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pepe e un sospiro, mescolò un poco, poi ne portò alla bocca una forchettata. Sentì il sapore dolciastro del mais sotto i denti e si ricordò di quando prendeva in giro un collega vegetariano dicendogli che quella roba andava bene per andare a pescare. Nel frattempo era terminato il servizio del telegiornale che aveva riassunto il motivo per cui in quella domenica di settembre si trovava dalle parti della questura invece che al mare a sfruttare quello che probabilmente sarebbe stato l'ultimo fine settimana utile della stagione. Erano circa le tre del pomeriggio di domenica undici settembre, quando rientrò in questura per sentire i ragazzi che avevano trascorso la serata con Daniele Massari. Mentre entrava in ufficio li vide che lo stavano aspettando per essere ascoltati. Giusto il tempo per andare a casa, una doccia e qualche ora di sonno, poi si erano dovuti preparare per rispondere a quella richiesta di presentarsi per essere sentiti che avevano ricevuto al momento dell'arrivo dell'ispettore al Parco di Villa dei Mandorli. Erano considerate persone informate dei fatti, questa era la formula tecnica con cui era stato loro richiesto di essere presenti in questura quel pomeriggio, presumibilmente per spiegare la loro versione di quanto accaduto, per raccontare all'ispettore Gandolfi che cosa fosse successo al loro amico. L'ispettore scorse velocemente gli appunti raccolti la notte precedente, quando i tre ragazzi erano stati identificati insieme agli altri presenti al momento del ritrovamento del corpo per poter poi essere ricontattati. Marco Marabini, anni venti, studente universitario, Luca Morotti anni ventidue operaio, Marcello Zolli anni venti, impiegato. Decise che li avrebbe sentiti tutti e tre insieme. Forse il codice di procedura penale non prevedeva una soluzione di questo tipo, ma voleva evitare di dar loro l'impressione di essere accusati di qualcosa e anche di aggiungere disagio e rancore nei confronti della polizia, viste le condizioni psicologiche in cui si dovevano trovare. E per chiudere la questione il prima possibile. Per il mare era tardi, ma magari era ancora in tempo per andare in piscina. I tre ragazzi vennero fatti accomodare davanti alla scrivania a cui sedeva l’ispettore, su tre sedie che un poliziotto aveva sistemato prima di mettersi dietro al computer a scrivere il verbale di quell'interrogatorio. Furono salutati con una delle solite frasi di circostanza che da anni ormai usava in casi come questo: «Ragazzi scusate per il disturbo, volevo rinnovarvi le condoglianze da parte mia, sia quelle personali che come rappresentante del corpo di polizia e vi ringrazio per essere stati così cortesi e disponibili ad accet-

Il giro di basso di My Sharona  

di Marco Pasquini - Narrativa

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