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Cronache da Freetown

Cover Story

N째 41

I NOVEBRE 2009

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“Supersaldi di fine stagione Sconti fino al 60 %�


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Editoriale di Azzurra Smolari

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direzione@15quindici.it

Settant’anni fa, il 27 Settembre del ’39, moriva a Londra Sigmund Freud, l’uomo che con le sue teorie suscitò scandalo e sdegno, polemiche, contestazioni, ma anche entusiasmi e approvazioni. Molti studiosi paragonano oggi la sua scoperta a quella di Kant, che nel Settecento, con i suoi scritti, espresse perfettamente quel rivoluzionario spirito illuminista che per la prima volta ebbe il coraggio di mettere al centro l’uomo. Non più Dio, il Destino o la Natura. L’uomo. Ecco, al pari di Kant, Freud mise al centro di tutto il subconscio. Fu il primo a parlarne, a nominarlo cercandone dinamiche e linguaggi. Fu infatti proprio lui, un secolo fa, a inventare l’inconscio, in un’epoca in cui le malattie mentali erano considerate patologie strutturali e i matti venivano “curati” nei manicomi a suon di lobotomie ed elettroshock (era meglio non esser matti, all’epoca): la follia era vista come una conseguenza meccanica dell’imperfetta formazione psicologica, una semplice alterazione fisica. Al punto che negli stessi anni in cui visse Freud un tale Lombroso Cesare sosteneva di poter individuare una patologia semplicemente osservando i tratti somatici del volto del paziente (un genio, questo Cesare). Freud scoprì un lato nascosto della vita individuale, del quale quasi nessuno sospettava l’esistenza. Solo Platone e qualche suo seguace: le dottrine platoniche sostenevano che la verità fosse già presente in noi; si trattava solo di andarla a cercare, là da qualche parte. Questo l’arduo compito della maieutica, l’arte di far nascere la verità, di tirar fuori quei pensieri già presenti in noi. Ma parliamo di filosofie formulate più di duemila anni fa. E in ogni caso, la teoria di Freud si spinse molto oltre la semplice formulazione di verità innate, magari reminescenza di qualche vita precedente. Il suo subconscio era un mondo a sé stante, misterioso, 4


clandestino, con una dinamica propria e proprie leggi; un insieme di desideri inespressi, di pulsioni latenti, pensieri rimossi. Un mondo suburbano che raramente riaffiora a coscienza, se non tramite segni e simboli: questo il linguaggio dell’inconscio, che si esprime con sogni e psicosi. Un mondo nascosto e criptico insomma, quindi problematico. La rivoluzione di Freud fu teorizzare l’esistenza di qualcosa di diverso e sconosciuto a condizionare l’individuo, qualcosa con una forza straordinaria e una propria logica: l’inconscio non è l’irrazionale da allontanare, tanto meno una malattia da risolvere. L’inconscio è “l’altra metà della mente”, con la quale necessariamente bisogna fare i conti. Proprio questo il punto: noi occidentali non abbiamo ancora fatto del tutto i conti con il nostro subconscio. O forse non lo abbiamo mai fatto. Probabilmente perché siamo troppo bigotti e troppo razionalisti per affrontare l’idea che esista un lato oscuro e insondabile: da un lato il razionalismo ci porta a negare che esista qualcosa che sfugge alla dittatura della ragione; dall’altro quel bigottismo che ancora non riusciamo a scrollarci di dosso ci porta a guardare con orrore gli istinti e le pulsioni, e quindi a reprimerle. Da qui l’origine di tutte le psicosi della nostra società insana. Sottolineo insana: la nostra non è una società folle. Se così fosse la situazione non sarebbe poi così grave, in quanto saremmo a buon punto: quando una malattia si manifesta la si può identificare e curare. La nostra società invece è apparentemente sana perché tutte le nevrosi sono accuratamente nascoste, celate. Tutto è occultato da una terrificante parvenza di armonia, equilibrio. Qualche secolo fa i medici ritenevano che la buona salute fosse il risultato dell’armonia di tutti gli organi, dove la malattia era la rottura di quell’equilibrio. Riportare il corpo in salute significava quindi ripristinarlo. Ora, nella nostra società si è cercato di costruire un equilibrio tenendo fuori le pulsioni, i desideri, le passioni, persino i sogni. Abbiamo imparato che è sconveniente seguirli, di qualsiasi natura essi siano; e che se lo si fa bisogna farlo di nascosto. Come al solito, anziché cercare di modificare una morale repressiva e ipocrita, di andar contro quello che tutti sembrano aspettarsi dal prossimo, dagli schemi precostituiti, dai cliché e dai luoghi comuni, noi abbiamo preferito piegarci a quelle regole di giorno (soffocando la frustrazione), magari per trasgredirle la notte, esprimendole di nascosto nella penombra, con conseguenti sensi di colpa e collassi se poi si viene scoperti, come gli ultimi casi di cronaca ci mostrano. E’ chiaro che questo è un equilibrio precario, più un colabrodo che un equilibrio. Come credeva Freud, l’armonia può essere ripristinata solo prendendo coscienza del mondo inconscio, dell’altra metà della mente. Sono passati settant’anni dalla morte di Freud, quaranta da quel ’68 che tanto cambiò i costumi, in tutto il mondo. Forse è giunto il momento di iniziare a fare davvero i conti con il nostro lato oscuro. Magari per scoprire che non è così terribile. Aveva solo bisogno di essere ascoltato, anziché temuto e represso. 5


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Buon compleanno mamma da Azzurra e Teo

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progetto grafico di Marianna Zocca

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Buon compleanno a Francesca Moretti

Buon compleanno Alberto

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Buon compleanno Anna

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di Margherita Grumi

Volontariato di Stefano Gardelli

Cover Story

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di Alessandro Carboni

8Design

Cucina

di Marianna Zocca

Salute e Bellezza

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benessere di Jessica Rumi bellezza di Marianna Vindico moda di Daniela Merlino

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Motori

Comicità

via Brescia 8 25080 Soiano sul lago (BS) tel. 393 9438145 redazione@15quindici.it

www.15quindici.it

direttore responsabile Azzurra Smolari direzione@15quindici.it

vicedirettore Luca Modonesi redazione@15quindici.it

art director Marianna Zocca artdirector@15quindici.it

prezzo di copia

redazione

1,00 euro

Claudio Arivetti Valentina Cane Alessandro Carboni Alberto Castrini Carlo Contrini Diego Corsini Agnese Facchini Stefano Gardelli Alessandra Giotto Gianluca Gorlani Filippo Grumi

Bedizzole Brescia Calcinato Calvagese d/R Castenedolo Castiglione d/S Chiari Desenzano d/R Gargnano Gavardo

Lonato Molinetto Montichiari Prevalle Rezzato Salò S. Eufemia Soiano s/L Toscolano-Maderno Villanuova s/C.

8-14 16-17

diCristian Sgotti

di A. Facchini e L. Savoldi

di M. Smolari

15

di Madame SìSì

Posta

Autorizzazione del Presidente del tribunale di Brescia n. 17/2007 del 18/05/2007

distribuzione

Cultura

12 Erbe di Agnese

15quindici direzione redazione amministrazione

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cinema di F. Roversi e C. Contrini libro di Paola Sembeni racconto di Alberto Castrini arte di Valentina Cane ed Anna Leopaldo 20-26

9Musica

di Filippo Grumi di Ferdinando Magnino

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l’ Ingegnere il Commercialista

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Eventi

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Normative e Consigli

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l NOVEMBRE

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N° 41

Attualità

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Margherita Grumi Anna Leopaldo Silvia Lombardi Ferdinando Magnino Jessica Rumi Loredana Savoldi Paola Sembeni Paola Serena Cristian Sgotti Madame SìSì Massimo Smolari Mario Bruno Veronesi Valentina Vezzani Marianna Vindico Marianna Zocca

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Editoriale

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Sommario

di Azzurra Smolari 4-5

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informatica di Mario Bruno Veronesi di tasca nostra di Gianluca Gorlani ambiente di Claudio Arivetti notizie in pillole di Diego Corsini

crediti fotografici Per le immagini senza crediti l’editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli. E’ Ovviamente a piena disposizione per l’assolvimento di quanto concorre nei loro confronti.

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per la tua

pubblicità

Valentina Vezzani

tel. 393 9438145

stampa

redazione@15quindici.it

illustrazione editoriale

Tipolitografia S. Eustacchio

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2 Attualità

........................... informatica

Web Semantico

di Bruno Mario Veronesi

endeios@gmail.com

Tra le parole astruse che possiamo incontrare se affrontiamo l’argomento “Internet”, la mia preferita è “Semantic Web”: sarà che suona molto bene.... La traduzione del termine è “Rete Semantica”, e vuole essere allo stesso tempo argine al fiume di informazioni disponibili su internet e tentativo di strutturazione della rete stessa. L’obiettivo del Semantic Web è infatti rendere le ricerche più veloci ed efficienti. Questo si ottiene aggiungendo a mano, o calcolando con strumenti automatici, alcune meta informazioni: nel caso di testi piccoli o riguardanti un determinato contesto, gli strumenti di analisi del linguaggio spesso riescono a produrre meta informazioni affidabili. L’utilità del web semantico sta nella possibilità di collegare automaticamente contenuti tra loro, creando così reti semantiche, ovvero reti in cui i collegamenti abbiano un significato e siano parte integrante dell’informazione. Esempio: un computer vede spesso la parola mangiare associata a mele, pere, bistecche, funghi e crea così la categoria “commestibili”. Se questo programma venisse usato in un supermercato e gli venisse chiesto “cosa potrei mangiare” risponderebbe sensatamente. Nello stesso supermercato si vendono però anche i libri, a cui il computer aveva associato lo steso significato (nutrire la mente 8

con un libro, aver fame di conoscenza, ecc). Ma se qualcuno ha fame, il programma gli deve consigliare il banco dei surgelati e non un buon libro. Il significato di una domanda e quindi della risposta sta nel contesto, di cui fa parte anche l’osservatore, e difficilmente può essere sempre data astrattamente. Scopriamo così che i manufatti umani, e tra questi anche il linguaggio, non sono sempre auto consistenti; vanno contestualizzati, e per questo sono inadatti al calcolo matematico e logico… chi l’avrebbe detto? Inoltre questo è valido chiaramente per i testi, ma non per i contenuti multimediali, data la loro maggiore complessità, riducendo ulteriormente la quantità di dati a cui si può applicare la metodologia. Ciò però non rende inutile il tentativo di far sgrossare alle macchine una miniera di informazioni, per poi lasciare allo spirito dell’uomo il compito di forgiare gioielli. Torna quindi l’idea della rete come stimolo e supporto alla creatività umana; lo sterminato mondo delle altisonanti autostrade virtuali si ridimensiona e diventa un fenomeno in pieno controllo dell’uomo, non dissimile al traffico in una città: non c’è traffico, sono le persone a creare il traffico. …Come ci insegna la fisica quantistica, il fenomeno non ha significato senza un osservatore. Per finire, un link, con il quale si può avere un’idea di quanto la frequenza delle parole sia specchio delle argomentazioni di un certo stralcio di informazioni, e di come la tecnica del “contare le parole” possa essere efficacemente utilizzata per classificare testi. Il sito www.wordle.net è in grado di rendere quasi artistiche queste classificazioni.


Lavoriamo per trovare la casa dei vostri sogni!

