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informa Periodico di informazione e documentazione dell’Associazione Centro Aiuti Volontari cooperazione sviluppo terzo mondo anno 26 | N. 1 | APRILE 12 Poste Italiane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Trento - Tassa riscossa - Taxe perçue

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Saluto del Presidente Cari soci, cari amici, è giunto anche quest’anno il tempo dei bilanci. L’approvazione da parte del Consiglio del bilancio 2011 ci porta a guardare indietro e ripercorrere le attività svolte durante lo scorso anno non tanto per sottoporre ai soci una sterile sequenza di cifre e numeri, ma perché ci è caro condividere il senso di ciò che hanno costituito in termini di iniziative i progetti che ACAV ha svolto e cogliere l’occasione per rilanciare l’attività e la discussione sui tempi. Negli incontri che si sono tenuti per l’esame e la presentazione del documento strategico, per esempio, sono emersi nella discussione alcuni spunti interessanti. Ci pare che i soci condividano la scelta di concentrare la nostra attività in una regione per incidere negli anni sulla realtà locale, per intrattenere rapporti stabili con le autorità amministrative e politiche ma soprattutto con la gente di quella regione dove ormai da qualche anno lavoriamo. In un momento in cui le risorse economiche scarseggiano, una realtà piccola come la nostra ritiene più produttivo concentrare le proprie energie e dialogare, discutere e pianificare con la gente del luogo concordando con loro gli ambiti di intervento affinché, con questa stretta collaborazione, il nostro lavoro risponda

ACAV informa Periodico di informazione e documentazione dell’Associazione Centro Aiuti Volontari Cooperazione Sviluppo Terzo Mondo Aut. Tribunale di Trento n. 539 dell’11 aprile 1997

Il Consiglio Direttivo Presidente: Luigi Santarelli Consiglieri: Giorgio Boneccher - Vicepresidente, Maria Floretta, Renzo Franceschini, Giampiero Girardi, Walter Peroni, Alex Rigotti Revisori dei conti: Orietta Bolech, Stefano Tomazzoni, Giovanni Zanoni Direttrice: Elisabetta Bozzarelli

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a quei requisiti di rilevanza, efficacia, efficienza, impatto e sostenibilità che abbiamo identificato come elementi fondanti e fondamentali nei nostri progetti. Un altro aspetto che è emerso è l’importanza di poter essere punto di riferimento affidabile per i nostri stakeholders, cioè quelle persone che si mettono in relazione con noi per realizzare solidarietà, per concretizzarla, per riceverla. In questa prospettiva un passo importante può essere la certificazione dei nostri processi interni e delle nostre azioni per dare sempre più concretezza e trasparenza al nostro agire. Durante il 2011 abbiamo cercato di coinvolgere nelle nostre azioni altre realtà istituzionali. La collaborazione con l’Ambasciata Giapponese di Kampala ci ha permesso di implementare l’offerta di acqua potabile nelle scuole del distretto di Koboko con 17 nuovi pozzi che sono in fase di realizzazione. Questo risultato è stato molto importante, in quanto ci ha permesso di continuare a Koboko la nostra azione di aiuto, soprattutto nei confronti dei bambini, di poter dare una risposta alle richieste pressanti che vengono dai vicini distretti di Congo e Sud Sudan e di indirizzare le nostre limitate risorse economiche anche in quei paesi dove l’acqua pulita e facile da reperire è ancora un sogno. Sapere che noi possiamo realizzare il sogno di avere acqua per le necessità quotidiane di tante famiglie deve mantenere alto il nostro impegno. Questo momento annuale di bilancio mi permette di ringraziarvi, a uno a uno, a nome di tutte quelle persone che in Uganda e in Congo, grazie al vostro costante e prezioso aiuto, hanno acqua pulita, un’occasione di lavoro e una nuova prospettiva di vita. Il bilancio 2011 senza di voi non potrebbe essere tale. Grazie. Il presidente Luigi Santarelli


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Solidarietà, per far crescere le nostre comunità In momenti come questo, quando la crisi si traduce in tagli per il welfare sociale, aumenti delle tariffe e nuove tasse, è facile che qualcuno si alzi e proponga di cancellare tutte quelle spese di cui beneficiano “gli altri”, gente sconosciuta e lontana, che non appartiene alla nostra comunità. Nel Consiglio comunale di Trento, discutendo il bilancio 2012, si sono confrontate e scontrate diverse visioni su come destinare al meglio le risorse senza diminuire in modo drastico la buona qualità dei nostri servizi, tanto invidiata dal resto del paese. Alcuni consiglieri propongono di tagliare i fondi destinati alla solidarietà internazionale, suscitando un coro di commenti positivi: questo è il momento di guardare a casa propria, di pensare a noi, è giusto che il Comune pensi ai propri concittadini prima che alle popolazioni bisognose dell’Africa e dell’Asia; qualcuno concede che, se si vuole fare solidarietà internazionale, se ne occupi il governo centrale. In momenti difficili come questo non sorprende che nella società scattino meccanismi di autodifesa, che la paura per il futuro incerto spinga a vedere solo il proprio piccolo pezzettino di mondo, i propri bisogni. Ma a noi sembra che da queste difficoltà e da queste incertezze non usciremo se restiamo chiusi dietro angusti steccati tra le nostre belle montagne, a commiserarci e rifiutare il confronto con il resto del mondo. Certo non possiamo permetterci di chiudere gli occhi davanti alle baracche che scopriamo esistere anche attorno a Trento, alle code che si allungano davanti alle mense dei poveri, alle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. La solidarietà pubblica e privata dei trentini sa esserci e intervenire a favore di questo “prossimo” bisognoso. Ma per sua natura la solidarietà, che interpreta il bisogno di costruire relazioni, di sentirsi coesi come comunità e come in una famiglia dare un po’ del proprio sovrappiù per il fra-

tello che ha più bisogno, non può essere costretta a fermarsi a un confine. In una solidarietà forte e sostenuta a livello pubblico e privato una comunità investe non solo finanze, ma capacità, esperienza, creatività, relazione. Il volontariato che sostiene la solidarietà costituisce un capitale sociale prezioso che gli amministratori dovrebbero mettere ai primi posti nei loro programmi. Investire in solidarietà è investire su noi stessi. Ritrovarsi nelle associazioni, nei gruppi, nei comitati e dedicarsi anche ad altri lontani e sconosciuti e poveri è migliorare il senso della vita qui, la qualità della vita democratica. A chi dice di smettere diciamo invece: prova anche tu, te ne convincerai. Sosteniamo la generosità della nostra città, perché possa essere ancora di esempio per molte altre, perché continuiamo a sentirci abitanti di un mondo interdipendente e aperto. Il vecchio mondo, quello degli egoismi e dei conflitti, non ha funzionato molto, ricordiamocelo. Elisabetta Bozzarelli

