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COPIA IO OMAGG

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UN LECCE DA AMARE

PERIODICO DEL LECCE CLUB CENTRO DI COORDINAMENTO FONDATO NEL 1974 • GIUGNO 2016

IL BELLO DEL CALCIO TRA MEMORIA E SPERANZA

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SVANITO IL SOGNO DELLA PROMOZIONE, SI RIPARTE DA PADALINO E MELUSO

di MARIO DE LORENZIS *

iciamoci la verità: la Nazionale di Antonio Conte ci ha fatto un gran bel regalo. Sfido chiunque a negare di aver fremuto e gioito - come da tempo non accadeva - per la vittoria sul quotatissimo Belgio. E poi con la Svezia, poco importa se il gioco non è stato brillante come nel match d’esordio. E adesso? Vedremo. Se si considera che tutti ci davano perdenti, quel che verrà, sarà ben accetto. Intanto godiamoci l’entusiasmo che questo malridotto Paese sembra aver ritrovato intorno alla Nazionale. Una squadra operaia che fa del gruppo la sua forza e un commissario tecnico che, a ragione ci invita a “essere tutti azzurri”, a mostrare l’orgoglio italiano. Sarebbe bello farlo, e non solo nel calcio. Ma restiamo a noi e al piacere doppio di vedere quanto Lecce c’è a Casa Italia. Iniziando da Antonio Conte, amato e a lungo “odiato” (nell’accezione sportiva) dai leccesi, eppure un campione al quale va reso merito. Ed emozioni vere ci ha regalato Graziano Pellè, anche lui salentino Doc, senza dimenticare che sulla panchina azzurra c’è stato il “leccese” Cesare Prandelli e che presto siederà un’altra nostra vecchia conoscenza, il volpone Giampiero Ventura. È il bello del calcio, tra memoria e speranza. Non c’è progetto per il futuro, infatti, senza il ricordo del passato: dobbiamo tenerlo bene a mente quando guardiamo ai programmi per la prossima stagione. Il calcio leccese, è bene sottolinearlo, vive un momento delicatissimo. Svanito il sogno della promozione in serie B e dei facili entusiasmi, è ora di fare sul serio. Di decidere se è davvero finito il tempo dei commissariamenti e dei padri padrone e se il Salento è pronto a sostenere istituzioni, imprenditori, battete un colpo, se ci siete! - il glorioso Lecce che merita platee ben più importanti della Lega Pro. Il Lecce Club torna a fare sentire la sua voce, forte e chiara, come sempre. E “Il Giallorosso” diventa luogo di analisi, confronto e critica, talvolta anche aspra e dolorosa, ma sempre ispirata dall’idea di contribuire a costruire una realtà importante nel calcio italiano. E allora, forza Azzurri e coraggio Lecce. Noi ci siamo. * Presidente Lecce Club Centro di Coordinamento

Il Lecce riparte dall’entusiasmo di mister Padalino e dalla determinazione del d.s. Meluso. “Umiltà e spirito di squadra. E subito la serie B”

Costruire il futuro. Insieme ALL’INTERNO SERVIZI DI UMBERTO VERRI E STEFANO MEO CON INTERVENTI DI TOTI CARPENTIERI E GIANLUIGI CARPENTIERI

UNA SOCIETÀ DI SALENTINI SENZA COMMISSARI NÉ PADRI PADRONE

DAI COMMISSARI ALLA NASCITA DELLA S.P.A. E L’ERA JURLANO

LE RAGIONI DELLA ROTTURA TRA LECCE CLUB E GRUPPO SEMERARO

IL NUOVO CORSO E L’APPELLO A TIFOSI E ISTITUZIONI DI STICCHI DAMIANI


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Lecce, orgoglio salentino L’UNIONE SPORTIVA CERCA UN ASSETTO SOLIDO MA NON “SVENDE” PERIODICO DEL LECCE CLUB