Montirone Centro: In zona residenziale adiacente ad ampio parco disponiamo di elegante villetta trifamiliare su 2 livelli fuori terra ed ampio interrato. Cucina abitabile, ampia sala, bagno al piano terra; 3 camere, ampi balconi e bagno padronale al primo piano; taverna attrezzata, camino, lavanderia e doppio box nell’interrato. Impianto di allarme. Libera subito. Euro 220.000 trattabili (rif. MV01) Brescia-Buffalora: disponiamo di villa bifamiliare recentemente ristrutturata su 2 livelli composta da cucina abitabile, soggiorno, 2 bagni, 3 camere, taverna, ampio box, cantina, ripostiglio e giardino privato. Impianti di aria condizionata ed allarme. Perfettamente tenuta. Non necessita di nessun lavoro. Euro 270.000 trattabili (rif. BE01) 

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2 Attualità

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Studio di Consulenza “San Michele”© e “Club Opportuni Investimenti”® Gianluca Gorlani Bedizzole, lì 02.09.2009 piccolorisparmiatore@vodafone.it

di Gianluca Gorlani

g.golani@tiscali.it

di tasca nostra

Crisi e debito pubblico L’era del debito Non so voi, ma l’unica trasmissione che mi piace è REPORT (www.report.rai.it). Il 25 Ottobre Stefania Rimini ha raccontato la verità sulla crisi economica, con parole semplici e senza allarmismi: l’importante è informare la gente, affinché si possano prendere le decisioni più opportune. Ai lettori il giudizio su quanto Tremonti ha dichiarato a Rainews24: “l’eccesso di informazione è deteriore”. Vediamo di raccontare almeno un po’ di verità, allora. Contrariamente a quello che ripete il Governo, siamo tra i Paesi più colpiti dalla crisi e l’anno prossimo il debito pubblico peserà il 118% del Pil. Per dare un’idea, stiamo quasi tornando ai livelli degli anni ‘90. Dice la Gabanelli, “è come se non ci fossimo mai venduti Telecom, Autostrade, parte dell’Enel e dell’Eni… Adesso non abbiamo più molto da dar via, ma ci consoliamo per il fatto di essere in buona compagnia. In media tutti i paesi avanzati hanno aumentato il loro debito pubblico dal 75% al 115% del Pil: loro però si stanno indebitando per salvare il sistema produttivo, mentre noi sudiamo per smaltire un debito pubblico accumulato con gli sperperi degli anni ‘70 e ‘80, un debito che ci frena sempre di più. Oggi la storia ci presenta il conto, perché proprio a causa di questo debito obeso l’Italia, asfissiata dalla crisi, non può attivare una spesa pubblica al pari degli altri Paesi per stimolare l’economia.”

Vero debito, ma grande ricchezza privata: diamo i numeri!? Nel 2004 il debito pubblico era sceso al 103% del PIL. Obiettivo “europeo” sarebbe stato avere un debito non superiore al doppio di quanto produce l’economia. L’anno prossimo sarà del 118%. Fanno 29.000 euro di debito a testa. La causa, secondo Draghi, è che la crisi ha fatto scendere il PIL. Se quest’uomo fosse un matematico tutto filerebbe, ma poiché lui è il capo supremo della Vigilanza sul Sistema Bancario Italiano, il ragionamento sembra un po’ capzioso. I veri motivi sono quelli che conosciamo: oltre al calo di ordini per le aziende, con punte del -70%, essenziale è il calo di domanda delle famiglie, per il lavoro precario, i licenziamenti e per la riduzione del potere di acquisto. Caro Marco di Bedizzole, tu escludi la crisi per le Banche “piccoline”: ci contiamo, eh?! Ma è tristemente vero che la Dirigenza dei principali Gruppi Bancari Italiani ha così mal investito i nostri risparmi, che ogni semestre si teme di “sco10

prire” buchi in bilancio, tali che Berlusconi a fine 2008 si è sentito in dovere di offrire una garanzia statale sui depositi bancari dei cittadini (non con i soldi di Mediaset o Fininvest). Lo Stato ogni anno emette Titoli per 500 miliardi di euro. E’ una cifra da capogiro: una Finanziaria di “lacrime e sangue” rappresenta meno di 5 miliardi e il salvataggio delle Banche è finora costato circa 40. Ecco l’ultima grande stranezza: per il debito pubblico che noi privati dovremmo “finanziare” lo Stato offre per i BOT poco più dello 0% netto, anziché offrire almeno il 2,5% (l’inflazione + un minimo di rendimento), per il rischio che corriamo prestando i nostri sudati soldi a uno Stato che non ne ha.

Dove dovrebbe investire lo stato? Gli organismi internazionali, Banca d’Italia e le Associazioni di categoria dicono che ora bisogna riformare le pensioni, la scuola, la giustizia, la pubblica amministrazione. Chi governa invece ritiene che gli sforzi debbano andare nel gestire l’emergenza: una casta di politici spende denaro pubblico per emergenze, mentre in Italia gli investimenti fissi sono in calo del 15%. Per il sostegno delle famiglie, notoriamente non ci sono soldi.

L’inflazione negata. Quando vi sarà la ripresa dell’economia (NON nel 2010) vi sarà un aumento dei tassi di interesse, causato dall’aumento sincronizzato del debito pubblico da parte delle economie più avanzate, conseguente alla grande massa di moneta che è stata “stampata” dalle Banche Centrali. Quando vi sarà la ripresa il Ministero dell’Economia dovrà mettere sul piatto interessi molto più alti degli altri Paesi europei, e potremmo rivedere rendimenti a due cifre come negli anni ‘80, dove i risparmiatori erano convinti di guadagnare il 12%, mentre l’inflazione si prendeva il 10%. Auguro a tutti di non dover essere allettati da questi tassi d’interesse, ma anche di riuscire a risparmiare di più. Cari saluti. Bedizzole, lì 07/11/09


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2 Attualità

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di Claudio Arivetti arivetti.refuture@gmail.com

ambiente

Facile dire casa a basso consumo

Una casa a basso consumo, classificata “A” come i moderni elettrodomestici, ci permette di ridurre di un ottavo la spesa dell’energia: calda d’inverno e fresca d’estate utilizzando solo per pochissimi istanti il sistema di climatizzazione, e che in alcuni casi addirittura non necessita di caldaia. Non è magia, è solo astuzia nello sfruttare e conservare il calore che normalmente si produce, di solito da elettrodomestici, lampade, computer, televisori e, per quanto può sembrar strano, dai nostri corpi. Serve giusto un pannello solare per produrre l’acqua calda. Le “energivore” abitazioni tradizionali non sono in grado di conservare questa energia, che esce copiosamente da muri e vetri, mentre le case a basso consumo riescono a trattenerla. Ma quanti veramente possono permettersi una casa di questo tipo? Solo persone lungimiranti che si accingono a comperare una casa nuova pretendendo tali caratteristiche, oppure chi si trova a ristrutturare investendo qualche denaro in più rispetto al normale costo. Senza considerare l’enorme patrimonio di abitazioni italiane che per tutele ambientali non possono essere rivestite con un caldo cappotto. E così solo poche abitazioni potranno avere caratteristiche avanzate. Questo nonostante la tecnica costruttiva di case a basso consumo sia ormai nota e a costi paragonabili a quelli dell’edilizia tradizionale. Sulla base di queste considerazioni, il Ceerl (Centro di Eccellenza per le Energie Rinnovabili di Lonato), ha voluto concentrare l’attenzione sulla moltitudine di edifici storici che fanno parte del paesaggio, per individuare un sistema economico e non in12

vasivo per rendere classe “A” anche una casa del 1700: il Ceerl si è posto come obiettivo la ristrutturazione di un edificio storico a Lonato del Garda: grazie alla nanotecnologia e alle nuove tecnologie disponibili sul mercato, sono state individuate alcune soluzioni che, se ben concertate, danno isolamenti termici molto interessanti a costi limitati, senza opere murarie. Lavori veloci, economici e con risultati di grande effetto estetico: il trucco sta nei rivestimenti interni delle pareti di pochissimi centimetri, giusto quanto basta per dare spazio a moderni impianti elettrici e idraulici. Nessuna traccia, nessuna rottura, nessun cemento. Solo un innovativo cartongesso che in realtà è capace di assorbire e cedere il calore necessario, senza utilizzare energie aggiunte. L’isolamento innovativo impedisce che il cartongesso venga raggiunto dal freddo della parete. In pratica vengono predisposti impianti elettrici e idraulici fissandoli molto rapidamente alle pareti con specifiche fascette. Quindi i muri vengono rivestiti con fogli isolanti e infine vengono montati pannelli in cartongesso con capacità di accumulo termico. Identico il trattamento per i soffitti e i pavimenti, che verranno anche rivestiti di ceramica. Il costo di questi materiali è superiore di quelli tradizionali, ma la velocità e la poca manodopera richiesta compensano decisamente i costi del vecchio sistema. La casa viene finita e isolata in pochi giorni, senza che le facciate vengano minimamente modificate. Questo trattamento, destinato all’edificio dimostrativo del Ceerl a Lonato, sarà visibile in qualsiasi momento dato che i suoi spazi saranno adibiti a Sportello informativo per le Energie Rinnovabili. Chiunque potrà osservare questo sistema e valutarlo per la propria abitazione. Abbiamo quindi risposto alla sfida del futuro per la maggior parte degli edifici esistenti. Ora le case a basso consumo saranno più facili.


La Bottega del Centro di Mauro Zanetti

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Perchési dice così?

Attualità

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di Diego Corsini diego.corsini@gmail.it

notizie in pillole

Meglio il carcere al matrimonio

Preferisce il carcere alla vita coniugale e così evade dagli arresti domiciliari e si reca alla stazione dei carabinieri. E’ successo a Villabate, alle porte di Palermo. L’uomo si è recato dai militari e si è fatto ammanettare pur di non stare più con la moglie. Ma dopo l’arresto e il processo per direttissima, è stato nuovamente sottoposto ai domiciliari ed è dovuto tornare a casa, dove lo attendeva la moglie.

C’è poca acqua non cantate sotto la doccia!

Venezuela: proibito perder tempo nella doccia a cantare, per evitare sprechi di acqua. E’ l’ordine dato dal presidente Chavez ai suoi cittadini, il quale ha annunciato una serie di misure per risparmiare l’acqua e risolvere la carenza energetica in Venezuela. “Qualcuno canta nella doccia per mezz’ora. No ragazzi, 3 minuti sono più che sufficienti. Li ho contati, e io non puzzo”, ha detto Chavez. “Se accendete la Jacuzzi, pensate questo: che tipo di comunismo è? Non è tempo di Jacuzzi!”

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Per filo e per segno Un tempo gli imbianchini e i segantini usavano ‘batter la corda’, ossia posavano sul muro o sul legno un filo intinto di una polvere colorata, in modo che ne rimanesse l’impronta. Tale segno indicava la linea da seguire nell’imbiancare o nel segare. Da lì è derivato l’uso di dire per filo e per segno per intendere ‘ordinatamente, con esattezza’. Avere la coda di paglia Un’antica favola racconta che una giovane volpe cadde disgraziatamente in una tagliola; riuscì a fuggire ma perse gran parte della coda. Si sa che la bellezza delle volpi è nella coda e per questo la poveretta si vergognava di farsi vedere con quel brutto mozzicone. Gli animali che la conoscevano ne ebbero pietà e le costruirono una coda di paglia. Tutti mantennero il segreto tranne un galletto che disse la cosa in confidenza a qualcuno e, di confidenza in confidenza, la cosa fu saputa dai padroni dei pollai, i quali accesero un po’ di fuoco davanti a ogni stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi alle stie. Si dice che uno ha la coda di paglia quando ha commesso qualche birbonata e ha paura di essere scoperto. Il pomo della discordia Gli antichi credevano che ci fosse una dea, figlia della Notte, sorella di Nèmesi (vendetta) e delle Parche (brutte vecchie dalle mani artigliate). Questa dea, amica di Marte, si chiamava Discordia e faceva onore al suo nome aizzando continuamente litigi, pettegolezzi e malignità. Giove, sereno e tollerante come tutti i grandi, la sopportò per un bel po’ ma alla fine perse la pazienza e scacciò Discordia dal cielo. Rabbiosa per questo smacco, Discordia cercò ogni occasione per vendicarsi. Quando ci fu il matrimonio di Teti (dea del mare) e Peleo (semplice mortale) furono invitati dee e dei, uomini e donne, ma certo non fu invitata la Discordia. Al culmine della festa, lei getto sulla tavola una mela d’oro su cui era scritto: “alla più bella”. Le dee più belle presenti al banchetto erano tre: Giunone, Minerva e Venere. Ciascuna pretese la mela per sé e nacque un putiferio, la pace della festa fu turbata e l’allegria finì. Le tre dee si rivolsero a un pastorello, Paride, perché decidesse quale fra loro fosse la più bella e Paride scelse Venere. Le altre due non si rassegnarono e da ciò derivò un mondo di guai.


