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Alle nove del mattino una macchina della polizia con l'agente Minardi seduto al posto di guida, attendeva l'ispettore sotto l'ufficio. Se l'era presa comoda. Aveva fatto colazione in pasticceria e poi era passato alla lettura dei giornali sportivi, particolarmente interessanti il lunedì mattina. Era stato o no per buona parte della domenica a lavorare in ufficio e prima ancora ad eseguire i rilievi mattutini dopo il ritrovamento del cadavere? E allora quell'inizio di giornata tranquillo se lo meritava. Il procuratore però non era stato della stessa opinione. Si era fatto sentire e aveva preteso che l'indagine fosse avviata e chiusa nel più breve tempo possibile: «L'amministrazione della giustizia di questa città deve mostrare una svolta rispetto a quanto è accaduto in passato!» Ordini tassativi erano già stati trasmessi ai suoi uomini e lui stesso era stato invitato a dare l'esempio, con una telefonata dai toni che non ammettevano nessuna discussione e nessuna scusa. L'auto si diresse verso la periferia est della città, poi ancora più avanti lasciandosi alle spalle cartelli che indicavano la direzione “Rimini” e oltre ancora fino a raggiungere il parco di Villa dei Mandorli, che si trovava a ridosso dell'abitato di San Lazzaro di Savena. L'area era ancora recintata con una fettuccia bianca e rossa su cui erano appesi fogli con il timbro della questura. Una macchina della polizia era stata lasciata di guardia sul vialetto di accesso. L'agente Minardi rallentò quanto serviva per farsi riconoscere e salutare i colleghi poi riprese verso la costruzione che stava alla fine del viale alberato, circondata da gazebo impagliati, dalla consolle del disk jockey, dalla pista da ballo e da un paio di capanni prefabbricati all’interno dei quali erano allestiti i bar. I due poliziotti scesero dall'auto e si aggirarono per il parco. Era la prima volta che lo vedevano alla luce del giorno ed indubbiamente aveva molto meno fascino rispetto a quando lo avevano visto di notte, tra sabato e domenica, illuminato dalle luci colorate. Qua e là tra l'erba spuntavano mozziconi di sigaretta che avevano il filtro fatto a mano. Gandolfi sapeva bene che cosa voleva dire, ma fece finta di non vederli. Non era credibile che fosse quella la ragione del

Il giro di basso di My Sharona  

di Marco Pasquini - Narrativa

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