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LE SPECIA ZIONE PROMO O COPIA

MAGGIO

EDIZIONE DIGITALE SUL SITO www.lecceclub.com E SU facebook.com/lecceclubcc/

PERIODICO DEL LECCE CLUB CENTRO DI COORDINAMENTO FONDATO NEL 1974 • MAGGIO 2018

FESTA GRANDE: IL LECCE IN SERIE B DOPO SEI ANNI DI SOFFERENZA

LA FORZA DELL’UNITà di MARIO DE LORENZIS *

è

il tempo della festa, una dolce primavera che si è colorata di giallorosso, dei colori dell’amore per il calcio, per Lecce e per il Salento. Godiamoci il trionfale ritorno in serie B, ma non dimentichiamo le sofferenze inflitte da giochi di potere, personalismi e scelleratezza ai tifosi, alla città, a un’intera provincia. Per tenere viva la memoria del recente passato, vivere con saggezza il presente e guardare al futuro con la consapevolezza dei veri uomini e la lungimiranza dei club d’élite. Dopo la retrocessione dalla Serie A in Lega Pro nella stagione 2011/’12, l’Unione Sportiva Lecce è in fase di risanamento e consolidamento. Con la promozione, dopo sei anni, torna il sereno e si può riflettere con calma sul rischio corso, quello di scomparire dal panorama calcistico legato al tentativo di combine nel derby col Bari, messo in atto dall’allora presidente Pierandrea Semeraro. Ma la squadra si sarebbe salvata sul campo grazie a mister De Canio. I Semeraro decisero quindi di disfarsi del Lecce, cedendolo ai Tesoro, nonostante le note vicende fallimentari con Como e Pro Patria. In quegli anni difficili, ad agire con grande esperienza, capacità e professionalità ha lavorato Saverio Sticchi Damiani, prima come legale che ha difeso il club durante Calciopoli, poi come consulente legale dei Tesoro, quindi come traghettatore della cordata dei leccesi che ha rilevato la proprietà della società. Da presidente onorario è poi passato a ricoprire il ruolo di presidente dell’U. S. Lecce, coronando il sogno ed il progetto di riportare in alto il nome del Lecce, scongiurando il rischio di sparire dagli almanacchi. Un percorso esemplare, una base ideale per l’avvio di un nuovo corso, fatto di fatica condivisa tra tutte le componenti che fanno grandi i club calcistici: società, squadra, tifosi. Perché con una gestione seria e oculata, giocatori che onorano la gloriosa maglia giallorossa e tifosi di fede robusta, quali sono quelli salentini, si può guardare al futuro che è già iniziato. Solo così, tutti insieme, possiamo finalmente essere “liBeri di sognAre”. * Presidente Lecce Club Centro di Coordinamento

LIBERI DI sognARE

EMOZIONI FORTI NEL CAMMINO VERSO LA SERIE B

STICCHI DAMIANI IL CORAGGIO DI CREDERCI

CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI QUESTO È CALCIO


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PERIODICO DEL LECCE CLUB

IL CAMMINO VERSO LA B/INIZIO IN SORDINA, LA SVOLTA CON LIVERANI

sull’altalena delle emozioni di PIERPAOLO SERGIO

I

l passaggio del Lecce in Lega Pro sembrava dover essere quasi una passeggiata e invece si è trasformato in un incubo durato sei stagioni. Lì dove hanno fallito tanti nomi altisonanti (tra allenatori, dirigenti e calciatori), c’è riuscita la squadra di Fabio Liverani, condottiero approdato a giochi in corso sulla panchina giallorossa, ma capace di riportare in Serie B la formazione salentina. Il campionato 2017/’18 del Lecce era infatti iniziato con la conferma di Roberto Rizzo quale allenatore, dopo l’amaro epilogo dei play-off ad Alessandria. Una riconferma che il tecnico di San Cesario si era guadagnato sul campo. Invece, alla prima giornata di campionato, la Virtus Francavilla con l’ex Abruzzese impedisce di cogliere la prima vittoria in pieno recupero. Rizzo inizia a sentire la pressione di una piazza che non intende più concedere tempo e che attacca la sua gestione troppo difensivista pur disponendo di un gruppo di giocatori di qualità. Non basta la vittoria 2-1 sul Trapani; l’abulica prestazione a Catania (3-0) crea un diffuso malcontento che porta il mister a rassegnare le dimissioni. È solo il 9 settembre ed è già tutto da rifare, con i fantasmi di un altro torneo senza gloria che aleggia sulla società e la sua tifoseria. La scelta del nuovo allenatore è rimandata, affidando la squadra a Primo Maragliulo. Arrivano i 3 punti in casa col Rende ma la Curva Nord attacca tutti lanciando cori di avvertimento. Un po’ a sorpresa, la scelta ricade su Fabio Liverani, reduce dalla positiva esperienza con la Ternana in B ma senza esperienza in Serie C. Il tecnico ro-

