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informa Periodico di informazione e documentazione dell’Associazione Centro Aiuti Volontari cooperazione sviluppo terzo mondo anno 26 | N. 2 | DICEMBRE 12 Poste Italiane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Trento - Tassa riscossa - Taxe perçue


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Momenti di festa per i progetti conclusi Sono sempre stato un po’ schivo riguardo ai “tagli dei nastri”, vale a dire alle inaugurazioni dei lavori fatti dalla nostra associazione in terra africana, perché so quanto realizzato dipende dal lavoro serio, preciso e costante dei nostri collaboratori e di chi li coadiuva in Uganda, Congo e Sud Sudan, lavoro che è reso possibile solo ed esclusivamente dalle generose offerte dei nostri sostenitori. Questa estate però, trovandomi a dover inaugurare i lavori nell’ospedale di Koboko e del ponte costruito sul fiume Keri, sono stato felice di esserci come rappresentante di tutti i soci, i sostenitori, i collaboratori di ACAV e di poter partecipare ad una festa con centinaia di persone che mi hanno fatto sentire me e la mia famiglia uno di loro. Non penso di poter trovare le parole per trasmettervi la gioia, la riconoscenza ed anche l’affetto che ho respirato!

ACAV informa Periodico di informazione e documentazione dell’Associazione Centro Aiuti Volontari Cooperazione Sviluppo Terzo Mondo Aut. Tribunale di Trento n. 539 dell’11 aprile 1997

Il Consiglio Direttivo Presidente: Luigi Santarelli Consiglieri: Giorgio Boneccher - Vicepresidente, Maria Floretta, Renzo Franceschini, Giampiero Girardi, Walter Peroni, Alex Rigotti Revisori dei conti: Orietta Bolech, Stefano Tomazzoni, Giovanni Zanoni Direttrice: Elisabetta Bozzarelli

Cliccate su www.acavtn.it e troverete notizie sempre aggiornate sui progetti che insieme portiamo avanti!

La passerella dell’ospedale

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La passerella dell’ospedale Un’opera relativamente piccola come una passerella coperta tra i vari reparti dell’ospedale, oppure un piccolo ponte che collega due sponde di un fiume, sono state vissute come un gradissimo evento da ricordare e da festeggiare con balli, canti ma, soprattutto, con esperienze quotidiane di vita vissuta collegate ai lavori fatti da ACAV. Le infermiere dell’ospedale ricordavano il periodo delle piogge quando era impossibile uscire con la lettiga dalla sala operatoria senza infangarsi fino alle ginocchia e rischiare ad ogni passo di scivolare prima di raggiungere i reparti, trascinando con se, nel fango, i pazienti. Così durante le giornate assolate passare da un reparto all’altro senza alzare quella polvere rossa che si attaccava sui camici e sui malati era quasi impossibile. Un semplice passaggio al coperto ha enormemente migliorato il loro ospedale.


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Il ponte sul fiume Keri Sul fiume Keri, il ponte non è solo il mezzo per passare da una sponda all’altra, ma rappresenta idealmente il collegamento tra due comunità della stessa etnia Kakwa ugandese e congolese. In quel momento di festa erano palpabili, nelle loro parole, la gioia e l’orgoglio di appartenere ad un’unica grande famiglia, quella Kakwa, ancorché divisa tra due stati, ma soprattutto era evidente la necessità di rinsaldare i rapporti di amicizia su un confine molto caldo, che aveva rappresentato nel tempo un ostacolo insormontabile. Non era solo una festa di balli e canti, ma un’occasione per ricordare le radici comuni, i rapporti di parentela, gli aiuti ricevuti e scambiati durante il periodo in cui, sfollati a causa della guerra, prima gli uni e poi gli altri, avevano dovuto attraversare quel confine che divideva due stati con solo i vestiti che li coprivano. Difficile a parole trasmettere la commozione e la felicità di condividere con loro quel momento di gioia e sentire quelle parole e quei racconti che li univano, an-

che ricordando le persone che, nel tentativo di passare il fiume in piena, avevano lasciato la loro vita nell’acqua di un piccolo fiume, reso grosso e pericoloso dalle piogge. Sono stato contento di esserci e soprattutto contento di aver potuto fare un’esperienza di vita sincera e toccante. Torno con un obbligo rinnovato, quello di impegnarmi ed impegnarci per fare il possibile perché ACAV possa continuare a collaborare con loro per migliorare la vita di quelle persone.

