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Cover Story

I SETTEMBRE 2009


“Supersaldi di fine stagione Sconti fino al 60 %�


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Editoriale di Azzurra Smolari

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direzione@15quindici.it

Lo s o : come mio solito con questo articolo risulterò polemica e impopolare. Ma del resto non ho mai ambito alla popolarità, che ho sempre trovato abbastanza noiosa: frasi edulcorate nel nome della politica del compromesso da un lato e non schierarsi mai per paura di urtare qualcuno (e perdere qualche beneficio) dall’altro. Una vita all’insegna della convenienza insomma, dove “onestà intellettuale” è solo un concetto angusto e dal sapore retrò. Io invece credo che ogni tanto sia giusto dire ciò che si pensa, avere il coraggio di andare contro corrente, a prescindere dalle conseguenze. E non tanto perché spinti da particolari principi, oggi solo scomodi fardelli che ci rendono ridicoli, soprattutto se si è imprenditori (con i principi non si va lontano: non si fatturano i principi). Piuttosto perché probabilmente dire ciò che si pensa e agire di conseguenza è l’unico vero lusso che abbiamo, l’unica nostra forma di potere. Forse anche l’unica libertà. Ma soprattutto, è un godimento senza pari. Dunque, la tesi impopolare e lussuriosa di questo numero, ispirata dalle frequentazioni dei giovani d’oggi e dai vari paragoni che si possono fare con quelli di altri paesi, riprende quell’aggettivo, “bamboccioni”, che tanto scandalizzò tempo fa. L’aveva usato l’allora Ministro dell’Economia Padoa-Schioppa commentando i dati sullo stile di vita dei ragazzi italiani, che a 40 anni vivono ancora con i genitori (contro i giovani del nord Europa che escono di casa a 18). Va da sé che il discorso del buon Tommaso non piacque a nessuno, ma questo è nel nostro stile: quando qualcuno attacca il Belpaese noi non recepiamo mai la critica positivamente, come pretesto per capire cosa non va e cambiare. No: noi abbiamo la coda di paglia. Ci offendiamo, ci mettiamo sulle difensive, iniziamo a farfugliare una lunga lista di giustificazioni e infine accusiamo l’accusatore (la solita fallacia ad hominem qui tanto in voga). Ovviamente ci offendiamo perché sappiamo che hanno ragione. Soprattutto in questo caso.


Come potrebbero aver torto, d’altra parte: tralasciando le statistiche, che son certamente più eloquenti di questo articolo, basta parlare con qualcuno di loro per rendersene conto. I più frequentano l’università (mantenuti dai genitori) senza il minimo entusiasmo, solo perché è l’unico modo per continuare a divertirsi. Dopo essersi laureati spesso con voti mediocri e fuori corso, in università, le nostre, tra le meno selettive d’Europa, senza aver mai lavorato un solo giorno, pretendono che il mercato del lavoro li aspetti a braccia aperte con un posto da dirigente. E una volta ottenuto un qualsiasi impiego (a volte trovato loro da parenti o amici) continuano a stare con mamma e papà praticamente fino al matrimonio. Si badi bene che non è una questione di costi (a Brescia si può affittare un monolocale con 300 euro, ossia il prezzo di un paio di jeans trendy), ma piuttosto di cultura: è più comodo stare nel nido che sbattere le ali e provare a volare in questo brutto e difficile mondo. Dopotutto chi glielo fa fare di spendere 2/3 dei loro guadagni per vivere da soli quando stando a casa hanno tutti i confort, con una madre che cucina, lava e stira e un padre che gli presta l’auto sportiva il sabato sera?E non raccontiamoci che gli stipendi sono così bassi da rendere impossibile vivere da soli. E’ vero piuttosto che ormai i giovani si sono abituati a un certo stile di vita, da cicala più che da formica, e non sentono l’esigenza di fare sacrifici per conquistarsi la propria autonomia: oggi la cultura dell’indipendenza è alquanto demodé. Se si trova qualcuno che provvede alle nostre necessità, è meglio. Non si può neppure prendersela con loro: dopotutto sono stati cresciuti senza regole da genitori che invece che educarli li hanno viziati, solo perché era la strada più semplice e veloce. E così ci ritroviamo con una generazione di figli di papà senza qualità e midollo, senza nessuna ambizione, né iniziativa o intraprendenza; in difficoltà anche di fronte al minimo ostacolo e incapaci non solo di lottare per ciò in cui credono, ma perfino di credere in qualcosa. Anche chi ha avuto la sfortuna di nascere in una famiglia benestante, e si è trovato la poltrona di AD sotto il sedere senza aver il minimo merito, anziché fare qualcosa per meritarsela (come un tempo si usava fare) si limita a giocare al padroncino con dipendenti che valgono il doppio ma hanno il cognome sbagliato; mentre nel tempo libero recita la parte del piccolo lord, circondandosi di personaggi il cui unico talento è avere la vocazione del lacchè. Il paragone con i padri è imbarazzante, se non umiliante: è vero che stiamo attraversando una delle crisi più aspre degli ultimi anni, che molte aziende stanno chiudendo, che la competizione è spietata ed è veramente difficile creare qualcosa di nuovo, ma suona ancora come una giustificazione. Piuttosto ciò che manca veramente sono, come dicono i francesi, les couilles. Manca la grinta, la passione, la determinazione, la propensione al sacrificio. Qui si ha sempre paura di mettersi in gioco, di provare e rischiare. Tutte caratteristiche che una volta erano proprie dei giovani, per definizione. Oggi invece si nasce già vecchi. Soprattutto in Italia. Questo probabilmente anche perché i modelli a cui ispirarsi non sono più i grandi uomini, quelli che hanno fatto la storia del nostro paese, culturale ed economica, come Agnelli, Ferrari, Lamborghini, Bobbio, Biagi o Montanelli, per fare qualche nome. Ora si guardano con ammirazione gli imprenditori da bar (se non da night) che hanno costruito la propria fortuna grazie a penosi compromessi e amicizie riprovevoli o personaggini da avanspettacolo che solo perché hanno due soldi in tasca pensan di poter comprare ogni cosa. E così da un lato i giovani diventano uomini senza veri punti di riferimento, come debuttanti allo sbaraglio, dall’altro sono talmente insicuri da non riuscire nemmeno a fare un passo da soli. Il risultato? I più svegli riescono a invitare una ragazza a cena dopo un mese che la conoscono. Forse è vero che nel XXI secolo tutti gli ideali sono morti e che non si crede più in nulla, se non al denaro che si vede sul tavolo. Ma almeno bisognerebbe credere in se stessi. Specialmente se si è giovani… dopotutto se non crediamo noi in noi stessi, chi mai potrà farlo? E poi, una generazione di ragazzi che non è più convinta di poter cambiare il mondo, che non ha più l’entusiasmo per farlo e parte già rassegnata all’inevitabilità delle cose, cosa mai potrà combinare nella vita? 5


Auguri a mamma Gabriella da Luca e Graziano

Alice? Biennale dell’Arte Isola di San Servolo, Venezia


Cover Story

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8Musica

Erbe di Agnese

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via Brescia 8 25080 Soiano sul lago (BS) tel. 393 9438145 redazione@15quindici.it

www.15quindici.it Autorizzazione del Presidente del tribunale di Brescia n. 17/2007 del 18/05/2007

direttore responsabile Azzurra Smolari direzione@15quindici.it

vicedirettore Luca Modonesi redazione@15quindici.it

art director Marianna Zocca artdirector@15quindici.it

redazione

1,00 euro

Claudio Arivetti Valentina Cane Alessandro Carboni Alberto Castrini Carlo Contrini Diego Corsini Agnese Facchini Stefano Gardelli Alessandra Giotto Gianluca Gorlani Filippo Grumi

Bedizzole Brescia Calcinato Calvagese d/R Castenedolo Castiglione d/S Chiari Desenzano d/R Gargnano Gavardo

Lonato Molinetto Montichiari Prevalle Rezzato Salò S. Eufemia Soiano s/L Toscolano-Maderno Villanuova s/C.

di Azzurra Smolari

15

di Madame SìSì

Posta

prezzo di copia

distribuzione

12 Motori

Barzellette

15quindici direzione redazione amministrazione

8-16

bellezza di Marianna Vindico moda di Daniela Merlino

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Aforismi

Margherita Grumi Anna Leopaldo Silvia Lombardi Ferdinando Magnino Jessica Rumi Loredana Savoldi Paola Sembeni Paola Serena Cristian Sgotti Madame SìSì Massimo Smolari Mario Bruno Veronesi Valentina Vezzani

illustrazione editoriale Valentina Vezzani

foto di copertina Marianna Zocca

stampa

18-19

benessere di Jessica Rumi

Salute e Bellezza

di Alessandro Carboni

di A. Facchini e L. Savoldi

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Cultura

21-25

di Marianna Zocca

di Cristian Sgotti

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38-39

9Cucina

Volontariato

cinema di Carlo Contrini libro di E.Cinelli e P. Sembeni racconto di Alberto Castrini arte di Valentina Cane ed Anna Leopaldo

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di Filippo Grumi di Ferdinando Magnino

di Margherita Grumi

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Eventi

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Normative e Consigli

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Attualità

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l SETTEMBRE

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N° 39

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Editoriale

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Sommario

di Azzurra Smolari

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punti di vista di Stefano Gardelli controcorrente di Massimo Smolari di tasca nostra di Gianluca Gorlani ambiente di Claudio Arivetti informatica di Bruno Mario Veronesi notizie in pillole di Diego Corsini

crediti fotografici Per le immagini senza crediti l’editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli. E’ Ovviamente a piena disposizione per l’assolvimento di quanto concorre nei loro confronti.

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per la tua

pubblicità tel. 393 9438145

Tipolitografia S. Eustacchio

redazione@15quindici.it

ringraziamenti

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Circuito Off www.circuitooff.com

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La pista ciclabile: regno dello sborone impenitente Rimettersi in forma. Con quello appena trascorso sono almeno 15 i fantomatici lunedì a cui ho rinviato questo meraviglioso proposito. Mi rendo conto che per la prova costume sia tardi e il non essere andato in vacanza offre notevoli vantaggi a chi come me è arrivato lungo all’appuntamento con l’annuale contrazione della sumo-tartaruga. Tuttavia, se perfino il Cavaliere ha dichiarato di volersi rimettere in forma durante questo afosissimo agosto, mi sento più che

legittimato a intraprendere l’impresa. Il primo passo è sempre aprire un file excel sul desktop del proprio pc per tenere conto delle proprie performance e misurarne i miglioramenti: io ho una colonna intera di “condizione pietosa”, “situazione critica” e “dolore al ginocchio”. Il segreto è essere costanti, ma a me le cene estive con amici condite da salamelle, birra e chili di gelato creano buchi di vari giorni prima di potermi rimettere

La pista ciclabile, di cui fortunatamente l’Italia ha scoperto l’esistenza, è il luogo deputato dagli italiani medi come me per fare sport.

in sesto e affrontare la meravigliosa tortura della corsetta in pista ciclabile. Già il nome in sé, pista, a noi uomini evoca velocità, potenza, attenzione, abilità. Tuttavia la realtà è che ci limitimo all’evocazione. Inoltre, data la nutrita e variegata presenza di umanità, qualsiasi sport praticato sulla pista ciclabile passa in secondo piano e l’analisi sociologica semi-seria prende inevitabilmente il sopravvento. Il mio idolo è l’impiegato con ampia panzetta, vecchie scarpe da tennis, magliettona del club del ventaglio con ampie pezzature di sudore in prossimità di collo, ascelle e schiena, occhiale da vista annebbiato dai fumi dei pori e fascietta antisudore anni 80 in fronte. Un uomo che lotta con la bilancia, il capoufficio, la moglie ormai freddina e le dinamiche sociali

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2 Attualità

............................. punti di vista

na sulla ciclabile ha sempre il classico i-pod anti-approccio, lo sguardo fisso e l’aria grave. Insomma, rimorchiare è impresa assai ardua. Il motivo è semplice: anche se il luogo comune vuole le donne bravissime a fare dieci cose insieme a differenza di noi, incapaci di farne due allo stesso tempo, in realtà è vero il contrario. Qualsiasi cosa stia facendo, guidare, mangiare, lavorare, atterrare sulla luna o sport, l’uomo è sempre pronto ad associarvi la millenaria arte del rimorchio. La donna lo fa solo se si tratta dello sborone impenitente. Mannaggia a lui…