3 Normative & Consili

Quando il colpevole non si trova mai…

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di Filippo Grumi info@ingfilippogrumi.it

l’Ingegnere

Userò questo spazio per una riflessione personale, dal momento che ancora una volta sono costretto a stupirmi di quello che succede in Italia. Nello scorso numero avevo citato la puntata di “Presa Diretta” in onda su RaiTre Domenica 13/09/09. Quanto è stato raccontato si è poi trasformato nella drammatica realtà della strage di Messina, dove circa 40 persone hanno perso la vita e molte altre hanno visto la propria esistenza rovinata. Una notizia da prima pagina, mentre, la stessa alluvione avvenuta due anni prima (senza però morti), è passata nel più totale silenzio e immobilismo. Oggi invece assistiamo alla solita mediatica ricerca del colpevole affinché le coscienze si calmino e tutto possa tornare come prima. Proviamo noi a cercare il colpevole, tanto quello vero non lo si troverà mai perché troppi sono i coinvolti e quindi tutti saranno “poco” colpevoli (e comunque in Italia non succede nulla anche se sei “molto” colpevole). Prima indiziata è la pioggia, che però escluderei in quanto non siamo un paese di monsoni e quello non è stato un evento eccezionale. Escluderei anche la montagna, perché da che mondo e mondo le montagne si sgretolano per dare origine alle pianure. Rimane il fiume che è esondato ma, se guardiamo bene, non è colpa sua se era obbligato a scorrere ristretto in un canale di cemento per far spazio alle case sulle sue sponde. Quindi pioggia no, montagna no, fiume no... L’indizio importante è che le case crollate erano abusive (per dirlo anche il Pre16

sidente della Repubblica...) costruite senza permesso perché non si doveva costruire lì: è stata forzata la natura e lei si è ripresa quello che era suo, fregandosene di sanatorie e condoni. Non fate anche voi l’errore di credere che la colpa sia di chi non ha fatto i controlli, di chi ha concesso la sanatoria, di chi ha permesso il condono... la colpa non è sempre di qualcun altro! Un condono non trasforma la sabbia in cemento, una frana in solida roccia, un fiume nel deserto. Chi ha costruito la sua casa abusiva è l’unico vero colpevole di quanto successo e nessun altro e se, per causa sua altri sono morti, allora non è certo della giustizia terrena che si dovrà preoccupare. Quello che è successo a Messina succederà ancora ma, se qualcuno la prossima volta evitasse di scusarsi perché “il minuto di silenzio negli stadi non c’è stato per un difetto di coordinamento” forse saremo diventati un paese un po’ più serio… forse.


Fisco prezzemolino Novità

Scudo fiscale Paradisi fiscali – Alle banche 850 milioni dallo scudo I soggetti che intendono aderire allo scudo fiscale-ter, devono prendere in considerazione, oltre al pagamento del 5% dell’imposta da destinare al fisco, anche i costi per la gestione dei loro capitali “scudati”. Difatti, il soggetto che intende mantenere il totale segreto riguardo all’operazione di rimpatrio, dovrà sostenere anche i costi della fiduciaria. Tre mesi fa gli istituti bancari affermavano che il costo amministrativo per scudare i capi-

tali di ritorno fosse compreso tra lo 0,5 ed il 3 per mille. Tali voci di spesa sono state riviste in funzione della complessità del caso concreto, delle modalità di allocazione dei risparmi e dei servizi richiesti.

Quesiti Come viene determinato il reddito complessivo degli enti non commerciali? Il reddito complessivo degli enti non commerciali residenti viene disciplinato dall’articolo 143 del Tuir; secondo tale disposizione, il reddito complessivo di tali enti è formato dalla somma dei redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione di quelli esenti dall’imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Il reddito complessivo è soggetto ad Ires. wwLa qualifica di ente non commerciale viene meno quando l’ente non commerciale inizia a svolgere, in via prevalente, attività di natura commerciale. L’esercizio di una limitata attività commerciale, di solito finalizzata all’autofinanziamento, può essere consentito anche nell’ambito degli enti non lucrativi, purché non diventi prevalente. La verifica della prevalenza dell’esercizio dell’attività commerciale rispetto all’attività solidaristica non profit deve essere compiuta con riferimento a ciascun periodo d’imposta. L’art. 149 del testo unico delle imposte sui redditi individua alcuni “indici” da cui è possibile desumere la prevalenza dell’esercizio

3 Normative & Consili

................................ il Commercialista

dell’attività commerciale rispetto a quella istituzionale: • la prevalenza dei beni destinati all’attività commerciale rispetto a quelli destinati all’attività prevista dallo statuto; • la prevalenza dei proventi o dei redditi derivanti dall’esercizio di attività commerciali rispetto agli introiti derivanti da, o connessi con, l’attività istituzionale (compresi i contributi, le sovvenzioni e le quote associative); • la prevalenza delle spese inerenti all’esercizio di attività commerciali rispetto al totale delle spese dell’ente. Tali parametri rappresentano solo “indici di commercialità” e non comportano automaticamente la perdita di qualifica di ente non commerciale. La perdita della qualifica di ente non commerciale ha effetto dal periodo di imposta in cui l’attività commerciale viene esercitata in via prevalente.

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di Ferdinando Magnino magnino@tin.it

Agevolazioni – Tremonti ter a raggio più ampio L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare numero 44/E, la quale fornisce precisazioni sui criteri di assegnazione dell’agevolazione “Tremonti-ter”. La circolare affronta anche il problema del perimetro dei macchinari e delle attrezzature ammessi all’agevolazione (divisione 28 della tabella Ateco 2007), consentendo un’apertura sui beni complessi e le componenti informatiche. E’ possibile usufruire dell’agevolazione fino al 30/06/10. La circolare precisa inoltre che l’acquisto di un bene complesso non presente nella divisione numero 28 della tabella Ateco 2007, ma costituito parzialmente con beni inclusi, può beneficiare della Tremonti Ter, limitatamente al costo dei beni compresi nella tabella. In tal modo, possono accedere all’agevolazione anche i beni che, sebbene non inclusi nella tabella, sono strettamente funzionali all’investimento complessivo.


4 Volontariato

di Margherita Grumi fatinabuona15@libero.it

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Ilbuon coraggio

...Sigh! Comincia per me il conto alla rovescia: arriverà Dicembre e con esso il momento di ritornare nel mio magico mondo, dopo un anno passato nel vostro, alla ricerca della bontà... Vorrei già da adesso sincerarmi di lasciarvi non solo con l’orgoglio di avervi dimostrato che la bontà esiste ma che per trovarla è necessario farsi coraggio, un coraggio che possa vincere l’indifferenza e la diffidenza di chi pensa che dietro a ogni buona azione, così come a un buon volontario oppure dietro a una buona parola o a un buon sentimento, ci sia chissà che cosa, chissà quale interesse, chissà quale convenienza... Vorrei che questo coraggio fosse poi condiviso con chi forse ci crede meno, con chi non ci ha mai creduto o con chi vuol cominciare a crederci un po’ di più; è per questo che ho colto l’invito dell’Associazione Diabetici della provincia di Brescia a diffondere il messaggio che di seguito leggerete, portatore di grande felicità e coraggio.

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Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza d’ospedale. Uno dei due doveva sedersi sul letto un’ora al giorno durante il pomeriggio per espellere le secrezioni polmonari e respirare meglio. Il suo letto si trovava di fianco all’unica finestra nella stanza. L’altro uomo era costretto a passare supino le sue giornate. I due compagni di sventura si parlavano per ore. Parlavano delle loro mogli, delle loro famiglie, descrivendo le loro case, il lavoro, la loro esperienza al servizio militare e i luoghi dov’erano stati in vacanza. Ogni pomeriggio, dal momento che l’uomo nel letto vicino alla finestra si poteva sedere, questi passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutto quello che vedeva fuori. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere nient’altro che per questi momenti durante i quali il suo mondo si apriva e si arricchiva di tutti i colori dell’esterno. Dalla camera la vista dava su di un bel parco con un bel lago. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua, mentre i bambini facevano navigare i loro battelli. Gli innamorati camminavano a braccetto in mezzo a fiori. Alberi secolari decoravano il paesaggio e si poteva intravedere in lontananza la città. Mentre l’uomo alla finestra descriveva tutti questi dettagli, l’altro chiudeva gli occhi e si immaginava le scene.

Un pomeriggio l’uomo alla finestra descrisse una parata che passava lì davanti. Sebbene l’altro uomo non potesse udire l’orchestra, riuscì a vederla con gli occhi della propria immaginazione, talmente il suo compagno la descrisse nei minimi dettagli. I giorni e le settimane passarono. Una mattina, all’ora del bagno, l’infermiera trovò il corpo esanime dell’uomo vicino alla finestra, morto nel sonno. Rattristita, chiamò gli addetti della camera mortuaria. Non appena sentì che il momento fosse appropriato, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato in prossimità della finestra. L’infermiera, felice di potergli accordare questo piccolo favore, si assicurò del suo comfort e lo lasciò solo. Sofferente, l’uomo si sollevò un poco, appoggiandosi su di un sostegno, per gettare un primo colpo d’occhio all’esterno. Finalmente avrebbe avuto la gioia di vedere lui stesso quanto il suo amico gli aveva descritto. Si allungò per girarsi verso la finestra vicino al letto... e tutto ciò che vide fu un muro! L’uomo domandò all’infermiera perché il suo compagno di stanza gli avesse dipinto tutta un’altra realtà. L’infermiera rispose che quell’uomo era cieco e che non poteva nemmeno vedere il muro. “Forse ha solamente voluto incoraggiarvi”, commentò. A tutti i futuri nuovi coraggiosi. La vostra Fatina buona


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5 Cultura

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di Francesca Roversi francesca_roversi@yaoo.it

cinema

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I Love Radio Rock “I love Radio Rock” vi piacerà particolarmente se avete vissuto gli anni ’60 e ogni tanto vi lasciate andare a un po’ di sana nostalgia; ma saprete apprezzarlo anche se, come me, gli anni ’60 li avete solo visti (e amati) nei film. L’ultima pellicola dell’inglese Richard Curtis (regista di “Quattro matrimoni e un funerale” e “Notting Hill”) è ambientata nel 1966, periodo in cui capelli si allungano, le gonne si accorciano e, soprattutto, il Rock and Roll’ esplode in Inghilterra. Dal momento che la BBC è obbligata per contratto a produrre musica di altro genere (soprattutto live music), mettendo quasi al bando la tanto controversa musica rocchettara, “Radio Rock”, una stazione pirata capitanata dall’enigmatico Quen-

tin (Bill Nighy), cerca di salvare la situazione, trasmettendo tutto il Rock and Roll’ necessario alla nazione inglese da una barca sperduta chissà dove nel Mare del Nord. Degno di nota nel colorito cast è sicuramente Kenneth Branagh, uno dei più famosi attori inglesi (e grandissimo interprete sheakespiriano) nel ruolo di un ministro che non accetta la presenza dei “pirati musicali” e che lavora per chiudere l’immensamente popolare Radio. Il film si apre con l’ingresso sulla barca della “Radio Rock”del giovane Carl (Tom Sturridge), mandato dalla madre da zio Quentin, quasi per fargli vivere un “rito di passaggio”. Quel soggiorno arricchirà sicuramente le esperienze di vita del ragazzo, soprattutto grazie alla banda di scatenati DJ che include Dave (Nick Frost), Simon (‘The IT Crowd’s’ Chris O’Dowd) e l’americano “Il conte” (Philip Seymour Hoffman) che sembra trovarsi perfettamente a suo agio tra l’inglesissima ciurma). In generale il film è un tributo brillante e divertente alle radio pirata degli anni Sessanta; presenta un cast di bravi attori, bella musica e qualche sonora risata. Il suo unico difetto è forse quello di essere un po’ troppo lungo, anche se non al punto da diventare noioso. Il pezzo forte della pellicola di Curtis resta comunque la musica, un meraviglioso assortimento di canzoni degli anni Sessanta che accompagnano tutto il film. I pezzi scelti sono così riconoscibili che la colonna sonora risulta grandiosa sia per gli appassionati, sia per chi non se ne intende (come la sottoscritta). Non sorprende quindi che in sala il pubblico (di tutte le età) abbia canticchiato sottovoce per tutta la durata del film!