Il riscatto dopo sei anni di sofferenza

mano è perciò accolto con una certa diffidenza. Il campo però racconta tutta un’altra storia. Con Liverani in panchina, il Lecce cambia pelle e marcia. Inizia una cavalcata imperiosa, legata al cambio di modulo. Niente più 4-3-3, ma un più razionale 4-3-1-2. Arrivano così il successo a Catanzaro ed altre 3 vittorie di fila con Sicula Leonzio, Bisceglie e Juve Stabia, che proiettano il Lecce al primo posto all’ottava giornata. Una posizione che Lepore e compagni non lasceranno più fino alla fine della stagione. Il gioco dei giallorossi è un mix vincente di verticalizzazioni e corsa che ruota attorno al ruolo del trequartista che tanto piace al tecnico, ma che non c’è in rosa. Tuttavia, facendo di necessità virtù, il Lecce supera di slancio gli

ostacoli e tra i tifosi torna l’entusiasmo e la consapevolezza di essere i più forti, alimentata da altre 5 vittorie nelle successive 6 partite. Sugli scudi ci sono Cosenza, Mancosu, un ritrovato Arrigoni, oltre ad un attacco che segna a raffica con tutti gli effettivi. La rimonta casalinga sulla Reggina (3-2) ed il successo nella trasferta a Siracusa (13) rappresentano il momento più alto. Fabio Liverani ottiene 9 vittorie in 11 partite e si registra il primo tentativo di fuga. È proprio allora che arriva però un fisiologico calo contro Fondi e Paganese. Ricaricate le pile nel turno di riposo che un girone ridotto a 19 club impone, si chiude l’anno solare in crescendo contro il Monopoli (2-0), la Virtus Francavilla (4-0) e nello scontro diretto a Trapani (1-1) dove è palese la

personalità di un Lecce capace di imporre gioco e sfiorare la vittoria. Arriva la sosta del campionato ed il conseguente calciomercato invernale. Il Ds Meluso afferma che arriverà un trequartista per accontentare l’allenatore ma, mentre i giorni passano ed il torneo si avvia a ricominciare, c’è all’orizzonte la sfida-verità col Catania che mette di fronte prima contro seconda. Il mercato non registra manovre degne delle attese e così si gioca il big-match al “Via del Mare”, con i giallorossi che hanno la possibilità di portarsi a +7 di fronte a quasi 20.000 spettatori. Finisce 1-1, con Di Piazza che pareggia il rigore di Lodi. Intanto il Lecce acquista come trequartista Tabanelli dal Padova, l’attaccante Saraniti dalla Virtus Francavilla, il centrocampista Selasi dal Pescara e il difensore Legittimo dal Trapani. Pacilli finisce fuori lista e la tifoseria storce il muso davanti ai nomi che dovrebbero rinforzare un gruppo che pareva già competitivo e non puntellato lì dove invece sarebbe servito. La squadra però continua a vincere, allunga in classifica, ma la manovra si fa progressivamente farraginosa e prevedibile. I giallorossi sono comunque ancora a +6 sul Catania e potrebbero mettere una serie ipoteca sulla promozione diretta nei match non sfruttati nel momento di crisi degli etnei pareggiando con Sicula Leonzio (0-0) e perdendo in casa con la Juve Stabia (0-1). Le critiche si fanno più dure, soprattutto per la gestione di alcuni giocatori come Di Piazza, mentre Caturano e Torromino iniziano a balbettare. Inizia un periodo nero per il Lecce che con-

