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In uscita il 28/9/2018 (15,50 euro) Versione ebook in uscita tra fine settembre e inizio ottobre 2018 (5,99 euro)

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SILVIA DALLA TORRE

LA QUARTA FAMIGLIA

ZeroUnoUndici Edizioni


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LA QUARTA FAMIGLIA Copyright © 2018 Zerounoundici Edizioni ISBN: 978-88-9370-231-7 Copertina: immagine Shutterstock.com

Prima edizione Settembre 2018 Stampato da Logo srl Borgoricco – Padova


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CAPITOLO 1

Nessuno, all'infuori dei suoi abitanti, sapeva dove si trovasse precisamente il Villaggio di Erde. La maggior parte delle persone, in realtà, non era nemmeno al corrente della sua esistenza e, i pochi che lo erano, sapevano solo che era da qualche parte sopra al continente europeo, in un luogo non ben definito, oltre le nuvole. Il villaggio era abitato da persone molto speciali, le quali possedevano capacità altrettanto speciali, come Julia Sparri e la sua famiglia. In realtà, a prima vista, Julia poteva sembrare una normalissima ragazza di vent'anni. Era magra, non troppo alta, pelle chiara, capelli scuri e due enormi occhi neri... una testa, due braccia e due gambe; eppure, sotto sotto, nascondeva qualcosa di straordinario, invisibile a occhio nudo ma percepibile una volta conosciuta più a fondo. Suo padre, Augusto Sparri, era un rispettabile uomo di mezza età dall'aspetto serio e autoritario che ricopriva l'onorevole ruolo di Consigliere del Villaggio di Erde. Il signor Sparri e la figlia erano spesso in conflitto tra loro a causa dell'abissale differenza di carattere. Julia, infatti, era una ragazza che amava vivere sopra le regole, uscire dai confini del villaggio, esplorare, entrare dove non le era concesso... e questa sua attitudine la faceva finire spesso nei guai. Quando veniva scoperta, il che, per sua fortuna, accadeva di rado, era compito di suo padre e degli altri consiglieri pensare a una punizione. Il Consiglio del Villaggio di Erde era composto da cinque uomini, cinque donne e, carica più importante, un Consigliere Supremo, a cui era sempre concessa l'ultima parola. Quest'ultimo veniva eletto dagli altri consiglieri e tutti insieme s’impegnavano a rendere il Villaggio di Erde un posto sicuro e confortevole per i suoi cittadini. I consiglieri venivano a loro volta selezionati tra gli abitanti più saggi, diplomatici e onesti del villaggio ed erano quelli con le menti più forti e brillanti. Per questo motivo, fare parte del Consiglio era una grossa responsabilità nonché motivo di grande orgoglio. Ogni decisione veniva discussa con razionalità e oggettività all'interno del Consiglio eppure, quando si trattava della figlia, il signor Sparri non


4 poteva fare a meno di prendere le sue parti. In fin dei conti, per quanto disobbediente e temeraria fosse, era sempre sua figlia, e per quanto seriamente quell'uomo prendesse il suo lavoro, c'era una cosa che amava di pi첫... essere padre. Augusto Sparri era sposato da venticinque anni con Mary Sparri, madre di Julia e dei suoi due fratellini. La signora Sparri era una deliziosa donna sulla cinquantina, con l'aspetto di una di quaranta, dall'animo solare e gentile. Il mattino, insieme ad altre signore del villaggio, si teneva impegnata con la raccolta di frutta e verdura nei campi al limitare del caseggiato, dove venivano coltivati ortaggi salutari, in modo completamente naturale, senza l'aggiunta di pesticidi o qualsivoglia prodotto contaminante. Nel villaggio era molto importante trattare ogni alimento secondo le regole della natura in modo da non fare entrare nel corpo di chi lo ingeriva elementi superflui e nocivi. Mary Sparri rispettava molto la sua occupazione e amava trascorrere le mattinate circondata dal verde. Finito il suo lavoro da coltivatrice, ogni pomeriggio, tornava a casa, pronta a immergersi in un compito altrettanto arduo e gratificante: badare ai suoi figli. I fratelli minori di Julia erano gemelli, Ruben e Samuel, chiamato da tutti semplicemente Sam. Ruben e Sam erano due pesti bionde sulla soglia dei dieci anni che trascorrevano i loro pomeriggi correndo e urlando su e gi첫 per la casa, facendo impazzire la loro mamma e importunando la sorella Julia e il cugino, Alexander, che da qualche mese trascorrevano le giornate chiusi in camera, immersi nei libri. Alex era il nipote della signora Sparri ed era decisamente il componente della famiglia con cui Julia andava pi첫 d'accordo. I due ragazzi trascorrevano ogni momento della giornata insieme e ormai condividevano ogni cosa. Fin da quando erano piccoli dormivano nella stessa camera, frequentavano la stessa scuola, avevano gli stessi amici e, cosa pi첫 importante, affrontavano qualsiasi avventura insieme. La loro fama da infrangi-regole era ormai leggendaria al villaggio. Quando uno dei due si trovava dove non doveva essere, per tutti era scontato che nei paraggi ci fosse anche l'altro. Alex e Julia erano davvero inseparabili, avevano gli stessi hobby, le


5 stesse passioni, gli stessi desideri e le stesse ambizioni. Alex viveva a casa degli zii da più di dieci anni, da quando un giorno, inaspettatamente, i suoi genitori vennero misteriosamente a mancare; i genitori di Julia lo avevano accolto senza esitazione in casa loro, trattandolo da subito come un figlio. Il ragazzo non sapeva cosa o chi fosse responsabile della morte della sua famiglia e, ancor peggio, nessuno pareva poterglielo dire. Sapeva solo che era avvenuto durante una missione per conto del villaggio, ma non gli era stata concessa nessun'altra informazione. Nonostante le innumerevoli ricerche fatte negli anni da lui e dalla cugina, non era saltato fuori niente: sembrava che tutto quello che aveva a che fare con la morte dei suoi genitori fosse stato distrutto o nascosto; così alla fine, a malincuore, si rassegnarono e smisero di fare domande. Alex e Julia avevano pressappoco la stessa età, Alex era più vecchio solamente di nove mesi e chi non li conosceva spesso li scambiava per gemelli. Anche Alex aveva i capelli neri e la pelle chiara, tra l'altro era l'unico in famiglia ad avere gli occhi come quelli della cugina, il che era sempre stato oggetto di curiosità. In famiglia amavano scherzare sul fatto che gli unici ad assomigliarsi veramente fossero loro due e che forse era per questo che andavano così d'accordo. Grazie all'influenza della nonna, iniziarono molto presto ad appassionarsi alla musica e a soli otto anni formarono la prima band insieme al loro inseparabile amico, Sergio. Quando i genitori di Alex morirono, Julia e Sergio divennero per lui un punto di riferimento, la sua famiglia, il suo tutto. Quella mattina si trovavano là, nella stessa camera, nella stessa casa, nello stesso villaggio di sempre ma qualcosa stava per cambiare: si apprestavano, infatti, ad affrontare l'ultimo giorno di accademia. Questo non comportava semplicemente il termine del loro ciclo di studi ma un vero e proprio stravolgimento delle loro vite. Era una tradizione del villaggio, una volta conclusa la scuola, lasciare la famiglia e intraprendere un viaggio, da soli o con amici, solitamente della durata di un anno, alla scoperta del mondo, fuori dai confini in cui avevano vissuto fino a quel momento, con lo scopo di osservare lo stile di vita della gente comune e immedesimarsi in loro, poiché i due ragazzi, come d'altronde tutti in paese, di comune avevano ben poco.


6 Tutti gli abitanti di Erde, infatti, avevano grandi capacità, potevano fare cose che un essere umano qualsiasi poteva solo immaginare o, al massimo, aver visto in qualche film o letto in qualche libro. Fortunatamente erano da sempre stati istruiti a non abusare dei loro poteri, a controllarli e a vivere una vita “normale”, all'insegna della meditazione e del rispetto per la natura... anche se, come in tutte le cose, non sempre questo accadeva. Alex e Julia si erano svegliati tardi quella mattina perché la notte prima, non riuscendo a prendere sonno per l'eccitazione, ebbero la splendida idea di uscire di nascosto e andare a vedere le stelle in cima al Monte Rut, la montagna più alta e maestosa del villaggio. Una persona normale probabilmente ci avrebbe messo delle ore a raggiungere la vetta, ma ai due ragazzi bastò darsi una bella spinta e nel giro di pochi secondi stavano comodamente seduti su una grande roccia, affacciata su un dirupo, in cima alla montagna. Rimasero lì delle ore a parlare e guardare il cielo fino a quando non videro spuntare i primi raggi del sole e decisero che era il momento di tornare a casa. La mattina dopo si alzarono solo dopo il terzo richiamo della signora Sparri, corsero in cucina e ingurgitarono velocemente qualcosa. I gemelli erano già usciti, il che significava che erano tremendamente in ritardo. Indossarono la divisa giallo ocra, presero gli zaini e si affrettarono a raggiungere la scuola, l'Accademia di meditazione trascendentale, per il loro ultimo giorno. L'accademia si trovava esattamente al centro del villaggio. Dall’esterno sembrava quasi un enorme tempio, formato da tanti piccoli edifici che ospitavano le aule e i vari uffici, circondato da un bellissimo giardino con alti salici piangenti che ne delimitavano il confine. All'entrata si ergeva, affascinante e maestosa come sempre, l'enorme statua dorata di un'aquila, simbolo del villaggio. Una volta entrati a scuola i due cugini si separarono. Alex andò nella sua classe con gli altri ragazzi mentre Julia raggiunse la sua con le altre ragazze. Gli studenti venivano sempre divisi in maschi e femmine durante le lezioni mattutine poiché si concentravano sulla parte fisica, come la lotta o la meditazione, mentre il pomeriggio si riunivano per le lezioni più comuni come la geografia, la matematica o le lingue.


7 Quest’accademia, diversamente da quelle normali, non forniva solamente un bagaglio culturale agli studenti ma insegnava anche di cosa può essere capace la mente umana e come gestire i poteri che ne derivano. Julia si stava esercitando con una compagna nella sala di combattimento. Nonostante fosse una ragazza mingherlina, quando colpiva non aveva pietà, a ogni pugno e calcio s’intravedevano i muscoli delle braccia e delle gambe contrarsi e riusciva a respingere ogni colpo dell'avversaria senza battere ciglio. «Bel lavoro Julia!» esclamò il maestro Xeno. «Rachele, non dimenticare di controllare la respirazione, la tua tecnica è impeccabile ma non batterai mai Julia se non aggiungi forza ai colpi» continuò rivolgendosi alla sua compagna. Il maestro Xeno suonò il gong in fondo all'aula, decretando la fine della lezione, e le ragazze lo raggiunsero sistemandosi automaticamente in una riga ordinata. «Bene ragazze» cominciò l'uomo, «oggi è il vostro ultimo giorno qui con me. Per quanto salutarvi mi addolori sapevamo che questo giorno sarebbe inevitabilmente arrivato. È chiaro che ormai siete adulte, siete pronte ad affrontare il mondo e mostrare di che pasta siete fatte. Non potrei essere più fiero di voi... di ognuna di voi. In questi quindici anni ho imparato a conoscervi e ho avuto l'onore di tramandarvi quello che so. Ora siete pronte a cominciare un nuovo capitolo. Non siate tristi e non abbiate paura... io conosco le vostre capacità e posso assicurarvi che nessun ostacolo riuscirà a fermarvi. Ora su, andate, vi auguro veramente ogni bene». Le ragazze fecero un piccolo inchino, alcune di loro si asciugarono gli occhi e tutte insieme iniziarono ad avviarsi verso la porta. «Julia» chiamò il maestro Xeno. «Vorrei parlarti un momento in privato». «Mi dica, Maestro» rispose lei avvicinandosi. «Non ho intenzione di fare un discorso strappalacrime. Sarò breve... Sei perfettamente al corrente della mia predilezione per te. Non ho mai visto nessuno impegnarsi tanto e riuscire in tutto quello che si mette in testa di fare. Hai qualcosa di speciale dentro che ti porterà molto lontano nella vita». Mentre pronunciava queste parole si sfilò la collana dal collo e la porse dolcemente alla ragazza. «La vita ti metterà di