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stefanogardelli@libero.it

ama troppo la propria esistenza per rovinarsela con lo sport preso seriamente. Da segnalare come sempre più numerosi e sorprendenti, gli ottantenni che viaggiano come lippe facendo impallidire le giovani pippe (come il sottoscritto). Ma il vero re della pista ciclabile è lo sborone impenitente: senza maglietta, pettorale squadrato, definito e sudato, ampia falcata, i-pod sottilissimo a manetta, sorriso stampato anche con il cuore a 200 battiti al minuto, pantaloncini neri attillatissimi e scarpe Nike ultimo modello: le donne di ogni età stravedono per lui e gli uomini di ogni età lo odiano augurandogli di inciampare sbriciolandosi una tibia. Le donne, grandi frequentatrici di piste ciclabili, seguono più o meno uno schema sovrapponibile a quello maschile. L’unica differenza è che mentre gli uomini tendono ad ammiccare sistematicamente squadrando ogni essere femminile che corre in direzione opposta e a puzzare lasciando un alone di odore di sudore misto ad alito pesante, le donne sono molto più pudiche, concentrate e riservate. Tranne qualche esemplare più aperto e sorridente, la don-

di Stefano Gardelli

della società contemporanea, è un uomo che merita rispetto. Poi c’è il tipo sportivo, ovvero l’evoluzione illuminista dell’impiegato panzetta: impiegato anche lui, è stato fulminato sulla via di damasco dal pilates, si è fatto il minisuv per andare a fare sport in montagna nei weekend con gli amici e dopo aver fumato e sbragato per quindici anni, da almeno un lustro (in coincidenza con la crisi dei quaranta) ha dato una svolta sportiva alla propria vita. Dispone di tutta l’attrezzatura migliore per correre (per la quale spende circa la metà dei propri risparmi), parla solo di corsa, integratori e vitamine, e sulla pista ciclabile si distingue per l’occhialetto tattico in carbonio e l’orologio spaziale che misura in tempo reale battiti, pressione, calorie consumate, trigliceridi, acido lattico, colesterolo e perfino quante piastrine sono in pausa pranzo. Poi ci sono i gruppi di ragazzi in piena preparazione atletica per qualche sport e perfino le squadrette amatoriali di trentenni che alternano il calcetto scapoli-ammogliati alla birra gelata di fine percorso: un must per lo sportivo sui generis che


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secondo atto

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di Massimo Smolari

contro corrente

Il teatrino estivo che ha saturato i media ha stancato anche i sassi

Lo starnazzare crescente dei nostri politici ha raggiunto toni talmente alti da assordare anche gli altri paesi, che ci osservano sarcastici e divertiti. Gli exploit sessuali del nostro anziano e aitante Premier (e quelli dei suoi avversari) sono entrati nel nostro quotidiano con una tale invadenza da sfinire anche il più resistente e coriaceo dei suoi sudditi. Ad esclusione di pochi autorevoli quotidiani, i giornali schierati da una parte o dall’altra e impegnati unicamente a compiacere il padrone di turno (che sia l’editore o il partito che con i soldi pubblici ne giustifica l’esistenza), si sono scatenati in una caccia al nemico senza fine, scandagliando con toni sguaiati le conquiste amorose (a pagamento) degli avversari. Una vera guerra, con una pseudo destra contro una pseudo sinistra, con i vari apparati in assetto da combattimento che si coprono di insulti e di ridicolo a vicenda, uccidendo noi di noia. Per non parlare dei giornalisti, individui senza opinioni che esistono solo per scrivere ciò che la proprietà si aspetta da loro, su giornali che non valgono nemmeno la carta su cui sono stampati. Il tutto in perfetto stile italiano: chissà cosa direbbero Enzo Biagi, Oriana Fallaci, In10

Felix

Italia

dro Montanelli… In effetti la situazione è grave ma non è seria. Ormai bisogna rassegnarsi e riconoscere quello che l’Italia non sarà mai: un paese serio. Nemmeno su una legge inderogabile e pragmatica, ma forse non estetica, come quella che affronta l’immigrazione illegale si è riusciti a trovare motivo di convergenza. Con 58 milioni di abitanti, il nostro è uno dei paesi più sovrappopolati del pianeta, in cui l’incidenza dell’immigrazione ha raggiunto in pochi anni percentuali importanti. Quali altri stranieri potremo accogliere va attentamente regolamentato anno per anno, in modo da ricevere solo chi occuperà le aree professionali lasciate libere dalla nostra indolenza: dobbiamo riconoscere che non possiamo accettare tutti. Ad oggi 50% del bilancio di molti comuni va a sostenere servizi per una minoranza di cittadini stranieri a scapito della maggioranza italiana e circa la metà dei detenuti delle nostre carceri sono immigrati (ognuno costa allo stato 200-300 euro al giorno). L’Africa aveva, un secolo fa, 170 milioni di abitanti. Ora sono 900 milioni, nonostante guerre, siccità, carestie ed epidemie, ed è facile immaginare quale sia

l’aspirazione di ognuno di loro. Ma gli amanti delle società multietniche, pericolosi sognatori (mossi soprattutto da motivi ideologici e religiosi) negheranno sempre, anche l’evidenza. Gli immigrati vanno sì aiutati, ma nei rispettivi paesi. Per la prima volta nella nostra storia le generazioni di oggi avranno un tenore di vita inferiore a quelle che le hanno precedute. Abbiamo problemi enormi: intere regioni gestite dalle mafie, dove nessuna amministrazione è in grado di funzionare; un debito pubblico che ricadrà su figli e nipoti; un apparato statale dedito allo sperpero e così inefficiente da far rimpiangere la prima repubblica. E poi, una casta politica costosissima e numerosissima, degna di un paese africano, un Parlamento elefantiaco con una quantità di inquisiti e condannati da far impallidire un morto; nessun orgoglio nazionale, un’etica in planata costante e poco rispetto per noi stessi. E così passiamo l’estate ad ammirare le veline al mare, ad adorare gli eroi della pedata (i calciatori) sui loro panfili e a sorbirci le conquiste femminili (sempre a pagamento) dei nostri leaders, come in un vero paese da operetta.


Il giallo estivo finanziario

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Piccoli risparmiatori davanti al PC

È tutto vero, anche se sembra “fantaeconomia”. E’ una storia che si sta svolgendo davanti ai tribunali di New York. La denuncia, nel Luglio 2009, è stata fatta da una delle più grandi Banche d’affari del mondo, una di quelle che pochi mesi fa stava per fallire per “buchi” in bilancio. Sergey Aleynikov, ex Direttore dei sistemi informativi di Goldman Sachs con stipendio annuo di 400.000 $, è stato arrestato con l’accusa di aver copiato illegalmente un software capace di far guadagnare milioni di dollari l’anno attraverso “piattaforme sofisticate di computer che lavorano sui diversi mercati finanziari ad alta velocità, ad alti volumi di tradingon-line”: ho tradotto dal dialetto (“ingles”) parte della deposizione di Michael G. Mc Swain, Agente speciale FBI.

Una domanda: questa Banca era l’unica in grado di fare tale “trading ad alta frequenza” dal 2000 ad oggi, oppure la maggior parte delle operazioni di Borsa erano compiute in modo “automatico”? Una sola risposta: a pagare questa “tassa occulta” siamo tutti noi, sia come persone, sia tramite gli investimenti delle nostre Banche, non solo i risparmiatori che non riescono a inserirsi in tali operazioni in Borsa perché il prezzo si muove del 10% in poche frazioni di secondo (vero Alessandro di Collebeato?)!

g.golani@tiscali.it

Fbi

di Gianluca Gorlani

Passato bene le ferie? di tasca nostra Magari siete tornati come me un po’ bambini, in queste settimane, dopo aver gioito del modo in cui i bimbi percepiscono il risparmio .E magari proprio voi avete cominciato, come i nostri piccoli, a risparmiare le risorse naturali e a riciclare i rifiuti: complimenti, Andrea di Bedizzole!

Studio di Consulenza “San Michele”© e “Club Opportuni Investimenti”® Gianluca Gorlani Bedizzole, lì 02.09.2009 piccolorisparmiatore@vodafone.it

La possibile manipolazione del mercato Il Procuratore Capo di New York, Joseph Facciponti, ha affermato che queste piattaforme (immaginiamo due PC vicini, collegati alla Borsa) hanno la capacità di manipolare il mercato, e sono state fonte di ingenti utili per Goldman Sachs. Michele Spallino scrive che sarebbe possibile per uno stesso soggetto comprare e vendere un titolo in Borsa allo stesso prezzo, intascando comunque una commissione per ogni operazione. La stessa Banca conferma che “qualcuno che sapeva usare il programma poteva manipolare i mercati in modo illegale”.

Piccoli giornalisti crescono Incredibile, per leggere queste informazioni, le stesse che in Italia sembrano occultate e sottoposte a continue illazioni politiche, ho scritto in Internet “DealZone”, “Goldman Sachs” e “Sergey Aleynikov”, e la stampa internazionale era subito disponibile, documentata e referenziata: blogs.reuters.com, financialexecutives.blogspot.com, www.scribd.com. Dalla redazione di P.R. (Piccolo Risparmiatore), alla breve esperienza in Radio Montorfano, fino all’attuale felice collaborazione con 15quindici: sono otto anni che provo a coinvolgere nella mia passione il pubblico di Brescia. Il desiderio che mi spinge è di rendere le persone più vigili sulla “Banda Bassotti” che tutti i giorni tenta di infilare le mani nelle nostre tasche. Di tasca propria Aleynikov, nelle scorse settimane, ha potuto pagare per uscire dal carcere, 750.000 $. 11


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di Claudio Arivetti arivetti.refuture@gmail.com

ambiente

Auto elettriche Autopiste e tram urbani

Nonostante l’autopista, con il suo fascino, abbia segnato l’infanzia di quasi tutti noi “matusa”, ora i bimbi possono contare su automobiline telecomandate che, dopo una ricarica di poche ore, non necessitano di fili e piste elettrificate… le nostre amate autopiste da gioco sono destinate a scomparire. Rimane il fatto che le automobiline telecomandate prima o poi perdono la carica e bisogna interrompere il gioco per rifornirle di nuova energia. Finché si tratta di un gioco, nessun problema, ma se l’auto da ricaricare ogni 150/200 km fosse la nostra, sarebbe un limite reale, sopratutto per chi la usa per lavoro e ci fa più di 200 km al giorno. Attualmente le batterie non riescono a superare questa autonomia. Che fare? Continuiamo con il dispendioso e inquinante petrolio?

Ecco l’idea: un’automobile che si ricarichi mentre viaggia. Un incrocio tra un un’auto elettrica e un tram che succhia la corrente dai fili sospesi, in modo da ricaricare le batterie mentre viaggia nei percorsi cittadini, facendo scorte di energia per i viaggi extraurbani. Con la differenza che i fili da cui prende l’energia sono interrati e trasmettono la carica a distanza di 20/30 cm. Non è fantasia: l’università tecnologica della Corea del Sud sta sviluppando un progetto per alimentare le auto elettriche con strisce di ricarica larghe dai 20 ai 90 cm e lunghe centinaia di metri inserite nel manto stradale. Questo progetto, ancora sperimentale, utilizza la stessa tecnologia presente in alcuni spazzolini elettrici. L’idea è fare in modo che le vetture dotate di apparecchi con sensori magnetici possano “succhiare” l’energia viaggiando sulle strisce senza venirne direttamente a contatto. “Se piazziamo queste strisce su circa il 10% delle strade cittadine, potremo alimentare tutti i veicoli elettrici”, ha detto Cho Dong-ho, manager del progetto “Online electric vehicle” del Korea Advanced Institute of Science and Technology. L’uni12

versità ha sviluppato un prototipo nel suo campus a Daejeon, a circa 140 Km a sud di Seoul, per veicoli elettrici usati nei campi di golf e sta lavorando su progetti che potrebbero alimentare auto e bus. Il sistema, che può ricaricare diversi veicoli contemporaneamente, permetterebbe ad auto e bus elettrici di ridurre le dimensioni delle proprie batterie o estendere la propria autonomia. Il trasferimento di elettricità senza contatto, definito anche ricarica induttiva, funziona con magneti e cavi posti sotto le vetture, che stabiliscono un contatto con la corrente nella striscia di ricarica ricevendo elettricità mentre viaggiano. Le strisce di ricarica, collegate a piccole stazioni elettriche, potrebbero essere collocate su percorsi come le corsie per autobus e strade di immissione dove il traffico rallenta, in modo che le auto vi passino sopra a velocità ridotta. Il sistema verrà testato entro l’anno dal servizio bus di molte città sudcoreane e da alcune case automobilistiche che stanno collaborando al progetto. A differenza delle linee elettriche usate per i tram, i veicoli non hanno bisogno di un contatto costante con le strisce, che una persona potrebbe toccare senza prendere la scossa. Può essere una soluzione.