quista solo 10 punti in 8 partite. Il punto di non ritorno coincide con la sconfitta a Caserta (0-1) dove, pur con mille tifosi al seguito, i giallorossi producono zero tiri in porta. La squadra perde fiducia in sé stessa, appare stanca e rischia seriamente di compromettere la splendida cavalcata pareggiando la partita col Siracusa (1-1). L’amarezza è tanta, la depressione dell’intero ambiente leccese è enorme, anche la squadra accusa il colpo. Liverani perde l’aura di super-allenatore e cresce la consapevolezza di aver dilapidato un vantaggio enorme in un campionato che sembrava essere quello giusto per il ritorno in B. Scattano il silenzio stampa ed il ritiro a Roma per allontanare la squadra dalla bufera. La partita della svolta arriva finalmente a Reggio Calabria, dove il Lecce vince pur soffrendo (0-1). Nella stessa giornata, il Catania pareggia e il Trapani perde, il Lecce torna incredibilmente padrone del proprio destino. Al “Via del Mare” arriva il Fondi, regolato 2-0 davanti ad oltre 11.000 tifosi. Nel successivo turno di riposo il Trapani espugna il “Massimino” di Catania e regala un doppio match point ai giallorossi. Stavolta non si può fallire: contro la Paganese non c’è quasi storia: il Lecce vince 1-0 con un gol di Armellino e finalmente può festeggiare insieme ai suoi 20.000 tifosi sulle tribune il ritorno in Serie B. In città si folleggia fino a tarda ora e si rivivono scene di giubilo come non se ne registravano da sette anni. La gara finale a Monopoli (4-1) vede una formazione rimaneggiata e con la concentrazione ormai saltata. Il Lecce si gode la fine dell’incubo dopo un memorabile campionato che riporta il calcio giallorosso dove più gli compete.

DALLA SERIE A ALLA C, IL CALVARIO DEL LECCE TRA MISTERI E SENTENZE MEDIATICHE

Dura lex sed lex, ma in questo calcio la giustizia non è uguale per tutti di STEFANO MEO

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alla A alla C. Sei anni di inferno per un “tentativo di alterazione” della famoso derby Bari-Lecce del 15 maggio 2011, in serie A, finito 0-2 grazie ai due gol di Jeda, l’ultimo deviato in rete da Masiello in maniera involontaria. Sul campo il Lecce di Gigi De Canio aveva conquistato la salvezza portandosi a 41 punti, quart’ultimo davanti a Sampdoria, Brescia e Bari. Dietro le quinte ci avevano pensato l’allora presidente giallorosso Pierandrea Semeraro e il giocatore barese Andrea Masiello a rovinare tutto con un goffo tentativo di combine che ebbe come unico risultato la retrocessione del club in Lega Pro, una ammenda di 30mila euro e l’inibizione dello stesso Semeraro per cinque anni. I fatti sono noti. Il 24 febbraio 2012 Andrea Masiello ‘canta’ davanti al procuratore capo Antonio Laudati, al sostituto Ciro Angelillis e al maggiore dei Carabinieri Riccardo Barbera. Cinque mesi di indagini per scoprire quello che la Procura di Bari ritiene sia stato un incontro di calcio manipolato a tavolino da due gruppi: i “leccesi” con l’ex presidente Pierandrea Semeraro e l’intermediario Carlo Quarta, e i “baresi”con Masiello e i faccendieri Gianni Carella, Fabio Giacobbe e Marcello Di Lorenzo. Duecentomila euro finiscono nelle tasche dell’ex difensore biancorosso autoaccusatosi di un autogol al 79’ per cristallizzare la sconfitta del Bari. Il processo dimostrerà che la combine non approdò a nulla perché i

compagni di Masiello non si fecero corrompere, che la partita si giocò regolarmente e la vittoria sul campo del Lecce, come la salvezza conquistata, furono legittime. Rimase il “tentativo” e lo stupido e bambinesco tentativo di Semeraro che prelevò dal suo conto corrente 240mila euro per darli (in assegni da 50mila) a Quarta il quale a sua volta li girò a Masiello. Alla fine della sta-