Situazione prima della cotruzione del ponte...

... e dopo la realizzazione

La scuola agricola Non potremo mai andare in Africa e non passare a vedere come prosegue la Scuola Agricola di Jabara, in cui insieme con il Distretto di Koboko abbiamo investito così tante energie e speranze. La scuola di Jabara è stata il modello di quella che è sorta nella Chefferie di Kakwa in Congo, che sta crescendo con ampia partecipazione e buone prospettive. Nelle due scuole agricole abbiamo colto immagini di campi ben coltivati, di piante sempre nuove che vengono sperimentate insieme ai contadini, di belle estensioni di cassava, il cibo di base che sta portando centinaia di famiglie a raggiungere la sicurezza alimentare. Luigi Santarelli presidente di ACAV

Un momento di lezione alla Scuola Agricola di Jabara

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Le foreste del Sud Sudan I primi giorni di novembre siamo andati con Giorgio Boneccher, vicepresidente di ACAV, a visitare la contea di Morobo in Sud Sudan. Abbiamo incontrato le autorità, compresi i parlamentari che rappresentano la zona all’assemblea nazionale, e un gruppo di anziani, i capi clan che tradizionalmente hanno il controllo della terra. Oltre alla visita di cortesia, dovevamo verificare la disponibilità di un terreno adatto per realizzare il centro agricolo dimostrativo di ACAV, con la scuola per i corsi ai contadini, richiesto a gran voce dalle comunità locali dopo il successo di quelli di Jabara(Uganda) e di Kumuro (Repubblica Democratica del Congo). L’introduzione a Koboko e nella Chefferie des Kakwa delle varietà di cassava migliorata, con il conseguente aumento esponenziale di produzione ci ha dato una grande notorietà, siamo molto richiesti anche al di fuori della zone dove stiamo operando e dove intendiamo lavorare nel prossimo futuro.

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Il momento più importante della giornata è stata quindi la visita al terreno proposto dai capi clan per la costruzione del centro, a tre chilometri da Morobo, lungo la via principale di collegamento con l’Uganda. Procediamo in carovana su tre mezzi, noi, i capi e le autorità. Ci fermiamo appena fuori dalla strada sterrata, ci viene detto che quello è l’inizio dell’appezzamento e poi riprendiamo a viaggiare, su una pista che penetra una foresta sempre più fitta e rigogliosa, interrotta qua e la da qualche coltivazione di arachide o di cassava che copre un fazzoletto di terra. Dopo qualche chilometro e molti sobbalzi chiedo dove stiamo andando, e uno dei capi, sul nostro mezzo, mi dice che stiamo procedendo sul margine della terra che hanno deciso di metterci a disposizione, che dovrebbe avere un’estensione di 150 ettari. Ne avevamo chiesti 8, ma loro pensavano che scherzassimo. Abbiamo declinato l’offerta e prenotato quanto ci serve, ma l’esperienza mi ha fatto riflettere. Il Sud Sudan è un paese che, nonostante le grandi riserve di petrolio, si trova in una situazione di estrema povertà e manca di tutto: strade, scuole, ospedali, lavoro per la gente e anche cibo. Nonostante la grande disponibilità di terra fertile, i lunghi anni di guerra e di permanenza della popolazione nei campi profughi, hanno creato dipendenza dagli aiuti e disaffezione al lavoro nei campi, specialmente da parte dei giovani. La guerra ha anche, paradossalmente, contribuito al mantenimento e alla conservazione di grandi superfici forestali, che contengono legname pregiato come il tek e il mogano. Adesso per fortuna la guerra è finita, bisogna costruire il paese, e i camion che arrivano in Sud Sudan da Mombasa o da Kampala trasportano di tutto, perché tutto manca. Al loro ritorno caricano tronchi di queste piante, comprati a pochi soldi, che poi dal Kenya prendono la via dell’Europa o dell’Asia, della Cina specialmente, dove i ricchi di nuova e vecchia data non badano a spese nel realizzare lussuose abitazioni. L’unico utilizzo conosciuto dalla gente del posto del tek lavorato è quello delle impugnature dei fucili mitragliatori, attrezzi tanto dannati quanto comuni da queste parti, icone che ben rappresentano i mali pro-


