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I PALAZZI STORICI DI LAURIA LE EREDITÀ PATRIMONIALI E IMMOBILIARI DELLE ANTICHE FAMIGLIE, OGGI PERLOPIÙ CONVERTITE AD ALTRI USI, RIMANDANO AI CARATTERI DI UNA URBANITÀ INTERROTTA E DISPERSA, MA ANCORA UTILE di Antonio Boccia

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uesta schedatura degli edifici privati e pubblici di valore storico-artistico, presenti sul territorio o di cui resta ancora la memoria, è in pratica un piccolo censimento virtuale (mai attuato, sinora, nella città di Lauria) e aggiunge un ulteriore tassello per ricostruire la memoria storica, in grado di sviluppare, con maggiore coscienza, le attività future, anche in campo amministrativo. RIONE CASTELLO 1) Palazzo Masella: residenza privata in piazza San Nicola 1

del rione Castello, con facciata ottocentesca, che ha ospitato personaggi di rilievo pubblico sia della famiglia Masella e che, oggi, è dimostra della famiglia (attualmente comproprietaria) D’Auria. 2) Palazzo Alagia: residenza privata in piazza San Nicola del rione Castello, di architettura settecentesca, dimora di professionisti di alto lignaggio. In effetti la struttura interna rimanda al secolo XVII. 3) Palazzo Segreti: residenza privata in piazza San Nicola del rione Castello, di fondazione cinquecentesca, con coorte

interna. I Segreti, famiglia di avvocati, vennero sterminati nel 1806, anno dell’invasione napoleonica. Antonino Segreti, allora ‘Capo eletto’ e il figlio, appena undicenne, vennero fucilati. 4) Palazzo Viceconte: residenza privata in piazza Viceconte del rione Castello, che probabilmente prende il nome proprio dal palazzo, di architettura ottocentesca, in cui, ristrutturato negli anni ’70, furono rinvenute all’interno di tre nicchie scheletri, con indosso l’uniforme militare, altrettanti soldati francesi. 5) Giudicato-Ex Pretura: 1806


edificio pubblico che nasce come Giudicato, da cui il largo omonimo chiamato ‘Giudicato’, (in fondo al Largo Plebiscito) e successivamente sede di carcere, tenenza dei carabinieri, scuola media e pretura. 6) Palazzo Viceconti: residenza privata, nelle gradinate dell’odierno Largo Plebiscito del rione superiore, divenuta sede della compagnia Enel, di origine settecentesca, con maestoso portale ancora visibile. I Viceconti, proprietari latifondisti, di cui tra gli ultimi esponenti l’ingegnere Nicolangelo, Sindaco di Lauria per più mandati. 7) Palazzo Paldi: residenza privata di proprietà della famiglia di notabili omonimi, ubicata nell’odierna Largo Plebiscito, dove oggi si trova la pensione Vittoria . Il ‘casato’ si estingue, senza eredi, agli inizi del Novecento, e il palazzo divenne residenza militare dell’ufficialità francese tra il 1806 e il 1814. 8) Palazzo Parrazzini: residenza privata, ubicata su un lato della Villa Comunale, fu adibito ad edificio delle Poste Centrali ed Ufficio del Telegrafo alla fine dell’Ottocento, originariamente proprietà di un’antica famiglia gentilizia. Poi tripartito, e acquisito dalle famiglie Pittella, così come si evidenza nell’attuale composizione. Particolare di rilievo l’utilizzo come quartiere logistico delle truppe napoleoniche dopo la battaglia del 1806. 9) Palazzo Grandinetti: residenza privata, ubicata nella parte di Largo Plebiscito-via Rocco Scotellaro, sede di un Convitto e residenza religiosa, era proprietà di notabili orgininari di Chiaromonte che si trasferirono a Lauria come funzionari pubblici. Il palazzo è oggi in stato di abbandono. 10) Palazzo Scaldaferri – Tedeschi: residenza privata, di architettura sei-settecentesca, ubicata nel rione Castello, all’interno del quartiere Cafaro, completamente ristrutturato, MILLEOTTOCENTOSEI