8 fronte a dei bivi e sarai costretta a prendere decisioni che metteranno in discussione i tuoi principi. Ogni volta che ti senti persa, guardala e ricordati chi sei». Julia guardò la collana, un grazioso medaglione raffigurante una maestosa aquila, il simbolo del villaggio, dei suoi abitanti e della sua famiglia. «Grazie, Maestro. È la cosa più bella che potesse donarmi» disse la ragazza abbracciandolo. Fin da quando era piccola, il maestro Xeno era stato il suo docente preferito e con gli anni aveva cominciato ad assumere più un ruolo di fratello maggiore per lei. La aiutava sempre quando ne aveva bisogno, quando qualcosa la preoccupava o aveva qualche dubbio sapeva che lui aveva la risposta che le serviva; inutile dire che gli voleva anche molto bene, perciò dirgli addio la addolorava molto. Si allontanò lasciandolo lì impalato e corse in giardino dove si erano riuniti tutti quelli dell'ultimo anno. Le altre lezioni erano state annullate per fare spazio a una festa di fine anno. In mezzo a ragazzi che urlavano di felicità per l'inizio delle vacanze e altri disperati all'idea di separarsi, Julia intravide Alex e corse da lui. «E così è finita, eh?» disse affiancandolo. «Già» rispose lui fissando un punto fisso nel vuoto. «Allora? Come ti fa sentire?» chiese lei confusa. «Non lo so. Ovviamente sono felice di aver finito ma ho anche paura di lasciare tutto questo...» disse girandosi a guardare l'accademia. Julia rise. Era tipico di Alex. Quel giorno avevano raggiunto un traguardo gigantesco e lei stava provando un milione di emozioni tutte insieme, ma sicuramente non la paura. Tuttavia i timori del cugino non la sorprendevano affatto, in fin dei conti i due erano sempre stati molto diversi sotto questo aspetto. Nonostante la loro complicità, Julia era sempre stata più impulsiva e agiva senza pensare alle conseguenze, mentre Alex era più razionale e impediva alla ragazza di fare cose potenzialmente mortali, salvandole probabilmente la vita in un paio di occasioni. «Facciamo così, ora fai un bel sorriso e andiamo dagli altri così non ti pentirai di esserti rovinato l'ultimo giorno di scuola con le tue solite inutili preoccupazioni, va bene?» gli propose Julia con un sorriso rassicurante. Alex annuì cercando di cambiare espressione senza troppo successo e


9 insieme si unirono a un gruppo di ragazzi seduti sul prato. Una volta terminati i festeggiamenti, i due cugini s’incamminarono verso valle per raggiungere casa. Era da tanto che non facevano la strada di ritorno da soli, ma quel giorno i gemelli erano già tornati a casa e Sergio era stato cacciato poco prima. Julia notò che c'era qualcosa di strano in Alex ma, conoscendolo, decise di lasciargli il suo tempo. Parlarono solo di come il loro amico Sergio avesse distrutto il tavolo del rinfresco poco prima di essere mandato a casa dal preside. Una volta varcata la porta d'ingresso vennero sorpresi da un enorme striscione in mezzo al salotto con scritto “Congratulazioni Julia e Alex” e una ventina di persone che sembrava non aspettasse altro che loro arrivo per applaudirli, congratularsi e, una volta compiuto il loro dovere, abbuffarsi di tramezzini, pizzette e dolci vari, preparati con cura dalla signora Sparri quella mattina. Tra gli invitati c'erano i nonni, gli zii, i cugini, i vicini di casa e i colleghi di lavoro. Julia si sentiva quasi in imbarazzo all'idea che tutte quelle persone si trovassero lì solo per lei e Alex. Tutti volevano sapere dei loro progetti, delle loro mete, del giorno in cui sarebbero partiti, se avevano già preso casa, se sapevano dove sarebbero andati i loro compagni, con chi sarebbero andati... anche se era palese per tutti che i due cugini non si sarebbero mai separati soprattutto per affrontare un viaggio così importante. «Partiremo domani... sì sì, staremo insieme» stava dicendo Alex alla vicina di casa. «Durante il primo mese faremo visita ad alcuni amici, poi ci trasferiremo in Italia e da lì decideremo quali città visitare». Come loro, molti dei loro compagni avevano deciso di partire dall'Europa, per lo stile di vita più simile al loro; altri invece avevano optato per l'India, il Nord America e l'Australia perché interessati a scoprire culture diverse. Nessuno aveva scelto il Sud America, ma questa non era una sorpresa. Era una cosa risaputa che quella parte del mondo era abitata da persone con capacità come le loro ma con una mentalità diversa, persone che non piacevano alla gente del Villaggio di Erde. Per tutto il pomeriggio Alex aveva continuato a comportarsi in modo strano, freddo, come alla festa a scuola. Si sforzava di essere gentile con gli invitati, ma gli unici a cui aveva regalato un vero sorriso e a cui aveva mostrato del vero affetto erano stati i nonni, i genitori di suo


10 padre e della madre di Julia, ma una volta separatosi da loro era tornato a chiudersi nella sua armatura, isolandosi da tutti. Qualche ora dopo, quando ormai Alex e Julia erano sazi e avevano raccontato i loro piani a tutti gli invitati, la festa cominciò a diventare noiosa, almeno per loro due. Gli adulti si erano messi a fare discorsi da adulti mentre i gemelli e gli altri bambini erano andati a giocare in giardino. I due cugini si guardarono in cerca di una scusa per andarsene da lì, ma così su due piedi non trovarono niente di abbastanza importante per abbandonare una festa in loro onore. L'occasione arrivò quando alla porta apparve un ragazzo con i capelli blu elettrico. «Ser!» esclamò Julia abbracciandolo. Alla vista di Sergio finalmente Alex parve rallegrarsi, salutò l'amico con un grande sorriso e si spostarono in giardino insieme ai bambini. I due ragazzi cominciarono a fare la lotta sull'erba, simulando un combattimento ed esibendosi davanti ai ragazzini che li guardavano con occhi sognanti, speranzosi di diventare bravi come loro un giorno. Ovviamente vinse Alex, era alto quasi trenta centimetri più dell'amico e decisamente più muscoloso, non che ci volesse molto. Sergio aveva quasi tre anni in meno di Alex e doveva ancora svilupparsi completamente: non aveva un accenno di barba, era basso e mingherlino, fisicamente sembrava ancora un bambino e nonostante i dieci centimetri presi durante l'inverno era ancora sotto la media della sua età. I tre ragazzi si conoscevano fin da quando erano piccoli. Sergio viveva nella casa di fronte a quella dei nonni di Julia e Alex e, ogni volta che andavano a trovarli, passavano ore e ore a giocare con il loro piccolo amico. Quando finalmente anche lui cominciò la scuola, iniziarono a vedersi tutti i giorni e a fare la strada insieme quelle volte che andavano dai nonni dopo scuola, il che accadeva spesso quando erano piccoli dato che i loro genitori erano occupati con le missioni del villaggio. I tre amici cominciarono così a frequentarsi ogni pomeriggio girovagando per i boschi attorno al villaggio, ai piedi del Monte Rut, attraversando il fiume Sisco, l'unica fonte di acqua di tutto il villaggio che sorgeva proprio in cima alla maestosa montagna. Amavano esplorare e appena trovavano qualche prato verde si esercitavano con la lotta e i nuovi trucchi che imparavano a scuola.


11 Una volta finita la dimostrazione in giardino i tre amici si trasferirono nel seminterrato di Julia che ormai da anni era diventata la loro tana. L'avevano allestita a mo' di salottino con due vecchi divani, un tavolino e qualche mobile. Vicino al divano più grande c'era un giradischi e appese al muro c'erano delle mensole con almeno un centinaio di vinili, tutti scelti con cura da Julia durante gli innumerevoli viaggi di famiglia. Un angolo della stanza era rialzato, come un piccolo palco, e sopra custodiva la batteria di Sergio, il basso di Julia e la chitarra di Alex. I tre ragazzi suonavano insieme da quando erano piccoli e qualche volta capitava che venissero chiamati in paese per esibirsi; erano anche piuttosto bravi ma, vivendo in un villaggio così piccolo e isolato dal resto del mondo, non potevano certo ambire a una carriera da musicisti. Si buttarono sul divano e nessuno dei tre sembrava avere alcuna voglia di parlare. Ad Alex era tornato il malumore, Sergio, all'idea di non rivedere i suoi migliori amici per un anno, era demoralizzato, e anche Julia, che di solito era sempre allegra e vitale, vedendo i due ragazzi in quelle condizioni, s’incupì. Il primo a parlare fu Alex, che finalmente sembrava aver trovato il coraggio di condividere quello che gli stava passando per la testa da tutto il giorno. «Chissà cosa ci aspetta lì fuori... chissà chi o cosa troveremo» disse incerto il ragazzo. «Sai benissimo com'è, Alex. Ci siamo già stati un mucchio di volte» rispose Julia cercando di essere gentile. «Sì, lo so. Però non siamo mai stati io e te soli.. c'erano sempre i nostri genitori con noi, loro sapevano come comportarsi con la gente che vive lì fuori» replicò preoccupato. «Sono persone normali, sono come noi, solamente meno... dotati. Dobbiamo comportarci come ci comportiamo con chiunque altro» lo rassicurò Julia non troppo convinta. «Ricordi quando eravamo piccoli la prima volta che siamo scesi in mezzo a loro? Quando siamo andati a trovare i Waters a Londra?». Alex annuì. «Anche quella volta eri spaventato. Non sapevi com'erano fatti, come parlavano, se camminavano o volavano...». «Avevi passato mesi a descriverli come mostri giganteschi con cinque teste!» la interruppe Alex cercando di difendersi. Gli altri due risero.


12 «Eri così spaventato che la mattina i tuoi genitori ti hanno dovuto cercare per quasi un'ora mentre ti nascondevi sotto il letto. Alla fine ti hanno convinto a partire, siamo andati nel Ponte degli Dei, abbiamo guardato giù e...» «... e siamo partiti. La sensazione più bella della mia vita» disse il ragazzo sorridendo. «Passare attraverso le nuvole e vedere finalmente quello di cui parlavano tutti: le montagne, il mare, le città e scoprire che la gente che ci viveva era tale e quali a noi!». «Vedi?» disse Julia. «Nonostante tutte le tue paure, quella è stata l'esperienza più bella della tua infanzia. Lascia che questa sia l'esperienza più bella della tua vita. Smettila di preoccuparti e goditi le sensazioni di euforia prima della partenza» concluse con un gridolino eccitato. Alex le sorrise. «Forse hai ragione tu... devo smetterla di essere paranoico. È il momento di vivere, vivere davvero, non avrò altre occasioni per farlo». Julia era soddisfatta. Il suo discorso sembrava aver convinto il cugino, il quale adesso stava cercando di convincere Sergio che un anno passa velocemente e che si sarebbero rivisti presto. I tre amici restarono lì seduti a parlare fino a notte inoltrata quando sentirono qualcuno scendere le scale. Era il signor Sparri e aveva l'aria contrariata. «Ciao papà!» lo salutò Julia con un sorriso. «Ciao tesoro» rispose lui. «Non vorrei interrompervi, ma sarebbe meglio per voi due andare a letto. Domani vi aspetta una giornata importante. Non vorrei foste troppo stanchi per viaggiare». «Altri cinque minuti, papà» rispose la figlia con tono supplichevole. «Abbiamo già preparato le valigie e comunque partiremo dopo pranzo perché la mamma vuole mangiare per l'ultima volta tutti insieme. Ovviamente sei invitato anche tu Ser» aggiunse rivolgendosi all'amico. «E va bene» replicò il padre riprendendo il suo sguardo severo. «In fin dei conti da domani ve la dovrete cavare da soli, decidete voi quando andare a dormire. Buonanotte ragazzi». Responsabilmente i ragazzi decisero di restare in piedi solamente mezz'ora in più, giusto il tempo di concludere il discorso e salutarsi. Un'ora dopo, infatti, si ritrovarono per la seconda notte di fila in cima al Monte Rut e come la notte precedente rimasero lì fino all'alba. A quel punto erano abbastanza stanchi per tornare a casa e andare a letto. Come aveva previsto il signor Sparri, la mattina dopo non si


13 svegliarono, ma fortunatamente avendo già preparato le valigie non avevano nessun impegno. Un'oretta prima di pranzo entrarono in camera i gemelli e si misero a saltare sopra i letti dei due addormentati. «Julia! Alex!» urlarono in coro. «È ora di alzarsi!». I due cugini si misero seduti e guardarono i bambini, eccitati per il primo giorno di vacanza. Dopo aver saltato qualche altro minuto, i gemelli uscirono. Julia si rese conto che una delle cose che le sarebbe mancata di più durante il prossimo anno sarebbe stato essere svegliata dai suoi fratellini nei giorni di festa. Julia e Alex finalmente si alzarono e andarono in cantina a raccattare le ultime cose. Alex prese la sua chitarra e il basso di Julia, la quale prese il giradischi e si mise a scegliere quali vinili portare con sé e a quali rinunciare per un anno. Quando risalirono trovarono la tavola era apparecchiata e i nonni che entravano nel vialetto. Abbracciarono i due nipotini più piccoli e poi i due più grandi. In pochi minuti arrivarono anche il signor Sparri e dopo di lui Sergio, con l'aria di uno che si era appena svegliato. Il signor Sparri li squadrò ma, come aveva promesso, non disse nulla. Poco dopo erano tutti seduti a tavola. Il pranzo si svolse in modo piacevole, nulla di troppo triste. Parlarono soprattutto di tutte le sregolatezze compiute dai ragazzi fin da quando erano piccoli. Inizialmente le storie erano accompagnate dallo sguardo di disapprovazione del signor Sparri, che, più che altro, si ricordava di tutti i guai che gli avevano causato, ma alla fine cedette anche lui e si unì alle risate della sua famiglia. Il tempo trascorse anche troppo velocemente e in un batter d'occhio arrivò il momento dei saluti. I nonni consegnarono ad Alex un bracciale di cuoio con incisa l'immagine di un'aquila, esattamente come quella raffigurata nel ciondolo di Julia. «Questo bracciale apparteneva a tuo padre. Glielo abbiamo regalato io e tuo nonno prima che partisse per il suo anno sabatico quando aveva la tua età. Lui non vedeva l'ora che arrivasse questo momento per poterlo regalare a te» spiegò nonna Linda con gli occhi lucidi. «E noi non potremmo essere più orgogliosi di dartelo al posto suo. Lo avresti reso così fiero. Sei diventato un vero uomo». Alex lo indossò immediatamente e guardò i nonni con dolcezza. Non si sarebbe mai più levato quel bracciale in vita sua. A rovinare quel momento ci pensò Sergio con la sua voce stridula.


