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A.D. MDLXII

U NIVERSITÀ DEGLI S TUDI DI S ASSARI F ACOLTÀ

DI

L ETTERE

E

F ILOSOFIA

___________________________

CORSO

DI

LAUREA

IN

S C I E N ZE

DEI

BENI CULTURALI

LE ICONOGRAFIE DEI VASI A FIGURE ROSSE DELLA NECROPOLI MERIDIONALE DI ERACLEA LUCANA

Relatore: PROF. GIAMPIERO PIANU

Tesi di Laurea di: SIMONA CAU

ANNO ACCADEMICO 2010/2011


A mia nonna, il mio angelo....


Indice

Introduzione ..........................................................................................3 Elenco delle abbreviazioni e bibliografia..............................................5 Eraklea Lucana; cenni storici. .............................................................11 La necropoli meridionale di Heraklea Lucana....................................20 Catalogo ..............................................................................................29 Schede dei vasi ....................................................................................41 Conclusioni..........................................................................................67

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Introduzione La Magna Grecia è stata il campo di numerosi eventi storici che hanno interessato fin da epoca antica gli studiosi di tutto il mondo, le colonie greche nell’area citata erano numerose: basti guardare una cartina che ne ricostruisca la posizione o leggere la geografia di Strabone per notare come sia stata una zona ricca di insediamenti. La storia della Magna Grecia è spesso complessa e la colonia di Eraklea da me presa in considerazione ha portato numerosi dubbi agli studiosi moderni, infatti nonostante questa abbia una storia abbastanza nota presenta numerose lacune. La mia tesi è stata inizialmente concentrata sulla situazione storica e per conoscere la vita di questa colonia ho utilizzato sia le fonti antiche, che sono state poste a confronto tra loro rilevando come già detto numerose incongruenze tra uno storico e l’altro, sia le diverse teorie moderne che hanno portato gli studiosi a formulare diverse ipotesi. La conoscenza della storia è stata fondamentale per contestualizzare il mio studio, che verte sull’analisi dei vasi a figure rosse facenti parte dei corredi funerari delle tombe della necropoli meridionale di Eraklea Lucana. La mia analisi prende avvio dalla lettura e dallo studio del lavoro del Professore G. Pianu “La necropoli meridionale di Eraclea 1. Le tombe di secolo IV e III a. C.”, in cui sono stati catalogati i

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corredi provenienti dalla tombe della suddetta necropoli. Di questi ultimi sono stati da me presi in esame i vasi a figure rosse con scene complesse. A questo punto lo scopo del mio lavoro è stato quello di mettere a confronto le iconografie dei suddetti vasi con quelli catalogati nella monografia del Trendall “The red – figured vases of Lucania Campania and Sicily” del 1967, con il fine di accertare le datazioni assegnate dal Pianu, individuare eventuali preponderanze tra le tre aree di produzione all’interno delle botteghe ceramiche eracleensi e annotare eventuali prevalenze tra un’iconografia e le altre prese in esame.

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Elenco delle abbreviazioni e bibliografia

Le abbreviazioni degli autori antichi sono quelle utilizzate dal Lidell e Scott.

AA VV 1983

= AA VV, Megale HellĂ s, Milano 1983

AA VV 1996

= AA VV, I Greci in Occidente, Milano 1996

Atti Taranto 1966

= AA VV. Letteratura e arte figurata nella Magna Grecia, Atti del sesto convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli, 1966.

Adamesteanu 1974

= D. Adamesteanu, La Basilicata antica. Storia e monumenti, Cava dei Tirreni 1974.

Adamesteanu 1985

= D. Adamesteanu, Siris – Eraclea, in Il Museo Nazionale della Siritide di Policoro 1985.

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Bianco-Tagliente 1985

= S. Bianco – M. Tagliente, Il Museo Nazionale della Siritide di Policoro, Bari 1985.

Borda 1973

= M. Borda, La ceramica italiota a figure rosse nei musei civici di Udine, Udine 1973

Bottini 1993

= A. Bottini, L’attività archeologica in Basilicata, in Sibari e la Sibaritide, Atti del trentaduesimo convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli 1993.

Bottini 1994

= A. Bottini, L’attività archeologica in Basilicata, in Magna Grecia Etruschi Fenici, Atti del trentaquattresimo convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli 1994.

Casagrande 2007

= M. Casagrande, Riti e attestazioni cultuali nella Piazza Inferiore dell’agorà di Eraclea Lucana, in Primo Congresso Internazionale di archeologia, Storia e Arte Lucana, Santa Maria di Anglona – Tursi (MT), 2007.

Ciaceri 1924

= E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, I, Milano 1924.

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Coarelli 1998

= F. Coarelli, Problemi e ipotesi sulle Tavole di Eraclea, in Siritide e Metapontino, Storie di due territori coloniali. Atti dell’incontro di Studio, 1991, Napoli, 1998.

Degrassi 1965

= N. Degrassi, Il Pittore di Policoro e l’officina ceramica protoitaliota di Eraclea Lucana, 1965.

Di Benedetto 1971

= V. Di Benedetto, Euripide. Teatro e società, Torino 1971.

Giardino 1998

= L. Giardino, Aspetti e problemi dell’urbanistica di Herakleia, in Siritide e Metapontino, Storie di due territori coloniali. Atti dell’incontro di Studio, Napoli 1998.

Graves 1963

Lombardo 1986

= R. Graves, I miti Greci, Milano 1963.

= M. Lombardo, Siris-Poleion: fonti letterarie, documentazione archeologica e problemi storici, in “Siris-Poleion”, Galatina 1986.

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Lo Porto 1961

= F. G. Lo Porto, Ricerche archeologiche in Eraclea Lucania, in “Boll. Arte”, 1961.

Meloni 1950

= P. Meloni, La contesa fra Taranto e Turi per il possesso della Siritide, in “RAL”, VIII, V, 1950.

Musti 1988

= D. Musti, Strabone e la Magna Grecia: città e popoli dell’Italia antica, 1988.

Neutsch 1968

= B. Neutsch, Nuovi scavi e ritrovamenti archeologici di Policoro, in Siris-Eraclea, Urbino 1968.

Pianu 1989

= G. Pianu, Riflessioni sulla c.d. “Tomba del Pittore di Policoro”, in Studi su Siris-Eraclea, 1989.

Pianu 1990

= G.Pianu, La necropoli meridionale di Eraclea Lucana 1. Le tombe di secolo IV e III a.C., Roma, 1990.

Pianu 1991

= G. Pianu, L’agorà di Eraclea Lucana, in Siritide e Metapontino. Storie di due territori coloniali, Atti dell’incontro di studio, 1991.

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Pianu 1991

= G. Pianu, Spazi e riti nell’agorà di Eraclea Lucana, “L’espace sacrificiel”, 1991.

Pianu 1991/1993

= G. Pianu, I ferri rinvenuti nel santuario di Demetra in Eraclea Lucana, in “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia”, Perugia 1991/1993.

Pianu 1993

= G. Pianu, Eraclea Lucana, in I Messapi, Atti del trentesimo convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli.

Pianu 2000

= G. Pianu, Multas per gentes, Studi in memoria di Enzo Cadoni, Sassari 2000.

Pianu 2002

= G. Pianu, L’agorà di Eraclea Lucana, Roma 2002.

Pugliese Carratelli 1965

= G. Pugliese Carratelli, L’attività archeologica in Basilicata, in Santuari della Magna Grecia, Atti del quarto convegno di studi sulla Magna Grecia, 1965.

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Sartori 1967

= F. Sartori, Eraclea di Lucania: Profilo storico, in Herakleiastudien, Heidelberg 1967.

Seibert 1963

= J. Seibert, Metropolis u. Apoikie, 1963.

Trendall 1967

= A. D. Trendall, The red-figured vases of Lucania, Campania, and Sicily, Oxford 1967.

Uguzzoni – Ghinatti 1968

= A. Uguzzoni – Ghinatti, Le tavole di Eraclea, Roma 1968.

Valentini 1989

= V. Valentini, Una porta dell’antica Eraclea, in Studi su Siris-Eraclea, 1989.

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Eraklea Lucana; cenni storici La colonia di Heraklea sorgeva nell’antico territorio della Siritide, che corrisponde all’attuale territorio occidentale del metapontino, compreso tra i fiumi Cavone, Agri, Sinni ( ovvero gli antichi, Akalàndros, Akìris e Siris). La città era situata su un’altura tra i fiumi Cavone e Sinni. Mare, pianura, collina e tanta acqua per la presenza di fiumi e sorgenti, garantivano sviluppo agli insediamenti umani. I Greci, in presenza di questo grande potenziale economico, scelsero appunto l’area costiera tra Agri e Sinni, per la fondazione di Siris. Secondo Strabone1, Siris, che sarebbe stata una città Chonia2, fu successivamente conquistata da un gruppo di esuli greci di stirpe ionica, quelli che fuggirono da Colofone, come afferma esplicitamente Diodoro3, in seguito all’invasione del re dei Lidi Gige nel 673 a.C. Stando allo stesso passo della Geografia alla fondazione di Heraklea, Siris ne divenne il porto e se ne indica la distanza, cioè 24 stadi. Un’altra colonia greca importante sorta nel territorio della Siritide è appunto Heraklea. Questa si presenta come una città molto

1

Str., VI, I, 14. Pianu 2000, p. 279 3 Diod. XII 10, 3-11, 2. 2

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strana. La sua fondazione infatti propone almeno due temi di discussione: la dinamica esatta delle sue origini e il sito esatto della sua prima fondazione4. Secondo le fonti, in particolare Strabone5, infatti la colonia venne fondata da Thurii e Taranto, dopo una guerra durata dieci anni secondo Diodoro6, che ci fornisce anche la data di fondazione, il 43332 a.C., e poi “ mutò sia di luogo che di nome”, divenendo appunto Heraklea. Si potrebbe perciò ipotizzare che inizialmente la fondazione coloniale si chiamò Siris, come la vecchia città ionica, e subito dopo si verificò il trasferimento della città, che per il prevalere della parte tarantina assunse il nome di Heraklea ( in onore dell’eroe dorico caro a Taranto). Secondo Diodoro infatti, non furono i coloni a volere mutare la sede della colonia, ma fu una decisione presa dai Tarantini7. Tuttavia non va dimenticato che Strabone, riprendendo una notizia tramandata da Antioco di Siracusa, parla da subito di Taranto come madrepatria nonostante la fondazione sia thurino-tarantina, per cui il rapporto diretto con Taranto si avrebbe fin dalla prima fondazione e a questo punto si potrebbe anche accogliere l’ipotesi moderna che Taranto rivendicò a sé i maggiori vantaggi pratici e il diritto di influire sulle vicende della Siritide 8 . In ogni caso, la predominanza tarantina non portò all’immediata rottura con Thuri e ciò è testimoniato da antichi stateri eracleesi che recano al dritto la raffigurazione della testa di Atena con l’egida sul fondo, come segno di legame con l’ambiente turino e attico, e al rovescio la figura di

