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A.D. MDLXII

U N I VE RS I T À D IPARTIMENTO

DI

D E G LI S TU DI D I S AS S A RI S CIENZE U MANISTICHE E S OCIALI ___________________________

CORSO DI LAUREA IN M EDIAZIONE LINGUISTICA

ARCAISMI E CITAZIONI LATINE NE IL NOME DELLA ROSA E NELLA SUA VERSIONE INGLESE

Relatore: PROF. LUIGI MATT

Correlatrice: PROF.SSA STEFANIA GANDIN

Tesi di Laurea di: MARIA CRISTINA C UCCU

ANNO ACCADEMICO 2011/2012


Indice

Introduzione…………………………………………………………………………..2 Capitolo 1: Uso del latino nel romanzo……………………………………………..11 1.1: Frasi latine raccolte dalla Bibbia……………………………………….14 1.2: Frasi latine appartenenti alla letteratura cristiana………………………19 1.3: Frasi latine appartenenti alla letteratura profana………………………..24 1.4: Frasi latine prive di fonte……………………………………………….32 1.5: Parole latine assunte come vocaboli da non tradurre…………………...47 Capitolo 2: Glossario dei termini arcaici……………………………………………48 Capitolo 3: Traduzione inglese delle frasi latine……………………………………58 3.1: La traduzione letterale…………………………………………………..60 3.2: La trasposizione………………………………………………………...62 3.3: La modulazione………………………………………………………....63 3.4: L’equivalenza…………………………………………………………...64 Capitolo 4: Traduzione inglese dei termini arcaici………………………………….65 4.1 Traduzione delle voci arcaiche in lingua inglese………………………..67 4.2 Termini arcaici tradotti in lingua inglese con voci comuni……………...72 Conclusioni……………………………………………………………………...…..74 Bibliografia………………………………………………………………………….76

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Introduzione

Il nome della rosa1 è sicuramente il romanzo più controverso di Umberto Eco. Filosofo e studioso di semiologia, conosciuto come intellettuale contemporaneo in tutto il mondo, ciò che quest’autore riesce a produrre grazie soprattutto ai suoi studi e alla sua esperienza rispetto ai molti altri scrittori improvvisati del panorama contemporaneo è un’opera complessa e a più facce: best-seller di fama mondiale, tipico esempio di romanzo storico, e romanzo che sotto la superficie nasconde più di ciò che il lettore medio riesce a percepire. Nonostante il romanzo abbia avuto un riscontro di pubblico anche a livello internazionale, la critica si è da subito divisa nell’esprimere giudizi che si sono rivelati a dir poco discordanti tra loro. Da una parte ci sono coloro che criticano il romanzo di Eco per via del suo carattere pop, per l’impronta commerciale che sembra avere; altri critici sono riusciti ad andare oltre la copertina da best-seller intessuta dal riscontro di pubblico e a vedere il grande romanzo che si cela tra le pagine de Il nome della rosa. Una delle prime etichette che possono associarsi al lavoro di Eco è quella di romanzo storico. L’ambientazione medievale, alcuni avvenimenti narrati e qualche personaggio realmente esistito riescono a portare e immergere il lettore in un’epoca passata fedelmente ricostruita. La seconda caratteristica del romanzo, quella che piace un po’ meno a quella parte di critica che vede in Eco più di un autore da vetrina (e che quindi si aspetta ed esige dall’autore opere di diverso spessore) è il suo carattere pop. Non c’è tipologia di libri che venda più del genere definito Giallo o Thriller, ed essendo questo il genere scelto dall’autore, non poteva non imbattersi in critiche che vedano in questa scelta una mossa prettamente commerciale. Il romanzo è classicamente avvincente, i topoi letterari del thriller sono rispettati e il lettore non rimane deluso dal finale nonostante esso sia insolito. Tutto ciò permette all’opera di farsi un nome in tutto il mondo e di avere anche una propria trasposizione cinematografica. Nonostante la scelta

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U. Eco, Il nome della rosa (edito per la prima volta nel 1980), LIX edizione, Milano, Bompiani, 2011.

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commerciale del genere, l’autore riesce a distinguersi giacché il suo rimane comunque un giallo atipico: “si tratta di un giallo dove si scopre assai poco, e il detective viene sconfitto”.2 La terza caratteristica che interessa il lavoro proposto è tutto ciò che si nasconde tra le pagine e i versi del libro. Come fra Guglielmo e Adso vanno alla ricerca di un antico manoscritto, il lettore si ritrova ad avere a che fare con una serie di citazioni, parole, che riportano ad altri libri, ad altre storie. “Scritto interamente o quasi di parole già dette, di nomi già sentiti e di storie già lette, di frasi fatte e di fatti già avvenuti, saputi e risaputi”.3 Il lavoro dietro Il nome della rosa è quello di uno scrittore che nasconde messaggi cifrati tra le pagine, una sorta di labirinto di parole nascosto nell’intreccio delle vicende. “Per sapere cosa dice un libro ne dovete leggere altri?” (Adso) “Talora si può fare così. Spesso i libri parlano di altri libri (fra Guglielmo)” p.269. Vicende che sono degne di nota. Da un punto di vista della mera forma, il thriller che imbastisce Eco è avvincente e stimolante, e cattura il lettore come un best-seller di tutto rispetto. I rimandi a Edgar Allan Poe e Conan Doyle, considerati i progenitori del giallo, non sono affatto nascosti. Le ambientazioni e le atmosfere piuttosto gotiche e gli avvenimenti cruenti non possono non far pensare ai cupi racconti dello scrittore americano. Altrettanto si può dire dei due personaggi principali, fra Guglielmo e Adso, i quali non sono altro che una trasposizione piuttosto fedele dei personaggi protagonisti dei romanzi di Doyle: Holmes e Watson. Tutto ciò che può essere utilizzato per costruire un giallo di successo è presente ne Il nome della rosa. Partendo dall’ambientazione: un’abbazia medievale nell’alta Italia, di cui bisogna celare anche il nome, presentata come un’imponente struttura che racchiude in sé una vasta e intricata biblioteca-labirinto. La biblioteca, personaggio immobile di tutto il romanzo, che custodisce un sapere millenario, sarà la causa scatenante la serie di inganni e omicidi che avverranno sotto gli occhi di fra Guglielmo da Baskerville, e del suo giovane novizio Adso, il quale riprenderà le fila di ciò che ha vissuto in veneranda età per lasciare ai posteri un 2

U. Eco, Il nome della rosa (nell’estratto: Postille a Il nome della rosa, apparso originariamente su “Alfabeta” n.49, giungo 1983, presente nelle edizioni successive al 1983), p. 524. 3

T. De Lauretis, Umberto Eco, Firenze , La Nuova Italia, 1981, p. 81.

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racconto veritiero di quanto accaduto. Come già rilevato, il rimando a Conan Doyle si ritrova innanzitutto nella formazione del carattere di fra Guglielmo, che non solo porta con sé il nome di uno dei più celebri romanzi dell'autore britannico: Il mastino dei Baskerville, ma che ricorda moltissimo per il modo che egli ha di indagare la realtà e per i metodi d’investigazione quelli del più celebre Sherlock Holmes (a sua volta ispirato a uno dei personaggi di Poe: Auguste Dupin). Anche il suo novizioaiutante Adso ricorda il dott. Watson non solo per assonanza di nome, ma anche per i modi gentili e garbati con i quali sempre si rivolge con stupore al suo maestro per chiedere conferma dei suoi ragionamenti. Senza contare poi che sia nei romanzi di Doyle che ne Il nome della rosa il narratore in questione non è il personaggio principale bensì l’aiutante-amico Watson e il giovane novizio Adso. Per quanto riguarda la storia in sé, essa è ricca di tutti quei particolari come omicidio, sesso, la presenza del demonio, che rendono sicuramente di per sé il libro interessante e godibile. Investigare insieme ad Adso e il suo maestro per la scoperta dell’assassino non è impresa semplice. Tutto ciò che si scopre fin dall’inizio è l’importanza che ha la biblioteca. I monaci benedettini che abitano l’abbazia sono esperti studiosi che passano il loro tempo a trascrivere, miniare e tradurre libri, i quali vengono custoditi gelosamente in una biblioteca labirinto nella quale solo il bibliotecario, il suo vice e l’abate possono varcare. La scomparsa di un libro crea caos e stravolge l’ordine e la pace del luogo santo. Fra Guglielmo e il giovane Adso arrivano nell’imponente abbazia per un incontro tra la delegazione pontificia e la congregazione di francescani dei quali fra Guglielmo fa parte. Al loro arrivo scoprono che uno dei monaci più giovani ha perso misteriosamente la vita. Da qui l’abate incarica fra Guglielmo (conosciuto per la sua sagacia e per la sua abilità nell’interpretare i segni del maligno laddove fossero presenti) data la sua passata esperienza di inquisitore, di indagare e fare chiarezza sull’accaduto. In cinque giorni altri cinque monaci vengono ritrovati morti in circostanze alquanto misteriose, perfino associati da qualche personaggio ai funesti presagi dell’imminente arrivo del giorno dell’apocalisse. Ciò che subito intuisce invece fra Guglielmo è che le morti, tutte legate a persone che lavoravano a contatto con i libri, dipendono dalla segretezza con cui viene custodita la biblioteca, luogo in cui è impossibile entrare e dal quale è persino difficile uscire. 4


L’edificio, infatti, era stato costruito in modo tale che i libri fossero custoditi gelosamente all’interno di un labirinto intricato e pericoloso. Labirinto “elaborato dall’autore sulla falsa riga del modello offerto dal labirinto pavimentale disegnato intorno al 1240 nella cattedrale di Reims e poi distrutto nel 1779”.4 Da questo groviglio di corridoi, scale e porte nascoste, un libro, considerato pericoloso, era riuscito a varcare la soglia ed era passato nelle mani di coloro che in seguito erano morti. Ciò che poi alla fine del romanzo si scoprirà è che non c’era una mano che colpiva e causava la morte dei monaci, lo spettro del male che si aggirava nella biblioteca era guidato da uno dei vegliardi dell’abbazia, ex bibliotecario, che aveva avvelenato le pagine del libro, in modo che chiunque ne fosse venuto in contatto, avrebbe poi potuto svelarne il contenuto. La ricerca del libro e del sapere, si erano imbattute contro un animo tipico di quei secoli oscuri e terribili. Il libro, che altri non è che il secondo libro di Aristotele sulla commedia (il quale pare sia scomparso in circostanze sconosciute), avrebbe potuto liberare gli uomini dalla paura tramite il riso, tramite la giocondità, lo scherzo; ma in quei secoli tutto era controllato dallo spettro della paura, e il venerabile Jorge (la mano causa di tutti i mali dell’abbazia), tramite il controllo che aveva sul bibliotecario (essendolo stato anch’egli in epoca passata) e la sua influenza sull’abate, voleva salvaguardare questo terribile potere. Alla fine del libro, mentre c’è l’incontro-scontro tra fra Guglielmo e Jorge all’interno della parte più segreta della biblioteca, il vecchio non solo riesce a distruggere il libro, ma dà fuoco a sé stesso, causando l’ecpirosi non solo della biblioteca ma dell’intera abbazia. Tutto è distrutto, e il piano di Jorge ha comunque buon esito. Il caos riesce a sopraffare la volontà di fra Guglielmo di dare il giusto riconoscimento non tanto all’opera di Aristotele, ma al potere della conoscenza e alla ricerca del sapere. Il libro si chiude con una frase latina che ci ricorda che delle cose passate ormai ci rimangono soltanto i nomi: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” p. 503. Variazione di una frase tratta dal De cuntemptu mundi di Bernardo

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F. Forchetti, Il segno e la rosa, Roma, Castelvecchi, 2005, p. 45.

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Morliacense della quale si serve Eco per sottolineare che al termine dell'esistenza della rosa particolare non resta che il nome dell'universale. La storia, i personaggi, la morale del romanzo sono sicuramente degni del successo poi ottenuto. Ma ciò che innalza il libro ad essere un grande romanzo è tutto ciò che si nasconde tra le righe e le parole utilizzate da Eco. “L’intertestualità costituisce, a detta di molti critici, l’essenza del nome della rosa”.5 Se ci si sofferma ad analizzare le pagine del romanzo ci si accorge che l’autore non solo fa parlare i suoi personaggi farcendo l’italiano di arcaismi e voci letterarie che possono spesso mettere in difficoltà il lettore, ma usa anche il linguaggio dell’epoca: il latino, lingua delle persone colte (e in quei tempi non c’era nessuno di più acculturato delle persone del clero, in questo caso poi si parla di monaci benedettini, che dividevano il loro tempo tra preghiera e il lavoro di copisti e traduttori). Il collegamento tra il testo e il racconto potrebbe sembrare labile, ma la ricerca del manoscritto scomparso ci riporta alla ricerca di tutte le nozioni, citazioni e autori che saltano fuori in ogni pagina, facendo in modo che i manoscritti da ricercare siano diversi e tra i più disparati. Partendo dalle parole in italiano, studiare i termini arcaici utilizzati da Eco, ha in qualche modo ricostruito la storia del termine stesso. Se delle cose passate ci rimangono solo i nomi, la ricerca degli stessi ha ricostruito un po’ quella storia. La resa dei fatti più verosimili è stata, infatti, ricostruita grazie anche a questi termini, i quali non indicano soltanto il tempo in cui si svolgono le vicende, ma caratterizzano anche la voce del narratore Adso. “Ho deciso di raccontare nel Medio Evo, e per bocca di un cronista dell’epoca”.6 Sono state raccolte un campione di circa 500 parole che sono state poi analizzate grazie all’aiuto di tre dizionari per capire effettivamente quale fosse la loro datazione e quindi la loro adeguatezza al contesto storico presentato nel romanzo. La suddivisione di questi termini in: Letterari, Termini di basso Uso, e addirittura Obsoleti, è stata il primo passo per individuare

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F. Forchetti, Il segno e la rosa, cit., p. 24

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U. Eco, Postille a “Il nome della rosa”, cit., p. 512.

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quelle parole che più si confacevano non tanto al testo, che anche se definito storico non comportava per forza l’utilizzo di termini così datati, ma piuttosto al contesto. Il primo dizionario utilizzato è stato: Il Grande Dizionario italiano dell’uso.7 Tramite l’utilizzo del suddetto dizionario è stato possibile individuare la classificazione più opportuna dei vari termini, la loro datazione e il loro significato. Con questa prima ricerca si sono identificate le parole che potevano racchiudersi nell’etichetta di termini arcaici suddividendoli in tre categorie specifiche e andando così a eliminare tutte quelle parole che alcune volte possono sembrare di uso poco comune, ma che comunque fanno parte della tradizione a noi più contemporanea. Il GRADIT identifica, infatti, i termini secondo varie categorie specifiche e quelli che potevano interessare il lavoro proposto sono sostanzialmente tre come detto sopra. Obsoleti sono i termini che fanno parte di una tradizione antica e che non vengono quasi mai utilizzati nei gerghi correnti e stanno quindi scomparendo dall’uso comune della lingua italiana; i termini letterari sono quelle voci che ancora possono e sono utilizzate da chi possiede un vocabolario sopra la media, e che fanno parte della nostra tradizione letteraria, giacché si possono riscontrare nelle varie opere di autori contemporanei e non; mentre dei termini di basso uso fanno parte tutte quelle parole che non rientrano in una categoria letteraria specifica, ma che non sono utilizzate quotidianamente e che si riscontrano soprattutto in linguaggi specifici o in situazioni in cui la lingua assume un aspetto più formale. Oltre la classificazione delle parole nei sottogruppi appena citati, questo dizionario ha permesso anche di individuare la data storica delle parole. Quelli considerati di basso uso sono ovviamente più comuni e si possono riscontrare in quasi tutte le pagine, ne sono alcuni esempi: abbisognare, termine di fine XIII secolo, col significato di ‘avere bisogno’; coadunazione, termine della prima metà del XIV secolo, col significato di ‘riunione, assemblea’; famiglio, termine della prima metà del XIV secolo, col significato di ‘domestico’; lubrico, termine del 1484, col significato di ‘scivoloso, viscido’. Tra i termini letterari possiamo trovare: attoscare, voce utilizzata dal XIV secolo col significato di

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T. De Mauro, Grande Dizionario Italiano dell’uso / ideato e diretto da Tullio De Mauro, Torino, Utet, c1999 (d’ora in poi cit. come GRADIT).

