neggio.

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E, infine, perché anche quest’anno LUGANOexpo ospiterà IMMOespo Ticino - il “salone nel salone” dedicato al settore immobiliare. Grazie alle numerose agenzie presenti non vi sarà difficile farvi un’idea delle tendenze del mercato immobiliare, e - perché no? - trovare la casa dei vostri sogni.

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Infiniti – pertanto – i settori merceologici rappresentati. Si va dalla casa, al tempo libero, passando per l’enogastronomia, la moda e l’abbigliamento e i motori. Siete alla ricerca di un nuovo televisore? Oppure vi interessano i nuovi modelli di moto? Niente paura, a LUGANOexpo – senza dubbio – non faticherete a trovarli. Così come troverete molto altro ancora.

(canto, ballo, 10.03.10 spettacoli circensi, conferenze a proposito di 16.52 temi di attualità). Poi perché da quest’anno la manifestazione si apre alla visione artistica del nostro territorio, proponendo la mostra delle opere di Italo Varsalona, un pittore di chiara impronta insubrica.

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aranno più di duecento gli espositori presenti a questa edizione. Provenienti dal Canton Ticino, dalla Svizzera interna e dalla vicina regione insubrica, essi saranno raggruppati su di una superficie di più di 12’000 metri quadrati.

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14 Arte

Il Santuario della Madonna del Sasso Illustre testimone di un antico culto mariano di Corinna Bielic

Meta di pellegrinaggi e luogo di profonda devozione, il Santuario da secoli presenta un patrimonio artistico decisamente importante. Fra le opere di maggior rilievo, il dipinto che ritrae la Fuga in Egitto di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, degli anni venti del ‘500. Il patrimonio di codici medievali è inoltre cospicuo e gode dell’attenzione di studiosi che vi giungono da più parti. Da qualche settimana hanno avuto inizio i lavori di restauro dell’intero complesso che si protraranno per diversi mesi: la memoria storica di questo luogo è affidata alle cure dei restauratori che operano dietro le quinte. Gli ultimi lavori di restauro risalgono al 1980, realizzati in occasione della celebrazione del quinto centenario della Madonna del Sasso. Noi siamo andati a sbirciare come il rispetto del passato si fa arte di conservazione.

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n sasso. Ma per Fra’ Bartolomeo di Ivrea invece fu il luogo in cui, nella notte del lontano 15 agosto 1480, gli apparse la Vergine Maria con in braccio il Bambino: fu lì che allora decise di ritirarsi per condurre una vita eremitica, immerso nella preghiera e nella meditazione, nell’ascolto del silenzio e nella contemplazione del creato. Così almeno racconta la tradizione, anche se i documenti che si riferiscono alla visione datano di un secolo e mezzo più tardi. Ciò che conta resta che intorno a quel sasso si sviluppò una profonda devozione, materializzatasi negli anni a seguire in una serie di costruzioni e ampliamenti dell’originale cappella. Gli altari della chiesetta di Santa Maria Avvocata con l’effige della Madonna del Sasso e una vicina cappella presto divennero il complesso che oggi ancora si vede, grazie alle numerose donazioni. La chiesetta ai piedi del monte apre un percorso scandito da una Via Crucis e da una serie di cappelle votive successivamente dipinte (1817), che portano infine al convento che dalla metà del ‘800 accolse i frati cappuccini, conferendo a questo colle il valore di luogo di maggior pellegrinaggio del Ticino. Se le vostre gambe ve lo consentono, lasciate che siano loro a condurvi in questo percorso che da Locarno sale e sale lungo la gola della valle fino alla sommità del monte. Niente paura per chi preferisce la comodità: in alternativa potete affidare tutta la fatica alla funicolare dei primi del Novecento che pian piano vi condurrà in cima. Ma insistiamo: una passeggiata breve e poco impegnativa resta il migliore dei modi per scoprire questo angolino di pace. Superato il semplice ponticello che separa uno dei due rami del torrente Ramogna, da una nicchia una piccola statua dell’Immacolata vi osserva e vi invita a cominciare. Ecco subito venirvi incontro la piccola chiesetta dell’Annunciata che custodisce il corpo di Fra’ Bartolomeo ed è arricchita da affreschi di splendida fattura. Alla sua sinistra, un’ottocentesca cappella, da cui veglia la statua di San Giuseppe col Bambino, precede l’arco detto Porta trionfale, che con l’iscrizione incisa delle parole del Vangelo ci benedice e ci invita a sbirciare nella cappella della Visitazione dove si può ammirare il seicentesco gruppo in terracotta della Vergine e di Santa Elisabetta. numero 7


Qualche passo ci vuole per raggiungere la vetta e qui il cammino si biforca: potete scegliere di continuare lungo la serpentinosa scalinata di sinistra, la ripida Via Crucis, oppure proseguire sulla destra dove si apre, invece, la strada di quelle che un tempo erano le cappelle votive, di cui purtroppo non resta che poco. Entrambe le vie comunque ci portano a raggiungere il Santuario dove sorgono la Basilica e il convento. Che meraviglia se la giornata è limpida! La chiesa riposa silenziosa nel suo ampio piazzale: la valle e il suo fianco roccioso aprono il varco allo sguardo che si tuffa così dal porticato della loggia e plana godendosi il panorama del lago e di tutto il locarnese. All’interno della Basilica, l’austero rimbombo dei passi suddivide lo spazio che si dispiega lungo tre navate, animate da stucchi e affreschi che prendono vita appena il vostro occhio li considera. Coperti da impalcature, ora godono delle cure di attente mani che tentano di opporsi al tempo che giorno dopo giorno ha divorato inesorabilmente la freschezza dei dipinti, ricoperto di una sporca patina giallastra gli affreschi e le tele, e consumato la liscia superficie degli stucchi, trasformandola in una porosa e a volte mutila composizione di gesso. A destra la Fuga in Egitto del Bramantino sussurra da cinque secoli il celebre episodio biblico a chi le rivolge attenzione, prima che essa venga catturata dalla statua lignea della Madonna del Sasso, di fine Quattrocento che troneggia, seppur sommessa, sull’altare maggiore settecentesco. Centinaia tra ricami, tavole dipinte, semplici ed elaborate, cuori argentati di varia dimensione: sono tutti ex voto, messaggi di profonda riconoscenza che avvolgono la Vergine in un abbraccio di memoria di una devozione che anno dopo anno si è depositata tutt’intorno a lei, come ricordo di quelle grazie che ha donato a chi ha creduto nel suo potere e nella sua intercessione. Anni e anni di sentita preghiera, ricordi di incidenti scampati, sciagure sfiorate, guarigioni miracolose. Testimonianze del tempo che passava attraverso epoche in cui l’umana condizione viveva confrontata con i cambiamenti storici. E allora ecco rievocazioni di incidenti con carri, diligenze, e poi automobili, sostituite da modelli più moderni e tram, treni. Vicende legate al vivere contadino, paesaggi di campagna, infine di paese, poi cittadine con fabbriche, per arrivare a rievocare imprevisti di vita borghese, ormai appartenenti a un’altra epoca. La storia dei mali di sempre, delle guarigioni, delle alluvioni, guerre, epidemie e chi più ne ha più ne metta, continua nelle sale del museo, aperto su richiesta. Usciamo. La vista è libera di abbracciare l’orizzonte col suo lago e le sue montagne che lo delimitano. numero 7


18 Nautica

“Uomo a mare” Il recupero di Sergio Guaita

L’uomo a mare è uno degli avvenimenti più traumatici che possano accadere, anche perché, se succede, vi sono in genere condizioni meteo marine impegnative e tutte le manovre impostate per il recupero diventano più difficili. C’è un solo sistema per evitare questo disastro ed è: Non cadere mai in acqua.

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gni imbarcazione dovrebbe avere un pulsante di emergenza, immediatamente accessibile al timoniere, che emetta un segnale di allarme udibile anche all’interno e, contemporaneamente, emetta un segnale appropriato al software di navigazione.

Gettare in acqua oggetti galleggianti. Salvagente anulare a cui sono fissati: asta, bandiera e ancora galleggiante; gettare anche parabordi e/o altro materiale galleggiante. Questi oggetti non solo possono essere di aiuto al naufrago, ma servono anche ad aiutarci a ritrovare il percorso per il recupero.

Procedura per il recupero dell’uomo a mare

Premere il tasto MOB. (Man Over Board). Questo tasto, disponibile sul software di bordo, memorizza le coordinate geografiche nell’istante in cui viene premuto e indica la rotta da seguire per il recupero.

Se un membro dell’equipaggio cade in acqua, il tempo per il suo recupero gioca un ruolo essenziale. Tenendo conto di questa priorità le cose da fare immediatamente e contemporaneamente sono essenzialmente queste: Fermare la barca. Se si va a motore mettere in folle, accertarsi che non vi sia pericolo per il naufrago o intralcio alla rotazione dell’elica, mettere la retromarcia. Se si va a vela, anche con lo Spinnaker, orzare e porre l’imbarcazione quasi prua al vento, senza virare. Ogni velista sa perfettamente come fermare la propria barca in pochi secondi e come mantenerla ferma. Urlare “uomo a mare”. Questo grido, già di per sé drammatico, serve a mettere in moto tutto l’equipaggio. Ogni persona a bordo dovrebbe avere un suo ruolo ben definito. A tale scopo, é importante che skipper ed equipaggi si esercitino periodicamente, simulando il recupero dell’uomo a mare, nelle diverse condizioni meteo marine e alle diverse andature. Non perdere mai di vista il naufrago. La persona a cui è stato affidato questo compito non deve mai togliere gli occhi di dosso alla vittima, qualsiasi cosa succeda attorno a lui.

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Lanciare il PAN PAN. Questo segnale di urgenza serve per allertare tutte le navi e le stazioni costiere in ascolto. Nel caso che l’operazione di recupero non vada a buon fine in breve tempo, lanciare il MAYDAY (chiamata di soccorso). Accendere il motore e dirigere sulla vittima. Una volta stabilito il contatto col naufrago sarà compito dello skipper scegliere la migliore opzione per il recupero: come manovrare per far giungere alla vittima il salvagente anulare legato alla barca e gettato precedentemente in acqua; deciderà se è il caso di inviare uno o due validi nuotatori, muniti di pinne, maschera e collegati alla barca da una lunga cimetta; deciderà infine le procedure di recupero che possono essere diverse a seconda del tipo di barca e delle condizioni di vento e mare. Si può recuperare dalla poppa o dalla fiancata usando un paranco sufficientemente demoltiplicato (fig. 5) o un telo robusto e poroso, predisposto allo scopo: si tratta di un triangolo la cui base viene fissata alla falchetta con due moschettoni e il vertice a una drizza (fig. 6). Si lasca la drizza e si fa scivolare in acqua il telo. Quando il naufrago si trova sopra di esso, si cazza la drizza, si solleva la vittima fino alle draglie e la si tira a bordo in qualche modo. Un paranco come quello menzionato sopra è utilissimo anche come ritenuta del boma, alle andature portanti, e quindi non dovrebbe mancare sulle nostre imbarcazioni.


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Tutte le manovre che si compiono a bordo di una barca, soprattutto a vela, richiedono allenamento, disciplina e coordinamento. Ogni improvvisazione è bandita. A maggior ragione, trattandosi di una vita umana, il recupero dell’uomo a mare richiede lucidità, affiatamento tra l’equipaggio e velocità d’esecuzione, tutte cose che si ottengono solo con la preparazione e la pratica. (fig. 1/6)

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Testo e immagini tratte da: ANDAR PER MARE - il manuale completo della navigazione da diporto - Sergio Guaita Edizioni Il Frangente.

Fig. 1 la caduta Fig. 4 il contatto Fig. 2 dopo 10 secondi Fig. 5 il recupero 002-09AdYCM BuongioTI 27-10-2009 11:4 002-09AdYCM BuongioTI 27-10-2009 1 002-09AdYCM BuongioTI 27-10-2009 11:4 002-09AdYCM 002-09AdYCM BuongioTI_second_Layout 11 22/02/10 22/02/10 Fig. 3 non perderlo di vista BuongioTI_second_Layout Fig. 6 il recupero 002-09AdYCM BuongioTI 27-10-2009 11:4 002-09AdYCM BuongioTI BuongioTI 002-09AdYCM

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 nautica per la navigazione d’altura Patente nautica per lanavigazione navigazione d’altura ★ ★Patente Patente nautica nautica per per la laper navigazione d'altura, d'altura, Patente Patente nautica la navigazione d’altu  Patente nautica per la navigazione d’altura  Corso per la sicurezza e sopravvivenza inizio corso 9.3.010 corso 9.3.010 inizio Corso per per la sicurezza e sopravvivenza  Corso la sicurezza e sopravvivenza  Patente Corso per la sicurezza sopravvivenza nautica per la la enavigazione navigazione d’altura nautica per d’altura inmare mare inPatente in mare ★ Patente Patente nautica entro entro le le 12 12 miglia: miglia: ★ nautica in mare  Corso per per la sicurezza sicurezza sopravvivenza  Corso la ee sopravvivenza  navigazione astronomica corso Corso navigazione astronomica Corso Corso navigazione astronomica corso intensivo 20/21.3-17/18.04.2010 intensivo 20/21.3-17/18.04.2010  Corso navigazione astronomica in mare mare in  diradiotelefonia radiotelefonia Corso didiretta Corso Corso di radiotelefonia ★Vendita Vendita libri di diastronomica mare,manuali, manuali, ★ libri mare, di radiotelefonia  Corsodiretta navigazione  Corso navigazione astronomica  Corso meteo portolani, Corso meteo  Corso meteo portolani, carte nautiche. carte nautiche. meteo  Corso Corso di di radiotelefonia radiotelefonia   Crociere sociali Catalogo Crociere sociali  Crociere sociali Catalogo gratuito su richiesta richiesta gratuito su Crociere sociali  Corso meteo meteo  Corso  Crociere Crociere sociali sociali 

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tel. 994 60 33, fax 994 60 tel. 091 994 60 33, fax 091 60 tel.091 091 994 fax091 091 994994 6094 94 94 sergio.guaita@bluewin.ch Via Foce60 9,33, CH-6900 Lugano Via Foce 9, CH-6900 Lugano sergio.guaita@bluewin.ch sergio.guaita@bluewin.ch sergio.guaita@bluewin.ch sergio.guaita@bluewin.ch sergio.guaita@bluewin.ch tel. 091 091 994 994 60 60 33, 33, fax fax 091 091 994 994 60 60 94 94 tel.


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Mobilità sostenibile di Matteo Buzzi

La nostra società occidentale è molto lontana dai criteri di sostenibilità. Come già sottolineato in questa rubrica, dobbiamo infatti ridurre il nostro impatto sulla natura e i nostri consumi di almeno quattro volte, per evitare di vivere ampiamente sulle spalle delle future generazioni.

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n settore fondamentale nella nostra vita quotidiana è la mobilità individuale. Ogni giorno uno svizzero sopra i sei anni percorre in media 43 chilometri spostandosi mediamente per 93 minuti. Tutti gli svizzeri messi assieme percorrono in un giorno quasi 280 milioni di chilometri, ovvero oltre 700 volte la distanza che separa la Terra dalla Luna. Due terzi di questa distanza sono percorsi in automobile, mezzo dalla scarsa efficienza energetica. Negli ultimi decenni la mobilità ha visto una forte crescita e si sta ergendo sempre più ad elemento importante e decisivo nel bilancio complessivo del nostro impatto sull’ambiente. La qualità dell’aria spesso critica e il relativo ampio

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superamento dei limiti d’emissione fissati dalla legge per quanto riguarda le polveri fini in inverno, l’ozono in estate e gli ossidi di azoto durante tutto l’anno sono le avvisaglie dei dannosi effetti collaterali della nostra mobilità senza limiti. Il percorso verso uno spostarsi più rispettoso del pianeta è però in salita, perché siamo ormai diventati dipendenti dalla nostra possibilità di spostarci e le nostre abitudini sono spesso ben radicate. La transizione verso una mobilità sostenibile si basa su tre aspetti fondamentali: l’efficienza nella scelta e nell’utilizzo del mezzo di trasporto, una pianificazione intelligente e la sobrietà.


21 La scelta efficiente del mezzo di trasporto Ogni spostamento – sia esso per lavoro, per fare degli acquisti o per lo svago nel tempo libero – dovrebbe essere una scelta consapevole che considera non solo la comodità o l’abitudine ma pure l’impatto di questo mezzo di trasporto sull’ambiente. Purtroppo, anche per la mancanza di valide alternative, questa importante scelta del mezzo viene spesso trascurata e, senza riflessione, viene considerata solo l’opzione su strada rappresentata dall’automobile. Quattro quinti delle economie domestiche svizzere possiedono un’automobile e ben il 30% ne ha più di una. Il Ticino è il cantone più motorizzato della Svizzera con un’automobile quasi ogni due abitanti. I differenti tipi di trasporto hanno differenti consumi energetici. Di fronte ad uno spostamento, va quindi privilegiato il mezzo di trasporto che è più efficiente energeticamente. Optare per il treno al posto dell’automobile privata permette ad esempio di risparmiare dal 25% al 60% di energia, scegliendo il bus dal 20 al 50%. Se si considerasse poi anche l’energia grigia necessaria per l’infrastruttura complessiva del sistema di trasporti (strade, autostrade, parcheggi) il risparmio energetico sarebbe ancora maggiore rinunciando all’automobile. Ovviamente la scelta dipende anche dall’offerta dei mezzi pubblici di trasporto. In un contesto di topografia complessa e realtà periferica come

quella ticinese evidentemente non sempre vi è la possibilità di scelta e, a questo punto, risulta importante combinare al meglio mezzi di trasporto diversi: ad esempio utilizzando l’automobile, le proprie gambe o la bicicletta fino alla prima fermata del treno o del bus. Ben il 30% di tutti i percorsi fatti in automobile sono più corti di 3 km e addirittura il 50% sono più corti di 5 km. Di fronte a questo dato per certi versi clamoroso appare evidente che buona parte di questi spostamenti potrebbero essere percorsi con mezzi alternativi come il mezzo pubblico, la bicicletta, se non addirittura a piedi. Quest’ultime due alternative rispettose sia per l’ambiente sia per la nostra stessa salute. L’automobile, se proprio necessaria, andrebbe ovviamente utilizzata in modo efficiente: innanzitutto valutando bene i percorsi, inoltre con una guida ecologica – che permette di risparmiare sensibilmente carburante – privilegiando le marce alte e riducendo così il numero di giri del motore, riducendo la velocità sulle autostrade da 120 a 100 o addirittura a 80 km/h; infine tentando di tenere alto il numero degli occupanti. Mediamente in Svizzera in una macchina siedono solo 1.57 persone. Un utilizzo più collettivo dell’auto permetterebbe un aumento importante dell’efficienza sgravando contemporaneamente la rete stradale e limitando gli ingorghi. Iniziative come “Libera l’auto” (www.liberalauto.ch) vanno proprio in questa direzione. Se negli spostamenti quotidiani si riesce ad evitare l’uso dell’auto, nelle altre circostanze in cui fosse assolutamente necessaria si potrebbe poi ricorrere ad un uso collettivo della stessa ad esempio con il sistema del “car sharing” (www.mobility.ch). Infine la scelta di quale tipo di automobile si acquista va fatta seguendo anche severi criteri ambientali. Purtroppo negli ultimi decenni il perfezionamento tecnologico si è indirizzato piuttosto verso le componenti elettroniche accessoriali dell’auto trascurando l’aspetto centrale rappresentato dai consumi. Automobili che consumano più di 3-4 l ogni 100 km dovrebbero essere ormai sulla via del declino. Purtroppo ciò non è il caso e le automobili veramente efficienti rimangono una piccola minoranza anche perché il peso dei veicoli non diminuisce. La classifica stilata dall’Associazione Traffico e Ambiente può dare qualche utile indicazione per la scelta di un nuovo veicolo (www.ecomoblista.ch). Tendenzialmente lo sviluppo tecnologico va verso l’auto elettrica, il cui motore ha una maggiore efficienza. Rimane però in parte aperto l’aspetto dell’immagazzinamento dell’energia (batterie) e quello della produzione di elettricità. Si calcola infatti che la sostituzione di tutto il parco veicoli svizzero con mezzi elettrici causerebbe un aumento dei consumi elettrici pari a quello prodotto da almeno una centrale nucleare. Per essere sostenibile la produzione elettrica dovrebbe provenire da fonti rinnovabili, fonti che però in grossa parte avremo bisogno per soddisfare i nostri consumi elettrici in altri settori come sul lavoro o a casa. Anche in questo ambito bisogna quindi andare oltre la semplice - e spesso controproducente - sostituzione tecnologica, valutando complessivamente la problematica.