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Pianu 1993, p. 161 Str., XII, 34, 4. 6 Diod., XII, 36, 2. 7 Sartori 1967, p. 27. 8 Seibert 1963, p. 103 5

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Eracle seduto su una roccia ricoperta dalla pelle leonina, in atto di impugnare la clava e di tenere una coppa, che ricordava Taranto9. Riguardo la localizzazione del sito di Heraklea, se si accettano le notizie forniteci da Strabone circa lo spostamento del luogo e del nome della colonia, si potrebbe affermare, anche in virtù del fatto che è ormai da tempo saldamente confermata la sua identificazione con l’insediamento posto sulla collina di Policoro ed alle sue pendici, che l’ultima Siris dovrebbe essere ubicata presso il fiume Sinni, come la colonia Colofonia, secondo Strabone10. Per comprendere meglio la storia di Heraklea possiamo avvalerci dei dati archeologici che nel corso degli anni sono diventati sempre più numerosi, anche se ancora troppo poco noti al mondo scientifico. Per quanto riguarda il primo periodo di vita della colonia, abbiamo dei dati contrastanti: Pianu11 evidenzia come vi fossero tracce abitative anche piuttosto consistenti da riferirsi all’ ultimo quarto del V sec. a.C., costituite da alcuni frammenti di ceramica ma soprattutto dalla famosa tomba del c.d. “Pittore di Policoro”. Allo stesso tempo però ci sono una serie di dati relativi alla frequentazione dell’agorà, alla ripresa del culto al Santuario di Demetra, nonché alla costruzione delle mura della città, che ci riportano alla prima metà del IV sec. a.C. Questo vuoto nella documentazione della colonia tra la fine del V e la metà del IV sec. a.C., non si deve necessariamente ricondurre ad un eventuale abbandono ma semplicemente ad una frequentazione ridotta del sito, come afferma lo stesso Pianu12. 9

sartori 1967, p. 28. Str., VI, 1, 15. 11 Pianu 1991, pp. 230-231. 12 Pianu 1991, pp. 230-231. 10

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Nel suo primo periodo di vita, Heraklea occupò la collina del Castello del Barone con un impianto urbanistico regolare. Verso gli inizi del IV sec. a.C. si estese a sud nel pianoro sottostante, in parte attualmente occupato dal tessuto urbano moderno, e fu difesa da una poderosa fortificazione a blocchi isodomi e da un fossato, come testimonia un tratto delle mura ancora visibile davanti all’ufficio postale dell’attuale comune di Policoro. La colonia nel suo complesso è costituita da un’area urbana sull’acropoli e dalle aree sacre poste nella vallata sottostante. Sull’acropoli è l’impianto urbano ortogonale con insulae ( isolati) disposte lungo la plateia (arteria principale che attraversa la collina in senso Est-Ovest) e divise da stenopoi (strade secondarie). Le insulae presentano all’interno una divisione modulare corrispondente alle diverse unità abitative, formate da ambienti destinati alla vita quotidiana e alle attività produttive. In età tardoellenistica compare anche il prestigioso modello della casa a peristilio. Alcune case sono anche provviste di piccoli ambienti di servizio. Un posto di rilievo è ricoperto dall’agorà la cui organizzazione architettonico-urbanistica appare assai significativa: sulle pendici della collina sistemata come lunghissima terrazza, si dispongono il santuario di Demetra e una piazza contenente una stoà lunga e stretta, un piccolo naiskos ed un altare iscritto col nome di Dionisio, nonché alcuni piccoli ambienti destinati al culto. In fondo alla valle è invece il “Tempio Arcaico” 13 , posto al centro di un grandissimo temenos, e alcuni ambienti dedicati al culto. Le necropoli infine, si estendono lungo le vie di accesso. Nella secondo metà del IV sec. a.C., Heraklea riveste un ruolo di primo piano nelle vicende storiche del mondo magnogreco. 13

Pianu 1990, p. 11.

14


Infatti quando nel 379 a.C., Dionisio il Vecchio di Siracusa saccheggiò il santuario di Era al capo Licinio14, ovvero il luogo dove si riuniva la Lega italiota, e occupò Crotone, Taranto, che da quel momento fu a capo della Lega, decise il trasferimento della sede di quest’ultima a Heraklea15. In coincidenza con questo avvenimento, la città visse il periodo di maggior splendore, anche se le indagini archeologiche hanno rilevato un insediamento abbastanza povero rispetto alle vicine colonie greche della costa ionica16. Dal 342 al 280 a.C. i tarantini chiamarono una lunga serie di condottieri stranieri per difendere la loro città: Archidamo, Alessandro il Molosso, Cleonimo, Agatocle, Pirro. In particolare per la storia di Heraklea furono importanti gli interventi sul suolo italico di Alessandro il Molosso e di Pirro 17 . Secondo Sartori, nel 338 a.C. Heraklea subì l’occupazione delle popolazioni indigene dell’interno, i Lucani, ma nel 326 a.C. ca. venne liberata grazie all’intervento di Alessandro il Molosso, re dell’Epiro, che si era già alleato alle città magno-greche. Da quel momento Heraklea ritornò città libera, governò con proprie leggi e coniò le sue monete con l’effige di Eracle con la clava e il leone nemeo. Poco dopo l’arrivo del Molosso però, Taranto si rifiutò di obbedire al suo comando, e fu da questo momento che egli, per indebolire il potere di Taranto sulla Lega cercò di spostarne la sede da Eraclea a Thurii, dando inizio anche al declino che vedrà in seguito Taranto 18 . Rimane il dubbio se ciò sia avvenuto in questi termini: infatti alcuni interpretano il fiume Acalandro presso il quale Strabone 14

Athen., XII, 541 b. Str., VI, III, 4. 16 Pianu 1991, p. 231. 17 Str., VI, 280. 18 Sartori 1967, p. 29. 15

15


riferisce che fu spostato il santuario con l’odierno CavoneSalandrella19, cioè con il fiume che divideva i territori di Heraklea e di Metaponto e presso il quale il Molosso aveva posto il suo campo20, ma resta comunque il fatto che per alcuni anni la sede della Lega fu spostata da Heraklea. Il periodo tra la morte del Molosso e la guerra di Pirro, quindi fra la fine del IV e la prima metà del III sec. a.C., è abbastanza indefinito nella storia della colonia. Si è supposto che Heraklea, priva dell’esercito epirota sia stata minicciata, se non occupata, dai Lucani e che una coalizione fra Tarantini e Iapigi ne abbia tentato la liberazione 21 . È ancora incerto se la suddetta liberazione si debba attribuire ad una iniziativa dei Romani oppure ad una impresa militare da parte di Taranto22. Nel corso degli anni successivi il territorio di Heraklea fu teatro di due importanti episodi bellici: la battaglia tra Pirro contro i Lucani e Romani del 280 a.C. e le operazioni di Annibale nel corso della seconda guerra punica (214 a.C.). Nel 281 a.C. Roma dichiarò guerra a Taranto, che chiamò in soccorso Pirro, re dell’Epiro, che giunse in Italia con il suo esercito e i suoi 20 elefanti. Dopo aver stabilito il suo campo fra Heraklea e Pandosia23 vinse la sua prima battaglia che avvenne nei pressi della città. Nel 271 a.C. Pirro passò in Sicilia, ed è a questo punto che il console romano C. Fabricio Lusciono scese in Magna Grecia e sconfisse i vari alleati di Taranto. Pare anche che riuscì a far passare dalla sua parte Heraklea, il che dovette portare anche al progressivo 19

Str., VI, 280. Sartori 1967, p. 36. 21 Sartori 1967, p. 77. 22 Sartori 1967, p. 78. 23 Plut., Pirro, 16, 4. 20

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deteriorarsi dei rapporti fra quest’ultima e Taranto. Cicerone inoltre, nella Pro Balbo 24 scrive che Heraklea fu l’unica città che fece un patto con Roma durante la guerra contro Pirro. Secondo il Sartori tale patto fu stipulato proprio nel 278 a.C. piuttosto che nel 272 a.C.25 Il periodo della vita di Heraklea tra la fine della guerra e l’inizio della campagna di Annibale in Italia, è poco noto, ma si può affermare che la colonia seguì le sorti di molte altre città alleate di Roma che passarono dalla parte di Annibale non appena si resero conto che quest’ultima non era invincibile; così nel 212 a.C. quando Heraklea fu assediata da Annibale, questa passò dalla sua parte26. La notizia è data da Appiano 27 che sottolinea come questo cambio di fronte avvenne più per il timore suscitato da Annibale che per il volere un distacco da Roma. Successivamente la colonia diventò nuovamente autonoma e fiorente. Nell’89 a.C. agli Eracleoti fu data la cittadinanza romana con la lex Plautia Papiria. Durante la tarda età repubblicana la città venne sconvolta da tumulti sociali, giunti al culmine nel 72 a.C. con il passaggio di Spartaco. Cicerone 28 narra dei numerosi e devastanti incendi che Heraklea subì durante la guerra sociale29, in particolare quello che distrusse l’archivio della città. L’abbandono fu drastico e generale e la popolazione trovò rifugio nella parte alta della città. In età augustea la città riesce in un primo momento a risollevarsi, ma ormai essa appare ridotta al ruolo di piccolo centro di poca

24

Cic., Pro Balb. 22, 50. Sartori 1967, p. 82. 26 Sartori 1967, pp .83-84. 27 App. Hann. 35 (149). 28 Cic. Pro Arch. 4, 8. 29 Pianu 1991/1993, p. 62 ss. 25

