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14 sua Anna. Le braccia della ragazza si staccano dal tronco con un leggero scricchiolio e così anche le gambe. Il busto cade e lei inizia a urlare; il bambino spaventato piange torcendo le manine carbonizzate. “Aaaaaaah…” grida Jacopo “Calma, calma. Stavi sognando. Calma, è tutto a posto.” Jacopo è nella branda, di fianco a lui c’è Luca, un suo collega, che lo fissa con i grandi occhi nocciola mentre, con tono da Nonna Papera, cerca di tranquillizzarlo. “Che ore sono?” chiede Jacopo. “È ora di farti una doccia e tornare a casa. Tra dieci minuti abbiamo finito il turno e grazie al cielo senza nessuna fottuta chiamata” risponde il socio. “Quindi sono le otto?” “Sì, vai a casa a rilassarti, hai una faccia!” esclama Luca. “E tu copriti quelle braccia cazzo! Me la devi proprio sbattere in faccia la tua tossicodipendenza?” “Non rompere le palle! Ti ho sentito urlare e sono saltato giù dalla branda e nella fretta ho dimenticato di mettermi la maglia.” “Cerca di stare più attento che se ti vedono la merda che hai lì ti cacciano a calci in culo.” Luca lo guarda con occhi di sfida e nervosamente si spettina i capelli ossigenati. Non gli piace quando la gente vuole dargli delle lezioni, soprattutto se riguardano la sua tossicodipendenza. Jacopo si alza, per lui la giornata non si è conclusa. Anzi il peggio inizia adesso. Si aprono le danze della caccia al cibo. È l’ora del suo macabro rituale. Infila velocemente gli anfibi. Ha dormito con la divisa. È obbligatorio alla Zeta Group. Ignorando totalmente Luca, si avvia verso la porta e correndo scende le scale. Arrivato all’uscita osserva il palazzo di vetro e acciaio che domina la città. Sembra quasi la sede di una banca. Pulita, sterile, ordinata, vuota e seria. Dalla tasca prende le chiavi della macchina. Entra, mette in moto

Zona infetta  
Zona infetta  

di Giustina Gnasso, horror