gione Gigi De Canio, protagonista sulla panchina giallorossa con una promozione in A ed una salvezza, decise di abbandonare in rotta di collisione con lo stesso Semeraro malgrado altri due anni di contratto. “Nel Lecce ci sono due anime” disse il tecnico alludendo alla frizione con chi, incautamente e con una decisione superficiale e avventata, era stato collocato a reggere le sorti del club. In un clima da caccia alle streghe per analoghi e più evidenti combine in ambito nazionale che coinvolsero altre società insieme ai giocatori nella sentenza del 10 agosto 2012 la Commissione Disciplinare non accolse tutte le richieste del Procuratore Stefano Palazzi, non parlò di avvenuta combine ma solo di un “tentativo di alterazione” del risultato del derby. Venne esclusa anche la responsabilità oggettiva del Lecce per la pacca sulle spalle di Vives il quale era stato tirato in ballo per questa specie di segnale convenzionale nei confronti di Masiello - secondo l’accusa - prima dell’inizio del match che avrebbe confermato l’avvenuto accordo. Il Lecce pagò per tutti in un contesto generale di irregolarità sportive che coinvolsero anche Grosseto, Lazio, Napoli, Genoa e Sampdoria tutte “graziate”. Amaro fu alla fine il commento dell’avvocato Saverio Sticchi Damiani (oggi presidente del club giallorosso) la cui arringa fece vacillare le tesi di Palazzi instillando non pochi dubbi negli stessi giudici che non fornirono un verdetto unanime: “Il processo sportivo è strano - disse - i verdetti arrivano prima sui giornali e dopo nelle aule. Per poi assistere a casi davvero

particolari come quello della Sampdoria neanche processata nonostante un suo giocatore sia stato condannato per aver offerto soldi a Masiello per vincere la partita. E che dire del Grosseto? Tre suoi giocatori di notte lasciano il ritiro a bordo dell’auto della società per raggiungere quello avversario senza che accada nulla”. Andrea Masiello, che oggi gioca in serie A (Atalanta) e che qualcuno vorrebbe portare addirittura in Nazionale, però andò oltre e rivelò altre combine, queste tutte vere, che condizionarono i risultati di Bari-Palermo (squalificati i compagni Parisi, Bentivoglio, Marco Rossi), Bari-Sampdoria, Cesena-Bari e Udinese-Bari. Inutile dire che il Bari non fu nemmeno sfiorato da eventuali provvedimenti disciplinari. Sulla scorta di medesime prove e testimonianze la mannaia fece giustizia (si fa per dire) nei confronti di figure di secondo piano ignorando i nomi di rilievo. Lazio, Genoa, Napoli e Sampdoria anch’esse coinvolte e non ancora a processo hanno iniziato il campionato insieme ad altri giocatori sospettati dalle procure di avere truccato le partite. Solo il Lecce fu spedito nel girone dei dannati in ossequio ad una giustizia sportiva da operetta che ha gettato discredito in quantità industriale su se stessa in primis e sui vertici federali. Processi a singhiozzo, giustizia a rate, sentenze bizzarre. Un calcio italico isterico e sospettoso che dopo quegli scandali non è riuscito a rifondarsi nel silenzio e nell’assenza dell’allora presidente Abete. Che tristezza...


SPECIALE PROMOZIONE • MAGGIO 2018

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STICChI DAMIANI UNA GUIDA AFFIDABILE PER IL FUTURO. E UNO STAFF DI ECCELLENZA

Lecce merita un posto al sole

LA GESTIONE TESORO E GLI ERRORI DI SEMERARO JR.

Lasciamoci alle spalle quel terribile triennio di UMBERTO VERRI

T Il successo di una squadra di professionisti

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issione compiuta, a costo di grandi sacrifici e capacità di mantenere i nervi saldi. La promozione in Serie B del Lecce è soprattutto merito dell'intero staff dirigenziale giallorosso, con a capo il presidente Saverio Sticchi Damiani, che ha saputo amalgamare con sapienza e lungimiranza un gruppo di amici con la comune passione per il calcio. Una presenza che, negli anni, è passata da marginale nella gestione dei Semeraro per conto dei quali si occupava di consulenza nelle vicende legali a ruolo di primo piano dapprima nella cessione ai Tesoro del club, quando il Lecce Calcio rischiava seriamente di scomparire, e poi in quella all’attuale dirigenza in cui ricopre la posizione di presidente. Nonostante la sua scarsa propensione a finire sotto i riflettori, le vicende sportive del Lecce lo hanno portato a doversi esporre in prima persona nella gestione della società giallorossa. Dietro la sua regia si è così formato il “gruppo leccese” che ha rilevato il pacchetto di maggioranza dell'U.S. Lecce S.p.A. due stagioni e mezza fa. Nell’'iniziale compagine di imprenditori c’erano Enrico Tundo, Corrado Liguori, Alessandro Adamo, Stefano Adamo e altre figure che nel tempo hanno lasciato posto a nuovi membri del CdA, passando all'attuale compagine che governa la società di Via Colonnello Costadura. Ma la Serie B è anche merito del lavoro quotidiano dello staff tecnico, con