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importanza30. In età imperiale Heraklea è ormai in piena decadenza e sopravvive solo come piccolo borgo, menzionato dalle fonti sempre più raramente, fino al V sec. d.C., quando il mondo magno-greco andò soggetto ad una grave crisi economica, da cui non fu risparmiata neppure Heraklea. Per la storia di Heraklea fondamentale è stata la scoperta delle tavole bronzee avvenuta nel 1732 presso il greto del fiume Cavone in località Acinapura, databili tra la fine del IV e l’inizio del III sec. a.C. Esse sono considerate un documento importante per la conoscenza delle forme di organizzazione e sfruttamento del territorio agricolo, per la storia linguistica, costituzionale, sociale e per lo studio dei sistemi agricoli non soltanto di Heraklea, ma di tutta la Magna Grecia31. Le tavole contengono due decreti, scritti in dialetto dorico, relativi alla delimitazione e localizzazione delle terre sacre dei santuari di Dionisio e di Athena Polias: la prima è interamente conservata e contiene su una faccia l’iscrizione relativa alle terre di Dionisio, e sull’altra faccia fu inciso in età cesariana una legge romana (lex Iulia Municipalis) con varie disposizioni a carattere sociale; la seconda invece, sulla prima faccia presenta le disposizioni relative ai terreni di Athena mentre l’altra faccia è anepigrafe. Le due tavole documentano l’intervento dello stato di Heraklea sulla distribuzione dei terreni sacri che vengono tolti a precedenti possessori, rimisurati e affittati ad altre persone ad un certo canone stabilendo dei precisi regolamenti

32

. Inoltre ci forniscono utili informazione per la

ricostruzione delle istituzioni di Heraklea e di converso di quelle della sua madrepatria Taranto, di cui si sa pochissimo per il silenzio delle 30

Pianu 1991, p. 232. Uguzzoni-Ghinatti 1968. 32 Coarelli 1998, pp. 37-40. 31

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fonti letterarie. Nel testo infatti si citavano alcuni organi detenenti il potere: il più importante era l’assemblea dei cittadini che poteva avere due distinzioni: la prima era quella in cui i due polianomi, due magistrati eletti annualmente con pari poteri, facevano rapporto su possibili contestazioni circa l’idoneità di alcuni terreni alla coltivazione dell’olivo, riscuotevano i canoni d’affitto e sorvegliavano gli affittuari affinchè adempissero ai propri obblighi; la seconda era l’assemblea deliberante, o sede di rapporto finale da parte dei commissari preposti alla ricognizione, misurazione e localizzazione dei terreni sacri33. Inoltre da quanto risulta dalle tavole, la vita religiosa ad Heraklea era strettamente connessa con quella civile, e i culti, espressione della religiosità, facevano parte della vita pubblica. In più le finanze dei santuari costituivano una delle voci più importanti della vita finanziaria dell’intero stato. Questo infatti, era protetto dagli dei e, a sua volta doveva proteggere le loro dimore terrene e assicurarne la manutenzione, riservando ai sacerdoti di alcune terre e trasferendo all’amministrazione sacra una parte dei beni. A loro volta, i santuari, in caso di crisi finanziaria, aiutavano le casse statali34.

33 34

Sartori 1967, pp. 57-58. Sartori 1967, p. 67.

19


La necropoli meridionale di Heraklea Lucana Per la breve analisi sulla necropoli meridionale di Eraclea , la fonte primaria è stata l’opera del Pianu ( La necropoli meridionale di Hraklea Lucana 1. Le tombe di secolo IV e III a.C. Roma, 1990), che ha personalmente condotto delle campagne di scavo nella suddetta necropoli. Le necropoli di Heraklea si trovano come capita in genere all’esterno delle mura della città. Attualmente si conoscono tre grossi nuclei di sepolture che si estendono lungo le vie di accesso all’antica città: quello orientale, quello occidentale e quello meridionale, anche se appare difficile capire se si tratta di nuclei omogenei e ben delimitati o se tutta l’area extraurbana fosse interessata da un insediamento diffuso di tombe35. La necropoli occidentale si dispone attorno alla continuazione extraurbana della grande plateia che attraversava la collina su cui sorgeva la colonia, per tutta la sua lunghezza, che poi penetrava nella campagna fino a raggiungere l’attuale S. Maria d’Anglona, secondo alcuni l’antico centro di Pandosia36. 35 36

Pianu 1990, p. 17. Atti Taranto 1977, p. 386.

20


La necropoli meridionale si dispone attorno ad un'altra arteria, che usciva dal centro abitato attraverso una porta sita nei pressi dell’attuale ospedale di Policoro 37 e che doveva proseguire in direzione sud verso Thuri. Le necropoli coprono un arco di tempo cronologico dalla fine del V sec. a.C. all’ età imperiale. Di particolare interesse è la c.d. “tomba del Pittore di Policoro” scoperta casualmente nel 1963 e datata all’ultimo decennio circa del V sec. a.C. Si tratta di un corredo funerario assolutamente eccezionale, che non trova nessun confronto in Magna Grecia per la ricchezza e l’altissima qualità dei vasi, nonché per il tipo di rappresentazioni che esso fornisce38, e che sicuramente costituisce

un

contributo

fondamentale

nella

comprensione

dell’origine e dello sviluppo delle produzioni a figure rosse in Magna Grecia. Nel pubblicare i vasi il Degrassi 39 ipotizzò che si trattasse della tomba di un Pittore, trapiantato ad Heraklea, di cui però si ignora il nome, e che perciò venne definito come “Pittore di Policoro”. L’importanza della tomba è data dalla quantità, dalla qualità e dalla monumentalità dei vasi presenti ( in tutto 18: sei hydriai figurate e una verniciata; quattro pelikai figurate e una verniciata; due ciotolette biansate verniciate; un boccaletto verniciato). L’omogeneità delle forme vascolari e dello stile pittorico indica che tutti i pittori appartenessero ad un'unica scuola e quindi ad un’unica officina, perciò si potrebbe ipotizzare che si tratti di un vasaio attico trasferitosi con i suoi collaboratori ad Heraklea al momento della sua fondazione40. Le 37

V.Valentini, Siris-Eraclea 1989, p. 119 ss. Pianu 1993, p. 162. 39 Degrassi 1965. 40 Pianu 1989, p. 85. 38

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scene raffigurate non appaiono casuali ma sembrano legate ad un discorso ideologico. Tutti i miti raffigurati nei vasi sono relativi a tragedie scritte e rappresentate nei decenni finali del V sec. a.C. che si rifanno in particolare a temi cari a Euripide, tra i quali il mito di Medea e degli Eraclidi che furono rappresentati per la prima volta, proprio nella versione euripidea negli stessi anni della fondazione di Heraklea41, e che rappresentano le due grandi tragedie “politiche”42 di Euripide, in cui Atene è esaltata al massimo. Dalla preponderanza di forme vascolari tipicamente femminili ( hydria, pelike ), di miti aventi per protagonista un personaggio femminile e di scene legate al mundus mulibris, si evince che si tratta molto probabilmente della sepoltura di una donna di altissimo rango, particolarmente interessata alle correnti culturali della sua epoca43 e appartenente ad una famiglia che ha sicuramente a che fare con il mondo ateniese44 ( “ Pelike con Athena” ). Le tombe della necropoli meridionale di Heraklea coprono un arco di tempo che va dal 350 al 270 a.C. C’è sicuramente una tomba più antica e pochissime databili alla seconda metà del III sec. a.C.; la maggior parte di esse appartengono ai decenni finali del IV sec. a.C., probabilmente a causa di un aumento demografico seguito alla fase di relativo benessere economico che sembra interessare l’entroterra lucano in questi anni45. Per

quanto

riguarda

la

tipologia

tombale,

essendo

l’inumazione il rito di sepoltura prevalente, la maggior parte delle tombe sono di tipo adatto a contenere un corpo umano disteso. 41

Pianu 1993, p. 162. Di benedetto 1971, p. 11. 43 Pianu 1989, p. 88. 44 Pianu 1993, p. 164. 45 Pontrandolfo 1982, p. 160 ss. 42

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Tuttavia in qualche caso queste tombe possono contenere anche le ceneri di un individuo, in una sorta di commistione fra i due riti. Strutturalmente le tipologie attestate nella necropoli sono sei: Tomba a pozzetto: tipologia utilizzata esclusivamente per le sepolture a incinerazione, costituita da un piccolo pozzetto circolare/ovoide, più o meno profondo, all’interno del quale è deposta l’urna cineraria. Il corredo era disposto o all’interno del cinerario o all’esterno di esso. Alcune tombe, ovvero quelle in cui il cinerario era coperto dalla conca acroma rovesciata 46 , erano visibili anche dall’esterno, in quanto emergevano almeno in parte sul piano di calpestio. Infine la presenza su quest’ultimo di numerose chiazze di bruciato (ustrinum), nelle immediate vicinanze delle tombe, potrebbe confermare che le sepolture a incinerizione siano di tipo secondario; per cui ad una prima cerimonia di cremazione sarebbe dovuta seguire la sepoltura delle ceneri all’interno dell’urna, accompagnata dal corredo. Il numero di queste tombe è piuttosto ridotto ma sono distribuite per tutta la durata della necropoli. Tomba a fossa: Si tratta della tipologia più semplice, nonché della più attestata in assoluto nella necropoli. E’ costituita da una fossa scavata direttamente nel terreno o nella roccia, le cui dimensioni possono variare, così come assai varia può essere la sua copertura. Infatti si può avere o il semplice interramento o la copertura con tegolame, con frammenti di carparo o con altri tipi di pietra. Anche le pareti della tomba possono essere rivestite da pietrame o da frammenti di tegole. L’ orientamento prevalente è quello E/W, così come prevale la 46

Pianu 1990, p. 209.