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PROGETTI CONCLUSI DISTRETTO IDRICO-SANITARIO DEL PROGETTO DI SVILUPPO KWA DELLA CHEFFERIE DES KA DI KOBOKO (UGANDA) E CA DEL CONGO) (REPUBBLICA DEMOCRATI e Trentino Alto Adige Ente Finanziatore: Region e Chefferie Des Kakwa Partner: Distretto di Koboko Durata: 2011-2012 ione Trentino 40.000 finanziati dalla Reg Budget: € 77.876 di cui € Alto Adige zione liorare la salute della popola OBIETTIVO GENERALE Mig le abi di accesso all’acqua pot aumentando la possibilità e 6 nella vi pozzi perforati, 6 a Koboko OPERE REALIZZATE 12 nuo tione ges la per i itat com 12 zione di Chefferie Des Kakwa; Forma d’acqua e la cura delle nuove fonti REALIZZAZIONE DELL NELLA STRUTTUR A PASSERELLA COPERTA A SANITARIA DI KOBOKO Ente Finanziatore : Comune di Trent o, Provincia Autonoma di Trent o, Comunità di Ro nco (Canal S. Bovo Partner: Distretto ) di Koboko Durata: anno 2011 Budget: € 27.853 ,86 di cui € 20.000 finanziati dalla Provincia e Comun e di Trento OBIETTIVO GENE RALE Razionalizza re le strutture sanitarie di Koboko em e di igiene dei pazie igliorare le condizioni di salute nti della struttura OPERE REALIZZA TE Passerella cope rta di 175 metri che collega i repa rti e la sala operat oria e che permet agli operatori e ai te pazienti di sposta rsi da un padiglio all’altro in modo ra ne pido e sicuro

PROGETTO DI SVILUPPO IDRICO-SANITARIO NELLA CHEFFERIE DES KAKWA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO) Ente Finanziatore: Regione Trentino Alto Adige Partner: Chefferie Des Kakwa Durata: 2012-2013 Budget: € 77.876 di cui € 45.000 finanziati dalla Regione Trentino Alto Adige OBIETTIVO GENERALE Migliorare la salute della popolazione aumentando la possibilità di accesso all’acqua potabile OPERE REALIZZATE 12 nuovi pozzi perforati nella Chefferie Des Kakwa; formazione di 12 comitati per la gestione e la cura delle nuove fonti d’acqua

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PROGETTO DI SVILUPPO RURALE NELLA REGION E DEL WESTNILE UGANDESE, DISTR ETTO DI KOBOKO Ente Finanziatore: Ministe ro Affari Esteri Italiano Partner: Distretto di Koboko Durata: 1/11/2008 - 1/11/2 011 Budget: € 1.417.239,91 di cui € 708.800,00 finanziati dal MAE OBIETTIVO GENERALE Mig liorare le condizioni di vita della popolazione rurale del Dis tretto di Koboko COSA ABBIAMO FATTO Ag ricoltura Abbiamo costrui to un centro agricolo dimostrativo, per l’educazione agricola, la pro duzione e la distribuzione di sementi e talee migliorate. Abbiamo creato una rete di assistenza tecnica per l’ag ricoltura Sicurezza alimentare Abb iamo aumentato le rese del le colture, abbiamo promosso gli alle vamenti, la pescicoltura, e le attività connesse Microcredito Abbiamo form ato gruppi cooperativi di con tadini, per l’avvio di attività che aum entano il reddito e diffondono una nuova capacità di progettare e impegnarsi nel tempo Salute e igiene Abbiamo perforato 30 pozzi e riabilita to 15, sono attivi 45 water club e 14 me ccanici per la manutenzion e delle nuove fonti d’acqua Promozione della coscienza democratica e della partec ipazione attraverso la formazione, l’inc entivo all’associazionismo e il coinvolgimento dei contad ini nella formulazione delle politiche locali e nella pianificazione e ges tione degli interventi

SOSTEGNO FOR ALL”: INIZIATIVE A PROGETTO “EDUCATION R I RAGAZZI PE KO BO KO A ESSIONALE DELL’EDUCAZIONE PROF I E SUDANESI UGANDESI, CONGOLES e Trentino Alto Adige Ente Finanziatore: Region nale e Distretto di Koboko Partner: Scuola Professio Durata: 2011-2012 ione Trentino € 18.000 finanziati dalla Reg Budget: € 39.832 di cui Alto Adige di accesso Accrescere le possibilità OBIETTIVO GENERALE anda), (Ug oko Kob di i e dei ragazz all’istruzione professional del Congo) a atic ocr Dem a blic pub (Re della Chefferie des Kakwa e del Sud Sudan studenti che dormitorio per ospitare gli OPERE REALIZZATE Un uenza alle freq ti per consentire loro la provengono dai diversi sta di un sto qui Ac a. iproca conoscenz attività didattiche e la rec ci. atti did i tor ora lab cità ai generatore per dare elettri ragazzi affinché iamento per 60 ragazze e BORSE DI STUDIO Finanz muratura, zi: iriz ind i ers estre nei div possano frequentare un sem ito, computer. dattilografia, taglio e cuc falegnameria, meccanica,

NUOV PROG O ETTO


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I T T E G PRO O S R O IN C PROGETTO INTERREGIONALE DI SVILUPPO DEL DISTRETTO DI KOBOKO, UGANDA E DELLA CHEFFERIE DES KAKWA, REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO Ente Finanziatore: Provincia Autonoma di Trento Partner: Distretto di Koboko e Chefferie des Kakwa Durata: 2011-2014 Budget: € 556.722,00, di cui € 209.620,00 finanziati dalla Provincia Autonoma di Trento OBIETTIVO GENERALE Migliorare le condizioni di vita ed il processo di pacificazione della popolazione rurale del Distretto di Koboko e della Chefferie du Kakwa AMBITI DI INTERVENTO Agricoltura Costruzione di un centro agricolo e dimostrativo nella Chefferie des Kakwa, Congo, corsi di educazione agricola e assistenza tecnica per gli agricoltori dei due stati. Diffusione di pratiche agricole e varietà migliorate di vegetali per aumentare la sicurezza alimentare Microcredito Formazione di 46 gruppi cooperativi supportati dal microcredito per aumentare i redditi familiari e della comunità, Salute Fornitura di acqua potabile con 20 perforazioni e 20 riabilitazioni di pozzi e costruzione di latrine Promozione coscienza democratica Tavolo di lavoro tra i due stati, partecipazione delle comunità, attenzione particolare all’uguaglianza di genere e alla costruzione della pace

Le donazioni per la realizzazione dei progetti del costo dei Come si vede, una parte consistente blici. progetti deriva da finanziamenti pub permettono ori enit sost dei e Le donazioni dei soci costruzione la etti, di coprire tutte le spese dei prog za. rgen di altri pozzi e piccoli interventi di eme Impegno per ACAV 393.216,40 euro