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‘avvelenare’;

certame,

termine

utilizzato

dal

1472,

col

significato

di

‘combattimento’; fola, termine del 1338, col significato di ‘favola’; lacerto, termine del 1313, col significato di ‘muscolo, brandello di carne’; periclitare, termine della seconda metà del XIII secolo, col significato di ‘essere in pericolo’; velame, termine del 1313, col significato di ‘ciò che serve a velare’. Più interessanti sono sicuramente i termini definiti obsoleti come: arcatore, voce del XII secolo, col significato di ‘arciere’ ma che nello specifico assume il significato di ‘ingannatore’; collazione, termine del XIII secolo, col significato di ‘confronto, conferenza’; figmento, termine della seconda metà del XIV secolo, col significato di ‘finzione, illusione’; nequizia, termine della seconda metà del XII secolo, col significato di ‘peccato grave’; primevo, termine del 1375, col significato di ‘giovanile’. Alcune parole individuate e non sufficientemente chiarite dal GRADIT hanno richiesto l’intervento di un altro dizionario, più specifico per così dire, che ha chiarito a volte dubbi sul significato di alcuni termini. Come è accaduto per esempio per le voci: arcatore, coadunazione e formidinare che sono stati meglio chiariti dal Grande Dizionario della lingua italiana.8 Quest’ultimo ha permesso anche la ricostruzione dell’arco di vita del lemma in questione. Accanto al significato di ogni voce infatti, il GDLI mostra vari esempi di autori che se ne sono serviti. Attraverso la raccolta di queste fonti, si è potuto avere un’idea di quali autori italiani hanno utilizzato i vocaboli raccolti nel corso dei secoli e quindi quanto essi siano effettivamente ritenuti termini arcaici. È stato raccolto il numero delle fonti per ciascuna voce e sono stati elencati due esponenti per periodo storico: quello più antico e quello contemporaneo. L’ultima ricerca attraverso il Grande Dizionario della lingua italiana moderna9 ha potuto poi infine chiarire quali lemmi fossero effettivamente ancora utilizzati in chiave moderna attraverso le fonti di scrittori contemporanei che ne hanno usufruito. Questo dizionario infatti, esclude dal proprio bagaglio quei termini che non sono più assunti

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S. Battaglia, Grande Dizionario della lingua Italiana, Torino, Utet, c1961, ristampa 1970 (d’ora in poi cit. come GDLI).

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Realizzata dalle redazioni del gruppo Garzanti, Grande Dizionario della lingua italiana moderna, Milano, Garzanti, c1998-99 (d’ora in poi cit. come GDLIM).

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nel linguaggio contemporaneo e che quindi non vengono più utilizzati nel panorama letterario. Si è potuto riscontrare che molti vocaboli non possiedono fonte alcuna o non sono affatto presenti nel dizionario; altri venivano utilizzati da una sola fonte, attestazione che dimostra la rarità del termine nel panorama contemporaneo; altri ancora portavano come esempio di fonte rappresentativa Dante Alighieri, illustre poeta non proprio moderno. Da rilevare che l’unica fonte della voce puteolente è Umberto Eco stesso, coniatore del latinismo. La parte delle frasi latine è sicuramente più interessante, perché riguarda anche quella caratteristica d’intertestualità che colora tutto il romanzo. Il lavoro svolto sulle frasi latine si è servito soprattutto di strumenti multimediali quali la ricerca su piattaforme internet. Sono disseminate in quasi ogni pagina frasi, titoli di libri, e interi periodi latini che per un lettore poco attento possono sembrare di mera invenzione, e che l’autore invece sfrutta per arricchire le proprie pagine e per dare un sapore di realtà a tutto il romanzo. Le citazioni non sono mai banali e nemmeno delle più famose. Tra gli autori e i libri più classici, come la Bibbia e le Georgiche, si possono trovare autori presenti come personaggi all’interno del romanzo, come nel caso di Ubertino da Casale e Bernardo Gui; e altri autori più conosciuti in campo letterale ma meno dal lettore comune. Non è semplice per un lettore medio districarsi dal groviglio di parole che sebbene continuino a far parte della nostra tradizione, sono ormai lontane dai linguaggi quotidiani e che si sentono ormai solo in situazioni specifiche. “Raoul Mordenti si diverte a paragonare il lettore medio, impigliato nella foresta di citazioni del romanzo di Eco, al povero Fantozzi che inciampa clamorosamente e goffamente”.10 Le frasi non sono mai tradotte, se non tra le pagine stesse del romanzo e a volte non lo sono proprio. È come se Eco avesse voluto che il lettore non facesse il mero sforzo di addentrarsi nelle vicende del romanzo, ma si sia sforzato di ricreare una sorta di labirinto trascendentale, dal quale si può uscire come in tutti i labirinti ripercorrendo i propri passi e in questo caso, partendo da una 10

In R. Mordenti: “Adso da Melk, chi era costui?”, sul “Quotidiano dei lavoratori” del 19/12/1980, ora in “Saggi sul nome della rosa”, Roberto Giovannoli, Bompiani, Milano, 1985 cit. in Marco Testi, Il romanzo al passato. Medioevo e invenzioni in tre autori contemporanei, Roma, Bulzoni 1992, p. 56.

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citazione ci si ritrova a paralare di un libro, di un autore che a propria volta rimanda a un altro libro, a un altro autore e così via. Il lavoro che è stato fatto invece per quanto riguarda la trasposizione dell’opera in lingua inglese The name of the rose11 ha comportato la ricerca sia dei termini arcaici che avevano generato maggiore interesse, che di tutte le parole e frasi latine. Per i termini arcaici si è utilizzato The Oxford English Dictionary12 per stabilire che il significato della parola inglese fosse attinente al significato reso dalla parola italiana e si è andati a ricercare anche il periodo d’origine del vocabolo in questione. Mentre per quanto riguarda le parole e le voci latine dell’opera originale, ciò che si è riscontrato è che esse rimangono tali anche nella trasposizione inglese, tranne che per qualche raro caso in cui vengono o totalmente tradotte, o come nel caso dell’opera originale rimangono in latino con la traduzione in inglese accanto.

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U. Eco, The name of the rose, a cura di William Weaver, London, Picador, 1984.

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J.A. Simpson, E.S.C. Weiner, The Oxford English Dictionary, II edition, Clarendon press Oxford, c1989.

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Capitolo 1: Uso del Latino nel romanzo

La lingua latina è sicuramente una protagonista e una peculiarità dell’opera di Eco. Egli si serve della lingua colta del periodo in cui ambienta le vicende del romanzo per rendere il tutto non solo più realistico, ma per esaltare l’opera in sé. Non c’è quasi pagina in cui non si riscontri una frase, una citazione o anche solo il titolo di un’opera in latino. Nella maggior parte dei casi, è la voce del narratore-personaggio Adso da Melk che intesse il suo racconto con la lingua del tempo in cui scrive e soprattutto di cui narra le vicende, ma comunque quasi tutti i personaggi si esprimono utilizzando almeno una volta il latino. Servono da esempio tra tutti i discorsi teologici sul riso, (riportati interamente in latino) tra fra Guglielmo e il venerabile Jorge. Tutti i titoli di opere citate sono in latino, le frasi comuni del tempo sono in latino, i modi di dire sono in latino. Tutto ciò non serve solo a impreziosire il romanzo, giacché le citazioni e le semplici frasi non rimangono fini a sé stesse, ma prendono parte a quell’intertestualità che è una delle caratteristiche principali dell’opera. Le fonti di cui si serve l’autore sono tra le più disparate, e mostrano quanto il bagaglio di conoscenze dello stesso sia ampio e variegato. Il libro più importante e più citato è sicuramente la Bibbia, soprattutto il vecchio testamento: molti sono i salmi citati che vengono utilizzati durante le varie celebrazioni che scandiscono la vita dei personaggi dell’abbazia; poi i Corinzi, la Genesi, Daniele ecc. Mentre del Nuovo Testamento è sicuramente rilevante l’apporto di citazioni ricavate dal libro dell’Apocalisse, che viene anche presa in considerazione nel romanzo come una delle possibili cause scatenanti la serie di omicidi narrati. Molte sono anche le semplici frasi che fanno parte di formule di riti cristiani: i vari saluti, i canti, le preghiere. Le citazioni di stampo religioso però non provengono solo dalla Bibbia. La letteratura cristiana prende forma dalle citazioni di autori quali Sant’Agostino, San Tommaso, San Francesco. A questi autori più famosi sono accompagnate citazioni di opere meno conosciute che provengono per esempio da personaggi del 11


romanzo realmente esistiti, come l’opera di Ubertino da Casale, che nel romanzo fa un po’ la parte di sé stesso e si cita ripetute volte; e menzionata è anche un’opera di un altro personaggio realmente esistito: Bernardo Gui. Altre citazioni di stampo religioso provengono da brani di bolle papali emesse in quegli anni o negli anni precedenti; e alcune sono per esempio citazioni della regola di san Benedetto, ordine di cui fanno parte i monaci dell’abbazia. Alle fonti classiche di sapere cristiano si contrappone in un certo qual modo il bagaglio di sapere profano di uno dei personaggi chiave, il francescano Guglielmo da Baskerville, protagonista un po’ discorde dai personaggi del resto del romanzo. Fra Guglielmo, come un antico Sherlock Holmes, indaga la realtà attraverso un processo cognitivo non limitato al retaggio clericale, ma che sfrutta la letteratura classica profana attraverso la conoscenza di autori come Aristotele e Virgilio e di autori sicuramente meno conosciuti della sua terra d’origine, l’Inghilterra. Da non sottovalutare però l’apporto di un filosofo che fra tutti condiziona e ispira il personaggio: Guglielmo da Occam. Alcune citazioni sono più semplicemente classici detti o modi di dire latini, frasi che venivano utilizzate al tempo, semplici traduzioni che servono solo da arricchimento del testo, o frasi che sono assunte proprio come una sorta di prestito e che vengono utilizzate per esprimere concetti comuni al tempo. Spesso le fonti a cui attinge l’autore sono direttamente citate e spiegate nel romanzo, soprattutto per quanto riguarda i titoli delle opere o i vari passaggi delle stesse. L’apporto di frasi e citazioni rende più semplice per il lettore immedesimarsi nelle vicende dei vari personaggi, ma soprattutto rende più verosimile il racconto del narratore Adso. L’autore rende così godibile la lettura e l’interesse è suscitato su più fronti. Se da una parte c’è la voglia di immedesimarsi nelle indagini del giovane Adso e del suo maestro, dall’altra non si spreca del tempo a leggere un romanzo giallo fine a sé stesso. Per ricercare la fonte delle varie citazioni e dei vari titoli di opere citati nel romanzo ci si è serviti fondamentalmente delle piattaforme multimediali. Dopo aver raccolto tutte le frasi in latino si è passati alla ricerca delle varie fonti su internet. Si è potuto così poi definire una sorta di catalogazione delle varie fonti in quanto esse potevano suddividersi secondo le varie categorie già esposte sopra, ovvero: citazioni e frasi di stampo prettamente biblico; titoli di opere e citazioni appartenenti sempre 12


alla sfera religiosa ma di stampo letterario (San Francesco, San Tommaso, le varie bolle papali ecc); ci sono poi varie citazioni che fanno parte di una letteratura invece prettamente profana (Virgilio, Aristotele, Plinio il Giovane e autori meno conosciuti); sono presenti infine modi di dire e frasi famose durante il medio evo e assunte come classici proverbi e frasi idiomatiche (Leones‌hic sunt leones; omne animal triste post coitum; vedi p. sotto); mentre altre frasi ancora sono state tradotte dall’autore in latino per meglio far parlare i suoi personaggi anche in situazioni semplici, per rendere ancora piÚ verosimile il linguaggio utilizzato da quest ultimi; infine ci sono molte parole latine assunte per definire soprattutto ambienti e situazioni della vita dei monaci di cui si narra ( scriptorium, compieta, balnea ecc).

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Capitolo 1.1 Frasi latine raccolta dalla Bibbia. Non c’è da stupirsi vista l’ambientazione e la caratura dei personaggi, tutti appartenenti alla sfera ecclesiale, che il romanzo sia colorito di citazioni bibliche. Si trovano quindi disseminate nell’opera citazioni dell’Antico e del Nuovo testamento: “videmus nunc per speculum (et) in aenigmate”: p. 19 voce narrante [1Cor 13,12]. Traduzione: “Ora vediamo come attraverso uno specchio, in maniera confusa”. “eris sacerdos in Aeternum”: p. 42 voce di fra Guglielmo [Sal 109 (110), 4]. Per la Chiesa, l'ordinazione sacerdotale (come il matrimonio) è un sacramento e quindi non revocabile. Traduzione: “Sarai sacerdote per sempre”. “homo nudus cum nuda iacebat...et non comminscebantur ad invicem”: p. 65, voce di Ubertino da Casale (francescano spirituale) e fra Guglielmo [Gn 2,25]. Traduzione: “L'uomo nudo giaceva con (la donna), nuda, e non si univano (in un rapporto peccaminoso) vicendevole”. “in aenigmate”: p. 84, voce narrante [1Cor 13,12]. Traduzione: “In modo enigmatico”. “Sanctus, Sanctus, Sanctus”: p. 85, voce narrante [Is 6,3], [Ap 4,8]). Traduzione: “Santo, Santo, Santo”. “per speculum et in aenigmate”: p. 88, voce di Jorge da Burgos, anziano cieco, profondo conoscitore dei segreti del monastero e in passato bibliotecario [1Cor 13,12]. Traduzione: “Come attraverso uno specchio, in modo confuso”. “Edent pauperes”: p. 101, voce di personaggio secondario [Sal 22 (21), 27]. Traduzione: “I poveri mangeranno”. “Domine labia mea aperies et os meum annuntiabit laudem tuam”: p. 109, voce di personaggio secondario [Sal 50,17]. Versetto che apriva l’ufficio vigiliare. Traduzione: “O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca annunzierà la tua lode”. 14


“Venite, exultemus”: p. 109, voce narrante [Sal 94]. Traduzione: “Venite, esultiamo”. “Tu es Petrus”: p. 140, voce di fra Guglielmo [Mt, 16,18]. Traduzione: “Tu sei Pietro”. “nudavi femora contra faciem tuam...sive nudabo et relevabo femora et posteriora tua”: p. 140, voce di fra Guglielmo [Ger 13,26]. Traduzione: “Denuderò le (tue) gambe fino davanti al tuo volto...cioè denuderò e solleverò le tue gambe e le tue natiche”. “salva me ab ore leonis”: p. 160, voce narrante [Sal 22 (21), 22]. Traduzione: “Salvami dalla bocca del leone”. “aqua fons vitae”: p. 164, voce di Alinardo da Grottaferrata, il più anziano tra i monaci [Ap 21,6]. Traduzione: “Acqua, fonte della vita”. “Mane, Tekel, Fares”: p. 168, voce narrante [Dn 5,25]. Il re Baldassarre stava banchettando allegramente con i suoi dignitari, quando una mano comparì nella stanza e scrisse lettere misteriose sulla parete. Solo il profeta Daniele le seppe leggere: Mane (il Signore fa finire il regno di Baldassarre) Tekel (il re Baldassarre è posto sulle bilance della giustizia, ed è mancante) Fares (il regno è diviso tra Medi e Persiani). La notte stessa Baldassarre re dei Caldei fu ucciso. “Apocalypsis Iesu Christi”: p. 173, voce narrante [Ap 1,1]. Traduzione: “Apocalisse [Rivelazione] di Gesù Cristo”. “Super thronos viginti quatuor”: p. 174, voce narrante [Ap 4,4]. Traduzione: “Sopra i troni, ventiquattro (vegliardi) ”. “Nomen illi mors”: p. 174, voce narrante [Ap 6,8]. Traduzione: “Il cui nome è Morte”. “Obscuratus est sol et aer”: p. 174, voce narrante [Ap 9,2]. Traduzione: “Fu oscurato il sole e l'aria”. 15


“Facta est grando et ignis”: p. 174, voce narrante [Ap 8,7]. Traduzione: “Diventò grandine e fuoco”. “In diebus illis”: p. 175, voce narrante [Ap 10,7]. Traduzione: “In quei giorni”. “Primogenitus mortuorum”: p. 175, voce narrante [Ap 1,5]. Non si riferisce ad Adamo, ma a Gesù Cristo; Egli è nato prima di tutti i secoli, ed è morto in croce. Traduzione: “Il primo generato, tra i mortali”. “Cecidit de caelo stella magna”: p. 175, voce narrante [Ap 8,10]. Traduzione: “Una grande stella cadde dal cielo”. “Equus albus”: p. 175, voce narrante [Ap 6,2]. Traduzione: “Un cavallo bianco”. “Gratia vobis et pax”: p. 175, voce narrante [Ap 1,4]. Traduzione: “Grazie e pace a voi”. “Tertia pars terrae combusta est”: p. 175, voce narrante [Ap 8,7]. Traduzione: “La terza parte della terra fu bruciata”. “Requiescat a laboribus suis”: p.179, voce narrante [Ap 14,13]. Traduzione: “Si riposerà dalle sue fatiche”. “Mulier amicta sole”: p. 179, voce di fra Guglielmo [Ap 12,1]. Traduzione: “Una donna vestita di sole”. “Penitentiam agite, appropinquabit enim regnum coelorum”: p. 225, voce di Ubertino da Casale [Mt 4,17]. Traduzione: “Fate penitenza, si avvicinerà così il regno dei Cieli”. “Pulchra enim sunt ubera quae paululum supereminent et tument modice, nec fluitantia licenter, sed leniter restricta, repressa sed non depressa”: p. 233, voce di Ubertino da Casale [Ct 4,1-5] [Ct 6,6-7]. Traduzione: “Infatti sono belli i seni che

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sporgono leggermente, con lieve rigonfiamento, che non dondolano licenziosamente, ma dolcemente contenuti [negli abiti], celati ma non schiacciati”. “Mulier amicta sole...mulier”: p. 244, voce narrante [Ap 12,1]. Traduzione: “Una donna vestita di sole…una donna”. “terribilis ut castrorum acies ordinata”: p. 248, voce narrante [Ct 6,4] [Ct 6,10]. Traduzione: “(bella e) Terribile come un esercito schierato in battaglia”. “Pulchra sunt ubera quae paululum supereminent et tument modice”: p. 249, voce narrante [Ct 4,1-5] [Ct 6,6-7]. Traduzione: “Sono piacevoli i seni che sporgono un poco e si gonfiano moderatamente”. “mulier amicta sole”: p. 317, voce narrante [Ap 12,1]. Traduzione: “Donna vestita di sole”. “Super thronos viginti quatuor”: p. 320, voce narrante [Ap 4,4]. Traduzione: “Sui troni, ventiquattro”. “Sederunt principes et adversus me loquebantur, iniqui” : p. 414, voce di Abbone, abate del monastero [Sal 119,23]. Traduzione: “I principi si sedettero e contro di me parlarono, iniqui [mi calunniano]”. “amicta sole”: p. 434, voce narrante [Ap 12,1]. Traduzione: “Vestita di sole”; “super thronos viginti quatuor”: p. 460, voce di fratello Adso [Ap 4,4]. Traduzione: “Sopra i troni, ventiquattro (vegliardi) ”; “Non in commotione, non in commotione Dominus” :p. 496, voce di fra Guglielmo [1 Re, 19,11]. È un passo del primo libro dei Re, in cui il profeta Elia incontra il Signore. “Ci fu un vento impetuoso [...] ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un Terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un

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vento leggero [e lì era il Signore]. Traduzione: “Non nel terremoto, Dio non era nel terremoto”.

