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VERBANIA. ZACCHERA HA CONVINTO GLI ACQUIRENTI A NON PRESENTARSI

Il sindaco blocca l’asta di Equitalia L’agenzia stava pignorando i beni di una piccola fabbrica di confezioni FILIPPO RUBERTA’ VERBANIA

Funziona così: Equitalia fa notificare l’avviso di pignoramento dei beni a chi non ha onorato i pagamenti e, il giorno convenuto, manda al domicilio dell’imprenditore un funzionario per requisire e battere l’asta subito sul posto. Il copione è andato in scena anche ieri a Verbania. Vittima la Dieffe Confezioni, una piccola fabbrica con 12 dipendenti che da 35 anni realizza abiti per i grandi marchi della moda. Il pignoramento non è però andato a buon fine per l’intervento del sindaco Marco Zacchera. Il primo cittadino, pensando alle conseguenze sull’azienda e sui lavoratori, è riuscito a convincere i partecipanti all’asta, che è andata così deserta, a prendere tempo. La base di partenza era di 36 mila euro. Oggi se non ci saranno fatti nuovi si ripete ricominciando dalla metà, 18 mila euro. «Ho chiesto l’intervento del prefetto - spiega Zacchera - Spero pertanto che l’asta venga bloccata e l’azienda possa avere la rateizzazione che aveva chiesto. Del resto si è data esecuzione al sequestro solo perché mancava un certificato che l’azienda non ha potuto fornire perché era fuori

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Mediazione Al centro il sindaco di Verbania Marco Zacchera A sinistra Carlos Camocardi titolare della Dieffe confezioni

mila euro

La base d’asta fissata ieri per acquisire i beni della ditta Oggi è la metà ma Zacchera ha chiesto l’aiuto del prefetto per stoppare il procedimento

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dipendenti La Dieffe Confezioni di via Alpi Giulie a Verbania da trentacinque anni realizza capi di abbigliamento per i grandi marchi

Verbania il commercialista». Sottolinea il sindaco: «Io m’indigno perché l’azienda aveva chiesto la rateizzazione a luglio ed Equitalia ha risposto il 24 di settembre per chiedere il documento e, non ottenendolo, ha subito disposto il pignoramento senza voler aspettare». Il calvario di Carlos Camocardi, titolare della Dieffe Confezioni, prima con la Sestri e poi con Equitalia, incomincia nel 1997. In quell’anno decide di fa-

re un investimento in macchinari di 200 milioni di lire per far fronte a una grossa commessa. Convinto che si trattasse di un impegno che avrebbe dato frutti nel giro di qualche anno utilizzò in quella partita parte dei contributi dei lavoratori non versandoli all’Inps. L’investimento andò male e così l’azienda si trovò con un buco di 300 milioni nei confronti dell’Istituto di previdenza. «Mia moglie e io - spiega Camocardi - nono-

stante le difficoltà, abbiamo dato la nostra disponibilità a pagare rateizzando. Nel 2008, però, senza che me l’aspettassi, mi arrivò dall’Inps una diffida di fallimento per 297 mila euro da pagare in 20 giorni». Aggiunge l’imprenditore: «Insomma, il debito con gli interessi galoppanti e per l’entrata in vigore dell’euro era in pratica raddoppiato. Ci accordammo per un aggiornamento della rateizzazione e continuai a onora-

re i pagamenti con rate di 10 mila euro al mese. Ad agosto del 2009 con la crisi crescente ho dovuto arrendermi e così oggi è arrivato il pignoramento. Mi chiedo a cosa possa servire questo provvedimento. Ora venderanno le mie macchine senza realizzare niente e mettono me e i miei dipendenti su una strada. Proprio oggi abbiamo ricevuto una commessa per 80 mila euro e qualcos’altro avrei potuto rimborsare».

Equitalia rinvia il pignoramento ai beni della fabbrica di confezioni  

(la stampa vco)

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