Servizio rapido anche a domicilio

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.............................. informatica

navigare informati

MashUp, Open API e Rss rendono possibile usufruire “liberamente” dei contenuti in rete. Partiamo dal Rss, che sta per Really Simple Syndacation, “Frammento di informazione semplice”: con semplice si intende senza le complicazioni dell’impaginazione in un sito o l’inserimento in una pagina web. E’ la sola notizia, con le relative informazioni (autore e titolo), senza nient’altro. Il Rss nasce come strumento per aggiornare in tempo reale le notizie riguardanti la compagnia Netscape e pubblicarle sul web, ma ben presto l’idea ha preso piede ed è stata standardizzata dal comitato per i protocolli web, il W3C. Si tratta di un documento di testo scritto tramite il Metalinguaggio XML (linguaggio usato per definire linguaggi, che in questo caso definisce una struttura). Si può immaginare il RSS come un rotolone infinito di notizie stampate,

endeios@gmail.com

di Bruno Mario Veronesi

Rss

che poi l’autore va a riempire di volta in volta e pubblica sul suo sito. Essendo solo le notizie, possono essere prese da sole, cioè senza i dati riguardanti il sito o la compagnia sorgente, e ripubblicate su altre pagine. Sono informazioni rilocabili e riutilizzabili. Questa caratteristica del RSS ci introduce alla seconda parola, ovvero “Mash Up”. Letteralmente è traducibile come “poltiglia”, ma il bresciano “mescolotto” è più appropriato! Si tratta di un sito che ricombina informazioni provenienti da diverse fonti (spesso in formato RSS appunto) e le presenta all’utente, si spera aggiungendo valore o leggibilità: un Mash Up potrebbe essere un’applicazione che cerca i migliori ristornati in una data area, prendendo i dati dei ristoranti da diverse fonti (il sito del Gambero Rosso) e incrociandoli con Google Maps. In questo modo si possono cercare tutti i ristoranti (da diversi siti) di un ceto posto (indirizzi + Google Maps), scegliendo solo i migliori (valore aggiunto). Una delle caratteristiche dei Mash Up è quella di essere semplici da realizzare e usare. Questo perché spesso sono prodotti da non addetti ai lavori e non necessitano di particolari tecnologie; solo di una buona idea. E siamo arrivati all’ultima parola misteriosa di questa puntata. Infatti queste tecnologie sono fornite dalle “Open API”:

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Open, come in “Open Source”, significa libere e liberamente fruibili, mentre API sta per “Application Program Interface”, interfacce verso il programma applicativo. Il tutto si tradurrebbe come “interfacce per accedere a servizi di calcolo verso applicazioni liberamente fruibili”, come a dire: usa pure tranquillamente dei pezzi dei nostri servizi per farne uno tuo. Qui mi permetto una piccola nota: come sappiamo il software si distribuisce attraverso licenze, e sappiamo che le licenze “open” obbligano a mantenere open anche i prodotti derivati. Ma se io inventassi un servizio fortemente innovativo sulla ricerca di “bambole di ceramica” utilizzando le API di Google, secondo voi Google prenderebbe il mio codice e lo integrerebbe col suo, con l’intenzione di tagliarmi fuori, o mi coccolerebbe come un bimbo in fasce nutrendomi e aiutandomi a fargli concorrenza? Per concludere: il contributo personale di ognuno al mare delle possibilità offerte dal web 2.0. può essere non solo a livello contenutistico ma anche applicativo, in quanto esiste la reale opportunità di fornire servizi in modo innovativo, creando un valore aggiunto all’esperienza nostra e di altri sulla rete.


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2 Attualità

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di Diego Corsini diego.corsini@gmail.it

notizie in pillole

Pizza Bossi e Mandolino A Napoli un giornalista de “il Mattino” ha commentato sul medesimo le idee di Bossi riguardo l’inno di Mameli da sostituire con il “Va pensiero”, le gabbie salariali e il dialetto nelle scuole… “Il partito del Senatur inizia a parlare come pulcinella”.

Professor vandalo In Gran Bretagna un pensionato di 64 anni esasperato dagli errori di grammatica e ortografia sui cartelli stradali li ha corretti con il pennarello indelebile. Il vicino di casa, preoccupato che il postino non consegnasse più la posta in quanto confuso dalle correzioni, lo ha denunciato.

Scherzo all’australiana A Cairns, nel nordest dell’Australia, un povero vecchietto è stato vittima di uno scherzo di pessimo gusto: l’anziano è rimasto incollato alla tavoletta di un wc pubblico situato in un centro commerciale, il quale era stato precedentemente ricoperto da colla a presa rapida. L’uomo è stato immediatamente soccorso da un’ambulanza e portato in ospedale, dove grazie all’ausilio di alcuni solventi industriali è stato liberato del sanitario.

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Sai tutto

sulle

Banane? Su questo frutto esistono diverse leggende metropolitane! Ma non tutte sono veritiere. Il suo picciolo non è velenoso, ma essendo l’unico punto meno protetto del frutto è più probabile che si accumulino germi. La buccia di banana non fa scivolare, ma per necessità cinematografiche -in epoca di censura- si preferì attribuirle questa caratteristica piuttosto che far cadere gli attori su residui organici di animali! Infine, è da smentire anche che le scimmie amino le banane! In realtà il frutto non è presente nella maggior parte delle zone abitate dai primati, ma è vero che le scimmie adorano mangiare cose gialle.

Come si deve inzuppare un biscotto? Sembra una domanda stupida ma… come bisogna inzuppare un biscotto all’interno di un cappuccino per evitare che si spezzi? Forse è un quesito del tutto privo di importanza, ma c’è un fisico (strano, no?) che ha studiato seriamente il fenomeno, arrivando a una formula precisa. La sua spiegazione è la seguente: il biscotto è fatto di polvere di cereali secchi tenuti insieme dallo zucchero, che immerso in un liquido caldo si scioglie. I granelli di cereali si gonfiano d’acqua o di latte e si appesantiscono rendendo la “struttura” fragile e non più compatta. Per evitare ciò si deve applicare la formula fisica relativa alla penetrazione di un liquido in materiali porosi. In pratica la formula suggerisce di immergere i biscotti non in verticale ma in obliquo, così facendo parte della superficie rimarrà asciutta reggendo la parte molle.


3 Normative & Consili

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di Filippo Grumi info@ingfilippogrumi.it

parola di ingegnere

Nel numero di Agosto abbiamo visto un aspetto importante del percorso per costruire una casa: la scelta del tecnico di fiducia. Eccoci al passo successivo. Dopo i colloqui preliminari utili alla stesura di una bozza, si comincerà a entrare nel dettaglio di una progettazione “ad hoc” per soddisfare le necessità e, a volte, i sogni del cliente. È un momento cruciale nel rapporto committente – tecnico, che spesso mette a dura prova la pazienza dell’uno e la volontà di proseguire dell’altro. Le ragioni di attrito sono spesso riconducibili a due categorie: 1. questioni economiche; 2. limiti dovuti a leggi (scritte e non). Del primo punto scriveremo nelle prossime puntate; in questo numero vedremo quali sono tutte quelle leggi, leggine e regolamenti che mettono una serie di paletti piuttosto stretti al tecnico e risultano spesso incomprensibili dal committente. Infatti ogni aspetto della 18

progettazione è molto lontano dall’essere semplicemente il frutto della maestria e dell’estro creativo del progettista: molto spesso la sua bravura sta nell’operare con la precisione di un farmacista e con l’agilità dello slalomista tra le varie leggi. Una vera e propria ghigliottina per i sogni del committente sono i parametri urbanistici e le norme tecniche legate all’area dove vuole costruire, perché dicono “quanto” si può costruire (in pratica, quanto grande sarà la casa, se su un piano o due, ecc...). Tali parametri variano da zona a zona e da comune e comune, spesso anche in modo sostanziale, a seconda delle volontà delle amministrazioni. Questa arbitrarietà è fonte di parecchie discussioni e incomprensioni (“il mio tale parente a fatto così” o “in quel posto hanno fatto cosà..”) ma, alla fine, la matematica non è un’opinione e tutto si risolve! Dovranno essere rispettati anche i regolamenti igienico sanitari (dimensioni delle stanze, distanza tra edifici, ecc...), la legge che vi impone di mettere i pannelli solari (anche il fotovoltaico tra poco), quella che vi obbliga a pensare la vostra casa a prova di disabile, un’altra che vuole tutti i materiali conformi alle leggi europee e anche quella che dice che la terra scavata (quella del vostro giardino) è più o meno pari a un rifiuto pericoloso e che quindi dovete dire quanta ne scavate, dove la portate, che tragitto segue il camion e come si chiama l’autista (scherzo! il nome non ancora...


Annunci gratis? Vediamo di fare il punto su alcuni aspetti della lotta all’evasione fiscale, così come ci sono stati raccontati quest’estate, sotto l’ombrellone, dagli Ispettori del Fisco.

Normative & Consili

............................... parola di commercialista

quale cominciano a muoversi anche i comuni. Come quello di Rimini, che si è dotato di un software in grado di incrociare informazioni di fonti diverse, comprese quelle relative alle utenze: finora sono state inviate alle Entrate un centinaio di segnalazioni, riferite per lo più a case dichiarate sfitte (e ovviamente affittate per le vacanze o abitate da persone che risiedono a San Marino). Un altro fronte – anche se non propriamente estivo – è quello della caccia ai capitali all’estero (a proposito, avete letto qualcosa a proposito delle cause legali sull’eredità Agnelli?) che si accompagna alla possibilità di rimpatriarli mediante il cosiddetto “scudo fiscale”. Grazie al monitoraggio delle transazioni da e verso l’estero il fisco è già in possesso di decine di milioni di informazioni relative ai deflussi di capitali oltreconfine. Le nostre autorità stanno potenziando gli scambi di informazioni con le autorità fiscali estere, anche attraverso l’istituenda unità speciale per il contrasto all’evasione internazionale, prevista dal decreto anticrisi. Un suggerimento non richiesto: occhio a pensare di essere più furbi… 19

di Ferdinando Magnino magnino@tin.it

Riviera romagnola: sono stati individuati 150 stabilimenti balneari che dichiarano redditi sotto i 5mila euro all’anno, pur avendo schiere di ombrelloni, decine di cabine e un listino prezzi di tutto rispetto. Costiera amalfitana: cinque bagni fuorilegge (su 12 ispezionati). Per la cronaca, uno è un evasore totale; gli altri quattro denunciavano da anni di essere in perdita ma fatturavano solo il 20-30% del giro d’affari. Casi esemplari, che inevitabilmente conquistano le cronache e che aiutano a capire come si possa arrivare alla stima complessiva di 100 miliardi di evasione. Cifra che può apparire fuori scala, ma che è la logica conseguenza di una miriade di piccole e grandi infrazioni. Non è un caso che la Commissione sull’anagrafe tributaria presieduta da Maurizio Leo abbia proposto l’introduzione di un “redditometro di massa”, con controlli applicati anche ai contribuenti di fascia media. Del resto, basta pensare ad altri fatti recenti, come la discoteca del Ponente Ligure scoperta dagli uomini delle Entrate, che in una sola serata ha venduto in nero 775 biglietti, per un

incasso di 16mila euro. O ai 20 alberghi sul Lago di Garda che registravano i clienti senza emettere ricevuta fiscale e sono accusati di aver sottratto un milione di euro di imponibile. Eppure, tante piccole storie rischiano di far perdere di vista una parte fondamentale della lotta all’evasione. Quella che prosegue in silenzio – anche in d’estate – e spesso non fa notizia. Senza troppo rumore, ad esempio, l’Agenzia ha selezionato 1.100 yacht ormeggiati lungo il litorale tra Gaeta, Anzio, Fiumicino e Civitavecchia. È la logica degli accertamenti sintetici, che affiancano il redditometro e prendono in esame altri indicatori. Chi spende, insomma, deve avere un reddito adeguato: e se non lo dichiara al Fisco deve pagare il dovuto. Sono state condotte campagne specifiche sul leasing di natanti e auto di lusso e sulla clientela dei centri benessere. Attenzione puntata anche sui master più costosi, sulle iscrizioni ai circoli esclusivi e sull’installazione di piscine. L’altro l’obiettivo dell’Agenzia è rendere ancora più efficaci i controlli, grazie a una mole colossale di dati e, dal momento che un controllo su milioni di soggetti sarebbe impossibile, all’affinamento di tecniche di selezione. Un aiuto, in questa direzione, arriva dal dialogo tra banche dati, fronte sul

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4 Volontariato

di Margherita Grumi

fatinabuona15@libero.it

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Eroi a zampe IV

Ehilà vacanzieri “alternativi”! Devo proprio ringraziarvi per aver reso diversamente calda l’estate dei bambini saharawi ospitati a Gavardo: il loro ricordo vi terrà compagnia per tutto il prossimo lungo inverno!