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fondi dell’Africa sub-shariana: tribalismo, dipendenza, sfruttamento. Nel tentativo di fare in fretta con lo sviluppo, i leaders del Sud Sudan sembrano in questo momento avere un’unica priorità, motivare e richiamare investitori da tutto il mondo che vengano e realizzino qualcosa. E in questa rincorsa all’imprenditore, la terra, come le altre risorse naturali, è usata come merce da offrire. Agli indiani per le piantagioni di canna da zucchero con annesso zuccherificio, ai cinesi per quelle di tè, agli europei per le granaglie (mais, soia) e cosi via. Sembra non importare troppo cosa ci sia su questa terra in questo momento e quanta foresta andrà distrutta in questo processo. Vi dico in tutta sincerità che questa cosa non mi lascia tranquillo, non riesco a togliermela dai pensieri, credo che dobbiamo fare qualcosa, se non altro per i figli che stiamo crescendo. Un conto è leggere un articolo o vedere un servizio televisivo che parla della distruzione delle (ormai malridotte) foreste pluviali dell’Amazzonia o dell’Africa, un conto è trovarsi in mezzo e sentire che forse si può fare concretamente qualcosa. Tutti i giorni leggiamo o guardiamo in tv servizi che parlano di incremento della temperatura, di innalzamento dei livelli dei mari a causa del crescente consumo di combustibili fossili, che produce anidride carbonica che aumenta il riscaldamento globale, e della diminuzione delle foreste pluviali, che potrebbero compensare almeno in parte questo riscaldamento. Cosa fare? Si potrebbe iniziare con un censimento delle foreste e dei terreni agricoli della contea di Morobo. Fare uno studio su come meglio utilizzare que-

ste risorse per lo sviluppo, sacrificandone una parte e salvaguardandone un’altra. Forse qualche grande istituzione europea potrebbe essere interessata a comprarne un pezzo, crediti di carbonio da mettere nel portafoglio con i titoli di borsa (di questi tempi potrebbe rivelarsi un buon investimento). Forse con questa lettera sono andato un poco fuori strada rispetto ai soliti resoconti. Mi preme dirvi che qui le cose vanno bene, si lavora con le comunità e con i loro rappresentanti, e si fanno programmi per il futuro, sempre che voi ci siate a sostenerci. Buon Natale a tutti! Pierluigi Floretta

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“Realizziamo un sogno” Lo scorso 11 maggio in occasione dell’assemblea annuale di ACAV abbiamo lanciato la campagna “REALIZZIAMO UN SOGNO”. Insieme alle testimonial, Francesca Dallapè, tuffatrice della Nazionale italiana e Donata Borgonovo Re, docente universitaria, ACAV vuole far conoscere le speranze delle donne, degli uomini, dei bambini africani e condividere l’impegno a costruire insieme un futuro di diritti e dignità. Con questa campagna ACAV invita a sollevare lo sguardo oltre la nostre quotidiane difficoltà, vuole ricordare che non siamo soli nel mondo e che soprattutto in questo momento possiamo sperimentare la gioia della solidarietà. Il futuro dell’umanità riguarda tutti e dobbiamo costruirlo insieme. Realizziamo un sogno perché ognuno, ad ogni latitudine, ha il diritto di sognare, di inseguire con coraggio le proprie aspirazioni. Le opportunità sono diverse ma in un mondo interdipendente i sogni si possono

realizzare soltanto insieme. Ancor di più oggi lo sviluppo dell’Africa riguarda noi, riguarda tutti, il suo futuro è il nostro futuro. Schierarsi per la dignità, per l’acqua e l’educazione dell’Africa significa credere in un mondo migliore, nel quale tutti hanno un ruolo da giocare, con fiducia.