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Capitolo 1.2 Frasi latine appartenenti a letteratura cristiana Come già sopra detto, la caratura dei personaggi consente l’apporto non solo di citazioni bibliche ma anche di citazioni che fanno parte di una letteratura cristiana soprattutto medievale. Di queste fanno parte: “Cum inter nonnullos”: p. 21, voce narrante. Costituzione di papa Giovanni XXII (fine del 1323) in cui si dichiarava eretica la dottrina della povertà di Cristo e degli apostoli. Traduzione: “Quando, tra alcuni”. “Mundus senescit”: p. 40, voce narrante. San Cipriano. Traduzione: “Il mondo invecchia”. “Arbor vitae crucifixae”: p. 56-60, voce narrante. È un voluminoso trattato che, in cinque libri, espone la vita e la passione di Cristo, composto all’eremo della Verna (ora in provincia di Arezzo), tra il 9 marzo e il 28 settembre 1305 da Ubertino da Casale (c. 1259-1325). Traduzione: “L'albero della vita crocifissa”. “Firma cautela”: p. 59-444, voce narrante/fra Guglielmo. Bolla di Bonifacio VIII del 22 settembre 1296. Traduzione: “Per forte protezione”. “Exivi de paradiso”: p. 61, voce narrante. Documento del concilio di Vienne (1311), che affermò la legittimità dell’asserzione che Gesù e i suoi apostoli non possedettero nulla né personalmente né in comune. Traduzione: “Uscii dal paradiso”. “Ad conditorem canonum”: p. 63/343 voce di Ubertino da Casale/voce narrante. Decretale di papa Giovanni XXII (8 dicembre 1322) che condannò le proposizioni del

Capitolo

di

Perugia

e

soppresse

i

sindaci

apostolici

incaricati

dell’amministrazione dei beni dei frati Minori. Traduzione: “Per l'autore delle regole”. “lignum vitae”: pag. 69, voce di Ubertino da Casale. Testo di San Bonaventura (1221-1274) cui si ispirò Ubertino per il suo Arbor Vitae Crucifixae. Traduzione: “Il legno della vita”. 19


“Quorum primus seraphico calculo purgatus et cherubinus extensus et pretegens lumine sapientiae et verbo predicationis fecundus super mundi tenebras clarius radiavit” : p. 70, voce di Ubertino da Casale. Dal Arbor vitae crucifixae di Ubertino da Casale. Questa citazione è strana perché sembra che nel Il nome della rosa manchi il pezzo chiuso tra parentesi graffe. Traduzione: “Il primo dei quali [San Francesco], purificato col carbone serafico e {infiammato d'ardore celeste, sembrava incendiare tutto il mondo. L'altro invece, [San Domenico]} come cherubino disteso e proteggente, luminoso per luce di sapienza e fecondo per la parola della predicazione, risplendette luminosissimo sopra le tenebre del mondo”. “verba vana aut risui apta non loqui”: p. 86, voce di Jorge da Burgos. Dalla Regola di San Benedetto [IV-53]. Traduzione: “Non pronunciare parole vane, o che facciano ridere”. “tamquam ab iniustis possessoribus”: p. 95, voce di fra Guglielmo. Sant’Agostino, De Doctrina Christiana libri quatuor. Traduzione: “Proprio come da ingiusti possessori”. “Te Deum”: p. 110, voce narrante. Inno cristiano di ringraziamento che terminava l’ufficio vigilare. Traduzione: “Te, o Signore”. “decimus humilitatis gradus est si non sit facilis ac promptus in risu, quia scriptm est: stultum in risu exaltat vocem suam”: p. 138, voce di Jorge da Burgos. Dalla Regola di San Benedetto [VII-59]: l’umiltà. Traduzione: “Il decimo grado [livello] dell'umiltà è quello in cui il monaco non è sempre pronto a ridere, perché sta scritto: "Lo stolto, quando ride, alza la voce" ”. “scurrilitates vero vel verba otiosa et risum moventia aeterna clausura in omnibus locis damnamus, ed ad talia eloquia discipulum aperire os non permittitur”: p. 138, voce di Jorge da Burgos. Dalla Regola di San Benedetto [VI–8]: l'amore del silenzio. Traduzione: “Escludiamo poi sempre e dovunque la trivialità, le frivolezze e le buffonerie e non permettiamo assolutamente che il monaco apra la bocca per discorsi di questo genere”. 20


“Historia fratris Dulcini heresiarche”: p. 135, voce narrante. Opera scritta da Bernardo Gui nel 1316. Traduzione: “Storia dell'eresiarca frate Dolcino”. “appetitus tendit in appetibile realiter consequendum ut sit ibi finis motus […] amor facit quod ipsas res quae amantur, amanti aliquo modo uniantur, et amor est magis cognitivus quam cognitio”: p. 283, voce narrante. San Tommaso D’aquino, Summa Theologiae. Traduzione: “Il desiderio cerca la cosa desiderata supponendo a ragione che lì il suo desiderio sarà appagato [...] L'amore fa [in modo che] quelle stesse cose che sono amate, sono unite in qualche modo all'amato, e l'amore è più cognitivo che conoscenza”. “Nomi Divini”: p. 284, voce narrante. Titolo di opera attribuita a Dionigi Areopagita, discepolo di San Paolo e primo vescovo di Atene, in cui si cerca di dimostrare che non è possibile la conoscenza delle scienze spirituali, e tanto meno di Dio, a partire dal mondo sensibile. Traduzione: “I nomi divini”. “propter multum amorem quem habet ad existentia”: p. 284, voce narrante. San Tommaso D’Aquino, Summa Theologiae I-II 28. Traduzione: “A motivo del molto amore che [egli] prova per le cose che esistono”. “Speculum amoris”: p. 325, voce narrante. Opera attribuita nel romanzo a fra Massimo da Bologna. Traduzione: “L'immagine dell'amore”. “Super illius specula”: p. 333, voce di Bernardo Gui, inquisitore dell’ordine domenicano. Bolla emanata nel 1326 dal papa Giovanni XXII per estirpare la stregoneria. Traduzione: “Sull'immagine di quello”. “Quorundam exegit”: p. 342, voce narrante. Decretale di papa Giovanni XXII (7 ottobre 1317), dove si condannava in blocco il movimento rigorista e si colpivano, in prima persona, gli spirituali di Provenza. Traduzione: “Una volta scacciò”.

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“Cum inter nonnulos”: p. 343, voce narrante. Costituzione di papa Giovanni XXII (fine del 1323) in cui si dichiarava eretica la dottrina della povertà di Cristo e degli apostoli. Traduzione: “Quando, tra alcuni”. “Quia quorundam”: p. 343, voce narrante. Bolla emanata da papa Giovanni XXII nel 1324. In essa si controbattevano le tesi degli Spirituali 1) che la regola e lo stile di povertà degli Spirituali medesimi fossero identici al Vangelo; 2) che l'approvazione papale di un ordine religioso e della relativa regola fosse una questione di fede e di morale, e non solo un aspetto di legislazione della Chiesa. In particolare, con questa seconda obiezione un papa avrebbe potuto modificare la legislazione precedente o revocarla. Traduzione: “Poiché una volta”. “Exiit qui seminat”: p. 345, voce narrante. Questa decretale fu emanata da Nicolò III il 14 agosto 1279 che stabilì che tutti i beni dei francescani appartenevano alla Sede Apostolica (cioè alla Chiesa), che li amministrava per mezzo di “Sindaci Apostolici”, mentre i francescani ne diventavano semplici utilizzatori. Traduzione: “Il seminatore uscì”. “Sancta Romana”: p. 374, voce di personaggio secondario. Decretale di papa Giovanni XXII 30 dicembre 1317. Traduzione: “La Santa Romana (Chiesa)”. “Lacrimosa dies illa qua resurget ex favilla iudicandus homo reus: huic ergo parce Deus! Pie Iesu domine dona eis requiem”: p. 438, voce narrante. È la parte iniziale del Dies Irae; il testo è del francescano Tommaso da Celano, discepolo e biografo di San Francesco d'Assisi. Sono in molti a ritenerla una composizione poetica medievale tra le più riuscite. Descrive il giorno del giudizio, l'ultima tromba che raccoglie le anime davanti al trono di Dio, dove i buoni saranno salvati e i cattivi condannati al fuoco eterno. Il Dies irae è una delle parti più note del requiem e quindi del rito per la messa esequiale previsto dalla liturgia per la messa di rito tridentino. Celebri musicisti hanno musicato il testo di questo inno nelle loro messe di requiem: degno di nota, ad esempio, è il Dies irae di Mozart, ma anche quello di Giuseppe Verdi. Traduzione: “Giorno di lacrime, quel giorno in cui risorgerà dalla 22


cenere l'uomo peccatore, per essere giudicato: sii però clemente, Signore! O pio Signore Gesù, dona loro la pace”. “Salve Regina”: p. 387, voce di Bernardo Gui. È una delle quattro antifone mariane. Traduzione: “Salve, o Regina”. “Coena Cypriani”: p. 440-444, voce di fra Guglielmo. È un testo altomedievale, attribuito appunto a San Cipriano (c. 200-258), vescovo di Cartagine e padre della Chiesa. La Coena Cypriani è un esempio di pantomimo conviviale dell'età tardoantica, a metà tra una parodia, un'allegoria ed una satira di alcuni passaggi della Bibbia, soprattutto la Parabola del banchetto di nozze in Matteo [22,2] e dell'avvenimento delle Nozze di Cana raccontato in Giovanni [2,1-11]. Traduzione: “La cena di Cipriano”. “tolle et lege”: p. 502, voce narrante. È una citazione dal libro VIII delle Confessioni di Sant'Agostino. Sant'Agostino udì un fanciullo ripetere questa frase “prendi e leggi” a mo' di cantilena; allora prese la Bibbia, aprì a caso e lesse: “Non più bagordi e gozzoviglie, letti e lascivie, contese e invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non fate caso alla carne e ai suoi desideri” [Rm 13,13]. Da quel momento abbandonò la vita mondana e si dedicò completamente alla religione. Traduzione: “Prendi e leggi”. “Est ubi gloria nunc Babylonia?”: p. 503, voce narrante. De contemptu mundi, Bernardo Morliacense. Traduzione: “Dov'è ora la gloria di Babilonia? [Che cos'è rimasto, ormai, della gloria della grande Babilonia?]”. “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”: p. 503, voce narrante. Citazione dal De contemptu mundi di Bernardo Morliacense, il quale variava sul tema “sic transit gloria mundi” aggiungendo l'osservazione che di tutte le cose passate ci rimangono solo i nomi. Traduzione: “Della rosa ormai appassita rimane solo il nome, ci restano soltanto i nomi nudi delle cose [privati della cosa che significano]”.

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Capitolo 1.3 Frasi latine appartenenti alla letteratura profana. Sono ricorrenti frasi che fanno parte di una letteratura profana classica, ma anche distante dai soliti canoni. “in omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro”: p. 15, voce narrante. Thomas Kempis. Traduzione: “Ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro”. “Omnis mundi creatura quasi liber et pictura nobis est in speculum”: p. 31, voce di fra Guglielmo. Alano delle Isole, teologo e filosofo francese, c.1125-1202. Traduzione: “Noi possediamo (nell'intelletto) una riproduzione fedele, simile ad un libro o ad un quadro, di ogni creatura del mondo”. “ut sit exiguum caput, et siccum prope ossibus adhaerente, aures breves et argutae, oculi magni, nares patulae, erecta cervix, coma densa et cauda, ungularum soliditate fixa rotunditas”: p. 32, voce narrante. The Aberdeen Bestiary Folio 22. Traduzione: “Che la sua testa sia minuta, ed asciutta quasi aderente alle ossa, le orecchie piccole e aguzze, gli occhi grandi, le narici aperte, la testa eretta, la criniera fitta e così la coda, gli zoccoli rotondi e solidissimi”. “Monasterium sine libris est sicut civitas sine opibus, castrum sine numeris, coquina sine suppellectili, mensa sine cibis, hortus sine herbis, pratum sine floribus, arbor sine foliis...”: p. 44, voce dell’abate. Detto latino. Traduzione: “Un monastero privo di libri è come una città senza lavoro, un accampamento senza esercito, una cucina senza suppellettili, una mensa senza cibi, un giardino senza erbe, un prato senza fiori, un albero senza foglie”. “pictura est laicorum literatura”: p. 49, voce narrante. Detto medioevale. Traduzione: “La pittura è la letteratura dei laici”. “si licet magnis componere parva”: p. 55, voce narrante. Virgilio, Georgiche. Traduzione: “Se si può paragonare alle (cose) maggiori altre (cose) più piccole”. 24


“Theatrum sanitatis”: p. 75, voce di fra Guglielmo. Titolo opera di M. Moleiro. Traduzione: “Il teatro della salute”. “De virtutibus herbarum”: p. 75, voce di fra Guglielmo. Manoscritto medioevale di tale Platearius. Traduzione: “Le virtù delle erbe”. “De plantis...De causis”: p. 75, voce di fra Guglielmo. Opere erroneamente attribuite ad Aristotele. Traduzione: “Le piante…Le cause”. “De rebus metallicis”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Opera di Ruggero da Hereford. Traduzione: “I metalli”. “Algebra”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Opera di Al Kuwarizmi, resa in latino da Roberto Anglico. Traduzione: “Algebra”. “Puniche”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Opera di Silio Italico. Traduzione: “Le guerre puniche”. “De laudibus sanctae crucis”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Opera di Rabano Mauro. Traduzione: “Lodi della santa croce”. “Flavii Claudii Giordani de aetate mundi et hominis reservatis singulis litteris per singulos libros ab A usque ad Z”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Dovrebbe significare che il libro in questione è costituito da due parti: 1) il testo “de aetate mundi”, scritto da Flavio Claudio Giordano; 2) una raccolta di citazoni di sue opere, prese da libri di altri autori. Traduzione: “Sull'età del mondo di Flavio Claudio Giordano e sulle specifiche lettere (che si sono) conservate dell'uomo [Flavio Claudio Giordano] in libri specifici (ordinate) dalla A alla Z”. “Libellus de Antechristo”: p. 91, voce di Jorge da Burgos. Trattato di Adson. Traduzione: “Opuscolo sull'Anticristo”.