Questa volta l’attenzione che vi chiedo è per una causa che mai avrei immaginato di trovare nel “vostro” mondo: l’abbandono dei miei eroi a quattro zampe che, così come son venuta a sapere, si ripete sistematicamente ogni anno nel periodo estivo, quando quello che voi chiamate “il miglior amico” dell’uomo diventa inspiegabilmente il bagaglio più ingombrante (e questa non è magia!). Sì, lo so che si son già spesi fiumi di parole per questa causa ma a quanto pare il senso di responsabilità di alcuni di voi ha degli argini veramente invalicabili! Allora perché riparlarne? … Ormai dovreste saperlo che la vostra fatina buona non sparge polvere di stelle per portare alla luce i problemi ma per illuminare le possibili soluzioni! E così, invece di sprecar parole per chi abbandona gli animali, perché non suonate il campanello del canile S. Rocco di Calcinatello e non provate, per la prima volta, a mettere in discussione il vostro concetto di sporco, disordine e baccano che nell’immaginario collettivo si associa a questo canile? Monica, Benedetta, Zelda e gli altri volontari (n.b. per le 20

mie sconsolate principesse: ci sono dei volontari veramente carini, altro che Principe Azzurro!) saranno ben felici di accompagnarvi a fare due vasche in centro! ...Perché è facile criticare quello che c’è o che si fa in un canile standosene fuori dal cancello.

al di là della rete perché quello sia “un viaggio a senso solo, senza ritorno se non in volo”! ...Perché è solo stando dentro che si vedono i cartoni di alimenti scaduti lasciati da chi pensa che tanto i cani hanno degli enzimi digestivi potentissimi… oppure divani, sedie

...Perché è solo stando dentro che ci si rende conto che il marcio è fuori... in quel pezzo di strada dove i volontari trovano cani abbandonati e legati alla rete con 30 m di corda (così, poverini, non rischiano di finire sotto un’auto!) oppure si lasciano 5-6 cuccioli di pochi giorni in un secchio (perché si sa che quando son piccoli è meglio non dividerli!) o, ancora, lanciarli addirittura

rotte e reti perché i cani devono pur star comodi! ...Per non parlare dei vestiti usati: se non li mettono i cani magari li possono indossare i volontari! Per fortuna che ci sono le eccezioni: persone come Monica, Benedetta, Zelda e tanti altri (ma mai troppi!) volontari che vi faranno vedere come si sta bene dentro e anche cosa si può fare anche stando “fuori”! Allora, vi aspetto e per questa volta... bau-bau!


5 Cultura

.............................. cinema

colare situazione scolastica, ovvero una settimana a tema nella quale le spiegazioni alla lavagna e le interrogazioni lasciano spazio all’approfondimento di uno specifico argomento: l’autocrazia. Sarebbe possibile il nazismo ai giorni nostri? Potrebbe accadere di nuovo, in una qualsiasi scuola tedesca, qui e ora? Come potremmo non ribellarci? Sono queste le domande che costituiscono il filo narrativo del film, presentato all’ultimo Torino Film Festival. Sfruttando tutto il suo carisma, il professor Reiner dimostrerà di riuscire a creare nel giro di pochi giorni un microsistema totalitario, un blocco sociale fondato sulla disciplina e la cieca obbedienza. Come in ogni regime dittatoriale che si rispetti non si lascia nulla al caso, con tanto di führer (il professore), rituali e simbologie (marce,

uniformi, adunate e simboli), un nome (l’Onda) e anche un nemico, identificato “nell’altro”, il non conforme che necessita di essere fagocitato. Il tutto proseguirà inesorabilmente verso una triste parabola con un finale già scritto. L’Onda, seppur eccedendo in un’inevitabile pedagogismo, riesce a proporci un interessante spaccato sociologico sullo stato attuale delle cose, dove (forse) gli spettri totalitari novecenteschi si sorreggono più su un’impolverata effige che su una reale convinzione e consapevolezza. Quella di Gansel è un’analisi che parte dall’interno e, attraverso personaggi veri, porta alla luce la tendenza individualista della nostra società e la sua crisi di sostanza. Crisi che potrebbe vedere nella comparsa di un nuovo “ismo” una facile soluzione per riempire quel vuoto. 21

di Carlo Contrini carlo.contrini@gmail.com

Data la fisiologica penuria di film che caratterizza le sale cinematografiche durante i mesi estivi (Vade retro Harry Potter!) facciamo un passo indietro, riscoprendo un film dell’ultima stagione, povero di successo al botteghino ma molto interessante: L’Onda di Dennis Gansel. Prendiamo un normale liceo tedesco, senza una precisa collocazione geografica (“non volevamo riproporre nessuno dei normali cliché regionali tedeschi” sottolinea il regista), un luogo anonimo dove tutto sta al posto giusto, con ragazzi qualunque, nei quali risulta facile identificarsi. Aggiungiamo un insegnante carismatico, un modello per i giovani, con tanto di T-shirt dei Ramones, una formazione costruita alle scuole serali e un passato nelle case occupate di Berlino. Immergiamo adesso questi elementi all’interno di una parti-


5 Cultura

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di Paola Sembeni p.sembeni@alice.it

di Emiliana Cirelli

libro

L’orribile karma della formica di David Safier. Sperling&Kupfer, pp. 267.

Kim Lange sa benissimo di essere un’arrivista disposta, per la carriera, a sacrificare tutto, marito e figlia compresi. D’altra parte, così facendo, è arrivata a condurre il più noto talk-show televisivo di Berlino ed è all’apice del successo. Sta appunto andando a ritirare un importante premio che rappresenta la sua consacrazione professionale. Ma il destino è sempre in agguato, ed ecco che un assurdo incidente pone fine alla sua vita. O no? Kim non si sta divertendo per niente: ha preso una gran botta in testa e le sembra di sprofondare in un immenso buco nero. Quando riemerge dal blackout, si sente strana, il suo corpo non è quello di sempre: ha una testa gigantesca…

un addome assurdo… sei gambe… ORRORE! È diventata una formica. La sua vita mal spesa deve essere espiata, e questa è la punizione. Atroce, per una come lei. Per di più, con i suoi nuovi occhietti da insetto, finisce nel giardino della sua ex casa, dove assiste impotente alle manovre della ex migliore amica che gira attorno, smorfiosa, al suo ex marito. Marito… in realtà lui è ormai un vedovo, quindi libero di farsi acchiappare da quella! A questo pensiero, l’unico suo desiderio - se si può chiamare così - è finire spiaccicata. Ora, per la ex Kim, c’è un solo modo per correre ai ripari: rimontare al più presto nella scala delle reincarnazioni per tentare la difficile risalita da insetto a essere umano. Ma la strada purtroppo è lunga, e non c’è molto tempo. Quante vite la separano dalla sua ex famiglia? Soprattutto, attraverso quante altre orribili forme animali dovrà passare? Molte: da porcellino d’India a verme, da scoiattolo a vitello, fino a rinascere in una docile cagnetta, e in ognuna di queste reincarnazioni verrà messa alla prova per dimostrare che il suo sciagurato (ex?) carattere è cambiato. Riuscirà a tornare nel corpo di una donna? Riuscirà a impedire che il marito finisca tra le braccia della sua ex migliore amica? Ovviamente, anche se ci sembra già di sapere la risposta, sarà un godimento scoprirlo nella lettura di questo spassoso romanzo, pubblicato prima in Germania senza clamore, ma che con la forza del passaparola ha raggiunto vasta notorietà in tutta Europa.

Alta Fedeltà di Nick Hornby “…La monogamia è contro la legge, perché noi siamo tutti cinici e romantici, a volte contemporaneamente, e il matrimonio, coi suoi luoghi comuni e il suo tran tran a basso voltaggio, ci fa lo stesso effetto dell’aglio ad un vampiro…”

Nonostante questo libro non sia propriamente la novità del momento, non bisogna farsi ingannare dalla sua decennale circolazione in ambito letterario. Hornby riesce a creare una perfetta alchimia tra ironia e amarezza, caratterizzata da uno stile scorrevole e moderno, il tutto condito da un humour tipicamente britannico.Rob, il protagonista del libro, è un trentenne mediocre, eterno adolescente e immaturo, con una certa propensione all’autocommiserazione. Ex Dj e grande appassionato di musica, è il proprietario di un negozio di dischi che gestisce con altri due amici. Ha la particolare abitudine di stilare Top Five su ogni argomento possibile, mezzo con il quale analizza la sua vita passata e presente, anche le ragioni che hanno portato la sua fidanzata a lasciarlo. Le sue arzigogolate congetture lo condurranno a un inevitabile bivio: da un lato l’egoismo tipicamente adolescenziale che ha caratterizzato tutte sue scelte, dall’altro la prospettiva di allinearsi al canone di uomo adulto, cosciente delle proprie responsabilità, che riesce anche, finalmente, ad ammettere le proprie colpe. Rob in questa autoanalisi non è da solo: intorno a lui ruotano personaggi singolari e poliedrici, individui bizzarri, curiosi e stravaganti. L’abilità di Hornby è fare in modo che l’angoscia del protagonista si insinui anche nel lettore, che inevitabilmente si trova a contestarlo, capirlo o biasimarlo, senza mai restare indifferente. Il tutto mitigato da un sarcasmo fresco e brillante, con vere chicche musicali sullo sfondo. Alta Fedeltà è un libro che colpisce mettendo nero su bianco quello che chiunque, prima o dopo, si trova ad affrontare. Una curiosa domanda nasce inevitabilmente, tra la voglia di voler riascoltare le proprie canzoni preferite, con il “sound sporco” delle musicasette o del rumore felpato della puntina del giradischi sul vinile: qual è la colonna sonora della mia vita? 22


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Il Bivio ultima parte

Cultura

.............................. racconto

aperto dalle 7.30 alle 22.00 chiuso il lunedì

locale climatizzato

presso il c.c. Le Pensiline, Molinetto di Mazzano info +39 334 2808956 23

albertocastrini@hotmail.com

esplose: “Cazzo! Cazzo! Come può il nostro compagno trasformarsi in un banale lavavetri? Scappare da tutti…rinunciare a tutto… alla bella vita, ai soldi, alla carriera! Dai, convieni … è malato! Bisogna farlo curare...e anche sua madre…poverina… Ma…cosa fai? Guarda che sbagli. Stai uscendo al casello sbagliato! Non siamo ancora arrivati.” …forse questo ti sembrerà strano, ma la ragione ti ha un po’ preso la mano… dilagò a tutto volume Bennato dal vecchio CD, mentre il BMW, come volando sulle nuvole, al disopra del grigiore diffuso, imboccava a gran velocità un’altra strada. Una nuova. Diversa!

di Alberto Castrini

Persino la fidanzata aveva dovuto cambiare: non aveva il gradimento della famiglia! Forse, come amici, avevano la colpa di avere sottovalutato le sue insofferenze espresse in mezze frasi, i mutismi che oltrepassavano la sua nota laconicità e che solo dopo avevano acquisito peso. “Ale, ti devo confessare una cosa… Ale, mi ascolti?” La giornata era di quelle indefinibili; grigio piombo, con un cielo che non si decideva a farsi capire, ideali per eliminare ogni ottimismo. Alessandro continuava a tamburellare nervosamente sul cruscotto. “… dimmi… dai… ti ascolto…” “Stamattina presto ho chiamato sua madre…e…” “E… cosa?” grugnì. “Mi ha fatto promettere che…subito…appena trovato