a capo mister Fabio Liverani, del suo vice Manuel Coppola, del collaboratore Federico Fabellini, del preparatore dei portieri Luigi Sassanelli, dei preparatori atletici Paolo Tumolo e Maurizio Cantarelli, oltre che dello staff sanitario con i dottori Peppino Palaia, Giuseppe Congedo, Francesco Marti ed Antonio Tondo, come pure dei massaggiatori Graziano Fiorita e Francesco Soda, passando per i magazzinieri Giovanni Fasano e Franco Marchello. A loro si aggiunge la squadra: da capitan Checco Lepore, leccese verace, ai vari idoli della tifoseria giallorossa

quali Ciccio Cosenza, Marco Mancosu e Matteo Di Piazza. Ora che la Serie B è stata conquistata, auspichiamo che il presidente Sticchi Damiani voglia consolidare ulteriormente la compagine societaria in modo da assicurare all’Unione Sportiva Lecce un futuro sereno e si gettino solide basi per allestire una squadra in grado di puntare in alto, a quel sogno di una piazza passionale e innamorata dei colori giallorossi e che merita un risarcimento morale dopo i fattacci della retrocessione a tavolino di sei stagioni fa.

re anni caotici, segnati da profonde e dolorose delusioni. L’era dei Tesoro a Lecce può essere racchiusa in questo modo, cercando al tempo stesso di dimenticare quel disastro calcistico al più presto. Tre stagioni buie, vissute all’insegna dell’improvvisazione e dei continui cambi di allenatori alla guida di una squadra, quella giallorossa, che per lunghi tratti - soprattutto nei primi due anni della gestione Tesoro - ha fatto sognare il traguardo della promozione in Serie B, poi fatalmente e dolorosamente perduta all’ultimo assalto nei play-off, dapprima ad opera del Carpi e poi del Frosinone. Tre campionati, per certi aspetti, indimenticabili. E non solo per il fallimento dei traguardi che, a più voci, erano stati programmati da Savino padre e dal figlio, il Ds Antonio. Traguardi sfumati sul filo di lana. Doloroso e inspiegabile è stato soprattutto il primo anno della gestione Tesoro che, nel 2012, riuscì ad acquistare la società per pochi milioni, dopo lunghe e snervanti trattative con Giovanni Semeraro, sconvolto per la stupidata commessa dal figlio Pierandrea che costò al Lecce la retrocessione in Serie C. Una soluzione scriteriata, anche alla luce dei precedenti disastri economici che la famiglia Tesoro aveva collezionato nelle esperienze con Pro Patria e Como, dove furono costretti a lasciare la guida dei club per la gestione economica fallimentare. Un curriculum che, dopo la parentesi a Lecce, si è vissuta anche a Vicenza. È stato accertato dalla Procura Federale che l’allora presidente Pierandrea, tramite tal Quarta, avrebbe prima offerto e poi versato al difensore Masiello 220mila euro perché i giallorossi vincessero il derby a Bari. E difatti, Masiello provocò un autogol sul finire della gara e il derby si concluse 0-2 per il Lecce. Una stagione disastrosa, con ben tre cambi di allenatore: prima Franco Lerda, poi Antonio Toma e, nella settimana precedente i play-off, Elio Gustinetti e, stando ai rumors, anche tantissima discordia nel chiuso degli spogliatoi tra i “senatori” che resero vano ogni tentativo di chiudere in bellezza la stagione. Risultato finale: il Lecce fu superato dal Carpi che, con una vittoria in casa ed un pareggio al "Via del Mare", ottenne la promozione in B. Quel campionato fu vinto dal Trapani che, da non crederci, a metà stagione era indietro di ben 12 punti rispetto al Lecce. Non meno turbolento fu il successivo torneo, il secondo con i Tesoro al timone. Dopo l’amara conclusione della precedente stagione, la squadra fu affidata al leccese Francesco Moriero. Idea ottima, ma risultati pessimi. Difatti, furono ben quattro le sconfitte iniziali consecutive, con un via vai giornaliero di calciatori che partivano ed arrivavano; questi ko determinarono l’esonero di Moriero ed il ritorno di Lerda, sotto la cui guida il Lecce conquistò nuovamente i play-off, poi regolarmente ed amaramente persi nella doppia sfida contro il Frosinone dell’ex Roberto Stellone. In questa stagione, ci fu anche l’addio al Lecce di Guillermo Giacomazzi, un pilastro della squadra. L’anno precedente era toccato a Javier Chevanton andar via. Come controparte, però, ci fu l’arrivo di capitan Fabrizio Miccoli, ma questa sua presenza non ebbe il potere di far conseguire al Lecce la promozione in Cadetteria. Ed eccoci al terzo e ultimo atto della gestione-Tesoro. Quest’ultimo anno, quello dell’addio, fu come i due precedenti: davvero disastroso. Oltre alla solita delusione nelle gare dei play-off (il Lecce fu eliminato dal Foggia), si registrarono ben tre cambi di allenatore: dapprima toccò a Lerda guidare la squadra fino a dicembre, poi fu chiamato Dino Pagliari ma, visti i risultati negativi, dopo appena un mese la squadra fu affida ad Alberto Bollini, ex tecnico della Primavera della Lazio. È stato il 2015-’16 l’ultimo anno buio per il Lecce che, successivamente, grazie alle due stagioni e mezza, sotto la dirigenza dell’avv. Saverio Sticchi Damiani, ha ottenuto la tanto attesa e sospirata promozione in B.