mantenendo all’interno i resti affrescati di una sala adibita a teatro e che ricordano ‘l’antico splendore’ di cui si ha memoria di ulteriori stanze di antica architettura gentilizia. La famiglia Scaldaferri, da sempre dedita al notariato, trasmette la proprietà alla famiglia Tedeschi che, successivamente, lo cede alla Curia. 11) Palazzo Cosentino (già De Mellis): residenza privata di proprietà della nobile famiglia partenopea De Mellis, in Largo Plebiscito, a lato inferiore della Villa Comunale. All’interno la coorte e un grande pozzo ed, in particolare, ai lati del portale due bassorilievi raffiguranti ‘i leoni’ secondo la memoria popolare, ovvero animali mitologici. Adibito a Convitto, in età contemporanea, nel secondo dopoguerra, e poi a Scuola Professionale di Avviamento, passa alla famiglia Cosentino, e, dopo la ricostruzione postsisma diventa semplice sede condominiale per abitazioni civili e di un istituto bancario. 12) Palazzo Lentini- Manfredelli: residenza privata, di antica architettura, probabilmente cinquecentesca, in Largo Plebiscito all’ingresso di via Carlo Alberto, di fronte alla scuola elementare del rione superiore, è oggi frazionato in diversi lotti adibiti ad abitazioni ed uffici. Fino al 1994 tutelato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e unito dal chiostro interno, dalla volta affrescata, con lo stemma ecclesiasticovescovile, che ricordava l’antica proprietà legata al monsignor Lentini, oltre che dalla facciata con particolari ornamentali e decorativi di rilievo neoclassico. 13) Episcopio e Palazzo del Seminario vescovile: L’episcopio, fondazione cinquecentesca, sita nell’attuale piazza Vicenconti, fu sede vescovile fino alla fine dell’Ottocento. Il Palazzo del Seminario fornito di una ricca biblioteca, andata perduta, è oggi civile abitazione, ubicata

nell’adiacente Piazza Marconi. 14) Palazzo Mobilio-Pisani: residenza privata della famiglia Mobilio, originaria di Calvera. L’ultima erede, Cristina, sposa l’erede della famiglia Pisani. In questa residenza tenne il proprio discorso il presidente del Consiglio, Francesco Saverio Nitti, un mese prima dall’avvento di Mussolini. Il palazzo, interessato da fenomeno franoso, è oggi riadattato anche se in modo ancora incompleto. 15) Palazzo Stretti: residenza privata, sottostante il quartiere Ravita, demolita negli anni ’70 per dare luogo alla ’innovativa’ e ‘futurista’ architettura (..!!!) Scuola media ‘Giovanni XXIII’. RIONE BORGO 1) Palazzo Ulloa-Girardi: residenza privata, in piazza San Giacomo, antica dimora dei duchi di Lauria, Calà Ulloa. Estinta la famiglia, diventa proprietà dei Girardi che, pochi anni or sono, lo cede. Nel rifacimento attuale ritroviamo degli ‘abbaini’, che compongono una facciata, che ospita ancora solo due (e mezzo..) delle originarie quattro colonne in stile classico. 2) Palazzo Mosella: residenza privata, che oggi troviamo in completo stato di abbandono, nella via ‘inselicata’ (selciata..) in una traversa di via Cairoli del rione Borgo, proprietà della famiglia omonima, latifondista terriera, che estendeva i propri poderi nell’area di Galdo. Ospitò le truppe durante i novi anni di occupazione, e ve n’è rimasta traccia sui caminetti dove sono ancora leggibili le incisioni e i graffiti dei soldati francesi. In seguito, e fino al 1970, è stata sede del Catasto provinciale. 3) Palazzo Marangoni: residenza privata seicentesca, con coorte interna, ubicata nel corso Cairoli, posta poco dopo Piazza San Giacomo e adiacente Palazzo Mosella, ha ospitato la famiglia omonima di origine veneta. Ultimo esponente, presidente del Consiglio di Stato, oggi 2