La qualità dell’aria spesso critica e il relativo ampio superamento dei limiti d’emissione fissati dalla legge per quanto riguarda le polveri fini in inverno, l’ozono in estate e gli ossidi di azoto durante tutto l’anno sono le avvisaglie dei dannosi effetti collaterali della nostra mobilità senza limiti.

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22 Efficienza pianificatoria Una pianificazione intelligente verso una mobilità sostenibile dovrebbe favorire i mezzi di trasporto più efficienti o la combinazione ottimale di mezzi di trasporto per diminuire complessivamente il consumo energetico e le emissioni inquinanti. Purtroppo anche di fronte ai grossi problemi d’igiene dell’aria e delle emissioni dannose per il clima in Svizzera si persevera nel voler prediligere il traffico automobilistico. Sul tavolo delle discussioni anche a livello ticinese vi sono a scadenze regolari proposte per aumentare le capacità stradali: spesso strade di aggiramento, nuovi tratti autostradali, nuove uscite autostradali, raddoppio di gallerie, nuovi parcheggi. In un contesto di forte domanda di mobilità dovuta all’alta motorizzazione degli svizzeri, un aumento dell’offerta stradale non fa altro che aumentare il traffico e i relativi consumi ed emissioni inquinanti che spesso vanificano in parte i piccoli progressi tecnologici dei singoli veicoli. Insomma se si seminano strade non si può pretendere di raccogliere meno traffico. La mobilità dolce dei pedoni e dei ciclisti va favorita al meglio all’interno delle città e nelle zone di pianura con ciclopiste e vie pedonali attrattive e sicure. Andare in bicicletta nelle città ticinesi e nelle zone pianeggianti è purtroppo spesso poco sicuro proprio perché la bicicletta, pur essendo un mezzo molto efficiente (che favorisce anche la salute di chi la usa) rimane un mezzo secondario (o solo di svago) nella pianificazione della mobilità individuale e di quella che le autorità intendono applicare. La rete dei mezzi pubblici di trasporto deve essere resa attrattiva sia da un punto di vista dei collegamenti che per quanto riguarda i costi. L’ampliamento dell’offerta con l’istituzione della comunità tariffale Ticino e Moesano “arcobaleno” (www.arcobaleno. ch) è un passo importante verso la promozione del mezzo pubblico. Ora andrebbe però fatto un necessario passo successivo che convogli le sempre più limitate risorse finanziarie unicamente verso il mezzo di trasporto pubblico. Anche nell’ambito del mondo del lavoro vanno valutati dei concetti di mobilità aziendale che limitino al massimo il numero di veicoli privati che vengono utilizzati per recarsi al lavoro (il Cantone ha pubblicato un’interessante guida per le aziende). Anche qui una pianificazione collettiva porterebbe a maggiore efficienza nell’uso del mezzo di trasporto. Anche le modalità di lavoro devono essere sempre più orientate verso sistemi che permettono di evitare spostamenti (conferenze telefoniche, telelavoro, videoconferenze). numero 7


23 Frenare la crescita della mobilità: la sobrietà Anche se ogni individuo grazie alla sua libertà individuale ha un certo diritto alla mobilità, il problema della crescita senza limiti degli spostamenti (stradali, ferroviari e aerei) deve essere affrontato seriamente, proprio perché rischia di portarci molto lontano dai nostri obiettivi di una mobilità sostenibile. La libertà individuale si scontra infatti sempre più con l’interesse collettivo di un pianeta abitabile anche per le generazioni future. Anche indirizzandoci su mezzi ecologici, l’aumento illimitato di mobilità ci farà allontanare inevitabilmente dalla strada che conduce alla sostenibilità, visto che anche i mezzi meno inquinanti (ad esempio i mezzi pubblici come il treno) necessitano comunque di un’infrastruttura la cui realizzazione richiede enormi quantità di energia e di materiali, senza contare l’energia necessaria al loro funzionamento. Ancora una volta si tratta di una questione di quantità. Tanta mobilità, anche se soddisfatta tramite mezzi ecologici, ha il suo impatto sulla natura. Dobbiamo quindi convivere sempre più con la scomoda verità secondo cui i paesi occidentali - e sempre più anche i paesi emergenti - dovranno ad un certo punto mettere un freno alla mobilità motorizzata illimitata. La nostra domanda di mobilità in tutti i settori, dal lavoro al tempo libero, sarà quindi da moderare o da ridurre e un approccio basato sulla sobrietà sarà assolutamente da prendere in considerazione. E una mobilità quotidiana meno invasiva e più a misura d’uomo non potrà che aiutarci in questo obiettivo.


24 Informatica&web

Cloud Computing Tra nuvole di informatica di Christian Ponti

Nell’ambito delle tendenze in campo informatico, il cloud computing è un argomento sul quale si discute spesso e che sembra suscitare molti commenti entusiasti, come anche qualcuno che lo è un po’ meno.

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l termine deriva da una parola che racchiude un concetto utilizzato da molto tempo: la nuvola (dall’inglese “cloud”). Una nuvola è stata la rappresentazione grafica della rete telefonica, in seguito delle reti di computer e quindi di Internet. I tecnici, o i ricercatori, quando devono disegnare lo schema di una rete di computer usano una nuvoletta e rappresentano con essa tutto quello che esiste, per esempio, in mezzo a due computer connessi via Internet. In questo caso la nuvoletta rappresenta Internet e tutta l’infrastruttura, i server, i programmi che lo costituiscono. Lo scopo di questa rappresentazione è quello di poter dire che, in quel momento, non è importante cio’ che esiste nel mezzo, poiché si tratta comunque di qualcosa di conosciuto e sperimentato; cio’ che interessa in quel momento sono i due computer e il sistema per farli comunicare tra loro. Quindi si focalizza l’attenzione sulle estremità dello schema e non su tutto quello che esiste al centro. Il cloud computing poggia le sue basi su un concetto molto simile a quello della nuvoletta: da una parte esiste un computer, quello di un utente oppure di una società, mentre dal lato opposto emergono tutta una serie di servizi offerti dai fornitori di cloud computing. Il cloud computing pone l’enfasi su una serie di servizi o risorse accessibili via rete, distogliendo lo sguardo del cliente da tutta l’infrastruttura sottostante che lo permette. Per fare un esempio, si puo’ immaginare una persona alla ricerca di notizie di cronaca locale: nella consuetudine di Internet, si apre il navigatore e si inserisce l’indirizzo del sito web che fornisce questo tipo di servizio. Immaginando una, numero 7

ipotetica, medesima situazione nel cloud computing, invece, l’attenzione non si focalizzerebbe su un server specifico, con il suo indirizzo, ma sul servizio stesso, senza preoccuparsi del fatto che le informazioni richieste siano accessibili da un server o da un’insieme di server e risorse sparse nei meandri della rete delle reti. Un esempio che molti conoscono e utilizzano è il servizio di posta elettronica via web associata a spazio su disco, come quello offerto da gmail: le persone che usufruiscono del servizio possono evitare di disporre di un portatile per leggere la posta quando sono in viaggio e, nello stesso tempo, hanno a disposizione un discreto spazio per salvare eventuali documenti di cui hanno bisogno. Uno dei grandi vantaggi del cloud computing riguarda proprio la gestione delle infrastrutture necessarie per ottenere determinati servizi. Per esempio, se una società avesse la necessità di usare computer molto potenti per effettuare simulazioni grafiche, oppure per elaborare una massiccia quantità di dati, dovrebbe acquistare le infrastrutture necessarie ad un prezzo spesso superiore alle proprie possibilità finanziarie. Inoltre, le stesse infrastrutture resterebbero in molti casi inutilizzate per gran parte del tempo. Con il cloud computing è possibile, per esempio, affittare computing time, ovvero affittare il numero necessario di computer per un certo periodo di tempo a pochi centesimi di euro all’ora, e accedere via rete per eseguire i compiti necessari. In questo modo si abbassano notevolmente le barriere per entrare nel mercato, ovvero quel livello minimo di spesa necessario per sviluppare un prodotto che sia competitivo. Anche società relativamente piccole possono rivolgersi ai fornitori di cloud computing ed ottenere servizi che altrimenti sarebbero stati troppo costosi e non avrebbero


25 quindi consentito di sviluppare il prodotto desiderato ad un prezzo accessibile. I fornitori di cloud computing, per contro, sono possessori di risorse rilevanti: reti di computer, calcolatori con elevata capacità di calcolo, linee di comunicazione veloci o con un elevato standard di sicurezza. Il concetto di cloud computing ha permesso loro di ottimizzare delle risorse che normalmente venivano fortemente sottoutilizzate e mantenute spesso solo in caso di bisogno per le situazioni di emergenza; casi particolari in cui evidentemente c’era la necessità di disporre di tutte le infrastrutture, per esempio per mantenere la qualità del servizio in caso di richieste superiori alla media. E’ il caso di alcune società del mondo dot com, che subirono gli effetti della famigerata bolla che colpì il mercato informatico alcuni anni fa, dove il valore e le risorse crebbero in maniera sproporzionata rispetto a quello che il mercato poteva assorbire. Il cloud computing, oltre all’abbattimento dei costi per i clienti e all’ottimizzazione delle risorse per i fornitori, offre vantaggi condivisi e vantaggi che non ottengono solo pareri favorevoli. L’indipendenza di utilizzo, per esempio, è considerato un fattore di innovazione molto ricercato: i servizi sono accessibili attraverso il navigatore che si utilizza per il web, pertanto non occorre installare altri programmi e, cosa piu’ importante, sono disponibili su qualsiasi computer connesso alla rete. La manutenzione e l’aggiornamento dei servizi sono senz’altro agevolati: le modifiche ai programmi, gli aggiornamenti, sono eseguiti presso il fornitore e il cliente li riceve non appena si riconnette, senza bisogno di ulteriori interventi sui computer di lavoro. L’affidabilità e la sicurezza, invece, ottengono pareri contrastanti a dipendenza della situazione e dei punti di vista. Per alcuni l’affidabilità, caratteristica che riconduce alla disponibilità del servizio in qualunque momento, molto importante in caso di applicazioni sensibili, è garantita grazie alla ridondanza, ovvero una pratica comune mediante la quale la stessa applicazione è replicata su diverse macchine, in modo che se un server, per qualsiasi ragione, non fosse in grado di funzionare, ne subentrerebbe subito un’altro evitando che il servizio venga interrotto. Per altri, invece, proprio nel caso di servizi critici, l’affidabilità è garantita solo se l’infrastruttura è interna all’azienda e si puo’ quindi intervenire direttamente in caso di problemi. In termini di sicurezza le opinioni si dividono su piu’ fronti: da una parte si crede che i fornitori di cloud computing possano dedicare più risorse per securizzare le infrastrutture e che siano incentivati a farlo per mantenere la fiducia dei propri clienti; dall’altra si sostiene che per ottenere livelli di sicurezza accettabili e non perdere il controllo sui dati sensibili, si debba gestire le infrastrutture internamente. Esistono principalmente quattro modelli di cloud computing, le cui caratteristiche divergono, piu’ o meno sensibilmente, su concetti di ottimizzazione delle risorse, costi, requisiti, conformità alle norme e sicurezza. Il public cloud (nuvola pubblica) è il modello meno costoso perchè il fornitore suddivide il servizio in maniera ottimale tra i suoi clienti secondo l’utilizzo che ne fanno, distribuendo quindi anche i costi in proporzione.

Il community cloud (nuvola comunitaria) si rivolge soprattutto a clienti che necessitano di requisiti simili, magari perchè fanno parte di organizzazioni affini o che operano nello stesso mercato. L’hybrid cloud (nuvola ibrida) è una soluzione richiesta da società che necessitano di requisiti multipli; per esempio nel caso del commercio attraverso carte di credito devono aderire a standard di sicurezza molto elevati, per cui spesso utilizzano servizi particolari offerti da una nuvola e servizi piu’ comuni secondo un modello pubblico. Il private cloud (nuvola privata) è una sorta di nuvola gestita internamente, solitamente da grandi società, che permette di beneficiare di alcuni aspetti del cloud computing, come l’ottimizzazione delle risorse, mantenendo nello stesso tempo il controllo di tutti gli aspetti di sicurezza e management. I servizi offerti dal cloud computing differiscono tra loro in maniera sensibile, pur mantenendo caratteristiche comuni. L’ottimizzazione delle risorse e il pagamento di un servizio secondo l’utilizzo, inteso come tempo ma anche come quantità, sono le linee guida di questo mondo. Si vendono applicazioni che offrono un servizio o una singola applicazione disponibile per migliaia di clienti che accedono via web. Si vendono virtual servers, un’insieme di spazio su disco fisso, memoria, capacità di calcolo; in pratica delle centrali per il trattamento di dati accessibili via rete on-demand, ovvero secondo necessità per un’ora, un giorno o per qualche mese all’anno. Oppure esiste la possibilità di integrare nelle proprie pagine web dei servizi offerti da terzi, per esempio le mappe di google. Un’altro tipo di servizio si rivolge agli sviluppatori di software, offrendo delle piattaforme per sviluppare applicazioni online, che, una volta completate, vengono eseguite sugli stessi server del fornitore e raggiungono il cliente finale seguendo lo stesso canale. Altre offerte si rivolgono direttamente a società del mondo IT più che a clienti tradizionali, come per esempio i servizi di scansione virus o anti-spam per società che offrono posta elettronica, oppure servizi con un elevato standard di sicurezza. Il cloud computing suscita molto interesse in ambiente informatico, c’è addirittura chi sostiene che si tratta di una rivoluzione che stravolgerà l’approccio nei confronti dell’informatica. Ma non mancano certamente le voci critiche, perlomeno nel valutare l’impatto sulla società di questa tendenza. Per costoro infatti non è il caso di parlare di rivoluzione, al contrario sostengono che al massimo si puo’ pensare all’evoluzione di alcune metodologie molto frequenti negli anni passati, solo condite in formato “ventunesimo secolo”. Basta pensare, ovviamente tenendo presente il livello tecnologico alquanto differente, all’utilizzo dei supercomputer negli anni settanta, dove il tempo di utilizzo era suddiviso tra i clienti, consentendo loro l’accesso a servizi IT, diminuendo la barriera di entrata nel mercato e condividendo infrastrutture e costi. Qualunque cosa si pensi, il cloud computing, o almeno i concetti da cui deriva, sarà presente e condizionerà a lungo il mondo legato all’informatica. Magari tra quarant’anni sarà conosciuto con un’altro nome, ma è molto probabile che concetti come ottimizzazione, condivisione delle infratrutture e servizi su richiesta rappresenteranno un filo comune nell’evoluzione del mondo IT.


26 Archeologia

Tremona Dimenticata dalla storia... riscoperta con l’archeologia di Stefan Lehmann

Di quelle pietre, apparentemente alla rinfusa in mezzo al bosco sulla collina alle spalle di Mendrisio, quartiere di Tremona, nessuno si era mai curato troppo. Forse, i più arditi, ne avevano raccolte alcune per costruire un muro di casa, ma niente più. In realtà esse sono le rovine di un intero villaggio medioevale. Dimenticato da tutti. Forse per sempre senza nome. Eppure un tempo fu un luogo prosperoso, teatro di battaglie, crocevia commerciale e sede di un castello. “Solo” un villaggio medioevale Il sito archeologico situato sulla sommità del colle chiamato castello, inserito nel territorio comunale di Mendrisio, quartiere di Tremona, è indagato dagli archeologi e volontari dell’Associazione Ricerche Archeologiche del Mendrisiotto (www.aram-ti.ch) fin dall’inizio degli Anni Novanta. E a dispetto dello scetticismo degli osservatori esterni, increduli di fronte a questa iniziativa, le scoperte non si sono certo fatte aspettare. Così già nel 1991, praticamente agli inizi, ci si è fortuitamente imbattuti in un tesoretto di 804 monete d’argento, fior di conio e battute in città italiane come Milano e Cremona. Chi le aveva

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nascoste? Per quale ragione? E, soprattutto, perché proprio qui, nel “nulla”? Domande fino ad oggi senza una risposta sicura, ma forse in quel lontano mese di agosto i più lungimiranti già sospettavano che la collina avrebbe rivelato altri ritrovamenti eccezionali. Negli anni, scendendo sotto le vestigia medioevali si è evidenziata la presenza dell’uomo su questa collina già dal IV millennio a.C., facendone uno dei siti più antichi del nostro Cantone. E in tempi recenti è stata dimostrata l’esistenza di un’ulteriore porta d’entrata all’insediamento (già la terza), dimostrando come in poco più di tre secoli il villaggio abbia visto ripetuti cambiamenti dell’asse viario e della sua struttura interna. Una comunità pullulante di vita.


Reperto e ricostruzione Reperto e ricostruzione ipotetica di possibile frammento di fibula circolare di epoca mediovale in bronzo decorazione in pasta di vetro blu. Nella prima immagine, al momento del restauro sono evidenti i resti della pasta di vetro. Nella seconda l’ipotesi ricostruttiva, supponendo una superficie in bronzo patinato e la pasta di vetro con un colore blu acceso (si ringrazia Bruno Svanascini, Viganello). Tutte le immagini sono proprietà di ARAM o messe a disposizione da persone vicine all’associazione.

Al di là di questi esempi l’aspetto che rende questo sito tanto notevole è il suo carattere di villaggio medioevale, praticamente inalterato nei secoli. Quel cumulo di pietre per l’appunto. “Come?”, vi chiederete: per capirlo, facciamo un passo indietro. Per la maggior parte dei lettori sarà evidente che le architetture medioevali rimaste sul nostro territorio sono soprattutto (per non dire esclusivamente) chiese e castelli. Ma può essere tutto? Certamente no, come la Svizzera non può essere riassunta solo con gli stereotipi del formaggio, delle banche e del cioccolato. Eppure, al di là di questo tipo di testimonianze, talvolta più evidenti, in altre occasioni più effimere, è ben più difficile scoprire, ad esempio, i villaggi e le città del nostro medioevo. Non che non si sappia dove bisognerebbe cercare.

Anzi, è piuttosto vero il contrario. Le città di Locarno, Bellinzona, Lugano, Mendrisio – solo per citare i grandi centri medioevali, ma il discorso è analogo anche per quelli minori che affondando le loro radici prima della scoperta delle Americhe – si sviluppano tutte sulle loro vestigia medioevali. In effetti, la crescita rapida e incontrollata degli spazi urbani, in particolare per le necessità politiche di un giovane Cantone nel XIX secolo e per il boom edilizio nel XX secolo, hanno spesso dettato la demolizione delle strutture medioevali superstiti nelle agglomerazioni in favore di architetture e strade più urgenti. Sono molti gli esempi. Basti pensare alle porte cittadine di Bellinzona (o di Lugano o di qualsiasi altro centro che ne era dotato) eliminate per ragioni viarie o semplicemente per rendere giustizia all’ingrandimento dell’agglomerato. In ultima analisi gli antichi villaggi medioevali di regola non si conservano in superficie. E se, un caso già piuttosto raro, si identificano ancora alcuni elementi nel sottosuolo, essi sono solo ancora dei frammenti difficilmente interpretabili perché privi del contesto di tutta l’agglomerazione e oltrettutto danneggiati da anni di costruzioni moderne che hanno affondato le loro fondamenta in delicati strati archeologici. Un esempio eloquente lo offre il quartiere bassomedioevale indagato durante la costruzione del Quartiere Maghetti a Lugano. Un sito archeologico come il villaggio medioevale di Mendrisio, quartiere di Tremona, virtualmente vergine e inalterato dal momento del suo abbandono, è dunque un’occasione più unica che rara.

Un villaggio (stra)ordinario

Esempi di fibbia, relativamente minuta, probabilmente usate per chiudere dei libri di un certo pregio. Un altro elemento che lascia intendere che la popolazione non potesse essere di soli illetterati.