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“forte potuit sed non legitur eo usus fuisse”: p. 103, voce di Jorge da Burgos. Pietro il Cantore, Verbum abreviatum (P.L. 205). Traduzione: “Forse potè, ma non si legge (nei Vangeli) che avessel'abitudine (di farlo)”. “Est domus in terris, clara quae voce resultat. Ipsa domus resonat, tacitus sed non sona hospes. Ambo tamen currunt, hospes simul et domus una”: p. 120, voce narrante. Enigma del pesce di Celio Sirmiano Sinfosio (detto anche Simposio) uno dei più importanti creatori di indovinelli del medioevo. Traduzione: “C'è una casa nel mondo, che risuona di una voce nota. La casa stessa risuona, ma l'abitante non parla. Tuttavia entrambi corrono, insieme l'abitante e la casa”. “aliquando praeterea rido, jocor, ludo, homo sum”: p. 138, voce di fra Guglielmo. Plinio il Giovane (61 d.c.). Traduzione: “Quando inoltre talvolta rido, scherzo, gioco, allora sono un uomo”. “Speculum Stultorum”: p. 140, voce di fra Guglielmo. Libro dell'inglese Nigelle Wireker, in cui si narrano le vicende dell'asino Burnellus (c.1180). Traduzione: “L'immagine degli stolti”. “De aspectibus”: p. 176, voce di fra Guglielmo. Compendio degli studi di Alhazen. Traduzione: “Le immagini”. “De oculis”: p.177, voce di personaggio secondario. Opera di Ammar ben Alì al Musali. Traduzione: “Gli occhi”. “De radiis stellatis”: p. 177, voce di personaggio secondario. Opera di Alkindi. Traduzione: “I raggi delle stelle”. “Liber monstruorum de diversis generibus”: p. 177, voce narrante. Anonimo,VIII sec. Traduzione: “Libro dei mostri di diversi tipi”. “Tabulae”: p. 177, voce di fratello Adso. Titolo di opera attribuito nel romanzo ad Al Kuwarizmi. Traduzione: “Tavole (astronomiche)”. 26


“Quinti Sereni de medicamentis”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “Le medicine, (autore) Quinto Sereno”. “Phaenomena”: pag. 186, voce narrante. Opera di Ovidio. Traduzione: “I fenomeni”. “Liber Aesopi de natura animalium”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “Il libro di Esopo sulla natura degl'animali”. “Almagesthus”: p. 187, voce narrante. Libro di astronomia di Tolomeo. Traduzione: “Almagesto”. “Sic et non”: p. 188, voce narrante. Titolo di un libro del filosofo francese Abelardo (1079-1140), in cui le verità di fede vengono sottoposte ad un'analisi razionale. Traduzione: “È così e non è così”. “Practica officii inquisitionis heretice pravitatis”: p. 213, voce di fra Guglielmo. Pubblicata nel 1323; questo romanzo è ambientato alla fine del novembre del 1327. Traduzione: “Svolgimento dell'attività dell'inquisizione [della ricerca] della perversione eretica”. “In nomine Domini amen. Hec est quidam condemnatio corporalis et sententia condemnationis corporalis lata, data et in hiis scriptis sententialiter pronumptiata et promulgata... Johannem vocatum fratrem Micchaelem Iacobi, de comitatu Sancti Frediani, hominem male condictionis, et pessime conversationis, vite et fame, hereticum et heretica labe pollutum et contra fidem catolicam credentem et affirmantem ... Deum pre oculis non habendo sed potius humani generis inimicum, scienter, studiose, appensate, nequiter et animo et intentione exercendi hereticam pravitatem stetit et conversatus fuit cum Fraticellis, vocatis Fraticellis della povera vita hereticis et scismaticis et eorum pravam sectam et heresim secutus fuit et sequitur contra fidem catolicam... et accessit ad dictam civitatem Florentie et in locis publicis dicte civitatis in dicta inquisitione contentis, credidit, tenuit et pertinaciter affirmavit ore et corde... quod Christus redentor noster non habuit rem aliquam in proprio vel comuni sed habuit a quibuscumque rebus quas sacra scriptura eum 27


habuisse testatur, tantum simplicem facti usum”: p. 238, voce narrante. Angelo Pezzana,Storia della citta di Parma. Traduzione: “Nel nome del Signore, e così sia. È qui appresso riportata, presentata e, per mezzo di questi medesimi scritti, decisa in forma di sentenza e comminata, una condanna corporale ed una sentenza di condanna corporale. Giovanni di Jacopo, detto fratello Michele, del quartiere di San Frediano, uomo di bassa condizione, e di pessime compagnia, vita e fama, eretico e corrotto dalla sozzura eretica, credente e pervicace contro la fede cattolica... non avendo davanti agli occhi Dio ma piuttosto il nemico del genere umano [il diavolo], deliberatamente, ragionatamente, con calore e malvagità sia nell'animo che nell'intenzione, esercitò la perversione eretica e abitò con i Fraticelli, detti “Fraticelli della povera vita”, eretici e scismatici, e seguì la loro perversa setta e (tutt'ora la) segue contro la fede cattolica...ed entrò nella detta città di Firenze e nei luoghi pubblici della detta città affermò, credette, insistette e pertinacemente riaffermò con le parole e con il cuore...che Cristo nostro redentore non ebbe cosa alcuna né in proprio né in comune, bensi ebbe, per tutte le cose che la sacra scrittura testimonia che egli ebbe, soltanto il semplice uso di fatto”. “omne animal triste post coitum”: p. 253, voce narrante. Questo motto è tradizionalmente attribuito ad Aristotele; tuttavia, la fonte puntuale del passo è ignota. Animal significa ‘essere animato’, perciò designa non solo gli animali ma anche gli uomini – si ricorderà che Francesca da Rimini, nel V dell’Inferno, si rivolge a Dante chiamandolo “animal grazioso e benigno”. Traduzione: “Ogni animale è triste dopo il coito”. “nihil sequitur geminis ex particularibus unquam”: p. 265, voce di fra Guglielmo. È una regola della logica aristotelica. Traduzione: “Talvolta dalle due (premesse) particolari non discende nulla”. “aut semel aut iterum medium generaliter esto”: p. 265, voce di fra Guglielmo. È una regola della logica aristotelica. Traduzione: “O una sola o entrambe le volte [in entrambe le premesse] il termine medio sia generale”.

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“intus et in cute”: p. 283, voce narrante. Aulo Persio Flacco (Satire, III, 30). Traduzione: “Dentro e sotto la pelle”. “Historia anglorum”: p. 313, voce narrante. Opera di Beda il Venerabile, monaco e storico, considerato il padre della storia inglese. Citato anche da Dante nella Divina Commedia: « Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro / d'Isidoro, di Beda e di Riccardo, / che a considerar fu più che viro. ». Traduzione: “Storia degli angli”. “De aedificatione templi, De tabernaculo, De temporibus et computo et chronica et circuli Dyonisi, Ortographia, De ratione metrorum, Vita Sancti Cuthberti, Ars metrica”: p.313, voce narrante. Titoli di opere attribuite a Beda il Venerabile. Traduzione: “Come si costruisce un tempio, Il tabernacolo, I tempi ed il calcolo e la cronaca del cerchio di Dioniso, Ortografia, Il calcolo delle misure, Vita di San Cuberto, L'arte di misurare”. “Hisperica...famina”: p. 314, voce narrante. Titolo di poema irlandese anonimo della fine del VI secolo. Traduzione: “Discorso sull’isperia”. “Hoc spumans mundanas obvallat Pelagus oras terrestres amniosis fluctibus cudit margines. Saxeas undosis molibus irruit avionias. Infima bomboso vertice miscet glareas asprifero spergit spumas sulco, sonoreis frequenter quatitur flabris”: p. 314, voce di fra Guglielmo, opera sopra citata. Traduzione: “Questo mare spumeggiante cinge i limiti universali/(e) batte con correnti simili a rapide i margini terrestri. /Si scaglia contro isole remote ed inospitali con la forza delle onde, /spazza le spiagge”. “Primitus pantorum procerum poematorum pio potissimum paternoque presertim privilegio panegiricum poemataque passim prosatori sub polo promulgata.”: p. 314, voce di fra Guglielmo. Opera attribuita nel testo a Aldhelm di Malmesbury. Traduzione: “Dapprima con pio e soprattutto proferibilissimo paterno privilegio dei lunghi poemi dedicati agli dei, il panegirico e [le cose messe in forma di] poesia senza criterio pubblicate sotto il polo [celeste]”.

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“Georgiche...Epitomi”: p. 314, voce narrante. Le Georgiche sono un poema scritto dal poeta Virgilio nel I sec. a.C. Gli Epitomi sono libri di storia di Virgilio di Tolosa, grammatico del VI secolo d.C. Traduzione: “Georgiche...Epitomi”. “ignis, coquihabin (quia incocta coquendi habet dictionem), ardo, calax ex calore, fragon ex fragore flammae, rusin de rubore, fumaton, ustrax de urendo, vitius quia pene mortua membra suo vivificat, siluleus, quod de silice siliat, unde et silex non recte dicitur, nisi ex quia scintilla silit. E aeneon, de Aenea deo, qui in eo habitat, sive a quo elementis flatus fertur” : p. 314, voce di fra Guglielmo. Virgilio. Traduzione: “Fuoco; cuocitore (poiché gli si attribuisce la proprietà di cuocere le cose non ancora cotte); ardore; calace per il calore; fràgon per il rumore della fiamma; rosso per il colore rosso; fumatore; ustrace perché brucia; seduzione perché con la sua [seduzione] resuscita le membra quasi morte; pietroso, perché sorge dalla pietra, per cui è detto non correttamente (se non perché nasce dalla scintilla [generata dalla pietra]) anche pietra; ed eneo, dal dio Enea, che abita in lui, o dal quale l'anima è portata agli elementi”. “Liber continens”: p. 326, voce narrante. Opera di Abu Bakr Mohammad Ibn Zakariya al-Razi, scienziato pluridisciplinare persiano,considerato il più grande medico dell’Islam e del medioevo. Traduzione: “Libro della continenza”. “De legibus”: p. 332, voce di Bernardo Gui. Testo di Marco Tullio Cicerone scritto intorno al 52 a.c. Traduzione: “Delle leggi”. “jus fori […] jus poli”: p. 345, voce narrante. Riferito alla filosofia di Guglielmo d'Occam (1280 – 1349); si riferisce ai diritti che si hanno naturalmente e ai diritti che si acqusiscono vivendo in una comunità-stato. Traduzione: “Diritto del polo [diritto naturale] diritto della piazza [diritto positivo]”. “De plantis libri tres”: p. 366, voce di fra Guglielmo. Ernst Heinrich Friedrich Meyer. Traduzione: “I tre libri sulle piante”.

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“Persecuti sunt me. Adjuva me, Domine, Deus meus salvum me fac propter magnam misericordiam tuam”: p. 414, voce di personaggio secondario. È il testo di una melodia di Perotin, musicista francese vissuto a Parigi a cavallo del 1200. Traduzione: “Mi perseguitarono. Aiutami, o Signore, mio Dio, salvami per la tua grande misericordia”. “Dies irae”: p. 429, voce narrante. Sequenza in lingua latina, attribuita a Tommaso da Celano. Traduzione: “Il giorno dell'ira (divina)”. “suppositio materialis...de dicto...de re”: p. 460, voce di fra Guglielmo. Sono espressioni relative alla logica di Guglielmo d'Occam (1280 – 1349). Traduzione: “Proposizione materiale...a proposito della parola...a proposito della cosa”. “de toto corpore fecerat linguam […] hic sunt leones”: p. 480, voce narrante. Tommaso da Celano. Traduzione: “Di tutto il corpo fece lingua [...]. Qui ci sono i leoni”. “O quam salubre, quam iucundum et suave est sedere in solitudine et tacere et loqui cum Deo”: p. 503, voce narrante. Thomas Kempis. Traduzione: “Com'è salutare, com'è gioioso e soave sedere in solitudine, e tacendo parlare con Dio [pregare]”.

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Capitolo 1. 4 Frasi latine prive di fonte Alcune citazioni, non hanno una fonte ben precisa. A volte si tratta di traduzioni di frasi che hanno il semplice scopo di rendere appunto il testo più addentro all’atmosfera delle vicende narrate, in altri casi si tratta di titoli di libri, anche in questo caso inventati ad arte secondo le necessità dell’autore. “Verbatim”: p. 19, voce narrante. Traduzione: “Letteralmente”. “Caput Mundi”: p. 20, voce narrante. Traduzione: “Capitale del mondo”. “usus facti”: p. 21, voce narrante. Traduzione: “Utilizzo di fatto”. “Moechus”: p. 25, voce narrante. Traduzione: “Adultero”. “unico homine regente”: p. 25, voce narrante. Traduzione: “Con un solo uomo a guidar(li)”. “ut sine animale moveantur cum impetu inaestimabili, et instrumenta volandi et homo sedens in medio instrumentis revolvens aliquod ingenium per quod alae artificialiter composita aerem verberent, ad modum avis volantis”: p. 25, voce narrante. Traduzione: “Che senza animale (che le traini) si muovano a grande velocità, e mezzi per volare (fatti in modo che) un uomo, seduto al centro del mezzo, faccia girare una qualche invenzione, cosicché delle ali, costruite artificialmente, colpiscano l'aria, come fanno gli uccelli che volano”. “coram monachis”: p. 43, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Di fronte ai monaci”. “ad placitum”: p. 54, voce narrante. Traduzione: “Per accordo”. “disiecta membra”: p. 55, voce narrante. Traduzione: “Pezzi sparpagliati”. “fratres et pauperes heremitae domini Celestini”: p. 59, voce narrante. Alcuni frati Minori delle Marche, assertori dell’osservanza assoluta della regola della povertà dal popolo chiamati “fraticelli”- si separarono dal resto dell’Ordine francescano. 32


Sotto la guida di fra Liberato da Macerata e di fra Angelo Clareno furono autorizzati da papa Celestino V (Perugia, 5 luglio 1294), a dar vita a una nuova famiglia religiosa, la congregazione dei “pauperes heremitae domini Coelestini”. Traduzione: “fratelli e poveri eremiti del Signore (secondo la regola) di Celestino”. “per mundus discurrit vagabundus”: p. 61, voce narrante. Traduzione: “Gironzola per il mondo come un vagabondo”. “Spiritus Libertatis”: p. 65, voce narrante. Nome di una congregazione religiosa medievale. Traduzione: “(fratelli) Dello Spirito della libertà”. “Benedicti”: p. 70, voce di Ubertino da Casale. Traduzione: “Di Benedetto”. “Mors est quies viatoris – finis est omnis laboris”: p. 72, voce di Ubertino da Casale. Traduzione: “La morte è il riposo del viandante – è la fine di tutte le fatiche”. “lectio divina”: p. 75, voce di Severino da Sant’Emmerano, erborista dell’abbazia. Modo tradizionale di pregare la Bibbia. Traduzione: “Lettura (di argomenti) religiosi”. “Claritas”: p. 80, voce narrante. Traduzione: “Luminosità”. “Gesta francorum”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Gesta dei franchi”. “Habeat Librarius et registrum omnium librorum ordinatum secundum facultates et auctores, reponeatque eos separatim et ordinate cum signaturis per scripturam applicatis”: p. 83, voce di Malachia da Hildesheim, bibliotecario. Nel libro si parla di una citazione, di cui però non si trova alcuna fonte certa. Traduzione: “Il bibliotecario abbia anche un registro di tutti i libri ordinato secondo il numero posseduto e gli autori, e li riponga separatamente ed ordinatamente con indici scritti (sul dorso)”.

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“iii, IV gradus, V in prima graecorum; ii, V gradus, VII in tertia anglorum”: p. 83, voce narrante. Traduzione: “3°, 4° scaffale, 5° nella prima dei greci; 2°, 5° scaffale, 7° nella terza degli angli”. “Ars loquendi ed intelligendi in lingua hebraica”: p. 83, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “L'arte di parlare e capire in lingua ebraica”. “Distinctiones”: p. 83, voce narrante. Traduzione: “Distinzioni”. “folia – vellum”: p. 84, voce narrante. Traduzione: “Fogli (di) pelle di pecora”. “Verba”: p. 85, voce narrante. Traduzione: “Parole”. “Oculi de vitro cum capsula”: p. 94, voce di Nicola da Morimondo, maestro vetraio dell’abbazia. Traduzione: “Occhi di vetro con montatura”. “Vitrei ab oculis ad legendum”: p. 94, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “(oggetti di) Vetro per gli occhi, per leggere”. “sponte sua”: p. 99, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Di sua volontà”. “Benedicite”: p. 101, voce narrante. Preghiera di benedizione. Traduzione: “Benedite”. “manduca, jam coctum est”: p. 103, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Mangia, è già cotto”. “Tu autem Domine miserere nobis…Adjutorium nostrum in nomine Domini…Qui fecit coelum et terram”: p. 104, voce attribuita a personaggio secondario che insieme all’abate intonano il canto di preghiera. Traduzione: “Tu pure, o Signore, abbi pietà di noi…Il nostro aiuto è nel nome del Signore…che creò cielo e terra”. “Benedicamus Domino…Deo gratias”: p. 109, voce attribuita a personaggi secondari che intonano la preghiera. Traduzione: “Benediciamo il Signore (siano rese) grazie a Dio”. 34


“Deus qui est sanctorum splendor mirabilis…Iam lucis orto sidere”: p. 111, voce narrante. Liriche sacre. Traduzione: “Dio, che è lo splendore ammirevole dei santi… Al sorgere della luce già si posano”. “omnis mundi creatura, quasi liber et scriptura”: p. 114, voce di fratello Adso. Traduzione: “Ogni creatura del mondo, come un libro o una scritta”. “Credo in unum Deum...”: p.115, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Credo in un solo Dio...”. “lapis ematiti”: p. 116, voce di Severino da Sant’Emmerano. Traduzione: “Pietra della Tessaglia”. “Recapitulatio”: p. 136, voce narrante. Traduzione: “Ricapitolazione”. “fabulae poetae a fando nominaverunt quia non sunt res factae sed tantum loquendo fictae”: p. 137, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Le favole del poeta presero il nome dal (verbo) “fabulare” perché non sono cose accadute ma soltanto dette con la parola”. “naturaliter...spiritualiter salsa”: p. 138, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Naturalmente...spiritualmente argute”. “admittenda tibi joca sunt post seria quaedam, sed tamen et dignis et ipsa gerenda modis”: p. 138, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Devi permettere qualche scherzo dopo gli argomenti serii, purché siano svolti moderatamente e in degna misura”. “Deus non est”: p. 139, voce di Jorge da Burgos. Traduzione: “Dio non esiste”. “tum podex carmen extulit horridulum”: p. 140, voce di Jorge da Burgos. Traduzione: “Allora l'ano emise un canto quantomai rozzo”. “ordo monachorum”: p. 151, voce narrante. Traduzione: “L'ordine dei monaci”. 35