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E Sticchi Damiani chiede il sostegno di istituzioni e tifosi di STEFANO MEO

auro Meluso e Pasquale Padalino. Il Lecce riparte da questi due nomi per riaccendere la passione nei tifosi e centrare quell’obiettivo inseguito e sfiorato in quattro anni conditi da sonore delusioni. Direttore sportivo e allenatore hanno innalzato l’asticella dell’esperienza secondo le necessità emerse nell’arco della stagione ed anche il club si è puntellato col probabile arrivo Alessandro Onorato, vicepresidente di Moby, main sponsor giallorosso. Fumata grigia, invece, tendente al nero per Manuela Ferrari imprenditrice lombarda che dopo aver sottoscritto un preliminare che le avrebbe assicurato il 30% del pacchetto azionario ha rilanciato pretendendo il 51% cioè la maggioranza assoluta. L’accordo sarebbe già saltato per garantire la ‘salentinità’ del sodalizio giallorosso dopo il triennio Tesoro ma anche per la mancata collocazione dell’ex allenatore del Gallipoli Dario Bonetti etichettato da Sticchi Damiani: “Solo un consulente personale della signora Ferrari”. La stessa Ferrari in precedenza aveva tentato l’assalto alla presi-

Saverio Sticchi Damiani, a destra, con il nuovo diesse Mauro Meluso

denza del Livorno ricevendo un inequivocabile ‘No grazie’. Ma non basta: “Il Lecce ha bisogno di tutti e mi auguro che lo capiscano anche le istituzioni e ci diano il loro aiuto”. Questo l’SOS lanciato nei giorni scorsi da Saverio Sticchi Damiani, presidente onorario, ma di fatto unico rappresentate di una società in continuo divenire. Gli imprenditori locali non hanno raccolto,

il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, invece sì e ha replicato promettendo impegno nel cercare progetti europei di marketing territoriale che potrebbero concretizzarsi in un aiuto al calcio di casa nostra. Il grido di dolore lanciato negli anni passati da Franco Iurlano prima e Giovanni Semeraro poi è stato riproposto da Sticchi Damiani che ha raccolto il testimone

RIFORMA IN VISTA NELLA PROSSIMA STAGIONE

Play off Lega Pro Si cambia. Ancora

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di GIANLUIGI CARPENTIERI

alla prossima stagione, cambia ancora il regolamento dei Play Off della Lega Pro; e non certo in meglio, a nostro giudizio, considerando che ci troveremo di fronte a due fasi sequenziali complesse e a un considerevole allungamento dei tempi per sancire chi accederà in cadetteria dalla porta di servizio. Per non parlare poi della più che probabile confusione che si creerà: il tutto, in nome dello spettacolo e del business. Il format ideato dal neo-presidente Gravina, per dirla con un termine linguistico assai di moda, prevede infatti l’immediata promozione in serie B delle squadre vincitrici dei tre gironi (da 20 club ciascuno), come in realtà è accaduto fino alla scorsa stagione, ma è dopo che si registrano le sostanziali novità: le seconde classificate, insieme alla vincente della Coppa Italia di Lega Pro, saranno ammesse alla fase eliminatoria su base nazionale, completata da altre 12 squadre (4 per girone), venute fuori dagli scontri diretti delle formazioni classificatesi in ciascuno dei tre raggrup-

pamenti, dal terzo al decimo posto. E così, si arriva agli ottavi di finale, composti da sedici squadre. Le otto promosse ai quarti se la vedranno in una gara di andata e ritorno, mentre semifinale e finale si disputeranno in campo neutro individuato e scelto dalla stessa Lega Pro, in gara secca. Quindi, una sorta di mimesi dei Play Off della serie B, con le seconde e la vincente di Coppa Italia che saltano il turno preliminare, e del Final Eight del campionato Primavera, rammentando anche come negli anni Novanta la finale Play Off della C/1 e della C/2 si giocava in un’unica gara, proprio in campo neutro. Ma attenzione: non è tutto, in quanto si è portato il format (sempre lui…) della Lega Pro da 54 a 60 squadre, con ovvii e non certo immediati ripescaggi, da più parti sollecitati e, al tempo stesso, negati e suggeriti. Inoltre, udite, udite, con la riduzione del 50% della tassa d’iscrizione alla Lega Pro, che, in tal modo, passa da 500mila a 250mila euro. A chi interessa o giova davvero tutto ciò se non alle casse della Lega Pro?