Fede… insomma dobbiamo avvisarla. Lei arriverà immediatamente col marito a riprenderselo.” Ale mollò un pugnazzo sul cruscotto che fece sobbalzare il CD, fulminò l’amico con uno sguardo rabbioso, facendo calare tra loro un silenzio pesante, indigeribile. Era quello che Robi non sopportava. Dopo cinque minuti, per lui interminabili,


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Una Villa tra Storia e Leggenda

Cultura

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di Valentina Cane

valentina.cane82@libero.it

arte

Sono stati recentemente presentati presso l’Avvocatura Generale dello Stato 14 importanti reperti restituiti all’Italia dal Cleveland Museum of Art. Proprio di questa alta magistratura si serve il Ministero per risolvere l’annoso problema della restituzione di opere d’arte nazionali da parte di paesi non appartenenti alla Comunità Europea, per la quale, invece, sono siglati specifici accordi. Tra i reperti un bronzetto nuragico del IX secolo, alto circa 20 centimetri, proveniente dalla Sardegna e raffigurante un guerriero armato di arco e un cratere corinzio della metà del VI secolo a.C. Entrambe le manifatture testimoniano l’importanza dei commerci nel Mediterraneo a queste altezze cronologiche. Di notevole pregio artistico anche una coppia di armille, braccialetti d’argento provenienti dal corredo funerario di una tomba etrusca di Vulci; un vaso-biberon a forma di maialino di origine sicula e

pregevoli vasi funerari apuli, uno dei quali raffigurante Ettore, secondo la tradizione di origine greca così diffusa e imitata all’epoca. Ma nel nostro paese non sono rientrati solo vasi antichi. Fondamentale è stato il ritorno di una bellissima croce processionale in rame dorato del XIV secolo proveniente dal comune di Trequanda, presso Siena. Il Ministro Bondi ha così salutato l’evento:”Sono molto lieto di annunciare oggi il recupero di questi reperti, sottratti al nostro patrimonio culturale e restituiti grazie all’accordo concluso, nello scorso mese di novembre, con il Cleveland Museum of Art. Credo che questo accordo sia una delle manifestazioni più alte della politica culturale del ministero, che mira a perseguire l’obiettivo del recupero dei beni illecitamente fuoriusciti dal nostro paese non solo e non più con le armi della repressione, ma anche con gli strumenti della diplomazia e della collaborazione in campo culturale”. E questo nella imprescindibile consapevolezza che l’arte non ha confini geografici, né reali possessori.

chiuso il martedì

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La notte bianca dell’arte e della cultura Brescia nella notte tra il 3 e il 4 ottobre vivrà di arte e spettacolo, un appuntamento che, mai come quest’anno, ne animerà tutti i luoghi più significativi: le piazze, i musei, le gallerie e le strade del centro storico.

Artingenua

Arteingenua via corfù 106, 25124 Brescia, t. + 39 0302422111 www.arteingenua.it 25

anna.leopaldo@arteingenua.it

sculture di Rita Siragusa, opere che sprigionano una vitalità inedita tra forme astratte e colori plastici; e quelle di Anna Gabbiani, forme nate dalla durezza del metallo e cresciute nella malleabilità della materia plastica che creano volute frammentate e arabeschi contemporanei. Nel Cinema Nuovo Eden sarà realizzato l’inedito progetto GENESIS, ideato proprio in occasione della Notte Bianca, la cui direzione artistica è affidata a Vera Uberti. GENESIS è un’installazione luminosa che si articolerà nei vari ambienti del Cinema Nuovo Eden, dall’ingresso ai corridoi, dalla platea fino al cortile esterno: sette ambienti in ognuno dei quali verrà affrontata una diversa tematica legata al mito dell’origine del mondo, un percorso che coinvolgerà il pubblico attraverso immagini, suoni e performance di artisti internazionali. … Vi aspettiamo alla Notte Bianca di Brescia: una notte da vivere attraverso le suggestioni e le emozioni che solo l’arte può suscitare e una conferma di come il mecenatismo di ARTEINGENUA sappia tradursi in azioni concrete a sostegno degli artisti, ma soprattutto sappia anche dar vita a manifestazioni culturali aperte alla società.

di Anna Leopaldo

Una Notte Bianca che vedrà il coinvolgimento contemporaneamente di altre 10 città nel mondo: Parigi, Madrid, Barcellona, Bruxelles, Amsterdam, Riga, La Valletta, Tel Aviv, Lisbona e Toronto. Occasione in cui la nostra città svelerà i suoi tesori e si aprirà all’arte, anche quella più contemporanea. ARTEINGNUA, come network internazionale di artisti, parteciperà all’evento allestendo gli spazi di Piazza del Foro, il cuore romano della città, e del Cinema Nuovo Eden, lo spazio di Brescia Musei dedicato alla settima arte in via Nino Bixio 9. Piazza del Foro, l’antico centro religioso e civile di Brescia, verrà investita dal colore delle

Cultura

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6 Eventi

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Notte Bianca dell’Arte 17 gallerie d’arte moderna e contemporanea aprono dalle 18 a mezzanotte dove:Brescia quando: Sabato 3 Ottobre info: t. 349.0610780

Serata danzante con l’Auser dove:Parco I Maggio – Collebeato (Bs) quando: tutte le domeniche dalle 20.20 alle 23.30 Info: tel. 030 2511921

3 serate sulla Cultura Fotografica dove: Sala Consiliare del Comune - Piazza Roma, Ghedi (Bs) quando: 18 Settembre; 2 e 16 Ottobre - ore 21 info: tel. 030 901354, www.cf-lambda.it ingresso gratuito

Corso di gratuito primo soccorso dove: Centro Culturale San Giorgio – Dello (Bs) quando: 14 venerdì info: 21 – 23 -28 – 30 Settembre; 5 - 7 - 12 - 14 Ottobre ore 20

Festival del Vintage dove: Musei Mazzucchelli (Ciliverghe di Mazzano – BS) quando: 25-26-27 Settembre orari: venerdì 17-22; sabato e domenica 1022 info: tel.030 212421

Mille Monti I laghi della Val Daone Giro panoramico a cavallo sul massiccio dell’Adamello dove: Brescia quando:

27 Settembre info: www.millemonti. it tel. 3357617046

La scuola polifonica bresciana XVI secolo Concerto del gruppo “Cantores Silentii” dove: Chiesa di San Giovanni Evangelista quando: 3 Ottobre ore 21

Esposizione opere d’arte e falsi d’autore - Oikia Studio&Art dove: Viale delle Rimembranze, 14 - Manerba (Bs) quando: 25 Ottobre info: tel. 030 9408766

Sagra “Nella corte i prodotti della terra” dove: Castello di Padernello - Borgo San Giacomo (Bs) quando: 25 Ottobre info: tel. 030 9408766

Le medicine non convenzionali e il mal di testa serata musicale con il gruppo “The Martones”

dove: Roncadelle - Scuola Elementare quando: 28 Ottobre 2009 alle 20.30 info: www.essenza.bs.it

Mark Tobey - Poeticamente astratto

Omnia Orchestra in concerto

Mostra antologica curata da Daverio

“Le voci delle donne” con Dimitra Theodossiou dove:

dove: Agnellini Arte Moderna, via Soldini 6/a (BS) quando: fino al 26 Settembre Orari: Martedì - Sabato 10 - 12.30 e 15.30 - 19.30 info: tel. 030 2944181

Teatro Sociale (Brescia) quando: Giovedì 8 ottobre ore 21.00 info: tel. 030.3695416 info@omniaorchestra.it

Mostra collettiva di paesaggisti bresciani

Dalla fotografia d’Arte all’Arte della Fotografia

dove: Galleria delle Battaglie (Brescia)

con Alinari 24 ORE l’immagine si fa arte

26quando: fino al 26 Settembre info: 030/3759033

dove: Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri quando: 16 settembre - 22 novembre 2009 info: www.comune.verona. it/scaviscaligeri/


Il 12 e il 13 Settembre le sinuose colline della Valtenesi sono state teatro di un importante evento all’insegna dello sport, della tradizione orafa e della musica. Al Garda Golf Country Club di Soiano del Lago (paese che ospita anche la redazione di 15quindici), si è svolto infatti il trofeo “Patek Philippe Anneau d’Or”, una delle più amate gare di golf dilettantistico. L’elegante manifestazione ha visto la collaborazione di due importanti maison del lusso: da un lato Fasoli, storica gioielleria di Brescia (dal 1938) dall’altro Patek Philippe, il celebre e prestigioso brand di orologi ginevrino. La cena di gala, durante la quale si sono svolte le premiazioni del torneo golfistico, è stata anche l’occasione per presentare la collezione 2009 di orologi Patek Philippe e le nuove creazioni Fasoli 2010, che oltre ad essere rivenditore multimarca (e concessionaria esclusiva Patek Philippe) è anche creatore di una propria linea di gioielli. Inaspettata sorpresa per tutti gli ospiti, lo straordinario intrattenimento musicale del cantante e pianista rock Matthew Lee e il suo gruppo. Il giovane ventiseienne pesarese, definito dalla stampa “il genio sulle orme di Jerry Lee Lewis”, ha incantato il pubblico con il suo virtuosismo e l’originalità delle sue esecuzioni: noi che c’eravamo lo abbiamo visto suonare il pianoforte in un modo che nemmeno immaginavamo fosse possibile… se ve lo raccontassimo non ci credereste. Ma in effetti l’Arte, che si tratti di musica, di orologi o gioielli, è anche questo: capacità di stupire. E quando tradizione e passione si incontrano, come nel caso di Patek Philippe e Fasoli, è inevitabile che accada. Gioielleria Fasoli Brescia Piazza della Loggia 10 tel. +39 030 45442 www.fasoli.com

Patek Philippe Chemin du Pont-duCentenaire 141 Geneva Tel. +41 22 884 20 20 www.patek.com

Garda Golf Soiano del Lago (Brescia) Via Angelo Omodeo 2 Tel. +39 0365 674707 www.gardagolf.it

Matthew Lee www.matthewlee.it

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Circuito

Venice International Short Film Festival.

di Marianna Zocca

artdirector@15quindici.com

Cover Story ..............................

Se nelle prime due settimane di settembre avete visitato il Festival del cinema di Venezia, sicuramente transitando verso il lido, dal traghetto, avrete visto uno schermo con un enorme X, posizionato sull’isola di San Servolo. “Che cosa sarà?”vi sarete chiesti ” un’installazione della Biennale dell’Arte? Certo che no!” Questa stupenda isola (www.sanservolo.provincia.venezia.it) centro di ricerca europeo, ha ospitato dal 2 al 5 Settembre Circuito Off. Venice International Short Film Festival, progetto dell’ Associazione Artecolica. Ormai alla decima edizione, ha presentato anche quest’anno una varietà di video brevi a 360°: fiction, animazione, video clip, documentari, corti sperimentali, qualunque espressione trovi nel formato breve il suo supporto ideale. Molte sono state le tematiche sociali, oniriche, inesplorate e di “frontiera”: dalla sessione “Off Internazionale” al “Made in Italy”, sino a quelle Speciali come il tributo a Jan Kounem, al Crisscrossing, una panoramica sulle migliori produzioni Lgbt europee al progetto NaVe , un viaggio culturale e sociale tra Napoli a Venezia. Progetti largamente sostenuti dall’Assessorato alla Produzione Culturale, Relazioni Comunitarie ed Internazionali, dall’ Assessorato alle Politiche Giovanili e di Pace del Comune di Venezia e dall’Osservatorio Lgbt del Comune di Venezia. Una giuria internazionale d’eccezione, costituita da Sophie Bramly, Marino Folin, Jacky Ido, Giuseppe Piccioni e Nicola Tescari. ha giudicato i 64 video finalisti. Particolare attenzione va data all’esperienza ART ZONE, dove video, performance e musica si fondono hanno dato vita a due serate singolari, sostenute dalle fondazioni Webfactory e Fondazione Romaeuropa. Questo è Circuito Off. Un festival di cortometraggi eclettico e versatile, dove è 28

X° edizione

possibile vedere e cogliere spunti che usualmente non hanno risonanza, ma che rappresentano i futuri visionari ed anticipatori di innovazioni. Perché proprio il cortometraggio? E’ un format che spesso gli studi utilizzano per darsi visibilità, ma è anche una “misura” che permette la sperimentazione con investimenti facilmente ammortizzabili. Essendo un prodotto più flessibile ed economico, ma per questo non di minor qualità, rispetto ai lungometraggi o ai veri e propri film, ha dato il via ad un mercato in larga espansione. Circuito Off si fa promotore del mercato del cortometraggio, proponendo una zona “market”, dove registi, produttori, buyer, direttori di festival, televisioni e nuove tecnologie possono conoscere e sperimentare i meccanismi di vendita e diffusione del corto a livello internazionale, sviluppando nuovi contatti e relazioni. Da quest’anno Circuito Off è supportato anche dal Meta Distretto Digitalmediale (www.digitalmediale.it), il primo Cluster in Italia e fra i più importanti in Europa di imprese del settore. Comprende visual designer, copywriter, architetti, urbanisti, web designer, service provider, operatori audio visivi, finalizzato a sperimentare nuovi modelli di business, favorire il trasferimento di tecnologie tra gli associati, aumentare il networking e l’interazione tra le aziende.


