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34 Naturalmente appena salita a bordo il tempo cominciò a guastarsi e si alzò un forte vento che la costrinse a indossare un giubbetto cerato con tanto di cappuccio dal quale sfuggivano indomabili i suoi ricci ramati. Ciò nonostante Erika riuscì a fare una lunga serie di scatti a tutti i monumenti e alle dimore più belle su entrambe le rive del Tamigi. La fotografia era la sua passione e agli occhi viola di Erika non sfuggiva mai un possibile soggetto da immortalare. “Sono proprio una Japanese!” sorrise tra sé mentre stava aggrappata a un sostegno del battello per cercare l’inquadratura migliore del London Eye. Arrivato a Westminster il battello attraccò e scesa sulla banchina Erika mandò un SMS a Robi «Ciao! Sono in viaggio sul Tamigi e se i pirati non mi rapiscono sarò di ritorno per le sei. Un bacio» Dopo qualche minuto il solito drin drin le annunciò la laconica risposta di Robi «Beata te. A dopo.» Si sarebbe aspettata o meglio avrebbe desiderato qualche parolina affettuosa, lì erano soli e non c’era pericolo che qualcuno li scoprisse. Invece niente. Neanche mentre passeggiavano per le stradine e i vicoli pieni di fiori di York il giorno prima, Robi si era lasciato andare un po’ con lei. Cosa avrebbe dato perché lui la prendesse per mano. Al contrario un paio di volte aveva intercettato il suo sguardo ammirato posarsi su alcune ragazze per strada e alla muta domanda che lei gli aveva rivolto, lui le aveva risposto: «Be’, anche l’occhio vuole la sua parte.» E lì Erika non aveva saputo resistere dal ribattere: «Ehi Mr. Ragazzino attento a non andare a sbattere!» e l’aveva mollato come un allocco sul marciapiedi passando oltre. Rientrata in hotel Erika aveva preparato un piano d’attacco. «Se la montagna non va a Maometto, Maometto andrà alla montagna» si era detta «forse sono stata troppo paziente. Adesso basta. Ci vuole un po’ di pepe per stanare la preda.» Si fece la doccia, si mise una crema per il corpo profumata, si truccò e si infilò un completino intimo molto sexy e raffinato che si era portata per l’occasione. Infine si stese sul letto in una posa sensuale e si rilassò aspettandolo. Dopo qualche minuto lui entrò e gettando la valigetta ventiquattrore sul letto le disse «Oddio che giornata da incubo. Ho perso la strada e l’altro cliente non c’era. Non ho neanche pranzato. Adesso mi faccio una doccia e poi usciamo. Ho voglia di mangiare indiano» A Erika cominciò a montare la rabbia.

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Spicchi di cuore  

di Daniela Quadri Sentimentale

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