14 «Ragazzi, ho una notizia bellissima! Doveva essere una sorpresa ma... non ce la faccio, ve lo devo dire!» gridò emozionato. «È da settimane che cerco di immaginare un anno senza di voi e non la vedo una cosa possibile quindi...». Prese fiato cercando di creare suspense. «Ho convinto i miei genitori ad andare in vacanza in Sardegna quest'estate così potete venirmi a trovare!». «È grandioso, Ser!» esclamò Julia. Al momento di salutarsi, i tre amici si abbracciarono quasi come fosse l'ultima volta, consapevoli che la loro amicizia e le loro vite da quel giorno sarebbero cambiate per sempre. Alex e Julia finirono di salutare tutti. Quando toccò alla signora Sparri, la donna scoppiò a piangere, abbracciando la figlia più stretta che poteva come se non volesse lasciarla andare via; poi passò al nipote, così simile a suo fratello, che per dieci anni aveva cresciuto come un figlio e che ormai era diventato tale. Il signor Sparri li accompagnò alle porte del villaggio fino al Ponte degli Dei. Guardò Alex con gli occhi lucidi. «Sei un ragazzo speciale, figliolo. I tuoi genitori sarebbero molto fieri di te come lo sono io adesso. Tieni d'occhio tua cugina e non farti convincere a fare stupidaggini» si raccomandò. «Grazie di tutto, zio Augusto. Ci penso io a lei, tranquillo» lo rassicurò guardando Julia con sguardo di sfida. «Ti voglio bene, papà. Ci vediamo tra un anno» disse la ragazza abbracciando il padre. Lui la strinse a sé, la baciò sulla fronte per poi lasciarla andare. Guardò i suoi ragazzi, zaino in spalla, valigia in una mano e chitarra nell'altra, saltare dal Ponte, pronti a cominciare la loro nuova avventura.


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CAPITOLO 2

Erano le otto del mattino quando, in un piccolo appartamento di Bologna, una sveglia logora suonò per qualche secondo. A Vanessa Abis parve quasi strano sentire un rumore così familiare in un posto ancora così sconosciuto. Era la prima notte che dormiva nel suo nuovo appartamento e, ora che aveva aperto gli occhi, era ufficialmente cominciato il primo giorno della sua nuova vita. Vanessa aveva da poco compiuto vent'anni, si era diplomata un anno prima e, dopo aver trascorso i mesi più emozionanti della sua vita, si era trovata costretta a tornare alla dura realtà: l'università. Per tutta la vita aveva sentito un irrefrenabile desiderio di viaggiare, di scoprire il mondo, così all'età di sedici anni iniziò a dedicarsi a qualsiasi lavoretto le facesse racimolare qualche soldo, come aiutare i genitori in casa o lavorare durante i weekend nel ristorante della zia. Per tre estati di fila riuscì a trovare un lavoro stagionale al mare. Durante l'anno dava ripetizioni di matematica alla figlia dei vicini e, quando ce n'era l'occasione, faceva da babysitter ai suoi cuginetti per permettere ai loro genitori di uscire a cena o andare al cinema. E non dimentichiamoci le mance di nonna Luisa. Vanessa chiamava così i soldi che puntualmente le arrivavano ogni volta che andava a trovare sua nonna. Di solito una volta a settimana andava a mangiare da lei dopo scuola, la portava a fare una passeggiata e la ascoltava lamentarsi dei dolori che dopo una certa età inevitabilmente compaiono. A volte la accompagnava anche a fare la spesa e le portava le buste in cima alle scale di casa assicurandosi sempre una banconota extra. Vanessa non era una ragazza che amava spendere i soldi in feste o vestiti, come tutte quelle della sua scuola. Tutti i suoi guadagni avevano un unico scopo: finanziare il suo viaggio non appena ottenuto il diploma. Vanessa aveva sempre sognato di viaggiare intorno al mondo. Per tutta la vita aveva letto libri di avventura e guardato film i cui protagonisti s’inoltravano nelle foreste più nascoste, attraversavano gli oceani più tempestosi, vagavano per i deserti più aridi o semplicemente scoprivano


16 luoghi nascosti nelle città più famose. Vanessa adorava tutto questo. Non c'era posto al mondo che non avrebbe voluto visitare... forse l'Antartide, il freddo glaciale non le ispirava particolarmente ma se qualcuno un giorno le avesse proposto di partire per una spedizione alla ricerca di chissà che cosa probabilmente ci sarebbe andata lo stesso. Quando il giorno del diploma finalmente arrivò, non perse neanche un secondo: prese le valigie, salutò la famiglia e s’incontrò con la sua amica Lisa alla stazione di Verona. Da lì partirono con l'interrail verso il nord Europa, attraversando la Germania e l'Olanda, per poi trascorrere un mese in Scandinavia alla scoperta di fiordi, isole e ghiacciai. Successivamente volarono dall'aeroporto di Berlino alla tanto sognata Australia, in cui si fermarono per qualche mese. Per finire atterrarono in India dove assaggiarono cibi così speziati da rendere impossibile capire cosa fossero, ma soprattutto per la prima volta videro cosa fosse veramente la povertà e impararono che la vera felicità non viene dalle cose materiali ma dalle esperienze e dalle persone che ti circondano. Sì, quello era stato veramente un anno unico. Aveva aspettato quel viaggio per quattro anni, aveva organizzato tutto nei minimi particolari, aveva fatto ricerche su tutti i paesi che avrebbe visitato e si era informata su tutti gli eventi che avrebbero interessato quei luoghi nel periodo del suo soggiorno. I suoi genitori l'avevano completamente appoggiata fin dal primo momento ed erano molto orgogliosi di avere una figlia così intraprendente e affamata di avventura, ma anche preoccupati perché era comunque la loro bambina e l'idea di lasciarla da sola in giro per il mondo li angosciava parecchio. Fu questo il vero motivo che la convinse a chiedere alla sua amica Lisa di partire con lei. Lisa e Vanessa erano amiche fin da piccole poiché vivevano nello stesso quartiere. La famiglia di Lisa era piuttosto ricca quindi, nonostante il poco preavviso, accettò senza troppi problemi. Erano sempre andate d'accordo, in tutti quegli anni, avevano frequentato asilo, elementari, medie e superiori sempre insieme, senza litigare nemmeno una volta. Per chiunque altro sarebbe stato bellissimo vivere quest’avventura con un'amica così speciale ma non per Vanessa, che avrebbe preferito viaggiare da sola e fare tutto ciò che aveva programmato senza dover pensare a un'altra persona; ma per rendere più tranquilli i suoi genitori avrebbe accettato qualsiasi compromesso. In realtà, sebbene Vanessa e


17 Lisa si vedessero sempre a scuola e un paio di pomeriggi a settimana in gruppo con altre ragazze, non erano particolarmente legate. Erano semplicemente amiche che si conoscevano da tanto. Vanessa non aveva mai avuto migliori amiche o migliori amici, era sempre andata d'accordo con tutti ma non aveva mai trovato qualcuno di così straordinario da farle venire voglia di aprirsi e fidarsi completamente. O forse sì... in terza elementare aveva un'amica con cui parlava sempre di tutto, della scuola, della famiglia, del suo cane e dei suoi giochi preferiti. Le voleva molto bene e il suo trasferimento l'aveva fatta soffrire molto. Forse era per quello che non aveva più voluto legarsi tanto a nessuno. Se ci ripensa adesso non si ricorda neanche più il suo nome però si ricorda i suoi capelli scuri e i suoi occhi azzurri come il cielo, le piacevano tantissimo anche perché era praticamente l'opposto di lei con i capelli castano chiaro quasi biondo e gli occhi grigi, come quelli di un lupo. Ricordava le sensazioni, ricordava che quando stava con la sua migliore amica sentiva di non essere sola al mondo perché c'era qualcuno come lei, diversa da tutte le altre bambine. Piuttosto che giocare con le bambole preferivano arrampicarsi sugli alberi, invece di fare i pigiama party a base di trucchi e vestiti, preferivano stare sveglie tutta la notte a guardare film d'avventura o di supereroi, e i pomeriggi adoravano trascorrere ore in giardino all'ombra della siepe sognando un futuro a bordo di qualche nave pirata o nella Foresta Amazzonica con Indiana Jones. Quella mattina a Bologna, però, Vanessa era completamente sola, nemmeno i suoi genitori erano più con lei. Certo, vivevano a poco più di un'ora di treno e probabilmente li avrebbe visti spesso, durante le vacanze di Natale e di Pasqua e probabilmente anche altre volte, ma ufficialmente non vivevano più sotto lo stesso tetto, per cui era sola. Pensava che sarebbe stato più difficile lasciare la famiglia e tutte le sicurezze che aveva vivendo con loro ma i mesi passati all'estero l'avevano preparata per questo momento meglio di quanto sperasse. Il viaggio le aveva insegnato molto, l'aveva fatta crescere ma soprattutto le aveva aperto la mente. Le aveva fatto capire che la vita non è necessariamente studiare, trovare un lavoro, mettere su famiglia e vivere felici e contenti. Le aveva fatto capire che nel mondo ci sono diverse realtà, diversi stili di vita, diversi modi di pensare e di vedere le cose. Improvvisamente si era resa conto che per tutta la vita aveva


18 vissuto all'interno di una campana di vetro, una campana comodissima con tutti i comfort possibili, ma che la teneva imprigionata nelle convinzioni che inconsapevolmente le imponevano la sua famiglia e la società. Solo perché era nata nel Nord Italia invece che in Tibet, per esempio, non doveva significare per forza vivere in un modo invece che in un altro. Era cresciuta con delle barriere all'interno della testa che le impedivano di vedere chiaramente, come se guardasse solo attraverso il buco della serratura e quel viaggio era stato la chiave che le aveva permesso di aprire la porta. Da quel momento avrebbe scelto lei come e dove vivere. Da quel momento il suo obiettivo sarebbe diventato viaggiare il più possibile, visitare i posti più nascosti nel mondo e imparare tutto ciò che le era possibile dalle altre culture. C'era solo un problema. Nonostante i suoi buoni propositi, Vanessa non poteva lasciare la sua famiglia di punto in bianco. Sapeva che una cosa del genere avrebbe fatto soffrire i suoi genitori, che risparmiavano da tutta la vita per permettere alla loro unica figlia di andare all'università. Finì col convincersi che poteva rimandare il tutto di tre anni, così s’iscrisse alla facoltà di lingue di Bologna e decise che ne avrebbe approfittato per mettere via qualche soldo e migliorarsi il più possibile con le lingue. Quel giorno dovevano arrivare i suoi nuovi coinquilini. Da quanto diceva il padrone di casa si trattava di due cugini, ma non sapeva altro. L'appartamento era molto carino, non troppo grande, adatto alla convivenza di tre persone. Vanessa sperava solamente che questi ragazzi fossero persone tranquille. Non le importava che fossero maschi o femmine, non aveva mai avuto problemi con il sesso opposto, andava d'accordo con tutti. Erano le undici in punto, sarebbero arrivati a momenti. Il campanello suonò. Vanessa corse ad aprire la porta e si trovò davanti un ragazzo e una ragazza. Lei era alta più o meno come Vanessa, stessa costituzione, forse un po' più atletica, aveva lunghi capelli scuri e occhi neri. Lui era un bel ragazzo e doveva essere più di un metro e ottanta, era magro ma sotto la felpa s’intravedevano i pettorali e le braccia muscolose. Come la cugina aveva i capelli scuri, tenuti alti e spettinati, e come la cugina aveva gli occhi neri e uno sguardo penetrante. Entrambi indossavano jeans e felpa, un abbigliamento decisamente troppo pesante per il mese di agosto.


