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15 e via. I parcheggi sotterranei dei centri commerciali sono il luogo perfetto per andare a caccia. A quell’ora di solito non c’è molta gente ed è facile trovare donne sole. Arrivato, posteggia la macchina. Scende. In mano stringe una siringa di ketamina, anestetico per cavalli e droga per adolescenti. Gliela procura Luca e questa è l’unica cosa che li unisce. Jacopo vede una ragazza che sta riponendo i sacchetti della spesa nel cofano. Via libera, non c’è nessuno oltre loro. Si avvicina. “Salve, vuole una mano?” “No grazie, ho fatto.” Lei è molto bella e molto giovane. Gli ricorda la sua Anna. L’Anna della foto e non quello che è diventata. Con gesto deciso e veloce la siringa penetra la carne e l’anestetico scorre nel muscolo senza intoppi. È una dose massiccia. La donna gli cade fra le braccia. Anche oggi Jacopo ha fatto il suo dovere. Ora ha un bel po’ di cibo fresco e per una settimana potrà dimenticarsi della caccia. Sul suo volto non una smorfia, non una ruga di pentimento. Ha fatto e visto di peggio lui. Lui che ha scelto un lavoro del cazzo. Uno di quelli che ti fa sentire figo ma anche una merda. Uno di quelli che ti fa campare ma che mette a rischio chi ami. Che infetta chi ami. Che uccide chi ami. Che ha ucciso Anna e che non ha ucciso lui. Tutta colpa di un morso, un attimo di distrazione e poi solo tanta paura. E l’infezione? No, in lui non si è sviluppata, per una sconosciuta ragione è immune. Forse doveva dire ad Anna del morso? E perché farla preoccupare? Era troppo felice di essere vivo e quella sera per festeggiare ha fatto l’amore con la sua donna, con

Zona infetta  
Zona infetta  

di Giustina Gnasso, horror