“Hunc mundum tipice laberinthus denotat ille...intranti largus, redeunti sed nimis artus”: p. 163, voce di Alinardo da Grottaferrata, il più anziano tra i monaci. Nel perduto mosaico di S. Savino a Piacenza, del sec. 12°, era tracciato un labirinto accompagnato da una iscrizione che ne esplicitava il significato negativo paragonandolo al mondo, largo per chi vi entra ma stretto per chi tenta di liberarsi dai vizi per uscirne. Traduzione: “Codesto labirinto descrive chiaramente questo mondo...largo per chi entra, ma troppo stretto per chi (vuole) uscire”. “verso...recto”: p. 168, voce narrante. Indicano le due facce del foglio. Si usano anche per indicare le due facce delle monete. Traduzione: “Diritto...rovescio”. “Secretum finis Africae”: p. 171, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Il Segreto del confine dell'Africa”. “graecum est, non legitur”: p. 171, voce di fratello Adso. È una nota che sovente gli amanuensi medievali scrivevano quando, in un testo latino, compariva una citazione in greco che non sapevano tradurre. Traduzione: “È greco, non si legge. [non lo so leggere]”. “oculi ad legendum”: p.176, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Occhi per leggere”. “De bestiis”: p. 177, voce narrante. Titolo di opera. Traduzione: “Bestiario ”. “Liber Aethici peronymi de cosmographia”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “Libro di Etico peronimo sulla cosmografia”. “Libri tres quos Arculphus episcopus adamnano escipiente de locis sanctis ultramarinis designavit conscribendos”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “Tre libri che Arcolfo episcopo accennò (e poi) compose con cuore saldo, a proposito dei luoghi santi d'oltremare”. “Libellus Q. Iulii Hilarionis de origine mundi”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “Libricino di Quinto Giulio Ilarione sull'origine del mondo”. 36


“Solini Polyshistor de situ orbis terrarum et mirabilibus”: p. 186, voce narrante. Traduzione: “(Libro) Di Solino Polistore sul luogo (in cui si trova) il cerchio delle terre e sulle meraviglie”. “pauperes verecondi”: p. 193, voce narrante. Traduzione: “Poveri discreti”. “Verbigrazia”: p. 204, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Per esempio”. “quod enim laicale ruditate turgescit non habet effectum nisi fortuito”: p. 208, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Infatti, ciò che sorge dall'ignoranza dei laici non porta ad alcun risultato, se non casuale”. “sed opera sapientiae certa lege vallantur et in fine debitum efficaciter diriguntur”: p. 208, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Ma l'opera della sapienza, per la certezza della legge (naturale) viene rinforzata e viene diretta nel modo più appropriato al fine”. “unum...velut”: p. 211, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Uno solo...oppure”. “Secretum finis Africae manus supra idolum age primum et septimum de quatuor”: p. 212, voce narrante. Traduzione: “Il segreto del confine dell'Africa: la mano sopra l'idolo agisce sul primo e sul settimo dei quattro”. “Idolum”: p. 212, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Idolo”. “Mirabilia”: p. 217, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Meraviglie”. “hic lapis gerit in se similitudinem coeli”: p. 218, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Questa pietra porta in sé una somiglianza con il cielo”. “Omnes enim causae effectum naturalium dantur per lineas, angulos et figuras. Aliter enim impossibile est sciri propter quid in illis”: p. 221, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Infatti tutti gli effetti delle causa naturali si determinano per linee,

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angoli e strutture geometriche regolari. Altre cause, infatti, non si possono determinare, proprio a causa di cio”. “de hoc satis”: p. 228, voce di Ubertino da Casale. Traduzione: “Di questo (abbiamo parlato) a sufficienza”. “Per Dominum moriemur”: p. 240, voce narrante. Traduzione: “Moriamo per il Signore”. “Credo...Te Deum”: p. 242, voce narrante. Traduzione: “Credo...Te, o Signore”. “Hibernia”: p. 243, voce narrante. Traduzione: “Irlanda”. “De te fabula narratur”: p. 244, voce narrante. Traduzione: “La storia parla di te”. “vade retro...vis appetitiva...valde bona”: p. 246, voce narrante. Traduzione: “Allontanati!...forza desiderante (brama)...molto attraente”. “O sidus clarum puellarum...o porta clausa, fons hortorum, cella custos unguentorum, cella pigmentaria”: p. 249, voce di fratello Adso. Traduzione: “O astro luminoso tra le fanciulle...o porta impenetrabile, fonte nel giardino, camera che racchiude essenze pregiate, camera profumata!”. “Oh, langueo...causa languoris video nec caveo”: p. 249, voce di fratello Adso. Traduzione: “Oh, sono debole [la mia volontà è debole]...e vedo la causa della mia debolezza e non la evito”. “et cuncta erant bona”: p. 249, voce narrante. Traduzione: “E tutto in essi era piacevole”. “omnis ergo figura tanto evidentius veritatem demonstrat quanto apertius per dissimilem similitudinem figuram se esse et non veritatem probat”: p. 251, voce narrante. Traduzione: “Dunque, ogni descrizione mostra tanto più evidentemente la

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verità quanto più apertamente, a motivo della mancanza di somiglianza, mostra che essa medesima è una raffigurazione, e non la verità”. “ergo”: p. 265, voce di fratello Adso. Traduzione: “Quindi”. “Darii”: p. 265, voce di fra Guglielmo. In epoca altomedievale, nello studio della logica aristotelica erano stati codificati tutti i possibili casi di sillogismo. Ognuna delle tre “frasi” che compone un sillogismo (premessa maggiore, premessa minore e conclusione) può essere di quattro tipi (universale affermativa, universale negativa, particolare affermativa e particolare negativa), ed ognuno di questi tipi veniva indicato da una vocale (a, e, i, o); ogni tipo di sillogismo poteva pertanto essere indicato da una successione di tre vocali (nel nostro caso, aii), e per ricordare più agevolmente le varie forme e le loro ulteriori classificazioni (le figure ed i termini cui si riferisce Guglielmo) si utilizzavano parole aventi appunto le tre vocali che servivano; nel nostro caso, Darii.). Traduzione: letteralmente, “Di Dario”. “datura stramonium...angostura pseudo ferruginea...nux vomica”: p. 267, voce narrante. Lo stramonio è una pianta velenosa, avente proprietà narcotiche, sedative ed allucinogine; è anche detta “erba del diavolo”. L’angostura è un alberello dalla corteccia aromatica, l’angostura pseudo ferruginea è una pianta simile, ma che contiene stricnina ed una sostanza alcalina, può provocare una malattia simile al tetano. La noce vomica contiene stricnina, è molto citata da tutti gli omeopati. Traduzione: “Stramonio comune..angostura pseudo ferruginea..noce vomica”. “Ad mulieres pauperes in villulis”: p. 273, voce di fra Guglielmo. Capitolo appartenente alle prediche di Umberto da Romans, da quanto estrapolato dal romanzo. Traduzione: “Per le donne povere dei villaggi”. “peccant enim mortaliter, cum peccant cum quocumque laico, mortalius vero quando cum Clerico in sacris ordinibus constituto, maxime vero quando cum Religioso mondo mortuo”: p. 273, voce di fra Guglielmo. Estratto del capitolo precedentemente citato. Traduzione: “Commettono infatti peccato mortale, quando peccano con un qualsiasi laico; commettono peccato ancor più mortale quando peccano con un 39


Chierico, che ha preso gli ordini, ma più di tutto peccano quando commettono peccato con un Religioso, che per il mondo [è come] morto”. “elicito”: p. 283, voce narrante. Traduzione: “Esplicitato”. “actus appetiti sensitivi in quantum habent trasmutationem corporalem annexam, passiones dicuntur, non autem actus voluntatis”: p. 283, voce narrante. Traduzione: “Un atto dell'appetito sensitivo che comporti una trasmutazione corporale viene detto passione, non solo atto della volontà”. “principium contentionis…consortium in amato”: p. 284, voce narrante. Traduzione: “Origine di rivalità la condivisione della [persona] amata”. “Motus in amantum”: p. 284, voce narrante. Traduzione: “Attenzione verso l’amato”. “Agnus…agnoscit…ovis...ab oblatione…canor…viriditas...virgo”: p. 285, voce narrante. Queste affermazioni, seguono la teoria “nominalistica” dei filosofi medievali; questa teoria sosteneva che i nomi delle cose discendono dalle caratteristiche

delle

cose

medesime.

Traduzione:

“Agnello...riconosce-

pecora...dall'offerta- canto- vigore...vergine”. “Secretum finis Africae manus supra idolum age primum et septimum de quatuor”: p. 287, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Il segreto del confine dell'Africa: la mano sopra l'idolo agisce sul primo e sul settimo dei quattro.” “Cum venerabiles”: p. 296, voce di fra Guglielmo; opera attribuita nel romanzo a Papa Giovanni XXII. Traduzione: “Quando i venerabili”. “Corona regni de manu Dei”: p. 297, voce di fra Michele da Cesena, generale dell’ordine dei frati minori e capo della delegazione imperiale. Bolla attribuita nel romanzo a Papa Ildebrando. Traduzione: “Corona del regno dalla mano di Dio”.

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“Diadema imperii de manu Petri”: p. 297, voce di fra Michele da Cesena. Bolla attribuita nel romanzo a Papa Bonifacio VIII. Traduzione: “Corona dell'impero dalla mano di Pietro”. “taxae sacrae poenitentiariae”: p. 298, voce di fra Girolamo di Caffa,vescovo. Bolla attribuita nel romanzo a Papa Giovanni XXII. Traduzione: “Sacre imposte di pentimento”. “De rhetorica cognatione, Locorum rhetoricorum distinctio”: p. 314, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Le simiglianze della retorica, Ornamento dei luoghi [comuni] retorici”. “poema, rethoria, grama, leporia, dialecta, geometria”: p. 314, voce di fratello Adso. Latino inventato. Traduzione: “Poetica, retorica, grammatica, grazievolezza, dialettica, geometria”. “mon, man, tonte, piron, dameth, perfellea, belgalic, margaleth, lutamiron, taminon...raphalut”: p. 314, voce di fra Guglielmo. Latino inventato. Intraducibile. “Ego”: p. 315, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Io”. “cantamen, collamen, gongelamen, stemiamen, plasmamen, sonerus, alboreus, gaudifluus, glaucicomus”: p. 315, voce di fratello Adso. Non è un buon latino. Intraducibile. “in nomine patris et filia.”: p.315, voce di fra Guglielmo. Formula usata erroneamente nelle Gallie da alcuni preti che non conoscendo bene il latino e avendola usata in maniera sbagliata, avevano causato l’annullamento dei battesimi celebrati con essa. Traduzione: “Nel nome del padre e della figlia”. “Hiberni...Hibernia...Apocalypsis”:

p.

316,

voce

narrante.

Traduzione:

“Irlandesi...Irlanda...Apocalisse”.

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“Fons Adae”: p. 316, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Fonte di Adamo [paradiso terrestre]”. “Yspania...Hibernia”: p. 317, voce narrante. Traduzione: “Spagna...Irlanda”. “Magius, Facundus”: p. 317, voce narrante. Traduzione: “Maggiore, Eloquente”. “Leones...hic sunt leones”: p. 317, voce narrante. È una frase che veniva scritta nelle carte geografiche antiche, nelle regioni inesplorate. Per traslato, indica tutti gli argomenti di cui non si sa nulla (o di cui non si deve sapere nulla). Traduzione “Leoni...qui ci sono i leoni”. “fons paradisi”: p. 318, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “La fonte del paradiso”. “supra speculum”: p. 321, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Oltre lo specchio”. “super speculum”: p. 322, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Sopra lo specchio”. “Iudaea...Aegyptus”: p. 322, voce narrante. Traduzione: “Giudea...Egitto”. “Anglia...German...Gallia...Hibernia...Roma...Yspania...Leones...Aegyptus...Iudaea... Fons Adae...Acaia”: p. 322, voce narante. Traduzione: “Inghilterra...Germania... Gallia [Francia]...Irlanda...Roma...Spagna...Africa...Egitto...Giudea...Fonte di Adamo [Paradiso terrestre]...Grecia”. “quarta Acaiae”: p. 324, voce narrante. Traduzione: “Quarta (stanza) dell'Acaia”. “de te fabula narratur”: p. 325, voce narrante. Traduzione: “La storia parla di te”. “qui animam corpori per vitia conturbationesque commiscent, utrinque quod habet utilem ad vitam necessarium demoliuntur, animamque lucidam ac nitidam carnalium voluptatum limo perturbant, et corporis munditiam atque nitorem hac ratione miscentes, inutile hoc ad vitae officia ostendunt”: p. 326, voce narrante. Traduzione: “Le compiacenze che confondono l'anima al corpo a causa dei vizi e dei turbamenti [e] distruggono ciò che è utile e necessario per la vita, e turbano l'anima lucida e 42


trasparente con il fango del desiderio carnale, e [che] mescolano la purezza e lo splendore del corpo in questo modo, dimostrano che ciò inutile alle incombenze della vita”. “nigra et amara”: p. 326, voce narrante. Traduzione: “Nera ed amara”. “complexio venerea...intentiones”: p. 328, voce narrante. Traduzione: “Dilemma venereo...desiderii”. “Catus”: p. 332, voce narrante. Traduzione: “Furbo”. “Amen”: p. 335, coro di voci. Traduzione: “Così sia”. “inimicus pacis”: p. 343, voce narrante. Traduzione: “Nemico della pace”. “in bonis nostris”: p. 345, voce narrante. Traduzione: “Tra i nostri beni”. “nomina sunt consequentia rerum”: p. 357, voce narrante. È la teoria “nominalistica”, secondo la quale i nomi delle cose descrivono le caratteristiche delle cose medesime. Traduzione: “I nomi sono conseguenza delle cose che significano”. “nomen...nomos...nomine...ad placitum”: p. 357, voce narrante. Traduzione: “Nome...legge...nomi...per accordo”. “Thesaurus herbarum”: p. 366, voce di fratello Adso. Traduzione: “Il tesoro delle erbe”. “de dicto”: p. 384, voce narrante. Gioco di parole. Traduzione: “Della parola”. “Domini canes”: p. 386, voce narrante. I domenicani erano considerati i frati “dotti” (in opposizione ai france-scani) e come tali erano i guardiani dell'ortodossia cattolica: avevano pertanto il titolo -non dispregiativo- di “cani (da guardia) del Signore”. Traduzione: “Cani del Signore”.

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“planta Dei pullulans in radice fidei”: p. 388, voce di Remigio da Varagine, cellario dell’abbazia. Traduzione: “La pianta del Signore che sorge dalla radice della fede”. “Abigor, pecca pro nobis...Amon, miserere nobis...Samael, liber nos a bono...Belial eleyson...Focalor, in corruptionem meam intende...Haborym, damnamus dominum... Zaebos, anum meum aperies...Leonardo, asperge me spermate tuo et inquinabor...”: p. 391, voce di Remigio da Varagine. Abigor è il demone che, nella mitologia ebraica, comanda le schiere infernali. Amon è un dio dell'antico egitto, antropomorfo, con la tiara e due piume di falco. Samael è l'angelo della morte, accusatore del genere umano. Belial è il demone secondo solo a Lucifero, comanda ottanta schiere di demoni. Focalor è il demone che ha il potere sui mari, fa morire per annegamento e comanda trenta legioni di demoni. Haborym è il demonio degli incendi, si manifesta come serpente a tre teste: una di uomo, una di rettile e una di gatto. Zaebos, più spesso detto Sallos, comanda trenta legioni, è il signore del mare in tempesta e causa l'amore fra persone di sesso opposto. Leonardo è un demone del Primo Ordine, presiede alla Magia Nera. Traduzione: “Abigor, pecca per noi...Amon, abbi pietà di noi...Samael, liberaci dal bene...Belial pietà...Focalor, accresci la mia corruzione (d'animo)...Haborym, danniamo il signore...Zaebos, apri il mio ano...Leonardo, aspergimi con il tuo sperma e sarò corrotto...”. “cingulum diaboli”: p. 392, voce di Bernardo Gui. Traduzione: “Cinghia del diavolo”. “Abbas agraphicus”: p. 424, voce di Nicola da Morimondo. Traduzione: “Abate senza scrittura”. “minimas differentias odorum”: p. 427, voce narrante. Traduzione: “Le minime differenze degli odori”. “Traete, filii de puta!”: p. 431, voce di sogno. Non è latino classico; è uno dei primi esempi di volgare. È tratto da un mosaico paleocristiano della chiesa di San Clemente, a Roma, in cui è raffigurato l'arresto (non riuscito) di San Clemente, quarto papa, ad opera dei legionari romani. Dio li accecò ed essi, anziché San 44


Clemente, portarono in carcere una colonna di marmo. Nel mosaico, il capo dei legonari che stanno trascinando la colonna urla: “Traete, filii de puta!”. Traduzione: “Tirate, figli di buona donna!”. “Sao ko kelle terre per kelle fini ke ki kontene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti”: p. 431, voce di sogno. È uno dei primi documenti di volgare esattamente datato. Nel marzo del 960, al monastero di Montecassino fu riconosciuto il possesso di alcune terre in una disputa legale. Il giudice Arechisi riportò nei documenti la formula esatta recitata dai testimoni. Traduzione: “So che quelle terre, delimitate dai confini qui descritti, sono appartenute per trent'anni al monastero di San Benedetto”. “Age primum et septimum de quatuor”: p. 431, voce di sogno. Traduzione: “Agisce sul primo e sul settimo dei quattro”. “In finibus Africae amen”: p. 431, voce di sogno. Traduzione: “Nel confine dell'Africa, e così sia”. “vitros ad legendum”: p. 432, voce narrante. Traduzione: “Vetri per leggere [occhiali]”. “nigra sed formosa”: p. 433, voce narrante. Traduzione: “Negra ma formosa”. “unico homine regente”: p. 434, voce narrante. Traduzione: “Con un sol uomo a dirigerla”. “mors est quies viatoris, finis est omnis laboris”: p. 436, voce di sogno. Traduzione: “La morte è il riposo del viandante, è la fine di tutte le fatiche”. “Ut cachinnis dissolvatur, torqueatur rictibus!”: p. 437, voce di sogno. Traduzione: “Che si dissolva con le risate, che gli angoli della bocca si torcano (dalle risate)”. “ioca monachorum”: p. 440, voce narrante. Traduzione: “Scherzi dei monaci”.