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disposizione del defunto con la testa ad E. Questo tipo di tomba risulta essere utilizzata soprattutto per le sepolture infantili e a partire dall’ultimo venticinquennio del IV sec. a.C. con una concentrazione negli anni finali dello stesso secolo e nei decenni iniziali del III sec. a.C. Comunque sembra essere una tomba più povera rispetto agli altri tipi di sepolture, data la scarsa monumentalità e la non eccelsa qualità dei corredi. Tomba a cappuccina: E’ una tipologia molto simile a quella a fossa, dalla quale si differenzia per la particolare copertura, costituita da un tetto a doppio spiovente costruito con tegole piane con bordo rilevato, disposte obliquamente. La sommità del tetto è rifinito con dei coppi, gli stessi poi utilizzati per coprire le giunture laterali fra le tegole piane47. I lati corti della tomba erano chiusi con tegole piane o ricurve. La base della copertura era generalmente rinforzata da una fila di ciottoli di medie e piccole dimensioni, che servivano sicuramente a rendere più stabile la collocazione delle tegole. Il tetto emergeva di solito, per circa i 2/3 sul piano di calpestio, mentre la base delle tegole e la fila di ciottoli erano coperti da terra e dunque nascosti alla vista. L’orientamento di queste sepolture presenta notevoli variazioni, anche se comunque tende a prevalere quello E/W con la testa del defunto disposta a E. Questa tipologia sembra inoltre, essere utilizzata soprattutto per le sepolture infantili. Anche queste sepolture sembrano essere in voga nella necropoli tra la fine del IV sec. ed i primi del III sec. a.C. Tombe “a fisarmonica”: Si tratta di un’altra variante della tomba a fossa, dalla quale si differenzia per le dimensioni maggiori e per il tipo di copertura, 47

Pianu 1990, p. 210.

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costituito da una serie di tegole trapezioidali leggermente ricurve, disposte di taglio nel terreno. Il lato più stretto di ogni tegola è poggiato sul lato più lungo della successiva e questa catena di tegole sovrapposte crea una caratteristica superficie frastagliata che ha dato il nome a questa sepoltura48. La copertura doveva poi sporgere di alcuni centimetri rispetto al piano di calpestio, rendendo così la sepoltura ben visibile. Le tegole utilizzate sembrano inoltre costituire una tipica produzione di Heraklea. Un’altra caratteristica di questa tipologia tombale è il divario, talvolta consistente, fra le dimensioni della fossa, generalmente più piccola, e quelle della copertura, che potrebbe trovare

una

spiegazione

nella

volontà

di

monumentalizzare

maggiormente la sepoltura. Anche in questo caso l’orientamento prevalente è quello E/W, mentre sembra prevalere l’uso di deporre il defunto con la testa verso W. Questo tipo di tomba è utilizzato soprattutto per la deposizione di individui adulti, e sembra indicare una precisa volontà di ostentare la ricchezza del defunto, anche attraverso la maggior ricchezza del corredo. Sul piano cronologico, queste sepolture si concentrano nell’ultimo venticinquennio del IV sec. a.C. e nei primi anni del III sec. a.C. Tomba a “bottino”: Si tratta ancora di un’ulteriore variante del tipo a fossa. La copertura è qui costituita da grandi tegoloni semicilindrici, mentre i lati corti sono chiusi da tegole piane e in qualche caso da lastre di pietra; esa sporgeva sul piano di calpestio per circa 2/3, rendendo la sepoltura ben evidente. È una tipologia abbastanza rara nella necropoli e generalmente sono tombe per adulti, di dimensioni notevoli. Siamo sicuramente di fronte a delle sepolture particolari, anche se è difficile 48

Pianu 1990, p. 211.

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poterne dare una spiegazione sicura e precisa, sia per il loro numero ridotto sia per il tipo di corredo che non si differenzia rispetto a quelli rinvenuti negli altri tipi di tombe descritti. Tomba a cassa: Chiamate anche “a cassone” o “a cassettone”, costituiscono la tipologia tombale più monumentale ad Heraklea. La tomba è costruita con grandi lastre di carparo o di puddinga, usate sia per i lati che per la copertura; talvolta vengono anche utilizzati entrambi i tipo di lastre nella stessa sepoltura. La copertura poteva essere piatta, a doppio spiovente o a schiena d’asino. La cassa generalmente sporgeva abbastanza rispetto al piano di calpestio, perciò la sepoltura era ben visibile, e le sue dimensioni sono abbastanza notevoli, anche se si tratta normalmente di tombe monosome. L’orientamento prevalente è sempre quello E/W, con una preferenza, seppur minima, per la disposizione del defunto col capo rivolto verso W. Questo tipo di tomba è generalmente usato per le sepolture di individui e negli esempi giuntici prevalgono di gran lunga le tombe femminili 49 . Si potrebbe affermare che siamo di fronte alle tombe “ricche” di Heraklea e forse anche quelle preferite per tradizione; esse sono infatti le più diffuse nel periodo iniziale della necropoli ( terzo venticinquennio del IV sec. a.C.) per poi scemare verso la fine del secolo e scomparire nel III sec. a.C. Il loro utilizzo è attestato anche nei secoli successivi ma come sepolture familiari. Durante tutto l’arco di tempo d’uso delle necropoli si possono individuare alcune costanti nel rituale, ma anche importanti variazioni. E’ sempre presente il doppio rito dell’incinerazione e dell’inumazione, con una forte prevalenza di quest’ultimo; è sempre presente una certa 49

Pianu 1990, pp. 211-212.

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predilezione per i corredi poveri, composti da pochi oggetti, senza particolari elementi di sperequazione economica, fra i cittadini 50 . L’usanza invece di deporre numerosi oggetti nella sepoltura, che si riscontra soprattutto nelle tombe femminili si attesta via via col tempo in percentuali sempre crescenti. Altra costante è costituita dall’uso di vasi porta profumi: in particolare è l’unguentario l’oggetto più attestato seppur nelle diverse varianti, per tutto il periodo. Sul piano ideologico, i vasi più importanti sono, almeno inizialmente, la pelike e la lekythos, per poi subire una grossa involuzione negli ultimi anni del IV sec. a.C., mentre la lekane, altro vaso importante per il mundus muliebris, sparisce già qualche decennio prima. Un’altra costante può essere individuata nell’assenza di corredi-tipo, ma anche nella continua affermazione dell’ideale uomo = atleta, donna = matrona. Occorre sottolineare infatti, che, nonostante la seconda metà del IV sec. a.C. veda avvenimenti abbastanza traumatici per l’intera area, l’ideologia della città appare orientata verso gli ideali della grecità classica, la paideia atletica e musicale, il ruolo domestico per la donna; non esiste alcun riferimento alla guerra, neppure tra gli ex voto provenienti dai luoghi di culto della colonia51. I cambiamenti osservabili nella necropoli a partire dall’ultimo venticinquennio del IV sec. a.C., ed in maniera più incisiva negli ultimi del secolo, come l’aumento degli oggetti del corredo, la progressiva scomparsa di alcune forme ceramiche unita all’affermasi di altre (guttus, lebete), la scomparsa della decorazione figurata dai vasi, nonché una maggior presenza di oggetti prima utilizzati solo 50 51

Pianu 1991, p. 231. Pianu 1991, p. 232.

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sporadicamente (oinochoe, skyphos, anello di piombo, statuette, monete), devono di sicuro costituire il riflesso di mutamenti sociali ed economici che stanno avvenendo nella città, probabilmente collegati ai fatti storici contemporanei. La rottura con le vecchie tradizioni potrebbe essere spiegato con l’arrivo di nuovi stimoli dall’esterno, dato anche il ruolo svolto da Heraklea in quanto capitale della Lega italiota52. Infatti è ben noto che proprio nella prima metà del IV sec. a.C. si registra nella città una notevole attività edilizia53, a partire dalla cinta muraria, dall’impianto delle insulae abitative nella parte centrale della collina del Barone, fino al rifacimento degli edifici sacri nel santuario di Demetra54 e nell’agorà fra il 370 e il 360 a.C. Questa necropoli doveva servire tutta l’area della città bassa, interessata da una scarsa intensità abitativa, in particolare proprio per il IV sec. a.C. Il termine finale della necropoli concide con dei momenti di crisi registrabili sia nel santuario di Demetra che nell’agorà55, segno evidente di un momento di difficoltà registratosi in tutta la città. Ipoteticamente si collega l’abbandono della necropoli meridionale con la spedizione di Pirro ed il passaggio di Taranto (e verosimilmente della sua colonia Heraklea) nell’orbita romana56, che provocarono

nelle campagne dell’entroterra danni e devastazioni;

ancor più dovettero poi pesare la riorganizzazione territoriale imposta dai romani subito dopo, che portò alla contrazione dei centri lucani delle valli dell’Agri e del Sinni, alla fondazione di altri centri che

52

Pianu 1990, p. 247. Neutsch 1968, p. 15. 54 Pianu 1989, p. 107. 55 Pianu, in Lione 1988. 56 Pianu 1991, p. 232. 53

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sconvolsero la vecchia organizzazione agraria con contraccolpi durissimi sull’economia di Heraklea57.

Catalogo N°1

N°2

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Pianu 1990, p. 248.

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Schede dei vasi

N°1: Pelike a figure rosse. Luogo di rinvenimento: Tomba 53 Via Avellino Descrizione: Grosso labbro svasato a tesa piana, collo cilindrico con risega piuttosto pronunciata, alto piede a tromba, a sezione trapezoidale. Il labbro è verniciato, il collo è decorato con un motivo a foglie d’alloro orizzontali. La spalla superiormente presenta un motivo a linguelle verticali che si interrompe sotto le anse. Sul lato A sono raffigurati tre personaggi ammantati. Quello a sinistra è visto di profilo, rivolto a destra, ed offre a quello centrale probabilmente un ramoscello d’alloro. La figura centrale è rivolta a sinistra e tiene un lembo della tunica con la mano sinistra. Il terzo personaggio è anch’egli visto di profilo e tiene col braccio destro un bastone, mentre il sinistro è nascosto sotto il mantello. Inoltre, in alto fra il secondo e il terzo personaggio vi è un disco risparmiato, scompartito. Tutti i personaggi poggiano su un terreno reso a risparmio, dai contorni irregolari. Sul lato B sono raffigurati tre personaggi e sullo sfondo un’edicola. A sinistra è una donna in posizione stante, di spalle, con i capelli raccolti in un kekryphalos, che indossa un lungo chitone; con la mano sinistra regge una patera con all’interno degli oggetti sferici mentre il braccio destro è sollevato, sembra in segno di saluto: lo stato di conservazione però non permette di stabilire se tenga o meno qualcosa nella mano.