Off

IL cinema è arte e cultura allo stesso tempo ci aiuta a pensare crescere, fantasticare I VINCITORI OFF INTERNATIONAL GRAN PREMIO VOLVO 2 Birds di Runar Runarsson (Iceland) MADE IN ITALY PREMIO FONDAZIONE DI VENEZIA Il Torneo di Alhaique Michele (Italy) VENETO IN SHORT Percorso #0008-0209 di Igor Imhoff (Italy) SHORT IN WEB Flip di Peter Allen (Australia) PREMIO CICAE OFF Signalis di Adrian Fluckiger (Switzerland) PREMIO DEL PUBBLICO Letter to a friend di Sebastian Blank (Germany) PREMIO RTP ONDA CURTA 4 di Edouard Salier (France)

Il tutto è stato animato da 3 grandi feste con dj-set e proiezioni audio-video. Un evento da non perdere…ma se siete curiosi, potete ripercorre i momenti salienti, le interviste e l’atmosfera di questo festival grazie alla web tv di Circuito Off , gestita dallo studio Media Group Produzioni Video. www.mediagrouptv.com/circuitoofftv

Down Here di Charles Wilkinson (Canada) Paradis Perdu di Mihal Brezis e Oded Binnum (Israel/France) Love di Cristian Solimeno (UK) Muto di Blu (Italy) Percorso #0008-0209 di Igor Imhoff (Italy) Il Torneo di Alhaique Michele (Italy) La Pistola di Enrico Ranzanici (Italy) U Sciroccu di Daniele Scali (Italy) MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA Love di Christian Solimeno (UK) Enough di Tor Kristoffersen (UK) Les Filles di Anna Mouglalis (France)


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KAUFMAN

Musica

di Alessandro Carboni

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Siamo al crepuscolo estivo, dopo 3 mesi nei quali, in città e provincia, abbiamo potuto godere di numerosi live, concerti, iniziative. Questo a riconfermare il ruolo di Brescia nella diffusione di musica indipendente. Ancor meglio se riconosciuta oltre i confini… Molte band nostrane si sono affacciate sul panorama nazionale, neanche troppo timidamente. Questa è volta dei Kaufman, con il loro “Interstellar College Radio”, uscito per Mizar records, distribuito nei negozi e disponibile in rete. Noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con i “collegiali” per saperne qualcosa in più. Intanto complimenti per il vostro concerto sul palco principale della Festa di Radio Onda d’Urto, in apertura ai Marlene Kuntz… vi siete divertiti? E’ un palco molto bello per la risonanza che ha oggi la festa in tutto il nord Italia. E, chiaramente, è un onore accompagnare i Marlene, un gruppo che ha fatto la storia della musica italiana. Che ne pensate della scena bresciana, nella quale siete cresciuti e che avete visto evolvere? Brescia è sempre stata straordinariamente fertile: ha partorito realtà che, pur restando nell’underground, hanno creato musica di grande qualità. Ultimamente il fenomeno è dilagato grazie a locali che puntano sulla musica originale (come la “Latteria Molly”) e a un pubblico sempre più

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attento a questo mondo. Molto importanti sono anche le nuove realtà discografiche, che creano una selezione e quindi un innalzamento della qualità. Il vostro è un pop/rock d’impronta tipicamente statunitense, che si avvale di costruzioni melodiche orecchiabilissime e partiture vocali scanzonate. Da dove viene questa tendenza college-rock? La definizione di college rock è complessa: vi appartengono gruppi radicalmente diversi, accomunati dal fatto che nascono in ambienti universitari e, in quel contesto, acquisiscono (attraverso radio interne e concerti ai party) la forza che poi li lancia nel mondo mainstream. Quindi è difficile trovare un filo conduttore musicale, anche se il genere imperante è il pop. Ciò che ci accomuna a quel mondo è la concezione della musica come mood sonoro ed emotivo, più elegiaco che bellicoso. Anche se questo non sempre comporta una scrittura “scanzonata”. Con quale spirito e quali prospettive proponete il vostro album? Si scrive musica per urgenza. Noi scriviamo e arrangiamo perché esiste uno stimolo creativo che è fine a se stesso. Creare l’album e suonarlo in ogni concerto è parte di questo processo. Le prospettive sono cose bizzarre e difficilmente identificabili perché si confondono a volte coi sogni, che sono per definizione grandi, e a volte coi limiti strutturali, che sono altret-

Lorenzo Lombardi voce e chitarra Simone Prestini basso Leonardo Traina batteria e percussioni Luigi Suardi chitarra

tanto giganti. Il vostro disco ha richiesto un gran lavoro di produzione, dalla registrazione fino alla masterizzazione nei Sterling Studios di NY, firmata da Gehringer, curatore di lavori prestigiosi (album di Madonna, Amy Winehouse, Nelly Furtado). Com’è stato lavorare con chi ha un bagaglio professionale così ricco? Nella musica non si finisce mai di imparare. Il lavoro fatto da ogni persona che vi ha partecipato è stato essenziale. Siete stati notati da http://www.facebook.com/l/;Mtv.it e la vostra musica piace e gira, anche sul web. Che ne pensate? E’ un bellissimo risultato che deve servire da stimolo per continuare il percorso musicale. Cosa che facciamo sempre divertendoci molto. Aspettative? Progetti futuri? Passo e chiudo.E’ ancora presto per fermarsi e capire dove si è arrivati. Per ora portiamo avanti il nostro disco, “Interstellar College Radio”: a metà mese uscirà “Empathy”, il 2° singolo, questa volta accompagnato da un videoclip a cui stiamo lavorando, mentre a ottobre partiremo con un tour promozionale, organizzato dalla nostra agenzia di booking Antistar di Milano. link: www.myspace.com/kaufmansound www.facebook.com/KAUFMAN


9 Cucina

di Cristian Sgotti

cristiansgotti@libero.it

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Dessert Ciao a tutti e ben ritrovati! Questo mese spenderò due righe per pubblicizzare i miei corsi di cucina: da metà Settembre ricomincio con un corso base, che si terrà ogni giovedì nella Casa degli Alpini di Molinetto di Mazzano e durerà

8 lezioni. Si parlerà di vari piatti e vari argomenti: due lezioni saranno dedicate ai primi (pasta all’uovo - ravioli, casoncelli, tagliatelle -) poi crespelle, gnocchi e creme di verdure; due lezioni saranno improntate sugli antipasti, di pesce e non, dunque polipo, insalate di mare, carpacci, torte salate ecc; due lezioni ai secondi piatti (una su quelli di pesce, l’altra quelli di carne), una lezione sui dolci (gli impasti base: pasta frolla, crema pasticcera, pan di spagna, con cui saranno realizzate alcune torte) e l’ultima lezione prepareremo due menù, di carne e di pesce.

Sarà un modo per passare una serata diversa imparando qualcosa da sfoggiare con parenti e amici… dimenticavo di dirvi che nei miei corsi sarete voi a cucinare seguendo le mie indicazioni, e alla fine si assaggerà tutto quello preparato. Per qualsiasi informazione potete chiamare lo 0302794129 o mandarmi una mail: cristiansgotti@libero.it. Ora le ricette: due freschi dessert al cucchiaio buoni, gustosi ma di facilissima realizzazione. Non mi resta che augurarvi buon appetito e aspettarvi numerosi al corso di cucina!!

Fragole i d e s s li d i Mou persone: re, 6 fog da monta nta

per 6 a n na lie d i me Ingredienti gole, 250g d i p velo, fog a o r e a h fr c uc 25 0 g d i pesce), z (colla d i gelatina ,a atamente te accur a nv iu la g g e: le a n r e herata c c Preparazio fragole dopo av u z ià a la p nle non è g ta), unite Fr u llate ta anna (se n p o di la m te a nta volt ucchia i par te mo hero a velo una r te 2-3 c a p a d c ete uc gere lo z to d i fragole (ten morbimente. lla u ta a fr c l li a e a p er a m a d d n d te e e la fr o a sc a c qu e me r izzateli fr u llato) elatina in volta morbid i, st g i i d d in li u g i fo ua; q u na Mettete ia i d i acq e e unill’acqua h a c d c li u c te e 4 r li d irli; tog un padell ino con asciate raffredda la in .L d iv idete ; o n ia p metteteli re a fuoco basso o d n la sco re. glie ousse me fate scio per 3 -4 o agole, na a lla m sciate r iposare ti i fr d la e g to a te la i e la i fr u ll , stampin cchia io d iatela nel piatto in u c e ss n u u o o g m tt a ia d p a e n ino te in u llo stamp r v ite. P r e pa r a ousse da se m e la tta ta n te e e togli di m a ltra fr u on foglie ituite da c st te so , a e e r h r o e c de o ess e pesc osa, com le posson L e frago non troppo acqu ne i bosco. d i stag io o fr utt i d e h c c o ic a lb32

Aspic ai Frutti di Bosco e Moscato Ingredienti per 6 persone:

500 g di frutti di bosco (mirtilli, ribes, more, lamponi), 200g di zucchero, 50 g di vino moscato, 8 fogli di gelatina Preparazione:

Preparate uno sciroppo facendo bollire per 5 minuti tutto lo zucchero in 350 g di acqua; aggiungete il vino moscato e la gelatina (precedentemente ammorbidita e ben strizzata). Mescolate accertandovi che si sia sciolta perfettamente, quindi spegnete e lasciate intiepidire finche la gelatina inizierà ad addensarsi. Nel frattempo lavate i frutti di bosco, sgocciolateli bene e frullatene 100 g in un frullatore; distribuite gli altri frutti di bosco interi in 6 stampini monoporzione, che colmerete versandovi la gelatina. Lasciate gli stampini in frigo per 5-6 ore. Al momento di servire passate gli stampini sul vapore di una pentola in ebollizione, quindi sformate gli aspic nei piatti singoli e guarnite con un la salsa di frutti di bosco.


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Salute e Bellezza .........................................

di Jessica Rumi

benessere

La Onicomicosi

Oggi mani e i piedi hanno un posto di rilievo nella cura del corpo. Ma cosa succede se le unghie si ammalano? La onicomicosi (più comunemente chiamata fungo), è una delle malattie delle unghie più diffuse. In un’indagine condotta su alcuni giocatori di pallacanestro è emerso che il 70% degli atleti è stato colpito da questa patologia. Questo perché le loro unghie sono continuamente sottoposte a microtraumi e sono spesso mantenute in un ambiente favorevole allo sviluppo dei parassiti (scarpe calde e sudate, spogliatoi comuni, ecc.) Altri luoghi dove è possibile contrarre questa patologia sono le piscine e i bagnasciuga: una manna per le micosi. Le unghie più a rischio sono quelle degli alluci. Come si riconosce l’onicomicosi? L’unghia presenta una serie di anomalie (pur continuando a crescere): il germe si ubica sotto l’unghia staccandola e creando una cavità che molte volte favorisce lo sviluppo di altri microorganismi come i batteri, generando varie infezioni. Il batterio in questione ha un caratteristico colore verdognolo. L’unghia aggredita da un fungo può presentarsi più spessa del normale, friabile, biancastra e spesso con detriti giallastri; in alcuni casi emana anche un cattivo odore. Se sottovalutata, l’onicomicosi può essere una patologia veramente dolorosa, in quanto l’unghia tende a deformarsi. E’ importante sapere che l’onicomicosi è molto contagiosa: l’utilizzo di docce in co34

mune e delle stesse salviette favorisce la sua trasmissione. Cosa si fa in caso di onicomicosi? Innanzitutto bisogna consultare un dermatologo prima possibile, per accertarsi che si tratti realmente di micosi; dopo la diagnosi la terapia principale è a base di antimicotici. Questa cura può avere una lunga durata e in alcuni casi può provocare dolori allo stomaco, in quanto molto aggressiva. Oltre ai farmaci esistono anche alcuni prodotti per uso locale (smalti antifungini) parecchio efficaci. Il mio consiglio è non sottovalutare mai la salute delle unghie, soprattutto dei piedi: se fa male un’unghia fa male il piede e camminiamo male; e camminando male ci farà male anche la schiena. Le unghie delle mani invece sono il nostro biglietto da visita, una delle prime cose che si guarda in una persona, quindi è bene tenerle controllate e non sottovalutare mai neanche il minimo cambiamento.