46% 54%

Finanziamenti pubblici 467.573,60 euro

SOSTEGNO ALL’ISTRUZIO NE PRIMARIA E SECONDA RIA IN 17 SCUOLE DEL DISTRETTO DI KOBOKO ATTRAVERSO L’ACCESSO ALL’ACQUA Ente Finanziatore: Govern o del Giappone Durata: 2012 Budget: 96.000 dollari tutt i finanziati dal Governo del Giappone OBIETTIVO GENERALE Mig liorare la salute della popola zione aumentando la possibilità di accesso all’acqua potabi le in 17 scuole di Koboko COSA FAREMO 17 nuovi pozzi perforati in altrettante scuole di Koboko; Formazione di 17 comitati di gestione e cura delle nuo ve fonti d’acqua IONE A SOSTEGNO PROGETTO DI FORESTAZ E L PATRIMONIO FORESTAL DE DELLA SALVAGUARDIA DA AN UG E, KO, WEST-NIL DEL DISTRETTO DI KOBO cia Autonoma di Trento Ente Finanziatore: Provin Partner: Distretto di Koboko Durata: anno 2011-2012 € 52.953,60 finanziati dalla Budget: € 66.192,00, di cui nto Provincia Autonoma di Tre vaguardia e miglioramento OBIETTIVO GENERALE Sal anno Distretto di Koboko. Ogni del del patrimonio forestale io bon car di dito cre ranno un queste nuove foreste produr CO di t 2 74 per il nostro Trentino di 1.1 chivo Aumento del patrimonio bos INTERVENTI IN CORSO 160 di le tota un per ste fore ve del Distretto, con 200 nuo ettari, 102.000 nuove piante PROGETTO TRANSFRON TALIERO DI SVILUPPO DE L DISTRETTO DI KOBOKO (UGANDA), DELLA CHEFFERIE DES KAKWA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CO NGO) E DEI COUNTYS DI MOROBO E YEI, CENTRAL EQUATRORIA STATE (SUD SUDAN) Ente Finanziatore: Provin cia Autonoma di Trento Partner: Distretto di Koboko , Chefferie des Kakwa e Cou ntys di Morobo e Yei Budget: € 90.000 interam ente finanziati dalla Provin cia Autonoma di Trento OBIETTIVO GENERALE Raf forzare il processo di pac ificazione tra gli stati promuovendo la valorizzaz ione delle dinamiche cultur ali, sociali ed economiche e lo sviluppo di partenariati COSA FAREMO con iniziati ve in ambito politico, ammin istrativo, di educazione alla partecipa zione si promuovono occ asioni di dialogo e le possibilità di crescita dei diversi ambiti relazion ali di sviluppo, rafforzando l’identità cultur ale che le frontiere disegn ate a tavolino hanno ignorato e confuso

uttura mantenuti al minimo str di ti cos i V: CA A di ol s i Dove vanno e. Come si

spese di gestione dell’Associazion solo lo stato dei progetti ma anche le non lico pubb ere rend a i gnat impe o Siam al 90%. Il costo della struttura, che destinazione in percentuale superiore a ano arriv ti dona ono veng ci che i vede, i sold % del 2009 al 6,89% del 2010 al negli ultimi tre anni è variato dall’8,71 to, men iona funz di e spes le e e onal per il vostro sostegno. comprende il pers o efficiente e responsabile. Grazie a tutti mod in lio, meg pre sem rare lavo di o 7,18% del 2011. Cerchiam

2009 9%

2010

2011 7%

7%

costi dei progetti a incidenza costi di struttur

91%

93%

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Sud Sudan, la scommessa dello sviluppo Il Sud Sudan o Nuovo Sudan, come preferiscono chiamarlo i suoi abitanti, è un posto dove vale la pena di essere, in questo momento della sua storia. L’orgoglio e la speranza che l’indipendenza ha generato nella sua gente si avvertono con forza, sia negli incontri ufficiali con le autorità che nelle chiacchierate informali. Dopo 50 anni di lotta ininterrotta con il nord arabo e mussulmano, il sud nero e cristiano-animista ce l’ha fatta, è riuscito a liberarsi dallo sfruttamento e dalla sottomissione. Per vincere non è bastato il coraggio e il valore dei Dinka, la tribù di pastori-guerrieri che costituiscono l’ossatura del SPLA (Sudanese People Liberation Army), l’esercito di liberazione e anche del SPLM (Sudanese People Liberation Movement), il partito politico che ne è derivato. C’è voluto il pesante sostegno finanziario e umano (istruttori militari), fornito dal governo Bush e dalle amministrazioni americane che l’hanno seguito, fortemente voluto dalla lobby del petrolio e da quella delle chiese evangeliche americane, unite dal comune interesse di fermare o perlomeno arginare l’influenza del nord arabo. Esiste una frontiera, una cortina invisibile ma ben definita, che parte dall’Oceano Indiano, dalla Somalia, passa per l’Etiopia e il Sud Sudan, la Repubblica Centroafricana, la Nigeria, Il Mali la Mauritania e finisce nell’Atlantico a sud del Marocco. Se leggete le notizie che riguardano l’Africa sui giornali, vi sarete resi conto che quasi tutti i paesi che ho nominato sono teatro di rapimenti, disordini e conflitti. A cavallo di questo confine non tracciato si combatte nel nome di Dio, Patria, Libertà e soprattutto Denaro (petrolio e minerali), con gli USA e l’occidente da un lato e l’integralismo mussulmano dall’altro, con Cina ed India che partecipano interessati alla rappresentazione. Insomma, uno che è pienamente cosciente di questa situazione se ne sta in mezzo al desolato e secco Sud Sudan e si sente comunque al centro del mondo. Vi racconto questo perché la mia prima visita in Sud Sudan, alle città di Morobo e Yei, capoluoghi delle aree dove vivono i Kakwa che mi hanno invitato, è stata sostanzialmente una conferma di quello che avevo sentito e letto, e in qualche modo devo comunque tenermi alto il morale. Ho trovato strade malmesse, pae-

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sini desolati, agricoltura povera, città in rapida e disordinata crescita, ma soprattutto funzionari locali “difficili”. La gente, i leaders dei contadini con cui abbiamo parlato mi hanno fatto una buona impressione, sono consapevoli della loro condizione e di quanta strada debbano fare per migliorarla. Sono anche pienamente consapevoli che il primo passo sulla via del loro sviluppo è quello di conquistare quella rappresentatività e visibilità che in questo momento non riescono ad avere. Le poche persone, in genere ex combattenti, che concentrano nelle loro mani quasi tutto il potere politico e amministrativo, hanno gestito i flussi di aiuti arrivati nel paese dopo la firma dell’accordo di pace del 2005 in maniera clientelare, ottenendo risultati disastrosi. Il fiume di denaro che le grandi agenzie internazionali (UNICEF, FAO, UNHCR, USAID fra le altre) hanno riversato qui ha beneficiato i soliti noti che non ne avevano neanche bisogno. Nepotismo e corruzione sono cresciuti, generando rabbia e frustrazione fra gli esclusi.