19 Vanessa sorrise ai due sconosciuti. Ricambiarono il sorriso scoprendo una dentatura perfetta, al contrario di lei che aveva indossato l'apparecchio fino all'anno prima. «Piacere, Julia» si presentò la ragazza dai capelli scuri con un tono molto amichevole. «Io sono Alexander, ma tutti mi chiamano Alex» la imitò il ragazzo. «Piacere, Vanessa. Sono arrivata ieri sera quindi ho già un'idea di come funziona quest’appartamento. Se volete vi posso mostrare quello che c'è da sapere sulla cucina e la caldaia prima che vi sistemiate nelle vostre camere» si offrì gentilmente. «Certo, volentieri» rispose Julia sorridendo. Dopo averli accompagnati in un piccolo tour della casa, li lasciò nelle loro camere e si mise a cucinare qualcosa per il primo pranzo insieme. Era contenta. Le piacevano, le sembravano dei bravi ragazzi e raramente si sbagliava a inquadrare le persone. Preparò dei ravioli conditi con il pesto di sua nonna e i nuovi coinquilini sembrarono apprezzarli molto. Effettivamente nonna Luisa faceva un pesto eccezionale ma, a forza di mangiarlo sempre, ogni tanto se ne dimenticava e non le dava giustizia. Decise che il giorno dopo l'avrebbe chiamata per ringraziarla. «Allora... che ci fai a Bologna?» chiese Julia. «Tra qualche settimana comincio l'università... sono venuta prima per ambientarmi in città e vorrei anche mettermi a cercare un lavoretto parttime per mettere via qualcosina» spiegò Vanessa. «Wow, l'università! Io e Alex purtroppo non siamo diplomati, se no sarebbe stato interessante frequentarla. Che facoltà hai scelto?» domandò Julia eccessivamente emozionata. «Mediazione linguistica. Non che io abbia intenzione di diventare traduttrice o cose del genere, ma ho sempre voluto imparare le lingue. Come mai non siete diplomati? Avete la mia età più o meno no?» chiese Vanessa incuriosita. «Sì, ma non abbiamo frequentato le superiori. La nostra era un'accademia e non rilasciava il diploma di maturità, quindi niente. Comunque non è un problema: se un giorno vorrò andare all'università, posso sempre fare dei corsi e iscrivermi più avanti. C'è sempre tempo per studiare» commentò sarcasticamente. Gli altri due risero.


20 «Per quanto io e mia cugina amiamo studiare» la interruppe Alex, «quest'anno vogliamo concentrarci su altro. Ci siamo presi un anno sabatico per viaggiare e vedere posti nuovi. Le scorse settimane siamo andati a trovare degli amici nel Regno Unito, ma da adesso vogliamo essere autonomi. Non sappiamo ancora quanto ci fermeremo a Bologna ma, dato che è in un'ottima posizione e ci serve una casa dove mettere le nostre cose, pensavamo di tenere questo appartamento come quartier generale» spiegò diplomaticamente. «Già, sembra davvero un'ottima idea» sospirò Vanessa con una punta di invidia. «Ma non sarebbe più facile partire da casa vostra?». «Certo ma questo è il nostro anno all'estero... Sarebbe troppo facile continuare a vivere con i genitori e partire ogni tanto per le vacanze. L'obiettivo è imparare a vivere da soli» rispose Alex sorridendo imbarazzato. «Comunque questo pesto è squisito... Ha qualcosa di familiare». «L'ha fatto mia nonna» disse Vanessa sorridendo. «Ha un ingrediente segreto che non sa nessuno». «Ecco! È simile a quello di nostra nonna, vero Julia?». «Sì... sembra proprio quello» concordò la cugina. «Chi lo sa, magari usano la stessa ricetta» disse Vanessa sarcastica. Julia e Alex risero, sicuri che non fosse così.


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CAPITOLO 3

Il mattino seguente Vanessa si svegliò presto e, una volta fatta colazione, andò a prepararsi per il primo giorno all'insegna della ricerca di un lavoro. I due cugini stavano ancora dormendo. Il giorno prima avevano riposato tutto il pomeriggio, svegliandosi poco prima di cena, e poi erano andati a fare un giro in città, invitando anche Vanessa che però, a causa della giornata impegnativa che l'aspettava, aveva dovuto rifiutare. Con i curriculum in mano era pronta e carica per uscire. Lasciò l'appartamento e, passando davanti ai vari negozi, cominciò a chiedersi dove le sarebbe piaciuto lavorare. Sorpassò un paio di ristoranti molto carini ma ancora chiusi, così se li segnò per ripassarci il pomeriggio. Poco più avanti trovò un bar piuttosto affollato ed entrò. Ordinò un caffè al banco e prese coraggio. «Salve. Mi chiamo Vanessa» esordì incerta. «Sto cercando un lavoro e ho visto che avete molti clienti qui... magari avete bisogno di due mani in più». «Eh signorina, purtroppo al momento lo staff è al completo ma se lascia il curriculum potrei chiamarla se si libera un posto» rispose una signora che doveva essere la titolare. «Certo, grazie mille» rispose Vanessa estraendo il primo curriculum. Pagò il caffè e uscì dal locale. Non si lasciò scoraggiare dal primo rifiuto ed entrò in un altro bar dove la scena si ripeté. Ancora e ancora. Si rese conto che forse non era stata un'ottima idea credere di trovare lavoro a inizio agosto, quando probabilmente tutti i locali erano già al completo. Finalmente cominciavano ad aprire anche i ristoranti e le pizzerie così accantonò i bar, con i quali non aveva avuto fortuna. Vide un'osteria molto carina dove lavoravano due giovani ragazzi che, nonostante mostrassero interesse, erano alla ricerca di personale fisso e con l'inizio delle lezioni Vanessa non sarebbe più stata disponibile. Provò in una pizzeria in cui cercavano una cameriera part-time, ma non c'era il proprietario quindi lasciò il curriculum e li salutò. Si accorse che


22 con i ristoranti stava andando decisamente meglio, pertanto riacquistò un po' di coraggio e autostima. Aveva ancora una decina di curriculum e aveva intenzione di consegnarli tutti così passò il pomeriggio tra bar e ristoranti. Tornò a casa poco prima di cena e trovò Alex e Julia che cucinavano. «Allora com'è andata? Trovato lavoro?» chiese Julia mentre preparava la tavola. «Ehm...» cominciò Vanessa, «non proprio. Ho lasciato un bel po' di curriculum... spero mi richiamino». «Mah sì! Stai tranquilla, ti chiameranno sicuramente!» disse Julia incoraggiante. «Stasera sei nostra ospite, Vanessa» urlò Alex dalla cucina. «Grazie» rispose la ragazza arrossendo leggermente. Mangiarono uno sformato di melanzane e scamorza squisito preparato da Alex. A quanto pareva, tra i due a cavarsela meglio tra i fornelli era proprio il ragazzo, mentre Julia era più tipa da cibo precotto o in scatola. Dopo cena i due cugini avevano pianificato di andare in un pub poco distante dal centro. Invitarono anche Vanessa che, per lo stesso motivo della sera precedente, rifiutò. Questa volta però i due ragazzi non accettarono un no come risposta e insistettero fino a convincerla. «Quando comincerai a lavorare avrai poco tempo per uscire, ti conviene goderti le serate come questa» constatò Alex ed effettivamente non aveva tutti i torti. Uscirono dal palazzo tutti insieme e si avviarono verso il centro, lo superarono e fecero un altro paio di chilometri prima di arrivare in una bellissima via tutta illuminata, piena zeppa di bar, ristoranti, pub e pizzerie. «Questa dev'essere la via più bella di Bologna» disse Julia guardandosi intorno. «Non trovate anche voi?». Gli altri due annuirono incantati da tutte quelle luci. C'erano le coppiette che passeggiavano mano nella mano, le terrazze dei locali erano piene di amici che chiacchieravano e ridevano e tutto l'insieme dava al quartiere un'aria quasi fiabesca. Si fermarono di fronte a un locale dall'aspetto tipico anglosassone con un'insegna verde illuminata Cassis' Irish pub ed entrarono. Dentro era tutto in legno: tavoli e sedie in legno, pareti in legno, pavimento in


23 legno e bancone in legno da cui spuntavano diverse spine di birra. «Spero ti piaccia la birra» disse Alex rivolgendosi a Vanessa. «Certo, a chi non piace?» rispose lei sorridendo. Presero posto vicino alla finestra in un tavolo troppo piccolo per tre persone, nonché l'unico disponibile. Il locale non era grandissimo ma era stracolmo. Alcuni mangiavano mentre altri bevevano soltanto. C'era anche qualche tavolo sulla strada occupato dai fumatori e un soppalco con tre tavolini, perfetto per le coppiette in cerca di privacy. Vanessa pensò che era proprio un bel posto. Le erano sempre piaciuti quei pub tradizionali irlandesi dove potevi trovare qualsiasi tipo di birra e whisky o potevi mangiare pietanze tipiche del Regno Unito. Ordinarono tre pinte a un bel cameriere alto e biondo, sicuramente di origini nordiche, che li servì nel giro di pochi minuti. «Buona» disse Alex annuendo. «Questo potrebbe diventare il mio locale preferito». Le ragazze risero, ma non potevano dargli torto. C'era qualcosa di familiare in quel posto che faceva sentire subito a proprio agio, forse le foto dei dipendenti abbracciati tra loro appese alle pareti, come fossero una grande famiglia, oppure l'odore di cibo fatto in casa che arrivava dalla cucina, in ogni caso non avevano nessuna fretta di muoversi da lì. «Com'è andata la vostra giornata?» cominciò Vanessa. «Non male» rispose Julia. «Ieri notte siamo arrivati a casa quasi all'alba e stamattina abbiamo dormito tipo fino a mezzogiorno. Ci siamo svegliati e, vista la bella giornata, siamo andati a fare una passeggiata. Poi siamo tornati a casa, io ho ascoltato un paio di vinili e Alex si è messo a strimpellare la chitarra». «Che tipo di musica ascoltate? Da quanto suoni la chitarra? Sei bravo?» continuò rivolgendosi ad Alex. «Me la cavo» rispose Alex arrossendo. «Diciamo che non ho mai potuto confrontarmi con altri, quindi sono sicuramente il più bravo che abbia mai conosciuto» continuò ridendo. «Alex è bravissimo» le assicurò Julia. «A casa avevamo una band. Io cantavo e suonavo il basso e un nostro amico la batteria ma era Alex la vera mente, era lui che scriveva la musica...». «Ma eri tu che scrivevi i testi delle canzoni» la interruppe Alex. «Sì, ma non erano un granché» ammise Julia. Risero tutti e tre. Continuarono a parlare per un po' di musica.


24 Scoprirono che avevano gusti simili, anche se quelli dei due cugini, essendo dei musicisti, erano un po' più ricercati. Finirono le birre così ne ordinarono altre tre sempre allo stesso cameriere che sembrava ronzare continuamente attorno al loro tavolo. Le ore passavano e il locale cominciava a svuotarsi. Tornarono a parlare di Vanessa e della sua infruttuosa ricerca di un lavoro. «Prova a chiedere qua!» esclamò Julia illuminandosi. «È stato pieno tutta la sera quindi di sicuro hanno bisogno, il personale è gentile, il posto è bellissimo, la birra è buonissima». «Ehm...» cominciò Vanessa timidamente. «Non lo so, non credo cerchino personale. E poi sicuramente avranno bisogno di persone fisse». «Ascolta...» la interruppe Julia con sguardo deciso, «prova a chiedere a quel bel cameriere che non ti toglie gli occhi di dosso da tutta la sera. Puoi lasciare il curriculum. La cosa peggiore che ti possano dire è no». «Non è vero che non mi ha tolto gli occhi di dosso» si difese imbarazzata. Alex e Julia risero. «Di tutto il mio discorso l'unica cosa che hai sentito è stata questa?» chiese Julia sbellicandosi. Vanessa arrossì. «Eh va bene. Ora provo a chiedergli se hanno bisogno, però smettetela con questa storia» rispose Vanessa un po' infastidita. Alzò la mano per farsi notare dal cameriere che in un attimo la raggiunse al loro tavolo. «Altre tre?» chiese sorridendo. «N-no...» rispose Vanessa timidamente. «Volevo solo chiederti se per caso qui cercano una cameriera. Sto cercando un lavoro da fare insieme all'università e mi stavo chiedendo se per caso qua c'era un posto libero». Il ragazzo la guardò stupita. Vanessa si sentì sprofondare. Non le era uscito un discorso molto brillante. Tanto valeva lasciare perdere. «Se non avete bisogno non import...» continuò. «In realtà sentivo il capo che parlava di assumere qualcuno proprio stamattina» la interruppe il cameriere con un accento nordico che fino a quel momento nessuno aveva notato. «Purtroppo però al momento non è qui. Potresti lasciare il curriculum e ripassare domani mattina verso le


25 dieci così lo trovi e puoi parlare direttamente con lui. Oppure aspetti che legga il tuo curriculum e che ti chiami. Se vuoi metto una buona parola per te. C'è sempre bisogno di belle ragazze per attirare la clientela» aggiunse ammiccante. «Domani mattina alle dieci va benissimo. Grazie mille» rispose in fretta Vanessa porgendogli l'ultimo curriculum che le era rimasto in borsa. «Figurati» ribatté il cameriere sorridendo, per poi tornare al suo lavoro. Vanessa si girò verso Alex e Julia che la stavano guardando basiti. «Alex, secondo te ci stava provando?» chiese Julia sarcastica. «No, ma che dici.. ha solo evidenziato le potenzialità di Vanessa e le sue buone probabilità di ottenere il lavoro». Risero tutti insieme. Decisero che avevano bevuto abbastanza per quella sera per cui chiesero il conto, salutarono il cameriere e si diressero verso casa. Alex e Julia volevano stare ancora fuori ma per Vanessa era ora di andare a letto quindi li salutò, li ringraziò per la serata e tornò in appartamento. Si mise sotto le coperte e, ripensando ai suoi nuovi amici, si addormentò sorridendo.