“ Io la conoscevo

bene”

40 anni (e poco più) e non sentirli

5 Cultura

.............................. cinema

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carlo.contrini@gmail.com

Antonio Pietrangeli è un regista italiano tanto bravo quanto dimenticato. A metà anni 60 porta a compimento il suo film più celebre, “Io la conoscevo bene”, feroce ritratto di un’Italietta contemporanea cinica e crudele, con le allegre musichette del tempo e le Fiat 500 (quelle “vere”, meno fashion e più proletarie) che imperversano ovunque. La giovane protagonista, interpretata da una bella e sorprendente Stefania Sandrelli, è un’aspirante attrice che parte dalla provincia per tentare il successo nella capitale, disposta a tutto pur di raggiungere il suo sogno. Ma a Roma non riceve altro che una serie di umiliazioni, batoste e disillusioni che mettono in luce una resistenza fatta di incoscienza e disarmante passività. La ragazza, agli occhi dei millantatori e dei volgari seduttori che le gravitano attorno, viene considerata non più che una scemetta e una puttanella qualsiasi, disponibile come un oggetto da prendere e buttare senza troppi scrupoli. Tutto le sembra scivolare addosso senza eccessive preoccupazioni ma le continue delusioni, somministrate poco a poco come un veleno, la condurranno a un tragico e impietoso finale. Nelle ambizioni di Adriana, sprovveduta ma non incolpevole vittima di una società che tanto

la attrae, possiamo trovare le radici della deriva morale verso la quale sta proseguendo la nostra società. Pietrageli solleva il sottobosco della dolce vita anni ’60 e ci fa vedere il suo lato più oscuro, un amaro spaccato che ben si riflette sulla realtà che oggi ci circonda e che fa impallidire, in quanto profondità di analisi, pellicole attuali ben più ambiziose. Un esempio su tutti: Videocracy, documentario italo-svedese venuto alla ribalta nei primi giorni della Mostra del Cinema di Venezia che si pone come obiettivo quello di scavare nella società dello spettacolo italiana. Ciò che ne esce è una narrazione sommaria e superficiale della cultura dell’apparenza e dell’apparire che ha caratterizzato l’Italia berlusconiana; un’indagine molto più vicina a una puntata di Lucignolo che a un’inchiesta degna di nota. L’impudicizia di Corona e l’orgoglio antisemita di Lele Mora, moderno venditore d’illusioni, sovrastano ogni velleità di analisi impoverendo il discorso narrativo. Voyeuristico e superficiale al punto giusto per avere un suo fugace successo, Videocracy trova nel rifiuto di Rai e Mediaset di trasmettere il suo trailer un ottimo motivo per emergere alla ribalta mediatica. Il documentario stesso diviene conferma implicita e involontaria del suo discorso: il potere della televisione conferisce visibilità ai soggetti che appaiono (o vengono esclusi) sui teleschermi. Se nel film di Pietrangeli eravamo di fronte a un modo di argomentare chiaro, capace di travalicare i confini del tempo, non possiamo purtroppo dire altrettanto del lavoro di Gandini. La realtà che porta sullo schermo appare filtrata, imbrigliato all’interno di limiti e confini tipici del modo di comunicare televisivo, verso i quali il cinema dovrebbe mantenere sempre una sua nobilitante autonomia.

di Carlo Contrini

Quando un film del 1965 risulta più attuale dei suoi odierni “figliocci”


5 Cultura

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Il più grande

uomo sciammia del Pleistocene

di Paola Sembeni

p.sembeni@alice.it

libro

di Roy Lewis, 178 pagine. Adelphi Il titolo di questo libro non è l’esatta traduzione dell’originale, che risulta in effetti essere molto più essenziale: The Evolution Man. L’uomo dell’evoluzione, ma anche (ribaltando i termini della questione e con una certa spregiudicatezza linguistica) l’evoluzione dell’uomo: quella attraverso cui è passato l’uomo-scimmia e che ha consentito l’accendersi, nella mente di Roy Lewis, di un lampo di genio: perché non raccontare il passaggio da scimmia a uomo dal di dentro? Tutti − storici, antropologi, archeologi − si sono sempre preoccupati di raccontarci i grandi movimenti del cambiamento, quelli che si svolgono nell’arco di milioni di anni, ma nessuno si era mai chiesto come accadde, come si svolse, ad esempio, il primo “dialogo” tra l’uomo-scimmia che aveva appena scoperto il fuoco e i suoi numerosi vantaggi, con sua moglie. Ma poi, esistevano già le mogli? E ancora, si dialogava nel mezzo del Pleistocene? A tutte queste domande dà una riposta molto chiara (e divertente) l’autore, che 22

narra della grande intelligenza e delle imprese di Edward, il capo di un’orda di primati: il più visionario di tutti, l’uomo che guarda avanti, insomma il prototipo del progressista. Che, ovviamente, come nella migliore tradizione familiare, si scontra con il fratello Vania, restio a ogni forma di esperimento evolutivo, che vive ancora sugli alberi e si rifiuta di mangiare carne cotta e secondo il quale l’istruzione scientifica deve limitarsi a botanica e zoologia, opponendosi con risolutezza a inserire nel curriculum anche la fisica. Questo libro vuole dimostrare come le dinamiche delle relazioni umane non siano affatto cambiate rispetto a quando bisognava affilare selci per andare a caccia: oggi come allora il marito litiga con la moglie (ebbene sì, nel Pleistocene c’era già il matrimonio), ancora oggi bisogna avere una certa determinazione per conquistare una donna (oltreché buoni polmoni e buone gambe) e, soprattutto, ancora oggi e più che mai sono ferventi le discussioni tra padri e figli. Sembrerebbe poi chiaro che l’intelligenza, da quel momento in avanti, avrebbe sempre vinto su muscoli striati e artigli

retrattili; e sembra scontato (col senno di poi) dire che l’evoluzione si è basata sull’uso di quel corpo calloso di circa un chilo (ma non è detto che tutti arrivino al chilo) che si colloca un metro sopra il deretano (un po’ di più per chi ha il sedere basso). Tuttavia vien da pensare che l’uomo di oggi sia talvolta molto, molto stupido: e allora, l’evoluzione? Beh, per quella c’è tempo. Almeno fino alla prossima glaciazione. O almeno fino a quando non comprenderemo che la corteccia cerebrale sviluppata e il pollice opponibile non bastano certo a farci diventare la creatura più intelligente della terra.


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L’angelo del rio seconda parte

Cultura

.............................. racconto

fiori accarezzati dalle farfalle che comparivano sui prati, lungo il rio e tra le siepi. Non attesi segnali! Raccolsi dei gigli azzurro cielo con sfumature gialle, felci, ciclamini e tutti i colori intorno.Senza aggiungere altri mattoni, lasciai il raccolto a terra. Il giorno dopo, ero più contento che sorpreso; la composizione era completamente cambiata e, prima ancora d’avvicinarmi, il profumo dei ciclamini mi attraeva incantandomi. Il mio angelo sfoderava il sorriso delle grandi occasioni e questo bastava a riempirmi la giornata. Purtroppo le vacanze, solitamente attese con ansia per trasferirmi dalla nonna nella sua bella casa vicino al mare, m’avrebbero allontanato dalla magia. Però non potevo rifiutare. Con quale scusa? Un mese dopo al mio ritorno, il caldo lasciava ormai posto agli improvvisi acquazzoni che parevano pulire gli abiti agli alberi e ai prati per inaugurare una nuova stagione di colori. Avevo già preparato mentalmente il mio regalo per l’autunno. Non potevo trovarmi impreparato al cambiamento! Per prima cosa passai a salutare la mia incantatrice e controllare il cesto. Mi si piegarono le ginocchia, dovetti appoggiarmi per non cadere! (continua...)

di Alberto Castrini albertocastrini@hotmail.com

(…) Rimasi a bocca spalancata; i fiori a terra erano spariti, ma…il cesto era completo ed il vuoto rimpiazzato da margherite, viole e ciuffi di giallo corteggiati dalle api! Lei mi guardava raggiante, pareva addirittura strizzarmi l’occhio con complicità. Ero felice e, talmente frastornato che, persino il maestro s’interessò alla mia agitazione. Mi limitai a fare spallucce. Quale motivo potevo avere per sembrare diverso? Le giornate adesso correvano veloci, vissute solo nell’attesa dell’incontro con lei. Pensare d’essere il suo preferito mi faceva sentire grande, quasi come mio fratello maggiore. La scuola ai primi caldi finì ed io, mai come stavolta, spiavo il cambio d’abito della natura. Facevo conoscenza di nuovi

aperto dalle 7.30 alle 24.00 chiuso il lunedì

locale climatizzato

presso il c.c. Le Pensiline, Molinetto di Mazzano info +39 334 2808956 23


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Giordania crocevia

di popoli e culture

Cultura ..........................

di Valentina Cane

valentina.cane82@libero.it

arte

“Giordania crocevia di popoli e di culture”, ecco il titolo della mostra aperta fino al 31 Gennaio a Roma, presso la Sala delle Bandiere del Palazzo del Quirinale. Vale la pena visitare questa esposizione perché tenta, come poche volte si è riuscito a fare, di riassumere sette millenni di storia attraverso l’arte. L’area geografica di riferimento è la Giordania, in onore al re Abdullah e della regina Rania (in visita in Italia proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra), anche se tutti sappiamo quante civiltà si sono succedute attorno a questa culla storica: persiani, nabatei, romani, bizantini, crociati, islamici, mamelucchi, ottomani. Tutti questi popoli hanno in qualche modo influenzato le culture successive, regalandoci un tassello importantissimo per completare il puzzle della nostra storia, per non parlare del loro importante ruolo come “cuscinetti” fra impero romano e beduini. Nelle due sale delle Bandiere del Quirinale sono riuniti prestigiosi reperti provenienti da musei giordani, alcuni dei quali

usciti per la prima volta dai musei archeologici di Amman e Petra. Uno dei pezzi più sconvolgenti della mostra è un idolo di arenaria gialla alto 32 cm e largo 30. Sulla superficie riproduce un volto stilizzato con “pesanti sopracciglia, occhi ovali sporgenti in origine intarsiati”, naso pronunciato e rettangolare, ritrovato in un laboratorio di marmi annesso al tempio dei Leoni Alati di Petra. Questa statuetta è stata ribattezzata la “Gioconda” di pietra, non solo per l’espressione enigmatica che ricorda vagamente il capolavoro di Leonardo, ma anche per la fondamentale importanza che riveste in quanto testimonianza dell’arte nabatea. In mostra anche sculture appartenenti all’epoca della conquista romana, opere nelle quali l’influsso classicheggiante è più che palese: una coppa d’oro con scene di caccia di Artemide-Diana, gemme, cammei, un Ercole di marmo, bronzetti, candelabri in bronzo e gioielli in oro. Grande assente, uno dei più spettacolari mosaici scoperti in Giordania dal padre francescano Michele Piccirillo, che ai mosaici giordani ha dedicato tutta la propria vita. Nel 2004, grazie ai risultati delle sue ricerche, il Dipartimento Giordano delle Antichità ha potuto iscrivere Umm al-Rasas nel “Patrimono dell’umanità”, terzo sito giordano riconosciuto dall’Unesco. Ma le ricerche continuano: dal 2004 l’università La Sapienza sta riportando alla luce a Khirbet al-Batrawy, periferia della moderna città di Zarqa, un centro urbano del III millennio a.C. che “farà riscrivere la storia della Giordania in questo periodo”. E così attendiamo trepidanti che la nostra storia si sveli…

Scuola di Teatro Totale Eutithmos & Cromo Teatro Direzione artistica: Aldo Parolini

Cromo Teatro

Le Maree,

laboratorio teatrale per adulti da giovedì 22 Ottobre frequenza settimanale dalle 20.30 alle 22.15

PiazzaDuomoTre – Piazza Duomo 3, Salò (BS) t. 348 6725143 www.lemaree.it - le.maree@libero.it

onde nel teatro di ricerca

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Paolo Ceribelli Good morning Artless Art

War Time

Un combattimento scandito da diciotto scene che sembrano sequenze cinematografiche. A volte sono tanks che si scontrano, altre soldati; qualcuno soccombe, alcuni sono feriti, qualcuno si arrende…tutto rigorosamente in bianco e nero come in una scacchiera di guerra, ma senza re e regine.