Nel cuore dell’Africa, lì c’è ACAV


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Ma il vento sta cambiando, per amore o per forza. Sono in fase di introduzione le prime riforme dirette a democratizzare il paese: elezioni delle amministrazioni locali, organizzazione del sistema giudiziario, leggi che danno rappresentatività alle componenti della società civile. Quindi è un buon momento per iniziare a lavorare qui, si stanno lentamente creando le condizioni ottimali affinché una agenzia di sviluppo come ACAV, piccola ma efficace, possa operare al meglio. Ci è stato fatto notare che c’è un grande bisogno di organizzazioni che orientano il loro impegno direttamente nelle comunità. La lontananza dai problemi e quindi dalla gente delle grandi agenzie si avverte anche osservando gli enormi campi superprotetti dentro cui sono ospitate. Quindi, pronti via, comincia il lavoro di ACAV in Sud Sudan, dal 21 al 23 di marzo c’è stata a Yei la seconda conferenza interstatale delle comunità Kakwa di tre paesi (Uganda, RDC, Sud Sudan). A maggio perforeremo i primi quattro pozzi e nel frattempo ci daremo da fare per reperire risorse per altre attività. Credo sia inutile che vi faccia la lista dei bisogni che ci sono nei settori di intervento in cui siamo specializzati, qui c’è tutto uno stato da pianificare, fondare e costruire. Trovare risorse per proporre e sostenere il modello di sviluppo che pensiamo possa dare le risposte giuste ai bisogni di questa gente è invece il grosso problema, soprattutto per noi italiani. Credo sia giusto sottolineare la latitanza del nostro Ministero degli Esteri in un momento dove invece sono attivissime le diplomazie e le cooperazioni statali di tantissimi paesi. Il commissario di Yei (la massima autorità di una delle 45 unità amministrative del Sud Sudan) mi ha detto che nelle prime settimane del 2012 aveva già ricevuto la visita di 5 ambasciatori. Non è solamente l’essere pronti ad aiutare e la generosità che attira i governi occidentali in questa parte di mondo non proprio facile, sono anche le enormi possibilità di fare affari che ci sono per gli imprenditori e le aziende, ad iniziare dallo sfruttamento del petrolio e dei minerali fino alle grandi opere che vanno realizzate. Per semplificare si può dire che c’è la possibilità di operare una sorta di baratto moderno: in cambio di strade, ponti, dighe, centrali, si possono

avere petrolio e materie prime. Investire per facilitare la crescita di un paese secondo modelli democratici e progressisti e allo stesso tempo curare i propri interessi non è un atteggiamento contraddittorio, anzi dimostra lungimiranza. Guardiamo alla Germania come esempio, allo sforzo economico che sta facendo in tutta l’Africa con l’agenzia di cooperazione tecnica statale GIZ, che impiega migliaia di tecnici e manager bravi e preparati a supporto dei settori da sempre deboli in questi paesi: acqua, energia, ambiente, credito fra gli altri. E noi italiani, e noi di ACAV? Noi di ACAV al momento possiamo continuare il nostro lavoro grazie alla generosità dei nostri soci e sostenitori, grazie alla PAT che con coraggio mantiene il suo impegno nel settore della solidarietà, grazie alla Regione e al Comune di Trento. La domanda che qui tutti ci facciamo è fino a quando, visti i tempi e la situazione in Italia e anche in Trentino. Probabilmente non a lungo se non modifichiamo il nostro approccio e i nostri obiettivi. Ho fatto l’esempio della Germania perché loro hanno una strategia chiara e la mettono in pratica. Non credo che l’Italia e nello specifico la struttura dedicata del nostro Ministero degli Affari esteri abbia in questo momento le risorse (strutturali, umane, fisiche, finanziarie) per fosse anche pensare a un per-

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Apertura della conferenza interstatale a Yei - Sud Sudan

corso simile. Troppo presa a sopravvivere a se stessa e a spartirsi quel poco che passa il convento, così praticamente tutti i fondi stanziati per la cooperazione italiana vanno alle spese di mantenimento della struttura. Penso invece sempre più spesso alla nostra provincia e alle sue eccellenze, fra cui il sistema educativo (università in primis ma anche le scuole tecniche e professionali), il sistema bancario e creditizio, i centri di ricerca specializzati nelle tecnologie avanzate, il “sistema “ agricoltura (scuola, consorzi, ricerca) fra gli altri. Penso a cosa si potrebbe ottenere in termini di sviluppo, investendo e coinvolgendo questi settori, in sinergia con gli imprenditori e gli industriali, nel processo di costruzione dello stato del Sud Sudan e sono convinto che il tornaconto ci sarebbe. Lo so che tocco un tasto delicato nel settore della solidarietà, dove tutti vorremmo mantenerci puri e idealisti e dare incondizionatamente. Lo faccio perché sono convinto che vadano ripensate molte cose nel nostro modo di lavorare. Sono convinto che se vogliamo dare continuità al nostro settore dobbiamo proporci mediatori culturali fra due

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mondi che conosciamo bene, coinvolgere i nostri politici, imprenditori, giovani e mostrarli come possano aiutarci ad aiutare e allo stesso tempo guadagnare esperienza, conoscenza, risorse. Cari soci e sostenitori di ACAV, non è un ringraziamento formale e scontato quello che vi trasmetto a nome di tante persone e istituzioni che lo esprimono a me in mille occasioni. I contadini che sosteniamo con le piante da frutto o con le sementi o con il credito, le scuole con i bimbi che bevono l’acqua pulita dei pozzi che perforiamo, i politici che facilitiamo nell’incontrarsi e confrontarsi, manifestano tutti con grande calore la loro gratitudine quando si presenta l’occasione. Ho avuto in questi giorni la prova di quanto sia importante ciò che facciamo, di quanto si possa fare, nel senso di rendere la vita delle persone più semplice, anche con pochi mezzi. La gente, tanta gente, mi stringe la mano ringraziandomi, raccontandomi di quanto cambierà la loro vita e di quanto pregheranno per me (e per voi). Pierluigi Floretta