Fino ad oggi le indagini archeologiche hanno evidenziato un insediamento medioevale complesso, organizzato su un terrazzo superiore e uno inferiore. Esso ha vissuto almeno quattro fasi principali di crescita e di trasformazione interna e certamente almeno un momento di abbandono prolungato e, non da ultimo, almeno un assalto armato, ben documentato da decine e decine di frecce che hanno ferito, se non ucciso più di un suo abitante. Allo stato attuale delle conoscenze i dati archeologici indicano la presenza di una comunità dal X al XIV secolo, ma con gli scavi ancora in corso il condizionale è però d’obbligo. Tombe di epoca longobarda, per esempio, lasciano presagire una futura sorpresa, mentre già durante l’autunno del 2009 si è potuto finalmente appurare che il villaggio, fortificato a più riprese durante l’arco della sua esistenza, possedeva anche un sistema interno di mura, oggi interpretato come la suddivisione tra la parte civile e un castello. Di quest’ultimo già sin d’ora si riconosce almeno una torre (d’avvistamento?) e un portone d’accesso. Un elemento assolutamente disatteso dagli storici che peraltro non possiedono che poche e scarne informazioni su un luogo appena menzionato negli atti notarili del tempo. Eppure, così dimostrano gli archeologi, ci viveva una comunità non indifferente, forte al momento del suo massimo splendore di una cinquantina di abitazioni/fuochi (sapevate che si tratta di un’espressione medioevale, riferita proprio al focolare domestico?). Sono dunque tanti o pochi? numero 7


28 Tendenzialmente bisogna ammettere che sono tanti: nel 1591 (ca. due secoli dopo rispetto al villaggio medioevale) Bellinzona, indubbiamente un centro del tempo, contava soli 200 fuochi. Il villaggio, oltre ad essere stato il crocevia di importanti quantità di monete d’argento (ricordate il tesoretto citato in apertura), ha conosciuto varie forme di artigianato anche specializzato, dal fabbro all’esperto di metalli preziosi, identificato grazie alla scoperta di una pietra di paragone (un reperto rarissimo per il medioevo). Nel contempo dovevano esservi stati attorno al villaggio dei campi coltivati piuttosto estesi (dunque il bosco di oggi era stato tagliato nel medioevo), viste le granaglie raccolte ordinatamente nei magazzini. Ripassiamo in rassegna quanto detto: un villaggio medioevale di dimensioni ragguardevoli, fortificato e composto da una cinquantina di abitazioni, con verosimilmente una chiesa (non ancora scoperta però) e munito di un castello. Crocevia commerciale e sufficientemente importante da richiamare fabbri e artigiani specializzati. Certamente - e qui tutti gli specialisti sono concordi - pur trattandosi di una ricerca iniziata nella piena incredulità e nel più disarmante scetticismo, gli archeologi hanno dimostrato di avere buon fiuto.

Prospettive future Certamente uno scavo archeologico non può fornire garanzie. Troppe sono le incognite legate a un’attività di ricerca che molti ancora visualizzano con il famoso “pennello”. Niente di più stereotipico. La ricerca archeologica ha un carattere esplorativo dell’ignoto non dissimile da quella di un fisico che lancia particelle a velocità incredibili per studiarne la collisione o dal biologo che ristruttura una proteina per valutare le nuove qualità introdotte. Tutte queste attività, seppure basate su ipotesi e supposizioni ragionate, non possono escludere eccezioni e anomalie. E certamente anche questo sito ne offrirà ancora molte. Tuttavia per i prossimi due, forse tre anni, le ricerche si concentreranno sul terrazzo superiore, finendo di scavare il castello e la sua torre e chiudendo le aree ancora incomplete, magari trovando l’attesa chiesa e - chi lo sa ? - il cimitero. Ad ogni buon rendere dopo oltre vent’anni, la ricerca archeologica di scavo si avvia piano piano al suo epilogo. E poi? Ancora prima dell’aggregazione di Tremona a Mendrisio e ora, a maggior ragione, con il nuovo polo regionale di Mendrisio si sono avviati i primi passi in direzione di un’esposizione archeologica permanente – l’Antiquarium – capace di dare la parola a quelle migliaia di reperti raccolti durante gli anni di scavo e attualmente in fase di studio da parte degli specialisti. Il progetto si è visto presto affiancato anche da quello di un parco archeologico. Un’iniziativa fondamentale, come se ne conoscono di estese anche dalla vicina Italia o in Svizzera, con il parco allestito in maniera tale da portare i curiosi, gli appassionati e (si auspica) anche i giovani e le scuole direttamente sul sito, che sarebbe quindi anche curato e mantenuto fruibile nel tempo. Un discorso palese, ma che non sempre è facile mettere in pratica. In effetti, nella sensibilità popolare le rovine non necessitano di particolari lavori di manutenzione: tanto sono già rovinate. Ma in realtà è vero il contrario. Proprio perché non più integre, senza tetto, esposte a tutte le forme di intemperie e dall’avanzare della vegetazione bisogna, se il desiderio è quello di renderle visitabili, occuparsi anche del mantenimento. Un discorso certamente culturale, ma anche dagli interessanti indotti turistici e di prestigio. Si tratta ormai di vedere, e la decisione sembra ormai vicina, se e in quali tempi il nuovo comune vorrà dotarsi di questa struttura, valorizzando un elemento importante della sua stessa storia, riscoperta dall’archeologia.

Ipotesi di ricostruzione dell’aspetto del villaggio nel XIII secolo. L’ipotesi riflette le conoscenze del 2009 e non contiene ancora gli elementi più recenti in fase di studio (si ringrazia MadBall graphic design & visual communication, Coldrerio).


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30 Miti&leggende

Céreso e il grande pesce Tradizioni e simbologie di una leggenda ticinese testo e disegno di Sebastiano Brocchi

Narra una leggenda (riportata ne “Il Meraviglioso”, edito da Armando Dadò; forse la migliore raccolta di fiabe e favole ticinesi), che un tempo la regione del Ceresio si presentava in modo molto diverso da come la conosciamo oggi e, per giunta, che le acque del suo lago ospitavano curiosi esseri mitologici. “Tanti secoli fa abitava nelle acque del lago di Lugano un grossissimo pesce; tanto grosso che la balena sarebbe sembrata un cosino da nulla in suo paragone. Il lago, allora, era grandissimo e le sue rive pianeggianti si estendevano fino all’orizzonte, dove si confondevano con il cielo”. Ebbene, la presenza del grande pesce, il quale con i suoi movimenti rendeva burrascose le acque del lago, infastidiva Céreso, il “signore del lago”, ovvero una sorta di Nume tutelare del luogo, da cui prese il nome il lago stesso (l’etimologia, secondo alcuni, sarebbe il latino “ceresium”, traducibile con “più blu del cielo”; o la parola celtica “keresius”, “ramificato”). Céreso invitò il grande pesce ad abbandonare questi lidi, ma il pesce risultò irremovibile. Perciò, il signore del lago fece sì che si aprisse una voragine sul fondo del lago: “ordinò alle acque di sollevare i pesanti lastroni che formavano il fondo del lago. Le acque ubbidirono e si precipitarono in cascata nell’abisso che s’era aperto ad un tratto”, voragine che si richiuse solo dopo aver ingoiato il grande pesce.

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l quale, tuttavia, dando potenti scossoni da sottoterra, provocò le modifiche del territorio che sono sotto gli occhi di tutti: fece comparire colline e montagne tutt’intorno al lago, la penisola formata dalla Collina d’Oro e l’Arbostora e diede al lago stesso la sua forma così ramificata. Inizialmente, il signore del lago fu affranto nel vedere così devastato il suo regno, ma quando, con il tempo, le acque tornarono calme e le montagne cominciarono ad essere ricoperte di verdi selve, Céreso iniziò ad amare il nuovo paesaggio che era venuto a crearsi.

“Anzi, si abituò talmente alle montagne che un giorno scelse come dimora una gran caverna sotto il monte strano e aguzzo, che se ne sta ancora oggi, un po’ gobbo ma superbo, in riva al lago di Lugano”. Il monte di cui si parla è il Brè, e la grotta esiste davvero. È l’abisso Buffoli, dal nome di don Franco Buffoli che ne sarebbe stato il primo esploratore. La tradizione popolare immagina che questo antro sia collegato in qualche modo al lago, tanto che in dialetto la grotta veniva chiamata fiadaduu dal laac (sfiatatoio del lago). In quanto studioso di simboli, non posso esimermi dal sottolineare la ricchezza di questa leggenda ticinese. Innanzitutto, essa rielabora dei topos mitologici molto diffusi presso le civiltà di tutto il mondo. Uno di questi, è la figura del signore del lago. Fin dall’antichità i principali corsi d’acqua e bacini idrici, possedevano una loro “personificazione” nel mito. È così per i grandi fiumi, le fonti, i laghi, i mari e gli oceani. Nella fattispecie, Céreso, un Nume dalla lunga barba fatta d’alghe verdi, appare molto influenzato da alcuni Dei acquatici della cultura ellenica, ma è impossibile escludere un legame con la mitologia dei Celti, antichi abitatori delle terre insubriche. Il pesce di dimensioni titaniche, ricorda molto da vicino il Leviathan o Leviatano ebraico, ma anche qui parliamo di archetipi universali. Il pesce, la balena, il mostro marino, sono protagonisti di moltissime leggende. Talvolta come simboli del chaos originario, altre volte come portatori di conoscenza (ad esempio il pesce Oannes della tradizione babilonese), di tesori o di virtù curative. Interessante anche come in questa storia si rifletta l’antica consuetudine mitologica di far “giocare” gli Dei e le creature fantastiche con gli elementi del paesaggio. Montagne, fiumi, laghi, nella mitologia diventano dei semplici oggetti, che si possono spostare e usare a piacimento. Il cielo e il sottosuolo, inoltre, vengono spesso immaginati come due regni ben distinti, le cui porte possono aprirsi e chiudersi come fossero delle botole. Leviathan, un’incisione di G. Dore

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31 Gli antichi miti avevano sempre diversi livelli di lettura. Quello di Céreso e il grande pesce ha, come primo e più semplice livello di interpretazione, la necessità direi quasi “primitiva” di spiegare come si è formato il paesaggio della regione luganese. Ma, come spiego nel mio libro “Favole Ermetiche” (in cui fra l’altro affronto in più di un caso il tema del grande pesce, che si ritrova sia in Pinocchio che nei viaggi di Sindbad il marinaio), le leggende celavano spesso dei livelli di lettura più profondi ed esoterici, legati alla psicologia e alla spiritualità, che dai nostri antenati venivano quasi sempre trattate ed espresse in forma allegorica. Come dicevo, il pesce può rappresentare una conoscenza. Quindi, un grande pesce come in questo caso, può indicare la conoscenza di una grande verità. Questo pesce, viene imprigionato da un Dio nel sottosuolo, il quale è quasi universalmente una metafora dell’inconscio o dell’ignoto. Da qui, esso dà origine alle montagne e al paesaggio che vediamo. Questo è un modo simbolico di dire che noi non possiamo vedere la verità direttamente, perché, come affermano molti degli antichi filosofi e maestri di saggezza, essa è stata nascosta, e messa in una posizione profonda di noi stessi e della natura; ma è come se la vedessimo, attraverso i suoi effetti. In altre parole, anche se non possiamo sapere quale sia la conoscenza, quali siano le regole che muovono il nostro universo, ci è data la possibilità di intuirle osservando l’universo stesso, che da queste armonie viene plasmato; proprio come avviene al paesaggio che, nella leggenda, viene plasmato dagli scossoni dati dal grande pesce degli abissi. Eppure, grazie a questa intuizione di tipo induttivo, che ci permette di rerum cognoscere causas, è come se, di fatto, potessimo vedere la verità in sé e per sé, ovvero raggiungere noi stessi quell’abisso in cui essa è nascosta. Potrebbe essere questo il significato esoterico della discesa del signore del lago nell’antro sul monte Brè. Una discesa nelle viscere della terra che è dunque anche “ascesa” gnostica verso la conoscenza divina.

“Il metodo induttivo o induzione (dal latino inductio, dal verbo induco, presente di in-ducere), termine che significa letteralmente portar dentro, ma anche chiamare a sé, trarre a sé, è un procedimento che partendo da singoli casi particolari cerca di stabilire una legge universale. In greco è traducibile con l’espressione epagoghé.” (da Wikipedia)

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fratelli Grimm, Andersen, Perrault, Collodi, La Fontaine, e prima di loro Esopo, Fedro, gli autori delle “Mille e una Notte”, insomma i grandi favolisti del passato, potrebbero non essere stati soltanto dei personaggi dalla fervida immaginazione, ma degli Iniziati, che decisero di tramandare le loro conoscenze segrete attraverso il linguaggio della fiaba...

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32 Psicologia

L’Io e i suoi tiranni L’apparato psichico secondo la psicanalisi di Tanya Lecchi

Nell’ultimo capitolo dell’Interpretazione dei sogni (1899), Freud descrive la mente come strutturata in una serie di componenti psichiche funzionalmente collegate, costituenti un apparato composto da due estremità, l’una che reagisce agli stimoli sensoriali e l’altra identificabile come “coscienza”. All’interno di questo complicato sistema esistono tre strutture: il sistema inconscio, costituito da contenuti primitivi, organizzati in modo non logico, il sistema preconscio, i cui contenuti possono essere resi coscienti grazie a uno sforzo d’attenzione, e quello conscio, ossia “l’organo della consapevolezza”.

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el 1922 questa teoria topografica sarà sostituita dalla teoria strutturale, in cui la mente appare composta da tre strutture aventi caratteristiche specifiche e peculiari modalità di funzionamento: l’Es, l’Io e il Super-io.

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L’Es è totalmente inconscio, non possiede alcuna forma di organizzazione ed è unicamente teso al raggiungimento del soddisfacimento e allo scarico della tensione. Ogni logica è irrilevante: tutto è subordinato al principio di piacere, ossia a evitare il dispiacere e a ricercare l’appagamento. L’unico modo di conoscere l’Es è studiarne le influenze sull’Io e sul Super-io.


33 L’Io, “l’agente esecutivo” della mente, ha il compito di mediare tra i suoi “tre tiranni”: le pressioni e le richieste dell’Es, la realtà esterna, data dall’ambiente in cui vive l’individuo, e il Super-io. Può essere descritto come l’organo della percezione, del pensiero e della memoria; sede della consapevolezza e degli affetti, controlla le azioni e la motricità. È regolato dal principio di realtà, una sorta di principio di piacere modificato, evolutosi grazie alla capacità di previsione del bambino: l’individuo sceglie di sopportare una certa dose di dispiacere, se questo potrà poi condurlo al soddisfacimento, mentre può rinunciare al piacere immediato che potrebbe però farlo soffrire in futuro. Tra le funzioni dell’Io sono fondamentali i meccanismi di difesa, atti a proteggere il soggetto dalle richieste istintuali dell’Es. Questi si formano durante l’infanzia, ogni volta che si presenta una minaccia, che di solito proviene proprio dal mondo interno del bambino: per tenere al di fuori della consapevolezza impulsi sessuali e aggressivi, l’individuo utilizza strategie atte all’evitamento dell’ansia, causata dall’emergere d’impulsi incompatibili con la realtà. Tra queste operazioni inconsce di adattamento e di protezione ricordiamo in particolare la rimozione, che opera mantenendo fuori dalla consapevolezza desideri, fantasie o sentimenti inaccettabili, nonché intere parti della vita affettiva percepite come pericolose. Possono essere esclusi dalla coscienza sia fatti già sperimentati a livello conscio, sia idee e sentimenti ancora inconsci, che vengono “bloccati” prima di raggiungere la consapevolezza. Alcune porzioni dell’Io sono di natura conscia, altre inconscia. Il Super-io, infine, è l’agente o istanza morale, “erede del complesso di Edipo”: contiene le norme morali che regolano il comportamento e gli ideali verso cui tendere. Responsabile del senso di colpa e della vergogna, è in parte conscio e in parte inconscio. Il Super-io può essere considerato a sua volta tripartito: la prima porzione è legata allo stabilirsi delle norme e degli ideali (da cui dipende l’autostima), la seconda è associata al senso di colpa e all’umiliazione, la terza è il Super-io vero e proprio, collegato alla proibizione e quindi alla risoluzione del complesso edipico. L’Es è presente fin dalla nascita: all’inizio comprende tutto l’apparato psichico, mentre in seguito, con la crescita, Io e Super-io si differenziano dall’Es, proseguendo poi nel loro sviluppo. Le pulsioni agiscono a livello inconscio e, se operassero da sole, sarebbero regolate esclusivamente dal principio di piacere, ma esse danno anche impeto e motivazione all’Io, attraverso quelle rappresentazioni provenienti dalle pulsioni che giungono alla consapevolezza. L’Io le sottopone quindi al principio di realtà, sottomettendole ai meccanismi di difesa; in seguito saranno sottoposte anche alle restrizioni del Super-io.

L’Io, impegnato a tenere a bada i suoi “tre tiranni”, può però andare incontro alla nevrosi, quando la rimozione fallisce, o, nei casi più gravi, alla psicosi, ossia al distacco dalla realtà, che avviene “o perché il rimosso inconscio diviene troppo forte, così da sopraffare il conscio che è legato alla realtà, o perché la realtà è diventata così insopportabilmente tormentosa che l’Io minacciato, ribellandosi disperatamente, si getta nelle braccia delle forze pulsionali inconsce”. La terapia psicanalitica ha quindi il compito di rafforzare l’Io alle prese con le richieste della realtà e dell’interiorità, che, essendo spesso in conflitto, possono provocare dei traumi, ossia squilibri di forze tra le istanze in gioco.

Il complesso di Edipo Il complesso di Edipo, che insorge intorno ai 3 anni e dovrebbe essere superato verso i 5 anni - 5 anni e mezzo, riguarda un insieme di desideri amorosi e ostili che il bambino prova nei confronti dei genitori. Nella tragedia di Sofocle, l’Edipo Re, Laio, re di Tebe, per sfuggire alla profezia che aveva predetto la sua morte per mano di un erede, che avrebbe poi sposato la sua stessa madre, ordina l’uccisione del figlioletto Edipo. Un servo, però, invece di commettere l’omicidio, abbandona il bambino, che, una volta cresciuto, senza averne consapevolezza ucciderà il padre, sposerà la madre Giocasta e avrà da lei quattro figli. Scoperta poi la tragica verità, Edipo si accecherà, mentre Giocasta si toglierà la vita. Secondo Freud ogni bambino ha sognato di uccidere il padre, per poterne occupare il posto accanto alla madre. La risoluzione del complesso edipico avviene attraverso la rinuncia al desiderio incestuoso e l’interiorizzazione del divieto parentale, che porta alla formazione del Super-io. Il complesso edipico svolge un ruolo fondamentale nella strutturazione della personalità: la sua mancata risoluzione, infatti, può essere all’origine di diverse patologie.

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34 Sguardo al femminile

Eutopia Dal greco buon luogo di Patrizia Blanca Weithaler

Per accedere a questi pochi minuti di lettura bisogna trarre un profondo respiro, rilassarsi, scegliere un posto comodo, che ci piace molto: il tavolino di un caffé un po’ retrò, il divano di casa o la vasca da bagno; o ancora, una panchina lungo il nostro sentiero preferito o il sedile della nostra automobile mentre aspettiamo in colonna. L’importante è diventare consapevoli del fatto che ci stiamo dedicando del tempo, stiamo pensando a noi. Lasciamo fuori per un quarto d’ora figli e mariti, lavoro e stress, il bucato e la lite con la vicina e in genere tutto quello che non contribuisce al nostro massimo bene. Abbiamo l’occasione di lasciarci andare, ridere un po’ della nostra condizione di eterne lamentose: ho la cellulite, i pantaloni dell’anno scorso non mi entrano più, al lavoro ce l’hanno tutti con me, mio marito non mi capisce, mia figlia è in piena adolescenza, sono sempre io che devo pulire il bagno! Bene, ribellatevi; sfoderate un sorriso rilassato e informate le persone intorno a voi che per un po’ non siete raggiungibili - spegnete anche il telefonino, non succederà niente di irreparabile nella prossima mezz’ora e anche se fosse, non sarete certo voi a poter o dover risolvere tutto - e immergetevi nella lettura.

Flessibilità diversificazione riqualifica aggiornamenti continui resa efficienza prestanza fisica simpatia capacità di resistenza allo stress avere accumulare mostrare dimostrare. Sono solo alcune delle parole che mi vengono in mente e già così mi prende un vuoto allo stomaco.