Artingenua

1,2,3,4,5 Boom!

Il gioco del mondo: siamo noi che stimo saltellando verso la meta, l’arrivo… e se poi fosse uno scoppio, un botto, una deflagrazione, come ci difenderemo? Paolo suggerisce che l’ironia è la nostra arma e che, in fondo, anche noi possiamo scegliere, provare a cambiare le regole o rifiutarci di giocare: NO TANKS YOU.

Take me home

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Arteingenua via corfù 106, 25124 Brescia, t. + 39 0302422111 www.arteingenua.it

Soldati ammassati in un carrello della spesa, bloccati e trafitti da un cartello pubblicitario: Take me home. “Metallo, legno, plastica. Riuniti, non montati. Un complesso disordinato. Forse, ordinato. Come il carrello della spesa. Non è indispensabile indossare una divisa per partecipare. Basta andare al mall. Un gioco complesso, senza regole. Come il mondo in guerra.” Con queste parole l’artista spiega la sua ricerca sull’omologazione e la conflittualità del quotidiano mal di vivere.

anna.leopaldo@arteingenua.it

Soldiers è un gioco nel vero significato del termine, nel senso più alto, un gioco dove le regole sono chiare, vanno rispettate, altrimenti si viene eliminati. Per partecipare all’ironico e spiazzante gioco di Soldiers è innanzitutto necessario lasciarsi coinvolgere dall’opera e giocare con essa. Allora: pronti… via!

Cultura

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di Anna Leopaldo

In questo numero vi presentiamo un giovane artista milanese che, dovendo descrivere la propria poetica, dice: “Il ricordo è nitido. Due eserciti armati fino ai denti schierati l’uno contro l’altro. Erano sul pavimento di una scuola materna. Lo stesso giorno, su un quotidiano, non bastavano venticinque righe per elencare i morti ammazzati fino ad allora in Iraq. Ciò che per me rappresenta la morte e la paura, per qualcun altro era semplicemente un gioco.”


6 Eventi

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Messico e... Tavole

presenta

Colori e Sapori dei Luoghi con intermezzi di musica, poesia e cucina 20 - 21 - 22 novembre 2009

inaugurazione: venerdì 20 novembre - dalle 19,00 alle 21,00 Piazza Duomo 3 - Salò (Bs) Mercato dell’Antiquariato dove: Piazza Malvezzi, Desenzano (Bs) quando: 1° domenica del mese dalle ore 9.00-18.00 info: tel. 030 9916029

Trio d’archi “Trio Broz” musiche di Schubert, Sebastian, Ingraito, Sibelius, Morricone, Dohanyi, Dienz, Ponce, II° festival del ned ensemble.

dove: Auditorium A. Celesti, via Bagatta 7, Desenzano (Bs) quando: Domenica 15 Novembre ore 17.00 Info: tel.030 9994282 Ingresso libero.

Pinocchioo! Spettacolo del Teatro del Canguro, nell’ambito della rassegna “Storie storie storie 2009/2010”. dove: Teatro S. Giulia, Vill. Preal-

pino; Brescia quando: 17 novembre Ingresso scuole, 4 euro. Martedì 17 novembre, ore 10 (per le scuole) info: tel. 03046535, www.teatrotelaio.it

“ LA vedova in giallo” 4°

Evento 3 Rassegna di teatro dialettale con la Compagnia delle Contrade di Bedizzole dove: Aula Ma-

gna Ospedale, Desenzano (Bs) quando: domenica 15 Novembre ore 16.00 info: tel. 030 91451 Ingresso libero

19° Cimento invernale regata dove: Desenzano quando: 22 Novembre info: tel. 030 9143343

“D’Annunzio. L’amante guerriero” libro presentato da Giordano Bruno Guerri

dove: Biblioteca Comunale di Villa Brunati,Rivoltella di Desenzano (Bs) quando: 26 Novembre ore 17.30 info: tel.030 9141248

Amleto si mette in affari di Aki Kaurismaki. Cineforum Feliciano dove: Ex Monte di Pietà –

“La paga, il destino del lavoro e altri destini” presentato da Furio Colombo

San Felice (Bs) quando: 23 Ottobre ore 20.30; 25 Ottobre ore 15.30 info: 18 Novembre ore 21.00 www.cineforumfeliciano.it

dove: Salone Buozzi della Camera del Lavoro, via Folonari, Brescia quando: venerdì 27 Novembre ore 18.00 info: 030 9136942

Transamerica di Duncan Tucker. Padenghe

La freccia azzurra Teatro al Cioccolato.

Cineforum dove: Sala Polivalente Plesso Scola-

Compagnia Fondazione Aida

stico, Via Talina, Padenghe (Bs) quando: 19 Novembre ore 21.00 Ingresso gratuito

dove: Teatro Italia, Lonato (Bs) quando: domenica 29 Novembre ore 16.00 Ingresso libero

L’incredibile storia del medico dei pazzi Commedia brillante di Eduardo Scarpetta,

Conferenza Pazzi per l’Opera

interpretata da Estravagario Teatro di Verona Mostra - mercato dove: Teatro Don Gorini,

piazza XXV Aprile, Bedizzole (Bs) quando: 20 Novembre ore 21.00 info: www.bedizzoleteatro.com

“L’ Archicembalo Ensemble” orchesta. Musiche di: J. S. Bach, G. F. Haendel, W. A. Mozart, F. Mendelssohn. Autunno Musicale, XXVII edizione.

dove: Chiesa prepositurale S. Marco Evangelista Gardone Val Trompia (Bs) quando: 21 Novembre, ore 20.45 Ingresso libero

Norma Relatore: Paolo Bolpagni (Storico dell’arte)

dove: Ridotto del Teatro Grandem Brescia quando: 5 Dicembre ore 11.00 info: tel. 030.2979333 www.teatrogrande.it.

Sugar! A qualcuno piace caldo! musical interpretato da compagnia “Piccolo teatro del Garda” dove: Teatro Santa Teresa, Verona quando: sabato 28 Novembre, ore 20,45

info: www.piccoloteatrodelgarda.it

Per segnalare un evento a pagamento in testata o gratuitamente nell’elenco, scrivere a redazione@15quindici.it


7 di Stefano Gardelli

stefanogardelli@libero.it

Cover Story ..............................

Cronache

da Freetown

Sierra Leone

Nell’immaginario comune la Sierra Leone è immediatamente associata ai diamanti e, per i cinefili, al film Blood Diamond con Di Caprio. In realtà, ovviamente, la Sierra Leone è molto di più: un paese meraviglioso dalle grandi ricchezze naturali e umane. L’arrivo notturno con l’aereo a Freetown è per “cuori forti”. Non una luce, non un bagliore, e la sensazione di atterrare nel nulla. Le luci sulla pista sono “minimaliste” e all’apertura del portellone si viene investiti da un’ondata di caldo umido: un edificio sgarruppato con la pretenziosa scritta “freetown international airport” accoglie i visitatori. La strada sterrata che porta all’aeroporto è costeggiata da una fila di baracche con persone sempre all’esterno a ogni ora del giorno e della notte, vecchie macchine ferme sul ciglio della pista, pozzanghere enormi, pubblicità di operatori telefonici, rivenditori di tessere per il cellulare, coca cola e cibi artigianali. Così si presenta il villaggio di Lungi. L’arrivo a Freetown, dopo quaranta minuti su un traghetto stipato di persone e pesce secco, rende immediatamente la sensazione di un paese molto vitale, che lentamente sta tentando di ricostruirsi dopo una delle guerre civili più atroci della storia. Fino a otto anni fa la gente si massacrava nelle strade a colpi di machete e oggi parlando con persone del posto ci si rende conto come ogni famiglia abbia subito un lutto: che sia un marito mutilato di mani e piedi, lo stupro della moglie, un figlio ucciso o ridotto a soldato a colpi di indottrinamento e droga. Tutti hanno perso qualcosa. Ci sono storie inumane: di donne incinte aperte a metà per strada per vedere il sesso del feto, uomini mutilati di ogni estremità mutilabile e lasciati a terra nel fango, stupri di massa. Un paese ferito nell’anima più profonda, che però ha molto da insegnare. Alla radio si sentono gli speaker che al termine delle canzoni parlano di unità e invocano alla fratellanza: 28

lingue ufficiali: inglese capitale: Freetown (1.070.200 ab. / 2004) forma di governo: Repubblica indipendenza: 27 aprile 1961 superficie totale: 71.740 km² popolazione totale (2000): 5.426.618 ab.

ecco, quello che più sconvolge è la capacità della retorica politica di riunire un paese che fino a pochi anni prima era lacerato e diviso. Anche perché nessuno ne può più di guerre. L’Africa nera e il suo popolo sono così: vivono le passioni filtrandole in modo diverso da noi occidentali, mediandole molto meno. Ecco perché si può passare in un attimo dalla peggiori atrocità a un senso di unità nazionale straordinario. Il paese è molto povero, con un indice di sviluppo tra i più bassi al mondo, ma con un suolo molto ricco: diamanti, oro, ferro, legname, terreno fertile. Ovviamente le infrastrutture sono inesistenti: non ci sono fognature, le strade sono in condizioni pietose, l’energia elettrica è carente e con frequenti black out, l’aeroporto è collegato alla città solo attraverso un tratto di mare di mezz’ora o con 5 ore di strada via terra. A questo si aggiunga un governo senza alcun margine di manovra poiché privo di risorse e, come in molti altri paesi africani, una corruzione endemica. I cinesi stanno investendo in turismo e miniere, al pari di sudafricani, americani e inglesi, ma la strada da percorrere è ancora lunghissima. I settori potenzialmente remunerativi in cui investire (a parte le miniere che non creano quasi valore aggiunto e hanno una filiera cortissima) sono il turismo, l’health care e l’agricoltura: ovviamente con il rischio che gli interlocutori istituzionali cambino in continuazione e che si debba fare tutto da sé, strutture, strade, energia e acqua. Come in quasi tutto il West Africa l’economia locale è in mano ai libanesi, che per fare impresa si prestano soldi tra loro poiché le banche hanno un tasso del 25% sui mutui. Gli unici occidentali sono sparuti businessman, funzionari di ambasciate, militari, operatori delle ONG e della cooperazione internazionale: troppo poco e con poco trasferimento di expertise e capacità manageriali (di cui i popoli africani mancano quasi totalmente). La speranza è che pian piano, con i progetti in cantiere finanziati dalle organizzazioni internazionali (FAO, UE, ecc.) e con i capitali cinesi, sia possibile creare le condizioni di sviluppo, soprattutto a partire dalla infrastrutture. Quel che è certo però è che i sierra leonesi non saranno nel “driving seat” di questo progresso.