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Con i giovani per il futuro I KERI AND YOU? I CARE Gli studenti del Liceo da Vinci si impegnano per realizzare un ponte nel cuore dell’Africa Durante la finestra tecnica, settimana amata da tutti i davinciani, soprattutto dai meno “asini”, abbiamo partecipato all’attività di Cooperazione Internazionale, proposta dall’associazione ACAV. ACAV è un’organizzazione non governativa trentina che opera in Africa, che interviene principalmente nella costruzione di pozzi, nella formazione dei contadini e nella riforestazione del territorio. Siamo venuti a conoscenza di problematiche economiche esociali legate all’Africa e più in particolare all’Uganda. È stato interessante parlare di questi argomenti, dato che si sente parlare molto poco di questioni legate al continente africano. Per esempio crediamo che in pochi di voi abbiano sentito parlare di Idi Amin Dada, spietato dittatore ugandese che governò dal 1971 al 1979. Il suo regime violento causò infatti la morte di 300.000 persone, anche se Amin fu festeggiato dal popolo quando prese il potere. Si può conoscere la storia e la personalità di questo dittatore grazie al film “L’ultimo Re di Scozia”, che consigliamo di vedere. La zona dove lavora ACAV è quella di Koboko, distretto che si trova al confine tra Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan. Questa regione è molto problematica per via dei conflitti, visto che persone della stessa etnia vivono in tre stati differenti e risulta impossibile lavorare in uno solo dei tre stati senza causare la gelosia dei vicini. Solo dal 2005 infatti questa zona vive pacificamente. Siamo poi venuti a conoscenza degli obiettivi di sviluppo del millennio: ACAV si sta impegnando in particolare per l’ottavo, cioè sviluppare partenariati mondiali per lo sviluppo. Siamo sicuri che molti di voi resteranno sconvolti da questo parolone. In realtà non è niente di complicato. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo significa instaurare relazioni positive tra paesi e comunità per condivide-

re esperienze, capitale sociale e buone pratiche per una convivenza pacifica. Diventa quindi importante il dialogo e lo scambio di aiuti tra nazioni, la possibilità di realizzare progetti insieme: è necessario costruire PONTI tra paesi. Da questi ponti ideali ACAV ha deciso di realizzare un ponte vero e concreto. Questo ponte deve essere costruito sul fiume Keri, al confine tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo, una zona strategica per gli scambi di idee, di persone ed anche per il passaggio di merci tra regioni vicine che condividono la stessa origine etnica. Cominceranno presto diversi progetti per raccogliere fondi per la costruzione di questo ponte e sicuramente ne verrete a conoscenza. Crediamo nel progetto perché un ponte è qualcosa che unisce, collega e ci porta più vicini alle persone più sfortunate di noi. Il ponte di Leonardo da Vinci è famoso per esempio perché deve essere costruito per forza almeno da due persone: motivo in più per credere nel ponte come collaborazione tra popoli. Abbiamo pure scoperto che il ponte di Leonardo è il logo della nostra scuola (siate sinceri, quanti di voi lo sapevano?). Noi abbiamo deciso di impegnarci per quest’iniziativa... E voi?

Il logo “Un ponte per Keri” elaborato dagli studenti del Liceo da Vinci

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AFRICA: SVILUPPO POSSIBILE? Le riflessioni degli studenti del Liceo Classico Giovanni Prati Da mercoledì 18 gennaio a venerdì 20 gennaio 2012 si è tenuta al Liceo Classico Giovanni Prati, come ogni anno, la cogestione. Questo appuntamento fisso assume un ruolo importante nell’educazione e nella formazione degli studenti del liceo, in quanto propone temi di attualità spiegati da esperti, cui segue un momento di discussione comune; l’apprendere da persone competenti nella materia, lo scambio di pareri e idee permette agli studenti di riflettere e di crearsi un’opinione su questioni importanti. È in questo contesto che si è inserito l’intervento della direttrice di ACAV, Elisabetta Bozzarelli, con il gruppo tenutosi il primo giorno di cogestione chiamato “Africa: sviluppo possibile?”, che ha visto partecipare una quarantina di studenti. Elisabetta ha introdotto l’argomento partendo da una visione generale dell’Africa per poi concentrarsi sui progetti attuati da ACAV in risposta ai problemi presenti in Uganda. Gli studenti che hanno preso parte al gruppo hanno avuto l’occasione di capire cosa significhi cooperazione allo sviluppo, di conoscere problemi spesso dimenticati dai telegiornali e imparare in che modo poter effettivamente aiutare. Alla spiegazione è poi seguito un video preparato dalla direttrice con diverse foto rappresentanti persone e paesaggi ugandesi che hanno colpito molto gli studenti presenti, dando un’immagine concreta di quello che è l’aiuto portato da ACAV in Uganda.

Gli studenti, inoltre, hanno potuto chiedere approfondimenti a Elisabetta e curiosità sull’esperienza di Anna Zanella, che non solo è stata in Uganda due anni fa con Elisabetta, ma anche in Sudafrica. Al termine dell’inusuale lezione, i liceali hanno applaudito l’intervento di Elisabetta e sono usciti dall’aula un po’ più ricchi, un po’ più coscienti, un po’ più cittadini del mondo. Riporto di seguito i commenti di due studentesse del liceo riguardo alla mattinata. «Nella presentazione del progetto di ACAV in Africa tenutasi al Liceo Prati un aspetto mi ha colpito particolarmente, ossia che l’associazione coinvolga molto la gente nell’innovazione della loro città. Credo infatti che far sentire i locali partecipi del loro “progresso” sia una buona strategia su cui puntare per renderli sempre più volenterosi nel voler non cambiare, ma migliorare le proprie condizioni di vita: è evidente che qualcosa realizzato grazie ad un contributo personale rende la gente più orgogliosa e quindi più incline a continuare nella stessa direzione. Inoltre insegnare, per esempio, come viene costruito un pozzo, come funziona o come aggiustarlo è il modo migliore per cancellare la diffidenza che si manifesta nei confronti di qualcosa che non si conosce e che soprattutto è “straniero”. Penso che sia positivo il fatto che ACAV punti proprio a questo e non costruisca semplicemente le proprie strutture, senza preoccuparsi delle conseguenze anche psicologiche sulle società locali». (Arianna Scartezzini). «Passare una mattinata con Elisabetta dell’associazione ACAV è stata un’ottima occasione per conoscere e capire realtà diverse. Non è stato per niente noioso, ma anzi, davvero interessante! Mi è piaciuto moltissimo vedere tante foto dei volontari e delle persone del luogo, mi hanno colpito i loro sorrisi. Un’altra cosa che mi ha stupito è il modus operandi dell’associazione, incentrato sulla cooperazione allo sviluppo: lo trovo assolutamente il metodo più efficace e produttivo».(Elisa Nicolussi).