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CAPITOLO 4

Il giorno dopo Vanessa si svegliò poco prima delle nove. Anche quella mattina, Alex e Julia non diedero segni di vita. Uscì di casa di corsa. Non era in ritardo ma, non ricordandosi molto bene la strada, aveva bisogno di più tempo per ritrovarla. Dopo dieci minuti, infatti, si ritrovò a vagare alla cieca per le vie di Bologna con l'ansia che saliva. Provò a svoltare in tre o quattro vicoli finché non si trovò davanti a un negozio dall'aria familiare. Sì, sicuramente l'avevano oltrepassato la sera prima. Era sulla strada giusta. Raggiunse il pub in orario. Entrò e vide un signore di mezza età, tozzo e stempiato, seduto allo stesso tavolino in cui aveva bevuto con i suoi amici, intento a leggere quello che sembrava proprio il suo curriculum. «Buongiorno» salutò Vanessa timidamente. «Oh! Buongiorno, signorina!» esclamò l'uomo sobbalzando. «Ero molto preso nel leggere il suo curriculum e non l'ho sentita entrare». «Non c'è problema» rispose lei sorridendo. «Piacere, mi chiamo Vanessa Abis e starei cercando un lavoro part-time». «Certo, Markus me ne ha parlato. Comincerà a breve l'università, non è vero?» chiese lui. Vanessa annuì. «Molto bene, molto bene. Io mi chiamo Oreste Cassis» disse l'uomo stringendole la mano, «e vedo con piacere che il nostro amico Markus non mentiva neanche sul resto. Sembri proprio una ragazza deliziosa» aggiunse sinceramente, sorridendole in modo per niente malizioso, quasi paterno. Vanessa arrossì. «Be’, siediti pure e cominciamo a parlare di affari» disse il signor Cassis indicando una sedia vuota. «Vedo che hai già lavorato come cameriera e anche come lavapiatti! Ti dirò, cercavo proprio qualcuno come te. Quando comincerai l'università?». «I primi di settembre» rispose Vanessa. «C'è ancora un po' di tempo allora! Ho una proposta per te. Durante queste settimane saresti libera?». Vanessa annuì.


27 «Molto bene, perché noi siamo pieni di lavoro... gente in vacanza, studenti che si vogliono godere l'ultimo mese di libertà. Ti va di lavorare full time fino a quando non comincerai la scuola e poi riprendere con un part-time? In questo modo ci dai una mano, guadagni qualcosa in più e soprattutto ti abitui al nostro sistema lavorativo più velocemente». Vanessa lo guardò incredula. Era esattamente ciò che cercava. «Certo! Per me sarebbe perfetto! Fantastico! È fantastico! Grazie mille!» rispose entusiasta. Il signor Cassis rise. «Molto bene! Mi piace il tuo entusiasmo! Dovresti cominciare venerdì sera. Alle cinque va bene?». «Va benissimo. Grazie ancora» disse lei alzandosi. Si salutarono e Vanessa tornò a casa saltando di felicità. Ce l'aveva fatta! E le rimaneva anche qualche altro giorno da passare con i suoi nuovi amici. Arrivata in appartamento trovò Julia e Alex pronti a uscire. «Allora?!» chiese Julia fremente. «Mi hanno presa!» rispose Vanessa soddisfatta. «Grande!» esclamò Alex. «Io e Alex stiamo uscendo a comprare una tenda» aggiunse Julia, «vuoi accompagnarci così ci racconti com'è andata?». «Certo!» rispose Vanessa ancora elettrizzata. Dopo una buona mezz'ora passata a raccontare per filo e per segno il colloquio con il signor Cassis, Vanessa tornò con i piedi per terra quel tanto che bastava per realizzare ciò che stavano andando a fare. «Perché dobbiamo comprare una tenda?» chiese fermandosi. «Andiamo in campeggio al lago il prossimo weekend» rispose Julia. «Vieni con noi!». Alex la guardò dubbioso. «Come...». «Potremmo... andare tutti insieme in treno» aggiunse la cugina. «Mi piacerebbe molto ragazzi, ma venerdì comincio a lavorare quindi non posso proprio» rispose Vanessa dispiaciuta. «Sarà per la prossima volta» disse Alex leggermente sollevato. Dopo aver comprato la tenda, decisero di pranzare fuori per festeggiare il nuovo lavoro di Vanessa. Dopo mangiato optarono per una passeggiatina. Come aveva preannunciato il signor Cassis, la città era colma di turisti e di studenti


28 ancora in vacanza che affollavano tutti i bar e le caffetterie. Si diressero quindi verso il parco dove si distesero sull'erba godendosi il sole. «Vanessa, dovresti darci il tuo numero così quando saremo via potrai tenerci aggiornati sulla relazione con il cameriere carino» propose Alex ridendo. «E poi non si sa mai, magari in futuro potrebbe servirci». Anche Julia scoppiò a ridere. Vanessa alzò gli occhi al cielo. «Sì, dovremmo proprio scambiarci i numeri, ma solo perché voglio sapere come vanno le cose in campeggio» rispose Vanessa rassegnata. Prese in mano il cellulare e le venne un'idea. Guardò il telefono di Julia e vide che era dello stesso modello. «C'è un'applicazione che mi permette di vedere dove siete in ogni momento. Ti va di provare? Visto che viaggiate tanto, sarà bello vedervi sempre in un posto diverso!» chiese rivolta all'amica. «Quale? Questa?» rispose Julia sorpresa. «Wow! Praticamente possiamo vedere dove siamo in ogni momento... o almeno dove sono i nostri telefoni» aggiunse ridendo. «Dai aggiungimi, così proviamo» propose Vanessa. «Fatto. Allora... tu ti trovi nel bel mezzo dei Giardini Margherita, Bologna, Italia! Funziona!» disse Julia ridendo. «Oh mio dio! Anche tu!» rispose Vanessa ridendo a sua volta. Alex si sforzò di sembrare tranquillo, ma questa storia non poteva portare a niente di buono. A volte l'ingenuità della cugina lo sorprendeva. In fin dei conti l'unica cosa che dovevano tenere nascosta alla loro coinquilina erano i loro spostamenti e Julia glieli stava servendo in un piatto d'argento. Nei giorni successivi i tre ragazzi trascorsero molto tempo insieme. Passeggiavano in città, facevano shopping, ascoltavano i vinili di Julia e Alex suonare la chitarra. Passavano le serate a guardare i DVD di Vanessa, che scoprirono avere una passione per il cinema probabilmente tanto grande quanto quella dei due cugini per la musica e, cosa più importante, andavano sempre più d'accordo scoprendo un legame che sembrava esistere da sempre. In fin dei conti si conoscevano a malapena da una settimana, eppure fin dalla prima volta in cui li aveva visti Vanessa aveva avuto una buona impressione. Sentiva che erano buone persone e che poteva fidarsi. I giorni passavano e questa sensazione aumentava sempre di più.


29 Più cose scopriva su di loro e più le piacevano. Erano persone solari, sempre di buon umore, che non si facevano problemi di alcun genere. Loro pensavano, decidevano e agivano come se le preoccupazioni che solitamente tormentano i comuni mortali non li toccassero nemmeno. Per la prima volta in vita sua sentiva di voler abbattere il muro che la teneva separata dalle altre persone. Per la prima volta dopo tanto tempo sentiva di aver trovato qualcuno come lei. Il giorno della separazione purtroppo arrivò. Venerdì mattina Alex e Julia si svegliarono all'alba e trovarono Vanessa già in piedi che preparava la colazione. «Buongiorno» disse loro sorridendo. «Che ci fai già sveglia?» chiese Julia sorpresa. «Non potevo lasciarvi partire senza salutarvi» disse come se fosse ovvio. Fecero colazione tutti insieme e, dopo aver preso tutto l'occorrente dalle camere, i due cugini erano pronti per partire. «Posso accompagnarvi in stazione?» chiese Vanessa. «Ehm...» rispose Julia, «meglio di no. A quest'ora gira brutta gente e non mi va che torni indietro da sola. Non ne vale la pena. E poi devi prepararti per il lavoro, è meglio se stai a casa». «Mancano tipo dieci ore prima del mio turno e a quest'ora la città sarà ancora piena di ragazzi in festa» le fece notare Vanessa. «Scusa» la soccorse Alex, «Julia odia i saluti in stazione, piange sempre». «Starete via solo tre giorni» ribatté lei incredula. «Infatti ho un problema serio. Dev'essere dovuto a qualche trauma infantile» aggiunse Julia abbozzando un sorriso. «Va bene, ci rinuncio. Andate da soli in stazione. Ci vediamo domenica» cedette Vanessa. I tre amici si salutarono e Julia e Alex uscirono dall'appartamento. Vanessa a quel punto non aveva niente da fare e visto che non si sentiva per niente stanca decise di pulire l'appartamento che aveva un aspetto decisamente trascurato negli ultimi giorni. Alex e Julia stavano camminando in direzione della stazione, la superarono ed entrarono in una stradina poco illuminata. In giro non c'era nessuno, nessuno che doveva andare a lavorare,


30 nessuno che doveva andare a scuola... in effetti non erano neanche sicuri che ci fossero treni a quell'ora, per questo furono grati a Vanessa di non essersi fatta venire nessun dubbio. «Spegni il telefono» disse Alex alla cugina. «Perché?» rispose lei stupita. «Ti ricordi quella stupida App che dice a Vanessa dove ti trovi in ogni momento? Forse non è il caso di rischiare che veda il tragitto che facciamo per arrivare al lago» spiegò il saputello. «Ah già, hai ragione» rispose lei quasi imbarazzata. Una volta spento il telefono erano pronti. Il sole non era ancora del tutto sorto quando i due cugini spiccarono un salto verso il cielo e partirono. Un paio di chilometri più in là una Vanessa assonnata guardò distrattamente fuori dalla finestra e, vedendo due strane sagome spuntare dai palazzi e salire fino a sopra le nuvole, si convinse che era meglio tornare a letto qualche ora prima di cominciare il suo primo giorno di lavoro. Dopo aver camminato qualche chilometro attraverso la foresta ai confini del lago, Alex e Julia raggiunsero il campeggio. Era una giornata bellissima. Faceva caldo, non c'era un filo di vento e il sole si rispecchiava nelle acque calme del lago creando un piacevole riverbero che scaldava la pelle ancora infreddolita dei due ragazzi. I primi campeggiatori cominciavano a svegliarsi e i due giovani notarono che erano per lo più famiglie, probabilmente tedesche o austriache. «Niente trucchetti, allora?» chiese Julia scoraggiata. «Certo che no! Ci vedrebbero! E comunque lo scopo di questo viaggio è vivere in modo assolutamente normale, quindi tira fuori la tenda e mettiamoci al lavoro» rispose Alex deciso. I due cugini cominciarono a montare la tenda, ma non fu difficile come immaginavano, anche perché ne avevano comprato una di quelle che stanno in piedi da sole. Sistemarono all'interno i sacchi a pelo e gli zaini e si sedettero fuori sull'erba ancora fresca. «Che ne dici?» propose Julia guardando il lago. «Cosa vuoi fare?» chiese il ragazzo. «Ti sembra troppo presto per fare il bagno?» chiese lei sorridendogli. «Sì, Julia. Mi sembra troppo presto. La maggior parte della gente sta ancora dormendo, l'acqua non è ancora abbastanza calda, abbiamo