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Al centro è un giovane nudo,davanti ad un naiskos, le cui colonne che sorreggono un timpano, poggiano su due gradini. Il giovane è raffigurato leggermente piegato in avanti e si appoggia con entrambe le mani su un’anfora in terra alla sua destra. Sulla sua testa sembra appoggiato un contenitore su cui si intravedono tracce di decorazione. L’anfora su cui poggia è decorata con una figurina verniciata, probabilmente una danzatrice. Sulla destra è un altro giovane nudo, anche se dalla spalla sinistra pende un himation, e ai piedi porta dei calzari. È rivolto di profilo verso sinistra, mentre il corpo è di tre quarti. Con entrambe le mani sembra porgere al giovane al centro una benda. Sotto le anse è un motivo floreale con doppia palmetta sovrapposta incorniciata da girali e infiorescenze. La scena è chiusa in basso da un motivo a meandro, intervallato da rettangoli a croce. Di indubbio interesse è la scena della facciata B, sia per l’iconografia piuttosto strana del naiskos che pare quasi una via di mezzo rispetto alla stele, sia perché in generale si tratta di un’iconografia non ancora standardizzata dal momento, che quella canonica prevede,all’interno del naiskos, l’immagine del defunto o del vaso. Qui invece è raffigurato vuoto, anche se la presenza di bende e di offerte ci riporta comunque ad una scena di carattere funerario. Datazione: 390-370.

Confronti: LATO A Trendall 1967; plate 2 n°4(11), n°6(12): 440 - 420/10 a.C., p. 13. Trendall 1967; plate 3 n°2(14), n°6(12): 440 - 420/10 a.C., p. 13. Trendall 1967; plate 4 n°4(33), n°6( 44): 440 - 420/10 a.C., p. 13.

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Trendall 1967; plate 5 n°2( 49), n°4(54), n°6(57): 440 - 420/10 a.C., p. 13. Trendall 1967; plate 6 n°6(80): 440 - 420/10 a.C., p. 13. Trendall 1967; plate 7 n°2(86), n°4(88): 424 - 410 a.C., p. 27. Trendall 1967; plate 8 n°5(98): 424 - 410 a.C., p. 27. Trendall 1967; plate 9 n°4(109), n°6(111): 430 - 400 a.C., p. 32. Trendall 1967; plate 11 n°2(124): 430 - 400 a.C., p. 32. Trendall 1967; plate 13 n°2(147), n°4(155): 430 - 400 a.C., p. 32. Trendall 1967; plate 14 n°4(174), n°6(173): 430 - 400 a.C., p. 32. Trendall 1967; plate 39 n°4(420): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 41 n°4(429): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 44 n°2(4689, n°6(470): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 45 n°2(474), n°6(477): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 46 n°4(494): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 47 n°2(501), n°4(502): primo quarto del IV sec. a.C., p. 96. Trendall 1967; plate 48 n°2(503), n°6(507): primo quarto del IV sec. a.C., p. 96. Trendall 1967; plate 49 n°2(510), n°4(511), n°6(512): primo quarto del IV sec. a.C., p. 96. Trendall 1967; plate 51 n°1-6, n°7(528), n°9( 536): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 54 n°6(556): fine V sec. a.C. – 370/60 a.C., p. 82. Trendall 1967; plate 56 n°4(571), n°6(572): 380 - 360 a.C., p. 107. Trendall 1967; plate 57 n°2(575), n°6(581): 380 - 360 a.C., p. 107. Trendall 1967; plate 60 n°4(616): 360 – 320 a.C. p. 120

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Trendall 1967; plate 130 n°2(769): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 133 n°6(802): 330 – 310 a.C., p. 335. Trendall 1967; plate 153 n°4(253): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 159 n°3(209), n°5(300): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 167 n°6(360): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 415. Trendall 1967; plate 187 n°2(323): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 201 n°2(607), n°4(609), n°6(614): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 205 n°2(665), n°4(667): prima metà dell’ultimo quarto del IV sec. a.C. LATO B Trendall 1967; plate 59 n°4(590): 380 – 360 a.C., p. 107.

N°2: Pelike a figure rosse. Luogo di rinvenimento: Tomba 6 Via Campobasso Descrizione: Orlo estroflesso, corpo globulare, basso piede ad anello e anse verticali a bastoncello. Il lato A, sotto le bande risparmiate, presenta una decorazione a foglie d’alloro e sotto ancora, oltre ad una linea a puntini sovra dipinti, è raffigurata una figura femminile ammantata, leggermente protesa verso sinistra, che reca nella mano sinistra una cista. Sul lato B, presenta, sul collo, una decorazione a rosette inquadrate fra linee orizzontali sovradipinte e risparmiate. La scena è costituita, a sinistra, da una figura femminile seduta che tiene sulle ginocchia una cista, mentre il suo braccio sinistro è rivolto verso la figura maschile

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che le sta di fronte. Quest’ultima è raffigurata nuda, con il piede poggiato su una base a forma di kantharos, ed il braccio destro proteso verso la donna; al collo sembra avere un drappo. Fra le due figure, sullo sfondo, si vedono un punto risparmiato, due bende ed un leprotto. La scena è chiusa in basso da un motivo ad onde correnti che interessa tutta la circonferenza del vaso. Sotto le anse è presente una decorazione floreale a palmette e girali. Datazione: 340-325

CONFRONTI: LATO A Trendall 1967; plate 68 n°1(793), n°3(808), n°4(822), n°5(840), n°6(846): metà IV sec. a.C., p. 144. Trendall 1967; plate 75 n°6(969): 360 -320 a.C., p. 158. Trendall 1967; plate 76 n°7(998): 360 -320 a.C., p. 158. Trendall 1967; plate 80 n°4(33): 380 -370 a.C., p. 202. Trendall 1967; plate 82 n°2(56), n°3(58), n°6(60): 380 -370 a.C., p. 209. Trendall 1967; plate 95 n°4(115): 350 – 340 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 106 n°3(250): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 107 n°1(268): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 108 n°2(275): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 110 n°2(295): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 111 n°5(349): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 112 n°5(341): 340 – 330 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 114 n°3(370): 330 – 320 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 115 n°5(411): 330 – 310 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 123 n°5(601): 350 – 320 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 126 n°8(705): 350 – 320 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 138 n°2(9), n°4(7): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 140 n°8(44): 360 – 330 a.C., p. 364.

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Trendall 1967; plate 141 n°4(56): 360 – 330 a.C., p. 364. Trendall 1967; plate 142 n°5(99): 360 – 330 a.C., p. 364. Trendall 1967; plate 146 n°6(127): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 147 n°3(158), n°4(156), n°5(155): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 150 n°5(227), n°7(244): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 151 n°5(242), n°7(243): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 155 n°4(267): 340 – 330 a.C., p. 399. Trendall 1967; plate 165 n°1(339): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 169 n°3(386), n°5(391): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 415. Trendall 1967; plate 170 n°1(397), n°2(399), n°6(463): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 172 n°2(493): alcuni decenni prima e dopo il 325 a.C., p. 427. Trendall 1967; plate 173 n°1(334), n°2(578): fine IV sec. a.C., p. 438. Trendall 1967; plate 191 n°4(409), n°5(410): Trendall 1967; plate 193 n°5(414): Trendall 1967; plate 194 n°1(415), n°5(419): 340- 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 208 n°3(718): prima metà dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 522. Trendall 1967; plate 209 n°5(736): prima metà dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 522. Trendall 1967; plate 219 n°2(910): ultimo decennio del IV sec. a.C., p. 550. Trendall 1967; plate 220 n°(912): ultimo decennio del IV sec. a.C., p. 550. Trendall 1967; plate 229 n°4(34): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 238 N°2(108): 310 ca. a.C., p. 605. LATO B Trendall 1967; plate 77 n°1(1082), n°4(1102): 360 – 320 a.C., p. 159. Trendall 1967; plate 131 n°4(789): 330 – 310 a.C., p. 335. Trendall 1967; plate 137 n°1(1): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 146 n°5(127): 360 – 330 a.C., p. 377.

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Trendall 1967; plate 161 n°6(316): 350- 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 164 n°2: 350- 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 171 n°4(496): alcuni decenni prima e dopo il 325 a.C., p. 427. Trendall 1967; plate 179 n°4(75): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 180 n°2(89): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 181 n°2(102), n°4(99), n°6(98): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 207 n°4(695): prima metà dell’ultimo quarto del IV secc. a.C., p. 522. Trendall 1967; plate 227 n°1(15): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 228 n°2(27), n°7-8(43), n°9(26): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 234 n°5(91): 330 ca. a.C., p. 599.

N°3: Pelike a figure rosse. Luogo di rinvenimento: Tomba I Via Forlì Descrizione: Orlo svasato, corpo globulare e base piatta. Sul lato A la decorazione sul collo è costituita da un motivo a rosette. Sulla pancia la decorazione assai lacunosa consente di identificare soltanto la parte superiore di una figura femminile ammantata che regge nella mano sinistra un disco. Sul lato B il collo presenta una decorazione con motivo ad ovoli pendenti, mentre sulla pancia è raffigurata un giovane nudo, leggermente proteso in avanti verso sinistra, che porta, poggiato sulla spalla sinistra, un drappo e con la mano un ramoscello. Con l’altra mano regge un oggetto piatto, forse una patera. Davanti a lui è un altare rettangolare con una cornice.

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Sotto le anse la decorazione vegetale è quella consueta a palmette e girali. Datazione: 340-320

Confronti: LATO A Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss. LATO B Trendall 1967; plate 30 n°1(308), n°2(315): 380 – 370 a.C., p. 62. Trendall 1967; plate 31 n°(325): 380 – 370 a.C., p. 62. Trendall 1967; plate 32 n°5(340): 380 – 370 a.C., p. 62. Trendall 1967; plate 33 n°7(364): 380 – 370 a.C., p. 62. Trendall 1967; plate 70 n°1(832), n°2(807): metà IV sec. a.C., p. 144. Trendall 1967; plate 71 n°6(906): fine IV sec. a.C., p. 157. Trendall 1967; plate 74 n°6(974): 360 – 320 a.C., p. 158. Trendall 1967; plate 101 n°1(107): metà IV sec. a.C., p.223. Trendall 1967; plate 106 n°10(264): terzo quarto del IV sec, a.C., p. 263. Trendall 1967; plate 115 n°1(339): terzo quarto del IV sec, a.C., p. 263. Trendall 1967; plate 120 n°2(513): 350 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 134 n°8(883): 330 – 310 a.C., p. 335. Trendall 1967; plate 135 n°1(885), n°4(896), n°6(894): 320 – 310 a.C., p. 349. Trendall 1967; plate 136 n°6(898): 320 – 310 a.C., p. 349. Trendall 1967; plate 150 n°6(244): 360 – 320 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 169 n°4( 386): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 415. Trendall 1967; plate 179 n°1(83), n°3(85): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448.