Marta Zanella

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INGEGNERI PER L’AFRICA Lighea e Matteo, due studenti di ingegneria dell’Università di Trento, hanno preparato la loro tesi a Koboko, nell’ambito di un accordo di collaborazione con ACAV. In questo articolo presentano il lavoro svolto in Uganda, con questa premessa: «A un passo dal diventare ingegneri ma ben lungi dall’essere scrittori, proveremo a mettere una parola dopo l’altra così come un passo dopo l’altro abbiamo scoperto Koboko». Siamo atterrati ad Entebbe la notte tra il 6 e il 7 di novembre dell’anno scorso, con la valigia, il computer e tre mesi davanti per scrivere una tesi. Entrambi studiamo alla facoltà di ingegneria di Trento dove seguiamo il corso di Tecnologie Appropriate per i Paesi in Via di Sviluppo. La tesi è un’occasione per noi di mettere alla prova quello che abbiamo imparato e ACAV ha capito che poteva essere un’occasione per Koboko di sfruttare le professionalità trentine. Dopo una sonnolenta giornata a Kampala, siamo partiti alla volta di Koboko. Dopo dieci ore di macchina e dopo aver attraversato due volte il Nilo siamo arrivati a destinazione, dove la casa e tutto lo staff di ACAV ci hanno accolto calorosamente. Il soggetto del nostro lavoro è stato concordato nei giorni successivi, con Pierluigi Floretta e lo staff tecnico del comune di Koboko. Si è deciso di lavorare su due progetti distinti: una tesi si sarebbe occupata del sistema di gestione di rifiuti solidi della città; l’altra avrebbe affrontato il problema della pianificazione territoriale in un momento di grande crescita e cambiamento. Il problema dei rifiuti è collegato a qualunque attività antropica. Gli obiettivi di una corretta gestione dei rifiuti sono universali: la salute dell’uomo e dell’ambiente. L’approccio al problema invece può cambiare enormemente in base al contesto. Per una città come Koboko si tratta in definitiva di sintetizzare una realtà complessa nelle sue componenti principali, rendendo così sostenibile un approccio tecnico, anche se i mezzi sono limitati. Questo approccio ha permesso di sviluppare un progetto che vuole essere la base per un sistema di gestione sostenibile ed efficiente, con obiettivi chiari e raggiungibili in tempi ragionevoli, in modo da rappresentare anche una proposta finanziabile. Il progetto consentirebbe a Koboko di intercettare il 50% dei rifiuti prodotti (il 6% in più della media nazionale!), di disporre di una disca-

rica controllata, di termo-distruggere correttamente i rifiuti infettivi e di avviare un processo di differenziazione del rifiuto. Tutto questo mantenendo invariate le attuali spese di gestione. La pianificazione invece è uno strumento fondamentale nell’affrontare strategie di sviluppo urbano che siano sostenibili. Koboko ha un tasso di crescita di quasi il 6%, uno dei più alti di tutta l’Uganda. Nei prossimi anni si porrà il problema delle risorse, principalmente il cibo e la legna per cucinare. Il lavoro svolto serve ad affrontare preparati i cambiamenti che inevitabilmente investiranno il distretto. Nell’analisi sono stati sviluppati dei possibili scenari di sviluppo per ottenere un quadro su come potrebbe essere Koboko tra vent’anni. In questo modo siamo riusciti ad individuare le priorità e le strategie da adottare per ridurre gli impatti ambientali dello sviluppo futuro. Realtà come la selvicoltura e le scuole per agricoltori sono essenziali se l’amministrazione vuole garantire che le restanti riserve forestali non vengano definitivamente distrutte e che la produzione agricola continui ad essere sufficiente per sfamare la popolazione. Entrambi i lavori si sono rivelati pieni di sfaccettature e ci piacerebbe che fossero un primo passo verso una consapevolezza maggiore delle autorità nell’affrontare le problematiche ambientali del territorio. L’esperienza ci ha insegnato il valore della collaborazione con gli enti locali e quanto sia unico il sostegno che ACAV riesce a dare in un contesto così ricco di complessità. Matteo Barca e Lighea Speziale

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I BAMBINI DI TRENTO COSTRUISCONO LA PACE Costruire la pace, che impresa! Ci guardiamo intorno e cogliamo infiniti segnali minacciosi. Il nostro prossimo, familiari e vicini di casa, colleghi di lavoro e sconosciuti che ci sfiorano per strada, avversari politici, istituzioni… l’economia del mondo, il clima, i popoli lontani. Quante minacce alla vita, alla quiete, al benessere, alla voglia di normalità che ci sembra di sentire come istinto primario dentro di noi. Ci sembra di desiderare la pace soprattutto, ma sappiamo anche che l’uomo non è un animale pacifico, che l’istinto della sopravvivenza è anche un istinto di dominio e di sopraffazione, che la tentazione della violenza è forte in ciascuno di noi. Millenni di cultura, di riflessione filosofica, di predicazione religiosa e ancora di più la riflessione sulle catastrofi irreparabili delle guerre del XX secolo e sul concreto pericolo di estinzione della civiltà hanno portato la nostra società a rifiutare la guerra come strumento di soluzioni delle contese. Ma la guerra rimane in tante parti del mondo, esplode in fiammate violente i cui riflessi arrivano fino a noi, oppure cova sotto un’apparenza di normalità, dove il fucile è un oggetto quotidiano in mano agli uomini, soldati o guerriglieri, che ogni giorno si sentono pronti a usarlo. In caso di bisogno. In mano agli uomini, in mano ai bambini. Si può mettere un fucile in mano a un bambino e insegnargli a sparare, sparare per uccidere. Uccidere o essere ucciso. Che cosa c’è nel cuore dei bambini soldato? violenza subita, istinto animale, inconsapevolezza? Non è facile saperlo. Ma sembra che come soldati funzionino bene. Che cosa sarà di loro se sopravvivono? Non sembra un problema importante per chi li addestra e li usa. Ma noi sappiamo che il futuro dei nostri figli è legato al futuro di tutti i bambini del mondo, che il destino dei miliardi di uomini e donne che vivranno sulla terra domani viene costruito oggi, accompagnando la crescita dei bambini e delle bambine che stanno diventando grandi in tanti modi diversi.