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SPECIALE PROMOZIONE • MAGGIO 2018

PERIODICO DEL LECCE CLUB

I COLORI DEL CALCIO

La tela ritrovata. giallorossa di TOTI CARPENTIERI

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inalmente! C’eravamo anche noi domenica 29 aprile al “Via del Mare” in attesa del ritorno sperato in Serie B del Lecce e c’eravamo anche noi in quel tripudio giallorosso che, subito dopo, ha coinvolto e travolto l’intera città e la sua provincia. Rammentando altre feste ed altri tempi, come quel giugno del 1976 (anche quella volta fu promozione in B) con mio figlio Gianluigi ad agitare una bandiera molto più grande di lui. Ieri come oggi, suoni, canti e fumi giallorossi un po’ dovunque, perfino nell’Anfiteatro Romano, dalla terra al cielo, rimanendo impalpabilmente abbracciati. E quindi, pensare all’oggi e perfino al domani, facendo mente locale sul fatto che, finalmente potremo portare dall’esperto restauratore Armando quella splendida tela giallorossa di Marc Rothko, che allude e identifica il nostro affetto per la squadra del Lecce e che, in un eccesso d’ira, avevamo coperto con tre pennellate di catrame dopo l’illecito sportivo del 2012, facendola diventare non nero Franz Kline, ma nera per la vergogna. Nella speranza che Armando possa farla ritornare rapidamente allo splendore iniziale.

LE PROSSIME INIZIATIVE DEL LECCE CLUB

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Un tuffo nella storia della nostra squadra Con questo numero cartaceo de “Il GialloRosso” il Lecce Club Centro di Coordinamento intende ripartire con una serie di appuntamenti ed iniziative che puntano a mantenere viva la memoria storica dell’U.S. Lecce. A breve seguirà la pubblicazione di un altro numero della rivista nella sua tradizionale veste grafica che si propone, tra i vari argomenti che affronteremo, di ripercorrere gli ultimi 25 anni di storia calcistica leccese. In cantiere c’è poi l’allestimento di una mostra fotografica dedicata ai personaggi della società, allenatori e giocatori che hanno fatto grande il club salentino. Una raccolta di pubblicazioni di vecchi giornali in cui si ripercorrono le tappe che hanno portato dalla società dei presidenti, ai commissari, passando per la chiusura dell’era dei commissari stessi, fino alla creazione dell'U. S. Lecce Società per Azioni. Anticiperemo infine l’istituzione di una grossa manifestazione dedicata al Lecce.