“le speranze e i sogni si possono realizzare” Francesca Dallapè

te: Cambiare dipende da noi, dipende da oggi insieme possiamo farlo. C/C postale n. 12134383 Cassa Rurale di Trento - IBAN 4 IT63 J083 0401 81300 00133 1487 «Sono davvero onorata di essere stata scelta come testimonial di questo progetto! Mi sento una persona fortunata,come del resto lo siamo tutti,che viviamo in un paese ed in un contesto in cui abbiamo di tutto e non ci accorgiamo che purtroppo possiamo anche permetterci di buttare risorse importanti come l’acqua! In Africa questo non succede perché l’acqua serve per vivere ed è una risorsa indispensabile! Spero che la mia testimonianza possa sensibilizzare le persone alla consapevolezza e quindi ad aiutare chi è meno fortunato!»

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Il nostro stage in Uganda Nell’ambito della Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, la specializzazione in Progettazione nei contesti di Cooperazione Internazionale offre l’opportunità di poter sostenere uno stage di progetto in un Paese in via di sviluppo. Quest’anno l’esperienza di noi otto studenti si è svolta in Uganda, a Koboko, dove ACAV opera ormai dai molti anni. Ci ha visti impegnati per due settimane di lavoro sul campo, durante i quali siamo stato ospitati dalla struttura di ACAV e da Pierluigi Floretta. I professori che ci hanno accompagnato sono Guido Zolezzi e Marco Bezzi dell’Università di Trento. Il nostro lavoro a Koboko si è basato sulla raccolta di dati e sull’analisi del versante occidentale della cittadina, interessato da cospicui fenomeni di erosione dovuti alle forti piogge. Come illustrano le fotografie, nel tempo si sono creati dei fossati molto profondi e pericolosi per la popolazione: molte case sono crollate e alcune persone hanno subito gravi lesioni per le cadute, soprattutto di notte, data la mancanza di illuminazione pubblica. La messa in sicurezza dell’area e la prevenzione di futuri problemi sono quindi i principali obiettivi del nostro lavoro, che continua qui in Italia con il progetto vero e proprio.

L’esperienza è stata molto formativa sia dal punto di vista didattico-professionale, che dal punto di vista umano. Il nostro gruppo si è trovato a collaborare con ACAV in modo virtuoso e proficuo, nonostante le difficoltà: sapevamo che lavorare in un contesto così diverso da quello in cui siamo abituati ad operare è complicato, ma allo stesso tempo formativo e temprante. Abbiamo comunque trovato un contesto sociale e un’amministrazione molto affiatata e determinata, che ci ha semplificato il lavoro. L’aiuto della popolazione, che è stata intervistata e ha partecipato attivamente, è stato prezioso. Il distretto di Koboko è stato molto collaborativo e i suoi tecnici ci hanno affiancato e aiutato con le misure sul campo. A conclusione del nostro lavoro abbiamo presentato i primi dati ad un’assemblea pubblica con i capi quartiere e le autorità del distretto di Koboko, con la promessa di inviare un progetto più dettagliato e operativo per fine 2012. Questa esperienza ha convinto molti di noi circa il futuro lavorativo: spendersi come tecnici esperti in questi contesti è un valore aggiunto e ci potrà dare molte soddisfazioni. A nostro avviso c’è molto da fare a Koboko soprattutto nel campo della salvaguardia del territorio e dello sviluppo sostenibile. Speriamo di poter dare ulteriori contributi in futuro per lo sviluppo di quel territorio che ci è rimasto nel cuore. Un grazie ad ACAV per la collaborazione, anche a nome dell’Università di Trento. Avremo modo di presentare in futuro il nostro lavoro definitivo. A presto. Beatrice Esposito, Margherita Rolè, Silvia Debiasi, Valentina Viero, Alberto Rigoni, Federico Freddi, Filippo Padoan, Marco Laezza

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Acavinformadic 12 pg1 7  
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