ritrovandosi al cospetto dei problemi di sempre in un contesto economico locale abulico e privo di iniziative. Ma d’altronde, se Inter e Milan hanno seguito le orme di Marco Polo in Cina per trovare liquidità, il resto è conseguenza. “I campionati li vincono le società, non le squadre” è un vecchio proverbio che circola nel mondo del calcio ma spesso e volentieri ignorato dai tifosi e disatteso dai diretti interessati. Il traduttore simultaneo dice che un club professionale ed esperto ha ottime chances di centrare gli obiettivi sportivi perché traduce sul campo il proprio know-how calcistico. Juventus docet. E forse così può spiegarsi la quarta delusione stagionale dopo un buon filotto di risultati positivi mal gestiti dall’ex tecnico Braglia fino al delirio finale dei playoff ed a certe pretese - “Qualcuno dovrebbe ringraziare me” - esternate con livore al momento dei saluti. Bye bye. Delusione dal campo ma anche dallo stesso club che in qualche occasione ha anche peccato di grossolana inesperienza (Casertana-Lecce - ndr). Sull’altro piatto della bilancia bisogna però mettere la concreta possibilità di un fallimento societario dopo la gestione Tesoro cui ha posto rimedio la tenacia e la determina-

zione dello stesso Saverio Sticchi Damiani che ha costruito dal nulla una società ed ha portato comunque la squadra a disputare i playoff. Non è poco. Anzi è tantissimo in un profondo Sud che fino ad oggi ha sempre celebrato il calcio grazie a singoli exploit. E non si ricorda mai abbastanza l’impegno di Franco Iurlano prima e di Giovanni Semeraro poi. Oggi il futuro è fatto di tante promesse, qualche certezza e molte speranze. La strada è ancora lunga e difficile e pretende meno proclami e più concretezza, meno apparizioni televisive e più lavoro sotto traccia, meno post sui social, meno interviste fini a se stesse e più fatti considerato che l’unico obiettivo raggiunto fino ad oggi è un altro anno in Lega Pro, si spera l’ultimo. Fatto questo si potrà pensare ad allestire una squadra in grado di centrare l’obiettivo da protagonista evitando i playoff che dal prossimo anno, per un sistema perverso accettato senza remore da tutti i club Lecce compreso, sarà un campionato bis dagli esiti ancora più incerti. Le premesse ci sono tutte e si riparte dall’entusiasmo di Meluso prima e Pasquale Padalino dopo: “L’occasione della vita che aspettavo, nutrivo e alimentavo…”. Il futuro è già iniziato.