31 dormito solo tre ore e il sole non è ancora sorto del tutto. Stai facendo come quella volta in Grecia, ti ricordi? Hai voluto fare il bagno alle cinque di mattina perché era bellissimo e non potevi aspettare che salisse il sole! E poi? Sei tornata indietro tutta bagnata e infreddolita e sei stata male per tutta la settimana. Credi che sia meglio fare il bagno subito o riposarci qualche ora prima?» le fece notare lui seccato. «Ehm...» cominciò lei, «potremmo fare un bagno veloce e poi tornare qua e stenderci al sole». «No. Ho freddo, sono stanco e preferisco aspettare un paio d'ore per farlo. Come fai a non essere stanca?» continuò lui. «In realtà sono distrutta e mi sto appena riprendendo dal freddo gelido di prima, ma l'acqua sembra bellissima!» disse lei implorante. «Allora vai! Io non ci vengo, ti aspetto in tenda». Dopo dieci minuti, Julia entrò in tenda tutta bagnata. «Allora?» chiese il cugino. «Freddo» rispose lei tremante. «Come quella volta in Grecia?» chiese lui distrattamente mentre riprendeva sonno. «Meno, meno... non credo starò male questa volta» rispose lei sorridendo. I due cugini si addormentarono e si svegliarono poco prima di mezzogiorno. Indossarono il costume ed entrarono in acqua che, a detta di Julia, era decisamente più calda rispetto a poche ore prima. Nuotarono per un bel po' finché si accorsero di avere un certo languore. Trovarono un ristorante molto carino vicino al campeggio e si sedettero nella terrazza dove potevano godersi la leggera brezza proveniente dal lago. «Non vedo l'ora di rivedere Ser» sospirò Julia sovrappensiero. «Anch’io. Dai, manca solo una settimana» la rassicurò Alex. «È strano stare senza di lui» continuò lei. «Anche se passare il tempo con Vanessa mi piace molto! Siamo stati fortunati a finire in appartamento con lei». «Già, mi dispiace solo che non possiamo essere completamente noi stessi» disse lui. «Secondo me capirebbe...» cominciò la ragazza. «Non pensarci neanche, Julia. Non possiamo parlarne con nessuno. Lo sai» sbottò infastidito. «Hai ragione, scusa» rispose lei immediatamente.


32 Passarono il resto del weekend godendosi il sole e l'acqua, facendo escursioni attorno al lago e intrattenendosi con altre attività da turisti. Il tempo passò velocemente e prima che se ne accorgessero era già ora di rientrare. Durante il weekend ricevettero anche qualche messaggio da Vanessa che li informava di essere molto soddisfatta del nuovo lavoro e dei colleghi e che, per lo meno, si teneva occupata e non si sentiva sola. Quella sera Alex e Julia sarebbero tornati a Bologna. Vanessa finì di lavorare prima di cena e, nonostante avrebbe preferito andare a casa ad aspettare il ritorno dei suoi amici, aveva promesso a Markus, il cameriere carino con l'accento nordico, che avrebbe cenato con lui per ringraziarlo di averla aiutata a ottenere il posto. Optarono per una semplice pizza, non troppo impegnativa ma sempre buona, in un piccolo locale nel centro storico. «Che ne pensi del lavoro?» chiese Markus una volta preso posto al tavolo. «Mi piace un sacco, però mi distrugge» ammise ridendo. «Devo ancora abituarmi ai vostri ritmi». Markus rise. «Sei bravissima. Io lavoro lì da un anno ormai e abbiamo cambiato un paio di camerieri: tu sei senza ombra di dubbio quella che impara più velocemente. Vedrai che col passare dei giorni sarà meno faticoso» le disse incoraggiante. «Speriamo» rispose sorridendo. «Scusa la domanda, ma da dove vieni di preciso? È dalla prima volta che ti ho visto che voglio chiedertelo ma non volevo sembrare troppo sfacciata». Markus la guardò con uno sguardo a metà tra stupito e ridente. «Mio padre è tedesco, dalla Baviera. Sono cresciuto lì quindi ho preso il loro accento ma passavo ogni vacanza in Italia dai miei nonni... mi sono sempre sentito italiano... e quando ho preso il diploma ho deciso di trasferirmi qui» le spiegò. «Quindi in pratica sei originario da Bologna?» indovinò Vanessa. «No, in realtà la mia famiglia è di Milano. Sono venuto a Bologna per studiare. Anch’io vado all'università. Secondo anno» rispose. «Ah sì? In che università sei?» chiese lei meravigliata. «Mediazione linguistica... è una bella scuola. È stata una scelta ovvia. Amo le lingue e sono già bilingue quindi sono partito avvantaggiato. Tu invece? Dalla faccia azzarderei una facoltà scientifica».


33 «In realtà» cominciò Vanessa, «credo di andare nella tua stessa università». «Come credi?» chiese Markus sorpreso. «Be’, Bologna è grande!» esclamò lei. «Non so se ce ne sono altre di questo genere». «No, ce n'è solo una. Quindi oltre a lavorare insieme ci vedremo anche a scuola!» sbottò fingendosi infastidito. «Già... ci vedremo spesso» rispose lei pensierosa. Viveva a Bologna da una settimana e aveva già più amici lì che a Verona. «Che fine ha fatto la coppia che era con te l'altra sera?» chiese improvvisamente Markus. Vanessa tornò con i piedi per terra. Per un attimo si era dimenticata di Alex e Julia. Ormai dovevano essere arrivati a casa. Controllò nell'applicazione del telefono ma non segnava nessuna posizione, probabilmente Julia aveva il telefono scarico così le mandò un messaggio. «Non sono una coppia. Sono cugini. Non hai notato la somiglianza? Hanno passato il weekend al lago» rispose lei. «Be’, sembra una cosa che farebbe una coppia» puntualizzò lui. «Già» ammise lei ridendo. «Comunque credo arriveranno a casa a momenti». La cena continuò in modo piacevole. Markus sembrava un ragazzo a posto. Vanessa doveva ammettere che la prima volta che lo aveva visto aveva fantasticato un po' su di lui, ma lavorandoci insieme e conoscendolo si era accorta che non era affatto il suo tipo. Era molto carino ma caratterialmente non la attirava, era dolce e simpatico ma gli mancava quel qualcosa che lo rendesse interessante. La cena finì e Vanessa corse a casa. Alex e Julia dovevano essere arrivati. Era piuttosto tardi. Forse dormivano già. Forse era meglio non fare troppo rumore. Aprì la porta e trovo i due cugini distesi sul divano che guardavano uno dei suoi DVD. «Ehi, finalmente!» esclamò Julia appena vide l'amica. «Abbiamo messo uno dei tuoi film mentre ti aspettavamo. Spero non ti dispiaccia». «Certo che no!» rispose lei sorridente. «Com'è andato il weekend?». «Molto bene, grazie» rispose Julia. «Il tempo era delizioso e anche il campeggio. Come sono andati i primi giorni di lavoro?». «Benissimo, davvero. Sono tutti molto gentili al pub. Stasera sono


34 andata a mangiare la pizza con Markus, il cameriere che ci ha servito l'altra volta, per ringraziarlo di avermi fatto ottenere il lavoro». «UUUUh!» dissero Alex e Julia in coro per poi scoppiare a ridere. «Non è assolutamente come pensate» riprese Vanessa per niente divertita. «Anzi, più lo conosco e più lo vedo come un amico». «Il problema è che devi tenere conto anche di come ti vede lui» le fece notare Alex. «E Alex ne sa qualcosa!» aggiunse Julia ridendo sotto i baffi. «Dai per favore Julia. Non tirare di nuovo fuori questa storia!» la riprese lui. «Che storia?» chiese Vanessa incuriosita. «Alex era innamorato di una ragazza al villaggio. Uscivano, cenavano insieme, trascorrevano il tempo come se fossero una coppia...» cominciò noncurante delle lamentele del cugino. «Julia, per favore...» cercò di interromperla Alex. «Dai, Alex, non hai niente di cui vergognarti» continuò lei imperterrita. «Insomma Alex e questa ragazza, Clara, avevano una sorta di relazione. L'unico problema era che lei non lo sapeva. Non si erano mai scambiati un bacio, mai sfiorati la mano, mai avuto un contatto fisico. Alex pensava che prima o poi sarebbe successo, non voleva metterle fretta. Un giorno stavano facendo un pic-nic e il nostro amico pensò che fosse una buona idea provare a baciarla. Ma, a quanto pare, lei si sentì offesa e lo lasciò lì impiantato. Non si fece più sentire e quando lo vedeva in giro si girava dall'altra parte, insomma, lo evitava proprio. Poi siamo venuti a sapere che lei lo aveva sempre e solo visto come un amico e il quasi bacio l'aveva fatta arrabbiare molto dato che aveva rovinato il loro bellissimo rapporto» finì lei soddisfatta. Vanessa era senza parole. Non sapeva se essere triste per lui o ridere per la nonchalance e il poco tatto con cui Julia raccontava la storia. «Grazie mille per aver fatto riaffiorare i ricordi eh» disse Alex offeso. «A mia difesa, posso dire che avevo solo quindici anni e non capivo ancora le donne». Le due ragazze risero. «Perché? Adesso le capisci?» chiese Julia con aria strafottente. «Sicuramente meglio di prima. Infatti vorrei ricordarti che, qualche anno dopo, è stata Clara a cercarmi per potermi dare il bacio che mi aspettava e poi siamo usciti, come veri fidanzati, per qualche mese» continuò Alex.


35 «Già... prima che tu cominciassi a sentirti il più bello del mondo e uscire con una ragazza diversa ogni settimana» commentò Julia. «Parli tu che avevi mezzo villaggio che ti veniva dietro» le rispose lui a tono. «Non dire sciocchezze, non ho mai avuto un ragazzo in vita mia» gli fece notare lei. «Magari non stavi con nessuno ma ti venivano dietro tutti» insistette Alex. «Questo lo dici tu... comunque non stiamo parlando di me. Stiamo parlando di Vanessa» disse Julia cercando di sviare il discorso. «Vanessa, se questa storia andrà avanti devi dire a Markus come stanno le cose» le consigliò Julia. «Sì sì, va bene» le assicurò Vanessa frettolosamente. Non aveva nessuna voglia di farsi problemi per una cosa che doveva ancora succedere. Se mai si fosse presentato il problema se ne sarebbe occupata, ma non vedeva perché doveva preoccuparsene ora. Aveva lavorato tutto il giorno e la pizza l’aveva appesantita quindi non vedeva l'ora di andare a letto. Il giorno dopo avrebbe avuto la giornata libera così informò gli altri due, i quali le promisero di fare qualcosa insieme, e se ne andò a letto. Poco dopo sentì che anche Alex e Julia andavano a dormire. Magari il viaggio li aveva stancati o forse, per la prima volta da quando erano lì, avevano intenzione di svegliarsi a un orario decente.


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CAPITOLO 5

La mattina dopo Vanessa sentì bussare alla porta della sua camera molto presto. Guardò la sveglia e vide che erano le 7.43. Si alzò, mise qualcosa addosso e andò ad aprire. Si trovò davanti una Julia raggiante con un vassoio in mano. «Ti abbiamo fatto dormire più che potevamo. Abbiamo pianificato tutta la giornata di oggi. Ti ho portato la colazione» la informò entusiasta. Viste le buone intenzioni dell'amica, Vanessa restò a fare colazione a letto mentre Julia, seduta al suo fianco, le illustrava il programma della giornata. «Io e Alex siamo svegli dalle sette per pensarci. Vista la bella giornata, dobbiamo assolutamente stare all'aria aperta. E dato che non possiamo andare troppo distanti, abbiamo pensato di fare un'escursione in collina. Ci portiamo il pranzo al sacco e stiamo tutto il giorno immersi nella natura» spiegò soddisfatta. «Bellissima idea!» esclamò Vanessa stampandosi in faccia un sorriso. In realtà era distrutta e non aveva nessuna voglia di fare attività fisica, ma come poteva rifiutare un invito del genere? Nel giro di mezz'ora erano pronti a partire. Avevano riempito gli zaini di panini e acqua, di coperte su cui distendersi e di giubbotti in caso di pioggia o vento. Presero un autobus per arrivare ai piedi della montagna e da lì partirono per la loro escursione. Era chiaro che Alex e Julia erano molto più in forma di Vanessa. Avevano un passo più veloce e respiravano in modo più regolare, ma appena se ne accorsero diminuirono leggermente l'andatura per non far faticare troppo l'amica. Nel giro di un paio d'ore arrivarono a destinazione. La passeggiata non era stata troppo dura, non c'erano state salite esageratamente ripide o passaggi fangosi e pieni di spine. Era stata una passeggiata tranquilla. A un certo punto forse videro anche un cerbiatto o un coniglio o un cinghiale. Vanessa non aveva visto niente in realtà, aveva solo sentito un rumore tra le foglie ma era troppo impegnata a