PIÙ FORTI DELLE SQUALLIDE MANOVRE E DI TANTI QUAQUARAQUÀ

Contro tutto e contro tutti il trionfo del calcio pulito di EUGENIO CORRADO

C

aro Lecce mio, ce l'abbiamo fatta. Siamo di nuovo in “B”. Contro tutto e contro tutti. Sono stati sei anni difficili. Scivolati in quest'inferno per le dichiarazioni di un “mitomane” barese a cui è consentito ancora di calcare i campi di calcio e a causa delle ingloriose gesta di un rampollo di famiglia che voleva giocare a fare il presidente della “nostra” squadra. Ma è acqua passata, si fa per dire. Il nostro amore per te, Lecce mio, non ha mai vacillato, la nostra fede in te è rimasta intatta, baluardo morale indissolubile, come convitato di pietra nel cuore di ognuno di noi. Noi che, tutti insieme, abbiamo sofferto in questi anni di tutto: due finali perse, play-off stregati, e ultimamente anche invidie e calunnie da parte di chi aveva paura della nostra forza. Messaggi nemmeno tanto velatamente subdoli e infami che miravano solo a destabilizzare l'ambiente, a innervosire la squadra, a farla vacillare nel periodo di maggior difficoltà e sofferenza fisica del torneo, nel bel mezzo del girone di ritorno. Manovre insulse architettate ad arte da soggetti a dir poco “interessati” come il signor Lo Monaco, dirigente del Catania Calcio, che ha intrapreso una vera e propria guerra psicologica nei nostri confronti fatta di provocazioni di bassa lega, insinuazioni, illazioni e tutta una serie di comportamenti che ci hanno chiarito una volta per tutte le caratteristiche del soggetto. Squallore totale. Forse è abituato così nella sua terra di Sicilia, forse fa parte del Dna di certa gente (non tutta, per fortuna) nata e cresciuta in ambienti e territori intrisi solo di sospetti, meschinità, velate minacce? Forse... Fatto sta che il suo intento di logorio ha sortito l’effetto contrario, ha logorato i nervi della sua stessa squadra. Compreso il suo allenatore.

Già quel Cristiano Lucarelli, da sempre nei cuori di tutti noi tifosi giallorossi che, seguendo l'imprinting e la strategia del suo dirigente non ha esitato a seguirne la logica infamante anche se si trattava del “suo” Lecce... cosa si fa per cercare un po’ di gloria... Arrivare perfino a dubitare delle designazioni arbitrali e, di conseguenza, del designatore arbitrale di Lega Pro, l’ex arbitro di serie A Danilo Giannoccaro, colpevole solo di essere di Lecce. Assurdo. E pensare che proprio per questo motivo Giannoccaro ne è uscito più rafforzato che mai. Designazioni sempre al di sopra di ogni sospetto. Anzi, molto accorte, al contrario semmai. A dirigere i match del Lecce sempre arbitri di indiscusso valore e personalità che nulla hanno concesso ai giallorossi proprio per evitare sospetti. Ma nonostante ciò, Lo Monaco&Co. hanno continuato la guerra di nervi intrapresa nella speranza, a dir poco vana, di far vacillare la corazzata Lecce. Peccato che i loro tentativi si siano infranti contro una società seria e forte dei suoi valori, una squadra quadrata e di categoria superiore, una tifoseria compatta ed unita, temprata da sei anni di inferno non meritato e non compatibile con la nostra storia. Ma ora siamo in B Lecce mio e da qui ricomincia il nostro cammino, insieme, come sempre, uniti come non mai con quell'amore per la tua maglia a strisce giallorosse, per quei colori simbolo della nostra terra, anima delle nostre genti. Contro tutto e contro tutti per tornare lassù, al posto che più ci compete ed incuranti delle invidie altrui. Sì perché, come si dice proprio in Sicilia, nella vita ci sono uomini, mezzi uomini e quaquaraquà. Noi abbiamo dimostrato di essere Uomini, soffrendo per sei lunghi anni, in silenzio, con dignità e, alla fine, vincendo. Altri si sono dimostrati mezzi uomini, anzi dei quaquaraquà... Poveri loro. Ad maiora, Lecce mio.

Il Giallorosso - Maggio 2018 • Anno XLIV • Iscritto al n° 155 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 2.11.1974. Direttore responsabile: Pierpaolo Sergio. Direttore editoriale: Mario De Lorenzis. A questo numero hanno collaborato: Toti Carpentieri, Gianluigi Carpentieri, Eugenio Corrado, Stefano Meo, Umberto Verri. Fotografie: Ivan Tortorella, Archivio Lecce Club. Pubblicità - Redazione: “Il Giallorosso” - Via Carlo Massa, 31- tel. 0832/396493 - E-mail: lecceclubccasd@libero.it Edizione: ASD Lecce Club Centro di Coordinamento - www.lecceclub.com • facebook.com/lecceclubcc/ Stampa: Arti Grafiche Marino - Lecce.

Il GialloRosso Maggio 2018  

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