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“Ludere me libuit, ludentem, papa Johannes, accipe. Ridere, si placet, ipse potes…Ridens cadit Gaudericus, Zacharias admiratur, supinus in lectulum docet Anastasius...”: p. 440, voce narrante. Traduzione: “Mi piace giocare, essere allegro, papa Giovanni, accetta(mi). Se ti piace, puoi ridere tu stesso…Goderico cade ridendo, Zaccaria si rimira, Anastasio insegna steso nel letto”. “I ar. de dictibus cujusdam stulti II syr. libellus alchemicus aegypt. III Expositio Magistri Alcofribae de cena beati Cypriani Cartaginensis Episcopi IV Liber acephalus de stupris virginum et meretricum amoribus”: p. 442, voce narrante. Traduzione: “I (arabo) - sui detti di qualche stolto II (siriano) - libello alchemico egiziano III - esposizione del maestro Alcofribano della cena del beato Cipriano, vescovo di Cartagine IV - libro acefalo di stupri di vergini ed amori di meretrici”. “Liber acephalus”: p. 445, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Libro privo dell'inizio”. “Charta lintea...pergamino de pano”: p. 446, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Carta di lino [carta]...pergamena di panno”. “Stupra virginum et amores meretricum”: p. 475, voce di fra Guglielmo. Traduzione: “Stupri di vergini ed amori di prostitute”. “Miserere”: p. 481, voce di Jorge da Burgos. Traduzione: “Abbi pietà”. “res nullius”: p. 499, voce narrante. Terminologia giuridica. Traduzione: “Cose di nessuno ”. “disiecta membra”: p. 502, voce narrante. Traduzione: “Pezzi sparpagliati”. “Incipit”: p. 502, voce narrante. Traduzione: “Inizia [inizio]”.

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Capitolo 1.5 Parole latine assunte come vocaboli da non tradurre Vi sono poi parole riscontrabili in tutta l’opera che il lettore non percepisce come parole straniere in sé, in quanto fanno parte integrante del linguaggio di tutto il romanzo. Tra queste le più comuni sono quelle che scandiscono le ore del giorno della vita dei monaci come: laudi: ‘verso le sei del mattino’; compieta: ‘verso l’ora di cena’. Altre ancora sono indicative dei luoghi frequentati dai monaci: scriptorium: ‘sala (destinata alla) scrittura’; balnea: ‘bagni (per lavarsi)’. Mentre altre ancora non vengono percepite come traducibili in quanto sono alquanto comuni o perché si ripetono di sovente: marginalia: ‘dettagli’; finis Africae: ‘il confine dell’Africa’; auctoritas/auctoritates: ‘autorità [verità tramandate]’; naturaliter: ‘naturalmente’.

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Capitolo 2: Glossario dei termini arcaici

L’opera di Eco presenta notevoli esempi di arcaismi: parole che non vengono solitamente usate nella lingua comune e che fanno parte della tradizione letteraria italiana a partire dalla nascita della nostra lingua. Il romanzo, che è stato più volte considerato ed etichettato come romanzo storico, presenta quindi alcune delle caratteristiche della lingua utilizzata al tempo delle vicende narrate. Il bagaglio latino non poteva sicuramente mancare, e per non rendere meno verosimile il linguaggio dei personaggi rappresentati, Eco imbastisce anche tutto un repertorio di arcaismi e di elementi della tradizione letteraria piuttosto ricercati e ormai in disuso. L’italiano, come lingua viva e in continuo rinnovamento, lascia dietro di sé una serie di vocaboli: i suddetti arcaismi, che l’italiano medio ignora, e che possono essere compresi solo da un pubblico di ottima cultura. “Il romanzo presenta uno stile che sembra perseguire il massimo di eleganza e cultura compatibili con la piena leggibilità. La patina anticheggiante adatta all’ambientazione medievale viene ottenuta esclusivamente attraverso un lessico letterario”.1 Leggendo Il nome della rosa, che non è affatto un romanzo di nicchia, ben lontano dalle cattedre universitarie d’élite per i motivi già spiegati, si possono comunque ritrovare dei termini che possono far sorridere e possono incuriosire, altri che possono far storcere il naso e altri ancora che vengono letti e presumibilmente ignorati, perché non capiti fino in fondo. In casi come la parola dolora, il lettore può ben capire dal testo cosa l’autore volesse alfine intendere, ma in altri casi come arcatore lo sforzo o comunque il dubbio possono insinuarsi nel lettore e spingerlo a una ricerca più approfondita del significato della parola. I 58 esempi riportati sono solo un campione esplicativo dei termini più ricercati e inusuali che si possono riscontrare in tutta l’operaI termini sono stati riportati col loro significato, l’esempio colto dalle pagine del libro e le

1

L. Matt, Narrativa, in Modernità italiana. Cultura, lingua e letteratura dagli anni settanta a oggi, a cura di A. Afribo e E. Zinato, Roma, Carocci, 2011, p. 158.

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varie classificazioni raccolte dai tre diversi dizionari che ne hanno permesso la datazione e la collocazione nell’ambito letterario. Molti termini raccolti all’inizio della ricerca potevano apparire come arcaici, o avere una patina anticheggiante, e nonostante non si sia ritenuto di doverli analizzare nel presente lavoro, dimostrano che l’autore si è servito di espedienti linguistici per rendere più verosimile il contesto ambientale tramite quello linguistico. Eliminati i finti arcaismi, la prima ricerca effettuata nel GRADIT, ha potuto chiarire innanzitutto il significato di alcuni termini, che potevano in qualche modo sollecitare qualche dubbio, come: attoscare, callido, figmento ecc. Lo stesso dizionario ha permesso di definire la data storica della parola in questione, dimostrando così la ricercatezza del termine. Diffusi sono soprattutto gli esempi del XIII e XII secolo. Con la ricerca del secondo dizionario, il GDLI, è stato interessante vedere come le parole ricercate siano state utilizzate nel tempo attraverso le fonti di autori antichi e contemporanei. Una fonte su tutte spicca tra quelle più lontane: Dante Alighieri, ma anche Boccaccio e autori meno conosciuti come: Paolo da Certaldo, Rustico, Pucciandone e altri. Risolutivo infine è stato notare che vari tra gli esempi riportati non sono presenti nell’ultimo dizionario utilizzato per le richerche: il GDLIM, che riportando nel proprio elenco solo termini di uso contemporaneo, dimostra quanto le voci riportate come esempio siano state ricercate, in quanto in alcuni casi non presentano alcuna fonte che ne dimostri l’utilizzo ai giorni nostri, ma in altri casi ancora non sono proprio presenti. Sono privi di fonte: arcatore, cellario, coadunazione, dimidiare, figmento. Due voci presentano come unica fonte Dante Alighieri: dolorare e sì; mentre le altre voci presentano per la maggior parte solo un’unica fonte. A dimostrazione del fatto che le voci raccolte non sono termini che si possono trovare nella nostra moderna lingua e che nonostante facciano parte del nostro bagaglio linguistico, si annoverano in un vocabolario passato che è possibile a volte ritrovare in opere come in questa di Eco.

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Abbisognare: verbo intr., ‘avere bisogno’. “ho dovuto guardarmi dall’usare queste lenti, ricorrendo a segretari volenterosi che mi leggessero le scritture di cui abbisognavo”. P. 95. GRADIT: BU, fine XIII sec. GDLI: 22 fonti da Tesoro volgar a Papini. GDLIM: Leopardi, Svevo, Papini.

Acconcio: agg., ‘adatto’. “ha saputo coltivare le sue amicizie nei modi più acconci”. P. 295. GRADIT: OB XIII sec. GDLI: 16 fonti da Bartolomeo da S.C. a L. Viani. GDLIM: D’annunzio e Ojetti.

Ammollire: verbo tr., ‘addolcire, indebolire’. “trasformata in meretrice, ammollita nel lusso”. P. 69. GRADIT: OB fine XIII sec. GDLI: 20 fonti da Boccaccio a D’annunzio. GDLIM: Stuparich.

Arcatore: s.m., ‘arciere; in questo caso col significato di truffatore, ingannatore’. “Dal racconto che mi fece me lo vidi associato a quelle bande di vaganti che poi, […], sempre più vidi aggirarsi per l’Europa: falsi monaci, ciarlatani, giuntatori, arcatori, pezzenti e straccioni”. P. 192. GRADIT: OB XII sec. GDLI: 2 fonti da Paolo da Certaldo a F. Sacchetti. GDLIM: nessuan fonte presente.

Assidere: verbo tr. e intr., ‘sedersi’. “quando ciascuno si assise nel proprio stallo”. P. 109. GRADIT: OB 1313. GDLI: 21 fonti da Dante a Viani. GDLIM: Leopardi e D’annunzio.

Attoscare: verbo tr., ‘ avvelenare’. “una bella coppa di vino attoscato” P. 132. GRADIT: LE 1313. GDLI: 4 fonti da Marco Polo volgar ad Alfieri. GDLIM: D’annunzio.

Cachinno: s.m., ‘risata sguaiata’. “mi convinse che ciascuno di quei libri raccontava per misteriosi cachinni la mia storia di quel momento”. P. 244. GRADIT: LE 13041308. GDLI: 11 fonti da Dante a Soffici. GDLIM: Soffici e Flaiano. 50


Calderaio s.m., ‘artigiano di fabbrica che ripara caldaie’. “e tra loro artigiani ambulanti, tessitori, calderai, seggiolai”. P. 192. GRADIT: OB XIII sec. GDLI: 12 fonti da A. Pucci a Panzini. GDLIM: Panzini. Callido: agg., ‘astuto, scaltro’. “e non era colpa sua se il callidissimo Venanzio non solo aveva celato quanto aveva scoperto sotto le spoglie di un oscuro alfabeto zodiacale” P. 212. GRADIT: LE 1294. GDLI:

6 fonti da Bibbia volgar a

D’annunzio. GDLIM: D’annunzio. Cellario: s.m., ‘cantiniere, dispensiere’. “Io sono Remigio da Varegine, il cellario del monastero.” P. 30. GRADIT: OB 2° metà XIII sec. GDLI: 5 fonti da Bibbia volgar a Piovene. GDLIM: nessuna fonte presente. Certame: s.m., ‘duello, competizione’. “non era da me, nobile e novizio, mettermi in certame con quella canaglia.” P. 312. GRADIT: LE av.1472. GDLI: 6 fonti da Pulci a Monti. GDLIM: Monti. Chiosare: v. tr., ‘spiegare, interpretare un fatto’. “quale egli la dettò ai profeti e agli apostoli, quali i padri la ripeterono senza cambiarvi verbo, quale le scuole hanno cercato di chiosare”. P. 45. GRADIT: LE XIV sec. GDLI: 5 fonti da Dante a A.F. Doni. GDLIM: Serra. Coadunazione: s.f., ‘riunione, assemblea’. “unici nella diversità e diversi nella loro atta coadunazione”. P. 50. GRADIT: BU 1° metà XIV sec. GDLI: presente in una fonte: Machiavelli. GDLIM: ‘Coaudunare’: nessuna fonte. Colaggiù: avv., ‘laggiù, là in fondo’. “Ed ecco perché da molti anni stava colaggiù”. P. 197. GRADIT: OB av. 1400. GDLI: 12 fonti da Marco Polo a Pascoli. GDLIM: Pascoli.

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Collazione: s.f., ‘confronto, conferenza’. “collazione di creature irreducibili a vicenda e a vicenda ridotte”. P. 50. GRADIT: OB XIII sec. GDLI: 3 fonti da M. Villani a C.E. Gadda. GDLIM: Leopardi. Commercio: s.m., ‘confronto’. “era stato in fraterno commercio di spiritualissimi sensi”. P. 61. GRADIT: OB av. 1484. GDLI: 11 fonti da O. Rucellai a Montale. GDLIM: Leopardi. Compieta: s.f., ‘sera’. “Di rado tuttavia, […] vegliava oltre compieta”. P. 24. GRADIT: OB 1306. GDLI: 9 fonti da Iacopone da Todi a Montale. GDLIM: Serao, Montale. Concento: s.m., ‘suono armonico che nasce dall’accordo di più voci’. “Oh, quale concento di abbandoni e di slanci”. P. 50. GRADIT: LE av. 1374. GDLI: 19 fonti da Petrarca a Barilli. GDLIM: Barilli. Dimidiare: verbo tr.,‘dimezzare’. “la verità è indivisa, […] e non consente di essere dimidiata dai nostri interessi e dalla nostra vergogna.” P. 246. GRADIT: OB av. 1779. GDLI: Targioni Tozzetti. GDLIM: nessuna fonte presente. Dolorare: verbo tr., ‘provare, sentire dolore’. “Come dice un antico proverbio, tre dita tengono la penna , ma il corpo intero lavora. E dolora”. P. 135. GRADIT: LE av. 1306. GDLI: 10 fonti da Iacopone da Todi a Civinnini. GDLIM: Dante, Inf. Famiglio: s.m., ‘servitore, domestico’. “Certo, è un’abbazia piccola ma ricca. […] Centocinquanta famigli per sessanta monaci.” P. 41. GRADIT: BU 1312. GDLI: 14 fonti da Tebaldi a Montale. GDLIM: Bacchelli. Fastigio: s.m., ‘cima, sommità’. “porta a fastigi sempre più alti le glorie del vostro ordine”. P. 44. GRADIT: LE 1° metà XIV sec. GDLI: 7 fonti da Folengo a Moravia. GDLIM: D’Annunzio, E. Cecchi. Favella: s.f., ‘atto di parlare, discorso’. “Tale è la magia delle umane favelle, che per umano accordo significano spesso, con suoni eguali, cose diverse.” P. 291. GRADIT: 52


LE 2° metà XIII sec. GDLI: 13 fonti da Giamboni a Bacchelli. GDLIM: Landolfi e Bacchelli. Figmento: s.m., ‘finzione, illusione’. “parlasse della poesia, che è infima dottrina e che vive di figmenta”. P.119. GRADIT: OB/LE 2° metà XIV sec. GDLI: 9 fonti da Boccaccio a Gabrielli. GDLIM: nessuna fonte presente. Foia: s.f., ‘desiderio smodato, bramosia’. “e disse che ero proprio in preda a una gran foia”. P. 312. GRADIT: BU av. 1300. GDLI: 9 fonti da Rustico a Sbarbaro. GDLIM: Arbasino e Soffici. Fola: s.f., ‘favola’. “Anche negli episodi che raccontano i predicatori si trovano molte fole.” P. 140. GRADIT: LE 1338. GDLI: 14 fonti da Petrarca a Bacchelli. GDLIM: Nievo, Leopardi e Pascoli. Formidinare (formidare): verbo tr., ‘temere, avere paura’. “le dissi che non doveva temere perché ero un amico, […] certamente non il nemico come essa forse formidinava.”. P. 247. GRADIT: OB av. 1350. GDLI: Gioberti. GDLIM: Si trova “formidato”, p. pass. di “formidare”, autore citato: Carducci. Fumigare: verbo tr. e intr., ‘affumicare, bruciare’. “Una specie di lampada era posata sul tavolo, accesa, e fumigava stentata.”. P. 178. GRADIT: OB XIV sec. GDLI: 11 fonti da Andrea da Barberino a Baldini. GDLIM: Faldella e Baldini. Imperocchè: cong., ‘poiché’. “Imperocchè nei beni deperibili con l’uso,come il pane e i pesci”. P. 345. GRADIT: OB ca. 1250. GDLI: 14 fonti da Novellino a D’Annunzio. GDLIM: Nievo e Calandra. Inferire: verbo tr., ‘dedurre, desumere’. “sappiamo solo quello che, per analogia e spesso per negazione, ne inferiamo dai procedimenti della nostra ragione”. P. 139. GRADIT: OB XIV sec. GDLI: 9 fonti da Lapo da Castiglionchio a Bontempelli. GDLIM: G. Ferrari e Bontempelli.