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re


Consigli di fine estate Settembre è arrivato, l’estate sta per finire e delle vacanze rimane solo il ricordo... Vi siete ricordate/i di idratare e proteggere i vostri capelli dal sole come la vostra pelle?? Infatti in estate i capelli, esposti all’azione dell’acqua di mare, del cloro, del vento e soprattutto del sole, sono soggetti a continue aggressioni, che ne danneggiano la struttura. Le conseguenze? I capelli perdono forza, flessibilità ed elasticità, mentre il cuoio capelluto invecchia prematuramente. La soluzione è fornire ai capelli l’acqua necessaria per compensare l’effetto disidratante causato dal sole e dagli altri agenti esterni. Per questo durante il periodo estivo sarebbe meglio utilizzare un sistema intelligente di protezione che cattura, trattiene e rilascia l’idratazione quando i capelli ne hanno bisogno: una combinazione di principi attivi che trasportano le molecole ad attività osmotica all’interno dei capelli per trattenerne l’acqua.

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Salute e Bellezza ......................................... bellezza

Suggerimenti per avere capelli sani e belli dopo l’estate

Utilizzare shampoo idratanti e nutrienti a ogni lavaggio e applicare successivamente un trattamento riparatore ad azione profonda, con risciacquo. Se si hanno capelli trattati con schiariture chimiche, decoloranti o coloranti, il consiglio è utilizzare le piastre il meno possibile. E’ poi fondamentale bere molta acqua e seguite una dieta ricca di antiossidanti.

Dal parrucchiere

La cheratina, principale costituente di peli, capelli ed unghie, è una proteina costituita da catene di amminoacidi, nelle quali sono presenti vitamine ed oligoelementi. La solidità della cheratina può essere minata dall’utilizzo di tinture per capelli o da shampoo troppo aggressivi. Anche l’esposizione agli inquinanti atmosferici, trattamenti come permanente, piastra, phon troppo caldo, alcuni farmaci, stress e molte patologie, possono portare al degrado della struttura cheratinica dei capelli. Dal momento che il processo di cheratinizzazione è regolato da ormoni, fattori genetici e dalla disponibilità di vari micronutrienti, anche le carenze dietetiche possono provocare una sofferenza strutturale di peli, capelli ed unghie. In farmacia si trovano vari prodotti a base di amminoacidi, vitamine ed oligoelementi; quelli ad uso topico, spesso a

base di proteine cheratinosimili, sono molto efficaci in quanto aderendo alla superficie del capello, lo voluminizzano, ricompattandone le fibre proteiche. Nonostante la validità di alcuni prodotti, la salute del capello non può prescindere da un’alimentazione equilibrata, che apporti le giuste quantità di proteine, vitamine e minerali necessari per la sintesi di cheratina. Anche l’attività fisica giova alla salute dei capelli, poiché attraverso il sudore si eliminano le tossine che ostacolano l’attività proliferativa del bulbo. 35

di Marianna Vindico

Si consiglia, una volta alla settimana, un trattamento riparatore alla Ceramide e Cheratina e uno shampoo ricostruttore alla Cheratina, ideale per capelli danneggiati, in quanto contiene sostanze idratanti che si legano alla naturale Cheratina dei capelli, rinforzandoli. Successivamente è buona norma applicare un olio multi-vitaminico e con sostanze antiossidanti, le quali conferiscono ai capelli lucentezza e morbidezza.Per finire una maschera di ricostruzione permanente, che dona corpo ed elasticità senza appesantire.


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Salute e Bellezza .........................................

di Daniela Merlino mronnie@tin.it

moda

Questo mese vi fornirò alcuni “consigli per gli acquisti”, cioè una serie di dritte per comprare capi che indosserete a lungo, che vi staranno bene e che non lascerete nell’armadio a fine stagione

Ciao a tutte! L’estate è ormai alle spalle e le vetrine si sono riempite di capi autunnali. Se avete fatto cosa vi ho consigliato nello scorso numero, ora dovreste avere un bel po’ di spazio libero nell’armadio e soprattutto una visione globale del guardaroba, necessaria per individuare ciò di cui avete bisogno. Quindi segnatevi cosa manca e partite alla ricerca del capo giusto (non è necessario un elenco tipo lista della spesa, anche se spesso si rivela utile per non deviare dagli obiettivi prefissati: rischiate di uscire per comprare una giacca e tornare con borse piene di scarpe, camicie, maglie… ma senza giacca!). Partiamo dal capo invernale per eccellenza: il cappotto. Un cappotto di qualità è costoso, ma la spesa verrà ammortizzata dall’uso prolungato negli anni. Per comprare un capo che non passerà mai di moda, si adatterà a tutte le occasioni e vi starà bene puntate su un modello a ¾, sfiancato, leggermente svasato, magari con cintura, nero. Lo sfrutterete in mille occasioni, rendendolo sportivo o elegante cambiando semplicemente gli accessori. Mi raccomando: un cappotto per vestire bene deve essere ben strutturato e per durare deve essere di qualità. Un capo low cost è sicuramente più accessibile, ma il taglio lascia spesso a desiderare (per non parlare delle finiture!), la stoffa fa i pallini e i tessuti sintetici non tengono caldo come la lana. Consiglio per le più modaiole: quest’anno sul cappotto si portano grandi cinture, in cuoio o tessuto, per enfatizzare il punto vita. Per la mezza stagione è indispensabile il trench, altro capo base per ogni guardaroba, che non passa mai di moda. Anche in

questo caso puntate sul nero, a meno che non abbiate una taglia che vi permetta il classico beige, che però non dona a tutte. Un trench di taglio semplice, mono o doppio petto (monopetto slancia di più), vi accompagnerà per tutto il giorno, perfetto per andare al lavoro ma anche sopra la mise elegante per la sera. Consiglio per le più modaiole: la cintura del trench si porta annodata, mai allacciata con la fibbia. Quest’anno grande ritorno del blazer, che non può mancare nel vostro armadio in quanto capo versatile e perfetto dall’autunno alla primavera. Sceglietelo né troppo corto (meglio coprire il sedere, anche se avete una 40… non è questione di taglia, ma di stile!) né troppo lungo (soprattutto se non siete altissime), leggermente sfiancato e aderente. Come per il cappotto, importante la qualità del tessuto e il taglio. Se non fate economia potrete usarlo per anni, trasformandolo di volta in volta con accessori. Consiglio per le più modaiole: quest’inverno sulla giacca indossate una cintura, tono su tono o a contrasto, in cuoio o tessuto. Parole d’ordine della stagione… “enfatizzare il punto vita”! Se nell’elenco dei vostri acquisti c’è una borsa, non seguite necessariamente la tendenza del momento, cioè borse oversize, grandi e voluminose. Ricordate che la borsa andrebbe sempre proporzionata alla figura: se siete minute o non particolarmente alte, una borsa grande tenderà a farvi sembrare ancora più piccole. Se volete ravvivare il vostro cappotto, trench o blazer nero di cui sopra, sceglietela di un bel colore a contrasto: il re della stagione è il rosso. Altri consigli per gli acquisti nel prossimo numero! Per domande e consulenze contattatemi!

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Rabarbaro

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Erbe di Agnese ...................................

del vero rabarbaro. Contengono però anche abbondante ossalato di calcio e perciò in dosi eccessive possono causare disturbi. Le foglie tenere e i piccioli sono commestibili e molto aromatici. Utile per rendere biondi i capelli, per regolare l’intestino, contro i calcoli del fegato, ottimo vino digestivo e per fare una buona marmellata.

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Ogni sabato su RADIOLIVEMUSIC dalle 10 alle 11 a cura di Agnese Facchini da Radio Live Music www.radiolivemusic.com

Il Rumex alpinus appartiene alla famiglia delle Polygonaceae. Diffusissimo nelle regioni montane delle Alpi e degli Appennini, cresce soprattutto nei prati, nei pascoli e in terreni molto fertili. Pur appartenendo a un genere diverso, questa specie ha notevoli somiglianze con i veri rabarbari coltivati negli orti e nei giardini e per questo è conosciuto come Rabarbaro Alpino, Rabarbaro dei Frati o Falso Rabarbaro. È una pianta inconfondibile per i grossi e folti cespi composti da ampie foglie, larghe anche 40 cm. Risalta ancor più d’estate nel momento della fioritura, quando spuntano i vigorosi scapi fiorali alti fino a un metro, che portano numerosi fiori riuniti in pannocchie. I rizomi si scavano in autunno, nel momento in cui le piante sono ormai in completo riposo. I rizomi, freschi o secchi, hanno le stesse proprietà diuretiche, depurative, sudorifere e antiscorbutiche

facchiniagnese@libero.it

Proprietà farmaceutiche Dal punto di vista medicinale il rabarbaro interviene sulla fisiologia dell’apparato digerente e del sistema escretore. L’ attività più sfruttata è quella che regola le funzioni intestinali. Tale azione è dovuta alla presenza di sostanze antrachinoniche, le stesse che si trovano nelle più importanti specie lassative (Rabarbaro cinese, Frangola, Cascara e Senna). Le proprietà più importanti, oltre a quelle digestive e amaro-toniche, sono quelle depurative, coleretiche e diuretiche. Attenzione: per l’alto contenuto di acido ossalico che conferisce il caratteristico sapore acidulo, le foglie devono essere consumate in piccole quantità e sono vivamente sconsigliate alle persone che soffrono di gotta, reumatismi, artriti.

di Agnese Facchini

Composta di rabarbaro e fragole Ingredienti Il contenuto di una ciotola da 1/2 litro di coste fresche di rabarbaro lavato e tagliato a dadini; 200 g di uvetta; 600 g di zucchero; 2 arance; 800 g di fragole; 50 g di noci tritate. Mettere rabarbaro, uvetta, zucchero, la scorza grattugiata e gli spicchi delle arance in una terrina e lasciare riposare per 12 ore. Versare il tutto in una casseruola e aggiungere le fragole.

anaderol@fastwebnet.it

Far cuocere a fuoco lento il composto fino a che sarà denso, girando di tanto in tanto; aggiungere le noci tritate e versare la composta in vasetti sterilizzati e bollenti, riempiendoli fino ad un cm dal coperchio. Cospargere il composto con uno strato di paraffina liquida e chiudete ermeticamente.

di Loredana Savoldi

Il Rabarbaro è una droga conosciutissima e molto apprezzata per le sue virtù: nei tempi passati i rizomi giungevano dall´Oriente, dove si utilizzavano già da 4500 anni come medicamento preziosissimo, destinato a pochi. Del Rabarbaro si usano le radici, che sminuzzate sono l’ingrediente principale di composte e marmellate. I piccioli invece possono essere aggiunti freschi alle insalate oppure usati per preparare una salsa ottima con i bolliti.


12 di Azzurra Smolari

Motori .......................................