“NEL MIO LECCE UMILTÀ E SPIRITO DI SQUADRA”. INIZIA IL DOPO BRAGLIA

Entusiasmo Padalino

È

di UMBERTO VERRI

parso emozionato come un ragazzo al primo incontro con la donna sognata. Altra immagine non si è avuta di Pasquale Padalino, neo tecnico del Lecce, al momento del suo ingresso in sala-stampa per fare la conoscenza con i giornalisti leccesi. Quasi in trance e con il cuore in gola, Pasquale Padalino, 44 anni, nativo di Foggia, sposato e fino a qualche settimana addietro allenatore del Matera, si è dichiarato felicissimo di essere stato scelto per la panchina giallorossa come successore di Piero Braglia, ora accasatosi con l’Alessandria. Molto peso, in questo senso, ha avuto la conoscenza e la fiducia che il ds Meluso ha di Padalino, con il quale ha lavorato a Foggia ottenendo ottimi risultati. Fra il Lecce, Meluso e Padalino l’amore sarebbe sbocciato domenica scorsa in quel di Milano; il matrimonio, invece, è stato celebrato nel tardo pomeriggio di luned1 13 giugno nella sede sociale di piazza Mazzini, a Lecce. Padalino così torna a vestire la casacca giallorossa dopo la presenza come giocatore del Lecce in A nel lontano ‘93-’94. Quell’anno il Lecce retrocesse in B, ma Padalino fu uno dei migliori in campo. «Adesso », ha detto con molta sincerità il neo tecnico , «spero di poter far meglio di allora. E ciò vorrà significare il Lecce in serie B». Da Zeman a Ventura a Trapattoni: un mix di importanti esperienze tecnico-tattiche, utili a Padalino per costruirsi un suo modello di gioco . «Ho avuto», dichiara, «grandi allenatorimaestri, dai quali ho … rubato quelle idee che mi sono servite per essere Padalino. È risaputo che il mio modello di squadra si poggia sulla presenza di giovani ed anziani, vale a dire in una miscela di valori valida per ottenere buoni risultati. Nessun estremismo, però. Il mio modello tattico è poggiato su idee propositive ma logiche e razionali». Ciò che maggiormente premeva sottolineare a Pasquale Padalino era il fatto di essere venuto ad allenare il Lecce. «Un sogno che si avvera», ha precisato. «Lecce in qualsiasi categoria ha sempre avuto una posizione di vertice, figuriamoci in Lega Pro! Essere allenatore del Lecce, bisogna esserlo senza se e senza ma. Bisogna solo fare bene e cercare di otte-

Pasquale Padalino

nere sempre il massimo. Nessuna promessa clamorosa. Dico soltanto che il Lecce dovrà cercare di abbandonare la Lega Pro il più presto possibile». Sulla rosa che dovrà formare il nuovo Lecce, Padalino ha tenuto la bocca chiusa, affermando solo che « non vorrei un giorno rinfacciare ad un mio giocatore proclami e promesse non mantenute. Perciò, solo fatti e a tutti i livelli». Padalino ha firmato, come il diesse Meluso, un contratto biennale. E ciò ha un significato importante: quello cioè di dare continuità ad un progetto che, al massimo nell’arco di due anni, dovrà far raggiunger al Lecce il traguardo della serie B.

Sotto la crosta, i colori della passione DIPINGERE IL CALCIO

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di TOTI CARPENTIERI

er una deformazione professionale senz’altro ingiustificata, e fors’anche ingiustificabile, ci accade di pensar per quadri, anche scrivendo d’altro, fosse di cinema, di giardini o anche di pallone. Tra metafore e riferimenti, oltre che immagini palesi a cui sarebbe molto facile, collegare un cognome e un nome. Ovviamente, stiamo cercando di parlare della squadra del Lecce, di quella squadra che di recente ha replicato la sua sconfitta ai Play Off della Lega Pro, e che, in un passato non certo affondato nel tempo, praticava gli stadi gremiti della serie A, in un turbinio di maglie storiche e di miti del calcio internazionale. Ma fu il caos. Ovvero, come se d’improvviso, per opera di qualcuno, si fossero passate mani e mani del tutto casuali di colori (Action Painting alla Jackson Pollock, quindi?) su un bel quadro figurativo, ovvero del tutto leggibile, senza im-

plicazioni e riflessioni cerebrali; e poi, come per ritrovare un margine di serenità (quasi a riparare i danni fatti), si fosse aggiunta un’ulteriore doppia mano di bianco... cementite. Quasi a ritrovare la verginità perduta, e ritrovarsi dinanzi a un Piero Manzoni? E proprio da tale superficie monocroma riparte il nuovo Lecce, tra la doppia tentazione di rifare il quadro, e/o di cercare di far ritornare alla luce quanto avevamo archiviato nella nostra memoria, tra nostalgia e rimpianto. Impegnati in tale operazione, i pictor optimus hanno davanti a sé un compito non certo facile, anche se non impossibile. Basterebbe fare delle riflessioni, e mettersi di buona lena con spatole e solventi e far venir fuori quanto di visibile, comprensibile e piacevole del passato. E su quanto emerso, lavorare di pennello, colore e spatola, finanche. Fino alla costruzione di un nuovo dipinto che, messo in bella mostra, solleciterà la critica e il pubblico tutto. Colto o incolto che sia. Impara l’arte, quindi, e non metterla da parte.