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Inusitato: agg., ‘di qualcuno non abituato, avezzo a qualcosa’. “non so se a causa dei suoni aspri, inusitati per le genti di quella plaga”. P. 247. GRADIT: OB 1375. GDLI: 18 fonti da Boccaccio a Levi. GDLIM: Barilli e C. Levi. Istoriare: v. tr., ‘illustrare, decorare con figure ornamentali’. “sui lati del pilastro erano due figure umane, […] gemelle di altre due che simmetricamente da ambo i lati le fronteggiavano sui piedritti istoriati ai lati esterni”, “talora istoriati sui contrafforti nello spazio tra le esili colonne che lo sostenevano”. P.51. GRADIT: BU 1340. GDLI: 6 fonti da Leonardo da Vinci a Linati. GDLIM: D’annunzio, Linati. Ivi: avv., ‘lì, in quel luogo’. “Ivi, quasi a ridosso del muro di cinta”. P. 92. GRADIT: LE av. 1250. GDLI: 16 fonti da Giacomo da Lentini ad E. Cecchi. GDLIM: Leopardi, Pascoli e Foscolo. Lacerto: s.m., ‘muscolo del braccio\gamba, per estens. brandello di carne’. “polifonia di membra sante e di lacerti infernali”. P. 51. GRADIT: LE 1313. GDLI: 15 fonti da Pietro Ispano volgar a C.E.Gadda. GDLIM: Savinio, Papini, Bacchelli e Gentile. Latebra: s.f., ‘parte nascosta’. “subito le ricacciavo nelle latebre del mio spirito”. P. 236. GRADIT: LE av. 1321. GDLI: 13 fonti da Boccaccio a Bacchelli. GDLIM: Manzoni, E. Cecchi. Loico: s.m., ‘variazione di logico, appartenente alla logica’. “e devo ammettere che si comportò da buon loico”. P. 103. GRADIT: OB\LE 1304-1308. GDLI: 5 fonti da S. Agostino volgar a B. Croce. GDLIM: Logico: Rosmini, Croce, Mamiani, Pavese, Carducci e Soffici. Lubrico: agg., ‘scivoloso, sdrucciolevole’. “Disse tutto questo con viscidi e lubrichi sorrisi”. P. 272: GRADIT: BU 1484. GDLI: 10 fonti da Guicciardini a C.E. Gadda. GDLIM: Carducci, Pirandello e C.E.Gadda.

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Messere: s.m., ‘titolo onorifico’. “ponendosi contro messere il papa”. P. 343. GRADIT: LE 1250. GDLI: 19 fonti da Iacopone da Todi a Carducci. GDLIM: Carducci, Barilli, Sbarbaro, Pirandello, A. Monti e Gozzano. Nefando: s.m., ‘che causa sofferenza e strazio’. “non siano stati loro attribuiti solo in virtù delle idee (certo nefande) che hanno sostenuto”. P. 157: GRADIT: LE ca. 1336. GDLI: 15 fonti da Bibbia volgar a Bacchelli. GDLIM: Leopardi, Mazzini e Bacchelli. Nequizia: s.f., ‘peccato grave spec. nel senso biblico e religioso’. “sapete che incorse in tale triste condizione per la nequizia altrui” P. 139. GRADIT: OB 2° metà XIII sec. GDLI: 20 fonti da Giamboni a Landolfi. GDLIM: D’Annunzio e Pirandello. Niuno: agg./pron. indef., ‘nessuno’. “non ebbero niuna cosa”. P. 237. GRADIT: LE 1219. GDLI: 17 fonti: Faba e Savinio. GDLIM: Pascoli, D’annunzio e Savinio. Obnubilare: verbo tr., ‘annebbiare,indebolire’. “sono stato come…come obnubilato da un’aria di famiglia che spirava nei due campi avversi” P. 126. GRADIT: OB 1514. GDLI: 6 fonti da Girolamo da Siena a Moravia. GDLIM: Moravia. Paventare: verbo tr., ‘avere timore, paura’. “Altrimenti pavento qualche nuova sciagura.” P. 182. GRADIT: OB/LE av. 1294. GDLI: 20 fonti da Chiaro Davanzati a Montale. GDLIM: Leopardi, Montale, Montano, Praga e Palazzeschi. Periclitare: verbo tr., ‘versare in grave pericolo’. “che tanto faceva periclitare l’unità della chiesa”. P. 151. GRADIT: LE 2° metà XIII sec. GDLI: 2 fonti da Fr. Martini a Siri. GDLIM: Gioberti e Petruccelli della Gattina. Prebenda: s.f., ‘provvigione di denaro, patrimonio ecclesiastico’. “pronti a vendersi per una prebenda”. P. 62. GRADIT: OB 1294. GDLI: 16 fonti: Cavalca D. e Bacchelli. GDLIM: Bacchelli, C.E. Gadda.

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Primevo: agg., ‘giovanile, che risale ai tempi antichi’. “la lingua della confusione primeva”. P. 54. GRADIT: OB/LE 1375. GDLI: 10 fonti da Salvini a Montale. GDLIM: Bacchelli, Montale e R. Longhi. Puteolente: agg., ‘ignobile, spregevole’. “frana di materia puteolente”. P. 93 BU 1987. GDLI: Presente in una fonte U. Eco. GDLIM: una sola fonte: U. Eco. Quivi: avv., s.m. invar., ‘nel luogo, punto precedentemente citato’. “Quivi, come forse già sapete, anche se al primo piano ci sono e le cucine e il refettorio”, “e quivi non potei trattenere un grido di ammirazione”. P. 41/79. GRADIT: LE fine XIII sec. GDLI: 15 fonti da Giamboni a Montale. GDLIM: Pascoli, Pirandello e Montale. Rammemorare: verbo tr., ‘ricordare’. “e così come lo rammemoro ora”. P. 20. GRADIT: LE 1348/53. GDLI: 8 fonti da Boccaccio a Gozzano. GDLIM: Guadagnoli, Ferd. Martini, Gozzano e Tommaseo. Seco: pron., ‘con sé’. “quest’uomo curioso portava seco, nella sua sacca da viaggio”. P. 25. GRADIT: LE av. 1300. GDLI: 18 fonti da Pucciandone a Bacchelli. GDLIM: Pascoli, Pirandello, Tarchetti e Leopardi. Settatore: s.m., ‘chi segue un impulso, un’inclinazione’. “e se i settatori di un movimento hanno commesso un delitto”. P. 203. GRADIT: OB/LE 1304-08. GDLI: 5 fonti da Dante a Cattaneo. GDLIM: Cattaneo. Sì (così): avv., cong., ‘così’. “sì che mi rannicchiai nello spazio che mi era stato concesso”. P. 36. GRADIT: LE 1075/80. GDLI: 8 fonti da Novellino a Imperiali. GDLIM: Dante. Strame: s.m., ‘paglia o fieno usati come foraggio o lettiera per il bestiame’. “Mi resi conto che si trattava del deposito dello strame”, “Dico strame, perché si trattava di una gran frana di materia puteolente”. P. 24/93. GRADIT: LE 1313. GDLI: 10 fonti da Giamboni a Pavese. GDLIM: Pirandello, Comisso e Pavese.

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Travagliare: verbo tr., ‘torturare, tormentare’. “e vorrei parlarvi di quella che vi travaglia, se voi me ne parlaste”. P. 40. GRADIT: OB/LE XIII sec. GDLI: 11 fonti da Giacomo da Lentini a Nievo. GDLIM: Leopardi, C. Carrà, Fenoglio e Pavese. Turpe: s.m., ‘fisicamente brutto’. “prevaricavano e organizzavano turpi traffici”, “persone furono accusate di aver commesso turpi delitti”. P. 20/39. GRADIT: LE 1321. GDLI: 10 fonti da Fiori di Filosofi a Morante. GDLIM: Rosmini, DeRoberto e Svevo. Uopo: s.m., ‘bisogno, necessità’. “sarebbe stato d’uopo rallentare Jorge”. P. 485. GRADIT: LE 1311-1319. GDLI: 9 fonti da Dante a A. Graf. GDLIM: Giuliani, Bilenchi e Graf. Velame: s.m., ‘ciò che serve a velare’. “Ma questa favola contiene sotto il velame delle proprie finzioni” . P. 137. GRADIT: LE av. 1313. GDLI: 2 fonti da Nannini a Siri. GDLIM: Comisso, Dante, D’annunzio, Bacchelli e Montale. Venustà: s.f. inv., ‘bellezza, grazia’. “quell’accenno alla mia venustà”. P. 247. GRADIT: LE 1508. GDLI: 6 fonti da L. Dati a C. Levi. GDLIM: Cicognani, Soldati e Moravia.

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Capitolo3: Traduzione inglese delle frasi latine

Nella traduzione del romanzo in lingua inglese non poteva certo mancare l’apporto di frasi latine che nella versione originale colorano e caratterizzano non solo la voce dei personaggi ma l’intero contesto socio-ambientale. Si sono quindi raccolte tutte le frasi e parole latine e si è analizzato come esse siano state rese dal traduttore. La maggior parte, se non la quasi totalità delle frasi, hanno semplicemente mantenuto la loro forma originale e sono quindi rimaste invariate in latino anche nella versione inglese dell’opera. Alcune frasi sono state tradotte in toto, altre lo sono state in parte, altre ancora sono rimaste tali con la traduzione inglese accanto, mentre altre ancora non sono state affatto riportate. Considerando il fatto che inglese e latino non fanno parte della stessa famiglia ma che appartengono a due ceppi linguistici differenti, per un lettore medio inglese non deve essere semplice intuire subito il significato delle citazioni che in alcuni casi sono lunghe e con periodi complessi. Si può però intuire e dedurre che le citazioni latine tradotte siano frasi che probabilmente il traduttore riteneva più interessanti dal punto di vista della fonte, due delle frasi completamente tradotte sono di S. Tommaso: “the more openly it remains a figure of speech, the more it is a dissimilar similitude and not literal, the more a metaphor reveals its trut.”, “the acts of the sensitive appetite are called passions precisely because they involve a bodily change”; o che erano inerenti per la comprensione del contesto da parte del lettore. Come per le frasi che riprendono il dibattito sul riso tra Jorge e fra Guglielmo: “Aliquando praetera rideo, jocor, ludo, homo sum”; o gli insegnamenti e le meditazioni di Ubertino da Casale sulla Vergine Maria: “beautiful also are the breasts, which protrude slightly, only faintly tumescent, and do not swell licentiously, suppressed but not depressed”. Il lavoro di traduzione fatto sulle frasi prese in considerazione dal traduttore ha cercato di rispecchiare e di rimanere fedele al significato, ma in alcuni casi anche alla 58


struttura della frase latina. Per analizzare i metodi utilizzati dal traduttore ci si è rifatti soprattutto alla classificazione delle varie tipologie di traduzione studiate dai linguisti Vinay e Dalbernet esplicitate nel Studying translation produce and process,1 che attraverso i loro studi individuano sette diversi criteri di traduzione ai quali bisognerebbe rifarsi per cercare di eseguire una traduzione più fedele possibile del termine, del concetto e del messaggio da tradurre. Analizzando i vari criteri si è potuto riscontrare che quelli utilizzati dal traduttore de Il nome della rosa sono sostanzialmente quattro: la traduzione letterale, la trasposizione, la modulazione e l’equivalenza. Dopo aver raccolto le sole sedici frasi latine tradotte, seguendo i modelli indicati e attraverso un confronto diretto con le frasi inglesi, studiandone la struttura, esaminando il significato e la resa totale del lavoro di traduzione, la classificazione seguente è ciò che ne è derivato.

1

J. Vinay and J. Darbelnet (1958), Stylistique compare de l’anglais et du français, Paris, Didier, op. cit. in J. Munday (2001), Introducing translation studies, London, Routledge, p. 56-58.

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Capitolo 3.1 La Traduzione Letterale Processo in cui le parole della lingua originale e di quella in cui si traduce coincidono in maniera simmetrica. Ne sono esempio le seguenti frasi:  Frase Latina: “Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate” .  Tradotta in: “But we see now through a glass darkly”. P. 11.  Frase Latina: “Sponte sua”.  Tradotta in: “Threw himself”. P. 91.  Frase latina: “Manduca, jam coctum est”.  Mantenuto in latino e tradotto nella frase seguente in: “Eat, for it is well done”. P. 95.

 Frase latina: “Aliquando praetera rideo, jocor, ludo, homo sum”.  Tradotta in: “Sometimes I laugh, I jest, I play, because I am a man”. P. 131.

 Frase latina: “Habeat Librarius et registrum omnium librorum ordinatum secundum facultates et auctores, reponeatque eos separatim et ordinate cum signaturis per scripturam applicatis”.  Frase non presente nella versione inglese. Tradotta in: “The librarian must have a list of all books, carefully ordered by subjects and authors, and they must be classified on the shelves with numerical indications”. P. 75.

 Frase latina: “(esse) peccant enim mortaliter, cum peccant cum quocumque laico, mortalius vero quando cum Clerico in sacris ordinibus constituto, maxime vero quando cum Religioso mundo mortuo”.  Tradotta in: “They commit mortal sin when they sin with a layman, but the mortality of the sin becomes greater when it is committed with a 60


priest, and greatest of all when the sin is with a monk, who is dead of the world�. P. 270.

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Capitolo 3.2 La Trasposizione Questa procedura consiste nel sostituire una parola del discorso con un’altra senza cambiare il senso del messaggio; l’enunciato francese: des son lever [upon her rising] in un tempo passato può essere reso come as soon as she got up, senza cambiarne il significato. Ne sono esempio le seguenti frasi:  Frase latina: “Pulchra enim sunt ubera quae paululum supereminent et tument modice, nec fluitantia licenter, sed leniter restricta, repressa sed non depressa”.  Tradotta in: “Beautiful also are the breasts, which protrude slightly, only faintly tumescent, and do not swell licentiously, suppressed but not depressed”. P. 230.

 Frase latina: “homo nudus cum nuda iacebat”.  Mantenuto latino e tradotto nella frase seguente in: “naked they lay together, man and woman”. P. 57.

 Frase latina: “Decimus humilitatis gradus est si non sit facilis ac promptus in risu, quia scriptum est: stultus in risu exaltat vocem suam”.  Tradotta in parte in: “The tenth degree of humility is not to be quick to laughter, as it is written: stultus in risu exaltat vocem suam”. P. 131

 Frase latina: “Ludere me libuit, ludentem, papa Johannes, accipe. Ridere, si placet, ipse potes”.  Tradotta in: “I loved to jest; accept me, dear Pope John, in my jesting. And, if you wish, you can also laugh”. P. 438

 Frase latina: “Forte potuit sed non legitur eo usus fuisse”.  Tradotta in: “The son of man could laugh , but is not written that he did so”. P. 95 62


Capitolo 3.3: La Modulazione

Si tratta di quel processo in cui il messaggio è reso ponendosi da un altro punto di vista: it is not difficult to show = è facile mostrare. Ne sono esempio le seguenti frasi:

 Frase latina: “et non commiscebantur ad invicem”.  Mantenuto latino e tradotto nella frase seguente in: “but there was no conjunction”. P. 57

 Frase latina: “Omnis ergo figura tanto evidentius veritatem demonstrate quanto apertius per dissimilem similitudinem figuram se esse et non veritatem probat”.  Tradotta in : “The more openly it remains a figure of speech, the more it is a dissimilar similitude and not literal, the more a metaphor reveals its truth”. P. 248

 Frase latina: “Actus appetitus sensitivi in quantum habent transmutationem corporalem annexam, passiones dicuntur, non autem actus voluntatis”.  Tradotto in: “The acts of the sensitive appetite are called passions precisely because they involve a bodily change”. P. 280

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Capitolo 3.4 L’Equivalenza

Criterio che viene utilizzato nei casi in cui i linguaggi descrivano la stessa situazione, quindi esprimano lo stesso significato attraverso strutture stilistiche e grammaticali differenti: comme un chien dans un jeu de quilles = come un elefante tra le porcellane. Ne sono esempio le frasi:

 Frase latina: “Propter multum amorem quem habet ad existential”.  Tradotta in: “Because of the great love He feels for all creation”. P. 28.

 Frase latina: “Pictura est laicorum literature”.  Tradotta in: “For the images are the literature of the laymann”. P. 41.

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Capitolo 4: Traduzione inglese dei termini arcaici

Il lavoro sulla versione inglese dell’opera riguardava la ricerca e l’analisi dei termini che si sono poi rivelati arcaici, e valutare quanto le voci inglesi rispecchiassero questa etichetta. Tra i termini così raccolti si è potuto constatare che a differenza delle frasi latine che nell’opera sono rimaste pressoché invariate, i vocaboli che nell’opera italiana sono stati scelti dal sapore quanto meno antico non sono stati tradotti seguendo la stessa intenzione dell’autore. Le voci utilizzate da Eco nella sua versione originale, seguivano uno stile e una struttura che riprendeva le fila di una lingua passata e lontana dall’italiano standard. Lo stesso lavoro non è stato fatto nella versione inglese, che ha reso il contesto storico solo attraverso le frasi latine rimaste invariate, scegliendo quindi di utilizzare la lingua inglese conosciuta come nel quotidiano. Raccolte le voci dell’opera che sono poi risultate più interessanti, si è passati alla ricerca delle stessi nella versione inglese. I termini in questione si sono rivelati per la maggior parte delle semplici traduzioni che non vanno a sottolineare la ricercatezza del termine e che quindi non ne identificano il contesto storico. Il lavoro di traduzione è stato fatto seguendo la semplice esigenza di rendere chiaro il significato del termine da tradurre. Nel momento in cui il messaggio delle frasi e dei dialoghi è stato reso, il traduttore non ha posto l’accento e l’attenzione sui termini che ha utilizzato. Utilizzando l’Oxford English Dictionary,1 ciò che si è appreso è che la maggior parte dei vocaboli in questione hanno in comune con i termini dell’opera originale considerati “arcaici” una radice e un’origine latina, e se questo può essere comprensibile per quanto riguarda la lingua italiana che ha come lingua madre il latino, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’inglese. Per ciò che concerne la datazione delle parole, quelle considerate “arcaiche” risalgono soprattutto al medio evo, e sebbene alcuni termini possano ritrovarsi ancora oggi in

1

J.A. Simpson, E.S.C. Weiner, The Oxford English Dictionary, cit.