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O

vunque si percepisce che stiamo attraversando un periodo di grandi cambiamenti, la velocità è diventata il leitmotiv delle nostre vite: massima produzione nel minor tempo. Flessibilità diversificazione riqualifica aggiornamenti continui resa efficienza prestanza fisica simpatia capacità di resistenza allo stress avere accumulare mostrare dimostrare. Sono solo alcune delle parole che mi vengono in mente e già così mi prende un vuoto allo stomaco. Penso alle richieste di una grandissima azienda che opera nella moda e presente anche sul nostro territorio - oltre che ovunque nel mondo - che richiede ai propri dipendenti di essere almeno belli, magri, sorridenti e propositivi. In cambio offre qualche giornata salutista, stipendi al di sopra della media ticinese, qualche bonus. Insomma siamo in vendita, mi viene da pensare. E chi non è disposto a seguire le regole viene licenziato senza tanti complimenti: lei non risponde più alle nostre esigenze (si era rifiutata di farsi la tinta per coprire i capelli grigi!). “Per fortuna!”, vien da dire: è l’inizio della rivolta. Essere se stessi è uno dei massimi desideri di ogni essere umano, la ricerca di una vita: richiede molto coraggio andare contro gli schemi sociali. Così è stato nelle epoche passate e così continua ad essere, malgrado l’apparente libertà di pensiero e di azione che regola le nostre vite. Indossiamo maschere che ci rendano più accettabili, ci adattiamo alle mode e alle richieste del momento; che va bene se è per ricordarci i nostri ruoli sociali, ma non per condurci all’opposto della nostra vera natura. Il viola mi è sempre piaciuto, ma ho desistito dal vestirmi di lilla o malva o qualche altra sfumatura dell’amato colore per molti anni perché in testa risuonavano le parole di mia madre: “il viola è il colore dei matti!”. Mai mettere il viola a teatro, in televisione o comunque per recarsi ad eventi mondani. Sono cresciuta pensando di avere gusti perlomeno strani. Ma da un paio d’anni a questa parte il colore ripudiato è stato rivalutato da qualche stilista ed ecco che all’improvviso dovunque guardassi trovavo meravigliosi maglioni, magliette, pantaloni, addirittura giacche imbottite e biancheria intima viola. Fino a pochi anni fa ero definita una figlia dei fiori, oggi sono perfettamente in linea con le proposte di mercato.

Questo per dire che la maggior parte delle donne segue uno schema ben definito e rassicurante, conosciuto, per non rischiare di svelare chi è veramente. Le sue inclinazioni originali e poco convenzionali, la gonna totalmente fuori moda che però le sta d’incanto, non mostrare cosce abbondanti perché non c’è una sola rivista che ne canti le lodi, andare al cinema o al ristorante da sola perché vuol dire che è proprio disperata. Ma che ne sa la gente intorno a noi del vero perché di ciò che facciamo e del perché ci troviamo al cinema da sole? A nessuno è venuto in mente che potrebbe trattarsi di una scelta ben ponderata? Tempo fa ero in una sala luganese da sola e prima dell’inizio della proiezione sbirciavo la gente intorno a me: prevalentemente coppie, qualche paio d’amiche. La maggioranza delle coppie si guardava in giro e non parlava. Le amiche sì, hanno sempre qualcosa da dirsi. Ho sorriso e mi sono rilassata sulla poltroncina, felice della mia condizione. Lo spazio che state leggendo è la nostra poltrona al cinema, è una scelta consapevole di che film vogliamo vedere, non un compromesso con il nostro accompagnatore. È l’eutopia femminile. D’ora in avanti ricordatevi che avete sempre a disposizione il vostro spazio, dentro di voi prima di tutto e se lo volete anche fuori. Nella forma che più vi piace, niente giudizi, siate voi stesse, sperimentate, godetevela. L’importante è fare solo ciò che vi da la massima gioia, per tornare ricaricate nel mondo che vi aspetta. Questo tempo veloce e ventoso non è soltanto negativo: per chi ha voglia di mettersi in gioco è un’occasione di crescita e mutazione. Fare finalmente quel che va fatto, per noi stessi, per chi amiamo e per il pianeta. Questo è il senso del buon luogo e di questo spazio: ritrovare temi nuovi o forse già visti, ma in chiave prettamente femminile e allo stesso tempo aperti al mondo maschile, ai nostri compagni di una vita o all’amico di pianerottolo. Può essere un’occasione per conoscere le donne, questi esseri complicati e incomprensibili ai più e spesso anche a sé stesse. Quindi finita la lettura dimenticate la rivista in un luogo strategico e aspettate di vedere quel che succede…

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36 I punti di domanda

La conservazione e l’impermanenza di Sebastiano Brocchi

Avrete sicuramente sentito parlare dei “mandala” di sabbia colorata realizzati dai monaci buddhisti. Opere d’arte meravigliose che vengono distrutte una volta terminate. Fa venire rabbia, ci si chiede perché diavolo si debba fare tanta fatica per nulla. Stare lì a rifinire con cura ogni dettaglio, e poi… tutto finito. Ma quei mandala di sabbia, portano con sé delle fondamenta filosofiche grandi e pesanti come macigni, perché in essi si è voluto condensare e materializzare l’eterno, arcano paradosso della conservazione e dell’impermanenza. Già, perché in natura sembra che due forze uguali e contrarie si oppongano da sempre, torcendosi e contorcendosi come due serpenti su un caduceo: in questo caso, il caduceo del Tempo. Il primo poema epico dell’antichità, l’Epopea di Gilgamesh, parlava - guarda caso - della ricerca dell’immortalità. Nei musei di tutto il mondo si cerca (con le più sofisticate tecnologie) di conservare pezzi di storia; ma senza andare lontano, c’è chi conserva gli oggetti legati alla propria infanzia perché ciò equivale a conservarne il ricordo in modo più vivido. L’Accademia della Crusca cerca di conservare la purezza dell’italiano. Jean-Baptiste Grenouille (il protagonista di “Profumo”), cercava il modo di conservare l’odore di ragazza. Hera, la sposa di Zeus, grazie alle abluzioni in una fonte magica, rinnovava la propria verginità. Anche creare una dispensa di cibo equivale a conservare: non lo facciamo solo noi, pensate allo scoiattolo, alla formica… Cibo, o denaro, o “roba” (ve lo ricordate “Mastro Don Gesualdo” di Verga?). O salute (quanti miti dell’elisir e della panacea universale…). E bisognerebbe aprire un grande capitolo sulla conservazione di bellezza e giovinezza: dal mito di Endimione a Dorian Gray, fino alle moderne star sfigurate - o trasfigurate - dai lifting. Ma anche l’immagine, in senso più generale, è oggetto di grandi sforzi di conservazione, sia che si tratti della propria immagine in senso figurato (fama, reputazione), sia in senso stretto (un tempo con i ritratti, oggi con la fotografia).

Riflessioni filosofiche, domande esistenziali e crescita spirituale

I

l tempo passa, tutto scorre. Questo è chiaro. È il principio dell’impermanenza, così egregiamente rappresentato dai mandala di sabbia. L’altra faccia della medaglia consiste in quello strano istinto di conservazione che sembra permeare e spingere tutti gli esseri. Un istinto che sembra contro natura, poiché la conservazione è una forza che si oppone allo scorrere del tempo. È bene chiarire che si tratta di un’opposizione destinata comunque, per forza di cose, a fallire. Tutto ciò che è soggetto al tempo, non potrà mai conservarsi in eterno. Perché allora conservare?

Ecco, i mandala di sabbia nascono pensando a tutto questo. E sembrano dirci: e se per un attimo, voi che vi dannate per tutta la vita cercando di conservare ogni cosa, mollaste la presa? Tiraste un sospiro e lasciaste andare? Sarebbe così grave? Crollerebbe davvero il mondo? Con questo, non credo vogliano dirci che l’istinto di conservazione è qualcosa di sbagliato. Come ho detto, non è nemmeno contro natura, dato che è comune a tutti gli esseri viventi. Ma, come in tutte le cose, è necessario un certo equilibrio. Un conto è amare qualcosa e prodigarsi per mantenerla in buono stato; un conto è voler fermare il tempo, impedire che le cose cambino. Si sarebbe comunque destinati a soffrire. Penso che l’equilibrio stia nel rendersi conto, e accettare pacificamente, che le cose si trasformino perché è giusto che si rinnovino, il che implica che alcune cose smettano di essere ed altre compaiano. Con questa visione, poi, forse, ci si potrà dedicare alla conservazione con uno spirito diverso. Ma tutte queste non sono risposte, sono soltanto domande.

I mandala di sabbia sembrano dirci: e se per un attimo, voi che vi dannate per tutta la vita cercando di conservare ogni cosa, mollaste la presa? Tiraste un sospiro e lasciaste andare? Sarebbe così grave? Crollerebbe davvero il mondo?

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Perdi i capelli?

Chiama L’Istituto Sanders Con una consultazione gratuita presso i centri Sanders potrai conoscere le migliori tecniche per, combattere e sconfiggere la calvizie. La vita moderna impone doveri sempre più precisi non solo nel campo professionale, ma anche in quello estetico. Un aspetto gradevole e curato contribuisce in modo sostanziale ai successi nel campo del lavoro e della vita privata. I capelli sono una naturale cornice per il viso: lo abbelliscono, ne contraddistinguono i caratteri e i vari tipi di fisionomia. Biondi, castani, rossi o corvini, possono condizionare una persona al punto di renderla sicura o insoddisfatta di sé . Il problema dei capelli spesso ci piomba addosso all'improvviso creando un disagio inconsueto, ostacolando o incrinando i nostri rapporti sociali e sentimentali. Per fortuna non siamo più impotenti nel combattere la calvizie, anzi, possiamo affermare che avere i capelli oggi è una scelta. L’Istituto Sanders, azienda leader del settore tricologico, vanta oltre venti anni di esperienza. È presente a Lugano, Chiasso, Bellinzona e Locarno. In questi quattro centri tutti potranno sottoporsi gratuitamente a un esame dei propri capelli e informarsi sulle tecniche più attuali per salvaguardarli. E per la donna? Il valore dei capelli per la donna è simbolo di bellezza, giovinezza, salute e attrazione erotica. Caratteristiche che per la donna rappresenta un importante elemento della vita, un modello proposto dall’arte, dal cinema, dalla pubblicità e non ultimo dalla letteratura. Naturalmente il problema dei capelli si evidenzia maggiormente negli uomini con la conseguente calvizie più o meno pronunciata, ma è tra le donne che quando il diradamento si manifesta diventa intollerabile. In effetti la donna con pochi capelli non ha alcuna possibilità di passare inosservata senza suscitare curiosità e commenti. Una risposta vincente al problema femminile la dà ancora una volta l’Istituto Sanders, che ha creato un trattamento specifico e una tecnica di integrazione insuperabile.

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Per infoltire i capelli? Per coloro che intendono riavere i capelli persi l’Istituto Sanders propone i più affidabili sistemi di infoltimento disponibili oggi. Sono sostanzialmente due i tipi di intervento che, a dipendenza dei casi e delle esigenze,vengono consigliati. Uno è il sistema di integrazione MS ideato dalla Sanders, una tecnica non invasiva che consente di aumentare progressivamente la propria capigliatura con una gradualità del tutto impercettibile. Il secondo è l’autotrapianto dei capelli che consiste nel prelevare dei capelli non soggetti alla caduta per integrarli nelle zone diradate. Una tecnica chirurgica ampiamente collaudata che permette di far crescere i propri capelli anche nelle zone apparentemente compromesse. Questo ovviamente in estrema sintesi, per saperne di più e soprattutto per sapere qual è la soluzione ideale del vostro problema, basta prendere contatto con l’Istituto Sanders. Previo appuntamento otterrete gratuitamente una completa informazione sulle reali possibilità inerenti al vostro caso.


38 Motori

Infiniti G Cabrio di Gianni Vescovi

La marca Infiniti creata in Giappone dalla Nissan era prevista all’inizio per essere commercializzata sul marcato statunitense. Arrivata in Europa da un po’ più di un anno ha subito suscitato grande ammirazione. Poco a poco crea i suoi propri centri, veri salotti di esposizione nelle principali città. In Svizzera i primi sono aperti a Zurigo e Ginevra; prossimamente aprirà anche la sede di Basilea.

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n Ticino siamo a buon punto, ci ha detto Philippe Talou Derible, General Manager di Infiniti Svizzera. Entro il 2010 dovrebbero essere 80 i centri Infiniti in giro per il mondo. Il cliente che entra in uno di questi centri ha subito la sensazione che è accolto con signorilità in un ambiente che assomiglia ad un salone di grande albergo: sceglie la sua auto fra i modelli esposti e configura la sua scelta con le tinte della carrozzeria, gli allestimenti interni gli optional (quei pochi che non sono ancora di serie) il tutto su un maxi schermo. Fatta la scelta, riceve l’informazione in tempo reale sulla data di consegna. Anche la consegna avviene in un locale accogliente all’interno della sede dove gli vengono fornite tutte informazioni sulle varie funzioni del modello.

Il cliente di Infiniti non viene lasciato solo quando parte dal salone: per qualsiasi evenienza è assistito dal centro: un colpo di telefono e la sua auto viene ripresa laddove si trova e sostituita immediatamente con una di cortesia.

Infiniti G Cabrio Alla Infiniti la definiscono così perché esiste pure una versione della G37 coupé ma noi vorremmo chiamarla coupé-cabriolet perché questa versione scoperta della G37 si chiude nello spazio di 25 secondi con un tettuccio rigido che la trasforma in un vero e proprio coupé. Precisiamo subito un dato importante: il tettuccio che scompare nel baule riduce lo spazio ai minimi termini, al punto che una coppia che parte con il cabrio anche solo per un week end deve sistemare i bagagli sul sedile posteriore. Per tutto il resto il cabrio,così come il coupé (non ancora provato) ha più o meno le stesse caratteristiche tecniche della G37S stesso motore leggermente meno scattante 2 decimi di secondo per essere pignoli. Il prezzo, nella versione Premium, con in particolare il sistema Michelin per la navigazione i sedili riscaldabili e ventilati, audio Bose con 13 altoparlanti è di Fr. 82’300.-. Questa G37 cabrio l’abbiamo avuta in prova lo scorso mese quando tutta la regione alpina era sotto la neve…a questo punto abbiamo pensato che non era il miglior periodo dell’anno per fare il test. La macchina ci ha dimostrato che non avremmo dovuto preoccuparci. Non solo la tenuta di strada sulla neve è stata perfetta ma abbiamo pure fatto un percorso di 250 chilometri da Château d’Oex al Ticino via Col des Mosses e passo del Sempione con una temperatura esterna alla partenza di 16,5° sotto zero in versione scoperta, grazie alla bolla d’aria calda interna.

L’ibrida ideale: un’Infiniti con basse emissioni di CO2 e prestazioni esaltanti: M35 HYBRID: la prima ibrida Infiniti e costituisce la vettura più pulita in termini di emissioni di CO2 ed economica nei consumi della storia del marchio Innovativa tecnologia INFINITI DIRECT RESPONSE HYBRID con sistema a un motore e due frizioni Il motore disaccoppiato V6 riduce le perdite dovute all’attrito producendo un’eccezionale efficienza Grande prontezza di risposta dal cambio automatico a sette marce controllato elettronicamente (ASC) Lineare distribuzione della potenza e incisiva trazione posteriore: un ibrido per i guidatori appassionati Entrerà nella linea M a partire dal 2011


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Ci piace comfort e sicurezza prestazioni eccezionali allestimenti lussuosi rapporto qualità prezzo Non ci piace spazio esiguo nel bagagliaio a tetto scoperto

Prezzo auto in prova Infiniti Cabrio Frs. 82’300.—

L’innovativa tecnologia elettrica e la sempre appassionante esperienza di guida Infiniti si incontrano nel primo motore ibrido della casa giapponese. L’alto livello di intervento elettrico dell’M35 HYBRID determina l’efficienza di consumi ed emissioni di CO2 pari a quelle di vetture molto più piccole e molto meno potenti, senza rinunciare all’accelerazione lineare e alla vivacità della trazione posteriore di una vera Infiniti, con il carisma e la potenza di uno dei grandi motori V6 a benzina. La sorprendente efficienza del motore elettrico dell’M35 HYBRID è stata dimostrata da un severo programma di collaudo condotto negli Stati Uniti; i test sono proseguiti per tre mesi durante i quali la vettura è stata guidata ogni giorno su

Maggiori informazioni su: www.infiniti.ch

percorsi comprendenti non solo affollate strade urbane, ma anche autostrade e persino strade di montagna. I risultati hanno dimostrato che l’M35 HYBRID è in grado di funzionare in sola modalità elettrica, con emissioni di scarico nulle, per il 50% del tempo. La nuova linea M ha tutte le carte in regola per essere la berlina ammiraglia di Infiniti e diventare un’alternativa raffinata e distintiva alle rivali tedesche. In Europa occidentale la linea M sarà acquistabile da settembre; l’arrivo dell’M35 HYBRID è previsto per la primavera del 2011, a seconda del mercato. I dati sulla potenza e sulle prestazioni saranno confermati in seguito.

* Azione Diamond Bonus, Diamond Leasing e Leasing 1/3 (solamente Colt) valevoli fino al 30.6.2010. CO2 medio di tutti i veicoli nuovi in Svizzera: 204 g/km. Prezzi consigliati non vincolanti e comprensivi di Diamond Bonus e IVA.

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Malaguti SpiderMax 500 RS di Michele Castiglioni

Con l’arrivo della bella stagione, inauguriamo questa nuova sezione della rubrica Motori di Buongiorno Ticino dedicata alle due ruote provando per voi il nuovo, atteso, SpiderMax 500 RS di Malaguti. Si tratta del modello di punta tra gli scooter del marchio italiano, dedicato a chi ama i Maxiscooter per la loro praticità, la loro comodità e il loro robusto e prestante motore. in movimento, consentendo un utilizzo quotidiano davvero poco stressante grazie al comportamento fluido e corposo del motore. Per frenare tanta esuberanza - e gli oltre 200 kg di peso: è pur sempre un maxi! – servono, ovviamente, ottimi freni; ecco quindi il sistema di frenata integrale con doppi dischi anteriori da 270mm con pinze flottanti, che si mostra sempre generoso e molto modulabile, consentendo frenate (anche di emergenza) in completa sicurezza, senza che il mezzo si scomponga mai. Ma la stabilità non è presente solo in frenata, anzi, è un fattore che caratterizza l’intera esperienza di guida, sia che si percorra un tratto autostradale sia che si tratti di misto. Per questo va ringraziato, oltre all’interasse generoso, anche il nuovo telaio di concezione motociclistica, che consente una grande confidenza in tutti i tipi di curve e di manovre e le ruote da 16 pollici. A questo va aggiunta la sella bassa (76 cm) e il baricentro molto vicino a terra, per un insieme dinamico, sicuro e anche divertente da guidare.

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il nuovo Spider Max non delude sotto nessuno di questi aspetti, anzi. Cominciamo dal motore: il monocilindrico 4 tempi (EURO3) dispone di 41 cv a 7250 giri e soprattutto di un’ottima coppia - ben 45Nm a 6000 giri. I freddi dati, alla guida, si traducono in un’ ottima «schiena» del motore a qualsiasi regime, con una prontezza rilevante nelle accelerazioni sia da fermo che come ripresa

Infine, va fatto un discorso specifico per lo spazio e l’abitabilità a bordo: davvero ottimi entrambi, con finiture curate e un cruscotto misto digitale/analogico di facile lettura ed utilizzo. La capacità di carico, poi è davvero una sorpresa: con ben 38l di capienza, il vano sottosella è il più ampio della categoria. Ci stanno due caschi integrali e avanza ancora dello spazio! Se poi non vi bastasse neanche quello, perché state pensando ad un viaggio, potete sempre attingere alla lista degli accessori e prendervi anche un bauletto supplementare. Oltre al navigatore Garmin ed altre chicche…

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41 Sicurezza

Giudizio complessivo

Le due ruote sono una passione meravigliosa che va, però, coltivata con grande coscienza verso i rischi, inevitabili, della strada. Naturalmente la prima regola è sempre quella di guidare con rispetto ed intelligenza, tenendo occhi e orecchie bene aperti; fatto questo, si può poi investire in capi d’abbigliamento ed accessori tecnici che alzino il livello di sicurezza fisica. Per questo Buongiorno Ticino vuole farsi promotore della sicurezza per i centauri dedicando regolarmente una parte della rubrica a prodotti per la protezione di alta qualità che consentano un’effettiva efficace prevenzione per distrazioni ed imprevisti.