Raduno Auto Storiche

Domenica 8 Novembre2009 Nonostante il fato avverso insieme agli dei tutti, che ci hanno scagliato contro fulmini saette e molta molta pioggia, siamo riusciti comunque nel nostro intento: passare una piacevolissima giornata tra amici, paesaggi incantevoli (seppur piovosi) e le nostre amate auto storiche. Purtroppo il tempo ha sabotato un po’ i piani, ridimensionando i nostri sogni di gloria. E così invece di essere in tanti a passeggio tra le morbide colline della Valtenesi, eravamo due gatti, quelli più coraggiosi e temerari (un premio speciale va a Ferdi e agli amici di Suzzara). A questo proposito ringrazio tutti e 26 i partecipanti del nostro mini raduno, persone veramente piacevoli e speciali. Ma del resto, chi possiede questi gioiellini un po’ speciale lo deve essere: avere un’auto d’epoca implica una certa sensibilità, quella che porta a elevarsi sopra le mode e saper vedere davvero le cose belle. Implica preferire lo stile e la classe alla sfrontatezza che sembrano avere oggi certe auto moderne, senza fare nomi (i SUV). Implica anche sapere cosa significa prendersi cura di ciò che si ama, un po’ come il Piccolo Principe con la sua Rosa: le auto storiche sono auto da coccolare, da trattare con cura e dedizione, sono auto che chiedono fedeltà e passione (oggi, entrambe merci rare). Ma soprattutto, sono oggetti che portano con sé una storia che, purtroppo, sono sempre meno a poter capire. Cosa intendo? Basta mettersi al volante di una di loro e ascoltar raccontare il motore… Noi domenica l’abbiamo fatto, nonostante la pioggia, e ci siamo divertiti un sacco! Il prossimo appuntamento è a Marzo, con il 2° Raduno Auto Storiche 15quindici (di Primavera).

di Smolari Azzurra

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Cover Story ...........................


8 Design

L’ Arte non è Design. Sono l’uno spunto per l’altr.

“Mezzadro” di Achille Castiglioni, 1957

Come nell’articolo precedente, cercheremo di far luce su un altro aspetto del mondo del design, spesso confuso nel rande calderone della creatività. Parliamo della relazione tra Design e Arte. Entrambi producono innovazione semantica ed esprimono scenari, ma si differenziano sostanzialmente per l’intenzionalità. L’Arte infatti è frutto di un progetto espressivo che dà come risultato un pezzo unico. E’ caratterizzata quindi dall’unicità. Il Design invece progetta con rigidi criteri e vincoli di produzione, perché finalizzato alla serialità. A entrambe le aree può esser comune la fase di ricerca e di interpretazione del reale, il cosi detto Brainstorming. Spesso il Design, sintesi di forma, funzione e simbolo, prende spunto dall’arte. E l’Arte utilizza la fisicità dei prodotti per veicolare nuovi pensieri e riflessioni. Come nel caso del dadaismo.

“Ruota di bicicletta” di Duchamp, 1913-64

di Marianna Zocca

artdirector@15quindici.it

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Il Design non è Arte.

Il fine ultimo dell’Arte è in estremo la Sindrome di Stendhal, ossia il coinvolgimento totale dello spettatore, nelle emozioni e nei significati dell’opera. Il Design è invece presente nel quotidiano di ogni giorno, è il nostro spazzolino da denti, la nostra borsa, il nostro pc portatile, la nostra auto. Design è la progettazione, sintesi di funzionalità, forma e significato. Questo ovviamente, sfatando il cliché dell’oggetto di design costoso destinato a pochi, derivato da una predominate valutazione della forma e della sua errata definizione come forma d’Arte. 30


Andrea Amati

9 Musica

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Iniziamo con la ricette per scrivere un pezzo di successo. Da questo punto di vista ci sembri un cuoco capace e raffinato. Grazie per il complimento! Fondamentalmente tutti i miei brani nascono da un’esperienza vissuta, un punto di vista, un aspetto della vita. Il fatto poi che possano diventare singoli dipende dallo staff degli artisti che le valutano. I pezzi che scrivi, la maggior parte delle volte, entrano nelle classifiche con il nome di chi le interpreta. I riconoscimenti e soddisfazioni sono appaganti? Credo che chi come me decida di stare “dietro le quinte” nel mondo dell’industria musicale non cerchi a tutti i costi la fama. Tuttavia sono totalmente appagato dal fatto di riuscire a vivere di una mia grande passione, di essere stimato nell’ambiente, di poter fare arrivare una mia canzone a milioni di persone. Com’è stato per te iniziare a lavorare per major discografiche? Al contrario di quanto si possa pensare, la strada è stata molto lunga e difficile: anni di gavetta, spese, provini, consigli, viaggi, contatti, attese e delusioni. Anche se i tempi sono cambiati rispetto a 10 anni fa,

sono convinto che non basti un myspace per farsi notare e che i rapporti umani siano vitali. Detto questo, sono sempre stato molto determinato perché sapevo che avevo qualcosa da dire e sapevo farlo discretamente però ho sempre cercato di migliorarmi. Oggi lavorare con discografici e artisti di fama è molto stimolante. Soprattutto in questi ultimi anni alla Warner, hai lavorato con artisti importanti. Cosa ti hanno lasciato questo tipo d’esperienze? Preciso che non tutte le collaborazioni nascono in seguito a un incontro con gli artisti: a volte avviene tramite editori e produttori che sono in possesso di miei brani: è sbagliato pensare che si scrivano sempre canzoni “addosso” a un personaggio. Comunque sia, ho avuto modo di conoscere tutti gli artisti per cui ho scritto e ricordo la grandissima emozione del primo incontro con Renga, sia perché era il mio esordio autorale, sia perché sono cresciuto con la sua musica. Ho incontrato numerose volte Nek, che ritengo una persona splendida e da cui ho imparato cosa voglia dire essere umili e preparati ed infine ricordo con piacere l’incontro con Califano, artista che stimo fin da quando ero bambino, e di lui mi ha colpito il contrasto (apparente) tra la sua genuina spontaneità da “romanaccio” e l’immensa sensibilità che emerge dai suoi testi. Chiudiamo con un domanda che, a questo punto, sorge spontanea: Ad Andrea Amati non piacerebbe scrivere un pezzo per Andrea Amati? Chi decide di fare un mestiere come il mio forse non cerca proprio la carriera da cantante… però chissà, in futuro potrei pensare a un progetto mio, magari con canzoni più personali (sia nei testi che nella musica) che ho da un po’ nel cassetto. Vedremo… 31

di Alessandro Carboni carboccio@msn.com

La scrittura di una buona canzone pop è principalmente legata alle abilità del compositore, che deve saper trovare un giro di chitarra che funzioni: c’è chi fa di questa sfida il fondamento del proprio mestiere, della propria arte. E’ il caso del bresciano Andrea Amati, classe ‘77, che va a rimarcare il pregio e la rilevanza della scena di casa nostra. Cantautore e compositore dal 2001, approdato nel 2003 nella Warner Chappel, firmando produzioni importanti, interpretate da alcune delle più autorevoli voci della musica leggera italiana: Nek, Renga, Masini, Califano, Sugar Free. Per capire cosa c’è dietro la figura artistico-professionale del compositore, abbiamo fatto due parole con lo stesso Amati


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Cucina .......................................

Zuppa Ora che la stagione invernale è iniziata, cosa c’è di meglio di una bella minestra con brodo di carne o di un bel minestrone di verdure? Scaldano lo stomaco nelle sere fredde, sono ricchi di vitamine e sono buonissimi. Fanno parte delle minestre anche le creme, intese come potage (per dirla alla francese) o più comunemente zuppe (per dirla alla bresciana). Sono primi piatti gustosissimi, composti da verdure (e in qualche caso arricchiti da altri ingredienti), molto digeribili e ideali per i bambini che sono di solito restii a mangiare verdure.

di Cristian Sgotti

cristiansgotti@libero.it

Le creme che io propongo generalmente sono: crema di zucca e rosmarino, crema di zucchine e basilico, crema di piselli ed erba cipollina. Sta poi a voi trovare quella che più preferite o inventarne una, ricordandovi di usare come base i due ingredienti: patate e porri. In ogni crema che preparo metto sempre le patate, in modo che risulti abbastanza densa. Le uniche che necessitano di poche patate sono quelle di fagioli e di piselli. Altro ingrediente che uso sempre sono i porri: li preferisco alle cipolle per il sapore meno aggressivo. Il procedimento è il medesimo per tutte le creme e lo troverete spiegato solo nella prima ricetta. Accompagnate sempre crostini saltati in padella con una noce di burro; vi consiglio di non usare pan carré, spesso trattato con alcool etilico, ma del pane comune tagliato a dadini. Buon appetito e… al prossimo mese!

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d i er b a -5 steli 4 , o r r po ne: crost ini. er 4 perso g d i patate, un r ro, pane per p ti n ie d u Ingre 30 0 e di b i pisell i, una noc 50 0 g d lio, sa le pepe, la fate la a, o in scato u llare i ll e u cipoll in q i. Con to d i fr ione: momen a il proceell i usat Preparaz da l t ipo d i pis nite i pisell i a l r ll ch i a o u lo ell i fres atate e u p var ia so q le te n a s o olo c ; se u crema s ’erbe cipoll ina e r icette ll a a ltr e e m ll insie s o de è lo stes to n e d im

C re m a

C

di Pi

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rcini, olio, persone: Ingredienti per 4 porro, 100 g di po un , tte be er di 0g 500 g di patate, 80 noce di burro, pane per crostini. a un , io ol , pe pe sale, nno tae. I porcini va em cr e tr lo Preparazione: al lle imento de ente con un fi Uguale proced sa ltat i in padella antiader ema fr ullata. ee , e unit i al la cr gliati a fett in iunta d i aglio gg l’a za n se , d’olio 32

Crema di Zucca e Rosmarino Ingredienti per 4 persone:

500 g di zucca, 500 g di patate, un porro, rosmarino, sale, pepe, olio extra vergine, una noce di burro, pane per crostini. Preparazione:

Pelate, lavate e tagliate in pezzi le patate; sbucciate, togliete i semi, lavate e tagliate a pezzi la zucca; lavate e tagliate a rondelle il porro, tritate finemente il rosmarino. Prendete una pentola a bordi alti e scaldate qualche cucchiaio di olio, rosolate i porri 5 minuti e poi unite le patate e la zucca e fate rosolare per altri 5 minuti. A questo punto ricoprite con acqua calda e fate cuocere finché le verdure risultino cotte, quindi passate il tutto con un frullatore e regolate di sale e pepe. Aggiungete il rosmarino tritato e servite la zuppa ben calda con i crostini. In ultimo potete aggiungere un filo di olio a crudo. Questa crema può essere servita con l’aggiunta di gamberi saltati in padella e uniti alla crema solo al momento di servirla nei piatti.

Crema di Zucchine e

Basilico

Ingredienti per 4 persone:

500 g di zucchine, 500 g di patate, 6 foglie di basilico, un porro, sale, pepe, olio, una noce di burro, pane per cro stini. Preparazione:

Come nel la ricetta qui in alto, unite il basilico solo al momento di frulla re al crema.