65


un linguaggio forse non tanto comune, hanno come i vocaboli italiani dell’opera un sapore quanto meno antico.

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Capitolo 4.1 Traduzione delle voci arcaiche in lingua inglese Questa lista contiene le parole arcaiche usate nel testo Il nome della rosa e la loro traduzione nella versione inglese, seguita dalla corrispettiva definizione secondo l’Oxford English Dictionary.2 • Arcatore: il termine nonostante derivi da ‘arciere’, assume nell’opera un altro significato, individuato nel GDLI come ‘ingannatore’, ed è proprio questo ultimo significato che viene tradotto nella versione inglese, nella voce: ‘cheats’: a deceiver, an impostor; p. 188. Origins of the term is late Middle English: shortening of Escheat (the original sense). • Cachinno: voce che anche per l’italiano standard duole di poca fama, viene tradotto in inglese con una sua variante dalla quale appunto deriva: ‘cachinnations’: loud or immoderate laughter; p. 241. Origins in early 19th century: from Latin cachinnate-‘laughed loudly’, from the verb ‘cachinnare’. • Calderaio: forma usata per esprimere il mestiere di colui che si occupa della manutenzione delle caldaie, viene reso in inglese col termine: ‘tinkers’: someone to mend metal utensil; p. 188. Of unknown origins, is recorded for the first time in Middle English as a surname. • Callido: tradotto e reso come :‘crafty’: the original Teutonic sense ‘strong, powerful’, scarcely appears in Eng.; p. 209. Its origins from Old English craefting ‘strong, powerful’, later ‘skilful’. • Certame: vocabolo che è stato riscontrato appartenere a quella cerchia di termini ritenuti più arcaici, viene reso in inglese non con un sostantivo ma con un verbo abbastanza comune: ‘to dispute’: the act of desputing or arguing against; p. 309. Its origins from Middle English: via Old French from Latin disputare ‘to estimate’. • Chiosare: viene tradotto col termine: ‘gloss it’: to insert glosses or comment on; che apparentemente si discosta dal significato più prossimo del termine in

2

J.A. Simpson, E.S.C. Weiner, The Oxford English Dictionary, cit.

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italiano, ma che inteso al figurato può rendere l’idea di ciò che l’autore volesse intendere; p. 37. Its origins from middle 16th century. • Compieta: è un termine che si riscontra più volte nell’opera essendo una parte del giorno che scandisce la vita dei monaci protagonisti del romanzo, assume la forma inglese di: ‘compline’: the last service of the day, completing the service of the canonical hours (also the hour of that service); p. 16. Middle English: from Old French complie, feminine past participle of obsolete complie ‘to complete’, from Latin complere ‘fill up. The ending –ine was probably influenced by Old French matines ‘matins’. • Dolorare: fa parte di quei termini andati in disuso nell’italiano standard, viene tradotto con la variante di un sostantivo inglese abbastanza comune, assunto però in questo caso come verbo: ‘aches’: a pain, used of both physical and mental sensations; p. 128. Old English aece (noun), acan (verb). In middle and early modern English the noun was spelled atche and rhymed with ‘batch’ and the verb was spelled and pronounced as it is today. The noun began to be pronounced like the verb around 1700. The modern spelling is largely due to Dr. Johnson, who mistakenly assumed its derivation to be Greek akhos ‘pain’. • Famiglio: la parola in questione, si discosta lievemente dal significato reso dal termine tradotto, in quanto sebbene i ‘famigli’ svolgessero lavori umili e fossero al servizio di personalità abbienti, essi non erano considerati comunque come servi, termine col quale invece vengono identificati nella versione inglese: ‘servants’: who serving, ministering; p. 33. Middle English: from Old French, literally ‘(person) serving’, present participle (used as a noun) of server, ‘to serve’. • Figmento: la parola in questione ha la sua variante inglese dalla quale poi essa deriva: ‘figments’: a fantastic notion; p. 111. Its origins from late Middle English (denoting an invented statement or story): from Latin figmentum, related to fingere ‘form, contrive’. Compare with feign and fiction. The current sense date from the early 17th century.

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• Foia: termine ormai in disuso per esprimere una forte brama, un impellente desiderio, reso e tradotto in inglese con la voce: ‘lust’: to please, to desire; p. 308. Old English (also in the sense ‘pleasure, delight’), of Germanic origin; related to Dutch lust and German Lust. • Fumigare: in questo caso una parola in italiano viene resa tramite un costrutto: ‘was smoking, flickering’, ‘flickering’: the action of the verb flicker in various sense (to flick: to strike lightly with something flexible, as a whip); p. 174. Old English flicorian, flycerian ‘to flutter’, probably of Germanic origin and related to Low German flickern and Dutch flikkeren. • Inferire: vocabolo reso come: ‘infer’: to conclude from evidence or premises; p. 133. Its origins in late 15th century (in the sense ‘bring about, inflict’): from Latin inferre ‘bring in, bring about’ (in medieval latin ‘deduce’), from in‘into’+ferre ‘bring’. • Lacerto: il termine italiano, ormai in disuso è ripreso con una voce inglese anche in questo caso di tipo arcaico: ‘sinews’: a strong fibrous cord serving to connect a muscle with a bone or other part; p. 43. Old English sin(e)we ‘tendon’, of Germanic origin; related to Dutch zeen and German Sehne • Latebra: termine che ritrova il suo corrispettivo in inglese in: ‘recesses’: a dark resource, a secret; p. 233. From mid. 16th century (in the sense ‘withdrawal, departure’): from Latin recessus, from recedere ‘go back’. The verb dates from the early 19th century. • Loico: la voce viene tradotta seguendo la variante di ‘logico’: ‘logician’: a writer on logic, a student of logic; p. 96. Its origins in late Middle English: via Old French logique and late Latin logica from Greek logike (tekhne) ‘(art) of reason’ from logos ‘word, reason’. • Lubrico: termine che anche in questo caso ha la sua variante inglese ripresa dalla radice latina: ‘lubricious’: lubricous in various sense: slippery, smooth; p. 268. Its origins in late 16th century: from Latin lubricus ‘slippery’ + ious. • Obnubilato: il significato del termine italiano viene reso dalla voce: ‘dazed’: benumbed in the mental faculties, stupefied, bewildered; p. 119. Its origins

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from Middle Eglish: back-formation from dazed (adjective), from Old Norse dasathr ‘weary’; compare with Swedish dasa ‘lie idle’. • Prebenda: termine arcaico che ritrova il suo corrispettivo inglese con la quale condivide la stessa radice latina: ‘prebend’: an ecclesiastic living; p. 55. Its origins in the late Middle English: from Old French prebende, from late Latin praebenda ‘things to be supplied, pension’, neuter plural gerundive of Latin praebere ‘to grant’, from prae ‘before’+ habere ‘hold, have’. • Primevo: voce tradotta seguendo il modello latino in: ‘primeval’: of or pertaining to the first age of the world, or of anything ancient, primitive; p. 47. Its origins in the Middle 17th century: from Latin primaevus (from primus ‘first’+ aevum ‘age’)+ -al. • Settatore: voce dal significato abbastanza intuibile e che trova la sua traduzione in: ‘sectarians’: pertaining to a sectary or sectaries; p. 200. Its origins from mid 17th century: from sectary+ -an. • Travagliare: voce che ritrova il suo corrispettivo inglese dalla stessa radice latina: ‘distresses’: to subject to severe strain or pressure (physical, financial or other); p. 31. Its origins in the Middle English: from Old French destresce (noun), destrecier (verb), based on Latin distringere ‘stretch apart’. Middle English: from old French destresce (noun), destrescier (verb), based on Latin distringere ‘stretch apart’. • Turpi: in questo caso la parola assume due diverse varianti, una più comune: ‘evil’: the antithesis of good in all its principle senses; p. 12. Its origins from Old English yfel, of Germanic origin; related to Dutch euvel and German Ubel. L’altra variante è invece più ricercata: ‘loathsome’: exciting disgusting or loathing in a moral sense; p. 30/31. Its origins in the Middle English: from archaic loath ‘disgust, loathing’ + some. • Velame: la voce viene tradotta con una variante più classica: ‘the veil’: of immaterial things, surreptitiously; p. 130. Its origins in the Middle English: from Anglo-Norman French veil(e), from Latin vela, plural of velum. • Venustà: il vocabolo italiano poco comune viene reso e tradotto con un termine inglese che pare avere le stesse caratteristiche: ‘comeliness’: the 70


quality of being comely; p. 244. Its origins from Middle English: probably shortened from becomely ‘fitting, becoming’, from become.

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Capitolo 4.2 Termini arcaici tradotti in lingua inglese come voci comuni • Abbisognavo: ‘I required’, p. 87. • Acconi: ‘(ways best) suited’, p. 292. • Ammollita: ‘weakened’, p. 61. • (si) Assise: ‘then each sat’, p. 101. • Attoscato: ‘poisoned’, p. 125. • Cellario: ‘cellarer’, p. 22. • Coadunazione: ‘assembly’, p. 42. • Colaggiù: ‘here’, p. 194. • Collazione: ‘collage’, p. 43. • Commercio: ‘exchanged’, p. 53. • Concento: ‘harmony’, p. 42. • Dimidiata: ‘diminished’, p. 243. • Favelle: ‘languages’, p. 288. • Fastigi: ‘heights’, p. 36. • Fole: ‘old wive’s tales’, p. 133. • Formidinava: ‘dreaded’, p. 244. • Imperocchè: ‘whereas’, p. 341. • Inusitati: ‘unfamiliar’, p. 244. • Istoriati: ‘decorated’, p. 43; ‘depicted’ , p. 43. • Ivi: ‘there’, p. 85. • Messere : ‘lord’, p. 339. • Nefande: ‘unspeakable’, p. 152. • Nequizia: ‘wickedness’, p. 132. • Niuna: ‘nothing’, p. 234. • Pavento: ‘I fear’, p. 178. • Periclitare: ‘endangered’, p. 146. • Puteolente: parte mancante. • Quivi: ‘there’, p. 33/71. 72


• Rammemoro: ‘as I remember it now’, p. 12.(portare) • Seco: ‘carried with him’, p. 17. • Sì: ‘So’, p. 28. • Strame: ‘straw’, p. 85. • Uopo: ‘we would have to (make Jorge move more slowly)’, p. 482.

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Conclusioni

Il lavoro fatto su Il nome della rosa e sulla sua traduzione inglese ha permesso da una parte l’analisi linguistica di un’opera tra le più celebri in Italia, e dall’altra l’analisi di come le differenze linguistiche che intercorrono tra italiano e inglese possano rendere più o meno colorite le sfumature di un romanzo. Ciò che Eco ha creato è “..un romanzo ben fatto, dinamismo ben oliato, accessibilità massima e molta ironia, tanto più insidiosa quanto più latente. Un’opera migliore, sotto ogni aspetto, di quelle di molti celebri professionisti del romanzo..”.1 Se da una parte egli ha infatti cercato di ricostruire un’opera le cui caratteristiche sono “allegorismo, pastiche linguistico, caduta dell’impegno e degli esperimenti avanguardisti, ritorno all’intreccio, tracimante citazionismo, intertestualità”,2 che rendono il suo romanzo affine al periodo storico di cui narrava, d’altra parte ciò che ne è stato di quel bagaglio linguistico è rimasto pressoché ignorato dal traduttore. Si è potuto constatare che solo le frasi latine sono rimaste invariate nella loro forma, poiché solo qualche raro caso è stato tradotto; mentre per quanto riguarda le voci arcaiche solo alcuni esempi sono stati tradotti con termini inglesi considerabili non del tutto usuali, ma non certo arcaici. Lo sforzo del traduttore non doveva essere lo stesso dell’autore del romanzo, ma tutto dipende da che cosa ci si aspetta dalla traduzione di un’opera che non sia originale. Ogni qual volta ci si ritrova a contatto con un lavoro di traduzione, le domande che sorgono spontanee a un linguista, o a qualsiasi persona che abbia un minimo di dimestichezza con più lingue, sono quelle che riguardano le

1

W. Pedullà, La cultura di fine secolo – Eco, Cavazzoni e altri narratori degli anni Ottanta e Novanta, op. cit. in Storia Generale della Letteratura Italiana a cura di W. Pedullà e N. Borsellino, Milano, Motta Editore, c1999, vol. XII, p. 596. 2

E. Ragni, T. Iermano, Scrittori dell’ultimo Novecento, op. cit. in Storia della letteratura italiana, a cura di E. Malato, Roma, Salerno Editrice, c2000, vol. IX, cap. XII, par. 16, p. 1068.

74


differenze tra il lavoro originale e ciò che è invece reso tramite la traduzione. Quanto si perde traducendo solo il significato di un termine? Quanto quel termine è realmente attinente al contesto? In poesia il problema è sicuramente più rilevante, poiché il significato di per sé non può bastare a rendere giustizia alla bellezza dei versi. Per quanto ci si sforzi di tradurre al meglio i versi di Shakespeare o di Dante, da una lingua ad un’altra, chiunque non sia padrone di entrambe le lingue potrà capire appieno tutto ciò che si nasconde dietro il suono e l’armonia delle parole. Esse non sono solo mero significato, ma portano dietro di sé tutto ciò che la loro struttura e la loro composizione comportano. A Il nome della rosa sono state assegnate molte etichette, e sebbene quella di capolavoro linguistico non è certo una di queste, rimane però il fatto che la sua bellezza risiede molto nelle parole che Eco utilizza. Tramite l’uso che l’autore fa dei termini e delle frasi latine, riusciamo ad immergerci realmente nella storia, perché parlando per bocca di Adso, o di Salvatore col suo latino stentato e il suo farneticante plurilinguismo, diventiamo parte di essa. Sta in questo la forza di un libro, ed è questa caratteristica che a quanto pare manca alla versione tradotta nell’opera, che avrà le stesse caratteristiche di giallo, avrà gli stessi inganni e lo stesso labirinto, ma ai lettori inglesi sarà mancata quella parte di mondo in cui essere catapultati, e avranno letto The name of the rose3 senza ritrovarsi accanto a fra Guglielmo mentre con Jorge discorre di Aristotele, o accanto a Ubertino che racconta ad Adso la bellezza della Vergine Maria.

3

U. Eco. The name of the rose, cit.

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Bibliografia

 E. Ragni, T. Iermano, Scrittori dell’ultimo Novecento, op. cit. in Storia della letteratura italiana, a cura di E. Malato, Roma, Salerno Editrice, c2000, vol. IX, cap. XII, par. 16, p. 1068.  F. Forchetti, Il segno e la rosa, Roma, Castelvecchi, 2005.  In R. Mordenti: “Adso da Melk, chi era costui?”, sul “Quotidiano dei lavoratori” del 19/12/1980, ora in “Saggi sul nome della rosa”, Roberto Giovannoli, Bompiani, Milano, 1985, cit. in Marco Testi, Il romanzo al passato. Medioevo e invenzioni in tre autori contemporanei, Roma, Bulzoni 1992.  J Vinay and J. Darbelnet (1958), Stylistique comparée de l’anglais et du français, Paris, Didier, op. cit. in J. Munday, Introducing Translation Studies, Routledge, 2001, pp. 56-58.  J.A. Simpson, E.S.C. Weiner, The Oxford English Dictionary, II edition, Clarendon press Oxford, c1989.  L. Matt, Narrativa, in Modernità italiana. Cultura, lingua e letteratura dagli anni settanta a oggi, a cura di A. Afribo e E. Zinato, Roma, Carocci, 2011, p. 158.  Realizzata dalle redazioni del gruppo Garzanti, Grande Dizionario della lingua italiana moderna, Milano, Garzanti, c1998-99.  S. Battaglia, Grande Dizionario della lingua Italiana, Torino, Utet, c1961, ristampa 1970.  T. De Lauretis, Umberto Eco, Firenze , La Nuova Italia, 1981.  T. De Mauro, Grande Dizionario italiano dell’uso/ ideato e diretto da Tullio De Mauro, Torino, Utet, c1999.  U. Eco, Il nome della rosa (edito per la prima volta nel 1980), LIX edizione, Milano, Bompiani, 2011.

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 U. Eco, Il nome della rosa (nell’estratto: Postille a Il nome della rosa, apparso originariamente su “Alfabeta” n.49, giungo 1983, presente nelle edizioni successive al 1983).  U. Eco, The name of the rose, a cura di William Weaver, London, Picardo, 1984.  W. Pedullà, La cultura di fine secolo – Eco, Cavazzoni e altri narratori degli anni Ottanta e Novanta, op. cit. in Storia Generale della Letteratura Italiana a cura di W. Pedullà e N. Borsellino, Milano, Motta Editore, c1999, vol. XII, p. 596.

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Arcaismi e citazioni latine ne "Il nome della rosa" e nella sua versione inglese  

Nonostante il romanzo abbia avuto un riscontro di pubblico anche a livello internazionale, la critica si è da subito divisa nell’esprimere...

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