HHHHH

Cominciamo, quindi con il presentarvi il nuovo casco racing di casa Airoh: il «GP». Si tratta del modello di punta per quanto riguarda i caschi integrali racing della casa italiana, dedicato a chi guida moto sportive in pista e su strada, che va a confermare tutte le caratteristiche che hanno portato Airoh ad essere una delle case più apprezzate da tutte le tipologie di motociclisti: leggerezza, funzionalità, materiali e lavorazione di alta qualità e prezzo contenuto – in relazione alle caratteristiche ed alla fascia di mercato. La calotta è in fibra composta Carbonio – Kevlar ed è disponibile in 4 grandezze, per ognuna delle quali, le misure interne vanno dalla XS alla XXXL. Questo garantisce la possibilità di trovare la combinazione che meglio si adatta alle caratteristiche della testa di ognuno, compli anche gli interni molto comodi e ben rifiniti, naturalmente interamente estraibili e lavabili. Come tradizione Airoh, la leggerezza è una delle caratteristiche più evidenti una volta indossato il GP (1250g), cosa che porta un minore affaticamento di collo e spalle durante l’uso intenso, mentre il sistema di ventilazione risulta molto efficace, soprattutto in previsione di scampagnate nelle torride giornate estive. La parte della visiera prevede: sistema di chiusura a molle (maggiore tenuta), bloccaggio della visiera, possibilità di montaggio di visiere plastiche «tear-off» e il sistema antiappannamento AFFS (Airoh Free Fog System). I prezzi vanno dai 699.- della versione «base» (b/n), agli 849.delle versioni «replica» (visto che si tratta di un casco utilizzato da diversi piloti in MotoGP e SuperBike).

Ci piace capacità di carico motore dinamica di guida comodità Non ci piace blocchetto accensione multifunzione leggermente impreciso (sull’esemplare in prova) qualche colore un po’ più vivace non guasterebbe Il modello in prova SpiderMax 500 RS I colori disponibili sono argento, titanio e blu notte Prezzo compreso di IVA Frs. 10’390.—

Malaguti Phantom F12 R da Fr. 2’790.–

Malaguti Centro 125 da Fr. 4’890.–

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Malaguti SpiderMax 500 da Fr. 10’390.–


42 Cinema

Alice nel paese delle meraviglie C’è Alice, ma non le meraviglie recensione di Alberto Scarpellini

Ambientazione goticheggiante e visionaria, atmosfera vittoriana, narrazione piatta e banale, personaggi ordinari e conformisti: sono questi gli elementi che colpiscono e al tempo stesso deludono dell’ultima fatica di Tim Burton. Dopo aver visto questo Alice in Wonderland, verrebbe proprio da dire che non tutte le ciambelle escono col buco, nemmeno ai migliori chef. Sembra che questa volta il genio immaginifico di Burton si sia smarrito, come la stessa Alice, nel Paese delle Meraviglie, schiacciato da un lato dalla politica Disneyana, che normalizza l’universo parallelo di Alice, trasformandolo in una narrazione standard facile da vendere, dall’altro sconfitto nell’incontroscontro con una genialità, quella di Carroll, altrettanto bizzarra e fascinosa quanto la sua.

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l film è l’adattamento cinematografico dei racconti Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di Lewis Carroll. La vicenda racconta di Alice (Mia Wasikowska) che, ormai diciannovenne, non ricorda più nulla del suo incredibile viaggio nel Paese delle Meraviglie. Invitata a una festa, scopre che è stato combinato un matrimonio tra lei e un giovane nobile, Hamish Ascot. Durante il ricevimento intravede il Bianconiglio e lo insegue nella foresta, quando, a un tratto, precipita nella sua tana. Inizia così una nuova avventura in cui Alice, protagonista di una battaglia per liberare il Mondo Sotterraneo dalla tirannia della Regina Rossa, incontrerà nuovi e vecchi personaggi: il Brucaliffo, lo Stregatto, la Regina Bianca (un’impalpabile Anne Hathaway), il Fante di Cuori (Crispin Glover), la Regina Rossa (una straordinaria quanto “deformata” Helena Bonham Carter) e naturalmente il Cappellaio Matto, impersonato da un eccentrico Johnny Depp. Dopo un inizio di belle speranze, che vede la quasi ventenne Alice incarnare l’ideale della ribelle sognatrice, il film precipita con lei nella tana del Bianconiglio. A causa degli adattamenti allo script, ad opera di Linda Woolverton (Il Re leone e La Bella e la Bestia), tutto si riduce all’ormai nota lotta tra Bene e Male, sublimata nello scontro tra la Regina Bianca e la Regina Rossa. Scompaiono i favolosi giochi (come il crocket e gli scacchi), di cui rimane solo qualche reminiscenza, ma soprattutto scompaiono quasi totalmente il non sense, i giochi di parole e le invenzioni linguistiche, nucleo fondamentale dell’opera di Carroll, con cui lo scrittore-matematico si prefiggeva l’obiettivo di mettere in discussione la realtà. La stessa Alice non è la ragazzina caotica, imprevedibile e rivoluzionaria che si perde per poi ritrovarsi, al contrario è una giovane donna il cui destino nel mondo Sotterraneo corre lungo i binari di una profezia che, guarda caso, al termine della storia si compirà con tanto di lieto fine. Come in tutti i suoi film, Burton cerca di inscenare il rifiuto all’omologazione sociale, rivendicando la propria singolarità, così come Carroll cercava di mettere in crisi l’ordine e la moralità numero 7

della società vittoriana, ma questo tentativo, se pur lodevole, gli costa caro, perché non è supportato da un impianto narrativo in grado di dare il giusto peso ai personaggi e alle situazioni che dovrebbero farsi portatori di tale intento. Così la storia procede attraverso momenti non incisivi che fanno continuamente sperare in un imprevedibile colpo di scena che non arriva mai, per giungere infine a un epilogo dichiaratamente scontato, che si risolve in una banalità impressionante. La recitazione della Wasikowska è impostata e convenzionale, priva di quella malizia innocente e adolescenziale che caratterizza il personaggio di Carroll. Anne Hataway è assolutamente inconsistente nel portare in scena una Regina Bianca resa ancor più impalpabile da una sceneggiatura superficiale, che non le concede lo spazio per svelare quella punta di oscurità, solo evocata dal trucco, che si nasconde dietro al suo aspetto dolce e luminoso. A evitare che la ciambella, pur senza buco, si bruci irreparabilmente, interviene però lo stesso Burton, con sprazzi fantasmagorici di regia, espressione di quella logica estetica tutta personale, che trova qui la sua più alta manifestazione nell’architettura cupa e visionaria dell’ambientazione, delle scenografie e dei costumi. Contribuiscono a salvare la pellicola una formidabile Helena Bonham Carter, che rende la sua Regina Rossa il personaggio meglio caratterizzato, capace di regalare sorprendenti siparietti in perfetto stile - quello vero e autentico burtoniano e un multicolore Johnny Depp, che fa del Cappellaio Matto il secondo protagonista della storia, anche se troppo iconico, forzato dentro una figura clownesca standardizzata, che gli impedisce di essere se stesso. La pellicola regala qualche momento degno di nota, qua e là, ma purtroppo nulla a che vedere con l’immaginario dello scrittore e del regista. Ciò che rimane al termine della visione è la consapevolezza che questa Alice sembra farsi portatrice di un nuovo e altro messaggio, oltre ai tanti nascosti e ben più di peso: ogni genio creativo diventa artista ed esprime il meglio di sé quando può trasformare in realtà i propri sogni, le proprie visioni, il proprio senso del meraviglioso e dell’immaginifico, senza piegarsi alla volontà di nessuno. Solo così sarà in grado di creare “Meraviglie”.


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Scontro tra Titani Una “lectio sui generis“ di mitologia greca speciale

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opo la tanto visionaria quanto epica battaglia dei 300 spartani, riadattata per il grande schermo da Frank Miller, il 16 Aprile sarà la volta di un altro mito dell’antichità classica, rivisto e corretto: quello di Perseo che uccide la Gorgone Medusa e salva la principessa Andromeda. Scontro tra titani è, da un lato, il remake del quasi omonimo film del 1981 firmato Desmond Davis, che, grazie alla traduzione moderna di Phil Hay e Matt Manfredi, alla regia di Louis Leterrier (Danny the Dog, Transporter: Extreme, L’incredibile Hulk), alla fotografia di Peter Menzies Jr. (Lara Croft: Tomb Raider) e a un nutrito staff di esperti degli effetti speciali, si propone di cancellare ogni traccia del suo predecessore. Dall’altro si potrebbe definire una lezione di mitologia a dir poco singolare: semplicemente una libera interpretazione del mito. La vicenda narra, infatti, le epiche gesta di Perseo (Sam Worthington), che, cresciuto come uomo tra gli uomini, viene incaricato dal padre Zeus (Liam Neeson) di sconfiggere il dio degli inferi Ade (Ralph Fiennes), prima che questi si impadronisca del suo potere, trasformando il mondo in un inferno. Partito alla volta dei mondi proibiti per intraprendere l’eroica missione a capo di un esercito di audaci guerrieri, Perseo combatterà contro le orribili creature del mito classico, rivisitate in chiave cinematografica, tra cui Medusa, la Gorgone mortale. [continua a pagina 44]

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[continua da pagina 43]

Nell’impresa verrà aiutato dalla sacerdotessa Io (Gemma Arterton), personaggio mitologico la cui funzione e collocazione leggendaria è stata modificata dagli sceneggiatori per creare una parentesi romantica tra i due giovani, grazie alla quale poi l’eroe potrà cavalcare il leggendario cavallo alato Pegaso. Per riuscire nel suo compito e sopravvivere, però, Perseo dovrà accettare la sua natura di essere divino, sfidando il fato per tessere il proprio destino. Il film sarà, per molti aspetti, diverso non solo dal mito da cui trae spunto, ma anche dalla versione del 1981, restituendo una narrazione più romanzata che mitologica, focalizzando l’attenzione sulla missione di Perseo, sul rapporto padre-

figlio (Perseo-Zeus) e sui cambiamenti che questo comporta nel protagonista. La pellicola ha visto posticipata la sua uscita perché la Warner Bros, dopo il grande successo di Avatar, ha deciso di convertire l’intero film in 3D. Ma non tutto il male viene per nuocere, poiché la dilatazione delle tempistiche produttive ha permesso di girare scene aggiuntive, di introdurre altri personaggi minori e di eliminare sequenze obsolete, permettendo così un lavoro di rifinitura più accurato. Due grandi nomi spiccano invece per quanto riguarda le musiche: Craig Armstrong, compositore delle partiture, e i Massive Attack, quali interpreti ed esecutori dell’intera colonna sonora.

Prossime uscite L’uomo nell’ombra di Roman Polanski (9 aprile)

Con: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi. Genere: Thriller L’ex primo ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) vive su un’isola negli Stati Uniti con la moglie, la segretaria e le guardie del corpo. Viene raggiunto da un ghost writer (Ewan McGregor) incaricato di rivedere da cima a fondo la sua autobiografia. Lo scrittore va a sostituire il precedente ghost writer che è morto cadendo da un traghetto in circostanze misteriose. In breve tempo lo scrittore comprende di essersi accollato un’impresa scottante e non solo sul piano letterario. Lang viene infatti accusato di avere, nel corso del suo mandato, consentito la tortura di prigionieri sospettati di terrorismo e di avere inconfessati legami con la Cia. Un thriller con risvolti spionistici che si rifà al grande Hitchcock, mettendo in scena ombre politiche che inchiodano alle sue responsabilità la recente politica estera inglese. Ne risulta uno sguardo cinematografico di genere molto interessante, quasi documentaristico.

Departures di Yojiro Takita (9 aprile) Con: Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano. Genere: Drammatico Dopo lo scioglimento dell’orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d’origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e s’imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l’agenzia e scopre che i viaggi dell’inserzione non sono vacanze ma dipartite nel mondo dell’aldilà. Titubante all’inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l’identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino lo sorprenderà, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l’allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto. Il rito della deposizione - la cura del nokanshi - è una tradizione giapponese, un modo prezioso per dare l’estremo saluto alla persona deceduta: la pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione sono le ultime simboliche carezze fatte alla persona cara, prima di lasciarla andar via per sempre. Vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, racconta una storia delicata che riflette sulla morte con coraggio e consapevolezza.


In viaggio con BT 45

Tour Sicilia la redazione

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a Sicilia, una terra meravigliosa posta al centro del Mediterraneo, crocevia di genti e culture, lungo la sua storia millenaria. Dalla Sicilia sono passati i greci nell’antichità, poi i romani, i bizantini, gli arabi, i normanni, i francesi, gli spagnoli. E tutti hanno lasciato le loro tracce nel paesaggio, nell’arte, nella cultura, nella lingua: uno scrigno di ricchezza culturale e umana che si presenta in tutto il suo splendore ad infiniti approfondimenti e sguardi. Così, è possibile vedere, nello stesso pomeriggio templi greci, ville romane, chiese barocche e palazzi neoclassici: uno sfoggio di elementi ricchi di interesse che ha pochi eguali nel mondo. Visitare la Sicilia oggi, con i suoi monumenti, le sue testimonianze, ma anche il mare, la terra, lo spettacolo dell’Etna, significa compiere un viaggio unico attraverso la storia e la cultura di una regione che possiede un patrimonio enorme da offrire. E non solo per gli occhi, ma anche per gli altri sensi: i sapori e i profumi della cucina e dei prodotti della terra danno sensazioni altrettanto intense dei mosaici di Piazza Armerina, piuttosto che dei templi di Agrigento.La Sicilia è una terra da vivere in tutte le sue espressioni, capace di toccare l’anima, anche per la cordialità della sua gente, pronta ad offrire un’umanità fatta di tradizioni e folklore con un profondo senso dell’ospitalità, che fanno da degno corollario all’esperienza di una delle più ricche ed interessanti regioni italiane.

TOUR SICILIA 2010 Sabato 29.5.2010 – Lugano-Civitavecchia-Palermo Ritrovo al mattino e partenza per Civitavecchia. Alle 18.00, imbarco sui traghetti e partenza per Palermo. Cena a bordo.

Venerdì 4.6.2010 – Catania-Messina-Cefalù-Palermo-Imbarco Partenza per Messina, visita libera di Piazza Duomo e dintorni. Pranzo a Capo D’Orlando. Visita a Santo Stefano di Calestra. Visita guidata di Cefalù e ritorno a Palermo, sistemazione sul traghetto, partenza alle 19.00.

Domenica 30.5.2010 – Palermo & Monreale Sbarco alle 8.00, visita guidata della città: Palazzo dei Normanni, Cappella Palatina, chiesa di S. Giovanni degli Eremiti.

Sabato 5.6.2010 – Civitavecchia-Lugano Sbarco alle 8.00 e partenza (sosta lungo il tragitto per il pranzo). Arrivo a Lugano in serata.

Lunedì 31.5.2010 – Palermo-Segesta-Erice-Selinunte-Agrigento Visita guidata a Segesta (Tempio Solitario, ingresso facoltativo). Visita guidata ad Erice, pranzo e visita a Selinunte con la zona archeologica. Proseguimento per Agrigento. Martedì 1.6.2010 – Agrigento-Piazza Armerina-Catania Partenza per la Valle dei Templi. Visita guidata del sito archeologico e spostamento a Piazza Armerina, pranzo e visita libera alla Villa Romana del Casale. Arrivo in serata a Catania. Mercoledì 2.6.2010 – Catania-Siracusa-Catania Partenza per Siracusa. Visita guidata del sito archeologico. Pranzo, trasferimento a Catania, visita guidata alla città. Giovedì 3.6.2010 – Catania-Etna-Taormina-Catania Partenza per l’Etna, passeggiata con arrivo a 1800 m. Rientro per pranzo e partenza per Taormina, visita guidata al teatro antico. In serata cena e spettacolo folkloristico.

PREZZO DEL TOUR SICILIA 2010 (per persona) In camera doppia CHF 1’800.Supplemento camera singola per tutto il tour A R CHF 250.Supplemento cabina singola in nave A R CHF 150.La quota include: trasferte in bus «granturismo» cabine di prima classe con servizi: Civitavecchia - Palermo / Palermo - Civitavecchia sistemazione in hotel 4 stelle (in camere doppie) pensione completa dal pranzo del 30.5 al pranzo del 4.6 bevande (tutti i pasti: 1/4 vino + ½ minerale) La quota non include: Mance, extra personali, ingressi di ogni genere (se non menzionati) e tutto ciò che non è indicato alla voce precedente.

A. T. T. SA Al Pian 5 - CH-6593 Cadenazzo M +41 79 424 96 16 - T +41 91 858 19 00 renato.bernasconi@att-sa.ch - www.att-sa.ch


46 Saranno famosi

Scacco matto ticinese Intervista a Gabriele Botta, neocampione cantonale assoluto di scacchi di Michele Castiglioni

Gli scacchi: un gioco antico e assolutamente affascinante, che evoca immediatamente immagini di persone silenziose ed estremamente intelligenti che “lottano” metaforicamente su un piccolo quadrato, affidando la forza dei propri complessi ragionamenti a delle pedine che diventano il simbolo stesso di uno scontro fra cervelli fuori dal comune.

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’immaginario collettivo vede, generalmente, gli scacchisti come grandi giocatori lontani dalle cose terrene, “persi” - come gli scienziati e gli artisti, in un certo senso - nell’approfondimento assoluto della loro arte, ricercando la perfezione della mossa e della partita. Ma gli scacchi sono un’attività intellettualmente molto stimolante che raggruppa persone di ogni tipo attorno alle scacchiere e, tra questi, anche molti giovani, che trovano in questo complesso gioco un vero e proprio canale per indirizzare la propria intelligenza e capacità di ragionamento. Buongiorno Ticino ha incontrato il nuovo campione Ticinese assoluto, laureatosi tale lo scorso 9 febbraio, in occasione dei campionati cantonali, il giovanissimo (ha 18 anni) Gabriele Botta: Buongiorno Ticino: Innanzitutto complimenti per la recente conquista del titolo ticinese, che stavolta è quello individuale assoluto, non juniores! Come ti senti come nuovo campione ticinese? Gabriele Botta: Naturalmente sono felice perché era un po’ che ci provavo - due anni fa ci sono andato molto vicino, arrivando secondo all’ultima partita - e quest’anno ho finalmente vinto in finale, contro Vladimiro Paleologu. Devo dire che c’è stato anche un pizzico di fortuna, poiché il campione in carica ha avuto uno “scivolone” al secondo turno, uscendo subito dal torneo. La finale è stata bella perché sono partito che al mio avversario bastava mezzo punto per vincere e sono riuscito a… non farglielo prendere! BT: E ora, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, quelli che vedi a portata di mano e, invece, i tuoi sogni? GB: Sicuramente, il mio prossimo obiettivo è raggiungere i 2300 punti Elo (sistema di calcolo del punteggio in graduatoria dei giocatori di scacchi, secondo regole internazionali), che mi permetterebbero di diventare Maestro FIDE (Fédération Internationale des Échecs), che è il primo grado importante assegnato dal tuo punteggio (complesso di punti guadagnati nelle varie partite, secondo coefficienti prestabiliti che variano a seconda dell’età e dell’esperienza). Attualmente ho 2277 punti secondo la Federazione Svizzera e 2253 secondo quella FIDE, quindi questo obiettivo è anche relativamente vicino. Poi, i passi successivi saranno il titolo di Maestro Internazionale (2400 punti) e poi il Grande Maestro (2500 punti).

BT: Come funziona una federazione di scacchi ? Come avvengono i tornei a livello locale, nazionale internazionale? GB: Per i campionati ticinesi non occorre avere un grande background scacchistico, possono partecipare anche i dilettanti. Stessa cosa vale per i campionati svizzeri, con la differenza che se ti presenti con un punteggio più basso di 1870, puoi partecipare solo ai tornei “inferiori”, mentre se il tuo punteggio è superiore, puoi partecipare ai tornei internazionali che valgono per il campionato svizzero. Nella Federazione ci sono poi i quadri della nazionale, i quali, se caso, ti possono chiamare per far parte della nazionale (Gabriele è stato chiamato ai campi di allenamento quando aveva 16 anni e ne fa parte effettiva dai 18, ndr). Le selezioni iniziano con gli “under 12”, per passare poi ad 14, 16, e così via. Poi, quelli bravi vengono mandati a fare gli europei e i migliori, i mondiali. BT: Come è nata questa passione per gli scacchi? È partita da te o qualcuno te l’ha trasmessa? GB: Tutto nasce da mio zio, che mi ha regalato una bella scacchiera in legno massiccio quando avevo 12 anni. Da li è partito tutto: l’anno dopo, grazie a studio, approfondimenti, impegno e letture specifiche, ero già campione ticinese under 14, poi ho vinto per i successivi quattro anni (questo sarebbe stato il quinto ma si è imposto direttamente nell’individuale assoluto, ndr). Poi devo ringraziare il signor Rolando Caretti che mi ha invitato a partecipare a delle sue lezioni migliorando il mio gioco. Lo stesso, poi è avvenuto con un maestro internazionale, Daniel Contin. Ma oltre ai maestri, ho imparato molto anche con i libri e studiando le partite su internet.