N°4: Pelike a figure rosse.

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Luogo di rinvenimento: Tomba 54Via Latina lato sud Descrizione: Orlo estroflesso, corpo globulare, basso piede ad anello e anse verticali a nastro e costolate. Il lato A presenta, sotto un motivo ad ovoli pendenti, una figura di giovane donna, protesa a sinistra, che regge nella mano destra una patera. Sullo sfondo un disco risparmiato quadripartito, a destra, e un ramoscello davanti alla donna, a sinistra. Sul lato B il collo presenta una decorazione ad onde correnti al di sotto della quale è raffigurato un giovane, nudo, che corre verso sinistra, recando nella mano destra una patera e in quella sinistra una corona. Sul braccio destro tiene un drappo. Sullo sfondo vi è un disco risparmiato quadripartito, a destra, ed uno più piccolo con un punto centrale, a sinistra. La scena è chiusa in basso da una linea risparmiata che corre per tutta la circonferenza del vaso. Sotto le anse la decorazione è a palmette e girali. Datazione: 340-320

Confronti: LATO A Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss. LATO B Si rimanda ai confronti della foto N°3 ( LATO B); pp. 42-43.

N°5: Pelike a figure rosse. Luogo di rinvenimento: Tomba 38 Via Avellino, Cooperativa alba Descrizione: Orlo svasato, corpo piriforme, basso piede ad anello ed anse verticali a nastro, costolate.

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Su tutta la circonferenza del collo è presente una decorazione costituita da un motivo a sbaccellature interrotto all’altezza delle anse. Sul lato A è raffigurato un giovane genio alato, leggermente chino in avanti, nudo con la gamba destra poggiata un piedistallo. In mano regge delle bende. Sul lato B è una figura femminile ammantata gradiente verso destra col la testa volta all’indietro. Nella mano sinistra reca una corona e con la destra una phiale. Sullo sfondo come riempitivi, in alto a sinistra è appena una benda, a destra vi è un cerchio. Sotto le anse la decorazione floreale è costituita da palmette e girali. Datazione: 350-325 Confronti: LATO A Trendall 1967; plate 143 n°1(106), n°2(107): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 229 n°2(33): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585.

LATO B Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss.

N°6: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 5 Lotto 184 Descrizione: Il lato A presenta sul collo una banda ad ovoli pendenti al di sotto della quale vi è una figura femminile che indossa un lungo chitone stretto in vita, protesa verso destra ma con la testa rivolta all’indietro. Con la mano destra tiene un ramoscello, con la sinistra una cista ed un drappo. I capelli raccolti con il kekryphalos. La scena si chiude in basso con due alberelli, uno per parte, mentre in alto a destra c’è una rosetta di otto petali.

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Il lato B presenta un genio alato nudo, in volo verso sinistra. Le ali sono distese e i capelli raccolti con il kekryphalos. Con la mano sinistra regge una corona, mentre con la mano sinistra tiene una doppia patera. Sullo sfondo in basso vi sono tre alberelli, mentre in alto partendo da sinistra, troviamo una benda, una rosetta a quattro petali ed una foglia. Ai lati sotto le anse le solite palmette e girali. Datazione: 350-330

Confronti: LATO A Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss. LATO B Trendall 1967; plate 74 n°4(949), n°5(974): 360 – 320 a.C. a.C., p. 159. Trendall 1967; plate 82 n°1(56), n°5(60): 380 – 360 a.C., p. 209. Trendall 1967; plate 225 n°3(2): 350 a.C., p. 584. Trendall 1967; plate 226 n°4(7): terzo quarto del IV sec. a.C., p 585. Trendall 1967; plate 233 n°4(78), n°6(81): 330 ca. a.C., p. 593. Trendall 1967; plate 249 n°3(325): inizio dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 635.

Lekitos a figure rosse

Descrizione: Imboccatura campanulata, con orlo a tesa piana, corpo ovoide, basso piede ad anello e ansa verticale a bastoncello. L’imboccatura e la parte alta del collo sono verniciate, mentre la parte bassa presenta un motivo a linguelle verticali; la spalla è invece decorata ad ovoli. Nella pancia è raffigurato un genio alato nudo, seduto su una roccia con le ali distese. I capelli sono raccolti nel

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kekryphalos e indossa delle collane. Il braccio destro è abbandonato verso il basso, mentre la mano destra, tesa in avanti, regge una cista decorata a meandro e linguelle. Davanti alla figura vi è un alberello stilizzato. Su campo invece, vi sono un disco decorato con puntini e con una linea morbida puntinata sovradipinata. Sul retro del vasetto è raffigurata una palmetta, con girali e campanule ai lati. La scena è chiusa in basso da una banda decorata ad onde correnti; anche il piede del vaso è verniciato.

Confronti: Trendall 1967; plate 75 n°5(1015): 360 – 320 a.C., p. 159. Trendall 1967; plate 92 n°1(58): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234. Trendall 1967; plate 93 n°3(69): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234. Trendall 1967; plate 95 n°2(109): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234. Trendall 1967; plate 120 n°5(511): 350 – 340 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 121 n°7(524): 350 – 340 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 139 n°5(24): 360 – 330 a.C., p. 364. Trendall 1967; plate 191 n°8(411): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 192 n°2(412): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 193 n°3(417): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 226 n°2(6): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 227 n°6(12): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 232 n°3(82), n°6(84): 330 ca. a.C., p. 592-3. Trendall 1967; plate 242 n°8(230): 320 – 310 a.C., p. 615. Trendall 1967; plate 243 n°3(239), n°5(238): 320 – 310 a.C., p. 615. Trendall 1967; plate 247 n°6(314), n°7(315): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 625.

N°7: Lekane a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 5 Lotto184

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Descrizione: Coperchio con pomello a disco, spalle oblique e orlo verticale. Vasca con orlo verticale a listello per l’alloggiamento del coperchio. Alto piede a tromba, anse orizzontali a nastro, con dischetti ai lati. L’interno della vasca è scompartito in quattro parti. La vasca è decorata con un motivo a meandro. Il pomello del coperchio è decorato con una raggiera al centro e da un motivo ad onde correnti sul bordo. Sul lato A sono raffigurati un giovane stante , con le gambe incrociate ed una donna seduta. Il giovane, a sinistra, è nudo e reca nella mano sinistra una corona, mentre con quella destra regge una patera; con le braccia trattiene un mantello che gli passa dietro la schiena. La donna è seduta su una base rettangolare, decorata a chevrons, puntini e meandri. Indossa una lunga tunica e i capelli sono raccolti col kekryphalos ed ornati con una corona. La mano sinistra è poggiata sulla base, mentre con la destra regge un timpano. In basso fra le due figure vi è un’oca, e in alto vi è una benda appesa. Il lato B presenta un giovane genio alato nudo, seduto su una roccia e con le ali distese. I capelli sono raccolti col kekryphalos ed ornati con una corona, e al collo porta una collana. Nella mano destra tiene una cista ornata con delle borchie, quella sinistra è invece, poggiata sulla roccia. A sinistra e a destra vi sono due alberelli stilizzati. Le scene sono divise da una ricca palmetta contornata con girali e campanule. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO B); pp. 39 ss.

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N°8: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 8 Via Agrigento Descrizione: Grosso orlo svasato, corpo globulare, basso piede ad anello e anse verticali a nastro costolate. Per tutta la sua circonferenza il collo è decorato da una banda a ovoli pendenti. Sul lato A vi è un giovane genio alato nudo, che corre verso destra , visto di profilo. La mano destra è tesa in avanti verso l’alto, mentre la sinistra reca una corona. Le ali sono distese e ai piedi indossa dei calzari. Sullo sfondo in alto a destra, vi è una rosetta a punti. Sul lato B è raffigurata una donna ammantata, vista di profilo da sinistra, seduta su una roccia dai contorni sinuosi. Ha i capelli raccolti in un sakkos ed una collana al collo. Il braccio sinistro è ripiegato all’indietro, mentre quello destro è teso in avanti e reca uno specchio. In alto sulla destra vi è un disco a quattro scomparti e puntino centrale. Sotto le anse la decorazione è costituita da palmette con girali, e in basso la scena è chiusa da una sottile linea risparmiata. Datazione: 350-330

Confronti: LATO A Trendall 1967; plate 137 n°2(5): 350 – 330 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 138 n°5(7): 350 – 330 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 191 n°6(410): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 249 n°8(324): inizio dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 635.

LATO B Trendall 1967; plate 92 n°3(59), n°5(61): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234.

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Trendall 1967; plate 94 n°2(82): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234. Trendall 1967; plate 95 n°3(114): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 234. Trendall 1967; plate 109 n°5(304): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 263. Trendall 1967; plate 110 n°3(298), n°4(305): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 263. Trendall 1967; plate 118 n°9(507): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 120 n°5(511): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 121 n°3(529): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 122 n°1(556): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 123 n°4(610), n°8(621), n°6(619): 350 – 320 a.C., p. 298. Trendall 1967; plate 141 n°5(57), n°8(68): 360 – 330 a.C., p. 364. Trendall 1967; plate 151 n°(238): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 173 n°5(612): fine IV sec. a.C., p. 438. Trendall 1967; plate 191 n°2(408), n°7(411): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 194 n°3(418): 340 – 320 a.C., p. 495. Trendall 1967; plate 219 n°1(909): ultimo decennio del IV sec. a.C., p. 550. Trendall 1967; plate 226 n°1(6), n°3(7), n°5(10): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 227 n°5(12), n°7(14): terzo quarto del V sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 229 n°1(30), n°8(43): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 585. Trendall 1967; plate 230 n°4(48), n°5(50): 330 ca. a.C., p. 592-3. Trendall 1967; plate 232 n°2(51), n°4(82), n°5(83): 330 ca. a.C., p. 592-3. Trendall 1967; plate 233 n°2(79), n°4(78): 330 ca. a.C., p. 592-3. Trendall 1967; plate 238 n°1(108), n°3(135), n°4(124), n°5(136), n° 8(137): 310 ca. a.C., p. 605. Trendall 1967; plate 240 n°3(208): 320 – 310 a.C., p. 615. Trendall 1967; plate 242 n°1(226), n°4(228), n°7(320): 320 – 310 a.C., p. 615.