sede individuato per un museo. Annesso all’edificio, la chiesetta di San Giovanni Battista. 4) Palazzo Ginnari (già Sanseverino): residenza privata, ubicata nel rione Borgo, in largo San Giovanni Battista, sovrastante il Monastero di San Bernardino, di fondazione ed origine nobiliare, il cui stemma di famiglia, le cui fattezze ben rappresentavano la potenza del ramo Sanseverino di Lauria, è stato di recente trafugato. All’interno il salone delle cerimonie, che ospitava una volta circolare, sostenuta da architravi in legno e la Cappella privata, con altare a muro, decorato e stuccato in oro, utilizzata dal Monsignore Ginnari, in tarda età. La residenza ha ospitato, inoltre il principe Francesco I, poi divenuto Re di Napoli ed il fratello Leopoldo, nel 1815, di ritorno dalla Sicilia. 5) Palazzo Imbelloni: residenza privata della agiata famiglia omonima, di architettura cinquecentesca, attualmente in rovina. La famiglia era proprietaria fondiaria di vasti poderi che si estendevano 3

dal Malfitano fino a località Bamonte-Castagnara. 6) Palazzo Florentino: residenza privata divenuta già nei primi anni del Novecento una struttura alberghiera, ubicata lungo via Cairoli, è oggi frazionata in funzione di abitazioni civili e negozi. 7) Palazzo Messuti: residenza privata di professionisti di alto lignaggio, che troviamo in via Cairoli, di cui troviamo il simbolo (lettera iniziale del cognome) sulla chiave di volta del portale tuttora visibile e di fattura settecentesca. Tra gli altri, vi abitarono personaggi di rilievo pubblico, tra cui anche Sindaci di Lauria, sin dal XIX secolo. 8) Palazzo Priante: residenza, tuttora abitata, e che troviamo in via Palestro del rione Borgo, è di fondazione settecentesca, dimora dell’avvocato antifascista Cono Priante, esponente di una nobile famiglia originaria di Rivello. 9) Palazzo Capozzoli: ubicato nel rione Borgo, sede della Scuola Media, proprietà dell’omonima famiglia di Napoli. 10) Palazzo Reale: residenza privata, famiglia borghese, zona

Maiolino, sottostante piazza San Giacomo. Estinta, la proprietà passa ai Priante, cui si sono imparentati. Tra gli edifici pubblici, infine, è doveroso citare il palazzo municipale, edificato tra il 1903 e il 1915 e le due struttura di poco successive adibite ad edifici scolastici (oggi scuole elementari del rione superiore e del rione inferiore) di architettura ‘geometrica’ di epoca fascista, la cui costruzione è iniziata nel 1926, per la prima, e nel 1929, la seconda. Le date scolpite sono state rimosse unitamente ai fasci littori, alla metà degli anni Novanta. Da notare, per quanto riguarda il rione superiore, la difficoltà descrittiva relativa ai vari plessi dove si ergono gli edifici ‘storici’ in quanto la gran parte del rione è denominata ancora oggi Largo Plebiscito, che seppur caratterizza l’evoluzione contemporanea (degli anni ’20), come del resto la via Cairoli e via Carlo Alberto, nel rione inferiore, non è adeguata ad una ipotesi di valorizzazione della articolata storia locale.