47 BT: Con tutto l’impegno e il tempo che richiede questa tua passione, non ti resterà molto tempo… come riesci ad organizzarti con la scuola, gli amici, la famiglia? GB: Devo dire che il tempo riesco ad organizzarlo molto bene e, in effetti, passo decisamente più tempo con la mia ragazza che a giocare a scacchi! (Ride) Mediamente, oltre alla partita in trasferta e alle lezioni che do, gioco tre o quattro ore alla settimana. Ovviamente quando non c’è un torneo in vista. BT: Come avviene la preparazione e l’allenamento di un giocatore di scacchi? C’è un programma che devi seguire? GB: Ad ogni turno di un torneo escono subito gli appaiamenti del turno successivo, così puoi cominciare subito a studiare il tuo avversario e le sue tecniche, cercando poi di formulare a tua volta una tattica che possa sorprenderlo. Questo studio può essere molto approfondito, grazie a software specifici per le analisi di partite e consultando appositi database nei quali vengono catalogate partite, tecniche, aperture (la modalità con la quale un giocatore inizia la partita, ndr), tattiche.

GB: Per partire con il piede giusto occorrerebbe anzitutto imparare le regole giuste e corrette, facendosele spiegare da chi conosce bene la materia. Dopodiché leggere dei buoni libri sugli scacchi. Io consiglio, per esempio, “La mia carriera scacchistica” di José Raúl Capablanca, un libro che mi ha molto aiutato. Ma non è certo l’unico. Poi, è molto importante andarsi a studiare le partite più vecchie, partendo da quelle ottocentesche e risalendo progressivamente verso i nostri giorni: questo permette di comprendere l’effettiva evoluzione che ha avuto questo gioco. Infine, consiglio di guardare quante più possibili partite online. BT: Un’ultima domanda: con chi vorresti fare una partita a scacchi almeno una volta nella vita e con chi vorresti confrontarti tra i grandi scacchisti di oggi e di ieri? GB: Vorrei riuscire a finire una partita con la mia ragazza, con tutte le volte che ho provato a spiegarle le regole! (Ride) A parte gli scherzi, mi piacerebbe potermi misurare con il già citato Magnus Carlsen. Chissà, forse un giorno…

Mantenendosi aggiornati su quanto fanno i grandi giocatori, tenendo d’occhio le loro novità teoriche e le nuove soluzioni che inventano di partita in partita, si può poi provare ad impiegarle nel nostro contesto. BT: Che importanza hanno, quindi, lo studio degli altri giocatori e soprattutto delle partite più famose? GB: Prima di tutto sviluppano la tua creatività di giocatore, ispirandoti ad inventare soluzioni e strategie e ti permettono veramente di confrontarti per conoscere quello che è il tuo livello. Ti mostrano come, negli scacchi, sia possibile prevedere il futuro. E poi, come detto, i grandi sono quelli che creano e modificano le torie scacchistiche giocando con soluzioni e strategie inedite. BT: Hai un giocatore in particolare al quale ti ispiri nel tuo stile di gioco, o che ammiri particolarmente? GB: Uno stile in particolare, direi di no. Piuttosto, per quanto riguarda i giocatori, nutro una grande ammirazione per l’attuale Grande Maestro Magnus Carlsen (diventato Tale nel 2004, all’età di 13 anni, il terzo più giovane giocatore ad aver raggiunto questo titolo, attualmente è il n°1 al mondo, ndr). Tra i grandi, invece, uno che mi piace molto è Alexandre Alekhine (scacchista russo della prima metà del ‘900, Gran Maestro e uno dei più grandi campioni del mondo di scacchi, ndr). BT: Qual è il momento che ricordi più volentieri e quale meno nella tua carriera di giovane scacchista? GB: Il migliore è sicuramente il titolo che ho vinto il mese scorso. Quello più spiacevole, invece, è forse quello legato alla partita di spareggio contro Lucas Muheim, nel 2008: alla fine della partita mi sono reso conto di aver giocato veramente male. BT: Il mondo degli scacchi rimane un po’ nascosto alla gente che non lo pratica: come è possibile muovere i primi passi, che consigli daresti a chi si vuole cimentare in questa difficile disciplina?

numero 7


48 Giochi intelligenti

Small World Un mondo di (a)nemici di Stefan Lehmann

Le civiltà vanno e vengono. Immaginate di controllarle, di poter far nascere dal nulla intere nazioni e, quando vi siete stancati, di indurne il tramonto. E se incontrate dei concorrenti? Aiutateli, ovviamente con la forza, a lasciarvi questo mondo. Eh sì, perché il mondo è tremendamente piccolo, con poche risorse e un sacco di persone desiderose di rubare i vostri beni: il mondo non è certo pieno di amici, ma solo di nemici… benvenuti in Small World.

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mall World, l’accattivante gioco da tavolo, ideato da Philippe Keyaerts, è un ottimo esempio di un mix riuscito tra un sistema di gioco funzionante e un pizzico di ironia, liberamente ispirata a quella meravigliosa ironiafantasy dell’indiscusso maestro del genere Terry Pratchett (l’autore dei romanzi sul Mondo Disco per intendersi). Non solo per questo, ma anche, Small World è certamente un piccolo gioiello nel firmamento delle novità del settore, giustamente premiato come “Game of the Year 2010” dall’illustre “Games 100”, una classifica stilata ogni anno all’interno del Games Magazin, oltre che vincitore pure del primo premio francese Jeux sur un Plateau d’or 2009.

Come si gioca? Ogni giocatore inizia la partita selezionando una tra le moltissime combinazioni di un popolo con un’abilità speciale ottenute casualmente all’inizio del gioco. Ogni combinazione, infatti, viene definita da due elementi rappresentati da altrettanti segnalini, il primo rappresentante il popolo, mentre il secondo associa un’abilità speciale, normalmente utile ai fini del gioco (in totale le combinazioni sono 340, un elemento che garantisce l’unicità di praticamente ogni partita). I giocatori si alternano sulla plancia da gioco, muovendo i propri segnalini e cercando di espandersi nei territori presenti sulla mappa. Le mappe, ben quattro e già incluse nella scatola base, sono specifiche e vengono utilizzate a seconda del numero di giocatori (da 2 a 5). L’espansione e la cattura dei territori avversari si svolge senza il lancio dei dadi. Per determinare la riuscita della conquista si confrontano i segnalini dell’attaccante con quelli del difensore, applicando dei modificatori legati alle razze in gioco e alle particolarità del territorio. numero 7

ti conviene sperare in un 6!


49 Qualora i segnalini dell’attaccante si dimostrassero sufficienti si potrà conquistare il territorio, altrimenti il movimento verrà valutato irrealizzabile e si potrà scegliere un’alternativa. I segnalini eliminati sul territorio vengono ridati al proprietario, fatta eccezione per uno che viene scartato definitivamente. Questo elemento del gioco, a prima vista molto semplice e banale, ha invece due aspetti molto positivi. Da un lato rende l’atto della conquista pianificabile, privandolo della frustrazione (propria o avversa) per la fortuna ai dadi. Il clima di gioco non può che trarne giovamento, visto che si tratta di un gioco per famiglie. Dall’altro lato evidenzia la lenta e inesorabile rarefazione del proprio popolo, l’unica vera risorsa da investire nel gioco. Alla fine di ogni turno ogni giocatore ottiene un numero di punti legato all’estensione del suo popolo, un valore che talvolta viene aumentato dalle abilità speciali. L’aspetto affascinante del gioco si presenta proprio ora. Alla lunga, con la progressione della propria espansione, ci si troverà confrontati con il problema di non avere più segnalini per espandersi oltre, mentre diventerà sempre più difficile difendersi dagli attacchi avversi. E qui vi viene offerta un’opportunità intrigante: decidere di mandare in declino la propria nazione. Questo permette al giocatore di selezionare una nuova civiltà con relativa abilità, mentre i superstiti del proprio popolo rimangono sul tabellone, ormai inattivi e lasciati al proprio destino. La finezza del gioco risiede proprio nell’abilità di espandere e contrarre le proprie razza al momento giusto. Il gioco termina dopo un numero prestabilito di turni e il vincitore è colui che ha raccolto più punti durante l’arco della partita.

Una novità, ma solo a metà L’idea di far progredire un popolo per poi deciderne il declino non è completamente nuova. Il grande classico “Britannia” (prima edizione del 1986) proponeva già, seppure in chiave strettamente storica, un meccanismo analogo. Ogni giocatore conduce nel gioco una scelta ragionata e alternata di popoli che hanno storicamente invaso/deciso le sorti delle isole britanniche (dai romani fino alla conquista normanna). In questo caso il giocatore veniva indotto a un comportamento storicamente corretto da vari fattori, un elemento che rende il gioco meno libero, ma affascinante nella sua dimensione storica, soprattutto per gli appassionati. Philippe Keyaerts, l’ideatore di Small World, ha ripreso quest’idea di fondo nel suo gioco da tavolo “Vinci”, edito nel 1999 e che è possibile giocare online su www.ludagora.net/vinci, stavolta ambientato però in Europa (il riferimento è però solo geografico). In questa versione sviluppa il concetto che i vari popoli possiedono delle caratteristiche, diciamo pure delle abilità speciali, tutte scelte a caso. Il tutto, per quanto presentato su uno sfondo realistico è però già idealizzato e nessun popolo storico è

effettivamente nominato; anche la scelta del momento del declino è solo ancora una scelta di gioco e non una “realtà storica” come in “Britannia”. “Small World” riprende ampie parti del regolamento di “Vinci”, ma vi aggiunge un tocco più personale, da un lato con l’ironia intrinseca nelle sue illustrazioni che permea ogni aspetto (complimenti all’artista Miguel Coimbra), dall’altro smussando i piccoli difetti legati al game-play. Infatti, determinate combinazioni di popolo e abilità possibili all’interno di “Vinci” sono nettamente superiori ad altre, un fattore che non viene bilanciato e che può falsare il gioco. In “Small World” le combinazioni più forti sono frenate da un numero massimo di segnalini, inferiore rispetto ad altri popoli.

Nota conclusiva “Small World”, edito in lingua inglese, tedesca e francese (e con una buona traduzione italiana sul sito dell’editore) si presenta in una scatola di ragguardevoli dimensioni. Nel complesso è un prodotto di ottima qualità, in particolare i suoi componenti e fornisce molto spazio per riordinare i numerosi segnalini. Il gioco, in virtù della sue caratteristiche e delle combinazioni, assicura un divertimento continuo nel tempo, con sfide tutte uniche e con un grande senso del divertimento, lasciando ampio spazio anche a scontri fra generazioni (genitori e figli) per nulla scontati. Per gli appassionati sono peraltro uscite anche delle espansioni che approfondiscono da un lato il gioco introducendo alcune nuove opzioni (The Leaders of Small World), mentre dall’altro aumentano il numero di popoli e di combinazioni possibili (Cursed; The Grand Dames of Small World), rendendo pressoché impossibile il ripetersi anche di una sola combinazione di popoli e abilità speciali. Le espansioni non sono però in nessun modo indispensabili per il gioco di base. Il tutto si propone anche con un regolamento ben spiegato, agile e ricco di illustrazioni e, non da ultimo, con un prezzo alla portata di tutti. Non mi resta che augurare: buon gioco!

Scheda riassuntiva Titolo originale: Small World Autore: Philippe Keyaerts Artista: Miguel Coimbra Anno: 2009 Numero di giocatori: da 2 a 5 giocatori Età consigliata: 8+ anni Durata media: 40-80 minuti Casa editrice: Days of Wonder Lingue prodotte: inglese, tedesco e francese (traduzione italiana sul sito ufficiale) Espansioni: Cursed; The Grand Dames of Small World; The Leaders of Small World Fortuna: Difficoltà: Intensità:

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Strategia: Qualità:

[Tutte le immagini sono Copyright © 2002-2010 Days of Wonder Inc]

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50 Test psicologico

Sapete rilassarvi veramente? Armatevi di penna e mettetevi in gioco insieme a noi di Michele Castiglioni

Qual’è il momento migliore della giornata? Perché talvolta lavoriamo come pazzi con in mente soltanto il momento di andare in vacanza? Quand’è che finalmente i pensieri quotidiani sembrano perdersi in lontananza, lasciandoci lo spazio finalmente per pensare alle cose più intime? La risposta è sempre la stessa: quando ci rilassiamo per recuperare le energie sembra che tutto acquisti un senso. Il lavoro, gli impegni, la routine sarebbero insopportabili, spesso, se non potessimo godere dei momenti nei quali dedicarci a noi stessi. Ma siete davvero capaci di trovare del tempo per voi e le vostre passioni? Oppure lasciate sempre la porta aperta al «rumore del mondo»? 1 Tornate a casa dopo una giornata pesante al lavoro. Siete stanchi e sentite che dovete ricaricare un po’ le vostre batterie: non è solo sonno quello di cui avete bisogno, ma di relax per corpo e mente. Quindi: A Cena sul divano e televisione: mi rilasso, spengo la mente e lascio scorrere le immagini. Qualche notizia dal mondo mi farà pensare ai problemi degli altri, invece che ai miei. B Cena veloce e una bella navigata: due chiacchiere in chat, Facebook e un qualche gioco online sono un toccasana! C Bagno caldo e poi a letto. Cellulare vicino, non si sa mai… D Spengo tutto e vado a correre. E quando torno, cenetta e un buon libro: il silenzio favorisce il rilassamento totale! 2 La vostra settimana di vacanza sta per finire e avviene un imprevisto: il maltempo non consente il vostro volo di rientro. Purtroppo dovrete rimandare il ritorno a casa, cosa che farà saltare diversi impegni già presi: A Beh, da queste parti le tempeste improvvise non sono inusuali. Certo che è una seccatura… B Speriamo che almeno la connessione internet funzioni... C Tragedia! Adesso chissà quanto ci vorrà per riorganizzare, era tutto concordato al minuto, come faranno senza di me? Magari parte un aereo per un’altra località dalla quale potrei, facendo un giro più lungo, arrivare in tempo a… D La mia coscienza non me l’avrebbe permesso, ma… vorrà dire che mi toccherà godermi questo prolungamento della vacanza!

3 Dopo giorni di impegni vari che ve l’hanno impedito, riuscite finalmente ad andare al cinema a vedere il film che aspettavate da tempo: A Spero non ci siano imprevisti dell’ultimo momento…ma tanto il film è appena arrivato, caso mai farò un’altra sera. B Spero che ci sia il secondo spettacolo: potrebbero arrivare ancora telefonate, fino alle 11.00…E comunque il cellulare resta acceso! C Ah, già il cinema! Ero immerso nel lavoro, me ne ero dimenticato… e sono già in ritardo! Devo andare! D Finalmente! Mi sono anche preso il pomeriggio per rivedermi gli episodi precedenti, così me lo godo di più! 4 Dopo lunghi corteggiamenti, siete riusciti finalmente a fissare un appuntamento a cena con quella persona che vi intriga tanto. È un’occasione che aspettavate da tempo: A Sono riuscito a liberarmi la serata, per fortuna: speriamo non ci siano imprevisti dell’ultima ora… B In ogni caso, il cellulare lo tengo acceso: con il nuovo progetto in corso, dovrò sicuramente dare qualche altro suggerimento. C Beh, cena…io ho parlato di aperitivo, perché ho giusto un’oretta prima di dover andare a vedere quel cliente. Se poi c’è intesa, ci si rivede al più presto…dovrei avere un paio d’ore settimana prossima! D Sarà tutto perfetto: il ristorantino giusto, cinema, passeggiata…e nient’altro che lui/lei in mente!


Voi siete le vostre relazioni. Espansivi e instancabili, non pensate neanche alla quiete perché semplicemente non ne avete bisogno. Tutto è connesso, tutto può essere più veloce, più comodo, più recente. Per voi la rete wireless andrebbe estesa anche alla cima del Monte Bianco (caso mai voleste andarci); se non fosse brutto per i clienti, una brandina per dormire in ufficio ve la mettereste e il nuovo aggiornamento del software operativo vi fa scendere una lacrimuccia di commozione. Ma breve, che c’è da fare. Eppure, qualche momento dove rallentate e smettete di pensare dovete trovarlo. E tanto più stressante è la vostra vita, tanto più profondo dovrà essere il rilassamento, per controbatterla. Prima o poi.

Sapete quando è il momento di mollare un po’ perché state «consumando le energie di riserva» e questo vuol dire che siete consapevoli di voi stessi e delle vostre necessità, oltre ad essere ben coscienti che con il proprio stato psico-fisico non si scherza. Però tendete a mantenere comunque un minimo contatto con i vostri doveri e le vostre responsabilità: forse, ogni tanto, potreste provare a lasciarvi andare del tutto e restare davvero nel silenzio per un pochino. Scoprireste quanto può essere rigenerante.

Maggioranza di risposte C: INSONNI

Profili: Maggioranza di risposte A: CONSAPEVOLI

Maggioranza di risposte B: COMPROMESSI Tendete a non prolungare mai eccessivamente i momenti di distacco dagli impegni e dai pensieri. Siete persone estremamente responsabili e decidete anticipatamente quanti e quali spazi liberi vi potete concedere e lo fate in maniera coscenziosa ed efficiente. Il tempo libero e il rilassarsi sono uno degli «appuntamenti» che riempiono le vostre giornate. Il fatto è che perché la tranquillità ed il relax siano veramente utili, devono farvi respirare l’aria della libertà. Altrimenti restano come animali nei recinti: possono correre, ma solamente in tondo…

Maggioranza di risposte D: ISTINTIVI Sapete bene che non si può vivere senza lavorare, come sapete bene che le responsabilità sono necessarie e giuste. Non vi manca certo la coscienza professionale o la capacità di restare concentrati e perseguire i vostri obiettivi. Ma, ad un certo punto, sentite il bisogno di staccare tutto e di dedicarvi a voi stessi, per un po’. Sapete d’istinto quando è il momento di «rimettervi sotto carica» e sapete sfruttare a fondo i momenti di calma. L’unico problema è che quando si sta bene si fa presto ad andare lunghi…

A Vabbé, dai, il paesaggio da guardare, due telefonate, un po’ di chiacchiere con i vicini e il viaggio passa in fretta… B Ne approfitto per lavorare un po’ con il portatile, do una rifinita alla documentazione. E poi resto raggiungibile comunque. C Allora, posto su treno veloce che ci mette meno, posto con collegamento internet per poter seguire le mie cose in tempo reale, cellulare in modalità «rovente» e… speriamo di non perdere tempo nelle due fermate! D Fantastico: cellulare silenzioso, libri e riviste a volontà, mp3 player …e diventa una piccola vacanza! 5 Dovete recarvi in un’altra città e vi aspettano alcune ore di viaggio in treno:

A Mi prendo una casetta in affitto in campagna. Non troppo distante, ma ben isolata dalla quotidianità! B Solito posto al mare/montagna, in albergo superaccessoriato con connessione wireless in ogni stanza, così per qualsiasi cosa resto raggiungibile senza problemi a qualsiasi ora. C Resto a casa, così posso dedicarmi con calma a portare avanti i progetti che normalmente non ho tempo per seguire. D Viaggio in posti nuovi e meravigliosi. Ma soprattutto lontani e senza linee telefoniche! 6 Avete davanti a voi la prospettiva di due settimane di vacanza tutte per voi. Sarà un’ottima occasione per recuperare le energie. Come decidete di passarle?

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52 Inventa riciclando

Il calcetto a palette Costruiamo usando materiali di scarto di Nonno Carlo

Costruisci un gioco spettacolare! ...batti e ribatti d’altri tempi, riproposto in chiave ecologica, organizza con amici, mamma e papà, nonni... Appassionate e divertenti gare!... arbitro compreso.