37 respirare per accorgersi di quello che le accadeva intorno. Una volta ripreso fiato però si rese conto di trovarsi nel bel mezzo di un prato che da un lato aveva il bosco e dall'altro un dirupo. Vanessa si avvicinò, guardò giù e vide Bologna, che dall'alto le sembrò molto più piccola. Da lì riusciva a vedere la linea di confine tra la città e la natura. Era bellissimo. Si sentiva superiore a tutti. Guardava giù e immaginava dei piccoli omini che tornavano dal lavoro, da scuola o andavano a fare la spesa, immersi nel caos della routine cittadina. Mentre lei era là, sovrastando tutti, nella tranquillità e il relax più totale almeno per quel giorno. Tirarono fuori le coperte e crollarono sopra di esse. Poi si dedicarono ai panini e dopo aver mangiato anche un po' di frutta si sentirono decisamente meglio. «Ci voleva proprio» osservò Alex. Le altre due annuirono con la bocca ancora piena. «Avete avuto un'ottima idea a venire qua» disse Vanessa questa volta sincera. «Sì, è molto bello» concordò Alex. «Vedi, Alex? Non tutte le montagne sono uguali» lo rimbeccò Julia. Alex la guardò seccato. Sua cugina aveva sempre qualcosa da ridire. «In che senso?» chiese Vanessa. «All'inizio Alex non era d'accordo sull'escursione in montagna» cominciò Julia. «Il nostro villaggio è per lo più montuoso e ne aveva abbastanza di vedere verde ovunque, cioè... in realtà gli piace credo... ma quest'anno ci eravamo ripromessi di concentrarci su mare, laghi e città, le cose che ci mancano a casa. Però ho fatto notare ad Alex che non tutte le montagne sono uguali e sarebbe stato bello vedere quelle che circondano questa città». «Non ho detto che non voglio vedere montagne per tutto l'anno, ho solo detto che se posso decidere tra mare e montagna scelgo mare. Però quando mi hai fatto notare che questo era il posto più vicino mi sono adeguato, o sbaglio?» chiese lui innervosendosi. «È così facile farti arrabbiare, Alex» disse Julia ridendo. Vanessa si unì alla risata per sdrammatizzare. Alex se la prendeva con niente e Julia adorava stuzzicarlo. Restarono sdraiati ancora un po' a prenderlo in giro poi, d’improvviso, Julia si alzò di scatto con fare teatrale. «Ora, ragazzi, abbiamo due possibilità: possiamo tornare subito a casa,


38 fieri della nostra passeggiata, oppure» si fermò per creare suspense e puntò un dito verso gli alberi, «continuare a camminare, raggiungere la croce in cima alla montagna, attraversando sentieri abbandonati dall'uomo, distese d'erba infinite, boschi così fitti da far sembrare che sia calata la notte... e vivere un'avventura che ci ricorderemo per il resto della nostra vita». Vanessa ci pensò. Non si sentiva per niente stanca. Svegliarsi presto e stare all'aperto l'aveva resa decisamente più attiva. Era anche vero, però, che non era una ragazza così atletica e fare troppo esercizio fisico l'avrebbe di certo indolenzita. Probabilmente il giorno dopo, al lavoro, si sarebbe pentita di non essere tornata a casa quando ancora poteva ma in quel momento non voleva proprio pensare alle conseguenze della sua decisione. Stava per dare una risposta, ma Alex la precedette. «Vanessa deve andare al lavoro domani, non mi sembra il caso di farla arrivare al pub tutta dolorante». La voce della ragione. Vanessa si girò verso Julia che la stava guardando implorante. «Passerà le prossime settimane chiusa in quel posto senza potersi godere la vita. Se non vive il momento se ne pentirà» argomentò Julia a suo favore. Per Vanessa era come avere un angioletto e un diavoletto coricati sulle sue spalle che discutevano su quale fosse la scelta migliore per lei. «Va bene, ho deciso» annunciò Vanessa. «Andiamo. Ce la faccio a lavorare con un po' di dolore alle gambe domani» aggiunse sorridendo all'amica. Julia fece un salto di gioia e Alex le guardò senza speranza. Davvero aveva provato a convincerle a fare una cosa sensata? Partirono. Gli zaini erano molto più leggeri e questo era un punto a loro favore, anche perché più avanzavano e più la strada si faceva frastagliata e in pendenza. Un paio di volte si trovarono addirittura costretti a uscire dal sentiero perché bloccato da un tronco o da cespugli di rovi. Nel bosco era molto più freddo, non c'era il sole che scaldava come all'inizio del tragitto così decisero di indossare le felpe. Ormai camminavano da più di un'ora e la strada andava solo peggiorando. Vanessa iniziò a pentirsi della sua scelta. I panini l'avevano appesantita e i muscoli delle gambe non erano più freschi come quando erano partiti.


39 In lontananza videro un burrone e Vanessa si chiese come pensavano di attraversarlo. Avvicinandosi notarono un ponte, se così si poteva chiamare. Era un ponticello fatto di tavole di legno sostenute da corde così logore che sicuramente avrebbero ceduto non appena avessero appoggiato un piede. «Non ha un bell'aspetto» commentò sarcastica. «E se saltassimo dall'altra parte senza attraversalo? Potremmo farcela... saranno quanti? Poco più di tre metri?» suggerì Julia. «Sei pazza?» sbottò Vanessa. «Come pensi di saltare più di tre metri? È impossibile!». Julia non provò a convincerla. Se il ponte avesse ceduto, la loro amica sarebbe caduta nella voragine e, salvandola, avrebbero svelato la verità. «Dobbiamo tornare indietro» stabilì Alex. «Non se ne parla! Non abbiamo fatto tutta questa strada per fermarci al primo ostacolo! Manca pochissimo a raggiungere la cima, non possiamo mollare proprio adesso» disse Julia con enfasi. Vanessa non sapeva cosa dire. Le dispiaceva rinunciare, ma non vedeva altre soluzioni. «Va bene, allora attraversiamo il ponte uno alla volta. Vado io per primo» disse il ragazzo avvicinandosi e con cautela appoggiò un piede sopra la prima tavola. Questa sembrava tollerare egregiamente il peso di Alex. Forse era più resistente di quanto sembrasse o Alex era più leggero. Velocemente raggiunse l'altra sponda e dopo di lui, toccò a Julia. Come prima il ponte non fece nessun rumore, nessun cigolio preoccupante. I due cugini, dall'altra parte del precipizio, guardavano incoraggianti Vanessa. Lei deglutì e fece un passo avanti ma, non appena appoggiò il piede sul primo pezzo di legno, questo fece uno strano rumore. Provò ad aggiungere peso, ma subito il ponte cominciò a deformarsi e la corda si spezzò facendo crollare tutta la struttura. Per fortuna Vanessa era salva, ma i suoi amici si trovavano ancora nell'altra sponda e l'unica cosa che poteva riportarli indietro non esisteva più. C'erano diversi metri di abisso a separarli. Si guardarono. Vanessa iniziò a tremare al pensiero che se avesse fatto un altro passo sarebbe caduta insieme al ponte. «Tutto apposto, Vanessa?» gridò Alex. «Sì, sto bene ma adesso come facciamo?!» chiese cercando di ritornare in sé. «Come fate a tornare da questa parte?». I due cugini si guardarono. Sapevano di poterla raggiungere senza


40 problemi. «Siamo costretti a saltare» dichiarò Julia. «Non essere sciocca!» sbottò Vanessa. «È impossibile! Dobbiamo chiamare qualcuno che vi venga a prendere!». Controllò il suo cellulare ma era morto così guardò gli altri due. «Abbiamo lasciato i telefoni a casa, non pensavamo ci sarebbero serviti» cercò di giustificarsi la ragazza. «Ascolta» disse Alex, che sembrava avere la situazione sotto controllo. «Credo tu abbia notato che io e Julia siamo molto più allenati di te. Abbiamo trascorso tutta la vita in mezzo ai boschi e non è la prima volta che saltiamo da un margine all'altro di un burrone». «Sì ma dubito che abbiate mai saltato più di tre metri sopra al vuoto!» esplose Vanessa. «Non ci sottovalutare. Parto io» disse Alex con sicurezza. Vanessa si coprì gli occhi rifiutandosi di guardare. Alex iniziò la rincorsa e staccò il piede un centimetro prima del vuoto. Spiccò un salto altissimo e atterrò giusto dove si trovava Vanessa che se lo trovò di fronte e lo guardò incredula chiedendosi come ci fosse riuscito. «C-come diavolo hai fatto a saltare così in alto?» gli chiese. «Te l'ho detto. Siamo molto allenati» rispose lui distogliendo velocemente lo sguardo. «Ma non è possibile...» cominciò Vanessa. «Sì che lo è, l'ho appena fatto» la bloccò lui con freddezza. «Forza Julia, tocca a te». Lei annuì. Come il cugino, indietreggiò qualche metro per prendere la rincorsa... forse troppa. Partì. Procedette velocemente verso il punto in cui doveva saltare ma sbagliò le misure e arrivò qualche centimetro troppo avanti. La terra sotto il suo piede cedette sottraendo potenza al suo salto. No, lei non ce l'avrebbe mai fatta. Si sollevò a malapena di un metro e nel bel mezzo del dirupo cominciò a scendere. Forse allungando la mano l'avrebbero presa al volo. Vanessa fece per avvicinarsi, ma Alex la bloccò. Julia non ce l'avrebbe mai fatta! Perché lui non faceva niente? Improvvisamente la discesa di Julia s’interruppe. La ragazza non stava più cadendo e ora si muoveva solo in avanti fino a raggiungere la terra. «C-come hai fatto?» chiese Vanessa spaventata. «Cosa intendi? Ho saltato. Perché?» rispose lei schiva.


41 «L'hai visto anche tu vero? Stava cadendo...» insistette rivolgendosi ad Alex. «Non dire stupidaggini, Vanessa» ribatté lui grave. «Questo sì che sarebbe impossibile». «Mi state prendendo in giro?!» gridò Vanessa furiosa. «Mi volete far credere di essermi inventata quello che ho appena visto?!». «Dico solo che forse la paura e l'adrenalina del momento ti hanno fatto vedere le cose diversamente» disse Alex provando a farla ragionare. «No, so benissimo quello che ho visto» si ostinò lei. «Ascolta, ciò che dici di aver visto è impossibile. Non può essere successo per cui è impossibile che tu l'abbia visto. Ora è meglio tornare a casa prima che diventi buio. Questa giornata ci ha già portato abbastanza problemi» concluse il ragazzo. Vanessa non disse nulla. Sapeva quello che aveva visto e sapeva che quei due le nascondevano qualcosa. Qualcosa di grande. Durante il viaggio di ritorno nessuno parlò. Arrivarono a casa e Vanessa andò in camera sua senza fiatare. Julia guardò Alex preoccupata. «Dovremmo dirle la verità?» chiese al cugino. «No. È solo stanca. Le serve solo una bella dormita. Domani mattina si renderà conto di aver immaginato tutto e si tranquillizzerà» la rassicurò lui. «Già. Se non fosse che non ha immaginato proprio niente» sussurrò Julia fulminandolo con gli occhi. Quella sera Vanessa uscì dalla sua stanza solo una volta per andare in bagno, rifiutandosi di rivolgere la parola ai due coinquilini. Il giorno dopo si svegliò molto presto quando gli altri due ancora dormivano. Stava morendo di fame, così andò in cucina e si preparò la colazione cercando di fare meno rumore possibile. Aveva ancora tempo prima di andare al lavoro, ma non aveva alcuna intenzione di incrociare Alex o Julia così decise di fare una passeggiata. Rimase piacevolmente stupita nel constatare che le gambe non le facevano affatto male, forse era più allenata di quanto pensasse. Per tutta la notte la ragazza aveva cercato di trovare una spiegazione plausibile a ciò che era successo. Sforzandosi, poteva credere che Alex avesse saltato così in alto ma non c'era niente di razionale in quello che aveva fatto Julia. Aveva smesso di cadere... era andata contro la forza di gravità.