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Trendall 1967; plate 243 n°1(255), n°2(247), n°4(238): 320 – 310 a.C., p. 615. Trendall 1967; plate 244 n°2(281): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 627. Trendall 1967; plate 245 n°2(299), n°4(301): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 627. Trendall 1967; plate 246 n°1(302), n°8(307): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 627. Trendall 1967; plate 247 n°1-2(310), n°5(314), n°8(316): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 627. Trendall 1967; plate 248 n°1, n°4(322), n°5(323): ultimo terzo del IV sec. a.C., p. 627. Trendall 1967; plate 253 n°6(453): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 654. Trendall 1967; plate 254 n°5(449): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 654. Trendall 1967; plate 255 n°4(461), n°6(475), n°7(478), n°8(472), n°12(460): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 654.

Lekythos a figure rosse

Descrizione: Imboccatura a campana, con orlo a tesa piana, collo stretto, corpo ovoide e passo piede ad anello. L’ansa è a nastro e costolata. L’orlo e la parte alta del collo sono verniciate, mentre quella bassa è decorata con sottili lamelle verticali. Al di sotto di quest’ultima è raffigurata una donna vestita di tunica, protesa verso destra, con il viso di profilo e il corpo di tre quarti. I capelli sono raccolti con il kekryphalos. Con il braccio sinistro, leggermente piegato in avanti, regge una patera lavorata a baccellature, mentre quello destro è piegato all’indietro.

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Sullo sfondo come riempitivi, vi sono in alto a sinistra, un disco diviso in quattro parti da una croce, in basso a sinistra probabilmente una foglia, e davanti alla figura un alberello stilizzato. Il retro del vaso è decorato da una palmetta con girali e campanule ai lati. La scena è chiusa in basso da una sottile linea orizzontale risparmiata, e anche il piede del vaso è verniciato. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss.

N°9: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 26 Via Agrigento Descrizione: Larga bocca svasata, corpo ovoide, anse verticali a nastro e basso piede ad anello sagomato. Sul lato A, il collo è decorato con un motivo ad onde correnti risparmiate. Il corpo è decorato con una figura maschile giovane, nuda e rivolta verso destra, ma col viso rivolto all’indietro. Sul braccio destro sembra portare un mantello; purtroppo la perdita de parte della sovradipintura, impedisce di indicare altri particolari. Sono inoltre raffigurati alcuni dischi come riempitivi. Sul lato B, è raffigurata una donna, rivolta verso destra ma col viso volto all’indietro. Indossa un lungo chitone, con la mano destra regge una patera con all’interno probabilmente dei frutti, mentre con la sinistra una corona.

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In basso a destra vi è un sedile rettangolare, forse la raffigurazione di un altare. Come riempitivi

vi sono elementi tondeggianti e

quadrangolari. Sotto le anse la decorazione è quella solita, costituita da palmette e girali. Anche il piede è verniciato. Datazione: 340-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss.

N°10: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 5 Via Luca Descrizione: Labbro svasato ed estroflesso, corpo ovoide, basso piede ad anello sagomato e anse verticali a nastro, costolate. Il collo è decorato in tutta la sua circonferenza, da una banda ad ovoli pendenti. Sul lato A, è raffigurata una donna con i capelli raccolti nel kekryphalos, che indossa un chitone e che siede su un elemento roccioso costituito da massi tondeggianti. La mano sinistra è portata all’indietro, mentre quella destra, tesa in avanti, regge un oggetto triangolare simile ad uno specchio. In alto a sinistra è appesa una benda. Il lato B, è decorato con un genio alato nudo e stante, rivolto a sinistra. Con la mano destra regge forse un “tirso”. Davanti e dietro la figura vi sono alberelli stilizzati. In alto a sinistra è presente una benda a cui corrisponde sulla destra un oggetto rettangolare non chiaramente identificabile. La scena è chiusa in basso da un motivo ad onde

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correnti. Sotto le anse la decorazione è costituita da palmette rovesciate e altri elementi vegetali. Datazione: 340-325

Confronti: Trendall 1967; plate 125 n°3(639): 340 – 320 a.C., p. 223. Trendall 1967; plate 148 n°1(164): 360 – 320 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 238 n°7(140): 310 ca. a.C., p. 605. Trendall 1967; plate 240 n°4(208): penultima decade del IV sec. a.C., p. 615. Trendall 1967; plate 243 n°6(232):penultima decade del IV sec. a.C., p. 615.

N°11: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 2 Via Forlì Descrizione: Orlo estroflesso, collo cilindrico, corpo globulare, anse verticali a nastro costolate, e piede a disco distinto. Il collo è interamente decorato da una banda a foglie d’alloro. Il lato A, presenta la consueta scena dei tre giovani ammantati. Quello ha sinistra è di profilo, rivolto verso destra e conversa con la figura centrale, verso la quale tende la mano destra. Quello a destra regge nella mano destra un bastone. Tutti e tre hanno un mantello che lascia la spalla scoperta. Sotto le anse la decorazione è costituita da palmette triangolari con girali e campanule ai lati. La scena è chiusa in basso da una banda decorata a meandro spezzato. Sul lato B, è presente una scena con tre figure. A sinistra vi è un satiro danzante, barbato e nudo, che saltella verso destra. Di fronte a questi è una donna vestita col chitone; ha i capelli raccolti sulla nuca e ornati con un diadema. Sembra seduta e ha il viso rivolto verso il satiro. A

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destra vi è un’altra donna stante, vestita anch’essa col chitone e i capelli raccolti sulla nuca. A causa della mancanza di parte della decorazione non è possibile individuare altri particolari. Datazione: 370-340

Confronti: LATO A Si rimanda ai confronti della foto N°1 ( LATO A); pp. 36 ss. LATO B Nessun confronto da segnalare.

N°12: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 38 Via Latina lato sud Descrizione: Orlo notevolmente estroflesso, labbro espanso con risega rilevata all’attacco del collo. Corpo ovoide espanso verso il basso, anse verticali a bastoncello e basso piede ad anello sagomato. Sul lato A, a metà del collo, è presente una banda ad ovoli pendenti. La pancia è decorata con un genio alato che procede verso sinistra. Il braccio destro è lievemente piegato in avanti, mentre quello sinistro sempre teso in avanti, regge una patera. I capelli sono raccolti nel kekryphalos. Il campo presenta come riempitivi, sulla destra una benda appesa, sulla sinistra in alto, un disco quadripartito ed in basso una pelta. Il lato B, presenta una figura femminile, stante, rivolta a sinistra e con addosso una tunica. I cappelli sono raccolti col kekryphalos e ornati con una corona. La mano sinistra è poggiata sul fianco, mentre il braccio destro è teso in avanti e regge probabilmente, uno specchio.

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Sullo sfondo, in alto a destra, vi è un disco scompartito, in basso un alberello, mentre a sinistra in basso vi è una benda. Ai lati delle due figure e sotto le anse, la decorazione è floreale con palmette, girali e campanule. In basso la scena è chiusa con una banda ad onde correnti. Datazione: 350-330

Confronti: LATO A Si rimanda ai confronti della foto N°5 ( LATO A); pp. 44 ss. LATO B Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss.

N°13: Oinochoe a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 16 Lato Nord Casa Comunale Descrizione: Imboccatura trilobata, con basso piede ad anello, corpo ovoidale e ansa verticale a nastro. Il collo è decorato con tralci d’edera e bacche. La scena raffigurata sul corpo presenta una coppia di personaggi, l’uno di fronte all’altro. La donna è pettinata con il solito kekryphalos ornato con una corona. Indossa dei bracciali, regge un drappo e nella mano sinistra reca un timpano. La figura maschile è nuda, seduto su uno sgabello ricoperto da un drappo, e con la mano destra porge alla donna una patera. Anch’egli indossa una corona. La scena si chiude in basso con una banda a meandro. Posteriormente il vaso è verniciato. Datazione: 360-340

Confronti:

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Trendall 1967; plate 21 n°6(264): fine IV sec. a.C., p. 47. Trendall 1967; plate 63 n°5(655): 360 – 340 a.C., p. 128. Trendall 1967; plate 86 n°5(103): 380 – 360., p. 210. Trendall 1967; plate 138 n°1(9), n°3(8): 350 – 320 a.C., p. 359. Trendall 1967; plate 147 n°(143): 360 – 330 a.C., p. 377. Trendall 1967; plate 157 n°5(249a): 340 – 330 a.C., p. 399. Trendall 1967; plate 168 n°3(380): ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 415. Trendall 1967; plate 180 n°1(89): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 184 n°4(260): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 185 n°3(297), n°7(282): terzo quarto del IV sec. a.C., p. 448. Trendall 1967; plate 207 n°3(694): prima metà dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 522. Trendall 1967; plate 208 n°6(720): prima metà dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., p. 522. Trendall 1967; plate 240 n°5(212): ultimo decennio del IV sec. a.C., p. 615.

N°14: Oinochoe a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 6 Cooperativa Leone Descrizione: Imboccatura trilobata, con orlo estroflesso, corpo ovoide, tozzo, e basso piede ad anello. Il collo è decorato con una bada ad ovoli pendenti. Sul corpo, inquadrate in una metopa, sono raffigurate due figure maschili; quello di sinistra è in piedi rivolto all’altro personaggio che invece, è seduto, e con la mano sinistra regge un vaso. Quello di destra è barbato, seduto su una roccia; con la mano sinistra regge un ramoscello di

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ulivo e con la destra una patera. Indossa una lunga tunica che arriva fino ai piedi. I lati della metopa sono decorati con bande verticali a chevrons, la parte superiore è verniciata, mentre quella inferiore è decorata da un motivo ad onde correnti. Datazione: 350-320 Confronti: Trendall 1967; plate 38 n°4(421): 370 – 360 a.C., p. 82.