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Per questo dobbiamo tenere fermo l’impegno a non abbandonare al loro destino i bambini soldato dell’Africa e dell’Asia. Non possiamo stancarci di intervenire, di tenere alta l’attenzione del mondo, delle organizzazioni internazionali, delle ong che operano in quei paesi, di creare una riflessione e una consapevolezza di quanto sia inaccettabile la guerra, e ancora di più la guerra dei bambini. Ma è altrettanto importante rafforzare la nostra cultura della pace, che si realizza non solo come assenza di conflitti armati, ma anche come crescita della solidarietà e della convivenza. C’è un bel percorso che coinvolge ogni mattina centinaia di bambini nelle scuole di Trento e non solo, un percorso che si chiama “vivere la pace” e che avrà la sua cerimonia pubblica il 2 maggio, con la “giornata della pace”. Nella classe terza della “Crispi” abbiamo cercato di vivere una tappa di questo percorso, di ascoltare le parole dei bambini, la loro riflessione sul proprio comportamento e su quello degli altri, la voglia di capirsi e di capire. Ogni mattina viene tirato il dado della pace, che dà il motto della giornata. Un motto impegnativo: amo l’altro, amo tutti, ascolto l’altro, perdono l’altro, amo per primo… Su questo motto i bambini riflettono e raccontano le proprie esperienze. Piccoli segni, gesti di solidarietà che, estratti dalla banalità delle azioni quotidiane, risplendono della luce della solidarietà e illuminano la giornata. “Il mio papà mi ha aggiustato il diario e non glielo avevo neanche chiesto”. “Il mio amico mi ha mandato un bigliettino con scritto perdonami”. “Io gli ho dato una figurina e gli ho det-


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to ricominciamo”. “Abbiamo comperato le patatine anche per un altro bambino”. “Mi sono dato 20 minuti di castigo perché me li meritavo”. C’è in questi bambini anche una bella consapevolezza di essere cittadini, di Trento e del mondo. Una voglia di essere protagonisti, di lasciare il loro piccolo segno. “Siamo andati da Pacher per chiedere di mettere una corsa bis degli autobus perché se no i nostri compagni della collina o di Gardolo non possono partecipare alla Giornata della Pace”. “Abbiamo il nostro giornalino, e ce lo mettono come inserto nel notiziario di Trento”. “Abbiamo un’aiuola della pace, in Piazza Fiera, lì c’è il dado della pace e tutti lo possono vedere”. “Il sindaco di Trento è contento del nostro progetto e ci aiuta” e

quindi, il sogno di Leo: “Da grande voglio fare il sindaco, il sindaco della Città della pace”. In tutti gli istituti cittadini c’è qualche classe che inizia la giornata così. Decine di maestre hanno assunto l’impegno, e si incontrano periodicamente per confrontarsi e aggiornare il progetto. Molte famiglie stanno entrando in una “alleanza educativa” che vuole assumere il progetto anche nella vita familiare e associativa. “Una città più bella brillerà come una stella, riempiendo il mondo di tanto bene” dice l’inno ufficiale della Giornata della Pace. E forse un riflesso di questo bene illuminerà anche la vita desolata di quei bambini soldato che la mattina raccolgono da terra il fucile e si preparano ad affrontare la morte.

Giovani che si pensano insieme. Giovani che guardano lontano. Giovani che sentono l’impegno di costruire il futuro del mondo con uno spirito fraterno. Ce ne sono di giovani così, in tante parti del mondo. Su di loro vale sempre la pena di credere, di investire. A fine agosto ci sarà il tradizionale raduno dei giovani del Movimento dei Focolari. Ospitiamo volentieri la loro proposta e il loro invito, per un impegno di solidarietà e unità che ci sentiamo di condividere e interpretare con il nostro lavoro.

Il GENFEST 2012 è una MANIFESTAZIONE MONDIALE, che vedrà radunarsi a Budapest migliaia di giovani mossi dalla stessa idea: l’UNITÀ. Unità tra i popoli, tra culture diverse, tra estrazioni sociali differenti; ma anche tra le diverse generazioni, nelle famiglie, tra gruppi e movimenti, tra cristiani di varie denominazioni, tra fedeli di religioni diverse e tra chi non si riconosce in alcuna fede religiosa. Il desiderio è creare ponti di fraternità universale. Il Genfest è nato nel 1973 da un’intuizione profetica di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. È aperto a tutti i giovani dai 17 anni in su che vorranno partecipare. Si terrà a Budapest (Ungheria) dal 31 agosto al 2 settembre. PROGRAMMA 30 agosto

Partenza da Trento e arrivo a Vienna; visita della città e vari momenti assieme ai giovani dell’Austria che parteciperanno al Genfest.

31 agosto

Partenza da Vienna e arrivo a Budapest in mattinata; possibile visita della città; inizio del Genfest nel tardo pomeriggio.

1 settembre

Genfest.

2 settembre

Genfest; partenza da Budapest per Trento verso ora di pranzo. PER INFORMAZIONI www.genfest.org e www.genfestriveneto.weebly.com

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Da bambini invisibili a bambini tutelati Il mondo è pieno di bambini invisibili: 50 milioni di loro non sono neppure registrati all’anagrafe, oltre 100 milioni non hanno mai visto un’aula scolastica, centinaia di migliaia di loro sono vittime di catastrofi naturali o guerre, nel silenzio e nell’indifferenza dell’opinione pubblica mondiale. Sono bambini “rubati”, che vivono senza speranza e senza diritti, sono vittime delle atrocità della guerra, muoiono solitari e sconosciuti. Tra di loro anche 300.000 bambini arruolati a forza in eserciti combattenti in varie parti del mondo. Ogni tanto la realtà dei bambini soldato si impone all’attenzione dell’opinione pubblica. Recentemente ha fatto notizia il video “Kony2012” che ha avuto in pochi giorni un record di accessi su You Tube e ha creato, sembra, una mobilitazione assai diffusa. Un giornalista americano, Jason Russell, ha raccontato la storia del capo guerrigliero Kony, che per molti anni ha seminato il terrore nel Nord dell’Uganda e che ha arruolato molti bambini nel suo esercito. Il video è suggestivo e convincente. Suscita indignazione per la sorte dei bambini soldato e propone la cattura del capo guerrigliero anche con interventi dei paesi occidentali. Milioni di persone lo hanno visto, molti si sono mossi subito per fare qualcosa di utile per salvare quei bambini. In realtà il video, che ha una grande forza comunicativa, non racconta la realtà attuale, come subito hanno fatto notare fonti ufficiali, giornalisti ed esperti dei problemi africani e propone soluzioni discutibili. Assicurare alla giustizia Kony è importante, in qualsiasi momento, ma bisogna anche dire che da circa sei anni in Uganda non vengono compiute azioni di guerriglia. Si dice che Kony si muova clandestinamente nelle foreste del Congo, sempre più isolato. E tuttavia anche questo video e l’interesse che si è acceso su questa regione centrale dell’Africa possono servire a “vedere” il problema dell’infanzia che tendiamo a dimenticare. Migliaia di bambine e bambini lavorano nei campi, nella raccolta dell’acqua, persino nelle fabbriche e nelle miniere per sostenere la propria famiglia invece che andare a scuola e preparare il futuro proprio e dell’umanità. Migliaia di bambine si prostituiscono, si vendono per l’equivalente di un pasto: la violenza del mercato del sesso, sconosciuto finora nei villaggi africani, e la facilità con cui si diffonde creano un forte allarme sociale e impongono interventi urgenti. Internet è lo strumento più veloce ed efficace per promuovere campagne