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Salute e Bellezza ................................. benessere

Argilla Questo mese ho voluto approfondire le proprietà del argilla, dato che la uso quotidianamente per trattamenti viso e corpo. I nostri antenati scoprirono le proprietà terapeutiche dell’argilla osservando gli animali feriti o malati immergersi nel fango, anche se tutti i popoli dell’antichità ne conoscevano le proprietà: gli Egizi ne sfruttavano i principi purificatori non solo per curare ma anche nel processo di mummificazione; nell’antica Cina e in india venivano commercializzate tavolette di argilla essiccata per dare sollievo alle donne in gravidanza. Dovete poi sapere che un tempo l’argilla era una grande fonte di guadagno: la più pregiata veniva dalla Grecia e il suo prezzo superava addirittura quello dell’oro.

di Jessica Rumi

Ma cosa è l’argilla? L’argilla è un minerale, anzi, un insieme di minerali che secondo i geologi sono il prodotto millenario del processo erosivo che gli agenti atmosferici (calore solare, calore vulcanico, acqua, vento) hanno prodotto su rocce di granito. L’argilla ha 6 diverse proprietà. Innanzitutto è un ottimo antisettico, che a differenza di quelli chimici agisce solo dove occorre, rispettando l’organismo. In Francia alcuni studio-

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si anno scoperto che l’argilla è anche antitossica: oltre ad essere indicata per intossicazioni intestinali è efficacie nei casi di avvelenamento. E’ molto apprezzata persino in ambito industriale per la sua capacità assorbente, in quanto elimina odori e sapori da oli e medicinali. Un’altra delle sue caratteristiche, quella più controversa in quanto non trova tutti d’accordo, è la sua proprietà battericida. Grazie alla sua abilità assorbente e battericida, l’argilla è anche un ottimo cicatrizzante, adatta per ferite e piaghe che stentano a rimarginarsi. In ultimo, è un incredibile energizzante, questo grazie al calore solare, al magnesio e all’acqua di cui è ricca; tale proprietà la rende un ottimo tonico cellulare. L’argilla è veramente una grande risorsa naturale: il mio interesse è nato dopo aver constatato la sua efficacia nel curare l’acne e comedoni (ottime in questi casi sono le maschere di argilla con l’aggiunta di propoli). In seguito ho però scoperto che le sue proprietà sono innumerevoli: perfetta per prevenire il rossore causato dal freddo, in caso di geloni (basta un impacco di mezz’ora al giorno); per l’Herpes e le micosi (argilla e olio extravergine); in caso di piaghe, necrosi e molto altro. Inoltre è interessante sapere che l’argilla ben si presta a essere miscelata con oli vegetali (da scegliere secondo il problema) per migliorarne l’efficacia.


I tagli della nuova stagione

tondeggianti come il BOB o carré bombato, che farà ancora da padrone, anche se meno geometrico rispetto alla passata stagione. Per chi non riesce a ottenere volume, è perfetta la cotonatura: tutti i tagli corti esprimeranno movimento, dinamicità e saranno adatti per ogni occasione, dall’ufficio alle serate chic. Per rendere questo taglio un po’ più frizzante e grintoso, consigliabile un frangione importante, più particolare se leggermente a punta. Altra novità per i capelli corti è il taglio asimmetrico, caratterizzato da proporzioni minimal che sottolineano il profilo e la linea della nuca. E chi ha i capelli mossi? Niente paura, sono attualissimi anche i capelli ondulati e ricci. Per quanto riguarda i colori, sono molto di tendenza le colorazioni scure e ricche, anche se non manca una particolare attenzione verso i dettagli chiari. Quindi: via libera alle teste marron glacé e alle sfumature dalle tonalità color caramello, sabbia, beige, cioccolato e per chi ama il rosso, al porpora. Per mantenere queste nuances sempre luminose esistono diversi prodotti che intensificano e mantengono il colore, ovviamente tono su tono. Si tratta di maschere o shampoo da utilizzare tra una colorazione e l’altra che hanno un effetto riempitivo del colore e che mimetizzano la ricrescita. Ma attenzione a non sbagliare tonalità: ci sono colori che non si addicono all’incarnato della vostra pelle… allora come si scopre quale colore ci sta meglio? Questo ve lo svelò nel prossimo numero.

Salute e Bellezza ................................ bellezza

di Marianna Vindico

Vorrei rendere più luminoso questo grigio mese di Novembre parlandovi della Collezione Moda Capelli Autunno-Inverno 2009/10 presentata l’11 Ottobre a Montecarlo. E’ stato un evento ricco di interessanti novità adatte a tutte, dalle più giovani alle over 40. Guardando le passerelle abbiamo visto un ritorno al passato: dagli anni 30 fino agli anni 90; molto in voga sopratutto gli 80’s, ovviamente reinterpretati in chiave contemporanea. Lo stile è femminile e chic, ricco ma senza esagerare. Ogni stagione ci chiediamo quali siano le nuove tendenze, sperando sempre che possano essere di nostro gradimento. Questo inverno il taglio più in auge è sicuramente quello medio-lungo, caratterizzato da eleganza e morbidezza. Molto chic anche la coda di cavallo tipica degli anni 80-90, con l’elastico nascosto dai capelli e un’ondulazione naturale. Per la sera invece l’obbligo è osare: si può essere sofisticate e allo stesso tempo estroverse con volumi extralarge e con cotonature essenziali. Ricordate: la sera tutto è concesso. Riguardo ai tagli, lo scalato non passa mai di moda. Molti sono i suoi vantaggi: 1. elimina le doppie punte e rigenera i capelli sfibrati, dando nuova vita all’acconciatura; 2. è molto versatile e si adatta alle diverse forme del viso; 3. alleggerisce i capelli pesanti, facendo ricomparire le onde naturali. Tutto questo per una donna femminile, romantica e sexy. Del resto, parole chiave di questa stagione sono: eleganza, morbidezza e ordine. Non più capelli spettinati ma linee dolci, composte, forme ro-

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Salute e Bellezza ................................

di Daniela Merlino mronnie@tin.it

moda

Ciao a tutte! Forse vi sembrerà un po’ presto, ma in questo numero vi aiuterò nella scelta dell’abito per le feste, nello specifico per la sera dell’ultimo dell’anno. Vi assicuro che è sempre meglio giocare d’anticipo, per non ritrovarvi all’ultimo minuto a girare per negozi nel caos prenatalizio, e solo per rendervi conto che tutti i vestiti che vi piacevano non sono più disponibili nella vostra taglia. Se invece cominciate subito a cercare avrete a disposizione un discreto assortimento di modelli, taglie e accessori… quindi iniziamo! Innanzitutto dovete focalizzare dove e come festeggerete il 31 Dicembre: una cena tra amici? Una festa in una casa privata o in un locale pubblico? Una romantica serata a due? Una notte in discoteca? E’ ovvio che a seconda del luogo e della compagnia, l’abbigliamento indicato sarà diverso. Spero per voi che non vi ritroviate ad aspettare la mezzanotte al freddo in qualche piazza, anche se in questo caso avrete già risolto a priori il problema… niente vestiti eleganti e scarpine tacco 10, è obbligatorio coprirsi al massimo, a meno che non miriate a prendere la polmonite! Se invece avete in programma di partecipare a qualche evento particolare o a una festa tra amici, potete tranquillamente mettervi alla ricerca del vestito

perfetto. Ecco come. Per cominciare, il colore. A capodanno, si sa, il rosso porta fortuna; un abito color champagne (se il fisico ve lo permette, ovviamente!) è sempre chic, mentre è molto elegante il blu pavone; di tendenza c’è ancora il viola (ma per poco) e per chi vuole osare e distinguersi il verde smeraldo. Con cautela si può scegliere anche l’argento o l’oro (occhio alla carnagione, quest’ultimo non dona a tutte!). Ma il colore per eccellenza della sera, il re assoluto dell’eleganza è l’intramontabile nero. Sta bene a tutte, snellisce, non passa mai di moda. Un vestito da sera nero dovrebbe essere presente in ogni guardaroba femminile, per legge. Gli inglesi lo chiamano LBD, ovvero Little Black Dress, il vestitino nero; in Italia viene erroneamente tradotto “tubino nero”, e tutte pensano subito

ad Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”: un abito icona decisamente difficile da portare perché richiede un fisico praticamente perfetto! Invece con Little Black Dress si intende un abito nero di media lunghezza (al ginocchio), che risolve qualunque emergenza di look dalle otto di sera in poi, indipendentemente dal modello, che va scelto in base al fisico e all’età. Passiamo quindi alla scelta del taglio più adatto a voi. Qualsiasi sia la vostra taglia, starete bene nel classico abito a sottoveste (spalline sottili e scollo a V): scende morbido e non segna, nasconde se c’è da nascondere, mette in evidenza quello che deve (ovvero mimetizza fianchi, rotolini e pancetta, esalta spalle e decolletè). Anche l’abito stile impero (tagliato sotto il seno) ha il vantaggio di scendere morbido senza segnare, e quindi nasconde eventuali difetti. Attenzione però all’effetto premaman: se siete oltre la 46 il rischio è alto. Sexy ed elegante l’abito senza spalline, tagliato dritto, sia nella versione impero che in quella classica che esalta il punto vita. A capodanno potete anche esagerare con una sottogonna di tulle che dia volume (molto anni ’80, soprattutto se la scegliete colorata). Ricordate però che un abito senza spalline richiede un po’ di seno: senza sostegno scivolerà continuamente e rischiate di passare la serata a tirarlo su! Se siete invitate a una serata molto elegante di solito è consigliato l’abito lungo, informatevi bene sul dress code prima di andare a fare shopping. Vediamo ora gli accessori. Sopra un vestito nero l’ideale è una stola o un coprispalle, decidete voi se a contrasto o se preferite il total black. Un consiglio: create il vostro look utilizzando non più di due colori. Esempio: abito nero, scarpe e borsa nere, stola colorata. Oppure: abito nero, coprispalle nero, borsa e scarpe colorate (abbinate!). Sì agli accessori gioiello, all’oro e all’argento per illuminare il nero dell’abito, al rosso, ai tacchi più alti che riuscite a portare, alla borsa a mano (no alla tracolla), agli orecchini lunghi o alle collane importanti (ma non insieme!). Se vi serve qualche altro consiglio contattatemi, sono a vostra disposizione!

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di Agnese Facchini

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Timo

Il timo era conosciuto già dagli Egizi, che lo usavano per le imbalsamazioni; i Greci invece amavano consumare miele di timo e prima dei banchetti bevevano vino aromatizzato con Timo, Cannella e Menta. Ai tempi dei Romani si riteneva avesse proprietà antidolorifiche e antisettiche, ed era usato per conservare le derrate alimentari, mentre i soldati erano soliti bagnarsi in acqua di timo per infondersi vigore (il vocabolo greco Thymòs significa coraggio). Curioso sapere che nel Medioevo le dame ricamavano spighe di timo sulle insegne dei loro cavalieri, come buon augurio, e che i montanari scozzesi bevevano tè di timo selvatico per prevenire incubi notturni. Può essere acquistato fresco oppure essiccato in foglie intere o macinate. Il timo fresco si conserva in frigo per una settimana, mentre essiccato, in contenitori di vetro, ben chiusi e al riparo della luce, dura anche diversi mesi. Molto apprezzato in cucina, viene adoperato per preparare minestre, verdure, ripieni, sughi, frittate, carni arrosto, umidi, brasati, funghi, oli e aceti aromatici, ma anche pesce e frutta secca. E’ usato anche per preparare liquori, vini e sali aromatici. Aggiunto alle carni conserva-

te o alle salamoie, rallenta la formazione di muffe in quanto, grazie alle sue proprietà antisettiche, è un ottimo conservante; aiuta anche a rendere più digeribili i cibi (soprattutto cacciagione e carni che richiedono una lunga cottura). Ha proprietà digestive, depurative, carminative, balsamiche, tonicostimolanti, attenua il mal di testa e viene usato per gargarismi nelle infezioni del cavo orale. Tisane e sciroppi a base di timo tonificano l’organismo, stimolano l’appetito e la digestione, il funzionamento del fegato e combattono le malattie da raffreddamento. Il timo è un potente rimedio contro le malattie delle vie respiratorie come raffreddori, bronchiti, polmoniti, enfisema e pertosse, e per le sue proprietà balsamiche è un ottimo fluidificante catarrale. Le sue proprietà antisettiche lo rendono efficacie anche contro le fermentazioni e infezioni intestinali; è inoltre un diuretico, capace di favorire le mestruazioni e stimolare gli aborti (per questo è sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento). Il suo decotto è utile per distendere il viso, facilita la circolazione e diminuire le macchie della pelle; inoltre, in infusione con il rosmarino, aiuta a eliminare la forfora. Per uso esterno è un ottimo disinfettante della pelle, uno stimolante della circolazione periferica ed è efficace nei casi di alitosi.