N°15: Lekythos a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 44 via Latina lato Sud Descrizione: Imboccatura campanulata, con orlo a tesa piana, corpo ovoide che si espande nella parte inferiore, piede a tromba sagomato e ansa verticale a bastoncello. L’imboccatura e il piede sono verniciati, mentre il collo e la spalla sono decorati con linguelle verticali. Il corpo presenta un genio alato, seduto su uno sgabello con il viso rivolto a sinistra ed il corpo verso destra. I capelli sono raccolti col il kekryphalos. Ai lati e sotto l’ansa sono presenti palmette e girali. La mancanza di parte della sovradipintura non consente di indicare altri particolari. Datazione: 340-320

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°6 ( LATO B : Lekitos ); pp. 46 ss.

N°16: Alabastron a figure rosse

Luogo di rinvenimento: Tomba 4 Lato nord Casa comunale

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Descrizione: Orlo a tesa leggermente convessa, corpo ovoide e alto piede a tromba, sagomato. Inquadrata da una decorazione ad ovoli pendenti graffiti fra linee parallele, è una figura maschile alata, gradiente a sinistra e panneggiata. Tutt’intorno la decorazione è vegetale. In basso la scena è chiusa da una banda ad ovoli, mentre il resto del vaso è verniciato. L’attacco del piede è invece, risparmiato. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°10; p. 54.

N°17: Alabastron a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 2 Cooperativa Leone Descrizione: Orlo piatto, corpo ovoide, allungato con l’estremità inferiore arrotondata, senza piede. Il collo è decorato con linguette verticali, mentre sul corpo è raffigurato un genio alato, rivolto a sinistra con le ali spiegate e i capelli raccolti sulla nuca. Nella mano destra regge una collana. Sulla destra vi è un pilastrino e in alto è appena una corona. Ai lati la decorazione è di tipo vegetale, mentre in basso, la scena è chiusa da ovoli pendenti, sovradipinti e graffiti. Datazione: 350-300

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°10; p. 54.

N°18: Lekythos a figure rosse

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Luogo di rinvenimento: Tomba 39 Via Lucca Descrizione: Imboccatura campanulata con orlo a tesa piana, collo allungato, corpo ovoide e piede distinto a disco. L’imboccatura è verniciata e il collo è decorato con linguelle verticali. Sul corpo è raffigurata una donna seduta su un elemento roccioso dai contorno tondeggianti. La donna, che ha i capelli raccolti nel solito kekryphalos, regge nella mano destra una cista rettangolare, decorata con un meandro, mentre la sinistra è portata leggermente all’indietro e reca una corona. Sul campo davanti alla donna, vi è una benda appesa, dietro uno rosetta. Posteriormente il vaso è decorato con una grande palmetta. In basso la decorazione è costituita da un motivo ad onde correnti. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°8 ( LATO B ); pp. 49 ss.

N°19: Unguentario a bottiglia a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 7 Via Macerata Lato Sud Descrizione: Orlo estroflesso ed imboccatura a tesa piana, corpo globulare e basso piede ad anello. La parte della tesa e l’attacco del piede sono risparmiati. La parte bassa del collo è decorata a linguelle verticali su fondo risparmiato. Sulla pancia è raffigurato un genio alato nudo, seduto su una roccia, composta da sassi tondeggianti. È rivolto verso sinistra ed ha i capelli raccolti con il kekryphalos ed ornati con una corona; porta inoltre

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degli orecchini ed una collana intrecciata sul collo e sul corpo. Anche nella gamba sinistra indossa delle armille. Il braccio sinistro è decorato da una grossa armilla ed è lasciato disteso, quello destro è poggiato sulla gamba e con la stessa mano regge una patera. Come riempitivo, in alto a destra, è presente una foglia. Il resto del vaso è decorato a motivi vegetali. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°6 ( LATO B : Lekitos ); pp. 46 ss

N°20: Pelike a figure rosse Luogo di rinvenimento: Tomba 15 via Latina lato S Descrizione: Orlo estroflesso a tesa piana, corpo globulare, basso piede a disco e anse verticali a nastro. Nel lato A, il collo è decorato con una banda ad ovoli pendenti, al di sotto della quale è raffigurata una menade, rivolta verso sinistra, che nella mano destra reca un cofanetto aperto, e con lo stesso braccio regge una benda; il braccio sinistro è teso in avanti, e mantiene uno specchio. I capelli sono raccolti nel kekryphalos. Sul lato B vi è un profilo femminile, visto da sinistra, con acconciatura a kekryphalos, orecchini e collana. Ai lati, in basso a destra una cista e a sinistra un disco. Datazione: 350-330

Confronti: Si rimanda ai confronti della foto N°2 ( LATO A); pp. 39 ss.

66


Conclusioni I confronti sono stati effettuati sulla monografia del Trendall “ The red-figured vases of Lucania, Campania, and Sicily”, a cui si deve la più completa e circostanziata opera di ricostruzione dello svolgimento della ceramica italiota a figure rosse. Secondo il Trendall la fase di apertura ha inizio con l’attività della bottega in cui lavorano i Pittori di “Pisticci”, del Ciclope”, e di Amykos”, con i quali alcuni dei vasi, da me presi in esame, mostrano notevoli affinità stilistiche oltre che iconografiche. È molto probabile infatti, che il centro di Eraklea

abbia

svolgimento

rappresentato

della

produzione

un

momento

iniziale

(440

importante –

430),

nello come

confermerebbe l’ indiziale sigla HE(rakleia) tracciata su un vaso del Pittore di Amykos della prima fase58, e che avvalorerebbe a sua volta l’ipotesi di una produzione fatta sul posto. Iconfronti hanno mirato all’individuazione di dieci tipologie iconografiche, ovvero quelle rappresentate nei corredi funerari della necropoli meridionale di Eraclea Lucana:

58

1.

Scene a tre personaggi

2.

Donna stante

3.

Giovane stante

4.

Donna seduta

5.

Giovane seduto

6.

Donna seduta e giovane stante

Borda 1973.

67


7.

Donna stante e giovane seduto

8.

Giovane stante e Giovane seduto

9.

Erote stante

10.

Erote seduto

Andando ad analizzare nel particolare ciascuna tipologia posso affermare che l’iconografia più attestata in assoluto è quella con la donna seduta proprio come nella nostra necropoli, con ben 67 confronti che si trovano più abbondanti nella produzione siciliana mentre sono più scarsi nel resto della Lucania. Segue l’iconografia dei tre giovani ammantati con 59 confronti soprattutto nell’area lucana, tra cui troviamo anche i vasi più tardi. L’iconografia con la donna stante segue con 56 attestazioni soprattutto nell’area campana, mentre non si riscontrano confronti con la produzione sicula. L’iconografia con l’erote è attestata soprattutto nella variante dell’erote seduto con 18 confronti nell’area campana e sicula, mentre assai minori sono i confronti con la parte lucana così come per la variante dell’erote stante. Per quanto riguarda l’iconografia uomo stante e donna seduta, così come per la sua variante donna seduta uomo stante, minimi sono i confronti nell’area lucana mentre ben attestata è nell’area campana e sicula. Invece, non ho riscontrato nessun confronto per l’iconografia con satiro – donna seduta – donna stante, come anche per quella con giovane stante – giovane seduto. Tali confronti consentono in definitiva di fare alcune considerazioni finali. Tutti i vasi abbracciano un arco di tempo che va sostanzialmente dal 440 al 300 a.C. il che conferma le datazioni

68


assegnate dal Pianu59 alle tombe della suddetta necropoli. I vasi più antichi si collocano tra il 440 e il 400 a. C. e sono ricollegabili alla produzione “protoitaliota”, con riferimento in particolare alla principale area di diffusione dei vasi, ovvero il Golfo di Taranto. La maggior parte dei vasi invece si colloca tra il 360 e il 300 a.C., e mostrano notevoli affinità iconografiche con la produzione campana, il cui centro più importante era Capua. Qui erano attivi alcuni ceramisti di considerevoli possibilità capaci di condizionare con il loro stile lo sviluppo ulteriore della scuola di Capua, come quelli del gruppo “della Roccia Punteggiata” di cui tipiche sono le figure di giovani e donne, talora di Eros e Nike che siedono su rialzi rocciosi punteggiati di bianco e di nero. Dunque avendo appurato che i confronti più consistenti li ho potuti effettuare con la produzione campana, ciò potrebbe indicare una sua notevole influenza di quest’ultima sulla

produzione

ceramografica delle officine eracleote.

59

Pianu 1990

69


Ringraziamenti.

Il primo e più grande GRAZIE lo devo ai miei genitori, ai loro sacrifici, ai loro insegnamenti, ai loro rimproveri perché solo grazie a loro sono potuta arrivare fino a qui ed essere quella che sono. Spero di rendervi sempre fieri di me, non potevo avere genitori migliori.

A nonna Mariangela che col suo “anello” mi ha accompagnato per tutto il percorso di studi e mi è stata affianco in tutti gli esami. Spero tu sia orgogliosa di me.

A mia “sorella” Laura, compagna di una vita. Non credo ci sia da aggiungere altro.

Alle mie amiche Chiara, Noemi, Lorena, Pina, Marta, Chiara i pilastri della mia vita, sempre pronte a sorreggermi, ascoltarmi, consigliarmi e più spesso a sopportarmi!!!.Grazie di cuore, senza di voi non saprei che fare.

Alla mia numerosa famiglia, che in tutti questi anni ha sempre fatto il tifo per me e che spero di avere vicino anche nel giorno della laurea. A zio Gavino che è sempre qui con noi e che sarà presente anche quel giorno.

70


Ai miei colleghi e amici di università: Rosina, Gianfry, Lidi, Zinzu, Roby, Gabri, mio “marito” Federico e tutti gli altri che grazie a questa esperienza ho potuto conoscere e che hanno reso questi lunghi anni indimenticabili, pieni di risate di uscite di confidenze e che spero di frequentare anche dopo questo percorso. C’ho messo un po’ ma vi ho raggiunto!!!!

E infine un GRAZIE anche a me, per non aver mai mollato, per averci sempre creduto. Spero che questo sia solo un punto di partenza, e concluso un percorso, si riparte subito per un altro….

71

Le iconografie dei vasi a figure rosse della necropoli meridionale di Eraclea Lucana  

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