GIUGNO 2016

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Meluso come Cataldo Vuole subito la B UN ALTRO CALABRESE IL NUOVO D.S.

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Mauro Meluso

n altro calabrese sulle orme del compianto Mimmo Cataldo. Si tratta di Mauro Meluso, 51 anni, nativo di Cosenza, sposato, padre di due figli e da appena una settimana nuovo direttore sportivo del Lecce. La società giallorossa, presieduta dall’ing. Tundo, ma rappresentata quasi sempre dal presidente onorario avv. Sticchi Damiani, ha scelto Meluso (fino a pochi giorni fa ds del Cosenza) perché ritenuto “un elemento di grande valore ed in grado di attuare un progetto utile per far conquistare al Lecce, nel più breve tempo possibile, la tanto sospirata serie B”. Meluso ha preso il posto di Stefano Trinchera, dimessosi circa un mese fa per accasarsi al Francavilla, neo promossa in C, suo vecchio “amore”: con lui come diesse la squadra brindisina ha conquistato due promozioni consecutive. Uomo di poche parole (ma si dice di buoni fatti) Mauro Meluso si è presentato alla stampa, facendo subito conoscere il suo carattere di direttore sportivo poco “incline a dare notizie”. «Ho , però, la determinazione giusta», ha puntualizzato Meluso, figlio dello storiografo Salvatore, scomparso tre anni fa, per far riprendere al Lecce quel brillante cammino avuto nel passato, purtroppo interrottosi malamente qualche anno fa. «Dire che sono onorato di essere stato preferito ad altri da parte della dirigenza giallorossa è dire davvero poco. Sono onorato ed emozionato, ma ho le idee chiare perché il Lecce possa tornare grande. Ed anche nel più breve tempo possibile. Questa leccese è una piazza molto importante, peraltro ben rappresentata da una società particolarmente valida e credibile». Poche parole. Ma dette con il cuore e con la volontà di rimettere le cose a posto. «Problemi non ne mancano, ma sappiamo come affrontarli e risolverli. A cominciare dalla composizione della rosa di prima squadra per continuare con tutto il resto. Ci sono alcune situazioni delicate che riguardano alcuni giocatori ed in particolare quelli che sono in scadenza di contratto. La sorte di Moscardelli? La sua, come quella di altri giocatori, sarà discussa attentamente e, alla fine, saranno adottate le soluzioni migliori». Dopo aver dichiarato di essere anche il responsabile unico del settore tecnico, compreso quello giovanile ora coordinato da Alberti, il neo diesse giallorosso ha dato notizia che per lo scouting si avvarrà del lavoro di un gruppo di collaboratori. Ovviamente, essendo legato contrattualmente fino al 30 giugno al Cosenza, il neo diesse giallorosso comincerà ad operare alla luce del sole, diciamo così, per conto del Lecce a partiire dal 1° luglio prossimo. Ancora, quindi, un paio di settimane di anonimato per Meluso. Ma c’è da credere - e c’è da giurare che sarà davvero così - che non se ne starà con la mani in mano. (Umberto Verri)


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Né commissari, né padri padrone