R

ecupera una cassetta di cartone (doppio spessore) utilizzata per la frutta, trasformala in un campo di calcetto: colora di rosso il fondo e le pareti azzurre.

Ritaglia da un’altra scatola quattro rettangoli (cm12,5 x10) (serviranno per tirare la pallina), appendili con le mollette sui bastoncini tondi che attraversano la cassetta, quindi fissali con un pochino di colla al legnetto superiore. Ora infila nel bordo del calcetto lo stecchino con le palline segnapunti e decoralo a tuo piacimento.

Cosa occorre: una cassetta di cartone della frutta doppio spessore, ritagli di un’altra scatola,bastoncini da 12 mm (appendi palette), e da 3 mm per le palline segnapunti, colori ad acqua, palline di legno (già forate), colla vinilica, palline da ping-pong, mollette di legno, nastro adesivo colorato, ritagli sottopiatti.

Attrezzi: taglierino, pennello, righello.

“INVENTA RICICLANDO” CON NONNO CARLO!

I

n collaborazione con la rivista Buongiorno Ticino è ora possibile organizzare nella scuola elementare e in quella dell’infanzia un laboratorio di attività creativa (doposcuola), partecipando all’iniziativa “inventa riciclando”. Se crediate che questa occasione potrebbe fare al caso vostro, mandateci un e-mail ed organizzeremo il tutto. Nonno Carlo e Buongiorno Ticino vi aspettano!

redazione@buongiornoticino.ch

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1 Dipingi la cassetta della frutta con i colori ad acqua

2 Incolla due mollette di legno su ogni rettangolo di

possibilmente vivaci.

cartone, le adopererai come palette per tirare la pallina.

3 dopo aver incollato una striscia di cartone che servirĂ  da

4 Attacca con il nastro biadesivo, nella parte inferiore

5 Fai passare nei fori contrapposti i due bastoncini

6 Aggancia le palette al bastoncino, tieni aperte le

rotondi e fissali con la colla.

mollette e bloccale con un pochino di colla al legnetto di sostegno.

7 La paletta è pronta a colpire la pallina, la potrai

8 Con il nastro adesivo colorato completa il calcetto

presa per le dita, dipingi la paletta con i colori della tua squadra del cuore.

muovere avanti indietro, destra e sinistra.

della paletta un ritaglio di plastica,(proteggerĂ  il cartoncino dai colpi della pallina).

rifinendo il bordo superiore della cassetta, quindi infila lo stecchino con le palline segnapunti nel bordo.

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54 Bestiale

Il Bovaro Bernese Il gigante buono di Michele Castiglioni

Il Bovaro del Bernese non era solo l’abile guardiano della mandria al pascolo negli alpeggi della regione di Berna, ma anche il custode della fattoria, dei suoi abitanti e il docile lavoratore al traino del carretto per il trasporto del latte dalla stalla al luogo in cui veniva prodotto il formaggio. Non è mai stato un cane “specializzato”, ma piuttosto un utilissimo e simpatico tuttofare, al fianco dei contadini che apprezzavano - e apprezzano tutt’oggi – la sua versatilità, che gli ha permesso di “scendere” dagli alpeggi e di divenire, pur con le limitazioni dovute al pelo folto e lungo, un ottimo cane cittadino.


55 Storia Già 4000 anni fa esisteva in Svizzera un cane di piccola taglia denominato “cane delle torbiere”. Ma è solo duemila anni dopo, quando le legioni romane varcarono le Alpi con il loro seguito di molossi (discendenti diretti del Molosso del Tibet) adibiti ad azioni di guerra, alla difesa dell’accampamento ed alla protezione del bestiame che seguiva le legioni come fonte di sostentamento che, dall’incrocio con i cani già presenti sul territorio elvetico potrebbe aver visto le sue origini un cane della taglia del molosso e dal pelo più lungo (in modo da meglio adattarsi al clima montano). Da queste unioni nacquero, probabilmente, i progenitori dei cani che nei secoli saranno ausiliari dei contadini della regione. Queste sarebbero le origini ad oggi accettate del Bovaro Bernese (anche se, per dover di cronaca, va detto che durante scavi avvenuti negli anni ‘20 in un villaggio lacustre presso Zurigo, sono stati ritrovati resti ossei risalenti dai 1000 ai 600 anni prima di Cristo, le cui misurazioni hanno dato risultati molto simili alle proporzioni fisiche dell’attuale Bovaro). L’origine del Bovaro Bernese come lo conosciamo noi si situa, dunque, nelle Prealpi Bernesi e nelle campagne centrali della regione di Berna, dove è stato allevato come cane da guardia, da traino e da pastore. Il suo nome originario “Dürrbächler” proviene dal nome della località di Dürrbach, presso Riggisberg, nel Canton Berna, dove questo bovaro tricolore a pelo lungo era particolarmente diffuso. Negli anni tra il 1902 e il 1907, alcuni di questi cani cominciarono ad essere esposti a delle mostre cinofile e così, nel 1907, alcuni allevatori della regione di Burgdorf decisero di iniziare insieme l’allevamento della razza in purezza. Nel 1910, sempre a Burgdorf, in una mostra, erano presenti già ben 107 esemplari. Da quel momento in poi, il cane assunse il nome di “Bovaro del Bernese” e conquistò ben presto molti amici in tutta la Svizzera e nella vicina Germania. Oggi il Bovaro del Bernese, grazie alla bellezza del suo mantello tricolore ed alla sua capacità di adattamento, è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo come cane da famiglia.

Aspetto È un cane di taglia medio-grande, robusto ed agile, con arti vigorosi e fattezze ben proporzionate. La testa e il collo sono robusti, in armonia con la figura, non troppo massicci. Il muso è altrettanto robusto, di media lunghezza; la canna nasale diritta, il naso è nero. Le labbra sono ben aderenti e nere. Mostra una dentatura completa e robusta, mentre gli occhi sono generalmente marrone scuro, a forma di mandorla. Le orecchie sono di media grandezza, con l’attaccatura alta, di forma triangolare, leggermente arrotondate in basso. Il dorso e il torace sono larghi e forti, con il petto ben pronunciato. La coda è ben fornita di pelo, lunga almeno fino ai garretti. Il Bovaro Bernese è caratterizzato dal tipico pelo tricolore, lungo e brillante, liscio o leggermente ondulato. Il colore di fondo è nero intenso, con focature marrone-rossiccio intense sulle guance, sopra gli occhi, sulle quattro zampe e sul petto. Il pelo bianco forma disegni sulla testa, con la macchia che verso il naso si allarga formando sui due lati la mascherina e sul petto, con la zona bianca ininterrotta e abbastanza larga a partire dalla gola.

Carattere Il Bovaro Bernese è un buono di natura, al punto di lasciarsi fare di tutto: per questo si tratta di un cane molto adatto al contatto con i bambini è un ottimo compagno per l’intera famiglia. Basti pensare, ad esempio, come, allo scopo di fare divertire i più piccoli e per fargli rivivere le antiche tradizioni, viene ancora oggi messo dall’uomo al traino del famoso carrello del lattaio, come era normale prima dell’avvento dei mezzi di trasporto moderni. È un cane decisamente socievole, ma non eccessivamente curioso, non si allontana mai troppo dalle figure familiari. D’altra parte possiede per indole una buona capacità di vigilanza e di possessività, associata ad una discreta dose di coraggio, che gli permettono di essere sempre attento e sul chi vive, pur non diventando mai nè pericoloso nè rissoso. Avere un Bovaro Bernese vuol dire vivere un’esperienza molto intensa: è un amico paziente e affettuoso, sempre disponibile senza essere invadente. E soprattutto sempre molto allegro. Il Bovaro del Bernese, nonostante la sua mole, sa essere un cane istintivamente educato, intelligente e rapido nell’apprendere ed adattarsi alle abitudini del padrone nonché ai comandi essenziali per un giusto comportamento sia pubblico che in casa. Ha bisogno di abbondante spazio ma, anche se non è la situazione ideale, può stare pure in un appartamento (con una grande dedizione e disponibilità di tempo da parte del padrone). Il suo carattere tranquillo e gentile con i bambini, poi, fa si che, come già accennato, il Bovaro del Bernese sia un compagno di giochi ideale: la sua pazienza e capacità di sopportazione nei confronti della vivacità dei bambini è quasi leggendaria. Diventa quindi facilmente una perfetta “baby sitter” a quattro zampe che arriva a suscitare tenerezza per le mille “attenzioni” che riceve dai bambini senza fare obiezioni. [continua a pagina 56] numero 7


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Animali cercano casa NikitA Incrocio pastore tedesco femmina di quasi 1 anno, già vaccinata e sverminata. Nikita è molto energica e adora passeggiare in compagnia.Necessita della scuola e diun bel giardino dove correre. Ha già il microchip.

GerArdo Incrocio maschio castrato di 4 mesi e 1/2, già vaccinato e sverminato. Gerardo ama farsi coccolare e adora giocare, necessiterà della scuola. Cerca una casa con giardino. Ha già il microchip.

CheyeNNe Femmina, Malinois, nata il 11.07.2009, cerca una nuova casa con persone esperte.

Società Protezione Animali distretti di Locarno e Vallemaggia www.spalv.ch LACky Incrocio, pelo corto, maschio, nero, petto bianco, nato 01.03.2005, cresciuto in una famiglia con bambini, affettuoso e coccolone, ma naturalmente bisogna avere sempre molto rispetto. Gli piace giocare.

numero 7

Maschio o femmina non fa differenza per quelle che sono le caratteristiche principali della razza. Come per tutti i cani il maschio è più indipendente mentre la femmina manifesta una maggiore devozione nei confronti del padrone. Comunque una cosa è sicura: il Bovaro del Bernese è un cane straordinario anche dal punto di vista caratteriale, oltre che fisico.

Cure

Società Protezione Animali di Bellinzona www.spab.ch

LuCy Gatta Europea di quasi 3 anni, sterilizzata, testata e vaccinata. Lucy è tanto affettuosa, le piace molto giocare e curiosare. Cerca una casa con giardino e un padrone affettuoso.

[continua da pagina 55]

È un cane forte e resistente, che, però necessita di esercizio fisico per mantenere la salute di cuore e polmoni e il tono muscolare. A causa del suo carattere mite, tranquillo e spesso pigro il Bovaro del Bernese non fa abbastanza esercizio se non viene stimolato a correre e giocare. Un Bovaro del Bernese adulto dovrebbe fare una passeggiata mattutina e una serale di almeno un chilometro e mezzo. Per un cucciolo sono invece preferibili passeggiate più corte e più lente più volte al giorno (utili anche per l’addestramento). Il lungo e folto mantello del Bovaro Bernese richiede cure regolari, non solo per avere un bell’aspetto, ma anche (e soprattutto) per la salute della pelle e per l’individuazione e la rimozione di spighe e residui vegetali, zecche ed altri pericolosi invasori. Alla toelettatura vanno dedicati 10-15 minuti al giorno a giorni alterni, oppure mezz’ora due volte a settimana.

deXA Femmina, incrocio Beauceron, nata nel 2002, abituata con bambini, abituata con altri cani, carattere buono, cerca una nuova casa dove essere accudita con tanto amore. XeNA Femmina, pastore tedesco, nata il 02.06.2003, carattere buono, abituata con bambini, abituata con altri cani, molto sensibile, cerca una nuova casa dove essere accudita con tanto amore.

Scheda Nome: Bovaro Bernese Origine: Svizzera Taglia: medio-grande Altezza: 60-70 cm al garrese Peso: 40-55 kg Mantello: tricolore nero-marrone-bianco Carattere: buono, fedele, tenace Curiosità: viene tradizionalmente utilizzato per tirare il caratteristico carretto per il trasporto del latte.


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58 Gastronomia

A cena con BT Costolette di maiale filanti con patate gratinate e cavolo brasato di Sebastiano Torino

Ingredienti per 4 persone: 4 costolette di maiale, 4 fette prosciutto cotto, 2 mozzarelle, 1 dl di marsala, farina, olio di semi, sale, pepe, noce moscata 12 patate medie, 10 gr. di burro, 1 Lt di brodo vegetale, del pan grattato e del formaggio grana grattugiato 1 cavolo cinese, 2 mele Gala, 1 cipolla, 1 cucchiaio di zucchero, 1 birra chiara (33 cl), 1 cl olio d’oliva, 1|2 Lt brodo vegetale

Preparazione: Salare e pepare le costolette, infarinarle e rosolarle da ambo le parti in olio caldo, bagnare con il marsala. Porre sulle costolette la fetta di prosciutto cotto e 2 fettine di mozzarella. spolverare con un pò di noce moscata e coprire finché la mozzarella diventa filante. Ricordatevi di servire in un piatto temperato e BUON APPETITO DA SEBA!

Dessert: Ananas marinato al té nero Ingredienti x 4 persone: 1 bel ananas maturo, 2 cucchiaini zucchero di canna, 1|2 limone, 2 dl di té nero

Procedimento: Tagliare l’ananas a fettine non troppo grandi. A parte fare la marinata con té nero tiepido, succo di limone e lo zucchero di canna. marinare per circa 30 minuti l’ananas e guarnire con frutta a piacimento (esempio: fragole, kiwi, ecc.)

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Pelare e tagliare le patate a fettine cercando di tenerle più unite possibile, porle in una pirofila da forno leggermente imburrata, unirvi il brodo caldo e spolverare con grana e pan grattato. Infornarle e cuocere per circa 30 minuti a 180° C. Tagliare a listarelle il cavolo, le mele a cubetti e la cipolla a julienne. rosolare la cipolla con le mele nell’olio, aggiungere lo zucchero e il cavolo cinese. Bagnare con la birra, il brodo e far cuocere per circa 20 minuti coperto a fuoco medio.


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La ricetta vegetariana Insalata di asparagi e porri & insalata di avocado e mela di Vanessa

Ingredienti per 2 persone: 8 asparagi, 1 grosso porro, 1 cipolla scalogno, olio d’oliva, sale e pepe

Preparazione: Lavare il porro, togliere la parte scura del gambo e ridurre a rondelle. Lavare gli asparagi, tagliare la parte secca inferiore e togliere le punte; sbucciarli con un pela patate e tagliarli a julienne. Rosolare in padella con olio lo scalogno affettato fine e cuocervi il porro, gli asparagi e le punte per 8 minuti circa, lasciando croccanti le verdure. Aggiungere sale e pepe.

Ingredienti per 2 persone: 1 avocado, 1 piccola mela, 1 manciata, di germogli freschi, 1 cucchiaio di semi misti (girasole, lino, sesamo..), succo di limone, olio d’oliva, sale e pepe

Preparazione: Sbucciare la mela, privarla di torsolo e buccia e tagliarla a fette spesse. Sbucciare l’avocado, togliere il nocciolo ed affettarlo. Irrorare le fette con succo di limone per impedire l’ossidazione. Disporre su un piatto alternando a girandola l’avocado e la mela. Guarnire con germogli, semi, olio sale e pepe.

Con l’arrivo della primavera, i prodotti freschi dell’orto sono vari, colorati ed appetitosi; approfittiamone per fare piccoli pasti leggeri e ricchi di sali minerali e vitamine

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60 ReteTre

“The Zoot’s Circus” on air! Una serata al circo di Paola Ortelli

Ogni giovedì sera, pochi minuti prima delle 20.00, lo studio di RETE TRE assume sembianze trash, trasformandosi nella tana di Zoot Radio. Si abbandonano preoccupazioni, serietà o difficoltà: è il momento di sfogarsi! Dalle 20.00 alle 23.00 Zoot Radio regala ai suoi ascoltatori indimenticabili momenti di demenzialità allo stato puro, senza censura - o quasi.

C

omplice il fatto che la settimana sta per finire e che il giovedì è l’alba del weekend, quei buontemponi di Christian Testoni e Fabrizio Casati con i loro beffardi scagnozzi danno il via ad una serie di stravaganti gag. Difficile resistere, dopo una dura giornata trascorsa in ufficio. Come non farsi coinvolgere da questo uragano di “stüpidera” che scoppia, trascinando via ogni pensiero della giornata passata? Ragazzi, io ci sono stata e ve lo racconto: seduta su uno sgabello girevole davanti ad un microfono direzionale, cuffie in testa, bottoncino rosso e via, “on air”! Saltiamo in macchina e raggiungiamo il ristorante, dove ci attendono non una, ma una intera tavolata di celebrità della scena radiofonica ticinese, tra cui il mitico Christian Testoni, il leggendario Mystic Barrito, il memorabile Medioman del GF 2, Fabrizio Casati, il bellissimo Mattia Da Dalt e il noto fotografo della movida luganese, Umberto.

Mancano pochi minuti alle 20.00. In sala c’è il grandissimo Dj Monnezza che sta per terminare la sua session, aspettiamo fuori mentre fra una battuta e l’altra Davide scatta qualche foto prima che Medioman con il fotografo Umberto ci salutino per andare a fare i “disturbatori” ad un evento teatrale a Lugano. Ecco, ci siamo, è l’ora di Zoot Radio. Ciascuno seduto al proprio posto, Christian dal suo trono e gli altri tre schierati in faccia (purtroppo per motivi diversi una parte della troupe era assente). In totale naturalezza sta per iniziare la trasmissione quando Christian si gira verso di noi chiedendo: “Chi parla di voi due? Sarebbe forse meglio sentire una voce femminile..” “…??!?”. In un istante mi ritrovo anch’ io seduta davanti al Testoni e qualcuno di fianco a me preme quel bottoncino rosso con la scritta “on air”! Si apre il sipario dello “Zoot’s circus”!

Non facciamo nemmeno in tempo a sederci che già siamo piegati in due dalle risate! Le battute, lontano dai microfoni scaturiscono senza fine. Ma questi sanno essere seri ogni tanto? Breve e divertentissima presentazione di Christian, una pizza al volo e via, verso gli studi.

Con Christian Testoni e Fabrizio Casati, incredibili domatori di un delirio senza scaletta, Angelo Reggi che ci tiene informato sulla cronaca delle partite di Hockey di quella sera, Mattia Da Dalt che ci canta i suoi assurdi slogan, Mystic Barrito che vorrebbe tanto intervenire ma non gli viene concesso.

All’entrata, ci accoglie un simpaticissimo e affascinante concierge dall’aria familiare che mi fa venire un’improvvisa voglia di martini…! Prendo un caffè nel locale pausa degli studi radiofonici di RETE TRE in compagnia dei miei nuovi amici, poi ci dirigiamo finalmente verso il nostro studio, lo studio azzurro.

Dalle foto scattate dal mio improbabile cavaliere ringrazio la magia della radio che non permetterà alle folle di vedere la mia faccia tutta rossa per l’emozione della diretta; in altre invece, da reporter, col microfono da intervista in mano, sono veramente troppo cool!

I primi 5 che manderanno una e-mail all’indirizzo: giochi@rsi.ch, lasciando le loro generalità, riceveranno in omaggio 1 cd di “mi parlano a me”!


Curiosità 61

La velocità della luce, quale costante fisica, viene generalmente indicata con la lettera C. Questa deriva dal latino celeritas, velocità. A partire dal 1° ottobre del 1983, è stato deciso dalla comunità scientifica che la velocità della luce debba essere utilizzata per determinare con la massima precisione altre costanti fisiche, come la la lunghezza del metro.

Michael Denell Hamilton, trentrenne di Ann Arbor, in Michigan, è stato arrestato in circostanze piuttosto cusiose: ha chiamato lui stesso la polizia quando la padrona di casa gli ha “rapito” il pesce rosso perché le condizioni di riscaldamento in cui Hamilton teneva la casa potevano mettere in pericolo la vita dell’animale. All’arrivo della polizia, Hamilton, sulla cui testa pendevano cinque denunce per le quali non si era mai presentato in tribunale è stato, naturalmente, condotto in prigione.

Per la prossima eclissi totale di sole visibile dalla Svizzera, dovremo aspettare fino al mattino del 3 settembre 2081. La prossima sull’Europa, invece, avrà luogo il 12 agosto del 2026, con la sua zona di maggior visibilità in prossimità dell’Islanda, mentre sarà visibile al tramonto nel Nord della Spagna.

Il Cerchio di Goseck è una struttura neolitica situata presso Goseck, in Germania. Considerata il più antico osservatorio solare attualmente conosciuta in Europa, secondo gli studiosi risalirebbe a circa 7000 anni A.C. Le ricerche sul sito hanno messo in evidenza il fatto che in Europa, durante il neolitico e l’età del bronzo, l’osservazione del cielo fosse molto più evoluta di quanto pensavano gli studiosi.