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I PALAZZI STORICI DI LAGONEGRO ALCUNI SONO ANCORA ABITATI DA DISCENDENTI DELLE FAMIGLIE CHE LI HANNO FATTI COSTRUIRE, ALCUNI INVECE APPARTENGONO AD ALTRI PROPRIETARI, ALTRI ANCORA SONO DIVENTATI SEDE DI UFFICI PUBBLICI di FEDERICA OLIVO

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l più conosciuto è forse Palazzo Corrado, in piazza Bonaventura Picardi, attualmente sede del Monna Lisa Museum, che da quando è stato riaperto al pubblico ospita numerosi eventi culturali, come ad esempio la mostra sul Vangelo secondo Matteo di Pasolini e un evento sul brigantaggio femminile, svoltosi il 12 aprile, ma il centro di Lagonegro è ricco di palazzi storici, appartenenti ad epoche diverse. Alcuni sono ancora abitati da discendenti delle famiglie che li hanno fatti costruire, alcuni invece appartengono ad altri proprietari, altri ancora sono diventati sede di uffici pubblici, è il caso, ad esempio dell’attuale sede dell’Agenzia delle Entrate, ubicata in un palazzo un tempo appartenente sempre alla famiglia Corrado. Non lontano da piazza Bonaventura Picardi, lasciandosi alle spalle il moderno anfiteatro Sant’Anna e imboccando via San Leonardo, sulla destra una targa ricorda la casa dove MILLEOTTOCENTOSEI

nacque l’insigne geologo e studioso di religione e filosofia orientale Giuseppe De Lorenzo, che insegnò all’università di Napoli e dedicò diverse opere alla geologia del sud Italia. Risalendo verso l’attuale sede del municipio, in piazza Duca degli Abruzzi, troviamo palazzo Consoli, adiacente a palazzo Ferrara-Fiego; entrambi portano i nomi delle famiglie che li fecero costruire. Altro palazzo importante è quello di proprietà della famiglia Giliberti, ubicato di fronte alla caserma dei Carabinieri. Salendo invece per il viale, meglio conosciuto come “u chiano”e arrivando a piazza IV novembre, troviamo invece il palazzo della famiglia Aldinio, che durante il ventennio fascista fu utilizzato come sede locale del partito fascista; la scritta nera “Casa del Fascio” ancora si intravede sulle pareti bianche dell’edificio. Dietro le poste, abitato ancora dalla famiglia originaria, come la costruzione precedente, si impone il palazzo Tortorella. A via Napoli invece, ecco Palazzo Vannata, costruito da uno

dei membri dell’omonima famiglia. Scendendo poi nel centro storico, in una viuzza a lui intitolata, spunta la casa natale di Cristoforo Grossi, che prese parte alla Repubblica Napoletana e fu una delle tante vittime della reazione borbonica. A piazza Purgatorio invece, proprio di fronte alla chiesa, troviamo palazzo Consoli, appartenente ad un altro membro di quest’importante famiglia lagonegrese; adiacente alla chiesa del Rosario, infine, spunta il palazzo della famiglia Gallotti, il cui portone, un tempo recava anche lo stemma della casata. Dietro ogni costruzione citata in questa, non esaustiva, carrellata, c’è una vicenda diversa, quella di una famiglia che, per un motivo o per un altro, ha avuto un ruolo di rilievo nella storia della cittadina; alcuni di questi palazzi sono citati nei libri che raccontano la storia di Lagonegro, di altri invece non si trova menzione, ma basta guardarli con più attenzione, o ascoltare i racconti degli anziani, per intuirne il valore storico e culturale. 4


I PALAZZI STORICI DI MARATEA numerosi sono i siti di interesse storico e culturale presenti nella zona di Maratea, non tutti, però, tutelati al meglio di FLAVIA MAIMONE

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illa Nitti, la storica dimora appartenuta allo statista melfitano Francesco Saverio Nitti, si trova ad Acquafredda, in uno dei punti più suggestivi della costa di Maratea, a strapiombo sul mare. Venduta negli anni ‘70 alla Regione Basilicata, la Villa, caratterizzata dalla mescolanza tra stile neogotico e déco, venne una prima volta restaurata subito 5

dopo la sua acquisizione da parte della Regione. Nei primi anni duemila, poi, un nuovo restauro è rientrato tra i progetti finanziati nell’ambito dell’Addendum all’Accordo di programma quadro sottoscritto nel 2001 con il ministero dei Beni culturali, ricevendo un finanziamento di 2 milioni di euro. Infine nel 2011, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ha ottenuto dalla Regione 1,6