GIUGNO 2016

PERIODICO DEL LECCE CLUB

LA SCELTA CORAGGIOSA DI TUNDO E SOCI MA LA SOCIETÀ CERCA UN ASSETTO PIÙ SOLIDO

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Enrico Tundo

i dice che l’appetito vien mangiando... Si dà merito al presidente dell’U.S. Lecce, Enrico Tundo per lo sforzo finanziario-organizzativo nella gestione della società da quando l’ha rilevata dai signori Tesoro, evitando conseguenze disastrose per il club giallorosso e per quanto fatto nel tentare di raggiungere già nel primo anno la promozione in serie B, sostituendo l’allenatore, stando sempre vicino ai giocatori e rinforzando la rosa. Oggi fa bene a cercare di consolidare la società finanziariamente e a non aver accettato la proposta di acquisizione della maggioranza avanzata dall’imprenditrice lombarda Manuela Ferrari. A noi tifosi piacerebbe che fosse realizzata una gestione della società di maggioranza con un gruppo di imprenditori prima di tutto salentini; si ricordino, ad esempio, i 18 anni dell’era-Jurlano, in cui la maggioranza all’interno del CdA era nelle mani di quattro-cinque persone, previo sindacato interno per la sua tenuta. Un lungo periodo in cui non si sono registrati problemi di gestione in quanto, in caso di fuoriuscita di un membro dal gruppo di maggioranza, subito si provvedeva ad assorbirne un altro, garantendo così le condizioni finanziarie e gestionali ottimali per arrivare a pro-

Manuela Ferrari in tribuna a Lecce

grammare e raggiungere i massimi traguardi conquistati dalla squadra. Ecco perché il Lecce Club è convinto che non sia vero che anche oggi come allora non ci siano nel panorama locale imprenditori che vogliano investire i propri capitali nella società, ma che ci sia gente disposta ad essere coinvolta nella maggioranza, a patto di poter avere pari dignità in un gruppo che gestisca il pacchetto di maggioranza e non da comparsa di minoranza. La storia insegna che può essere questa la via giusta per assicurare un lungo percorso in cui programmare la permanenza in categorie superiori come vorrebbe l’attuale proprietà, senza ripetere gli errori commessi dai loro predecessori. Giova ad esempio rinfrescare la memoria ricordando come nel primo Consiglio di Amministrazione dell’U.S. Lecce, costituito nel 1976, ci fossero ben 19 consiglieri, tra cui grandi imprenditori e banchieri, prima che si arrivasse alla gestione del gruppo Jurlano. Pertanto, il Lecce Club è stato e sarà sempre vicino alla squadra ed ai colori giallorossi nella maniera più costruttiva possibile, sperando che le gestioni commissariali e “solitarie” restino legate al passato. Il GialloRosso

Giovanni Semeraro

Perché il Lecce Club ruppe con il gruppo Semeraro

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PUNTUALIZZAZIONI UTILI PER INIZIARE A FARE CHIAREZZA

l Lecce Club nacque nel periodo delle gestioni dei commissari dell’U.S. Lecce per sostenere la crescita della squadra giallorossa e poter uscire dalla serie C dopo 30 anni. Ma con i commissari ciò non avveniva. Da qui la scelta di dire basta agli stessi commissari per arrivare alla nascita di una Società per Azioni gestita da azionisti, come poi avvenne nel 1976, in modo che la squadra fosse retta da un Consiglio di amministrazione. Va ricordato che il Lecce Club era uno degli otto promotori con capitale ciascuno di 5 milioni di lire, seguito da migliaia di piccoli azionisti. Con una simile gestione, il Lecce venne subito promosso in serie B e, sotto la presidenza Jurlano, addirittura in serie A senza registrare difficoltà di amministrazione economica e sportiva per circa un ventennio, almeno fino a quando il compianto numero uno della società giallorossa fu costretto a passare la mano per problemi di salute al gruppo Bizzarro-Caiaffa che erano già vicepresidenti. Dopo un breve periodo, lo stesso gruppo Bizzarro-Caiaffa cedette “gratuitamente” il pacchetto di maggioranza della società al gruppo Semeraro. Insieme a Giovanni Semeraro, entrarono nel CdA altri consiglieri. Erano gli anni in cui il calcio cambiava radicalmente, con le sorti della società affidate a management il cui primo obiettivo era quello di inseguire il profitto. Ma non solo di mettere in piedi una governance dinamica ed efficiente si trattò. Con la nuova dirigenza dell’U.S. Lecce iniziarono a mutare tutte le condizioni di gestione della società, con l’estromissione dei piccoli azionisti attraverso abbattimenti e azzeramenti del primo capitale sociale, costituito nel 1976 proprio grazie a loro, e subito dopo procedendo alla nuova ricapitalizzazione, concentrando il potere nelle mani del gruppo Semeraro e del Consiglio d’Amministrazione. Vale la pena ricordare che nei 18 anni di Jurlano ci furono aumenti di capitale, ma mai abbattimenti. Con il “nuovo corso” invece tutte le azioni furono bruciate, passando un colpo di spugna sulle varie quote possedute dalle migliaia di piccoli azionisti che avevano