Il Thymus vulgaris appartiene alla famiglia delle Labiatae. E’ conosciuto come erbuccia, erba povera, pepolino e sermollino. Si distingue dal Timo Serpillo per il diverso sviluppo vegetativo e per l’odore molto più intenso e persistente, attribuibile al notevole contenuto di olio essenziale. E’ diffuso allo stato spontaneo lungo le coste del Mediterraneo; cresce in pianura, in zone collinari, sui pendii sassosi e in posti assolati. E’ un piccolo arbusto molto fitto e compatto e si differenzia dal Serpillo in quanto quest’ultimo è una pianta strisciante; è inconfondibile anche per le foglioline strette e ripiegate ai margini. I rametti freschi, usati per aromatizzare i cibi, si possono raccogliere in ogni stagione; conviene scegliere quelli più teneri, che hanno un aroma più gradevole. A scopo terapeutico si usano le foglie e le sommità fiorite, che vanno recise in piena fioritura, a primavera inoltrata o d’estate. 38


tanti numeri, ma solo tre contano!!!

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13 di Massimo Smolari

Motori .......................................

FIAT Chrysler:

la grande Sfida

Le aziende possono esser viste come organismi viventi: nascono, crescono, soffrono, muoiono o sopravvivono e prosperano, con patrimoni di esperienza, conoscenza e inventiva. Spesso sono sistemi autonomi, gestiti da managers e quasi avulsi dalla proprietà: azionisti come governi, fondi di investimento, singoli investitori, ecc. L’automobile come mezzo di trasporto individuale, che ha rivoluzionato lo stile di vita di intere generazioni, esiste da più di un secolo e per produrla sono nate centinaia di marche e fabbriche. Solo poche di queste esistono ancora: la maggior parte è scomparsa, spesso quasi senza lasciare ricordo di sé. Altre, dopo aver prodotto auto affidabili e innovative, sono state uccise dalle leggi di mercato o dalle tante crisi che hanno segnato il secolo scorso. Storie infinite di uomini spesso pieni di passione, coraggio e idee che tanto hanno lavorato e combattuto per le loro aziende, in troppi casi senza successo. I superstiti di questa lunghissima guerra li conosciamo tutti: pochi grandi gruppi mondiali che la crisi globale, la sovrapproduzione e la durissima concorrenza di nuovi competitori dei paesi emergenti hanno messo ancora una volta alla prova. FIAT, che ha attraversato diver40

si periodi neri nella sua storia, l’ultimo dei quali al limite del collasso, ha presentato in questi giorni il piano industriale per il rilancio di Chrysler. Un evento del genere solo qualche anno fa sarebbe stato fantascienza: un’azienda italiana che prende controllo e gestione di un colosso automobilistico come Chrysler (ormai dato per spacciato) e formula un ambizioso progetto per il suo salvataggio. La sfida è salvare il gigante agonizzante, portandolo al pareggio operativo di bilancio già il prossimo anno e in utile nel 2011. Metà delle auto Chrysler tra quattro anni si baseranno su pianali e motori FIAT, la 500 si produrrà nelle fabbriche messicane del gruppo americano e Alfa Romeo sbarcherà negli USA dopo una lunga pausa con tre modelli prodotti in loco. In passato l’integrazione con Daimler (il grande gruppo tedesco fu l’ultimo padrone di Chrysler) risultò un totale fallimento, determinato soprattutto da conflitti di culture, in cui managers americani venivano “invitati” a prendere lezioni in Germania. Una mancata sinergia causata dal rifiuto dei tedeschi di integrare i sistemi produttivi americani. Il risultato per Daimler è stato un bagno di sangue a livello finanziario, con la cessione di ogni sua partecipazione in

Chrysler. Le vendite nel mercato USA sono da tempo in caduta libera: 13% nel 2005, 11% nel 2008, 9,2% a settembre fino a 7,9% a Ottobre. E la discesa non sembra arrestarsi. Il compito per i managers di Sergio Marchionne è chiaramente difficile: oltre a riportare ordine nei conti finanziari, bisognerà produrre modelli che incontrino il gusto degli americani. Soprattutto, tecnologia e qualità dovranno essere inattaccabili; ma in questo FIAT è ora riconosciuta maestra. Ma bisognerà anche fare i conti con un mercato imprevedibile e in continua evoluzione: BMW e Toyota si ritirano dalla F1 dopo anni di sconfitte e investimenti colossali, così come per Honda, che ha lasciato lo scorso anno. Anche Lexus, il brand di lusso di Toyota che costruisce eccellenti veicoli, è ora in difficoltà. La decisione di BMW di accodarsi ai giapponesi nell’addio alla F1, è stata per tutti una sorpresa: i tedeschi erano entrati nel circus con grandi aspettative, e il ritiro dopo anni di gare (ed enormi capitali investiti) con un solo successo, ha un effetto devastante proprio per la sua immagine sportiva e vincente. Di questi tempi insomma, quella di FIAT e dei suoi uomini, è davvero una grande sfida.


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Comicità ..................................... Barzellette

Il grande vantaggio di una democrazia matura è che tutti possono apparire in televisione e prendere in giro i politici. Naturalmente anche i politici possono apparire in televisione e prendere in giro tutti. Questa sì che è la par condicio. Due ragazzi frequentano insieme Scienze Politiche, poi intraprendono la carriera politica. Dopo qualche anno, il primo va trovare il secondo. Questo ha una casa enorme, con tre macchine, autista, piscina e campi da tennis: - Senti un po’, ma come hai fatto? - Eh, beh, sai... sono diventato Assessore ai Lavori Pubblici... - Beato te... con lo stipendio che ho io, altro che una casa come questa!! - Beh... vuoi sapere come si fa? La vedi quella strada che passa là in fondo? - Si... perché? - E’ bastato farla un po’ più stretta... un po’ più corta... - Aaaaaaahhh, ora ho capito! Dopo un paio di anni si ritrovano a casa dell’altro, una supermegavilla con campo da tennis, piscina, un parco macchine esagerato... Porca miseria... sei ancora più in gamba di me! Ma come hai fatto? La vedi quella strada là in fondo? No. Appunto! In un paese dell’est, il primo ministro decide di fare un inchiesta personale per sapere che cosa la gente pensa di lui. Si traveste dunque da operaio, fa fermare il suo autista cinquecento metri prima, entra in un cinema e si siede. Sullo schermo viene proiettato un cortometraggio di attualità e il primo ministro vede sé stesso mentre spiega al popolo perché è necessario fare sacrifici, affinché il mondo socialista diventi ancora migliore. Tutti applaudono. Solo lui resta impassibile, mentre si gode in silenzio il suo trionfo. E il vicino: Batti le mani anche tu, cretino! Vuoi proprio farci arrestare tutti quanti? 42

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole aumentare la sua popolarità. Arriva in una scuola elementare e spiega il suo piano di governo. Chiede nel frattempo che i bambini facciano delle domande. Il piccolo Leandro chiede la parola: “Signore, ho tre domande da farle” 1. Lo stalliere di Arcore Vittorio Mangano e l’onorevole Marcello dell’Utri erano gli intermediari tra lei e la mafia? 2. Che rapporti ha intrattenuto con l’allora minorenne Noemi e le altre escort del faccendiere Tarantini? 3. Lei non pensa che il lodo Alfano sia una legge ad personam assolutamente incostituzionale? In quel momento suona la campanella della ricreazione e tutti gli alunni escono dall’aula. Al ritorno Berlusconi invita nuovamente i bambini a fare delle domande e un altro bambino, Nando gli chiede: “Presidente, ho cinque domande da farle”: 1. Lo stalliere di Arcore Vittorio Mangano e l’onorevole Marcello dell’Utri erano gli intermediari tra lei e la mafia? 2. Che rapporti ha intrattenuto con l’allora minorenne Noemi e le altre escort del faccendiere Tarantini? 3. Lei non pensa che il lodo Alfano sia una legge ad personam assolutamente incostituzionale? 4. Perché la campanella della ricreazione ha suonato 20 minuti prima? 5. Che fine ha fatto il mio amichetto Leandro?


Comicità ................................... Aforismi

Nessuno è in grado di governare un altro senza il suo consenso. Abraham Lincoln C’è una sola regola per gli uomini politici di tutto il mondo: quando sei al potere non dire le stesse cose che dici quando sei all’opposizione. Se ci provi, tutto quello che ci guadagni è di dover fare quello che gli altri hanno trovato impossibile. John Galsworthy

Bisogna ascoltare molto e parlare poco per governare bene uno Stato. Cardinale Richelieu

I politici fanno già tanto di buono quando non fanno nulla di male. Henri Troyat Governare è far credere. Nicolò Macchiavelli

Il più grande dono della natura è la ragione che si eleva al di sopra di ogni nostra pazzia e ci fa governare le nostre debolezze, le nostre virtù, le nostre facoltà e i nostri pregi. Nicolas De Chamfort

Molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto. Anonimo

In ogni società alcuni uomini sono nati per governare e alcuni per consigliare. Ralph Waldo Emerson

É difficile decidere quando la stupidità assume le sembianza della furfanteria e quanto la furfanteria assume le sembianze della stupidità. Perciò sarà sempre difficile giudicare equamente i politici. Arthur Schnitzler

Nessun uomo ha veramente successo a questo mondo, a meno che non abbia una donna alle sue spalle, poiché sono le donne a governare la società. Se non si hanno donne al proprio fianco, si è fuori dal mondo. Oscar Wilde

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno. Tacito

Democrazia significa governo fondato sulla discussione, ma funziona soltanto se si riesce a far smettere la gente di discutere. Clement Richad Attlee Gli inglesi non saranno mai schiavi. Avranno sempre la libertà di fare ciò che il governo e l’opinione pubblica pretendono da loro. George Bernard Shaw I nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose; dunque, peggio son svolte, meglio è. Bertrand Russell Nelle mani dei potenti la giustizia non è che uno strumento di governo come gli altri. Georges Bernanos Il governo, nella migliore ipotesi, non è che un male necessario; nella peggiore, un male intollerabile. Thomas Paine 43


15 Art Club Disco, Via Mantova 1/A 25015 - Desenzano d/Garda (Bs)

di Madama Sì Sì

madame@madamesisi.com

Posta ......................................

“Perché la guerra? Che tristezza vedere quel grande funerale di stato…”(Enrica 1978) La guerra è la vita degli uomini cattivi. La guerra è un’ industria che fa molti soldi. Mi chiedo spesso: “ma chi sono i costruttori/venditori delle armi da guerra?” Poi accendo la TV e vedo la miseria vestita di armi. Che schifo! Molto triste la Morte dei sei Ragazzi. Morire per difendere la Vita. Povero Mondo.

“22 anni senza lavoro. Il mio futuro…?” (Fabio) Il futuro di tutti è incerto. Ti consiglio di imparare l’inglese e di pensare oltre l’Italia. Non disperare. Con tanta volontà arriva sempre la felicità. Se cerchi info chiamami al numero dell’Art.

“Amo i regali… vado pazza per i regali…” (Honda) …e che fai a Natale?! Ti sbrani Babbo Natale? Ogni regalo è un piccolo gioco d’amore. Chi vuole troppo corre il rischio di rimar da solo. Attenta agli amici che potrebbero diventar nemici! 44

“Ho tanta voglia di baciarla… ma lei scappa”(Lorenzo 90) Mio caro Lorenzo, il bacio è la risposta di una forte emozione. Cerca di conquistarla con tanti fiori, poesie, canzoni… poi una bella cena romantica e …il gran bacio arriverà!

“Voglio fare il dj e magari il pornoattore…” (Ciro90) Ciro sei un po’ agitato-tato! Ti consiglio di fare il DJ. Bella professione. Tanta gente che vuole divertirsi con la tua musica …per la seconda scelta rimango un attimino perplessa. Lavorare con il “culo” c’è sempre tempo. Evviva la MUSICA!


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15quindici n°41 Novembre 2009