milioni di euro per ultimare il restyling della villa. L’intento del progetto è stato quello di recuperare e promuovere i beni culturali della Basilicata, facendo di Villa Nitti un “luogo del pensiero” e creando al suo interno una “Scuola di Alti Studi sullo Sviluppo”. Gestita dalla Fondazione Nitti, la scuola ha come mission quella di accrescere le competenze di giovani laureati decisi a 1806


realizzare iniziative di sviluppo nel Sud Italia. Prima che venisse definitivamente stabilita la destinazione per la Villa, erano state vagliate diverse opzioni, tra queste l’interessante idea, proposta dall’amministrazione Di Trani, di trasformare questo edificio, che domina le acque, in un Osservatorio del Mare. Ma è stata presa un’altra via. Ad oggi, Villa Nitti, presenta lavori incompleti e fermi e risulta pressoché “sconosciuta” a gran parte della popolazione marateota e ai numerosi turisti, questo perché viene utilizzata per brevi periodi e principalmente per incontri o corsi estivi organizzati dalla Fondazione. Considerare la sua stabile apertura al pubblico (o anche l’idea di un cambio di destinazione) potrebbe essere un’idea vincente perché, utilizzato al meglio delle proprie possibilità, un luogo del genere rappresenterebbe un importante valore aggiunto per tutto il territorio. Oltre alla celebre villa, numerosi sono i siti di interesse storico e culturale presenti nella zona di Maratea, non tutti, però, tutelati al meglio. E’ il caso del Castello di Castrocucco, risalente al periodo medievale. Più appropriato, data la sua struttura, sarebbe chiamarlo Borgo Fortificato perché quello che resta dell’antico sito sono i ruderi di un castello, i resti di mura di cinta e una serie di edifici facenti parte di un piccolo villaggio circostante. Si possono ancora individuare, tra le rovine del borgo, una torre di guardia, una chiesa con cripte e resti di antiche pitture. Questo luogo “dimenticato” si trova su un costone roccioso dal quale si gode di una splendida vista sul Golfo di Policastro ma, nonostante il suo valore storico e ambientale, è sempre rimasto nell’ombra, quasi come se cercasse di continuare a tener fede allo scopo per il quale fu MILLEOTTOCENTOSEI

creato, quello di protezione e difesa. Nonostante la continua esposizione alle intemperie e l’incuria prolungata, i resti del castello sono ancora lì in attesa che qualcuno se ne prenda cura. Già la frana del 2007 ha fatto temere per le sorti del sito ma ha, contestualmente, riportato all’attenzione la sua difficile situazione. Chi si è mosso per cercare di sensibilizzare politica e opinione pubblica sulla faccenda è stato il comitato civico “Iniziativa Cittadina” che ha adottato il Castello e ha voluto sottolineare l’importanza della tutela e la valorizzazione di questo monumento, collocato, inoltre, all’interno di un’area individuata quale Sito di Interesse Comunitario. Purtroppo sono tuttora inascoltati gli appelli del comitato e infatti gli antichi resti si trovano in stato di abbandono. Stessa sorte quella dei ruderi del Castello che riposano da anni sulla cima del Monte San Biagio, ai piedi del più famoso Cristo. I ruderi sono la testimonianza di quello che fu il primo nucleo abitativo della città di Maratea e costituiscono uno dei siti più antichi della città. Se mentre la ristrutturazione della statua del Redentore è stata finanziata, con delibera della Giunta Regionale (n.708 del 20.6.2014), per l’importo di 350.000 euro, i ruderi (in parte proprietà privata e in parte comunale), probabilmente a causa di un’ingarbugliata situazione legata all’attribuzione delle competenze di restauro, sembrano essere caduti nell’oblio. La speranza, come nel caso precedente, è che ci si appresti a rivalorizzare quello che fu il fulcro della città e che per troppo tempo è stato lasciato incustodito. Tra i beni architettonici di proprietà del Comune c’è, inoltre, un immobile di archeologia industriale, un