dato corpo a quel progetto. Ma non solo. La sorpresa successiva, si registrò qualche anno dopo, con l’estromissione dal CdA dei consiglieri non appartenenti al gruppo Semeraro che divenne proprietario al 100 per cento del pacchetto azionario. Arrivarono poi anche problemi nella costruzione delle squadre come mai prima di allora era accaduto. In un simile contesto, il Lecce Club non riconosceva più secondo le sue norme statutarie il sistema di gestione della società e aveva già lanciato un primo allarme nel numero de “Il GialloRosso“ del febbraio 2002. Un passaggio preceduto dalla volontà di non collaborare più col gruppo Semeraro e comunicata al presidente dell’U.S. Lecce già nell’agosto del 2001. Un distacco non certo indolore, ma utile a mantenere la propria autonomia di pensiero e azione, portando tuttavia avanti il lavoro iniziato fin dal 1971. Si aggiunse l’addio al direttore sportivo Pantaleo Corvino, con un progressivo smantellamento del bel giocattolo ormai pronto ad andare in frantumi. Il bel “regalo” fatto alla tifoseria fu l’onta della retrocessione dalla serie A in Lega Pro per responsabilità diretta in illecito sportivo ed il susseguente disimpegno della famiglia Semeraro dall’U.S. Lecce. Un periodo buio, in cui nessun imprenditore locale sarebbe mai andato a trattare la cessione del club, visti i precedenti in cui erano stati estromessi altri imprenditori presenti nel CdA. Il dono finale fu quindi quello di passare la società nelle mani dei signori Tesoro. Una scelta per nulla condivisa, viste le notizie che giungevano dalla Pro Patria e dal Como sui nuovi proprietari (che non abbiamo voluto conoscere) e che pareva preludere ad una volontà di distruggere per sempre il calcio a Lecce. Ne sono seguite infatti tre stagioni condite da sonore delusioni e culminate con il rischio di fallimento scongiurato dall’arrivo del presidente Enrico Tundo e soci. Vicende seguite finora a voce bassa, ma è giunto il momento di tornare a parlare chiaro secondo il costume del Lecce Club, dei suoi iscritti e dei suoi simpatizzanti giallorossi, iniziata dall’epoca dei commissari e giunta fino ai nostri giorni. Lecce Club CC

Il Giallorosso - Giugno 2016 • Anno XLII • Iscritto al n° 155 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 2.11.1974. Direttore responsabile: Pierpaolo Sergio. Direttore editoriale: Mario De Lorenzis. A questo numero hanno collaborato: Toti Carpentieri, Gianluigi Carpentieri, Eugenio Corrado, Mario Manfreda, Stefano Meo, Umberto Verri. Fotografie: Ivan Tortorella, Archivio Lecce Club. Pubblicità - Redazione: “Il Giallorosso” - Via Carlo Massa, 31- tel. 0832/396493 - E-mail: lecceclubccasd@libero.it Edizione: ASD Lecce Club Centro di Coordinamento - www.lecceclub.com • facebook.com/lecceclubcc/ Stampa: ‘AGM Zona Industriale Lecce - Tel. 0832.240949

Il GialloRosso Giugno 2016  

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