In questo numero vi proponiamo l’intervista a Mattia Pavoni, un giovanissimo pilota bresciano (classe 1988) che da due anni corre in GT2 con una Ferrari 430. Nonostante la giovane età, Mattia ha già corso nel Campionato Internazionale Formula Master, nel Campionato Italiano GT3, nella Formula 3 tedesca e in Formula Junior (in tutte le gare a cui ha partecipato è sempre stato il più giovane). La sua scuderia è a Bergamo: il team è composto da 20 meccanici, 8 ingegneri e 2 piloti. Quello che più ci ha colpito di lui è stata la sincera umiltà e l’inconsueta sportività dei suoi discorsi: un atteggiamento purtroppo raro oggi, dove in troppi credono che basti atteggiarsi e alzare la voce per aumentare le proprie credenziali e sembrare più forti. La piacevole chiacchierata con Mattia ci ha aiutato a conoscere meglio il mondo delle corse, che in Italia rimane un po’ in sordina, schiacciato dal rumore di sport più seguiti, più urlati e più maleducati. Come si diventa piloti professionisti? Di solito si comincia con i kart: io ho iniziato a 13 anni e ho corso per due 38

Intervista a Mattia Pavoni anni; poi sono andato a Roma per ottenere la licenza per guidare le auto in pista. Quindi mi sono trasferito in Germania, perché la maggior parte delle gare è lì. In Germania e in Spagna sono davvero appassionati alle corse, diversamente dagli italiani, a cui sembra interessare solo il calcio. A 15 anni sono entrato in Formula 3 e sono rimasto per due anni (2 podi e 10° in classifica ndr); poi sono passato alle ruote coperte. In Formula 3 hai corso con Vettel, Hamilton, Kubiza. Come è stato gareggiare con piloti che ora sono in F1? E’ stata una bellissima soddisfazione e li ammiro molto per dove sono arrivati. Da cosa è dipesa la scelta di abbandonare la Formula 3 per il Campionato GT? E’ stato un passaggio abbastanza obbligato: quando corri in Formula 3 o riesci a passare alla F1 oppure, se non hai la bravura necessaria o gli sponsor, vai in GT. Dopo la F3 ho corso in 2 campionati: il Campionato del Mondo di Formula Master e il Campionato Italiano di GT3 con l’Aston Martin (8 podi e 3° in classifica ndr). Adesso corri con una Ferrari 430. Come sei entrato nel team? Dopo il campionato con l’Aston Martin ho fatto un test di prova in Ferrari e sono restato. Nelle ruote coperte la Ferrari non ha un team ufficiale. Ce n’è solo uno semiufficiale e gli altri sono privati. Diversamente la Porsche corre con un team ufficiale, ed è la più forte… probabilmente perché investe di più: non partecipando alla F1 può permettersi di spendere molto nelle gare GT. Che aria si respira nei box? Diversamente dal calcio, in pista di scanni ma fuori si è una famiglia. E’ un’atmosfera più simile a quella del rugby... c’è più rapporto umano. Correre è molto costoso… sono più i soldi che il pilota spende o quelli che guadagna? In base alla bravura del pilota il team gli chiede di partecipare agli investimenti. Uno abbastanza bravo contribuisce per circa un quarto. Poi ci sono 4 o 5 sponsor che coprono le spese e permettono al pilota di guadagnare qualcosa. Come funziona un campionato di GT? Il campionato inizia a Marzo e finisce a Ottobre; in inverno si fanno i test. In un anno ci sono 8 gare doppie, per ottimizzare i costi. Una gara dura circa un’ora e partecipano 30-40 auto. Oltre alle gare ordinarie ci sono quelle di dura-


ta, che sono gare a sé: alcune sono lunghe anche 1000 km. Come la 24 ore di Le Mans, dove i piloti si danno il cambio. Qual è la preparazione fisica di un pilota? Solitamente ci si allena 3 volte la settimana con un personal trainer, mentre nei weekend si corre con i kart, che sono per tutti i piloti la base. E poi ci sono i simulatori, utilissimi soprattutto quando non si conosce la pista su cui si deve gareggiare. Ti è mai capitato di aver paura? No… se un pilota ha paura, parte veramente svantaggiato: è un grosso limite psicologico. Quando si sale in auto si è totalmente concentrati e tutta l’adrenalina passa… è molto importante restare lucidi. Quali doti deve avere un buon pilota? La più importante è la determinazione: per arrivare ad alti livelli ci vogliono tanti sacrifici e sofferenza, che un po’ alla volta vengono ripagati. Oltre che essere veloci in pista, bisogna poi avere molta capacità di concentrazione. E’ anche fondamentale essere degli ottimi comunicatori: saper accelerare e girare un volante è il 50%, l’altra metà consiste nel lavorare a fianco di ingegneri e meccanici e soprattutto nel saper gestire gli sponsor che permettono di partecipare alle gare. Progetti per il futuro? Il mio sogno è correre nella FIA GT, il mondiale di macchine GT, dove ci sono i team ufficiali. Un consiglio ai giovani che vorrebbero entrare nel mondo delle corse? Innanzitutto tanta forza di volontà e determinazione: è uno sport difficile e agguerrito, le soddisfazioni (provato sulla mia pelle) vengono dopo parecchio tempo, e soltanto con un duro lavoro. Poi bisogna avere molta umiltà e furbizia, per riuscire a rubare esperienza a chi è più bravo. Terzo e non meno importante, è importante avere uno sport, una passione, in modo da tenere la mente occupata e non annoiarsi. Per me questo non è solo uno sport, ma un’esperienza di vita… più che far diventare dei campioni, forma per il futuro. www.mattiapavoni.it

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Dalla festa di compleanno di 15quindici, è nata una stimolante collaborazione con il DiavoliRossi Motorsport, che ci ha messo in contatto con Mattia Pavoni e ha reso possibile questa intervista. Il Diavoli Rossi Motorsport Club è nato nel 2008 da un’idea di un gruppo di amici appassionati di auto e moto. Lo scopo del Club è creare occasioni per far avvicinare tutti al mondo dei motori. Molto vivo anche l’ impegno in iniziative di solidarietà: il Club collabora a diversi progetti dell’Associazione Bambino Emopatico di Brescia, creando opportunità di svago per i bambini e rendendoli protagonisti di emozionanti esperienze. Il Club ha ideato anche il progetto “Scuderie per un Sorriso”.


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Barzellette ........................................

Un tizio va dal dottore per un controllo. Al termine della visita il dottore gli dice di ritornare il giorno dopo con un contenitore di urine della mattina stessa, a digiuno. Il tizio la mattina si alza prende il caffè e fa la pipì; poi va dal dottore e gli consegna il contenitore. Il dottore agita il barattolino ed esclama: “non ci siamo, le avevo detto di stare digiuno. Perché ha preso il caffè?” Il tipo sorpreso prende il barattolino e torna a casa. Il mattino dopo non convinto prende cornetto e caffè, fa la pipì e va dal dottore, il quale guarda il barattolino, lo agita e dice: “allora mi prende in giro! Le ho detto DIGIUNO! Perché questa mattina ha preso cornetto e caffè? Torni di nuovo domani.” La mattina dopo il tizio si alza, va dalla figlia e le dice “Anna fa la pipì qui”; dopo va nel garage, apre il cofano della macchina, prende l’astina dell’olio e la puccia nelle urine. Così va dal dottore, gli consegna il barattolino e inizia a ridere. Il dottore agita il barattolino ed esclama: “Rida rida… tanto è lei che ha la figlia incinta e il motore della macchina fuso!”

In casa di un medico si rompe il lavandino della cucina. Il professionista chiama l’idraulico, questo arriva, dà un’occhiata sotto al lavandino, prende un paio di attrezzi dalla cassetta e dà un paio di martellate ai tubi. Al momento del conto, presenta una ricevuta al medico di 300 euro. Il medico sbianca: - Ma è ridicolo! Non prendo così tanto nemmeno io che sono medico! - Guardi, è la stessa cosa che ho detto all’idraulico lo scorso anno quando ancora facevo il medico…

Due uomini si scontrano frontalmente in un centro commerciale. - Mi scusi - dice uno - Scusi lei - fa l’altro - ma dove sta andando in modo così trafelato? - Guardi, sto cercando mia moglie… - Non mi dica!? Anch’io sto cercando la mia. - Ma pensi, e com’ sua moglie? - Beh, mia moglie è alta 1 e 75, capelli rossi a caschetto con le punte rivolte verso il viso, occhi verdi, due gambe lunghe, un seno florido e alto, un sedere sodo. E, mi dica, la sua com’è? - Lasci stare… andiamo a cercare sua moglie!

Una vecchietta entra nello studio del dottore: - Buongiorno signora, cosa posso fare per lei? - Mi servirebbero delle pillole anticoncezionali! Il dottore rimane a bocca aperta, poi fa: - Mi scusi signora Lo Bello… ma lei ha più di ottant’anni! Che cosa ci fa con le pillole anticoncezionali? - Mi aiutano a dormire meglio! - Come fa a dormire meglio con le pillole anticoncezionali?

- Semplice, le metto nella coca cola di mia nipote prima di andare a dormire… 40

Cinque uomini stanno vantando le doti dei loro cani: un ingegnere, un contabile, un chimico, un informatico e un impiegato statale. L”ingegnere: - REGOLO… (il nome del cane) vieni qua!!! Il cane trotterella al suo tavolo, prende dei fogli, una penna e disegna un cerchio perfetto, un quadrato e un triangolo. Tutti d’accordo che è una cosa incredibile. Ma il contabile dice che il suo cane può fare di meglio. - BILANCIO… vieni qua e fai vedere quello che sai fare!!! Il cane va in cucina e ritorna con una dozzina di uova e le divide in 4 gruppi di 3 ciascuno. Tutti quanti sono d’accordo che di certo è meglio del cane dell’ingegnere. Ma il chimico afferma che ciò non basta. - MISURA… vieni qua e mostra la performance che ti ho insegnato! Il cane va in cucina, prende 1/2 litro di latte, una tazza da 1/4 di latte e la riempie senza versare una goccia. Tutti rimangono impressionati. Ma l’informatico pensa di metterli tutti a tacere: - DISCORIGIDO, fai vedere cosa sai fare! Il cane accende il computer, controlla che non ci siano virus, manda una email e installa un nuovo gioco. Tutti, a questo punto, pensano che nulla di più possa essere fatto. Così i 4 uomini si rivolgono all’impiegato statale e gli dicono: - Cosa sa fare il tuo cane? L’impiegato statale chiama il suo cane: - Dai PAUSACAFFE”, fai vedere!!! Il cane salta sulle zampe, si beve tutto il latte, cancella tutti i files dal computer, si fa tutti e 4 gli altri cani, si lamenta per un forte mal di schiena dovuto a tutte queste azioni, invia un certificato medico e sta a casa 6 mesi…


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A proposito

Aforismi ....................................

di matrimoni

Bigamia significa una moglie di troppo. Monogamia anche. Anonimo

è sempre a causa della donna: l’amante o la suocera. Anonimo

Così sono le donne: prima di sposarlo, vogliono che il marito sia un genio. Quando l’hanno sposato, vogliono che sia un babbeo. Achille Campanile

Il matrimonio è quell’istituzione che permette a due persone di affrontare insieme difficoltà che non avrebbero mai avuto se non si fossero sposate. Anonimo

Bisogna scegliere per moglie solo una donna che, se fosse un uomo, si sceglierebbe per amico. Joseph Joubert

Il matrimonio è un esperimento chimico nel quale due sostanze innocue possono, combinandosi, dare origine a un veleno letale. Edouard Pailleron

I difetti di una moglie devono essere corretti o sopportati: chi riesce a correggerli rende la moglie più sopportabile, chi li sopporta rende migliore se stesso. Varrone I matrimoni infelici sono tutti colpa dei mariti che hanno un cervello. Anonimo I primi anni di matrimonio sono spesso burrascosi perché ancora non ci si conosce; quelli che seguono spesso lo sono ancora di più perché ci si conosce troppo. Jacques Normand Il divorzio è l’ammissione di una sconfitta. Il matrimonio anche. Roberto Gervaso Un matrimonio che fallisce,

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Il matrimonio è l’unica favola che comincia con “e vissero felici e contenti” e finisce con “c’era una volta”. Anonimo La solidità del matrimonio poggia sull’elasticità delle parti. Alessandro Morandotti

Il matrimonio felice è un edificio che deve essere ricostruito tutti i giorni. Andrè Maurois Se le mogli fossero una bella cosa, Dio ne avrebbe una. Anonimo Se uno ti porta via la moglie, non c’è miglior vendetta che lasciargliela. Sacha Guitry Non è che sono contrario al matrimonio; però mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi. Massimo Troisi Un matrimonio felice è una lunga conversazione che sembra sempre troppo breve. Andrè Maurois

Le donne piangono il giorno del matrimonio. Gli uomini dopo. Anonimo

Un secondo matrimonio è il trionfo della speranza sull’esperienza. Samuel Johnson

Matrimonio: ciò che Dio ha creato diviso, perché l’uomo dovrebbe unirlo? Anonimo

Un uomo che parla male del matrimonio o non ha avuto la donna che desiderava o l’ha avuta. Jacques Marchand

Spesso, il matrimonio non è che il coronamento d’un errore. Anonimo

La ragione per cui mariti e mogli non si capiscono è che appartengono a sessi diversi. Arthur Bloch


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