antico mulino sito in Via Onda, segno dell’importante passato rurale del territorio marateota. Da uno scritto di Mario Biscaglia si rende nota la presenza di documenti risalenti agli inizi del XIX secolo che testimoniano la presenza di dieci mulini ad acqua situati lungo il torrente Fiumicello, di questi non resta quasi nulla, unica eccezione è, appunto, il mulino di Via Onda che svolgeva anche la funzione di frantoio. Nel Gennaio 2007, con i Fondi Strutturali di Sviluppo Regionale (FESR) 2007-2013, è stato avviato il progetto di recupero dell’antico mulino, un progetto che ha ottenuto un finanziamento di 400.000 euro, poi incrementato di altri 450.000 per la creazione, all’interno del sito, di un centro diurno intergenerazionale. Tra i lavori di recupero e la creazione del centro, la data di consegna sarebbe dovuta essere quella della fine del 2014 ma in realtà i lavori non sono stati completati recentemente. Inclusione e sviluppo sociale sono gli obiettivi del progetto che si spera verrà consegnato alla comunità al più presto, con un tempestivo intervento che porti alla conclusione delle attività di restauro. Questi luoghi dimenticati, di evidente interesse storicoculturale, sono una risorsa che può senza dubbio contribuire alla crescita turistica, economica e sociale di Maratea e, per questo, non dovrebbero essere sottovalutati. Sottovalutarli significa perderli, significa veder cadere pezzo per pezzo resti di secoli fa o trovare la porta sbarrata ad un luogo che dovrebbe accogliere giovani e anziani o ancora veder deperire un edificio perché non viene mai utilizzato. L’unico modo per “ricordare” questi luoghi è quello di recuperare una memoria storica, troppo spesso sepolta sotto ruderi abbandonati per decenni.

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Nuovi Fermenti è il programma della Regione Basilicata che sostiene le attività culturali e creative giovanili. Questo numero uno del magazine 1806 è il prodotto di questo programma e dell’attività dell’associazione Network Cultura 2020 fondata con lo scopo di promuovere e valorizzare la cultura nel territorio di Lauria e dei Comuni della Valle del Noce. Per questo motivo troverete nelle prossime pagine un focus sui palazzi storici, frutto di ricerche inedite, con l’obiettivo di portare a conoscenza dei lettori, gli elementi che costituiscono la ricchezza del centro urbano, le sue sedimentazioni storiche e sociologiche. Questa prima pubblicazione ha un valore sperimentale che intendiamo sottolineare: la sinergia tra ricerca storiografica, memoria collettiva, editoria ed iniziativa pubblica. A questa seguiranno altre pubblicazioni, con lo stesso tema, poiché l’editoria può essere lo strumento divulgativo, sia in cartaceo sia, in particolare, on line, utile a riannodare i fili della storia locale, riprendendo non solo la narrazione ma anche e soprattutto la viva quotidianità, pensando e agendo in modo da costruire, in modo creativo, sulla base di quanto fatto e accaduto sotto gli occhi dei nostri ‘predecessori’. 1806 è il titolo della testata che richiama quanto accaduto nella città di Lauria nell’anno 1806, un conflitto tra popolani ed esercito francese; una data simbolo, un riferimento teorico ma non celebrativo allo spirito dell’iniziativa interpretativa che si vuole intraprendere. Gennaro Cosentino

1806 - Magazine sperimentale dell’associazione Network Cultura 2020 c.f.91015200768 - via Casaletto, 29 - Lauria (PZ) stampato da Tipografia Centro Grafico Lucano, Lauria (PZ) nel mese di settembre 2016 direttore editoriale/Gennaro Cosentino grafica ed impaginazione/Danilo Cernicchiaro

1806  

1806 è il magazine edito dall'associazione Network Cultura 2020. Nella data, il simbolo della storia come base di una narrazione di comunità...

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