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di sensibilizzazione e movimenti di opinione. Ma può indicare bersaglio sbagliato e avviare una mobilitazione inutile. In Uganda si ritiene che l’epoca della guerriglia e dei bambini soldato appartenga al passato, e si cercano invece i modi e i mezzi per affrontare le drammatiche sfide dell’oggi. La cooperazione internazionale potrà porre le basi per uno sviluppo vero e rispettoso dell’uomo solo se si muove interpretando le attese delle comunità partner, a partire dalla nuova sensibilità sul tema dei diritti dei bambini e dell’attenzione per i giovani. ACAV è impegnata proprio nell’area dell’Africa su cui improvvisamente si sono puntati gli occhi del mondo. Attualmente infatti porta avanti progetti di sviluppo nella zona di confine tra Uganda, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Dopo la guerra si è portato avanti un processo di scolarizzazione e di diffusione di una maggiore coscienza dei diritti individuali, ma rimangono tristi realtà di sfruttamento, abbandono ed emarginazione. I giovani si allontanano dal modello di vita tradizionale ma non hanno prospettive, sono facile preda di adulti senza scrupoli e i fenomeni di devianza sono in crescita. ACAV lavora con le comunità locali per promuovere la formazione agricola, il credito cooperativo, l’accesso a fonti d’acqua pulita. Lavora con le scuole, le mamme, i giovani, le comunità di villaggio. L’obiettivo è quello di creare un “capitale sociale” africano, cioè formare persone che sappiano essere promotori nel loro territorio di dialogo, di relazioni, di scambi di buone pratiche. L’acqua e il cibo non sono più solo la risposta a un bisogno primario, ma anche una possibilità di crescita sociale e una speranza di futuro per i propri figli. In pochi anni sono state coinvolte migliaia di famiglie, spesso di profughi sradicati dai loro paesi di origine, privati anche di quella cultura che nasce dal rapporto con la propria terra e la propria comunità. Lo spettacolo The Stolen Child, in scena il 22 marzo al Teatro comunale di Aldeno e il 13 aprile a Rovereto al Teatro Melotti, è servito a promuovere la cultura della fraternità, la capacità di vedersi fratelli, uno vicino all’altro, legati da un comune destino. Con i fondi raccolti si potrà anche sostenere il lavoro che ACAV svolge in Uganda, nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, con progetti che hanno al centro le famiglie, le donne, i bambini: il futuro del mondo.


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Il Gruppo di Volontariato San Prospero di Borgo nella Chefferie des Kakwa Nella Chefferie des Kakwa, una provincia della Repubblica Democratica del Congo che confina con il Distretto di Koboko, Uganda, la mancanza di acqua potabile provoca gravissimi danni alla salute della popolazione. I medici del piccolo ospedale di Adi calcolano che oltre la metà dei ricoveri sia determinata da malattie provocate dal consumo di acqua inquinata. La regione soffre, in generale, di una grave carenza o assoluta mancanza di infrastrutture e di servizi basilari: gli edifici scolastici, gli uffici amministrativi, i mercati, le strutture sanitarie sono tutti privi di acqua potabile. Tale circostanza rende l’area svantaggiata persino rispetto ad altre realtà africane vicine, quali ad esempio il Distretto ugandese di Koboko, nel quale manca comunque, anche nella città capoluogo, una rete di distribuzione idrica e dell’energia elettrica. Giorgio Boneccher, vicepresidente di ACAV e membro del Consiglio Direttivo del Gruppo di Volon-

tariato San Prospero di Borgo Valsugana, ha potuto constatare questa situazione in una recente visita in Africa. Ora anche il Gruppo di Volontariato San Prospero, che è già impegnato con interventi di solidarietà a Timor Est, ha attivato un progetto di rifornimento idrico nella Chefferie des Kakwa, in collaborazione con le autorità locali e in particolare con il responsabile della situazione igienico-sanitaria della Chefferie, dott. Felice Polepole. Il progetto prevede la protezione e la captazione, con la realizzazione di piccole opere di presa, di 21 sorgenti d’acqua esistenti nel territorio della Chefferie; l’acquisto di attrezzatura per l’effettuazione delle analisi dell’acqua, che sarà utilizzata dal laboratorio dell’ospedale di Adi; la realizzazione di un impianto pilota di adduzione, la piÚ grande dotato di pompa elettrica alirealtà mentata da pannelli solari,     che, da una delle sorgenti, in Trentino porterà l’acqua potabile nella località di Kumuru, sede degli ha scelto uffici amministrativi della la solidarietà e Chefferie. la responsabilità La Provincia finanzierà sociale d’impresa. l’80% della spesa complessiva di 96.660 Euro. L’Associazione San Prospero, in collaborazione con ACAV, è quindi pronta a realizzare un’opera che, anche in una regione povera del Congo, potrà dare CENTROFIORE una maggiore disponibilità di di Ferrari Walter acqua potabile e, grazie a mevia delle Ischie, 59 todi e tecnologie sostenibili, 38123 Romagnano TN diventare un modello per sucTel. 0461.348026

  

cessivi interventi.

Una sorgente d’acqua nella Chefferie des Kakwa

Enrico Segnana Presidente del G.V. San Prospero aprile 12 | n. 1 | 15


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ACAV NEWS ASSEMBLEA DEI SOCI 11 MAGGIO 2012 AD ORE 17.30 PRESSO LA SALA POLIVALENTE DELLA CIRCOSCRIZIONE ARGENTARIO, PIAZZA DELL’ARGENTARIO, 2 COGNOLA TN.

Un’occasione importante per incontrarci, siete tutti invitati a partecipare. Sarà presentata la campagna REALIZZIAMO UN SOGNO. Hanno scelto di impegnarsi insieme a noi e saranno presenti DONATA BORGONOVO RE, docente universitaria e FRANCESCA DALLAPE’, tuffatrice della Nazionale italiana

RINNOVA LA TUA ADESIONE AD ACAV RINNOVA IL TUO IMPEGNO PER LA SOLIDARIETÀ È possibile rinnovare la quota sociale (€ 10 a persona) anche tramite versamento bancario o bollettino postale, causale: nome, cognome e quota sociale 2012

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Cassa Rurale di Trento IBAN IT63 J083 0401 81300 00133 14874



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Acav informa - Periodico di informazione e documentazione dell’Associazione Centro Aiuti Volontari cooperazione sviluppo terzo mondo anno 26 | N. 1 | APRILE 2012 - COMITATO DI REDAZIONE: Fulvio Micheli, Elisabetta Bozzarelli, Maria Floretta, Giampiero Girardi | DIRETTORE RESPONSABILE: Massimo Dalledonne | IMPAGINAZIONE E STAMPA: Publistampa Arti Grafiche - Pergine Valsugana (TN) | carta ecologica Serixo con cellulosa proveniente da foreste amministrate, sbiancata senza uso di cloro

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