Esiste una specie di ragno vegetariano ed è l’unica a non tessere la sua tela per intrappolare altri insetti e nutrirsene. Si chiama “Bagheera Kiplingi” e la sua unica fonte di cibo è una materia rossastra, ricca di proteine, che si trova sulle foglie di acacia. In pratica, il ragno “ruba” alle formiche-guardiano che abitano l’albero le loro riserve di cibo, imitandone il movimento per ingannarle. Vive in Messico meridionale e Costa Rica ed è anche l’unica specie nella quale è il maschio a prendersi cura delle uova e delle larve.

Allan Hills 84001 è uno dei più celebri meteoriti caduti sulla terra, recuperato nel 1984 in Antartide. Si tratta di uno dei più antichi frammenti provenienti dal sistema solare primordiale, essendo stato datato a circa 4,5 miliardi di anni fa. Viene ritenuta probabile una sua origine Marziana. Questo meteorite è anche al centro di una discussione circa l’apparente presenza di batteri fossili al suo interno, diatriba tutt’oggi aperta.

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62 Oroscopo

Ariete 21 Marzo - 20 Aprile di Federica Farini

L

’Ariete simboleggia la primavera, il Sole che sconfigge il buio inverno attraverso la virilità di Marte. L’Ariete è un segno passionale, impetuoso e impaziente. Sincero fino alla brutalità, non per cattiveria bensì solo a causa della sua incontenibilità. Nelle relazioni sfoggia onestà quasi infantile, ingenua, che lo caccia spesso in situazioni imbarazzanti. Molti malintesi nati con un Ariete sono dovuti alla sua impazienza. Resta facilmente vittima di incidenti poiché è troppo precipitoso. È competitivo e sicuro di sé tanto da apparire temerario, quando in realtà semplicemente avventandosi non ha soppesato tutti i pro e contro di una situazione. È ostinato e focoso: si arrabbia facilmente anche per sciocchezze. All’Ariete può capitare di scivolare ma, come l’araba fenice, è sempre in grado di ricominciare, peculiarità che lo rende uno dei segni destinati a superare brillantemente le difficoltà della vita e a crearsi costantemente numerose possibilità di riuscita. Risponde con la violenza alla violenza, come un infaticabile lottatore ha sempre bisogno di un nemico o un ostacolo da superare per essere stimolato. La sua tendenza all’aggressività spesso nasconde un’insicurezza interiore. La sua combattività è un’arma per difendersi dal mondo esterno: gli è più congeniale attaccare che difendersi. L’Ariete ha un’indole nervosa, non sa stare fermo sia fisicamente che mentalmente. A causa dell’intensa attività deve curare l’alimentazione perché è incline a consumare più energia rispetto agli altri individui. È portato per le gare, lo sport all’aria aperta e i viaggi avventurosi. L’Ariete è leale e generoso: difenderebbe a spada tratta tutti, come un moschettiere, anche chi spesso non lo merita. La sua natura spericolata lo porta a speculazioni e al vizio del gioco. Ha un’influenza travolgente, spensierata, priva di timore e timidezza. È un segno originale, pieno di iniziativa, ma preferisce cambiare traguardi anzichè portarli a termine. È un leader nato, ama dirigere la situazione. È portato per attività indipendenti e commerciali, dove non servono troppa diplomazia e compromessi. In amore è un seduttore nato, espansivo, coccolone, spesso geloso in maniera ingiustificata. Ama un partner deciso che sappia tenergli testa, che lo aduli e lo stimoli sempre. È un genitore dinamico e divertente anche se a volte duro. Segno: di fuoco, cardinale Giorno della settimana: martedì (giorno di Marte) Pietre portafortuna: rubino, corallo rosso, granata Colori: rosso Fiori: agrifoglio, papavero, tulipano

Numero: 1 Metalli: ferro Parte anatomica: testa e muscoli Essenze: sandalo, garofano, lavanda, mirra Animali: lupo e gallo Tarocchi: l’Imperatore

Personaggi famosi nati sotto il segno dell’Ariete: Johann Sebastian Bach, Marlon Brando, Elton John, Arturo Toscanini, Vincent Van Gogh, Carlo Magno, Leonardo da Vinci, Lucrezia Borgia, Patty Pravo, Quentin Tarantino, Sarah Jessica Parker


ARIETE

21 marzo - 20 aprile

Ai simpatici caproni celesti le stelle di aprile organizzano un viaggio dai sapori tropicali: mango e papaya dalla colazione al dopocena. Zucchero uguale energia per festeggiare il compleanno! Auguri, Arieti! Inebriati di vivacità scalpiterete allo stato brado nelle vostre vecchie e nuove sedi lavorative. E i riconoscimenti si faranno attendere il tempo di preparare un caffè. Malloppi di denaro in entrata dopo la lunga sosta in attesa con il numerino in mano. Non siate brontoloni a vanvera! Passione color rosso acceso: dalla Cina con furore! Mamma Luna positiva vi irradia. Chevoletedipiùdallavita. Parola d’ordine: a buon cavaliere non manca lancia. Suggerimenti: scampagnate per prati in fiore. Portafortuna: fazzoletto in tessuto.

CANCRO

22 giugno - 22 luglio

Le chele stellari seguiranno in aprile il luccichio di una stella cometa. La luce buona delle stelle! Da metà aprile le seduttrici Luna e Venere rinfrescheranno l’amore. Benedetta primavera. Fino a fine mese anche maggiordomo Mercurio vi aiuta in economia domestica e non. Occasioni di lavoro gustose come saltimbocca alla romana. Se è da tempo che attendete il nulla osta per sprint di carriera, la dogana si spalancherà con tappeti rossi. Le chele single, che hanno già lungamente speso il loro tempo in corteggiamenti, prepareranno al loro amore un contratto da firmare: relazione a tempo determinato, indeterminato o collaborazione occasionale? Parola d’ordine: o dentro o fuori! Suggerimenti: corso di cucina creativa. Portafortuna: slip azzurri.

BILANCIA

23 settembre - 23 ottobre

Le eleganti bilance delle stelle appariranno in aprile un po’ dubbiose: mumble, mumble, mumble. Ma anche no, da fine mese in poi, quando i dubbi svaniranno come gli avanzi dal vostro frigorifero. Non scervellatevi dopo aver firmato un nuovo contratto o iniziato un novello lavoro. La frittata è fatta e ha pure un buon sapore. Se un expartner è tornato alla ribalta ricordate che a volte la minestra riscaldata fa venire un bel mal di pancia, ma spesso è anche più saporita del giorno prima. Via libera a pianificazioni amorose, senza tentennamenti: Luna e Marte in duetto vi daranno una marcia in più! Parola d’ordine: via libera. Suggerimenti: corso di pilates. Portafortuna: bracciale in plastica color fluo.

CAPRICORNO

22 dicembre - 20 gennaio

Caprini stellari, la volta celeste di aprile vi vedrà risvegliarvi come orsi bruni dopo il letargo. Bentornata primavera! Stiracchiatevi e godetevi i primi raggi di sole. Via libera alle perlustrazioni di pinete e boschi ricchi di sorprese! I personal trainers Venere e Mercurio vi rimetteranno in pista, sciolti come ballerini di hip-hop! In amore pulizie di primavera per le caprette accoppiate in pianta stabile, lidi in avvistamento per i singles. Proposte lavorative appetitose come una coppa di gelato a quattro gusti. Parola d’ordine: chi cerca trova. Suggerimenti: la ruota della fortuna non è sempre una. Portafortuna: ciondolo in legno.

TORO

21 aprile - 20 maggio

Ai solidi buoi celesti il firmamento di aprile regala una pace da pascià: le affettuose nonne Luna e Venere, magnanime e coccolone, vi riempiono le tasche di laute paghette extra e vi cucinano saporiti manicaretti per la gioia del vostro goloso palato. Anche nonno Mercurio vi destinerà una fetta di patrimonio. E il cruciverba torna! Se avete in ballo cambi di residenza o affari dei quali vorreste toccare con mano la certa solidità, sappiate che il vostro cielo è sempre più blu. Meno male! Dal ventuno il sole entra nel vostro segno: salute e forma da fare invidia a una pop-star! In amore impennate di monogamia e stabilità decorate con panna. Parola d’ordine: se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là. Suggerimenti: gelato alla fragola. Portafortuna: moneta da due euro.

LEONE

23 luglio - 22 agosto

I felini delle stelle si troveranno a proprio agio sotto la volta celeste di aprile, come in un negozio in liquidazione totale. Arraffo arraffo. Raggi di sole e di amore faranno capolino baldanzosi e vi spianeranno la strada verso il solleone estivo. Allegria. Avete trascurato il povero partner? Le stelle del mese riportano in attivo il bilancio d’amore. Cercate soluzioni o accordi di lavoro come cani da tartufo? Non perdete tempo a fiutare in ogni dove, mettetevi a cuccia ad aspettare fine mese che vi porterà una ciotola di pappa (denaro e firme di contratti). Gli inghippi organizzativi di ogni genere sono agli sgoccioli. Parola d’ordine: e se domani. Suggerimenti: libro giallo. Portafortuna: spilla fantasia.

SCORPIONE

23 ottobre - 22 novembre

In aprile i pungiglioni stellari saranno per l’appunto punzecchiosi. Ahia. La colpa è delle stelle del mese, indispettite e scaramucciose. Nientedigrave. La miglior ricetta da seguire è l’attesa, senza meditazioni di vendetta piacevoli come un piatto di pasta scotta. Sorridete alla vita con un bel brindisi, alla faccia dei pianeti opposti. E il ciel si rasserena. Scendete a compromessi nel lavoro, servirà a indovinare la rotta del vento in poppa. Fa pure rima! Parola d’ordine: come l’araba fenice. Suggerimenti: corso alla scoperta della filosofia. Portafortuna: orchidea dai mille colori.

ACQUARIO

21 gennaio - 19 febbraio

Alle fontane celesti il cielo di aprile regalerà un favore, simile a una mazzetta di soldi al profumo di tangente. Niente paura, nessuna corruzione: è solo un premio produzione che vi giungerà da socio-Mercurio, favorevole alla vostra preziosa collaborazione da api operaie. Approfittate del firmamento di aprile anche per comprendere l’affidabilità dei vostri colleghi o soci in affari. In amore le stelle suggeriscono di rimanere seduti e buoni sul vostro bel sofà: se siete fontane single o acque accoppiate poco importa, i litigiosi Venere e Marte potranno accendere discussioni con la vostra metà come cerini di una scatola di fiammiferi: da dolce potrebbe diventare amara come lo sciroppo per la tosse. Parola d’ordine: tre civette sul comò! Suggerimenti: affogato al caffè. Portafortuna: braccialetto di corda.

GEMELLI

21 maggio - 21 giugno

Ai bambinelli stellati aprile regala felicità, proprio come un bicchiere di vino con un panino. Fine dei malintesi e dei mal di testa che hanno accompagnato i mesi invernali. Marte paladino vi regalerà chiarimenti. Uscirete dal guscio come curiosi paguri zampettanti. Guadagni in impennata se siete pupi in proprio. Amore gustoso come un bel tacchino ripieno e note rosa per le coppie stabili. Attenzione alle sovrapposizioni di prede: se siete indecisi, non mangiatevi tutte le caramelle ma temporeggiate. Parola d’ordine: quando il gatto non c’è, voi ballate! Suggerimenti: film commedia-romantica. Portafortuna: burro cacao al gusto di frutta.

VERGINE

23 agosto - 22 settembre

Le signorine stellate si sentiranno in aprile un po’ oscillanti: montagne russe? Altalena esagitata? La colpa è degli influssi celesti del mese, che vi daranno l’impressione di essere volubili come bandiere al vento. Sarà rescue-remedy Mercurio a riportarvi mens sana in corpore sano. E a fine mese sarà ordine-Marte a calmare le insolenti folate di aria riportando tranquillità nelle situazioni pratiche e di lavoro. Comepiaceavoi. Attenzione a Venere che farà l’offesa a fine mese e vi solleticherà fastidiosamente con discussioni e imprudenze verso il partner. Parola d’ordine: a ciascuno il suo. Suggerimenti: come meglio credi. Portafortuna: foulard.

SAGITTARIO

22 novembre - 21 dicembre

Il firmamento di aprile regala ai fauni celesti una pista da corsa libera da ostacoli. A tutta velocità! Attenzione nel lavoro a non scapicollarvi in maniera esagerata. Frenate le galoppate a tutta birra e domate la vostra impulsività. Prendofiatounattimo. Positivi e inaspettati guizzi geniali vi regaleranno ottime idee e nuovi spunti. Prendetela con calma: stakanovisti avventati no grazie. In amore voto otto nella materia “pianificazione vita di coppia”. Suggeriti anche viaggi in compagnia della vostra metà. Basta essere in due come il punto e la virgola. Se siete arcieri single o freschi di coppia non siate irragionevoli: no a Furia cavallo del west. Parola d’ordine: calma e gesso. Suggerimenti: corsa sul tapis-roulant. Portafortuna: un giglio.

PESCI

20 febbraio - 20 marzo

In aprile i sognanti pesci stellati vedranno l’aprirsi di nuove porte: scorrevoli come quelle dell’hotel? Rotanti come quelle in aeroporto? A soffietto come quelle della vostra cucina? Come volete! Se quando si chiude una porta spesso si apre un portone, nel vostro caso si tratterà quasi sempre di porte già semi-spalancate! Evviva l’abbondanza e crepi l’avarizia. Pullulìo di nuove prospettive lavorative come uno sciame di moscerini in estate, tra una poppata e l’altra di mamma Venere (che vi nutrirà pinguemente). Saturno sarà opposto, ma blando, fastidioso come una semi decrepita mosca tze-tze. Parola d’ordine: vamos a la playa. Suggerimenti: latte parzialmente scremato. Portafortuna: portachiavi con fiocco.


64 Giochi

Differenze Scopri le otto differenze fra le due vignette.

Le soluzioni dei giochi saranno visibili a partire dal giorno 20 del mese corrente sul nostro sito:

www.buongiornoticino.ch Crucipuzzle

L’OCCHIO

annebbiare aperto assonnato basso ceruleo cornea divorare loquace nero

palpebre pesto pupilla retina sanato sbarrato torvo vitreo

Soluzione:


65 Cruciverba Orizzontali: 1. Crocevia, bivio 10. In centro a… Parigi 13. Modello, mito 14. Pari in volume 15. Comune ticinese situato in media Leventina 16. Nome di donna 17. Buffa esclamazione che espime risentimento 19. La prima nota 20. Passo tra il Ticino e i Grigioni 22. Nome dell’attore Pacino 23. Schianto, scontro inglese 24. Avvenimento 26. Fisico, scienziato e matematico tedesco, premio Nobel per la fisica 27. Quadrupedi cocciuti 28. Sovrano 29. Buono 32. Acceso 34. Che ha lo stesso nome 36. Invitato 39. Arrivati dopo i primi otto! 40. Antenato 42. Fanciullo… nel nostro dialetto 43. Direttore tecnico 44. Materiale sintetico (y=i) 45. Pari in mollica 46. Li indossiamo 51. Finale di teorie 52. Dal 21 marzo al 21 giugo, in francia 54. Internet Protocol 55. Disordine, confusione 56. Strato, velo 57. Non qui! 59. Contrario di “rich” 60. Emittente televisiva statunitense di notizie 24 ore su 24 61. Immaginario 62. Strumenti a fiato della famiglia dei legni

Verticali: 2. Mammifero dei perissodattili dotato di uno o due corni 3. Componimento lirico 4. Mastice 5. Miraggi 6. Allenatore inglese… 7. Celebre detective londinese 8. Articolo determinativo maschile 9. Uniforme 10. Automa androide 11. Certificazione di qualità 12. Il nome del nostro amato Fumettista 18. Canto, lode 21. Nonni progenitori 25. Mammifero semi-acquatico 26. Iniziali dell’alfabeto 27. Cognome dell’autore di “Io non ho paura” 30. Trappola, esca 31. In molti cognomi tedeschi 32. Opere pubbliche 33. Sulle schiene il 1° di aprile! 35. Porta in finlandese 37. Incidente, infortunio 38. Fiori d’ aprile 41. Montagna greca 43. Il nome del nostro Art director… senza pari! 47. Attività fisica 48. Tremona, Rovio e Salorino 49. Due per i romani 50. Dispari in tana 53. Nome della nostra segretaria…per gli amici! 57. 33 giri 58. Confini di Indemini 59. Fiume italiano numero 7


66 Sociale

ATRA Diamo voce ai senza voce L’ATRA si batte per i diritti degli animali e contro ogni forma di sfruttamento! L’ATRA (Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione) è stata fondata a Lugano nel 1978 da Milly Schär-Manzoli. In oltre 30 anni di attività abbiamo combattuto diverse battaglie contro la vivisezione, i traffici degli animali da laboratorio e i farmaci dannosi; abbiamo denunciato ricercatori e laboratori in Svizzera e all’estero e salvato tanti animali da un destino crudele. Abbiamo organizzato e partecipato a manifestazioni nazionali ed internazionali, abbiamo fatto centinaia di stand informativi, conferenze e dibattiti; lanciato petizioni e referendum per far cessare molti esperimenti in Svizzera (CHUV Losanna, Istituto di Anatomia di Friburgo, Inselspital di Berna) ottenendo alcuni importanti successi.

Volete sostenerci? Il nostro impegno può essere sostenuto in tanti modi diversi: Sottoscrivete un abbonamento al nostro trimestrale Orizzonti, con soli CHF 20.all’anno contribuirete alla diffusione della cultura antivivisezionista/ animalista; oppure acquistate i nostri libri e gadget. Contattateci per partecipare attivamente a manifestazioni, stand informativi, organizzare conferenze nelle scuole o altrove e per distribuire Orizzonti, volantini e altro materiale informativo. Potete dare la vostra disponibilità ad un’adozione (a distanza o diretta) di animali salvati dalla vivisezione o da altri casi di maltrattamento.

Max Molteni, Presidente ATRA, in compagnia di uno dei tanti animali di cui ci occupiamo

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’ATRA, inoltre, è da sempre impegnata anche su altri fronti, oltre alla vivisezione: contro le pellicce, per la diffusione dell’alimentazione vegetariana, contro la corrida e le feste crudeli, la caccia, gli zoo, i circhi con animali. Siamo in prima linea ovunque vengano violati i diritti dei nostri amici a 4 zampe. Negli ultimi anni abbiamo portato avanti anche alcuni progetti concreti di aiuto agli animali anche fuori dalla Svizzera: abbiamo ad esempio collaborato con il Governo indiano per diffondere le metodologie di ricerca alternative nelle Università locali; aperto un rifugio a Cernavoda per aiutare i cani scampati al massacro dei randagi in Romania, finanziato progetti di riabilitazione di animali salvati da maltrattamenti, tra cui più di 5’000 dalla vivisezione. Oggi, dopo la scomparsa di Milly Schär-Manzoli nel dicembre 2001, il nostro movimento continua con l’energia di sempre, sotto la guida di Max Molteni: ci sono nuove forze e nuove strategie, ma non sono cambiati gli obiettivi e continueremo a lottare per l’abolizione totale della vivisezione e per garantire pari dignità a tutti gli esseri viventi.

Sostenere economicamente un progetto specifico, come ad esempio le nostre campagne per la diffusione dei metodiscientifici sostitutivi nella didattica o in altri campi della sperimentazione, la sterilizzazione dei gatti randagi o uno dei rifugi che aiutiamo.

Associazione ATRA

Via Capelli 28 6900 Lugano tel. 091/970 19 45 fax. 091/970 19 46 da lunedì a venerdì dalle 14.00 alle 17.00 infoatra@bluemail.ch www.atra.info CCP 69-1810-7 IBAN: CH85 0900 0000 6900 1810 7 BIC: POFICHBEXXX

La rubrica sociale di Buongiorno Ticino, nasce dal desiderio di dare risalto alle associazioni che operano nel territorio. Se desiderate questo spazio, scriveteci! redazione@buongiornoticino.ch

numero 7


L’energia, importante come il lavoro! Avete mai provato a pensare ad una vita senza energia? Senza l’energia, per esempio, che permette alle nostre industrie di produrre, impiegare personale e creare benessere? L’energia, il nostro mestiere!

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