42 In realtà non aveva motivo per provare rabbia nei confronti dei due cugini. Probabilmente cercavano solo di proteggere loro stessi e il loro segreto, qualsiasi esso fosse. Si rese però conto che non sarebbe mai riuscita a fare a finta di niente, così decise che avrebbe continuato a ignorarli fino a quando non si fossero convinti a dirle la verità. Mentre si dirigeva verso il pub, una voce familiare la chiamò. Si voltò e vide Markus, sorridente, seduto in un bar che agitava la mano per farsi notare dalla collega. Lo raggiunse, lo salutò con due baci e si sedette al suo tavolo. «Non posso cominciare il turno senza il mio caffè» esordì lui. «Allora, com'è andato il giorno libero? Ti sei riposata?». «Direi di sì» mentì sforzandosi di sorridere. «Io ho dormito fino a mezzogiorno, poi ho fatto la spesa e per il resto della giornata sono rimasto sdraiato sul divano a guardare la mia serie tv preferita. Tu che hai fatto?» chiese lui. «Sono andata a fare un'escursione con Alex e Julia. Siamo tornati più o meno all'ora di cena e sono andata dritta a letto. Ero distrutta. Per lo meno stanotte ho dormito molto» raccontò lei. «Per lo meno non sei una perditempo come me! Non mi sarebbe mai venuto in mente di fare un'escursione nel mio giorno libero» ammise l'amico ridendo. «In realtà è stata un'idea degli altri due. Volevano passare la giornata insieme e hanno pensato che mi avrebbe fatto piacere stare all'aria aperta dato che sono sempre chiusa dentro al pub» spiegò Vanessa. «Be’, hanno avuto proprio una bella idea! Sembrano proprio dei buoni amici. Tieniteli stretti» osservò. «Già...» rispose Vanessa pensierosa. Il lavoro al pub distraeva Vanessa dai suoi problemi. Il tempo che non trascorreva lì lo passava in giro con Markus e ormai faceva ritorno a casa solo per dormire. Col passare dei giorni aveva conosciuto alcuni coinquilini dell'amico tedesco. Markus viveva in un gigantesco loft un po' fuori dal centro con altri sei ragazzi stranieri, rendendolo decisamente internazionale. I suoi coinquilini provenivano da tutto il mondo: due erano argentini, una brasiliana, uno dal Regno Unito, un'altra dal Giappone e l'ultima dall' India. Markus era a dir poco entusiasta di questo.


43 «Posso migliorare l'accento italiano al lavoro, a casa parlo inglese con Kurt, quelle rare volte che esce dalla sua camera... ogni tanto mi esercito con lo spagnolo con i ragazzi argentini e poi la ragazza brasiliana mi sta insegnando qualche parola in portoghese. Adoro vivere qua. Ogni settimana facciamo una cena internazionale in cui uno di noi deve cucinare qualcosa di tipico del suo paese. L'altra sera è toccato all'India. Credo che l'odore di curry se ne sia andato solo stamattina» le aveva detto la prima volta che era stata nel suo appartamento. In quell'occasione aveva conosciuto Gabriela, la ragazza brasiliana, che si dimostrò fin da subito gentile e solare. Guardandola, Vanessa provava un po' di invidia. Era alta, abbronzata e bellissima, perciò sicuramente non aveva problemi a farsi nuovi amici. Conversando un po' con lei, aveva scoperto che la sua famiglia aveva origini italiane e che, come lei, si era trasferita a Bologna per frequentare l'università. Mentre chiacchieravano era poi entrato Kurt, il ragazzo inglese, che si era dimostrato più timido e riservato rispetto alla coinquilina sudamericana. Aveva attraversato la stanza in tutta fretta accennando un saluto alle ragazze per poi rifugiarsi subito in camera sua. Nonostante si fosse fatto vedere solo per qualche secondo, era impossibile non notare il suo aspetto british con la pelle chiara e lentigginosa, i capelli color rame e un look da tipico londinese. Vanessa avrebbe voluto conoscere anche i ragazzi argentini, José e Eduardo, che Markus continuava a lodare descrivendoli come persone simpatiche, esuberanti ed estremamente divertenti. Purtroppo però non si trovavano in casa quel giorno e quindi dovette rimandare. L'occasione si presentò qualche sera dopo. Quella settimana c'era, infatti, in programma la cena argentina a cura di José e Eduardo, i quali, venuti a conoscenza dell'esistenza di Vanessa, insistettero per invitarla. Così, dopo lavoro, lei e Markus si recarono direttamente nell'appartamento internazionale. Aprì la porta Gabriela che li accolse con un enorme sorriso, li fece entrare e tornò a preparare la tavola, lasciandoli soli. Markus e Vanessa si guardarono imbarazzati per un secondo. Riflettendoci era strano andare a casa di un ragazzo e conoscere tutti i suoi amici. Chissà cosa pensavano. L'ennesima conquista del belloccio tedesco. No, sapeva che Markus non era quel tipo di ragazzo e doveva averli già avvertiti che erano solo colleghi, solo amici.


44 Si diressero insieme in cucina dove trovarono i due ragazzi intenti a cucinare in mezzo al caos più completo. La prima cosa che Vanessa notò fu che fisicamente erano uno l'opposto dell'altro: José era basso e robusto mentre Eduardo era alto e molto molto magro. Quando la videro, mollarono quello che avevano in mano e corsero a presentarsi. «È un piacere conocerte» disse José dandole due baci. «Por mi tambièn» esclamò l'altro abbracciandola. «Es muy guapa, amigo!» bisbigliò il primo a Markus che arrossì e cercò di mascherare l'imbarazzo con un colpo di tosse. Vanessa scoppiò a ridere davanti a quella scena. Markus si fermò in cucina con i due ragazzi mentre la ragazza si trasferì in sala da pranzo per aiutare Gabriela. Nel giro di pochi minuti arrivarono anche Kurt, che salutò timidamente e prese posto a tavola, seguito dalla ragazza indiana, Prabnoor, che si accomodò vicino a lui. «Purtroppo oggi Izumi non si unirà a noi. Domani ha un esame molto importante e ha deciso di fermarsi in biblioteca a studiare» annunciò Prabnoor. «Be’, meglio così! Credimi, Vanessa, non ti perdi niente. Quella ragazza mette in soggezione» le confidò Gabriela. «È solo molto meticolosa. Ci tiene a passare gli esami... al contrario di qualcun altro» la riprese Prabnor con tono accusatorio. «Io ho anche il lavoro a cui pensare e non ho intenzione di diventare una di quelle persone che studiano, lavorano e non si divertono. Bisogna godersi la vita ogni tanto!» cercò di difendersi. Prabnoor rise. «Devo proprio darti ragione» ammise. José e Eduardo irruppero in sala da pranzo con due vassoi di antipasti. Finalmente era ora di mangiare. Vanessa non aveva mai provato la cucina argentina ma, da quello che vedeva e dagli odori che sentiva, sembrava essere tutto squisito. Per cominciare avevano preparato delle empanadas di carne e di verdure dall'aspetto promettente e dal sapore anche migliore. Poi passarono a dei deliziosi ravioli accompagnati da besciamella e una salsa che assomigliava molto al ragù. Il piatto forte però erano le bistecche di vera carne argentina con contorno di patate e la cosa che Vanessa apprezzò di più, nonostante fosse sazia, fu il dessert ossia crepes al dulce de leche. Il tutto accompagnato da del delizioso vino


45 rosso. «Di solito non s’impegnano così per le cene» assicurò Markus. «Penso si siano dati così tanto da fare solo per te». «Claro! Volevamo che il nostro amico facesse una bella figura con la chica que le gusta» ribatterono loro sogghignando. Markus arrossì, ma Vanessa fece finta di non aver capito per non aggiungergli imbarazzo. Risero tutti e, forse anche grazie al vino, la tensione non tardò a sciogliersi. La cena si rivelò molto piacevole. I ragazzi erano fantastici e la fecero ricredere sulla sua convinzione che vivere in un appartamento con tanti inquilini fosse confusionario. Come accade quando ci si diverte, il tempo volò e per Vanessa arrivò il momento di tornare a casa. Markus, insistendo sul fatto che aveva bevuto troppo per fare tutta quella strada da sola, la convinse a farsi accompagnare. Vanessa ringraziò di cuore tutti e uscì di casa insieme all'amico. Durante il tragitto non parlarono molto. Markus era ancora a disagio per quello che avevano detto José e Eduardo e Vanessa non sapeva cosa dire per tranquillizzarlo. Stava bene in sua compagnia, ma non riusciva neanche a immaginare di avere qualcosa in più di una semplice amicizia con lui. Affrontare l'argomento, però, probabilmente avrebbero reso il tutto più complicato, rovinando il loro rapporto e rendendo strane le cose al lavoro. Dopo una passeggiata che sembrò non finire mai, arrivarono di fronte al palazzo di Vanessa. «È stato divertente passare la serata con voi. I tuoi coinquilini sono veramente fantastici. Grazie ancora per avermi invitato... E grazie anche per avermi riaccompagnato a casa» disse la ragazza arrossendo leggermente. «Anche loro ti trovano fantastica, davvero... me l'hanno detto quando sei andata in bagno. Grazie a te per essere venuta» disse il ragazzo esitante. Lentamente si chinò verso Vanessa, la quale sentì il suo respiro caldo avvicinarsi. Passarono alcuni secondi in cui restarono perfettamente immobili smettendo quasi di respirare. In quegli attimi di silenzio potevano sentire i loro cuori martellare all'interno dei loro petti. Vanessa non riusciva a muoversi, era paralizzata. Sapeva ciò che stava per succedere e non era sicura di volerlo, ma sorprendentemente si


46 accorse che non era nemmeno sicura di non volerlo. Markus finalmente avanzò di qualche centimetro finendo per appoggiare le labbra sulla sua guancia. «Be', allora buonanotte. Ci vediamo domani al lavoro» disse tutto d'un fiato allontanandosi. «Sì... A domani» rispose lei con il cuore che batteva ancora a mille. Per un attimo aveva creduto che la volesse baciare sulle labbra. Anzi, per un attimo aveva sperato lo facesse. Ma cosa significava? Le piaceva Markus? O aveva solo bevuto troppo? Forse era stata tutta la situazione. Non si era mai avvicinato così tanto a lei... anzi, pensandoci era da molto tempo che nessun ragazzo lo faceva. Sì, doveva essere questo. Non era Markus. Era la situazione. Fece di corsa le scale. Perché il suo cuore non voleva calmarsi? Aprì la porta dell'appartamento e trovò Alex e Julia che parlavano a bassa voce sul divano. Per la prima volta dopo giorni si era completamente dimenticata di loro. «Ciao» li salutò senza neanche alzare lo sguardo e si affrettò a raggiungere la sua camera. «Vanessa! Aspetta» la chiamò Julia. Era la prima volta che si rivolgevano la parola da cinque giorni. Vanessa si fermò. «Tra qualche ora abbiamo l'aereo per la Sardegna. Ci fermeremo lì per il weekend o forse un po' di più. Anche se non ci parli, viviamo ancora insieme quindi mi sembrava giusto dirtelo» la informò la ragazza. Vanessa esitò un attimo. «Divertitevi» disse semplicemente andando a chiudersi in camera. Julia guardò il cugino atterrita. «Mi dispiace Julia, non possiamo farci niente. Cerca di non pensarci. Consolati con il fatto che tra poche ore rivedremo finalmente Sergio» cercò di rassicurarla Alex. Fine anteprima. Continua...


INDICE

CAPITOLO 1 ................................................................................ 3 CAPITOLO 2 .............................................................................. 15 CAPITOLO 3 .............................................................................. 21 CAPITOLO 4 .............................................................................. 26 CAPITOLO 5 .............................................................................. 36 CAPITOLO 6 .............................................................................. 47 CAPITOLO 7 .............................................................................. 58 CAPITOLO 8 .............................................................................. 66 CAPITOLO 9 .............................................................................. 74 CAPITOLO 10 ............................................................................ 84 CAPITOLO 11 ............................................................................ 93 CAPITOLO 12 .......................................................................... 103 CAPITOLO 13 .......................................................................... 115 CAPITOLO 14 .......................................................................... 129 CAPITOLO 15 .......................................................................... 138 CAPITOLO 16 .......................................................................... 147 CAPITOLO 17 .......................................................................... 156 CAPITOLO 18 .......................................................................... 162 CAPITOLO 19 .......................................................................... 173 CAPITOLO 20 .......................................................................... 180 CAPITOLO 21 .......................................................................... 189 CAPITOLO 22 .......................................................................... 197 CAPITOLO 23 .......................................................................... 204 CAPITOLO 24 .......................................................................... 214 CAPITOLO 25 .......................................................................... 218


AVVISO NUOVO PREMIO LETTERARIO: In occasione del suo 10° anniversario, la 0111edizioni organizza la Prima edizione del Premio "1 Giallo x 1.000" per gialli e thriller, a partecipazione gratuita e con premio finale in denaro (scadenza 31/12/2018) http://www.0111edizioni.com/

Al vincitore verrĂ assegnato un premio in denaro pari a 1.000,00 euro. Tutti i romanzi finalisti verranno pubblicati dalla ZeroUnoUndici Edizioni senza alcuna richiesta di contributo, come consuetudine della Casa Editrice.


La Quarta Famiglia, Silvia Dalla Torre  

Fantasy. Alex e Julia sono due cugini con capacità straordinarie provenienti da un villaggio sconosciuto situato da qualche parte sopra le n...

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